{"numero_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_sha256": "754e55aa1494ed7f21d1bda4a6e959b38008f3b3babbdbc2a3e5deb0f3603c7b", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1906/02_01/bmtnaai_1906-02_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1906/02_01/bmtnaai_1906-02_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c004", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c004", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.4", "titre_corps": "{PubInfo}POESIA, ha pubblicato i medaglioni di G. 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Con questi\nintenti, POESIA bandisce da oggi tre grandi con-\ncorsi di cui diamo qui sotto le norme :\nPrimo Concorso\n\" IPossia„ bandisce un conc\nstia «ilo critico in lingua italiana\\suW opera poetica, di\nGiovanni Pascoli\nII premio sarà di ÌL. lOOO.\nScopo di questo primo concorso è di proclamare degnamente\nfra gli stranieri il genio del grande poeta nostro.\nPOESIA pubblicherà alcuni saggi dell'opera vincitrice.\nTale opera, a spese della rassegna, sarà pubblicata interamente\nin volumi di nostra edizione, in italiano e in francese.\nLa direzione di POESIA assume la tutela dell'opera pubblicata\nper curarne la vendita sulla quale si riserva il 50 0[Q che andrà ad\naccrescere il fondo premi per i successivi concorsi di POESIA.\nIl resto sarà devoluto all'autore dello studio critico.\nL'opera premiata rimane di assoluta proprietà di POESIA.\nLo studio critico, per la sua lunghezza, dovrà superare le cento\npagine di stampa.\nIl ritratto del vincitore, disegnato da Enrico Sacchetti, sarà\npubblicato in POESIA e nei volumi.\nOgni manoscritto dovrà essere accompagnato dalla bolletta di\nabbonamento a POESIA per gli anni 1906 e 1907. (L. 20).\nChiusura improrogabile il 1.° Luglio 1906.\nSecondo Concorso\n\" TPoesia, ,, bandisce eia ogg\nper uri\nVolume di versi italiani\nI versi dovranno esser© originali e moderni nel pen-\nsiero e nella forma.\nSono ammesse tutte le forme di componimenti poetici in qua-\nlunque metro e di qualunque argomento.\nII volume potrà consistere in un poema unico oppure in una\nraccolta di poesie varie.\nJL1 volume prescelto sarà pubblicato e divulgato a spese di\nPOESIA, alla quale è riservato ogni e qualunque diritto di proprietà.\nLa direzione di POESIA, assume la tutela dell'opera pubbli-\ncata per curarne la vendita, sul!A quale l'autore percepirà il 50 OJQ.\nIl resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi con-\ncorsi di POESIA.\nOgni manoscritto dovrà essere accompagnato dalla bolletta\nd'abbonamento a POESIA, per gli anni 1906 e 1907. (L. 20;.\nChiusura improrogabile il 1.° Luglio 1907.\nTroisième Concours (International)\n\" JPGGSÌB, ,, onore à tous les poètes un concours pour\nOli poème inédit\nécrit dans une des langues suivantes: italienne, fran-\ngaise, espagnole, allemande, anglaise.\nPOESIA, couronnera le poème qui se distinguerà entre tous\npar la puissance et l'originalifce de sa conception et*. par l'barmonie\nde son style et de ses rythmes, sans auctm parti pris pour des sujets\nou des formes prosodiques déteminés.\nPOESIA attribuera IOO© frane» de prix à l'auteur\nvictorieux.\nLe poème paraìtra à la place d'bonneur de POESIA, avec le\nmasque de son auteur dessi né par l'illustre peintre E. Sacchetti.\nLe poèmes envoyés par le concurrent devront ètre inédits et\naccompagnés du bullettin .d'abonnement à POESÌA (année 1906).\nL'abunnement à POESIA est. de 10 fr. en Italie et de 15 fr. à\nl'ét.r anger.\nLa fermeture de ce concours international est fìxée au 1\nJuin 1906.\nEDIZIONI DI POESIA:\nE imminente la pubblicazione di:\nL'ESI LIO\npoema in prosa, in tre parti di Paolo Buzzi«\nvincitore del I.° Concorso di Poesia\nI.a parte: Verso il Baleno (Lire 3,50.)\nn.a parte: Su l'ali del Nembo {Lire 8,50.)\nIIT.a parte: VerSO (a Folgore {Lire 3,50.)\nCopertina a colori di Enrico Sacchetti.\nSono in 'preparazione, :\nLES FEMMES EN JAUNE\npoème de F. T. Marinetti (3 fr. 50.)\nL'ESTETICA DELL'ENDECASILLABO\ndi Sem Benelli.\nLa magnifica opera X'Ssitìo di PAOLO BUZZI sarà data in\ndono agli abbonati 1900."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c006", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c006", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "n. p.", "page_fin": "n. p.", "image_debut": 4, "image_fin": 6, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.6", "titre_corps": "Il trionfo di \"Roi Bombance\" : Giudizi della stampa italiana ed estera", "titre_sommaire": "Il trionfo di \"Roi Bombance\" : Giudizi della stampa italiana ed estera", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 4, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.4", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 6687, "texte": "Il trionfo di “Roi Bombance„\nGiudizi della stampa italiana ed estera\n(La continuazione al\n2>alia Stampa :\nDue re -da Fiaba, due fantasie allegoriche,\ndue bizzarie pensose che s'incontrano traverso\nmolta distanza di luoghi e di tempi : escursioni\nletterarie fuor delle strade comunemente bat-\ntute, fatte per attirare la curiosità un po' spau-\nrita che sentiam tutti quando, fermandoci un\nmomento a riflettere in mezzo all'affannoso\nandare di questa vita moderna, ci sforziamo di\npenetrarne l'anima con uno sguardo, di racco-\ngliere i valori in un solo giudizio. Grli scrit-\ntori del S3colo XVIII predilessero la forma del\nromanzo fantastico per esporre la lor critica\ndella società vecchia, la lor visione della società\nfutura ; e i loro esempi par che ridivengano\nfecondi ora che, dopo un periodo storico rela-\ntivamente così breve, il consorzio civile si trova\nda capo in una crisi di trasformazione violenta\ne consapevole. Un'altra volta, la strada fa un\ngomito : non si sa che cosa ci sia di là ; non si\nsa bene deve si vada; e prima di andar in-\nnanzi ci si volta a guardare indietro, se i casi\ndel passato possano gettar qualche lume sui\ncasi dell'avvenire. Si volta un vecchio, Luigi\nCapuana, maestro narrator di favole argute;\nsi volta un giovine, F. T. Marinetti. che, nono-\nstante l'italianità del nome, appartiene per il\nsuo lavoro di prosa e di poesia alla letteratura\nfrancese ; l'uno e l'altro studia la società mo-\nderna secondo il temperamento suo: entrambi\nper giudicarla, pur venendo di così lontano,\ns'accordano in un'idea letteraria, come s'accor-\ndano in un pensiero di sconforto sdegnoso. Il\nvecchio e il giovine sono egualmente scontenti\ndella storia, e poco sperano dal suo continuare.\nIl mondo creato dagli avanzamenti della società\nrazionalista, democratica e utilitaria offre agli\nocchi loro troppi disinganni : i loro due libri\nson segni di delusione acerba.\n• » • • • • • • • # • •••••••\nCosì conchiude la favola del Capuana.\nQuella del Marinetti, che si svolge più ampia\nper dialoghi e scene rappresentative in quattro\natti, • non ha tanta semplicità e chiarezza. Il r©\nBracalone è un savio che si fa a giudicare la,\nstoria degli uomini; il re Bombance, che vuol\ndire abbondanza e gozzoviglia, è un simbolo\nvivente in mezzo agli altri simboli di una fan-\ntasia drammatica che non si può raccontare.\nFantasia che i francesi direbbero saugrenue,\ntra il Rabelais e il Baudelaire, densa d'imma-\ngini grasse, di figure sconce, d'invenzioni in-\nfernali: allegoria cinica della società moderna\nnelle sue rivoluzioniffpolitiche. Simbolo della\nvita, anima della storia dei popoli è il man-\ngiare: stomaco, intestino e digestione voglion\ndire patria, ideale e civiltà. Prima la gente\nche ha fame si contenta di adorare da lontano\nla baldoria consacrata che mena il re chiuso\nnel suo castello; poi vuole anch'essa prender\nparte al festino, e nel castello invaso, alle ta-\nvole del re, siedono a grasso banchetto i bor-\nghesi sfruttatori, che chiudono essi pure le\nporte in faccia agli affamati ; questi infine si\nsdegnano, prorompono all'assalto delle cucine\ne delle cantine vietate, menano un'orgia pazza\nin cui ingoian vivi i re, il prete, i nobili, i\nministri del vecchio stato. Ma poi per eccesso\ndi ebrezza, per paura della morte, per sbigot-\ntimento di solitudine, la plebe ri vomita ancor\nvive le sue prede; ed ecco tornati a dominar\ncome prima il re, il prete, i soldati, gli uomini\npolitici, eccoli di nuovo a banchettare, mentre\nfuori del castello urla ancora la turba degli\naffamati. Insaziabile è la fame umana ; le spe-\nranze della civiltà cadono una dopo l'altra nella\nmedesima delusione ; la libertà è un assurdo ;\nunica forza sociale son gli appetiti inestingui-\nbili; sopra tutti gli sforzi nostri ultima e sola\nha ragione la morte. Di età in età, gli uomini\nnon faranno altro che perfezionare le loro ma-\nscelle, per più facilmente divorarsi a vicenda.\nEssi saranno sempre le stesse bestie voraci.\nL'ideale che brilla sui loro capi resterà sempre\nfuor della terra, noto soltanto al poeta, che,\noblioso della sua fame, si pasce l'anima di bel-\nlezza.\nCosi anche il Marinetti sbugiarda il pro-\ngresso, rinnega la libertà, condanna la civiltà,\nmere apparenze dell'eterna natura brutta. Ma\nnop. si può dire con quanta ricchezza d'imma-\nginazione egli componga i suoi quadri di schifo\ne d'orrore. Par che sia stato a scuola da tutti\ngli artisti del grottesco; i suoi mostri simbo-\nlici hanno una vita che ricorda ad ora ad ora\ni maestri della caricatura macabra, i poeti del-\nl'orgia e della putrefazione. Mentre la fibra del\nCapuana dice quello che ha da dire senza nuovi\nartifìci, il dramma del Marinetti è tra le recenti\nopere francesi una delle più nudrite di ricerca\nletteraria, uno stillato di modi appresi a tutta\nla letteratura utile all'idea\nPantagruel alle Fleurs du mal e più oltre, agli\navvelenati umoristi contemporanei. L'ingegno\ndel Marinetti, che ha fatto in poesìa più serene\nprove, rivela qui una sua singolare potenza di\nfigurazione.\nIl racconto italiano e il dramma francese\nhanno diverso grado di valore ; più chiaro parla\nil primo ai lettori semplici, più interessante è\nil secondo per il pubblico amico delle novità\nperegrine; ambedue dicono una parola amara,\nche può spiacere, ma che giova ascoltare.\nDino Mantovani.\n7)aita Perseveranz\n\\\nE questa l'opera sinora più forte ed ardita\ndi Filippo Tommaso Marinetti, il veemente e\nfantasioso poeta della Conquète des Etoiles e\ndi Destructlon, e nonostante i suoi gravi difetti,\nè uno dei libri più originali Ne interessanti\nusciti per le stampe in questi ultimi tempi.\nAvverto subito però che il libro non è fatto\nper gli orecchi e neanche pei nasi un po' deli-\ncati. Fra i personaggi simbolici che lo popo-\nlano, il più significativo è infatti Sainte-Pour-\nriture : fra quelli che hanno un maggiore sub-\nstrato di umanità, è Boi Bombance, che da\nmattina a sera, in ogni occasione solenne e per\nmeglio affermare la sua regale autorità u pète\net rote bruyamment rc. E siccome in Boi Bom-\nbance (Société du Mercure de France, Paris),\nil problema sociale contemporaneo, che vorrebbe\npur essere in qualche modo il fondamento del-\nl'opera, () ridotto dall'autore, per amore di sem-\nplicità e di evidenza, ad una pura questione\ndi ventricolo, così tutti i fantastici personaggi\nche partecipano all'azione — dimenticavo di\ndire che Boi Bombance è, nell'idea del Mari-\nnetti, una tragedia satirica — da Pere Bedaine\ncappellano del Re, a Tourtey Syphon e Bé-\nchamel, i u marmitons sacrés n, ossia i u Cui-\nsiniers du Bonheur Universel » ; da Estoma-\ncreux, capo degli affamati, a Soledor, Carpebleue\ne Fretti*, i vassalli del Re; da Vàchenraget a\nPoulemouillet, soprintendenti l'uno alle cucine,"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.5", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 7692, "texte": "e l'altro alle cantine reali, si inspirano nei loro\natti e nelle loro parole unicamente agli im-\npulsi ed agli stimoli della loro animalità. Nes-\nsuna violenza di gesto, nessuna crudezza di\nlinguaggio ci è quindi risparmiata dall'autore :\nla sensualità più aperta aggressiva ci ac-\ncompagna dovunque, diventa una condizione\nnecessaria alla piena comprensione dell'opera,\nla quale appare concepita e condotta a termine\nin uno stato di sensibilità morbosa e di per-\nmanente frenesia estetica.\nMa il Mar inetti più che considerare e pe-\nnetrare da filosofo e da ponsatore il gran pro-\nblema della vita moderna,, lo intuisce e lo sente\nda artista, e da artista che si compiace ingros-\nsare ed esagerare fino all'assurdo le espressioni\npiù tipiche e caratteristiche dell'egoismo umano;\nda poeta che ha bisogno di spezzare ogni vin-\ncolo con la realtà per lasciare più libero il\nvolo alla immaginazione ed alla fantasia.\nDa ciò il carattere volutamente, ostenta-\ntamente grottesco di Boi Bombance, ove il\nreale ed il fantastico si avvicendano e s'intrec-\nciano però in modo troppo strano e bizzarro,\nperchè noi possiamo concedere al primo una\nqualche sincera espressione, una qualche effi-\ncacia rappresentativa, o attribuire al secondo,\nche pur penetra e avvolge tutte le figurazioni,\nquella larga e profonda significazione che è\npropria del simbolo.\n*\nLa tragedia è scritta in prosa, ma benché\nla materia di essa lo consenta assai di rado, è\ntuttavia il poeta quello che più genialmente si\nafferma anche nelle pagine di Boi Bombance.\nC'è anzi un personaggio, che il Mari netti con\nsenso di arguta e amara ironia fa chiamare\nVIdiot, che sul lezzo delle realità volgari e\nsulla danza oscena dei più bestiali egoismi\nagita senza posa la gran fiaccola dell'Ideale;\ne questa figura, particolarmente cara all'autore,\ns'anima talvolta e si osalta d'un entusiasmo\ncosì puro ed ardente da imprimere alle astra-\nzioni della sua ricca e indocile fantasia il fa-\nscino eloquente della grazia e della bellezza.\nLa lingua francese non ha segreti pel\nMarinetti. Egli la conosce e se ne serve da gran\nsignore, ora specialmente che il suo vocabolario\nsi è di molto arricchito. Quanto alla frase, già\ncosì calda e incisiva, si è fatta in quest'ultimo\nvolume anche più sciolta, vivace e colorita. Lo\nstile è sempre il suo, libero cioè da ogni con-\nvenzionalismo cattedratico, insofferente di ogni\ncostruzione. E così tutte le immagini, anche\nle più ardite e le più pazze, vi sfilano dinanzi\nin una ridda senza posa,, e l'ampollosità — qui\nperfettamente in rapporto, del resto con l'in-\ndile grottesca dell'opera — diventa un carat-\ntere permanente, un'espressione consuetudinaria\ndello stile. E questo mi pare superfluo notarlo,\nnon è bello. Scrivendo della Conquète des Etoiles,\nalcuni anni or sono, io accennavo a questa in-\nsofferenza d'ogni freno artistico in Marinetti.\nEra l'esuberanza d'un giovane poeta, ai suoi\nprimi saggi, e la cosa allora poteva anche ap-\nparire simpatica e promettente; oggi la man-\ncanza di una sapiente elaborazione dell'opera\nd'arte in quanto ha tratto alla sua struttura e\nalla sua forma è un difetto che il Marinetti\ndovrebbe evitare se realmente vuol dar prova\ndi un gusto artistico, fine e delicato. E artista\ndelicato e fine oltreché forte e originale egli\npotrà essere il giorno che vorrà e che saprà\nnon reprimere né comprimere, ma dominare e\nsignoreggiare il gagliardo e fremente impeto\ndella sua fantasia.\nGr. Bonaspetti*\n3>al \" £es -Gcrits pour l'JTrt „ :\nNotre collaborateur et ami M. Marinetti,\nqui dirige avec tant d'autorité la revue Poesia,\ns'était révélé déjà comme poète épique et\nlyrique. La Conquète des Etoiles et Destruction\nnous avaient montré deux aspects d'un talent,\njeune encore, mais riche et puissant, fait d'ima-\ngination débordante, d'ampleur, de fougue, de\npittoresque, parfois mème d'emphase. La phy-\nsionomie du poète n'en sembla.it que plus at-\ntaccante: car il était manifeste que, chez, lui,\nl'inspiration dépassait l'expression, et que cha-\ncune de ses ceuvres était loin de le réaliser\ntout entier.\nIl vient de nous le prouver en nous don-\nnant cette fois une u tragèdie satirique » en\nprose, ouvrage caricaturai et démesuré, où seule\nl'abondance d' imagination établit un trait\nd'union avec ses premiers poèmes.\nLe Boi Bombance, comme d'ailleurs la\nDame h la Faulx de Saint-Poi Roux, a le pri-\nvilége d'ètre injouable, qualité éminente et\nmérite inappréciable pour une oeuvre d'art\ndrammatique : — mais l'énorme satire de Ma-\nrinetti ne ressemble en rien aux fresques sym-\nboliques de Saint-Poi Roux, pas plus qu'elle\nne rappelle Ubu Eoi. C'est un essai, originai\net nouveau, de satire qui n'est ni littéraire, ni\npolitique, ni sociale, mais, à vrai dire, psycho-\nlogique et métaphysique.\nL'auteur nous introduit dans le royaume\nde l'Estomac universel où tróne Bombance qui\nrègne sur les Bourdes. Groupés autour du Iioi,\nl'Intestin triomphant, u le pouvoir en de$à\ns'étalent les vassaux, les conseillers, les mar-\nmitons sacrés, et tous autres avatars de ses\ndigestions forcenées ; en face, s'amplifie Be~\ndaine, le prètre, u le pouvoir au delà », qui\ncuisine son bonheur terrestre de latin celeste,\nmacaroni par où la terre pend au ciel. Tout\nautour grouillent les affamés, — affamés puis-\nsants, qui ont pour chef Estomacreux,\naffamés faibles, partisans des Marmitons sacres.\nAnguille, l'ironie cynique, et l'Idiot ou le poète\nmàcheur d'idéal, représentent l'esprit dans ce\nformidable boi digestif. Enfìn Sainte Pourri-\nture — création, destruction et regeneration\nincarne la loi universelle, la Force absolue et\nunique par quoi s'accomplit le Devenir eternel.\nL'allégorie ainsi présentée, voici le drame.\nL'Humanité étant mue par deux instincts\négaux, la faina et l'amour, les Bourdes cliassent\nles femmes de leur royaume; pour que l'obses-\nsion de l'amour ne Vienne plus paraliser la\nfonction stomachale ni gèner la béatitude des\ndigestions* u Pas la pei ne de procréer avant\nd'avoir résolu le grand problème intestinal du\nmonde! »\nEn effet, les estomacs repus s'angoissent\nde la menace des estomacs affamés et l'Inani-\ntion qui tourmente les uns, guette tous les\nautres. D'où les sediti ons, les brigues, les com-\nplots. La mort de Ripaille, cuisinier du Roi\nBombance, déchaine d'effrénées convoitises. Les\nmarmitons sacrés concertent avec Estomacreux\nune Révolutìon intestinale. Bombance sera dé-\ntròné et les affamés deviendront les repus. Les\nvoici qui assicgent tous le chàteau royal, dans\nlequel les marmitons barricadés cuisinent in-\ntermi nablement le bonheur universel, tandis\nque les Bourdes et le Roi lui-mème crévent\nlamentablement de faim. L'Idiot s'efforce vai-\nnement de nourrir de chimères ces spectres\nexténués. Bombance et ses vassaux meurent.\nCependant l'Orgie universelle s'apprète. Les\nforts ont fait irruption dans le palais sui vis\nde tous les affamés vivants et les marmitons\nsacrés sont contraints de servir aux Bourdes\nle festin idéal.\nMais le Désir satisfait va engendrer la\ndestruction. Les Bourdes s'entre-dévorent aprés\navoir mangé les cadavres de Bombance et des\nvassaux salés et confortablement marinés. An-\nguille, l'Idiot et Bedaine sont tous engloutis.\nIl ne reste plus que quelques forts que torture\nune effroyable indi gesti on.\nAlors intervient Sainte Pourriture qui de\nla mort fait jaillir la vie. Les Bourdes, ranimés\npar ses souffles putrides, sortent de leurs tombes\nstomachales, arrachant des gueules sanglantes\nles dentiers qu' ils gardent encastrés dans le\nfront. Puis, les engloutis jettent les cadavres\nde leurs engloutisseurs aux marais du passé,\nroyaume des miasmes de Sainte Pourriture. Or,\nsuivant le rythme de l'éternelle loi, ces dérniers\nressuscitent et, escortés d'hyènes affamées eux-"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.6", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 7505, "texte": "mèmes à nouveau se ruent sur leurs précé-\naentes victimes et leurs bourreaux récents.\nCar c'est là le fatum et le sens de la vie.\nu D'àge en àge, la race des Bourdes va perfe-\nctionnant ses màchoires, dans l'art de s'entre-\ndévorer avec une grandissante agilité.\nVoilà le seni prògrès possible! »\nLe dogme philosophique de ce drame cari-\ncaturai n'est pas nouveau. C'est le fond de toute\nmétaphysique pessimiste d'Héraclite à Scho-\npenhauer. L'ètre n'est que le devenir.\nToute satisfaction est destruction qui com-\nmence: le desir est seul réel. Vivre, c'est agir :\nagir c'est faire eflort; tout éffort est douleur;\nla vie est donc empoisonnée dans sa source.\nIl n'y a ni mort, ni vie. La mort engendre la\nvie aboutit à la mort. u Ce que vous appelez\nla mort n'est que l'un des innombrables chan-\ngements dont la 'succession est la vie!...\nNe dites pas: u ISTous mourrons demain!...\nJe vis!... J'étais mort! ??... Mais dites plutòt:\nu Je suis une parcelle du cadavre éternel et\nvivant do la Nature! »\nToutefois cette philosophie n'est pas né-\ncessairement pessimiste. Il n'est que de consi-\ndérer le désir comme bon, ou mieux comme la\nsource et la conditi on du plaisir de l'È tre in-\ndivi duel. u S'user dans le désir effréné de toutes\nles apparences succulentes et lumineuses du\nMonde !...\nCe détóir est-i 1 bonou mauvais!.. Qu'importe!..\nL'essentiel, c'est de désirer !... »\nMais il est indifférent que le sens philo-\nsophique drame de ce genre ne soit pas\nneuf — ou mieux il est essentiel qu'il ne soit\npas neuf car il faut à une oeuvre d'art\nexpressi ve d'une métaphysique. une généralité\nsufirisante, et toute doctrine à portée univer-\nselle est nécessairement-ancienne. L'originalité\nne s'impose que dans la crèation artistique, et\ncomprend le choix des moyens et leur mise\nen oeuvre. Or M. Marinetti ayant une\nbouffonnerie démesurèe, a eu le gout, la lo-\ngique, d'ètre sans mesure. Son oeuvre est un\nchaos vivant, grouillant, éructant. Impossible\nde concevoir imagination plus débordante dans\nle concret. C'est un océan plastique sans tour-\nmentes.\nJ'aurais désiré, pour ma part, une organi-\nsation plus intime, plus poussée et, qu'en tenant\ncompte de l'immensité des proportions, on suivìt\nnéanmoins une gradation continue et parfaite.\nJ'eusse voulu encore un style d'une élection\nplus choyée sans qu'il perdìt rien de sa vie\néffarante. Car les qualités de l'oeuvre sont assez\ngrandes et les dons du poète assez beaux pour\nqu'on ose, à son endroit, de pareils souhaits.\nJean Floyère.\n3>al Qharivari:\nM. Marinetti a pub li è rèe emine nt au Mer-\ncure de France urie tragedie satirique bien\ncurieuse, Le Boi Bombance, qui tieni du pam-\nphlet. Il me semble que ce livre a une portée\nplus sérieuse que celle qui apparaìt à une\nlecture fai te à la légère. Voici : Le royaume\ndes Bourdes est gouverné par le rei Bombance\nqui s'empiffre avec ses courtisans, et dont\nl'uni que gioire, le seul but est de manger pour\nmanger. — Cependant, le peuple des AfÈamés\nse plaint. Il detrone le roi Bombance; et ses\nmarmitons qui le remplacent sur le tròne font\ncroi re que l'ère du Bonheur Universel est\ncommencée. On les acciaine : ils s'emparent des\ncuisines et, naturellement, s'empiffrent à lem-\ntour, sans songer au peuple des meurt-la-faim.\nCelui-ci veut manger. Les révolutionnaires se\nsaisissent de Bombance — qu'ils avalent avec\nses compagnons, dans une orgie formidable.\nMais Bombance, d'un effort inattendu chez un\nhomme aussi gros, se projette hors du ventre\nd'Estomacreux, chef révolté: ses courtisans en\nfont de mème. Les affamés reviennent à la\ncharge — et Sainte-Pourriture, qui gouverne\nle monde, impuissante, leur crie, goguenarde:\nu Vous allez bientot vous manger l'un l'autre...\nce qui vous avancera beaucoup. 11\n— Cette oeuvre, mouvementée, brutale, fan-\ntastique, étonne, au premier . abord. Le style\ntrop violent choque peut-ètre: mais la force en\nest belle, et l'ironie, quoique cachée, est agréable.\nL'idée est heureuse, sinon consolante: les ré-\nvolutions n'avancent à rien; tout le profìt en\nest aux seuls maitres des factions. Bombance,\nEstomacreux ou Siphon, les chefs de parti s\nprennent l'Assiette au Beurre chacun pour sol ;\net le peuple dés Afiamés, dans le lointain tré-\nbuche et tombe d'inanition pendant que les\naatres s'arrondissent\nEmile Henriotc\n7)al Xes Xifferaires :\nLe Hot Bombance, tragedie satirique\nen 4 actes en prose (Mercure de France).\nUn royaume où l'on ne se préoccuperait que\ndu problème social, id est se sustenter ; l'e-\nxpress! on d'une philosophie pessimiste, et\naussi bien d'une philosophie optimiste; de\nla brutalité; du dévergondage; de l'action;\nl'animalité des hommes; leur bètise; leurs\nmanies; leur orgueil; leur ventre se développant\njusqu'à leur tenir lieu de cerveau et de coeur;\non trouve tout ce grouillement dans l'oeuvre\nde M. Marinetti ; et Bossuet ou La Bruyère en\nauraient été fort étonnés; mais il ne s'agit pas\nici de classiques, c'est un tonnerre de vie ani-\nmale et, en sonime. ime bien córieusé tentati ve.\nLa force des hommes ri'est qu'une fonction\nde leur physiologie. M. Marinetti m'apparait\ncomme un fleuve torrentueux, ecartelant ses\nrives, dispersant les digues et les ponts : il\neffraye le voyageur paisible, et laisse sur les\nprairies des traces de son passage. Pourquoi\nne pas couler. vigoureux, mais paisible? Mais\npourquoi, aussi/ chercher à ètre diffèrent de\nsoi-mème ?\n• •• • • « » a ## • « »\nLou\nj)ai ì(inascirrieìjto\nIl trionfo della Duse non è il solo trionfo\nitalico riportato in questi ultimi tempi fra gli\nuomini di lettere parigini. Si legge pur tra noi\nVImmorale del Butti nella buona traduzione\npubblicata dal Journal, e molto si discute circa\nLe JRoi Bombance del poeta milanese F. T.\nMarinetti che conta a Parigi un forte numero\ndi amicizie letterarie. L'opera sente un tal poco\ndi quel genere — assai famigliare, del resto,\nai francesi — di poema drammatico e se si\nvuole di opera teatrale incompatibile, incom-\npatibile almeno con le meschine abitudini teatrali\ndell'età nostra. Les Etats de Blois di Yitet, la\nTentation de Saint Antoine di Flaubert, i drammi\ndi Ernest Rénan, le Ili quei a la Houppe di Ban-\nviìle ne sono i più lucidi esempii. Ma, dato il\ngenere, nella figurazione, libera per eccellenza,\nla sola fantasia del poeta vi è arbitra assoluta,\ne il Mai-inetti, pur mescolando nell'opera sua\na un enorme senso buffonesco, un lirismo en-\ntusiastico. alla tragedia della fame, il rombo\ndella rivolta, e i palliativi di ciarlatani che\nspacciano la panacea della universale felicità,\nha puranco riaffermata l'originalità che già\naveva rivelato * in Conquète des Etoiles, e in\nDestruction. Per certo, considerata la fede\ngrande che in Francia è risposta da gran nu-\nmero di persone nello sviluppo cosciente della\ndemocrazia e nel trionfo futuro di un generoso\naltruismo, molti non sapranno approvare le\nconclusioni pessimiste del poeta: ma in qual-\nsiasi opera letteraria la tesi non ha il valor\n%\nmaggiore, bensì invece più valgono i mezzi\ncon cui essa vien sorretta, ed ancora vale la\nbella veste poetica con cui vien rivestita, mal-\ngrado le dolorose stupefazioni dei seguaci,\ntroppo numerosi tra noi, di una letteratura\ntroppo saggia e restrittiva. Quindi, checché si\ndica, la violenta fantasia del poeta vince i pre-\nconcetti, e il* Roi Bombante è sinceramente\nlodato, e a libro chiuso, noi meditiamo. Il che\nè già molto. La tragedia umoristica e carica-\nturistica del Marinetti avrà l'onore della ri-\nbalta? Perchè no? Lugné-Poe è uomo d'attuare\nogni più difficile progetto d'arte.\nG-ustmvs JZahn."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c007", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c007", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "9", "image_debut": 7, "image_fin": 15, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.7", "titre_corps": "IL CASTELLO DEL SOGNO : poema drammatico in quattro atti", "titre_sommaire": "IL CASTELLO DEL SOGNO : poema drammatico in quattro atti", "signature_source": "E. Α. 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La chiesa, ciò non ostante, è piena d'ombre.\nPRIMA SCENA\nIl visionar\nSeduto sopra uno scranno\nmensa. dell'altare, sta DIONISIO,\nvolume rilegato in pergamena.\ndi foggia spagnuola del XVI\na una colonna, è ritto, immobile come una statua, IL SERVO\nMORO.\nDIONISIO (chiudendo violentemente\nintorno)\nAhmed! Notturna Sfinge! Idolo nero\nDai bianchi occhi di smalto e dalle labbra\nDi corallo, ove sei?\nIL MORO (avanzandosi)\nQui, mio signore\nE padrone.\nDIONISIO (sùbito)\nSilenzio! Mi bastava\nDi vederti.\n(S'allontana\ntamente i gradini dell'abside).\nMolesta tanto m'è\nLa tua parola, quanto m'è gradito\nIl tuo sembiante. — Tu non devi mai\nAprire il becco, come il bel paone,\nChe ingemma le foreste, ma le attrista\nCol suo grido sinistro e doloroso:\nImagine e non voce di bellezza!"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.8", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2650, "texte": "(Gli è g\ncomando).\nOr va, corri alla stanza del signore\nOspite nostro, e annunziagli che qui,\nSolo, io l'aspetto.\n(Il moro\nuna torcia,\ncandelabro).\nTu l'accompagni per la via segreta\nDegli anditi, così che non s'avverta\nIl vostro andare dalla luce errante\nA traverso le sale ottenebrate;\nE l'introduci da quella postierla,\nRapidamente. — M'hai tu inteso?... Corri.\n(Il moro esce in fretta dalla piccola\nporta a sinistra.\nsi versa dall'ani o\nnella coppa, e beve ; poi, incrociando le\nbraccia e sorri\nintento la piccola porla a sinistra).\nEd ora a noi, mio giovine straniero,\nChe dai mondo reale, ove vivesti\nFino ad oggi sicuro di te stesso\nE dell'eterna logica dei fatti,\nOsasti avventurarti in questo tempio\nSacro al nuovo, all'assurdo e all'imprevisto!...\nGrandi cose vedesti, e portentose\nLà, nel tuo mondo! D'alti e strani eventi\nTi credi messaggero a queste chiuse\nPorte del Sogno! E pur non sai narrare\nSe non rancide storie e casi antichi,\nRinnovellati come si rinnova,\nSempre uguale a sè stessa, un'onda in mare!\nUn re decapitato; tutto un popolo\nin ribellione e in armi per due magiche\nParole, e vane; libertà e giustizia;\nFiumi di saigue per le strade; vortici\nL)i fumo e lingue viscide di fuoco\nSu le città incendiate; orrendi scempi\nti barbariche gesta!... E che? Già lessi\nIo, nei più vieti libri, uguali eventi\nE più tremendi e foschi e spaventosi;\nCome già vidi mille volte in cielo\nGli innocenti vapori farsi nembi\nDi procella, e scagliarsi un contro l'altro\nArmati di saette e di minacce\nTonanti, e lacerarsi irati il cuore,\nE sanguinare, e lacrimar dirotto,\nPer poi svanire esausti nell'immensa\nMonotonia del vuoto mascherata\nD'azzurro!... Ah, come è grande l'ideale!\nE come in suo confronto è miseranda\nLa realtà, che gli uomini governa:\nLa realtà, crepuscolo perenne\nChe non può farsi giorno, alba che annunzia\nUn sole e non lo porta mai !\n(Cambiando tono, dopo avere origliato)\nStraniero,\nOdo il tuo passo cadenzato e forte,\nChe s'avvicina, risvegliando i lunghi\nEchi dei sotterranei. Tu cammini\nSicuro, ospite mio: ma così franco\nForse non partirai da queste soglie,\nPoiché le tue pupille, assuefatte\nAll'ombra od ai pallori antelucani,\nSaranno offese dal raggiar d'un astro,\nCh'esilia il sole e vendica le stelle,\nE che si chiama: il Sogno!\n(S'avvicina alla tavola e beve ancora;\npoi scoppia in un riso fragoroso).\nAh, come voglio\nDivertirmi stanotte!\nSECONDA SCENA\nLa vita e sogno.\nDalla piccola porta a sinistr ANGIOLO,\ngnato dal SfcRvo MORO, che s'inchina e sùbito si ritrae. 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E chiedi,\nDubitoso, a te stesso, s'io lo vesta\nPer burla o per follìa!...\n(Ride an\nAh, datti pace,\nIngenuo amico! Forse non ricordi\nDove tu sei. — Qui non s'infiltra il gretto\nOcchio del volgo; e son banditi gli usi\nI modi e le formalità del tempo\nE degli uomini. Qui soltanto impera\nL'imaginoso mio capriccio. — Questa\nFoggia d'abito è bella e mi sta bene;\nE, libero, io la porto, senza tema\nDi suscitar lo sdegno dei pedanti\nNè il ghigno degli sciocchi!\n(Cambiando tono, cordialmente, pren-\ndendolo per il braccio, e mostrandogli la\nstanza).\nMa lasciamo\nQuesto fatuo discorso. — Vieni. Siediti,\nAngiolo, e dimmi in vece se ti piace\n11 luogo ch'io prescelsi per studiare,\nMeditare e sognare.\nANGIOLO (dopo aver guardalo\nlo non m'inganno....\nE un oratorio!\nDIONISIO (sorridendo)\nBravo! Hai già scoperto\nSotto i profani veli e gli ornamenti\nLeggiadri, quasi femminili, ond' io\nLo volli travestire, il vecchio scheletro\nDai secchi stinchi e dalle vuoto occhiaje!\nQuesta fu già la chiesa, ove i feroci\nBaroni, abitatori del castello\nNe' suoi tempi gloriosi, prosternarono\nIl loro orgoglio sanguinario innanzi\nAl Cristo sanguinante!\nANGIOLO (guardando intorno)\nE dov'è il Cristo?\nDove, gli arredi delia sacra tavola,\nEd il santissimo ciborio?\nDIONISIO\nGuarda.\nL'altare è là, severo, nudo e freddo\nCome già fu in origine: sepolcro\nE mensa insieme. — I molti arredi,\nOggetti vani e senza pregio, che\nNe ingombravano il piano, furon tolti\nE confinati nei solai, col vecchio\nMessale, insulso libro senza luce\nDi pensiero. Or sul piccolo leggìo,\nChe vedi a mezzo della mensa spoglia,\nRide al suo posto un libro ben diverso :\nL'opera d'un poeta....\nANGIOLO\nE il Cristo ?\nDIONISIO\n11 Cristo,\nUn'ebra nudità cadaverosa,\nFissa sopra una croce troppo angusta\nPer le sue membra enormi e tutta lorda\nD'ambigue macchie, fu calato giù"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.10", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2337, "texte": "Dall'arco di trionfo; ed or sarebbe,\nPer mio decreto, cenere nel vento,\nSe la sorella mia, pietosa più\nChe delicata, non gli avesse offerto\nInviolato asilo nella sua\nIntima stanza, e non l'avesse appeso\nIn capo al letto a custodir con l'arma\nDell'orrore i suoi sonni d'innocenza!\nANGIOLO (guardandolo con esp\nE non temesti....?\nDIONISIO (interrompendolo, con\nChe?.... L'ira di Dio?\nAh, no! Se l'occhio Suo potò seguirmi\nSu queste rupi e vide il mio travaglio, '\nDio dev'essermi grato d'aver fatto\nD'un tempio, ove la morte e la bruttezza\nEran le speci della sua Persona,\nUn tempio sacro alla vita, all' idea\nE alla bellezza !\n( Cambiand\nMa siediti, amico,\n10 te ne prego.\nANGIOLO (sedendo, sempre turba\nGrazie....\nDIONISIO\nOrmai la notte\nIla steso sul castello solitario\n11 suo drappo di tenebre e di sonno.\nOdi il lamento degli allocchi nella\nPineta? Odi lo scroscio interminabile\nDel fiume ? — Nessun'altra voce rompe\nQuesto silenzio mai, se non tal volta\nUna civetta errante che, passando,\nS'arresta a prender lena in su una croce\nQui nel sagrato attiguo all'oratorio,\nE sembra a lungo conversar coi morti.\n( Gli ind\ndel sagrato,\nlui).\nAh, com'è dolce all'anima la pace\nSenza fine e confine della grande\nNatura addormentata! È tanto dolce\nQuanto un tepido bagno per un corpo\nAffranto !\n(Una\naffettuoso).\nEd ora noi possiamo aitine\nParlarci a cuore aperto, amabilmente,\nCome al tempo — ricordi? — in cui vivevo\nAncor nel mondo e tu non eri il più\nSgradito tra i compagni de' miei ozi\nNotturni.\nANGIOLO (un po' triste, con dolce rimprovero)\nAh, Dionisio ! A me domandi\nSe ricordo quel tempo?.... Bada! Queste\nSon le prime parole un po' cortesi\nChe mi rivolgi !\nDIONISIO (quasi ira sé)\nÈ vero!\nANGIOLO\nM'accogl iesti\nOggi quassù come un nemico!\nDIONISIO (con un lieve sorriso)\nMeglio\nE torse dir: come l'ambasciatore\nD'un nemico.\nANGIOLO (fissandolo)\nPerchè ?... L'ambasciatore,\nIo, d'un nemico ? E di quale nemico ?\nNon ti capisco. Spiègati.\nDIONISIO\nA che prò?\nTu non potresti intendermi ugualmente !\nANGIOLO (sùbito)\nForse. Forse hai ragione. Io non t'intendo\nPiù! Io non posso più intenderti! Ciò\nChe facesti, e che fai, per me è mistero,\nEnigma, bizzarria che non ha senso,\nNè si lumeggia con le fiamme usate\nDelr intelletto ! — Una notte d'estate,\nOr son tre anni, tu, durante un'orgia\nDelle più scapigliate, tra il furioso"}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.11", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2500, "texte": "Tintinnìo dei bicchieri ed il gridìo\nRòco e convulso delle cortigiane,\nCome preso da sùbita tristezza\nMi chiamasti in disparte e, in gran segreto,\nMi confidasti ch'era forse quella\nL'ultima festa del piacere, a cui\nPartecipavi.\nDIONISIO\nIo ti diceva il vero,\nNon puoi negarlo.\nANGIOLO (continuando)\nIl giorno successivo\nTu dovevi partir per un romito\nMonastero ove, chiusa dalla morte\nDella tua madre, viveva una giovine\nSorella, ignota a tutti i tuoi compagni\nD'arte e di spasso.\nDIONISIO (come tra sè)\nIo non poteva certo\nLasciarla eternamente là! Non era\nNata per disfiorire Ira le mani\nDi quelle religiose, come un giglio\nReciso !\nANGIOLO (continuando)\nTu partisti in fatti all'alba\nDi quella stessa notte....\nDIONISIO (sùbito)\n.... avendo ancora\nSul viso i solchi e le ombre del bagordo,\nNel cuore il tedio, e nella bocca co aie\nUn sapore di tossico e di sangue!\nANGIOLO\nE da quel giorno ogni notizia tua\nCi fu negata!\nDIONISIO (con anima)\nAh, sì ! Non te ne offendere !\nIo sperava di togliermi per sempre\nAlla vostra curiosità : volevo\nDrizzar tra il mio passato e l'avvenire,\nTra il mondo e la mia sorte una muraglia\nDi tenebre più smisurata e più\nCaliginosa d'una notte illune !\n10 voleva sparir come uno spettro,\nAll' improvviso ; e non lasciarmi dietro\nSe non il dubbio, che confonde e svia\nOgni ricerca.\nANGIOLO (con amara ironia)\nE per ciò sei venuto,\nNovello Alessandrino, sazio fino\nAlla nausea di scienza e di piacere,\nIn quest'aspra Tebaide montuosa ;\nE ti sei rannicchiato, come un santo\nStilita su la sua colonna, in vetta\nD'un greppo impervio !... A che ? Forse a scontare\nI tuoi peccati, e a guadagnarti il cielo?\nDIONISIO\nNo. A vivere. Anzi, meglio, a rinnovarmi\nPer non morire. Il consorzio degli uomini\nM'era venuto a noja.\nANGIOLO (sempre più stupito)\nA te, Dionisio ?\nA te, che non mancavi ad un ritrovo,\nA un convito, a una festa? A te mondano\nArtefice, adulato e vezzeggiato\nDalle donne, che amavi sopra ogni altra\nCosa al mondo l'omaggio delle turbe\nE il lustro del tuo nome?\nDIONISIO\nVanità !\nVanità! Tutto è vanità nel mondo!\n11 piacere, la gloria, la potenza,\nL'amore : fuggitive ombre di gioia,\nChe i desideri stampan su la terra\nAssolata, ed illusi inseguon poi,\nInutilmente, come prede! Nella\nCorsa affannosa i desideri crescono,\nE insieme giganteggian le ombre loro ;\nMa non acquistan corpo, anzi si fanno\nSempre più pallide e più lievi! Fino\nChe vien la sera, indi la notte ; e tutto\nDilegua nella tenebra uniforme :\nFama, grandezza, gloria, amore, gioia !"}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.12", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2357, "texte": "ANGIOLO\nTu parli assai amaramente! E sembri\nAnche sincero, dispregiando i beni\nDella vita, che un giorno ricercasti\nCon ogni cura e con ardor febbrile !\nSei deluso di tutto, dunque?... Il mondo\nNon ha più fascini per te? Sei stanco\nDi vivere....?\nDIONISIO (con un lieve sorriso)\nDi vivere ? No.\nANGIOLO\nE che\nCosa speri ? E che cosa cerchi ancora,\nSe ogni ambizione in te, come ogni fede,\nV\nE morta ?\nDIONISIO (con impeto, alzandosi)\nL'impossibile, l'assurdo,\nL'impreveduto io cerco, ciò che in vano\nChiesi alla vita, a' miei sensi, al mio cuore,\nQuando ancor non sapevo che, oltre il velo\nDelle apparenze, il desiderio è strazio\nEd ogni appagamento è delusione.\nANGIOLO\nE sei venuto quassù per trovare\nL'impossibile ?!\nDIONISIO\nIn questo letto vasto\nE muto, io son venuto per dormire\nE per sognare !\n(S'avvicina\nbere).\nE la mia vita infatti\nOggi non è se non un lungo sonno\nTortuoso, che scorre, come un fiume\nDi qualche continente inesplorato,\nTra due vergini sponde, che la mia\nFantasia veste di foreste d'oro,\nE di castelli azzurri, e di città\nNon mai vedute, e d'uomini felici\nEd immortali 1\n(Beve).\nANGIOLO\nE da questo tuo sonno\nNon ti desterai più, per ritornare\nAlfin tra noi?\nDIONISIO (lentamente)\nNon credo. Io spero che\nNon mi desterò più.\nANGIOLO (dopo una breve esitazio\nMa non sei solo\nQui, nel tuo vasto letto. Altri potrebbe\nA un tratto risvegliarsi, e richiamarti\nCon un gesto improvviso o con un grido\nInaspettato alla vita reale....\nDIONISIO (volgendosi a lui e fissandolo)\nE chi mai, dunque ?\nANGIOLO (dopo una breve esitazion\nTua sorella.\nDIONISIO (con uno scoppio di r\nOh!\nANGIOLO (sùbito, con anima).\nBada !\nElla non ha ventanni, e non conobbe\nIl mondo, che tu sdegni, sol perchè\nL'hai troppo amato ed apprezzato in tua\nGiovinezza. Ella non sa, come sai\nTu, che in fondo alla coppa d'ogni umana\nGioia siede una gocciola d'amaro,\nChe ci avvelena l'anima e la bocca,\nE poi ci lascia, a lungo a lungo, in cuore\nUn ricordo penoso della stessa\nFelicità. Ella a pena dischiude\nGli occhi agli incanti di natura, come\nUn cespo apre i suoi boccioli ai tepori\nDel sol primaverile. — E puoi pensare\nCh'ella li lascerà isterilire\nIn questa solitudine, più gelida\nE soffocata d'uno speco ? E se\nUn giorno ti dicesse : « Fratello, io\nNon voglio, no, morire, senz'avere\nConosciuto la vita e il mondo. Portami\nVia! » Come le risponderesti tu?"}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.13", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 2440, "texte": "DIONISIO (che l'ha ascoltato, sorridendo e approvandolo col\ncapo, fattosi serio).\nNon so. Non lo prevedo. La sua anima\nV\nE per ora più calma d'uno stagno\nIn un sereno plenilunio estivo.\nANGIOLO (animandosi sempre\nAhi, calma insidiosa forse, che\nNasconde una tempesta in fondo alle acque!\nDIONISIO.\nTu credi...? Una tempesta?\nANGIOLO.\nSì. L'osserva\nBene a fondo negli occhi.... Segui attento\nI moti del suo viso.... Scruta il denso\nMistero di quel suo pallore....\nDIONISIO (con uno sguardo penet\navvicinandosi a lui).\nAh! Ah!\nTu hai fatto questo?!... Già tu l'hai guardata\nBene negli occhi ? Ed hai seguito attento\nI moti del suo viso?... Oh, non perdesti\nII tuo tempo, mio giovine poeta!\n(Angiolo\ndavanti e lo\nMa queste tue parole, se dimostrano\nUna sollecitudine, che assai\nT'onora e mi lusinga, anche m'esprimono\nUn rimprovero acerbo, ch'io non credo\nDi meritare.\n(Angiolo\nEgli lo prende\nper le spalle,\nOrsù! Sii franco? Tu\nSospetti ch'io non ami mia sorella?\nANGIOLO.\nIo so che per molti anni l'hai tenuta\nDa te lontana, e l'hai dimenticata\nInteramente, come se ti fosse\nIgnota !\nDIONISIO (con sincero rammarico).\nÈ vero ! È vero ! E me ne dolgo,\nE non me lo perdono!... Oh, i maledetti\nAnni sciupati ad inseguire il vano\nSpettro della Felicità!...\n(Siede\nconcitatamente,\nMa oggi\nAmo sinceramente mia sorella :\nE non potrei dividermi da lei,\nSenza lasciarle il cuore! Ella è la sola\nRealità, che ancor mi tenga avvinto\nAll'esilio terreno. Ella è la mia\nGiovinezza; è la mia speranza; è il fresco\nSorriso che riflette la mia gioia,\nQuando io rido: chiaro, liquido specchio\nChe ogni bagliore incendia ed ogni tremula\nOmbra increspa ed appanna. È per la mia\nAnima derelitta — intendi ? — l'ultima\nSuperstite d'un fiero naufragio,\nChe travolse l'intera mia famiglia\nNei gorghi della morte!... Ah, come puoi\nDubitare eh' io l'ami ?...\nANGIOLO.\nE come mai\nNon t'avvedi, se l'ami, ch'ella è triste,\nStanca o malata?\nDIONISIO (con un movimento aspr\nAnche tu! Anche tu!....\nAh, non basta queir altro ? !... Anche tu vuoi\nStraziarmi il cuore con le tue paure?\nLasciami in pace!... S'ella è malata,\nLa colpa non è mia! Non io le diedi\nPovero sangue nelle vene e nervi\nFragili come corde d'un antico\nLiuto!... Ella morrà? Resterò solo!\nPiangerò senza fine! Morirò\nDi cordoglio sul marmo che m'occulta\nLe sue care sembianze!... Ma perchè\nMi si accusa? Perchè si vuol vedere\nIn me l'arbitro sol del suo destino?\nElla è carne e non sogno! E la sua vita"}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.14", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2072, "texte": "\\\nE in potere d'altrui, non della mia\nVolontà nè del mio pensiero!....\n(Si c\nANGIOLO (con voce dolce ma\nCalma,\nTi prego!... E chi t'accusa? E chi è quell'altro\nDi cui parli?\nDIONISIO (senza scoprire il vis\nIl suo medico\nANGIOLO.\nColui\nChe m'accolse alla porta del castello?\nDIONISIO.\nSì.\nANGIOLO.\nQuell'uomo dall'orrida figura,\nChe a mensa le sedeva al fianco?\nDIONISIO.\nSì.\nANGIOLO.\nE chi è costui?\nDIONISIO (alzando il viso e guardando fìsso l'amico).\nUn uomo disgustato\nDel mondo, com'io sono. Egli ha sofferto\nAssai per la bruttezza del suo viso;\nEd anche per l'arsura della sua\nIntelligenza, tormentata dalla\nSete della certezza!\nANGIOLO (sorridendo con ironia).\nÈ un saggio?....\nDIONISIO.\n0 un pazzo.\nCerto: un sapiente.\n(Angiolo\nRidi?...\nANGIOLO (sempre ridendo).\nIl sol ricordo\nDi quel mostro bizzarro mi costringe\nAl riso!\nDIONISIO (fattosi ilare a un tratto e balzando in piedi).\nOh, benedetto, benedetto\nPur sia maestro Luca, se ha il potere\nDi sperdere così le tristi nubi\nChe ci attedian la fronte!...\n(Avviandosi\ncondità forzata\nIl riso! Il riso!\nEcco l'unico scudo contro i dardi\nDella realità che ci bersaglia!\nNulla, ch'esiste, merita una lagrima\n0 un pensiero!\n(Angiolo\ntavola, afferra\nd'oro e la so\nPoeta, vieni. Io t'offro\nDa bere.\nANGIOLO (sorridendo, senza avvici\nVino di Cipro?\nDIONISIO (ridendo).\nNo, un filtro:\nUn filtro di magìa, che dà l'oblio,\nE annienta tempo e spazio: una bevanda\nMorbida come una carezza e pure\nBruciante come una flagellazione!\n( Versa il liquido nella sua coppa, poi\nin un'altra).\nIo mesco. Vieni: brinderemo insieme....\nANGIOLO (accostandosi a lui).\nNo, lascia, te ne prego. Io, ben lo sai,\nNon amo d'offuscar la mia ragione\nE i miei sensi col vino, nè coi filtri\nDi magìa.\nDIONISIO (volgendosi a lui).\nE ti reputi poeta?\nAh, non sei tale, se non presti fede\nAlla virtù del sogno e dell'ebrezza!\nSolo l'ebrezza libera lo schiavo\nIn noi: l'ebrezza sola atterra e spiana\nLe barriere ch'eressero l'arbitrio\nLa miseria e il costume tra i viventi.\nEssa sola dà l'ali al nostro canto,\nE ci trasporta a volo nell'eccelse"}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.15", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 858, "texte": "Sfere, tra gli astri. Oh, come vuoi, fanciullo,\nSenza esser ebro, inebriar chi t'ode?\nEbrezza e sogn....\n(S'interrompe e resta attento in ascolto).\nANGIOLO (fissandolo).\nContinua.\n(Dionisio resta immobile, origliando).\nEbbene?\nDIONISIO (con un rapido gesto).\nTaci!\nANGIOLO (a voce bassa).\nChe c'è?\nDIONISIO.\nSenti ?\nANGIOLO (dopo aver origliato).\nNon sento nulla.\nDIONISIO (sottovoce).\nUn passo....\nSenti ?\nANGIOLO (origliando).\nNo. Tutto è silenzio.\nDIONISIO.\nAh, t'inganni!\nOdo un passo furtivo che s'inoltra,\nCome d'uomo che spìi....\n(Un br\nvicina).\nTaci! Sta fermo!\nANGIOLO (con un rapido cenno del capo).\nSì!\nDIONISIO (accostandosi in punta\nForse un de' miei servi... Ah, se l'acciuffo !...\n(Giunto presso la porta, si avventa e\nla spalanca\nOlà! Chi ardisce...?\n(Su la porticina a sinistra appare,\ntutta bianca,\nTu?!....\n•••••••%##\n\nΕ. Α. Butti."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c015", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c015", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "16", "page_fin": "16", "image_debut": 22, "image_fin": 22, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.14", "titre_corps": "PRIMAVERA", "titre_sommaire": "PRIMAVERA", "signature_source": "Francesco Chiesa", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 22, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.22", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1407, "texte": "PRIMAVERA\nFrancesco Chiesa.\nE ancora questi poveri\nalberi tuoi fedeli,\n7 \\\nPrimavera, nei veli\ntuoi fulgidi ricoveri.\nL'aride cime svegli\ntu, sciogli la collerica\nramaglia in una serica\ndolcezza di capegli.\nImmilli in un'aspergine\ndi rugiade il baleno\ndell'occhio tuo sereno,\ndell'anima tua vergine.\nAgile il tuo sorriso\ns'insegue, si dissimula,\nda bucaneve à primula,\nda mammola a narciso.\nDa mammola a camelia\ndivaga; e in ciel si sperde\ncilestrino, e in un verde\nfll d'erba ondula e celia.\nOh ! appena che t'affacci\no col pi è molle scivoli\nsui monti, escono i rivoli\nchiari di sotto i ghiacci.\nDal masso a larghi palpiti,\nescono, dalla neve,\nse zefiro, il tuo lieve\ncavai ceralo scalpiti.\nScalpita e ride un fresco\nnitrito che tu, cenila,\nsproni con un ferula\nfiorita in cima a un pesco.\nTu de le briglie il gemino\nnerbo impugni con una\nman : l'altra in su la bruni\nterra apri e canti : — Io semino !\nIo semino; gli sterpi\nconsolo, i solchi stritolo\ncon l'alito, io sgomitolo\nl'anime e i fiumi e i serpi....\nUomini! o vostri piccioli\nsdegni ispidi sul gambo\ndel vivere ch'io lambo\ncon le carezze e i riccioli !\nIn riccioli io vi piego,\nspine umane ; e voi, cortici\nruvidi, in molli vortici\ndi foglie, ecco vi slego.\nRozza materia erculea\ndell'uom, fiorisci come\nnelle tue mille chiome\nla glicina cerulea.\nFiorisci, animo umano;\ne i frutti poi combacino\ncom'acino con acino\nnel grappolo più sano."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c016", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c016", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "17", "image_debut": 23, "image_fin": 23, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.15", "titre_corps": "TRAMONTO ROMANO : (Siamo lieti di offrire ai nostri lettori un meraviglioso frammento lirico del \"Cantico\" il nuovo romanzo di Antonio Beltramelli, l'illustre autore di \"Anna Perenna\" gentilmente concesso dal Comm. Emilio Treves).", "titre_sommaire": "TRAMONTO ROMANO : (Siamo lieti di offrire ai nostri lettori un meraviglioso frammento lirico del \"Cantico\" il nuovo romanzo di Antonio Beltramelli, l'illustre autore di \"Anna Perenna\" gentilmente concesso dal Comm. 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L'ammaliamento\ndel sommo fuoco non mai si era disteso più vasto e su-\nperbo fra nuvole ed aria a coronare la città dei magnifici.\nImmensa su l'ondeggiar dei sette colli lanciava Roma\nl'arditezza de' suoi fastigi contro la luce che li taceva di\nbasalto ed ora appariva in una cima obliquamente, ora\nscuriva avvallandosi come sul turbine di un mare percosso\ndai venti occidentali. Dietro la sua compagine, l'ultimo\nfantasma solare era scomparso tra un alto intercolunnio\ndi rigidi cipressi.\nPermase all'estremo cielo, nel punto sul quale le pic-\ncole cose del mondo dileguano, una vasta raggiera che si\ninnalzò in un diffuso nimbo quasi a proiettare nell'aria,\nun'ultima volta ancora, la grande ombra del sole. Dall'in-\nvisibile fuoco sorse l'armonica forma stellare e le bianche\nnubi che spuntavano dall'oriente si orlarono di fiamma. La\nluce si mantenne viva per qualche attimo in uno splen-\ndore che non ebbe graduali morbidezze (chiuse l'orizzonte\nun lieve color ferruggigno digradante in toni d'oro e di\nperle fino all'alto azzurro) poi l'incantesimo vesperale si\ndiffuse per la concava vastità.\nFu dapprima una gialla ammantatura di bellezza ol-\ntremirabile che ebbe fulgore di topazio ; ma per un niente ;\nalle estreme radici illividì ; trascorse come un tremolio\nd'ignee goccie, subentrò una banda più cupa che per le\ngradazioni dell'amatista e del berillo salì all'intensità del\nvermiglio; vinse le prime nubi che si sciolsero in corone\ndi granati ; portò, sui monti orientali, nimbi di incognite\naurore.\nAllora fu che l'Urbe apparve agli occhi nostri indi-\nmenticabilmente.\nAlta sui palazzi e le chiese, su gli obelischi e le torri,\npiù agile dei colli perchè più sola nel vuoto la cupola di\nSan Pietro vegliava. Da piazza del popolo, ultima armonia\nin cui si muore il digradante Colle delle Palme, prima ed\noltre 1 invisibile Tevere, pareva che gli edifìzi in graduale\nascendere mirassero all'irraggiungibile sommità. Sculta in\nun monte di bronzo, tratta divinamente dall' informe e\ncostretta in un segno, come un mondo dalle disperse\nenergie, stava, a simiglianza del ricurvo dorso di un ci-\nclope, il fastigio della somma basilica.\nMonte Mario si erigeva in fondo coronato da' suoi\nneri cipressi e intorno : la mole di Castel Sant'Angelo, le\ncupole e le torri di San Giacomo e di San Carlo, l'oscura\nmassa del Pantheon e più lontano la colonna di Marco\nAurelio, la torre del palazzo Senatoriale, l'ardua facciata\ndi Santa Maria in Aracoeli si levavano nere e rossigne\ndalle valli o dai colli.\nAltre fhiese e palazzi e case si stringevano adug-\ngiandosi, affollandosi, costrette in una oscura marea ; solo\nle antenne fulgevano nei cieli traendo dalla cupa vita\ndell'ombra tutta la loro forza di impero.\nE in fondo, ultima scolta sui deserti della campagna,\ni cipressi del Palatino, i pini del Gianicolo stavano,\"enormi\ntede accese alla gloria del morto Iddio.\nIn quell'attimo portentoso non si intese parola; ci\neravamo soffermati innanzi alla balaustra come su la prora\ndi un antichissimo naviglio colti dallo stupore nel quale\nannega ogni piccola vanità umana; sperduti nella mira-\nbile visione. Il tempo era spento per noi. L'eternità vive\ndell'attimo.\nL'anima nostra esulò in quel cielo un intensissimo fuoco\nsul quale Roma imperava.\nPoi l'incanto decadde. Il cielo svariò, ammorbidì an-\ngelicandosi. Un nifi ruta gamma di toni si svolse. Vi furon\nlaghi di smeraldo leggermente crocei ai bordi ; nubi ch'eb-\nbeio il color delle opali, albe di luna nel sereno splen-\ndore ; nubi rosee a vene grigie, altre di una candida mor-\nbidezza di ermellino ; archi di luce velati da vapori lattei\nfino ali estremo occidente dove, su le cose evanescenti\nappena, si distese una rosea dolcezza di paesaggio inver-\nnale.\nE decadde ancora, sempre più : ogni tono si fuse nel-\n1 ultimo languore violaceo sul quale gli aspetti apparvero\ntuttavia, lievi ombre irradianti, per disperdersi poi come\nil sole sotto il soffio della prima stella.\nPoi, d'improvviso, balzò dalla nascosta città un tor-\nrente di luce perlacea. L'anima notturna di Roma si le-\nvava dilagando."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c018", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c018", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "23", "page_fin": "23", "image_debut": 29, "image_fin": 29, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.17", "titre_corps": "L'ALBATRO", "titre_sommaire": "L'ALBATRO", "signature_source": "Federico Valerio Ratti", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 29, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.29", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 977, "texte": "L'ALBATRO\nFederico Valerio Ratti.\nUn giorno un albatro veloce\nerrava fra tenebre e mare :\ns'udiva la rauca sua voce\ngridare, gridare, gridare.\nIl cielo era un mar senza sponde;\nil marejirio instabile piano,\nper dove correvano l'onde\ndi qualche uragano lontano.\nIl muto piloto seguiva\ncon li occhi il volar de l'albatro,\nsognava nel core una riva\ntirrena e un andare d'aratro....\nFremevan le drizze e le scotte\ndistese nel vento ; ne i fianchi\ndel barco i cavalloni bianchi\nurtavano urtavano a frotte.\nE l'albatro, con ferme l'ale,\nfe' ancor qualche giro su l'acque :\nancora per il maestrale\ngridò raucamente. Poi tacque.\nLo trasse la ciurma ribalda\nsul ponte, e con questa mia destra,\nio stesso da l'ala ancor calda\ngli svelsi una penna maestra.\nMa con questa penna, strappata\na l'ala di un uccel del mare,\nio YÒ finalmente volare\ndi là da ogni porta serrata;\nvolar su le vette dei monti\nvolar per l'oceano turchino,\na lontanissimi orizzonti,\nai limiti del mio destino."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c019", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c019", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "24", "page_fin": "24", "image_debut": 30, "image_fin": 30, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.18", "titre_corps": "SONETTI DELL'ANDROGINE", "titre_sommaire": "SONETTI DELL'ANDROGINE", "signature_source": "Ricciotto Canudo", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 30, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.30", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2326, "texte": "SONETTI DELL'ANDROGINE\nRicciotto Canudo.\n\nI.\nFALLICO\nNave fiorita picciola e lucente\nsu le acque tremanti il Sol trascina.\nNon è il vespero, eppure è vespertina\nquell'ansietà che vibra ed è silente.\nLa sabbia molle è tutta d'oro e ardente\nqual di un tempio di luce ampia rovina,\ne Pacqua ora lontana ora vicina\ntocca la terra col suo molle dente.\nUn nodo umano torce sulla sabbia\nla sua duplice carne, e colla rabbia\ndella sua fiera voluttà che rugge\nstringe tutta la vita, e in grande ardore\nle carni accende alla luce che fugge\ne lancia un alto grido al Sol che muore.\n\nII.\nI CIECHI\nmehr licht !\nGOETHE,\nPassano a paro nell'angusta via\ndi ciii fan più grave l'oppressura,\ni Ciechi, trascinando la Paura\nnell'occhio vuoto che non vede e spia.\nNemica è l'aria. E contro una malìa\nd'ignote ostilità tendon la scura\nfaccia, e la mano che la lor sventura\nvuole che viva come un occhio sia.\nLe braccia tese guardano il Mistero.\nE tra le forme ignote, in un sentiero\nd'anime, ignoto a noi, passano i Ciechi.\nAndar vogl' io tra quella carne spenta\nchiudendo gli occhi a' miei fantasmi biechi,\nlenta morendo la mia morte lenta.\n\nIII.\nLA METAMORFOSI\nIl Cigno è bianco e senza alcuna machia\ne dolcemente canta nel morire,\nnè fina fin che morte non lo rachia.\nCECCO D'ASCOLI.\nSu le mie braccia tese in faccia al Sole\nio reggo un corpo dalla testa mozza.\nGorgoglia rossa la recisa strozza\nflottando le sue ultime parole.\nMi piego uii poco sotto la gran mole\ndi questa carne tutta calda e sozza.\nE la mia gola un suo vomito ingozza,\nmentre il mio labbro ghigna come suole.\nPoi figgo il tronco nella terra gialla.\nEd il sole infierisce. E cola dalla\ncanna capace il sangue e fa radici.\n\\\nCosì la pianta umana avrà infinita\nuna testa di radiche e lombrici.\nE il sogno morto ombreggerà la vita.\n\nIV.\nLA MORTE\nIn un meriggio come questo afoso\nstendermi nudo su la terra nuda\nio voglio. E voglio che il mio cuore chiuda\nun mondo in sè, grave e silenzioso.\nIo voglio che il mio cuore tormentoso\nstrozzi così la sua speranza druda,\ne la sua lunga favola concluda\ntacito, un giorno come questo afoso.\nAllora le mie reni, sulla terra\ncalda, saranno come bocche aperte\na suggere la linfa della vita.\nE una semenza spandere infinita\nvoglio così, morendo solo e inerte\nnell'immenso languore della terra.\nSanto Spirito sull'Adriaticoy ottobre."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c020", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c020", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "24", "page_fin": "24", "image_debut": 30, "image_fin": 30, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.18.1", "titre_corps": "I. 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I CIECHI", "titre_sommaire": "II. I CIECHI", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 30, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.30", "debut_caractere": 580, "fin_caractere_exclue": 1128, "texte": "II.\nI CIECHI\nmehr licht !\nGOETHE,\nPassano a paro nell'angusta via\ndi ciii fan più grave l'oppressura,\ni Ciechi, trascinando la Paura\nnell'occhio vuoto che non vede e spia.\nNemica è l'aria. E contro una malìa\nd'ignote ostilità tendon la scura\nfaccia, e la mano che la lor sventura\nvuole che viva come un occhio sia.\nLe braccia tese guardano il Mistero.\nE tra le forme ignote, in un sentiero\nd'anime, ignoto a noi, passano i Ciechi.\nAndar vogl' io tra quella carne spenta\nchiudendo gli occhi a' miei fantasmi biechi,\nlenta morendo la mia morte lenta."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c022", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c022", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "24", "page_fin": "24", "image_debut": 30, "image_fin": 30, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.18.3", "titre_corps": "III. LA METAMORFOSI", "titre_sommaire": "III. LA METAMORFOSI", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 30, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.30", "debut_caractere": 1130, "fin_caractere_exclue": 1787, "texte": "III.\nLA METAMORFOSI\nIl Cigno è bianco e senza alcuna machia\ne dolcemente canta nel morire,\nnè fina fin che morte non lo rachia.\nCECCO D'ASCOLI.\nSu le mie braccia tese in faccia al Sole\nio reggo un corpo dalla testa mozza.\nGorgoglia rossa la recisa strozza\nflottando le sue ultime parole.\nMi piego uii poco sotto la gran mole\ndi questa carne tutta calda e sozza.\nE la mia gola un suo vomito ingozza,\nmentre il mio labbro ghigna come suole.\nPoi figgo il tronco nella terra gialla.\nEd il sole infierisce. E cola dalla\ncanna capace il sangue e fa radici.\n\\\nCosì la pianta umana avrà infinita\nuna testa di radiche e lombrici.\nE il sogno morto ombreggerà la vita."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c023", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c023", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "24", "page_fin": "24", "image_debut": 30, "image_fin": 30, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.18.4", "titre_corps": "IV. LA MORTE", "titre_sommaire": "IV. LA MORTE", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 30, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.30", "debut_caractere": 1789, "fin_caractere_exclue": 2326, "texte": "IV.\nLA MORTE\nIn un meriggio come questo afoso\nstendermi nudo su la terra nuda\nio voglio. E voglio che il mio cuore chiuda\nun mondo in sè, grave e silenzioso.\nIo voglio che il mio cuore tormentoso\nstrozzi così la sua speranza druda,\ne la sua lunga favola concluda\ntacito, un giorno come questo afoso.\nAllora le mie reni, sulla terra\ncalda, saranno come bocche aperte\na suggere la linfa della vita.\nE una semenza spandere infinita\nvoglio così, morendo solo e inerte\nnell'immenso languore della terra.\nSanto Spirito sull'Adriaticoy ottobre."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c024", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c024", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "25", "page_fin": "25", "image_debut": 31, "image_fin": 31, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.19", "titre_corps": "BARCA NOVA", "titre_sommaire": "BARCA NOVA", "signature_source": "Adelaide Bernardini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 31, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.31", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2769, "texte": "BARCA NOVA\nAdelaide Bernardini.\nSu grezza tela ingenuo ricamo\nsembra il ricordo; e tutto nella mente\nsale a fior d'onda a un semplice richiamo.\nSopra mobili sbarre alternamente\nla nova barca sobbalzava, ed era\nattorno e dietro ad essa una premente\ndi bimbi e donne numerosa schiera.\nOgnun gittava per l'augurio lieto\npugni di sale su la poppa altera.\nSpinta da braccia poderose, il cheto\numil cantiere essa ha lasciato e porta\nlungo le vie, per fiero e consueto\ncostume, qual gentile e pura scorta,\nla figliola minor del pescatore\nper cui la barca, tra speranze, è sorta.\nSiede compresa de l'ambito onore\ndi madrina, e sorride a chi d'attorno\ntumultuosamente il suo fervore\ndi gioia esprime. Il bruno capo adorno\ndi alighe e fiori, sembra sotto il sole\nvivo primaveril riso del giorno.\nE par sian fiamme i volti e le parole\ngaie su i labbri del femineo coro\nche accompagna la barca come vuole\nuna sicula usanza.... Trame d'oro\ntèssono intanto, con benigne mani\ni sogni de la lotta e del lavoro !\nBatti or le selci de la via, domani\n— dissi pensosa — sentirai de l'onda\nmarina i baci e gl'impeti sovrani.\nE da regina lascerai la sponda,\ned all'immensità mobil la prora\nconfiderai.... Ma ti sarà seconda\nl'ala dei venti? Ti vedran l'aurora,\ne le placide sere, e le clementi\nstelle, le notti, non domata ancora?\nSant'Agata Patrona, e le innocenti\npreghiere dei rimasti su la spiaggia\nin muta attesa, fra le travolgenti\nondate, e nel periglio di selvaggia\nlotta ineguale, provvide di lena\nti saran forse. L'arte rude e saggia\ndel rematore che sospira, in pena\nprofonda, il nido dove sa che Adi\ncuori ha lasciati, e dove la catena\nd'amore non gli piacque allor che lidi\nlontani e ignoti e la canzon del mare\nlo richiamavan con miraggi infidi,\nforse, già esperta, ti farà tornare.\nMa recherai nel grembo la fortuna\nsognata da colui che, ne l'andare,\navido ti spingea chiedendo ad una\nstella del polo qual cammin tenere\nper giungere colà dove raduna\nla sorte i suoi tesori ?... Oh, le chimere,\ncandidi alcioni, che ti vidi a lato !\nE le insidie, in attesa a le scogliere\nnel lietissimo approdo sospirato !\nE il mar che ti opporrà, forte mugghiando,\ni cavalloni in impeto sfrenato !\nBarca, tu andrai. Ed or raffigurando\nmi vado la tua corsa lunga o breve,\nquasi io potessi in lieto il miserando\ntuo percorso mutare se un dì, greve,\nsu te la morte avvolgerà la vela.\nL'albero, come i fianchi, ben riceve\nl'augurio, e tu sei ricca de la tela\ntessuta col sorriso de le genti,\ntessuta col sospiro che non cela\ndigiuni e insonnie. E tu per le lor fidenti\nsperanze che ti voller sorta, sprona\nogni vigor tuo giovanil, se attenti\nil mare di contenderti la buona\npreda per cui, con umile carezza\nti fu data di fiori una corona\nper la tua gloria e per la tua salvezza !\nCatania,"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c026", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c026", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "26", "page_fin": "26", "image_debut": 32, "image_fin": 32, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.21", "titre_corps": "L'ERRORE", "titre_sommaire": "L'ERRORE", "signature_source": "Giuseppe Vannicola", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 32, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.32", "debut_caractere": 855, "fin_caractere_exclue": 1582, "texte": "L'ERRORE\nGiuseppe Vannicola.\n.... una notte l'intesi piangere d'improvviso nel\nnostro letto, presso di me, mentre dormiva. Sembrava\nche la sua anima le sfuggisse in lagrime simile a una\ntimida polla singhiozzante. La sua voce dolce-dolente\nera come il palpitare di una corda di minugia nella\nquale la vita delle viscere cui venne strappata sembra\naver lasciato il gemere d'un nervo animato.\nIo la chiamavo sommesso carezzandole il volto\ninondato di pianto, con quelle insessuali carezze, quali\nsi convengono all'assorbimento dei sogni. E m'era triste\ne dolce il confortarla così in quella sua lamentosa esa-\nlazione di sè medesima.\nMa ella pareva non intendesse, sognando.... E la\ndestai, non potendo subire più oltre l'errore."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c028", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c028", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "26", "page_fin": "26", "image_debut": 32, "image_fin": 32, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.23", "titre_corps": "A MARION", "titre_sommaire": "A MARION", "signature_source": "Augusto Granziotto", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 32, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.32", "debut_caractere": 1584, "fin_caractere_exclue": 2145, "texte": "A MARION\nAugusto Granziotto.\nSovra i cuscini morbidi giacevi\nirradiata, a larghe fasce vive;\nla bionda testa in atto stanco a lievi\nmosse sorgea, quasi indolenti e schive.\nI fior fragranti e le vetrate grevi,\ne intorno ai drappi rigonfìi, e le attive\nvoci salenti, e cose a spazii brevi,\nd'ogni senso d'amor non eran prive.\nIo mossi a questa voluttà il saluto\ndi un uom che pensa un sogno e no'l sovviene\nsospinto a un disiderio inconosciuto.\nMa il capo ài scosso, apparvero le vene\ndel collo, e mormorai come un perduto:\nu Ah, tu sei nella vita per un bene ! »"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c030", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c030", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "28", "page_fin": "28", "image_debut": 34, "image_fin": 34, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.25", "titre_corps": "ELOI, ELOI LAMMA SABACTANI! : (VERSI CROATI)", "titre_sommaire": "ELOI, ELOI LAMMA SABACTANI! : (VERSI CROATI)", "signature_source": "Silvije Kranjcèvic ; Stiepko Ilyc", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 34, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.34", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2153, "texte": "ELOI, ELOI LAMMA SABACTANI!\nSilvije Kranjcèvic.\n( CROATI)\nSul Golgota morì, e perchè è spirato?\nÈ caduta la vittima tardi o per tempo ?\nSul Golgota mori, il mondo lo sa bene,\nMa dell'antica vittima, ancor frutti non ha.\nE sgorgò il sangue a flutti, un cuore là sostò,\nUn cuore che non mai sì forte ha palpitato.\nE trascorsero secoli, orrendi, lunghi, tetri,\nIl sangue si asciugò, asciutto ancor rosseggia.\nPassò la storia avvolta in vergognoso peplo,\nSiam più vicini al cielo — e da lui lunge tanto !\nSul Golgota spezzossi il vecchio legno frale,\nGli rubarono i chiodi - e tale fu il principio.\nIn nome dell'umana libertà e fratellanza,\nMenar barbaramente le ridde sanguinose.\nE urlavano le turbe di sozze passioni ebbre :\nNoi uccidiamo Dio, tutto in tuo nome — Hosanna!\nRegna squallor sul Golgota e il venticel susurra,\nDi là, quasi gemendo: Eloi, eloi lamma sabactani!\nE presso il sangue avito e sotto il legno asciutto\nTanto popolo invoca: Pane, giustizia, pane!\nLa schiavitù toglieste e coi circhi le jene\nPoi conduceste gli uomini nelle arene cristiane.\nLà nelle loggie fulgide fra l'oro e le baldorie,\nCinte le teste grosse di mitre e di corone.\nVoi occupaste e insieme con voi le dame bianche,\nSulla scena del mondo i primi posti tutti.\nE guardate, nel giuoco di duolo e di miseria,\nDove le genti macere, cadon sotto la croce,\nE le tetre prigioni ove soffoca il pianto.\n— E se son tali gli uomini : o muojono o si uccidano. —\nE le fanciulle nude, davanti al sazio giudice,\n— Oh avrebbero pudore, se non avesser fame ! —\nOh vergogna, oh miserie!... Le offese e le perfidie,\nLe menzogne, i sospiri, le lacrime cocenti....\nE in mezzo a tal pantano, ove brulicali vermi,\nUna gran croce s'erge : il Cristo là vi pende,\nE guarda come agli uomini passino tristi i giorni\nE geme amaramente : Eloi, eloi lamma sabactani.\nGrandeggiano le cupole, del Pantheon i marmi,\nBrillano le pantofole del papa, brilla l'organo.\nSollevansi gli incensi, s'ergon superbi altari,\nArdono gemme fulgide su' diademi e tiare,\nOh, tutto è vano : il Golgota è squallido e deserto,\nE un venticel susurra di là quasi gemendo: Eloi, eloi lamma\n[sabactani !\n( Traduzione di"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c031", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c031", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "29", "page_fin": "29", "image_debut": 35, "image_fin": 35, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.26", "titre_corps": "IL VECCHIO TRONCO : (Questa poesia e una delle dodici migliori che, fra le 318 presentate al nostro primo concorso, vennero ammesse difinitivamente per l'aggiudicazione del premio di L. 500).", "titre_sommaire": "IL VECCHIO TRONCO : (Questa poesia e una delle dodici migliori che, fra le 318 presentate al nostro primo concorso, vennero ammesse difinitivamente per l'aggiudicazione del premio di L. 500).", "signature_source": "Fanny Pisa", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 35, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.35", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1863, "texte": "IL VECCHIO TRONCO\nFanny Pisa.\n«\n(Questa poesia è una delle dodici migliori che, fra le )iS presentale al nostro primo concorso, vennero ammesse difiniti-\nvamente per /'aggiudicalo ne del premio di L. 500 ).\nQuando aprile rinnova\nLe tenerelle frondi,\nE garrula di nidi è la foresta,\nSolingo, in tanta gioia\nDi vita e di colori,\n11 vecchio tronco abbandonato resta.\nSulla rugosa scorza\nRosa dall'acque e il gelo\nMolti verni lasciar la traccia austera :\nH Mei musco, tra le forti\nRadici tortuose,\nRide in suoi mille fior la primavera.\nE se il pavido augello\nFugge per l'aria, a volo,\nL'infausto segno della scure atroce,\nLa formichetta bruna\nIntrepida lo varca,\nE ridiscende in suo cammin, veloce.\nAleggiali le farfalle,\nGaie, di flore in flore,\nE il sole scherza tra i frondosi rami;\nMa il vecchio tronco è mesto:\nIn tanto ardor di vita\nPar ch'egli nulla speri e nulla brami.\nTanto ha vissuto e visto\nDal dì che della terra\nIl duro sen timido aperse prima,\nFinché l'orrida scure\nCon un colpo l'infranse\nMentre superbo al cielo ergea la cima:\nTanto visse e sofferse,\nE nella dura scorza\nRistette ai morsi del l'inverno, audace,\nOr che ridente esulta\nLa primavera ancora,\nSospirando egli pensa alla sua pace.\nEd ecco, se la notte\nPlacida stende il velo,\n• Ed anche i nidi taccion tra le fronde,\nChiuso nel suo dolore,\nIl vecchio tronco sogna\nE un'arcana mestizia in sè nasconde.\nZitto! Un augello forse\nMosse in sogno le piume?\n11 vecchio assorto è in cupa visione\nL'ombra ghiaccia lo serra,\nOr tempo è di morire:\nDi morte pensa il modo e la ragione.\nEgli alla terra amica\nCon lento decadere\nForse ritornerà soavemente,\nX-\n'7t~ E iì'suo tenero amplesso\nLieto di fiori e d'erbe\nEssa l'accoglierà pietosamente;\n0, benefico e forte,\nNelle dimore umane\nPoserà sovra il vasto focolare,\nE le ridenti stelle\nVedran l'anima austera^\nFumo azzurro, pei cieli dileguare."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c032", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c032", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "30", "page_fin": "30", "image_debut": 36, "image_fin": 36, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.27", "titre_corps": "ALA FERITA : (Questa poesia e una delle dodici migliori che, fra le 318 presentate al nostro primo concorso, vennero ammesse difinitivamente per l'aggiudicazione del premio di L. 500)", "titre_sommaire": "ALA FERITA : (Questa poesia e una delle dodici migliori che, fra le 318 presentate al nostro primo concorso, vennero ammesse difinitivamente per l'aggiudicazione del premio di L. 500)", "signature_source": "Enzo Ferrari", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 36, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.36", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2518, "texte": "ALA FERITA\nEnzo Ferrari.\n(Questa poesia è una delle dodici migliori che, fra le )i8 p\ndefinitivo per l'aggiudicazione del premio di L. 500).\n— Sai? Poverina, non può più volare!\n10 l'ho deposta qui. come in un nido....\n11 gatto non può giungervi; ti pare?\nFu jeri. Lavoravo, qui in giardino ;\nero sola. D'un tratto, un breve strido,\nun piccol tonfo.... Poi, proprio vicino\na quelle rose che tu ami tanto,\nsulla ghiaja, qualcosa che si muova,...\nCorro.... Povera rondine! Avrei pianto!\nIn una disperata ansia di volo,\nella agitava le alucce sue nuove,\nsenza riuscire a staccarsi dal suolo:\nv e s'ajutava col becco e la coda....\nFinché, spossata dallo sforzo vano\ncontro l'Ignoto che a terra l'inchioda,\nsupina e immota l'ho raccolta in mano....\nIo guardo, muto queste alucce nere....\nCome grandi, pel corpo piccolino!\nAli fatte pei venti e le bufere,\nvele spiegate a navigar l'azzurro,\nin alto: donde par così piccino\nil Mondo grande! — vacuo sussurro\ngiùngevi l'eco delle sue tempeste.,.. —\nOh liete all'albe, se l'Aprii riede,\noh sui tramonti dell'Autunno meste,\nin arrivo, in partenza, ai vecchi nidi,\nrondini a stormi, ovunque l'occhio vede —\npieno il cielo di fremiti e di stridi!\nOh naviganti il pelago sonoro\nverso le arene dove immobilmente\nsorride, ai vespri di viole e d'oro\ntrista la Sfinge fisa all'Oriente!\n— Toccala adagio; da non farle male.\nSoffre: non vedi, come chiude gli occhi?\nE come batte fitto e disuguale,\ntu lo sentissi, il suo piccolo cuore!\nCuore che batte gli estremi rintocchi,\nprima che l'abbia scaldato l'Amore....\nCredi tu, che non possa più guarire?\nIo spero, ancora: è forte, sai. Le dita,\ncoi brevi artigli che non san ferire,\nstrette m'avvinghia.... Ma cibo non vuole:\nessa, di bruchi e d'insetti nutrita —\nessa, che vive d'azzurro e di Sole!\nProvo a rimetterla a terra. Fors'anche,\nnon hanno, l'ali, che lesioni ascose,\nlievi: non son che intorpidite, stanche,\nGuarda: l'adagio qui, fra le tue rose....\nNo, bimba mia, Lo vedi: è proprio un'ala\nparalizzata. Non si chiude più.\nHan gli uccellini anch'essi una lor mala\nsorte, che li persegue inesorata —\ncome il Destino gli uomini, quaggiù,\nLa tua povera rondine malata,\nincauta, forse il volo suo giocondo\nsu quei lucidi fili soffermò,\ncanori della gran voce del Mondo.\nE il fluido occulto, che per monti e piani\nun messaggio d'amor forse recò,\ngittolla cieca alle tue bianche mani,\npietose indarno.... Lasciala tra i fiori\nmorir, nascosta e in pace. Ella non sa.\nCreatura di luce e di colori,\nplacida all'Ombra ridiscenderà."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c033", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c033", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "31", "page_fin": "32", "image_debut": 37, "image_fin": 38, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.28", "titre_corps": "IL GIARDINO DELLA VERGINE : (Questa poesia e una delle dodici migliori che, fra le 318 presentate al nostro primo concorso, vennero ammesse difinitivamente per l'aggiudicazione del premio di L. 500)", "titre_sommaire": "IL GIARDINO DELLA VERGINE : (Questa poesia e una delle dodici migliori che, fra le 318 presentate al nostro primo concorso, vennero ammesse difinitivamente per l'aggiudicazione del premio di L. 500)", "signature_source": "Vincenzo Buronzo", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 37, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.37", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2526, "texte": "IL GIARDINO DELLA VERGINE\n\n(Questa poesia è una delle dodici migliori, che, fra le 318 p\ndefinitivo per l'aggiudicazione del premio di L. $00).\nEra d'Aprile — Ne la bianca pace\nde l'orto era un tremore di pupille,\nun aliar fugace\npiccolo d'ali nel vergine sole.\nArgute e occulte tra vive scintille\ne raggi d'oro, argentine spole\nandavano pei cieli\ntessendo veli fragili di luce.\nEd era quel silenzio luminoso\npieno di voci e di truscii divini\n... Dal suo letto roccioso\nmugliava il fiume bianco ancor di neve,\nbimbo ribelle dagli occhi adamantini\nghiacci precipitante giù a la pieve\ndove fremendo sta\nattonito a guardar pascoli e cielo.\nMa via dirompe la scogliera, e l'onda\nche per sognare s'obliò un momento\navvalla fremebonda,\ned ogni roccia squilla palpitando\nnel cerchio delle spume alte d'argento.\nNe l'orto, chiaro d'ombre, tremolando\nun filo di quell'acqua\ntorna a sognare il cielo e la pastura.\nElla era scesa quando le campane\nde l'alba s'incontravano nell'eco\n(anche le più lontane)\nchiudendo stanche l'ali accese d'oro\nnel primo sole... Udì ella, ed all'eco\nl'anima abbandonò, quella che in coro\nle campane lontane\nchiamavano chiamavano « sorella »\nSorella armoniosa che le bianche\nbraccia fiorenti da la veste nera\nlevi fragili e stanche,\ntra uno splendore candido di veli,\na un palpito... là dove Primavera\nfiammeggiando passò... — L'erbe e gli steli\ndicono frusciando:\n« ogni giardino chiude una sua rondine ».\nEd Ella passa nel fulgor del sole\ncome una dea — ... « Qual voce .sottile\nmormora le parole\ndolci — Ella chiama — che mi fan tremare,\ne accendono di un sogno giovanile\nl'anima che obliò anche il sognare! »\nMormorano le siepi :\nrondine dove fiorirà il tuo nido ? —\nAd una gronda solatia appesi,\nor son tanti anni, il mio piccolo nido\ntra vilucchi cortesi\ne glicine da gli occhi di viola —;\nma non lo inebriò di gioia il grido\ndei rondinini quando agile vola\nla bella predatrice\n1 ali a posar sul cuor de' suoi piccini.\nOr se la porta a pezzo a pezzo il vento,\ne l'ala mia non sa più sfiorar l'onda:\nho stanco il volo e lento! —\n— ... Dolce veder tra un scintillìo di pianto,\ni cari inganni dell'età gioconda,\ntutti raccolti ripassarci accanto\ntra un clamore di voci\nche sembrano di ieri ed han tanti anni;\n... S'era piccini e non si avea che mamma\ndentro il piccolo cuor, sempre tra il pianto\ne tra le risa « mamma »;\npoi si tu grandi e Aprile — il donatore —\nun altro nome armonioso tanto,\nimprovviso gridò: sapea d'amore\nquel nome e quella voce...\n... ma al primo affanno ripetemmo « mamma »"}, {"page_pdf": 38, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.38", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2390, "texte": "Ella muoveva al pari del ruscello\ncheTnovellava il sogno della Pieve\nal monte; un ramuscello\ndi ulivo battagliava a coronarle\nil bianco fronte di un suo serto lieve,\ne di rugiada i polsi ad ingemmarle.\n... ogni fronda scintilla:\n« Chi ha pianto qui nel mio chiuso giardino? »\nElla chiamò tra un folgorìo d'argento,\n(poi che ogni ramo scuoteva sue stille\na farle adornamento\nleggiadro...) « o Aprile, chi ha pianto qui ?\nTu, Primavera, chiara di pupille?\nQuale pietosa stella ti fiorì\ndel limpido tesoro\nche ingemma i piedi candidi dell'Alba ? »\nE stette, bianca, arrovesciati gli occhi,\ndate le chiome al palpito del vento.\n... Ne l'ondeggiamento\ndei veli, alzate per subito affanno\nle mani ai verdi rami,\npareva un giglio che facesse stelo.\n... C'è una foglia lassù che si lamenta\nin cima al pesco, una foglietta gialla\nche piano si lamenta\ncome chi a lungo pianto è fatto fioco;\nl'ultima foglia de l'Autunno, e dalla\nrama sottile par che s'alzi un fòco\npallido breve e un gemito\npoi ch'essa guizza al vento et arde al sole.\nE si lamenta tutta tremolante\npovera figlia de l'Autunno, e teme\ndel volo or che l'errante\nstuolo de le sorelle è assai lontano...\n—■ Era d'inverno, ma eran tutte insieme,\ne ne l'inverno il dischiomato piano\nè più infinito..., quando\nritroverà le pallide sorelle?... —\n— Venuto è il tempo di vestirsi a verde\ncanta ogni rama! — ed ogni cuor risponde\nda le finestre: — Verde\nzendado al sole è il bel sogno di Maggio,\nson tutte verdi le anime gioconde! —\n... Ma c'è un pianto lassù nel sol di Maggio\ncome il pianto di un bimbo\nche non sa più il cammin e vuol la mamma.\nElla sentiva gocciolar le stille\nde la rugiada — in quel gran sogno verde\ntralucenti pupille —,\ned il ruscello ciangottar per eco:\n« Chi ha pianto qui..., chi ha pianto... » ... E via si perde\ncol mormorio del rio l'eco nell'eco...\nguizza la foglia ardendo,\ne il vento scherza su quei due misteri !\nPassa nel sol, nuda la gola, e canta\nun biondo adolescente: « A la mia mamma\nbaciai la bocca santa,\npoi me ne venni, ma un desio selvaggio\nmi batte dentro e mi arde come fiamma,\nbacio di mamma non è tutto a Maggio... »\ntremò la foglia et ella\ncom'eco singhiozzò:... « bacio d'amore! »\nche i deboli ginocchi\nforte vibrava come i rami d'anno\npieni di fiori... Ne l'ondeggiamento\ndei veli, alzate per subito affanno\nle mani ai verdi rami,\npareva un giglio che facesse stelo.\n\nVincenzo Buronzo."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c034", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c034", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "32", "page_fin": "32", "image_debut": 38, "image_fin": 38, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.29", "titre_corps": "LANGUORE : (Questa poesia e una delle dodici migliori che, fra le 318 presentate al nostro primo concorso, vennero ammesse difinitivamente per l'aggiudicazione del premio di L. 500)", "titre_sommaire": "LANGUORE : (Questa poesia e una delle dodici migliori che, fra le 318 presentate al nostro primo concorso, vennero ammesse difinitivamente per l'aggiudicazione del premio di L. 500)", "signature_source": "Massimo Coronaro", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 38, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.38", "debut_caractere": 2392, "fin_caractere_exclue": 3052, "texte": "LANGUORE\nMassimo Coronaro.\n( Questa poesia è una delle\nleji8 presentate al nostr\nnero (immesse all'esame definitivo per l'aggiudi-\ncazione del premio di L. 500).\nPer il vento un rosaio ecco si sfascia\nNel viridario, il bel roseto bianco,\nSovra me che dianzi ero si franco\nE altero, e sulla mia inerte ambascia.\nAmore lungo il verde orto m'accascia\nE mi depone come corpo stanco\nNel rosaio, che il volto il petto e il fianco\nPlacidamente con suoi fior mi fascia.\nUn languore sottil l'anima mia\nPreme che sotto i fiori impallidendo\nGiace, ma che lor brine avida beve:\nE tacita su me con atto lieve\nUna donna si china, e sorridendo\nAd uno ad uno me li toglie via."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c035", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c035", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "[33]", "page_fin": "n. p.", "image_debut": 39, "image_fin": 42, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.30", "titre_corps": "Inchiesta Internazionale di \"POESIA\" sul Verso Libero", "titre_sommaire": "Inchiesta Internazionale di \"POESIA\" sul Verso Libero", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 39, "page_imprimee": "[33]", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.39", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 3883, "texte": "Inchiesta Internazionale di “POESIA„ sul Verso Libero\nPoiché le ultime riforme ritmiche e metriche, compiute o tentate nella poesia italiana, accennano a generar confu-\nsione nei cultori meno esperti d'arte poetica, abbiamo pensato interrogare le persone più competenti, affinchè ìa loro parola\nserva a chiarire le ragioni e le torme delle ultime libertà tecniche in poesia. La nostra rivista dunque rivolge ai maggiori\npoeti d'Italia le seguenti domande:\n1.° Quali so**© le vostre idee intorno alle pisi recenti riforme ritmiche e metriche introdotte nella\nnostra letteratura poetica?\n2.° Quali sono le vostre Idee prò o contro il così detto \" verso libero „ in Italia, derivato dal\n\" vers libre ,s francese che Gustave Mah?» ha creato in Francia?\nE perchè la discussione sia più vasta e più concludente, Poesia rivolge ai maggiori poeti e critici di Francia e\nd'Europa, la seguente domanda:\nQue pensez-vous du \" vers libre? „ x. MARINETTI.\nGIOVANNI PASCOLI risponde:\na F. 1. Mar inetti\nCarissimo poeta, non so giudicare del presso\ni Francesi. Essi avevano forse necessità d'uscire dall'eterno\nalessandrino e dalle solite rime. Quanto a noi, un verso\nlibero dai mille atteggiamenti, capace coi suoi accavalla-\nmenti delle più imprevedibili sorprese ritmiche, l'avevamo\ne da un pezzo: il verso endecasillabo sciolto.\nPiù in là, con la libertà, non andrei, prima d'avere\nsperimentato le migliaia di metri nuovi che noi possiamo\nedificare sulla base dei vecchi nostri versi, più diligente-\nmente distinti, più variamente e musicalmente accoppiati\ne intrecciati.\nProcaccerò di mandarvi presto qualche poesia; ma\nora non ho ozio da ciò.\nVi ringjazio cordialmente della vostra affettuosa me-\nmoria. Di quel concorso da voi bandito, vorrei pur rin-\ngraziarvi, ma non so.... Che volete? Io non ho finito. Mo-\nrissi ora, lascerei tutto a metà. Quindici o venti anni di\nmia vita mi furono tolti, e non contano.\nUn abbraccio dal vostro\nGiovanni Pascoli.\nBarga, 10 aprile 1906.\nANGIOLO OH VIETO risponde:\nCaro Mar inetti,\nI. Il mio principio è questo: seguire fedelmente, volta\nper volta, l'impulso del ritmo interiore nella determina-\nzione del ritmo esteriore ; sicché l'indistinta musica del-\nl'anima diventi musica delle parole.\nLa legge è dentro di noi, non nei trattati di metrica ;\ne il verso tanto più è libero quanto più obbedisce a que-\nst' intima legge^\nII. Conosco pochissimo l'opera di Gustave Kahn e meno\nancora quella dei suoi seguaci d'Italia. Ma se fra questi\nc' è qualche vero poeta, gli auguro di liberarsi al più\npresto dalla servitù del « verso libero » alla; francese,\ncome da ogni altra.\nE vi stringo la mano cordialmente.\nLa Comèesse DE NOA-ILLES risponde :\nCher Monsieur et cher\nJe m'empresse de repondre à votre gracieuse lettre.\nSi la? première partie du R m'a un peu ef-\nfrayée par son lyrisme audacieux acre et joyeux, j'ai\nbeaucoup admiré et aimé la seconde moitié du livre, la\ngrande poésie cosmique, le large et profond élan....\nPour les vers libres, j'en sais de si beaux de si\némouvants que je les aime extrèmement, et pourtant mon\ncoeur séduit par eux, cherche instinctivement, en les li-\nsant, à rétablir, à leur rendre un rytbme qui m'est plus\nchèr, — cet ordre profond qui, me\" semble-t-il, est une\nbase si solide et si douce, un beau terrain d'où jaillissent\nles hautes fusées.\nMais c'est là mon góut, ma naturelle préférence, et\nnon une verité.\nJe vous envoie une piece de vers pour Poesia ;\nmon livre de vers devant paraìtre le 30 mai, peut-etre\nvoudrez-vous insérer ce petit poème dans votre plus pro-\nchain numéro.\nYous étes le premier à qui je dis le titre de mon\nvolume de vers. Il s'appelera « »\nJe vous prie, cher monsieur, de croire à toute ma\nbien sincère sympathie admirative.\nAnna de JSToailles.\nJSTIEJJEJFtA. risponde :\nSignor Marinetti;\nTutto ciò che io vado leggendo avidamente qua e là\ndel Roi Bombance mi dà una rivelazione cosi simpatica"}, {"page_pdf": 40, "page_imprimee": "[34]", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.40", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 5758, "texte": "pel suo ingegno e una tale omogeneità di ideale che ri-\nspondo con slancio al piccolo favore chiesto, quantunque\nsia contraria, in massima, alle inchieste.\nNon so quale valore possa avere un giudizio profano\nin una questione di forma poetica; ma poiché il gentilis-\nsimo signor Marinetti mi fa l'onore di interrogarmi di-\nchiaro anzitutto umilmente che ho della poesia l'antico\nconcetto che ne aveva il pastorello Orfeo, del quale si dice\nche cantasse così appassionatamente da commuovere i sassi,\nlo alla poesia non ho mai domandato altro che questo.\nLa questione della forma mi lascia dunque indifferente;\no meglio penso che ogni grido sincero dell'anima trova\nda sè la forma che meglio gli conviene.\n• • • • • • • • • • #••••••••••\nCon stima altissima. Neera.\nJUL.ES JBOIS risponde :\nLe vers libre subit un arrèt en France, tandis que\nhors de France il prend une expansion tout à fait im-\nprévue. A part Gustave Kahn et Yiélé Griffìn, quelques\nautres encore, ceux-mémes qui s'y etaient adonnés avec\nle plus de ferveur le délaissent assez souvent pour re-\ntourner à des formes flxes ou quasi fìxes, en tous cas plus\ntraditionnelìes. Ainsi Moréas, ainsi Henri de Regnier.\nEst-ce à dire que le vers libre n'ait pas correspondu\naux espoirs qu'il avait éveillès dans la jeune génération,\nqu'à l'épreuve il ait apparu un instrument mal adapté au\nréve et au sentiment frangais? En un mot a-t-il fait\nfaillite devant l'opinion des poètes? Pas précisèment: il\na simplement pris sa place réelle, moyen d'expression ih-\ntermediaire entre le vers traditionnel et la prose, mais\nincapable de se substituer à l'un ou à l'autre.\nIl a manqué au vers libre pour devenir la nouvelle\nforme de la poesie moderne un esthéticien précis et un\npoete qui s'impose à tous, à l'élite et à foule. M. Robert de\nSouza qui pour le defendre dèpense aujourd' hui encore\nson zéle, sa science et son talent, me parait dupe, comme\nStéphane Mallarmé, et à de certains moments Yerlaine,\nd'une regrettable confusion entre le arts. Youloir identifìer\nla prosodie et le rythme musical, c'est en principe se\nvouer aux recherches les plus desorientées et les plus\nsteriles. La poesie et la musique out des missions et des\nlois differentes.\nIl a manqué encore au vers libre, un de ces genies\nprodigieux à qui il suffìt d'adopter une forme pour qu'elle\ns'incorpore à la tradition antérieure et s'impose à l'a-\nvenir. En somme le vers libre ne correspondait pas pro-\nfondèment au temperament frangais. Nous sommes comme\ntous les Latins, amoureux de la regie qui est une neces-\nsité pour nos paresses naturelles et nos agitations de-\nsordonnées. Nous savons bien que notre poèsie gagne à\ndes lois fixes et perd à une indépendance illimitée.\nLe vers libre eta.it surfout une reaction momentanée\ncontre l'esthétique Parnassienne trop stricte, trop mesurée\net disons le mot trop craintive.\nMonsieur Gustave Kahn a raison lorsqu'il avance que\nles symbolistes continuerent en poesie l'emancipation\ncommencée par les romantiques et interrompue par les\nParnassiens.\nEt voilà que le vers' libre semble avoir abouti- non\nseulement, comme je l'ai dit, à enrichir d'une formule\nnouvelle très souple et très attrayante l'ancienne ryth-\nmique, mais encore, par son voisinage en quelque sorte\ncontagieux, à determiner dans le vers traditionel une\nsorte de detente.\nLe vers nouveau que les poètes recents ont adoptè,\nissu de Hugo, de Beaudelaire, de Verlaine, est en quelque\nsorte ebranlé par la tempète revolutionnaire que soule-\nverent dècadents et symbolistes.\nCes licences de la versification autrefois en usage\ndans le vers et que Banville avait exterminées\net niées, renaissent plus nombreues, plus variées.\nOn peut les rèsumer en quatre points.\n1. Le singulier rimé avec le pluriel.\n2. L'hiatus agrèable à l'oreille est autorisè.\n3. La cesure centrale n'est plus indispensable, elle\nest remplacée par d'autres cèsures plus ou moinsfharmo-\nnieuses selon le gout du poète.\n4. La rime riche est abolie en tant qu'ideal de ver-\nsiflcation. L'assonnance est permise à condition que des\nrappels de syllabes à l'interieur du vers remplacent 1 ac-\ncord parfait de sonorités pleines qui était - à la fin du vers -\nla regie pour les poetes Parnassiens.\nEn definitive au XX siede le vers trangais gagne\nplus de fluiditè, plus de nuance ; il s'est rapproché de la\nmusique ; mais il en reste distant par les principes mémes\nde la prosodie.\nNous nous trouvons donc grace à revolution de la\nmetrique et de la rythmique en face d un triple mode\nd'expression : le vers libre le vers liberé et le vers tradi-\ntionnel. La complexité de la pensee et du sentiment mo-\nderne, possedè ainsi des instruments nouveaux dont be-\nneflcieront les artistes et où le public delicat trouvera\ndes saveurs inédites, des jouissances imprèvues.\nBois.\nI r\nA.LBETIT MOCICEIJrisponde\nMori cher, Poète,\nExcusez-moi, je vous prie de ne vous avoir pas en-\ncore accusé reception de votre dernière oeuvre : Le Roi\nBombarne. Ce drame m'a surpris par sa singulière vio-\nlence et j'ai été frappé par les scenes du festin dont le\ngrotesque, en son enormité, devient hallucinant.\nCette vision de goinfres qui se devorent entre eux\nest un chanchemar atroce ; mais c'est cette horreur mème\nque vous avez voulue, et j'admire que vous ayez eu la\nforce de la realiser. Ce que j'aime le moins dans ce drame\nc'est le personnage trop faeilement lyrique de l'Idiot. Les\ntraits hardiment déformés de quelques autres figures ont\nbien plus de caractère et de vivante vigueur.\nMon avis quant au vers libre?\nJ'hesite vraiment à vous le laisser publier. Je suis\ntoujours et de plus en plus, partisan de cette forme ryth-\nmique. Mais je l'ai vue si follement attaquée récemment\nque j'aurai presque honte, en affirmant ma foi, de pa-\nraitre repondre à des négations pareilles."}, {"page_pdf": 41, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.41", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 5804, "texte": "Mendès est chaque fois qu'il le veut, un prosateur\nbrillant et magniflque ; on lui doit aussi des vers habile-\nment imagés. Quant à Charles van Lerberghe, c'est un poète\nexquis dont j'admire les Entrevisions et La Chanson d'Eve.\nMais on ne pourrait trouver mieux, pour défendre le\nvers libre que de publier, en deux colonnes jumelles, les\ndeux oeuvres les plus recentes de ees deux partisans de\nl'orthodoxie.\nL'une par l'affirmation directe, et l'autre par l'exem-\nple, elles espèrent evidemment nous convaincre.... Lisons,\nlisons ' d'une part le singulier manifeste où les poètes du\nvers sont reduits en poudre par l'esthéticien Van Ler-\nbeghe — et d'autre part, dans Glatigny, ces sautelants\nalexandrins qui miment la liberté, en dansant dans leur\ncage.... ces alexandrins depourvus de musique, avec leurs\nenjambements penibles, leurs vains tours de passe-passe si\ningenieux, si puériles, si parfaitement insupportables enfin !\nJe sens qu' il y a quelques belles scenes dans Gla-\ntigny; à maintes places j'ai vu du talent. Mais chaque\nfois, helas ! les vers m'y ont caché la poésie.\nYoilà donc ce que seraient auiourd' hui les formes du\nlyrisme, sans le bel effort d'il ya vingt ans ! — Yoilà ce\nque seraient nos propres vers sans doute, si le Rythme ne\nnous avait detournés de ces virtuosités miserables ! Oui,\noui! reunissons nos deux adversaires. Lorsqne Mendès\nlira la lettre de Yan Lerberghe il sera confondu, lui si\nintelligent de voir ce que la haine de la libre musique\npeut inspirer à un bon écrìvain, ami des contradictions.\nEt s'il lit Glatigny, Yan Lerberghe sera consterné, lui si\npoète, de voir la poesie grimacer ainsi en essayant de\nreprendre le vieil oripeau dont les symbolistes l'avaient\ndepouillés à l'exemple de Gustave Kahn, depuis le pimpant\ncarnaval de Banville.\nQui de nous a condamné à mort l'antique mesure du\nvers regulier?\nPersonne, que je sache. L'alexandrin sera conservé\navec ses ressources précieuses. Considérons-le simple-\nment comme un cas p&rliculier —\npuisque le vers libre est le Rythme vivant avec toutes\nses forces, avec toutes ses ressources. Ce qui est mort ou\nce qui doit mourir, c'est l'esprit d'esclavage; car elle est\nlamentable la fantaisie de ces forgats qui se mettent à\ndanser un bout de chaine au pied. Plaignons le vain ef-\nfroi des Beckmesser, quand le poète refuse la regie arti-\nflcielle et n'admet de preceptes que ceux de la logique\net ceux de la beauté.\nEt puis ne discutons plus, travaillons. Quelle que soit\nla technique destinée à pèrir, ce qui vivrà toujours c'est\nle dur et persévérant effort des musiciens du verbe pour\nreunir en un mème soufflé la pensée l'image et le rythme\nsonore.\nJe m'apergois, mon cher Marinetti, qu'en verité j'ai\nAni par repondre — et longuement ! — à votre question.\nImprimez donc cela dans Poesia, si vous le jugez à\npropos. J'y corrige à tout hasard quelques lignes, et je\nlivre à votre hospitalité ces reflexions hatives.\n«•*•••• • •• 9 • ••• *•••••••\nMerci, et cordialement à vous\nA.LBERTBOISSIÈJRE risponde:\nMoti cher ami,\nJe pense du vers libre qu'ii est plus apte, ètant plus\nsouple, à traduire l'émotion d'un vrai poète, que le vers\nrigide des traditionnalistes. Néanmoins, à conlronter les\nthéories de Gustave Kahn et la defense des idèes con-\nservatrices de Sully-Prud'homme, je reconnais qu'il ya\npossibilità de faire de mauvais vers libres et d'execrables\nvers parnassiens, autant qu' il est permis de rencontrer\ndes oeuvres parfaites, avec l'une et l'autre mèthode. En\noutre, je ne crois pas que moti compatriote, l'ennuyeux\nAlexandre de Bernay, ait jamais eu la haute visée de\ndonner au monde une formule défìnitive du vers, avec ses\ndouze syllabes ! Et les plus subtiles. arguties de Sully-\nPrud'homme ne me leront jamais comprendre pourquoi,\nà la Poèsie, seule, l'èvolution manifestée dans toutes les\nbranches du savoir humain, serait interdite.\nBien à vous, mon cher ami.\n-Albert\nParis, 25 Mars 1906.\nFRANCESCO CHIESA, risponde:\na F. T. Marinetti\nCaro e illustre amico, eccovi quattro parole di risposta\nalle vostre domande. Non so se le mie idee vi piaceranno,\nma ho preferito essere schietto :\nIo non credo possibili innovazioni repentine nei pro-\ncedimenti dell'arte, i quali non sono arbitrari. Il verso è\nun organo naturale, chiuso da certe forme, mosso da certi\nnervi, atto a certe funzioni. E le membra vive si imitano\nbensì, ma nello spazio di secoli, non di anni, non per\nopera d'un uomo, ma di generazioni d'uomini. Si mutano\ncol mutar di tutto l'organismo, continuando quell'armonia\nche fin da principio tutte le membra stringeva e propor-\nzionava. Vano è pretendere che il verso S'innovi, se tutti\ngli altri elementi della lingua rimangono o poco mutano.\nVano è supporre che un uomo od un'accademia, per\nquanto sapientissimi, riescano a comporre da un giorno\nall'altro un tipo di verso che vinca quello uscito dal la-\nvorìo di secoli e secoli, sorto dallo stesso genio della na-\nzione. Un uomo potrà, con una scossa risoluta, scrollare\nil verso dal torpore in cui è scaduto, dal vano scrupolo\nin cui s'è avvilito; e ciò fece, per esempio, Victor Hugo,\nnon novatore, ma rinnovatore. Un uomo potrà richiamare\nil verso o certi modi primitivi, soverchiati e soppressi\ndalla moda o dal malgusto, od isvolgerne certe intime\nattitudini ed esercitarne tutte le potenze; e ciò fecero il\nParini, il Foscolo, il Carducci, il D'Annunzio, il Pascoli;\ne fu opera di redenzione, non di creazione.\nIo non riesco davvero a supporre poesia la quale dai\nmodi tradizionali volutamente si sottragga. Che il verso,\nquesta espressione primitiva del sentimento umano, sussista\ntempi moderni, si spiega ricorrendo alla legge, dirò\ncosì, della sopravvivenza; il gesto sopravvive all'atto, la\nleggenda all'avvenimento, l'amore e l'odio all'esperienza\ndel bene e del male, il cerimoniale al senso primitivo dei"}, {"page_pdf": 42, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.42", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 3873, "texte": "riti. E il verso sopravvive al bisogno primordiale di co-\nstringere il discorso in una costante e palese forma rit-\nmica. Sopravvive: dunque non può essere che sonserva-\nzione e prosecuzione. Appunto, il verso si continua nella\nnostra arte e nella nostra civiltà come nell'estate arida\nil ruscello spicciato nella primavera umida. Deliziamoci\ndi quest'acque non nostre, appropriamocele con tutto l'amore\ne tutta l'astuzia; ma, per carità, non illudiamoci che dalla\nnostra lucida secchezza altre vene possano zampillare.\nIl verso, dirò con un'altra imagine, è un atto liturgico.\nE scompigliar la liturgia, si sa, vuol dire distruggere la\nreligione. I partigiani del verso libero s'assomigliano nella\nmia mente a certi eretici, antichi e moderni, pietosamente\naffannati a sbucciar la sostanza della fede dalla formula\ndel dogma, dall'abitudine del rito, perduti nel tormento\ndi conciliare il principio di tradizione col principio di.\nlibertà. Yia dunque la lede, o eretici, se tanto vi piace\nessere liberi ! Bando al verso, se sdegnate ogni limita-\nzione ! La libertà si chiama anche prosa.\nAhimè! i versi liberi che io conosco differiscono spesso\ndalla prosa solo per una ragione tipografica : Son prosa\ne prosa non bella, anche se, per avventura, viva e squisita\ntrapela l'intenzione dell'autore. Ed a mio modo capisco\nperchè il verso libero facesse mala prova : perchè esso è,\ninnanzi tutto, un atto di debolezza, sebbene mascherata\ndi presunzione. E' la debolezza dell'artefice al quale vien\nmeno la volontà acre, paziente ed uguale di conchiudere\nla propria idea entro certi modi, difficili ma possibili, ti-\ntannici ma ottimi, E' la debolezza dell'artista che non ha\no non sa temprarsi quella snellezza d'ingegno molteplice,\nla quale è potente a trasformar l'idea da imagine a ima-\ngine fin che perfettamente s'incarni in una certa materia,\nE tanto meglio se la materia è dura: i migliori scultori\nnacquero in paesi di pietra dura.\nE non è vero che le idee e i sentimenti più personali\nabbisognino d'un ritmo assolutamente personale per ma-\nnifestarsi sinceramente. Il ritmo è retto da leggi matema-\ntiche: dire ritmo personale è come dire aritmetica perso-\nnale. 11 ritmo è o non è: rassegniamoci. E rassegniamoci\ncon letizia, poiché l'ingegno umano, quand'è volonteroso,\ncioè vero, trova sempre modo di rivelarsi e di differen-\nziarsi, senza bisogno di teatrali ribellioni. L'autore della\nVenere di Milo non volle versi o gesti fuor dell'uso de'\nsuoi tempi per dir la sua idea straordinariamente casta\ne austera. L'anonimo sculture di Reims seppe esser pagano\nsenza smentirne le consuetudini plastiche del secolo XIII,\nseppe tradurre la Venere ch'egli aveva in mente- nelle\nvesti della Vergine che l'età sua adorava.\nNè, altrimenti, sarebbe stato inteso o tollerato. Quanto\npiù audace e discorde è il nostro pensiero, tanto più ab-\nbisogna di modi piani, di parole limpide. Dagli uomini\ncui vogliamo imporre un'idea, un consentimento, un'am-\nmirazione, non pretendiamo tanta bontà da studiar anche\nla nostra grammatica. Parliam loro il linguaggio comune\nche, tutto considerato, è ancora più bello di qualunque\ningegnosa falsificazione.\nInsomma io credo che la passione della personalità\nnon debba lasciarci a rinnegare certe leggi della natura,\nle quali agli individualisti fanatici riescono odiose per il\ngenerale ossequio che le riconosce. Il primo individualista\ndi questa maniera fu Onan, figli® di Giuda. — Mia l'idea,\nmio il ritmo, — dice il poeta libero, - nessuna parteci-\npazione. — 11 pubblico non bada o non intende o non\napprova. - Piace a me! Si consola il poeta. Piaceri solitari.\nDaremo ne! prossimo fascìcolo le risposte\ndi : Gabriele D'Annunzio, Giovanni Man-adi, Ca-\nmille Mauciair, Richard Dehmel, ti. P. Luci ni,\nStuart Merrill, Arno Holz, Henri Gheon, Touny\nLerys, A. Bernardini, P. Buzzi, N. Stellacci, Ma-\ngalhaez de Azeredo, F. Fontana, 5mara."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c036", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c036", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "n. p.", "page_fin": "n. p.", "image_debut": 42, "image_fin": 42, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.31", "titre_corps": "COMMENTI DELLA STAMPA", "titre_sommaire": "COMMENTI DELLA STAMPA", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 42, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.42", "debut_caractere": 3875, "fin_caractere_exclue": 7057, "texte": "COMMENTI DELLA STAMPA\nDal Giornale d'\nPoesia comincia il suo secondo anno di\nvita con un numero doppio, ove sono versi di\nGustavo Kahn, di Francesco Chiesa, di Giulio\nBois, di Camillo Mauclair e di Diego Angeli.\nDegna singolarmente di studio e di ammira-\nzione è la forte lirica di Gustavo Kahn intito-\nlata Deuil e dedicata al pittore Alfredo Agache,\nal quale appunto l'idea del lutto aveva inspi-\nrato un quadro.\n*\n* *\nPoesia, nel numero di cui discorriamo, co-\nmincia a rendere ragione della sua inchiesta\ninternazionale sul Verso libero. Le domande\nche rivolse agli scrittori italiani furono queste :\nu 1. Quali sono le vostre idee intorno alle più\nrecenti riforme ritmiche e metriche introdotte\nnella nostra letteratura poetica ? — 2. Quali\nsono le vostre idee prò e contro il così detto\nverso libero in Italia, derivato dal vers libre\nfrancese che Gustavo Kahn ha creato in\nFrancia? n. Agli scrittori francesi Poesia non\nfa che questa domanda: u Que pensez-vous du\nvers libre ? ».\nIl verso libero fu uno dei temi principali\ndell'Enquète sur Vévolution tittéraire promossa\nàslVFcho de Paris nel 1891, nella quale il\ngrande poeta Stéphane Mallarmé lanciò la for-\nmidabile affermazione... En verité il n'y a pas\nde prosey e il Kahn e il De Régnier sostennero\na spada tratta la causa dei nuovi ritmi. La\nquestione in Italia, ove veramente non si fa\nverso libero, nel senso esatto della parola, è\nsub judice.\nIl primo a rispondere all'inchiesta è natu-\nralmente Gustave Kahn, che pare la persona\npiù interessata nella faccenda, ch'è senza dubbio\nl'apostolo più convinto della nuova forma poe-\ntica e che colla indiscutibile bellezza dell'opera\nsua fa a questa riforma la migliore, la più\npersuasiva di tutte le propagande. Il suo studio\nsul verso libero che precede la ristampa dei\nPremiers Poèmes (Parigi, Mercure de France,\n1897) fa epoca, come si suol lire, ma la larga\ne possente armonia delle sue liriche, che ri-\ntroviamo con tutti i suoi fascini nel Deuil\npubblicato appunto da, Poesia in quest'ultimo\nnumero, vale assai più di qualunque disserta-\nzione letteraria.\nDal yerso libero il Kahn è dunque l'asser-\ntore più robusto e più infaticabile che si co-\nnosca in Francia: n'è anche il creatore, come\nafferma uno dei quesiti che Poesia rivolse agli\nscrittori italiani? L'eminente prosodista non\nebbe un predecessore, o quanto meno un com-\npagno negl'inizii di questa impresa riforma-\ntrice? Giulio Laforgue, poeta morto a 27 anni\ngiovane genialissimo che meritò gli entusiasmi\ndi Maurizio Maeterlink e di Camillo Mauclair.\nfu il primo forse a meditare una poesia ben\ndiversa ànWusaia, non diremo se peggiore o\nminore. Egli, il poeta profondo delle Compia-\niutes* e delVlmitation de IS/otre-Dame la Lune\nfu del Kahn amico e compagno di lavoro, ne\ndovrebbe essere dimenticato: non si debbono\ndimenticare i precursori: e d'altronde appunto\nil Kahn, ch'è anche critico di grande levatura,\ngli consacrò negli Hommes d'aujourd'hui alcune\npagine assai belle.\n* #\nE ora riassumiamo la lunga risposta che\nGustavo Kahn fa alla domanda di Poesia,, ri-\nsposta degna di destare molto interessamento\ne per l'autorità di chi parla e perchè l'argo-\nmento è più che mai vivo\nDomenico Oliva•"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c037", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c037", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 43, "image_fin": 43, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.32", "titre_corps": "{PubInfo}POESIA \" HA PUBBLICATO :", "titre_sommaire": "{PubInfo}POESIA \" HA PUBBLICATO :", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 43, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.43", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 7640, "texte": "POtSIA „ HA PUBBLICATO :\nnel I.° Fascicolo: GABRIELE D'ANNUNZIO -\nLa nave — PAUL ADAM - Amen ! — SEM BE-\nNELLI - L' Aquila — ARTURO COLAUTTI - La\nConquista (I.a Parte) — GUSTAVE KAHN - Le\nRefu%e des amoureux — EDOUARD SCHURÉ -\nLa melodie incarnée — F.T. MARINETTI - L'Aube\njaponaise — CAMILLE MAUCLAIR - Paysage\nd' Ouest — CATULLE MENDÈS - Sonnets d'Italie\n— ETTORE MOSCHINO - Il canto della pace not-\nturna — COMTESSE DE NOAILLES - Poesie. —\nVITALIANO PONTI - Il distruttore — HENRI\nDÉ REGNIER - Palazzo — RACHILDE - La mairi\nde Fredegonde — FRED. BOWLES - The tent by\nthe lake — TÉRÉSAH - Armonia — CECCARDO\nROCCATAGLIATA-CECCARDI - Il Viandante —\nALMA TADEMA - Frost.\nnel II.0 Fascìcolo: MISTRAL - Lou Renegat\n— VITTORIA AGANOOR - Il consolatore — SEM\nBENELLI - Apologia — R.ANDEL - A face in a\ncrowd — ARTURO COLAUTTI - La Conquista\n(II.a Parte) — COSIMO GORIGIERI CONTRI - La\nCarmelitana — PAUL FORT - Le matin pastoral\n— FRED. BOWLES - Noon ■— GUSTAVE KAHN\n— Le pr ine e Etè — CLOVIS HUGUES - Jeanne pri-\nosanière — F. T. MARINETTI - La folie des\nmaisonnettes — ANGELO ORVIETO - Antologia\ndi Poeti — STUART MERRILL - Romance —\nVITALIANO PONTI - Eris et Eros — HÉLÈNE\nVACARESCO - Ni ce soir.\nnel III.0 Fascicolo : GIOVANNI PASCOLI - 1\ngemelli — SAINT GEORGES DE BOUHELIER -\nElègie d'Automnne- FRANCESCO CHIESA - Aracne\n— ARTURO COLAUTTI - La conquista (III. Parte)\n— FRANCIS JAMMES - Poesie — FRANCIS VIÉLÉ-\nGRIFFIN - Sarcophage — ETTORE MOSCHINO -\nCrepusoli Antichi — LUCIENNE KAHN - Melan-\ncolie. Chanson — G. P. LUCINI - La solita can-\nzone — F. T. MARINETTI - Les Courtisanes —\nCATULLE MENDES - Les sept Lacs — MARIA\nSTAR - Taormina.\nnel IV.° Fascicolo: GIOVANNI MARRAD1 -\nTito Speri — EMILE VERHAEREN - Tempete sur\nla mer — PAUL ADAM - Le Signe Doiible —\nSEM BENELLI - Il padre mio della montagna —\nAURELIO UGOLINI - Grottesco d}Inverno —\nGUSTAVO BOTTA - Vento ~ Tramonto — RICHARD\nCAPELL - Aprii - Montmartre — FRED. BOWLES\nNight — ANTONIO CIPPICO - Ritorno — ER-\nNEST GAUBERT - L'Amazone — JULES LAF-\nFORGUE - Chanson des sabots jolis — F. T. MA-\nRINETTI - La Mori des Forteresses (I. Partie) —\nALFREDO ORIANI - La Festa da Ballo — VITA-\nLIANO PONTI - Madrigali alla Povertà — K.\nROSENVAL - Deux sonnets pour la Mousmé.\nnel VII.0 Fascicolo: HENRI DE RÉGNIER -\nVille de France — ADOLFO DE BOSIS - Da\n« V Alba del terzo giorno » — GUSTAVO BOTTA -\nVisione - Trege7ida — GIOVANNI CHIGGIATO -\nSul luogo del disastro — GEORGES CASELLA -\nMensonges — MARIE DAUGUET - Z'amour —\nFAGUS - Pantoum — ENRICO FONDI - Ballate\nFloreali — JEAN LORRAIN - Les Mauvais soirs\n— JOHN MASEFIELD - Sonnet — GIAN PIETRO\nLUCINI - Delta — F. T. MARINETTI - À VAu-\ntomobile — VITALIANO PONTI - Alla giubba\nlunga — Louis PAYEN - L'aloés — FERDINANDO\nRUSSO - Suspirata — JEAN ROVERE - Ecoute!..\n— DOMENICO TUMIATI - Terracotta — HÉLÈNE\nVACARESCO - Ballade Roumaine — ESHMER\nVALDOR - Vers ivres-fous — RICHARD CAPELL\n— Song.\nnel VIII.° Fascicolo: CONTESSE M. DE\nNOAILLES - La douceur du Matin — ERWIN\nALEXANDER - Die Tiefe — BENNO GEIGER -\nVer fall des menschheit — SEM BENELLI - Il\ncastello del silenzio — CECCARDO ROCCATA-\nGLIATA CECCARDI - Frammenti dell' « Iperione »\n— FRED G. BOWLES - The empty nest — EN-\nRICO CORRADINI - Carlotta Corday — MARIO\nCHINI - Tanche giapponesi — GAETANO CRESPI -\nI mè campagn — PAUL FORT - Ballades Fran-\ncaises — ADONE NOSARI - Piétol — ALFRED\nJARRY - Ly risme militar iste — ATTILIO SAR-\nFATTI - Il cicisbeo — VITALIANO PONTI - Ila-\nrodia — TRILUSSA - Er diavolo che se fa frate\n— RENÉE VIVIEN - Viviane.\nnel Fascicolo X.°*XI.° i GUSTAVE KAHN -\nDeuil — DOMENICO OLIVA - La fontana di Ri-\nmini — FRANCESCO CHIESA - Venere di Milo\n— FRED. G. BOWLES - A Damask rose — DIEGO\nANGELI - In quale orto lontano.... —- ROGUSLAS\nADAMOYICH - Le masqtie - ANTONINO ALONGE\n— Appassiunatamente — JULES BOIS - La mort\nde Vidole — CAMILLE MAUCLAIR - Crépuscule —\nDOMENICO TUMIATI - Medium — GUSTAVO BOT-\nTA - Partenza - La visita — MARIE DAUGUET -\n— La chanson de la mer — PIETRO MASTRI -\nUn'ala — CARLO BASILICI - Bosco degli ulivi —\nERNEST GAUBERT - La faneuse — GINO DAME-\nRINI - Ritmi d'autunno — JEAN LOUIS VAUDO-\nYER - L'àme de la forét — NINO MARCHESINI\n— I GIGLI — LORENZI LORENZO - Rime andaluse\n— HÉLÈNE VACARESCO - Sur la pente - O doux\nfrère — FERDINANDO PAOLIERI - L'olivo —\nHENRI GHÉON - Trois esquisses lyriques — R.\nSCHAUKAL - Sonette nach J. AI. De Here-\ndia (Antonius und Kleopatra) — SMARA - La\nchanson du cygne — THEO VARLET - Vitesse\n— G. P. LUCINI - Il bagno — FAGUS - La dé-\nfaite du sphinx — MARIO CHINI - Tanke giap-\ngonesi — EMILIO ZANETTE - Inno alla madre —\nG. PORRO SCHIAFFINATI - La nevoda maretta —\nCECCARDO ROCCATAGLIATA- CECCARDI - Sulla\ntomba di Napoleone I — NELLO PUCCIONI -\nDalla Lucrezia Borgia — A. UGOLINI - Don-\nandosi le bandiere di battaglia alle Regie navi\n« Agordat e Coatit ».\nnel XII.° Fascicolo: EMILE VERHAEREN -\nA la gioire des Cieux — DIEGO GAROGLIO - La\nBadia di Soffemia — MARIE DAUGUET - Mer-\ncurio — F. T. MARINETTI - Le directeur s'a-\nmuse... — UGO CODOGNI - Alla terra — VICTOR\nLITSCHFOUSSE - Ferveur — TOUNY-LERYS -\nL'Impossible — FRED. G. BOWLES - Take the\nbest that Life can give - My World — Louis\nTHOMAS - O ma feunesse — Prinz EMIL von\nSCHÒENAICH CAROLATH - Gruss an veneaig —\nTITO MARRONE - Crisalide — GIUSEPPE PIAZZA\n- Preghiera al mio Dio — FRITZ VANDERPIIL -\nComplainte de Maldoror — GABRIELE GABRIELLI\n- Violette — ROMOLO QUAGLINO - Il Secreto -\nALBERT BOISSIÈRE - Le Gué — BOGUSLAS ADA-\nMO WICZ - Deux Poèmes Polonais.\nPOESIA „ PUBBLICHERÀ:\nLa Vision du roi di STUART MERRILL — Las\nCigarras de Palestina di SALVATOR RUEDA —\nVendimion (Canto Primiero) di E. MÀRQUINA —\nLes Glaneuses di ALBERT ROISSIÈRE — A song\nof Brotherhood di FRED. BOWLES — L'Orazione\ndi Plombières di PAOLO BUZZI — Ideales Lejanos\ndi MANUEL GALVEZ — Au prince Hamlet di Louis\nTHOMAS — Il racconto del profugo di ANTONINO\nALONGE — Nach einer Ziebernact di ERWIN A-\nLEXANDER — Das tote glueck di BENNO GEIGER\n— Le farfalle di GIAN PIETRO LUCINI — Re-\nvolte di SMARA — Ritorno di MARCELLO TAD-\nDEI — L'Apotre di ROEF D'UNGERN STERN-\nBERG — Hérostratos di GABRIEL FAURE —\nL'Olivo di MARIO FORESI — Nostalgie di\nLouis DUMONT — Interludio mistico di ENRICO\nCAVACCHIOLI — Il giardinetto d'amore di AL-\nFREDO VON LIEBER — A Suora Paola di VETTOR\nCIELDAURO — Nella piccola casa di G. FRÀNQUI-\nNET de S. REMY — L'Anima Errante di DIEGO\nANGELI — A Florence di BLANDIN — Stornello\n— Elegia di BELLONCI — La matassa - A quella\ngentilissima - Al di là del bene e del male di\nDOMENICO GIULIOTTI — La Svinatura di FERDI-\nNANDO PAOLIERI — Vette nevate di FRANCESCO\nROCCHI — Lasciando Venezia di ANITA RAFFAELLA\nCAVALIERI — Versi inediti di THOMAS CARLYLE\n— Il mondo ed il Poeta poesia croata di SILVYE\nKANJCEVIC (traduzione di Stjepko Ilycé) — O\nAnadyomène di MARIE DAUGUET — Crepuscolo\ndi ENRICO FONDI —Autunnale di ROBERTO ASCOLI\n— Taìinhauser di CARLO LINATI — Seconde let-\ntre à Francis fammes di TOUNY LERYS — Orbe\nterrestre di RENÉ ARCOS — fardins di ESHMER\nVALDOR — Arbres e parfums di EMILE BERNARD\n— Lever de soleil sur la mer di G. FAISANT —\nVer Sacrum di NETTORE NERI — Idillio di NINO\nSTELLACCI — Crepuscolo campestre di CARLOZ\nMAGALHAEZ DE AZEREDO — La cieca folle di\nMYRIAM FRESCHI — L'Arbre rouge di M. D'AL-\nBOLA — Aurore di MARIE ET JAQUES NERVAT —\nStances à la vie di EMILE HENRIOT — Lied du\ncrepuscule di FRITZ R. VANDERPIJL — Ballata\nprimavera di GIACINTO ALTIMARI MENNA — Bou-\nquet de nuit - Au Desert di C. J. KERNECH DE\nCOUTOULY DE DORSET — L'Esilio - L'Altana di\nGUSTAVO GOZZANO — Dinanzi a d'un vecchio ca-\nstello di GUIDO GUIDA — Le chant du page di\nPIERRE PLESSIS — Versi di ALDO PALATINI."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c038", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c038", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 43, "image_fin": 43, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.33", "titre_corps": "{PubInfo}POESIA. pubblica solamente versi inediti", "titre_sommaire": "{PubInfo}POESIA. pubblica solamente versi inediti", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 43, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.43", "debut_caractere": 7642, "fin_caractere_exclue": 7684, "texte": "POJESIA. pubblica solamente\nversi inediti."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c039", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c039", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 43, "image_fin": 43, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.34", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 43, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.43", "debut_caractere": 7686, "fin_caractere_exclue": 7832, "texte": "MERCVRE DE FRANGE\nPARIS » 26, rue de Condé - PARIS\nSKIZIÈME ANNÉE Paraìt le Ier et le 15 de chaque mois SEIZIÈME ANNÉE\nDirecteur : Alfred Vallette"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c040", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c040", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 43, "image_fin": 43, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.35", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 43, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.43", "debut_caractere": 7834, "fin_caractere_exclue": 7914, "texte": "L'ELKMITdQE\nREVXJE DE LITTÉRATURE ET D'AflT\nDirecteur: EDOUARD DUCOTÉ\nPARIS, Rue"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-02-01-c041", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-02_01#c041", "volume": "bmtnaai_1906-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 4", "page_fin": "couv. 4", "image_debut": 44, "image_fin": 44, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.2.36", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 44, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.44", "debut_caractere": 114, "fin_caractere_exclue": 218, "texte": "DU \"\nF&ÀNCE\nEditeur -. 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Marinetti.\nBallades, fllles-fìeurs aux lèvr<-s do parfums,\nle printemps vous s'ma daus les prairies de France,\net vous venez d'eclore sous la baguette de l'Aurore,\ndans l'àme ensoleillée d'un grand poète !....\nBallades souriantes, vos yeux ont la profonde\nindolence des soirs d'Avril mouillés de pleurs.\n0 blondes fìlles-fleurs aux robes en ealice,\nc'est le vent, sauvage de l'Amour,\nqui plie l'une sur l'autre vos tailles lrmgoureuses,\nmélangeant en eadenee .vos cheveux passionnés,\nfleuris de roses rouges et de lilas.... Vous tournoyez\navee Fardeur precipitée et la gràce fìèvreuse\nd'une guirlande parfumée, flottant à la dérive,\ndejà lasse de lutter\nsur le remous tenace qui l'absorbe en douceur.\nBallades, fllles-fìeurs, dont la bouche a le goùt\nde la sorbe mielleuse, voilà que la cascarle\nde vos éclats de rire reveille au fond des bois\nle poète assoupi sur son frais lit de mousses\nqui fut bercé par la plus belle des Etoiles.\nIl vient à vous, les yeux au ciel, en vous tendant les bras,\net vous ouvrez la chaine pour mieux tourbillonner\ntout autour de son coeur qui refleurit d'ivresse ;\net, le long des jours clairs, vous suivez les sursauts\nde sa voix qui sanglote et soupire d'amour,\nchantant le cliquetis des epées lègendaires,\nle nonchaloir des cbàtelaines à leurs balcons lunaires,\nles longs baisers coupés par l'éclair des poignards,\nla nostalgie des ìles, arrosées de bonheur\net de sommeil, où l'on dóbarque, en réve, chaque nuit L...\nMais l'incendie fumeux du couchant engloutit\nla silhouette errante et noire du poète....\nLors vous reprenez vos rondes vaporeuse3\nBallades nostalgiques, au beau milieu de la clairière,\nparmi le vif-argent dn triste clair de lune\nqui lentement ruisselle sur le vaste feuiìlage\net les rameaux de bronze de la forèt magique.\nEt tout en répétant, d'une voix pénombrée,\nles chansons du génie mèlées d'angoisse et de folie,\nvos pas menus écrivent, au hasard de la danse\nsur le sable, les vives paroles du désir\nqui jailliront demain, pour vos amants,\nde la source des lèvres....\nEt lentement vos lisses chevelures\nimitent l'abandon paresseux des nuées\net leur facon de s'enlacer, et leur langueur\nà dénouer, le soir, avec délice, leurs ceintures\nde pudeur légère, avant de se plonger,\ntoute nues dans le bain t-iède et parfumé des mers....\n\nPOESIA, ha pubblicato i medaglioni di G. Pascoli, della Contesse de Noailles, G. Marradi,\nGustave IZahn, A. Colautti, Henri de Tiégnier, Térósah, Francis Viélé Griffin, Severino Ferrari.\nPOESIA, pubblicherà i medaglioni di Jean Mlorèas, Emile Verhseren, Stuart Merrill,\nF. Jammes,Li. Tailhade, A.. MocRel, Saint-Pol-Ftoux, V.\nnoor, F. Chiesa,JD. Tumiati, U. Vacaresco, A. C. Sw W. Yea Fi.\nSalvator Ftueda, E. Marquina, Ftuben Dario,Arthur"}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.3", "texte": "I NUOVI GRANDI CONCORSI DI ΡOESIA:\nOLTRE 3000 LIRE DI PREMI\n*' P0ESIH ,, entrando nel suo secondo anno\ndi vita, forte dell'altissima autorità conquistata\nnei circoli letterari di tutta Europa per la assidua\ncollaborazione dei maggiori poeti contemporanei\ne più ancora per i criteri audaci ed elettissimi\nche sempre c'inspirarono, vuol rendere più ampia\ne più utile l'opera sua nel movimento poetico\ninternazionale, porgendo il più valido e pratico\naiuto ai giovani ingegni ancora ignoti. Con questi\nintenti, POESIA bandisce da oggi tre grandi con-\ncorsi di cui diamo qui sotto le norme :\nPrimo Concorso\n\" IPossia„ bandisce un conc\nstia «ilo critico in lingua italiana\\suW opera poetica, di\nGiovanni Pascoli\nII premio sarà di ÌL. lOOO.\nScopo di questo primo concorso è di proclamare degnamente\nfra gli stranieri il genio del grande poeta nostro.\nPOESIA pubblicherà alcuni saggi dell'opera vincitrice.\nTale opera, a spese della rassegna, sarà pubblicata interamente\nin volumi di nostra edizione, in italiano e in francese.\nLa direzione di POESIA assume la tutela dell'opera pubblicata\nper curarne la vendita sulla quale si riserva il 50 0[Q che andrà ad\naccrescere il fondo premi per i successivi concorsi di POESIA.\nIl resto sarà devoluto all'autore dello studio critico.\nL'opera premiata rimane di assoluta proprietà di POESIA.\nLo studio critico, per la sua lunghezza, dovrà superare le cento\npagine di stampa.\nIl ritratto del vincitore, disegnato da Enrico Sacchetti, sarà\npubblicato in POESIA e nei volumi.\nOgni manoscritto dovrà essere accompagnato dalla bolletta di\nabbonamento a POESIA per gli anni 1906 e 1907. (L. 20).\nChiusura improrogabile il 1.° Luglio 1906.\nSecondo Concorso\n\" TPoesia, ,, bandisce eia ogg\nper uri\nVolume di versi italiani\nI versi dovranno esser© originali e moderni nel pen-\nsiero e nella forma.\nSono ammesse tutte le forme di componimenti poetici in qua-\nlunque metro e di qualunque argomento.\nII volume potrà consistere in un poema unico oppure in una\nraccolta di poesie varie.\nJL1 volume prescelto sarà pubblicato e divulgato a spese di\nPOESIA, alla quale è riservato ogni e qualunque diritto di proprietà.\nLa direzione di POESIA, assume la tutela dell'opera pubbli-\ncata per curarne la vendita, sul!A quale l'autore percepirà il 50 OJQ.\nIl resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi con-\ncorsi di POESIA.\nOgni manoscritto dovrà essere accompagnato dalla bolletta\nd'abbonamento a POESIA, per gli anni 1906 e 1907. (L. 20;.\nChiusura improrogabile il 1.° Luglio 1907.\nTroisième Concours (International)\n\" JPGGSÌB, ,, onore à tous les poètes un concours pour\nOli poème inédit\nécrit dans une des langues suivantes: italienne, fran-\ngaise, espagnole, allemande, anglaise.\nPOESIA, couronnera le poème qui se distinguerà entre tous\npar la puissance et l'originalifce de sa conception et*. par l'barmonie\nde son style et de ses rythmes, sans auctm parti pris pour des sujets\nou des formes prosodiques déteminés.\nPOESIA attribuera IOO© frane» de prix à l'auteur\nvictorieux.\nLe poème paraìtra à la place d'bonneur de POESIA, avec le\nmasque de son auteur dessi né par l'illustre peintre E. Sacchetti.\nLe poèmes envoyés par le concurrent devront ètre inédits et\naccompagnés du bullettin .d'abonnement à POESÌA (année 1906).\nL'abunnement à POESIA est. de 10 fr. en Italie et de 15 fr. à\nl'ét.r anger.\nLa fermeture de ce concours international est fìxée au 1\nJuin 1906.\nEDIZIONI DI POESIA:\nE imminente la pubblicazione di:\nL'ESI LIO\npoema in prosa, in tre parti di Paolo Buzzi«\nvincitore del I.° Concorso di Poesia\nI.a parte: Verso il Baleno (Lire 3,50.)\nn.a parte: Su l'ali del Nembo {Lire 8,50.)\nIIT.a parte: VerSO (a Folgore {Lire 3,50.)\nCopertina a colori di Enrico Sacchetti.\nSono in 'preparazione, :\nLES FEMMES EN JAUNE\npoème de F. T. Marinetti (3 fr. 50.)\nL'ESTETICA DELL'ENDECASILLABO\ndi Sem Benelli.\nLa magnifica opera X'Ssitìo di PAOLO BUZZI sarà data in\ndono agli abbonati 1900."}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.4", "texte": "Il trionfo di “Roi Bombance„\nGiudizi della stampa italiana ed estera\n(La continuazione al\n2>alia Stampa :\nDue re -da Fiaba, due fantasie allegoriche,\ndue bizzarie pensose che s'incontrano traverso\nmolta distanza di luoghi e di tempi : escursioni\nletterarie fuor delle strade comunemente bat-\ntute, fatte per attirare la curiosità un po' spau-\nrita che sentiam tutti quando, fermandoci un\nmomento a riflettere in mezzo all'affannoso\nandare di questa vita moderna, ci sforziamo di\npenetrarne l'anima con uno sguardo, di racco-\ngliere i valori in un solo giudizio. Grli scrit-\ntori del S3colo XVIII predilessero la forma del\nromanzo fantastico per esporre la lor critica\ndella società vecchia, la lor visione della società\nfutura ; e i loro esempi par che ridivengano\nfecondi ora che, dopo un periodo storico rela-\ntivamente così breve, il consorzio civile si trova\nda capo in una crisi di trasformazione violenta\ne consapevole. Un'altra volta, la strada fa un\ngomito : non si sa che cosa ci sia di là ; non si\nsa bene deve si vada; e prima di andar in-\nnanzi ci si volta a guardare indietro, se i casi\ndel passato possano gettar qualche lume sui\ncasi dell'avvenire. Si volta un vecchio, Luigi\nCapuana, maestro narrator di favole argute;\nsi volta un giovine, F. T. Marinetti. che, nono-\nstante l'italianità del nome, appartiene per il\nsuo lavoro di prosa e di poesia alla letteratura\nfrancese ; l'uno e l'altro studia la società mo-\nderna secondo il temperamento suo: entrambi\nper giudicarla, pur venendo di così lontano,\ns'accordano in un'idea letteraria, come s'accor-\ndano in un pensiero di sconforto sdegnoso. Il\nvecchio e il giovine sono egualmente scontenti\ndella storia, e poco sperano dal suo continuare.\nIl mondo creato dagli avanzamenti della società\nrazionalista, democratica e utilitaria offre agli\nocchi loro troppi disinganni : i loro due libri\nson segni di delusione acerba.\n• » • • • • • • • # • •••••••\nCosì conchiude la favola del Capuana.\nQuella del Marinetti, che si svolge più ampia\nper dialoghi e scene rappresentative in quattro\natti, • non ha tanta semplicità e chiarezza. Il r©\nBracalone è un savio che si fa a giudicare la,\nstoria degli uomini; il re Bombance, che vuol\ndire abbondanza e gozzoviglia, è un simbolo\nvivente in mezzo agli altri simboli di una fan-\ntasia drammatica che non si può raccontare.\nFantasia che i francesi direbbero saugrenue,\ntra il Rabelais e il Baudelaire, densa d'imma-\ngini grasse, di figure sconce, d'invenzioni in-\nfernali: allegoria cinica della società moderna\nnelle sue rivoluzioniffpolitiche. Simbolo della\nvita, anima della storia dei popoli è il man-\ngiare: stomaco, intestino e digestione voglion\ndire patria, ideale e civiltà. Prima la gente\nche ha fame si contenta di adorare da lontano\nla baldoria consacrata che mena il re chiuso\nnel suo castello; poi vuole anch'essa prender\nparte al festino, e nel castello invaso, alle ta-\nvole del re, siedono a grasso banchetto i bor-\nghesi sfruttatori, che chiudono essi pure le\nporte in faccia agli affamati ; questi infine si\nsdegnano, prorompono all'assalto delle cucine\ne delle cantine vietate, menano un'orgia pazza\nin cui ingoian vivi i re, il prete, i nobili, i\nministri del vecchio stato. Ma poi per eccesso\ndi ebrezza, per paura della morte, per sbigot-\ntimento di solitudine, la plebe ri vomita ancor\nvive le sue prede; ed ecco tornati a dominar\ncome prima il re, il prete, i soldati, gli uomini\npolitici, eccoli di nuovo a banchettare, mentre\nfuori del castello urla ancora la turba degli\naffamati. Insaziabile è la fame umana ; le spe-\nranze della civiltà cadono una dopo l'altra nella\nmedesima delusione ; la libertà è un assurdo ;\nunica forza sociale son gli appetiti inestingui-\nbili; sopra tutti gli sforzi nostri ultima e sola\nha ragione la morte. Di età in età, gli uomini\nnon faranno altro che perfezionare le loro ma-\nscelle, per più facilmente divorarsi a vicenda.\nEssi saranno sempre le stesse bestie voraci.\nL'ideale che brilla sui loro capi resterà sempre\nfuor della terra, noto soltanto al poeta, che,\noblioso della sua fame, si pasce l'anima di bel-\nlezza.\nCosi anche il Marinetti sbugiarda il pro-\ngresso, rinnega la libertà, condanna la civiltà,\nmere apparenze dell'eterna natura brutta. Ma\nnop. si può dire con quanta ricchezza d'imma-\nginazione egli componga i suoi quadri di schifo\ne d'orrore. Par che sia stato a scuola da tutti\ngli artisti del grottesco; i suoi mostri simbo-\nlici hanno una vita che ricorda ad ora ad ora\ni maestri della caricatura macabra, i poeti del-\nl'orgia e della putrefazione. Mentre la fibra del\nCapuana dice quello che ha da dire senza nuovi\nartifìci, il dramma del Marinetti è tra le recenti\nopere francesi una delle più nudrite di ricerca\nletteraria, uno stillato di modi appresi a tutta\nla letteratura utile all'idea\nPantagruel alle Fleurs du mal e più oltre, agli\navvelenati umoristi contemporanei. L'ingegno\ndel Marinetti, che ha fatto in poesìa più serene\nprove, rivela qui una sua singolare potenza di\nfigurazione.\nIl racconto italiano e il dramma francese\nhanno diverso grado di valore ; più chiaro parla\nil primo ai lettori semplici, più interessante è\nil secondo per il pubblico amico delle novità\nperegrine; ambedue dicono una parola amara,\nche può spiacere, ma che giova ascoltare.\nDino Mantovani.\n7)aita Perseveranz\n\\\nE questa l'opera sinora più forte ed ardita\ndi Filippo Tommaso Marinetti, il veemente e\nfantasioso poeta della Conquète des Etoiles e\ndi Destructlon, e nonostante i suoi gravi difetti,\nè uno dei libri più originali Ne interessanti\nusciti per le stampe in questi ultimi tempi.\nAvverto subito però che il libro non è fatto\nper gli orecchi e neanche pei nasi un po' deli-\ncati. Fra i personaggi simbolici che lo popo-\nlano, il più significativo è infatti Sainte-Pour-\nriture : fra quelli che hanno un maggiore sub-\nstrato di umanità, è Boi Bombance, che da\nmattina a sera, in ogni occasione solenne e per\nmeglio affermare la sua regale autorità u pète\net rote bruyamment rc. E siccome in Boi Bom-\nbance (Société du Mercure de France, Paris),\nil problema sociale contemporaneo, che vorrebbe\npur essere in qualche modo il fondamento del-\nl'opera, () ridotto dall'autore, per amore di sem-\nplicità e di evidenza, ad una pura questione\ndi ventricolo, così tutti i fantastici personaggi\nche partecipano all'azione — dimenticavo di\ndire che Boi Bombance è, nell'idea del Mari-\nnetti, una tragedia satirica — da Pere Bedaine\ncappellano del Re, a Tourtey Syphon e Bé-\nchamel, i u marmitons sacrés n, ossia i u Cui-\nsiniers du Bonheur Universel » ; da Estoma-\ncreux, capo degli affamati, a Soledor, Carpebleue\ne Fretti*, i vassalli del Re; da Vàchenraget a\nPoulemouillet, soprintendenti l'uno alle cucine,"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.5", "texte": "e l'altro alle cantine reali, si inspirano nei loro\natti e nelle loro parole unicamente agli im-\npulsi ed agli stimoli della loro animalità. Nes-\nsuna violenza di gesto, nessuna crudezza di\nlinguaggio ci è quindi risparmiata dall'autore :\nla sensualità più aperta aggressiva ci ac-\ncompagna dovunque, diventa una condizione\nnecessaria alla piena comprensione dell'opera,\nla quale appare concepita e condotta a termine\nin uno stato di sensibilità morbosa e di per-\nmanente frenesia estetica.\nMa il Mar inetti più che considerare e pe-\nnetrare da filosofo e da ponsatore il gran pro-\nblema della vita moderna,, lo intuisce e lo sente\nda artista, e da artista che si compiace ingros-\nsare ed esagerare fino all'assurdo le espressioni\npiù tipiche e caratteristiche dell'egoismo umano;\nda poeta che ha bisogno di spezzare ogni vin-\ncolo con la realtà per lasciare più libero il\nvolo alla immaginazione ed alla fantasia.\nDa ciò il carattere volutamente, ostenta-\ntamente grottesco di Boi Bombance, ove il\nreale ed il fantastico si avvicendano e s'intrec-\nciano però in modo troppo strano e bizzarro,\nperchè noi possiamo concedere al primo una\nqualche sincera espressione, una qualche effi-\ncacia rappresentativa, o attribuire al secondo,\nche pur penetra e avvolge tutte le figurazioni,\nquella larga e profonda significazione che è\npropria del simbolo.\n*\nLa tragedia è scritta in prosa, ma benché\nla materia di essa lo consenta assai di rado, è\ntuttavia il poeta quello che più genialmente si\nafferma anche nelle pagine di Boi Bombance.\nC'è anzi un personaggio, che il Mari netti con\nsenso di arguta e amara ironia fa chiamare\nVIdiot, che sul lezzo delle realità volgari e\nsulla danza oscena dei più bestiali egoismi\nagita senza posa la gran fiaccola dell'Ideale;\ne questa figura, particolarmente cara all'autore,\ns'anima talvolta e si osalta d'un entusiasmo\ncosì puro ed ardente da imprimere alle astra-\nzioni della sua ricca e indocile fantasia il fa-\nscino eloquente della grazia e della bellezza.\nLa lingua francese non ha segreti pel\nMarinetti. Egli la conosce e se ne serve da gran\nsignore, ora specialmente che il suo vocabolario\nsi è di molto arricchito. Quanto alla frase, già\ncosì calda e incisiva, si è fatta in quest'ultimo\nvolume anche più sciolta, vivace e colorita. Lo\nstile è sempre il suo, libero cioè da ogni con-\nvenzionalismo cattedratico, insofferente di ogni\ncostruzione. E così tutte le immagini, anche\nle più ardite e le più pazze, vi sfilano dinanzi\nin una ridda senza posa,, e l'ampollosità — qui\nperfettamente in rapporto, del resto con l'in-\ndile grottesca dell'opera — diventa un carat-\ntere permanente, un'espressione consuetudinaria\ndello stile. E questo mi pare superfluo notarlo,\nnon è bello. Scrivendo della Conquète des Etoiles,\nalcuni anni or sono, io accennavo a questa in-\nsofferenza d'ogni freno artistico in Marinetti.\nEra l'esuberanza d'un giovane poeta, ai suoi\nprimi saggi, e la cosa allora poteva anche ap-\nparire simpatica e promettente; oggi la man-\ncanza di una sapiente elaborazione dell'opera\nd'arte in quanto ha tratto alla sua struttura e\nalla sua forma è un difetto che il Marinetti\ndovrebbe evitare se realmente vuol dar prova\ndi un gusto artistico, fine e delicato. E artista\ndelicato e fine oltreché forte e originale egli\npotrà essere il giorno che vorrà e che saprà\nnon reprimere né comprimere, ma dominare e\nsignoreggiare il gagliardo e fremente impeto\ndella sua fantasia.\nGr. Bonaspetti*\n3>al \" £es -Gcrits pour l'JTrt „ :\nNotre collaborateur et ami M. Marinetti,\nqui dirige avec tant d'autorité la revue Poesia,\ns'était révélé déjà comme poète épique et\nlyrique. La Conquète des Etoiles et Destruction\nnous avaient montré deux aspects d'un talent,\njeune encore, mais riche et puissant, fait d'ima-\ngination débordante, d'ampleur, de fougue, de\npittoresque, parfois mème d'emphase. La phy-\nsionomie du poète n'en sembla.it que plus at-\ntaccante: car il était manifeste que, chez, lui,\nl'inspiration dépassait l'expression, et que cha-\ncune de ses ceuvres était loin de le réaliser\ntout entier.\nIl vient de nous le prouver en nous don-\nnant cette fois une u tragèdie satirique » en\nprose, ouvrage caricaturai et démesuré, où seule\nl'abondance d' imagination établit un trait\nd'union avec ses premiers poèmes.\nLe Boi Bombance, comme d'ailleurs la\nDame h la Faulx de Saint-Poi Roux, a le pri-\nvilége d'ètre injouable, qualité éminente et\nmérite inappréciable pour une oeuvre d'art\ndrammatique : — mais l'énorme satire de Ma-\nrinetti ne ressemble en rien aux fresques sym-\nboliques de Saint-Poi Roux, pas plus qu'elle\nne rappelle Ubu Eoi. C'est un essai, originai\net nouveau, de satire qui n'est ni littéraire, ni\npolitique, ni sociale, mais, à vrai dire, psycho-\nlogique et métaphysique.\nL'auteur nous introduit dans le royaume\nde l'Estomac universel où tróne Bombance qui\nrègne sur les Bourdes. Groupés autour du Iioi,\nl'Intestin triomphant, u le pouvoir en de$à\ns'étalent les vassaux, les conseillers, les mar-\nmitons sacrés, et tous autres avatars de ses\ndigestions forcenées ; en face, s'amplifie Be~\ndaine, le prètre, u le pouvoir au delà », qui\ncuisine son bonheur terrestre de latin celeste,\nmacaroni par où la terre pend au ciel. Tout\nautour grouillent les affamés, — affamés puis-\nsants, qui ont pour chef Estomacreux,\naffamés faibles, partisans des Marmitons sacres.\nAnguille, l'ironie cynique, et l'Idiot ou le poète\nmàcheur d'idéal, représentent l'esprit dans ce\nformidable boi digestif. Enfìn Sainte Pourri-\nture — création, destruction et regeneration\nincarne la loi universelle, la Force absolue et\nunique par quoi s'accomplit le Devenir eternel.\nL'allégorie ainsi présentée, voici le drame.\nL'Humanité étant mue par deux instincts\négaux, la faina et l'amour, les Bourdes cliassent\nles femmes de leur royaume; pour que l'obses-\nsion de l'amour ne Vienne plus paraliser la\nfonction stomachale ni gèner la béatitude des\ndigestions* u Pas la pei ne de procréer avant\nd'avoir résolu le grand problème intestinal du\nmonde! »\nEn effet, les estomacs repus s'angoissent\nde la menace des estomacs affamés et l'Inani-\ntion qui tourmente les uns, guette tous les\nautres. D'où les sediti ons, les brigues, les com-\nplots. La mort de Ripaille, cuisinier du Roi\nBombance, déchaine d'effrénées convoitises. Les\nmarmitons sacrés concertent avec Estomacreux\nune Révolutìon intestinale. Bombance sera dé-\ntròné et les affamés deviendront les repus. Les\nvoici qui assicgent tous le chàteau royal, dans\nlequel les marmitons barricadés cuisinent in-\ntermi nablement le bonheur universel, tandis\nque les Bourdes et le Roi lui-mème crévent\nlamentablement de faim. L'Idiot s'efforce vai-\nnement de nourrir de chimères ces spectres\nexténués. Bombance et ses vassaux meurent.\nCependant l'Orgie universelle s'apprète. Les\nforts ont fait irruption dans le palais sui vis\nde tous les affamés vivants et les marmitons\nsacrés sont contraints de servir aux Bourdes\nle festin idéal.\nMais le Désir satisfait va engendrer la\ndestruction. Les Bourdes s'entre-dévorent aprés\navoir mangé les cadavres de Bombance et des\nvassaux salés et confortablement marinés. An-\nguille, l'Idiot et Bedaine sont tous engloutis.\nIl ne reste plus que quelques forts que torture\nune effroyable indi gesti on.\nAlors intervient Sainte Pourriture qui de\nla mort fait jaillir la vie. Les Bourdes, ranimés\npar ses souffles putrides, sortent de leurs tombes\nstomachales, arrachant des gueules sanglantes\nles dentiers qu' ils gardent encastrés dans le\nfront. Puis, les engloutis jettent les cadavres\nde leurs engloutisseurs aux marais du passé,\nroyaume des miasmes de Sainte Pourriture. Or,\nsuivant le rythme de l'éternelle loi, ces dérniers\nressuscitent et, escortés d'hyènes affamées eux-"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.6", "texte": "mèmes à nouveau se ruent sur leurs précé-\naentes victimes et leurs bourreaux récents.\nCar c'est là le fatum et le sens de la vie.\nu D'àge en àge, la race des Bourdes va perfe-\nctionnant ses màchoires, dans l'art de s'entre-\ndévorer avec une grandissante agilité.\nVoilà le seni prògrès possible! »\nLe dogme philosophique de ce drame cari-\ncaturai n'est pas nouveau. C'est le fond de toute\nmétaphysique pessimiste d'Héraclite à Scho-\npenhauer. L'ètre n'est que le devenir.\nToute satisfaction est destruction qui com-\nmence: le desir est seul réel. Vivre, c'est agir :\nagir c'est faire eflort; tout éffort est douleur;\nla vie est donc empoisonnée dans sa source.\nIl n'y a ni mort, ni vie. La mort engendre la\nvie aboutit à la mort. u Ce que vous appelez\nla mort n'est que l'un des innombrables chan-\ngements dont la 'succession est la vie!...\nNe dites pas: u ISTous mourrons demain!...\nJe vis!... J'étais mort! ??... Mais dites plutòt:\nu Je suis une parcelle du cadavre éternel et\nvivant do la Nature! »\nToutefois cette philosophie n'est pas né-\ncessairement pessimiste. Il n'est que de consi-\ndérer le désir comme bon, ou mieux comme la\nsource et la conditi on du plaisir de l'È tre in-\ndivi duel. u S'user dans le désir effréné de toutes\nles apparences succulentes et lumineuses du\nMonde !...\nCe détóir est-i 1 bonou mauvais!.. Qu'importe!..\nL'essentiel, c'est de désirer !... »\nMais il est indifférent que le sens philo-\nsophique drame de ce genre ne soit pas\nneuf — ou mieux il est essentiel qu'il ne soit\npas neuf car il faut à une oeuvre d'art\nexpressi ve d'une métaphysique. une généralité\nsufirisante, et toute doctrine à portée univer-\nselle est nécessairement-ancienne. L'originalité\nne s'impose que dans la crèation artistique, et\ncomprend le choix des moyens et leur mise\nen oeuvre. Or M. Marinetti ayant une\nbouffonnerie démesurèe, a eu le gout, la lo-\ngique, d'ètre sans mesure. Son oeuvre est un\nchaos vivant, grouillant, éructant. Impossible\nde concevoir imagination plus débordante dans\nle concret. C'est un océan plastique sans tour-\nmentes.\nJ'aurais désiré, pour ma part, une organi-\nsation plus intime, plus poussée et, qu'en tenant\ncompte de l'immensité des proportions, on suivìt\nnéanmoins une gradation continue et parfaite.\nJ'eusse voulu encore un style d'une élection\nplus choyée sans qu'il perdìt rien de sa vie\néffarante. Car les qualités de l'oeuvre sont assez\ngrandes et les dons du poète assez beaux pour\nqu'on ose, à son endroit, de pareils souhaits.\nJean Floyère.\n3>al Qharivari:\nM. Marinetti a pub li è rèe emine nt au Mer-\ncure de France urie tragedie satirique bien\ncurieuse, Le Boi Bombance, qui tieni du pam-\nphlet. Il me semble que ce livre a une portée\nplus sérieuse que celle qui apparaìt à une\nlecture fai te à la légère. Voici : Le royaume\ndes Bourdes est gouverné par le rei Bombance\nqui s'empiffre avec ses courtisans, et dont\nl'uni que gioire, le seul but est de manger pour\nmanger. — Cependant, le peuple des AfÈamés\nse plaint. Il detrone le roi Bombance; et ses\nmarmitons qui le remplacent sur le tròne font\ncroi re que l'ère du Bonheur Universel est\ncommencée. On les acciaine : ils s'emparent des\ncuisines et, naturellement, s'empiffrent à lem-\ntour, sans songer au peuple des meurt-la-faim.\nCelui-ci veut manger. Les révolutionnaires se\nsaisissent de Bombance — qu'ils avalent avec\nses compagnons, dans une orgie formidable.\nMais Bombance, d'un effort inattendu chez un\nhomme aussi gros, se projette hors du ventre\nd'Estomacreux, chef révolté: ses courtisans en\nfont de mème. Les affamés reviennent à la\ncharge — et Sainte-Pourriture, qui gouverne\nle monde, impuissante, leur crie, goguenarde:\nu Vous allez bientot vous manger l'un l'autre...\nce qui vous avancera beaucoup. 11\n— Cette oeuvre, mouvementée, brutale, fan-\ntastique, étonne, au premier . abord. Le style\ntrop violent choque peut-ètre: mais la force en\nest belle, et l'ironie, quoique cachée, est agréable.\nL'idée est heureuse, sinon consolante: les ré-\nvolutions n'avancent à rien; tout le profìt en\nest aux seuls maitres des factions. Bombance,\nEstomacreux ou Siphon, les chefs de parti s\nprennent l'Assiette au Beurre chacun pour sol ;\net le peuple dés Afiamés, dans le lointain tré-\nbuche et tombe d'inanition pendant que les\naatres s'arrondissent\nEmile Henriotc\n7)al Xes Xifferaires :\nLe Hot Bombance, tragedie satirique\nen 4 actes en prose (Mercure de France).\nUn royaume où l'on ne se préoccuperait que\ndu problème social, id est se sustenter ; l'e-\nxpress! on d'une philosophie pessimiste, et\naussi bien d'une philosophie optimiste; de\nla brutalité; du dévergondage; de l'action;\nl'animalité des hommes; leur bètise; leurs\nmanies; leur orgueil; leur ventre se développant\njusqu'à leur tenir lieu de cerveau et de coeur;\non trouve tout ce grouillement dans l'oeuvre\nde M. Marinetti ; et Bossuet ou La Bruyère en\nauraient été fort étonnés; mais il ne s'agit pas\nici de classiques, c'est un tonnerre de vie ani-\nmale et, en sonime. ime bien córieusé tentati ve.\nLa force des hommes ri'est qu'une fonction\nde leur physiologie. M. Marinetti m'apparait\ncomme un fleuve torrentueux, ecartelant ses\nrives, dispersant les digues et les ponts : il\neffraye le voyageur paisible, et laisse sur les\nprairies des traces de son passage. Pourquoi\nne pas couler. vigoureux, mais paisible? Mais\npourquoi, aussi/ chercher à ètre diffèrent de\nsoi-mème ?\n• •• • • « » a ## • « »\nLou\nj)ai ì(inascirrieìjto\nIl trionfo della Duse non è il solo trionfo\nitalico riportato in questi ultimi tempi fra gli\nuomini di lettere parigini. Si legge pur tra noi\nVImmorale del Butti nella buona traduzione\npubblicata dal Journal, e molto si discute circa\nLe JRoi Bombance del poeta milanese F. T.\nMarinetti che conta a Parigi un forte numero\ndi amicizie letterarie. L'opera sente un tal poco\ndi quel genere — assai famigliare, del resto,\nai francesi — di poema drammatico e se si\nvuole di opera teatrale incompatibile, incom-\npatibile almeno con le meschine abitudini teatrali\ndell'età nostra. Les Etats de Blois di Yitet, la\nTentation de Saint Antoine di Flaubert, i drammi\ndi Ernest Rénan, le Ili quei a la Houppe di Ban-\nviìle ne sono i più lucidi esempii. Ma, dato il\ngenere, nella figurazione, libera per eccellenza,\nla sola fantasia del poeta vi è arbitra assoluta,\ne il Mai-inetti, pur mescolando nell'opera sua\na un enorme senso buffonesco, un lirismo en-\ntusiastico. alla tragedia della fame, il rombo\ndella rivolta, e i palliativi di ciarlatani che\nspacciano la panacea della universale felicità,\nha puranco riaffermata l'originalità che già\naveva rivelato * in Conquète des Etoiles, e in\nDestruction. Per certo, considerata la fede\ngrande che in Francia è risposta da gran nu-\nmero di persone nello sviluppo cosciente della\ndemocrazia e nel trionfo futuro di un generoso\naltruismo, molti non sapranno approvare le\nconclusioni pessimiste del poeta: ma in qual-\nsiasi opera letteraria la tesi non ha il valor\n%\nmaggiore, bensì invece più valgono i mezzi\ncon cui essa vien sorretta, ed ancora vale la\nbella veste poetica con cui vien rivestita, mal-\ngrado le dolorose stupefazioni dei seguaci,\ntroppo numerosi tra noi, di una letteratura\ntroppo saggia e restrittiva. Quindi, checché si\ndica, la violenta fantasia del poeta vince i pre-\nconcetti, e il* Roi Bombante è sinceramente\nlodato, e a libro chiuso, noi meditiamo. Il che\nè già molto. La tragedia umoristica e carica-\nturistica del Marinetti avrà l'onore della ri-\nbalta? Perchè no? Lugné-Poe è uomo d'attuare\nogni più difficile progetto d'arte.\nG-ustmvs JZahn."}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.7", "texte": "IL CASTELLO DEL SOGNO\n\npoema drammatico in quattro atti.\nDal SECONDO ATTO\nNell'aprile del 1794.\nLa chiesa del castello: in\nall'altare, protetto da una balau\n'mensa è spoglia, occupata da un\nun gran libro rilegalo in perg\nseggiolone antico. Ogni arredo\nsontuosi e pelli rare sono sparsi\ncamente. Su le muraglie screpolate\nsono appesi arazzi superbi, con\ngendarie. Una grande tavola\nun'alta anfora e parecchie coppe\nmedievali o esotiche scintilla ne\nstra una porta bassa, che mette\nvanti, una porticina a muro, ch\nE notte. Due torce accese s\nbalaustrata: un candelabro, pure\nlibro. La chiesa, ciò non ostante, è piena d'ombre.\nPRIMA SCENA\nIl visionar\nSeduto sopra uno scranno\nmensa. dell'altare, sta DIONISIO,\nvolume rilegato in pergamena.\ndi foggia spagnuola del XVI\na una colonna, è ritto, immobile come una statua, IL SERVO\nMORO.\nDIONISIO (chiudendo violentemente\nintorno)\nAhmed! Notturna Sfinge! Idolo nero\nDai bianchi occhi di smalto e dalle labbra\nDi corallo, ove sei?\nIL MORO (avanzandosi)\nQui, mio signore\nE padrone.\nDIONISIO (sùbito)\nSilenzio! Mi bastava\nDi vederti.\n(S'allontana\ntamente i gradini dell'abside).\nMolesta tanto m'è\nLa tua parola, quanto m'è gradito\nIl tuo sembiante. — Tu non devi mai\nAprire il becco, come il bel paone,\nChe ingemma le foreste, ma le attrista\nCol suo grido sinistro e doloroso:\nImagine e non voce di bellezza!"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.8", "texte": "POESIA\n\n(Gli è g\ncomando).\nOr va, corri alla stanza del signore\nOspite nostro, e annunziagli che qui,\nSolo, io l'aspetto.\n(Il moro\nuna torcia,\ncandelabro).\nTu l'accompagni per la via segreta\nDegli anditi, così che non s'avverta\nIl vostro andare dalla luce errante\nA traverso le sale ottenebrate;\nE l'introduci da quella postierla,\nRapidamente. — M'hai tu inteso?... Corri.\n(Il moro esce in fretta dalla piccola\nporta a sinistra.\nsi versa dall'ani o\nnella coppa, e beve ; poi, incrociando le\nbraccia e sorri\nintento la piccola porla a sinistra).\nEd ora a noi, mio giovine straniero,\nChe dai mondo reale, ove vivesti\nFino ad oggi sicuro di te stesso\nE dell'eterna logica dei fatti,\nOsasti avventurarti in questo tempio\nSacro al nuovo, all'assurdo e all'imprevisto!...\nGrandi cose vedesti, e portentose\nLà, nel tuo mondo! D'alti e strani eventi\nTi credi messaggero a queste chiuse\nPorte del Sogno! E pur non sai narrare\nSe non rancide storie e casi antichi,\nRinnovellati come si rinnova,\nSempre uguale a sè stessa, un'onda in mare!\nUn re decapitato; tutto un popolo\nin ribellione e in armi per due magiche\nParole, e vane; libertà e giustizia;\nFiumi di saigue per le strade; vortici\nL)i fumo e lingue viscide di fuoco\nSu le città incendiate; orrendi scempi\nti barbariche gesta!... E che? Già lessi\nIo, nei più vieti libri, uguali eventi\nE più tremendi e foschi e spaventosi;\nCome già vidi mille volte in cielo\nGli innocenti vapori farsi nembi\nDi procella, e scagliarsi un contro l'altro\nArmati di saette e di minacce\nTonanti, e lacerarsi irati il cuore,\nE sanguinare, e lacrimar dirotto,\nPer poi svanire esausti nell'immensa\nMonotonia del vuoto mascherata\nD'azzurro!... Ah, come è grande l'ideale!\nE come in suo confronto è miseranda\nLa realtà, che gli uomini governa:\nLa realtà, crepuscolo perenne\nChe non può farsi giorno, alba che annunzia\nUn sole e non lo porta mai !\n(Cambiando tono, dopo avere origliato)\nStraniero,\nOdo il tuo passo cadenzato e forte,\nChe s'avvicina, risvegliando i lunghi\nEchi dei sotterranei. Tu cammini\nSicuro, ospite mio: ma così franco\nForse non partirai da queste soglie,\nPoiché le tue pupille, assuefatte\nAll'ombra od ai pallori antelucani,\nSaranno offese dal raggiar d'un astro,\nCh'esilia il sole e vendica le stelle,\nE che si chiama: il Sogno!\n(S'avvicina alla tavola e beve ancora;\npoi scoppia in un riso fragoroso).\nAh, come voglio\nDivertirmi stanotte!\nSECONDA SCENA\nLa vita e sogno.\nDalla piccola porta a sinistr ANGIOLO,\ngnato dal SfcRvo MORO, che s'inchina e sùbito si ritrae. DIO-\nNISIO si ricompone e si avvia incontro all'ospite, sorridendo\ncordialmente e stendendogli ambo le mani.\nDIONISIO (salutandoJ\nBenvenuto,"}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.9", "texte": "POESIA\n\nMio caro amico....\nANGIOLO (un po' turbato, fissandolo\nMi chiamasti....?\nDIONISIO\nA mensa\nIo ti promisi di mostrarti il luogo,\nDove trascorro le ore piò beate,\nPiù intense e fuggitive della mia\nVita solinga. E la promessa or tengo.\n(Angiolo lo guarda sempre, come stu-\npefatto).\nEbben? Perchè mi guardi con quegli occhi\nAttoniti, silenziosamente ?\nMa che hai? Che vedi dietro me? Una testa\nLivida di Medusa, che col suo\nVipereo sguardo ti converta in pietra?...\n(Angiolo lo guarda sempre, attonito.\nEgli fa un gesto, come avesse compreso, e\nscoppia a rid\nAh, intendo!... Il mio costume...? Tu contempli\nEsterrefatto il mio costume! E chiedi,\nDubitoso, a te stesso, s'io lo vesta\nPer burla o per follìa!...\n(Ride an\nAh, datti pace,\nIngenuo amico! Forse non ricordi\nDove tu sei. — Qui non s'infiltra il gretto\nOcchio del volgo; e son banditi gli usi\nI modi e le formalità del tempo\nE degli uomini. Qui soltanto impera\nL'imaginoso mio capriccio. — Questa\nFoggia d'abito è bella e mi sta bene;\nE, libero, io la porto, senza tema\nDi suscitar lo sdegno dei pedanti\nNè il ghigno degli sciocchi!\n(Cambiando tono, cordialmente, pren-\ndendolo per il braccio, e mostrandogli la\nstanza).\nMa lasciamo\nQuesto fatuo discorso. — Vieni. Siediti,\nAngiolo, e dimmi in vece se ti piace\n11 luogo ch'io prescelsi per studiare,\nMeditare e sognare.\nANGIOLO (dopo aver guardalo\nlo non m'inganno....\nE un oratorio!\nDIONISIO (sorridendo)\nBravo! Hai già scoperto\nSotto i profani veli e gli ornamenti\nLeggiadri, quasi femminili, ond' io\nLo volli travestire, il vecchio scheletro\nDai secchi stinchi e dalle vuoto occhiaje!\nQuesta fu già la chiesa, ove i feroci\nBaroni, abitatori del castello\nNe' suoi tempi gloriosi, prosternarono\nIl loro orgoglio sanguinario innanzi\nAl Cristo sanguinante!\nANGIOLO (guardando intorno)\nE dov'è il Cristo?\nDove, gli arredi delia sacra tavola,\nEd il santissimo ciborio?\nDIONISIO\nGuarda.\nL'altare è là, severo, nudo e freddo\nCome già fu in origine: sepolcro\nE mensa insieme. — I molti arredi,\nOggetti vani e senza pregio, che\nNe ingombravano il piano, furon tolti\nE confinati nei solai, col vecchio\nMessale, insulso libro senza luce\nDi pensiero. Or sul piccolo leggìo,\nChe vedi a mezzo della mensa spoglia,\nRide al suo posto un libro ben diverso :\nL'opera d'un poeta....\nANGIOLO\nE il Cristo ?\nDIONISIO\n11 Cristo,\nUn'ebra nudità cadaverosa,\nFissa sopra una croce troppo angusta\nPer le sue membra enormi e tutta lorda\nD'ambigue macchie, fu calato giù"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.10", "texte": "POESIA\n\nDall'arco di trionfo; ed or sarebbe,\nPer mio decreto, cenere nel vento,\nSe la sorella mia, pietosa più\nChe delicata, non gli avesse offerto\nInviolato asilo nella sua\nIntima stanza, e non l'avesse appeso\nIn capo al letto a custodir con l'arma\nDell'orrore i suoi sonni d'innocenza!\nANGIOLO (guardandolo con esp\nE non temesti....?\nDIONISIO (interrompendolo, con\nChe?.... L'ira di Dio?\nAh, no! Se l'occhio Suo potò seguirmi\nSu queste rupi e vide il mio travaglio, '\nDio dev'essermi grato d'aver fatto\nD'un tempio, ove la morte e la bruttezza\nEran le speci della sua Persona,\nUn tempio sacro alla vita, all' idea\nE alla bellezza !\n( Cambiand\nMa siediti, amico,\n10 te ne prego.\nANGIOLO (sedendo, sempre turba\nGrazie....\nDIONISIO\nOrmai la notte\nIla steso sul castello solitario\n11 suo drappo di tenebre e di sonno.\nOdi il lamento degli allocchi nella\nPineta? Odi lo scroscio interminabile\nDel fiume ? — Nessun'altra voce rompe\nQuesto silenzio mai, se non tal volta\nUna civetta errante che, passando,\nS'arresta a prender lena in su una croce\nQui nel sagrato attiguo all'oratorio,\nE sembra a lungo conversar coi morti.\n( Gli ind\ndel sagrato,\nlui).\nAh, com'è dolce all'anima la pace\nSenza fine e confine della grande\nNatura addormentata! È tanto dolce\nQuanto un tepido bagno per un corpo\nAffranto !\n(Una\naffettuoso).\nEd ora noi possiamo aitine\nParlarci a cuore aperto, amabilmente,\nCome al tempo — ricordi? — in cui vivevo\nAncor nel mondo e tu non eri il più\nSgradito tra i compagni de' miei ozi\nNotturni.\nANGIOLO (un po' triste, con dolce rimprovero)\nAh, Dionisio ! A me domandi\nSe ricordo quel tempo?.... Bada! Queste\nSon le prime parole un po' cortesi\nChe mi rivolgi !\nDIONISIO (quasi ira sé)\nÈ vero!\nANGIOLO\nM'accogl iesti\nOggi quassù come un nemico!\nDIONISIO (con un lieve sorriso)\nMeglio\nE torse dir: come l'ambasciatore\nD'un nemico.\nANGIOLO (fissandolo)\nPerchè ?... L'ambasciatore,\nIo, d'un nemico ? E di quale nemico ?\nNon ti capisco. Spiègati.\nDIONISIO\nA che prò?\nTu non potresti intendermi ugualmente !\nANGIOLO (sùbito)\nForse. Forse hai ragione. Io non t'intendo\nPiù! Io non posso più intenderti! Ciò\nChe facesti, e che fai, per me è mistero,\nEnigma, bizzarria che non ha senso,\nNè si lumeggia con le fiamme usate\nDelr intelletto ! — Una notte d'estate,\nOr son tre anni, tu, durante un'orgia\nDelle più scapigliate, tra il furioso"}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.11", "texte": "POESIA\n\nTintinnìo dei bicchieri ed il gridìo\nRòco e convulso delle cortigiane,\nCome preso da sùbita tristezza\nMi chiamasti in disparte e, in gran segreto,\nMi confidasti ch'era forse quella\nL'ultima festa del piacere, a cui\nPartecipavi.\nDIONISIO\nIo ti diceva il vero,\nNon puoi negarlo.\nANGIOLO (continuando)\nIl giorno successivo\nTu dovevi partir per un romito\nMonastero ove, chiusa dalla morte\nDella tua madre, viveva una giovine\nSorella, ignota a tutti i tuoi compagni\nD'arte e di spasso.\nDIONISIO (come tra sè)\nIo non poteva certo\nLasciarla eternamente là! Non era\nNata per disfiorire Ira le mani\nDi quelle religiose, come un giglio\nReciso !\nANGIOLO (continuando)\nTu partisti in fatti all'alba\nDi quella stessa notte....\nDIONISIO (sùbito)\n.... avendo ancora\nSul viso i solchi e le ombre del bagordo,\nNel cuore il tedio, e nella bocca co aie\nUn sapore di tossico e di sangue!\nANGIOLO\nE da quel giorno ogni notizia tua\nCi fu negata!\nDIONISIO (con anima)\nAh, sì ! Non te ne offendere !\nIo sperava di togliermi per sempre\nAlla vostra curiosità : volevo\nDrizzar tra il mio passato e l'avvenire,\nTra il mondo e la mia sorte una muraglia\nDi tenebre più smisurata e più\nCaliginosa d'una notte illune !\n10 voleva sparir come uno spettro,\nAll' improvviso ; e non lasciarmi dietro\nSe non il dubbio, che confonde e svia\nOgni ricerca.\nANGIOLO (con amara ironia)\nE per ciò sei venuto,\nNovello Alessandrino, sazio fino\nAlla nausea di scienza e di piacere,\nIn quest'aspra Tebaide montuosa ;\nE ti sei rannicchiato, come un santo\nStilita su la sua colonna, in vetta\nD'un greppo impervio !... A che ? Forse a scontare\nI tuoi peccati, e a guadagnarti il cielo?\nDIONISIO\nNo. A vivere. Anzi, meglio, a rinnovarmi\nPer non morire. Il consorzio degli uomini\nM'era venuto a noja.\nANGIOLO (sempre più stupito)\nA te, Dionisio ?\nA te, che non mancavi ad un ritrovo,\nA un convito, a una festa? A te mondano\nArtefice, adulato e vezzeggiato\nDalle donne, che amavi sopra ogni altra\nCosa al mondo l'omaggio delle turbe\nE il lustro del tuo nome?\nDIONISIO\nVanità !\nVanità! Tutto è vanità nel mondo!\n11 piacere, la gloria, la potenza,\nL'amore : fuggitive ombre di gioia,\nChe i desideri stampan su la terra\nAssolata, ed illusi inseguon poi,\nInutilmente, come prede! Nella\nCorsa affannosa i desideri crescono,\nE insieme giganteggian le ombre loro ;\nMa non acquistan corpo, anzi si fanno\nSempre più pallide e più lievi! Fino\nChe vien la sera, indi la notte ; e tutto\nDilegua nella tenebra uniforme :\nFama, grandezza, gloria, amore, gioia !"}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.12", "texte": "POESIA\n\nANGIOLO\nTu parli assai amaramente! E sembri\nAnche sincero, dispregiando i beni\nDella vita, che un giorno ricercasti\nCon ogni cura e con ardor febbrile !\nSei deluso di tutto, dunque?... Il mondo\nNon ha più fascini per te? Sei stanco\nDi vivere....?\nDIONISIO (con un lieve sorriso)\nDi vivere ? No.\nANGIOLO\nE che\nCosa speri ? E che cosa cerchi ancora,\nSe ogni ambizione in te, come ogni fede,\nV\nE morta ?\nDIONISIO (con impeto, alzandosi)\nL'impossibile, l'assurdo,\nL'impreveduto io cerco, ciò che in vano\nChiesi alla vita, a' miei sensi, al mio cuore,\nQuando ancor non sapevo che, oltre il velo\nDelle apparenze, il desiderio è strazio\nEd ogni appagamento è delusione.\nANGIOLO\nE sei venuto quassù per trovare\nL'impossibile ?!\nDIONISIO\nIn questo letto vasto\nE muto, io son venuto per dormire\nE per sognare !\n(S'avvicina\nbere).\nE la mia vita infatti\nOggi non è se non un lungo sonno\nTortuoso, che scorre, come un fiume\nDi qualche continente inesplorato,\nTra due vergini sponde, che la mia\nFantasia veste di foreste d'oro,\nE di castelli azzurri, e di città\nNon mai vedute, e d'uomini felici\nEd immortali 1\n(Beve).\nANGIOLO\nE da questo tuo sonno\nNon ti desterai più, per ritornare\nAlfin tra noi?\nDIONISIO (lentamente)\nNon credo. Io spero che\nNon mi desterò più.\nANGIOLO (dopo una breve esitazio\nMa non sei solo\nQui, nel tuo vasto letto. Altri potrebbe\nA un tratto risvegliarsi, e richiamarti\nCon un gesto improvviso o con un grido\nInaspettato alla vita reale....\nDIONISIO (volgendosi a lui e fissandolo)\nE chi mai, dunque ?\nANGIOLO (dopo una breve esitazion\nTua sorella.\nDIONISIO (con uno scoppio di r\nOh!\nANGIOLO (sùbito, con anima).\nBada !\nElla non ha ventanni, e non conobbe\nIl mondo, che tu sdegni, sol perchè\nL'hai troppo amato ed apprezzato in tua\nGiovinezza. Ella non sa, come sai\nTu, che in fondo alla coppa d'ogni umana\nGioia siede una gocciola d'amaro,\nChe ci avvelena l'anima e la bocca,\nE poi ci lascia, a lungo a lungo, in cuore\nUn ricordo penoso della stessa\nFelicità. Ella a pena dischiude\nGli occhi agli incanti di natura, come\nUn cespo apre i suoi boccioli ai tepori\nDel sol primaverile. — E puoi pensare\nCh'ella li lascerà isterilire\nIn questa solitudine, più gelida\nE soffocata d'uno speco ? E se\nUn giorno ti dicesse : « Fratello, io\nNon voglio, no, morire, senz'avere\nConosciuto la vita e il mondo. Portami\nVia! » Come le risponderesti tu?"}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.13", "texte": "DIONISIO (che l'ha ascoltato, sorridendo e approvandolo col\ncapo, fattosi serio).\nNon so. Non lo prevedo. La sua anima\nV\nE per ora più calma d'uno stagno\nIn un sereno plenilunio estivo.\nANGIOLO (animandosi sempre\nAhi, calma insidiosa forse, che\nNasconde una tempesta in fondo alle acque!\nDIONISIO.\nTu credi...? Una tempesta?\nANGIOLO.\nSì. L'osserva\nBene a fondo negli occhi.... Segui attento\nI moti del suo viso.... Scruta il denso\nMistero di quel suo pallore....\nDIONISIO (con uno sguardo penet\navvicinandosi a lui).\nAh! Ah!\nTu hai fatto questo?!... Già tu l'hai guardata\nBene negli occhi ? Ed hai seguito attento\nI moti del suo viso?... Oh, non perdesti\nII tuo tempo, mio giovine poeta!\n(Angiolo\ndavanti e lo\nMa queste tue parole, se dimostrano\nUna sollecitudine, che assai\nT'onora e mi lusinga, anche m'esprimono\nUn rimprovero acerbo, ch'io non credo\nDi meritare.\n(Angiolo\nEgli lo prende\nper le spalle,\nOrsù! Sii franco? Tu\nSospetti ch'io non ami mia sorella?\nANGIOLO.\nIo so che per molti anni l'hai tenuta\nDa te lontana, e l'hai dimenticata\nInteramente, come se ti fosse\nIgnota !\nDIONISIO (con sincero rammarico).\nÈ vero ! È vero ! E me ne dolgo,\nE non me lo perdono!... Oh, i maledetti\nAnni sciupati ad inseguire il vano\nSpettro della Felicità!...\n(Siede\nconcitatamente,\nMa oggi\nAmo sinceramente mia sorella :\nE non potrei dividermi da lei,\nSenza lasciarle il cuore! Ella è la sola\nRealità, che ancor mi tenga avvinto\nAll'esilio terreno. Ella è la mia\nGiovinezza; è la mia speranza; è il fresco\nSorriso che riflette la mia gioia,\nQuando io rido: chiaro, liquido specchio\nChe ogni bagliore incendia ed ogni tremula\nOmbra increspa ed appanna. È per la mia\nAnima derelitta — intendi ? — l'ultima\nSuperstite d'un fiero naufragio,\nChe travolse l'intera mia famiglia\nNei gorghi della morte!... Ah, come puoi\nDubitare eh' io l'ami ?...\nANGIOLO.\nE come mai\nNon t'avvedi, se l'ami, ch'ella è triste,\nStanca o malata?\nDIONISIO (con un movimento aspr\nAnche tu! Anche tu!....\nAh, non basta queir altro ? !... Anche tu vuoi\nStraziarmi il cuore con le tue paure?\nLasciami in pace!... S'ella è malata,\nLa colpa non è mia! Non io le diedi\nPovero sangue nelle vene e nervi\nFragili come corde d'un antico\nLiuto!... Ella morrà? Resterò solo!\nPiangerò senza fine! Morirò\nDi cordoglio sul marmo che m'occulta\nLe sue care sembianze!... Ma perchè\nMi si accusa? Perchè si vuol vedere\nIn me l'arbitro sol del suo destino?\nElla è carne e non sogno! E la sua vita\n\nPOESIA"}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.14", "texte": "POESIA\n\n\\\nE in potere d'altrui, non della mia\nVolontà nè del mio pensiero!....\n(Si c\nANGIOLO (con voce dolce ma\nCalma,\nTi prego!... E chi t'accusa? E chi è quell'altro\nDi cui parli?\nDIONISIO (senza scoprire il vis\nIl suo medico\nANGIOLO.\nColui\nChe m'accolse alla porta del castello?\nDIONISIO.\nSì.\nANGIOLO.\nQuell'uomo dall'orrida figura,\nChe a mensa le sedeva al fianco?\nDIONISIO.\nSì.\nANGIOLO.\nE chi è costui?\nDIONISIO (alzando il viso e guardando fìsso l'amico).\nUn uomo disgustato\nDel mondo, com'io sono. Egli ha sofferto\nAssai per la bruttezza del suo viso;\nEd anche per l'arsura della sua\nIntelligenza, tormentata dalla\nSete della certezza!\nANGIOLO (sorridendo con ironia).\nÈ un saggio?....\nDIONISIO.\n0 un pazzo.\nCerto: un sapiente.\n(Angiolo\nRidi?...\nANGIOLO (sempre ridendo).\nIl sol ricordo\nDi quel mostro bizzarro mi costringe\nAl riso!\nDIONISIO (fattosi ilare a un tratto e balzando in piedi).\nOh, benedetto, benedetto\nPur sia maestro Luca, se ha il potere\nDi sperdere così le tristi nubi\nChe ci attedian la fronte!...\n(Avviandosi\ncondità forzata\nIl riso! Il riso!\nEcco l'unico scudo contro i dardi\nDella realità che ci bersaglia!\nNulla, ch'esiste, merita una lagrima\n0 un pensiero!\n(Angiolo\ntavola, afferra\nd'oro e la so\nPoeta, vieni. Io t'offro\nDa bere.\nANGIOLO (sorridendo, senza avvici\nVino di Cipro?\nDIONISIO (ridendo).\nNo, un filtro:\nUn filtro di magìa, che dà l'oblio,\nE annienta tempo e spazio: una bevanda\nMorbida come una carezza e pure\nBruciante come una flagellazione!\n( Versa il liquido nella sua coppa, poi\nin un'altra).\nIo mesco. Vieni: brinderemo insieme....\nANGIOLO (accostandosi a lui).\nNo, lascia, te ne prego. Io, ben lo sai,\nNon amo d'offuscar la mia ragione\nE i miei sensi col vino, nè coi filtri\nDi magìa.\nDIONISIO (volgendosi a lui).\nE ti reputi poeta?\nAh, non sei tale, se non presti fede\nAlla virtù del sogno e dell'ebrezza!\nSolo l'ebrezza libera lo schiavo\nIn noi: l'ebrezza sola atterra e spiana\nLe barriere ch'eressero l'arbitrio\nLa miseria e il costume tra i viventi.\nEssa sola dà l'ali al nostro canto,\nE ci trasporta a volo nell'eccelse"}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.15", "texte": "POESIA\n\nSfere, tra gli astri. Oh, come vuoi, fanciullo,\nSenza esser ebro, inebriar chi t'ode?\nEbrezza e sogn....\n(S'interrompe e resta attento in ascolto).\nANGIOLO (fissandolo).\nContinua.\n(Dionisio resta immobile, origliando).\nEbbene?\nDIONISIO (con un rapido gesto).\nTaci!\nANGIOLO (a voce bassa).\nChe c'è?\nDIONISIO.\nSenti ?\nANGIOLO (dopo aver origliato).\nNon sento nulla.\nDIONISIO (sottovoce).\nUn passo....\nSenti ?\nANGIOLO (origliando).\nNo. Tutto è silenzio.\nDIONISIO.\nAh, t'inganni!\nOdo un passo furtivo che s'inoltra,\nCome d'uomo che spìi....\n(Un br\nvicina).\nTaci! Sta fermo!\nANGIOLO (con un rapido cenno del capo).\nSì!\nDIONISIO (accostandosi in punta\nForse un de' miei servi... Ah, se l'acciuffo !...\n(Giunto presso la porta, si avventa e\nla spalanca\nOlà! Chi ardisce...?\n(Su la porticina a sinistra appare,\ntutta bianca,\nTu?!....\n•••••••%##\n\nΕ. Α. Butti."}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.16", "texte": "POESIA\n\nDIE ERWECKUNG DES HERRSCHERS\n\n(Psychische Szene)\nEin Geist im Schlaf:\nDa thront sie wieder, thront, als ob sie warte.\n\"Was willst du, Traumbild, immer noch von mir\nmit deinem Gnadenblick ? du bist doch tot !\nZu oft bin ich von diesem Blick erwacht ;\nich fiihPs, ich tràume nur! Was quàlsfc da jetzt\nmit tàuschender Erhòrung meine Nàchte\nund blicktest nie zuvor, zu keiner Stunde\n— o doch : in einer, einer Stunde doch :\nin deiner Sterbestunde — so mich an !\nWillst du den Mann, der ich in Schmerzen ward,\ndurch deinen Hingang ward, noch biissen lassen,\nwas dir der unbedachte Jiingling tat?\nWar' s denn so schlechte Tat ? War' s nicht Verehrung,\ndass ich mit meiner Lust an Ruhm und Rang\nauch Dir zu schmeicheln dachte? Warb ich nicht\nmit Hoffahrt um dein stolzes Herz ?\nAus deiner stillen Weit, die mir nicht wiirdi0,\ngenug fiir deine holde Wurde schien,\nwollt'ich ein klingend Sphàrenspiel gestalten !\nHab ich dicli nicht gefeiert ? Schmuckt' ich nicht\ndein jungfràuliches Haupt mit einer Krone ?\nmit stetem Festglanz unsern Thron ? Und gabst in ir\nkaum eine G-unst dafiir, kaura ganz ein Làcheln,\nnie einen vollen, seelenvollen Dank,\nnie —\nAntwort einer Se eie :\nIch liebte dich —\nBer Geist :\nDa? liebtest? mich? — Und zeigtest mir das nie?!\nUnd liessest mich, wenn deine sanfte Hand\nsich meiner ungestiimen streng entzog,\nmich, der zìi Fiissen dir getaumelt wàre\nfiir nur den scheaesten Wink, liessest mich haltlos\nmit falschen Freunden dann von Rausch zu Rausch\ndie irren Wege meines Unmuts gehn !\nMusst ich nicht meinen, da verabscheust mich,\ndu seist enttàuscht, sinnst Rache? Bis ich endlich,\nso immer werbend, immer unbelohnt\nund immer wieder auf ErhòriiQg pochend,\nendlich den einen einzigen Gnadenblick,"}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.17", "texte": "POESIA\n\nmit dem dein Auge brach, empfing und min\nvor deinem starr gewordnen Antlitz mich\nin grausigem Zweifel fragte: galt er mir?\nmir? oder sahst du Sterbende ein Wesen,\ndas Du nur sahst, mit diesem Dankblick an,\nweil's dich von mir befreite?! Sprachst du doch\nkein letztes Wort zu mir ! 0 warum starbst du\nso stumm?\nDie Seele:\nIch liebte dich —\nBer Geist:\nUnd quàlst mich immer noch?! 0 deute mir's,\ndu Unfassbare: was bedràngst du mich?\nIch sinne selbst am hellen Tag dir nach;\ndu woisst, ich will das nicht, will nicht mehr tràumen,\nich Avard zu klar dazu, dank deiner Drangsal,\nich litt genug an dir, ich will nicht leiden,\nmir ziemt die Tat, drum lernt'ich mich beherrschen,\nund will auch Dich, auch Dich beherrschen, denn\nich bin ein Herrscher — und das ist, du weisst es,\nein schwacher Mensch, der tausend fremde Kràfte\nunter ein starkes Werk einsammeln soli.\nWas also stòrst du meinen kurzen Schlaf,\nwas gònnst du mir nicht Rast, mich selbst zu simmeln,\nwas stachelst du mich in dem Lichtstrahl noch,\nder Mittags in mein halbgeschlossenes Auge\nsich eindrangt und an deinen letzten Blick mich\ngemahnt ?\nDie Seele:\nIch liebe dich —\nBer Geist:\nDann lass dich fassen ! dann erhòre mich !\nbei deiner Seligkeit beschwór ich dich:\nlass mich vollkommen in dir ruhn !\nSo will ich nicht mehr eitel mit dir ringen,\nwill mein Gezweifel vollends niederzwingen,\ndir freudig deinen Willen tun !\nSo wirst auch Du endlich zur Ruhe kommen,\nwirst stolz von meinen Kràften hingenommen\nerkennen, dass du mich nicht lànger schreckst!\nSo wird aus unserm Traumbund im Geheimen\nstark eine neue Seele keimen,\ndurch die du mich\nschutzmutterlich\nzu immer stolzerem Tagwerk weckst, gern weckst —\nund so —\nDie Seele:\nSo lieb'ich dich —\nDer Geist des Herrschers,\nUnd lebst mir so — und wirst mir nie mehr sterben.\nUnd ali mein Volk wird unsre Liebe erben.\n\nRichard Dehmel."}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.18", "texte": "POESIA\n\nLA NAISSANCE DU JOUR\nComtesse Mathieu de Noailles.\nBien avant que la nuit ait achevé son cours\nJe suis venue au bord de ce chemin t'attendre,\nVisage óblouissant, Soleil cruel et tendre\nQui composes ma vie et présides mes jours.\nJ'attendais, l'aube vint, dolente, terne encore,\nVoilant son doux regard, son front, son sein d'azur,\nPréparant calmement dans le silence pur,\nLa naissance inquiète et chaste de l'aurore....\nEt puis soudain la nue est un brtìlant levain.\nGomme un cri de héros qui déchire la gorge\nTu bondis, soleil d'or eouleur de miei et d'orge,\nEt brilles, effaré, dans l'infìni divin !\nJe ne me contiens plus dès ta belle arrivée,\nJe m'élance et regois ton éclat dans les yeux,\nJe me presse le coeur; dans les champs radieux\nJe vais, serrant sur moi ta fiamme retrouvée,\nPetite, je me sens un aigle dans les cieux,\nAh ! qu'on est près du temps, de l'espace, des dieux,\nQuand on marche en dansant et la tòte levée...."}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.19", "texte": "POESIA\n\nLA RENCONTRE\nCamille Mauclair.\nJ'ai vu l'Amour et la Mort\nQui s'en allaient, frère et soeur,\nEt doucement marchaient ensemble\nDans le soir d'or et de douceur.\nUne des guirlandes de roses\nDes cheveux du jeune Amour,\nDéfaite au hasard de ses poses,\nFròlait parfois la gréle épaule\nDe sa compagne d'un jour...\nLe vent léger voilait d'un pan du voile gris\nDe sa svelte et lente amie\nLa chair pàle du beau torse de l'Amour.\nJe ne sais pas ce qu'ils se disaient tour à tour,\nNi s'ils parlaient de moi dans l'ombre:\nMais ils se sont arrètés tous les deux\nEt contemplés — regards clairs, regards sombres —\nEt quittés sur un doux signe mystérieux...\nEt j'ai vu que l'Amour avait des pleurs aux yeux,\nEt la Mort souriait à demi sur son épaule..."}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.20", "texte": "POESIA\n\nLA TENTATION DU HEROS\nJules Bois.\nJe vais enfili gouter le repos qui m'est du.\nD'un pied sanglant j'ai pu gravir la tour mystique.\nJ'étais l'amant, j'étais le conquérant. J'abdique.\nJe serai le heros, par l'idéal mordu.\nMais en vain j'ai quitté ce monde, il me possède.\nJe l'ai fui, mais il monte acharné jusqu'a moi.\nJe n'ai jamais frèmi d'un plus cruel émoi,\nEt je crie impuissant vers le ciel sourd : A l'aide !\nLa molle volupté dont, mon coeur a gémi\nEnveloppe d'un bras odorant mon courage.\nLa molle volupté me caresse et m'outrage.\nSeigneur préservez--moi du snave ennemi!\nLe temps s'écoule : et le héros que j'allais ètre\nS'estompe dans la brume obscure du futur;\nLa nature a lié mon corps d'un piège stìr,\nEt je ne sais plus si le héros pourra naitre....\nQue le plaisir perfide et l'infidèle amour,\nAbandonnent enfin non àme harassée !\nLes roses de l'effort, les lys de la pensée,\nS'enroulent seuls au mur de la mystique tour.\nLeurs parfums douloureux montent vers la terrasse,\nOù. j'accoude une veille ardente, un front amer ;\nIls veulent coaserver insensible ma chair,\nEt m'entrainer loin du vertige de la race.\nMais les derniers rayons da soleil soni si doux;\nL'automne a tellement pressé sa grappe blonde\nDans !e couchant, vers la montagne et sur le monde,\nQue l'ivresse da ciel a rempli mes nerfs fous !\nMaintenant c'est la nuit qui descend dans mes moelles\nMon eoeur est traversé d'une lance d'azur,\nLe soleil protecteur s'éteint, et l'oeil impur\nDes femmes que j'aimais s'allume en les étoiles.\nMaintenant c'est la nuit et je ne suis plus las :\nMaintenant c'est la nuit et ce n'est pas le calme ;\nUn éventail de volupté telle une palme\nInvisible, me persécute à chaque pas.\nJ'ai trop aimé! j'ai trop aimé! la nuit est lourde;\nMes désirs ont peuplé de spectres mon destin ;\nJ'ai beau martyriser ma chair jusqu'au matin,\nMon ange s'est voilé, mon àme reste sourde....\nLa terrasse n'est plus solitaire ; et les fleurs\nHéro'iques de ma volonté sont flétries\nUn parfum de cheveux piane sur les prairies\nEt les arbres sont pleins de baisers et de pleurs."}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.21", "texte": "POESIA\n\nLE LIN\nAlbert Boissière\nà William Cra££s.\nComme des poux, ópars sur la peau du labour,\nLe lin, semé au vent, sous les rouleaux s'enterre ;\nOn pourra le eueillir, d'ici quarante jours,\nLe lin est une flèvre ardente de la terre.\nQa. lève, en un clin d'oeil.... ffù! le temps de dire ouf!\nOn s'endort, le champ nu, et lorsqu'on se réveille,\nOn est tout étonné de voir dèja des touffes\nS'épaissir au soleil et verdir à merveille!\nQa pousse la nuit, §a~ pousse le jour !\nLe lin pousse en quarante jours....\nLa servante est encore pucelle, n'en dèplaise\nA l'agile semeur qui rèpandit la grame.\nQu' il regarde à l'oeillet, qu' il surveille la braise,\nS il sait compter, qu' il compte et marque les semaines.\nIl n'est piante aussi vive et qui dure aussi peu !\nL amour, comme le lin, est flèvre quarantaine....\nLe lin sera en fleur que la fille aux yeux bleus,\nSemeur insoucieux, aura perdu la sienne !\nTout pousse la nuit, tout pousse le jour !\nL'esprit vient en quarante jours....\nL aìeul, portant le lin de quatre-vingts années,\nS est senti las, le soir mème où on le sema....\nS il sait encor compter, qu' il compte les journées\nfit s'épuise à aimer ce que son coeur aima....\nII n'est fleur aussi brève que la fleur du lin....\nLa vie, comme le lin, est une fièvre ardente\nQu'on prend le soir et dont on s'en va, le matin,\nLe temps d'éternuer ou compter jusqu'à trente !\nAvangant la nuit, le jour.\nLa mort vient en quarante jours\nOr, les bonnes gens disent :\n« C'est da lin merveilleux qu'on tissera la toile\nBise, avec quoi se font les linges et les langes,\nAfin d'emmailloter les gosses et les anges\nQu'un semeur oublieux fit tomber des étoiles ! »\nOr, les vieilles gens disent :\n*\n« C'est du lin merveilleux qu'on tissera la toile\nBianche avec quoi se font les draps et les linceuls,\nAfin d'ensevelir le corps du bon a'ieul,\nQu'un faucheur emporta, au-delà des étoiles ! »\nBonnes gens et vieilles gens,\nQue ce soit le lin, la mort ou l'amour....\n.... Que tant il advient, en quarante jours....\n(Extrait de u la Ferme au »"}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.22", "texte": "POESIA\n\nPRIMAVERA\nFrancesco Chiesa.\nE ancora questi poveri\nalberi tuoi fedeli,\n7 \\\nPrimavera, nei veli\ntuoi fulgidi ricoveri.\nL'aride cime svegli\ntu, sciogli la collerica\nramaglia in una serica\ndolcezza di capegli.\nImmilli in un'aspergine\ndi rugiade il baleno\ndell'occhio tuo sereno,\ndell'anima tua vergine.\nAgile il tuo sorriso\ns'insegue, si dissimula,\nda bucaneve à primula,\nda mammola a narciso.\nDa mammola a camelia\ndivaga; e in ciel si sperde\ncilestrino, e in un verde\nfll d'erba ondula e celia.\nOh ! appena che t'affacci\no col pi è molle scivoli\nsui monti, escono i rivoli\nchiari di sotto i ghiacci.\nDal masso a larghi palpiti,\nescono, dalla neve,\nse zefiro, il tuo lieve\ncavai ceralo scalpiti.\nScalpita e ride un fresco\nnitrito che tu, cenila,\nsproni con un ferula\nfiorita in cima a un pesco.\nTu de le briglie il gemino\nnerbo impugni con una\nman : l'altra in su la bruni\nterra apri e canti : — Io semino !\nIo semino; gli sterpi\nconsolo, i solchi stritolo\ncon l'alito, io sgomitolo\nl'anime e i fiumi e i serpi....\nUomini! o vostri piccioli\nsdegni ispidi sul gambo\ndel vivere ch'io lambo\ncon le carezze e i riccioli !\nIn riccioli io vi piego,\nspine umane ; e voi, cortici\nruvidi, in molli vortici\ndi foglie, ecco vi slego.\nRozza materia erculea\ndell'uom, fiorisci come\nnelle tue mille chiome\nla glicina cerulea.\nFiorisci, animo umano;\ne i frutti poi combacino\ncom'acino con acino\nnel grappolo più sano."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.23", "texte": "POESIA\n\nTRAMONTO ROMANO\nAntonio Beltramelli.\n(Siamo lieti di offrire ai nostri lettori un meraviglioso frammento lirico del « Cantico », il nuovo romanzo di\nAntonio Bel trame III, l illustre autort di « Anna Perenna »,\nGiù dietro la cupola di San Pietro, gigantesca nei\ncieli come l'ardimento del genio che la volle, il sole, in\nuna incomparabile ricchezza di luci, salutava la nostra terra\nche si volgeva verso i diademi stellari. L'ammaliamento\ndel sommo fuoco non mai si era disteso più vasto e su-\nperbo fra nuvole ed aria a coronare la città dei magnifici.\nImmensa su l'ondeggiar dei sette colli lanciava Roma\nl'arditezza de' suoi fastigi contro la luce che li taceva di\nbasalto ed ora appariva in una cima obliquamente, ora\nscuriva avvallandosi come sul turbine di un mare percosso\ndai venti occidentali. Dietro la sua compagine, l'ultimo\nfantasma solare era scomparso tra un alto intercolunnio\ndi rigidi cipressi.\nPermase all'estremo cielo, nel punto sul quale le pic-\ncole cose del mondo dileguano, una vasta raggiera che si\ninnalzò in un diffuso nimbo quasi a proiettare nell'aria,\nun'ultima volta ancora, la grande ombra del sole. Dall'in-\nvisibile fuoco sorse l'armonica forma stellare e le bianche\nnubi che spuntavano dall'oriente si orlarono di fiamma. La\nluce si mantenne viva per qualche attimo in uno splen-\ndore che non ebbe graduali morbidezze (chiuse l'orizzonte\nun lieve color ferruggigno digradante in toni d'oro e di\nperle fino all'alto azzurro) poi l'incantesimo vesperale si\ndiffuse per la concava vastità.\nFu dapprima una gialla ammantatura di bellezza ol-\ntremirabile che ebbe fulgore di topazio ; ma per un niente ;\nalle estreme radici illividì ; trascorse come un tremolio\nd'ignee goccie, subentrò una banda più cupa che per le\ngradazioni dell'amatista e del berillo salì all'intensità del\nvermiglio; vinse le prime nubi che si sciolsero in corone\ndi granati ; portò, sui monti orientali, nimbi di incognite\naurore.\nAllora fu che l'Urbe apparve agli occhi nostri indi-\nmenticabilmente.\nAlta sui palazzi e le chiese, su gli obelischi e le torri,\npiù agile dei colli perchè più sola nel vuoto la cupola di\nSan Pietro vegliava. Da piazza del popolo, ultima armonia\nin cui si muore il digradante Colle delle Palme, prima ed\noltre 1 invisibile Tevere, pareva che gli edifìzi in graduale\nascendere mirassero all'irraggiungibile sommità. Sculta in\nun monte di bronzo, tratta divinamente dall' informe e\ncostretta in un segno, come un mondo dalle disperse\nenergie, stava, a simiglianza del ricurvo dorso di un ci-\nclope, il fastigio della somma basilica.\nMonte Mario si erigeva in fondo coronato da' suoi\nneri cipressi e intorno : la mole di Castel Sant'Angelo, le\ncupole e le torri di San Giacomo e di San Carlo, l'oscura\nmassa del Pantheon e più lontano la colonna di Marco\nAurelio, la torre del palazzo Senatoriale, l'ardua facciata\ndi Santa Maria in Aracoeli si levavano nere e rossigne\ndalle valli o dai colli.\nAltre fhiese e palazzi e case si stringevano adug-\ngiandosi, affollandosi, costrette in una oscura marea ; solo\nle antenne fulgevano nei cieli traendo dalla cupa vita\ndell'ombra tutta la loro forza di impero.\nE in fondo, ultima scolta sui deserti della campagna,\ni cipressi del Palatino, i pini del Gianicolo stavano,\"enormi\ntede accese alla gloria del morto Iddio.\nIn quell'attimo portentoso non si intese parola; ci\neravamo soffermati innanzi alla balaustra come su la prora\ndi un antichissimo naviglio colti dallo stupore nel quale\nannega ogni piccola vanità umana; sperduti nella mira-\nbile visione. Il tempo era spento per noi. L'eternità vive\ndell'attimo.\nL'anima nostra esulò in quel cielo un intensissimo fuoco\nsul quale Roma imperava.\nPoi l'incanto decadde. Il cielo svariò, ammorbidì an-\ngelicandosi. Un nifi ruta gamma di toni si svolse. Vi furon\nlaghi di smeraldo leggermente crocei ai bordi ; nubi ch'eb-\nbeio il color delle opali, albe di luna nel sereno splen-\ndore ; nubi rosee a vene grigie, altre di una candida mor-\nbidezza di ermellino ; archi di luce velati da vapori lattei\nfino ali estremo occidente dove, su le cose evanescenti\nappena, si distese una rosea dolcezza di paesaggio inver-\nnale.\nE decadde ancora, sempre più : ogni tono si fuse nel-\n1 ultimo languore violaceo sul quale gli aspetti apparvero\ntuttavia, lievi ombre irradianti, per disperdersi poi come\nil sole sotto il soffio della prima stella.\nPoi, d'improvviso, balzò dalla nascosta città un tor-\nrente di luce perlacea. L'anima notturna di Roma si le-\nvava dilagando."}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.24", "texte": "POESIA\n\nLes Vignes folles, les Cyprès et la Levrette bleue\n\npetit drame de lumières pour Madame Paul Adam.\n!LES VIGNES FOLLES\nLES OYPRÈS MYSTIQUES\nLA LEVRETTE DU FIRMAMENT\nLES PERDRIX IMPOSSIBLES\nLE SOLEIL MORALISTE\nLA VIGNE FOLLE\nRegardez, mes compagnes! La Lune svelte et bleue,\nno tre jolie levrette au poil nacré,\nva chassant les Étoiles.... Son échine élastique\net tachetée d'argent reluit parmi les arbresL.\nElle a bon flair, oliasse de race, la svelte Lune\nqui vagabonde et s'élance avec gràce\naux profondeurs giboyeuses du flrmament,\nen suivant les divines perdrix sidérales.\nElle enjambe l'immense et poudreuse Voie Lactée!...\nOù se sont-elles dono cachées? Oh! les sournoises!\nLa Lune est immobile, le nez au vent, comme en extase,\ntendue vers leur gazouillement de source fraìcheL.\nElle descends, maintenant, par les flanc3 des montagnes\nen suivant la piste adamantine des Etoiles,\nsur les zigzags éblouissants de ce sentier.\nLa voyez-vous bondir et rebondir\ncomme une balle en caoutchouc, et puis plonger\nétincelante et fine comme un poignard,\ndans la touffeur des bois ? Disparue ?... Non ! La revoilà !\nOh! qu'elle s'amuse à gambader dans les vergers,\nfeignant de se distraire, en soufflant son haleine crayeuse\net corrosive, sur l'ardente mollesse des feuillages !...\nEt puis soudain, debout, d'un coup, happant au voi\ncette perdrix de feu !... Ciel ! Ciel ! la maladroite !\nElle a failli tomber dans un valloni\nElle en a du courage!"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.25", "texte": "POESIA\n\nLES V1GNES FOLLES\nNe la perdez jamais de vue! Mais comment faire\ncar nous ne pouvons guère soulever en conrant\nnos pesantes chevelures de feuilles mordorées,\nalourdies par le feu contenn de l'ivresse !\nNos chevelures déployées et huilées de sommeil\nembarrassent nos pas, et nous sommes trop lasses !\n0 svelte Lune, levrette bleue du fìrmament,\nattrape au voi, sans la tuer, une étoile chantante.\nRegardez dono sa croupe élastique, arrondie,\nlà-haut sur les bois noirs qui frangent les sommets\nBravo !... Elle vient de happer impossible perdrix !\nVite à nos pieds, jolie levrette!... Ne sois pas farouche!...\nApporte-nous l'étoile vive dans ta bouche.\nQu'elle est jolie ! Et son plumage adamantin\na le tressaillement glacé des eaux courantes.\nElle a sans doute des prunelles pensives\nde saphir pailleté. Donne ! Elle est à moi l'étoile !\nDescends, levrette bleue! Nous te tendons les brasi...\nLache-la, si tu veux et nous l'attraperons!...\nMais non, déscends !.... Malheur !.... L'impossible perdrix\ns'est envolée ! Hélas ! nous n'avons pas de chance !\nLES CYPt>ÉS MYSTIQUES\nNe criez pas mes filles! Ne tordez pas vos bras,\nn'entrechoquez jamais vos mains ainsi que des bacchantes.\nMarchez plutót, et priez en silence ;\nemmitouflez vos corps grisants dans la touffeur\nde votre chevelure, où vous pouvez cacher\nles grappes succulentes de vos seins de raisin.\nHàtcz vos pas sans bruit, répétez en cadence\navec moi les nocturnes litanies de la brise,\npour éloigner Satan qui se grise en tressant\nses doigts gluants de feu aux boucles de vos nuques.\nBaissez la voix. Plus bas. Et marchez trois par trois,\nen vous donnant la main. Ne sortez pas des rangs.\nIl faut que nous ayons atteint le monastère\navant l'Aurore, pour que les Vendangeurs\nne vous ravissent pas dans leurs bras de pressoir."}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.26", "texte": "POESIA\n\nCar ils voudront vider d'un coup vos seins gonflés,\net boire à mème les blessures de vos corps.\nVous portez dans vos veines le vin sacré des Anges\nque vous devrez répandre sur l'autel du Seigneur!\nHàtez vos pas sans bruit! et priez à voix basse.\nLES VIGNES FOLLES (en\nAh! bali! fi des Cyprès! <■\nFilons, ò raes compagnesl Courons en debandade\npar le versant de la montagne!... Nous vous quittons, Cyprès!\nEt que le Diable vous enfourne aux gueules de l'Enfer!...\nNous en avons assez de vos voix de chouette,\nde vos marmonnements haineux contre la brise...\nVos bouches qui se ferment ainsi que des breviaires\nont des odeurs de cendre et de tabac et de rèsine !\nEt vos yeux de hibou, nous les sentons sur nous\nvrillants et embrasés ainsi que des tisons,\nvos grands yeux ronds nicliés sous vos frocs symetriques!\nJoie des Joies!... Viennent done les Vendangeurs élus,\ncar nous ne voulons pas mourir avant d'avoir\npleuré tout notre amour sous des dents inconnues !...\nLes voilà qui s'avancent pour gravir la colline,\nscandant leurs pas sur le balancement\n«\nde leurs bras lourds et nus, tout trempés de rosée....\nQuelle est la femme blonde qui les précède mollement ?\nC'est une jeune paysanne dont les joues sont rosées\ncar elle a trop couru de montagne en montagne.\nElle est voilée par un grand voi diapré de papillons.\nEt sa taille fragile de belle fleur mouillée\nsemble vouloir pencher son visage brùlant\ndans la fraìcheur des herbes....\nLe vent a tapissé de roses le sentier devenu musical,\noù déjà ses pieds blancs modulent en silence\nTeternelle cadence de sa marche de feu.\nElle glisse et bondit de roche en roche, sur les immenses\nforèts, dont les rameaux fous applaudissent.\nElle seme alentour des palmes d'allegresse\net de délices, d'un beau geste rythmé"}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.27", "texte": "POESIA\n\nqui s'ouvre en évantail d'aròmes sur la terre.\nSon bras gauche est leve pour mieux équilibrer\nsur sa tète azurine une bianche corbeille\nbondée de fruits vermeils et de fraìches salades.\nC'est l'Aurore aux longs cils qui s'avance en liesseL.\nBeaux Vendangeurs aux joues tannées,\nvous voulez donc presser nos corps entre vos bras\nque vous mettez à nu, musclés tels des racines,\nsur vos poitrines boucanées dans le frisson rieur\nde la lumière heureuse.... quand le Soleil éclate enfin,\nà l'horizon, cornine une ruche crevée par la chaleur.\nBeaux Yendangeurs aux dents de loup,\nvous marchez à pieds nus sur les cailloux qui flambent\nYenez. Entrez chez nous. L'Aurore est déjà là!\nElle est entrée sans mème ouvrir la grille du vignoble ;\npuis saluant l'une après l'autre d'un sourire,\nl'Aurore s'est assise parmi nous sans mot dire....\nElle dépose enfin sa corbeille à nos pieds,\nd'un geste rose aux élégances vapore uses,\nsi lestement qu'à fiots les fraises, les roses et les coquelicots\nont ruisselé sur nous, éclaboussant nos chevelures....\nOh prenez-nous, beaux Vendangeurs, sur vos poitrines....\nNous sommes presque nues, et nos visages d'émeraude\nsont trempés de sueurs grisantes sous le poids\nde nos chevelures. La brise chaude du désir\npicotte le satin de nos mamelles\ndont le raisin est mur.\nMais non, pitie! Soyez plus doux! Pourquoi fouiller\nainsi brutalement et retrousser nos robes de verdure ?\nNous n'avons plus hélas, cachées entre nos seins\nles chantantes perdrix du ciel à vous offrir!\nLE SOLEIL MORALISTE\nMes bien chers spectateurs, votre imbecillite\ndevenue lógendaire, me force d'inonder\nvos yeux niais, vos bouches béés et vos coeurs froids,"}, {"page_pdf": 28, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.28", "texte": "POESIA\n\npar un torrenl de verité resplendi ssante\nqui vous éclairera sur les héros bizarres\net sur le denouement de ce grand dram e hi lare.\nLes Vignes folles furent dument empoignées avec rage\npar leurs amants brutaux, les Vendangeurs,\npuis giflées comme on gifle en plein visage\nles femmes qui ne savent rougir differemment.\nCe n'est qu'en piétinant le corps de sa maitresse,\nque l'on peut en tirer l'amour divinisant !....\nLes Vendangeurs ont vite enfoncé leurs pieds lourds\ndans les mamelles de raisin pour qu'un sang noir\nput ruisseler de joie dans leurs verres brandis\ntrès haut, le soir, au fond des bouges\nquand ils cólèbrent, en buvant, mes rouges funérailles.\nLa Lune s'en alla mourir comme une chienne\ndans le brouillard, museau broyé, gorge béante.\nC'est le sort de tous ceux qui veulent se servir\nde pattes aussi fines et souples que rayons,\npour courir les ravins avec des gouts de chèvre,\nau lieu de s'en aller chasser élégamment\nles nuages pensifs qui fuient comme des lièvres\ndans la rase campagne d'un ciel ultramarin.\nEt les Cyprès bourrus furent écartelés\npar les gais Vendangeurs, qui pour ce ont tordu\net disloqué les rameaux funéraires.\nLes voilà mis en croix en guise d'échalas,\nqui flèchiront un jour, ainsi que des divans\nsous le poids des amours des Vignes qui naìtront.\nC'est bien là le destin des moines acariàtres\nqui veulent enfermer des filles dans un cloìtre!\n\nF. T. Marinetti."}, {"page_pdf": 29, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.29", "texte": "POESIA\n\nL'ALBATRO\nFederico Valerio Ratti.\nUn giorno un albatro veloce\nerrava fra tenebre e mare :\ns'udiva la rauca sua voce\ngridare, gridare, gridare.\nIl cielo era un mar senza sponde;\nil marejirio instabile piano,\nper dove correvano l'onde\ndi qualche uragano lontano.\nIl muto piloto seguiva\ncon li occhi il volar de l'albatro,\nsognava nel core una riva\ntirrena e un andare d'aratro....\nFremevan le drizze e le scotte\ndistese nel vento ; ne i fianchi\ndel barco i cavalloni bianchi\nurtavano urtavano a frotte.\nE l'albatro, con ferme l'ale,\nfe' ancor qualche giro su l'acque :\nancora per il maestrale\ngridò raucamente. Poi tacque.\nLo trasse la ciurma ribalda\nsul ponte, e con questa mia destra,\nio stesso da l'ala ancor calda\ngli svelsi una penna maestra.\nMa con questa penna, strappata\na l'ala di un uccel del mare,\nio YÒ finalmente volare\ndi là da ogni porta serrata;\nvolar su le vette dei monti\nvolar per l'oceano turchino,\na lontanissimi orizzonti,\nai limiti del mio destino."}, {"page_pdf": 30, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.30", "texte": "POESIA\n\nSONETTI DELL'ANDROGINE\nRicciotto Canudo.\n\nI.\nFALLICO\nNave fiorita picciola e lucente\nsu le acque tremanti il Sol trascina.\nNon è il vespero, eppure è vespertina\nquell'ansietà che vibra ed è silente.\nLa sabbia molle è tutta d'oro e ardente\nqual di un tempio di luce ampia rovina,\ne Pacqua ora lontana ora vicina\ntocca la terra col suo molle dente.\nUn nodo umano torce sulla sabbia\nla sua duplice carne, e colla rabbia\ndella sua fiera voluttà che rugge\nstringe tutta la vita, e in grande ardore\nle carni accende alla luce che fugge\ne lancia un alto grido al Sol che muore.\n\nII.\nI CIECHI\nmehr licht !\nGOETHE,\nPassano a paro nell'angusta via\ndi ciii fan più grave l'oppressura,\ni Ciechi, trascinando la Paura\nnell'occhio vuoto che non vede e spia.\nNemica è l'aria. E contro una malìa\nd'ignote ostilità tendon la scura\nfaccia, e la mano che la lor sventura\nvuole che viva come un occhio sia.\nLe braccia tese guardano il Mistero.\nE tra le forme ignote, in un sentiero\nd'anime, ignoto a noi, passano i Ciechi.\nAndar vogl' io tra quella carne spenta\nchiudendo gli occhi a' miei fantasmi biechi,\nlenta morendo la mia morte lenta.\n\nIII.\nLA METAMORFOSI\nIl Cigno è bianco e senza alcuna machia\ne dolcemente canta nel morire,\nnè fina fin che morte non lo rachia.\nCECCO D'ASCOLI.\nSu le mie braccia tese in faccia al Sole\nio reggo un corpo dalla testa mozza.\nGorgoglia rossa la recisa strozza\nflottando le sue ultime parole.\nMi piego uii poco sotto la gran mole\ndi questa carne tutta calda e sozza.\nE la mia gola un suo vomito ingozza,\nmentre il mio labbro ghigna come suole.\nPoi figgo il tronco nella terra gialla.\nEd il sole infierisce. E cola dalla\ncanna capace il sangue e fa radici.\n\\\nCosì la pianta umana avrà infinita\nuna testa di radiche e lombrici.\nE il sogno morto ombreggerà la vita.\n\nIV.\nLA MORTE\nIn un meriggio come questo afoso\nstendermi nudo su la terra nuda\nio voglio. E voglio che il mio cuore chiuda\nun mondo in sè, grave e silenzioso.\nIo voglio che il mio cuore tormentoso\nstrozzi così la sua speranza druda,\ne la sua lunga favola concluda\ntacito, un giorno come questo afoso.\nAllora le mie reni, sulla terra\ncalda, saranno come bocche aperte\na suggere la linfa della vita.\nE una semenza spandere infinita\nvoglio così, morendo solo e inerte\nnell'immenso languore della terra.\nSanto Spirito sull'Adriaticoy ottobre."}, {"page_pdf": 31, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.31", "texte": "POESIA\n\nBARCA NOVA\nAdelaide Bernardini.\nSu grezza tela ingenuo ricamo\nsembra il ricordo; e tutto nella mente\nsale a fior d'onda a un semplice richiamo.\nSopra mobili sbarre alternamente\nla nova barca sobbalzava, ed era\nattorno e dietro ad essa una premente\ndi bimbi e donne numerosa schiera.\nOgnun gittava per l'augurio lieto\npugni di sale su la poppa altera.\nSpinta da braccia poderose, il cheto\numil cantiere essa ha lasciato e porta\nlungo le vie, per fiero e consueto\ncostume, qual gentile e pura scorta,\nla figliola minor del pescatore\nper cui la barca, tra speranze, è sorta.\nSiede compresa de l'ambito onore\ndi madrina, e sorride a chi d'attorno\ntumultuosamente il suo fervore\ndi gioia esprime. Il bruno capo adorno\ndi alighe e fiori, sembra sotto il sole\nvivo primaveril riso del giorno.\nE par sian fiamme i volti e le parole\ngaie su i labbri del femineo coro\nche accompagna la barca come vuole\nuna sicula usanza.... Trame d'oro\ntèssono intanto, con benigne mani\ni sogni de la lotta e del lavoro !\nBatti or le selci de la via, domani\n— dissi pensosa — sentirai de l'onda\nmarina i baci e gl'impeti sovrani.\nE da regina lascerai la sponda,\ned all'immensità mobil la prora\nconfiderai.... Ma ti sarà seconda\nl'ala dei venti? Ti vedran l'aurora,\ne le placide sere, e le clementi\nstelle, le notti, non domata ancora?\nSant'Agata Patrona, e le innocenti\npreghiere dei rimasti su la spiaggia\nin muta attesa, fra le travolgenti\nondate, e nel periglio di selvaggia\nlotta ineguale, provvide di lena\nti saran forse. L'arte rude e saggia\ndel rematore che sospira, in pena\nprofonda, il nido dove sa che Adi\ncuori ha lasciati, e dove la catena\nd'amore non gli piacque allor che lidi\nlontani e ignoti e la canzon del mare\nlo richiamavan con miraggi infidi,\nforse, già esperta, ti farà tornare.\nMa recherai nel grembo la fortuna\nsognata da colui che, ne l'andare,\navido ti spingea chiedendo ad una\nstella del polo qual cammin tenere\nper giungere colà dove raduna\nla sorte i suoi tesori ?... Oh, le chimere,\ncandidi alcioni, che ti vidi a lato !\nE le insidie, in attesa a le scogliere\nnel lietissimo approdo sospirato !\nE il mar che ti opporrà, forte mugghiando,\ni cavalloni in impeto sfrenato !\nBarca, tu andrai. Ed or raffigurando\nmi vado la tua corsa lunga o breve,\nquasi io potessi in lieto il miserando\ntuo percorso mutare se un dì, greve,\nsu te la morte avvolgerà la vela.\nL'albero, come i fianchi, ben riceve\nl'augurio, e tu sei ricca de la tela\ntessuta col sorriso de le genti,\ntessuta col sospiro che non cela\ndigiuni e insonnie. E tu per le lor fidenti\nsperanze che ti voller sorta, sprona\nogni vigor tuo giovanil, se attenti\nil mare di contenderti la buona\npreda per cui, con umile carezza\nti fu data di fiori una corona\nper la tua gloria e per la tua salvezza !\nCatania,"}, {"page_pdf": 32, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.32", "texte": "POESIA\n\nA SONG OF SHADOWS\nBy Hélène Vacaresco.\nTranslated by Fred. G. Bowles.\nOver the sea, shadows of sails\nDrift on the restless deep ;\nOver the land, dimpled with dales,\nShadows at starlight creep.\nOver the grass, over the lake,\nOrchard and garden fair;\nSee! how they meet, and form, and break\nShadows run here and there!\nOver the land, over the sea\nLife and its shadows run;\nNever apart, in pain or glee\nShadows and Life are one !\n\nA ROUMANIAN LOVE SONG\nBy Hélène Vacaresco.\nTranslated by Fred. G. Bowles.\nThey speak of thee as of a traveller\nSeated one Summer day against my heart,\nThen vanishing where golden harvests glow,\nLeaving a dagger and a gleaming sword ;\nThese have I guarded, trusty as the steel.\nThey know that thou wert unto me the grave\nWhere all my youth lies sleeping, veiled in white\nNeath the closed Gateways of the radiant Stars.\n\nL'ERRORE\nGiuseppe Vannicola.\n.... una notte l'intesi piangere d'improvviso nel\nnostro letto, presso di me, mentre dormiva. Sembrava\nche la sua anima le sfuggisse in lagrime simile a una\ntimida polla singhiozzante. La sua voce dolce-dolente\nera come il palpitare di una corda di minugia nella\nquale la vita delle viscere cui venne strappata sembra\naver lasciato il gemere d'un nervo animato.\nIo la chiamavo sommesso carezzandole il volto\ninondato di pianto, con quelle insessuali carezze, quali\nsi convengono all'assorbimento dei sogni. E m'era triste\ne dolce il confortarla così in quella sua lamentosa esa-\nlazione di sè medesima.\nMa ella pareva non intendesse, sognando.... E la\ndestai, non potendo subire più oltre l'errore.\n\nA MARION\nAugusto Granziotto.\nSovra i cuscini morbidi giacevi\nirradiata, a larghe fasce vive;\nla bionda testa in atto stanco a lievi\nmosse sorgea, quasi indolenti e schive.\nI fior fragranti e le vetrate grevi,\ne intorno ai drappi rigonfìi, e le attive\nvoci salenti, e cose a spazii brevi,\nd'ogni senso d'amor non eran prive.\nIo mossi a questa voluttà il saluto\ndi un uom che pensa un sogno e no'l sovviene\nsospinto a un disiderio inconosciuto.\nMa il capo ài scosso, apparvero le vene\ndel collo, e mormorai come un perduto:\nu Ah, tu sei nella vita per un bene ! »"}, {"page_pdf": 33, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.33", "texte": "POESIA\n\nRESSOUVENIR\nF. Valmy-Baysse.\nUn jour, tu f'us l'adolescent mélancolique...\nComme une église neuve attendant des reliques\nS'ouvre, grave et sevère à son porche joyeux,\nTon cceur se récbauifait au soleil de tes yeux.,.\nTu n'étais plus l'enfant barbare et volontaire:\nLe rire de ta soeur et la voix de ta mère\nFaisaient fleurìr en toi des pensers ignorés;\nLeurs yeux te semblaient lourds d'impossibles secrets ;\nEt quand tu cheminais près d'elles sous la lune,\nLe vent en caressant leurs chevelures brunes,\nRévelait à tes sens des parfums si subtils\nQue cette harmonieuse et claire nuit d'avril\nS'ouvrait pour toi comme une immense cassolette.\nEt puis tu fus sensible à l'heure violette\nOù, parmi la magniflcence de l'été,\nNaìt l'ardente, la forte et chaude volupté.\nTes seize ans te faisaient une aurèole insigne,\nDes aubes de printemps et des blancheurs de cygne\nPassaient à l'horizon de tes rèves d'enfant,\nTu venais à la vie heureux et triomphant,\nFaible comme une femme et pourtant invincible.\nOr voici qu'une nuit sur ton àme impassible\nPassa le vent mystérieux, et tout tremblant,\nAvec l'aube tu vis s'enfuir les cygnes blancs,\nTandis qu'avec l'orgueil d'un astre qui se lève,\nLe soleil automnal irradiait ton rè ve...\nDes désirs chantèrent en toi, confusément,\nTimide enfant, hier, tu t'éveillais amant,\nEt ton àme s'ouvrait à la mélancolie,\nEt comme le jardin pleurait ses ancolies,\nL'amour sonna le glas de ta virginité.\nEt ce fut là ton premier cri vers la Beauté...\nComment te trouvais-tu par ce matin complice\nPrès de celle qui fut ton initiatrice?\nTu ne t'en souviens plus sans doute, pauvre ingrati\nEt pourtant !... Le collier parfumé de ses bras\nEut dù laisser en toi des souvenirs durables.\nLe cartel murmura des heures ineffables\nSur ta première joie et ton premier frisson...\nC'était par un matin sonore où les buissons\nSans fleurs, splendissent, roux, et sous le vent, Irissonnent\nDe la tristesse somptueuse de l'automne...\nOr comme tu riais, adorablement fier\nDe connaitre l'émoi sublime d'une chair,\nDes hommes vinrent qui te dirent que son àme\nSe fermait chaque fois devant ses cris de femme\nEt tu les crus... Bien plus, ils te dirent encor\nQue les splendeurs toujours offertes de son corps\nN'ètaient, dans la fète des ràles et des spasmes,\nQue des pièges tendus à tes enthousiasmes...\nQue ton jeune vouloir tentait son vieux désir...\n0 mensonge... Et depuis tu n'oses revenir\nVers ce temps adorable et charmant... Si le doute\nTe cache les fruits d'or demeurés sur ta route,\nHélas! tu ne le dois, pauvre enfant, qu'à toi seul...\nEvoque-toi, ne vis qu'en toi... que le linceul\nDont volontairement tu couvrais ta jeunesse\nS'envole au vent de tes sincères allégresses\nCar tu ne saurais ètre triste sans mentir,\nToi qui partis un jour, joyeux, vers l'avenir,\nDans la gioire des lis et des roses tremières,\nComme un prédestiné, le front dans la lumière..."}, {"page_pdf": 34, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.34", "texte": "POESIA\n\nELOI, ELOI LAMMA SABACTANI!\nSilvije Kranjcèvic.\n( CROATI)\nSul Golgota morì, e perchè è spirato?\nÈ caduta la vittima tardi o per tempo ?\nSul Golgota mori, il mondo lo sa bene,\nMa dell'antica vittima, ancor frutti non ha.\nE sgorgò il sangue a flutti, un cuore là sostò,\nUn cuore che non mai sì forte ha palpitato.\nE trascorsero secoli, orrendi, lunghi, tetri,\nIl sangue si asciugò, asciutto ancor rosseggia.\nPassò la storia avvolta in vergognoso peplo,\nSiam più vicini al cielo — e da lui lunge tanto !\nSul Golgota spezzossi il vecchio legno frale,\nGli rubarono i chiodi - e tale fu il principio.\nIn nome dell'umana libertà e fratellanza,\nMenar barbaramente le ridde sanguinose.\nE urlavano le turbe di sozze passioni ebbre :\nNoi uccidiamo Dio, tutto in tuo nome — Hosanna!\nRegna squallor sul Golgota e il venticel susurra,\nDi là, quasi gemendo: Eloi, eloi lamma sabactani!\nE presso il sangue avito e sotto il legno asciutto\nTanto popolo invoca: Pane, giustizia, pane!\nLa schiavitù toglieste e coi circhi le jene\nPoi conduceste gli uomini nelle arene cristiane.\nLà nelle loggie fulgide fra l'oro e le baldorie,\nCinte le teste grosse di mitre e di corone.\nVoi occupaste e insieme con voi le dame bianche,\nSulla scena del mondo i primi posti tutti.\nE guardate, nel giuoco di duolo e di miseria,\nDove le genti macere, cadon sotto la croce,\nE le tetre prigioni ove soffoca il pianto.\n— E se son tali gli uomini : o muojono o si uccidano. —\nE le fanciulle nude, davanti al sazio giudice,\n— Oh avrebbero pudore, se non avesser fame ! —\nOh vergogna, oh miserie!... Le offese e le perfidie,\nLe menzogne, i sospiri, le lacrime cocenti....\nE in mezzo a tal pantano, ove brulicali vermi,\nUna gran croce s'erge : il Cristo là vi pende,\nE guarda come agli uomini passino tristi i giorni\nE geme amaramente : Eloi, eloi lamma sabactani.\nGrandeggiano le cupole, del Pantheon i marmi,\nBrillano le pantofole del papa, brilla l'organo.\nSollevansi gli incensi, s'ergon superbi altari,\nArdono gemme fulgide su' diademi e tiare,\nOh, tutto è vano : il Golgota è squallido e deserto,\nE un venticel susurra di là quasi gemendo: Eloi, eloi lamma\n[sabactani !\n( Traduzione di"}, {"page_pdf": 35, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.35", "texte": "POESIA\n\nIL VECCHIO TRONCO\nFanny Pisa.\n«\n(Questa poesia è una delle dodici migliori che, fra le )iS presentale al nostro primo concorso, vennero ammesse difiniti-\nvamente per /'aggiudicalo ne del premio di L. 500 ).\nQuando aprile rinnova\nLe tenerelle frondi,\nE garrula di nidi è la foresta,\nSolingo, in tanta gioia\nDi vita e di colori,\n11 vecchio tronco abbandonato resta.\nSulla rugosa scorza\nRosa dall'acque e il gelo\nMolti verni lasciar la traccia austera :\nH Mei musco, tra le forti\nRadici tortuose,\nRide in suoi mille fior la primavera.\nE se il pavido augello\nFugge per l'aria, a volo,\nL'infausto segno della scure atroce,\nLa formichetta bruna\nIntrepida lo varca,\nE ridiscende in suo cammin, veloce.\nAleggiali le farfalle,\nGaie, di flore in flore,\nE il sole scherza tra i frondosi rami;\nMa il vecchio tronco è mesto:\nIn tanto ardor di vita\nPar ch'egli nulla speri e nulla brami.\nTanto ha vissuto e visto\nDal dì che della terra\nIl duro sen timido aperse prima,\nFinché l'orrida scure\nCon un colpo l'infranse\nMentre superbo al cielo ergea la cima:\nTanto visse e sofferse,\nE nella dura scorza\nRistette ai morsi del l'inverno, audace,\nOr che ridente esulta\nLa primavera ancora,\nSospirando egli pensa alla sua pace.\nEd ecco, se la notte\nPlacida stende il velo,\n• Ed anche i nidi taccion tra le fronde,\nChiuso nel suo dolore,\nIl vecchio tronco sogna\nE un'arcana mestizia in sè nasconde.\nZitto! Un augello forse\nMosse in sogno le piume?\n11 vecchio assorto è in cupa visione\nL'ombra ghiaccia lo serra,\nOr tempo è di morire:\nDi morte pensa il modo e la ragione.\nEgli alla terra amica\nCon lento decadere\nForse ritornerà soavemente,\nX-\n'7t~ E iì'suo tenero amplesso\nLieto di fiori e d'erbe\nEssa l'accoglierà pietosamente;\n0, benefico e forte,\nNelle dimore umane\nPoserà sovra il vasto focolare,\nE le ridenti stelle\nVedran l'anima austera^\nFumo azzurro, pei cieli dileguare."}, {"page_pdf": 36, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.36", "texte": "POESIA\n\nALA FERITA\nEnzo Ferrari.\n(Questa poesia è una delle dodici migliori che, fra le )i8 p\ndefinitivo per l'aggiudicazione del premio di L. 500).\n— Sai? Poverina, non può più volare!\n10 l'ho deposta qui. come in un nido....\n11 gatto non può giungervi; ti pare?\nFu jeri. Lavoravo, qui in giardino ;\nero sola. D'un tratto, un breve strido,\nun piccol tonfo.... Poi, proprio vicino\na quelle rose che tu ami tanto,\nsulla ghiaja, qualcosa che si muova,...\nCorro.... Povera rondine! Avrei pianto!\nIn una disperata ansia di volo,\nella agitava le alucce sue nuove,\nsenza riuscire a staccarsi dal suolo:\nv e s'ajutava col becco e la coda....\nFinché, spossata dallo sforzo vano\ncontro l'Ignoto che a terra l'inchioda,\nsupina e immota l'ho raccolta in mano....\nIo guardo, muto queste alucce nere....\nCome grandi, pel corpo piccolino!\nAli fatte pei venti e le bufere,\nvele spiegate a navigar l'azzurro,\nin alto: donde par così piccino\nil Mondo grande! — vacuo sussurro\ngiùngevi l'eco delle sue tempeste.,.. —\nOh liete all'albe, se l'Aprii riede,\noh sui tramonti dell'Autunno meste,\nin arrivo, in partenza, ai vecchi nidi,\nrondini a stormi, ovunque l'occhio vede —\npieno il cielo di fremiti e di stridi!\nOh naviganti il pelago sonoro\nverso le arene dove immobilmente\nsorride, ai vespri di viole e d'oro\ntrista la Sfinge fisa all'Oriente!\n— Toccala adagio; da non farle male.\nSoffre: non vedi, come chiude gli occhi?\nE come batte fitto e disuguale,\ntu lo sentissi, il suo piccolo cuore!\nCuore che batte gli estremi rintocchi,\nprima che l'abbia scaldato l'Amore....\nCredi tu, che non possa più guarire?\nIo spero, ancora: è forte, sai. Le dita,\ncoi brevi artigli che non san ferire,\nstrette m'avvinghia.... Ma cibo non vuole:\nessa, di bruchi e d'insetti nutrita —\nessa, che vive d'azzurro e di Sole!\nProvo a rimetterla a terra. Fors'anche,\nnon hanno, l'ali, che lesioni ascose,\nlievi: non son che intorpidite, stanche,\nGuarda: l'adagio qui, fra le tue rose....\nNo, bimba mia, Lo vedi: è proprio un'ala\nparalizzata. Non si chiude più.\nHan gli uccellini anch'essi una lor mala\nsorte, che li persegue inesorata —\ncome il Destino gli uomini, quaggiù,\nLa tua povera rondine malata,\nincauta, forse il volo suo giocondo\nsu quei lucidi fili soffermò,\ncanori della gran voce del Mondo.\nE il fluido occulto, che per monti e piani\nun messaggio d'amor forse recò,\ngittolla cieca alle tue bianche mani,\npietose indarno.... Lasciala tra i fiori\nmorir, nascosta e in pace. Ella non sa.\nCreatura di luce e di colori,\nplacida all'Ombra ridiscenderà."}, {"page_pdf": 37, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.37", "texte": "POESIA\n\nIL GIARDINO DELLA VERGINE\n\n(Questa poesia è una delle dodici migliori, che, fra le 318 p\ndefinitivo per l'aggiudicazione del premio di L. $00).\nEra d'Aprile — Ne la bianca pace\nde l'orto era un tremore di pupille,\nun aliar fugace\npiccolo d'ali nel vergine sole.\nArgute e occulte tra vive scintille\ne raggi d'oro, argentine spole\nandavano pei cieli\ntessendo veli fragili di luce.\nEd era quel silenzio luminoso\npieno di voci e di truscii divini\n... Dal suo letto roccioso\nmugliava il fiume bianco ancor di neve,\nbimbo ribelle dagli occhi adamantini\nghiacci precipitante giù a la pieve\ndove fremendo sta\nattonito a guardar pascoli e cielo.\nMa via dirompe la scogliera, e l'onda\nche per sognare s'obliò un momento\navvalla fremebonda,\ned ogni roccia squilla palpitando\nnel cerchio delle spume alte d'argento.\nNe l'orto, chiaro d'ombre, tremolando\nun filo di quell'acqua\ntorna a sognare il cielo e la pastura.\nElla era scesa quando le campane\nde l'alba s'incontravano nell'eco\n(anche le più lontane)\nchiudendo stanche l'ali accese d'oro\nnel primo sole... Udì ella, ed all'eco\nl'anima abbandonò, quella che in coro\nle campane lontane\nchiamavano chiamavano « sorella »\nSorella armoniosa che le bianche\nbraccia fiorenti da la veste nera\nlevi fragili e stanche,\ntra uno splendore candido di veli,\na un palpito... là dove Primavera\nfiammeggiando passò... — L'erbe e gli steli\ndicono frusciando:\n« ogni giardino chiude una sua rondine ».\nEd Ella passa nel fulgor del sole\ncome una dea — ... « Qual voce .sottile\nmormora le parole\ndolci — Ella chiama — che mi fan tremare,\ne accendono di un sogno giovanile\nl'anima che obliò anche il sognare! »\nMormorano le siepi :\nrondine dove fiorirà il tuo nido ? —\nAd una gronda solatia appesi,\nor son tanti anni, il mio piccolo nido\ntra vilucchi cortesi\ne glicine da gli occhi di viola —;\nma non lo inebriò di gioia il grido\ndei rondinini quando agile vola\nla bella predatrice\n1 ali a posar sul cuor de' suoi piccini.\nOr se la porta a pezzo a pezzo il vento,\ne l'ala mia non sa più sfiorar l'onda:\nho stanco il volo e lento! —\n— ... Dolce veder tra un scintillìo di pianto,\ni cari inganni dell'età gioconda,\ntutti raccolti ripassarci accanto\ntra un clamore di voci\nche sembrano di ieri ed han tanti anni;\n... S'era piccini e non si avea che mamma\ndentro il piccolo cuor, sempre tra il pianto\ne tra le risa « mamma »;\npoi si tu grandi e Aprile — il donatore —\nun altro nome armonioso tanto,\nimprovviso gridò: sapea d'amore\nquel nome e quella voce...\n... ma al primo affanno ripetemmo « mamma »"}, {"page_pdf": 38, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.38", "texte": "POESIA\n\nElla muoveva al pari del ruscello\ncheTnovellava il sogno della Pieve\nal monte; un ramuscello\ndi ulivo battagliava a coronarle\nil bianco fronte di un suo serto lieve,\ne di rugiada i polsi ad ingemmarle.\n... ogni fronda scintilla:\n« Chi ha pianto qui nel mio chiuso giardino? »\nElla chiamò tra un folgorìo d'argento,\n(poi che ogni ramo scuoteva sue stille\na farle adornamento\nleggiadro...) « o Aprile, chi ha pianto qui ?\nTu, Primavera, chiara di pupille?\nQuale pietosa stella ti fiorì\ndel limpido tesoro\nche ingemma i piedi candidi dell'Alba ? »\nE stette, bianca, arrovesciati gli occhi,\ndate le chiome al palpito del vento.\n... Ne l'ondeggiamento\ndei veli, alzate per subito affanno\nle mani ai verdi rami,\npareva un giglio che facesse stelo.\n... C'è una foglia lassù che si lamenta\nin cima al pesco, una foglietta gialla\nche piano si lamenta\ncome chi a lungo pianto è fatto fioco;\nl'ultima foglia de l'Autunno, e dalla\nrama sottile par che s'alzi un fòco\npallido breve e un gemito\npoi ch'essa guizza al vento et arde al sole.\nE si lamenta tutta tremolante\npovera figlia de l'Autunno, e teme\ndel volo or che l'errante\nstuolo de le sorelle è assai lontano...\n—■ Era d'inverno, ma eran tutte insieme,\ne ne l'inverno il dischiomato piano\nè più infinito..., quando\nritroverà le pallide sorelle?... —\n— Venuto è il tempo di vestirsi a verde\ncanta ogni rama! — ed ogni cuor risponde\nda le finestre: — Verde\nzendado al sole è il bel sogno di Maggio,\nson tutte verdi le anime gioconde! —\n... Ma c'è un pianto lassù nel sol di Maggio\ncome il pianto di un bimbo\nche non sa più il cammin e vuol la mamma.\nElla sentiva gocciolar le stille\nde la rugiada — in quel gran sogno verde\ntralucenti pupille —,\ned il ruscello ciangottar per eco:\n« Chi ha pianto qui..., chi ha pianto... » ... E via si perde\ncol mormorio del rio l'eco nell'eco...\nguizza la foglia ardendo,\ne il vento scherza su quei due misteri !\nPassa nel sol, nuda la gola, e canta\nun biondo adolescente: « A la mia mamma\nbaciai la bocca santa,\npoi me ne venni, ma un desio selvaggio\nmi batte dentro e mi arde come fiamma,\nbacio di mamma non è tutto a Maggio... »\ntremò la foglia et ella\ncom'eco singhiozzò:... « bacio d'amore! »\nche i deboli ginocchi\nforte vibrava come i rami d'anno\npieni di fiori... Ne l'ondeggiamento\ndei veli, alzate per subito affanno\nle mani ai verdi rami,\npareva un giglio che facesse stelo.\n\nVincenzo Buronzo.\n\nLANGUORE\nMassimo Coronaro.\n( Questa poesia è una delle\nleji8 presentate al nostr\nnero (immesse all'esame definitivo per l'aggiudi-\ncazione del premio di L. 500).\nPer il vento un rosaio ecco si sfascia\nNel viridario, il bel roseto bianco,\nSovra me che dianzi ero si franco\nE altero, e sulla mia inerte ambascia.\nAmore lungo il verde orto m'accascia\nE mi depone come corpo stanco\nNel rosaio, che il volto il petto e il fianco\nPlacidamente con suoi fior mi fascia.\nUn languore sottil l'anima mia\nPreme che sotto i fiori impallidendo\nGiace, ma che lor brine avida beve:\nE tacita su me con atto lieve\nUna donna si china, e sorridendo\nAd uno ad uno me li toglie via."}, {"page_pdf": 39, "page_imprimee": "[33]", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.39", "texte": "Inchiesta Internazionale di “POESIA„ sul Verso Libero\nPoiché le ultime riforme ritmiche e metriche, compiute o tentate nella poesia italiana, accennano a generar confu-\nsione nei cultori meno esperti d'arte poetica, abbiamo pensato interrogare le persone più competenti, affinchè ìa loro parola\nserva a chiarire le ragioni e le torme delle ultime libertà tecniche in poesia. La nostra rivista dunque rivolge ai maggiori\npoeti d'Italia le seguenti domande:\n1.° Quali so**© le vostre idee intorno alle pisi recenti riforme ritmiche e metriche introdotte nella\nnostra letteratura poetica?\n2.° Quali sono le vostre Idee prò o contro il così detto \" verso libero „ in Italia, derivato dal\n\" vers libre ,s francese che Gustave Mah?» ha creato in Francia?\nE perchè la discussione sia più vasta e più concludente, Poesia rivolge ai maggiori poeti e critici di Francia e\nd'Europa, la seguente domanda:\nQue pensez-vous du \" vers libre? „ x. MARINETTI.\nGIOVANNI PASCOLI risponde:\na F. 1. Mar inetti\nCarissimo poeta, non so giudicare del presso\ni Francesi. Essi avevano forse necessità d'uscire dall'eterno\nalessandrino e dalle solite rime. Quanto a noi, un verso\nlibero dai mille atteggiamenti, capace coi suoi accavalla-\nmenti delle più imprevedibili sorprese ritmiche, l'avevamo\ne da un pezzo: il verso endecasillabo sciolto.\nPiù in là, con la libertà, non andrei, prima d'avere\nsperimentato le migliaia di metri nuovi che noi possiamo\nedificare sulla base dei vecchi nostri versi, più diligente-\nmente distinti, più variamente e musicalmente accoppiati\ne intrecciati.\nProcaccerò di mandarvi presto qualche poesia; ma\nora non ho ozio da ciò.\nVi ringjazio cordialmente della vostra affettuosa me-\nmoria. Di quel concorso da voi bandito, vorrei pur rin-\ngraziarvi, ma non so.... Che volete? Io non ho finito. Mo-\nrissi ora, lascerei tutto a metà. Quindici o venti anni di\nmia vita mi furono tolti, e non contano.\nUn abbraccio dal vostro\nGiovanni Pascoli.\nBarga, 10 aprile 1906.\nANGIOLO OH VIETO risponde:\nCaro Mar inetti,\nI. Il mio principio è questo: seguire fedelmente, volta\nper volta, l'impulso del ritmo interiore nella determina-\nzione del ritmo esteriore ; sicché l'indistinta musica del-\nl'anima diventi musica delle parole.\nLa legge è dentro di noi, non nei trattati di metrica ;\ne il verso tanto più è libero quanto più obbedisce a que-\nst' intima legge^\nII. Conosco pochissimo l'opera di Gustave Kahn e meno\nancora quella dei suoi seguaci d'Italia. Ma se fra questi\nc' è qualche vero poeta, gli auguro di liberarsi al più\npresto dalla servitù del « verso libero » alla; francese,\ncome da ogni altra.\nE vi stringo la mano cordialmente.\nLa Comèesse DE NOA-ILLES risponde :\nCher Monsieur et cher\nJe m'empresse de repondre à votre gracieuse lettre.\nSi la? première partie du R m'a un peu ef-\nfrayée par son lyrisme audacieux acre et joyeux, j'ai\nbeaucoup admiré et aimé la seconde moitié du livre, la\ngrande poésie cosmique, le large et profond élan....\nPour les vers libres, j'en sais de si beaux de si\némouvants que je les aime extrèmement, et pourtant mon\ncoeur séduit par eux, cherche instinctivement, en les li-\nsant, à rétablir, à leur rendre un rytbme qui m'est plus\nchèr, — cet ordre profond qui, me\" semble-t-il, est une\nbase si solide et si douce, un beau terrain d'où jaillissent\nles hautes fusées.\nMais c'est là mon góut, ma naturelle préférence, et\nnon une verité.\nJe vous envoie une piece de vers pour Poesia ;\nmon livre de vers devant paraìtre le 30 mai, peut-etre\nvoudrez-vous insérer ce petit poème dans votre plus pro-\nchain numéro.\nYous étes le premier à qui je dis le titre de mon\nvolume de vers. Il s'appelera « »\nJe vous prie, cher monsieur, de croire à toute ma\nbien sincère sympathie admirative.\nAnna de JSToailles.\nJSTIEJJEJFtA. risponde :\nSignor Marinetti;\nTutto ciò che io vado leggendo avidamente qua e là\ndel Roi Bombance mi dà una rivelazione cosi simpatica"}, {"page_pdf": 40, "page_imprimee": "[34]", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.40", "texte": "pel suo ingegno e una tale omogeneità di ideale che ri-\nspondo con slancio al piccolo favore chiesto, quantunque\nsia contraria, in massima, alle inchieste.\nNon so quale valore possa avere un giudizio profano\nin una questione di forma poetica; ma poiché il gentilis-\nsimo signor Marinetti mi fa l'onore di interrogarmi di-\nchiaro anzitutto umilmente che ho della poesia l'antico\nconcetto che ne aveva il pastorello Orfeo, del quale si dice\nche cantasse così appassionatamente da commuovere i sassi,\nlo alla poesia non ho mai domandato altro che questo.\nLa questione della forma mi lascia dunque indifferente;\no meglio penso che ogni grido sincero dell'anima trova\nda sè la forma che meglio gli conviene.\n• • • • • • • • • • #••••••••••\nCon stima altissima. Neera.\nJUL.ES JBOIS risponde :\nLe vers libre subit un arrèt en France, tandis que\nhors de France il prend une expansion tout à fait im-\nprévue. A part Gustave Kahn et Yiélé Griffìn, quelques\nautres encore, ceux-mémes qui s'y etaient adonnés avec\nle plus de ferveur le délaissent assez souvent pour re-\ntourner à des formes flxes ou quasi fìxes, en tous cas plus\ntraditionnelìes. Ainsi Moréas, ainsi Henri de Regnier.\nEst-ce à dire que le vers libre n'ait pas correspondu\naux espoirs qu'il avait éveillès dans la jeune génération,\nqu'à l'épreuve il ait apparu un instrument mal adapté au\nréve et au sentiment frangais? En un mot a-t-il fait\nfaillite devant l'opinion des poètes? Pas précisèment: il\na simplement pris sa place réelle, moyen d'expression ih-\ntermediaire entre le vers traditionnel et la prose, mais\nincapable de se substituer à l'un ou à l'autre.\nIl a manqué au vers libre pour devenir la nouvelle\nforme de la poesie moderne un esthéticien précis et un\npoete qui s'impose à tous, à l'élite et à foule. M. Robert de\nSouza qui pour le defendre dèpense aujourd' hui encore\nson zéle, sa science et son talent, me parait dupe, comme\nStéphane Mallarmé, et à de certains moments Yerlaine,\nd'une regrettable confusion entre le arts. Youloir identifìer\nla prosodie et le rythme musical, c'est en principe se\nvouer aux recherches les plus desorientées et les plus\nsteriles. La poesie et la musique out des missions et des\nlois differentes.\nIl a manqué encore au vers libre, un de ces genies\nprodigieux à qui il suffìt d'adopter une forme pour qu'elle\ns'incorpore à la tradition antérieure et s'impose à l'a-\nvenir. En somme le vers libre ne correspondait pas pro-\nfondèment au temperament frangais. Nous sommes comme\ntous les Latins, amoureux de la regie qui est une neces-\nsité pour nos paresses naturelles et nos agitations de-\nsordonnées. Nous savons bien que notre poèsie gagne à\ndes lois fixes et perd à une indépendance illimitée.\nLe vers libre eta.it surfout une reaction momentanée\ncontre l'esthétique Parnassienne trop stricte, trop mesurée\net disons le mot trop craintive.\nMonsieur Gustave Kahn a raison lorsqu'il avance que\nles symbolistes continuerent en poesie l'emancipation\ncommencée par les romantiques et interrompue par les\nParnassiens.\nEt voilà que le vers' libre semble avoir abouti- non\nseulement, comme je l'ai dit, à enrichir d'une formule\nnouvelle très souple et très attrayante l'ancienne ryth-\nmique, mais encore, par son voisinage en quelque sorte\ncontagieux, à determiner dans le vers traditionel une\nsorte de detente.\nLe vers nouveau que les poètes recents ont adoptè,\nissu de Hugo, de Beaudelaire, de Verlaine, est en quelque\nsorte ebranlé par la tempète revolutionnaire que soule-\nverent dècadents et symbolistes.\nCes licences de la versification autrefois en usage\ndans le vers et que Banville avait exterminées\net niées, renaissent plus nombreues, plus variées.\nOn peut les rèsumer en quatre points.\n1. Le singulier rimé avec le pluriel.\n2. L'hiatus agrèable à l'oreille est autorisè.\n3. La cesure centrale n'est plus indispensable, elle\nest remplacée par d'autres cèsures plus ou moinsfharmo-\nnieuses selon le gout du poète.\n4. La rime riche est abolie en tant qu'ideal de ver-\nsiflcation. L'assonnance est permise à condition que des\nrappels de syllabes à l'interieur du vers remplacent 1 ac-\ncord parfait de sonorités pleines qui était - à la fin du vers -\nla regie pour les poetes Parnassiens.\nEn definitive au XX siede le vers trangais gagne\nplus de fluiditè, plus de nuance ; il s'est rapproché de la\nmusique ; mais il en reste distant par les principes mémes\nde la prosodie.\nNous nous trouvons donc grace à revolution de la\nmetrique et de la rythmique en face d un triple mode\nd'expression : le vers libre le vers liberé et le vers tradi-\ntionnel. La complexité de la pensee et du sentiment mo-\nderne, possedè ainsi des instruments nouveaux dont be-\nneflcieront les artistes et où le public delicat trouvera\ndes saveurs inédites, des jouissances imprèvues.\nBois.\nI r\nA.LBETIT MOCICEIJrisponde\nMori cher, Poète,\nExcusez-moi, je vous prie de ne vous avoir pas en-\ncore accusé reception de votre dernière oeuvre : Le Roi\nBombarne. Ce drame m'a surpris par sa singulière vio-\nlence et j'ai été frappé par les scenes du festin dont le\ngrotesque, en son enormité, devient hallucinant.\nCette vision de goinfres qui se devorent entre eux\nest un chanchemar atroce ; mais c'est cette horreur mème\nque vous avez voulue, et j'admire que vous ayez eu la\nforce de la realiser. Ce que j'aime le moins dans ce drame\nc'est le personnage trop faeilement lyrique de l'Idiot. Les\ntraits hardiment déformés de quelques autres figures ont\nbien plus de caractère et de vivante vigueur.\nMon avis quant au vers libre?\nJ'hesite vraiment à vous le laisser publier. Je suis\ntoujours et de plus en plus, partisan de cette forme ryth-\nmique. Mais je l'ai vue si follement attaquée récemment\nque j'aurai presque honte, en affirmant ma foi, de pa-\nraitre repondre à des négations pareilles."}, {"page_pdf": 41, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.41", "texte": "Mendès est chaque fois qu'il le veut, un prosateur\nbrillant et magniflque ; on lui doit aussi des vers habile-\nment imagés. Quant à Charles van Lerberghe, c'est un poète\nexquis dont j'admire les Entrevisions et La Chanson d'Eve.\nMais on ne pourrait trouver mieux, pour défendre le\nvers libre que de publier, en deux colonnes jumelles, les\ndeux oeuvres les plus recentes de ees deux partisans de\nl'orthodoxie.\nL'une par l'affirmation directe, et l'autre par l'exem-\nple, elles espèrent evidemment nous convaincre.... Lisons,\nlisons ' d'une part le singulier manifeste où les poètes du\nvers sont reduits en poudre par l'esthéticien Van Ler-\nbeghe — et d'autre part, dans Glatigny, ces sautelants\nalexandrins qui miment la liberté, en dansant dans leur\ncage.... ces alexandrins depourvus de musique, avec leurs\nenjambements penibles, leurs vains tours de passe-passe si\ningenieux, si puériles, si parfaitement insupportables enfin !\nJe sens qu' il y a quelques belles scenes dans Gla-\ntigny; à maintes places j'ai vu du talent. Mais chaque\nfois, helas ! les vers m'y ont caché la poésie.\nYoilà donc ce que seraient auiourd' hui les formes du\nlyrisme, sans le bel effort d'il ya vingt ans ! — Yoilà ce\nque seraient nos propres vers sans doute, si le Rythme ne\nnous avait detournés de ces virtuosités miserables ! Oui,\noui! reunissons nos deux adversaires. Lorsqne Mendès\nlira la lettre de Yan Lerberghe il sera confondu, lui si\nintelligent de voir ce que la haine de la libre musique\npeut inspirer à un bon écrìvain, ami des contradictions.\nEt s'il lit Glatigny, Yan Lerberghe sera consterné, lui si\npoète, de voir la poesie grimacer ainsi en essayant de\nreprendre le vieil oripeau dont les symbolistes l'avaient\ndepouillés à l'exemple de Gustave Kahn, depuis le pimpant\ncarnaval de Banville.\nQui de nous a condamné à mort l'antique mesure du\nvers regulier?\nPersonne, que je sache. L'alexandrin sera conservé\navec ses ressources précieuses. Considérons-le simple-\nment comme un cas p&rliculier —\npuisque le vers libre est le Rythme vivant avec toutes\nses forces, avec toutes ses ressources. Ce qui est mort ou\nce qui doit mourir, c'est l'esprit d'esclavage; car elle est\nlamentable la fantaisie de ces forgats qui se mettent à\ndanser un bout de chaine au pied. Plaignons le vain ef-\nfroi des Beckmesser, quand le poète refuse la regie arti-\nflcielle et n'admet de preceptes que ceux de la logique\net ceux de la beauté.\nEt puis ne discutons plus, travaillons. Quelle que soit\nla technique destinée à pèrir, ce qui vivrà toujours c'est\nle dur et persévérant effort des musiciens du verbe pour\nreunir en un mème soufflé la pensée l'image et le rythme\nsonore.\nJe m'apergois, mon cher Marinetti, qu'en verité j'ai\nAni par repondre — et longuement ! — à votre question.\nImprimez donc cela dans Poesia, si vous le jugez à\npropos. J'y corrige à tout hasard quelques lignes, et je\nlivre à votre hospitalité ces reflexions hatives.\n«•*•••• • •• 9 • ••• *•••••••\nMerci, et cordialement à vous\nA.LBERTBOISSIÈJRE risponde:\nMoti cher ami,\nJe pense du vers libre qu'ii est plus apte, ètant plus\nsouple, à traduire l'émotion d'un vrai poète, que le vers\nrigide des traditionnalistes. Néanmoins, à conlronter les\nthéories de Gustave Kahn et la defense des idèes con-\nservatrices de Sully-Prud'homme, je reconnais qu'il ya\npossibilità de faire de mauvais vers libres et d'execrables\nvers parnassiens, autant qu' il est permis de rencontrer\ndes oeuvres parfaites, avec l'une et l'autre mèthode. En\noutre, je ne crois pas que moti compatriote, l'ennuyeux\nAlexandre de Bernay, ait jamais eu la haute visée de\ndonner au monde une formule défìnitive du vers, avec ses\ndouze syllabes ! Et les plus subtiles. arguties de Sully-\nPrud'homme ne me leront jamais comprendre pourquoi,\nà la Poèsie, seule, l'èvolution manifestée dans toutes les\nbranches du savoir humain, serait interdite.\nBien à vous, mon cher ami.\n-Albert\nParis, 25 Mars 1906.\nFRANCESCO CHIESA, risponde:\na F. T. Marinetti\nCaro e illustre amico, eccovi quattro parole di risposta\nalle vostre domande. Non so se le mie idee vi piaceranno,\nma ho preferito essere schietto :\nIo non credo possibili innovazioni repentine nei pro-\ncedimenti dell'arte, i quali non sono arbitrari. Il verso è\nun organo naturale, chiuso da certe forme, mosso da certi\nnervi, atto a certe funzioni. E le membra vive si imitano\nbensì, ma nello spazio di secoli, non di anni, non per\nopera d'un uomo, ma di generazioni d'uomini. Si mutano\ncol mutar di tutto l'organismo, continuando quell'armonia\nche fin da principio tutte le membra stringeva e propor-\nzionava. Vano è pretendere che il verso S'innovi, se tutti\ngli altri elementi della lingua rimangono o poco mutano.\nVano è supporre che un uomo od un'accademia, per\nquanto sapientissimi, riescano a comporre da un giorno\nall'altro un tipo di verso che vinca quello uscito dal la-\nvorìo di secoli e secoli, sorto dallo stesso genio della na-\nzione. Un uomo potrà, con una scossa risoluta, scrollare\nil verso dal torpore in cui è scaduto, dal vano scrupolo\nin cui s'è avvilito; e ciò fece, per esempio, Victor Hugo,\nnon novatore, ma rinnovatore. Un uomo potrà richiamare\nil verso o certi modi primitivi, soverchiati e soppressi\ndalla moda o dal malgusto, od isvolgerne certe intime\nattitudini ed esercitarne tutte le potenze; e ciò fecero il\nParini, il Foscolo, il Carducci, il D'Annunzio, il Pascoli;\ne fu opera di redenzione, non di creazione.\nIo non riesco davvero a supporre poesia la quale dai\nmodi tradizionali volutamente si sottragga. Che il verso,\nquesta espressione primitiva del sentimento umano, sussista\ntempi moderni, si spiega ricorrendo alla legge, dirò\ncosì, della sopravvivenza; il gesto sopravvive all'atto, la\nleggenda all'avvenimento, l'amore e l'odio all'esperienza\ndel bene e del male, il cerimoniale al senso primitivo dei"}, {"page_pdf": 42, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.42", "texte": "riti. E il verso sopravvive al bisogno primordiale di co-\nstringere il discorso in una costante e palese forma rit-\nmica. Sopravvive: dunque non può essere che sonserva-\nzione e prosecuzione. Appunto, il verso si continua nella\nnostra arte e nella nostra civiltà come nell'estate arida\nil ruscello spicciato nella primavera umida. Deliziamoci\ndi quest'acque non nostre, appropriamocele con tutto l'amore\ne tutta l'astuzia; ma, per carità, non illudiamoci che dalla\nnostra lucida secchezza altre vene possano zampillare.\nIl verso, dirò con un'altra imagine, è un atto liturgico.\nE scompigliar la liturgia, si sa, vuol dire distruggere la\nreligione. I partigiani del verso libero s'assomigliano nella\nmia mente a certi eretici, antichi e moderni, pietosamente\naffannati a sbucciar la sostanza della fede dalla formula\ndel dogma, dall'abitudine del rito, perduti nel tormento\ndi conciliare il principio di tradizione col principio di.\nlibertà. Yia dunque la lede, o eretici, se tanto vi piace\nessere liberi ! Bando al verso, se sdegnate ogni limita-\nzione ! La libertà si chiama anche prosa.\nAhimè! i versi liberi che io conosco differiscono spesso\ndalla prosa solo per una ragione tipografica : Son prosa\ne prosa non bella, anche se, per avventura, viva e squisita\ntrapela l'intenzione dell'autore. Ed a mio modo capisco\nperchè il verso libero facesse mala prova : perchè esso è,\ninnanzi tutto, un atto di debolezza, sebbene mascherata\ndi presunzione. E' la debolezza dell'artefice al quale vien\nmeno la volontà acre, paziente ed uguale di conchiudere\nla propria idea entro certi modi, difficili ma possibili, ti-\ntannici ma ottimi, E' la debolezza dell'artista che non ha\no non sa temprarsi quella snellezza d'ingegno molteplice,\nla quale è potente a trasformar l'idea da imagine a ima-\ngine fin che perfettamente s'incarni in una certa materia,\nE tanto meglio se la materia è dura: i migliori scultori\nnacquero in paesi di pietra dura.\nE non è vero che le idee e i sentimenti più personali\nabbisognino d'un ritmo assolutamente personale per ma-\nnifestarsi sinceramente. Il ritmo è retto da leggi matema-\ntiche: dire ritmo personale è come dire aritmetica perso-\nnale. 11 ritmo è o non è: rassegniamoci. E rassegniamoci\ncon letizia, poiché l'ingegno umano, quand'è volonteroso,\ncioè vero, trova sempre modo di rivelarsi e di differen-\nziarsi, senza bisogno di teatrali ribellioni. L'autore della\nVenere di Milo non volle versi o gesti fuor dell'uso de'\nsuoi tempi per dir la sua idea straordinariamente casta\ne austera. L'anonimo sculture di Reims seppe esser pagano\nsenza smentirne le consuetudini plastiche del secolo XIII,\nseppe tradurre la Venere ch'egli aveva in mente- nelle\nvesti della Vergine che l'età sua adorava.\nNè, altrimenti, sarebbe stato inteso o tollerato. Quanto\npiù audace e discorde è il nostro pensiero, tanto più ab-\nbisogna di modi piani, di parole limpide. Dagli uomini\ncui vogliamo imporre un'idea, un consentimento, un'am-\nmirazione, non pretendiamo tanta bontà da studiar anche\nla nostra grammatica. Parliam loro il linguaggio comune\nche, tutto considerato, è ancora più bello di qualunque\ningegnosa falsificazione.\nInsomma io credo che la passione della personalità\nnon debba lasciarci a rinnegare certe leggi della natura,\nle quali agli individualisti fanatici riescono odiose per il\ngenerale ossequio che le riconosce. Il primo individualista\ndi questa maniera fu Onan, figli® di Giuda. — Mia l'idea,\nmio il ritmo, — dice il poeta libero, - nessuna parteci-\npazione. — 11 pubblico non bada o non intende o non\napprova. - Piace a me! Si consola il poeta. Piaceri solitari.\nDaremo ne! prossimo fascìcolo le risposte\ndi : Gabriele D'Annunzio, Giovanni Man-adi, Ca-\nmille Mauciair, Richard Dehmel, ti. P. Luci ni,\nStuart Merrill, Arno Holz, Henri Gheon, Touny\nLerys, A. Bernardini, P. Buzzi, N. Stellacci, Ma-\ngalhaez de Azeredo, F. Fontana, 5mara.\n\nCOMMENTI DELLA STAMPA\nDal Giornale d'\nPoesia comincia il suo secondo anno di\nvita con un numero doppio, ove sono versi di\nGustavo Kahn, di Francesco Chiesa, di Giulio\nBois, di Camillo Mauclair e di Diego Angeli.\nDegna singolarmente di studio e di ammira-\nzione è la forte lirica di Gustavo Kahn intito-\nlata Deuil e dedicata al pittore Alfredo Agache,\nal quale appunto l'idea del lutto aveva inspi-\nrato un quadro.\n*\n* *\nPoesia, nel numero di cui discorriamo, co-\nmincia a rendere ragione della sua inchiesta\ninternazionale sul Verso libero. Le domande\nche rivolse agli scrittori italiani furono queste :\nu 1. Quali sono le vostre idee intorno alle più\nrecenti riforme ritmiche e metriche introdotte\nnella nostra letteratura poetica ? — 2. Quali\nsono le vostre idee prò e contro il così detto\nverso libero in Italia, derivato dal vers libre\nfrancese che Gustavo Kahn ha creato in\nFrancia? n. Agli scrittori francesi Poesia non\nfa che questa domanda: u Que pensez-vous du\nvers libre ? ».\nIl verso libero fu uno dei temi principali\ndell'Enquète sur Vévolution tittéraire promossa\nàslVFcho de Paris nel 1891, nella quale il\ngrande poeta Stéphane Mallarmé lanciò la for-\nmidabile affermazione... En verité il n'y a pas\nde prosey e il Kahn e il De Régnier sostennero\na spada tratta la causa dei nuovi ritmi. La\nquestione in Italia, ove veramente non si fa\nverso libero, nel senso esatto della parola, è\nsub judice.\nIl primo a rispondere all'inchiesta è natu-\nralmente Gustave Kahn, che pare la persona\npiù interessata nella faccenda, ch'è senza dubbio\nl'apostolo più convinto della nuova forma poe-\ntica e che colla indiscutibile bellezza dell'opera\nsua fa a questa riforma la migliore, la più\npersuasiva di tutte le propagande. Il suo studio\nsul verso libero che precede la ristampa dei\nPremiers Poèmes (Parigi, Mercure de France,\n1897) fa epoca, come si suol lire, ma la larga\ne possente armonia delle sue liriche, che ri-\ntroviamo con tutti i suoi fascini nel Deuil\npubblicato appunto da, Poesia in quest'ultimo\nnumero, vale assai più di qualunque disserta-\nzione letteraria.\nDal yerso libero il Kahn è dunque l'asser-\ntore più robusto e più infaticabile che si co-\nnosca in Francia: n'è anche il creatore, come\nafferma uno dei quesiti che Poesia rivolse agli\nscrittori italiani? L'eminente prosodista non\nebbe un predecessore, o quanto meno un com-\npagno negl'inizii di questa impresa riforma-\ntrice? Giulio Laforgue, poeta morto a 27 anni\ngiovane genialissimo che meritò gli entusiasmi\ndi Maurizio Maeterlink e di Camillo Mauclair.\nfu il primo forse a meditare una poesia ben\ndiversa ànWusaia, non diremo se peggiore o\nminore. Egli, il poeta profondo delle Compia-\niutes* e delVlmitation de IS/otre-Dame la Lune\nfu del Kahn amico e compagno di lavoro, ne\ndovrebbe essere dimenticato: non si debbono\ndimenticare i precursori: e d'altronde appunto\nil Kahn, ch'è anche critico di grande levatura,\ngli consacrò negli Hommes d'aujourd'hui alcune\npagine assai belle.\n* #\nE ora riassumiamo la lunga risposta che\nGustavo Kahn fa alla domanda di Poesia,, ri-\nsposta degna di destare molto interessamento\ne per l'autorità di chi parla e perchè l'argo-\nmento è più che mai vivo\nDomenico Oliva•"}, {"page_pdf": 43, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.43", "texte": "POtSIA „ HA PUBBLICATO :\nnel I.° Fascicolo: GABRIELE D'ANNUNZIO -\nLa nave — PAUL ADAM - Amen ! — SEM BE-\nNELLI - L' Aquila — ARTURO COLAUTTI - La\nConquista (I.a Parte) — GUSTAVE KAHN - Le\nRefu%e des amoureux — EDOUARD SCHURÉ -\nLa melodie incarnée — F.T. MARINETTI - L'Aube\njaponaise — CAMILLE MAUCLAIR - Paysage\nd' Ouest — CATULLE MENDÈS - Sonnets d'Italie\n— ETTORE MOSCHINO - Il canto della pace not-\nturna — COMTESSE DE NOAILLES - Poesie. —\nVITALIANO PONTI - Il distruttore — HENRI\nDÉ REGNIER - Palazzo — RACHILDE - La mairi\nde Fredegonde — FRED. BOWLES - The tent by\nthe lake — TÉRÉSAH - Armonia — CECCARDO\nROCCATAGLIATA-CECCARDI - Il Viandante —\nALMA TADEMA - Frost.\nnel II.0 Fascìcolo: MISTRAL - Lou Renegat\n— VITTORIA AGANOOR - Il consolatore — SEM\nBENELLI - Apologia — R.ANDEL - A face in a\ncrowd — ARTURO COLAUTTI - La Conquista\n(II.a Parte) — COSIMO GORIGIERI CONTRI - La\nCarmelitana — PAUL FORT - Le matin pastoral\n— FRED. BOWLES - Noon ■— GUSTAVE KAHN\n— Le pr ine e Etè — CLOVIS HUGUES - Jeanne pri-\nosanière — F. T. MARINETTI - La folie des\nmaisonnettes — ANGELO ORVIETO - Antologia\ndi Poeti — STUART MERRILL - Romance —\nVITALIANO PONTI - Eris et Eros — HÉLÈNE\nVACARESCO - Ni ce soir.\nnel III.0 Fascicolo : GIOVANNI PASCOLI - 1\ngemelli — SAINT GEORGES DE BOUHELIER -\nElègie d'Automnne- FRANCESCO CHIESA - Aracne\n— ARTURO COLAUTTI - La conquista (III. Parte)\n— FRANCIS JAMMES - Poesie — FRANCIS VIÉLÉ-\nGRIFFIN - Sarcophage — ETTORE MOSCHINO -\nCrepusoli Antichi — LUCIENNE KAHN - Melan-\ncolie. Chanson — G. P. LUCINI - La solita can-\nzone — F. T. MARINETTI - Les Courtisanes —\nCATULLE MENDES - Les sept Lacs — MARIA\nSTAR - Taormina.\nnel IV.° Fascicolo: GIOVANNI MARRAD1 -\nTito Speri — EMILE VERHAEREN - Tempete sur\nla mer — PAUL ADAM - Le Signe Doiible —\nSEM BENELLI - Il padre mio della montagna —\nAURELIO UGOLINI - Grottesco d}Inverno —\nGUSTAVO BOTTA - Vento ~ Tramonto — RICHARD\nCAPELL - Aprii - Montmartre — FRED. BOWLES\nNight — ANTONIO CIPPICO - Ritorno — ER-\nNEST GAUBERT - L'Amazone — JULES LAF-\nFORGUE - Chanson des sabots jolis — F. T. MA-\nRINETTI - La Mori des Forteresses (I. Partie) —\nALFREDO ORIANI - La Festa da Ballo — VITA-\nLIANO PONTI - Madrigali alla Povertà — K.\nROSENVAL - Deux sonnets pour la Mousmé.\nnel VII.0 Fascicolo: HENRI DE RÉGNIER -\nVille de France — ADOLFO DE BOSIS - Da\n« V Alba del terzo giorno » — GUSTAVO BOTTA -\nVisione - Trege7ida — GIOVANNI CHIGGIATO -\nSul luogo del disastro — GEORGES CASELLA -\nMensonges — MARIE DAUGUET - Z'amour —\nFAGUS - Pantoum — ENRICO FONDI - Ballate\nFloreali — JEAN LORRAIN - Les Mauvais soirs\n— JOHN MASEFIELD - Sonnet — GIAN PIETRO\nLUCINI - Delta — F. T. MARINETTI - À VAu-\ntomobile — VITALIANO PONTI - Alla giubba\nlunga — Louis PAYEN - L'aloés — FERDINANDO\nRUSSO - Suspirata — JEAN ROVERE - Ecoute!..\n— DOMENICO TUMIATI - Terracotta — HÉLÈNE\nVACARESCO - Ballade Roumaine — ESHMER\nVALDOR - Vers ivres-fous — RICHARD CAPELL\n— Song.\nnel VIII.° Fascicolo: CONTESSE M. DE\nNOAILLES - La douceur du Matin — ERWIN\nALEXANDER - Die Tiefe — BENNO GEIGER -\nVer fall des menschheit — SEM BENELLI - Il\ncastello del silenzio — CECCARDO ROCCATA-\nGLIATA CECCARDI - Frammenti dell' « Iperione »\n— FRED G. BOWLES - The empty nest — EN-\nRICO CORRADINI - Carlotta Corday — MARIO\nCHINI - Tanche giapponesi — GAETANO CRESPI -\nI mè campagn — PAUL FORT - Ballades Fran-\ncaises — ADONE NOSARI - Piétol — ALFRED\nJARRY - Ly risme militar iste — ATTILIO SAR-\nFATTI - Il cicisbeo — VITALIANO PONTI - Ila-\nrodia — TRILUSSA - Er diavolo che se fa frate\n— RENÉE VIVIEN - Viviane.\nnel Fascicolo X.°*XI.° i GUSTAVE KAHN -\nDeuil — DOMENICO OLIVA - La fontana di Ri-\nmini — FRANCESCO CHIESA - Venere di Milo\n— FRED. G. BOWLES - A Damask rose — DIEGO\nANGELI - In quale orto lontano.... —- ROGUSLAS\nADAMOYICH - Le masqtie - ANTONINO ALONGE\n— Appassiunatamente — JULES BOIS - La mort\nde Vidole — CAMILLE MAUCLAIR - Crépuscule —\nDOMENICO TUMIATI - Medium — GUSTAVO BOT-\nTA - Partenza - La visita — MARIE DAUGUET -\n— La chanson de la mer — PIETRO MASTRI -\nUn'ala — CARLO BASILICI - Bosco degli ulivi —\nERNEST GAUBERT - La faneuse — GINO DAME-\nRINI - Ritmi d'autunno — JEAN LOUIS VAUDO-\nYER - L'àme de la forét — NINO MARCHESINI\n— I GIGLI — LORENZI LORENZO - Rime andaluse\n— HÉLÈNE VACARESCO - Sur la pente - O doux\nfrère — FERDINANDO PAOLIERI - L'olivo —\nHENRI GHÉON - Trois esquisses lyriques — R.\nSCHAUKAL - Sonette nach J. AI. De Here-\ndia (Antonius und Kleopatra) — SMARA - La\nchanson du cygne — THEO VARLET - Vitesse\n— G. P. LUCINI - Il bagno — FAGUS - La dé-\nfaite du sphinx — MARIO CHINI - Tanke giap-\ngonesi — EMILIO ZANETTE - Inno alla madre —\nG. PORRO SCHIAFFINATI - La nevoda maretta —\nCECCARDO ROCCATAGLIATA- CECCARDI - Sulla\ntomba di Napoleone I — NELLO PUCCIONI -\nDalla Lucrezia Borgia — A. UGOLINI - Don-\nandosi le bandiere di battaglia alle Regie navi\n« Agordat e Coatit ».\nnel XII.° Fascicolo: EMILE VERHAEREN -\nA la gioire des Cieux — DIEGO GAROGLIO - La\nBadia di Soffemia — MARIE DAUGUET - Mer-\ncurio — F. T. MARINETTI - Le directeur s'a-\nmuse... — UGO CODOGNI - Alla terra — VICTOR\nLITSCHFOUSSE - Ferveur — TOUNY-LERYS -\nL'Impossible — FRED. G. BOWLES - Take the\nbest that Life can give - My World — Louis\nTHOMAS - O ma feunesse — Prinz EMIL von\nSCHÒENAICH CAROLATH - Gruss an veneaig —\nTITO MARRONE - Crisalide — GIUSEPPE PIAZZA\n- Preghiera al mio Dio — FRITZ VANDERPIIL -\nComplainte de Maldoror — GABRIELE GABRIELLI\n- Violette — ROMOLO QUAGLINO - Il Secreto -\nALBERT BOISSIÈRE - Le Gué — BOGUSLAS ADA-\nMO WICZ - Deux Poèmes Polonais.\nPOESIA „ PUBBLICHERÀ:\nLa Vision du roi di STUART MERRILL — Las\nCigarras de Palestina di SALVATOR RUEDA —\nVendimion (Canto Primiero) di E. MÀRQUINA —\nLes Glaneuses di ALBERT ROISSIÈRE — A song\nof Brotherhood di FRED. BOWLES — L'Orazione\ndi Plombières di PAOLO BUZZI — Ideales Lejanos\ndi MANUEL GALVEZ — Au prince Hamlet di Louis\nTHOMAS — Il racconto del profugo di ANTONINO\nALONGE — Nach einer Ziebernact di ERWIN A-\nLEXANDER — Das tote glueck di BENNO GEIGER\n— Le farfalle di GIAN PIETRO LUCINI — Re-\nvolte di SMARA — Ritorno di MARCELLO TAD-\nDEI — L'Apotre di ROEF D'UNGERN STERN-\nBERG — Hérostratos di GABRIEL FAURE —\nL'Olivo di MARIO FORESI — Nostalgie di\nLouis DUMONT — Interludio mistico di ENRICO\nCAVACCHIOLI — Il giardinetto d'amore di AL-\nFREDO VON LIEBER — A Suora Paola di VETTOR\nCIELDAURO — Nella piccola casa di G. FRÀNQUI-\nNET de S. REMY — L'Anima Errante di DIEGO\nANGELI — A Florence di BLANDIN — Stornello\n— Elegia di BELLONCI — La matassa - A quella\ngentilissima - Al di là del bene e del male di\nDOMENICO GIULIOTTI — La Svinatura di FERDI-\nNANDO PAOLIERI — Vette nevate di FRANCESCO\nROCCHI — Lasciando Venezia di ANITA RAFFAELLA\nCAVALIERI — Versi inediti di THOMAS CARLYLE\n— Il mondo ed il Poeta poesia croata di SILVYE\nKANJCEVIC (traduzione di Stjepko Ilycé) — O\nAnadyomène di MARIE DAUGUET — Crepuscolo\ndi ENRICO FONDI —Autunnale di ROBERTO ASCOLI\n— Taìinhauser di CARLO LINATI — Seconde let-\ntre à Francis fammes di TOUNY LERYS — Orbe\nterrestre di RENÉ ARCOS — fardins di ESHMER\nVALDOR — Arbres e parfums di EMILE BERNARD\n— Lever de soleil sur la mer di G. FAISANT —\nVer Sacrum di NETTORE NERI — Idillio di NINO\nSTELLACCI — Crepuscolo campestre di CARLOZ\nMAGALHAEZ DE AZEREDO — La cieca folle di\nMYRIAM FRESCHI — L'Arbre rouge di M. D'AL-\nBOLA — Aurore di MARIE ET JAQUES NERVAT —\nStances à la vie di EMILE HENRIOT — Lied du\ncrepuscule di FRITZ R. VANDERPIJL — Ballata\nprimavera di GIACINTO ALTIMARI MENNA — Bou-\nquet de nuit - Au Desert di C. J. KERNECH DE\nCOUTOULY DE DORSET — L'Esilio - L'Altana di\nGUSTAVO GOZZANO — Dinanzi a d'un vecchio ca-\nstello di GUIDO GUIDA — Le chant du page di\nPIERRE PLESSIS — Versi di ALDO PALATINI.\n\nPOJESIA. pubblica solamente\nversi inediti.\n\nMERCVRE DE FRANGE\nPARIS » 26, rue de Condé - PARIS\nSKIZIÈME ANNÉE Paraìt le Ier et le 15 de chaque mois SEIZIÈME ANNÉE\nDirecteur : Alfred Vallette\n\nL'ELKMITdQE\nREVXJE DE LITTÉRATURE ET D'AflT\nDirecteur: EDOUARD DUCOTÉ\nPARIS, Rue"}, {"page_pdf": 44, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190602-01.1.44", "texte": "Stabilisti #nto Tipografico di Eedaelìi Pietro — Bonsio fMlT tio)? 1905,\nCalinosi Alfredo, gerente responsabile.\n\nDU \"\nF&ÀNCE\nEditeur -. 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