{"numero_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_sha256": "e1a4c8553aa3a3930d7dfe2659c370290c613297c726aabcce89bf869f80569d", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1906/07_01/bmtnaai_1906-07_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1906/07_01/bmtnaai_1906-07_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c004", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c004", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.4", "titre_corps": "{PubInfo}POESIA, ha pubblicato i medaglioni di G. 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F. Sannite.\nPrimi Canti di Ugo Grhiron.\nLa fiamma è bella! di Antonio Marzi.\nPOESIA si riserva la facoltà di pubblicare nelle sue edizioni\nquesti quattro volumi, qualora gli autori non ne ritirino i manoscritti.\nConcorjo\nBandito da \" Poesia „ per uno\nStudio (Critico su Giovanni Pascoli\ncon un premio di1000 lire.\nPartecipanti : 27.\nSono stati ammessi alla seconda lettura per l'aggiudicazione\ndel premio di lire i studi critici dei signori\nProf. Emilio Zanette\nProf. Arnaldo Monti\nProf. Luigi Cucinotta\nProf. Angelo Ottolini\nConcorso Internazionale\nBandito da\" Poesia „ per un\nPoesia Inedita\nscritta in una delle seguenti lingue (italiana, francese, spagnuola,\ntedesca, inglese) con un premio di lOOO lire.\nPartecipanti : 472\nVinci GIOSUÈ SORSI\n;\ncol poemetto\nIl Sangue\npubblicato in questo fascicolo triplo, e al posto d'onore con la ma-\nschera dell'autore ventenne, disegnata dal celebre disegnatore Romolo\nRomani.\nFurono presi in considerazione fra i 472 poemi ricevuti :\nPégase di Louis Thomas (francese).\nLa Sinfonia della Yilla di Enrico Fondi (italiano).\nTriste Natale di Marco de Hubris (italiano).\nVision di A. Yan der Hoeven (francese).\nÀlcoba Nuptial di I. T. Mera (spagnuolo).\nIl Navigante di Arturo Onofri (italiano).\nWhite Rose di M. S. Swayne (inglese). • *\nCondanna di Teresa Fondi Mattani (italiano).\nRoma di Elisa Tacchi (italiano).\nNatura e Pensiero di Griulia Cavallari Cantalamessa (italiano).\nOmeliade di Monsignor di Carlo (italiano).\nLa Risurrezione di Lazzaro di L'Inconnu (italiano).\nLa Grande Alba del Dott. Pasquale Cafaro (italiano).\nFrammenti di Domenico Fiorentini (italiano).\nGiordano Bruno di Madame Delebecque (francese).\nCanto Novo di Rina e Mina Grardi (italiano).\nFuochi Artificiali di Nicola Tommaso Portacci (italiano).\nLa Madre del prof. Angelo Emmanuele (italiano).\nVittorie di Aldo Palatini (italiano).\nIl (lauto della Natura di Ottorino Cerquiglini (italiano).\nL'Uomo e la Natura di Carlo Cozzi (italiano)."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c006", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c006", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "n. p.", "page_fin": "n. p.", "image_debut": 4, "image_fin": 5, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.6", "titre_corps": "Romanzo di Paolo Buzzi, vincitore del I.° Concorso di POESIA", "titre_sommaire": "Romanzo di Paolo Buzzi, vincitore del I.° Concorso di POESIA", "signature_source": "F. T. 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Il sogno, che dovrebbe\nessere puramente di gloria se non fosse an-\nche di amore, dopo una serie di umane vi-\ncende piccole, vince, a costo della morte.\nPaesaggio una delle più dolci, e aacora\nromite plaghe di Lombardia : l'alta Brianza,\nquella che va dall'altura dei Camaldolesi di\nSan Genesio, sopra l'Adda lacustre, e girando\npel cuneo del monte Barro, tocca i monti\nd'Erba con i suoi laghetti tanto cari alla pri-\nmavera dell'arte segantiniana. Per incidenza,\nuna visione della Milano antica e moderna,\nche porta i contrasti policromi de' suoi cen-\ntomila tetti, del suo Naviglio verdastro, dei\nsuo duomo candido e trionfale.\nVi è un tentativo a riprodurre l'anima della\nfamiglia borghese lombarda ancora composta\ndi cocciuti istituti retrivi e pure portata, dalle\nsue vergini forze, verso i più alti e nuovi i-\ndeali della vita, che non ci sembra eticamente\ntrascurabile. Ci pare che l'immenso fremito\nnevropatico agitante l'essere di Ignazio Lan-\nfranchi risponda ad alcunché di inconsciamente\ndiffuso per le giovani generazioni italiche\nattuali. Che cosa segnerà mai, nel mistero\ndelle preparazioni storiche, questo momento\ndi crisi psichica attraverso il quale sem-\nbrano passare coloro che sono i figli imbelli\ndei nostri padri guerrieri ? L'opera ha giusta-\nmente preferito qualificarsi Poema anziché\nRomanzo. Se talora in fatti, l'opera assume\nl'andatura normale dello stile narrativo, più\nspesso assurge a metodi descrittivi sia dì psi-\ncologia che di paesaggio e di insieme i quali\nescono dalla linea comune e dànno al corpo\ndel Romanzo le ali del Poema.\nPaolo Buzzi ha portato tutto quanto di ul-\ntrasensitivo e di ultrasensibile è nella vita\nmoderna. A rischio di apparire involuto nei\nconcetti ed ampolloso nella forma, egli ha\ntracciate tutte le linee — anche le più recon-\ndite e sfumate — del mistero psichico e del\nmistero ottico sovra le pagine sue. Della città\negli dona tutti i profili cubici e i fremiti mo-\nstruosi : della campagna tutti i silenzi e i cori\ne le latitudini e le altitudini che fanno del-\nl'anima, antecedentemente chiusa, un vero\nessere autonomo volante. Egli ha studiato\nuomo e gli uomini, la famiglia e la società,\nil fiore e la foresta, la pianura e la montagna,\nil gergo e la musica, la politica e la religione.\nTroviamo, forse per la prima volta in un'o-\npera di pura poesia italiana, il vero dramma\ndelle coscienze e dei pensieri, quelle figura-\nzioni eroiche della solitudine e del consorzio\nonde la vita oggi è così ricca e così sor-\nprendente.\nIn fine noi troviamo, dentro l'Esilio la\nstoria anatomicamente spietata della nostra\ngiovane generazione : vediamo di quali tossici\ne di quali balsami si siano alimentati i nostri\nspiriti di figli di famiglia e di piccoli despoti\ndell'ideale. L'amore è ivi studiato ne' suoi\natomi esatti ed ha, sui fenomeni della vita\nquotidiana, le sue applicazioni chimiche più\nrazionali, più determinate. Uno schizzo gran-\ndioso, in somma, del nostro ambiente e del\nnostro dedalo interiore, i diametri relativi,\nmatematicamente calcolati ed esposti: poche\npersone e molte onde : il tutto travolto da un\noceano di musicalità dalle armonie talora bar-\nbare ed ostiche, ma sempre sorrette dal respiro\nformidabile d'un Anima vergine e sincera.\nL'Autore ha della vita e degli uomini un'iidea\ncerto discutibile: quella che valga assai poco la\npena di viverla (parliamo della vita): e di cu-\nrarne le sorti (parliamo degli uomini). E' un\npessimista, Paolo Buzzi : e, aggiungiamo, so-\nvratutto un musicista. Ritenuto che due cose\nbelle ha il mo?ido — Amore e Morte — come\ncanta quel Leopardi che sognava la Storia\nd'un' Anivia forse scritta con elementi ed in-\ntendimenti simili a quelli usati dall'Autore\ndell' Esilio, questi ha creduto che una terza\nbella cosa il mondo abbia — la Musica. —\nE, più che altro, ha cercato di dare una\nsinfonia verbale che, pur toccando qualche\nverità di dolore, nelle anime, mandasse qual-\nche suono, ai sensi, di voluttà.\nIn essa sono magici squarci descrittivi (che\nvanno dalla mala vita cittadina resa con tutte\nle stratificazioni sue dal bassofondo lurido\nall'alta casa di piacere) arrivando alle gran-\ndiose coreografie dei comizi e delle funzioni\nreligiose sotto il cielo aperto. Basterebbero\nla rievocazione dei lussuriosi mondi pagani\ncontrapposta quella degli squallidi mondi mo-\nnastici del medioevo, e lo studio dell'ap-\nproccio dei socialisti alla terra cattolica di\nBrianza, col fenomeno del democristianesimo\nin azione per fare dell' Esilio un'opera di\ngrande interesse moderno. Paolo Buzzi de-\nscrive con tavolozza straordinariamente ricca\ne con una potenzialità di visione che sor-\nprende.\nL'immagine ha in lui un nuovo trovatore.\nE con T immagine ammiriamo in lui quel\ncomplicato nuovo rapporto tra le cose, le\nidee e le parole che solo fa, nella letteratura,\ndello scrittore il poeta e del poeta lo scrit-\ntore magnifico.\nE' un' opera di ardente giovinezza e di fre-\nnetica preparazione sognata perchè esercitasse\nsulle anime dei lettori, più che alto il fascino\ndelle cose libere e profondamente vere.\nE'assolutamente impossibile riassumere bre-\nvemente la trama complicata, drammaticissima\ndi questo romanzo. Tenterò invece una ra-\npida sintesi dell'ultima parte che conduce il\nlettore sulle cime inebbriate della passione\ne del dolore.\nUn giorno Ignazio e Clara si perdono en-\ntro una grande boscaglia di rovi. Presi da\nun'emozione indicibile, si baciano. E' l'amore;\namore purissimo, incontaminato; amore d'inno\ne di volo, come tra gli angeli.\nQui le pagine cantano e suonano come fu-\nsioni di cori e d'orchestre. L'amore degli\nuomini verrà più tardi. Una notte di tempesta\ni due innamorati riparano dai lampi e dai\ntuoni nella medesima alcova. Questa scena\nche si può dire un uragano di passione ideale\ne di lussuria bruciante porta ad un episodio\nfatale, la maternità di Clara. Ignazio apprende\nla terribile verità e decide di fuggire. Par-\ntiranno per la conquista del pane, coi loro\nnuovi doveri domestici da compiere. Ma\ncome vivere la prima vita? In un impeto\ndi logica aberrazione mentale Ignazio sottrae\ndalla camera di Don Flavio le cartelle della\nmodesta sostanza di Clara, sua pupilla, ed i\nrisparmi del giovane prete destinati all'ac-\nquisto d'una tanto sognata batteria di cam-\npane nuove. I fuggitivi passano, prima di\nraggiungere la ferrovia, per l'antica Villa ma-\ngnifica degli avi Lanfranchi dove Ignazio\npassò la sua infanzia. Ivi si fermano dispe-\nratamente avidi di passarvi un'ultima notte\nd'amore. Ma appena entrati nell'antico am-\nbiente l'anima d'Ignazio si sente ricollegata\nad un amore anticamente ivi goduto che si\ntramuta, repentino, in odio per la donna\nignara, presente."}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.5", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 1762, "texte": "Egli respinge e percuote Clara, follemente\nripreso da una inesausta passione lontana per\nNanda, la cugina bella e ricca ch'egli aveva,\nquasi attraverso un sogno dinastico, sognata\nmusa e fortuna eterna della sua vita di crea-\ntore imperiale. E' il cozzo fra l'idealità e la\nrealtà che scoppia maravigliosamente tragico\ndentro la notte già dolorosa agli amanti. Clara,\nperduta nell'oscurità della Villa solitaria, im-\nplora, dall'Uomo perdonato, l'amore.\nL'Uomo, che non ritorna, risponde, nel-\nl'ombra, con parole folli sul ritmo, tratto al\npianoforte, dalla Corsa air abisso nella Dan-\nnazione di Hector Berlioz.\nPoi esce, e corre, corre attraverso il giar-\ndino magnifico come invasato dal dèmone\ndelle memorie e dei presagi. D'un tratto si\nsente rincorso, nella notte prodigiosamente\nbella. Egli balza dal ricinto e si dà alla\nmacchia, come un brigante. Il bosco sale\nverso una cima sormontata da una croce\ne difesa da rovi. Fra i rovi ha trovato Clara,\nfra i rovi la perderà. Egli, che si sentì\ncontinuamente rincorso, dalla fanciulla-madre,\nvarca, in un attimo di disperazione estrema,\nquel vallo, e giunge ai piedi della croce.\nEgli tiene fra le mani una corda da giuoco\nche trovò, poc'anzi, entro un'erma marmorea,\nnel giardino avito. E' la corda da giuoco di\nNanda, la piccola Dea sua che altri gli ha\nrapito. S'arrampica sulla cima della croce ed\nammirando l'alba che sale dai monti e gri-\ndando qualche ultima parola vana alla natura,\nsi appicca con la corda del sollazzo infantile.\nQuesta scena finale è d'una potenza tragica\noltremirabile.\nRiassumendo, credo non vi sia libro nel\nquale si fondano con maggiore armonia di\nluci e di suoni, gli elementi d'interesse etnico\ne sociale con le più alte essenze della poesia\ne del pensiero.\n\nF. T. Marinetti."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c007", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c007", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "n. p.", "page_fin": "n. p.", "image_debut": 5, "image_fin": 5, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.7", "titre_corps": "{PubInfo}L'ABBONAMENTO A \"POESIA\" RIMBORSATO", "titre_sommaire": "{PubInfo}L'ABBONAMENTO A \"POESIA\" RIMBORSATO", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 5, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.5", "debut_caractere": 1764, "fin_caractere_exclue": 2700, "texte": "L'ABBONAMENTO A \"POESIA„ RIMBORSATO\nL'abbonamento a.ri 11 tio a \" Poesia „ (lire 10 per l'Italia, 15 per 1' Estero) è\ninteramente rimborsato dai doni seguenti:\nL'ESILI© - Prima Parte: VERSO IL BALENO romanzo di Paolo Buzzi, Yin»\ncitore del I.° (Concorso di \" Poesia „(elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori di\nEnrico Sacchetti — Edizioni di \" Poesia „) * L. 2.—\nL'ESILI© - Parte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume\ndi 300 pagine con copertina a colori di Enrico Sacchetti — Edizioni di \" Poesia „) L. 2.—\nL'ESILI© - Parte Terza: VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di\n500 pagine con copertina a colori di Enrico Sacchetti — Edizioni di \" Poesia „) L. 2.—\nL'INCUB© YELAT© versi di Enrico 6avacchioli, Vincitore del II.® @on-\ncorso di \" Poesia „(elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani, d'imminente pubblicazione nelle Edizioni di \" Poesia „) L. 3.50"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c008", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c008", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "n. p.", "page_fin": "n. p.", "image_debut": 6, "image_fin": 8, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.8", "titre_corps": "IL trionfo di \"Roi Bombance\" : Giudizi della stampa italiana ed estera", "titre_sommaire": "IL trionfo di \"Roi Bombance\" : Giudizi della stampa italiana ed estera", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 6, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.6", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 7328, "texte": "IL trionfo di “Roi Bombance„\nGiudizi della stampa italiana ed estera\n(La continuazione al prossimo numero)\n2>al Qiorrjah di V\nRicordo il giudizio di un grande critico\n— un critico veramente grande! — il Sainte\nBeuve a proposito del Gargantua di Rabelais :\n« E' un' opera inaudita, una mischianza di\nscienza e di oscenità, di comico, di eloquente,\ndi supremamente fantastico, che vi richiama\ntutto alla mente senza rassomigliare a nulla,\nche vi afferra e vi sgomenta, vi ubbriaca e\nvi disgusta, e della quale si può chiedersi\nseriamente dopo averla molto ammirata e\ndopo essersene molto compiaciuti, se l'ab-\nbiamo interamente compresa! » Ricordo sullo\nstesso argomento il parallelo giudizio di\nLa Bruyère : « Il libro è incomprensibile, è\nun enigma inesplicabile. E' una chimera, il\nvolto di una bella donna con piede e coda\nda serpente; è il mostruoso connubbio d'una\nmorale fine ed ingegnosa e di una brutta cor-\nruzione. Il malvagio vi passa ogni limite e\nvi prende con il fascino della canaglia; il\nbuono vi arriva allo squisito e all'eccellente! »\nE mi pare che questi due periodi sfrondati\ndi molti aggettivi laudativi ; ridotti a modeste\nproporzioni; spogliati sopratutto dell'autorità\nenorme ch'essi hanno per esser stati pronun-\nciati dal Sainte Beuve e dal La Bruyère in\nonore di Rabelais, potrebbero adattarsi e de-\nfinire la tragedia satirica in quattro atti di\nF. T. Marinetti, Le Roi Bombance pubblicata\nor è appena un mese dal « Mercure de France».\nLe Roi Bombance non ostante le sue in-\ntenzioni di modernità; anzi per queste sue\nintenzioni medesime proviene direttamente\ndallo spirito e dal contenuto dell'opera Rabe-\nlaisiana. Ne proviene non nell'orditura del\nlavoro ma per la sua impostazione fantastica\ne nello stesso tempo incredibilmente reali-\nstica ; per lo sviluppo dei personaggi che\nassumono dimensioni e caratteristiche gigan-\ntesche pur muovendosi a seconda di consue-\ntudini umane, anzi troppo umane ; per la\nevidente volontà dell'autore di mascherare\nsotto a raffigurazioni cervellotiche e quasi paz-\nzesche di eroi inverosimili, tipi che sono della\nnostra vita ed hanno risalto dalla nostra vita;\nper quel procedimento di generalizzazione che\nlo domina tutto da capo a fondo, cosicché\nle persone della tragedia non hanno valore,\nod hanno scarso valore in sè stesse ed in\nrelazione ai loro fatti particolari, ma ne as-\nsumono invece uno vastissimo appena sieno\nconsiderate traverso alla significazione dei\nsimboli che le rivestono.\nTragedia, e tragedia satirica. Bisogna\ntener bene presente questa definizione per\nnon cadere in errore. Le Roi Bombance diffi-\ncilmente si potrebbe rappresentare su la scena\ncome difficilmente si potrebbero rappresen-\ntare tutti i primitivi drammi satirici della let-\nteratura greca se il tempo ce ne avesse tra-\nmandato qualcuno in qualche modo. Gli\neventi vi assumono forme tali che il trovarne\npraticamente di equivalenti sia pure col sus-\nsidio intelligente e sagace della coreografia ;\ndegli effetti luminosi di ogni altra risorsa del\nmestiere appare impossibile.\nLe esteriorità degli attori rigidamente\nfissata nelle poche pagine che precedono l'a-\nzione non ammette riduzioni e modificazioni,\nsenza contare che l'elemento capitale della\ncatastrofe finale è determinato dall'incalzante\nsuccedersi di folle enormi, urlanti, paurose,\nbieche, livide, allampanante, affamate per\ndigiuni di giorni, di settimane consecutive.\nLa suddivisione in atti ; il dialogo sorretto\nda brevi passaggi spiegativi ; la movimenta-\nzione indicata schematicamente come per una\nvera e propria opera di teatro, hanno adunque\nnel Roi Bombance importanza di mezzo tec-\nnico per render diretta e precisa la finalità\nartistica dell' autore. Il quale non ha rispet-\ntato che uno solo dei canoni fondamentali\ndel dramma satirico inteso secondo la tradi-\nzione ellenica; quello di innestare una ine-\nsauribile fonte di grottesco e di ridicolo alla\nparte prevalentemente ideologica, così da far\nrisaltare quest' ultima come per virtù di con-\ntrasto.\n*\n* *\nL' azione di Roi Bombance (Re Gozzovi-\nglia) si svolge nel paese dei Bourdes (il paese\ndelle menzogne) in un' epoca vagamente\nmedioevale, e si apre nel primo atto con\ntre avvenimenti degni della massima atten-\nzione : la cacciata di tutte le donne dal ter-\nritorio dello vStato, tanto che non ne ritrove-\nremo più una nel corso della tragedia, i fu-\nnerali di Ripaille, capocuoco del Re, grande\ndignitario al quale son dovuti i maggiori\nonori ; il primo mormorar della folla affamata\ncontro la classe dominante. Ciascuno di que-\nsti tre avvenimenti ci mette dentro alle con-\ndizioni anormali del regno dei Bourdes, in\npoche battute. Tutto il linguaggio dei perso-\nnaggi, tutte le loro riflessioni; tutte le loro\npreoccupazioni, tutti i loro desideri, tutte le\nloro speranze, tutti i loro propositi si svol-\ngono in un unico, ristrettissimo ordine di\nidee, nell'ordine gastronomico. Le donne sono\ncacciate perchè impediscono il funzionamento\ndelle aspirazioni culinarie ; le falangi sociali\nsono distinte in gente che mangia e in gente\nche non mangia ; gli eroi della tragedia si\nchiamano rispettivamente : Père-Bedaine (pa-\ndre panciagrossa) ministro della religione ;\nSoledor, Carpebleu, Fretin, vassalli del Re ;\nVachenraget, sopraintendente delle cucine ;\nPoulemouillet, sopraintendente delle cantine ;\nAnguille, consigliere bori à tout faire; Esto-\nmacreux (che non ha mangiato) capo degli\naffamati, Tourte, Syphon, Béchamel (Salsa\nBianca) Marmitons sacrés, guatteri eletti a\nrappresentare la plebe. E non basta; la feli-\ncità digestiva della nazione dipende (natural-\nmente) dalla digestione del Re; il popolo\nresta colpito d'ammirazione davanti alla sag-\ngezza dello stomaco riconoscente del Re ! E\nnon basta ancora. Nel regno dei Bourdes le\nquestioni psichiche stesse sono ridotte a que-\nstioni di stomaco ; qualche volta gli intestini\ndefunti vi si vendicano infatti degli stomachi\nindifferenti ed obliosi !\nLa morte di Ripaille è un fiero colpo\nper la monarchia ! Egli conosceva un mera-\nviglioso secreto per fabbricar le pillole contro\nla fame; queste pillole distribuite al popplo\nne quetavano gli istinti. Tenuto due giorni\na digiuno, non placato dalle pillole, sobillato\nda giornali, opuscoli, articoli sovversivi nei\nquali si legge che « l'appetito dei Bourdes è\nindipendente dall'appetito divino»; che «lo\nstomaco ha i suoi diritti, la sua storia, la sua\ncapacità, il suo avvenire, ecc. »; che «lo sto-\nmaco universale » conta per qualche cosa ;\nirritato dal lusso enorme, dalla ricchezza dei\nventri che circondano il feretro del cuoco, il\npopolo insorge e manda Syphon, Tourte, Bé-\nchamel, al Re per imporgli le condizioni vo-\nlute dai tempi nuovi. « Noi veniamo per pro-\nporvi, dice Syphon a Bombance, una solu-\nzione al problema che agita tutti gli stomachi\ne che salverà lo Stato da una terribile crisi\nintestinale !... »\nIl Re, benché sconsigliato dai suoi cor-\ntigiani che si vedono sfuggire il potere, ac-\nconsente a trattare appena si sente sonare\nall'orecchio la minaccia della rivoluzione. E\ndecide di mettersi in contatto con i suoi\nsudditi, di sentirne le pretese e gli affanni ;\ndi alleviarne le torture elevandone i rappre-\nsentanti alle alte cariche delle cucine perchè\nprovvedano a soddisfare l'appetito dei rap-\npresentanti.\nAhimè ! Le cose vanno tra i Bourdes\ncome nella peggiore delle repubbliche mo-"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.7", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 8703, "texte": "derne. I ministri del popolo non pensano che\na rimpinzare sè stessi e lasciano morire il\npopolo. E questi appena s'accorge di esser\nstato turlupinato torna ad agitarsi capitanato\nda Estomacreux : « Almeno — grida un affa-\nmato — sotto il dominio di Bombance, qual-\nche volta si mangiava ! Ora non più ! Ora\nperfino Bombance, re travicello, digiuna con\nnoi, sviene per lunghi languori ! Bisogna cac-\nciare i traditori, bisogna instaurare un reg-\ngimento politico pel quale tutte le tendenze\ndello stomaco universale possano liberamente\nesercitare la loro funzione in vista della\ndigestione generale! » E si organizza una\ngrande dimostrazione per chieder conto a\nSyphon, Tourte, Béchamel della loro mis-\nsione. I tre cercano di guadagnar tempo con\ndiscorsi, ma inutilmente., Alcuni affamati ca-\ndono morti, Roi Bombance stesso, muore !\nConviene cedere un palmo di terreno. Be-\nchamel annunzia che un enorme banchetto è\nstato preparato e ne legge il menu!\nAl terzo atto il banchetto enorme ap-\npare una miserabile cosa. La marea degli af-\nfamati tempesta alle porte del castello reale\ncon a capo Estomacreux proclamando che\n« les Marmitons ont déjà oublié leur doublé\nprogramme digestif et intestinal qui a pour\nprincipe essentiel la socialisation des moyens\nde production culinaire! » ed affermando la\nimpellente necessità di socializzare i fornelli,\nle pentole ed altra simile roba! La bufera\ncresce, abbatte gli ostacoli; la plebe entra\nnelle cucine e nelle sale, impone a Syphon e\ncompagni di servire il pranzo. Incomincia\nl'orgia. Nulla basta a colmare le voragini\ndegli stomachi insaziabili, occorrono sempre\ncibi e sempre bevande. Olocausto alla ine-\nnarrabile ingordigia, il corpo del Re Bom-\nbance, salato convenientemente, vien portato\nfra i convitati. Estomacreux ha un gesto di\nira. Si lancia all'uscio dietro al quale i mi-\nnistri si sono barricati con gli antichi corti-\ngiani reali, li vede traverso la serratura goz-\nzovigliare con vivande prelibate, e con un\nappello disperato ai suoi, dà l'assalto. Un\nfumo grasso ed aromatico ravvolge il refet-\ntorio nella oscurità. Si odono rumori di lotta\nche si fondono in sordo brusìo indistinto.\nLa seconda parte dell'atto non è che un\nincubo di banchettanti ubriachi fradici: «Les\nmouvements d'ensemble, les gestes, les voix,\nrèvés plutòt que vécus par les Bourdes, doi-\nvent se perdre peu à peu, et s' enfoncer dans\nun brouillard sinistre de terreur et de remord\nhallucinant ». L' azione pertanto diventa sel-\nvaggia. La voluttà del mangiare, assume pro-\nporzioni colossali, niente più la arresta. La\nfolla divora quanto rimane delle forme pas-\nsate ed odiate, il Re, i cortigiani, i primi\nministri del popolo. Ciò che rappresenta\nVieri, viene masticato, trangugiato dai Bour-\ndes. Ed allora un fantasma brumale che apre\nmollemente le sue braccia fumose, dimenando\nuna testa di luna verde estenuata, daila voce\nrauca, sibilante e dolce, compare nel qua-\ndrato delle finestre. E' la « Sainte Pourriture »\nla dea che marcisce ogni cosa, che domina\nsu ogni cosa. Ella si ferma davanti a Esto-\nmacreux diventato monumentale per aver in-\ngoiato Re Bombance. E parla a quest'ultimo,\n10 consola. Ella lo farà rinascere perchè la\nlegge sempiterna comanda così : Disfarsi nella\nmorte illusoria, rifondersi, rinascere identici.\nLa legge della decomposizione governa i\nmondi !\nIl quarto atto è la glorificazione appunto\ndella Sainte Pourriture e dei suoi principii.\nUno dietro all'altro il Re Bombance, Anguille,\nLe pére Bedaine; Vachenraget, Syphon; Pou-\nlemouillet, gli altri personaggi della tragedia,\ngià divorati dalla plebe, ritornano alla vita\ndi tra i resti dei divoratori ; il Re, i corti-\ngiani imbastiscono un processo per rivolta a\ncarico dei Marmitons sacrès, i quali sono poi\nrisparmiati da persecuzioni ; ma nuovamente\nla plebe condotta da Estomacreux insorge\ncantando l'inno della rivolta, per liberarsi\ndai dominatori ; per servirsene di cibo ; ma\nnuovamente la Sainte Pourriture soprag-\ngiunge con un suo vampiro che completa le\nmassime eterne da essa annunziate. E men-\ntre sull' epilogo febbricitante della tragedia\nche la riassume interamente in ognuna delle\nsue fasi domina il grido di Estomacreux esal-\ntante la rivoluzione, il vampiro constata melan-\nconicamente che di età in età i Bourdes non\nhanno saputo perfezionarsi che nell' arte di\nadoperar le mascelle, e di divorarsi a vicenda ;\nla triste Dea nota che le rivoluzioni non cal-\nmeranno mai nessun appetito, non daranno\nmai alle genti un' oncia di felicità maggiore\ndi quella che già posseggono. La felicità,\nella dice con un gran gesto verso l'azzurro,\nè altrove! Quindi apre il becco triangolare\ndella bestia. Un filo di sangue ne esce. Il filo\nsi muta in ruscello ; il ruscello si gonfia,\nimmenso torrente rosso e precipita, sipario\nsupremo innondando e celando la scena.\n•x-\n-x- *\nHo detto che la tragedia è di ispirazione\nRabelaisiana e la traccia fin qui esposta —\nmeno, forse, dove il macabro assurge ad ele-\nmento predominante — ne è una prova in-\nconfutabile. Ma nella traccia non sono com-\npresi alcuni particolari caratteristici che me-\nglio lo dimostrano e dei quali occorre tener\nparola giacché talun d'essi ha una importan-\ntissima funzione. Nello svolgimento di tutto\n11 contenuto drammatico, grottesco, ridicolo,\nvolgare e repugnante del lavoro del Marinetti\nuna figura, l'unica che abbia un rilievo a sé\ne viva anche indipendentemente dal suo sim-\nbolo, si stacca e ci attrae : la figura magra\ned allampanata di un poeta che neh' infuriar\ndelle procelle stomacali, in mezzo al furore\ndella vicenda dei Bourdes ; sovra alle bas-\nsezze della plebe porta invariabilmente il\nsuono della sua voce e lo stupore della sua\nanima vergine trasognata dietro a visioni di\nbellezza. Questo poeta che dagli affamati è\nbattezzato per V Idiota, che è fatto segno al-\nl' universale disprezzo perchè non si cura del\ncibo, che reca sotto un braccio una cetra e\nnella mano destra un troncone di spada, rap-\npresenta la grandezza di un puro ideale ir-\nraggiungibile che ha forza sufficiente a di-\nstrarre l'uomo dalle sue miserie personali, a\nprocaccargli se non la felicità una dolce e\ngioiosa sovraeccitazione. Egli si eleva subito\nsul guazzabuglio delle passioni ohe circon-\ndano i funerali di Ripaille con esclamazioni\ndi ammirazione infantile, che ricordano tratto\na tratto le esclamazioni di Sant'Antonio du-\nrante le sue allucinazioni nel poema meravi-\nglioso di Flaubert.\nIl catafalco costruito con ogni sorta di\npreziose leccornie disposte sapientemente gli\ndà più piacere alla vista che non gliene da-\nrebbe al palato, gli rammenta i giardini, i\ncampi paradisiaci donde deve esser stato\ntolto il materiale per adornarlo ; alle masse\nurlanti di rabbia egli si impone con le im-\nprovvisazioni profetiche del suo spirito; di-\nvorato dagli affamati, egli ritorna nel mondo\nsognando di esser stato divorato dall' Orsa\nMaggiore, mentre la guardava beato, disteso\nsu di un prato ; davanti all' incalzare delle\nultime schiere di Bourdes che muovono al-\nl'assalto, egli si ribella ai principii che pro-\nclamando la libertà ne sopprimono il pregio\nstabilendo nuove tirannie ; e comprendendo\nla impossibilità di svincolarsi da ogni schia-\nvitù si uccide fendendosi la testa con un\ncolpo feroce alla fronte.\nAccanto all' Idiot, la figura opposta di\nPere Bedaine che sottomette la religione ai\nsuoi criteri di interesse e che un affamato\nvuol uccidere per abolire la sua chiesa e i\nsuoi santi onde fondare una religione della\nquale sarà il papa ; accanto ad entrambe\nquella misteriosa del pellegrino Alkantah in-\nsegna vivente della fatalità, approfondiscono\nla satira, la fanno accanita, spietata, incisiva ;\nla farebbero lucidamente chiara se per rag-\ngiungere effetti tragici, violenti, il Marinetti\nnon vi avesse trasfusa alla fine l'ondata maca-\nbramente terrificante che noi abbiamo veduta.\nLa quale del resto ottiene i risultati che si\nripromette con nobiltà semplice d'arte. E il\ntentativo va lodato poiché è questa la prima\nvolta che senza attenuazioni, senza sfumature,\nsenza vane concessioni entra nella letteratura\nmoderna il sentimento del macabro quale già\nespressero diretti da altre mete più frammen-\ntarie Goya, Odilon Redon, Rops, Sattler e\nJames Ensor, col disegno e con 1' incisione.\n%\nE' tempo di concludere. Può Le Roi\nBombance dirsi un' opera organica? Troppe\nineguaglianze vi sono dentro, troppa esube-\nranza di materia e di passaggi. Pagine quasi\nperfette si alternano a pagine che non gio-\nvano all'euritmia della tragedia e le diminui\nscono sveltezza; pagine di un alto senso poe-\ntico; di una bella prosa sonante, di uno stile\nvario e ricco si succedono a pagine fiac-\nche di contenuto, nelle quali conseguente-\nmente il valore letterario non ha soverchia"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.8", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 8371, "texte": "importanza. Ma se nen organica può dirsi,\ncerto Roi Bambcince è opera nata da corag-\ngiosi e fervidi proponimenti. Ardita nella in-\ntelaiatura, bellamente presuntuosa nel fine ;\nacre di sapor polemico condro i dottrinarismi\npopolareschi della contemporanea sociologia e\ndella nostra gretta politica democratica con-\ndotta con perizia che deriva da innata sa-\npienza essa afferma il vivido ingegno di F. T.\nMarinetti meglio assai che non le sue prece-\ndenti scorrerie poetiche nei regni del fanta-\nstico e del sentimentalismo esclusivamente\nformale. E nella produzione moderna essa\nesprime qualche cosa oltre i fatti che svolge.\nQuanti più cercano oramai di esprimere qual-\nche cosa oltre e al disopra dei fatti dentro ai\nquali confinano la funzione dell'arte?\nGino Damerini.\nQìall JTvanii della domenica :\nIl mio amico F. T. Marinetti, un poeta\nfrancese di stirpe italiana, ha licenziato per i\ntipi del Mercure de France una sua tragedia:\nLe Roi Bombance.\nIn un paese fantastico, nell'avvenire re-\nmotissimo, il popolo dei Burdi, una plebe\nbriaca di fame, d'odio e di contaminazione,\nassale tutti i castelli del re Bombance, ne\nasservisce i ministri, e siede alla mensa in\nun gran pranzo macabro. Dopo tanti secoli\ndi digiuno, essa dà sfogo alla violenza di-\nsperata dell' intestino e ingolla monti di cibo\ne fiumane di vino, finché, contorta da una\nindigestione collettiva e formidabile, vomita\ntutto quanto ha ingoiato, continuando a di-\nvorare frenetica le spoglie del principe e dei\ncompagni morti, in un furore antropofagico\nche a poco a poco corrompe tutto e tutti\nnella putrefazione colossale delle materie re-\nstituite. Allora su l'orrendo carnaio si leva\nSanta Putredine ad ammonire: « Uomini,\nsono io la Dea della Fecondazione e della\nDistruzione. Nell'eterna realtà della Natura,\n10 sono la forza nuova e assoluta che resta\nsempre identica a se stessa. La Morte e la\nVita si ricongiungono in me. In me tutto si\ntrasforma. Viva dunque l'eterno delirio del\ngenio, l'eterna fame della felicità ! ».\nL'opera è sontuosa, violenta e sensuale.\nÈ prova d'un ingegno ricco e sapiente. Ma\nnon è chiara la sua valutazione ideologica,\ndato ch'essa l'abbia. Arturo Labriola e In-\nnocenzo Cappa, discutendone, hanno tratto\ndairatroce satira una conseguenza disperata-\nmente pessimistica. Se non che l'autore, scri-\nvendomene, ha negato essere codesta la sua\nintenzione. Allora? non discutiamone. O meglio\nseguiamo il ragionamento più logico: cioè\nquello deduttivo.\nGoethe ha detto: « È la natura, è l'e-\nterna Unità che diversamente si manifesta ;\n11 piccolo si confonde col grande e il grande\ncol piccolo, ciascuno conforme a sua natura ».\nDa ciò deriva l'identità delle sostanze e l'as-\nsociazione degli esseri nella mutualità dei\nrapporti umani, tanto fisici che politici, let-\nterari e sociali : il monismo, in una parola,\ncome direbbe Haechel. E questa forse l'ideo-\nlogia profonda del Marinetti?\nPuò darsi. Nulla si crea e tutto si tra-\nsforma. La Santa Putredine è il serbatoio\ninesauribile della vita: la morte è annullata:\nla società non è ch$ la risultante delle attività\nmolecolari in via perenne di trasformazione:\nvile è dunque la sodisfazione delle sole ne-\ncessità fìsiche, quando noi possiamo esaltare\nla vita nelle più alte manifestazioni della\nspecie, non sostituendoci ai dominatori nella\ndistruzione bestiale, ma perpetuando in forme\nnobili e auguste la materia indistruttibile che\nfermenta incessantemente dalla putredine. Così\nun grande senso d'ottimismo pagano trionfa\nnel ritorno eterno della vita, contro il pessi-\nmismo degenerato delle religioni antropomor-\nfiche che esauriscono l'attività vitale nel dua-\nlismo dello spirito e della materia.\nGÌ' ismi questa volta servono almeno a\nspiegare qualche cosa. M'illudo? Pur tuttavia\nl'opera di F. T. Marinetti ha un che di tor-\nbido, di complicato e di selvaggio, da cui\npuò solo accennarsi una grande concezione\nbarbara. Ma in codesto barbarismo, il nostro\nspirito si compiace. E' finalmente il distacco,\nsia pur violento, della convenzione : è lo smi-\nsurato contro il discreto, il grido contro il\nvagito, il gesto contro l'atto, la rivolta contro\nla stasi. Alla buon'ora ! Un calcio alle pre-\ntensioni teoriche dei professori di profes-\nsione. Leviamoci in piedi : è la Liberta.\nTomaso Morticeli!.\n3>al piccolo di T\nF. T. Marinetti dunque, il giovane di-\nrettore di Poesia, notissimo fra gli intellet-\ntuali, così a Parigi come a Milano, dopo due\ngià arditi poemi Conquéte des étoiles e De-\nstructìoìi, si impone oggi, con clamore di\nvittoriosa audacia, pubblicando, chez la So-\ncietè du Mercure de Fravice, una tragedia in\nquattr'atti, in prosa, quale neppure i suoi\nammiratori si attendevano da lui, pur cono-\nscendone l'estro sbrigliato e una specie di\nimpeto irrefrenabile verso un avvenire d'arte\ne di pensiero quasi anarchico.\nLe roi Bombance è il conflitto o meglio\nla sfida di un fiero ed orgoglioso idolatra\ndella mentalità individuale, agli appetiti ma-\nteriali dei volghi, una proterva proclamazione\ndelle feroci leggi umane di mutua guerra, di\nvicendevole sopraffazione e di distruzione.\nTutto è immaginario nella tragedia e\nnondimeno essa, in ogni sua parte, in ogni\nsua figurazione, anche negli episodii minori,\nè la ripercossione del dramma umano, eterno\ne reale, è V eco delle nostre voci passate e\npresenti, è un presagio ironico, pessimista,\nmostruoso del divenire sociale.\nI Bourdes sono un popolo di volgari,\ningordi mangioni e Bombance è il loro degno\nsovrano. Allorché l'azione comincia, la plebe\nè irritata per fame e ai funerali del regio\ngran cuoco Ripaille, segue la rivolta, capita-\nnata dalVEstomacreux, che strappa al re il\nconsenso di un pantagruelico banchetto, in-\nvocato dal popolo. Al secondo atto, la turba\nfamelica affretta il pasto, cui attendono tre\ncuochi scelti dalla plebe. Questa invade la\nreggia e al terzo è assisa finalmente alle\nmense della felicità. Ma chi la frena, nel-\nl'eccitamento della conquista, nella sazietà\ndei cibi, nell'ebbrezza dei vini? Gli sfrenati\nappetiti mutano la festa in lotta selvaggia, e\nTatto chiude con una specie di sogno orrendo\nche riassume tutta l'animalità cui il convegno\nha dato sfogo. Nell'epilogo, re Bombance ha\ndi nuovo ragione del popolo ribelle più che\nMiai abbruttito e ne sarà ancora l'autocrate,\nsino a che non imperverseranno, a rove-\nsciarlo di nuovo, altri deliri di fame, altre\nlibidini di godimento. Una sola mente, in\nmezzo a tanti ventri, compresa l'epa ben pa-\nsciuta del cappellano Bedaine: la mente di\nIdiot, l'ultimo dei poeti, il superstite d'una\nrazza spenta di sognatori e di idealisti, che\nviveva d'azzurro e d'armonie. Pas des fem-\nine, nella tragedia : le donne hanno esulato\nda quella terra ove ogni uomo non vive che\nper mangiare, e colle donne hanno esulato\nl'amore, la cortesia, ogni spirituale elevazione.\nQuanto sia eccessivo, per non dire intel-\nlettualmente brutale, il concetto satirico che\nanche dal breve riassunto della tragedia, i\nlettori hanno certo avvertito, tutto i lettori\navvertono del pari. Ma io credo che senza\nuna grande forza di antipatia, di avversione,\ndi odio quasi, contro la volgarità e la sua ti-\nrannide, il poeta non avrebbe saputo fare\nl'opera d'arte che per tale forza ha fatto.\nMa non per questo, anzi per questo,\nin rapporto cioè alla reazione che Poi Bovi-\nbance susciterà, se sarà capito, la conce-\nzione del Marinetti, avrà il suo perchè. Lo\navrà anche artisticamente e letterariamente,\nessendo la forma pure — d'un verismo rabe-\nlasiano talvolta — intonatissima al pensiero\nispiratore. Come Arlecchino re, di Lothar, è\nnella satira politica, una meravigliosa opera\nd'arte, per quanto il pubblico non l'abbia mai\nprofondamente penetrata, Roì Bombance nella\nsatira sociale, è il prodotto di un umorismo\nche vorrei dire temibile, e d'una immagina-\nzione artistica esuberante sino alla prepotenza.\nAugusto Mazzucchetti.\n])al piccolo di\nE quell'atteggiamento di pretendente assunto,\ndopo il D'Annunzio, dalla poesia, in tutte le\nsue vecchie e le sue nuove forme, si affermò\nquest'anno con un simbolo concreto nella fon-\ndazione della rivista Poesia.\nL' Italia invitò anche gli stranieri a poetare\nnello stesso girone coi suoi poeti. 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IL SANGUE\nAMMONIMENTI ALL'OSPITE\nTu m; hai lodati molto spesso i cibi,\nle mense, i vini, il fèrcolo fornito,\nl'allegrezza che nasce dal convito,\nle vivande e il cratère in cui tu libi.\nTi piace il dente muovere: con troppa\ngioia affondi il tuo dente in una pèsca ;\ne alcali non v'è, che come te riesca\na vuotar d'un sol flato;-la sua coppa.\nAllor quando, in profumo essenziale,\nvivande e salse portan le tue schiave,\nnulla ti piace e nulla è più soave\nper te del tuo lettuccio convivale.\nQuale gli Iddii posson conceder grazia\npiù bella a te, vorace amico sano,\nse t'è concesso il pasto cotidiano,\nil ventre ben pasciuto e l'epa sazia?"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.10", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2753, "texte": "Per un dono di Bacco, il buon Falerno\ne le vivande laute, ti dico,\nrifiuteresti, io credo, o dolce amico,\nil nèttare e l'ambrosia dell'Eterno.\nSia dunque lode ai cibi ed alle mense,\nospite grato. Sia lodato il vino,\ne le vivande, in palpito divino,\nlodate sian per le lor gioie immense.\nCosì tu porta spesso al mio triclinio,\no convitato, la tua mappa bianca.\nIl mantìle velluto a me non manca\ne molte schiave sono in mio dominio.\nAvrai da me bevande e cibi in copia.\nTra le colonne, giunte dall'Imètto,\nvedrai passare, amico mio diletto,\nuna possente schiava d'Etiopia.\nVieni. Ti parlerò di molte cose\nnuove. Perchè la mensa ti sia cara,\nospite dolce, alla tua mente ignara\nio dirò molte cose portentose.\nAlzerò lodi ai cibi. Ai miei ginocchi\nassisa, ascolterà la bionda Frine,\nsui gomiti posata, le divine\npupille alzate e spalancati gli occhi.\nAlzerò lodi ai cibi. Alzerò lodi\nai cibi, se tu m'odi, ospite grato,\nin un canto profondo, inusitato,\ncon pensieri novelli e nuovi modi.\nE ti dirò perchè tu devi amarli,\nperchè tu devi riempirne il ventre;\nti dirò cose sconosciute, mentre\nmi ascolti, mi comprendi, ecco, e non parli.\nAmico, ecco, incomincio. Il verso ordisco.\nCome fosse un gioiello, ecco, l'abbello,\nmi concedo la gioia del cesello,\ne nel concetto svolto io t'ammonisco.\nTu sai che mai non resta nè si calma\nin te la vita che t'ha data Giove,\necl incessantemente occupa e muove\nla tua possente e vigorosa salma.\nMa tu non sai, non sai che, nel bollore\ndei tuo moto superbo e trionfale,\nqualche cosa del palpito vitale\neh'è in te, d'attimo in attimo ti muore.\nMentre respiri, espelli dal polmone\nun tossico, che vien dalla tua carne,\nche dentro brucia e brucia, per sottrarne\nmaterie vive palpitanti e buone.\nMentre tu sudi in tutta la tua pelle,\nmentre i liquidi spandi e la saliva,,\nqualche cosa che in te fu presta e viva,\nmuore, diviene inutile, s'espelle.\nIn mille modi, in tutta la persona\nqualche cosa di te muore e si perde,\nsi dissolve, si stacca, non rinverde,\nnon torna, amico, il corpo t'abbandona.\nE se questa tua perdita è sì forte,\nche tu di compensarla non hai campo,\nsopraggiunge una fine senza scampo,\nsopraggiunge, per Ercole! la morte.\nOra tu mangia. Non perchè ti piace\nla dolcezza dei cibi al tuo palato,\nospite, ma perchè lo vuole il Fato\ndella tua vita, un Fato non fallace.\nIl cibo nella bocca, ecco, si pone,\nsi imbevon di saliva gli alimenti,\nsi triturano e mastican coi denti,\nsi forma in bocca il sapido boccone.\nPoi si inarca la lingua, e nelle lisce\npareti che tappezzan la faringe,\nil boccone compresso, ecco, si spinge,\nvorace amico, e, via, si deglutisce.\nE comincia il portento, il gran portento\nIl boccone percorre un lungo tratto,\nagitato, sformato, contraffatto,\nin un'opera lenta di fermento;"}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.11", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2696, "texte": "si mesce a molti succhi ed alla bile,\n(oh, superbo prodigio sconosciuto!)\nfin che giunge ad un viscere involuto,\nvelluto, guarda, come il tuo mantile;\ne durante la via, come se qualche\nindustre mano nel lavoro ignoto\ns'adoperasse, con febbrile moto,\nil cibo cambia e si trasforma, tal che\nle cose ch'egli ha buone in efficacia\nmirabilmente elaborate sono,\ned è soltanto posto in abbandono\nquello che non ti serve o il corpo emacia.\nUna stupenda scelta, una sagace\nelezione avviene perchè resti\nquello che giova. I resti più molesti\no vani espelli, amico mio vorace.\nE la materia rinnovellatrice\n0'\nelaborata, è d'uopo che s'immilli\nnegli infiniti, innumerati villi\ncome la linfa dentro una radice;\npenetri nelle vene — agile ufizio\nche mai non resta e che giammai non langue —\ned entri a circolare insieme al sangue,\nil liquido possente e nutritizio.\nEcco: chi mi darà, se non Apollo,\ntanta potenza nell'alato verso,\nch'egli non sia minore e non diverso\nall'ardore canoro onde ribollo ?\nCome posso lodarti, o sangue rosso\nche m'affluisci veemente al cuore,\ncon un fragore simile al fragore\nd'un vasto scudo ferreo percosso ?\nTu sei caldo e benefico; non sai\nche cosa sia riposo o sosta inerte,\ne sempre vai per vie cognite e certe\nsenza arrestarti nè placarti mai.\nE dove giungi porti i mille doni\ndella tua specie pura ed opulenta,\ndove la vita è intorpidita e lenta\ni tuoi tesori innovatori poni;\ndove qualcosa muore e tu riporti\nnuove sostanze fresche a rinfrancare ;\nnel tuo fatale, prodigioso andare,\nle carni indebolite fai più forti.\nV'è un mirabile viscere possente\ndifeso dal torace a sommo il petto,\nun muscolo vitale e benedetto\ncol suo palpito rapido ed urgente.\nSi chiama cuore. Mai, fra tutti i vati,\nalcun conobbe la bontà sua vera.\nNessuno sa che il cuor regge ed impera\nla nostra vita e i suoi superbi fati.\nSempre fu fatto misero ricetto\ndell'amore, dell'odio violento,\ne del fastidioso sentimento,\ndel nauseoso e sdilinquito affetto.\nOh, ben più grande è il compito del cuore,\nben più nobile ed alto e più benefico\nche ifon sia di presiedere al venefico\nalternarsi dell'odio e dell'amore!\nIn lui, dove il mal seme non alligna,\npassa un'onda opulenta e trionfale\npassa con un'alterna vece eguale,\npassa l'impetuosa onda sanguigna.\nDalle sue cavità spinto, trascorre\nil sangue ricco ad arricchir la carne,\nper le cose malefiche sottrarne\ne più fresche e più nuove in lei deporre.\nE quando torna impoverito e bianco\nal vuoto destro giunto dal sinistro,\nper le sue vene al cavo suo ministro\nattossicato inefficace e stanco,\ncon nuova lena il cuore si restringe\nper lanciare il suo sangue nel pulmone\ne con la nuova spinta altre più buone\nsostanze a conquistare lo sospinge."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.12", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1896, "texte": "Senti come s'allarga il tuo torace,\ne come v'entra un flotto d'aria pura,\ncon largo ritmo, in fervida misura\ne invade il tuo pulmon vasto e capace?\nIvi si nutre il sangue. 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Nel tuo corso vario\ntu mi fai sempre nuovo e sempre forte;\nlotti per impedire la mia morte ;\ntu sei per la mia vita necessario.\nEd io che assaporai della mia vita\ntutte le gioie, tutte le dolcezze,\ntutte le ebbrezze, tutte le carezze,\nla voluttà suprema ed infinita;\nio che mangio, che bevo, e vivo meglio\ndi qualunque mortale che conosco,\nche dormo in braccio del gran Nume losco\ne che rinasco ad ogni mio risveglio,\nio t'amo, o sangue, e più d'ogni altro stimo\nil tuo corso benefico e lo esalto,\ne nel mio canto impetuoso ed alto\nin sonanti misure, ecco, l'esprimo.\nOspite, mangia, ed ama molto i cibi,\nle mense, i vini, il fèrcolo fornito,\nl'allegrezza che nasce dal convito,\nle vivande e il cratère in cui tu libi.\nE lascia, o Frine, che ne' tuoi soavi\ncapelli biondi affondi la mia mano.\nEccoti, amico, il gaudio sovrano.\nPortate i cibi caldi, o schiave, o schiavi.\nE l'anfora porgete. Io voglio bere.\nIl Falerno dolcissimo mi mesco.\nVoglio veder se, come te, riesco\na vuotar d'un sol fiato il mio cratère.\n\nGiosuè Borsi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c009a", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c009a", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "4", "image_debut": 9, "image_fin": 12, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.9.2", "titre_corps": "IL SANGUE", "titre_sommaire": "IL SANGUE", "signature_source": "Giosuè Borsi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 9, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.9", "debut_caractere": 194, "fin_caractere_exclue": 831, "texte": ". IL SANGUE\nAMMONIMENTI ALL'OSPITE\nTu m; hai lodati molto spesso i cibi,\nle mense, i vini, il fèrcolo fornito,\nl'allegrezza che nasce dal convito,\nle vivande e il cratère in cui tu libi.\nTi piace il dente muovere: con troppa\ngioia affondi il tuo dente in una pèsca ;\ne alcali non v'è, che come te riesca\na vuotar d'un sol flato;-la sua coppa.\nAllor quando, in profumo essenziale,\nvivande e salse portan le tue schiave,\nnulla ti piace e nulla è più soave\nper te del tuo lettuccio convivale.\nQuale gli Iddii posson conceder grazia\npiù bella a te, vorace amico sano,\nse t'è concesso il pasto cotidiano,\nil ventre ben pasciuto e l'epa sazia?"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.10", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2753, "texte": "Per un dono di Bacco, il buon Falerno\ne le vivande laute, ti dico,\nrifiuteresti, io credo, o dolce amico,\nil nèttare e l'ambrosia dell'Eterno.\nSia dunque lode ai cibi ed alle mense,\nospite grato. Sia lodato il vino,\ne le vivande, in palpito divino,\nlodate sian per le lor gioie immense.\nCosì tu porta spesso al mio triclinio,\no convitato, la tua mappa bianca.\nIl mantìle velluto a me non manca\ne molte schiave sono in mio dominio.\nAvrai da me bevande e cibi in copia.\nTra le colonne, giunte dall'Imètto,\nvedrai passare, amico mio diletto,\nuna possente schiava d'Etiopia.\nVieni. Ti parlerò di molte cose\nnuove. Perchè la mensa ti sia cara,\nospite dolce, alla tua mente ignara\nio dirò molte cose portentose.\nAlzerò lodi ai cibi. Ai miei ginocchi\nassisa, ascolterà la bionda Frine,\nsui gomiti posata, le divine\npupille alzate e spalancati gli occhi.\nAlzerò lodi ai cibi. Alzerò lodi\nai cibi, se tu m'odi, ospite grato,\nin un canto profondo, inusitato,\ncon pensieri novelli e nuovi modi.\nE ti dirò perchè tu devi amarli,\nperchè tu devi riempirne il ventre;\nti dirò cose sconosciute, mentre\nmi ascolti, mi comprendi, ecco, e non parli.\nAmico, ecco, incomincio. Il verso ordisco.\nCome fosse un gioiello, ecco, l'abbello,\nmi concedo la gioia del cesello,\ne nel concetto svolto io t'ammonisco.\nTu sai che mai non resta nè si calma\nin te la vita che t'ha data Giove,\necl incessantemente occupa e muove\nla tua possente e vigorosa salma.\nMa tu non sai, non sai che, nel bollore\ndei tuo moto superbo e trionfale,\nqualche cosa del palpito vitale\neh'è in te, d'attimo in attimo ti muore.\nMentre respiri, espelli dal polmone\nun tossico, che vien dalla tua carne,\nche dentro brucia e brucia, per sottrarne\nmaterie vive palpitanti e buone.\nMentre tu sudi in tutta la tua pelle,\nmentre i liquidi spandi e la saliva,,\nqualche cosa che in te fu presta e viva,\nmuore, diviene inutile, s'espelle.\nIn mille modi, in tutta la persona\nqualche cosa di te muore e si perde,\nsi dissolve, si stacca, non rinverde,\nnon torna, amico, il corpo t'abbandona.\nE se questa tua perdita è sì forte,\nche tu di compensarla non hai campo,\nsopraggiunge una fine senza scampo,\nsopraggiunge, per Ercole! la morte.\nOra tu mangia. Non perchè ti piace\nla dolcezza dei cibi al tuo palato,\nospite, ma perchè lo vuole il Fato\ndella tua vita, un Fato non fallace.\nIl cibo nella bocca, ecco, si pone,\nsi imbevon di saliva gli alimenti,\nsi triturano e mastican coi denti,\nsi forma in bocca il sapido boccone.\nPoi si inarca la lingua, e nelle lisce\npareti che tappezzan la faringe,\nil boccone compresso, ecco, si spinge,\nvorace amico, e, via, si deglutisce.\nE comincia il portento, il gran portento\nIl boccone percorre un lungo tratto,\nagitato, sformato, contraffatto,\nin un'opera lenta di fermento;"}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.11", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2696, "texte": "si mesce a molti succhi ed alla bile,\n(oh, superbo prodigio sconosciuto!)\nfin che giunge ad un viscere involuto,\nvelluto, guarda, come il tuo mantile;\ne durante la via, come se qualche\nindustre mano nel lavoro ignoto\ns'adoperasse, con febbrile moto,\nil cibo cambia e si trasforma, tal che\nle cose ch'egli ha buone in efficacia\nmirabilmente elaborate sono,\ned è soltanto posto in abbandono\nquello che non ti serve o il corpo emacia.\nUna stupenda scelta, una sagace\nelezione avviene perchè resti\nquello che giova. I resti più molesti\no vani espelli, amico mio vorace.\nE la materia rinnovellatrice\n0'\nelaborata, è d'uopo che s'immilli\nnegli infiniti, innumerati villi\ncome la linfa dentro una radice;\npenetri nelle vene — agile ufizio\nche mai non resta e che giammai non langue —\ned entri a circolare insieme al sangue,\nil liquido possente e nutritizio.\nEcco: chi mi darà, se non Apollo,\ntanta potenza nell'alato verso,\nch'egli non sia minore e non diverso\nall'ardore canoro onde ribollo ?\nCome posso lodarti, o sangue rosso\nche m'affluisci veemente al cuore,\ncon un fragore simile al fragore\nd'un vasto scudo ferreo percosso ?\nTu sei caldo e benefico; non sai\nche cosa sia riposo o sosta inerte,\ne sempre vai per vie cognite e certe\nsenza arrestarti nè placarti mai.\nE dove giungi porti i mille doni\ndella tua specie pura ed opulenta,\ndove la vita è intorpidita e lenta\ni tuoi tesori innovatori poni;\ndove qualcosa muore e tu riporti\nnuove sostanze fresche a rinfrancare ;\nnel tuo fatale, prodigioso andare,\nle carni indebolite fai più forti.\nV'è un mirabile viscere possente\ndifeso dal torace a sommo il petto,\nun muscolo vitale e benedetto\ncol suo palpito rapido ed urgente.\nSi chiama cuore. Mai, fra tutti i vati,\nalcun conobbe la bontà sua vera.\nNessuno sa che il cuor regge ed impera\nla nostra vita e i suoi superbi fati.\nSempre fu fatto misero ricetto\ndell'amore, dell'odio violento,\ne del fastidioso sentimento,\ndel nauseoso e sdilinquito affetto.\nOh, ben più grande è il compito del cuore,\nben più nobile ed alto e più benefico\nche ifon sia di presiedere al venefico\nalternarsi dell'odio e dell'amore!\nIn lui, dove il mal seme non alligna,\npassa un'onda opulenta e trionfale\npassa con un'alterna vece eguale,\npassa l'impetuosa onda sanguigna.\nDalle sue cavità spinto, trascorre\nil sangue ricco ad arricchir la carne,\nper le cose malefiche sottrarne\ne più fresche e più nuove in lei deporre.\nE quando torna impoverito e bianco\nal vuoto destro giunto dal sinistro,\nper le sue vene al cavo suo ministro\nattossicato inefficace e stanco,\ncon nuova lena il cuore si restringe\nper lanciare il suo sangue nel pulmone\ne con la nuova spinta altre più buone\nsostanze a conquistare lo sospinge."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.12", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1881, "texte": "Senti come s'allarga il tuo torace,\ne come v'entra un flotto d'aria pura,\ncon largo ritmo, in fervida misura\ne invade il tuo pulmon vasto e capace?\nIvi si nutre il sangue. 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Nel tuo corso vario\ntu mi fai sempre nuovo e sempre forte;\nlotti per impedire la mia morte ;\ntu sei per la mia vita necessario.\nEd io che assaporai della mia vita\ntutte le gioie, tutte le dolcezze,\ntutte le ebbrezze, tutte le carezze,\nla voluttà suprema ed infinita;\nio che mangio, che bevo, e vivo meglio\ndi qualunque mortale che conosco,\nche dormo in braccio del gran Nume losco\ne che rinasco ad ogni mio risveglio,\nio t'amo, o sangue, e più d'ogni altro stimo\nil tuo corso benefico e lo esalto,\ne nel mio canto impetuoso ed alto\nin sonanti misure, ecco, l'esprimo.\nOspite, mangia, ed ama molto i cibi,\nle mense, i vini, il fèrcolo fornito,\nl'allegrezza che nasce dal convito,\nle vivande e il cratère in cui tu libi.\nE lascia, o Frine, che ne' tuoi soavi\ncapelli biondi affondi la mia mano.\nEccoti, amico, il gaudio sovrano.\nPortate i cibi caldi, o schiave, o schiavi.\nE l'anfora porgete. 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Per l'aria senza vento, la sinfo-\nnia, dalla foresta quieta, saliva verso la placida, luna.\nOra, ai suono di quella musica, le lepri, con le\nlunghe orecchie drizzate, danzavano leggiadramente in\nuna radura.\nE tutt'a un tratto spulezzarono alla rinfusa, spa-\nventate da un frastuono di voci di sonagli di passi, da\nun bagliore improvviso, e gli uccelli tacquero insieme\ncome quando un falco ruota nel cielo.\nIl bagliore cresceva, e divenne un gran lume vivido,\nraggiante che parve un sole tramezzo il fogliame;\npoi, fra un ondeggiare di torce, sbucò la testa di un\ncorteggio — un corteggio di fate.\nVe n'era una vestita d'oro giallo, con le maniche\nnere lucenti e larghe a foggia d'ali, snella che sem-\nbrava un rigògolo; ve n'era un'altra tutta coperta di\nfiamme azzurrine vermiglie candide, fiamme vive, ma\nche non bruciano; un'altra, venuta dall'Asia a cavallo\ndi un onagro, nera di chiome, con un diadema barba-\nrico in testa, il viso, il collo, le braccia, le mani ra-\nmate, cantilenava sognando ; un' altra montava una\nmula bianca, e le pendeva sino a terra il lungo strascico\nstelleggiato. 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E\nquesta va superba di guidare una tigre imbrigliata,\nquella ride stringendo con le ginocchia nude un grifone\nrapace, una punzecchia l'ambiguo basilisco, un'altra,\nscesa dalla luna, cavalca una fenice.\nRoma, maggio 1904."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c026", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c026", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "17", "image_debut": 25, "image_fin": 25, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.29", "titre_corps": "IN ALTO : (Impressions)", "titre_sommaire": "IN ALTO : (Impressions)", "signature_source": "Gustavo Botta", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 25, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.25", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1050, "texte": "IN ALTO\n(IMPRESSIONE).\nAndare, andare!\nM'accompagna il tintinnìo fievole, innumerevole dei\ncampani, mentre, con passo muto, salgo e scendo i dossi\ndi umido verde e, ogni tanto, mi curvo, agile, e colgo\nun fiore.\nMi stendo bocconi a bere, presso un rivoletto —\nfilo d'acqua che parla con un fil di voce — nato, trenta\npassi più su, da un nevaio sparso di gemme, al gran\nsole. E, bevendo, ascolto le parole ch'esso mi bisbiglia\nall'orecchio : acqua limpida e diaccia, argentine parole !\nIntanto il torrente dalla valle profonda leva la sua can-\nV\nzone confusa : ma, il vento, che m'ha gridato ? E volato\ngià via.... per il cielo.\nPoi, m'inerpico per una petraia scoscesa, su su :\nsassi, scheggioni, grigi o lividi o ferrugigni all'occhio,\ncrocchiano incerti ed aspri sotto il piede; e sussulto al\nfischio umano improvviso d'una marmotta che non si\nvede o al frullo di roncasi spaventati, in fuga; ed ecco\nmi appare, là sotto, un laghetto tranquillo — pozza cri-\nstallina — occhio di cobalto del monte che rimira il\nsereno.\nStelvio, luglio 1904."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c027", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c027", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "17", "image_debut": 25, "image_fin": 25, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.30", "titre_corps": "ALBA DI LUNA : (Impressions)", "titre_sommaire": "ALBA DI LUNA : (Impressions)", "signature_source": "Gustavo Botta", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 25, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.25", "debut_caractere": 1052, "fin_caractere_exclue": 2229, "texte": "ALBA DI LUNA\nGustavo Botta.\n(IMPRESSIONE).\nSopra i monti lividi, scabri, dalle alte cime ne-\nvose, l'oriente è sgombro: solo una nuvoletta che vi\ngalleggia, e un' altra, che par di fumo e si stacca da un\npicco aguzzo.\nViolacei sono i pendii grandi dei ghiacciai e dei\nnevai e le vedrette, sparse; violetto il cielo, ma pende\nin cinereo verso il ponente nuvoloso, a levante un bar-\nlume torbido l'invade. Già per la valle ampia fumi-\ngano le ombre del crepuscolo: e i serpeggiamenti della\nstrada, che si perde là in fondo in un formicolìo bruno,\nsembrano di una lunghissima sciarpa, di velo.\nE le ombre s'addensano, i monti infoscano e sta-\ngliano più netto il loro lineamento nel cielo orientale.\nSorraso da un alito di luce, ora, s'appanna, diventa\nverdognolo, come uno specchio antico se vi si diffonda\nun bagliore fosforico.\nS'inargentano . prima, poi s'indorano gli orli lievi\ndelle nuvolette che s'avvolgono, si svolgono e, infine,\nassotigliatesi, si uniscono a formare una gran nuvola\nbiancastra, una sola. E in questo punto, come da un\nondeggio lento di veli, come da una evanescenza di\nspume, uscì fuori vaporosamente la lana d'oro pallido,\ntonda.\nStelvio, luglio 1904."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c032", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c032", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "24", "page_fin": "25", "image_debut": 32, "image_fin": 33, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.38", "titre_corps": "L'ARTIGLIERE MECCANICO : (FRAMMENTO DI PROSA POETICA)", "titre_sommaire": "L'ARTIGLIERE MECCANICO : (FRAMMENTO DI PROSA POETICA)", "signature_source": "Mario Morasso", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 32, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.32", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3845, "texte": "L'ARTIGLIERE MECCANICO\n\n(FRAMMENTO D! PROSA POETICA)\nChi ha visitato una corazzata ricorda certo ia piccola\ne tonda torre di acciaio ove ii comandante si colloca al\nmomento della pugna, e dove può vedere da un breve\nspiraglio ciò che accade al di fuori. Come pure chi ha\npercorso una linea di forti di costruzione recente avrà\ncerto veduto al sommo di qualche altura di terra, una\ncupoletta quasi invisibile dal basso, la quale forma il\ncoperchio della torricella corazzata infìssa nel terreno.\nSotto la cupola si apre una breve fessura semicircolare\nin cui si muove la bocca del cannone.\nLa cannoniera automobile non sarà che uno di\nquesti apparecchi, o per lo meno un apparecchio simile,\ntranne che invece di essere fìsso, sarà dotato di una\ngrande velocità.\nSaranno queste torricelle, questi cilindri, queste\ncampane di acciaio dall'aspetto innocuo quasi di arnesi\nscientifici, i più formidabili strumenti di morte.\nCome si rinchiude il palombaro nel suo scafandro\ndalla grossa sfera di rame e di cristallo, come si rin-\nchiudono ufficiali e marinai nel sottomarino quando\ndeve affondarsi, come si insinua il corridore sul seggio\ne contro il volante della sua vettura da corsa, così\ndentro a questo concavo guscio di acciaio si rinchiuderà,\nqualche momento prima della mischia, l'artigliere-mec-\ncanico dell'avvenire!\nQuando il pesante sportello si sarà serrato dietro\ndi lui, isolandolo dal mondo, quando egli avrà chiuso\nogni foro, tranne l'interstizio da cui usciranno soltanto\nla vampa del cannone e il suo sguardo egualmente\nardente; quando egli si sarà così appartato dal mondo,\ne formerà tutto un piccolo e completo e terribile mondo,\nun mondo di violenza, di rigori, di impeti, un mondo\ninsensibile, spietato, tremendo, cui sola legge è la strage,\ncon il suo meccanismo; quando egli sentirà il suo cuore\nsano, ma il suo cuore così delicato, così fragile di\nuomo, battere insieme al duro cuore del motore, e i\ndue ritmi regolari confondersi in uno ed essere quello\n10 strepito profondo e inaudito di una sola vita, di una\nnuova vita commista, gli sembrerà invero che la sua\numanità si dissolva nel meccanismo, si combini con\nl'oscura vitalità della macchina, fino a formare egli e\nl'ordigno un solo tutto, un essere impreveduto, differente\nda ogni altro, la prole di un prodigioso connubio fra\nl'uomo e le sue creature meccaniche, fra la carne e\nl'acciaio, fra il sangue che batte nei suoi polsi e pro-\nrompe dai suoi occhi sfavillanti e il fuoco che turbina\nnel motore e folgora dal cannone tonante.\nUn palpito solo animerà questo mostro umano e\nmetallico, di una specie ignota. Nella sua concitata\ncoscienza sotto a quella dura scorza di acciaio della\ncorazza, fra lo scatenarsi in così angusto spazio di così\nfrenetico tumulto, fra il duplice tremito incessante e\nstrepitoso del motore e del cannone in cui passa ir-\nruente la stessa vampa furibonda, nell'uno lanciata\nall'aperto, lontano, per il suo destino mortale, nell'altro\ncontenuta e domata par il suo officio vitale, in quella\nsua coscienza esaltata Ano al delirio dal grandioso orrore\ndella sua opera, trascorreranno come brividi profondi le\npiù stravaganti allucinazioni. La sensazione normale\ndella propria individualità sarà soppressa, e l'uomo sen-\ntirà battere veramente nel suo petto ansante e dilatato\n11 sussulto veemente del motore e con le mani inchiodate\nsul volante, per cui dirigeràn simultaneamente la mac-\nchina e l'arma il ruggito del motore e quello del can-\nnone, crederà veramente di avventare con lo schianto\ndei suoi nervi tesi tutto l'ordigno, di lanciare dalle sue\npupille insanguinata i fulmini della sua mitraglia e di\nmutare il sangue delle sue vene nel fuoco dei suoi\narnesi.\nGli sembrerà di essere un nume vendicatore, una\ncreatura infernale, uno di quelli esseri terribili dall'alito\ndi fiamma e dalla pelle più dura del macigno, uno di"}, {"page_pdf": 33, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.33", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 785, "texte": "quei mostri di cui il terrore degli uomini atterrati ha\npopolato gli antri dei vulcani, i baratri foschi, i tramonti\nsanguigni, i conflagranti inizii e le combuste fini del\nmondo.\nSarà uno stordimento raro, una esaltazione ma-\ngnifica, una stupenda follia, in cui l'uomo, perduta ogni\ncontezza di se e del momento, bramerà avidamente di\nlanciarsi, di gittare la sua anima sitibonda come la\nlancia in un sogno proiettato sulla vastità dei cieli\nnotturni.\nSarà una commozione intensa inebriante, cupida-\nmente ricercata dall'uomo futuro il quale, stanco ornai\ndi tutto, troverà che l'unico atto degno di interesse\ne sempre capace di stimolare il suo desiderio è ancora\nil primo, il più vetusto fra quanti l'uomo ne ha com-\npiùto sulla terra, l'atto di uccidere il proprio simile."}, {"page_pdf": 33, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.33", "debut_caractere": 1797, "fin_caractere_exclue": 1811, "texte": "Mario Morasso."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c035", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c035", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "27", "page_fin": "27", "image_debut": 35, "image_fin": 35, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.41", "titre_corps": "THE ALMIGHTY", "titre_sommaire": "THE ALMIGHTY", "signature_source": "Ramon Trilles ; Fred. G. Bowles", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 35, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.35", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 592, "texte": "THE ALMIGHTY\nTranslated from the Spanish of Ramon Trilles.\nBy Fred. G. Bowles.\nThou art the Truth: in Thee I now believe.\nThou art the Good; and now Thy love is mine\nGlory thou art; and now Thy thought I weave,\nThroughout the threads of Life and Death to shine.\nThou art the Type, and unto Thee I cling.\nBeauty Thou art; I shape my Dream to Thee.\nIn Thee I find the All of everything,\nAnd know man pure but through Thy purity.\nEternity, the consequence of Love\nWith God, because for me Thou once did'st live;\n0, Holy Spirit, in my spirit move\nAnd Thy great gift of Love for ever give."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c037", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c037", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "28", "page_fin": "28", "image_debut": 36, "image_fin": 36, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.43", "titre_corps": "L'ESILIO", "titre_sommaire": "L'ESILIO", "signature_source": "Gustavo Gozzano", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 36, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.36", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1083, "texte": "L'ESILIO\nGustavo Gozzano.\nper\nNon ti conobbi mai: ti riconosco.\nPerchè già vissi. B quando fui ministro\nd'un rito elleno — agitator di sistro,\nt'ho posseduta al limite d'un bosco.\nBene ravviso il sopracciglio fosco,\nle bande fulve.... Chi segnò di bistro\nl'occhio caprino gelido sinistro ?....\nOr ti ritrovo in un giardino tosco,\nvergine, impura, dopo mille e mille\nanni d'esilio. Tu, fatta Britanna,\nScendi in Italia a ricercarvi il Sogno.\nSono tremila anni che t'agogno !\nMa com'è triste il sogno che ci affanna!\nDove sono li aròmati o le armille ?\nDove sono li aròmati e l'armille\nE il peplo che vestivi a Siracusa ?\nE il tempio di Gelone e d'Aretusa\ne l'erme e li oleandri delle ville?\nDel tempo ti restò nelle pupille\nsoltanto la lussuria che t'accusa,\nvergine impura dalla fronte chiusa\ntra le due bande lucide e tranquille !\nE questa sera tu lasci le danze\n(per quel ricordo al limite d'un bosco?)\ntutta fremendo come un'arpa viva.\nGiungono i suoni dalle aperte stanze\nfin nel giardino... — 0 bocca! Riconosco\nbene il sapore della tua genciva!\nFirenze, Settembre 1905."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c038", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c038", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "28", "page_fin": "28", "image_debut": 36, "image_fin": 36, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.44", "titre_corps": "CASA PATERNA", "titre_sommaire": "CASA PATERNA", "signature_source": "Gruido Gozzano", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 36, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.36", "debut_caractere": 1085, "fin_caractere_exclue": 2198, "texte": "CASA PATERNA\nGruido Gozzano.\nI.\n..beati mortili qui in Domino moriuntur..\n(cartiglio dell'orologio solare).\nAvventurato se colui che visse\npellegrinando e pur così v'agogna\no vecchie stanze aulenti di cotogna,\no tetto dalle glicini prolisse,\navventurato se colui morisse\nin voi! — E in Te, desù! nella menzogna\ndolce rendesse l'anima che sogna\nalle Tue sante mani crocifìsse.\nQuesto è nei voti del perduto alunno,\no Gesù Cristo. Un letto centenario\nm'accolga sotto il mònito dell'Ore.\nRitorna la viola, o tardo autunno:\nnon morirò premendomi il Rosario\ncontro la bocca, in grazia del Signore ?\nII.\n0 nonno! E tu non mi perdoneresti\nli ozi vani e le sillabe sublimi,\ntu che amasti la scienza dei concimi\ndell'api delle viti delli innesti.\nE pur la fonte troverò di questi\nsogni nei tuoi ammonimenti primi,\nquando, sicuro dei ricolti opimi,\nti compiacevi nei tuoi libri onesti.\n11 tuo Manzoni ! Prati, Metastasio....\nLe sere lunghe ! E quelle tue malferme\ndita sui libri che leggevi... E il tedio\ne il sonno:., il Lago.. Erina.. ed il Parrasio..\nE in me cadeva forse il primo germe\ndi questo male che non ha rimedio"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c042", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c042", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "30", "page_fin": "30", "image_debut": 38, "image_fin": 38, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.48", "titre_corps": "L'ANELLO DI SMERALDI...", "titre_sommaire": "L'ANELLO DI SMERALDI...", "signature_source": "G. P. Lucini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 38, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.38", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1279, "texte": "L'ANELLO DI SMERALDI...\nG. P. Lucini.\nDue verd'occhi inqueti alli smeraldi\nhan desiato, imagine di verde smeraldo, ancora:\ned inquietamente, nella brev'ora\nd'una passione, ahimè, han trapassato. Verdi occhi !\nTal fu per la gemina pietra,\ndue pietre al giro dell'anello ferme, ancora\nuna significazione verde a speranza.\n(Quando si chiede d'amore, alla supplica prona e servile,\nl'anello dà lampi e rammenta una passione estrema).\nFu per l'amore e fu alle convenzioni sfida e proposito.\nL'anello stette in dito a chi già volle un dì;\nora di chi pregò e fu colui già un dì.\nAnello d'oro, febea visione, nei due occhi verdi,\nl'anello talismano ha perduto il prestigio,\npassa di mano in mano.\nOra; per la Signora, nel rifiuto del bacio e della carne;\n(voller l'alberi annosi ascoltare\nsupplice la domanda dell'abbraccio e vollero ascoltare\nla risposta imperiosa di chi non consentiva;)\nora, per la Signora, raccontin li smeraldi un greve giorno\ncaldo di sole, di passione e di sangue;\nl'ultimo giorno della preghiera;\npoi che l'anima altiera si ribella,\nsi fa sua e comanda all'istinto,\nimpera e sta, in una decisiva nobiltà.\nAnello verde e d'oro,\nmiracolo e tesoro di passione,\ndeclama la canzone; e la canzone vola,\nvola, vola, non placa, nè consola,\nma sta monito ardente."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c043", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c043", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "31", "page_fin": "33", "image_debut": 39, "image_fin": 41, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.49", "titre_corps": "TANNHÄUSER O IL PITOCCHINO GRIGIO : (POEMA IN PROSA)", "titre_sommaire": "TANNHÄUSER O IL PITOCCHINO GRIGIO : (POEMA IN PROSA)", "signature_source": "Carlo Linati", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 39, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.39", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3887, "texte": "TANNHÄUSED O IL PITOCCHINO GRIGIO\n\n(POEMA, IN PROSA)\nDiversité c'est ma devise\nLa Fontaine - Le paté d'anguille.\nTannhàuser è un chitarrista ambulante di quelli\nche in Lombardia si chiamavan sino a qualche anno fa\ntorototera. Traeva origine nobilesca ma per un rovescio\ndi fortuna il nostro eroe si trova ora a peregrinare di\nterra in terra con armacollo la logora chitarra sulla\nquale s'accompagnava per locande o ghetti due quarti\ndi una marzialità un po' astrusa e iperborea. Il suo\naspetto richiamava il Nazareno anche pel complesso\nalquanto apollineo della persona, l'andatura tenorile e\nl'estrema povertà di un pitocchino grigio che vestiva\na scacchi color zolfo. Usava a copricapo il\namletico e qualche incunabulo faceva sempre capolino\ndalle sue tasche. La bellezza di Tannàuser era insomma\ndi quelle che gridano alle donne: vi tengo in pugno!\nDruda e malescia.\nUn giorno la Principessa del malleolo squisito s'in-\nvaghì di questo coboldo e gli mandò a dire passasse\nda lei nel pomeriggio dell' indomani.\nLa sera stessa Tannàuser lasciò alla portineria della\nReggia il suo biglietto da visita che diceva:\nTANNHÀUSER\nCavaliere della Diversità.\nAll' indomani la Principessa poggiava le reni sopra\nuna bassa e larghissima klinè di palissandro bigio\nd'attorno alla quale saliva a larnbie dalle pareti il\nsoffitto una lingustre gialla e dentro v'imperversavano\nmalediche lingue paonazze, lividi lampi che laceravano\nverticalmente quell'albor d'aurora tempestosa. Cesellate\nda un dugento di seconda mano cinque lampade a olio\ndondolavano sul capo della donna e tutt' in giro per\nl'inerzia sospetta del bilioso giallore, orlate d'iridi,\nterribili di gracilità, proponevano barbarici enigmi le\nlinee di un mobiglio fornito dalla colonia di Darmstat.\nUna vetrata a piccoli quadri s'apriva nella parete\ndi ovest accanto a una sorta di penetrale votivo nel\nquale sorrideva, velata da una lampadetta a smeriglio,\nl'encausto di una S. Barbara del vecchio Holbein. Sparso\ndi saxe miniature farfalle morte e altre muliebri bazzi-\ncature, un canterano inarcava le sue membra bislacche\naccanto a ima volière brulicante d'uccelli d'America.\nMascherette di cera, cofanetti d'avorio, scatole di canditi,\nmussole rosa e turchine e lionate eran diffusi a casaccio\npe' 1 vano dal centro del quale un incensatolo fungoide\nesalava da mille fori la sua anima mirrata che si spar-\ngeva in nebbie d'opale sulla arcaica stranezza degli a-\nspetti, conferendovi un pittoresco novembrile e lontano.\nDai seni della Principessa una veste di moerro co-\nlor ghezzo scendeva con grazia stretta ad avvilupparle\nla vita e i fianchi ch'eran di qualità piuttosto tiziane-\nschi. Ma fra i seni un cypripediuardentissimo urlava\ncon la violenza di un operato sulle ineffabili maternità\ndel decolleté latte e rosa.\nLe cinque dita della mano sinistra un inquietante\nviluppo di rettili d'oro correva in unico tema che s'i-\nniziava dall'indice e si risolveva sull'anulare : onici sar-\ndonici e giade segnavan in quel bulicame d'aspidi pic-\ncoli occhi fusfurei.\nPervenuto al suo cospetto Tannhàuser s'inchina.\nLa Principessa dice:\n— Come vi chiamate, bell'amico?\n— Mi chiamo Tannhàuser.\n— Tannhàuser, tout court.\n— Cavalier Tannhàuser, se v'aggrada.\n— Cavaliere?! e di quale ordine?\n— Della Diversità, Principessa.\n— Della Diversità: lo dice anche il vostro biglietto\nda visita. La vostra patria?\n— La stessa degli Elfi e di Loengrin.\n— Siete dunque un leggendario.\n— Ah sì ! Principessa, leggendario, leggendario nel\nmodo più straziante e irrimediabile ! Se sapeste che cosa\natroce essere l'eroe di un libretto d'opera!\nUn silenzio seguì nel quale si udirono squittir le\nfaraone sui fastigi della Reggia.\n— Avanzatevi, bell'amico — soggiunse la donna. —\nPrendete un thè ?\nL'aedo s'inchinò.\nAllora sedettero su due e come due cani\ndi terracotta si fecero pendant attorno a un tavolino\nQuarti di una fragilità impeccabile."}, {"page_pdf": 40, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.40", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3535, "texte": "Dopo il thè Tannhàuser accese un virginia e si\naccavallò le gambe.\n— Che intendete per Diversità, cavaliere.\n— Ecco! Cantore di pleniluni senza luna, di ma-\nschere senza espressione, di paesaggi senza stile....\n— Ih! voi dite delle cose enormi come ber un uovo*\n— Dipende dal fatto ch'io sono un poco wagne-\nriano.\n— Che vuol dir ciò ?\n— Prendere una verità sonora e capovolgerla.\nTanto c'è sempre nello spirito umano sì grande esten-\nsione da ritener per vero il non vero.\n— Uhm! siete astruso come un papiro. Cantatemi\npiuttosto qualchecosa. Su! una bella canzone.\n— Mi proverò — fece Tannhauser.\nAllora lascia il virginia e afferra la chitarra. Si\nfa colonna della pianta sinistra abbandonando la destra\na suo destino come fanno i tenori di razza: si schiarisce\nla voce, sflora i collabi, passa una mano nella capel-\nliera e comincia un\nCANtO DEL TEDIO.\nFra i cocci di bottiglia\n(o drammi di convolvoli violati!)\nMaria! Maria!\no fior d'ogni malia fìlistina\nvedi passare la nostalgia di un treno che passa\nuna calura di strada che va\nsenza mèta così come un falbalà.\nTannhàuser cantava a modo suo, dando in ogni\nnota uno schiaffo alle regole d'armonia del prof. Tac-\nchinardi.\n(Inutile negarselo: la melodia di Tannhauser è fra\nle più impopolari: tende a svilupparsi in infinite spirali\nor colleriche or ditirambiche, serbando sempre nel suo\nmovimento pari una bella petulanza eroiea. Dissocia\nsino all'assurdo ogni fremito, seziona sino allo spa-\nsimo i tessuti di ogni tristezza, ma nella sua essenza\nè indefinibile.Un Caccini in salsa chopiniana? facile e\ninnocente come l'acqua ha a volta le straripanti indi-\nvidualità degli uragani e delle fiamme).\nFra i cocci di bottiglia\ntu vedi ancor, Maria, anca rude, collo di fauno\npassar il fischio del Tempo che va\nla cruccia del questuante che ha l'occhio scerpellino\naltre calamità :\ne tutto il ciel respira\nstrappi di livido nel scenario amletico\naltra mortalità\ne il tedio di ogni vitale quell'angoscia\nd'esser diversi o di non esser affatto\no di non esser quello che s'è.\nPerò il gesto ch'egli faceva per strappare gli ac-\ncordi della chitarra richiamavajirresistibilmente quello\ndi un rosticcere che estrae maccheroni da una mar-\nmitta. Ci voleva tutta la buona fede della Principessa\na non riconoscerlo !\nAllungata sulla klinè di palissandro bigio ella se-\nguiva cogli occhi innamorati le plastiche evoluzioni del\nleggendario tenore. Vedeva negli istanti di concitazione\nuna gran ruga fendergli dolorosamente la fronte che\nbrillava fosca al meriggio e allora spiava a una a una\nle note uscire dalla sua bocca a cuore colla trasparenza\ndei vetri soffiati, il profumo delle rose di Mitelene la\nmorbidezza dei velluti andalusi.\n(Questo le fece ben nascere nell'anima una visione\ndi rosei e brillanti paesaggi di riviera dov'essi si scar-\nrozzavano in sontuose berline d'oro.\nPoi fu presa da una gran voglia di morire.\nE Tannhàuser sempre opportuno attacca il\nCOMMIATO.\nMorire! andarsene, non essere più...\nNel mio cuor che ammala di troppa frequenza\ncadono i color dell'ortensia sui cigli dei prati,\nle libellule morte mormoran le copuleìgioiose nel sole-\nMorire andarsene in una lenta febbre di nervi\nMorire ! nonlessere più...\n(Non essere più, più.Ce ne sono delle parole cru-\ndeli ! parole che sembrano sfolgorare su tutte le Pro-\nvincie dell'anima vaste riverberazioni di cataclisma,\ncampane a morto clamanti in Vano dal fondo di by-\nroniane solitudini stellari...)\nLa Principessa del malleolo squisito piangeva di-\nrottamente in un fazzolettino di battista color pomo."}, {"page_pdf": 41, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.41", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 3911, "texte": "X\nSi asciugò le lacrime, sbadigliò, fece schioccare le\nnocche ri elle dita, sfogliò una Vie Parisienne, si grattò\nuna gamba.\nPareva così la Statua della Noia, della grande Noia\ndella sacra Noia\nFinalmente disse:\n— E la prima volta che vedete una Reggia?\n— La prima.\n— Bene: accostatevi — soggiunse spalancando la\nvetrata. — Guardate!\nUn giardino egli vide allora: un giardino che cor-\nreva a perdifiato a raccogliersi in un orizzonte pigro\ne fuligginoso che recava il ciel bigerognolo in una\nfrettolosa ditata dì pioppine e ontani. S'indovinava al\ndi là una disperata pianura gravida di silenzio e di\ncicale, petrosa e mortifera. Non ricchezza di linee ave-\nvan l'ajole o bizzarria di toni che annunziasse la sot-\ntigliezza umana. Immensi e va,ni come la misericordia\ndi Dio gli imperiali viridari esibivano alla irrimediabile\nimmortalità de1 firmamenti i foro squallori allucinati\ndi sole: viali senz'orma,stagni senza raganelle. Piccole\nflore sterili si dilungavano a masse uguali per una lu-\nminosità senza vento che non dava nè luce nè ombr a e\nstagnava immensamente inerte e disseccava le forme e\ninsteriliva i moti, e cloroformizzava tutto il paesaggio in\nun'attesa folle e strozzante.\n— Principessa ! — gridò Tannhaiiser fissandola con\nsgomento.\n— Bloccata ! bloccata ! — sospirò la donna.\nDal fondo del parco attraverso l'aria rare fatta\ngiunse io struscìo dei marelli imperiali sulla ghiaia.\n— Tann ! — fece allora l'opulente: — È inutile:\ncon un marito pel quale lo svago più degno è una\nfesta pirotecnica io finirò per morire d'accidia. Se sa-\npeste bell'amico, come mi annoio e m'inacidisco ! Ho\nfatto tirare il collo ai miei sette paoni bianchi, ho\ninfranto una quantità di faentine e, debitamente affa-\nmati, ho dato libertà ai miei due molossi. Credete fosse\ndiminuita la cifra cotidiana dei miei sbadigli ?\nAllora mi sono latta costruire un tabouret alto tre\nmetri e mezzo. Da ieri sto lassù per ore a leggere\nNietzsche e a masticare lukumi. E mi annoio ancora,\nradioso Tannhaiiser, mortalmente come un giardino\npubblico\nFu allora che Tannhaiiser l'abbracciò come fanno\ni fauni. Sbarazzino intellettuale, egli non soleva abbrac-\nciare le donne che nell'istante in cui esse gli offrivano\npiù eloquenti i segni di lor labilità. Poi se la serrò\nsul cuore come una cetra e subito ecco sul cuore gl i\npare di sentirsi rovesciare la malinconia di tutte le\nReggie sparse nel mondo, dalle Alambre che dormono\nal sole ai Kremlini intirizziti di gelo e di spavento .\ngli percote l'olfatto l'esalazione delle vaste scuderie abl\nbandonate, delle poltrone di marocchino, dei clavicem-\nbali che agonizzano soli e senza scampo nei salotti e\nnei talami reali.\nUna vertigine.\n— Vuoi ch'io sia il tuo liberatore?\n— Voglio che tu sia il mio liberatore. Portami a\ntraverso le steppe e sugli estuari! Tu sei la Vita,\nl'Avventura, il Pretesto, la Forza: la Diversità, come\ndice il tuo biglietto da visita. E poi conosceremo gli\nsplendori che 1 grandi pleniluni rossastri accendono\nsul dorso delle cascate diluvianti in seno a foreste pri-\nmordiali\nTann la guardò accovacciata contro il suo petto,\ngli occhi pieni di lacrime.\n— Sì: noi valicheremo la sinistra aridità delle\nSierras e l'urlante monotonia della duna....\n— Solcheremo la turchina malinconia dei laghi\nSavoiardi e il torpore micidiale dei mari d'asfalto e di\nzaffiro\n— Pranzeremo con nidi di salangàne in un bosco\ndi Giava e risaliremo il Myania in piroghe simili a ip-\npocampi....\nSapremo il fischio del Maelstroom, ebbrezza mia,\nl'identità delle Pampas orlate di sangue.... Sì! sì!\nmio cavaliere. Rubami a questo cielo ! strappami, divin\nvagabondo, a questo tedio mortale ! fammi vivere e\nmorire in te, bellissimo Tannhaiiser, cuore sparso e\nuniversale di tutte le cose eterne e senza patria. Oh !\nsia benedetta la tua grande anima di sradicato e tre\nvolte benedetto il tuo pitocchino di che con-\ntiene tutta la tragica odissea del profumo terrestre...."}, {"page_pdf": 41, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.41", "debut_caractere": 3921, "fin_caractere_exclue": 3934, "texte": "Carlo Linati."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c045", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c045", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "34", "page_fin": "34", "image_debut": 42, "image_fin": 42, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.51", "titre_corps": "L'ALBATRO", "titre_sommaire": "L'ALBATRO", "signature_source": "Ed. 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Machado\nNell'aurea apoteosi del levante,\nil sole, come globo in fiamma, splende;\nper la natura tutta si distende\nla luce somma del dì trionfante.\nIl genio altero, l'albatro gigante,\nacclama per l'azzurro mentre fende\nlo spazio, e l'ali concave protende\ndal fango e dalla polvere distante.\nMa il tuono rumoreggia di repente,\ns'asconde il sole, la tenèbra impera,\ncome un lugubre velo misterioso\ncala giù nello spazio lenemente,\ne il fulmine col rugghio d'una fiera\nsfida ed uccide l'albatro glorioso.\nTraduzione dal portoghese\ndi Gilberto Beccaci."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c046", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c046", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "34", "page_fin": "34", "image_debut": 42, "image_fin": 42, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.52", "titre_corps": "INCUBO", "titre_sommaire": "INCUBO", "signature_source": "Aldo Palatini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 42, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.42", "debut_caractere": 1330, "fin_caractere_exclue": 1880, "texte": "INCUBO\nAldo Palatini.\nNotte stellata. 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Paolieri", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 43, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.43", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2210, "texte": "VENERE AGRESTE\n\nCanto\nLa svinatura.\nFuror Pagano m'agita ed offusca\ncome se, ebro, nei forbiti abacoli\nalla notte di fiaccole corrusca,\nfossi, o vino di Scio, pe' tuoi miracoli\ne te bevendo in una tazza Etrusca\nvedessi avanti a me cinti di macoli\nvelli di manse belve e di rugghianti\ni fauni caprigni e le baccanti!\nLa mente insonne in folleggianti schiere\nempion di sè le strane visioni\ndi femmine, di tirsi, di pantere,\nd'evie, di tori e candidi montoni,\ntra le vampe d'un alto incensiere,\ntra i pulvinari, dove ignudi e proni,\nbevono incoronati uomini olenti\nconserti in mostruosi abbracciamenti.\nNon so se vino o sangue è che rosseggia\no se il divino mio spirito migri\nverso la Morte, tanto in me vaneggia\nil fiero sogno a cui fochi impigri\ndànno alimento in un'ardente reggia.\nSchiavi Etiopi che mal dome tigri\navvincono a colonne, di lavoro\nmeraviglioso, con catene d'oro.\nOh! spumeggianti figlili d'argilla\ndi Cécubo, di Bròmio e di Falèrno\nonde la gioia dentro i petti stilla,\ngirar per i trapezi io vi discerno.\nCol nero braccio cinto d'un'armilla\nd'oro vi mesce con gorgoglio alterno\nignuda fuor della succinta tunica\ndi bianca lana una fanciulla Punica.\nLi orchestredi già toccan gl'istromenti\ne l'Auletride a cui le labbra chiude\nl'infula schietta, ai morbidi concenti\na pena le purpuree labbra schiude;\nfra gl'irti gladi intanto sapienti\nvolteggian le Petauriste ignude\ne dai tripodi d'oro ai piani eburni\nfumano lenti gli odorati alburni.\nMa più de' piatti d'Asia o d'Oriente\nquando i cratèri giaceranno a terra,\nm'urge nel cor la voluttà frequente\nche l'orgia pazza, libera disserra —\nch'io mi avvolga nel turbine furente\ne giaccia al fin dell'amorosa guerra\nfino a che l'alba le cortine schiuda\ncon qualche bianca lottatrice ignuda.\n0 rincorra fra i mirti e fra gli allori\noltre i romor di nacchere e sinistri\nfischi, per chete grotte, antri sonori,\nle neri-ciglia a cui d'opachi bistri\ncinti dàn gli oechi flammei e bagliori,\nfin ch'io le giunga e disdegnando i sistri\nmeco le tragga dove entro i capaci\nscili il Benàco attingerem tra' baci!\nE il vino indulga ad ogni mia vittoria!\nMassico dolce o biondo Sorrentino,\ne mi avvivi le forze e la memoria\ndell'Esser, vana, mi cancelli fino"}, {"page_pdf": 44, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.44", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2615, "texte": "a eli' io mi senta di novella gloria\neffuso in petto l'alitar divino\nsì ch'io mi creda re del triclinare\nnella fallacia dell'immaginare.\nMa se tal sogno si facesse certo,\nfuor dell'ebbrezza che m'incombe ed arde,\nincoronato d'un pampineo serto\nse fosser l'opre alle mie voglie tarde,\nfarei dar morte a qualche mio liberto,\nnudo fra nude donne maliarde\nper offrirne gli spasimi, felice\nal riso d'una bella imperatrice.\nVieni Pagano Spirito! L'ebbrezza\ndammi dei canti ch'io vagheggio, assorto.\nDammi o vino il furor che incende e spezza,\nil piacer della vita ecco, è risorto;\nil mio verso si piega alla carezza\ncome al tramonto l'èrica in un orto\nabbandonato, quando il sol che langue\nsui monti versa il suo fulgido sangue.\nCanterò l'uom che beve e l'uom che danza\nl'uomo che bacia colla bocca forte\ndel vino ch'ei libò con esultanza.\nEi viene! Si spalanchino le porte,\nignudo colla sua divina amanza,\ninerme, tra la vita e tra la morte\nbarcolla, spezza, intreccia balli, uccide,\naccende, spegne e, procombendo, ride!\nQuella notte d'Ottobre era si mite\ncosì fitta di stelle e sì serena\nche alle selve di pioggia redimite\nnella promessa della luna piena\nfremettero, ebre, le diverse vite\ndal gran cervo alla tremola falèna\ndal tronco immoto al giunco fremebondo\ndal sasso inerte, al pòlline fecondo.\nGli antichi abitator dello boscaglie\ndopo il tramonto presero a chiamarsi,\nsotto l'opacità delle ramaglie\nfu tutto un frusciare, un ridestarsi\nfrulli di penne, folgorii di scaglie\nun trapassar di velli freschi ed arsi\nun piantar d'orme ne' meandri umidi,\nfra i talli erbosi ancor gemmati e l'umidi.\nAndavan tutti verso una collina\nrossa di scope, dove una radura\nabbagliante d'amianti e sabbia fina\nquasi a picco sorgea sulla pianura,\naddormentata in quella nebbiolina\nnova che brilla a par di limatura\nd'argento schietto e sulle fronde lieve\nsi posa lenta come fa la neve.\nf laghi popolarono le sponde,\nrisuonaron gli stagni e i torpi guadi\npoi che lasciar le cupe acque profonde\nle driadi gioconde e le najàdi.\nAnnitrire alle lor cavalle bionde\ns'udivan lungi i bei giumenti bradi\ne fuori degli ontani e degli avorni\nrompevano, spumando, i liocorni.\nLe amadriadi fuor della corteccia\ndistendevan le braccia sonnolente,\ne, nella macchia, qualche aperta breccia\nl'adito dava al fauno ridente\nche al grido dell'amante boschereccia\naccorreva col ferreo tridente\ncui tratte dalle piaghe dei cignali,\nrosseggiavan le punte micidiali.\nQualche Satiro immondo d'in sul ramo\nscrutava forse un morbido giaciglio\ntentando sibilar, come a richiamo,\ncùpido l'occhio sotto il folto ciglio,\nse la timida Ninfa, onde godiamo"}, {"page_pdf": 45, "page_imprimee": "37", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.45", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2677, "texte": "del biancore del cuo corpo di giglio\nuscisse anch'Elia dalla selva bruna\ncon l'altre belve a salutar la luna.\nImperocché dal bosco, indisturbata\nverso le cime con romor di mare\n(ne fremeva la terra calpestata\ned era fra le frasche un gran frusciare)\nirrequieta uscia la cavalcata\ndi groppe con un lucido ondeggiare,\ndelle biformi Deità che ancora\nnel fitto delle macchie han la dimora.\nLe occulte forze scaturian sì come\ngemme di polla nella sacra notte\ne le arbori sciogliendosi le chiome,\ne il seno aprendo le verginee grotte\ndavano il varco a forme senza nome\nche dietro al muto cenno, ininterrotte\nfluivan come acque di fontane\ndall'ombra inesauribile di Pane.\nFino dal mar che all'ignorata foce\nalternava coi dolci i salsi flutti,\nl'Ippocampo venia muto e veloce\ndel lito antico ai gran margini asciutti,\npoi che l'appello gli gettò con voce\nsonora sì che risuonò fra tutti\ngli altri richiami, in mezzo all'onda amara\nuna Sirena dalla voce chiara.\nLa Sirena che il corpo attorce e snoda\nla Sirena aspettava il suo cavallo\ndal crine d'alga e dalla squammea coda,\nsdraiata sopra un banco di corallo\ne di suoi canti lo invitava a proda;\nle note parean gemme su cristallo\ned egli venne a Lei battendo l'acque\ne, di gioia annitrendo, la compiacque\nMa già della montagna, incoronata\ndalle frigide stelle autunnali,\nla solitaria vetta addormentata\ns'inargentava di candor nivali.\nTremò la nebbia mobile librata\npei muti piani e tutti gli animali\ne i biformi e le belve e i mostri e i cieli\ntacquer d'un colpo, del prodigio aneli.\nEra la fólta e multiforme greggia\nnera sul colle incontro al cielo chiaro.\nOr ecco, monta d'una tenue scheggia\nl'acuta punta, bianca al par d'acciaio,\ncontro una cima, tremola, rosseggia\ncresce, s'incurva, al par d'un reliquaro\nsorge solennemente e in cima al monte\nsta, come ferma in mezzo all'orizzonte.\nNel dolce lume che le cose inonda\ne gitta l'ombre lunghe in mezzo a' piani\ne delie selve fruga entro la fonda\nopacità, de' culmini lontani\nle sinuosità svela, dell'onda\ntutti i capricci e i mutamenti vani,\ndormon dell'uomo pio le case bianche\nsparse pei clivi come greggi stanche.\nE la turba incomposta alza il rumore\ncontro la faccia della luna piena\nche de' cieli stellati il tenebrore\nveloce monta e illumina serena,\ne risponde al clamore, altro clamore\nda un'aia folle a cui la nova scena\navea chiamato gli uomini, felici\ndel vino tra l'ebbrezze allettatoci.\nOdor di vino e suon di baccanale\nper i campi s'effonde e i cor silvani\npunge d'ebbrezza soprannaturale,\ne gli Egipani battono le mani,\ne, quasi in pugno avessero il boccale,\ni centauri fulvi e rabicani\nalzan le destre e curvano i garresi\nampio-guizzanti, immemori di pesi."}, {"page_pdf": 46, "page_imprimee": "38", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.46", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2613, "texte": "Questo compivan grande incantamento\nla dolcezza del'vino e della\" luna\nd'ottobre per la notte alta d'argento\nquando la prima .'nebbia si raduna\nd'autunno e sui lecci arpeggia il vento\nfreddo che sa le foglie ad una ad una,\ntrarre alle rame con respiro alterno\nper molinarle nel brumoso Inverno!\nx\nSopra all'aia del Rosso erano i canti\nle risa, gli urli della svinatura,\nquando dai piani udiron le acclamanti\nvoci della silvestre genitura\ne in frotta, come un'orda di baccanti\nusciron tutti a salutar la pura\nNotte lucente e videro nel pieno\nsuo lume il cheto ciel pender sereno.\nE il Rosso disse: Il cielo è tanto chiaro\nè così mite questa notte amica\nche mi sarebbe, a voi sarebbe amaro\ntornare al fumo della stanza antica.\nQui s'apporti d'olive un piatto amaro\nche ci aguzza la sete e ci nutrica,\ne un rosso doglio di quel mio vinetto\nche già spillammo, così lieve e schietto.\nL'Ava e le donne ornai giunte alla china\nrestino in casa e mondin le stoviglie\nchi l'erta monta o non ancor declina,\ni giovinotti e le ridenti figlie\nsaran de' nostri e al suon dell'ocarina\ncoi petti ansanti e le gote vermiglie\nballeranno contenti infra di loro\ned il vin novo ci darà ristoro.\nMa si levaron due bifolchi irsuti\ndicendo: Sarem noi musici destri;\nin molte veglie abbiam coi suoni arguti\ndestati gli echi arborei e rupestri;\nin molti giochi ed in trescar saputi,\ndella Furlana noi sarem maestri\nse v'ha chi danzi con adatta donna\nche bene atteggi il piè, regga la gonna.\nEcco, e l'un che vestito era di velli\ncosì che dimostravasi. capraio,\ntraeva fuor di certi suoi fardelli\nd'antiche floscie cornamuse un paio,\ne, tentandone, i fianchi, dai cannelli\na prova trasse un roco suono, un gaio\nsquillo; di poi la men capace elesse\ned un nuovo cannuccio vi commesse.\nL'altro d'incolta chioma, il largo petto\nvilloso e nudo come un piè-fenduto\npose le mani ad un cotal sacchetto\nche aveva in collo e trassene un leuto\nstrano, un informe, un intricato oggetto\nfatto di canne, in vetta largo, acuto\nnel fondo, stretto con dell'erbe strane\ncome l'antica fistola di Pane;\ne disse : Vo' sentir s'egli non sfiati !\ne della bocca córselo veloce\ne sì ne trasse con alterni fiati\nuna ed un'altra differente voce\nfin che di suoni dolci e modulati\ntutta fu piena la silente foce\ndei monti assorti nel fulgor d'argento\nalla soavità di quel concento.\nSalivan lunghi i bei suoni divini;\nempirono i boccali e li votarono\nacclamando e ridendo i contadini,\npoi le forti compagne salutarono\npesantemente di lor goffi inchini\ne, battendo le palme, le invitarono\nal rozzo ballo onde ciascuna è franca\ncol piè levato e con la man su 'anca."}, {"page_pdf": 47, "page_imprimee": "39", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.47", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1266, "texte": "Concesse al vento svolano le còcche\ndei fazzoletti di color vivaci,\npresso i volti s'incurvano le bocche,\ncuopre il sordo romor gli strilli e i baci,\ne carezzate dalle ardenti ciocche\ndei capelli si stendono procaci\nle forti donne in sulle forti braccia\no sui gran petti posano la faccia.\nMa il Rosso stanco ed ebbro della danza\na pie dell'orcio, nel capace petto\naccoglie con vivissima esultanza\ndal generoso spillo il vin diletto.\nSol per vantarne l'alta rinomanza\ned il sapor senza confronti schietto\nlascia un istante e poi l' ingorda bocca\nritorna al doglio e vinto, alfln, trabocca.\nCheta è la notte. Dentro la boscaglia\nnel perleo chiaror danzano i Numi.\nScherza, folle, di mezzo alla ramaglia\nla luna e brilla sopra i cheti fiumi\ncinti di nebbie. Il vin sue forze scaglia,\nfatte di vampe rosse e di profumi,\ncon violenza dentro i petti umani\ne l'acre aròma suo diffonde ai piani.\nDove, cheti, discendono lasciando\ndietro di sè l'ebbrezza e la follìa\nil bel Giovanni e la Ondando,\ndei suoni la dolcissima malia\nli accompagna, smorendo e lontanando\ncol ritmo d'una lenta correntia.\nVanno essi, certi, senza far parole\nper la notte protonda, incontro al Sole!\n2 ottobre 1905.\n(Dal poema Italico : Venere Agreste\ndi prossima pubblicazione.)\n\nF. Paolieri."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c050", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c050", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "40", "page_fin": "40", "image_debut": 48, "image_fin": 48, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.56", "titre_corps": "ODE A MARCONI INVENTORE ITALIANO", "titre_sommaire": "ODE A MARCONI INVENTORE ITALIANO", "signature_source": "Romualdo Pantini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 48, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.48", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1856, "texte": "ODE A MARCONI INVENTORE ITALIANO\nRomualdo Pantini.\nQuel fremito indistinto\npiù rapido che dardo\npiù sicuro che il fato —\nnuovo del nume afflato,\nraggio di nuovo sguardo —\nor la materia ha vinto ?\nQuel purissimo istinto\nrimbalzò dagli abissi\nche i pelaghi trascorre\nche trascorre le forre,\nche i divieti ha rescissi\ndello spazio e dei tempi\nsenza luce d'esempi?\n0 gran pensiero umano,\nil vii tramite è infranto\ne all'etere infinito\ntorni il pulsar d'un dito!\nOgni gioia, ogni pianto,\nogni sognar più vano\nviola il mondo arcano,\nor è fatto universo\nmessaggio a chi lo spera,\ne va con la bufera,\nva col cielo più terso\ne si fonde al destino\nper l'etereo cammino.\nSalve, divinatore !\nSalve, spirtale atleta!\nNella notte profonda,\nche sembra il vero asconda!\nti s'aprì la più lieta\nvisione d'amore,\ne sentisti il tuo cuore\npalpitar co' fratelli\ndelle inospiti sirti,\ne gli stellanti spirti\nparean dal ciel più belli\nsorridere al pensiero,\nche solcava il mistero !\nNel tuo nome, o Marconi,\nil miraggio si assume\ndi nuove itale sorti.\nLa Madre parla ai forti\nfigli ch'aureo barlume\ncacciò contro i monsoni:\nchiama la Madre e i buoni\nfigli treman sommessi\ndi religion più viva\nper la zolla nativa,\ntremano per sè stessi\ned affrettano il giorno\ndel fiorito ritorno.\nGorgo non prevarrà\nsul naufrago assetato\nse di vita gli è scrigno\nil suo magico ordigno.\nSul mar, sul mare il fato\nd'Italia avanzerà!\nMuto sai ponte sta\ndi un nume emulo il Duce\ne il solito comando\nvi ha più che ogni brando\ne al conquisto adduce\nsul furor dei perigli\ni ferrei navigli!\nTorna, Divinatore !\nSe la patria infingarda\nspinse le prue ad altre\ngenti più ricche e scaltre,\nor atterrita guarda!\nRisolca i mari, o cuore\nalato, al nostro amore\ntorna per sempre. Roma\nsu Monte Mario aspetta\nd'imporre la più schietta\ncorona alla tua chioma.\nQua ti vuole di Yolta\nl'anima che t'ascolta !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c051", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c051", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "41", "page_fin": "41", "image_debut": 49, "image_fin": 49, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.57", "titre_corps": "EL MARIO : (FRAMMENTO POSTUMO)", "titre_sommaire": "EL MARIO : (FRAMMENTO POSTUMO)", "signature_source": "Attllio Sarfatti", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 49, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.49", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1281, "texte": "EL MARIO\nAttllio Sarfatti.\n(FRAMMENTO POSTUMO)\nMARINA E PANCRAZIO\nSCENA VI.\nPANCRAZIO — Ben scoltè:\nI marii, sia beli o bruti,\nXe noiosi, xe insendosi\nVeci o tosi, quasi tuti.\nLa muger, povara grama,\nResta sola, e la consola\nLa parola de chi l'ama\nChi per eia se la in quatro,\nNo è perdio quel cao patio »\nDel mario, che va al teatro,\nAl Ridoto, a far'ciasseti,\nA zogar, a smorosar,\nA contar i so difeti.\nXe più tosto in casa e fora\nSempre arente, sempre ardente,\nE1 servente che l'adora.\nMARINA — Caro mio, gavè torto.\nPANCRAZIO — Torto?\nMARINA — Sicuramente\nE ve lo provo.\nPANCRAZIO — Oh ! brava !\nMARINA — E1 cavalier servente\nXe un impasto curioso de tante qualità,\nMa quela che predomina xe la so vanità\nXe vero: el ne compagna, el ne lustra, el ne brama,\nMa perchè el mondo diga: « Quelo ga la tal dama ».\nL'è in man nostra un zogatolo che ne diverte, un omo\nDe legno che ne porta quel che ne intriga, un tomo\nChe se ne vede triste ne fa ridar, un can\nChe a tempo la eoa mena e ne lica la man.\nEl xe una marioneta che ride, parla, tase,\nSta in piè, se senta, core, secondo che ne piase.\nMa ]e done de spirito, le done che ga sai,\nSa valutar i omeni per quel ehe proprio i vai.\nPer questo, l'amor vero, caro poeta mio\nEl più fedel amigo.... resta sempre el ma\n*•••••••"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c052", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c052", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "42", "page_fin": "42", "image_debut": 50, "image_fin": 50, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.58", "titre_corps": "ΗYΝNO DE LA ANARQUIA", "titre_sommaire": "ΗYΝNO DE LA ANARQUIA", "signature_source": "Francesco A. Siccardi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 50, "page_imprimee": "42", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.50", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3006, "texte": "ΗYΝNO DE LA ANAROUIA\nFrancesco A. Siccardi.\nTalleres obscuros, sin aire, refugio de hambrientos,\nprisiones, prostlbulos y fràguas ardientes,\nejércitos, claustros ! Vampiro del pobre !\nOsarios del pobre! Que sientan los ricos sus mugres!\nVeràn si se pudre la seda, toccando la rona,\nsi matan las fràguas,\nsi el pecho encorvado, cosiendo, se enferma,\nsi agrada que mueran los hijos,\ncumpliendo veinte anos ! Veràn si se pudre\nla seda, toccando la rona!\nLos campos? Estàn llenos de brutos humanos,\nviviendo en pesebres. Los chicos -se comen los pastos,\nlos hombres las hojas caldas\ny muerden feroces los troncos. Las vlrgenes\nderraman su sangre, manchando los céspedes,\nretozan y gritan y danzan, sintiéndose madres\ny el bosque cobij a en la sombra\ny oculta los partos hediondos. Los campos\nestàn llenos de brutos humanos viviendo en pesebres !\nEl cielo ? No tiene ni azules, ni calmas\nni albergues felices,\nque endulcen siquiera la muerte del pobre blasfemo.\nRepudia sus blusas, los trapos raidos\nque cubren el cuerpo del pobre, en el ùltimo viàtico,\nen marcha hàcia el limbo!\nEl cielo es del rico. No quiere tristezas de ronas,\nporque ama los rasos crugientes,\nel corpino de seda,\nlas carnes sensuales, nutridas de vinos,\nlos biancos escotes de màrmol. Los cielos irrjustos\nrechazan al pobre en el ùltimo viàtico.\nen marcha hàcia el limbo !\nLo venga en la tierra la horda....\nNo dicen que es bueno,\ndestruir de la horda la marcha sai va j e,\nromperle las vertebra s,\ncrearle las guerras, el canon y el eskrapnel\ny llenar la campana do tumulos blancos,\nformadas de tibias, caderas y cràneos ?\nNo dicen que es bueno\ndestruir de la borda la marcila salvaje ?\ni Son bombres acaso ? Podrà el poderoso\ndestruir lo intangible, el fantasma, la sombra,\nque lleva en la entrami el dolor de los siglos\nque lleva lo injusto, la càrcel sin culpa\nel harnbre sin culpa, U miseria que crea el prostibulo,\nque lleva la idea,\nque à cuchillo, a balajos, à incendios\nde los tiempos pasados los crìmenes venga?\nPodrà el poderoso decirle à la luz que no brille ? i La horda?\nAcaso las làgrimas\nla sangre de màrtires, los negros patibulos\nel reguero de muertos, que cruza la hi storia ,\nel reguero de muertos de peste, de guerras\nde pobres suicidas, de pueblos caldos\npor las libres montanas, por las libres llanuras,\nfortisima ofrenda à la tierra nativa,\nla esclava misèrrima, acaso el exilio,\nla nostalgia que piensa en la patria lejana,\nla nostalgia de horrendas congojas, acàso esa angustia\nha rodado en el tiempo corno larva infecunda?\nEl humus ha hervido. Lo abonan las làgrimas,\nel reguero de muertos, que cruza la historia,\nsacrificio del pària a la infamia homicida del dèspota,\nlos pueblos caldos,\nfortlsima ofrenda à la tierra nativa,\nà sus libres montanas. à sus libres llanuras ;\nlo abonan los lutos del arte,\nlas hambres, los frlos del pobre y el dolor del exilio.\nEl humus ha hervido.\nDe su carne caliente revienta la horda,\nel espectro salvale è intangible,\nque lleva en la entrami el dolor de los siglos!!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c053", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c053", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "43", "page_fin": "43", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.59", "titre_corps": "IDILLIO", "titre_sommaire": "IDILLIO", "signature_source": "Nino Stellacci", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.51", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1500, "texte": "IDILLIO\nNino Stellacci.\nAl 'poeta F.\nDove vi siete, o estatici, incontrati,\nBrucianti entrambi de la stessa ebbrezza,\nEssendo ancor del bacio il fuoco vivo,\nAn''or tiepida in viso la carezza?\nMentr'ei de la vezzosa contemplava\nIl biondo crin dal sole carezzato,\nL'omero d'ambra dai riflessi vaghi,\nElla stessa l'avea laggiù mirato.\nE senza dirsi una parola sola,\nSenza parlarsi de l'egual desio,\nLa mano ne la man, presero entrambi\nper il vial deserto, in dolce oblio.\nE solo nella pace e nel mistero\nDel bosco ombroso, in dedalo silente,\nSi stesero le braccia in forte amplesso,\nSi porsero le bocche in bacio ardente.\nSul molle muschio, sotto un padiglione\nDi sbocciami oleandri, a la blandizia,\nAl vago turbinio de le farfalle\nBevvero goccia a goccia ogni delizia.\nPoi si levaron, come spirti erranti.\nSospinti da l'arcan ritmo gentile\nDei venti che dei rami si fan cetra,\nDegli uccelli trillanti al sol d'aprile.\nQuesto bel sogno de la vita antica,\nEternamente ispirerà i poeti;\nEssi dispregian de l'età primiera\nIl candor che si cela e 1 ha segreti.\nPei fanciulli crescenti in clivi aperti,\nTutta è lezion d'amore la natura:\nIl volo de le tortore tubanti,\nLe libellule erranti a l'aura pura.\n0 poveri moderni innamorati,\nChe celate l'amor del core in fondo,\nVoi siete dei bambini vergognosi\nTroppo tardi venuti al vecchio mondo!\nA qual buon fine, la stagion dei fiori,\nVi schiude i suoi mughetti a ciocca, a ciocca ?\nElla invita a l'amor senza rimorsi,\nE voi tremate di baciarvi in bocca!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c055", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c055", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "44", "page_fin": "45", "image_debut": 52, "image_fin": 53, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.61", "titre_corps": "FELSINA MATER", "titre_sommaire": "FELSINA MATER", "signature_source": "Carlo Vizzotto", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 52, "page_imprimee": "44", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.52", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2057, "texte": "FELSINA MATER\n\nI.\nBologna, i' vengo in dolce atto d'amico\n(v'ebbi la vita ed avrò sepoltura)\ndentro il gran cerchio delle vecchie mura,\nche ti promise d'oro Federico.\nAlto ti guarda — cavaliere antico\ncostretto nella solida armatura —\npapa Gregorio e la sua gran figura\npar vegli un invisibile nemico.\nIo veggo ancora il gesto del vicario\nche ti battezza al fonte della gloria,\nperchè invitta tu sia lungo il calvario;\ne veggo — sopra gli odi e sopra l'ire —\nverso te, ancora, e verso la vittoria\nla sua mano protesa a benedire.\nII.\nGiovanni, i servi mauri e i levrieri\nnon veglian più gli spalti del castello?\nFuron travolti anch' essi nel macello\ncoi figli tuoi, gli schiavi, i falconieri ?\nTu fuggisti... ma il papa ai vinti arcieri\nrichiese la tua testa per barzello ;\ne della torre domandò il martello\nper punire del capo i prigionieri.\nNulla potè su'l milite cadente,\nsopra quel bieco arnese di caserma\ndella tua donna il fascino possente.\nVano, 'sta volta, il giuoco dell'amore\nfùr per Ginevra e la sua legge ferma:\nsalvar la vita e barattar l'onore.\nIII.\nVecchia Bologna, Guido Quinicelli\nal suon di monocordi e ribechini,\nti diè retaggio di ritmi divini\nsonanti, qual su porfido gioielli.\nBentivoglio i tuoi paggi arditi e snelli\nrese per te superbi paladini,\ne le tue donne dagli occhi turchini\nfiorirono il silenzio dei castelli.\nNei tempi, dove Cino da Pistoia\nalle madonne preludiò del Francia\ndai volti aperti in sovrumana gioia,\nlasciò i suoi sogni il saggio rimatore,\nil condottier depose la sua lancia,\nle donne immortalarono l'amore.\nIV.\nNon oggi — come un giorno — nei tornei\nmontano le tue donne i palafreni,\nimpazienti per l'odor dei fieni\ne per l'urto sonoro dei trofei.\nAllor le dame dai pudichi nèi\ndescrisse col pennello Guido Reni\ne figurò negli orti ampi e sereni\nsimili i tuoi garzoni a semidei.\nOggi a nove lascivie e a giuochi rari\nlanguidamente ogni stagion t'invita\nnelle vigne, negli orti, nei pomari....\ne tu volgi i diurni ozii alle grigie\nlussurie e accendi al fiore della vita,\ndentro la notte, le tue cupidigie."}, {"page_pdf": 53, "page_imprimee": "45", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.53", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 526, "texte": "V.\nAgili puri fiammeggianti stocchi\nle tue torri si librano nell'aria\ne dalla cima nuda e solitaria\nguardan con occhi torbidi gli allocchi.\nSe mai verrà che una saetta scocchi,\nmortale, da una córte sagittaria,\ntu, Bologna, vedrai sole nell'aria\nle tue torri precinte da cent'occhi.\nCome al tempo dei liberi comuni\navran, quel dì, civile sacramento\nquanti nel ventre tuo, Felsina, aduni.\nE, nel furor dell' ira popolare,\nogni uom soldato ed arma ogni stromento:\nl'aste dei troni e i chiodi delle bare.\n\nCarlo Vizzotto."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c056", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c056", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "45", "page_fin": "45", "image_debut": 53, "image_fin": 53, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.62", "titre_corps": "ALLA MIA SCURE", "titre_sommaire": "ALLA MIA SCURE", "signature_source": "Emilio Zanette", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 53, "page_imprimee": "45", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.53", "debut_caractere": 528, "fin_caractere_exclue": 1884, "texte": "ALLA MIA SCURE\nEmilio Zanette.\nScure, falcata qual recente Luna,\ntu ridi in tuo nitor d'un tristo riso\nsiccome donna di pallente viso\nche l'ire nella bocca aspra raduna:\nChe minacci col grande arco pugnace\nche come l'occhio di Medusa impietra?\nle tue selvagge gride la mia cetra\nnon teme, no, non cerca essa la pace !\ngrato m'è l'inno tuo c'aito risuona\nnei boschi con lontana eco di guerra:\ntu sei la forza che l'ignavia atterra,\nla forza bella che non mai perdona-\nlo t'amo, o scure; allor che ti brandisco,\ncome la panna, mia lunata spada,\nti guardo e grido: non invan tu cada!\ncon penna o scure non invan ferisco.\nE teco a paro il braccio mio discende\nsul ceppo come sovra osti! cervice:\ndi scoscenderlo infine alla matrice\nla tua gioconda crudeltà mi prende;\ninvano il legno si contorce e geme:\npietà nessuna pel suo fiacco pianto —\nscoppia il tuo riso come vetro infranto,\nl'anima tua nell'anima mi freme.\nLa sento, d'acque rigide temprata,\nbalzar la sento nel mio fresco petto :\nla mia parola, come duro elmetto,\nsona d'argute cuspidi ferrata.\nOh avere il taglio tuo sulla mia lingua\n— e più tenace — a fendere lo smalto,\na fender bronzi con sicuro assalto,\ncon fiamma che alcun mare non estingua;\navere il tuo metallo entro il mio verso,\nche cozzi e scoppi d'ire e di faville,\ncome la domatrice asta d'Achille,\nsul cinguettiero ciurmador perverso !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c057", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c057", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "46", "page_fin": "46", "image_debut": 54, "image_fin": 54, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.63", "titre_corps": "NELLA PICCOLA CASA", "titre_sommaire": "NELLA PICCOLA CASA", "signature_source": "G. Franquinet de S. Remy", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 54, "page_imprimee": "46", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.54", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 1631, "texte": "NELLA PICCOLA CASA\nG. Franquinet de S. Remy.\nI.\nNella piccola casa a piè del monte,\nche tante gemme aveva a primavera\nviste occhieggiar dall'àrbore di fronte\ne udite tante voci di preghiera,\npoi che furon le nostre anime pronte\ntu giungesti, o piccina, in una sera\nche le foglie cadevano nel fonte\ndel giardino e soffiava la bufera.\nIl buon nonno ti trasse fra le braccia\nabili ancora a contrastar la morte\ne ti condusse all'aspettante cuna:\nla mamma ed io ci riguardammo in faccia\nbenedicendo, taciti, alla sorte:\ndalla finestra irradiò la luna.\nII.\nNella piccola casa, ove alla vita\ngiorno per giorno dischiudevi gli occhi\ncèruli e con soavità infinita\nsorridevi ai tuoi cari e ai tuoi balocchi,\npiegò la mamma le esili sue dita,\ndonde la grazia par che si discocchi,\nalle cure più umili contrita,\npiegò la mamma supplice i ginocchi.\nPregò, piangemmo. « Non c'è più speranza?\ndica, dottore: abbia pietà! che fare?\nil nostro sangue per la sua salvezza... 2-\nDi quel reo morbo ora più nulla avanza\nma la mamma, pel troppo affaticare,\nè un po' malata... fàlle una carezza!\nIII.\nNella piccola casa, ove d'argento\nsquilla di nuovo il tuo linguaggio arguto,\nverrà un giorno, o piccina, io già lo sento,\nverrà un giorno d'un trepido saluto.\nLa mamma ed io nasconderemo a stento\nun dolor ch'è più aspro in quanto è muto:\ntu raffrenando a pena il tuo contento\nne andrai con l'uom che ti sarà piaciuto !\nAnche tu farai il nido e di bambini,\nbelli come tu fosti, avrai corona\ne sarai de' lor baci anche tu avara:\nNoi, bianchi e stanchi, rimarrem vicini\na rammentare, o mia compagna buona,\nle bizze e i baci della bimba cara...\nfebbraio 906."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c059", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c059", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "48", "page_fin": "48", "image_debut": 56, "image_fin": 56, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.65", "titre_corps": "CANZONE FOLLE", "titre_sommaire": "CANZONE FOLLE", "signature_source": "F. T. Marinetti ; Gustavo Botta", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 56, "page_imprimee": "48", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.56", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1633, "texte": "CANZONE FOLLE\nF. T. Marinetti\ntraduzione di Gustavo Botta.\nAbbassa languidamente le palpebre\nsn l'errabonda follia del tuo sguardo.\nAbbassa le palpebre mistiche e lente\ncome ali d'angelo che si ripieghino.\nAbbassa le tue palpebre di rosa: così vi scivoli\nl'agevole fiamma delle pupille\ncome un sospiro di luna tra imposte semichiuse.\nAbbassa le tue palpebre e poi alzale ancora,\ne potrò alfine perdermi ne' tuoi occhi\nperdermi per sempre ne' tuoi occhi\ncome per laghi assopiti, la sera,\ndi tra fogliami placidi, neri.\nSii dolce, poi che il mio cuore trema fra le tue dita,\nsiimi dolce! L'ombra è intenta alle nostre\nebbrezze ; e il silenzio si china e ci accarezza\ncome una madre intenerita ; siimi dolce !\nIo, per la prima volta, adoro\nperdutamente l'anima mia e l'ammiro d'amarti così,\ncome una povera pazza.\nAdoro le mie labbra, poi che le mie labbra ti desiderano\nL'anima mia è tua, l'anima mia così lontana.\ne azzurra da parermi straniera!\nL'anima mia s'umilia, davanti a te, coni' una\npecorella in sul morire !\nS'addormenta, rabbrividendo,\nsotto i tuoi piedi frali. Così s'inargenta una prateria\nsotto i passi cauti della luna.\nVieni, le mie labbra folli attrarranno\nil tuo viso pensoso e i grandi occhi dolenti\nverso le abbaglianti piagge del sogno,\nverso divini arcipelaghi di nuvole !\nLe mie labbra saranno infaticabili\ncome gli alzai che trascinano lentamente,\nnella rosea frescura mattutina,\nle grandi navi dalle solenni vele\nverso il lontano periato brulichio dei mari.\nE non sarò se non l'alito tuo stesso,\ne recherà il mio sangue il profumo delle tue labbra\ncome un fiume, di primavera, nell'ebbrezza dei fiori."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c060", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c060", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "[49]", "page_fin": "n. p.", "image_debut": 57, "image_fin": 62, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.66", "titre_corps": "Inchiesta Internazionale di \"POESIA\" sul Verso Libero", "titre_sommaire": "Inchiesta Internazionale di \"POESIA\" sul Verso Libero", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 57, "page_imprimee": "[49]", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.57", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 3812, "texte": "Inchiesta Internazionale di “POESIA„ sul Verso Libero\nPoiché le ultime riforme ritmiche, e metriche compiute o tentate nella poesia italiana, accennano a generar confu-\nsione nei cultori meno esperti d'arte poetica, abbiamo pensato d'interrogare le persone più competenti, affinchè la loro parola\nserva a chiarire le ragioni e le forme delle ultime libertà tecniche in poesia. La nostra rivista dunque rivolge ai maggiori\npoeti d'Italia le seguenti domande :\n1.° Quali sono le vostre idee intorno alle |>iis recenti riforme rit mitiche e metriche introdotte\nnella nostra letteratura poetica?\n2.° Quali sono le vostre idee |®ro © contro il così detto verso libero in Italia, derivato dal vers\nlibre francese che Gustave Mahn ha creato in Francia ?\nE perchè la discussione sia più vasta e più concludente, Poesia rivolge ai maggiori poeti e critici di Francia e\nd'Europa la seguente domanda :\nQue pcnscz-vons dn vers libre ?\nPOESIA.ha pubblicato le risposte di\nJdahn, Arturo Colautti, Francis \"Viélé Grif-\nfin, Elmile Verhaerei.2,\nRachilde, FidouardDuc Domenico\nmiati, Marie Daug-uet,\nvio JBenco , A.ntonino\nPascoli , Angiolo Orv, Contesse\nNoailles, Neera, Jules JBois, Albert Moc-\nliei, Albert Boissière,\nGabriele d* Annunzio,\nDehemel, Giovanni Ma\nrili, Arno Hoiz, Camillo\ndor Bueda, Henri GhF.\nBernardini.\nARTHUR SYMONS risponde :\nCher confrère et ami,\nDans un eertain sens tous les vers angiais sont des\nvers libres. Du XII au XV siècle le vers angiais n' a\njamais été obligé d'ètre syllabiquement exact. Ainsi ce\nqui est plus important dans le vers libre frangais c. a. d.\nl'affrancliissement da rythme hors d' une quantité flxe et\nlimitóe de syllabes, est à peu près l'acceptation de ce\nqui a toujours été la loi dans la versifìcation anglaise.\nEn mème temps, il y a dans la poesie anglaise, une\nespèce de vers qu' on pourrait appeler vers libre, relati-\nvement à la eonstruction normale des vers.\nNous en trouvons des exemples dans le « Samson\nAgonistes » de Milton et dans plusieurs poèmes de Mathew\nArnold et de Hewles. On y remarque presque toujours\nque le poète abandonne la rime tout en abandonnant la\nrégularité du rythme.\nF. T. MARINETTI.\n«\nMais cette forme prosodique a été très rarement em-\nployée; ce qui, me semble-t-il, est naturel étant donnés les\nlimites exceptionnellement larges dont jouit la liberté de\nla versiflcation anglaise.\nLa tentative qu' a faite en Amerique Walt Whitman\nn' a rieri à faire avec le vers anglais proprement dit.\nDans son oeuvre superbe, qui a ouvert des possibilités\ninconnues à la poesie, Whitman employe rarement — pour\nplusieurs vers de suite — un rythme foncièrement différent\ndu rythme de la prose.\nPar moments on croit qu' il va trouver un rythme\ncapable en mème temps de parler comme la prose et de\nchanter comme la poésie; mais, avant qu'il l'ait suivi,\nle rythme trop indecis s'est evaporò, et c'est à douter si\nle poète a réellement apergu ce qu' il vient de perdre.\nJLIINO UOLiZ risponde :\nLa forme que l'on appelle en France depuis Gustave\nKahn « vers libre », est en emploi en Allemagne depuis\ndes générations sous la désignation « rythme libre ».\nJ'ai démontré dans mon livre « Révolution de la lyrique »,\nBerlin 1899, comment cette forme est identique dans le\nprincipe avec toutes les autres formes traditionnelles de\nla lyrique et que l'on ne peut pas songer a un renouvel-\nlement de cet Art si l'on n'abandonne pas auparavant ce\nprincipe. Toutes les formes que l'on en dérivait, étaient\narbitraires ! A ces formes arbij' opposai la forme\nnécessaire, seule et unique, qui s'ensuit aussitòt\nque l'on contraint l'expression dans la\n(adequate Fassung) à ce que l'on doit exprimer. Cette\ntàche est si difficile, que les obstacles qu'ofFraient au\ncréateur les formes anciennesen emploi jusqu'à présent\ndisparaissent par co ut re. Néammoins seulement sur ce"}, {"page_pdf": 58, "page_imprimee": "[50]", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.58", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 4582, "texte": "chemin, puisque selon la loi d'évolution un autre n'est\npas possible, se produirale r de notre Art.\nYoici un échantillon de mes propres essais en ce sens:\nZu meinen fùnfundzwanzigiàhrigen Iubilàum als deutscher Dicter\nlade ich mir alle Gòiler.\nUuch Tinnir, den Fsel Bileams, sowie den Oberhofmarschall\n\\Ihrer Maiestàt der Kaiser in v. Mir bacìi.\nKurz\nsàmtliche Notabilitàten !\nAcht rote Riesensonnen strahlen ihr Licht durch meinen\n[Saal mit den tausend Sàulen.\nDie ganzen breiunddreizig Herrshasten Meiner Zimbuttuer Siegesallee\nivarten an Unferni gressen Buddhatisch als Kellner auf.\nDie Wanzen !\nWir sind schon beim Siriussekt « Prosi, Li-tai-pe »\n« Prosi, Shakespeare ! »\nDie Damen,\ndurch das Genossne genieri,\nknópfeln die Taillen auf.\nVenus, das Rosenishwein, reisst sich das Korsett ab,\nschleudert es Sschopenhauer an den hohen Punschterrinenschàdel,\nkriescht,\ntumt auf die Fafel\nund lanzt das Dessert auf meiner meerblauen Lapislazulischilssel.\naus den bis zum 'Sternkreuz ubereinandergedrehten Galerieen,\n[durch die bunten Zierteppiche, àugt mein Harem,\nvon den Treppen, durch die Fore, aus den Gàrte?i stiirzt es,\n[stròmt es herbei!\nAlle Zonen ! Alle Zeiten!\nMarsmenschen, Mikrozephalen, cler Pithekantropus, dreizehn\n[Brieftràger vom letzten Ordensfesi !\nAliti en ini Wir bel,\nm\\t einem Juchzer,\nwirft si e die Kastagnetten weg.\n« Pst! Sic da! ».... « Nanuf ».... « Nich drang e In! »\nSie kuckt sich kokett iìber die Unke Schulter,\nraffi das Byssusgewand\n■und làchelt.\nSappho\nschmiegt sich an Romeo,\nGanymed ruckt zu Methusaleni, Messalina tàtschelt die Bathseba!\nDer letzte Faltenflor\nsinici.\n« Hut ab! » « Sii zen bleiben! » « Nich auf die Stiilhe steigen ! »\nRegunglos, vorgebeugt,\nsue hi sie ins V/eite :\ndurch schiatte Finger blenden die Bruiste, schimmert das goldne Bliess !\nFrau Bócklin pressi ih rem Gatten die augen zu, Tolstoi schnaubt\n[sich den Bernsleinknollen,\nVoltaire, Ramscs und Unkel Bràsig halten Jceuchend August\nden Stariceli fest,\nTizia'ri und Phidias jubeln Dacapo\nDer Erzengel Michael, der das Prdsidium fuhrt,\ndróhnt mit dern Flamberg auf.\nSilentium !\nPàpstliche Nobeegarden drang en mit ihren Hellebarden die\n[.Menge zurìick,\nFestordner mit roten Nelken ini Knopfloch weisen die Platze an,\nvor die lautlos sich schlieizenden Bronzeflugel\nrauschen in ihren sieben Farben die alten baby lo n ischen\n[Planetenv or hcinge.\nDer Saal verbraust,\nich fiihle Aller augen auf mir in meinen purpurnen Ehrensitz.\nAus der Kuppel,\nlangsam,\ndnrch perlmutterglànzende WòlcUchen,\nfalien\nIdeine blasse Bliitenster?ie.\nHungerblumchen !\nGeflugelte Engelskopfchen singen, Mozart dirigiert:\n«... unter wehenden Blumen blùth tausend Prosi. Vergiss ! Vergiss !... »\nPrànen\nrollen mir in den Fiinfundsieb zig Pfennig schlips mit dem iapanischen\n[Drachenmotiv.\nA.rno Holz.\nGIOVANNI BOFtJELjLI risponde :\nIl verso libero? Ma io non so ancora che cosa sia.\nE l'ho cercato invano, chiedendolo ai poeti vecchi, che\nla sapevan lunga e colloquiavano con le stelle eterne e\nmisteriose in un linguaggio che è la essenza quinta di\ntutte le libertà, e anche cercando nelle risposte giunte a\nPoesia.\nSe per verso libero s'intende trovar la forma, la de-\nfinizione, la musica perfettamente propria alle profonde\nrivelazioni dell'ideale e alla sensibilità inquieta, analitica,\nspasmodica della nostra anima moderna (che poi, quanto\na inquietudine spasmodica rimane assai addietro ai latini,\npare impossibile, i quali furono lirici con Catullo e Tibullo\npiù di tutti i decadenti nostri, agli italiani classici i quali\ndiedero al mondo le odi del Tasso e le canzoni del Leo-\npardi) allora io... attenderò, con pazienza inesauribile,\nquesto verso, del quale in Italia, Gabriele d'Annunzio\nsembra l'annunziatore, e, a ben guardare, non è che un\nantologista abile, prestigiatore e virtuoso.\nMa, attendendo, non so rinunziare a un pregiudizio.\nL'arte è vincolo, è simmetria, è castigazione austera di\nogni vagabondaggio prolisso della linea e del periodo.\nI maggiori rivoluzionari mascherarono o ampliarono\ni confini scolastici del vincolo, della simmetria e della\ncastigazione mai la tradirono o la negarono. Chi afferma il\ncontrario vaneggia o giuoca sulle parole.\nQuando credete, in un grande monumento d'arte, di\ntrovar abolito vincolo o simmetria, non fate che accusare\nil vostro corto vedere.\nSe, penetrate oltre le diversioni apparenti e le audacie\nsuperficiali, le quali incantano gli allocchi, ritrovate ine-\nluttabilmente, il segno connaturato della misura, dell'or-\ndine, della coordinazione sistematica che avevate supposto\nabolito. Walt Whitmann non è poeta per il suo monotono"}, {"page_pdf": 59, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.59", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 4484, "texte": "periodo salmistico sbandato e incongruo; ma per il fulgore\ndelle luci impensate che dietro parole nude balena per\nvirtù commotiva, ideativa, fantastica. Così com'è poeta\nFrancesco d'Assisi, Guittone, Santa Teresa, e, in certe pa-\ngine, Giordano Bruno. Le c da loro rivelate annegano,\nsuperano, fanno dimenticare la disposizione e la scelta\ndella parola.\nMa non è detto che la scelta della parola e della di-\nsposizione sua non avrebbe meglio loro giovato.\nE T « ode barbara » tirata ad esempio dagli orecchianti?\nNon è essa un'altra antologia polimetra non sempre indu-\nstremente armonizzata sui vecchi accordi dei metri tradi-\nzionali? 11 suo valore non è nella sua struttura formale:\nè rsel sole che rompe anche le nuvole basse e acceca sulle\nmessi in flore dell'anima carducciana. Questione caprina,\ndunque. Avrebbe ragione Silvio Benco, ma a un patto:\nch'egli scrivesse versi e dimostrasse che Riccardo Wagner\nnon è il più miracolosamente geniale creatore di simme-\ntria, di rime, di cacofonie, di stro'e fisse, figurate rincor-\nrenti e convenzionali dell'arte di tutti i tempi.\nCantate per Dio, la bellezza, o pochi randagi e, se ne\nsarete degni, vi accorgerete che la vostra rivoluzione, il\nvostro anarchismo comodo, si risolverà nell'ordine, nel\ngarbo, nella disciplina che sono i caratteri eterni della\nbellezza viva e inspiratrice.\nH,OSA.LJIE JJrispo iide :\nIl n' est pas diffìcile de donner la libertà à une nation.\nMais il est difficile en revanche d'apprendre aux versifi-\ncateurs et aux peuples l'usage sage et precis de cette\nliberté,\nLe vers est — selon son essence mème — toujours\nlibre: il exprime les plus libres sensations de l'àme hu-\nmaine, car il n'a d'autre guide que la plus libre de nos\nfacultés, l'imagi nation. Ceci, quant à sa nature intime.\nSi nos pòres tres sages ont malgré tout, durant des\nsiécles, serré le vers dans les tenailles du rythme et de\nla mesure fixes, c'est sans doute parce qu' une sorte de\n« gràce mystique» est indispensable au vers, je veux dire\ngràce mystérieuse et presque divine qui tour à tour en-\nchante l'oreille et berce l'àme mélodieusement, en alternant\nla langueur et la violence.\nJ' ai trouvé l'amour de cette précision immuable et\nsacrée chez les races romaines, beaucoup plus que chez\nles races gothiques germaniques (allemands, russes, anglais,\nscandinaves).\nYoilà puorquoi je me sens un peu sceptique devant\nles efforts de donner la pleine liberté au vers: je crois\nque cette liberté est en dernière analyse tout à fait con-\ntraire au tempérament poèti que.\nDans les pays du nord, le vers a toujours été et\ndemeure aussi libre qu'il peut l'ètre. 11 n'obéit qu' à cette\nloi unique: ne point mèler les iambes et les trochées car\nl'oreille en souffrirait. Pousser plus loin la liberté veut\ndire tomber dans la prose.\nEn Allemagne les tentatives les plus intéressantes\nsont dues à l'illustre poète Arno Ilolz qui a crée sa pro-\nsodie personnelle. On peut en juger sur sa réponse à\ncette enquéte et publiée dans ce numéro de\nDonner la liberté au vers, c'est à peu près la mème\nchose que donner la liberté à la nation russe- Tous les\ndeux sont nés, et sont arrivés à leur forme actuelle sous des\nlois tyrannique. La liberté signiflera pour eux peut-ètre\nla renaissance mais peut-ètre aussi: la dissolution.\nRosalie Jacobsen.\nEMILiID BERNJLRD risponde :\nJe vous ai dejà dit, je crois, ce que je pense du vers\nlibre, et la réponse de Stuart Merrill est absolument la\nmienne. Pour ma part je reste, sous ce rapport, partisan\ndes architectures regulières.\nMais j'admire les autres efforts et j'applaudis quand\n— concime vous — en ce dernier fascicule (dont je par-\nlerai longuement à La Renovationon est vrai trouveur\nde lyrismes et d'images.\nHÉL.ÈNIS VA.OA.FÌESCO risponde :\nCher confrère ami,\nPardonnez à une voyageuse. Sur les routes où durant\ntrois mois j'ai passe, j'ai souvent rencontré des cortèges\nà la louange du Roi Bombance. Je salue donc ce souverain\ntriomphal et splendide dont vous ètes l'ingénieux chan-\nteur.... \"Vers libre ou vers régulier tout ce qui tient des\nimages et de la musique égale et désordonnée me paraìt\npareillement immortel, de Sully Prudhomme et Leconte\nde Lisle à Gustave Kahn, Yiélé Griffin, Francis Jammes,\naux magniflques harmonies de Camille Mauclair.\nPour mon lyrisme personnel j'ai suivi les cadences\nréglées, et j'ai épandu les ballades roumaines, ópopée\nd'àme de tont un peuple, sur des vers sans rimes et ry-\nthmés vaguement.... Amitiés, admiration!\nGara Vacaresci, Boiimanie.\nVacaresco."}, {"page_pdf": 60, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.60", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 5147, "texte": "LÉOJV BOCQUET risponde:\nCe que je pense du vers mon cher poète! C'est\nqu'il est un merveilleux instrument qui s'infléchit natu-\nrellement à toutes les souplesses de la pensée; qu'il a\nservi, dans la littérature fran<jaise d'admirables poèmes\net degagé le lyrisme que les Aris servilement étroits\nemprisonnaient et anémiaient en des compartiments à\ncloisons étanches. Mai le vers qui porte un rythme\nsubtil et délicat a été utilisé par trop de maladroits qui ne\nsavaient rien au nombre et qui ont tout gàté, par une sotte\nintransigeance d'ouvriers malhabiles. Ceux-la confondirent\ntrop ardemment poésie et rnétier. Il se flgurèrent trop que\nnul n'èfait poète, s'il n'adoptait les formes nouvelles mal\ninterprétées par eux. Ils pensèrent avoir écrit de beaux\nvers durables quand ils avaient, à rebours de toute in-\nspiration, assemblé un stock de lignes où se trouvaient\nméconnues les rimes, l'harmonie et l'essentielle technique\ndes choses. Et c'était cela à peine de la bonne prose.\nAlors s'est produite l'inévitable réaction où se mèle\ntoujours un peu de parti-pris el de mauvaise foi. Et c'est\npourquoi, il me paràit bien que nous assistons maintenant\nà une renaissance des formes traditionnelles et classiques\nde la prosodie frangaise, mais assouplie, élargie, aérée et\ncela, gràce à la comparaison de l'étendue de moyens du\nvers-libre.\nDes vers-libristes d'hier corame Henri de Régnier aban-\ndonnent, peu à peu et sans bruit, les formes adoptées\nd'abord, tandis que d'autres corame Charles Van Lerberghe\nabjurent avec fracas la foi des anciens jours et disent que\nle vers-libre a manqué a des promesses.\nMais il est possible, n'est-il pas vrai? de laisser les\nevolutions techniques se poursuivre sans rénier au passé\nd'incontestables mérites et sans refuser au d'a-\nvoir élargi le domaine et le pouvoir de la poésie. Et c'est\nà quoi je m'essaie: il ne faut pas en art d'intransigeance,\nparce que la Beauté vètue d'un manteau làche et flottant\noii d'une robe stricte reste toujours la Beauté; si les plis\ndu vètement sont harmonieux, la régularitè des lignes\nn'est pas supérieure à l'apparente négligence; il importe\nseulement que le goùt prèside à l'arrangement.\nEt je suis d'autant plus à l'aise pour parler en fa-\nveur du vers libre qui vous a si bien servi dans Deslruclion\ncorame vous savez, j'écris en vers réguliers.\nLeon 13 o eque t.\nE,MA.FlQTJINA. risponde:\nà F. 1. Marinetti.\nMon cher poéte ; vous me demandez ce que je pense\nde l'importante question du vers libre, au point de vue de\nla prosodie espagnole. Je vous réponds ceci :\nL'àme castillane et la musique sont antithétiques. Nous\nsommes, depuis longtemps les créatures du Dogme. Or,\ndoline et musicalité ne sauraient jamais étre ensemble.\nNous ne voyons les choses, par vieille disposition de notre\nesprit de race, qu'à travers des ideés dejà préexistantes,\narrètèes, tyranniques. Nous ignorons en conséquence tout\nrythme vivant de l'univers.\nNos images poétiques provenant d'une sorte de Théo-\nlogie de la nature, ont leurs mouvements, leurs temps, leurs\nconcordances, leurs musique, enfin, réglée d'avance. Nous\nnous servons d'une mathématique ( t mème d'une géome-\ntrie particuliéres pour ranger nos images, comme nous\nnous servons d'une théologie pour exprimer les choses.\nCe n'etaient certes pas les procédès des vieux maitres\nprimitifs, De l'autre còte du mur rectangulaire et lourd\nbattu par nos poétes dogmaticiens du siècle d'or, il faut\nentendre la voix sincère et pure de notre Arcipreste de\nFita, de notre Rabbi-Sem-Fob, de notre Berceo : il faut\nl'entendre encore et, dans la franche allure de son verbe\njeune, nouveau-né, frais de nature, puiser le sens et le\nmouvement futur du vers libre castillan. C'est à eux, en\ntout cas, à qui reviendront la gioire et le triomphe de\ncette transformation, qui, d'ailleurs, ne compte pas encore\nparmi nous des vrais apòtres. Je ne peux pas considerer\ncomme des véritables manifestations d'un mouvement\ncommencé les essais isolés de quelques-uns de nos jeunes\npoètes.\nNotre prosodie qui n'est pas riche, mais qui est très\nforte, sert à merveille pour y établir la libre évolution de\ncette métrique. Mais il nous faudra toujours limiter notre\nabus de l'éloquence, notre amour tout sensuel de l'épithète,\nnotre emploi des grands mots vides de sens. Nous coaser-\nvons soigneusement les grands mots comme les nobles rui-\nnés conservent leurs écussons sur leurs portes. Or ce ne\nsont pas les grands mots qui font le vers libre. Le vers libre,\ncomme la musique elle-mème, vit de sa propre signiflca-\ntion. Nous devons retablir en honneur le substantif. Nous\ndevons, de toute notre àme, dérouler parmi la substantivité\nvivante de nos phrases, le fleuve, riche en action, du verbe.\nC'est à dire: nous devons apprendre la nature, avec notre\nconnaissance et notre amour, et, ensuite, dire son mouvement,\nsa musique, son action ; la vie !\nJusqu'à present nous n'avons fait guère que colorer\ndans nos vers, par les adjectifs, les dessins théologiques,\ndont je vous parlais au commencement.\nUne ère nouvelle s' annonce ou la nature, le choses\nvivantes remueront d'elles mèmes, tendres et fraiches, dans\nles chaudes entrailles des nos vers."}, {"page_pdf": 61, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.61", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 5056, "texte": "Et alors ce sera arrivé pour l'Espagne le moment\ndéfinitif du vers libre.\nBien cordialment à vous\nParis, le Mai 1906.\nE. Max'quina.\nCA.FtL.OS MA.GrA.LHA.EZ de AZEJREDO ris-\nponde :\nMon cher confrère,\nJ'ètais assez souffrant et en mème temps surchargé\nde besogne lorsque votre gracieuse lettre m'est parvenue;\nne voulant pas répondre à vos paroles si obligeantes par\nquelques lignes tracées à la hàte, force m'a été de vous\nfaire attendre quelques jours; ce pourquoi j'ose faire appel\nà toute votre indulgence.\nMille remerciements sincères pour vos livres ains que\npour les derniers numéros de votre brillante revue, que\nvous avez eu l'amabilitè de m'envoyer. J'ai déjà lu avec\nle plus vif plaisir Gabriele D'Annunzio intime et La Momie\nSanglante; maintenant que mes corvées habituelles semblent\nvouloir me laisser quelques heures de liberté, je vais me\nmettre à lire La Conquète des\nJe suis heureux, en revanche, de la large hospitalité\nque vous voulez bien offrir à notre Poésie dans le pages\nde votre belle publication. Je m'efforcerai d'assurer a\ncelle-ci le plus tòt possible, la collaboratici de quelques\npoètes portugais et brésiliens de valeur reconnue. En ce\nqui me concerne, c'ést que je m'empresserai\nde correspondre à la bienveillante invitation que vous\nm'avez personnellement adressée. J'aurai incessamment\nle plaisir de vous faire tenir quelques vers inédits, avec\nleur traduction en frangais, et dans la suite, je vous en\nenverrai encore d'autres également inédits.\nParlons maintenant du vers libre. Yotre enquète à ce\nsujet m'a vivement intéressé dès le début.\nProfanes et pédants croient et proclament un peu\ndédaigneusement que toutes ces questions de rythme ne\nsont guère que simples jeux de rhétorique. Ai-je besoin\nde vous dire que pour moi, cornine pour tous ceux qui\nfont des vers ou les aiment, elles touchent à l'essence mème\nde la Poèsie ? Le rythme est une loi universelle, autant\nque la logique; c'est mème une loi, peut-ètre, plus ampie\nplus intime, plus réelle encore que celle-ci.... C'est une\ndes modalités principales du Nornbre, et, partant, de\nl'Etre.... Soit qu'il se manifeste par les pulsations du sang\ndans le artères, ou par le mouvement des flots sous l'in-\nfluence de la lune, ou par la trépidation bruyante et apre\ndes machines en quelque usine colossale, il y a toujours\nen lui quelque chose de sacre, de mystérieux, de magique....\nEt l'on comprend bien, en vérité, comment, voulant repré-\nsenter sous une forme sensible l'ensemble des lois qui\nrégissent la marche dés mondes, le philosophe grec l'ait\ndéfini un rythme serein et sublime, créant cette idée qui\nest en mème temps une des plus belles images de l'Anti-\nquité : 1' Harmonie des Sphères.\nPassant de la Poèsie des choses à la Poèsie humaine,\nil est évident, et l'histoire de la littérature est là pour\nle démontrer, que chaque fois qu' une transformation no-\ntable se produit dans le sentiment poétique de l'humanité,\non voit apparaìtre à peu près simultanént une inno-\nvation quelconque dans la structure du vers. De semblables\ninnovations portent par conséquent en elles méme leurs\ntitres de légitimité du moment où elles correspondent à\nun sentiment généralisé, et qu' un ou plusieurs grands\npoètes les fixent, les imposent par la force de leur genie\net la plasticité de leur art. Quant au il me semble\nplutót qu'il en est encore à l'état d'ébauche et qu'il n'a\npas trouvé sa forme déflnitive, son équilibre vital et\nparfait.\nIl faut laisser au temps le soin d' en révéler pleine-\nment la valeur. Et tout d'abord, nous le voyons à la fois\nnoblement cultivé par d' aucuns, et quelque peu exploité\npar d'autres; nous voyons certains pseudo-artistes, inca-\npables de produire des pages de réelle beauté, s'efforgant\nde singer les écrivains de talent qui ont créé le vers libre\net en défendent brillamment la cause; ils ne prennent de\ncelui-ci que l'originalità extérieure, que l'indépendance des\nrègles usuelles — plus pénibles à suivre pour eux que\npour les vrais poètes — et cherchent à dissimuler le vide\nde leur imagination et de leur pensée sous le voile factice\nde la modernité de phrases empruntées ou imitées servi-\nlement.... C'est bien nature!, et il en est ainsi de toutes\nles innovatioas ; du reste, ces parasites s'écrouleront d'eux\nmèmes, et si vraiment le ver contient en soi des\ngermes de vie, il ne s'en porterà que mieux....\nSelon moi, d'ailleurs, il n'est pas douteux que les moules\nanciens de la versifìcation ne sauraient plus suffire aux.\nmodalités multiples et si complexes du sentiment poétique\nactuel. Et, pourtant, la symétrie a elle aussi son charme ;\nelle est également une loi de la nature d'où l'art est allò\nlui-mème la puiser. Peut-on oublier pue c'est en strophes\nrégulières qu' ont été congus et écrits des poèmes d' un\nsentiment si vrai et si spontanó, d'un symbolisme si sincère\net si directement inspiré par la nature, des poèmes, enfln,\nou il n'existe presque pas de virtuosilè voulue, tels que la\nDivine Comédie, les Lusiades,et tant d'autres oeuvres im-\nmortelles jusqu'à nos jours? Est-il possible que tout d'un"}, {"page_pdf": 62, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.62", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 4287, "texte": "coup l'àme humaine ait si radicalement changé d'habitudes\net de gout?... Cela porte à refléchir et à rèver.... Du moins\nfaut-il en conclure: en premier lieu qu'on ne doit pas\nabandonner brusquement et complètement les formes an-\nciennes, et ensuite, que le vers doit tendre pour sa\npart à la conquète d'une eurythmie à lui....\nRemarquez bien qu'en disant ceci je ne saurais ètre\nsuspeet le moins du monde, car j'ai innové moi-mème,\nplus peut-ètre qu' aucun autre poète, an cours de ces\nquinze dernières annèes, dans le domaine des lettres por-\ntugaises. Du reste, le problème ne se pose pas du tout de\nla mème fagon pour la Poesie fran$aise, presque exclusi-\nvement rivée au cercle tyrannique de l'alexandrin, et pour\ncertaines autres qui, comme la poésie italienne et la nòtre,\nont à leur disposition une extraordinaire variété de types\nrythmiques. En ce qui nous concerne, par exemple, outre\nceux que nous possédons en commun avec les Italiens,\nnous avons encore l'alexandrin lui-mème, non pas le mar-\ntelliano, mais l'alexandrin véritable, emprunté à la France\nil y aura tantot un siècle; nous lui avons conserve sa\nphysionomie originale, l'agilité, la souplesse, la large et\nvibrante harmonie, que lui avaient déjà communiquées\nHugo, Lamartine, Musset et Vigny.\nQuant à notre vers décasyllabe, sans rime obligée et\nsans structure strophique speciale, seul ou mèlé à d'autres\nmètres, il a une élasticité plus que suffìsante pour con-\ntenter les plus exigeants, les plus rebelles aux minutieux\ndespotismes de la poétique.\nJe suis parvenu moi-méme, tout récemment encore,\na introduire dans notre littérature les dont\nun essai evait déjà été fait sans succès en Portugal au\nXVIII.eme siècle, de mème qu'en Italie vers la fin de la\nRenaissance. J'ai pensé qu'on pouvait trés-bien, qu'on de-\nvait mème acclimater chez nous les rythmes hardis et nobles\ntriomphalement renouvelés par Carducci, tout en les adop-\ntant à certaine exigeances de notre esthétique a nous;\net j'ai suivi l'exemple de ce grand poéte. Mes vers barbares,\nà dire vrai, n'ont été ni acceptés ni compris dans le vieux\nPortugal traditionnaliste, qui depuis quelques années se\ntrouve plongé en une sorte de stagnation littéraire presque\ncomplete; en revanche, au Brésil, pays plus jeune, plus\nvibrant, et moins misonéiste, is ont été accueillis avec une\nsympathie — pas tout-à-fait unanime, oh ! non ! c'eut été\ntrop demander — mais, certes, beaucoup plus générale\nque je ne l'aurais osé espérer tout d'abord. Et voilà un\nchamp nouveau et trés-vaste qui s'ouvre à la variété des\nrythmes poétiques....\nJe ne crois pas, cependant, que l'on puisse aller beau-\ncoup plus loin ; à mon sens, V est le vers\nle plus long qu'on puisse admettre en portugais. Au delà,\non entre dans le domaine de la prose plus ou moins har-\nmonieuse et cadencée...,\nEn résumé, je pense que le vers libre, dans toute la\nhardiesse de son indépendance, dans toute la rigueur de\nsa signiflcation technique, n'est pas appelé à avoir un grand\navenir dans la Poésie portugaise; peut-étre deviendra-t-il\nr instrument d'expression préféré de quelque illustre poète\nisolé, mais il ne sera probablement jamais une forme\nlittéraire coltrante. Importé pour la première fois en Portu-\ngal, il y a une quinzaine d'annees, par un groupe de\npoètes hardis, qui avaient à leur téte Eugenio de Castro,\ndont le nom ne vous est peut-étre pas inconnu, il, n'a pu\ntranspirer en debors des limites restreintes d'un cénacle\nde « jeunes », le public littéraire n'ayant voulu y voir\nqu'une imitation artiflcielle et purement académique dé-\npourvue de toutes racines dans la tradition nationale.\nTout autre a été, remarquons-le bien, le sort de la\nslrophe libre;elle est déjà depuis longtemps trés en hon-\nneur, et semble devoir gagner du terrain chaque jour.\nVeuillez excuser, mon cher Contróre, la prolixité de\ncette réponse, ainsi que la rudesse et la gaucherie de mon\nfrangais, tout en agréant l'assurance réitérée des senti-\nments de vive satisfaction que j'éprouve pour les cordiales\nrélations établies entre nous sous les auspices de notre\nillustre ami commun Adolfo De Bosis, rélations que j'aurai\nle plus grand plaisir à cultiver dans la suite.\nCroyez-moi bien sincèrement votre bien dévoué et\nreconnaissant admirateur.\nRome, 8 Avril 1906.\nCarlos Magalhaez de A.zeredo."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c061", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c061", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "n. p.", "page_fin": "n. p.", "image_debut": 62, "image_fin": 62, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.67", "titre_corps": "{PubInfo}L'abbonamento annuo a \"Poesia,,", "titre_sommaire": "{PubInfo}L'abbonamento annuo a \"Poesia,,", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 62, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.62", "debut_caractere": 4289, "fin_caractere_exclue": 4432, "texte": "<£'abbonamento annuo a \"poesia,,\n(oCiré 10 per l'Jtalia - Xire 15 per\nr estero) è interamente\nbellissimi premi di cui diamo Velenco\na pagina 6."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c062", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c062", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 63, "image_fin": 63, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.68", "titre_corps": "{PubInfo}POESIA \" HA PUBBLICATO:", "titre_sommaire": "{PubInfo}POESIA \" HA PUBBLICATO:", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 63, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.63", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 7948, "texte": "POESIA „ HA PUBBLICATO:\nnel I.° Fascicolo: GABRIELE D'ANNUNZIO -\nLa nave — PAUL ADAM - Amen ! — SEM BE-\nNELLI - L* Aquila — ARTURO COLAUTTI - La\nConquista (I.A Parte) — GUSTAVE KAHN - Le\nRefuqe des amoìtreux — EDOUARD SCHURÉ -\nLa melodie incamée — F.T. MARINETTI - L'Aube\nJapo?iaise — CAMILLE MAUCLAIR - Paysage\nd' Ouest — CATULLE MENDÈS - Sonnets d'Italie\n— ETTORE MOSCHINO - Il canto della pace not-\nturna — COMTESSE DE NOAILLES - Poesie. —\nVITALIANO PONTI - Il distruttore — HENRI\nDÉ REGNIER - Palazzo — RACHILDE - La main\nde Fredegonde — FRED. BOWLES - The tent by\nthe lake — TÉRÉSAH - Armonia — CECCARDO\nROCCATAGLIATA-CECCARDI - Il Viandante —\nALMA TADEMA - Frost.\nnel II.0 Fascicolo x MISTRAL - Lou Renegat\n— VITTORIA AGANOOR - Il consolatore — SEM\nBENELLI - Apologia — RANDEL - A face in a\ncrowd — ARTURO COLAUTTI - La Conquista\n(II.A Parte) — COSIMO GORIGIERI CONTRI - La\nCarmelitana — PAUL FORT - Le matin pastoral\n— FRED. BOWLES - Noon — GUSTAVE KAHN\n— Le prince Etè — CLOVIS HUGUES - Jeanne pri-\nosanière — F. T. MARINETTI - La folie des\nmaisonnettes — ANGELO ORVIETO - Antologia\ndi Peeti — STUART MERRILL - Romance —\nVITALIANO PONTI - Eris et Eros — HÉLÈNE\nVACAR ESCO - Ni ce soir.\nnel III.0 Fascicolo : 8I0YANNI PASCOLI - 1\ngemelli — SAINT GEORGES DE BOUHELIER -\nElègie d'Automnne - FRANCESCO CHIESA - Aracne\n— ARTURO COLAUTTI - La conquista (III. Parte)\n— FRANCIS JAMMES - Poesie — FRANCIS VIÉLÉ-\nGRIFFIN - Sarcophage — ETTORE MOSCHINO -\nCrepusoli Antichi — LUCIENNE KAHN - Melan-\ncolie. Chanson — G. P. LUCINI - La solita can-\nzone — F. T. MARINETTI - Les Courtisanes —\nCATULLE MENDES - Les sept Lacs — MARIA\nSTAR - Taormina.\nnel IV. ° Fascicolo s 0I0VANNI MARRA©! -\nTito Speri — EMILE VERHAEREN - Tempete sur\nla mer — PAUL ADAM - Le Signe Doublé —\nSEM BENELLI - Il padre mio della montagna —\nAURELIO UGOLINI - Grottesco d* Inverno —\nGUSTAVO BOTTA - Vento - Tramonto — RICHARD\nCAPELL - Aprii - Moìitmartre — FRED. BOWLES\nNight — ANTONIO CIPPICO - Ritorno — ER-\nNEST GAUBERT - L'Amazone — JULES LAF-\nFORGUE - Chanson des sabots jolis — F. T. MA-\nRINETTI - La Mort des Forteresses (I. Partie) —\nALFREDO ORIANI - La Festa da Ballo — VITA-\nLIANO PONTI - Madrigali alla Povertà — K.\nROSENVAL - Deux sonnets pour la Mousmé.\nnel Fascicolo V.°*VI0. i ADA NE8RI Rose\nrosse — GUSTAVE KAHN - Lettre à Elle - Anni-\nversaire - Palais de Songe — ERWIN ALEXANDER\n— Heimnarrts - Abend — RENÉ ARCOS - Fileuse\n— SEM BENELLI - Apparizioni dell'idea — GU-\nSTAVO BOTTA - I doni - Mattinata — FRED. G.\nBOWLES - Severed — GIUSEPPE BRUNATI - L'in-\ngegnoso Hidalgo —- GAETANO CRESPI - El titol\n— MARIE DAUGUET - Parfums — STURGE\nMOORE - Hail Pytho — RICCARDO FORSTER -\nRose - Il morto giorno — PAUL FORT - Le\nBohémien — CECCARDO ROCCA TAGLIATA - CEC-\nCARDI - Gli Apuani — ALFRED JARRY - Le Fouzi-\nYama — VALENTIN MANDELSTAM - La petite\nfìlle - Air — F. T. MABINETTI - La mori des\nforteresser — (ILRE et III.RE partie) — AUTEUR\nINCONNU - Deux chansons Albanaises (traduite\npar A. R. d'Yvermont) — ALBERT MOCKEL -\nDeux chansons du rire et des pieurs — RENÉE\nVIVIEN - Elle passe — SAINT POL-ROUX - Le\npoéte auvitral — T«R*SÀH - Il cieco — HÉ-\nLÈNE VACARESCO - Ah ! que fais-tu ?\nnel VII.0 Fascicolo s HENRI DE RÉGNIER -\nVille de France — ADOLFO DE BOSIS - Da\n« l'Alda del terzo giorno » — GUSTAVO BOTTA -\nVisione - Tregenda — GIOVANNI CHIGGIATO -\nSul luogo del disastro — GEORGES CASELLA -\nMensonges — MARIE DAUGUET - Vamour —\nFAGUS - Pantoum — ENRICO FONDI - Ballate\nFloreali — JEAN LORRAIN - Les Mauvais soirs\n— JOHN MASEFIELD - Sonnet — GIAN PIETRO\nLUCINI - Delta — F. T. MARINETTI - VAu-\ntomobile — VITALIANO PONTI - Alla giubba\nlunga — LOUIS PAYEN - L'aloés — FERDINANDO\nRUSSO - Suspirata — JEAN ROYKRE - Ecoute!..\n— DOMENICO TUMIATI - lerracotta — HÉLÈNE\nVACARESCO - Ballade Roumaine — ESHMER\nVALDOR - Vers ivres-fous — RICHARD CAPELL\n— Song.\nnel VIII.° Fascicolo! CONTESSE M. DE\nNOAILLES - La douceur du Matin — ERWIN\nALEXANDER - Die Tiefe — BENNO GEIGER -\nVer fall des menschheit — SEM BENELLI - Il\ncastello del silenzio — CECCARDO ROCCATA-\nGLIATA CECCARDI - Frammenti dell' « Iperione »\n— FRED G. BOWLES - The empty nest — EN-\nRICO CORRADINI - Carlotta Cor day — MARIO\nCHINI - Tanche giappo?iesi — GAETANO CRESPI -\nI me campagn — PAUL FORT - Balludes Fran-\ncaises — ADONE NOSARI - Piétol — ALFRED\nJARRY - Lyrisme militariste — ATTILIO SAR-\nFATTI - LI cicisbeo — VITALIANO PONTI - Ila-\nrodia — TRILUSSA - Er diavolo che se fa frate\n— RENÉE VIVIEN - Viviane.\nnel IX.0 Fascicolo t JEAN MOREAS - Verone\n— PAOLO BUZZI - Divina Anima Peurilis —\nARTURO COLAUTTI - Dei quattro poeti maggiori\n(Il Reduce - La tomba percossa - La Sposa -\nLa Casetta) — FRANCIS JAMMES - C'est un coq.., —\nPAUL CLAUDEL - fe vous ai assiegé... — ROBERTO\nBRACCO - A porta nchiusa — F. T. MARINETTI\n— La religieuse et le marchand de pourceaux\n— ETTORI; MONCHINO - Ameòeo d'amore (Nella\nnotte - Ali'alba ) — PAOLO Ì?UZZI - Frammento\ndell' « Esilio » — FEDERICO DE MARIA - Il\npoema del vento — RICCARDO PITTERI - Al mare\n— Istria — BOGUSLAS ADAMOWICZ - Sarcasmes\n— R. SCHAUKAL - 3 sonette nach J. M. de Heredia\n(Perseus und Andromeda).\nnel Fascicolo X.°*X!.° : GUSTAVE KAHN -\nDeuil — DOMENICO OLIVA - La fontana di Ri-\nmini — FRANCESCO CHIESA - Venere di Milo\n— FRED. G. BOWLES - A Damask rose — DIEGO\nANGELI - In quale orto lontano.... — ROGUSLAS\nADAMOYICH - Le masque - ANTONINO ALONGE\n- Appassiunatamente — JULES .KOIS - iLa mort\nde ridole — CAMILLE MAUCLAIR - Crépuscule —\nDOMENICO TUMIATI - Medium — GUSTAVO BOT-\nTA - Partenza - La visita — MARIE DAUGUET -\n- La chanson de la mer — PIETRO MASTRI -\nUn'ala — CARLO BASILICI - Bosco degli ulivi —\nERNEST GAUBERT - La faneuse — GINO DAME-\nRINI - Ritmi d'autunno — JEAN LOUIS VAUDO-\nYER - L'àme de la forét — NINO MARCHESINI\n\" I gigli — LORENZI LORENZO - Rime andaluse\n- HÉLÈNE VACARESCO - Sur la pente - O doux\nfrère — FERDINANDO PAOLIERI - L'olivo —\nHENRI GHÉON - Trois esquisses lyriques — R.\nSCHAUKAL - Sonette nach f. M. De Here-\ndia (Antonius und Kleopatra) — SMARA - La\nchanson du cygne — THÉO VARLET - Vitesse\n- G. P. LUCINI - LI bagno — FAGUS - La dé-\nfaite du sphinx — MARIO CHINI - Tanke giap-\ngonesi — EMILIO ZANETTE - Inno alla madre —\nG. PORRO SCHIAFFINATI - La nevoda mar ella —\nCECCARDO ROCCATAGLIATA- CECCARDI - Sulla\ntomba di Napoleone L. — NELLO PUCCIONI -\nDalla Lucrezia Borgia — A. UGOLINI - Don-\nandosi le bandiere di battaglia alle Regie navi\n« Agordat e Coatit ».\nnel XII.0 Fascicolo: EMILE VERHAEREN -\nA la gioire des Cieux — DIEGO GAROGLIO - La\nBadia di Soffernia — MARIE DAUGUET - Mer-\ncurio — F. T. MARINETTI - Le directeur s'a-\nmuse... — UGO CODOGNI - Alla terra — VICTOR\nLITSCHFOUSSE - Ferveur — TOUNY-LERYS -\nL'Impossible — FRED. G. BOWLES - Take the\nbest that Life can give - My World — Louis\nTHOMAS - O ma feunesse — Prinz EMIL von\nSCHOENAICH CAROLATH - Gruss an Veneaig —\nTITO MARRONE - Crisalide — GIUSEPPE PIAZZA\n- Preghiera al mio Dio — FRITZ VANDERPIJL -\nComplainte de Maldoror — GABRIELE GABRIELLI\n- Violette — ROMOLO QUAGLINO - LI Secreto -\nALBERT BOISSIÈRE - Le Gué — BOGUSLAS ADA-\nMOWICZ - Deux Poèmes Po lottai s.\nnel XIII.° XIY.° Fascicolo : E. A. BUTTI\nLI Castello del sogno — RICHARD DEHMEL - Die\nErweckung des Herrschers — COMTESSE DE\nNOAILLES - La naissance du jour — CAMILLE\nMAUCLAIR - La recontre — JULES BOI» - La Pen-\ntatlon du LIeros — ALBERT BOISSIERE - Le Lin\nFRANCESCO CHIESA - Primavera — ANTONIO BEL-\nTRAMELLI - Tramonto Romano — F. T. MARI-\nNETTI - Les vignes folles, les Cyprès et la\nvrette bleue — FEDERICO VALERIO RATTI - L'Al-\nbatro — RICCIOTTO CANUDO - Sonetti dell' Andro-\ngine — ADELAIDE BERNARDINI - Barca nova —\nFRED. G. BOWLES - A song of shadows — GIU-\nSEPPE VANNICOLA - Verrore — AUGUSTO GRAN-\nZIOTTO - A Marion -— F. VALMT BAYSSE - Res-\nsouvenir — SILVIJE KRANJCÈVIC - Eloi, Eloi\nlamma sabactani (traduzione di Stiepko Ilyc) —\nFANNY PISA - LI vecchio tronco — ENZO FERRARI\n- Ala ferita — VINCENZO BURONZO - LI giardino\ndella ver ghie — MASSIMO CORONARO - Languore."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c063", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c063", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 63, "image_fin": 63, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.69", "titre_corps": "{PubInfo}POESIA pubblica", "titre_sommaire": "{PubInfo}POESIA pubblica", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 63, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.63", "debut_caractere": 7950, "fin_caractere_exclue": 7980, "texte": "POESIA pubblica\nversi inediti."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c064", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c064", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 63, "image_fin": 63, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.70", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 63, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.63", "debut_caractere": 7982, "fin_caractere_exclue": 8131, "texte": "MERCVRE DE FRANGE 1\nPARIS - 26, irne de Condé - PARIS\nSK1ZIÈME ANNÉE Paraìt le I8r et le 15 de chaque mois SEIZIÈME ANNÉE\nDirectcur : Alfred Vallette"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1906-07-01-c065", "article_bluemountain": "bmtnaai_1906-07_01#c065", "volume": "bmtnaai_1906-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 63, "image_fin": 63, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.2.71", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 63, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.63", "debut_caractere": 8133, "fin_caractere_exclue": 8223, "texte": "L'ER/niTflQE\nFtEVUE DE JLXTTÉFIA. 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Marinetti.\n0 poète inspiré par le soufflé de bois!\n0 toi le doux berger de nos àmes plaintives,\nfaime ton coeur agreste aux bleus valonnements\nnoyés de brume, où le Soleil levant\nétire ses rayons tout trempès de sommeil.\nQuand la buée de l'aube attendrit les coteaux\nde turquoise fertile, tu brandis aussitòt\nd'un geste pueril\nune houlette d'or qu'aurait aimé Virgile\nsur ton vaste troupeau nourri de serpolet.\nEt tu cries: « ò Desirs, ò grands cbiens affolés,\naboyez dono à tous les coins de l'horizon !...\nReveillez mes brebis aux soyeuses toisons\ndont la lune acheva le contour vaporeux !\nA midi, sous l'aiguilìe ardente et verticale\nqui du fond de ton coeur monte droit au Soleil,\ntu t'arrètes soadain, pour écouter\nsonner en toi l'horloge immense de la terre,\nen broyant le pain noir des souvenirs mners,\nEt tu veux bien l'agenouiller sur le glouglou jaseur\nd'un fraìs ruisseau, pour étancher ton coeur\net pour presser contre tes joues passionnément\nPimage vive et réflétée du paysage!\nQuand le Soleil piótine ses grappes de nuages\néclaboussant le ciel de courage et d'orgueil,\ntes pensóes vagabondes vendangent les collines\npour en tirer le vin dorè de poésie.\nLa mélodie sereine de ta flute apprivoise\nle soleil qui s'accoude aux créneaux des montagnes\nravi d'extase, en baissant son visage\noù le sommeil ófface les traces du carnage.\nTes brebis sont repues et rèvent de dormir\nsous les feuillages de ton àme arrosés par la Lune.\nVoici, ton grand troupeau bouillonne à flots pressés\nconi re la porte du bercail qui fleure\nl'odeur aigre et sucrée d'une gorge de femme...\nC'est la crèche où jadis gigottait le bon Dieu\nsur nos petits autels d'écoliers en liesse.\nApétissante Etoile de papier argenté\nqui sent le chocolat du gouter de 4 heures !...\nPetit Jesus de ciré, Rois Mages animés\npar le tremblotement de la veilleuse !...\nDouces pàtisseries de notre àme en fantine !...\nEt ton chant s'évapore lentement dans la nuit\ncomme l'haleine bleue d'une crèche bénie !\n\nPOESIA, ha pubblicato i medaglioni di G. Pascoli, della Coxntesse de Noailles, G. Marradi,\nGustave Kahn, A. Colautti, Henri de Ftégnier,\nAda Negri.\nPOESIA. pubblicherà i medaglioni di Jean\nC. Mauclair, A. MocJkel, Saint-Pol-Roux, P. Claudel, A. De Bosis, V. A.ganoor, F. Chiesa, D. Tu-\nmiati, H. Vacaresco,A. C. Swinburne, Arthur SW.\nArno Holz, S. JRueda, E. MarqUina, Ruben Dario."}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.3", "texte": "L'ESITO DEI GRANDI CONCORSI DI POESIA:\nOLTRE 3000 LIRE DI PREMI\nSecondo Concorjo\nBandito da \" Poesia „ per un\nVolume di versi italiani\nPartecipanti: 46\nVincitore : ENRICO CAVACCHIOLI\ncol volume di versi:\nL*Incubo Velato\nche sarà pubblicato entro il mese di Novembre, e divulgato in tutta\nVItalia a spese di POESIA, alla quale è riservato ogni e qualunque\ndiritto di proprietà.\nLa direzione di POESIA, assume la tutela dell'opera pubblicata\nper curarne la vendita, sulla quale l'autore percepirà il 50 0[o\nIl resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi con-\ncorsi di POESIA.\nFurono presi in considerazione fra i 46 partecipanti i seguenti\nvolumi di versi:\nIl Libro d'una morta di Rosmunda Tornei Grinamore.\nVita e Sogno di C. F. Sannite.\nPrimi Canti di Ugo Grhiron.\nLa fiamma è bella! di Antonio Marzi.\nPOESIA si riserva la facoltà di pubblicare nelle sue edizioni\nquesti quattro volumi, qualora gli autori non ne ritirino i manoscritti.\nConcorjo\nBandito da \" Poesia „ per uno\nStudio (Critico su Giovanni Pascoli\ncon un premio di1000 lire.\nPartecipanti : 27.\nSono stati ammessi alla seconda lettura per l'aggiudicazione\ndel premio di lire i studi critici dei signori\nProf. Emilio Zanette\nProf. Arnaldo Monti\nProf. Luigi Cucinotta\nProf. Angelo Ottolini\nConcorso Internazionale\nBandito da\" Poesia „ per un\nPoesia Inedita\nscritta in una delle seguenti lingue (italiana, francese, spagnuola,\ntedesca, inglese) con un premio di lOOO lire.\nPartecipanti : 472\nVinci GIOSUÈ SORSI\n;\ncol poemetto\nIl Sangue\npubblicato in questo fascicolo triplo, e al posto d'onore con la ma-\nschera dell'autore ventenne, disegnata dal celebre disegnatore Romolo\nRomani.\nFurono presi in considerazione fra i 472 poemi ricevuti :\nPégase di Louis Thomas (francese).\nLa Sinfonia della Yilla di Enrico Fondi (italiano).\nTriste Natale di Marco de Hubris (italiano).\nVision di A. Yan der Hoeven (francese).\nÀlcoba Nuptial di I. T. Mera (spagnuolo).\nIl Navigante di Arturo Onofri (italiano).\nWhite Rose di M. S. Swayne (inglese). • *\nCondanna di Teresa Fondi Mattani (italiano).\nRoma di Elisa Tacchi (italiano).\nNatura e Pensiero di Griulia Cavallari Cantalamessa (italiano).\nOmeliade di Monsignor di Carlo (italiano).\nLa Risurrezione di Lazzaro di L'Inconnu (italiano).\nLa Grande Alba del Dott. Pasquale Cafaro (italiano).\nFrammenti di Domenico Fiorentini (italiano).\nGiordano Bruno di Madame Delebecque (francese).\nCanto Novo di Rina e Mina Grardi (italiano).\nFuochi Artificiali di Nicola Tommaso Portacci (italiano).\nLa Madre del prof. Angelo Emmanuele (italiano).\nVittorie di Aldo Palatini (italiano).\nIl (lauto della Natura di Ottorino Cerquiglini (italiano).\nL'Uomo e la Natura di Carlo Cozzi (italiano)."}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.4", "texte": "L'ESILIO\nRomanzo di Paolo Buzzi, vincitore del I.° Concorso di POESIA\n\n(EDIZIONI DI \" P 0 E 5 I /\\ „)\nUEsilio è la storia d'una giovine anima\nsolitaria assolutamente preoccupata della vita\nsociale e più che mai attratta verso il proprio\nsogno individuale. Il sogno, che dovrebbe\nessere puramente di gloria se non fosse an-\nche di amore, dopo una serie di umane vi-\ncende piccole, vince, a costo della morte.\nPaesaggio una delle più dolci, e aacora\nromite plaghe di Lombardia : l'alta Brianza,\nquella che va dall'altura dei Camaldolesi di\nSan Genesio, sopra l'Adda lacustre, e girando\npel cuneo del monte Barro, tocca i monti\nd'Erba con i suoi laghetti tanto cari alla pri-\nmavera dell'arte segantiniana. Per incidenza,\nuna visione della Milano antica e moderna,\nche porta i contrasti policromi de' suoi cen-\ntomila tetti, del suo Naviglio verdastro, dei\nsuo duomo candido e trionfale.\nVi è un tentativo a riprodurre l'anima della\nfamiglia borghese lombarda ancora composta\ndi cocciuti istituti retrivi e pure portata, dalle\nsue vergini forze, verso i più alti e nuovi i-\ndeali della vita, che non ci sembra eticamente\ntrascurabile. Ci pare che l'immenso fremito\nnevropatico agitante l'essere di Ignazio Lan-\nfranchi risponda ad alcunché di inconsciamente\ndiffuso per le giovani generazioni italiche\nattuali. Che cosa segnerà mai, nel mistero\ndelle preparazioni storiche, questo momento\ndi crisi psichica attraverso il quale sem-\nbrano passare coloro che sono i figli imbelli\ndei nostri padri guerrieri ? L'opera ha giusta-\nmente preferito qualificarsi Poema anziché\nRomanzo. Se talora in fatti, l'opera assume\nl'andatura normale dello stile narrativo, più\nspesso assurge a metodi descrittivi sia dì psi-\ncologia che di paesaggio e di insieme i quali\nescono dalla linea comune e dànno al corpo\ndel Romanzo le ali del Poema.\nPaolo Buzzi ha portato tutto quanto di ul-\ntrasensitivo e di ultrasensibile è nella vita\nmoderna. A rischio di apparire involuto nei\nconcetti ed ampolloso nella forma, egli ha\ntracciate tutte le linee — anche le più recon-\ndite e sfumate — del mistero psichico e del\nmistero ottico sovra le pagine sue. Della città\negli dona tutti i profili cubici e i fremiti mo-\nstruosi : della campagna tutti i silenzi e i cori\ne le latitudini e le altitudini che fanno del-\nl'anima, antecedentemente chiusa, un vero\nessere autonomo volante. Egli ha studiato\nuomo e gli uomini, la famiglia e la società,\nil fiore e la foresta, la pianura e la montagna,\nil gergo e la musica, la politica e la religione.\nTroviamo, forse per la prima volta in un'o-\npera di pura poesia italiana, il vero dramma\ndelle coscienze e dei pensieri, quelle figura-\nzioni eroiche della solitudine e del consorzio\nonde la vita oggi è così ricca e così sor-\nprendente.\nIn fine noi troviamo, dentro l'Esilio la\nstoria anatomicamente spietata della nostra\ngiovane generazione : vediamo di quali tossici\ne di quali balsami si siano alimentati i nostri\nspiriti di figli di famiglia e di piccoli despoti\ndell'ideale. L'amore è ivi studiato ne' suoi\natomi esatti ed ha, sui fenomeni della vita\nquotidiana, le sue applicazioni chimiche più\nrazionali, più determinate. Uno schizzo gran-\ndioso, in somma, del nostro ambiente e del\nnostro dedalo interiore, i diametri relativi,\nmatematicamente calcolati ed esposti: poche\npersone e molte onde : il tutto travolto da un\noceano di musicalità dalle armonie talora bar-\nbare ed ostiche, ma sempre sorrette dal respiro\nformidabile d'un Anima vergine e sincera.\nL'Autore ha della vita e degli uomini un'iidea\ncerto discutibile: quella che valga assai poco la\npena di viverla (parliamo della vita): e di cu-\nrarne le sorti (parliamo degli uomini). E' un\npessimista, Paolo Buzzi : e, aggiungiamo, so-\nvratutto un musicista. Ritenuto che due cose\nbelle ha il mo?ido — Amore e Morte — come\ncanta quel Leopardi che sognava la Storia\nd'un' Anivia forse scritta con elementi ed in-\ntendimenti simili a quelli usati dall'Autore\ndell' Esilio, questi ha creduto che una terza\nbella cosa il mondo abbia — la Musica. —\nE, più che altro, ha cercato di dare una\nsinfonia verbale che, pur toccando qualche\nverità di dolore, nelle anime, mandasse qual-\nche suono, ai sensi, di voluttà.\nIn essa sono magici squarci descrittivi (che\nvanno dalla mala vita cittadina resa con tutte\nle stratificazioni sue dal bassofondo lurido\nall'alta casa di piacere) arrivando alle gran-\ndiose coreografie dei comizi e delle funzioni\nreligiose sotto il cielo aperto. Basterebbero\nla rievocazione dei lussuriosi mondi pagani\ncontrapposta quella degli squallidi mondi mo-\nnastici del medioevo, e lo studio dell'ap-\nproccio dei socialisti alla terra cattolica di\nBrianza, col fenomeno del democristianesimo\nin azione per fare dell' Esilio un'opera di\ngrande interesse moderno. Paolo Buzzi de-\nscrive con tavolozza straordinariamente ricca\ne con una potenzialità di visione che sor-\nprende.\nL'immagine ha in lui un nuovo trovatore.\nE con T immagine ammiriamo in lui quel\ncomplicato nuovo rapporto tra le cose, le\nidee e le parole che solo fa, nella letteratura,\ndello scrittore il poeta e del poeta lo scrit-\ntore magnifico.\nE' un' opera di ardente giovinezza e di fre-\nnetica preparazione sognata perchè esercitasse\nsulle anime dei lettori, più che alto il fascino\ndelle cose libere e profondamente vere.\nE'assolutamente impossibile riassumere bre-\nvemente la trama complicata, drammaticissima\ndi questo romanzo. Tenterò invece una ra-\npida sintesi dell'ultima parte che conduce il\nlettore sulle cime inebbriate della passione\ne del dolore.\nUn giorno Ignazio e Clara si perdono en-\ntro una grande boscaglia di rovi. Presi da\nun'emozione indicibile, si baciano. E' l'amore;\namore purissimo, incontaminato; amore d'inno\ne di volo, come tra gli angeli.\nQui le pagine cantano e suonano come fu-\nsioni di cori e d'orchestre. L'amore degli\nuomini verrà più tardi. Una notte di tempesta\ni due innamorati riparano dai lampi e dai\ntuoni nella medesima alcova. Questa scena\nche si può dire un uragano di passione ideale\ne di lussuria bruciante porta ad un episodio\nfatale, la maternità di Clara. Ignazio apprende\nla terribile verità e decide di fuggire. Par-\ntiranno per la conquista del pane, coi loro\nnuovi doveri domestici da compiere. Ma\ncome vivere la prima vita? In un impeto\ndi logica aberrazione mentale Ignazio sottrae\ndalla camera di Don Flavio le cartelle della\nmodesta sostanza di Clara, sua pupilla, ed i\nrisparmi del giovane prete destinati all'ac-\nquisto d'una tanto sognata batteria di cam-\npane nuove. I fuggitivi passano, prima di\nraggiungere la ferrovia, per l'antica Villa ma-\ngnifica degli avi Lanfranchi dove Ignazio\npassò la sua infanzia. Ivi si fermano dispe-\nratamente avidi di passarvi un'ultima notte\nd'amore. Ma appena entrati nell'antico am-\nbiente l'anima d'Ignazio si sente ricollegata\nad un amore anticamente ivi goduto che si\ntramuta, repentino, in odio per la donna\nignara, presente."}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.5", "texte": "Egli respinge e percuote Clara, follemente\nripreso da una inesausta passione lontana per\nNanda, la cugina bella e ricca ch'egli aveva,\nquasi attraverso un sogno dinastico, sognata\nmusa e fortuna eterna della sua vita di crea-\ntore imperiale. E' il cozzo fra l'idealità e la\nrealtà che scoppia maravigliosamente tragico\ndentro la notte già dolorosa agli amanti. Clara,\nperduta nell'oscurità della Villa solitaria, im-\nplora, dall'Uomo perdonato, l'amore.\nL'Uomo, che non ritorna, risponde, nel-\nl'ombra, con parole folli sul ritmo, tratto al\npianoforte, dalla Corsa air abisso nella Dan-\nnazione di Hector Berlioz.\nPoi esce, e corre, corre attraverso il giar-\ndino magnifico come invasato dal dèmone\ndelle memorie e dei presagi. D'un tratto si\nsente rincorso, nella notte prodigiosamente\nbella. Egli balza dal ricinto e si dà alla\nmacchia, come un brigante. Il bosco sale\nverso una cima sormontata da una croce\ne difesa da rovi. Fra i rovi ha trovato Clara,\nfra i rovi la perderà. Egli, che si sentì\ncontinuamente rincorso, dalla fanciulla-madre,\nvarca, in un attimo di disperazione estrema,\nquel vallo, e giunge ai piedi della croce.\nEgli tiene fra le mani una corda da giuoco\nche trovò, poc'anzi, entro un'erma marmorea,\nnel giardino avito. E' la corda da giuoco di\nNanda, la piccola Dea sua che altri gli ha\nrapito. S'arrampica sulla cima della croce ed\nammirando l'alba che sale dai monti e gri-\ndando qualche ultima parola vana alla natura,\nsi appicca con la corda del sollazzo infantile.\nQuesta scena finale è d'una potenza tragica\noltremirabile.\nRiassumendo, credo non vi sia libro nel\nquale si fondano con maggiore armonia di\nluci e di suoni, gli elementi d'interesse etnico\ne sociale con le più alte essenze della poesia\ne del pensiero.\n\nF. T. Marinetti.\n\nL'ABBONAMENTO A \"POESIA„ RIMBORSATO\nL'abbonamento a.ri 11 tio a \" Poesia „ (lire 10 per l'Italia, 15 per 1' Estero) è\ninteramente rimborsato dai doni seguenti:\nL'ESILI© - Prima Parte: VERSO IL BALENO romanzo di Paolo Buzzi, Yin»\ncitore del I.° (Concorso di \" Poesia „(elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori di\nEnrico Sacchetti — Edizioni di \" Poesia „) * L. 2.—\nL'ESILI© - Parte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume\ndi 300 pagine con copertina a colori di Enrico Sacchetti — Edizioni di \" Poesia „) L. 2.—\nL'ESILI© - Parte Terza: VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di\n500 pagine con copertina a colori di Enrico Sacchetti — Edizioni di \" Poesia „) L. 2.—\nL'INCUB© YELAT© versi di Enrico 6avacchioli, Vincitore del II.® @on-\ncorso di \" Poesia „(elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani, d'imminente pubblicazione nelle Edizioni di \" Poesia „) L. 3.50"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.6", "texte": "IL trionfo di “Roi Bombance„\nGiudizi della stampa italiana ed estera\n(La continuazione al prossimo numero)\n2>al Qiorrjah di V\nRicordo il giudizio di un grande critico\n— un critico veramente grande! — il Sainte\nBeuve a proposito del Gargantua di Rabelais :\n« E' un' opera inaudita, una mischianza di\nscienza e di oscenità, di comico, di eloquente,\ndi supremamente fantastico, che vi richiama\ntutto alla mente senza rassomigliare a nulla,\nche vi afferra e vi sgomenta, vi ubbriaca e\nvi disgusta, e della quale si può chiedersi\nseriamente dopo averla molto ammirata e\ndopo essersene molto compiaciuti, se l'ab-\nbiamo interamente compresa! » Ricordo sullo\nstesso argomento il parallelo giudizio di\nLa Bruyère : « Il libro è incomprensibile, è\nun enigma inesplicabile. E' una chimera, il\nvolto di una bella donna con piede e coda\nda serpente; è il mostruoso connubbio d'una\nmorale fine ed ingegnosa e di una brutta cor-\nruzione. Il malvagio vi passa ogni limite e\nvi prende con il fascino della canaglia; il\nbuono vi arriva allo squisito e all'eccellente! »\nE mi pare che questi due periodi sfrondati\ndi molti aggettivi laudativi ; ridotti a modeste\nproporzioni; spogliati sopratutto dell'autorità\nenorme ch'essi hanno per esser stati pronun-\nciati dal Sainte Beuve e dal La Bruyère in\nonore di Rabelais, potrebbero adattarsi e de-\nfinire la tragedia satirica in quattro atti di\nF. T. Marinetti, Le Roi Bombance pubblicata\nor è appena un mese dal « Mercure de France».\nLe Roi Bombance non ostante le sue in-\ntenzioni di modernità; anzi per queste sue\nintenzioni medesime proviene direttamente\ndallo spirito e dal contenuto dell'opera Rabe-\nlaisiana. Ne proviene non nell'orditura del\nlavoro ma per la sua impostazione fantastica\ne nello stesso tempo incredibilmente reali-\nstica ; per lo sviluppo dei personaggi che\nassumono dimensioni e caratteristiche gigan-\ntesche pur muovendosi a seconda di consue-\ntudini umane, anzi troppo umane ; per la\nevidente volontà dell'autore di mascherare\nsotto a raffigurazioni cervellotiche e quasi paz-\nzesche di eroi inverosimili, tipi che sono della\nnostra vita ed hanno risalto dalla nostra vita;\nper quel procedimento di generalizzazione che\nlo domina tutto da capo a fondo, cosicché\nle persone della tragedia non hanno valore,\nod hanno scarso valore in sè stesse ed in\nrelazione ai loro fatti particolari, ma ne as-\nsumono invece uno vastissimo appena sieno\nconsiderate traverso alla significazione dei\nsimboli che le rivestono.\nTragedia, e tragedia satirica. Bisogna\ntener bene presente questa definizione per\nnon cadere in errore. Le Roi Bombance diffi-\ncilmente si potrebbe rappresentare su la scena\ncome difficilmente si potrebbero rappresen-\ntare tutti i primitivi drammi satirici della let-\nteratura greca se il tempo ce ne avesse tra-\nmandato qualcuno in qualche modo. Gli\neventi vi assumono forme tali che il trovarne\npraticamente di equivalenti sia pure col sus-\nsidio intelligente e sagace della coreografia ;\ndegli effetti luminosi di ogni altra risorsa del\nmestiere appare impossibile.\nLe esteriorità degli attori rigidamente\nfissata nelle poche pagine che precedono l'a-\nzione non ammette riduzioni e modificazioni,\nsenza contare che l'elemento capitale della\ncatastrofe finale è determinato dall'incalzante\nsuccedersi di folle enormi, urlanti, paurose,\nbieche, livide, allampanante, affamate per\ndigiuni di giorni, di settimane consecutive.\nLa suddivisione in atti ; il dialogo sorretto\nda brevi passaggi spiegativi ; la movimenta-\nzione indicata schematicamente come per una\nvera e propria opera di teatro, hanno adunque\nnel Roi Bombance importanza di mezzo tec-\nnico per render diretta e precisa la finalità\nartistica dell' autore. Il quale non ha rispet-\ntato che uno solo dei canoni fondamentali\ndel dramma satirico inteso secondo la tradi-\nzione ellenica; quello di innestare una ine-\nsauribile fonte di grottesco e di ridicolo alla\nparte prevalentemente ideologica, così da far\nrisaltare quest' ultima come per virtù di con-\ntrasto.\n*\n* *\nL' azione di Roi Bombance (Re Gozzovi-\nglia) si svolge nel paese dei Bourdes (il paese\ndelle menzogne) in un' epoca vagamente\nmedioevale, e si apre nel primo atto con\ntre avvenimenti degni della massima atten-\nzione : la cacciata di tutte le donne dal ter-\nritorio dello vStato, tanto che non ne ritrove-\nremo più una nel corso della tragedia, i fu-\nnerali di Ripaille, capocuoco del Re, grande\ndignitario al quale son dovuti i maggiori\nonori ; il primo mormorar della folla affamata\ncontro la classe dominante. Ciascuno di que-\nsti tre avvenimenti ci mette dentro alle con-\ndizioni anormali del regno dei Bourdes, in\npoche battute. Tutto il linguaggio dei perso-\nnaggi, tutte le loro riflessioni; tutte le loro\npreoccupazioni, tutti i loro desideri, tutte le\nloro speranze, tutti i loro propositi si svol-\ngono in un unico, ristrettissimo ordine di\nidee, nell'ordine gastronomico. Le donne sono\ncacciate perchè impediscono il funzionamento\ndelle aspirazioni culinarie ; le falangi sociali\nsono distinte in gente che mangia e in gente\nche non mangia ; gli eroi della tragedia si\nchiamano rispettivamente : Père-Bedaine (pa-\ndre panciagrossa) ministro della religione ;\nSoledor, Carpebleu, Fretin, vassalli del Re ;\nVachenraget, sopraintendente delle cucine ;\nPoulemouillet, sopraintendente delle cantine ;\nAnguille, consigliere bori à tout faire; Esto-\nmacreux (che non ha mangiato) capo degli\naffamati, Tourte, Syphon, Béchamel (Salsa\nBianca) Marmitons sacrés, guatteri eletti a\nrappresentare la plebe. E non basta; la feli-\ncità digestiva della nazione dipende (natural-\nmente) dalla digestione del Re; il popolo\nresta colpito d'ammirazione davanti alla sag-\ngezza dello stomaco riconoscente del Re ! E\nnon basta ancora. Nel regno dei Bourdes le\nquestioni psichiche stesse sono ridotte a que-\nstioni di stomaco ; qualche volta gli intestini\ndefunti vi si vendicano infatti degli stomachi\nindifferenti ed obliosi !\nLa morte di Ripaille è un fiero colpo\nper la monarchia ! Egli conosceva un mera-\nviglioso secreto per fabbricar le pillole contro\nla fame; queste pillole distribuite al popplo\nne quetavano gli istinti. Tenuto due giorni\na digiuno, non placato dalle pillole, sobillato\nda giornali, opuscoli, articoli sovversivi nei\nquali si legge che « l'appetito dei Bourdes è\nindipendente dall'appetito divino»; che «lo\nstomaco ha i suoi diritti, la sua storia, la sua\ncapacità, il suo avvenire, ecc. »; che «lo sto-\nmaco universale » conta per qualche cosa ;\nirritato dal lusso enorme, dalla ricchezza dei\nventri che circondano il feretro del cuoco, il\npopolo insorge e manda Syphon, Tourte, Bé-\nchamel, al Re per imporgli le condizioni vo-\nlute dai tempi nuovi. « Noi veniamo per pro-\nporvi, dice Syphon a Bombance, una solu-\nzione al problema che agita tutti gli stomachi\ne che salverà lo Stato da una terribile crisi\nintestinale !... »\nIl Re, benché sconsigliato dai suoi cor-\ntigiani che si vedono sfuggire il potere, ac-\nconsente a trattare appena si sente sonare\nall'orecchio la minaccia della rivoluzione. E\ndecide di mettersi in contatto con i suoi\nsudditi, di sentirne le pretese e gli affanni ;\ndi alleviarne le torture elevandone i rappre-\nsentanti alle alte cariche delle cucine perchè\nprovvedano a soddisfare l'appetito dei rap-\npresentanti.\nAhimè ! Le cose vanno tra i Bourdes\ncome nella peggiore delle repubbliche mo-"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.7", "texte": "derne. I ministri del popolo non pensano che\na rimpinzare sè stessi e lasciano morire il\npopolo. E questi appena s'accorge di esser\nstato turlupinato torna ad agitarsi capitanato\nda Estomacreux : « Almeno — grida un affa-\nmato — sotto il dominio di Bombance, qual-\nche volta si mangiava ! Ora non più ! Ora\nperfino Bombance, re travicello, digiuna con\nnoi, sviene per lunghi languori ! Bisogna cac-\nciare i traditori, bisogna instaurare un reg-\ngimento politico pel quale tutte le tendenze\ndello stomaco universale possano liberamente\nesercitare la loro funzione in vista della\ndigestione generale! » E si organizza una\ngrande dimostrazione per chieder conto a\nSyphon, Tourte, Béchamel della loro mis-\nsione. I tre cercano di guadagnar tempo con\ndiscorsi, ma inutilmente., Alcuni affamati ca-\ndono morti, Roi Bombance stesso, muore !\nConviene cedere un palmo di terreno. Be-\nchamel annunzia che un enorme banchetto è\nstato preparato e ne legge il menu!\nAl terzo atto il banchetto enorme ap-\npare una miserabile cosa. La marea degli af-\nfamati tempesta alle porte del castello reale\ncon a capo Estomacreux proclamando che\n« les Marmitons ont déjà oublié leur doublé\nprogramme digestif et intestinal qui a pour\nprincipe essentiel la socialisation des moyens\nde production culinaire! » ed affermando la\nimpellente necessità di socializzare i fornelli,\nle pentole ed altra simile roba! La bufera\ncresce, abbatte gli ostacoli; la plebe entra\nnelle cucine e nelle sale, impone a Syphon e\ncompagni di servire il pranzo. Incomincia\nl'orgia. Nulla basta a colmare le voragini\ndegli stomachi insaziabili, occorrono sempre\ncibi e sempre bevande. Olocausto alla ine-\nnarrabile ingordigia, il corpo del Re Bom-\nbance, salato convenientemente, vien portato\nfra i convitati. Estomacreux ha un gesto di\nira. Si lancia all'uscio dietro al quale i mi-\nnistri si sono barricati con gli antichi corti-\ngiani reali, li vede traverso la serratura goz-\nzovigliare con vivande prelibate, e con un\nappello disperato ai suoi, dà l'assalto. Un\nfumo grasso ed aromatico ravvolge il refet-\ntorio nella oscurità. Si odono rumori di lotta\nche si fondono in sordo brusìo indistinto.\nLa seconda parte dell'atto non è che un\nincubo di banchettanti ubriachi fradici: «Les\nmouvements d'ensemble, les gestes, les voix,\nrèvés plutòt que vécus par les Bourdes, doi-\nvent se perdre peu à peu, et s' enfoncer dans\nun brouillard sinistre de terreur et de remord\nhallucinant ». L' azione pertanto diventa sel-\nvaggia. La voluttà del mangiare, assume pro-\nporzioni colossali, niente più la arresta. La\nfolla divora quanto rimane delle forme pas-\nsate ed odiate, il Re, i cortigiani, i primi\nministri del popolo. Ciò che rappresenta\nVieri, viene masticato, trangugiato dai Bour-\ndes. Ed allora un fantasma brumale che apre\nmollemente le sue braccia fumose, dimenando\nuna testa di luna verde estenuata, daila voce\nrauca, sibilante e dolce, compare nel qua-\ndrato delle finestre. E' la « Sainte Pourriture »\nla dea che marcisce ogni cosa, che domina\nsu ogni cosa. Ella si ferma davanti a Esto-\nmacreux diventato monumentale per aver in-\ngoiato Re Bombance. E parla a quest'ultimo,\n10 consola. Ella lo farà rinascere perchè la\nlegge sempiterna comanda così : Disfarsi nella\nmorte illusoria, rifondersi, rinascere identici.\nLa legge della decomposizione governa i\nmondi !\nIl quarto atto è la glorificazione appunto\ndella Sainte Pourriture e dei suoi principii.\nUno dietro all'altro il Re Bombance, Anguille,\nLe pére Bedaine; Vachenraget, Syphon; Pou-\nlemouillet, gli altri personaggi della tragedia,\ngià divorati dalla plebe, ritornano alla vita\ndi tra i resti dei divoratori ; il Re, i corti-\ngiani imbastiscono un processo per rivolta a\ncarico dei Marmitons sacrès, i quali sono poi\nrisparmiati da persecuzioni ; ma nuovamente\nla plebe condotta da Estomacreux insorge\ncantando l'inno della rivolta, per liberarsi\ndai dominatori ; per servirsene di cibo ; ma\nnuovamente la Sainte Pourriture soprag-\ngiunge con un suo vampiro che completa le\nmassime eterne da essa annunziate. E men-\ntre sull' epilogo febbricitante della tragedia\nche la riassume interamente in ognuna delle\nsue fasi domina il grido di Estomacreux esal-\ntante la rivoluzione, il vampiro constata melan-\nconicamente che di età in età i Bourdes non\nhanno saputo perfezionarsi che nell' arte di\nadoperar le mascelle, e di divorarsi a vicenda ;\nla triste Dea nota che le rivoluzioni non cal-\nmeranno mai nessun appetito, non daranno\nmai alle genti un' oncia di felicità maggiore\ndi quella che già posseggono. La felicità,\nella dice con un gran gesto verso l'azzurro,\nè altrove! Quindi apre il becco triangolare\ndella bestia. Un filo di sangue ne esce. Il filo\nsi muta in ruscello ; il ruscello si gonfia,\nimmenso torrente rosso e precipita, sipario\nsupremo innondando e celando la scena.\n•x-\n-x- *\nHo detto che la tragedia è di ispirazione\nRabelaisiana e la traccia fin qui esposta —\nmeno, forse, dove il macabro assurge ad ele-\nmento predominante — ne è una prova in-\nconfutabile. Ma nella traccia non sono com-\npresi alcuni particolari caratteristici che me-\nglio lo dimostrano e dei quali occorre tener\nparola giacché talun d'essi ha una importan-\ntissima funzione. Nello svolgimento di tutto\n11 contenuto drammatico, grottesco, ridicolo,\nvolgare e repugnante del lavoro del Marinetti\nuna figura, l'unica che abbia un rilievo a sé\ne viva anche indipendentemente dal suo sim-\nbolo, si stacca e ci attrae : la figura magra\ned allampanata di un poeta che neh' infuriar\ndelle procelle stomacali, in mezzo al furore\ndella vicenda dei Bourdes ; sovra alle bas-\nsezze della plebe porta invariabilmente il\nsuono della sua voce e lo stupore della sua\nanima vergine trasognata dietro a visioni di\nbellezza. Questo poeta che dagli affamati è\nbattezzato per V Idiota, che è fatto segno al-\nl' universale disprezzo perchè non si cura del\ncibo, che reca sotto un braccio una cetra e\nnella mano destra un troncone di spada, rap-\npresenta la grandezza di un puro ideale ir-\nraggiungibile che ha forza sufficiente a di-\nstrarre l'uomo dalle sue miserie personali, a\nprocaccargli se non la felicità una dolce e\ngioiosa sovraeccitazione. Egli si eleva subito\nsul guazzabuglio delle passioni ohe circon-\ndano i funerali di Ripaille con esclamazioni\ndi ammirazione infantile, che ricordano tratto\na tratto le esclamazioni di Sant'Antonio du-\nrante le sue allucinazioni nel poema meravi-\nglioso di Flaubert.\nIl catafalco costruito con ogni sorta di\npreziose leccornie disposte sapientemente gli\ndà più piacere alla vista che non gliene da-\nrebbe al palato, gli rammenta i giardini, i\ncampi paradisiaci donde deve esser stato\ntolto il materiale per adornarlo ; alle masse\nurlanti di rabbia egli si impone con le im-\nprovvisazioni profetiche del suo spirito; di-\nvorato dagli affamati, egli ritorna nel mondo\nsognando di esser stato divorato dall' Orsa\nMaggiore, mentre la guardava beato, disteso\nsu di un prato ; davanti all' incalzare delle\nultime schiere di Bourdes che muovono al-\nl'assalto, egli si ribella ai principii che pro-\nclamando la libertà ne sopprimono il pregio\nstabilendo nuove tirannie ; e comprendendo\nla impossibilità di svincolarsi da ogni schia-\nvitù si uccide fendendosi la testa con un\ncolpo feroce alla fronte.\nAccanto all' Idiot, la figura opposta di\nPere Bedaine che sottomette la religione ai\nsuoi criteri di interesse e che un affamato\nvuol uccidere per abolire la sua chiesa e i\nsuoi santi onde fondare una religione della\nquale sarà il papa ; accanto ad entrambe\nquella misteriosa del pellegrino Alkantah in-\nsegna vivente della fatalità, approfondiscono\nla satira, la fanno accanita, spietata, incisiva ;\nla farebbero lucidamente chiara se per rag-\ngiungere effetti tragici, violenti, il Marinetti\nnon vi avesse trasfusa alla fine l'ondata maca-\nbramente terrificante che noi abbiamo veduta.\nLa quale del resto ottiene i risultati che si\nripromette con nobiltà semplice d'arte. E il\ntentativo va lodato poiché è questa la prima\nvolta che senza attenuazioni, senza sfumature,\nsenza vane concessioni entra nella letteratura\nmoderna il sentimento del macabro quale già\nespressero diretti da altre mete più frammen-\ntarie Goya, Odilon Redon, Rops, Sattler e\nJames Ensor, col disegno e con 1' incisione.\n%\nE' tempo di concludere. Può Le Roi\nBombance dirsi un' opera organica? Troppe\nineguaglianze vi sono dentro, troppa esube-\nranza di materia e di passaggi. Pagine quasi\nperfette si alternano a pagine che non gio-\nvano all'euritmia della tragedia e le diminui\nscono sveltezza; pagine di un alto senso poe-\ntico; di una bella prosa sonante, di uno stile\nvario e ricco si succedono a pagine fiac-\nche di contenuto, nelle quali conseguente-\nmente il valore letterario non ha soverchia"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.8", "texte": "importanza. Ma se nen organica può dirsi,\ncerto Roi Bambcince è opera nata da corag-\ngiosi e fervidi proponimenti. Ardita nella in-\ntelaiatura, bellamente presuntuosa nel fine ;\nacre di sapor polemico condro i dottrinarismi\npopolareschi della contemporanea sociologia e\ndella nostra gretta politica democratica con-\ndotta con perizia che deriva da innata sa-\npienza essa afferma il vivido ingegno di F. T.\nMarinetti meglio assai che non le sue prece-\ndenti scorrerie poetiche nei regni del fanta-\nstico e del sentimentalismo esclusivamente\nformale. E nella produzione moderna essa\nesprime qualche cosa oltre i fatti che svolge.\nQuanti più cercano oramai di esprimere qual-\nche cosa oltre e al disopra dei fatti dentro ai\nquali confinano la funzione dell'arte?\nGino Damerini.\nQìall JTvanii della domenica :\nIl mio amico F. T. Marinetti, un poeta\nfrancese di stirpe italiana, ha licenziato per i\ntipi del Mercure de France una sua tragedia:\nLe Roi Bombance.\nIn un paese fantastico, nell'avvenire re-\nmotissimo, il popolo dei Burdi, una plebe\nbriaca di fame, d'odio e di contaminazione,\nassale tutti i castelli del re Bombance, ne\nasservisce i ministri, e siede alla mensa in\nun gran pranzo macabro. Dopo tanti secoli\ndi digiuno, essa dà sfogo alla violenza di-\nsperata dell' intestino e ingolla monti di cibo\ne fiumane di vino, finché, contorta da una\nindigestione collettiva e formidabile, vomita\ntutto quanto ha ingoiato, continuando a di-\nvorare frenetica le spoglie del principe e dei\ncompagni morti, in un furore antropofagico\nche a poco a poco corrompe tutto e tutti\nnella putrefazione colossale delle materie re-\nstituite. Allora su l'orrendo carnaio si leva\nSanta Putredine ad ammonire: « Uomini,\nsono io la Dea della Fecondazione e della\nDistruzione. Nell'eterna realtà della Natura,\n10 sono la forza nuova e assoluta che resta\nsempre identica a se stessa. La Morte e la\nVita si ricongiungono in me. In me tutto si\ntrasforma. Viva dunque l'eterno delirio del\ngenio, l'eterna fame della felicità ! ».\nL'opera è sontuosa, violenta e sensuale.\nÈ prova d'un ingegno ricco e sapiente. Ma\nnon è chiara la sua valutazione ideologica,\ndato ch'essa l'abbia. Arturo Labriola e In-\nnocenzo Cappa, discutendone, hanno tratto\ndairatroce satira una conseguenza disperata-\nmente pessimistica. Se non che l'autore, scri-\nvendomene, ha negato essere codesta la sua\nintenzione. Allora? non discutiamone. O meglio\nseguiamo il ragionamento più logico: cioè\nquello deduttivo.\nGoethe ha detto: « È la natura, è l'e-\nterna Unità che diversamente si manifesta ;\n11 piccolo si confonde col grande e il grande\ncol piccolo, ciascuno conforme a sua natura ».\nDa ciò deriva l'identità delle sostanze e l'as-\nsociazione degli esseri nella mutualità dei\nrapporti umani, tanto fisici che politici, let-\nterari e sociali : il monismo, in una parola,\ncome direbbe Haechel. E questa forse l'ideo-\nlogia profonda del Marinetti?\nPuò darsi. Nulla si crea e tutto si tra-\nsforma. La Santa Putredine è il serbatoio\ninesauribile della vita: la morte è annullata:\nla società non è ch$ la risultante delle attività\nmolecolari in via perenne di trasformazione:\nvile è dunque la sodisfazione delle sole ne-\ncessità fìsiche, quando noi possiamo esaltare\nla vita nelle più alte manifestazioni della\nspecie, non sostituendoci ai dominatori nella\ndistruzione bestiale, ma perpetuando in forme\nnobili e auguste la materia indistruttibile che\nfermenta incessantemente dalla putredine. Così\nun grande senso d'ottimismo pagano trionfa\nnel ritorno eterno della vita, contro il pessi-\nmismo degenerato delle religioni antropomor-\nfiche che esauriscono l'attività vitale nel dua-\nlismo dello spirito e della materia.\nGÌ' ismi questa volta servono almeno a\nspiegare qualche cosa. M'illudo? Pur tuttavia\nl'opera di F. T. Marinetti ha un che di tor-\nbido, di complicato e di selvaggio, da cui\npuò solo accennarsi una grande concezione\nbarbara. Ma in codesto barbarismo, il nostro\nspirito si compiace. E' finalmente il distacco,\nsia pur violento, della convenzione : è lo smi-\nsurato contro il discreto, il grido contro il\nvagito, il gesto contro l'atto, la rivolta contro\nla stasi. Alla buon'ora ! Un calcio alle pre-\ntensioni teoriche dei professori di profes-\nsione. Leviamoci in piedi : è la Liberta.\nTomaso Morticeli!.\n3>al piccolo di T\nF. T. Marinetti dunque, il giovane di-\nrettore di Poesia, notissimo fra gli intellet-\ntuali, così a Parigi come a Milano, dopo due\ngià arditi poemi Conquéte des étoiles e De-\nstructìoìi, si impone oggi, con clamore di\nvittoriosa audacia, pubblicando, chez la So-\ncietè du Mercure de Fravice, una tragedia in\nquattr'atti, in prosa, quale neppure i suoi\nammiratori si attendevano da lui, pur cono-\nscendone l'estro sbrigliato e una specie di\nimpeto irrefrenabile verso un avvenire d'arte\ne di pensiero quasi anarchico.\nLe roi Bombance è il conflitto o meglio\nla sfida di un fiero ed orgoglioso idolatra\ndella mentalità individuale, agli appetiti ma-\nteriali dei volghi, una proterva proclamazione\ndelle feroci leggi umane di mutua guerra, di\nvicendevole sopraffazione e di distruzione.\nTutto è immaginario nella tragedia e\nnondimeno essa, in ogni sua parte, in ogni\nsua figurazione, anche negli episodii minori,\nè la ripercossione del dramma umano, eterno\ne reale, è V eco delle nostre voci passate e\npresenti, è un presagio ironico, pessimista,\nmostruoso del divenire sociale.\nI Bourdes sono un popolo di volgari,\ningordi mangioni e Bombance è il loro degno\nsovrano. Allorché l'azione comincia, la plebe\nè irritata per fame e ai funerali del regio\ngran cuoco Ripaille, segue la rivolta, capita-\nnata dalVEstomacreux, che strappa al re il\nconsenso di un pantagruelico banchetto, in-\nvocato dal popolo. Al secondo atto, la turba\nfamelica affretta il pasto, cui attendono tre\ncuochi scelti dalla plebe. Questa invade la\nreggia e al terzo è assisa finalmente alle\nmense della felicità. Ma chi la frena, nel-\nl'eccitamento della conquista, nella sazietà\ndei cibi, nell'ebbrezza dei vini? Gli sfrenati\nappetiti mutano la festa in lotta selvaggia, e\nTatto chiude con una specie di sogno orrendo\nche riassume tutta l'animalità cui il convegno\nha dato sfogo. Nell'epilogo, re Bombance ha\ndi nuovo ragione del popolo ribelle più che\nMiai abbruttito e ne sarà ancora l'autocrate,\nsino a che non imperverseranno, a rove-\nsciarlo di nuovo, altri deliri di fame, altre\nlibidini di godimento. Una sola mente, in\nmezzo a tanti ventri, compresa l'epa ben pa-\nsciuta del cappellano Bedaine: la mente di\nIdiot, l'ultimo dei poeti, il superstite d'una\nrazza spenta di sognatori e di idealisti, che\nviveva d'azzurro e d'armonie. Pas des fem-\nine, nella tragedia : le donne hanno esulato\nda quella terra ove ogni uomo non vive che\nper mangiare, e colle donne hanno esulato\nl'amore, la cortesia, ogni spirituale elevazione.\nQuanto sia eccessivo, per non dire intel-\nlettualmente brutale, il concetto satirico che\nanche dal breve riassunto della tragedia, i\nlettori hanno certo avvertito, tutto i lettori\navvertono del pari. Ma io credo che senza\nuna grande forza di antipatia, di avversione,\ndi odio quasi, contro la volgarità e la sua ti-\nrannide, il poeta non avrebbe saputo fare\nl'opera d'arte che per tale forza ha fatto.\nMa non per questo, anzi per questo,\nin rapporto cioè alla reazione che Poi Bovi-\nbance susciterà, se sarà capito, la conce-\nzione del Marinetti, avrà il suo perchè. Lo\navrà anche artisticamente e letterariamente,\nessendo la forma pure — d'un verismo rabe-\nlasiano talvolta — intonatissima al pensiero\nispiratore. Come Arlecchino re, di Lothar, è\nnella satira politica, una meravigliosa opera\nd'arte, per quanto il pubblico non l'abbia mai\nprofondamente penetrata, Roì Bombance nella\nsatira sociale, è il prodotto di un umorismo\nche vorrei dire temibile, e d'una immagina-\nzione artistica esuberante sino alla prepotenza.\nAugusto Mazzucchetti.\n])al piccolo di\nE quell'atteggiamento di pretendente assunto,\ndopo il D'Annunzio, dalla poesia, in tutte le\nsue vecchie e le sue nuove forme, si affermò\nquest'anno con un simbolo concreto nella fon-\ndazione della rivista Poesia.\nL' Italia invitò anche gli stranieri a poetare\nnello stesso girone coi suoi poeti. E banditore\ndelia giostra, il Marinetti scrisse in francese il\nlibro più originale dell'anno « Le Poi Bombance »\nche segna lo sconfinamento della nostra lettera-\ntura e il suo perdersi nella letteratura europea.\nSilvio Benco."}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.9", "texte": "GIOSUÈ BORSI\nha vinto il concorso\ninternazionale di “POESIA„\n\n(bandito per una poesia inedita scritta injuna delle seguenti lingue italiana,\nfrancese, spagnola, tedesca, inglese) con il poema:\n\n. IL SANGUE\nAMMONIMENTI ALL'OSPITE\nTu m; hai lodati molto spesso i cibi,\nle mense, i vini, il fèrcolo fornito,\nl'allegrezza che nasce dal convito,\nle vivande e il cratère in cui tu libi.\nTi piace il dente muovere: con troppa\ngioia affondi il tuo dente in una pèsca ;\ne alcali non v'è, che come te riesca\na vuotar d'un sol flato;-la sua coppa.\nAllor quando, in profumo essenziale,\nvivande e salse portan le tue schiave,\nnulla ti piace e nulla è più soave\nper te del tuo lettuccio convivale.\nQuale gli Iddii posson conceder grazia\npiù bella a te, vorace amico sano,\nse t'è concesso il pasto cotidiano,\nil ventre ben pasciuto e l'epa sazia?"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.10", "texte": "POESIA\n\nPer un dono di Bacco, il buon Falerno\ne le vivande laute, ti dico,\nrifiuteresti, io credo, o dolce amico,\nil nèttare e l'ambrosia dell'Eterno.\nSia dunque lode ai cibi ed alle mense,\nospite grato. Sia lodato il vino,\ne le vivande, in palpito divino,\nlodate sian per le lor gioie immense.\nCosì tu porta spesso al mio triclinio,\no convitato, la tua mappa bianca.\nIl mantìle velluto a me non manca\ne molte schiave sono in mio dominio.\nAvrai da me bevande e cibi in copia.\nTra le colonne, giunte dall'Imètto,\nvedrai passare, amico mio diletto,\nuna possente schiava d'Etiopia.\nVieni. Ti parlerò di molte cose\nnuove. Perchè la mensa ti sia cara,\nospite dolce, alla tua mente ignara\nio dirò molte cose portentose.\nAlzerò lodi ai cibi. Ai miei ginocchi\nassisa, ascolterà la bionda Frine,\nsui gomiti posata, le divine\npupille alzate e spalancati gli occhi.\nAlzerò lodi ai cibi. Alzerò lodi\nai cibi, se tu m'odi, ospite grato,\nin un canto profondo, inusitato,\ncon pensieri novelli e nuovi modi.\nE ti dirò perchè tu devi amarli,\nperchè tu devi riempirne il ventre;\nti dirò cose sconosciute, mentre\nmi ascolti, mi comprendi, ecco, e non parli.\nAmico, ecco, incomincio. Il verso ordisco.\nCome fosse un gioiello, ecco, l'abbello,\nmi concedo la gioia del cesello,\ne nel concetto svolto io t'ammonisco.\nTu sai che mai non resta nè si calma\nin te la vita che t'ha data Giove,\necl incessantemente occupa e muove\nla tua possente e vigorosa salma.\nMa tu non sai, non sai che, nel bollore\ndei tuo moto superbo e trionfale,\nqualche cosa del palpito vitale\neh'è in te, d'attimo in attimo ti muore.\nMentre respiri, espelli dal polmone\nun tossico, che vien dalla tua carne,\nche dentro brucia e brucia, per sottrarne\nmaterie vive palpitanti e buone.\nMentre tu sudi in tutta la tua pelle,\nmentre i liquidi spandi e la saliva,,\nqualche cosa che in te fu presta e viva,\nmuore, diviene inutile, s'espelle.\nIn mille modi, in tutta la persona\nqualche cosa di te muore e si perde,\nsi dissolve, si stacca, non rinverde,\nnon torna, amico, il corpo t'abbandona.\nE se questa tua perdita è sì forte,\nche tu di compensarla non hai campo,\nsopraggiunge una fine senza scampo,\nsopraggiunge, per Ercole! la morte.\nOra tu mangia. Non perchè ti piace\nla dolcezza dei cibi al tuo palato,\nospite, ma perchè lo vuole il Fato\ndella tua vita, un Fato non fallace.\nIl cibo nella bocca, ecco, si pone,\nsi imbevon di saliva gli alimenti,\nsi triturano e mastican coi denti,\nsi forma in bocca il sapido boccone.\nPoi si inarca la lingua, e nelle lisce\npareti che tappezzan la faringe,\nil boccone compresso, ecco, si spinge,\nvorace amico, e, via, si deglutisce.\nE comincia il portento, il gran portento\nIl boccone percorre un lungo tratto,\nagitato, sformato, contraffatto,\nin un'opera lenta di fermento;"}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.11", "texte": "POESIA\n\nsi mesce a molti succhi ed alla bile,\n(oh, superbo prodigio sconosciuto!)\nfin che giunge ad un viscere involuto,\nvelluto, guarda, come il tuo mantile;\ne durante la via, come se qualche\nindustre mano nel lavoro ignoto\ns'adoperasse, con febbrile moto,\nil cibo cambia e si trasforma, tal che\nle cose ch'egli ha buone in efficacia\nmirabilmente elaborate sono,\ned è soltanto posto in abbandono\nquello che non ti serve o il corpo emacia.\nUna stupenda scelta, una sagace\nelezione avviene perchè resti\nquello che giova. I resti più molesti\no vani espelli, amico mio vorace.\nE la materia rinnovellatrice\n0'\nelaborata, è d'uopo che s'immilli\nnegli infiniti, innumerati villi\ncome la linfa dentro una radice;\npenetri nelle vene — agile ufizio\nche mai non resta e che giammai non langue —\ned entri a circolare insieme al sangue,\nil liquido possente e nutritizio.\nEcco: chi mi darà, se non Apollo,\ntanta potenza nell'alato verso,\nch'egli non sia minore e non diverso\nall'ardore canoro onde ribollo ?\nCome posso lodarti, o sangue rosso\nche m'affluisci veemente al cuore,\ncon un fragore simile al fragore\nd'un vasto scudo ferreo percosso ?\nTu sei caldo e benefico; non sai\nche cosa sia riposo o sosta inerte,\ne sempre vai per vie cognite e certe\nsenza arrestarti nè placarti mai.\nE dove giungi porti i mille doni\ndella tua specie pura ed opulenta,\ndove la vita è intorpidita e lenta\ni tuoi tesori innovatori poni;\ndove qualcosa muore e tu riporti\nnuove sostanze fresche a rinfrancare ;\nnel tuo fatale, prodigioso andare,\nle carni indebolite fai più forti.\nV'è un mirabile viscere possente\ndifeso dal torace a sommo il petto,\nun muscolo vitale e benedetto\ncol suo palpito rapido ed urgente.\nSi chiama cuore. Mai, fra tutti i vati,\nalcun conobbe la bontà sua vera.\nNessuno sa che il cuor regge ed impera\nla nostra vita e i suoi superbi fati.\nSempre fu fatto misero ricetto\ndell'amore, dell'odio violento,\ne del fastidioso sentimento,\ndel nauseoso e sdilinquito affetto.\nOh, ben più grande è il compito del cuore,\nben più nobile ed alto e più benefico\nche ifon sia di presiedere al venefico\nalternarsi dell'odio e dell'amore!\nIn lui, dove il mal seme non alligna,\npassa un'onda opulenta e trionfale\npassa con un'alterna vece eguale,\npassa l'impetuosa onda sanguigna.\nDalle sue cavità spinto, trascorre\nil sangue ricco ad arricchir la carne,\nper le cose malefiche sottrarne\ne più fresche e più nuove in lei deporre.\nE quando torna impoverito e bianco\nal vuoto destro giunto dal sinistro,\nper le sue vene al cavo suo ministro\nattossicato inefficace e stanco,\ncon nuova lena il cuore si restringe\nper lanciare il suo sangue nel pulmone\ne con la nuova spinta altre più buone\nsostanze a conquistare lo sospinge."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.12", "texte": "POESIA\n\nSenti come s'allarga il tuo torace,\ne come v'entra un flotto d'aria pura,\ncon largo ritmo, in fervida misura\ne invade il tuo pulmon vasto e capace?\nIvi si nutre il sangue. Dall'afflato,\ncome dianzi dal cibo, ei prende vita,\nindi ritorna donde era partita\nla prima onda al suo corso sterminato.\nE corre, e corre. Pulsa in ogni vena,\nin ogni arteria, il rosso flutto vivo,\nmirabilmente rapido ed attivo,\ncon sempre nuova ed inesausta lena.\nSi suddivide in molte esigue reti\nsottili e tenui come i tuoi capelli,\nramificate come gli alberelli,\nin flutti .ribollenti ed inquieti.\nIvi egli compie l'opera sublime.\nNell'intime cellette dei tessuti\ncarnosi e nei meandri più minuti\ndel plasma lascia le materie prime.\nE corre, e corre, e si rinnova sempre\nvivificato prodigiosamente,\nmobile e bella forza onnipresente\napportatrice di feconde tempre.\nIo t'amo, o sangue. Nel tuo corso vario\ntu mi fai sempre nuovo e sempre forte;\nlotti per impedire la mia morte ;\ntu sei per la mia vita necessario.\nEd io che assaporai della mia vita\ntutte le gioie, tutte le dolcezze,\ntutte le ebbrezze, tutte le carezze,\nla voluttà suprema ed infinita;\nio che mangio, che bevo, e vivo meglio\ndi qualunque mortale che conosco,\nche dormo in braccio del gran Nume losco\ne che rinasco ad ogni mio risveglio,\nio t'amo, o sangue, e più d'ogni altro stimo\nil tuo corso benefico e lo esalto,\ne nel mio canto impetuoso ed alto\nin sonanti misure, ecco, l'esprimo.\nOspite, mangia, ed ama molto i cibi,\nle mense, i vini, il fèrcolo fornito,\nl'allegrezza che nasce dal convito,\nle vivande e il cratère in cui tu libi.\nE lascia, o Frine, che ne' tuoi soavi\ncapelli biondi affondi la mia mano.\nEccoti, amico, il gaudio sovrano.\nPortate i cibi caldi, o schiave, o schiavi.\nE l'anfora porgete. Io voglio bere.\nIl Falerno dolcissimo mi mesco.\nVoglio veder se, come te, riesco\na vuotar d'un sol fiato il mio cratère.\n\nGiosuè Borsi."}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.13", "texte": "PHANTASUS\nSept billions d'années avant ina naissance\nj'ótais un iris.\nMes racines\nplongeaient\ndans une étoile.\nSur ses sombres eaux\nnageait\nma fieur bleue, gigantesque.\nNe sois pas aux écoutes derrière les choses. Ne te creuse pas. Ne te reeherehe pas toi mème.\ntu n'es pas!\nTu es la flottante fumèe bleue qui se déroule de ton cigare.\nLa goutte d'eau qui tomba tout à l'heure sur l'appui de tes vitres.\nLa chanson douee et crépitante qui fredonne à travers le silence de ta lampe."}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.14", "texte": "POESIA\n\nNuitamment autour dm bosquet de mon tempie\nVeillent septante vaches de bronze.\nMilìe lampes de pierre bariolées scintillent.\nSur un throne rouge de laque\nje sied dans le Sanctuaire.\nAu dessus de moi,\nà travers les solives de bois de Sandal,\ndans le carré découpé,\nles étoiles.\nJe ci He.\nSi je me relevais maintenant,\nmes épaules d'ivoire fracasseraient le toit,\net le diamant ovale sur mon front\nenfoncerait la lune.\nLes gros prètres peuvent ronfier à leur aise.\nJe ne me relève pas.\nJe sieds, les jambes croisées,\net je contemple mon nombril.\nC'est un rubis qui saigne\nsur une pansé nue en or.\nLà haut, au septième ciel d'été, plaisamment nu,\nréside aujourd' hui l'Olympe entier.\nDans un lac bleu d'améthyste\nne se gènant point de ee que d'en bas je la regarde,\nMadame Venus se baigne.\nLa grosse là, qui fait signe au Cygne, est Junon.\nPour l'amour de Dieu!\nQuelle posture captieuse! Si monsieur l'époux voyait ca!"}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.15", "texte": "POESIA\n\n11 lui tourne le dos,\ngit à son aise, ruminant au milieu d'un prò d'émeraude\net se laisse tresser par des nymphes insolentes\ndes lauriers, des pampres et des violettes\nAutour de ses cornes gigantesques.\nJe suis l'homme le plus riche du monde.\nMes yachts en argent\nnagent sur toutes les mers.\nDes villas d'or étineellent à travers mes forèts au Japon,\nen des lacs alpestres comme le ciel se reflètent mes chàteaux,\nsur des milliers d'ìles sont suspendus mes jardlns pourprés.\nJe les regarde à pelne.\nDevant leur grilles de bronze aux serpents tordus\nje passe....\nSur mes puits de diamant\nje laisse brouter les agneaux\nLe soleil cuit,\nun oiseau chante,\nje me baisse\net je cueille une petite fìeur des prés.\nEt tout à coup je sais:\nJe sui « le gueux le pius pauvre.\nUn rien est toute ma magnificence\ndevant cette goutte de rosée multicolore.\nUn désir sanglotant: mon printemps...\nune chaude lutte : mon été !...\ncomment sera mon automne?\nUn or tardif de gerbes ?\nUn lac de brume?\nDans de rouges forèts d'étoiles fixes qui saignent\nje pousse mon clieval ailé\nPassons !\n)\nAudelàdes systèmes lacérés de planètes,au delà des soìeils primordiaux changésenglaciers\nAu delà des déserts de Nuit et Néant\nCroissent luisants de nouveaux mondes: trillions de fleurs de crocus!...\nA.rno Holz (traduzione dal tedesco di Benno Geiger)."}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.16", "texte": "POESIA\n\nEPIGRAMMES\n\nSur un abricot mûr\nOn ne le cueille pas:\nc'est lui seul\nqui se cueille\net choìt\ndans la main tendue.\nIl est las..\nla guèpe est venue\nsur lui\npour la première fois...\nElle a dit:\n« Le doux miei\nest cuit. »\nA ses soeurs\nelle a porté la nouvelle...\n4\nMa main l'effleure\netile voici:\nc'était son heure.\n\nSur une rose\nPrès d'un thuya dentelé\nun rose violette.\nUne seule rose:\nsa ronce la berce.\nUn pinson se pose,\npése,\nléger...\nLe pliant rosier\nbaise\nla terre..\n... De la bouche de sa rose\nparmi les fraises\npàmée..\nAu thuya se perd\nl'oiseau..\nIl fait beau.\nEt la fleur qui se redresse\nle sait."}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.17", "texte": "POESIA\n\nSur la brise\nAux sabres de l'iris\nse coupé\nla gaze de la brise\nsans bruit...\n... Et se retisse\nplus souple\nautour de l'églantier..\n...Et fuit\nsans rien laisser\naux épines\nde son voile transparent..\n— Surprise!\ndouceur!\nje la sens\nvoiler mon coeur\ndans ma poitrine.\n\nSous un sureau en fleur\nMille abeilles d'or sont entrées\nau sureau\nce midi..\nEt ce n'est ili trop\nd'abeilles\npour tant de miei..\nni trop\nde miei\npour tant d'abeilles!\nJe lis.\nSur ma tète\nl'arbre chante\ncomme un poéte\ntout gonflé\ndu miei des belles pensées\ngouttelantes..\nEt c'est fète\naussi\nsur la page bianche\nà l'essaim des mots..\nMille abeilles d'or sont entrées\nau sureau...\net sorties\nsucrées...\nAortt 1906.\n\nHenri Ghéon."}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.18", "texte": "POESIA\n\nLA MASCHERA\nAda Negri.\nTutto il giorno la bella creatura\nrise, mostrando lo splendor dei denti:\ncarezzò bimbi, ornò la sua cintura\ndi fiori, e gorgheggiò con lieti accenti.\nNulla in essa turbò l'agile e pura\ngrazia del gesto e dei lineamenti\ntanàgrici; la voce e la figura\nfurono un sogno d'armonie fluenti.\nMa or ch'essa è sola e fitta ombra la cinge,\nsubitamente si scompone in volto\nirrigidita come in agonia.\nChi è costei che il suo lenzuolo stringe\nfra i denti, ed ha nel torvo occhio stravolto\nl'angoscia, la vendetta e la pazzia?..."}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.19", "texte": "POESIA\n\nSTANCES\nPourquoi ne sommes-nous pas deux enfants\ndans un monde plus simple et moins vieux?...\nNous irions naìfs et confiants\nentrela§ant nos bras et nos cheveux.\nSous les arbres fleuris de la plaine\nnous nous griserions de murmures;\ndans les eaux claires des fontaines\nnous baignerions nos membres purs,\nbeaux tous les deux sous le ciel,\net parés de notre innocence....\nDans nos àmes tendres et fldéles\nl'amour serait toute notre science.\nHelas! tristes et sceptiques\nnous aurons une autre fin.\nLe fruit mur de l'arbre biblique\nest déjà tombó dans nos mains.\nLa méfiance dans nos coeurs amers\nempoisonne nos moments les plus doux :\nce qui fut le crime de nos pères\nnous tourmente encore malgré nous.\n\nLUCIOLES\nNeera.\nVous dites que ces points lumineux et tremblants\nqui, dans l'herbe humide brillent tout-à-coup, le soir,\nsont de petits insectes, de simples vers-luisants.\nMais j'ai toujours pensé à de tendres rendez-vous\nou les fleurs s'en vont parées de leurs diamants."}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.20", "texte": "POESIA\n\nJE CACHERAI MA FLÛTE\nRenée Vivien.\nJe m'écoute, avec des frissons ardents,\nMoi, le petit faune au regard farouche....\nL'àme des forèts vit entre mes dents\nEt le Dieu du rythme habite ma bouche.\nDans ce bois, loin des aégipans ròdeurs,\nMon coeur est plus doux qu'une rose ouverte;\nLes rayons, chargós d'heureuses odeurs,\nDansent au son frais de ma flùte verte.\nMélez voz cheveux et joignez vox bras\nTandis qu'à vos pieds le bélier s'èbroue,\nNymphes des halliers !.... ne m'approchez pas !\nAllez rire ailleurs pendant que je joue.\nCar j'ai la pudeur de mon art sacré.\nEt pour honorer la Muse hautaine,\nJe chercherai l'ombre et je cacherai\nMes pipeaux vibrants dans le creux d'un chène...\nParmi la tiédeur, parmi les parfums,\nJe jouerai le long du jour, jusqu'à l'heure\nDes eliceurs turbulents et des jeux communs\nEt des seins offerts que la brise effleure....\nJe tairai mon chant pieux et loyal\nAux amants de vin, aux chercheurs de proie....\nSeul, le vent du soir apprendra mon mal\nEt les arbres seuls apprendront ma joie.\nJe défend scinsi mes instants meilleurs....\nVous qui m'épiez de vos yeux de chèvres,\n0 mes compagnons !§allez rire ailleurs\nPendant que le chant fleurit sur mes lèvres.\nSinon, — Je suis faune après tout, si beau\nque soit mon hymne, et bouc qui se rebiffe,\nJe me vengerai d'un coup de sabot\nEt d'un coup de come et d'un coup de griffe."}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.21", "texte": "POESIA\n\nCUI BONO?\nThomas Carlyle.\nWhat is Hope? a smiling rainbow\nChildren follow througts the wet;\nTis not here, still yonder yonder!\nNever urchin f'ormid it yet.\nWhat is Life? a thawing iceboard\nOn a sea with sunny shore,\nGay we sail-it malts beneath us!\nWe are sunk, and seen no more.\nWath is man? a foolish baby;\nVainly strives, and fights, and fets;\nDemandin all, deserving nothing,\nOne small grave is what he gets.\n\nCUI BONO?\nChe è la Speranza? un ridente arcobaleno\nche i ragazzi rincorrono attraverso gli umidi campi;\nnon è qui, più in là, più in là....\nNessuno di questi monelli 1' ha mai raggiunto.\nChe e la Vita ? un banco di ghiaccio galleggiante\nsu di un mare dalla spiaggia soleggiata;\nci si imbarca lieti: il ghiaccio si squaglia!\nsi affonda e si dispare per sempre.\nChe è l'Uomo? uno sciocco bambino;\ninvano si sbraccia, si agita e si dispera;\nChiede tutto, non merita nulla.\nUna piccola bara è ciò che ottiene.\nJ\n\nANSWER\nJane W. Carlyle.\nNay, this is Hope: a gentle dove,\nThat nestles in the gentle breast,\nBringing glad tidings from above\nOf joys to come and heavenly rest.\nAnd this is Life: ethereal lire\nStriving aloft through smotering clay:\nMounting, flaming, higher, higher!\nTill lost in immortality.\nAnd Man: oh! hate not nor despise\nThe fairest, lordliest work of God!\nThink not He made the good and wise\nOnly to sleep beneath the sod!\n\nRISPOSTA\nTraduzionc di Zaira Vitale.\nNo, è questa la Speranza: una colomba gentile,\nannidata in ogni nobile cuore,\nche vi porta dall'alto gioconde novelle\ndi gioie avvenire e di celeste riposo.\nE questa è la Vita: un fuoco etereo\nsprigionantesi dalla terra,\nche sale, fiammante, in alto sempre più in alto,\nfinché si perde nell'immortalità.\nE l'Uomo : Ah! non odiare e non disprezzare\nl'opera più bella e nobile di Dio!\nIN on credere ch'Egli abbia creato la bontà e la saviezza\nsolo per seppellirle sotto una zolla!\n\nN. B. — Come tutto ciò che pubblica Poesia, questi versi"}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.22", "texte": "POESIA\n\nLE PONT D'ARCOLE\nadaptation de F. T. Marinetti\nd'après Arturo Colautti.\n0 pont d'Arcole en feu, ó pont leger qui chante\nSous le piétinement velouté des moutons,\nQuancl les chars des moissons d'une allure indolente\nViennent orner tes parapets de leurs festons.\nNe tremble pas d'effroi sous la rauque tourmente\nEt l'averse de fer que vomit le canon,\nBraqué parmi les joncs des berges verdoyantes !...\nEt laisse l'incendie devorer tes pontons!\nNe tremble pas sous les cadavres qui s'entassent !...\nCelui dont le regard maìtrise la bataille\nEt dont le front est une cible à la mitraille,\nFait resonner ton bois en bafouant la Mort,\nDans le déferlement du drapeau tricolore!...\n0 pont, ne tremble pas, c'est la Gioire qui passe...."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.23", "texte": "POESIA\n\nIVRESSE\nMarie Dauguet.\nLa terre, l'air, les astres sont mon corps; le soleil et la lune sont moi..\nL' homm'e doit toujours se dire, dans sa pensée : je suis Dieu méme.\nOUPANISHADS.\nLe vent d'hiver anx lourdes ondes fìuctuantes,\nEt qui bat sur le coeur que ses noirceurs endeuillent\nComme la mer pesante et rude sur l'écueil,\nS'est retiré des bois, mon rève, que tu hantes.\nEcoute... l'azur chante au pourtour des clairières\nLes merles ont repris leurs flutes traversières\nEt le gémissement rose des tourterelles\nDoux et sourd se répand en la clarté nouvelle;\nEt parmi les chemins fauves qu'elle a frayós,\nDessous l'abri pleuvant des feuillages mouillés\nS'élancent trembleusement des vols d'éphémères\nDu sol plein de ferments et de moiteurs amères.\nEt rien ne me distingue aujourd'hui de l'extase\nDes renoncules d'or grisées d'odeur de vase\nDes ruisseaux promenant leur cours aux blondeurs d'orge\nOu s'arrètant parfois des sanglots dans la gorge\nAu barrage moussu qu'adorne un iris jaune,\nSous quelque trono crépu comme un torse de faune\nDe cet arbre penchant, languissant et meurtri\nPar le trop lourd soleil où sa tòte a fleuri.\nJe dissous cette forme humaine, la statue\nSe brise qui naguère encor m'emprisonnait,\nLa conscience unique en moi se restitue\nEt pour un bref instant s'aime et se reconnait.\nx\nJe suis dans son auguste et sereine impudeur\nLa terre palpitante où la sève est enclose,\nSans cesse ruisselant et montant jusqu'au coeur\nDes arbres dont la joie éclate en bourgeons roses.\nLe grand soupir profond qui s'exalte ou s'afflige,\nDe la forèt pensante et désireuse, en moi,\nJ'en écoute l'écho, il est mien cet émoi\nDes frondaisons dardées et pleines de vertige.\nMon àme délivrée intensóment se mèle\nA cette ame du monde autour de moi vibrant,\nTout l'amour qu'on voulut je le découvre en elle,\nS' y perdre, c'est goùter l'étreinte d'un amant.\nPour m'identifier à sa vaste substance,\nJe l'ai subtilement guettée et devoilée;\nElle m'est apparue à travers la nuance\nDes sources inondant la mousse déroulée;\nParmi le chancelant balbutiement des eaux,\nDans la voix d'un crapaud flageolante et furtive,\nOu, pleine d'acreté, qui monte de la rive,\nAux ómanations des humides sureaux,\n— Ces philtres enchantés qui donnent soif d'amour\nJ'ai pu l'apercevoir à la molle courbure\nDes rameaux agités par le vent, au contour\nDe l'horizon tremblant qu'un peu de brume azure.\nEt pour avoir été ce soir l'Initié,\nDont le voeu s'accomplit d'émigrer de lui-mème\nEt, mélange au flux du vouloir altier,\nDe vibrer en accord avec tout ce qui s'aime,\nUn bonheur m'envahit, si lassant, si profond!\nAinsi que les rameaux fìéchissant des viornes,\nMes bras d'épuisement, amollis, se défont;\nJe me sens devenir fluidique et sans bornes..."}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.24", "texte": "POESIA\n\nLE FATE\n(FRAMMENTO).\nAd Arnaldo Risi, amicamente.\nLa notte era alta, ma tutti gli uccelli cantavano\ncome in un mattino di primavera. Oh, i gorgheggi, i\ntrilli argentini che s'udivano! E che scivoli, che ele-\nganze, che fiorettature! Per l'aria senza vento, la sinfo-\nnia, dalla foresta quieta, saliva verso la placida, luna.\nOra, ai suono di quella musica, le lepri, con le\nlunghe orecchie drizzate, danzavano leggiadramente in\nuna radura.\nE tutt'a un tratto spulezzarono alla rinfusa, spa-\nventate da un frastuono di voci di sonagli di passi, da\nun bagliore improvviso, e gli uccelli tacquero insieme\ncome quando un falco ruota nel cielo.\nIl bagliore cresceva, e divenne un gran lume vivido,\nraggiante che parve un sole tramezzo il fogliame;\npoi, fra un ondeggiare di torce, sbucò la testa di un\ncorteggio — un corteggio di fate.\nVe n'era una vestita d'oro giallo, con le maniche\nnere lucenti e larghe a foggia d'ali, snella che sem-\nbrava un rigògolo; ve n'era un'altra tutta coperta di\nfiamme azzurrine vermiglie candide, fiamme vive, ma\nche non bruciano; un'altra, venuta dall'Asia a cavallo\ndi un onagro, nera di chiome, con un diadema barba-\nrico in testa, il viso, il collo, le braccia, le mani ra-\nmate, cantilenava sognando ; un' altra montava una\nmula bianca, e le pendeva sino a terra il lungo strascico\nstelleggiato. V'era una piccola fata d'amore, chiusa il\ncapo e il corpo nel cappuccio e nel manto fulvi del-\nl'ondante capigliatura, e v'era la famosa Armenilla dalla\nveste cangiante a cavallo di un liocorno mansueto. E\nquesta va superba di guidare una tigre imbrigliata,\nquella ride stringendo con le ginocchia nude un grifone\nrapace, una punzecchia l'ambiguo basilisco, un'altra,\nscesa dalla luna, cavalca una fenice.\nRoma, maggio 1904."}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.25", "texte": "POESIA\n\nIN ALTO\n(IMPRESSIONE).\nAndare, andare!\nM'accompagna il tintinnìo fievole, innumerevole dei\ncampani, mentre, con passo muto, salgo e scendo i dossi\ndi umido verde e, ogni tanto, mi curvo, agile, e colgo\nun fiore.\nMi stendo bocconi a bere, presso un rivoletto —\nfilo d'acqua che parla con un fil di voce — nato, trenta\npassi più su, da un nevaio sparso di gemme, al gran\nsole. E, bevendo, ascolto le parole ch'esso mi bisbiglia\nall'orecchio : acqua limpida e diaccia, argentine parole !\nIntanto il torrente dalla valle profonda leva la sua can-\nV\nzone confusa : ma, il vento, che m'ha gridato ? E volato\ngià via.... per il cielo.\nPoi, m'inerpico per una petraia scoscesa, su su :\nsassi, scheggioni, grigi o lividi o ferrugigni all'occhio,\ncrocchiano incerti ed aspri sotto il piede; e sussulto al\nfischio umano improvviso d'una marmotta che non si\nvede o al frullo di roncasi spaventati, in fuga; ed ecco\nmi appare, là sotto, un laghetto tranquillo — pozza cri-\nstallina — occhio di cobalto del monte che rimira il\nsereno.\nStelvio, luglio 1904.\n\nALBA DI LUNA\nGustavo Botta.\n(IMPRESSIONE).\nSopra i monti lividi, scabri, dalle alte cime ne-\nvose, l'oriente è sgombro: solo una nuvoletta che vi\ngalleggia, e un' altra, che par di fumo e si stacca da un\npicco aguzzo.\nViolacei sono i pendii grandi dei ghiacciai e dei\nnevai e le vedrette, sparse; violetto il cielo, ma pende\nin cinereo verso il ponente nuvoloso, a levante un bar-\nlume torbido l'invade. Già per la valle ampia fumi-\ngano le ombre del crepuscolo: e i serpeggiamenti della\nstrada, che si perde là in fondo in un formicolìo bruno,\nsembrano di una lunghissima sciarpa, di velo.\nE le ombre s'addensano, i monti infoscano e sta-\ngliano più netto il loro lineamento nel cielo orientale.\nSorraso da un alito di luce, ora, s'appanna, diventa\nverdognolo, come uno specchio antico se vi si diffonda\nun bagliore fosforico.\nS'inargentano . prima, poi s'indorano gli orli lievi\ndelle nuvolette che s'avvolgono, si svolgono e, infine,\nassotigliatesi, si uniscono a formare una gran nuvola\nbiancastra, una sola. E in questo punto, come da un\nondeggio lento di veli, come da una evanescenza di\nspume, uscì fuori vaporosamente la lana d'oro pallido,\ntonda.\nStelvio, luglio 1904."}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.26", "texte": "POESIA\n\nELOGE DE LA DYNAMITE\n\naux revolutionnaires\nBeaux ehiens savants, vieux serviteurs,\nfaites donc la courbette\ndevant vos maìtres, une dernière fois!...\nPliez vos reins, plus bas, plus bas, pour éviter la trique ;\npourtant n'oubliez pas d'inserire vos noms ternes\nsur leurs ventres antiques, avec un fin poignard,\ncomme font les touristes au bas des monuments....\nVos mains sont vides?... Et vos couteaux et vos lanternes,\nqu'en faites-vous?... Et mes sages conseils\nsont-ils donc oubliés?...\nAh! YOUS avez trop longtemps haleté de fureur\nen demandant l'aumòne, d'une voix monotone,\ntout en tanguant impatiemment sur vos béquilles\npoudreuses qui sonnaient pourtant,\ncomme de lourdes crosses sur le seuil des chàteaux !...\nMendiants sournois et faux estropiés,\ndesentravez vos jambes des baudes mensongères !...\nAvec vos pansements et vos charpies hideuses,\nvous pourrez ligoter et bàillonner vos maìtres!...\nVos béquilles? Brandissez-les ainsi que des fléaux,\net battez donc, et battez donc les mufles émiettés,\nles barbes fluviales et les ebeveux roidis\ndes Grands Rois Aurifères du Monde!...\nEt battez donc! Et battez donc, en liesse,\nsur l'Aire grandiose de la Hai ne,\nce chanvre scélérat récolté dans l'histoire,\ndont les grains pressurés vous donneront Pivresse,\nce ehauvre floconnant en neige sur vos tètes!..."}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.27", "texte": "POESIA\n\nAinsi, le rève ardent d*un idéal haschich\npavoisera divinement vos ccrveaux élargis\nd'une aurore vermeille aux splendeurs orientales,\net d'un pompeux soleil tout ruisselant de joie\nsur vos coeurs déchaìnés et l'agonie des loisL.\n0 lapins empaillés, vile race de chiensL.\nqu' attendez-vous?...\nVoulez-vous dono sans fin cuire et recuire\nvos misérables cuirs de bètes fauves traquées,\nvos trognes casées et symétriques,\ndans les bàtisses empouacrées des villes,\ncomme des pains de soldats dans les fours des casernes?\nA moins que de vouloir y dissoudre à jamais\nvotre idéal de liberté et vos soifs de JusticeL.\nC'est dono plaisante vie que la vòtre, ó mendiants,\nfigés en cariatides entre les rides des murailles,\nau fond des rues que leur ladre industrie\nplafonneyde nuit de suie et de mortel ennui?...\nDu Ciel?... en voulez-vous, 6 rats présomptueux?...\nLe ciel n' est plus pour vous qu'un soupirail,\ngrillé de fils téléphoniques!...\nEt leurs lampes vous amusent, qui tressaillent\nle soir, sur leurs dìners avares au condiment de haine?...\nCes lampes innocentes qui lavent de lumière\nde rondes faces usurières en forme de louis,\nmarquées d'un mème sceau par un Sot couronnéL.\n0 lampes innocentes sur les dìners des riches,\npauvres rayons ravis aux inutiles Prométhées!...\nÉtoiles enchainées qui pleurent aux fenètres!...\n\\\nx\nVous pouviez bien, rampant autour des tables,\noù sont vautrés les généraux paillards et ivres-morts,\nauróolés d'alcool, dans la chaleur des candélabres,\n....vous pouviez bien, tout en feignant"}, {"page_pdf": 28, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.28", "texte": "POESIA\n\nde ramasser des miettes méprisables,\nravir sous leur serviette, au fond des poches,\nla elef des poudrières sonterraines !...\nEt puis?... Et puis, vous couler bas, ainsi que du ricin\nsaìutaire, dans l'intestin puant des vieux palais,\npour y jeter la mèche aux sursauts convulsifs,\nla mèche crépitante qui vous délivrera!...\n....Qui vous délivrera des patrouilles sinistres\naux pas d'airain scandés dans le silence....\n....et de leur morne cliquetis de sabre et de menottes\nmordant vos mains,vtandis que vous rèvez\ncouchés sur les remparts, parmi la nostalgie\nd'un clair de lune immensifìé par vos désirs\nde libérté !\nC'est la mèche embrasée qui YOUS délivrera\ndes patrouilles sinistres dont les hilares baionnettes\nvous balayent tout à coup, sans pitié, hors des murs,\nhors du seuil des villes,\nainsi que des ordures!...\n....Des ordures?... Tant mieuxL. Entassez-vousL.\nEntassez-vous, ò Vivantes Ordures!...\nNous y pourrons cacher la dynamite impatiente.\nC' est une gaie manière de fóconder la terre !...\nGar la Terre, croyez-moi,\nsera grosse bientòt, si grosse.... à éclaterL.\nd'une sublime Etoile,\naux explosions illuminantesL.\n\nF. T. Marinetti."}, {"page_pdf": 29, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.29", "texte": "POESIA\n\nLE FAUNE TROMPE\nLisa Spada.\n(POBME EN PROSE)\npour il l.Ue\nIzelle et Vi Vienne s'eri allaient còte a còte enlacées\npar les chemins ombreux, pour fuir la cruauté du soleil\ndéclinant, qui mordait, par instants, leurs bras de neige.\nAutour d'elles tout frémissait de délices sous les cares-\n»es folàtres de la brise printanière.\nLa eohue des herbes folles, les petites familles ver-\ntes qui peuplent la campagne et les invisibles insectes\nde la terre vibraient fìèvreusement, chantaient d'ivresse,\nen buvant l'azur du ciel et l'or écarlate du couchant.\nIzelle et Vivienne marchaient en rèvant....\nLeurs pieds légers glissaient raoelleusement, avec\nune souple cadence, sur un profond tapis d'herbes sou-\nmises; et la longue traine de leurs robes fraìches et\nvaporeuses, tissées de lilas et d'algues mortes, empor-\ntait dans ses froufrous, tous les parfums que ìa terre\net les fleurs exalaient.\nC'est au milieu d'une prairie gazonnée, entre deux\nrangs de cyprès sévères, qu'elles s'arrèterent enfìn, juste\naux pieds d'un grand faune de pierre sculptée, dont le\ncorps était velouté de mousse et la bouche ricanante\nhébergeait uu nid de moineaux.\nIzelle alors, pencha sa tète brune sur l'ópaule de\nla blonde Vivienne ; et celle-ci qui avait longtemps at-\ntendu ce mouvement délicieux, colla ses lèvres brùlantes\nsur la bouche de sa compagne qui se donnait avec une\nlangueur aussi troublante.\nUn soupir de voluptó s'envola sur la brise du soir....\nLeurs robes fralches et vaporeuses, tissées de lilas\net d'algues mortes, tombèrent silencieusement.\nVivienne, plus souple et plus sucrée que l'érable,\nYivienne aux frisons d'or, toute rayonnante de désirs,\nlaissa errer doucement ses longues mains soyeuses et\nsa bouche assoiffée sur le corps blanc d'Izelle qui fris-\nsonnait et sanglotait sous la voluptueuse et pénétrante\nmélodie des caresses. Et les caresses furent lentes....\nSur Phumide et sombre tapis, la croupe élegante et\nneigeuse d'Izelle s'ócrasa, comme un beau fruit, dans\nl'épanouissement du plaisir ; tandis que le soleil dispa-\nraissait a l'horizon, le sii enee rose et noir enveloppa\nleurs corps fondus.\n• ••••••••••••••••••«•••• • •\nLa nuit était déjà haute, quand Izelle et Vivienne,\ns'éveillant tout à coup, éclatèrent d'un fou rire en\nvoyant le croissant de la lune orner le front du faune\nde cornes amusantes."}, {"page_pdf": 30, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.30", "texte": "POESIA\n\nLE TRIPTYQUE DE TRISTAN ET YSEULT\n\nLE PHILTRE\nTrois fois le chevalier Tristan plongea sa lance\nImpétueuse au coeur du chevalier Armóth!\nEri un fauve abordage il brula sept vaisseaux,\nDont les épaves rougirent la mer immense !...\nMais quand dans la splendeur des cortèges royaux\nLa vierge vint s'offrir à son regard intense,\nIl sentit défaillir son grand coeur de hóros\nEt laissa choir sa pesante épée en silence.\nYseult en s'accoudant aux bastingages d'or,\nLivrait sa blonde ehevelure au vent de mer,\nEn lui tendant la coupé, ainsi qu'un coeur ouvert.\nEt les amants blottis à l'ombre de la Mort,\nContemplant l'ile verte aux rivages heureux,\nS'enivraient de l'Amour qui leur venait des cieux.\n\nLA FORÊT\nLa pourpre de Bretagne et les sceptres royaux,\nLes fresques éblouies par d'éclatants fìambeaux,\nIllustrent la candeur ivoirine des salles\nOù parut, en prodige, un couple triomphal....\nSous les étoiles d'or la forèt sombre exhale\nSes parfums crépitants, dont les deux coeurs jumeaux\nS' énivrent, acharnés, vers un spasme fatai,\nTandis que la Nuit ereuse, au hasard, des tombeaux..\nEt Branganie, veillant sur la plus haute tour,\nGuette au loin le roi Marc qui oliasse au son des cors\nAccélérant son trot sur le terrai n sonore.\nC'est en vain qu'elle jette au ciel son cri d'alarme,\nCar Yseult embrasée de joie parmi ses larmes,\nAbreuve éperdument Tristan de son amour.\n\nLE VAISSEAU D'YSEULT\nTristan, mortellement blessé, les flancs ouverts,\nCouché dans la fraìcheur du sable au bord des flots,\nTend ses deux bras crispés vers P incendie des mers,\nQu;emplit un chant d'amour brisé par les sanglots.\nEt le mourant jette à la brise un ràle amer:\n« Quand donc, ò Kurnevald, sur la nacre des eaux,\nResplendiront les agrés bleus de son vaisseau ?...\nJe tends vers toi ma bouche, amoureuse Lumière?... »\nIl défaille, tandis qu'à l'horizon, le Soir\nFerme ses portes d'or... Soudain dans le silence\nS'élargit le remous d'un vaisseau qui s'avance.\nC'est Yseult qui s'élance!... pour embrasser le corps\nDe son Tristan et pour sceller de désespoir\nSa bouche morte en un baiser ivre de morti...\nadaptation de F. T. Marinetti\nd'après Ettore Moschino."}, {"page_pdf": 31, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.31", "texte": "POESIA\n\nVERTIGE\nRené Arcos.\nLe siècle est las de suivre à petits pas le siécle\nAvec sur ses talons la menace d'un siécle;\nL'atome est las de jouer à la métamorphose ;\nEt l'effet est las d'étre en ignorant la Cause.\nCuriosité, prurit d'incurables cerveaux,\nGràce a toi je me sens grain broyé en l'étau\nDe deux éternités;\nEt gràce a toi j e fus cette difformité:\nLa parcelle mirant l'Universalité !\nEt je suis un qui va\ncahin calia,\nivre d'angoisse et tìtubant,\ndans sa raison et trébuchant,\ntiré, poussé, arrière, avant,\nqui tombe ici, se lève là;\nje suis un qui va\ncahin, caha...\nVibrion éperdu en la machinerie\ndéroulant les colossales imageries\nde ses cosmogonies;\nen la machinerie\npropageant ondes et frissonnements de vie\njusqu'aux trépidations fantastiques des mondes;\nbroyant, diluant, jonglant avec les balles rondes,\ncrachant le feu, tirant haut des salves d'étoiles,\ndéroulant les lassos des orbes planétaires,\naffo lari t la mèlée fulgurante des sphères,\népandant par l'éther des laitances astrales:\novaires à soleils, larves d'humanités,\nsoufflant aux cheminées hurlantes des cratères,\nroulant les océans, les vapeurs et les terres\npour en nourrir les grappes du pampre éternité...\nMachinerie! Machinerie!\nfontaine de Jouvence nniverselle\nd'où fusent claires, giclent et ruissellent\nles eataractes de la vie...\nEt je suis un qui va,\nivre d'angoisse et titubant\ndans sa raison et trébuchant,\npour avoir trop gavé ses yeux naifs d'enfant\nde l'infini en toarnoiement!"}, {"page_pdf": 32, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.32", "texte": "POESIA\n\nL'ARTIGLIERE MECCANICO\n\n(FRAMMENTO D! PROSA POETICA)\nChi ha visitato una corazzata ricorda certo ia piccola\ne tonda torre di acciaio ove ii comandante si colloca al\nmomento della pugna, e dove può vedere da un breve\nspiraglio ciò che accade al di fuori. Come pure chi ha\npercorso una linea di forti di costruzione recente avrà\ncerto veduto al sommo di qualche altura di terra, una\ncupoletta quasi invisibile dal basso, la quale forma il\ncoperchio della torricella corazzata infìssa nel terreno.\nSotto la cupola si apre una breve fessura semicircolare\nin cui si muove la bocca del cannone.\nLa cannoniera automobile non sarà che uno di\nquesti apparecchi, o per lo meno un apparecchio simile,\ntranne che invece di essere fìsso, sarà dotato di una\ngrande velocità.\nSaranno queste torricelle, questi cilindri, queste\ncampane di acciaio dall'aspetto innocuo quasi di arnesi\nscientifici, i più formidabili strumenti di morte.\nCome si rinchiude il palombaro nel suo scafandro\ndalla grossa sfera di rame e di cristallo, come si rin-\nchiudono ufficiali e marinai nel sottomarino quando\ndeve affondarsi, come si insinua il corridore sul seggio\ne contro il volante della sua vettura da corsa, così\ndentro a questo concavo guscio di acciaio si rinchiuderà,\nqualche momento prima della mischia, l'artigliere-mec-\ncanico dell'avvenire!\nQuando il pesante sportello si sarà serrato dietro\ndi lui, isolandolo dal mondo, quando egli avrà chiuso\nogni foro, tranne l'interstizio da cui usciranno soltanto\nla vampa del cannone e il suo sguardo egualmente\nardente; quando egli si sarà così appartato dal mondo,\ne formerà tutto un piccolo e completo e terribile mondo,\nun mondo di violenza, di rigori, di impeti, un mondo\ninsensibile, spietato, tremendo, cui sola legge è la strage,\ncon il suo meccanismo; quando egli sentirà il suo cuore\nsano, ma il suo cuore così delicato, così fragile di\nuomo, battere insieme al duro cuore del motore, e i\ndue ritmi regolari confondersi in uno ed essere quello\n10 strepito profondo e inaudito di una sola vita, di una\nnuova vita commista, gli sembrerà invero che la sua\numanità si dissolva nel meccanismo, si combini con\nl'oscura vitalità della macchina, fino a formare egli e\nl'ordigno un solo tutto, un essere impreveduto, differente\nda ogni altro, la prole di un prodigioso connubio fra\nl'uomo e le sue creature meccaniche, fra la carne e\nl'acciaio, fra il sangue che batte nei suoi polsi e pro-\nrompe dai suoi occhi sfavillanti e il fuoco che turbina\nnel motore e folgora dal cannone tonante.\nUn palpito solo animerà questo mostro umano e\nmetallico, di una specie ignota. Nella sua concitata\ncoscienza sotto a quella dura scorza di acciaio della\ncorazza, fra lo scatenarsi in così angusto spazio di così\nfrenetico tumulto, fra il duplice tremito incessante e\nstrepitoso del motore e del cannone in cui passa ir-\nruente la stessa vampa furibonda, nell'uno lanciata\nall'aperto, lontano, per il suo destino mortale, nell'altro\ncontenuta e domata par il suo officio vitale, in quella\nsua coscienza esaltata Ano al delirio dal grandioso orrore\ndella sua opera, trascorreranno come brividi profondi le\npiù stravaganti allucinazioni. La sensazione normale\ndella propria individualità sarà soppressa, e l'uomo sen-\ntirà battere veramente nel suo petto ansante e dilatato\n11 sussulto veemente del motore e con le mani inchiodate\nsul volante, per cui dirigeràn simultaneamente la mac-\nchina e l'arma il ruggito del motore e quello del can-\nnone, crederà veramente di avventare con lo schianto\ndei suoi nervi tesi tutto l'ordigno, di lanciare dalle sue\npupille insanguinata i fulmini della sua mitraglia e di\nmutare il sangue delle sue vene nel fuoco dei suoi\narnesi.\nGli sembrerà di essere un nume vendicatore, una\ncreatura infernale, uno di quelli esseri terribili dall'alito\ndi fiamma e dalla pelle più dura del macigno, uno di"}, {"page_pdf": 33, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.33", "texte": "POESIA\n\nquei mostri di cui il terrore degli uomini atterrati ha\npopolato gli antri dei vulcani, i baratri foschi, i tramonti\nsanguigni, i conflagranti inizii e le combuste fini del\nmondo.\nSarà uno stordimento raro, una esaltazione ma-\ngnifica, una stupenda follia, in cui l'uomo, perduta ogni\ncontezza di se e del momento, bramerà avidamente di\nlanciarsi, di gittare la sua anima sitibonda come la\nlancia in un sogno proiettato sulla vastità dei cieli\nnotturni.\nSarà una commozione intensa inebriante, cupida-\nmente ricercata dall'uomo futuro il quale, stanco ornai\ndi tutto, troverà che l'unico atto degno di interesse\ne sempre capace di stimolare il suo desiderio è ancora\nil primo, il più vetusto fra quanti l'uomo ne ha com-\npiùto sulla terra, l'atto di uccidere il proprio simile.\n\nLUNAIRE\nEmile Bernard.\nAu puissant créateurd images,\naupoète lyrìque\nLe Portali éclatant du jour déjà se ferme.,..\nLa Lune diaphane admire au seuil du soir\nLa Rosée aux pieds blancs ouvrir son encensoir\nEt les champs s'assoupir du lourd sommeil des fermes.\nElle voit s' envoler sans pouvoir atterrir\nLa Grloire que Midi reposait sur les palmes.\nEt sur les horizons aux parallèles calmes\nLe soleil se baigner dans son sang et mourir.\nLes Grrillons ont tinté l'Angelus vespéral;\nLes Fleurs regardent naìtre aux cieux pleins de douceurs\nLes yeux compatissants de bienveillantes soeurs\nDans le champs reverdis du vallon sidéral.\nSous les tilleuls épars dont les troncs sont plus sombres\nPrès des Ruisseaux offrant aux Coucliants leurs miroirs,\nLe Mystère rópand ses rèveuses pónombres\nEt dóooupe au oiel pur ses sortilèges noirs.\nLa Nuit a fait tomber son ópervier changeant\nDans lequel se débat l'essaim d'or qu'elle liappe,\nL'Ombre sur le tombeau du Soleil mort se drap e\nEt montre la Déesseau visage d'argent.\n\nMario Morasso."}, {"page_pdf": 34, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.34", "texte": "POESIA\n\nL'AUTOMNE AU JARDIN\nAlbert Boissière.\nPour le docte\nDéchiquetés, les chrysanthémes,\nPar le vent fou, avant-courrier\nD'un Automne qui fait qu'on l'aime,\nD'autant mieux qu'on l'a redouté.\nDerniers dahlias, mal tuyautés,\nPar un gel que le vent annonce,\nD'autant plus dur qu' il est rèvè,\nAvec un faux air de semonce.\nPour avoir de l'Eté trop joui,\nImpudeur folle des corolles,\nLe jardin triste en est punì,\nVieille Alle qu' à peine on viole !\nDahlias bètes et chrysanthémes,\nC'est l'Hiver rude qui fait peur,\nEt c'est l'Automne que l'on aime,\nParce que sans coeur, de tout coeur...\nChrysanthémes déchiquetés,\nDahlias raides mal tuyautés,\nServent de préface au vieux livre\nQu'est le poème blanc du givre.\nTout homme est un lecteur pressé\nQui s'en tient, par peur de la giace,\n— Tant le vieux livre est ressassé, —\nA la splendeur de la préface...\nEt l'Hiver a ponrtant des ioies aussi profondes\nQue l'Automme anoblì par le royal Eté...\nL'Automne est un bàtard qui fait sa cour au monde,\nEt son faste et sa gioire ont été usurpés.\nA la bète candeur des fllles poitrinaires,\nIl mèle un vice ardent de fommes au retour;\nSa nostalgie épuise et son chant funéraire\nTiedit le coeur, après le grand hymne d'amour.\nIl usurpe à l'Eté le regret inutile\nDes moissons engrangées et des fleurs sans parfum;\nIl est la parodie naive et imbécile\nDe la mort qui viendra, en janvier, pour chacun.\nIl usurpe à l'Hiver son grand geste barbare,\nIl singe la roideur hióratique et l'ampleur\nDes noéls angoissés, chantés sous la simarre,\nEt des « bon an, mal an », chers aux eafants de choeur...\nMais ce n'est point d'avoir usurpé à l'Eté\nSa defunte splendeur que je t'en veux, Automne...\nEt si, aussi menteur que toi, je crie et tonne,\nContre ta splendeur, rouge ed or, au dais des haies...\nC'est d'avoir à l'Hiver, un bref instant, volé son tròne,\nQa'Automne que j'adore, — je te hais.\nSaint Brice - sous - forèt."}, {"page_pdf": 35, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.35", "texte": "POESIA\n\nTHE ALMIGHTY\nTranslated from the Spanish of Ramon Trilles.\nBy Fred. G. Bowles.\nThou art the Truth: in Thee I now believe.\nThou art the Good; and now Thy love is mine\nGlory thou art; and now Thy thought I weave,\nThroughout the threads of Life and Death to shine.\nThou art the Type, and unto Thee I cling.\nBeauty Thou art; I shape my Dream to Thee.\nIn Thee I find the All of everything,\nAnd know man pure but through Thy purity.\nEternity, the consequence of Love\nWith God, because for me Thou once did'st live;\n0, Holy Spirit, in my spirit move\nAnd Thy great gift of Love for ever give.\n\nTHE WORLD'S SONG\nFred. G. Bowles.\nFrom North to South, from East to West,\nI heard the music of the earth —\nA lullaby for those at rest,\nA song for those with heart for mirth:\nThe treble of the laughing brook\nThe thunder of the mighty sea,\nAnd over all the one deep Call,\nDear God! that draws all souls to Thee.\nAll souls to Thee! All\nFrom, earth and sky and sounding sea;\nOne grand, sweet song o' er —\nAll souls to Ihee\nThe rustle of the falling leaf,\nThe whisper of the rising wheat,\nTo tell me that my life is brief —\nHowever sad, however sweet!\nThe joyful words of happy birds,\nThe song of children blithe and free,\nAnd over all the one deep Call,\nDear God! that draws all souls to Thee.\nAll souls to Thee! A\nFrom earth and sky and sounding sea;\nOne grand sweet song tolde o' er —\nAll souls to Thee"}, {"page_pdf": 36, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.36", "texte": "POESIA\n\nL'ESILIO\nGustavo Gozzano.\nper\nNon ti conobbi mai: ti riconosco.\nPerchè già vissi. B quando fui ministro\nd'un rito elleno — agitator di sistro,\nt'ho posseduta al limite d'un bosco.\nBene ravviso il sopracciglio fosco,\nle bande fulve.... Chi segnò di bistro\nl'occhio caprino gelido sinistro ?....\nOr ti ritrovo in un giardino tosco,\nvergine, impura, dopo mille e mille\nanni d'esilio. Tu, fatta Britanna,\nScendi in Italia a ricercarvi il Sogno.\nSono tremila anni che t'agogno !\nMa com'è triste il sogno che ci affanna!\nDove sono li aròmati o le armille ?\nDove sono li aròmati e l'armille\nE il peplo che vestivi a Siracusa ?\nE il tempio di Gelone e d'Aretusa\ne l'erme e li oleandri delle ville?\nDel tempo ti restò nelle pupille\nsoltanto la lussuria che t'accusa,\nvergine impura dalla fronte chiusa\ntra le due bande lucide e tranquille !\nE questa sera tu lasci le danze\n(per quel ricordo al limite d'un bosco?)\ntutta fremendo come un'arpa viva.\nGiungono i suoni dalle aperte stanze\nfin nel giardino... — 0 bocca! Riconosco\nbene il sapore della tua genciva!\nFirenze, Settembre 1905.\n\nCASA PATERNA\nGruido Gozzano.\nI.\n..beati mortili qui in Domino moriuntur..\n(cartiglio dell'orologio solare).\nAvventurato se colui che visse\npellegrinando e pur così v'agogna\no vecchie stanze aulenti di cotogna,\no tetto dalle glicini prolisse,\navventurato se colui morisse\nin voi! — E in Te, desù! nella menzogna\ndolce rendesse l'anima che sogna\nalle Tue sante mani crocifìsse.\nQuesto è nei voti del perduto alunno,\no Gesù Cristo. Un letto centenario\nm'accolga sotto il mònito dell'Ore.\nRitorna la viola, o tardo autunno:\nnon morirò premendomi il Rosario\ncontro la bocca, in grazia del Signore ?\nII.\n0 nonno! E tu non mi perdoneresti\nli ozi vani e le sillabe sublimi,\ntu che amasti la scienza dei concimi\ndell'api delle viti delli innesti.\nE pur la fonte troverò di questi\nsogni nei tuoi ammonimenti primi,\nquando, sicuro dei ricolti opimi,\nti compiacevi nei tuoi libri onesti.\n11 tuo Manzoni ! Prati, Metastasio....\nLe sere lunghe ! E quelle tue malferme\ndita sui libri che leggevi... E il tedio\ne il sonno:., il Lago.. Erina.. ed il Parrasio..\nE in me cadeva forse il primo germe\ndi questo male che non ha rimedio"}, {"page_pdf": 37, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.37", "texte": "POESIA\n\nPOÉSIE\nHenri Gadon.\nJ'ai tu les pleurs émus qui coulaient de mes yeux.\nEt j'ai chassé ma plainte éperdile et méchante,\nEt j'ai marché par les sentiers en fleurs qui chantent,\nJusqu'au grand lae d'azur mortel silencieux:\n/\"\nAlors j'ai pris mon coeur en mes mains vacillantes,\nMon coeur rouge et pesant, comme un caillou, dans l'eau\nJe l'ai jeté, et j'ai vu s'eloigner le dos\nDes vagues au lointain lentement moutonnantes.\nOù donc est-il le rire aux cents voix, le joyeux,\nLe bondissant au jour d'avril, le rire immense ?\nOù donc est-il mon coeur, et sa joie, et ses danses,\nQui pleure et chante, tour à tour sous le cicl bleu.\n\nAMOUR\nEmilie Kourteli.\nViens Amour pale, emporte-moi sur tes ailes\net montre-moi les seuils divins de ton art sublime.\nMontre-moi les mondes inconnus dans la chaleur de tes baisers.\net viens éclairer mon àme avec l'ardeur de tes beaux yeux\nJusqu' à ce jour des fleurs funèbres croissaient autour de moi,\ndes nuages immenses me cachaient les étoiles\nla route que ie suivais, était enveloppée de ténébres\nje m'arrètais souvent d'effroi, et mes mains se crispaient de\n[desespoir.\nMais toi, mon Amour, viens, montre-moi le monde lumineux\nEmmène-moi là-haut aux pieds du tròne céleste de ton art\nje veux entendre les paroles divines dans leur écho magique\nles paroles qui me paraìtront des rèves émis par ma lyre\nEt là devant le tròne de sa Majesté dans des accents sublimes\nlaisse-moi te répèter doucement le serment de mon amour.\nPartout sur la route je répandrai par milliers des fleurs pàles\net puis là-haut ensorcelée de bonheur je fermerai les yeux.\ntraduit du grec par JLry Ftené (L* irvermont.\n\nPOÈME\nFrancis Eon.\nQu'importe le mépris d'une follie empressée\nA monter en autel un risible tréteau,\nSi je veux te garder Mele, ma pensée,\nAu passé cher et beau ?\nDans lesnuits sans baisers et dans les jours sans gioire,\nJe laisserai grandir silencieusement\n-L'orgueil de ma jeunesse où dure la mémoire\nD'avoir été l'amant.\nEt parmi l'ombre sourde avant que de descendre,\nJe jetterai mon cri plus volontaire encor.\n« A cette terre enfìn j'abandonne la cendre\nque j'appelais mon corps;\n« Mais avec moi l'amour passa dans votre ville;\nEt YOUS, dont il connut l'offense ou le dédain,\nSachez qu'un sentiment jaloux d'ètre inutile\nA fleuri mon destin ! »"}, {"page_pdf": 38, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.38", "texte": "POESIA\n\nL'ANELLO DI SMERALDI...\nG. P. Lucini.\nDue verd'occhi inqueti alli smeraldi\nhan desiato, imagine di verde smeraldo, ancora:\ned inquietamente, nella brev'ora\nd'una passione, ahimè, han trapassato. Verdi occhi !\nTal fu per la gemina pietra,\ndue pietre al giro dell'anello ferme, ancora\nuna significazione verde a speranza.\n(Quando si chiede d'amore, alla supplica prona e servile,\nl'anello dà lampi e rammenta una passione estrema).\nFu per l'amore e fu alle convenzioni sfida e proposito.\nL'anello stette in dito a chi già volle un dì;\nora di chi pregò e fu colui già un dì.\nAnello d'oro, febea visione, nei due occhi verdi,\nl'anello talismano ha perduto il prestigio,\npassa di mano in mano.\nOra; per la Signora, nel rifiuto del bacio e della carne;\n(voller l'alberi annosi ascoltare\nsupplice la domanda dell'abbraccio e vollero ascoltare\nla risposta imperiosa di chi non consentiva;)\nora, per la Signora, raccontin li smeraldi un greve giorno\ncaldo di sole, di passione e di sangue;\nl'ultimo giorno della preghiera;\npoi che l'anima altiera si ribella,\nsi fa sua e comanda all'istinto,\nimpera e sta, in una decisiva nobiltà.\nAnello verde e d'oro,\nmiracolo e tesoro di passione,\ndeclama la canzone; e la canzone vola,\nvola, vola, non placa, nè consola,\nma sta monito ardente."}, {"page_pdf": 39, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.39", "texte": "POESIA\n\nTANNHÄUSED O IL PITOCCHINO GRIGIO\n\n(POEMA, IN PROSA)\nDiversité c'est ma devise\nLa Fontaine - Le paté d'anguille.\nTannhàuser è un chitarrista ambulante di quelli\nche in Lombardia si chiamavan sino a qualche anno fa\ntorototera. Traeva origine nobilesca ma per un rovescio\ndi fortuna il nostro eroe si trova ora a peregrinare di\nterra in terra con armacollo la logora chitarra sulla\nquale s'accompagnava per locande o ghetti due quarti\ndi una marzialità un po' astrusa e iperborea. Il suo\naspetto richiamava il Nazareno anche pel complesso\nalquanto apollineo della persona, l'andatura tenorile e\nl'estrema povertà di un pitocchino grigio che vestiva\na scacchi color zolfo. Usava a copricapo il\namletico e qualche incunabulo faceva sempre capolino\ndalle sue tasche. La bellezza di Tannàuser era insomma\ndi quelle che gridano alle donne: vi tengo in pugno!\nDruda e malescia.\nUn giorno la Principessa del malleolo squisito s'in-\nvaghì di questo coboldo e gli mandò a dire passasse\nda lei nel pomeriggio dell' indomani.\nLa sera stessa Tannàuser lasciò alla portineria della\nReggia il suo biglietto da visita che diceva:\nTANNHÀUSER\nCavaliere della Diversità.\nAll' indomani la Principessa poggiava le reni sopra\nuna bassa e larghissima klinè di palissandro bigio\nd'attorno alla quale saliva a larnbie dalle pareti il\nsoffitto una lingustre gialla e dentro v'imperversavano\nmalediche lingue paonazze, lividi lampi che laceravano\nverticalmente quell'albor d'aurora tempestosa. Cesellate\nda un dugento di seconda mano cinque lampade a olio\ndondolavano sul capo della donna e tutt' in giro per\nl'inerzia sospetta del bilioso giallore, orlate d'iridi,\nterribili di gracilità, proponevano barbarici enigmi le\nlinee di un mobiglio fornito dalla colonia di Darmstat.\nUna vetrata a piccoli quadri s'apriva nella parete\ndi ovest accanto a una sorta di penetrale votivo nel\nquale sorrideva, velata da una lampadetta a smeriglio,\nl'encausto di una S. Barbara del vecchio Holbein. Sparso\ndi saxe miniature farfalle morte e altre muliebri bazzi-\ncature, un canterano inarcava le sue membra bislacche\naccanto a ima volière brulicante d'uccelli d'America.\nMascherette di cera, cofanetti d'avorio, scatole di canditi,\nmussole rosa e turchine e lionate eran diffusi a casaccio\npe' 1 vano dal centro del quale un incensatolo fungoide\nesalava da mille fori la sua anima mirrata che si spar-\ngeva in nebbie d'opale sulla arcaica stranezza degli a-\nspetti, conferendovi un pittoresco novembrile e lontano.\nDai seni della Principessa una veste di moerro co-\nlor ghezzo scendeva con grazia stretta ad avvilupparle\nla vita e i fianchi ch'eran di qualità piuttosto tiziane-\nschi. Ma fra i seni un cypripediuardentissimo urlava\ncon la violenza di un operato sulle ineffabili maternità\ndel decolleté latte e rosa.\nLe cinque dita della mano sinistra un inquietante\nviluppo di rettili d'oro correva in unico tema che s'i-\nniziava dall'indice e si risolveva sull'anulare : onici sar-\ndonici e giade segnavan in quel bulicame d'aspidi pic-\ncoli occhi fusfurei.\nPervenuto al suo cospetto Tannhàuser s'inchina.\nLa Principessa dice:\n— Come vi chiamate, bell'amico?\n— Mi chiamo Tannhàuser.\n— Tannhàuser, tout court.\n— Cavalier Tannhàuser, se v'aggrada.\n— Cavaliere?! e di quale ordine?\n— Della Diversità, Principessa.\n— Della Diversità: lo dice anche il vostro biglietto\nda visita. La vostra patria?\n— La stessa degli Elfi e di Loengrin.\n— Siete dunque un leggendario.\n— Ah sì ! Principessa, leggendario, leggendario nel\nmodo più straziante e irrimediabile ! Se sapeste che cosa\natroce essere l'eroe di un libretto d'opera!\nUn silenzio seguì nel quale si udirono squittir le\nfaraone sui fastigi della Reggia.\n— Avanzatevi, bell'amico — soggiunse la donna. —\nPrendete un thè ?\nL'aedo s'inchinò.\nAllora sedettero su due e come due cani\ndi terracotta si fecero pendant attorno a un tavolino\nQuarti di una fragilità impeccabile."}, {"page_pdf": 40, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.40", "texte": "POESIA\n\nDopo il thè Tannhàuser accese un virginia e si\naccavallò le gambe.\n— Che intendete per Diversità, cavaliere.\n— Ecco! Cantore di pleniluni senza luna, di ma-\nschere senza espressione, di paesaggi senza stile....\n— Ih! voi dite delle cose enormi come ber un uovo*\n— Dipende dal fatto ch'io sono un poco wagne-\nriano.\n— Che vuol dir ciò ?\n— Prendere una verità sonora e capovolgerla.\nTanto c'è sempre nello spirito umano sì grande esten-\nsione da ritener per vero il non vero.\n— Uhm! siete astruso come un papiro. Cantatemi\npiuttosto qualchecosa. Su! una bella canzone.\n— Mi proverò — fece Tannhauser.\nAllora lascia il virginia e afferra la chitarra. Si\nfa colonna della pianta sinistra abbandonando la destra\na suo destino come fanno i tenori di razza: si schiarisce\nla voce, sflora i collabi, passa una mano nella capel-\nliera e comincia un\nCANtO DEL TEDIO.\nFra i cocci di bottiglia\n(o drammi di convolvoli violati!)\nMaria! Maria!\no fior d'ogni malia fìlistina\nvedi passare la nostalgia di un treno che passa\nuna calura di strada che va\nsenza mèta così come un falbalà.\nTannhàuser cantava a modo suo, dando in ogni\nnota uno schiaffo alle regole d'armonia del prof. Tac-\nchinardi.\n(Inutile negarselo: la melodia di Tannhauser è fra\nle più impopolari: tende a svilupparsi in infinite spirali\nor colleriche or ditirambiche, serbando sempre nel suo\nmovimento pari una bella petulanza eroiea. Dissocia\nsino all'assurdo ogni fremito, seziona sino allo spa-\nsimo i tessuti di ogni tristezza, ma nella sua essenza\nè indefinibile.Un Caccini in salsa chopiniana? facile e\ninnocente come l'acqua ha a volta le straripanti indi-\nvidualità degli uragani e delle fiamme).\nFra i cocci di bottiglia\ntu vedi ancor, Maria, anca rude, collo di fauno\npassar il fischio del Tempo che va\nla cruccia del questuante che ha l'occhio scerpellino\naltre calamità :\ne tutto il ciel respira\nstrappi di livido nel scenario amletico\naltra mortalità\ne il tedio di ogni vitale quell'angoscia\nd'esser diversi o di non esser affatto\no di non esser quello che s'è.\nPerò il gesto ch'egli faceva per strappare gli ac-\ncordi della chitarra richiamavajirresistibilmente quello\ndi un rosticcere che estrae maccheroni da una mar-\nmitta. Ci voleva tutta la buona fede della Principessa\na non riconoscerlo !\nAllungata sulla klinè di palissandro bigio ella se-\nguiva cogli occhi innamorati le plastiche evoluzioni del\nleggendario tenore. Vedeva negli istanti di concitazione\nuna gran ruga fendergli dolorosamente la fronte che\nbrillava fosca al meriggio e allora spiava a una a una\nle note uscire dalla sua bocca a cuore colla trasparenza\ndei vetri soffiati, il profumo delle rose di Mitelene la\nmorbidezza dei velluti andalusi.\n(Questo le fece ben nascere nell'anima una visione\ndi rosei e brillanti paesaggi di riviera dov'essi si scar-\nrozzavano in sontuose berline d'oro.\nPoi fu presa da una gran voglia di morire.\nE Tannhàuser sempre opportuno attacca il\nCOMMIATO.\nMorire! andarsene, non essere più...\nNel mio cuor che ammala di troppa frequenza\ncadono i color dell'ortensia sui cigli dei prati,\nle libellule morte mormoran le copuleìgioiose nel sole-\nMorire andarsene in una lenta febbre di nervi\nMorire ! nonlessere più...\n(Non essere più, più.Ce ne sono delle parole cru-\ndeli ! parole che sembrano sfolgorare su tutte le Pro-\nvincie dell'anima vaste riverberazioni di cataclisma,\ncampane a morto clamanti in Vano dal fondo di by-\nroniane solitudini stellari...)\nLa Principessa del malleolo squisito piangeva di-\nrottamente in un fazzolettino di battista color pomo."}, {"page_pdf": 41, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.41", "texte": "X\nSi asciugò le lacrime, sbadigliò, fece schioccare le\nnocche ri elle dita, sfogliò una Vie Parisienne, si grattò\nuna gamba.\nPareva così la Statua della Noia, della grande Noia\ndella sacra Noia\nFinalmente disse:\n— E la prima volta che vedete una Reggia?\n— La prima.\n— Bene: accostatevi — soggiunse spalancando la\nvetrata. — Guardate!\nUn giardino egli vide allora: un giardino che cor-\nreva a perdifiato a raccogliersi in un orizzonte pigro\ne fuligginoso che recava il ciel bigerognolo in una\nfrettolosa ditata dì pioppine e ontani. S'indovinava al\ndi là una disperata pianura gravida di silenzio e di\ncicale, petrosa e mortifera. Non ricchezza di linee ave-\nvan l'ajole o bizzarria di toni che annunziasse la sot-\ntigliezza umana. Immensi e va,ni come la misericordia\ndi Dio gli imperiali viridari esibivano alla irrimediabile\nimmortalità de1 firmamenti i foro squallori allucinati\ndi sole: viali senz'orma,stagni senza raganelle. Piccole\nflore sterili si dilungavano a masse uguali per una lu-\nminosità senza vento che non dava nè luce nè ombr a e\nstagnava immensamente inerte e disseccava le forme e\ninsteriliva i moti, e cloroformizzava tutto il paesaggio in\nun'attesa folle e strozzante.\n— Principessa ! — gridò Tannhaiiser fissandola con\nsgomento.\n— Bloccata ! bloccata ! — sospirò la donna.\nDal fondo del parco attraverso l'aria rare fatta\ngiunse io struscìo dei marelli imperiali sulla ghiaia.\n— Tann ! — fece allora l'opulente: — È inutile:\ncon un marito pel quale lo svago più degno è una\nfesta pirotecnica io finirò per morire d'accidia. Se sa-\npeste bell'amico, come mi annoio e m'inacidisco ! Ho\nfatto tirare il collo ai miei sette paoni bianchi, ho\ninfranto una quantità di faentine e, debitamente affa-\nmati, ho dato libertà ai miei due molossi. Credete fosse\ndiminuita la cifra cotidiana dei miei sbadigli ?\nAllora mi sono latta costruire un tabouret alto tre\nmetri e mezzo. Da ieri sto lassù per ore a leggere\nNietzsche e a masticare lukumi. E mi annoio ancora,\nradioso Tannhaiiser, mortalmente come un giardino\npubblico\nFu allora che Tannhaiiser l'abbracciò come fanno\ni fauni. Sbarazzino intellettuale, egli non soleva abbrac-\nciare le donne che nell'istante in cui esse gli offrivano\npiù eloquenti i segni di lor labilità. Poi se la serrò\nsul cuore come una cetra e subito ecco sul cuore gl i\npare di sentirsi rovesciare la malinconia di tutte le\nReggie sparse nel mondo, dalle Alambre che dormono\nal sole ai Kremlini intirizziti di gelo e di spavento .\ngli percote l'olfatto l'esalazione delle vaste scuderie abl\nbandonate, delle poltrone di marocchino, dei clavicem-\nbali che agonizzano soli e senza scampo nei salotti e\nnei talami reali.\nUna vertigine.\n— Vuoi ch'io sia il tuo liberatore?\n— Voglio che tu sia il mio liberatore. Portami a\ntraverso le steppe e sugli estuari! Tu sei la Vita,\nl'Avventura, il Pretesto, la Forza: la Diversità, come\ndice il tuo biglietto da visita. E poi conosceremo gli\nsplendori che 1 grandi pleniluni rossastri accendono\nsul dorso delle cascate diluvianti in seno a foreste pri-\nmordiali\nTann la guardò accovacciata contro il suo petto,\ngli occhi pieni di lacrime.\n— Sì: noi valicheremo la sinistra aridità delle\nSierras e l'urlante monotonia della duna....\n— Solcheremo la turchina malinconia dei laghi\nSavoiardi e il torpore micidiale dei mari d'asfalto e di\nzaffiro\n— Pranzeremo con nidi di salangàne in un bosco\ndi Giava e risaliremo il Myania in piroghe simili a ip-\npocampi....\nSapremo il fischio del Maelstroom, ebbrezza mia,\nl'identità delle Pampas orlate di sangue.... Sì! sì!\nmio cavaliere. Rubami a questo cielo ! strappami, divin\nvagabondo, a questo tedio mortale ! fammi vivere e\nmorire in te, bellissimo Tannhaiiser, cuore sparso e\nuniversale di tutte le cose eterne e senza patria. Oh !\nsia benedetta la tua grande anima di sradicato e tre\nvolte benedetto il tuo pitocchino di che con-\ntiene tutta la tragica odissea del profumo terrestre....\n\nPOESIA\n\nCarlo Linati."}, {"page_pdf": 42, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.42", "texte": "POESIA\n\nORAGE\nLouis Mandin.\nUn orage a dans l'ombre éclaté sur ma téte,\nEt sous lui je marchais, et je ne l'ai pas vu.\nC'est que rien n'est pour moi nouveau dans la tempète\nEt que son feu, je l'ai dans mon coeur trop vécu.\nLe eiel qui croule et, déluge, ruisselle et gronde,\nN'est que le bruit du sang qui dans mes veines bout.\nJe ne crains pas la foudre où s'illumine un monde,\nCar je la porte en moi, souriant et debout,\nEn élans, visions, éclairs d'or qui se laissent\nDévorer par la nuit après avoir brillé.\nDes flammes tombent de mon sein, et d'autres naissent.\nDes flammes tombent, qui s'attaehent à mon pié.\nMais qu' attendrais-je encor des flammes qui renaissent?\nOrage, si mon front n'a pas sous toi plié,\nC'est que, depuis longtemps, je te traine à mon pié.\n\nL'ALBATRO\nEd. Machado\nNell'aurea apoteosi del levante,\nil sole, come globo in fiamma, splende;\nper la natura tutta si distende\nla luce somma del dì trionfante.\nIl genio altero, l'albatro gigante,\nacclama per l'azzurro mentre fende\nlo spazio, e l'ali concave protende\ndal fango e dalla polvere distante.\nMa il tuono rumoreggia di repente,\ns'asconde il sole, la tenèbra impera,\ncome un lugubre velo misterioso\ncala giù nello spazio lenemente,\ne il fulmine col rugghio d'una fiera\nsfida ed uccide l'albatro glorioso.\nTraduzione dal portoghese\ndi Gilberto Beccaci.\n\nINCUBO\nAldo Palatini.\nNotte stellata. Un gamberaccio lento\nsi stringe i mucchi di sue viscide ova\ne, colle chele, va abbrancando a stento\nla putrida esca, che tra i sassi trova.\nIl pescatore posa sonnolento,\nbieco aspettando il fin della sua prova;\nma il fanalino s'è consunto e spento:\npare che al mondo nulla più si muova.\nTriste paura: ch'egli inerme e solo\nvede l'orrendo essere allungare\nle tenaglie. Inchiodate al freddo suolo\nle braccia rigide, attende avanzare\nla cupa bestia, che le adunche croste\ngli avventa al cuor, tra le profonde coste."}, {"page_pdf": 43, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.43", "texte": "POESIA\n\nVENERE AGRESTE\n\nCanto\nLa svinatura.\nFuror Pagano m'agita ed offusca\ncome se, ebro, nei forbiti abacoli\nalla notte di fiaccole corrusca,\nfossi, o vino di Scio, pe' tuoi miracoli\ne te bevendo in una tazza Etrusca\nvedessi avanti a me cinti di macoli\nvelli di manse belve e di rugghianti\ni fauni caprigni e le baccanti!\nLa mente insonne in folleggianti schiere\nempion di sè le strane visioni\ndi femmine, di tirsi, di pantere,\nd'evie, di tori e candidi montoni,\ntra le vampe d'un alto incensiere,\ntra i pulvinari, dove ignudi e proni,\nbevono incoronati uomini olenti\nconserti in mostruosi abbracciamenti.\nNon so se vino o sangue è che rosseggia\no se il divino mio spirito migri\nverso la Morte, tanto in me vaneggia\nil fiero sogno a cui fochi impigri\ndànno alimento in un'ardente reggia.\nSchiavi Etiopi che mal dome tigri\navvincono a colonne, di lavoro\nmeraviglioso, con catene d'oro.\nOh! spumeggianti figlili d'argilla\ndi Cécubo, di Bròmio e di Falèrno\nonde la gioia dentro i petti stilla,\ngirar per i trapezi io vi discerno.\nCol nero braccio cinto d'un'armilla\nd'oro vi mesce con gorgoglio alterno\nignuda fuor della succinta tunica\ndi bianca lana una fanciulla Punica.\nLi orchestredi già toccan gl'istromenti\ne l'Auletride a cui le labbra chiude\nl'infula schietta, ai morbidi concenti\na pena le purpuree labbra schiude;\nfra gl'irti gladi intanto sapienti\nvolteggian le Petauriste ignude\ne dai tripodi d'oro ai piani eburni\nfumano lenti gli odorati alburni.\nMa più de' piatti d'Asia o d'Oriente\nquando i cratèri giaceranno a terra,\nm'urge nel cor la voluttà frequente\nche l'orgia pazza, libera disserra —\nch'io mi avvolga nel turbine furente\ne giaccia al fin dell'amorosa guerra\nfino a che l'alba le cortine schiuda\ncon qualche bianca lottatrice ignuda.\n0 rincorra fra i mirti e fra gli allori\noltre i romor di nacchere e sinistri\nfischi, per chete grotte, antri sonori,\nle neri-ciglia a cui d'opachi bistri\ncinti dàn gli oechi flammei e bagliori,\nfin ch'io le giunga e disdegnando i sistri\nmeco le tragga dove entro i capaci\nscili il Benàco attingerem tra' baci!\nE il vino indulga ad ogni mia vittoria!\nMassico dolce o biondo Sorrentino,\ne mi avvivi le forze e la memoria\ndell'Esser, vana, mi cancelli fino"}, {"page_pdf": 44, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.44", "texte": "POESIA\n\na eli' io mi senta di novella gloria\neffuso in petto l'alitar divino\nsì ch'io mi creda re del triclinare\nnella fallacia dell'immaginare.\nMa se tal sogno si facesse certo,\nfuor dell'ebbrezza che m'incombe ed arde,\nincoronato d'un pampineo serto\nse fosser l'opre alle mie voglie tarde,\nfarei dar morte a qualche mio liberto,\nnudo fra nude donne maliarde\nper offrirne gli spasimi, felice\nal riso d'una bella imperatrice.\nVieni Pagano Spirito! L'ebbrezza\ndammi dei canti ch'io vagheggio, assorto.\nDammi o vino il furor che incende e spezza,\nil piacer della vita ecco, è risorto;\nil mio verso si piega alla carezza\ncome al tramonto l'èrica in un orto\nabbandonato, quando il sol che langue\nsui monti versa il suo fulgido sangue.\nCanterò l'uom che beve e l'uom che danza\nl'uomo che bacia colla bocca forte\ndel vino ch'ei libò con esultanza.\nEi viene! Si spalanchino le porte,\nignudo colla sua divina amanza,\ninerme, tra la vita e tra la morte\nbarcolla, spezza, intreccia balli, uccide,\naccende, spegne e, procombendo, ride!\nQuella notte d'Ottobre era si mite\ncosì fitta di stelle e sì serena\nche alle selve di pioggia redimite\nnella promessa della luna piena\nfremettero, ebre, le diverse vite\ndal gran cervo alla tremola falèna\ndal tronco immoto al giunco fremebondo\ndal sasso inerte, al pòlline fecondo.\nGli antichi abitator dello boscaglie\ndopo il tramonto presero a chiamarsi,\nsotto l'opacità delle ramaglie\nfu tutto un frusciare, un ridestarsi\nfrulli di penne, folgorii di scaglie\nun trapassar di velli freschi ed arsi\nun piantar d'orme ne' meandri umidi,\nfra i talli erbosi ancor gemmati e l'umidi.\nAndavan tutti verso una collina\nrossa di scope, dove una radura\nabbagliante d'amianti e sabbia fina\nquasi a picco sorgea sulla pianura,\naddormentata in quella nebbiolina\nnova che brilla a par di limatura\nd'argento schietto e sulle fronde lieve\nsi posa lenta come fa la neve.\nf laghi popolarono le sponde,\nrisuonaron gli stagni e i torpi guadi\npoi che lasciar le cupe acque profonde\nle driadi gioconde e le najàdi.\nAnnitrire alle lor cavalle bionde\ns'udivan lungi i bei giumenti bradi\ne fuori degli ontani e degli avorni\nrompevano, spumando, i liocorni.\nLe amadriadi fuor della corteccia\ndistendevan le braccia sonnolente,\ne, nella macchia, qualche aperta breccia\nl'adito dava al fauno ridente\nche al grido dell'amante boschereccia\naccorreva col ferreo tridente\ncui tratte dalle piaghe dei cignali,\nrosseggiavan le punte micidiali.\nQualche Satiro immondo d'in sul ramo\nscrutava forse un morbido giaciglio\ntentando sibilar, come a richiamo,\ncùpido l'occhio sotto il folto ciglio,\nse la timida Ninfa, onde godiamo"}, {"page_pdf": 45, "page_imprimee": "37", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.45", "texte": "POESIA\n\ndel biancore del cuo corpo di giglio\nuscisse anch'Elia dalla selva bruna\ncon l'altre belve a salutar la luna.\nImperocché dal bosco, indisturbata\nverso le cime con romor di mare\n(ne fremeva la terra calpestata\ned era fra le frasche un gran frusciare)\nirrequieta uscia la cavalcata\ndi groppe con un lucido ondeggiare,\ndelle biformi Deità che ancora\nnel fitto delle macchie han la dimora.\nLe occulte forze scaturian sì come\ngemme di polla nella sacra notte\ne le arbori sciogliendosi le chiome,\ne il seno aprendo le verginee grotte\ndavano il varco a forme senza nome\nche dietro al muto cenno, ininterrotte\nfluivan come acque di fontane\ndall'ombra inesauribile di Pane.\nFino dal mar che all'ignorata foce\nalternava coi dolci i salsi flutti,\nl'Ippocampo venia muto e veloce\ndel lito antico ai gran margini asciutti,\npoi che l'appello gli gettò con voce\nsonora sì che risuonò fra tutti\ngli altri richiami, in mezzo all'onda amara\nuna Sirena dalla voce chiara.\nLa Sirena che il corpo attorce e snoda\nla Sirena aspettava il suo cavallo\ndal crine d'alga e dalla squammea coda,\nsdraiata sopra un banco di corallo\ne di suoi canti lo invitava a proda;\nle note parean gemme su cristallo\ned egli venne a Lei battendo l'acque\ne, di gioia annitrendo, la compiacque\nMa già della montagna, incoronata\ndalle frigide stelle autunnali,\nla solitaria vetta addormentata\ns'inargentava di candor nivali.\nTremò la nebbia mobile librata\npei muti piani e tutti gli animali\ne i biformi e le belve e i mostri e i cieli\ntacquer d'un colpo, del prodigio aneli.\nEra la fólta e multiforme greggia\nnera sul colle incontro al cielo chiaro.\nOr ecco, monta d'una tenue scheggia\nl'acuta punta, bianca al par d'acciaio,\ncontro una cima, tremola, rosseggia\ncresce, s'incurva, al par d'un reliquaro\nsorge solennemente e in cima al monte\nsta, come ferma in mezzo all'orizzonte.\nNel dolce lume che le cose inonda\ne gitta l'ombre lunghe in mezzo a' piani\ne delie selve fruga entro la fonda\nopacità, de' culmini lontani\nle sinuosità svela, dell'onda\ntutti i capricci e i mutamenti vani,\ndormon dell'uomo pio le case bianche\nsparse pei clivi come greggi stanche.\nE la turba incomposta alza il rumore\ncontro la faccia della luna piena\nche de' cieli stellati il tenebrore\nveloce monta e illumina serena,\ne risponde al clamore, altro clamore\nda un'aia folle a cui la nova scena\navea chiamato gli uomini, felici\ndel vino tra l'ebbrezze allettatoci.\nOdor di vino e suon di baccanale\nper i campi s'effonde e i cor silvani\npunge d'ebbrezza soprannaturale,\ne gli Egipani battono le mani,\ne, quasi in pugno avessero il boccale,\ni centauri fulvi e rabicani\nalzan le destre e curvano i garresi\nampio-guizzanti, immemori di pesi."}, {"page_pdf": 46, "page_imprimee": "38", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.46", "texte": "POESIA\n\nQuesto compivan grande incantamento\nla dolcezza del'vino e della\" luna\nd'ottobre per la notte alta d'argento\nquando la prima .'nebbia si raduna\nd'autunno e sui lecci arpeggia il vento\nfreddo che sa le foglie ad una ad una,\ntrarre alle rame con respiro alterno\nper molinarle nel brumoso Inverno!\nx\nSopra all'aia del Rosso erano i canti\nle risa, gli urli della svinatura,\nquando dai piani udiron le acclamanti\nvoci della silvestre genitura\ne in frotta, come un'orda di baccanti\nusciron tutti a salutar la pura\nNotte lucente e videro nel pieno\nsuo lume il cheto ciel pender sereno.\nE il Rosso disse: Il cielo è tanto chiaro\nè così mite questa notte amica\nche mi sarebbe, a voi sarebbe amaro\ntornare al fumo della stanza antica.\nQui s'apporti d'olive un piatto amaro\nche ci aguzza la sete e ci nutrica,\ne un rosso doglio di quel mio vinetto\nche già spillammo, così lieve e schietto.\nL'Ava e le donne ornai giunte alla china\nrestino in casa e mondin le stoviglie\nchi l'erta monta o non ancor declina,\ni giovinotti e le ridenti figlie\nsaran de' nostri e al suon dell'ocarina\ncoi petti ansanti e le gote vermiglie\nballeranno contenti infra di loro\ned il vin novo ci darà ristoro.\nMa si levaron due bifolchi irsuti\ndicendo: Sarem noi musici destri;\nin molte veglie abbiam coi suoni arguti\ndestati gli echi arborei e rupestri;\nin molti giochi ed in trescar saputi,\ndella Furlana noi sarem maestri\nse v'ha chi danzi con adatta donna\nche bene atteggi il piè, regga la gonna.\nEcco, e l'un che vestito era di velli\ncosì che dimostravasi. capraio,\ntraeva fuor di certi suoi fardelli\nd'antiche floscie cornamuse un paio,\ne, tentandone, i fianchi, dai cannelli\na prova trasse un roco suono, un gaio\nsquillo; di poi la men capace elesse\ned un nuovo cannuccio vi commesse.\nL'altro d'incolta chioma, il largo petto\nvilloso e nudo come un piè-fenduto\npose le mani ad un cotal sacchetto\nche aveva in collo e trassene un leuto\nstrano, un informe, un intricato oggetto\nfatto di canne, in vetta largo, acuto\nnel fondo, stretto con dell'erbe strane\ncome l'antica fistola di Pane;\ne disse : Vo' sentir s'egli non sfiati !\ne della bocca córselo veloce\ne sì ne trasse con alterni fiati\nuna ed un'altra differente voce\nfin che di suoni dolci e modulati\ntutta fu piena la silente foce\ndei monti assorti nel fulgor d'argento\nalla soavità di quel concento.\nSalivan lunghi i bei suoni divini;\nempirono i boccali e li votarono\nacclamando e ridendo i contadini,\npoi le forti compagne salutarono\npesantemente di lor goffi inchini\ne, battendo le palme, le invitarono\nal rozzo ballo onde ciascuna è franca\ncol piè levato e con la man su 'anca."}, {"page_pdf": 47, "page_imprimee": "39", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.47", "texte": "POESIA\n\nConcesse al vento svolano le còcche\ndei fazzoletti di color vivaci,\npresso i volti s'incurvano le bocche,\ncuopre il sordo romor gli strilli e i baci,\ne carezzate dalle ardenti ciocche\ndei capelli si stendono procaci\nle forti donne in sulle forti braccia\no sui gran petti posano la faccia.\nMa il Rosso stanco ed ebbro della danza\na pie dell'orcio, nel capace petto\naccoglie con vivissima esultanza\ndal generoso spillo il vin diletto.\nSol per vantarne l'alta rinomanza\ned il sapor senza confronti schietto\nlascia un istante e poi l' ingorda bocca\nritorna al doglio e vinto, alfln, trabocca.\nCheta è la notte. Dentro la boscaglia\nnel perleo chiaror danzano i Numi.\nScherza, folle, di mezzo alla ramaglia\nla luna e brilla sopra i cheti fiumi\ncinti di nebbie. Il vin sue forze scaglia,\nfatte di vampe rosse e di profumi,\ncon violenza dentro i petti umani\ne l'acre aròma suo diffonde ai piani.\nDove, cheti, discendono lasciando\ndietro di sè l'ebbrezza e la follìa\nil bel Giovanni e la Ondando,\ndei suoni la dolcissima malia\nli accompagna, smorendo e lontanando\ncol ritmo d'una lenta correntia.\nVanno essi, certi, senza far parole\nper la notte protonda, incontro al Sole!\n2 ottobre 1905.\n(Dal poema Italico : Venere Agreste\ndi prossima pubblicazione.)\n\nF. Paolieri.\n\nFONDRE!\nJules Romains.\nJe cesse lentement d'ètre moi. Ma personne\nSemble s'anéantir chaque jour un peu plus :\nC'est à peine si ie le sens et m'en étoime.\nLes les maisons, le bruii des omnibus\nEt le scintillement des vitres, d'un coup brusque\nSe renvoient ma pensée, et l'éraiettent à force.\nBousculé par les apparences de la rue,\nJe me suis tout vidé de vie intérieure.\nMon étre diminue et se dissout. La ville,\nL'effleurant de sa langue avidement flatteuse,\nLe retourne, le suce, et cherche à l'avaler.\nJe suis comme un morceau de sucre dans ta bouche,\nVille gourmande ; mais ie n'ai point peur de toi ;\nCar, pour ceux dont le vent gerce l'ame et la peau,\nEt qu'un rève a giacer de terreur, quelle joie\nDe fondre dans ton corps immense où Fon a chaud!\n\nGÊNOISE\nAchille Richard.\nDescendant à pas lents la ruelle marine\nQui dévale dans l'ombre en grouillant vers le port,\nSous les linges claquant à la brise saline,\nEntre les vieux palais où tant de gioire dort,\nGrande et svelte, aux flancs murs, à la ronde poitrine,\nMarchant rythmiquement et d'un superbe port,\nEn tenant des deux mains sur sa téte divine\nLa corbeille d'osier pleine de beaux fruits d'or,\nJe te revois, portense à l'allure de reine,\nT'arrèter et piquer d'une raain souveraine\nUn oeillet à ta bouche au sourirefvermeil ;\nEt comme flèrement tu reprenais ta route,\nSous un rayon soudain ta chair frissonnait toute,\nEt sur tes cheveux blonds tu portais du soleil."}, {"page_pdf": 48, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.48", "texte": "POESIA\n\nODE A MARCONI INVENTORE ITALIANO\nRomualdo Pantini.\nQuel fremito indistinto\npiù rapido che dardo\npiù sicuro che il fato —\nnuovo del nume afflato,\nraggio di nuovo sguardo —\nor la materia ha vinto ?\nQuel purissimo istinto\nrimbalzò dagli abissi\nche i pelaghi trascorre\nche trascorre le forre,\nche i divieti ha rescissi\ndello spazio e dei tempi\nsenza luce d'esempi?\n0 gran pensiero umano,\nil vii tramite è infranto\ne all'etere infinito\ntorni il pulsar d'un dito!\nOgni gioia, ogni pianto,\nogni sognar più vano\nviola il mondo arcano,\nor è fatto universo\nmessaggio a chi lo spera,\ne va con la bufera,\nva col cielo più terso\ne si fonde al destino\nper l'etereo cammino.\nSalve, divinatore !\nSalve, spirtale atleta!\nNella notte profonda,\nche sembra il vero asconda!\nti s'aprì la più lieta\nvisione d'amore,\ne sentisti il tuo cuore\npalpitar co' fratelli\ndelle inospiti sirti,\ne gli stellanti spirti\nparean dal ciel più belli\nsorridere al pensiero,\nche solcava il mistero !\nNel tuo nome, o Marconi,\nil miraggio si assume\ndi nuove itale sorti.\nLa Madre parla ai forti\nfigli ch'aureo barlume\ncacciò contro i monsoni:\nchiama la Madre e i buoni\nfigli treman sommessi\ndi religion più viva\nper la zolla nativa,\ntremano per sè stessi\ned affrettano il giorno\ndel fiorito ritorno.\nGorgo non prevarrà\nsul naufrago assetato\nse di vita gli è scrigno\nil suo magico ordigno.\nSul mar, sul mare il fato\nd'Italia avanzerà!\nMuto sai ponte sta\ndi un nume emulo il Duce\ne il solito comando\nvi ha più che ogni brando\ne al conquisto adduce\nsul furor dei perigli\ni ferrei navigli!\nTorna, Divinatore !\nSe la patria infingarda\nspinse le prue ad altre\ngenti più ricche e scaltre,\nor atterrita guarda!\nRisolca i mari, o cuore\nalato, al nostro amore\ntorna per sempre. Roma\nsu Monte Mario aspetta\nd'imporre la più schietta\ncorona alla tua chioma.\nQua ti vuole di Yolta\nl'anima che t'ascolta !"}, {"page_pdf": 49, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.49", "texte": "POESIA\n\nEL MARIO\nAttllio Sarfatti.\n(FRAMMENTO POSTUMO)\nMARINA E PANCRAZIO\nSCENA VI.\nPANCRAZIO — Ben scoltè:\nI marii, sia beli o bruti,\nXe noiosi, xe insendosi\nVeci o tosi, quasi tuti.\nLa muger, povara grama,\nResta sola, e la consola\nLa parola de chi l'ama\nChi per eia se la in quatro,\nNo è perdio quel cao patio »\nDel mario, che va al teatro,\nAl Ridoto, a far'ciasseti,\nA zogar, a smorosar,\nA contar i so difeti.\nXe più tosto in casa e fora\nSempre arente, sempre ardente,\nE1 servente che l'adora.\nMARINA — Caro mio, gavè torto.\nPANCRAZIO — Torto?\nMARINA — Sicuramente\nE ve lo provo.\nPANCRAZIO — Oh ! brava !\nMARINA — E1 cavalier servente\nXe un impasto curioso de tante qualità,\nMa quela che predomina xe la so vanità\nXe vero: el ne compagna, el ne lustra, el ne brama,\nMa perchè el mondo diga: « Quelo ga la tal dama ».\nL'è in man nostra un zogatolo che ne diverte, un omo\nDe legno che ne porta quel che ne intriga, un tomo\nChe se ne vede triste ne fa ridar, un can\nChe a tempo la eoa mena e ne lica la man.\nEl xe una marioneta che ride, parla, tase,\nSta in piè, se senta, core, secondo che ne piase.\nMa ]e done de spirito, le done che ga sai,\nSa valutar i omeni per quel ehe proprio i vai.\nPer questo, l'amor vero, caro poeta mio\nEl più fedel amigo.... resta sempre el ma\n*•••••••"}, {"page_pdf": 50, "page_imprimee": "42", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.50", "texte": "POESIA\n\nΗYΝNO DE LA ANAROUIA\nFrancesco A. Siccardi.\nTalleres obscuros, sin aire, refugio de hambrientos,\nprisiones, prostlbulos y fràguas ardientes,\nejércitos, claustros ! Vampiro del pobre !\nOsarios del pobre! Que sientan los ricos sus mugres!\nVeràn si se pudre la seda, toccando la rona,\nsi matan las fràguas,\nsi el pecho encorvado, cosiendo, se enferma,\nsi agrada que mueran los hijos,\ncumpliendo veinte anos ! Veràn si se pudre\nla seda, toccando la rona!\nLos campos? Estàn llenos de brutos humanos,\nviviendo en pesebres. Los chicos -se comen los pastos,\nlos hombres las hojas caldas\ny muerden feroces los troncos. Las vlrgenes\nderraman su sangre, manchando los céspedes,\nretozan y gritan y danzan, sintiéndose madres\ny el bosque cobij a en la sombra\ny oculta los partos hediondos. Los campos\nestàn llenos de brutos humanos viviendo en pesebres !\nEl cielo ? No tiene ni azules, ni calmas\nni albergues felices,\nque endulcen siquiera la muerte del pobre blasfemo.\nRepudia sus blusas, los trapos raidos\nque cubren el cuerpo del pobre, en el ùltimo viàtico,\nen marcha hàcia el limbo!\nEl cielo es del rico. No quiere tristezas de ronas,\nporque ama los rasos crugientes,\nel corpino de seda,\nlas carnes sensuales, nutridas de vinos,\nlos biancos escotes de màrmol. Los cielos irrjustos\nrechazan al pobre en el ùltimo viàtico.\nen marcha hàcia el limbo !\nLo venga en la tierra la horda....\nNo dicen que es bueno,\ndestruir de la horda la marcha sai va j e,\nromperle las vertebra s,\ncrearle las guerras, el canon y el eskrapnel\ny llenar la campana do tumulos blancos,\nformadas de tibias, caderas y cràneos ?\nNo dicen que es bueno\ndestruir de la borda la marcila salvaje ?\ni Son bombres acaso ? Podrà el poderoso\ndestruir lo intangible, el fantasma, la sombra,\nque lleva en la entrami el dolor de los siglos\nque lleva lo injusto, la càrcel sin culpa\nel harnbre sin culpa, U miseria que crea el prostibulo,\nque lleva la idea,\nque à cuchillo, a balajos, à incendios\nde los tiempos pasados los crìmenes venga?\nPodrà el poderoso decirle à la luz que no brille ? i La horda?\nAcaso las làgrimas\nla sangre de màrtires, los negros patibulos\nel reguero de muertos, que cruza la hi storia ,\nel reguero de muertos de peste, de guerras\nde pobres suicidas, de pueblos caldos\npor las libres montanas, por las libres llanuras,\nfortisima ofrenda à la tierra nativa,\nla esclava misèrrima, acaso el exilio,\nla nostalgia que piensa en la patria lejana,\nla nostalgia de horrendas congojas, acàso esa angustia\nha rodado en el tiempo corno larva infecunda?\nEl humus ha hervido. Lo abonan las làgrimas,\nel reguero de muertos, que cruza la historia,\nsacrificio del pària a la infamia homicida del dèspota,\nlos pueblos caldos,\nfortlsima ofrenda à la tierra nativa,\nà sus libres montanas. à sus libres llanuras ;\nlo abonan los lutos del arte,\nlas hambres, los frlos del pobre y el dolor del exilio.\nEl humus ha hervido.\nDe su carne caliente revienta la horda,\nel espectro salvale è intangible,\nque lleva en la entrami el dolor de los siglos!!"}, {"page_pdf": 51, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.51", "texte": "POESIA\n\nIDILLIO\nNino Stellacci.\nAl 'poeta F.\nDove vi siete, o estatici, incontrati,\nBrucianti entrambi de la stessa ebbrezza,\nEssendo ancor del bacio il fuoco vivo,\nAn''or tiepida in viso la carezza?\nMentr'ei de la vezzosa contemplava\nIl biondo crin dal sole carezzato,\nL'omero d'ambra dai riflessi vaghi,\nElla stessa l'avea laggiù mirato.\nE senza dirsi una parola sola,\nSenza parlarsi de l'egual desio,\nLa mano ne la man, presero entrambi\nper il vial deserto, in dolce oblio.\nE solo nella pace e nel mistero\nDel bosco ombroso, in dedalo silente,\nSi stesero le braccia in forte amplesso,\nSi porsero le bocche in bacio ardente.\nSul molle muschio, sotto un padiglione\nDi sbocciami oleandri, a la blandizia,\nAl vago turbinio de le farfalle\nBevvero goccia a goccia ogni delizia.\nPoi si levaron, come spirti erranti.\nSospinti da l'arcan ritmo gentile\nDei venti che dei rami si fan cetra,\nDegli uccelli trillanti al sol d'aprile.\nQuesto bel sogno de la vita antica,\nEternamente ispirerà i poeti;\nEssi dispregian de l'età primiera\nIl candor che si cela e 1 ha segreti.\nPei fanciulli crescenti in clivi aperti,\nTutta è lezion d'amore la natura:\nIl volo de le tortore tubanti,\nLe libellule erranti a l'aura pura.\n0 poveri moderni innamorati,\nChe celate l'amor del core in fondo,\nVoi siete dei bambini vergognosi\nTroppo tardi venuti al vecchio mondo!\nA qual buon fine, la stagion dei fiori,\nVi schiude i suoi mughetti a ciocca, a ciocca ?\nElla invita a l'amor senza rimorsi,\nE voi tremate di baciarvi in bocca!\n\nL'APÔTRE\nBaron Roef d'Ungern Sternberg.\nC0119U dans le péché, nonrri dans l'iguorance,\nIl surgit au déclin d'un siècle maladif.\nSon coeur qu.e ravageait un désir de souffrance\nEtait le coeur blessé d'un redemptur tardif.\nIl flétrissait l'erreur, l'orgueil, la jouissance,\nAvec le sombre accent de l'àge primitif.\n— Parfois, quand il pleurait tout bas son impuissance,\nSes traits s'illuminaient d'un charme fugitif ;\nMais son oeil insoumis sous un front d'épigone\nRayonnait sans chaleur, comme un soleil d'automne.\nles portes se fermaient et les coeurs restaient froids.\nSans exil, sans patrie il parcourut la terre,\nDétaclié de la vie, il chercha le Calvaire, —\nMais l'herbe avait couvert le chermin de la croix."}, {"page_pdf": 52, "page_imprimee": "44", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.52", "texte": "POESIA\n\nFELSINA MATER\n\nI.\nBologna, i' vengo in dolce atto d'amico\n(v'ebbi la vita ed avrò sepoltura)\ndentro il gran cerchio delle vecchie mura,\nche ti promise d'oro Federico.\nAlto ti guarda — cavaliere antico\ncostretto nella solida armatura —\npapa Gregorio e la sua gran figura\npar vegli un invisibile nemico.\nIo veggo ancora il gesto del vicario\nche ti battezza al fonte della gloria,\nperchè invitta tu sia lungo il calvario;\ne veggo — sopra gli odi e sopra l'ire —\nverso te, ancora, e verso la vittoria\nla sua mano protesa a benedire.\nII.\nGiovanni, i servi mauri e i levrieri\nnon veglian più gli spalti del castello?\nFuron travolti anch' essi nel macello\ncoi figli tuoi, gli schiavi, i falconieri ?\nTu fuggisti... ma il papa ai vinti arcieri\nrichiese la tua testa per barzello ;\ne della torre domandò il martello\nper punire del capo i prigionieri.\nNulla potè su'l milite cadente,\nsopra quel bieco arnese di caserma\ndella tua donna il fascino possente.\nVano, 'sta volta, il giuoco dell'amore\nfùr per Ginevra e la sua legge ferma:\nsalvar la vita e barattar l'onore.\nIII.\nVecchia Bologna, Guido Quinicelli\nal suon di monocordi e ribechini,\nti diè retaggio di ritmi divini\nsonanti, qual su porfido gioielli.\nBentivoglio i tuoi paggi arditi e snelli\nrese per te superbi paladini,\ne le tue donne dagli occhi turchini\nfiorirono il silenzio dei castelli.\nNei tempi, dove Cino da Pistoia\nalle madonne preludiò del Francia\ndai volti aperti in sovrumana gioia,\nlasciò i suoi sogni il saggio rimatore,\nil condottier depose la sua lancia,\nle donne immortalarono l'amore.\nIV.\nNon oggi — come un giorno — nei tornei\nmontano le tue donne i palafreni,\nimpazienti per l'odor dei fieni\ne per l'urto sonoro dei trofei.\nAllor le dame dai pudichi nèi\ndescrisse col pennello Guido Reni\ne figurò negli orti ampi e sereni\nsimili i tuoi garzoni a semidei.\nOggi a nove lascivie e a giuochi rari\nlanguidamente ogni stagion t'invita\nnelle vigne, negli orti, nei pomari....\ne tu volgi i diurni ozii alle grigie\nlussurie e accendi al fiore della vita,\ndentro la notte, le tue cupidigie."}, {"page_pdf": 53, "page_imprimee": "45", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.53", "texte": "POESIA\n\nV.\nAgili puri fiammeggianti stocchi\nle tue torri si librano nell'aria\ne dalla cima nuda e solitaria\nguardan con occhi torbidi gli allocchi.\nSe mai verrà che una saetta scocchi,\nmortale, da una córte sagittaria,\ntu, Bologna, vedrai sole nell'aria\nle tue torri precinte da cent'occhi.\nCome al tempo dei liberi comuni\navran, quel dì, civile sacramento\nquanti nel ventre tuo, Felsina, aduni.\nE, nel furor dell' ira popolare,\nogni uom soldato ed arma ogni stromento:\nl'aste dei troni e i chiodi delle bare.\n\nCarlo Vizzotto.\n\nALLA MIA SCURE\nEmilio Zanette.\nScure, falcata qual recente Luna,\ntu ridi in tuo nitor d'un tristo riso\nsiccome donna di pallente viso\nche l'ire nella bocca aspra raduna:\nChe minacci col grande arco pugnace\nche come l'occhio di Medusa impietra?\nle tue selvagge gride la mia cetra\nnon teme, no, non cerca essa la pace !\ngrato m'è l'inno tuo c'aito risuona\nnei boschi con lontana eco di guerra:\ntu sei la forza che l'ignavia atterra,\nla forza bella che non mai perdona-\nlo t'amo, o scure; allor che ti brandisco,\ncome la panna, mia lunata spada,\nti guardo e grido: non invan tu cada!\ncon penna o scure non invan ferisco.\nE teco a paro il braccio mio discende\nsul ceppo come sovra osti! cervice:\ndi scoscenderlo infine alla matrice\nla tua gioconda crudeltà mi prende;\ninvano il legno si contorce e geme:\npietà nessuna pel suo fiacco pianto —\nscoppia il tuo riso come vetro infranto,\nl'anima tua nell'anima mi freme.\nLa sento, d'acque rigide temprata,\nbalzar la sento nel mio fresco petto :\nla mia parola, come duro elmetto,\nsona d'argute cuspidi ferrata.\nOh avere il taglio tuo sulla mia lingua\n— e più tenace — a fendere lo smalto,\na fender bronzi con sicuro assalto,\ncon fiamma che alcun mare non estingua;\navere il tuo metallo entro il mio verso,\nche cozzi e scoppi d'ire e di faville,\ncome la domatrice asta d'Achille,\nsul cinguettiero ciurmador perverso !"}, {"page_pdf": 54, "page_imprimee": "46", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.54", "texte": "NELLA PICCOLA CASA\nG. Franquinet de S. Remy.\nI.\nNella piccola casa a piè del monte,\nche tante gemme aveva a primavera\nviste occhieggiar dall'àrbore di fronte\ne udite tante voci di preghiera,\npoi che furon le nostre anime pronte\ntu giungesti, o piccina, in una sera\nche le foglie cadevano nel fonte\ndel giardino e soffiava la bufera.\nIl buon nonno ti trasse fra le braccia\nabili ancora a contrastar la morte\ne ti condusse all'aspettante cuna:\nla mamma ed io ci riguardammo in faccia\nbenedicendo, taciti, alla sorte:\ndalla finestra irradiò la luna.\nII.\nNella piccola casa, ove alla vita\ngiorno per giorno dischiudevi gli occhi\ncèruli e con soavità infinita\nsorridevi ai tuoi cari e ai tuoi balocchi,\npiegò la mamma le esili sue dita,\ndonde la grazia par che si discocchi,\nalle cure più umili contrita,\npiegò la mamma supplice i ginocchi.\nPregò, piangemmo. « Non c'è più speranza?\ndica, dottore: abbia pietà! che fare?\nil nostro sangue per la sua salvezza... 2-\nDi quel reo morbo ora più nulla avanza\nma la mamma, pel troppo affaticare,\nè un po' malata... fàlle una carezza!\nIII.\nNella piccola casa, ove d'argento\nsquilla di nuovo il tuo linguaggio arguto,\nverrà un giorno, o piccina, io già lo sento,\nverrà un giorno d'un trepido saluto.\nLa mamma ed io nasconderemo a stento\nun dolor ch'è più aspro in quanto è muto:\ntu raffrenando a pena il tuo contento\nne andrai con l'uom che ti sarà piaciuto !\nAnche tu farai il nido e di bambini,\nbelli come tu fosti, avrai corona\ne sarai de' lor baci anche tu avara:\nNoi, bianchi e stanchi, rimarrem vicini\na rammentare, o mia compagna buona,\nle bizze e i baci della bimba cara...\nfebbraio 906.\n\nPOESIA"}, {"page_pdf": 55, "page_imprimee": "47", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.55", "texte": "POESIA\n\nNOVISSIMA VERBA\nLouis Thomas.\nLes vaisseaux des guerriere s'envolent sur la mer,\nEt le cri des vainqueurs, que la vague répète,\nS'élance vers le ciel comme un hymne perdu.\nLes cythares d'argent sont aux mains de poètes\nCouronnés de rameaux immobiles et verts,\nQui chantent aux vieillards les superbes vertus.\nLa mer est belle avec son long frisson\nEt sa robe changeante;\nMais la mer est lointaine au bord de l'horizon.\nPourquoi partir vers l'inconnu rivage\nQuand il dort dans les bois de si tendres chansons.\nLe long du grand canal où descendent les voiles\nYers les flots que l'on ne sait pas\nIl y a de clairs roseaux et des feuillages pàles,\nEt la brise qui passe y pose son coeur las.\nLes guerriers sont très beaux quand ils partent en guerre,\nSurtout pour qui les voit passer sur le chemin\nEn taillant les pommiers qu' il a plantés naguère\nEt qui lui donnercnt des fleurs roses demain.\nLes aedes sont beaux sous leurs nobles couronnés,\nCar le soleil dorò resplendit sur leur front;\nMais les plus fiers sont morts ignorés de ces hommes\nQui demain les adoreront.\nJe ne partirai pas vers les vaines conquètes\nPuisqu'aussi bien je crains les coups,\nEt j'ai perdu la foi qui bercait les poètes\nCar on m'a dit qu' ils étaient fous.\nLe soleil de l'automne éclaire ma jeunesse\nDe ses pàles rayons,\nEt j'accueille la vie comme une vieille hòtesse\nAvec des joues fanées et de bonnes chansons.\nCar tout est doux ici,\nEt la feuille de l'arbre, et l'arbre dénudé,\nEt la maison d'automne aux fenetres fermées,\nEt la chair des enfants, et le papier jauni\nSur lequel s'est posée la main qui s'est flétrie,\nEt la chaise au jardin où son corps reposait.\nEt dans le songe gris des ombres monotones\nComme dans le plaisir des heures qui s'en vont,\nMori coeur, mon pale coeur, se repose et s'étonne,\nToujours prét à saisir le charme des saisons.\nUn jour qu'il faisait chaud et frais\nJe me suis endormi près d'une douce rive,\nMais le soleil m'a réveillé :\nQnand j'ai tiré mon bras, le dos blanc d'une grive\nS'est envolé d'un champ de blé.\nPourquoi chercher plus loin?\nLe cou rond de ma belle\nSe pàme sous ma main.\nCe soir les colombelles\nChanteront au jardin."}, {"page_pdf": 56, "page_imprimee": "48", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.56", "texte": "POESIA\n\nCANZONE FOLLE\nF. T. Marinetti\ntraduzione di Gustavo Botta.\nAbbassa languidamente le palpebre\nsn l'errabonda follia del tuo sguardo.\nAbbassa le palpebre mistiche e lente\ncome ali d'angelo che si ripieghino.\nAbbassa le tue palpebre di rosa: così vi scivoli\nl'agevole fiamma delle pupille\ncome un sospiro di luna tra imposte semichiuse.\nAbbassa le tue palpebre e poi alzale ancora,\ne potrò alfine perdermi ne' tuoi occhi\nperdermi per sempre ne' tuoi occhi\ncome per laghi assopiti, la sera,\ndi tra fogliami placidi, neri.\nSii dolce, poi che il mio cuore trema fra le tue dita,\nsiimi dolce! L'ombra è intenta alle nostre\nebbrezze ; e il silenzio si china e ci accarezza\ncome una madre intenerita ; siimi dolce !\nIo, per la prima volta, adoro\nperdutamente l'anima mia e l'ammiro d'amarti così,\ncome una povera pazza.\nAdoro le mie labbra, poi che le mie labbra ti desiderano\nL'anima mia è tua, l'anima mia così lontana.\ne azzurra da parermi straniera!\nL'anima mia s'umilia, davanti a te, coni' una\npecorella in sul morire !\nS'addormenta, rabbrividendo,\nsotto i tuoi piedi frali. Così s'inargenta una prateria\nsotto i passi cauti della luna.\nVieni, le mie labbra folli attrarranno\nil tuo viso pensoso e i grandi occhi dolenti\nverso le abbaglianti piagge del sogno,\nverso divini arcipelaghi di nuvole !\nLe mie labbra saranno infaticabili\ncome gli alzai che trascinano lentamente,\nnella rosea frescura mattutina,\nle grandi navi dalle solenni vele\nverso il lontano periato brulichio dei mari.\nE non sarò se non l'alito tuo stesso,\ne recherà il mio sangue il profumo delle tue labbra\ncome un fiume, di primavera, nell'ebbrezza dei fiori."}, {"page_pdf": 57, "page_imprimee": "[49]", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.57", "texte": "Inchiesta Internazionale di “POESIA„ sul Verso Libero\nPoiché le ultime riforme ritmiche, e metriche compiute o tentate nella poesia italiana, accennano a generar confu-\nsione nei cultori meno esperti d'arte poetica, abbiamo pensato d'interrogare le persone più competenti, affinchè la loro parola\nserva a chiarire le ragioni e le forme delle ultime libertà tecniche in poesia. La nostra rivista dunque rivolge ai maggiori\npoeti d'Italia le seguenti domande :\n1.° Quali sono le vostre idee intorno alle |>iis recenti riforme rit mitiche e metriche introdotte\nnella nostra letteratura poetica?\n2.° Quali sono le vostre idee |®ro © contro il così detto verso libero in Italia, derivato dal vers\nlibre francese che Gustave Mahn ha creato in Francia ?\nE perchè la discussione sia più vasta e più concludente, Poesia rivolge ai maggiori poeti e critici di Francia e\nd'Europa la seguente domanda :\nQue pcnscz-vons dn vers libre ?\nPOESIA.ha pubblicato le risposte di\nJdahn, Arturo Colautti, Francis \"Viélé Grif-\nfin, Elmile Verhaerei.2,\nRachilde, FidouardDuc Domenico\nmiati, Marie Daug-uet,\nvio JBenco , A.ntonino\nPascoli , Angiolo Orv, Contesse\nNoailles, Neera, Jules JBois, Albert Moc-\nliei, Albert Boissière,\nGabriele d* Annunzio,\nDehemel, Giovanni Ma\nrili, Arno Hoiz, Camillo\ndor Bueda, Henri GhF.\nBernardini.\nARTHUR SYMONS risponde :\nCher confrère et ami,\nDans un eertain sens tous les vers angiais sont des\nvers libres. Du XII au XV siècle le vers angiais n' a\njamais été obligé d'ètre syllabiquement exact. Ainsi ce\nqui est plus important dans le vers libre frangais c. a. d.\nl'affrancliissement da rythme hors d' une quantité flxe et\nlimitóe de syllabes, est à peu près l'acceptation de ce\nqui a toujours été la loi dans la versifìcation anglaise.\nEn mème temps, il y a dans la poesie anglaise, une\nespèce de vers qu' on pourrait appeler vers libre, relati-\nvement à la eonstruction normale des vers.\nNous en trouvons des exemples dans le « Samson\nAgonistes » de Milton et dans plusieurs poèmes de Mathew\nArnold et de Hewles. On y remarque presque toujours\nque le poète abandonne la rime tout en abandonnant la\nrégularité du rythme.\nF. T. MARINETTI.\n«\nMais cette forme prosodique a été très rarement em-\nployée; ce qui, me semble-t-il, est naturel étant donnés les\nlimites exceptionnellement larges dont jouit la liberté de\nla versiflcation anglaise.\nLa tentative qu' a faite en Amerique Walt Whitman\nn' a rieri à faire avec le vers anglais proprement dit.\nDans son oeuvre superbe, qui a ouvert des possibilités\ninconnues à la poesie, Whitman employe rarement — pour\nplusieurs vers de suite — un rythme foncièrement différent\ndu rythme de la prose.\nPar moments on croit qu' il va trouver un rythme\ncapable en mème temps de parler comme la prose et de\nchanter comme la poésie; mais, avant qu'il l'ait suivi,\nle rythme trop indecis s'est evaporò, et c'est à douter si\nle poète a réellement apergu ce qu' il vient de perdre.\nJLIINO UOLiZ risponde :\nLa forme que l'on appelle en France depuis Gustave\nKahn « vers libre », est en emploi en Allemagne depuis\ndes générations sous la désignation « rythme libre ».\nJ'ai démontré dans mon livre « Révolution de la lyrique »,\nBerlin 1899, comment cette forme est identique dans le\nprincipe avec toutes les autres formes traditionnelles de\nla lyrique et que l'on ne peut pas songer a un renouvel-\nlement de cet Art si l'on n'abandonne pas auparavant ce\nprincipe. Toutes les formes que l'on en dérivait, étaient\narbitraires ! A ces formes arbij' opposai la forme\nnécessaire, seule et unique, qui s'ensuit aussitòt\nque l'on contraint l'expression dans la\n(adequate Fassung) à ce que l'on doit exprimer. Cette\ntàche est si difficile, que les obstacles qu'ofFraient au\ncréateur les formes anciennesen emploi jusqu'à présent\ndisparaissent par co ut re. Néammoins seulement sur ce"}, {"page_pdf": 58, "page_imprimee": "[50]", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.58", "texte": "chemin, puisque selon la loi d'évolution un autre n'est\npas possible, se produirale r de notre Art.\nYoici un échantillon de mes propres essais en ce sens:\nZu meinen fùnfundzwanzigiàhrigen Iubilàum als deutscher Dicter\nlade ich mir alle Gòiler.\nUuch Tinnir, den Fsel Bileams, sowie den Oberhofmarschall\n\\Ihrer Maiestàt der Kaiser in v. Mir bacìi.\nKurz\nsàmtliche Notabilitàten !\nAcht rote Riesensonnen strahlen ihr Licht durch meinen\n[Saal mit den tausend Sàulen.\nDie ganzen breiunddreizig Herrshasten Meiner Zimbuttuer Siegesallee\nivarten an Unferni gressen Buddhatisch als Kellner auf.\nDie Wanzen !\nWir sind schon beim Siriussekt « Prosi, Li-tai-pe »\n« Prosi, Shakespeare ! »\nDie Damen,\ndurch das Genossne genieri,\nknópfeln die Taillen auf.\nVenus, das Rosenishwein, reisst sich das Korsett ab,\nschleudert es Sschopenhauer an den hohen Punschterrinenschàdel,\nkriescht,\ntumt auf die Fafel\nund lanzt das Dessert auf meiner meerblauen Lapislazulischilssel.\naus den bis zum 'Sternkreuz ubereinandergedrehten Galerieen,\n[durch die bunten Zierteppiche, àugt mein Harem,\nvon den Treppen, durch die Fore, aus den Gàrte?i stiirzt es,\n[stròmt es herbei!\nAlle Zonen ! Alle Zeiten!\nMarsmenschen, Mikrozephalen, cler Pithekantropus, dreizehn\n[Brieftràger vom letzten Ordensfesi !\nAliti en ini Wir bel,\nm\\t einem Juchzer,\nwirft si e die Kastagnetten weg.\n« Pst! Sic da! ».... « Nanuf ».... « Nich drang e In! »\nSie kuckt sich kokett iìber die Unke Schulter,\nraffi das Byssusgewand\n■und làchelt.\nSappho\nschmiegt sich an Romeo,\nGanymed ruckt zu Methusaleni, Messalina tàtschelt die Bathseba!\nDer letzte Faltenflor\nsinici.\n« Hut ab! » « Sii zen bleiben! » « Nich auf die Stiilhe steigen ! »\nRegunglos, vorgebeugt,\nsue hi sie ins V/eite :\ndurch schiatte Finger blenden die Bruiste, schimmert das goldne Bliess !\nFrau Bócklin pressi ih rem Gatten die augen zu, Tolstoi schnaubt\n[sich den Bernsleinknollen,\nVoltaire, Ramscs und Unkel Bràsig halten Jceuchend August\nden Stariceli fest,\nTizia'ri und Phidias jubeln Dacapo\nDer Erzengel Michael, der das Prdsidium fuhrt,\ndróhnt mit dern Flamberg auf.\nSilentium !\nPàpstliche Nobeegarden drang en mit ihren Hellebarden die\n[.Menge zurìick,\nFestordner mit roten Nelken ini Knopfloch weisen die Platze an,\nvor die lautlos sich schlieizenden Bronzeflugel\nrauschen in ihren sieben Farben die alten baby lo n ischen\n[Planetenv or hcinge.\nDer Saal verbraust,\nich fiihle Aller augen auf mir in meinen purpurnen Ehrensitz.\nAus der Kuppel,\nlangsam,\ndnrch perlmutterglànzende WòlcUchen,\nfalien\nIdeine blasse Bliitenster?ie.\nHungerblumchen !\nGeflugelte Engelskopfchen singen, Mozart dirigiert:\n«... unter wehenden Blumen blùth tausend Prosi. Vergiss ! Vergiss !... »\nPrànen\nrollen mir in den Fiinfundsieb zig Pfennig schlips mit dem iapanischen\n[Drachenmotiv.\nA.rno Holz.\nGIOVANNI BOFtJELjLI risponde :\nIl verso libero? Ma io non so ancora che cosa sia.\nE l'ho cercato invano, chiedendolo ai poeti vecchi, che\nla sapevan lunga e colloquiavano con le stelle eterne e\nmisteriose in un linguaggio che è la essenza quinta di\ntutte le libertà, e anche cercando nelle risposte giunte a\nPoesia.\nSe per verso libero s'intende trovar la forma, la de-\nfinizione, la musica perfettamente propria alle profonde\nrivelazioni dell'ideale e alla sensibilità inquieta, analitica,\nspasmodica della nostra anima moderna (che poi, quanto\na inquietudine spasmodica rimane assai addietro ai latini,\npare impossibile, i quali furono lirici con Catullo e Tibullo\npiù di tutti i decadenti nostri, agli italiani classici i quali\ndiedero al mondo le odi del Tasso e le canzoni del Leo-\npardi) allora io... attenderò, con pazienza inesauribile,\nquesto verso, del quale in Italia, Gabriele d'Annunzio\nsembra l'annunziatore, e, a ben guardare, non è che un\nantologista abile, prestigiatore e virtuoso.\nMa, attendendo, non so rinunziare a un pregiudizio.\nL'arte è vincolo, è simmetria, è castigazione austera di\nogni vagabondaggio prolisso della linea e del periodo.\nI maggiori rivoluzionari mascherarono o ampliarono\ni confini scolastici del vincolo, della simmetria e della\ncastigazione mai la tradirono o la negarono. Chi afferma il\ncontrario vaneggia o giuoca sulle parole.\nQuando credete, in un grande monumento d'arte, di\ntrovar abolito vincolo o simmetria, non fate che accusare\nil vostro corto vedere.\nSe, penetrate oltre le diversioni apparenti e le audacie\nsuperficiali, le quali incantano gli allocchi, ritrovate ine-\nluttabilmente, il segno connaturato della misura, dell'or-\ndine, della coordinazione sistematica che avevate supposto\nabolito. Walt Whitmann non è poeta per il suo monotono"}, {"page_pdf": 59, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.59", "texte": "periodo salmistico sbandato e incongruo; ma per il fulgore\ndelle luci impensate che dietro parole nude balena per\nvirtù commotiva, ideativa, fantastica. Così com'è poeta\nFrancesco d'Assisi, Guittone, Santa Teresa, e, in certe pa-\ngine, Giordano Bruno. Le c da loro rivelate annegano,\nsuperano, fanno dimenticare la disposizione e la scelta\ndella parola.\nMa non è detto che la scelta della parola e della di-\nsposizione sua non avrebbe meglio loro giovato.\nE T « ode barbara » tirata ad esempio dagli orecchianti?\nNon è essa un'altra antologia polimetra non sempre indu-\nstremente armonizzata sui vecchi accordi dei metri tradi-\nzionali? 11 suo valore non è nella sua struttura formale:\nè rsel sole che rompe anche le nuvole basse e acceca sulle\nmessi in flore dell'anima carducciana. Questione caprina,\ndunque. Avrebbe ragione Silvio Benco, ma a un patto:\nch'egli scrivesse versi e dimostrasse che Riccardo Wagner\nnon è il più miracolosamente geniale creatore di simme-\ntria, di rime, di cacofonie, di stro'e fisse, figurate rincor-\nrenti e convenzionali dell'arte di tutti i tempi.\nCantate per Dio, la bellezza, o pochi randagi e, se ne\nsarete degni, vi accorgerete che la vostra rivoluzione, il\nvostro anarchismo comodo, si risolverà nell'ordine, nel\ngarbo, nella disciplina che sono i caratteri eterni della\nbellezza viva e inspiratrice.\nH,OSA.LJIE JJrispo iide :\nIl n' est pas diffìcile de donner la libertà à une nation.\nMais il est difficile en revanche d'apprendre aux versifi-\ncateurs et aux peuples l'usage sage et precis de cette\nliberté,\nLe vers est — selon son essence mème — toujours\nlibre: il exprime les plus libres sensations de l'àme hu-\nmaine, car il n'a d'autre guide que la plus libre de nos\nfacultés, l'imagi nation. Ceci, quant à sa nature intime.\nSi nos pòres tres sages ont malgré tout, durant des\nsiécles, serré le vers dans les tenailles du rythme et de\nla mesure fixes, c'est sans doute parce qu' une sorte de\n« gràce mystique» est indispensable au vers, je veux dire\ngràce mystérieuse et presque divine qui tour à tour en-\nchante l'oreille et berce l'àme mélodieusement, en alternant\nla langueur et la violence.\nJ' ai trouvé l'amour de cette précision immuable et\nsacrée chez les races romaines, beaucoup plus que chez\nles races gothiques germaniques (allemands, russes, anglais,\nscandinaves).\nYoilà puorquoi je me sens un peu sceptique devant\nles efforts de donner la pleine liberté au vers: je crois\nque cette liberté est en dernière analyse tout à fait con-\ntraire au tempérament poèti que.\nDans les pays du nord, le vers a toujours été et\ndemeure aussi libre qu'il peut l'ètre. 11 n'obéit qu' à cette\nloi unique: ne point mèler les iambes et les trochées car\nl'oreille en souffrirait. Pousser plus loin la liberté veut\ndire tomber dans la prose.\nEn Allemagne les tentatives les plus intéressantes\nsont dues à l'illustre poète Arno Ilolz qui a crée sa pro-\nsodie personnelle. On peut en juger sur sa réponse à\ncette enquéte et publiée dans ce numéro de\nDonner la liberté au vers, c'est à peu près la mème\nchose que donner la liberté à la nation russe- Tous les\ndeux sont nés, et sont arrivés à leur forme actuelle sous des\nlois tyrannique. La liberté signiflera pour eux peut-ètre\nla renaissance mais peut-ètre aussi: la dissolution.\nRosalie Jacobsen.\nEMILiID BERNJLRD risponde :\nJe vous ai dejà dit, je crois, ce que je pense du vers\nlibre, et la réponse de Stuart Merrill est absolument la\nmienne. Pour ma part je reste, sous ce rapport, partisan\ndes architectures regulières.\nMais j'admire les autres efforts et j'applaudis quand\n— concime vous — en ce dernier fascicule (dont je par-\nlerai longuement à La Renovationon est vrai trouveur\nde lyrismes et d'images.\nHÉL.ÈNIS VA.OA.FÌESCO risponde :\nCher confrère ami,\nPardonnez à une voyageuse. Sur les routes où durant\ntrois mois j'ai passe, j'ai souvent rencontré des cortèges\nà la louange du Roi Bombance. Je salue donc ce souverain\ntriomphal et splendide dont vous ètes l'ingénieux chan-\nteur.... \"Vers libre ou vers régulier tout ce qui tient des\nimages et de la musique égale et désordonnée me paraìt\npareillement immortel, de Sully Prudhomme et Leconte\nde Lisle à Gustave Kahn, Yiélé Griffin, Francis Jammes,\naux magniflques harmonies de Camille Mauclair.\nPour mon lyrisme personnel j'ai suivi les cadences\nréglées, et j'ai épandu les ballades roumaines, ópopée\nd'àme de tont un peuple, sur des vers sans rimes et ry-\nthmés vaguement.... Amitiés, admiration!\nGara Vacaresci, Boiimanie.\nVacaresco."}, {"page_pdf": 60, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.60", "texte": "LÉOJV BOCQUET risponde:\nCe que je pense du vers mon cher poète! C'est\nqu'il est un merveilleux instrument qui s'infléchit natu-\nrellement à toutes les souplesses de la pensée; qu'il a\nservi, dans la littérature fran<jaise d'admirables poèmes\net degagé le lyrisme que les Aris servilement étroits\nemprisonnaient et anémiaient en des compartiments à\ncloisons étanches. Mai le vers qui porte un rythme\nsubtil et délicat a été utilisé par trop de maladroits qui ne\nsavaient rien au nombre et qui ont tout gàté, par une sotte\nintransigeance d'ouvriers malhabiles. Ceux-la confondirent\ntrop ardemment poésie et rnétier. Il se flgurèrent trop que\nnul n'èfait poète, s'il n'adoptait les formes nouvelles mal\ninterprétées par eux. Ils pensèrent avoir écrit de beaux\nvers durables quand ils avaient, à rebours de toute in-\nspiration, assemblé un stock de lignes où se trouvaient\nméconnues les rimes, l'harmonie et l'essentielle technique\ndes choses. Et c'était cela à peine de la bonne prose.\nAlors s'est produite l'inévitable réaction où se mèle\ntoujours un peu de parti-pris el de mauvaise foi. Et c'est\npourquoi, il me paràit bien que nous assistons maintenant\nà une renaissance des formes traditionnelles et classiques\nde la prosodie frangaise, mais assouplie, élargie, aérée et\ncela, gràce à la comparaison de l'étendue de moyens du\nvers-libre.\nDes vers-libristes d'hier corame Henri de Régnier aban-\ndonnent, peu à peu et sans bruit, les formes adoptées\nd'abord, tandis que d'autres corame Charles Van Lerberghe\nabjurent avec fracas la foi des anciens jours et disent que\nle vers-libre a manqué a des promesses.\nMais il est possible, n'est-il pas vrai? de laisser les\nevolutions techniques se poursuivre sans rénier au passé\nd'incontestables mérites et sans refuser au d'a-\nvoir élargi le domaine et le pouvoir de la poésie. Et c'est\nà quoi je m'essaie: il ne faut pas en art d'intransigeance,\nparce que la Beauté vètue d'un manteau làche et flottant\noii d'une robe stricte reste toujours la Beauté; si les plis\ndu vètement sont harmonieux, la régularitè des lignes\nn'est pas supérieure à l'apparente négligence; il importe\nseulement que le goùt prèside à l'arrangement.\nEt je suis d'autant plus à l'aise pour parler en fa-\nveur du vers libre qui vous a si bien servi dans Deslruclion\ncorame vous savez, j'écris en vers réguliers.\nLeon 13 o eque t.\nE,MA.FlQTJINA. risponde:\nà F. 1. Marinetti.\nMon cher poéte ; vous me demandez ce que je pense\nde l'importante question du vers libre, au point de vue de\nla prosodie espagnole. Je vous réponds ceci :\nL'àme castillane et la musique sont antithétiques. Nous\nsommes, depuis longtemps les créatures du Dogme. Or,\ndoline et musicalité ne sauraient jamais étre ensemble.\nNous ne voyons les choses, par vieille disposition de notre\nesprit de race, qu'à travers des ideés dejà préexistantes,\narrètèes, tyranniques. Nous ignorons en conséquence tout\nrythme vivant de l'univers.\nNos images poétiques provenant d'une sorte de Théo-\nlogie de la nature, ont leurs mouvements, leurs temps, leurs\nconcordances, leurs musique, enfin, réglée d'avance. Nous\nnous servons d'une mathématique ( t mème d'une géome-\ntrie particuliéres pour ranger nos images, comme nous\nnous servons d'une théologie pour exprimer les choses.\nCe n'etaient certes pas les procédès des vieux maitres\nprimitifs, De l'autre còte du mur rectangulaire et lourd\nbattu par nos poétes dogmaticiens du siècle d'or, il faut\nentendre la voix sincère et pure de notre Arcipreste de\nFita, de notre Rabbi-Sem-Fob, de notre Berceo : il faut\nl'entendre encore et, dans la franche allure de son verbe\njeune, nouveau-né, frais de nature, puiser le sens et le\nmouvement futur du vers libre castillan. C'est à eux, en\ntout cas, à qui reviendront la gioire et le triomphe de\ncette transformation, qui, d'ailleurs, ne compte pas encore\nparmi nous des vrais apòtres. Je ne peux pas considerer\ncomme des véritables manifestations d'un mouvement\ncommencé les essais isolés de quelques-uns de nos jeunes\npoètes.\nNotre prosodie qui n'est pas riche, mais qui est très\nforte, sert à merveille pour y établir la libre évolution de\ncette métrique. Mais il nous faudra toujours limiter notre\nabus de l'éloquence, notre amour tout sensuel de l'épithète,\nnotre emploi des grands mots vides de sens. Nous coaser-\nvons soigneusement les grands mots comme les nobles rui-\nnés conservent leurs écussons sur leurs portes. Or ce ne\nsont pas les grands mots qui font le vers libre. Le vers libre,\ncomme la musique elle-mème, vit de sa propre signiflca-\ntion. Nous devons retablir en honneur le substantif. Nous\ndevons, de toute notre àme, dérouler parmi la substantivité\nvivante de nos phrases, le fleuve, riche en action, du verbe.\nC'est à dire: nous devons apprendre la nature, avec notre\nconnaissance et notre amour, et, ensuite, dire son mouvement,\nsa musique, son action ; la vie !\nJusqu'à present nous n'avons fait guère que colorer\ndans nos vers, par les adjectifs, les dessins théologiques,\ndont je vous parlais au commencement.\nUne ère nouvelle s' annonce ou la nature, le choses\nvivantes remueront d'elles mèmes, tendres et fraiches, dans\nles chaudes entrailles des nos vers."}, {"page_pdf": 61, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.61", "texte": "Et alors ce sera arrivé pour l'Espagne le moment\ndéfinitif du vers libre.\nBien cordialment à vous\nParis, le Mai 1906.\nE. Max'quina.\nCA.FtL.OS MA.GrA.LHA.EZ de AZEJREDO ris-\nponde :\nMon cher confrère,\nJ'ètais assez souffrant et en mème temps surchargé\nde besogne lorsque votre gracieuse lettre m'est parvenue;\nne voulant pas répondre à vos paroles si obligeantes par\nquelques lignes tracées à la hàte, force m'a été de vous\nfaire attendre quelques jours; ce pourquoi j'ose faire appel\nà toute votre indulgence.\nMille remerciements sincères pour vos livres ains que\npour les derniers numéros de votre brillante revue, que\nvous avez eu l'amabilitè de m'envoyer. J'ai déjà lu avec\nle plus vif plaisir Gabriele D'Annunzio intime et La Momie\nSanglante; maintenant que mes corvées habituelles semblent\nvouloir me laisser quelques heures de liberté, je vais me\nmettre à lire La Conquète des\nJe suis heureux, en revanche, de la large hospitalité\nque vous voulez bien offrir à notre Poésie dans le pages\nde votre belle publication. Je m'efforcerai d'assurer a\ncelle-ci le plus tòt possible, la collaboratici de quelques\npoètes portugais et brésiliens de valeur reconnue. En ce\nqui me concerne, c'ést que je m'empresserai\nde correspondre à la bienveillante invitation que vous\nm'avez personnellement adressée. J'aurai incessamment\nle plaisir de vous faire tenir quelques vers inédits, avec\nleur traduction en frangais, et dans la suite, je vous en\nenverrai encore d'autres également inédits.\nParlons maintenant du vers libre. Yotre enquète à ce\nsujet m'a vivement intéressé dès le début.\nProfanes et pédants croient et proclament un peu\ndédaigneusement que toutes ces questions de rythme ne\nsont guère que simples jeux de rhétorique. Ai-je besoin\nde vous dire que pour moi, cornine pour tous ceux qui\nfont des vers ou les aiment, elles touchent à l'essence mème\nde la Poèsie ? Le rythme est une loi universelle, autant\nque la logique; c'est mème une loi, peut-ètre, plus ampie\nplus intime, plus réelle encore que celle-ci.... C'est une\ndes modalités principales du Nornbre, et, partant, de\nl'Etre.... Soit qu'il se manifeste par les pulsations du sang\ndans le artères, ou par le mouvement des flots sous l'in-\nfluence de la lune, ou par la trépidation bruyante et apre\ndes machines en quelque usine colossale, il y a toujours\nen lui quelque chose de sacre, de mystérieux, de magique....\nEt l'on comprend bien, en vérité, comment, voulant repré-\nsenter sous une forme sensible l'ensemble des lois qui\nrégissent la marche dés mondes, le philosophe grec l'ait\ndéfini un rythme serein et sublime, créant cette idée qui\nest en mème temps une des plus belles images de l'Anti-\nquité : 1' Harmonie des Sphères.\nPassant de la Poèsie des choses à la Poèsie humaine,\nil est évident, et l'histoire de la littérature est là pour\nle démontrer, que chaque fois qu' une transformation no-\ntable se produit dans le sentiment poétique de l'humanité,\non voit apparaìtre à peu près simultanént une inno-\nvation quelconque dans la structure du vers. De semblables\ninnovations portent par conséquent en elles méme leurs\ntitres de légitimité du moment où elles correspondent à\nun sentiment généralisé, et qu' un ou plusieurs grands\npoètes les fixent, les imposent par la force de leur genie\net la plasticité de leur art. Quant au il me semble\nplutót qu'il en est encore à l'état d'ébauche et qu'il n'a\npas trouvé sa forme déflnitive, son équilibre vital et\nparfait.\nIl faut laisser au temps le soin d' en révéler pleine-\nment la valeur. Et tout d'abord, nous le voyons à la fois\nnoblement cultivé par d' aucuns, et quelque peu exploité\npar d'autres; nous voyons certains pseudo-artistes, inca-\npables de produire des pages de réelle beauté, s'efforgant\nde singer les écrivains de talent qui ont créé le vers libre\net en défendent brillamment la cause; ils ne prennent de\ncelui-ci que l'originalità extérieure, que l'indépendance des\nrègles usuelles — plus pénibles à suivre pour eux que\npour les vrais poètes — et cherchent à dissimuler le vide\nde leur imagination et de leur pensée sous le voile factice\nde la modernité de phrases empruntées ou imitées servi-\nlement.... C'est bien nature!, et il en est ainsi de toutes\nles innovatioas ; du reste, ces parasites s'écrouleront d'eux\nmèmes, et si vraiment le ver contient en soi des\ngermes de vie, il ne s'en porterà que mieux....\nSelon moi, d'ailleurs, il n'est pas douteux que les moules\nanciens de la versifìcation ne sauraient plus suffire aux.\nmodalités multiples et si complexes du sentiment poétique\nactuel. Et, pourtant, la symétrie a elle aussi son charme ;\nelle est également une loi de la nature d'où l'art est allò\nlui-mème la puiser. Peut-on oublier pue c'est en strophes\nrégulières qu' ont été congus et écrits des poèmes d' un\nsentiment si vrai et si spontanó, d'un symbolisme si sincère\net si directement inspiré par la nature, des poèmes, enfln,\nou il n'existe presque pas de virtuosilè voulue, tels que la\nDivine Comédie, les Lusiades,et tant d'autres oeuvres im-\nmortelles jusqu'à nos jours? Est-il possible que tout d'un"}, {"page_pdf": 62, "page_imprimee": "n. p.", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.62", "texte": "coup l'àme humaine ait si radicalement changé d'habitudes\net de gout?... Cela porte à refléchir et à rèver.... Du moins\nfaut-il en conclure: en premier lieu qu'on ne doit pas\nabandonner brusquement et complètement les formes an-\nciennes, et ensuite, que le vers doit tendre pour sa\npart à la conquète d'une eurythmie à lui....\nRemarquez bien qu'en disant ceci je ne saurais ètre\nsuspeet le moins du monde, car j'ai innové moi-mème,\nplus peut-ètre qu' aucun autre poète, an cours de ces\nquinze dernières annèes, dans le domaine des lettres por-\ntugaises. Du reste, le problème ne se pose pas du tout de\nla mème fagon pour la Poesie fran$aise, presque exclusi-\nvement rivée au cercle tyrannique de l'alexandrin, et pour\ncertaines autres qui, comme la poésie italienne et la nòtre,\nont à leur disposition une extraordinaire variété de types\nrythmiques. En ce qui nous concerne, par exemple, outre\nceux que nous possédons en commun avec les Italiens,\nnous avons encore l'alexandrin lui-mème, non pas le mar-\ntelliano, mais l'alexandrin véritable, emprunté à la France\nil y aura tantot un siècle; nous lui avons conserve sa\nphysionomie originale, l'agilité, la souplesse, la large et\nvibrante harmonie, que lui avaient déjà communiquées\nHugo, Lamartine, Musset et Vigny.\nQuant à notre vers décasyllabe, sans rime obligée et\nsans structure strophique speciale, seul ou mèlé à d'autres\nmètres, il a une élasticité plus que suffìsante pour con-\ntenter les plus exigeants, les plus rebelles aux minutieux\ndespotismes de la poétique.\nJe suis parvenu moi-méme, tout récemment encore,\na introduire dans notre littérature les dont\nun essai evait déjà été fait sans succès en Portugal au\nXVIII.eme siècle, de mème qu'en Italie vers la fin de la\nRenaissance. J'ai pensé qu'on pouvait trés-bien, qu'on de-\nvait mème acclimater chez nous les rythmes hardis et nobles\ntriomphalement renouvelés par Carducci, tout en les adop-\ntant à certaine exigeances de notre esthétique a nous;\net j'ai suivi l'exemple de ce grand poéte. Mes vers barbares,\nà dire vrai, n'ont été ni acceptés ni compris dans le vieux\nPortugal traditionnaliste, qui depuis quelques années se\ntrouve plongé en une sorte de stagnation littéraire presque\ncomplete; en revanche, au Brésil, pays plus jeune, plus\nvibrant, et moins misonéiste, is ont été accueillis avec une\nsympathie — pas tout-à-fait unanime, oh ! non ! c'eut été\ntrop demander — mais, certes, beaucoup plus générale\nque je ne l'aurais osé espérer tout d'abord. Et voilà un\nchamp nouveau et trés-vaste qui s'ouvre à la variété des\nrythmes poétiques....\nJe ne crois pas, cependant, que l'on puisse aller beau-\ncoup plus loin ; à mon sens, V est le vers\nle plus long qu'on puisse admettre en portugais. Au delà,\non entre dans le domaine de la prose plus ou moins har-\nmonieuse et cadencée...,\nEn résumé, je pense que le vers libre, dans toute la\nhardiesse de son indépendance, dans toute la rigueur de\nsa signiflcation technique, n'est pas appelé à avoir un grand\navenir dans la Poésie portugaise; peut-étre deviendra-t-il\nr instrument d'expression préféré de quelque illustre poète\nisolé, mais il ne sera probablement jamais une forme\nlittéraire coltrante. Importé pour la première fois en Portu-\ngal, il y a une quinzaine d'annees, par un groupe de\npoètes hardis, qui avaient à leur téte Eugenio de Castro,\ndont le nom ne vous est peut-étre pas inconnu, il, n'a pu\ntranspirer en debors des limites restreintes d'un cénacle\nde « jeunes », le public littéraire n'ayant voulu y voir\nqu'une imitation artiflcielle et purement académique dé-\npourvue de toutes racines dans la tradition nationale.\nTout autre a été, remarquons-le bien, le sort de la\nslrophe libre;elle est déjà depuis longtemps trés en hon-\nneur, et semble devoir gagner du terrain chaque jour.\nVeuillez excuser, mon cher Contróre, la prolixité de\ncette réponse, ainsi que la rudesse et la gaucherie de mon\nfrangais, tout en agréant l'assurance réitérée des senti-\nments de vive satisfaction que j'éprouve pour les cordiales\nrélations établies entre nous sous les auspices de notre\nillustre ami commun Adolfo De Bosis, rélations que j'aurai\nle plus grand plaisir à cultiver dans la suite.\nCroyez-moi bien sincèrement votre bien dévoué et\nreconnaissant admirateur.\nRome, 8 Avril 1906.\nCarlos Magalhaez de A.zeredo.\n\n<£'abbonamento annuo a \"poesia,,\n(oCiré 10 per l'Jtalia - Xire 15 per\nr estero) è interamente\nbellissimi premi di cui diamo Velenco\na pagina 6."}, {"page_pdf": 63, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.63", "texte": "POESIA „ HA PUBBLICATO:\nnel I.° Fascicolo: GABRIELE D'ANNUNZIO -\nLa nave — PAUL ADAM - Amen ! — SEM BE-\nNELLI - L* Aquila — ARTURO COLAUTTI - La\nConquista (I.A Parte) — GUSTAVE KAHN - Le\nRefuqe des amoìtreux — EDOUARD SCHURÉ -\nLa melodie incamée — F.T. MARINETTI - L'Aube\nJapo?iaise — CAMILLE MAUCLAIR - Paysage\nd' Ouest — CATULLE MENDÈS - Sonnets d'Italie\n— ETTORE MOSCHINO - Il canto della pace not-\nturna — COMTESSE DE NOAILLES - Poesie. —\nVITALIANO PONTI - Il distruttore — HENRI\nDÉ REGNIER - Palazzo — RACHILDE - La main\nde Fredegonde — FRED. BOWLES - The tent by\nthe lake — TÉRÉSAH - Armonia — CECCARDO\nROCCATAGLIATA-CECCARDI - Il Viandante —\nALMA TADEMA - Frost.\nnel II.0 Fascicolo x MISTRAL - Lou Renegat\n— VITTORIA AGANOOR - Il consolatore — SEM\nBENELLI - Apologia — RANDEL - A face in a\ncrowd — ARTURO COLAUTTI - La Conquista\n(II.A Parte) — COSIMO GORIGIERI CONTRI - La\nCarmelitana — PAUL FORT - Le matin pastoral\n— FRED. BOWLES - Noon — GUSTAVE KAHN\n— Le prince Etè — CLOVIS HUGUES - Jeanne pri-\nosanière — F. T. MARINETTI - La folie des\nmaisonnettes — ANGELO ORVIETO - Antologia\ndi Peeti — STUART MERRILL - Romance —\nVITALIANO PONTI - Eris et Eros — HÉLÈNE\nVACAR ESCO - Ni ce soir.\nnel III.0 Fascicolo : 8I0YANNI PASCOLI - 1\ngemelli — SAINT GEORGES DE BOUHELIER -\nElègie d'Automnne - FRANCESCO CHIESA - Aracne\n— ARTURO COLAUTTI - La conquista (III. Parte)\n— FRANCIS JAMMES - Poesie — FRANCIS VIÉLÉ-\nGRIFFIN - Sarcophage — ETTORE MOSCHINO -\nCrepusoli Antichi — LUCIENNE KAHN - Melan-\ncolie. Chanson — G. P. LUCINI - La solita can-\nzone — F. T. MARINETTI - Les Courtisanes —\nCATULLE MENDES - Les sept Lacs — MARIA\nSTAR - Taormina.\nnel IV. ° Fascicolo s 0I0VANNI MARRA©! -\nTito Speri — EMILE VERHAEREN - Tempete sur\nla mer — PAUL ADAM - Le Signe Doublé —\nSEM BENELLI - Il padre mio della montagna —\nAURELIO UGOLINI - Grottesco d* Inverno —\nGUSTAVO BOTTA - Vento - Tramonto — RICHARD\nCAPELL - Aprii - Moìitmartre — FRED. BOWLES\nNight — ANTONIO CIPPICO - Ritorno — ER-\nNEST GAUBERT - L'Amazone — JULES LAF-\nFORGUE - Chanson des sabots jolis — F. T. MA-\nRINETTI - La Mort des Forteresses (I. Partie) —\nALFREDO ORIANI - La Festa da Ballo — VITA-\nLIANO PONTI - Madrigali alla Povertà — K.\nROSENVAL - Deux sonnets pour la Mousmé.\nnel Fascicolo V.°*VI0. i ADA NE8RI Rose\nrosse — GUSTAVE KAHN - Lettre à Elle - Anni-\nversaire - Palais de Songe — ERWIN ALEXANDER\n— Heimnarrts - Abend — RENÉ ARCOS - Fileuse\n— SEM BENELLI - Apparizioni dell'idea — GU-\nSTAVO BOTTA - I doni - Mattinata — FRED. G.\nBOWLES - Severed — GIUSEPPE BRUNATI - L'in-\ngegnoso Hidalgo —- GAETANO CRESPI - El titol\n— MARIE DAUGUET - Parfums — STURGE\nMOORE - Hail Pytho — RICCARDO FORSTER -\nRose - Il morto giorno — PAUL FORT - Le\nBohémien — CECCARDO ROCCA TAGLIATA - CEC-\nCARDI - Gli Apuani — ALFRED JARRY - Le Fouzi-\nYama — VALENTIN MANDELSTAM - La petite\nfìlle - Air — F. T. MABINETTI - La mori des\nforteresser — (ILRE et III.RE partie) — AUTEUR\nINCONNU - Deux chansons Albanaises (traduite\npar A. R. d'Yvermont) — ALBERT MOCKEL -\nDeux chansons du rire et des pieurs — RENÉE\nVIVIEN - Elle passe — SAINT POL-ROUX - Le\npoéte auvitral — T«R*SÀH - Il cieco — HÉ-\nLÈNE VACARESCO - Ah ! que fais-tu ?\nnel VII.0 Fascicolo s HENRI DE RÉGNIER -\nVille de France — ADOLFO DE BOSIS - Da\n« l'Alda del terzo giorno » — GUSTAVO BOTTA -\nVisione - Tregenda — GIOVANNI CHIGGIATO -\nSul luogo del disastro — GEORGES CASELLA -\nMensonges — MARIE DAUGUET - Vamour —\nFAGUS - Pantoum — ENRICO FONDI - Ballate\nFloreali — JEAN LORRAIN - Les Mauvais soirs\n— JOHN MASEFIELD - Sonnet — GIAN PIETRO\nLUCINI - Delta — F. T. MARINETTI - VAu-\ntomobile — VITALIANO PONTI - Alla giubba\nlunga — LOUIS PAYEN - L'aloés — FERDINANDO\nRUSSO - Suspirata — JEAN ROYKRE - Ecoute!..\n— DOMENICO TUMIATI - lerracotta — HÉLÈNE\nVACARESCO - Ballade Roumaine — ESHMER\nVALDOR - Vers ivres-fous — RICHARD CAPELL\n— Song.\nnel VIII.° Fascicolo! CONTESSE M. DE\nNOAILLES - La douceur du Matin — ERWIN\nALEXANDER - Die Tiefe — BENNO GEIGER -\nVer fall des menschheit — SEM BENELLI - Il\ncastello del silenzio — CECCARDO ROCCATA-\nGLIATA CECCARDI - Frammenti dell' « Iperione »\n— FRED G. BOWLES - The empty nest — EN-\nRICO CORRADINI - Carlotta Cor day — MARIO\nCHINI - Tanche giappo?iesi — GAETANO CRESPI -\nI me campagn — PAUL FORT - Balludes Fran-\ncaises — ADONE NOSARI - Piétol — ALFRED\nJARRY - Lyrisme militariste — ATTILIO SAR-\nFATTI - LI cicisbeo — VITALIANO PONTI - Ila-\nrodia — TRILUSSA - Er diavolo che se fa frate\n— RENÉE VIVIEN - Viviane.\nnel IX.0 Fascicolo t JEAN MOREAS - Verone\n— PAOLO BUZZI - Divina Anima Peurilis —\nARTURO COLAUTTI - Dei quattro poeti maggiori\n(Il Reduce - La tomba percossa - La Sposa -\nLa Casetta) — FRANCIS JAMMES - C'est un coq.., —\nPAUL CLAUDEL - fe vous ai assiegé... — ROBERTO\nBRACCO - A porta nchiusa — F. T. MARINETTI\n— La religieuse et le marchand de pourceaux\n— ETTORI; MONCHINO - Ameòeo d'amore (Nella\nnotte - Ali'alba ) — PAOLO Ì?UZZI - Frammento\ndell' « Esilio » — FEDERICO DE MARIA - Il\npoema del vento — RICCARDO PITTERI - Al mare\n— Istria — BOGUSLAS ADAMOWICZ - Sarcasmes\n— R. SCHAUKAL - 3 sonette nach J. M. de Heredia\n(Perseus und Andromeda).\nnel Fascicolo X.°*X!.° : GUSTAVE KAHN -\nDeuil — DOMENICO OLIVA - La fontana di Ri-\nmini — FRANCESCO CHIESA - Venere di Milo\n— FRED. G. BOWLES - A Damask rose — DIEGO\nANGELI - In quale orto lontano.... — ROGUSLAS\nADAMOYICH - Le masque - ANTONINO ALONGE\n- Appassiunatamente — JULES .KOIS - iLa mort\nde ridole — CAMILLE MAUCLAIR - Crépuscule —\nDOMENICO TUMIATI - Medium — GUSTAVO BOT-\nTA - Partenza - La visita — MARIE DAUGUET -\n- La chanson de la mer — PIETRO MASTRI -\nUn'ala — CARLO BASILICI - Bosco degli ulivi —\nERNEST GAUBERT - La faneuse — GINO DAME-\nRINI - Ritmi d'autunno — JEAN LOUIS VAUDO-\nYER - L'àme de la forét — NINO MARCHESINI\n\" I gigli — LORENZI LORENZO - Rime andaluse\n- HÉLÈNE VACARESCO - Sur la pente - O doux\nfrère — FERDINANDO PAOLIERI - L'olivo —\nHENRI GHÉON - Trois esquisses lyriques — R.\nSCHAUKAL - Sonette nach f. M. De Here-\ndia (Antonius und Kleopatra) — SMARA - La\nchanson du cygne — THÉO VARLET - Vitesse\n- G. P. LUCINI - LI bagno — FAGUS - La dé-\nfaite du sphinx — MARIO CHINI - Tanke giap-\ngonesi — EMILIO ZANETTE - Inno alla madre —\nG. PORRO SCHIAFFINATI - La nevoda mar ella —\nCECCARDO ROCCATAGLIATA- CECCARDI - Sulla\ntomba di Napoleone L. — NELLO PUCCIONI -\nDalla Lucrezia Borgia — A. UGOLINI - Don-\nandosi le bandiere di battaglia alle Regie navi\n« Agordat e Coatit ».\nnel XII.0 Fascicolo: EMILE VERHAEREN -\nA la gioire des Cieux — DIEGO GAROGLIO - La\nBadia di Soffernia — MARIE DAUGUET - Mer-\ncurio — F. T. MARINETTI - Le directeur s'a-\nmuse... — UGO CODOGNI - Alla terra — VICTOR\nLITSCHFOUSSE - Ferveur — TOUNY-LERYS -\nL'Impossible — FRED. G. BOWLES - Take the\nbest that Life can give - My World — Louis\nTHOMAS - O ma feunesse — Prinz EMIL von\nSCHOENAICH CAROLATH - Gruss an Veneaig —\nTITO MARRONE - Crisalide — GIUSEPPE PIAZZA\n- Preghiera al mio Dio — FRITZ VANDERPIJL -\nComplainte de Maldoror — GABRIELE GABRIELLI\n- Violette — ROMOLO QUAGLINO - LI Secreto -\nALBERT BOISSIÈRE - Le Gué — BOGUSLAS ADA-\nMOWICZ - Deux Poèmes Po lottai s.\nnel XIII.° XIY.° Fascicolo : E. A. BUTTI\nLI Castello del sogno — RICHARD DEHMEL - Die\nErweckung des Herrschers — COMTESSE DE\nNOAILLES - La naissance du jour — CAMILLE\nMAUCLAIR - La recontre — JULES BOI» - La Pen-\ntatlon du LIeros — ALBERT BOISSIERE - Le Lin\nFRANCESCO CHIESA - Primavera — ANTONIO BEL-\nTRAMELLI - Tramonto Romano — F. T. MARI-\nNETTI - Les vignes folles, les Cyprès et la\nvrette bleue — FEDERICO VALERIO RATTI - L'Al-\nbatro — RICCIOTTO CANUDO - Sonetti dell' Andro-\ngine — ADELAIDE BERNARDINI - Barca nova —\nFRED. G. BOWLES - A song of shadows — GIU-\nSEPPE VANNICOLA - Verrore — AUGUSTO GRAN-\nZIOTTO - A Marion -— F. VALMT BAYSSE - Res-\nsouvenir — SILVIJE KRANJCÈVIC - Eloi, Eloi\nlamma sabactani (traduzione di Stiepko Ilyc) —\nFANNY PISA - LI vecchio tronco — ENZO FERRARI\n- Ala ferita — VINCENZO BURONZO - LI giardino\ndella ver ghie — MASSIMO CORONARO - Languore.\n\nPOESIA pubblica\nversi inediti.\n\nMERCVRE DE FRANGE 1\nPARIS - 26, irne de Condé - PARIS\nSK1ZIÈME ANNÉE Paraìt le I8r et le 15 de chaque mois SEIZIÈME ANNÉE\nDirectcur : Alfred Vallette\n\nL'ER/niTflQE\nFtEVUE DE JLXTTÉFIA. D'AIÌT\nDirecteur: EDÒUARD DUCOTÉ\nPARIS, SS Kue de Sevres"}, {"page_pdf": 64, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190607-01.1.64", "texte": "Prezzo del presente fascicolo L. 2»\nStabilimento Tipografico di Redaelli Pietro ■ Borisio (Milano), 1906.\nCalinosi Alfredo, aerente responsabile.\n\nSOCIE TÉ DU\" MERCURE DEFBANCE\n§\n//\n/\nV\na\nf\n\\\n\\\n{\ni\nY\n\\\n/\nLE ROI B0MBAN6E\ntragedie satirique de F. T. MARINETTI"}]}