{"numero_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_sha256": "89dae103dedcc8674617ccbfc4016e925f976f8a45d6a619f42325aeb3c69d0f", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1907/06_01/bmtnaai_1907-06_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1907/06_01/bmtnaai_1907-06_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c002", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c002", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.2", "titre_corps": "{PubInfo}IL NUOVO GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "titre_sommaire": "{PubInfo}IL NUOVO GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "signature_source": "F. 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MARINETTI.\nLA nostra Rivista, considerando la poesia come elemento essenziale di ogni crea-\nzione letteraria, ha deciso di attribuire un premio di\nLire 3000\nad un Romanzo italiano inedito.\n1. - È lasciata ai concorrenti la più assoluta libertà circa il soggetto e il genere\ndel romanzo.\n2. — il romanzo premiato sarà pubblicato e diffuso per cura ed a spese di Poesia\nnelle proprie edizioni.\n3. - Sul guadagno netto che darà la vendita l'autore percepirà il 50 °|0.\n4. - 11 resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi concorsi di Poesia.-\n5. - Ogni manoscritto potrà essere firmato col nome o con un pseudonimo, e\ndovrà essere accompagnato dalla bolletta d'abbonamento 1907, oppure da\nquella 1908.\n6. 11 prezzo d'abbonamento a Poesia è di L. 10 per 1 Italia, 15 per 1 estero, e deve\nessere mandato direttamente alla nostra Amministrazione (Via Senato 2,\nMilano) mediante cartolina vaglia.\n7. - La chiusura del Concorso, dato il grandissimo numero dei\nconcorrenti, e volendosi soddisfare alle loro insistenti ri-\nchieste, è stata prorogata al 30 agosto 1908.\nIL DIRETTORE"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c003", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c003", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "3", "image_debut": 3, "image_fin": 5, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.3", "titre_corps": "GIAN PIETRO LUCINI", "titre_sommaire": "GIAN PIETRO LUCINI", "signature_source": "Paolo Buzzi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.3", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 18, "texte": "GIAN PIETRO LUCINI"}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.3", "debut_caractere": 42, "fin_caractere_exclue": 2260, "texte": "NON conosco di Gian Pietro Lucini che VAcademia, le\nImagini Terrene e l'Elogio di Varazze. Nulla, diretta-\nmente, della sua vita e delle altre opere sue.^\nÈ un uomo che vive nella solitudine dei grandi spiriti. E\nuna delle più alte figure viventi della letteratura italiana. Forse\nè la più alta, nel tono ideale. Se Giacomo Leopardi levasse il\ncapo divino dal sepolcro, è assai probabile correrebbe ad in-\ncontrare il Poeta di Breglia per domandargli, esterrefatto, che\ncosa siano precisamente poeti e poesia italiana oggidì. Non\nesagero.\nSento che egli ci ricollega coi tipi più spaventosamente i-\nsolati della creazione letteraria. Per ciò è lontano dalle folle\ne dai gazzettieri. Pochi si curano di lui. Quando abbiamo noi\nvisto il suo nome emergere nelle consuete cronache d'arte?\nTratto tratto son nomi di mediocri stampati a lettere cubitali\ne rilevati da compiacenti, famosi compagni di mediocrità.\nGloria tu passi : ad altre\nfronti concedi il bacio ....\nMa, per fortuna, al di sopra degli effimeri tirannelli dell'o-\npinione pubblica letteraria è lo stabile areopago delle anime\nelette per i quali l'arte ha una voce ed un destino affatto estra-\nneo a quell'opinione.\nGian Pietro Lucini è il prediletto di quel convito spirituale e\nnon da oggi La sua è una figura che abbraccia l'epoca e la\n.sorpassa tendendosi frenetica verso le più lontane distese del-\nl'Avvenire.\nNon mai come leggendo le opere dell'eminente Poeta lom-\nbardo ci siamo sentiti sorpresi e commossi dal grande Mistero\ndell'Arte, di questa suprema manifestazione delle più alte voci\ne delle più preziose imagini della vita. E ci siamo domandati\nse, tutto ciò, oltre che rispondere al ritmo dominante superstite\ncomunicatoci dalla fiumana dei secoli corsi, non risponda an-\nche al presagio di tutte le luci e le armonie che la fiumana dei\nsecoli venturi verrà a ricevere dallo spirito umano progressi-\nvamente arrivato.\nPoi che Gian Pietro Lucini è Poeta lombardo. Poeta di\noriginalità barbara, creatore assoluto, trovatore di rapporti im-\npensati e miracolosamente giusti fra il pensiero e la parola,\nfra la musica e le cose. Quando in Lombardia nascono poeti,\nsono poeti positivamente giganti; o sia i Patriarchi della let-\nteratura a venire."}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.4", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6239, "texte": "Bastino i fenomeni del Parini e del Manzoni. Da Manzoni a\nLucini. Il contributo che questa nostra vecchia terra dà al-\n1 arte ed al pensiero nazionale non potrebbe essere più conti-\nnuo e degno di continuare. E, del resto, noi siamo di quelli\nche credono il movimento letterario dell'Italia futura destinato\na venire dal nord.\nL Accademia, che abbiamo sott'occhi edita solo in una prima\nparte, è già di per sè stessa una creazione formidabile.\nLa prefazione da Breglia (il romitaggio comacino dove que-\nsta purissima anima di scrittore moderno si nasconde e si pa-\nlesa) spira tutto il sublime mistero demoniaco delle pagine di\nSocrate e di Seneca.\nLa Licenza, dialogo fra il padre e la sua creatura, tiene in sè\ntutti gli spiriti loici e stoici dei migliori tempi intellettuali che\nhanno occupata, a balzi, la storia. Vi sentite Plutarco, Sve-\ntonio, Marco Aurelio, Don Pedro, Shakespeare, Bulwer, Bo-\nvio E la forma dialogata è squisitamente platonica, con certe\nattitudini della lingua preziosa e pure liberissimamente natia,\nche richiamano la celebre volgarizzazione del Fedone di Rug-\ngero Bonghi.\nNulla di più sostanziale e di più ameno che la lettura di que-\nsto lungo (e si vorrebbe interminabile) Dialogo. L'arte, la filo-\nsofìa, la religione, l'amore, la voluttà, tutti i problemi, tutti\ni misteri, tutte le glorie passano nel conversare singolarissimo\ndi questo Padre con questa Creatura. Fra l'altro, magnifica\n-— ed oso dire — definitiva la sintesi della letteratura francese\nmoderna che rivela l'assimilazione prodigiosa fattane dal\nPoeta e che scolpisce di scalpello sovrano \"tutte le fronti più\nauguste di quel Cenacolo unico al mondo, da Balzac a Flau-\nbert, a Gerard de Nerval, a Verlaine a Mallarmé, ai Concourt,\na Zola, a Huysmans, a Vielè Griffin. a Renard, a Verhaeren,\na Robert de Souza, a Masterlinck e agli altri ancora di cui ogni\nnome è un accordo vibrante nell'anime nostre.\nEd anche, dopo questo Trionfo dell'Arte e della Vita, ri-\ncordo quella suggestiva illustrazione dell'assioma di Mauclair\nche taluno di noi già aveva sognato esprimere in un lavoro d'e-\nstrema giovinezza :\n«L'uomo conserverà il suo tema individuale sulla orchestra-\n« zione della natura, ma non verrà dalla scienza e dall'arte stu-\n« diato nella manifestazione d'un'epoca stabilita. Eretto ad\n« incarnazione del pensiero universale, sarà V espressione ar-\n« guta e potente di un'idea ed irraggerà il Tipo eterno co-\n« stante, svolgentesi sotto lo sforzo interiore che lo anima ».\nEdonismo ed egoismo di moralità somma : la dottrina di He-\ngel e di Kant che Engel riduce a politica del futuro. Il Poeta\nsinonimo del Mondo.\nL'Academia è preceduta da un Prologo dove agiscono, in\nora vespertina, nei giardini del Castello di Versailles, il guar-\ndiano dei Monumenti Nazionali ed il Poeta.\nPrologo che è quanto di più estetico e di più profondo si\npossa imaginare emerso nella scena magica che indoviniamo.\nE' una sera calante dagli alberi del giardino. Mentre i fiori,\nle statue ed i laghetti si addormentano, il Poeta rievoca i ca-\npricci e le tragedie degli Augusti Mani Reali sbrigliando la\nsua fantasia per i campi della cultura universale e creando un\nsoliloquio degno dei giganteschi fantasmi antitetici d'Amleto\ne di Falstaff.\nMolto è dell'anima shakespeariana in Gian Pietro Lucini. La\nsua è una poesia che, come quella del Britanno, morde amara\nla cima d'ogni cosa e, correndo senza tregua dagli empirei\nagli erebi della sensazione, sembra financo, talvolta, farneti-\ncare, quasi delirio.\nL'Intermezzo del Vespero è una squisita fantasia fra raggi,\nnubi, stelle dal cielo : rondini, nottole, civette dall'aria : rami',\ngrilli, api, lucciole dalla terra: fronde e passeri dagli alberi. I\nlaghetti e un coro indistinto completano la sinfonia fanta-\nsiosa\nLa moderna poesia italiana parmi null'abbia di più originale\ne di più perfetto. Il verso libero qui singolarmente rivela il\nMaestro e il Precursore. È un rendere mirabilmente armonico\ndi tutti i segni del Cosmo etereo, di tutte le voci della natura\nterrestre, di tutte le sensibilità voluttuose e pensose dell'anima\numana.\nUdite l'Ape smarrita come si enunzia:\nConfusi tra le Rose la vìa del ritorno. Dormirò tra le Rose.\nE udite i Passeri:\nI lieti sogni abbellano i riposi sull'alberi: se boi la Rama\nva secondo il Vento, la Rama dondola, noi dondoliam\ncon lei. Dondola come la culla: al Bambino soccorre\nil Paradiso al canto della Madre e al moto della culla.\nE udite le Lucciole :\nStelle di prato : noi sui verdi tappeti gareggiavi coi carbonchii\naggeminanti il mantello celeste. D'in torno alle palude\nstiamo ed all'acque accidiose e lente : le protettrici\nNinfe, luciferanti noi pei sentieri, ritrovan le danze\nche l'uom mai non apprese. Luccichiam, luccichiamo.\nPoesia deliziosa ed intensa. Poesia di idee e di suoni. Poesia.\nPoi viene la Prima Ora del Trattenimento Academico. Qui\nnon mi è possibile analizzare il costrutto veramente titanico\ndell'Opera. Quando il Poeta ci darà l'Ora Seconda e la Terza\ndel suo Sog*no divino ?\nIn questa Prima agiscono uomini, donne, maschere ed eroi.\nE sono, gli Eroi, quelli deirepoca terribilmente vicina e lon-\ntana: Si chiamano Diderot, Frèret. Chénier, Condillac, Guil-\nlotin, Condorcet, Mesmer, David, Marat.\nTutte le esplosioni cardinali del cervello umano sono già in\nquesta prima parte della Finzione. I giardini di Versailles, nel-\nl'ora bruna, sembrano metamorfosati in un Ceramico dell'av-\nvenire.\nLo spirito del Poeta move le ombre con una dignità d'elo-\nquio ed una lussuria di raziocinio degna della Scuola che da\nPlatone mosse verso i risvegli umani. Apprendiamo, da quelle\npagine, tutta la gaia scienza e la desolata poesia.\nI personaggi sono degli inquieti del Mistero che si muovono\ne brancicano, spesso, fra le lucciole e le stelle. Ed è questa\ninquietudine del Mistero dominante, resa intera dalle pagine,\nquella che forma l'atmosfera essenziale dell'Opera e porta\nl'Opera stessa nel centro del nostro mondo ideale dove non è\nl'arte, in estremo, che la clausola più perfettamente finita del-\nl'Infinito.\nNell'Academie storiche era l'aduhanza, sotto determinate\nleggi, di letterati e filosofi ed artisti i quali insieme si adopera-\nvano per l'utilità e l'incremento delle lettere, delle scienze o\ndelle arti."}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.5", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 4137, "texte": "Da questa prima Ora, l'Academia luciniana appare come un\npandemonio fatuo e, insieme, determinante di ombre che ven-\ngono dal passato, fiutano tutte le atroci essenze del presente e\ntendono ineluttabilmente nostalgiche verso l'avvenire: un av-\nvenire indefinitamente cosmico, trasceso agli spazi consueti,\nfatto di riposanti atomi eterei dove qualche sogghigno psichico\nnostro ancora, intermesso, risquilli Questa l'opera tragica.\nL'opera meravigliosamente comica è in ciò : che il Poeta ci\nha dato, d'intuito, fin da questo suo primo saggio, la satira\ndefinitiva dell'umanità accademica, l'umanità miserrima dalla\nquale siamo rampollati ed alla quale molti di noi, con un e-\nroico senso di voluttà ideale, godono di non consegnare ram-\npolli per la moltitudine futura.\nI pessimisti (e sono le anime ottime della Vita) vengano al\nPoema del Lucini come ad una festa conviviale. Tutti gli ac-\ncademici paterni, fraterni, e — ahimè — filiali ho incontrato,\nsotto compromettenti spoglie, in questa Prima Ora &t\\YAca-\ndemia.\nI fadri della Virtù, gli Infiammati, eli Unanimi, i Disuniti,\ngli Eterei, i Gelidi, gl'Insensati, gli Umoristi, i Caliginosi, Sfli\nArcadi, i Fantastici, gli Anelanti gli Arrabbiati. O Italia ricono-\nsci tu i nomi delle tue Academie antiche ed eterne? Madre del\nMondo, gli uomini si sono foggiati sovra le Scuole tue! E\ncosì, oggi, un Poeta di pura vena indigena può ghignare :\nTutto questo e A cademia\nuna bislacca Venere pandemia, letteratura senza paura\nche non dà fondo a nulla f nemmeno alla mia pancia.\nUdite le budeUa a risvegliarsi come ruggendo nel ventre\n[capace.\nNoi potremo dormire? Dimenticate il presente e il passato.\nTabula rasa: io continuo a ghignare.\nE la scena è in un giardino delizioso, una luna soffogata dal-\nle nuvole, nuvole livide : trilli d'acqua paurosa alle fontane :\nómbre, ombre più nere che, sull'oscurità, inquitamente pas-\nsano. Questa poesia, nella quale veramente il verbo ha la\nstruttura e la dinamica del gesto, dovrebbe esaltare le anime\nlatine e proiettare un fascio di luce solare sulla Patria sazia\ndi verbi che, invece, stanno al gesto come sta il guanto ancora\ngonfio alla mano liberata.\nGian Pietro Lucini versa, nella sua metrica fantasiosamente\nritmata ed orchestrale, la piena dello spirito esposto a tutte le\ncorrenti del pensiero antico e moderno. La coltura di lui è\ncosì grande che, quasi, offusca, con la sua mole, il cristallo az-\nzurro della poesia. Ma la poesia sempre finisce a trionfare per-\nchè si vale di un'orchestra novissima e si esprime con un metro\nmisteriosamente vario e profondo, con quel verso libero del\nquale, in Italia, si possono capire anche tutti i nemici ma che,\naffermato da Poeti di vasta anima musicale e di preciso quadro\nmentale, può ancor apparire come l'unico sincero simbolo del-\nl'Età presente : età di fenomeno anatomico-sociale : cozzo fra\nl'individualismo dei nervi e il collettivismo dei muscoli dal\nquale nasce quella forma d'anarchia intellettuale e morale on-\nde nessuno di noi, che senta ardere in sè la fiamma del sangue,\npuò seriamente credere, oggi, essere immune.\nLa gloria è ancora negata a Gian Pietro Lucini. Per la mag-\ngioranza dei mediocri d'Italia egli è forse un Poeta demen-\nziale. Sì; perchè nella presente età di mercatanti che vogliono\npiù che non possano raffinarsi, i Poeti vanno classificati in pazzi\ne ragionevoli.\nIl volgo, più conseguente, almeno continua, come ai tempi\ndi Renzo Tramaglino, a considerarli tutti matti. Consoliamoci\nperchè alla razza plutonica fu, è e sarà sempre destino appaiano\n* esseri di follia suprema coloro che concepirono ed espressero\ngrandi Opere in grande esaltazione del proprio potere vitale.\nE la scienza aiutò il Crepuscolo degli Dei riducendo in fredde\nformule chimiche anche i cervelli imperiali della poesia.\nTroppo tetra fortuna questa, che doveva capitare ai prin-\ncipi del lavoro ideale.\nMa, in compenso, pare essi finiscano col dimenticare gli\nsguardi insensati degli uomini per affisarli solamente in quelli\ngiudiziosi delle stelle\nIo so che a Breglia si vede molto cielo e che il Romito, in\nfine, non crede che alla Notte\nVINCITORE DEL 1° CONCORSO DI \"POESIA,,"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.5", "debut_caractere": 4150, "fin_caractere_exclue": 4161, "texte": "Paolo Buzzi"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c004", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c004", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "1", "image_debut": 3, "image_fin": 3, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.3.1", "titre_corps": "Disegno di G. 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MARINETTI.\nPOESIA ha pubblicato le risposte di Gustave Kahn, Arturo Colautti, Francis Viélé Griffin, Emile Verh&ren, Henri de\nRégnier, Rachilde, Edouard Ducoté, Domenico Tumiati, Marie Dauguet, Luigi Capuana, Silvio Benco, Antonino Alonge, Gio-\nvanni Pascoli, Angiolo Orvieto, Comtesse de Noailles, Neera, Jules Bois, Albert Mockel, Albert Boissière, Francesco Chiesa,\nGabriele dfAnnuuzio, Ada Negri, Richard Dehemel, Giovanni Marradi, Stuart Merrill, Arno Holz, Camille Mauclair, Salvador\nRueda, Henri Ghéon, F. Fontana, A. Bernardini, Arthur Symons, Giovanni Borelli, Rosalie Jacobsen, Emile Bernard, Hélène\nVacaresco, Leon Bocquet, E. 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Mi parve che, invitandoci\ntutti a rispondere alle domande sul Verso Libero, in disputa\ncortese lungo le pagine di una rivista internazionale, designa-\nvate il tempo propizio e fors'anche necessario a tale componi-\nmento, con un indice sicuro ed a richiesta di una curiosità ri-\ndestatasi tra i più giovani. I giovani, quelli che ci vengono die-\ntro, ignorano molto di quanto andrò loro dicendo : quindi er-\nrano un poco. Varranno le mie informazioni a snebbiare la\nmente loro di qualche superstizione, di un altro pregiudizio, di\nquest'altra grettezza, della deplorata oziosità? Essi, abbagliati\ndal successo dei meno degni, adorano e ripetono quelle forme\nche meno valgono ma che piacciono di più. Coll'avvicinare, ar-\ntisti, giornalmente, i loro fratelli manifatturieri si sono assue-\nfatti a trattar l'arte come un affare. Si domandano reciproca-\nmente: « Vendete? Quante copie al giorno? E' un libro che\ncorre? » Quando si rispondeva, che, in molti anni, di un'opera\nvostra, certo non più di dieci se ne erano spacciate, vi ridevano\nin faccia e vi accusavano di divertirvi solitariamente. In verità,\nquesti giovanotti sono molto esigenti ed hanno troppa fretta.\nConviene che sappiano aspettare un poco col venirci a chiedere,\ndi tanto in tanto, spiegazione e consiglio, come al solito, gra-\ntuitamente. La Ragion Poetica può dir loro cose non al tutto\ninconcludenti.\nA proposito, che è, come si deve prenderla, come si deve\nleggerla ? Rispondete evasivamente a tutto che vi chiederanno :\n— E' storia? — Eh, pare! — Filologia? — E della più seria!\n— Critica ? — Convien bene che sia ! — Autobiografia ? —\nLeggerete — Polemica ? — Eh, chi sa ! — Estetica pura ?\nDovrebbe essere. — Un mezzo per farsi valere? — Ma certo.\nConvenitene che è abbastanza bizzarro e garbato : è un mil-\nlantatore di sè stesso il quale parla assai degli altri. S'egli giun-\nge, per questa via non troppo facile, a spiegarvi qualche idea\nnon comune, perchè non lo ringraziereste ? — Ma è confuso,\nastruso od oscuro. — Sì, potete aver ragione; ma l'oscurità di\nun autore è in ragione diretta della personalità inedita de\nsuoi concetti. — Nessuno sarà soddisfatto di quanto gli avrete\nconfidato.\nLeggano si o no : Filosofia, Lirica, Storia, Sentimento, Me-\ntodo, Grammatica ed Anarchia; tutto si avvicenda in questi\nfogli. Io mi confido alla capacità del lettore, che tutto legga e\nsappia leggere; gli procuro un nuovo piacere. Come la vita.\nBisogna saperla vivere; trascegliere, accettare o rifiutare; la\nvita è una sintesi; chi l'esercita bene, la scompone e ne estrae\nquelli elementi che gii sono utili, belli, piacevoli. Così si vive\nfilosoficamente; così si legge intelligentemente. Non credo op-\nportuno di preporre un piccolo trattato : Sul conte si deve leg-\ngere, necessario, forse, ma ingombrante.\nPiù tosto, si guardino dalle digressioni. Vi sono delle lun-\nghe pagine, che seguono un giro capriccioso di pensiero; che\nsbocciano impensate, senza preavviso, o con delli accenni lon-"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.7", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 7184, "texte": "tani non ricordati più: con quelle, volentieri, vag'abondo, con-\ntinuando un monologo prezioso per me, sciocco per li altri.\nLasciatemi parlare. Nulla è così dolce del lasciarsi andare, dei\nnon conoscere impedimenti, del non ammetter freni. E' la ric-\nchezza della libertà, è la libertà del pensiero ricco che si rimira\ne si ammira. Queste digressioni sono dei piccoli viaggi che\nsi intramezzano, in incognito, senza che se ne sospetti la loro\nimpoitanza; sono una frode al continuo vigilare,* il contrabban-\ndo grosso sotto gli occhi del doganiere; la rivoluzione sotto il\nnaso del poliziotto, la forma sintattica nuova, la prosodia no-\nvissima alla barba del grammatico astioso e pedante. Queste\ndigressioni sono la mia virtù e il mio delitto.\nNe troveranno molti e capitali. Scandolezzerò volentieri\ncollo sciorinare ad ogni periodo YEgo; pessima abitudine, ne\nconvengo, ed inveterata. Coll'Egotismo ho riempito il mio di-\nscorso filologico; ciò è di cattivo gusto e fuor di moda, quan-\ndo, dalle banche coscienze, dalle famiglie alle comedie, si\ncollabora e si comunizza per risparmio di denaro, di fatiche e\ndi responsabilità. Ma per i numerosi esempi, che al genere di\nquesto scritto comportano e per le moltissime citazioni, ho do-\nvuto toglier molta roba da casa perchè, vicino a me, non a-\nveva di che legittimamente imprestare d'altrui, e, nella mise-\nria, non desiderava lasciare i lettori a corto di documenti. L'E-\ngotismo è un difetto riprovevole; io aggiungo una dignitosa\nespressione di orgoglio. Guasta? Non importa, quando è ne-\ncessario. Stendhal, in fondo alla Vie de Rossini, mi porge\nun modo garbato per domandar scusa a quelli che se ne infa-\nstidiscono. « Del resto, per farmi perdonare quest'orgoglio di\nLucifero, che vado mettendo in mostra, vi debbo far osservare\nch'io mi difendo; così mi deve essere permesso di parlar di\nme stesso, come parlassi di un altro. Ciò che occorre non è\nla modestia, ma la sincerità ».\nPoi mi accuseranno di ripetermi volentieri : in apparenza,\nconcetto di considerare, per me e per il lettore, l'idea, il\nconcetto, la cosa, sotto a tutti i punti di vista i più semplici ed\ni più ovvii, i più astrusi ed i meno saputi. Girando attorno al\nfenomeno per identificarlo, ho dovuto descriverlo più volte\ncome si presenta alli occhi di tutti : vi ho aggiunto, in ogni vol-\nta, come io lo vedeva, da quel luogo dal quale lo rimirava.\nInoltre dovrebbero sapere che la letteratura non si concede al\nlusso di posare, per farsi fare il ritratto, quando un fotografo\nimprudente desidera di trarne delle negative. Bisogna rin-\ncorrerla, appiattarsi, sorprenderla colla « Kodak » rapidissima\ned istantanea, mentre corre, si volge, si nasconde a sua po-\nsta; darle la caccia ed esporsi a mille pericoli, come un infor-\nmatore di il quale segna le operazioni di prima linea\ndi un grande esercito in campagna.\nLa storia della letteratura è una biologia osservata, giorno\nper sullo stesso suo corpo collerico, isterico e disordi-\nnato; descrivere letteratura in* altro modo, è scrivere dei ma-\nnuali ad uso delle classi elementari. Sotto questo aspetto ho fat-\nto bene a ripetermi.\nSimilmente avrò dovuto contradirmi. Una frase, un periodo\nscritti su quella tal pagina, non si presteranno a concordare\nesattamente colla frase, col periodo di una tal'altra pagina;\nparra a molti che il pensiero indeciso fluttui, che mi sia man-\ncata la possibilità di coordinare i rapporti, che mi abbia di-\ntettato la costanza del ragionamento, l'insistenza della rifles-\nsione, essendomi permesso troppo facilmente l'improvvisare :\napparenze. Ouand anche esistessero le contradizioni, forme-\nrebbero^un mio piacere particolare, dimostrerebbero la mia sili-\ncei ità, 1 adattabilita della mia mente ad assumere tutte le forme,\na seguire tutte le evoluzioni; qualità preziosissime. L'essere che\ncammina, che fa dei gesti, che veste in mille foglie, non è\nmai identico a sè stesso; il suo valore sta appunto nel rimutare\nconservare, sotto i diversi aspetti esterni, le stesse funzio-\nni. tome sarebbe reale e sincera la interpretazione di questa\nvita, quando la si studiasse sempre e comunque nella medesima\nattitudine ? Le contraddizioni non sono di chi descrive, ma nel-\nla cosa descritta; egli non ne è responsabile, le accenna e le\nannota; vi può servire il saperle; si limita a darvene i sintomi,\nle cause, li effetti; le prova a traverso la sua indagine di osser-\nvatore biologo.\nPiù facile mi sarebbe stato costruire un sistema; con ciò,\nsu due sillogismi ed una premessa maggiore, si dà fondo al-\nl'universo., si.rivede l'opera dei secoli; ed a cubi, a cubi, di belle\nparole astratte si costruiscono quelle piramidi ben connesse\ncon cemento tipografico, salendo le quali, si scala l'infinito.\nMa poi interviene un venticello di primavera, critico e frigido ;\nil monumento precipita, crollando, seppellisce sotto le macerie\nchi lo voile rizzato in castigo del suo semplicismo metafisico.\nRicuso dal prepararmi colle mie mani una tomba coreogra-\nfica, alla Pietro Micca, la credo molto incomoda ed inutilmente\nsollecitata; è doloroso morir schiacciati ed asfissiati dal peso\ndelle proprie opere, erette sul greto alluvionale di un fiume,\nin una contrada funestata da terremoti periodici. Meglio è in-\ntendersela col terremoto in latenza, il quale, come vedete, è\nanomalo, contradditorio e da, tutte le volte che si fa sentire,\nuna serie di leggi speciali da studiare, come cause della sua in-\nquieta trepidazione.\nIn fine l'appunto più grave e maggiore è la parzialità somma;\nnon me la perdoneranno mai : non cerco di essere scusato\nNelle arti, come in amore, non vi sono mezze misure: o tutto,\no nulla; non si può dosare sapientemente la passione; se fosse\npossibile ragionarla non sarebbe più quanto deve essere, a\nvrebbe un altro nome, sarebbe un'altra cosa.\nDunque, un volumetto ripieno di cattive qualità. Il peggio\nè che, sapendolo, non ho fatto nulla per rimondarlo, anzi, ho\npreso gusto ad ammucchiarvene. Non ho mai avuto la pretesa\ndi scrivere capolavori: li amici, che mi vogliono bene, me lo\ndicono spesso e rimproverano : perchè, se avessi tolto una\nvirgola, premesso il nome al verbo, aggiunta un'altra frase,\nsostituita una diversa parola alla prima, mi sarebbe stato pos-\nsibile il mandarne fuori un quadro e mummificato' per le piazze\nitaliane. Io invece no ho che una ambizione : emulare la Vita,\nla Natura: queste buone matrone non hanno mai procreato\ndei li sdegnano; non compongono di tarsia e di\nmosaico, scegliendo e ripensando, ma di getto in una matrice\nfresca ed enorme, con un torrente di metallo liquido, prezioso\ne resistente. Non avendo pretese accademiche, nè amori nasco-\nsti e burocratici, non desidero seggiole imbottite o comodis-\nsime prebende. Non ho mai servito, non servo, no servirò mai\nnessuno; vivo del mio e ne ho qualche volta da regalare alli\naltri.\nPoiché, sono in fondo un buon ragazzo; se fin qui non mi\npresero per tale, me ne duole, cambieranno d'ora innanzi giu-\ndizio. Rimasi tutt'ora un ingenuo; la mia ingenuità mi rap-\npresenta, in questo mondo della pratica, poco armato, colti-\nvando dentro di me una vergine schiocchezza di ortolano per\nbene. Il quale, postosi sul mercato cittadino per vendere la sua"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.8", "debut_caractere": 6, "fin_caractere_exclue": 5108, "texte": "merce genuina, confida nell'evidente presidio della bontà del\nsuo raccolto. Quell'ortolano non è un mercante; fortunato\ndi aver pochi bisogni e di accontentarsi presto; se volesse scia-\nlarla andrebbe tosto in rovina. In questi giorni è necessario\nche molti cartelli, molte grida, molti avvisi proclamino le vir-\ntù riconosciute dalli specifici spesso avvelenati; onde dobbia-\nmo credere alto scritto, non allora loro reale efficacia assente.\n— Se vi piace, è buono! — ripete l'ortolano onesto e semplice.\n— Prendetene. — Io rimito.\nTutto ciò è inconsideratamente primitivo sulla fiera della let-\nteratura, primitivo e superbo : non comprendo di essere allo\nsbaraglio, sopra una piazza dove rigurgitano, dalle stamperie,\nmigliaia di libri all'anno, sì che non basta la mia insistenza con\nle opere, a tenermi a galla in mezzo al pantano che mi formano\nintorno. Li uomini interessati sono anche volentieri sordi, duri\nd'orecchio, come amava a dir Ibsen. Così credo che vi siano\nancora delle persone, le quali, dopo di avermi udito a parlare,\nnon crederanno di prestarmi fede, dandone la colpa al loro u-\ndito od alla mia voce bassa, fisici impedimenti : ciò che mi ri-\nguarda. Ma li prego di ammettere la sincerità delle mie parole\ne la purezza delle mie intenzioni, perchè io possa accogliere,\nsenz'altro, la lealtà generosa del loro rifiuto e dei motivi che\nla scusano. Non trafficando di nessuna derrata necessaria, de-\nsidero trattare con chi non s'infinge; non voglio essere ingan-\nnato da una benevole accoglienza, quando, subito dopo, venga\nderiso alle spalle : intendiamoci a viso aperto, a gesti defini-\ntivi, a monosillabi, subito, con franchezza, da gente che pesa\nle proprie responsabilità coi propri atti.\nEd eccomi un'altra volta il paradossale; il pubblico ha ra-\ngione di chiamarmi in questo modo, se bada alla mia vita la\nquale non si scompone della mia letteratura; e'mi piacerà sen-\ntirmelo ripetere. Non credano però di combattermi, accusan-\ndomi di un altro più feroce e più arbitrario dogmatismo; si\ndisingannino.\nIl libercolo non ho scritto per insegnar loro qualche cosa\nd'altro; no, sono-memorie ed espressioni di sentimenti, il rac-\nconto delle esperienze di un uomo comune, che ha operato\nnon comunemente Non si pensi in me desiderio di vanagloria\nche non esiste, di jattanza che non conosco, di supremazia che\nnon chiedo; ma vi scorgano una giusta superbia. E' il libro\nsuperbo di un superbo; il quale ha saputo, contro il tormento\ndel dolore fisico che lo angoscia in ogni istante, non opporre\nbestemmie ridicole o sconforto vile, nihilismo inutile, ma fred-\ndezza ragionata, compensata serenità; lo stoicismo di un pen-\nsiero che non ha mai conosciuto il dubbio, sì che ha costrui-\nto un monumento chiaro, trasparente, nobile di sicurezza den-\ntro cui riposare ed attendere, in pace con sè e con gli altri, l'av-\nvenire. Egli ebbe in dono una mente vittoriosa sopra la mor-\nbosità della sua costituzione materiale; ed il suo carattere è\nla sua più riuscita opera d'arte. Lascio perciò che li altri siano\nistessamente superbi e tentino di soverchiarmi così. Anzi ri-\npeterò, come l'ho ripetuto dentro: « Tutto ciò che si dice e\nsi opera, nelle scienze e nelle arti, non può essere che prov-\nvisorio, per quanto continuativo, rimane, nella attualità, un a-\nnello di congiunzione a ricollegare il passato col divenire. Altri,\nch'io osteggio, furono ieri combattuti, iniziando quella loro\nverità giovane e fervida che sembrava eresia, e che io oggi\nritrovo priva di azione e fossilizzata. Domani io. stesso avrò\ntorto davanti alla gioventù, che mi spinge già alle spalle. Le\nvolgari contingenze di primato, di priorità, di stabile esat-\ntezza, che formano il fondamento e la forza delle religioni e\ndei metodi metafisici, non entrano nelle mie persuasioni. L'i-\ndeale umano è nel cammino indefinito; nessuno può imporci\nla parola Fine ; e se credete che vi siano una dottrina ed un si-\nstema perfetti ed assoluti, li ritroverete nella credenza all'As-\nsurdo, che è un modo negativo di vivere ».\nAvremo, amico mio, rassicurati li uni e li altri? Mai più:\nfra tanto è bene qualche volta svestir la modestia, maschera\ntroppo stretta e trasparente all'orgoglio che immiserisce senza\nragione. Perchè il tacere ed il sorridere non vengano presi dai\nsuperficiali senza quel condimento d'ironia e di non curanza\nche ne tonalizzano l'espressione è necessario commentarli pre-\nziosamente. Serva il volumetto : vogliate che, in sulla prima\npagina, stia il vostro nome, lo protegga e lo diffonda. Rappre-\nsenta due energie, due virtù e per l'erudizione di cui siete grave\ne lucido intorno alle nostre cose italiane e per la invidiabile\ngenialità e l'impeto entusiasta di poeta francese di cui siete do-\ntato.\nRammenterò fr.tti che interessano ambo le nazioni amiche,\nimpersonate da voi. E chi meglio di voi, compreso e nobile\naraldo, potrei io scegliere, onde annunci la sintesi di venti\nanni di lavoro continuo e sereno ? — Concedetemi ch'io v'im-\nponga un patronato di letteratura non indegna delle vostre\ncure; e vogliatemi bene.\nVARAZZE, il XXVIJ di Gennaio MCMVIJ.\n\nGian Pietro Lucini."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c008", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c008", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "6", "page_fin": "6", "image_debut": 8, "image_fin": 8, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.7", "titre_corps": "{PubInfo}FRATELLI TREVES, EDITORI - MILANO", "titre_sommaire": "{PubInfo}FRATELLI TREVES, EDITORI - MILANO", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.8", "debut_caractere": 5110, "fin_caractere_exclue": 5249, "texte": "FRATELLI TREVES, EDITORI - MILANO\nDI PROSSIMA PUBBLICAZIONE:\nRE BALDORIA\nTraduzione italiana di H 1:V\nTRAGÈDIE SATIRIQUE DE\nF. 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René\nArcos, Georges Duhamel,. Georges Périn, Jules\nRomains, Théo Varlet, Charles Vildrac, M. F. T.\nMarinetti a une place bien marquée par le lyrisme\nun peu débordant, la fougue sans limites, l'en-\nthousiasme exhubérant, l'ardeur infatigable d'un\ntempérament indéniablement personnel. ,\n« Annoncé déjà par La cotiquète des Etoiles et\nDestruction, le voici qui s'affirnie définitivement\navec une oeuvre en prose, non moins débordante\nde vie, mais cette fois plus serrée de forme,\némondée d'une prolixité parfois embarrassante où\nT entraìnait une inspiration trop violente, trop\ndémesurée.\n« Le Roi Bombance, c'est la farce sociale de\ntous les temps et de tous les pays, telle qu'elle\ns'est toujours jouée et se jouera toujours.\n« Ce peuple des Bourdes, considérant inutile\nde procréer avant d'avoir résolu le grand problème\nintestinal du Monde, rélègue dans le royaume des\nCrotules les femmes dont la dègoutante sobriété\net la luxure embrouillent les idèes digestives.\n« D'autre part, un mouvement bien plus im-\nportant signale cette époque.\n« Ripaille, premier ministre des Cuisines, meurt,\nemportant en sa tombe le merveilleux secret des\npilules a c a liner V appetit, qu'il dislribuait aux\naffamès. Et cependant que la foule s'extasie sur\nles succulentes fniférailles, sur la magnificence\ndu roi représentant du pouvoir en de Qa, sur la\nsplendeur du ventre du pére Bedaine, représentant\ndu ponvoir au delà, comme elle s'extasie chaque\njour à la lecture des menus éblouissants de l'Au-\nguste Estomac, Syphon pérore préparant la re-\nvolution.\n« Ripaille ri est plus!... Vos intestins soni e?ifin\ndòlivrès de ses lois implacables!... Bientóly gràce\nà tnes conseilsy vous pourrez vous asserir à la\ntable du Festin Idéal!...\n« Les exhortations du pére Bedaine, prèchant\nau nom du Dieu des Digestions, le jeùne aux\naffamés,ne parviennent plus à maintenir l'Estomac\ndes Bourdes « plus profond et plus vorace que\nla mer, la gueule du tigre, la vulve de la femme,\nles abìmes le plus insatiables, selon la Bible ».\n« Syphon, Tourte et Béchamel, renvoyós des\ncuisines par feu Ripaille, se font octroyer le gou-\nvernement culinaire, prétendant avoir trouvé la\nsolution au problètne qui agite les estomacs, et\nsauver l'état de la crise intestinale.\n« Les trois Marinitons se sont emparés du chà-\nteau ; mais, malgré les mirifiques promesses, les\nsujets continuent à jeùner, comme par le passé.\n« Estomacreux, démagogue, qui concourt au\nmouvement avec Syphon, aspire à la dictature,\naprès la chute de 1' antique royauté, ameute le\npeuple prèt à se livrer à tour de iòle à tous les\nchefs qui se présentent à lui.\n« La mort subite de Bombance et de ses mi-\nnistres, vient à point pour servir les intérèts: le\ngouvernement est accusé d'eaipoisonnement. Les\nBourdes, retenus un instant par Tldiot qui voulait\nleur distribuer la pàture incotinue de 1' Idéal,\nprennent d'assaut le chàteau et pénètrent dans la\nsalle du Festin Universel.\n« Estomacreux, voulant déjà jouer au tyran,\nles Forts se disputent le droit de contròie sur\nles Marmitons sacrés. Des luttes intestines écla-\ntent déjà.\n« La lutte se continue à table, où Requin et\nMassue veulent monopoliser les inorceaux après\navoir proclamé qu' il ne saurait y avoir égalité\nentre les capacités stomacales. Les faibles sont\nparqués au bas-bout de la table, où les Cuisiniers\ndu Bonheur Universel les oublient totalement,\npréoccupés d' ailleurs de se disputer le pouvoir\nsuprème.\n« L'épouvantable orgie commetice. L'instinct\ndévorateur des Forts ne se contente pas de l'ab-\nsortion de toutes les portions. Le Roi et ses valets,\nque les prévovants Marmitons ont fait saler, de-\nviennent la proie des màchoires terribles. Mais\naprès quelques heures de séjour dans le ventre\ndes sujets, ils ressortent plus puissant que jamais.\n« Le grand peuple de Bourdes s'est tout sim-\nplement retourné da?is son Ut de souffrance, comme\nun malade en proie au coachemar. Rieti rì est\nchangé..... La terre est décidèment la piati e le oh\nVoti ne matige pas assez.\n« Jus tic e y Libertéy Egalitè.... vieux Dom Qui-\nchottes mourants, à la rescousse ! Si les rnouhtis ci\nveni de V impossible n* ont pas-use vos bras ba-\nlayeurs d'horizons, dègaines donc encore une fois\nvos glaives fleuris d'esporr> pour dépécér des vinti-\ndes sidèrales sur la table du ciel au Festin des\nFestins de tous les affamés. »\n« D'àge e ti dge, la race de Bourdes va perfec-\ntionnant ses mie ho ir e s dans l'art de s'enlredèvorer\navec une grandissante agilité, »\n<i Voila le seni prò gres possible! »\n« Nous ne nous attarderons point sur la valeur\nsociale de cette oeuvre. Nous ne discuterons point\nla justesse du pessimisme qui s'en dégage. Le\ntrès maigre squelette que j'ai présenté, peut suf-\nfire à tirer toutes les dérìuctions philosophiques\nde la lecture tnème de l'ouvrage.\nDépouillé de son sens symbolique, au point de\nvue littéraire pur, nous nous trouvons devant\nune oeuvre forte et bien pensée. La langue en\nest chaude, colorée, lyrique. Les images y sont\nnombreuses, neuves et originales.\n« Les portraits sont vigoureusement et amu-\nsamment traités. Les personnages sont vivants,\net leur caractère bien saisi. Les scènes sont bien\ncomposées malgré elles menacent par-\nfois de durer inutilement.\n* Le grand mouvement général est interrompu\npar les digressions du poète, et les récits de Be-\ndaine et d'Alkamah, récits pittoresques qui mar-\nquent dans l'oeuvre comme un repos nécessaire.\n« En son ensemble, le livre est tour à tour\npoétique, vulgaire, burlesque, fantastique, hilaraut\nou lugubre, Cependant 1' effroi y piane toujours\navec le fantòme de Sainte Pourriture, la grande\njusticière qui revient, comme un leit-motiv. en\nchaque acte, comme pour rappeler à l'humanité\nla vanité de ses efforts, pourtant aussi nécessaires\nque magnifiables. .\nEsh\nDall' Avanti della\nF. T. Marinetti chiama questo suo « Roi Bom-\nbance » tragèdie satirique. In verità, è satira fiera\ned amara, profonda e verace - in alcuni passi,\nagghiacciante.\nC'è stato qualcuno che ha voluto leggervi uno"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.10", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 9576, "texte": "scherzo contro le dottrine e i dottrinari del so-\ncialismo; ed è stato, a dir vero, ben miope. Pe-\nrocché in tutti i quattro atti che costituiscono la\ntragedia, si ripete a sazietà, or da questo or da\nquel personaggio, il valore simbolico dell'opera:\nche è ben altro.\nMarinetti, in una sintesi stupenda per armonia\ne rapidità, ha coordinato in un simbolo efficace\nle salienti energie e tendenze umane esplicantisi\nnella storia di tutti i tempi ; anzi ha sorpreso\nnel suo corso anche la parabola di quelle che si\ningigantirono nell'avvenire: e per questo rispetto\nè stato apocalittico.\nGli apparati ed i discorsi gastronomici hanno\nilluso allora qualcuno, il quale ha supposto che\nnelle quattro fèeries magistrali di « Le Roi Bom-\nbance » si fosse soltanto esaminato, vagliato, cri-\nticato il problema economico odierno con i suoi\nrisultati, le sue premesse, le sue ipotesi.\nLa scena costruita di pasticci, ingombra di vi-\nvande, il linguaggio piatto e puzzolente di lec-\ncornie, il grido famelico che mugola nello stomaco\nuniversale, e scoppia dalle bocche ingorde tra il\nfumo che gravita sugli occhi avidi e la nebbia\nche acceca le anime torturate dal grande appe-\ntito, erano veste necessaria e camufifatezza adatta\na mascherare il simbolo della eterna fame umana\nche urla e rimbomba dalle profondità della storia\nfino a noi: fame di sapere, di conquista, di li-\nbertà, di vita, di gioia, di dominio; frusta che il\ndestino come un bestiario crudele avventa sui\nfianchi dell'uomo sitibondo di felicità, nella quale\nsi illude trovare quiete, sazio.\nQuesta è la significazione vera della tragedia,\ndalla quale emerge un'altra verità. Il desiderio è\nla grande molla, la leva gigantesca capace di far\nsaltare un mondo: il mondo che ciascun uomo\nporta in sè, e che perennemente si trasforma,\ncresce, rotola sotto le mille burrasche della vita,\navventandosi, cieco e fiero, contro tutti gli in-\nganni, tutte le rapine, tutti gli spaventi. Il desi-\nderio è tormento e delizia, febbre e vittoria:\nsempre combattimento. Estinto il desiderio, sa-\nziata la fame, spenta la sete, tre anime in una\nnella suprema risultante del divenire, lo spirito\nè un focolare spento, una fucina morta: comincia\nla dissoluzione del riposo: l'anima putre e s'acce-\nca, l'uomo si sfascia, cadavere che si sopravvive.\nOgni uomo ha dinanzi a sè, miraggio e realtà,\nuna Mecca da raggiungere: e, affannato, dan-\nnato, ebbro, notte e giorno cavalca e stramazza;\nlotta e soccombe, vince e conquista, nella sua\ncorsa notturna attraverso il tempo, si lascia alle\nspalle il passato, e, ferito dalle mille lance che\nlo percossero durante la sua fuga notturna, a\ntradimento - folli ed oscure - giunge, s'arresta.\nMa altra Mecca più tentatrice gli si dipinge al-\nl'orizzonte, come un'aurora; e la sua corsa ri-\ncomincia più ardente e più cieca. Guai se, af-\nfranto dalla fatica, ebbro della conquista, egli\nnon scopre sempre nuovi e più larghi cerchi ai\nconfini del cielo, vette sempre più fiere sulle vette\nconquistate! Guai se non riprende la sua corsa,\nvigile e inflessibile, gettandosi ancora una volta,*\nin divino delirio, come un vento infrenabile, per\nla sua strada che non ha mèta, verso rinfittito !\nEgli infrangerebbe le leggi eterne che' governano\nla vita, e si costringerebbe volontario nel carcere\nmuto, dove si perpetua rissosa, sorda, immuta-\nbile la stirpe poltrona degli uomini senz'anima.\n« Il divenire! ecco la sola religione» esclama\nil vampiro Ptio nella scena finale. « Desiderare\ntutta la natura, con le braccia aperte, le labbra\ntese, abbracciare in uu vasto sogno d' amore\nuomini e cose, senza arrestarsi al possesso....\nQuesto desiderio è buono o cattivo? Che im-\nporta! L'essenziale è di desiderare. » Perocché\nse questo manca, Sainte Pourriture, l'eterna forza\nche distrugge e crea, la natura insomma, stringe\n1' anima inutile e la contorce nel suo pugno di\nferro, soffiandole in faccia un suo fiato appestato;\npoi, la getta via, negli « Stagni del passato, »\nstagni misteriosi.\nMisteriosi, perchè la Dea Suprema, che crea\ne distrugge, feconda e incenerisce, tutte le forme\nguaste, torte, cieche, che infranse con le mille\nsue dita, le trae su da quegli stagni, spente, e,\ngettandole nella fucina del suo laboratorio colos-\nsale, le rimpasta, le rinnova, le rigenera. Sainte\nPourriture, la forza ineflessibile che governa l'eter-\nno divenire, colei che grida agli uomini, folli nella\nloro cecità « ciò che voi chiamate morte non è\nche uno degli innumerevoli cangiamenti di cui\nla successione è vita », esce da quegli stagni ad\nogni aurora, e sparpaglia con un suo gesto largo\nmille embrioni nel vasto cerchio dei mondi.\nEssa e l'Idiot, « l'Impossible qui pleure », l'ani-\nma abbeverata d'ideale, insaziata e insaziabile,\npuerile e sovrumana, tutta ebbra nel torrente\ndivino della Natura, sono i veri protagonisti di\n« Le Roi Bombance. » Sainte Pourriture, la Na-\ntura, l'Idiot, il suo interprete umano, eco della\nvoce formidabile che vibra dovunque si muove\nil tempo e travaglia lo spazio.\nNel « Prometheus unbound », Shelley, con la\neloquenza della sua poesia, un secolo fa ci trasse\nnel regno della felicità umana; la quale si con-\nquista solo a un patto: quello di chinare sempre\npiù l'orecchio alla terra, schiudendo sempre più\nle pieghe innumerevoli dello spirito alle innume-\nrevoli voci della Natura : da tutti gli abissi dello\nspazio, da tutti i seni dell'infinito un vento di\nluce si libera e scende ingolfandosi nell'anima\numana, che s'apre come una vela, dispersa nel\nmare della vita : la nave allora non ha più d'uopo\nnè di piloto nè di bussola; va per forza d'amore.\nDemogorgon, lo spirito liberatore che rivela agli\nuomini le eterne leggi e le felicità ignorate, si\nrievoca spesso per analogia, più spesso per anti-\ntesi, dietro l'ombra di Sainte Pourriture; e la\nsua voce tonante pare si moltiplichi in un grido\nche confonde il passato e 1' avvenire. « Il mio\nsoffio prodigioso solleva e lancia in pieno cielo....\nViva l'eterna fame di impossibile felicità », essa\nesclama in un'estasi sovrumana; ma gli nomini\nsordi non odono la sua voce, interpretano a torto,\ntraviati dalle piccole cure, i dettami santi.\nCiò si lumeggia nella favola.\nI Bourdes, illusi di raggiungere l'excelsior\ndella felicità, ingannati da un'offa elaborata da\ntre sacerdoti del benessere umano, hanno tutto\ningurgitato: gli stessi tre sacerdoti, il re Bom-\nbance loro guida temporale, il padre Bedaine,\nloro guida spirituale, l'Idiot, loro buffone.\nRabbiosi di libertà, si sopraffanno, si divorano,\nsi mordono, si scannano. Chi sopravvive ode solo\nuna voce come in un incubo di sogno: « ciò\nche voi avete divorato è parte di voi stessi, carne\ndella vostra carne, sangue del vostro sangue » :\nla voce di Sainte Pourriture che impietra le anime\ngrasse, nei cui silenzi angosciosi, come in una\nplacenta terribilmente feconda, si è ricreato il\ngerme nuovo, l'embrione tenace del re, del de-\nmagogo, del prete, del sognatore ; cosicché essi\nBourdes, in un'alba di fuoco, morendo, rigettano\n- parto grottesco - le vittime più vive di prima,\nimplacabili e ghignanti. Se non chè anche i morti,\npiù tardi, gettati negli « stagni del passato », d'un\ntratto, come una falange di mostri sognati, ur-\nlanti e scapigliati, si riaffacciano alla scena della\nvita, ne fracassano le porte, violenti ed oscuri,\nirrompono con un formidabile urlo di guerra\nnelle bocche folli. Il terrore schiaccia gli astanti :\nsolo 1' Idiot, con una voce che vibra come uno\nschiaffo, affronta i forsennati, e grida loro: «Che\ncosa volete dunque? Non più re, non più leggi?\nlibertà? giustizia? felicità? Tutto ciò non lo rag-\ngiungerete mai, perocché il vostro desiderio in-\ngrandirà con la conquista: perchè domani tor-\nnerete a desiderare ancora, col bottino nelle mani\ncupide, un altro bottino, con la vittima aggio-\ngata, un'altra vittima; nel sangue, altro sangue.\nCredevate di satollarvi nel banchetto che l'Illu-\nsione vi offerse, ed ora siete più affamati di\nprima. Illusi di aver distrutto, con la rabbia dei\ndenti, quanto vi si parava dinanzi, non avete\nsaputo digerire la pastura difficile; sordi e ciechi,\nvoi non intendete cosa sia fame, quale preda\ndobbiate predare: voi mi fate schifo; il vostro\nsangue che io posso versare mi fa schifo; tutto\ndi voi, che vi tocca ed appartiene, mi fa schifo:\nanche la morte, se mi venisse da voi ». Ed evi-\ntando lo sfregio, con un colpo di sciabola nella\nfronte si dà la morte, saltando nell'Infinito, lon-\ntano dagli uomini guasti, « tra le zampe del-\nl'Orsa Maggiore, o in un torrente della Via\nlattea ».\nE il tutto ritorna allo stato di prima.\nNon aggiungerò molte parole a questo cenno,\npur troppo breve e insufficiente a rivelare tutte\nle bellezza di ideazione e di forma onde si ar-\nricchisce la tragedia di F. T. Marinetti. Il quale\nè uno scrittore dotato di un patrimonio poetico\ninesausto e di un tesoro linguistico non comune.\nL'immagine che egli foggia, viva, calda, plastica,\ncon ricchezza smodata, gli colorisce e definisce e\nscolpisce sempre il pensiero astratto, che si con-\ncreta in forma tangibile. Dalla figura gli erompe\nla parola, e dalla parola la figura, in una suc-\ncessione continua, fervida, sonora, di lampeggia-\nmenti di fuochi, di colori, ond'egli accompagna\nil lettore nella perigliosa strada della sua opera.\nE questa - come ho chiarito - non è fatua me-\nlensaggine di menestrello: ma edificio saldo e\ngagliardo, dove ogni pietra s'addentra e s'ingrana\nalle altre con la tenacia incrollabile di un orga-\nnismo logico, audacemente, attingendo le altezze\nsuperbe, nel fasto della sagoma armqnica e com-\nplessa di una cattedrale gotica.\nCarlo Basilici."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c010", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c010", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "9", "page_fin": "11", "image_debut": 11, "image_fin": 13, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.9", "titre_corps": "IL MONOLOGO DI BRIGHELLA", "titre_sommaire": "IL MONOLOGO DI BRIGHELLA", "signature_source": "Gian Pietro Lucini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.11", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 1264, "texte": "IL MONOLOGO DI BRIGHELLA\n\nVous allez avoir des pompons,\nDes fleurettes et des jupons,\nLandrirette,\nComme en portait la Dubarry,\nLandriry.\nVous aurez, comme en un sérail,\nPlus de perles et de corail,\nLandrirette,\nQu'un marchand de Pondichéry,\nLandriry.\nDE BANVILLE. Chanson sur Vair des Landriry.\nPERSONA.\nDicit Silet lacrymatque\nBRIGHELLA. COLOMBINA.\nBrighella tiene per una mano Colombina e coll'altra, da torno al viso di lei, fa attucci e accenna carezze. Stanno in un\ncorridoio parcamente illuminato, dove, V invitati depongono le pelliccie. Vi sono delle piante verdi e dei fiori lungo le pareti.\nS'ode a tratto il rumore dell'orchestra che segna un minuetto ed il brusio festevole venir dalle sale in cui gioisce la veglia.\nBRIGHELLA, scherzosamente dice:\nCara;\nl'occhi sfacciati sono imperlati di lagrime,\npare ;\nla mano paffutella non iscodella coll'usata virtù\nil buon ragù\ndi lepre e di beccaccia.\nIl vecchio brontola colla vociaccia fessa,\nvecchio moccioso, come un bambino.\nCara ;\nti tergerò le lagrime colla pezzuola ricamata dalla corona\ndella mia padrona, la Marchesa d' Este.\nVi sono feste a Corte, in questa Corte Baracca bislacca :\nio guardo al sodo e insacco in anticamera: dalle ricche pelliccie\ndei signori faccio passar nell' avide mie tasche"}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.12", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1701, "texte": "moccichini, gingilli e gruzzoli sonori.\nCara ;\nil lacchè del Principe Perfetto, in gran \"toupé,,,\nti ha dato un ganascino : io non sono geloso ;\nperchè molto più oso e vado in giù ad assaggiare le tue virtù.\nOhimè ! il ragù brucia.\nSe Lelio è cortigiano da salotto, è pur merlotto\na lasciarsi spennar da Cidalisa. La maestria femminil consente\na questa nuova veste e ricche gioje : quanto alle noje,\ntutte lascia all'amasio. Egli sospira e si raggira\ndentro al cerchietto tenue del non toccare.\nLe civiltà pel servo non sono cosi avare:\nmeno grave è la cosa : vedo una rosa ? La colgo, l'odoro e l'assaporo.\nCara ;\nl'aurora cede davanti alle tue guancie.\nPer così poco t'imporpori il viso? od hai caldo? Il fornello è traditore.\nHai sete? Da buon signore eccoti melarancie e zuccherini.\nSpazzai la tasca di confetti e di dolci d'una damigella,\nch'ora riposa, dopo molti festini,\ne va dai Monsignori a confessa e ad altro.\nOhimè ! il ragù è bruciato !\nCara ;\ncotal peccato si redime col bacio. —\n■ ••••••••••••a\nAh, ah ! che farem poi ?\nIl carro avanti ai buoi è forse buon augurio,\nnè è cosa nuova senza rimedio.\nE il padroncino non fa il zerbino, davanti al grembialino della servetta,\nlinda e leziosa,\nfresca e pretenziosa ?\nTendi, tendi la ragna:\nvi si guadagna, se pure lacerata, de' zecchini a carata :\ntendi, tendi la ragna, e muovi lo zimbello!\nBrighella è tristanzuolo : hum ! già, ah ah, ah ah !\nSe ti pare !\nUn sospiro,\nun respiro,\nuna soddisfazione,\nuna elevazione:...\ne l'anima ed il corpo?\nSì?...\nIngrassa il porco, tra il truogolo ed il fimo, nella mota :\na pancia vuota non vengon ghiribizzi nella mente:... mente?\no in qualche cosa d'altro di meno scaltro,\nma di più aperitivo."}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.13", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2058, "texte": "Cara ;\nuna fola è il resto :\nLelio sospira e si rigira a torno a Cidalisa, poco furbo.\nLa Marchesana fa sciali e balli nella Baracca Corte :\ntutti i timballi e le fanfare suonano forte ;\ne il Principe Perfetto annasa il letto del prossimo imeneo,\nse Mardocheo non gli affibbii una vergine de' Carli.\nLa buffa è saporita.\nMa la pinzocchera bada allo scapolare :\nle son fortune rare trovar preti puliti e gentilini,\nor che un mugnajo è vescovo.\nOhimè ! il ragù tutto è un carbone e puzza ;\ne in quanto al piangere,...\nla battista rasciuga prestamente ogni lagrima ardente:\ne due confetti? ed una melarancia? e due zecchini?\nRidi? Nell'occhi biricchini io vedo luccicar, meglio dell'oro,\nun incanto, un tesoro : oh, di quest' occhi acquisterai dovizie\ne colle blandizie e col farli valere. Buona la melarancia?\nTutto il servidorame torna a ciancia nel tinello.\nAttenta al garzoncello profumato e inzuccherato,\nattenta al padroncino: un'occhiata, una smorfia....\nEi ti verrà a suonar la serenata a suon di doppie :\nprendi e non rendi : se il fuoco avvampa,\nmostra la gamba oltre il polpaccio: e se il fuoco divora,\nalla buon'ora, mostra... oh! mostra del buono\nper il padrone: casca, casca. In quanto a noi,\ngiocondi eroi delle cucine e delle cantine,\ntrafficheremo per la gente fine a nostro piacimento.\nDue cose sono il ventre e la mente, ed un'altra la borsa ;\nper ciò, o l'astuzia, o la forza.\nTornano i leccapiatti: non t'imbrattar con loro: non badare,\nlascia passare, e non parere : fa il tuo mestiere d'allenatrice :\ne se dice la gente invidiosa quanto non sa ;\nsi sa, il mondo è cattivo e il tuo Brighella è un angiolo;...\ne non pensare.\nCara ;\nun altro bacio ; l'ignoranti si buscano nerbate.\nNoi curviamo le spalle, sornioni, e di soppiatto\nimberciam questi trionfa goccioloni delli allocchi padroni.\nTu non credevi mai più lieta cosa?...\nColombina si rasciuga le lagrime e sorride. Brighella sghignazza. L'uno fugge da una parte, l'altra dall'altra. Quindi\npassano dei Valletti portando sopra ai vassoi vini e rinfreschi.\n\nGian Pietro Lucini."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c012", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c012", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "12", "page_fin": "14", "image_debut": 14, "image_fin": 16, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.10", "titre_corps": "SADE", "titre_sommaire": "SADE", "signature_source": "Gian Pietro Lucini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.14", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1719, "texte": "SADE\n\nNon puoi dimenticare il tuo passato.\ndonde venisti e per quale ventura ;\nse anche una notte eterna, orribilmente oscura\nscendesse, (oh carità !) sulla tua memoria,\nse per sempre i tuoi occhi s'acciecassero\ne la tua bocca rimanesse muta,\ncodesta enorme istoria è suggellata nella tua carne.\nVolgiti. Un'acuta disperazione è la tua vita.\nTu l'hai voluto: chi l'ha ferita?\nChi? Non dire, non parlare; taci, in silenzio convien soffrire.\nNon puoi dimenticare il tuo passato.\nLa tua carne si è fatta al tuo peccato\ne il vino avvelenato ch'hai bevuto\nscorre dentro al tuo sangue.\n'4\nNon parlare, non puoi.\nIl tuo orgoglio al delitto fu si enorme,\nperchè fu mostruoso il tuo piacere.\nTu hai sorbito ghiottamente, amando, quasi in un sogno,\ncome una belva notturna e circospetta,\ntutto il piacere, tutta la gioja.\nCosì le labra tue alla ferita, ventose oscene e tumide,\nsucchiando, ti si empirono di vita (moria) non della tua ;\nora si è tua e in te per non dimenticare. Il tuo delitto sta nella tua carne.\nPassan delle creature davanti all'usciuolo della tua tana, additano.\nResta nel bujo, solo : senti i passi a morire.\nDei volti gravi e freddi stanno in fondo alle speranze tue :\nma i passi s'allontanano al quadrivio.\nPensi: « L'alba mi parve assai pallida jeri.\nHo avuto la speranza che fosse morto il sole ! »\nNon è morto ; tu non puoi morire con lui, se fosse morto.\nPensi : « Occhieggian fiori : i fiori dolorosi e severi,\nreligiosi, intenti.\nAnime presso all'agonia accolgono la morte.\nElla era pur cosi !\nOh ! l'aurora rossa ; vigilò innamorata innanzi al di ;\ndel sangue sulle nuvole ; avran sacrificata la più bella,\nla più lucida stella al suo apparire.\nAnche, qui, sulla terra aveano sparso sangue:"}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.15", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1734, "texte": "certo una gola bianca ancora, calda, aperta nelle vene,\ngorgogliava un rigagnolo d'amore: la bocca alla ferita si slabbrava....\n« .... Ahi !... No ! »\nPensi ; « Il sole fu assai pallido jeri ! Morirà ! >\nNon morirà.\nPassi, fruscii, un sorriso di pace, fuori all'aperto.\nMa s'allontanano. Certo, la porta tua dà sulla via;\nnon la voglion conoscere, e ciascuno s'affretta alla sua sera ;\nciascuno ha sulla bocca un'armonia\ndi speranza ed i passi vanno lungi ;\npassi di pace, sorrisi di fiori, passi di speranza.\nNessuno ha avuto l'ardire di battere forte alle quercie della porta tua.\nOgni passo lontano è una speranza morta.\nSempre, nel fondo dell'inesplorato\ncuore fumiga il lievito fatale ;\nsempre, nel fondo del tuo bel peccato;\nsempre, alla soglia della tana tua ;\nsempre, dai fiori troppo profumati;\nsempre, nell'Ombra pallida pel sangue\ntutto versato, pallido di lagrime ;\nsempre, nell'ore di cenere grigie ;\nsempre, nella tua carne,\nsempre, dentro a' tuoi occhi!\n« Per la sacra e infernale voluttà,\ndel momento supremo\n(ultimo sguardo fisso alle pupille\nebbe lunghe scintille d'amore;\nultimo grido alle labre straziate\nebbe il mio nome e tacque,)\npel fremito divino della morte,\nschiudetemi le porte,\nfate ch'io venga di nuovo al sereno, nella casa di vita.\nSarò sempre con lei ;\nsarò dunque costretto a seguir chi partiva,\naraldo d'un amore scellerato,\ncolei che porto dentro, e che mi mangia il cuore?\nPer la superba e atroce voluttà,\nnon un riposo, non la carità?\nUn'ombra grigia ha la mia faccia di sogno\ndentro alle tenebre.\nHa tra le mani candide come un raggio di luna? »\n€ Guarda di sotto alle unghie il sangue raggrumato!\nL'Ombra oscura non ha lembo di luce;\nle mani non si muovono, son floscie e non sono più :"}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.16", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 772, "texte": "il tuo cuore traduce la vendetta suprema ;\nbatte, s'impazza, trema.\nVa, esci fuori al giorno; nessuno ti conduce? Vieni con me;\no sarò la tua guida : va, esci, che fai ? »\n« Taci! Questa guida, perché?\nAh! ah! sulla gola.... dalla gola; l'Ombra, le tenebre:\nqueste tenebre viscide di vita poc'anzi sparsa,\ned un riso; ed un riso a cantare,\nsulla bocca e a spirare in torno a me !\nNon puoi dimenticare il tuo peccato, carne della tua carne.\nSe hai goduto, in un attimo, l'eccesso misterioso e grande,\nfermo nelle tue mani, e le tue mani plastiche\nl'han foggiato a tua guisa, che domandi di più?\nHai piantato la croce in sul calvario della tua coscienza\ne vi ti sei confitto :\nvivi dentro al sudario della voluttà, atroce e sospettoso, derelitto\n\nGian Pietro Lucini."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c019", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c019", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "22", "page_fin": "22", "image_debut": 24, "image_fin": 24, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.17", "titre_corps": "Da \"RE BALDORIA\"", "titre_sommaire": "Da \"RE BALDORIA\"", "signature_source": "F. T. Marinetti ; Decio Cinti", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.24", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1820, "texte": "Da “RE BALDORIA„\nF. T. Marinetti.\nDecio Cinti trad.\n(TRADUZIONE DELLA TRAGEDIA SATIRICA «LE ROI BOMBANCE D'IMMINENTE PUBBLICAZIONE - FRATELLI TREVES EDIT.)\nLA CANZONE DI ALKAMAH.\nRallegrati ! Oramai\nNotti tranquille avrai !\nAllo svolto della vecchiaia,\nNotti giganti e livide ci aspettano....\nNotti che ci sbarran la via,\naderte e ostili sulle nostre angoscie,\ncome scogliere immani\nlavate da ràbidi lampi\nin una folta bruma che la bufera squarcia!\nAltre Notti, focose e sussultanti,\n— Notti guerriere, sempre in arcioni,\ncon la spada in pugno\ne lo stocco tra i denti, —\ngaloppano sui lividi giacigli\ndei nostri corpi che gemon calpesti....\nAltre ci serran tenebrosamente\ntra le frigide braccia,\naspre Notti voraci e sitibonde\nche ci trafiggon l'ossa\ncon le punte dei lor seni di ghiaccio!...\n— Notti che fanno brillare e tinnire\nle loro curve risate d'argento,\nsimili a scimitarre che percuotano\nla porta d'un maniero abbandonato. —\nRallegrati ! Oramai\nNotti tranquille avrai!\nNell'amarezza dei rancidi tramonti autunnali,\ngialli e freddolosi,\nnon aspetterai più l'avvelenato\nsorriso de le stelle....\nE l'affamata anima tua, correndo\ninnanzi all'instancabile tuo corpo,\ndi landa in landa, sulla curva terra,\nnon avrà più la brama,\nné la furia di mordere\nnel turbinante e roseo cuore dell' Infinito !\nPoiché ti sta nel petto\nun rimorso monotono\ndai simmetrici denti,\nun metodico strazio\ndall' isocrono moto d'orologio,\nche ad ogni istante ti s'aggancia al cuore\ncon sue ruote rostrate!\nSempre infantile é l'anima dell'uomo....\nEgli ama il suo dolore,\ncome la bimba ama la sua pupattola\ne divide con essa\nfiori, chicche e trastulli !\nE tu àmalo molto, il tuo dolore....\nCosì non avverrà più che tu pianga\nsenza alcuna ragione,\ncome un fanciullo che il buio impaura....\nRallegrati ! Oramai\nNotti tranquille avrai !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c020", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c020", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "23", "page_fin": "23", "image_debut": 25, "image_fin": 25, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.18", "titre_corps": "ELEGIA", "titre_sommaire": "ELEGIA", "signature_source": "Goffredo Bellonci", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.25", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1712, "texte": "ELEGIA\nGoffredo Bellonci.\nIo vi ho amato, che c'erano nei vostri\nocchi sorrisi di letizia arcana,\ne armonia nella voce, e nei capelli\nlievi profumi, ed era il riso pieno\ndi voli ignoti per ignoti cieli.\nVoi non mi avete amato, e nella mente\nfu buio di crepuscoli: l'amore\nè tristo e rende inutile la vita.\nSe detta il cuore, sapienza tace\ne neghittoso l'intelletto vive.\nVoi non mi avete amato, ed io con mano\ntremula ricercai dentro sublimi\npoemi e in tenebrose opre di saggi\nun conforto che solo la Natura\nsanatrice divina mi donò.\nOh ! tramonto mestissimo, se bene\ndolce al ricordo : c'era in fondo al lago\nnon so se verde d'alberi, che azzurro\ndi firmamenti, e nero di tempeste\ne le alighe: l'alighe, emergenti\nocchi immani di demoni, feroci\nmi fisavano, e venne d'improvviso\nnel mio cuore un'angoscia : udii più spessi\ntrilli di grilli, vidi sovra l'acque\nun tripudio d'insetti, e tra le piante\nnell'alto un lampeggiar d'oro, chè il sole\ntramontava, e mi prese un desiderio\ndi libertà d'aria di luce : via\ntra lustreggiar di frondi rugiadose\ncon brividi di lieve vento, giunsi\nalla vetta dolcissima del colle\ne vidi : vidi in fondo la città\npiena di luci e di tumulto ; sopra\ntutta un'infinità muta di cieli\npieni di voli taciti e di nubi\ntragiche enormi transvolanti, e fu\nnulla nel cuore e nella mente tutto.\nTutto: l'odio dell'uom che non ha pane,\nl'ululo di chi soffre, il disperato\nsorriso de la femina, l'amore\ngarrulo delle madri, il tempestoso\nriso del folle, e un'allegra fiorita\nd'occhi di bimbi, cenili, e di fise\nal passato pupille di vegliardi,\ne una immensa pietà di me, di voi,\ndegli umani, e un amore, un nuovo amore\ndella terra che palpita fugace,\ndell'Universo che si ruota eterno."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c021", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c021", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "24", "page_fin": "24", "image_debut": 26, "image_fin": 26, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.19", "titre_corps": "SINFONIA D'ARGENTO : (DALLE OPERE POSTUMÉ INEDITE)", "titre_sommaire": "SINFONIA D'ARGENTO : (DALLE OPERE POSTUMÉ INEDITE)", "signature_source": "Aurelio Ugolini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.26", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3218, "texte": "SINFONIA D'ARGENTO\nAurelio Ugolini.\n(DALLE OPERE POSTUME', INEDITE)\n.... voce di Troni e di Dominazioni\nvolanti....\nJOSÉPHIN PÉLADAN: Il preludio del Lohengrin.\nPossenti gerarchie d'Angeli e Arcangeli, di Prin-\ncipati e Potestà e Virtù, di Dominazioni e di Troni,\ndi Cherubini e Serafini, frenate per poco la vertigine\ndelle sfere ;\nmonarchi della Terra togliete di sulle pallide fronti\nle gemmanti corone e prosternatevi alla voce sovrumana\nche parla.\nUn fremito celestiale di colombi palpita sul capo\ndegli uomini. Invisibili dita attingono olezzi lontani da\nselve di mirti e di cedri, profonde ; attingono i foschi\nsilenzi, le solitudini aeree e i vivi fiumi della luce dai\nconcavi cieli, e gli echi misteriosi dall'ispide rocce e dalle\nspelonche de' più remoti angoli della terra.\nFiocchi d'azzurro incenso pendono lievi sull'orlo di\nturiboli d' oro tra folte e gigantesche colonne : intorno\nad un'urna suggellata, donde vaporano spiriti veementi,\nstrani fiori languono nello spasimo di esalare il più me-\nlodioso profumo.\nFuori, sulle rive di un fiume sacro, i cigni agoniz-\nzanti spandono un' infinita tristezza nel vespro violaceo.\nNel tempio, sotto gli archi di marmo niveo, è un pal-\npito muto di splendori: calcedoni, sardi, crisoliti e dia-\nmanti sfavillano intensi come gli stellati effusi delle lim-\npide notti di Persistan. T™\nEd ecco a quel tempio ignoto doni di aromi e di\nbissi e di porpore e di oli e di cavalli e di schiavi e di\nanime umane.\nIl volo celestiale dei colombi ritorna come un fre-\nmito possente: si è propagato, s'è fatto rombo di penne\nd'angeli precipitati dai cieli, sparse nella cava aria le gemme\ndelle infrante corone come costellazioni. S'è fatto ora\ndesiderio ardente di serafini discesi un giorno sulla terra\ne anelanti invano ai cieli nativi e alla Rosa divina, dopo\nessersi mescolati in amore con le figlie degli uomini,\ncome Rubbi, come Zaraf, come Azazil : a poco a poco\nil fremito d'ogni ala è divenuto fischio di freccia d' ar-\ngento, finché tutto si confonde in metallici squilli di\ntrombe apocalittiche.\nServi del tempio, innanzi a cui le femmine della\nterra sono quasi alla soglia di un mondo sconosciuto,\ncome alla riva di un mare infinito, errate : lo spirito on-\nnipossente del Graal segue irraggiandolo l'acciaio lucido\ndella vostra spada e la piuma nivea dell'elmo, come un\nraggio di luna segue e cinge di un nimbo diafano e fan-\ntastico la candida ala di un cigno natante a fior d'acqua\nnelle fontane favolose.\nErrate : quelle dita invisibili attingon da voi lo sfol-\ngorar della galea e delle magiche armi scrollate ; attin-\ngon dai vostri occhi pensosi l'incantesimo rigido, il vigile\ne occulto potere che vi guida intangibili e immacolati\nattraverso agli ultimi domini dei re.\nTutto quelle invisibili dita han reso nota fluida e\nduttile armonia, docile a scandere le limpide gamme\ndei flauti di giade, e ad attraversar corde d'argento tese\nin liuti di sandalo, in cetere d'oro, in chitarre di diaspro...\nPossenti gerarchie d'Angeli e Arcangeli, di Prin-\ncipati e Potestà e Virtù, di Dominazioni e di Troni, di\nCherubini e Serafini, rilasciate ora le rotanti sfere : e voi,\nmonarchi, potete sorgere e ricoprire le fronti pallide e\nle nitide capellature."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c022", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c022", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "25", "page_fin": "25", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.20", "titre_corps": "LE AVOLE", "titre_sommaire": "LE AVOLE", "signature_source": "Haydée", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.27", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1737, "texte": "LE AVOLE\nHaydée.\nVecchie morte onde il sangue ho nelle vene\nIo non v' ho viste o conosciute mai ;\nEppur, spesso m'avviene\nDi ricordarvi, o nonne, e di rimpiangervi.\nO poverette che vive m'avreste\nVoluto tanto bene,\nQuali a me v' han dipinte\nLe memorie de' miei non anco estinte,\nAmorosi fantasimi,\nSovente io vi sognai.\nPiccola l'una e viva\nE grassottella e bruna.\nCon neri occhietti petulanti, ed una\nVoce ardita e giuliva, onde piaceale\nLe fresche argute ariette\nCantar di Paisiello e di Rossini;\nCon le man ritondette\nOnde, vecchietta e gaia\nSignorile massaia,\nLe piacea di cospargere\nDi zucchero brillante i pasticcini.\nAmava ella le stanze ariose e belle,\nE i bei vasi d'argento\nE le vesti di seta,\nLa musica e le idee del Settecento\nGaio e dolce che al suo nascer finia.\nAllor che in me una lieta\nIdea sboccia cantando a l'improvviso\nCerto dal paradiso\nÈ lei che me l'invia.\nGrande l'altra, e serena,\nE piamente mesta nel severo\nAbito nero\nOnde un lutto d'amore\nGià da molt'anni ricoperto avea\nDi sua bellezza maestosa il fiore;\nCon folte chiome\nGrigie, divise su la fronte, come\nUn diadema di brunito argento ;\nCon, nella voce, tutte le carezze,\nLe liquide canore tenerezze\nDel suo veneto accento.\nPoiché veneta ell'era ; e allorché sorse\nIl giorno benedetto\nChe Venezia fu libera\nIn quel giorno moria,\nQuasi recar volesse\nLa sacra nuova per la prima al figlio,\nAl suo figliuol diletto\nMorto in esiglio.\nVecchie morte onde il sangue ho nelle vene\n10 mai non v'ebbi conosciute o viste ;\nE non so, non so dir quel ch'io darei\nPer vedervi o baciarvi un sol minuto.\nAhi, sul nostro cammino,\nIn questa vita triste,\nRari sono gli amori ; e chi può dunque\nDarci tesor che a compensarci basti\n11 tesoro divino\nD'un amore perduto ?"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c023", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c023", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "26", "page_fin": "26", "image_debut": 28, "image_fin": 28, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.21", "titre_corps": "LA SOLEDAD SONORA : para la soledad y para la luna", "titre_sommaire": "LA SOLEDAD SONORA : para la soledad y para la luna", "signature_source": "G. Martinez Sierra", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.28", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 45, "texte": "LA SOLEDAD SONORA\nG. Martinez Sierra."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c024", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c024", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "27", "page_fin": "27", "image_debut": 29, "image_fin": 29, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.24", "titre_corps": "SUA MAESTÀ LA MORTE", "titre_sommaire": "SUA MAESTÀ LA MORTE", "signature_source": "Enrico Cavacchioli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 29, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.29", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1354, "texte": "SUA MAESTÂ LA MORTE\nEnrico Cavacchioli.\nElla usci da caverne alte e grottesche,\nchiuse la porta e se n'andò pel mondo,\nbussò con un suo brivido profondo\nalle finestre, alle saracinesche ;\nchi la vide senti tanfarsi in viso\nl'alito grosso e lurido di peste\nudì passare al fruscio della veste\nle snoccolate membra, all' improvviso,\nl'accompagnò per tutte le vendemmie,\na traverso le stelle, in cieli audaci;\ntalvolta anche chiamò, gridò con baci\ne con carezze molli, e con bestemmie\nfinché quella si mosse se le piacque\ne grave dondolò nel ciel vermiglio\naccorrendo col suo nero cipiglio\nin un trionfo di montagne e d'acque.\nPoi, ritornando in suo regno, adornò\nle mura di cuoiame di serpente,\nle tempestò di scheletri, di gente\nignobile, sorrise anche, danzò.\nStellò suo baldacchino di flemmoni\npurulenti, d'occhiacci di cavalle\nfetide, di budella liscie e gialle,\ne sanguinose su cranii di gnomi.\nE vi si assise come in un macello\nsenza spacciare la sua mercanzia\nbevendo tabe di seno d'arpia\nallungata con siero di cervello.\nSazia, girovagò pei baluardi\ndella sua terra, scagliò lungi i mondi,\ncon sinistri boati gemebondi,\ncome fossero palle da biliardi.\nE s'accucciò da un polo all'altro, quale\nuna piovra : sghignazzando oscena-\nmente, mostrò sott'il gran manto appena\nalzato, la sua faccia sempre uguale!\nVINCITORE DEL 2° CONCORSO DI \"POESIA"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c025", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c025", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "28", "page_fin": "29", "image_debut": 30, "image_fin": 31, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.25", "titre_corps": "Canção do nauta seduzido : POÈME BRÉSILIEN", "titre_sommaire": "Canção do nauta seduzido : POÈME BRÉSILIEN", "signature_source": "Carlos Magalhaes de Azeredo", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 30, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.30", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1440, "texte": "Cançâo do nauta seduzido\nPOÈME BRÉSILIEN\nCoroada de algas e de fìores venenosas,\nbianca vindo e nua d'entre as vagas tenebrosas,\na Sereia me cliamou.\nSua voz, cantando pelas aguas lentamente,\ntinha um molle ritmo, tinha um flùido dormente,\nque meus nervos quebrantou.\nTinham suas formas una alvura che extasiava...\nE eu gritei, fugindo, com rudeza austera e brava:\n— Nao vou, pèrfida, nao VOLI !\nSó, perdido estava na caìigem do Oceano :\nnem um companheiro junto a num, - um ser humano\npara d'ella me salvar.\nDoce Via Lactea nessa nòite èrma e sombria,\na sublime alvura do seu còrpo me attraia,\nme attraia para o mar...\nE essa voz profunda, de pecados e delicias,\ntodo me envolvendo num incenso de blandicias,\nnao parava de cantar...\nLevantando o olhos jà de sommo carregados,\nlevantando o à volupia escravisados,\nnum espasmo solucei,\npara o ceu remoto, para as frigidas estrèllas\n(triste foragido que nao pude enternecel-as ! ):\n— Minha angùstia soccorrei,\nalmas luminosas, legiao casta e divina,\ncontra os olhos tredos, contro as garras da assassina,\nque vencer eu jà nao sei!\nE atirei a barca pelas vagas, longe d'ella;\nmas em vao fugia da Sereia e bella...\n(Tinha-a jà dentro de mim;\nEssa impura imagem todo o senso me roubara.\nA perversidade do seu gesto me era cara.\nNem a morte, a morte emfim,\nme aterrava — louco ! no esplendor dos meus vinte annos! —\nse m'a offereciam os seus lùbricos, profonos\nbra90s lindos de marfim...)"}, {"page_pdf": 31, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.31", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1464, "texte": "De repente a barca verga, verga, a un brusco peso...\nVolto-me. O' Destino que me entregas indeféso!\nEil-a : està de novo ali.\nDebrufada agora para dentro, aprisionando\ncom seus finos dedos leme e velas, e espreitando,\na Sereia me sorri...\nAo moves-se a barca sobre o mar, tremem-lhe os seios,\nconio as vagas tremem, juve'nis, eburneos, cheios...\n— Infeliz de mim que os vi!\nEntào do horizonte calmo ergueu-se, tarda, a Lua,\ncircumdando aos poucos a Sereia branca e nua\nde um hipnòtico candor.\nVacillava a roda, numa azul fosforescencia,\na onda... vacillava jà tambem minha consciencia\nem fatidico torpor...\nE a Sereia, sùbito, a cintura,\ndisse-me em seu canto (com que voz intensa e obscura !):\n— Vem ! eu qtìero o teu amor !\nAi ! que estranho filtro se entornava, em mornos lagos,\ndos seus glaucos olhos? que magnéticos afagos\ncirculavam atravez •\nd'esses ombros lisos, d'esses curvos, ducteis flancos?...\n— Amo-te! desejo-te! —- em frenéticos arrancos\nululei. — Meu és! meu és! —\nbradou ella. E eu proprio me collei contra o seu peito;\ne rolàmos ambos sobre o fundo, immenso leito,\nque se abria a nossos pés!\nO' palacio de ambar e coraes, èrmo, calado,\nonde nos unimos nesse tràgico noivado\nde lussurias infernaes!\nElla todo o sangue me sugou, àvida e louca;\njorros me corriam pelo collo, pela boca.\nrubros, quentes, torrenciaes.\nTodo eu me pendia, molle, inerte, em abandono,\nnesse, mais precioso de que a vida, ardente sommo,\nde que nao acordei mais..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c027", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c027", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "30", "page_fin": "30", "image_debut": 32, "image_fin": 32, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.27", "titre_corps": "LA STATUA", "titre_sommaire": "LA STATUA", "signature_source": "Nella Doria Cambon", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 32, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.32", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1059, "texte": "LA STATUA\nNella Doria Cambon.\nCandida\nla statua s'ergea su l'ammantato\nsnello cippo marmoreo,\nestatica\ntra cuprei rossi e giallo verdeggianti\nparamenti de reriche.\nL'anima\nche la bellezza in sè chiudea del mondo\ndi dentro sorridevate; . •\ned eranle\nalti d'amor peana e trilli intorno\ntra i molti steli tremuli ...\nRosei\nlabbri anelanti, vivide corolle,\nver lei de' fiori i calici\ns'aprivano,\ne a lei salìa di tutti il puro incenso\nacre siccome un tumido\nfervido\ndesiderio, ed intorno anche le coppie\nvenian de' lieti passeri;\ndavano\ni loro trilli e i lor gorgheggi chiari\ne i lor volteggi rapidi.\nL'anima\nche la bellezza in se chiudea del mondo\navea sotto la clamide\ndruidica,\nnel bianco sen, silenti come strali,\naccolte queste musiche...\n... Riserie\nognora i ciei di sopra e i fior di sotto,\nma nel suo cuore un pungolo,\nmortifero,\navea la statua bianca e immota accolto\nsegretamente attonito.\nIlare\ncome sempre, un mattino i fior l'assunsero\nde le farfalle ai palpiti...\nahi videro,\nben però ch'ella avea nel petto il core\nfesso in solco marmoreo !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c033", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c033", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "34", "page_fin": "34", "image_debut": 36, "image_fin": 36, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.33", "titre_corps": "FATUM", "titre_sommaire": "FATUM", "signature_source": "Alberto Orsi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 36, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.36", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2050, "texte": "FATUM\nAlberto Orsi.\nSono un gigante pazzo: più della folla raccolta\ntra le muraglie della Casa dei pazzi.\nSe mi vien voglia stritolo la terra nel pugno. Una volta\ntrattai le stelle come trottole da ragazzi.\nTutto, che voglio, faccio. Del pianto del riso padrone,\npadrone della culla, della tomba son io.\nCadono ad un mio cenno eserciti, scettri corone:\nnelle superne rocche trema, s'io voglio, Dio.\nNon so chi sono. L'odio mi gonfia l'anima. Guazzo\nnel sangue come, nella mota, un majale.\nMontagne di morti sono talora a me materazzo,\nmi sdrajo e sogno sempre novello male.\nCon balzi di tigre, con brama nefanda di jena,\nficco nei petti l'unghia per lacerare i cuori:\nspezzo le membra ai bimbi e, con libidine oscena,\nstupro le figlie avanti gli occhi dei genitori.\nNon so chi sono. Accolgo nell'anima mari d'amore,\nbaci su le labbra, per amanti, infiniti:\ncome tra bianche agnelle vive di latte un pastore,\nso vivere anch'io di puri affetti miti.\nSelcio di perle, fiorisco di rose ai felici la strada,\nmetto il sorriso sulle labbruzze ai bimbi :\nli guarisco : alle mamme traggo dal petto la spada :\nconsolo lo spino di giocondi corimbi.\nQuanti, in segreto, quanti vorrebbero inermi\nstringere l'Universo, come me, nelle mani.\nIo vi dico : se foste mangiati vivi dai vermi,\nnon invidiate la mia potenza, umani!\nSono il Grande Crudele. Taluno, nell' aspera selva,\nfugge, si nasconde pallido di paura.\nIo l'amo: ma lo afferro, ma sbrano, famelica belva,\nsbrano l'amata, l'umile creatura.\nSono l'Iniquo. Il nemico fa a meno, con me, delle preci :\ngli do la pace s'egli mi muove guerra:\nio gli concedo mille, s'egli mi chiede dieci\ngli apro le porte del paradiso in terra!\nSono pazzo ! più pazzo assai della folla raccolta\ntra le muraglie della Casa dei pazzi:\nse mi vien voglia stritolo la terra nel pugno. Una volta\ntrattai le stelle come trottole da ragazzi.\nMa vi dico. Se foste come Giobbe coperti di rogna,\nse aveste il cuore tra i denti d'un mastino,\noh non invidiate mal l'abbagliante vergogna\ndi questo sciagurato, che si chiama Destino !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c036", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c036", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "36", "page_fin": "37", "image_debut": 38, "image_fin": 39, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.36", "titre_corps": "IL LIBRO DELLA LONTANANZA", "titre_sommaire": "IL LIBRO DELLA LONTANANZA", "signature_source": "Fabio Almayer", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.38", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3987, "texte": "IL LIBRO DELLA LONTANANZA\n\nI.\n1. Con l'alba che canta tra i pini laggiù vestita di rosa.\n2. O mia diletta, che vivi più viva nel sogno.\n3. Quando in perpetuo desiderio di te con l'anima prona ti\nchiamo.\n4. Più dolce è morire con morte lenta in braccio alla Madre,\nche correre dietro il sogno che fugge.\n5. Perocché la madre tutto mi piglia e tutto di sè mi riem-\npie come Iddio l'Universo.\n6. Ma il sogno mi chiama e poi fugge.\n7. Ed invano io corsi dietro il richiamo di lui.\nII.\n1. E però una dolcezza infinita mi prese al mattino di rosa.\n2. Una nebbia leggera dal mare si alzò verso il cielo.\n3. Ed il cielo profondo ascoltò.\n4. Ascolta il cielo la blanda canzone che cantano tutte le co-\nse. nel lento risveglio.\n5. Però più dolce è il tuo risveglio, o mia diletta, e l'anima\nl'ascolta come canzone di mare.\nIII.\n1. Una infinita dolcezza mi prese ad ascoltare il mare.\n2. Una dolcezza mi prese a sognare che l'anima ne muore. _\n3. Ed io raccolsi tutta la dolce mestizia di questa agonia di\namore\n4. Per coronarne di rose e di loto la tua bellezza matura.\n5. Come un giorno la mia diletta coronò la mia fronte di el-\nlera così coronare di rose io voglio il suo capo.\n6. E tutta la sua giovinezza che cantava in quel giorno col\ncielo profondo coronare io voglio di loto. _\n7. E tutta la sua vita che ride coronare di placidi canti.\nIV.\ni. Placida è la carezza del ramo eh'è mosso dal vento.\n2 Placido il canto del passero salvaggio sopra l'olivo.\n3. Placido il fischio del vento leggero sopra le vette dei\npini.\n4. Placido il verde dei pampini larghi aperti al sole di ot-\ntobre.\n5. Placido il canto di tutta la terra e di tutto il cielo e di\ntutta la vita.\n6. Il canto del cielo mi prese e mi portò in un mondo più\nvasto dove non sono più io, nè altri più c'è.\n7. Placido è il sogno d'amore con cui io vesto la tua bellezza\nmatura, come l'erba verde riveste la terra d'autunno.\nV.\n1. Non sono io diverso dai pini.\n2. Non sono diverso dal rivo che canta sui ciottoli d'oro.\n3 Non io diverso dal ramo d'olivo che piega — con olive\nmature lucenti dell'olio novello.\n4. Io non diverso dal traccio di vite che ride con grappoli\nd'oro.\n5. Io non diverso dal ranuncolo rosso che effonde i suoi fiori\nnel prato.\n6. Vicino le rocce, vicino il ruscello.\n7. Perocché tutti viviamo d'amore e nati noi siamo tutti di\namore con gioia.\nVI.\n1. Blanda veramente tu sei, o mia diletta, come il miele nei\nfavi più biondo.\n2. La tua voce risuona nell'anima dolce come il mare in ca-\ndenza che lascia striata di fasce la rena.\n3. La rena che è morbida e d'oro e dorme fra sole ed\noceano.\n4 Come il ruscello che corre lag*giu nel fondo alla valle, l'a-\nnima mia.\n5. Così l'anima tua che corre lontano.\n6. Con due correnti che fanno una treccia continua che ya\nverso il mare lontano, il ruscello.\n7. Con l'anima mia, con l'anima tua, che si intrecciano e\nvanno verso il lontano universo, l'amore.\n%\nVII.\n1. Nei cieli d'autunno la Madre sorride con fiotti di porpora\ne d'oro\n2. Geme la madre nei cieli coi pampini larghi di vite che\nmuoiono in giro.\n3. Nel sogno d'amore l'anima mia si drizza coi placidi venti.\n4. Corre verso lontani paesi, l'anima, dove la vergine vive\ncercando il suo amore lontano.\n5 Ed ignora la vergine che cerca di lei il suo amore lontano.\n6. Geme nel sogno d'amore l'anima mia col tempo che va.\n7. E che non apporta la vergine bella che vive in paese lon-\ntano.\nVIII.\n1. Anima profonda che mi sfuggi e vanisci nell'etere biondo\nd'intorno.\n2. Io sognai la tua bellezza vestita di un mattino di rosa\nquando l'azzurro canta lontano.\n3. Ed i passeri cinguettano sui pini profondi.\n4 Io ti chiamai, perchè tu venissi, con tutti i tuoi nomi più\ndolci.\n5. E perchè tu venissi io ti chiamai con tutti i tuoi nomi peg-\ngiori.\n6. Perocché io avevo desiderio di te.\n7. Sia che con lene atto tu mi chiudessi le palpebre inebriate\ndelle tue bellezze.\n8. Sia che con rabbia mordessi le pallide labbra che gridano\nil 'tuo nome con brama d'amore.\n9. Perocché io avevo solo desiderio di te."}, {"page_pdf": 39, "page_imprimee": "37", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.39", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2079, "texte": "IX.\n1. Io attesi con l'anima morta che il sogno venisse.\n2. Io attesi per inebriarmi tutto di te.\n3. Ma tu non venisti, o mia diletta, con aromati e mirra.\n4. Io attesi nel pulviscolo d'oro che il sole accendeva tutto\nsopra di me.\n5. Ed io vidi dopo Toro la porpora.\n6. La porpora rossa delle tue labbra odorate.\n7. Ed il violaceo acceso poi vidi che fa la tua carne più\nsmorta.\n8. Ed il nero degli abissi profondi poi vidi che guardo nei\ntuoi occhi profondi.\n9. Ed attesi la Vergine che vive in paese lontano e che non\nsa l'amore.\nX.\n1. Ed il meriggio m'empì l'anima di sogni stanchi.\n2. Stanchi ma diritti come'i nibbi che aprono ferme le ali e\ncadono a piombo sopra la preda lontana.\n3 Ed io mi figurai nel torpore una visione vitale.\n4. Pensai una danza dolcissima di donne attorno la tua per-\nsona.\n5. Io pensai un niente più dolce.\n6. Ed un solo desiderio nostalgico m'empiva l'anima di te.\n7. Come l'abisso empie di buio la terra pure se i1 sole arde\nnei cieli a meriggio.\nXI.\n1. Io navigai verso lontani paesi con una barca che non a-\nveva vele.\n2. E che mi dondolava l'anima come una madre dondola il\nbimbo che non vuole dormire.\n3. Gli canta la madre una dolce canzone che parole non ha\ne non ha senso. ,\n4. Una canzone che non ha parole e non ha senso e il mio\namore, o mia diletta, per te.\n5. Una colomba turbina sopra l'abisso.\n6. Una nave senza timone ha tutte le vele gonfiate vento.\n7. Un'anima senza la fede è tutta presa di angoscia e di\norrore.\n8. Un sogno senza confine corre verso un lontano cancello.\n9. Perocché non ha scopo l'amore come il sogno non ha\nconfine.\nXII.\n1. Perocché se io t'amo, o mia diletta, e tu non mj ami.\n2. E se tu hai desiderio di me io non ho desiderio di te.\n3. Perocché tu sei quello che sono io.\n4 Un'anima che non conosce confine.\n5. E che cerca un lontano cancello che la chiuda come un\ngiardino.\n6. Con tutti i suoi fiori. , , ,\n7. E spera l'anima che il giardino sia grande cosi che nes-\nsun cancello lo schiuda e confini. ..\n8. O tu che abiti in paese lontano, fa che 10 ascolti la tua\nvoce nel Bosco.\n\nFabio Almayer."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c038", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c038", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "38", "page_fin": "38", "image_debut": 40, "image_fin": 40, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.38", "titre_corps": "CONVERSAZIONE MALINCONICA", "titre_sommaire": "CONVERSAZIONE MALINCONICA", "signature_source": "Giuseppe Carnesi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 40, "page_imprimee": "38", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.40", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2061, "texte": "CONVERSAZIONE MALINCONICA\nGiuseppe Carnesi.\nOh! ma perchè dovrei farvi\ntriste, velarvi d'affanno\ncon parole di malinconia?\nSe dal tormentoso distacco\n10 vengo a Voi,\ncome chi sbuca da un antro\npauroso in un sole\nche abbaglia, perchè dovrei farvi\ntriste ? Le fosche parole\nl'ho già seppellite in un antro.\nSenza parole ora voglio guardarvi\ne lungamente ascoltarvi\ne bearmi di Voi come d'un sole.\nDa quanto tempo non guardo\n11 sole! Per registrarne il distacco\nl'Eternità non mi basta.\nSon quasi oscuro: vedete?\nIo vengo dal buio ed ho sete\ndi sole. L'Eternità non basta\na saziar tanta sete.\nVorrei amarvi. Eravate sottile\ne piccola tanto; ora siete\npiù convibrante, diffusa\ndi mistero e quasi più vasta.\nPorgetemi il braccio, la mano;\nch'io la stringa alla bocca\ne la baci, la tremula mano!\nMutaste la tinnula voce\nche scampanellava, argentina-\nmente ! Parlate ; ascoltare\nvi voglio. La voce vi arriva\nsui labbri col cupo fragore\nche s'ode la notte a una riva,\nse sotto c'è il fiotto del mare.\nAh come il Tempo vi ha resa\ndiversa ! Eravate bambina,\npiù vana dei vostri balocchi,\npiù limpida d'una mattina....\nAvete ora il pianto sugli occhi!\n10 ci ho le trafitte nel cuore,\nci ho gli occhi che chiedono il sonno,\nla pace! Datemi la mano.\nCh'io pianga quest'ultima volta\nper quel che non torna e vi baci\nper moderare il bisogno\nch'io sento di dirvi parole\ntristi : che non posso amarvi\npiù, come un giorno solevo;\nche il nostro amore fu un sogno!\nOh! ma perchè dovrei farvi\ntriste? le fosche parole\nnon l'ho seppellite in un antro?\nS'eterno fu il nostro distacco\ne la voce che era argentina\npar simile a fiotto di mare,\nparlate : Ora voglio ascoltare\nnovelle di tempi lontani,\nlontane leggende d'amore\ndi morte tempeste. Parlate,\nparlatemi : fate che sorga\n11 Passato, sì dolce, ad un tratto,\ncome la melodia disgorga\nda flauti tacenti ad un fiato;\nfate — se non posso amare —\nch'io possa almeno sognare\nil Sole, sepolto tra le tempeste,\nsognare e di tra le foreste\ndel sogno disperdermi come\nnel tempo che mi ravvolgeste\nla Vita entro un gorgo di chiome!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c039", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c039", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "39", "page_fin": "39", "image_debut": 41, "image_fin": 41, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.39", "titre_corps": "A VICTOR HUGO", "titre_sommaire": "A VICTOR HUGO", "signature_source": "Olegario V. Andrade ; Gilberto Beccari", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 41, "page_imprimee": "39", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.41", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2142, "texte": "A VICTOR HUGO\nOlegario V. Andrade\nTutto possiedi : la tonante voce\ndel gran profeta ebreo,\nfulminator di crimini e di troni !\nil grido fragoroso di chi un giorno,\nad esempio dei secoli, incarnava\nl'idea del diritto in Prometeo ;\nla corda d'aspri suoni\ndi Giovenale, quel Daniel latino,\ndell'età sua tremendo giustiziere,\ne il cavernoso strepito dei canti\ndel fiero Ghibellino !\nTutto possiedi! E per questo il cielo\nti dette un senza pari ampio proscenio.\n»\nVibra ogni nota sopra la tua lira,\ntutti gli spazi s'aprono al tuo genio.\nTu canti l'avvenire, e quei che soffrono\nschiavi della menzogna o della forza\nsenton nel ciglio lagrimoso schiudersi\ndella speranza le celesti porte!\nSe tu apostrofi il tempo, si sollevano —\nmagico eyocator dell'età morte —\ncome vivente, immensa baraonda,\ne razze estinte e popoli già spenti,\nfantasmi e mostri orribili,\nper raccontarti in arcano idioma\nla colossale Leggenda\nTutto possiedi! Tutto ornai provasti,\nprofeta, precursor, martir, proscritto !\nGigante nel dolor ti sollevasti\nquando una notte orribile sentisti\ntremare i monti e vacillar la terra\ncon paventosa commozione strana,\nqual se un titano folle si sforzasse\ndi svellere dall'imo una montagna;\nEra la Francia, monte sul cui apice\nannida il genio umano,\nla Francia del tuo amor che vacillava\nferita dalla scure del germano ;\ne gettando la lira in cui cantava\nil genio tuo le strade\ntu sonasti a raccolta\nsulle mura annerite di Parigi\ne col rauco clarin di\n— Di qua (2>, teatro nuovo\nche Dio destina al dramma del futuro,\nt'ammiran razze libere e s'uniscono\nal coro di tua gloria. —\nOrfeo che discendesti\nin cerca d'Euridice tua, la santa\ndiva Democrazia,\nne' più profondi abissi della Storia !\nFin di qua ti contemplano\ncombatter tra due secoli furioso\ne strappando alla lira\ndell'avvenire il canto luminoso\no il triste accento dell'età che spira!\nEd attraverso i mari, —\nastro che scendi all'orizzonte avvolto\nin torrenti di fiamma che folgora —\nintonando i tuoi canti secolari\nti salutano i figli dell' aurora.\nGilberto Beccari, traci, dallo spaglinolo.\n(i) Allude alle Chansons des rues et des bois (1865). — (2) Cioè dall'America."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c040", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c040", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "40", "page_fin": "40", "image_debut": 42, "image_fin": 42, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.40", "titre_corps": "A LUPERCO", "titre_sommaire": "A LUPERCO", "signature_source": "Josè Eusebio Caro ; Gilberto Beccari", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.42", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 664, "texte": "A LUPERCO\nJosè Eusebio Caro.\nSacro ministro del potente Giove,\nfonte di vita, animator del mondo;\nnume fecondo, tutelar di Roma,\ndivo ■ Luperco !\nMite rugiada i sitibondi prati\nrori, ed il seme che la terra accoglie\ngenera, o divo, al tuo benigno spiro,\nopimi frutti !\nOggi solinga, contemplando intorno\ntalamo steril, silenziosi i lari,\nva le tue are a ricolmar d'offerte\ncasta matrona.\nTutto ravvolto in vaporosa nube,\nlascia T Olimpo e lo spazio fendi,\nnume, discendi, che il maggior tesoro\nRoma t'affida.\nDiscendi, o nume; la fulminea spada\nCesare gioca contro il Pardo rude:\ncopra il tuo scudo il Dittator di Roma,\ndivo Luperco!\nGilberto Beccari, trad"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c041", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c041", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "40", "page_fin": "40", "image_debut": 42, "image_fin": 42, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.41", "titre_corps": "L'ultimo degli Incas", "titre_sommaire": "L'ultimo degli Incas", "signature_source": "Josè Eusebio Caro ; Gilberto Beccari", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.42", "debut_caractere": 666, "fin_caractere_exclue": 1388, "texte": "L'ultimo degli Incas\nJosè Eusebio Caro.\n« Ascolta, Padre Sole ! a terra giace\ndi Manco(I) il trono; profanate gemono\nl'are tue sante, ed io t'esalto solo:\nsolo, più libero!\nTu vedermi potrai dal mar lontano,\noggi, quando precipiti all'occaso,\nin cima del Vulcano, gì' inni tuoi\ncantando libero.\nSolo domani, quando all' Oriente,\nla tua corona già di nuovo brilli,\nindorerai col primo raggio l'erma\nmia tomba libera :\ned il condor vi scenderà dal cielo,\nil gran condor che su le vette vive,\nvi porrà l'ova, vi farà il suo nido\nignoto e libero. »\nGilberto Beccari, truck, dallo spaglinolo.\n(i) Allude il poeta a Manco-Capac fondatore del Perù, padre della razza\ndegli Incas e primo monarca della dinastia dei figli del Sole."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c042", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c042", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "41", "page_fin": "41", "image_debut": 43, "image_fin": 43, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.42", "titre_corps": "LA TUA PUPILLA", "titre_sommaire": "LA TUA PUPILLA", "signature_source": "José Eusebio Caro ; Gilberto Beccari", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 43, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.43", "debut_caractere": 418, "fin_caractere_exclue": 881, "texte": "LA TUA PUPILLA\nJosé Eusebio Caro.\nLa tua pupilla è azzurra, e quando ridi,\nquell'azzurro soave mi ricorda\nil tremulo fulgore de l'aurora\nche si riflette in mare.\nLa tua pupilla è azzurra, e quando piangi,\nle lagrimette luccicanti in essa\na me sembrano gocce di rugiada\nsopra una violetta.\nLa tua pupilla è azzurra, e se nel fondo\ncome un vivo baglior raggia un'idea,\nmi par nel cielo di una sera calma\nuna perduta stella.\nGilberto Beccari, tv ad. dallo spagnuolo."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c043", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c043", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "41", "page_fin": "41", "image_debut": 43, "image_fin": 43, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.43", "titre_corps": "L'ARPA", "titre_sommaire": "L'ARPA", "signature_source": "G. A. Becquer ; Gilberto Beccari", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 43, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.43", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 416, "texte": "L'ARPA\nG. A. Becquer.\nDella sala in un angolo oscuro\ne là forse deposta in oblio,\nsilenziosa e coperta di polvere\nvedevasi un'arpa.\nCome dormon gli uccelli sui rami,\nsulle corde le note dormivano,\naspettando una mano di neve\nche le ridestasse.\nOh ! pensai : quante volte anche il genio\ncosi dorme nel fondo dell'anima,\nd'una voce in attesa, che dica\ncome a Lazzaro un di :\n« Surge et »\nGilberto Beccari, trad"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c044", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c044", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "42", "page_fin": "42", "image_debut": 44, "image_fin": 44, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.44", "titre_corps": "L'OLIVO", "titre_sommaire": "L'OLIVO", "signature_source": "Mario Foresi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 44, "page_imprimee": "42", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.44", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2051, "texte": "L'OLIVO\nMario Foresi.\nOleum lucei, pascti, ungit, fovet ig netti,\nnulrit car netti, lev ti dolorem.\nSÀNCTI BERNARDI ex SERMONIBUS.\nA te, fra il Pentelico e '1 mare,\n0 mistica pianta, cui vena\nIrrigua di sangue fur l'are,\nChe al pari di Pallade Atena\nLa pura custode\nYegliante dal tempio Partenio\nSull'Attica, i palmiti sparsi\nTendevi (eran braccia?) sul genio\nDei figli di Cecrope, alzarsi\nNon osa quest'ode.\nIo sono nell'umile pace\nAgreste.,La dolce natura,\nSì come occupata, si tace,\nDall'ansia, dall'intima cura\nChe i cimoli, i fiori,\n1 pòllini, i frutti prepara.\nDai solchi alle prode, fra i rami,\nFra i cespiti, è tutta una gara\nD'effluvio, di verde, di sciami,\nDi tenui vapori.\nCi olivo del campo, a traverso\nLe rare tue fronde, la luce\nDell'aer purissimo e terso\nDiscende, sull'erba riluce\nFra l'ombra tua lene.\nIo penso che certo nel cavo\nDel tronco, ove ferve e risuona\nL'industre sussurro di un favo,\nSi celi una driade buona\nChe medita il bene.\nIo penso, se guardo le cime\nRicurve, fiorenti, augurali\nDi mignola, al torchio che esprim\nDurante le veglie autunnali\nUn rivolo d'oro;\nAl bove che gira paziente\nLa mola, alla donna che intinge *\nIl pane nell'olio recente,\nAiruom che la stanga sospinge\nE incalza il lavoro\nCol grido concorde. Più tristo\nTalora un pensiero m'assale\nAl viso reclino del Cristo\nOrante nell'orto fatale\nPer l'ultima volta.\nImmote scoprian le tue rame\nIddio. Ma nelle tenèbre\nIrrupe il manipolo infame\nE, come da turbiti funebre\nCommosse, la volta\nDel cielo precluser. Vibrare\nTi guardo nel sole e nel vento,\nO olivo, e ogni foglia mi pare\nD'un gran candelabro d'argento\nUn lume che arda.\nE penso. Non solo alla palma\nContesto, pio ramo dal muro\nPendente, tu vegli la calma\nDei sonni, tu sei nell'oscuro\nUn occhio che guarda;\nNon solo deirumil papilla\nIl cibo tu esalti, e lenisci\nLa piaga che spasima, stilla\nPietosa; ma ecco, assorbisci\nAl sol de' tuoi clivi\nIl fuoco, e ti accendi la sera,\nE scorti chi soffre e soccombe,\nLucerna, e chi aspetta, chi spera,\nChi prega. E schiari le tombe,\nPensiero dei vivi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c045", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c045", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "43", "page_fin": "43", "image_debut": 45, "image_fin": 45, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.45", "titre_corps": "La ninna-nanna dell'Etèra", "titre_sommaire": "La ninna-nanna dell'Etèra", "signature_source": "Enrico Fondi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 45, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.45", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2024, "texte": "La ninna-nanna dell'Etèra\nEnrico Fondi.\nAl poeta F. T. MARINETTI, vertiginoso\nagitatore d'imagini e di ritmi.\nNella tiepida camera odorata\ndi muschio e di viola, a notte fonda,\nentro la rosea veste merlettata,\nl'Etèra era in attesa: alla greve onda\ndel sonno non si oppose e sovra i tasti\ndel piano reclinò la stanca fronte.\nPei cieli del suo cuore, a dirne i fasti,\ntre canti si levar con ali pronte.\n(LA RUFFIANA)\nGiovanissima sei :\nhai le carni più fresche\ne più grate di pèsche\nche a pena maturate\nsieno, in grotta, a' trofei\nconvivali serbate.\nGodi cui vuol godere;\nma pensa alle mie vesti\nche, se vecchia domestica\nora chiudono, un giorno\nvibraron del piacere\nch'io m'accendeva in torno.\nCome te, bella anch'io\ne agli uomini piacente\nvissi : ma imprevidente\ndevo or chiederti qua,\npel vizzo corpo mio,\nun po' di carità.\n(IL LENONE)\nVuoi tu il giovane forte\nche t'ami e ti di&nda?\nPria che ad altra lo venda,\necco il cuor; non temere.\nGrigia i miseri han sorte:\nsoma a l'altrui piacere.\nLa mia non chino a niuna\ndeità; io mi sto fuori.\nMa il mondo che in clamori\nalti te chiama e scaccia,\nvedi, la tua fortuna\npoi cede alle mie braccia.\nAnche da un sommo tetto\nha pel nido difesa\ne all'uom destro, sorpresa,\noffre la colombella\nl'arrosto di un banchetto.\nSta però cheta, o bella.\n(L'AMATORE)\nL'alito mio non senti\ncom'è caldo, e sonoro\nnelle mie tasche l'oro,\ntu che in me tutti i cibi\ntrovi ai tuoi godimenti\ne ogni vino in me libi ?\nIn te me stesso oblio\ne in me l'esterno mondo\nper l'attimo giocondo\ndel tuo dolce possesso :\nchè brucia og*ni desio\nnel fuoco dell'amplesso.\nCosì ricca tu sei\ne ognor più lo sarai,\nsol che ognor più saprai\nsaziare la infinita\nsete dei sensi miei.\nA me. Vieni alla vita!\nìi nella calda camera odorata\ndi muschio e di viola, ove dormia\nl'Etèra entro la veste merlettata,\nquesto cantore entrò : da la magìa\ndel Sogno — che l'avea, in dominio blando,\nriposta bimba in mezzo ai boschi, in traccia\ndel primo amore... . — ella balzò, scrosciando\nda le aspre risa, nelle tese braccia."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c048", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c048", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "47", "page_fin": "47", "image_debut": 49, "image_fin": 49, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.48", "titre_corps": "VETTE NEVATE", "titre_sommaire": "VETTE NEVATE", "signature_source": "Francesso Rocchi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 49, "page_imprimee": "47", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.49", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2136, "texte": "VETTE NEVATE\nFrancesso Rocchi.\nPrima sui colli, poi tra selve e schiette\nroccie salì a la cuspide puntuta\nch'emergeva tra i faggi. Indi ristette\npensoso, guardò a lungo nella muta\nsolitudine, e parvegli d'avere\nai suoi piedi la terra, -in quell'acuta\nbalza che lo reggeva. Ma le nere\nombre de le montagne, a le sue spalle\ns'acquattavan schernevoli e severe\nnei paurosi abissi de la valle.\nEgli si volse e se n'avvide : ai fianchi\navea monti più alti, in uno scialle\ndi neve avvolti, che i lor dorsi bianchi\ncurvavano in lunghissima catena,\ntroppo lontani pe' suoi piedi stanchi,\ntroppo scoscesi forse alla sua lena.\nMa provarsi a una vetta, una, la prima,\npiù modesta di tutte! Il sole appena\ntoccava il meridiano ; e quella cima\nbiancheggiava così lieta nel cielo,\nche ne volle tentare il varco prima\ndel tramonto. E s'avviò pieno di zelo\nper nuove selve, e ritentò le pietre\nacuminate, ed i calanchi, e il gelo\nche si fendava ai passi, e nelle tetre\ngole balzava a scheggie, e scricchiolava\ncon un tinnito tremulo di cetre.\nGiunse ancora di giorno. Per la cava\nopacità dell'orizzonte il sole\nin una pace d'oro fiammeggiava,\ne intorno pallidezze di viole\ntrascoloravan nell'azzurro. Intento\nstette ammirando, e vide come aiuole\nsotto a sè le foreste, e ascoltò il vento\nnei baratri mugghiar con le cascate,\ne portar ne la terra lo spavento.\nPoi la sera, il silenzio, le abbuiate\nnuvole, come fiocchi di velluto\nnero ondular pel cielo, e le ghiacciate\nali notturne fremere pel muto\nspazio: il terror, le tenebre, la via\nforse smarrita.... Si senti sperduto\nma coll'anima balda in signoria\ndi sè. Davanti eran le bianche creste\ndelle giogaie, come un'ampia scia\nnel cielo immenso : ai piedi le foreste\nche porgevan ristoro. E scese, e volle\nerrar tra i faggi su le buie peste\ndegli armenti, attendendo su le zolle\nfresche il mattino per salire ancora\nalle vette più acute, in una folle\nansia d'altezza. — Ad aspettar l'aurora\nuna vecchia capanna di pastori\ngli offria sicura e tiepida dimora. —\nDormì, sognando pallidi chiarori\ndi purissime luci, in seno a cupi\nvortici dell' ignoto, mentre fuorit\nurlava la lontana ira dei lupi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c049", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c049", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "48", "page_fin": "48", "image_debut": 50, "image_fin": 50, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.49", "titre_corps": "{PubInfo} Esilio— Prima Parte: VERSO IL BALENO romanzo di Paolo Buzzi,", "titre_sommaire": "{PubInfo} Esilio— Prima Parte: VERSO IL BALENO romanzo di Paolo Buzzi,", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 50, "page_imprimee": "48", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.50", "debut_caractere": 257, "fin_caractere_exclue": 1579, "texte": "EDsHÌO — Prima Parte: VERSO IL BALENO romanzo di Paolo Buzzi, Vin-\ncitore del i.° Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) - Edizioni di \" POESIA „ . . . . . • . . L. 2, —\nIv' Esilio — Parte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume di 300\npagine con copertina a colori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia,, . . L. 2, —\nTy* Edilio — Parte Terza: VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pa-\ngine con copertina a colori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia „ . . . . L. 2, —\nT\"y* ÌlXOVlt)0 VOlfttO versi di Enrico Cavacchioli, Vincitore del II.0 Con-\ncorso di \" Poesia „ (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani) — Edizioni di \"Poesia,, .......... La 3,50\nKl \"fi OO fl.JM.OI?© — poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato\nsu carta di Fabriano) — Edizioni di \"Poesia,, ......... L. 3,50\nijrÌOVfilXH.Ì X'flJSCOli — studio critico di Emilio Zanette, Vincitore\ndel III.0 Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Ro-\nmani) — Edizioni di \" Poesia L. 3,50\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE :\nIl verso libero — studio critico di Gian Pietro Lucini (elegantissimo vo-\nlume di 500 pagine con acquaforte di Carlo Agazzi) — Edizioni di \" Poesia,, . L. 5, —"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c050", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c050", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.50", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.51", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 141, "texte": "DE FRANCE f\nPARIS - 26, rue de Condé - PARIS\nSEIZIÈME ANNÉE-Parait le Ier et le 15 de chaque mois - SEIZIÈME ANNÉE\nDirecteur: Alfred Vallette"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c051", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c051", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.51", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.51", "debut_caractere": 143, "fin_caractere_exclue": 435, "texte": "LA RÉNOVATION ESTHÉTIQUE\n(DEUXIÈME ANNÉE)\nSEULE REVUE D'ART RÉDIGÉE PAR DES PEINTRES\nParaissant le premier de chaque moìs sur 56 pages imprimèes avec luxe,\nformant par an deux magnifiques volutnes de 336 pages.\nABONNEMENT : France et Etranger, IO francs par an\n12, Rue Cortot, PARIS (XVIlì *)"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1907-06-01-c052", "article_bluemountain": "bmtnaai_1907-06_01#c052", "volume": "bmtnaai_1907-06_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.2.52", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.51", "debut_caractere": 437, "fin_caractere_exclue": 781, "texte": "LA TOISON D'OR\n2.e ANNÉE\nON SOUSCB.IT à la Rèdaction : MOSCOU, Norvìnsky boulevard, maison\nRogoflne; PARIS, Union des artistes russes, 25, boulevard Montparnasse; H.\nFLOURY, Boulevard des Capucines; HACHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nLe prix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro: 6 frs. 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MARINETTI.\nLA nostra Rivista, considerando la poesia come elemento essenziale di ogni crea-\nzione letteraria, ha deciso di attribuire un premio di\nLire 3000\nad un Romanzo italiano inedito.\n1. - È lasciata ai concorrenti la più assoluta libertà circa il soggetto e il genere\ndel romanzo.\n2. — il romanzo premiato sarà pubblicato e diffuso per cura ed a spese di Poesia\nnelle proprie edizioni.\n3. - Sul guadagno netto che darà la vendita l'autore percepirà il 50 °|0.\n4. - 11 resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi concorsi di Poesia.-\n5. - Ogni manoscritto potrà essere firmato col nome o con un pseudonimo, e\ndovrà essere accompagnato dalla bolletta d'abbonamento 1907, oppure da\nquella 1908.\n6. 11 prezzo d'abbonamento a Poesia è di L. 10 per 1 Italia, 15 per 1 estero, e deve\nessere mandato direttamente alla nostra Amministrazione (Via Senato 2,\nMilano) mediante cartolina vaglia.\n7. - La chiusura del Concorso, dato il grandissimo numero dei\nconcorrenti, e volendosi soddisfare alle loro insistenti ri-\nchieste, è stata prorogata al 30 agosto 1908.\nIL DIRETTORE"}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.3", "texte": "GIAN PIETRO LUCINI\n\nDisegno di G. Grandi\n\nNON conosco di Gian Pietro Lucini che VAcademia, le\nImagini Terrene e l'Elogio di Varazze. Nulla, diretta-\nmente, della sua vita e delle altre opere sue.^\nÈ un uomo che vive nella solitudine dei grandi spiriti. E\nuna delle più alte figure viventi della letteratura italiana. Forse\nè la più alta, nel tono ideale. Se Giacomo Leopardi levasse il\ncapo divino dal sepolcro, è assai probabile correrebbe ad in-\ncontrare il Poeta di Breglia per domandargli, esterrefatto, che\ncosa siano precisamente poeti e poesia italiana oggidì. Non\nesagero.\nSento che egli ci ricollega coi tipi più spaventosamente i-\nsolati della creazione letteraria. Per ciò è lontano dalle folle\ne dai gazzettieri. Pochi si curano di lui. Quando abbiamo noi\nvisto il suo nome emergere nelle consuete cronache d'arte?\nTratto tratto son nomi di mediocri stampati a lettere cubitali\ne rilevati da compiacenti, famosi compagni di mediocrità.\nGloria tu passi : ad altre\nfronti concedi il bacio ....\nMa, per fortuna, al di sopra degli effimeri tirannelli dell'o-\npinione pubblica letteraria è lo stabile areopago delle anime\nelette per i quali l'arte ha una voce ed un destino affatto estra-\nneo a quell'opinione.\nGian Pietro Lucini è il prediletto di quel convito spirituale e\nnon da oggi La sua è una figura che abbraccia l'epoca e la\n.sorpassa tendendosi frenetica verso le più lontane distese del-\nl'Avvenire.\nNon mai come leggendo le opere dell'eminente Poeta lom-\nbardo ci siamo sentiti sorpresi e commossi dal grande Mistero\ndell'Arte, di questa suprema manifestazione delle più alte voci\ne delle più preziose imagini della vita. E ci siamo domandati\nse, tutto ciò, oltre che rispondere al ritmo dominante superstite\ncomunicatoci dalla fiumana dei secoli corsi, non risponda an-\nche al presagio di tutte le luci e le armonie che la fiumana dei\nsecoli venturi verrà a ricevere dallo spirito umano progressi-\nvamente arrivato.\nPoi che Gian Pietro Lucini è Poeta lombardo. Poeta di\noriginalità barbara, creatore assoluto, trovatore di rapporti im-\npensati e miracolosamente giusti fra il pensiero e la parola,\nfra la musica e le cose. Quando in Lombardia nascono poeti,\nsono poeti positivamente giganti; o sia i Patriarchi della let-\nteratura a venire."}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.4", "texte": "POESIA\n\nBastino i fenomeni del Parini e del Manzoni. Da Manzoni a\nLucini. Il contributo che questa nostra vecchia terra dà al-\n1 arte ed al pensiero nazionale non potrebbe essere più conti-\nnuo e degno di continuare. E, del resto, noi siamo di quelli\nche credono il movimento letterario dell'Italia futura destinato\na venire dal nord.\nL Accademia, che abbiamo sott'occhi edita solo in una prima\nparte, è già di per sè stessa una creazione formidabile.\nLa prefazione da Breglia (il romitaggio comacino dove que-\nsta purissima anima di scrittore moderno si nasconde e si pa-\nlesa) spira tutto il sublime mistero demoniaco delle pagine di\nSocrate e di Seneca.\nLa Licenza, dialogo fra il padre e la sua creatura, tiene in sè\ntutti gli spiriti loici e stoici dei migliori tempi intellettuali che\nhanno occupata, a balzi, la storia. Vi sentite Plutarco, Sve-\ntonio, Marco Aurelio, Don Pedro, Shakespeare, Bulwer, Bo-\nvio E la forma dialogata è squisitamente platonica, con certe\nattitudini della lingua preziosa e pure liberissimamente natia,\nche richiamano la celebre volgarizzazione del Fedone di Rug-\ngero Bonghi.\nNulla di più sostanziale e di più ameno che la lettura di que-\nsto lungo (e si vorrebbe interminabile) Dialogo. L'arte, la filo-\nsofìa, la religione, l'amore, la voluttà, tutti i problemi, tutti\ni misteri, tutte le glorie passano nel conversare singolarissimo\ndi questo Padre con questa Creatura. Fra l'altro, magnifica\n-— ed oso dire — definitiva la sintesi della letteratura francese\nmoderna che rivela l'assimilazione prodigiosa fattane dal\nPoeta e che scolpisce di scalpello sovrano \"tutte le fronti più\nauguste di quel Cenacolo unico al mondo, da Balzac a Flau-\nbert, a Gerard de Nerval, a Verlaine a Mallarmé, ai Concourt,\na Zola, a Huysmans, a Vielè Griffin. a Renard, a Verhaeren,\na Robert de Souza, a Masterlinck e agli altri ancora di cui ogni\nnome è un accordo vibrante nell'anime nostre.\nEd anche, dopo questo Trionfo dell'Arte e della Vita, ri-\ncordo quella suggestiva illustrazione dell'assioma di Mauclair\nche taluno di noi già aveva sognato esprimere in un lavoro d'e-\nstrema giovinezza :\n«L'uomo conserverà il suo tema individuale sulla orchestra-\n« zione della natura, ma non verrà dalla scienza e dall'arte stu-\n« diato nella manifestazione d'un'epoca stabilita. Eretto ad\n« incarnazione del pensiero universale, sarà V espressione ar-\n« guta e potente di un'idea ed irraggerà il Tipo eterno co-\n« stante, svolgentesi sotto lo sforzo interiore che lo anima ».\nEdonismo ed egoismo di moralità somma : la dottrina di He-\ngel e di Kant che Engel riduce a politica del futuro. Il Poeta\nsinonimo del Mondo.\nL'Academia è preceduta da un Prologo dove agiscono, in\nora vespertina, nei giardini del Castello di Versailles, il guar-\ndiano dei Monumenti Nazionali ed il Poeta.\nPrologo che è quanto di più estetico e di più profondo si\npossa imaginare emerso nella scena magica che indoviniamo.\nE' una sera calante dagli alberi del giardino. Mentre i fiori,\nle statue ed i laghetti si addormentano, il Poeta rievoca i ca-\npricci e le tragedie degli Augusti Mani Reali sbrigliando la\nsua fantasia per i campi della cultura universale e creando un\nsoliloquio degno dei giganteschi fantasmi antitetici d'Amleto\ne di Falstaff.\nMolto è dell'anima shakespeariana in Gian Pietro Lucini. La\nsua è una poesia che, come quella del Britanno, morde amara\nla cima d'ogni cosa e, correndo senza tregua dagli empirei\nagli erebi della sensazione, sembra financo, talvolta, farneti-\ncare, quasi delirio.\nL'Intermezzo del Vespero è una squisita fantasia fra raggi,\nnubi, stelle dal cielo : rondini, nottole, civette dall'aria : rami',\ngrilli, api, lucciole dalla terra: fronde e passeri dagli alberi. I\nlaghetti e un coro indistinto completano la sinfonia fanta-\nsiosa\nLa moderna poesia italiana parmi null'abbia di più originale\ne di più perfetto. Il verso libero qui singolarmente rivela il\nMaestro e il Precursore. È un rendere mirabilmente armonico\ndi tutti i segni del Cosmo etereo, di tutte le voci della natura\nterrestre, di tutte le sensibilità voluttuose e pensose dell'anima\numana.\nUdite l'Ape smarrita come si enunzia:\nConfusi tra le Rose la vìa del ritorno. Dormirò tra le Rose.\nE udite i Passeri:\nI lieti sogni abbellano i riposi sull'alberi: se boi la Rama\nva secondo il Vento, la Rama dondola, noi dondoliam\ncon lei. Dondola come la culla: al Bambino soccorre\nil Paradiso al canto della Madre e al moto della culla.\nE udite le Lucciole :\nStelle di prato : noi sui verdi tappeti gareggiavi coi carbonchii\naggeminanti il mantello celeste. D'in torno alle palude\nstiamo ed all'acque accidiose e lente : le protettrici\nNinfe, luciferanti noi pei sentieri, ritrovan le danze\nche l'uom mai non apprese. Luccichiam, luccichiamo.\nPoesia deliziosa ed intensa. Poesia di idee e di suoni. Poesia.\nPoi viene la Prima Ora del Trattenimento Academico. Qui\nnon mi è possibile analizzare il costrutto veramente titanico\ndell'Opera. Quando il Poeta ci darà l'Ora Seconda e la Terza\ndel suo Sog*no divino ?\nIn questa Prima agiscono uomini, donne, maschere ed eroi.\nE sono, gli Eroi, quelli deirepoca terribilmente vicina e lon-\ntana: Si chiamano Diderot, Frèret. Chénier, Condillac, Guil-\nlotin, Condorcet, Mesmer, David, Marat.\nTutte le esplosioni cardinali del cervello umano sono già in\nquesta prima parte della Finzione. I giardini di Versailles, nel-\nl'ora bruna, sembrano metamorfosati in un Ceramico dell'av-\nvenire.\nLo spirito del Poeta move le ombre con una dignità d'elo-\nquio ed una lussuria di raziocinio degna della Scuola che da\nPlatone mosse verso i risvegli umani. Apprendiamo, da quelle\npagine, tutta la gaia scienza e la desolata poesia.\nI personaggi sono degli inquieti del Mistero che si muovono\ne brancicano, spesso, fra le lucciole e le stelle. Ed è questa\ninquietudine del Mistero dominante, resa intera dalle pagine,\nquella che forma l'atmosfera essenziale dell'Opera e porta\nl'Opera stessa nel centro del nostro mondo ideale dove non è\nl'arte, in estremo, che la clausola più perfettamente finita del-\nl'Infinito.\nNell'Academie storiche era l'aduhanza, sotto determinate\nleggi, di letterati e filosofi ed artisti i quali insieme si adopera-\nvano per l'utilità e l'incremento delle lettere, delle scienze o\ndelle arti."}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.5", "texte": "Da questa prima Ora, l'Academia luciniana appare come un\npandemonio fatuo e, insieme, determinante di ombre che ven-\ngono dal passato, fiutano tutte le atroci essenze del presente e\ntendono ineluttabilmente nostalgiche verso l'avvenire: un av-\nvenire indefinitamente cosmico, trasceso agli spazi consueti,\nfatto di riposanti atomi eterei dove qualche sogghigno psichico\nnostro ancora, intermesso, risquilli Questa l'opera tragica.\nL'opera meravigliosamente comica è in ciò : che il Poeta ci\nha dato, d'intuito, fin da questo suo primo saggio, la satira\ndefinitiva dell'umanità accademica, l'umanità miserrima dalla\nquale siamo rampollati ed alla quale molti di noi, con un e-\nroico senso di voluttà ideale, godono di non consegnare ram-\npolli per la moltitudine futura.\nI pessimisti (e sono le anime ottime della Vita) vengano al\nPoema del Lucini come ad una festa conviviale. Tutti gli ac-\ncademici paterni, fraterni, e — ahimè — filiali ho incontrato,\nsotto compromettenti spoglie, in questa Prima Ora &t\\YAca-\ndemia.\nI fadri della Virtù, gli Infiammati, eli Unanimi, i Disuniti,\ngli Eterei, i Gelidi, gl'Insensati, gli Umoristi, i Caliginosi, Sfli\nArcadi, i Fantastici, gli Anelanti gli Arrabbiati. O Italia ricono-\nsci tu i nomi delle tue Academie antiche ed eterne? Madre del\nMondo, gli uomini si sono foggiati sovra le Scuole tue! E\ncosì, oggi, un Poeta di pura vena indigena può ghignare :\nTutto questo e A cademia\nuna bislacca Venere pandemia, letteratura senza paura\nche non dà fondo a nulla f nemmeno alla mia pancia.\nUdite le budeUa a risvegliarsi come ruggendo nel ventre\n[capace.\nNoi potremo dormire? Dimenticate il presente e il passato.\nTabula rasa: io continuo a ghignare.\nE la scena è in un giardino delizioso, una luna soffogata dal-\nle nuvole, nuvole livide : trilli d'acqua paurosa alle fontane :\nómbre, ombre più nere che, sull'oscurità, inquitamente pas-\nsano. Questa poesia, nella quale veramente il verbo ha la\nstruttura e la dinamica del gesto, dovrebbe esaltare le anime\nlatine e proiettare un fascio di luce solare sulla Patria sazia\ndi verbi che, invece, stanno al gesto come sta il guanto ancora\ngonfio alla mano liberata.\nGian Pietro Lucini versa, nella sua metrica fantasiosamente\nritmata ed orchestrale, la piena dello spirito esposto a tutte le\ncorrenti del pensiero antico e moderno. La coltura di lui è\ncosì grande che, quasi, offusca, con la sua mole, il cristallo az-\nzurro della poesia. Ma la poesia sempre finisce a trionfare per-\nchè si vale di un'orchestra novissima e si esprime con un metro\nmisteriosamente vario e profondo, con quel verso libero del\nquale, in Italia, si possono capire anche tutti i nemici ma che,\naffermato da Poeti di vasta anima musicale e di preciso quadro\nmentale, può ancor apparire come l'unico sincero simbolo del-\nl'Età presente : età di fenomeno anatomico-sociale : cozzo fra\nl'individualismo dei nervi e il collettivismo dei muscoli dal\nquale nasce quella forma d'anarchia intellettuale e morale on-\nde nessuno di noi, che senta ardere in sè la fiamma del sangue,\npuò seriamente credere, oggi, essere immune.\nLa gloria è ancora negata a Gian Pietro Lucini. Per la mag-\ngioranza dei mediocri d'Italia egli è forse un Poeta demen-\nziale. Sì; perchè nella presente età di mercatanti che vogliono\npiù che non possano raffinarsi, i Poeti vanno classificati in pazzi\ne ragionevoli.\nIl volgo, più conseguente, almeno continua, come ai tempi\ndi Renzo Tramaglino, a considerarli tutti matti. Consoliamoci\nperchè alla razza plutonica fu, è e sarà sempre destino appaiano\n* esseri di follia suprema coloro che concepirono ed espressero\ngrandi Opere in grande esaltazione del proprio potere vitale.\nE la scienza aiutò il Crepuscolo degli Dei riducendo in fredde\nformule chimiche anche i cervelli imperiali della poesia.\nTroppo tetra fortuna questa, che doveva capitare ai prin-\ncipi del lavoro ideale.\nMa, in compenso, pare essi finiscano col dimenticare gli\nsguardi insensati degli uomini per affisarli solamente in quelli\ngiudiziosi delle stelle\nIo so che a Breglia si vede molto cielo e che il Romito, in\nfine, non crede che alla Notte\nVINCITORE DEL 1° CONCORSO DI \"POESIA,,\n\nPOESIA\nfe\n\nPaolo Buzzi\n\nEDIZIONI DI \"POESIA,,\nDI PROSSIMA PUBBLICAZIONE:\nIL VERSO LIBERO\nSTUDIO CRITICO DI\nGIAN PIETRO LUCINI"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.6", "texte": "Inchiesta Internazionale di “Poesia„ sul Verso Libero\nPoiché le ultime riforme ritmiche e metriche compiute o tentate nella poesia italiana, accennano a generar confusione nei\ncultori meno esperti d'arte poetica, abbiamo pensato d' interrogare le persone più competenti, affinchè la loro parola serva a chia-\nrire le ragioni e le forme delle ultime libertà tecniche in poesia. La nostra rivista dunque rivolge ai maggiori poeti d' Italia le se-\nguenti domande:\n1.° Quali sono le vostre idee intorno alle più recenti riforme ritmiche e metriche introdotte nella nostra lettera-\ntura poetica?\n2.° Quali sono le vostre idee prò e conrro il così detto verso libero in Italia, derivato dal \"vers libre,, francese\nche Gustave Kahn ha creato in Francia?\nE perchè la discussione sia più vasta e più concludente, Poesia rivolge ai maggiori poeti e critici di Francia e d'Europa la se-\nguente domanda:\nQue pensez-vous du vers libre? F. T. MARINETTI.\nPOESIA ha pubblicato le risposte di Gustave Kahn, Arturo Colautti, Francis Viélé Griffin, Emile Verh&ren, Henri de\nRégnier, Rachilde, Edouard Ducoté, Domenico Tumiati, Marie Dauguet, Luigi Capuana, Silvio Benco, Antonino Alonge, Gio-\nvanni Pascoli, Angiolo Orvieto, Comtesse de Noailles, Neera, Jules Bois, Albert Mockel, Albert Boissière, Francesco Chiesa,\nGabriele dfAnnuuzio, Ada Negri, Richard Dehemel, Giovanni Marradi, Stuart Merrill, Arno Holz, Camille Mauclair, Salvador\nRueda, Henri Ghéon, F. Fontana, A. Bernardini, Arthur Symons, Giovanni Borelli, Rosalie Jacobsen, Emile Bernard, Hélène\nVacaresco, Leon Bocquet, E. Marquina/ Carlo Magalhaez de Azeredo, Francis Jammes, Vittoria Aganoor Pompilj, Alfredo Bac=\ncelli, Robert de Souza, Louis Le Cardonnel, Gian Pietro Lucini.\n\nINVIO A F.T. MARINETTI\n\n(PREFAZIONE ALLO STUDIO CRITICO \"IL VERSO LIBERO,, DI G. P. LUCINI)\nVi mando il volumetto, amico mio, e ve lo offro : accetta-\ntelo di cuore, sinceramente com'io ve lo porgo.\nFu Tinchiesta promossa sulla vostra « Poesia » che mi de-\nterminò, finalmente, a raccogliere, in ordine e per disteso la\nmateria di questo saggio eterodosso. Mi parve che, invitandoci\ntutti a rispondere alle domande sul Verso Libero, in disputa\ncortese lungo le pagine di una rivista internazionale, designa-\nvate il tempo propizio e fors'anche necessario a tale componi-\nmento, con un indice sicuro ed a richiesta di una curiosità ri-\ndestatasi tra i più giovani. I giovani, quelli che ci vengono die-\ntro, ignorano molto di quanto andrò loro dicendo : quindi er-\nrano un poco. Varranno le mie informazioni a snebbiare la\nmente loro di qualche superstizione, di un altro pregiudizio, di\nquest'altra grettezza, della deplorata oziosità? Essi, abbagliati\ndal successo dei meno degni, adorano e ripetono quelle forme\nche meno valgono ma che piacciono di più. Coll'avvicinare, ar-\ntisti, giornalmente, i loro fratelli manifatturieri si sono assue-\nfatti a trattar l'arte come un affare. Si domandano reciproca-\nmente: « Vendete? Quante copie al giorno? E' un libro che\ncorre? » Quando si rispondeva, che, in molti anni, di un'opera\nvostra, certo non più di dieci se ne erano spacciate, vi ridevano\nin faccia e vi accusavano di divertirvi solitariamente. In verità,\nquesti giovanotti sono molto esigenti ed hanno troppa fretta.\nConviene che sappiano aspettare un poco col venirci a chiedere,\ndi tanto in tanto, spiegazione e consiglio, come al solito, gra-\ntuitamente. La Ragion Poetica può dir loro cose non al tutto\ninconcludenti.\nA proposito, che è, come si deve prenderla, come si deve\nleggerla ? Rispondete evasivamente a tutto che vi chiederanno :\n— E' storia? — Eh, pare! — Filologia? — E della più seria!\n— Critica ? — Convien bene che sia ! — Autobiografia ? —\nLeggerete — Polemica ? — Eh, chi sa ! — Estetica pura ?\nDovrebbe essere. — Un mezzo per farsi valere? — Ma certo.\nConvenitene che è abbastanza bizzarro e garbato : è un mil-\nlantatore di sè stesso il quale parla assai degli altri. S'egli giun-\nge, per questa via non troppo facile, a spiegarvi qualche idea\nnon comune, perchè non lo ringraziereste ? — Ma è confuso,\nastruso od oscuro. — Sì, potete aver ragione; ma l'oscurità di\nun autore è in ragione diretta della personalità inedita de\nsuoi concetti. — Nessuno sarà soddisfatto di quanto gli avrete\nconfidato.\nLeggano si o no : Filosofia, Lirica, Storia, Sentimento, Me-\ntodo, Grammatica ed Anarchia; tutto si avvicenda in questi\nfogli. Io mi confido alla capacità del lettore, che tutto legga e\nsappia leggere; gli procuro un nuovo piacere. Come la vita.\nBisogna saperla vivere; trascegliere, accettare o rifiutare; la\nvita è una sintesi; chi l'esercita bene, la scompone e ne estrae\nquelli elementi che gii sono utili, belli, piacevoli. Così si vive\nfilosoficamente; così si legge intelligentemente. Non credo op-\nportuno di preporre un piccolo trattato : Sul conte si deve leg-\ngere, necessario, forse, ma ingombrante.\nPiù tosto, si guardino dalle digressioni. Vi sono delle lun-\nghe pagine, che seguono un giro capriccioso di pensiero; che\nsbocciano impensate, senza preavviso, o con delli accenni lon-"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.7", "texte": "tani non ricordati più: con quelle, volentieri, vag'abondo, con-\ntinuando un monologo prezioso per me, sciocco per li altri.\nLasciatemi parlare. Nulla è così dolce del lasciarsi andare, dei\nnon conoscere impedimenti, del non ammetter freni. E' la ric-\nchezza della libertà, è la libertà del pensiero ricco che si rimira\ne si ammira. Queste digressioni sono dei piccoli viaggi che\nsi intramezzano, in incognito, senza che se ne sospetti la loro\nimpoitanza; sono una frode al continuo vigilare,* il contrabban-\ndo grosso sotto gli occhi del doganiere; la rivoluzione sotto il\nnaso del poliziotto, la forma sintattica nuova, la prosodia no-\nvissima alla barba del grammatico astioso e pedante. Queste\ndigressioni sono la mia virtù e il mio delitto.\nNe troveranno molti e capitali. Scandolezzerò volentieri\ncollo sciorinare ad ogni periodo YEgo; pessima abitudine, ne\nconvengo, ed inveterata. Coll'Egotismo ho riempito il mio di-\nscorso filologico; ciò è di cattivo gusto e fuor di moda, quan-\ndo, dalle banche coscienze, dalle famiglie alle comedie, si\ncollabora e si comunizza per risparmio di denaro, di fatiche e\ndi responsabilità. Ma per i numerosi esempi, che al genere di\nquesto scritto comportano e per le moltissime citazioni, ho do-\nvuto toglier molta roba da casa perchè, vicino a me, non a-\nveva di che legittimamente imprestare d'altrui, e, nella mise-\nria, non desiderava lasciare i lettori a corto di documenti. L'E-\ngotismo è un difetto riprovevole; io aggiungo una dignitosa\nespressione di orgoglio. Guasta? Non importa, quando è ne-\ncessario. Stendhal, in fondo alla Vie de Rossini, mi porge\nun modo garbato per domandar scusa a quelli che se ne infa-\nstidiscono. « Del resto, per farmi perdonare quest'orgoglio di\nLucifero, che vado mettendo in mostra, vi debbo far osservare\nch'io mi difendo; così mi deve essere permesso di parlar di\nme stesso, come parlassi di un altro. Ciò che occorre non è\nla modestia, ma la sincerità ».\nPoi mi accuseranno di ripetermi volentieri : in apparenza,\nconcetto di considerare, per me e per il lettore, l'idea, il\nconcetto, la cosa, sotto a tutti i punti di vista i più semplici ed\ni più ovvii, i più astrusi ed i meno saputi. Girando attorno al\nfenomeno per identificarlo, ho dovuto descriverlo più volte\ncome si presenta alli occhi di tutti : vi ho aggiunto, in ogni vol-\nta, come io lo vedeva, da quel luogo dal quale lo rimirava.\nInoltre dovrebbero sapere che la letteratura non si concede al\nlusso di posare, per farsi fare il ritratto, quando un fotografo\nimprudente desidera di trarne delle negative. Bisogna rin-\ncorrerla, appiattarsi, sorprenderla colla « Kodak » rapidissima\ned istantanea, mentre corre, si volge, si nasconde a sua po-\nsta; darle la caccia ed esporsi a mille pericoli, come un infor-\nmatore di il quale segna le operazioni di prima linea\ndi un grande esercito in campagna.\nLa storia della letteratura è una biologia osservata, giorno\nper sullo stesso suo corpo collerico, isterico e disordi-\nnato; descrivere letteratura in* altro modo, è scrivere dei ma-\nnuali ad uso delle classi elementari. Sotto questo aspetto ho fat-\nto bene a ripetermi.\nSimilmente avrò dovuto contradirmi. Una frase, un periodo\nscritti su quella tal pagina, non si presteranno a concordare\nesattamente colla frase, col periodo di una tal'altra pagina;\nparra a molti che il pensiero indeciso fluttui, che mi sia man-\ncata la possibilità di coordinare i rapporti, che mi abbia di-\ntettato la costanza del ragionamento, l'insistenza della rifles-\nsione, essendomi permesso troppo facilmente l'improvvisare :\napparenze. Ouand anche esistessero le contradizioni, forme-\nrebbero^un mio piacere particolare, dimostrerebbero la mia sili-\ncei ità, 1 adattabilita della mia mente ad assumere tutte le forme,\na seguire tutte le evoluzioni; qualità preziosissime. L'essere che\ncammina, che fa dei gesti, che veste in mille foglie, non è\nmai identico a sè stesso; il suo valore sta appunto nel rimutare\nconservare, sotto i diversi aspetti esterni, le stesse funzio-\nni. tome sarebbe reale e sincera la interpretazione di questa\nvita, quando la si studiasse sempre e comunque nella medesima\nattitudine ? Le contraddizioni non sono di chi descrive, ma nel-\nla cosa descritta; egli non ne è responsabile, le accenna e le\nannota; vi può servire il saperle; si limita a darvene i sintomi,\nle cause, li effetti; le prova a traverso la sua indagine di osser-\nvatore biologo.\nPiù facile mi sarebbe stato costruire un sistema; con ciò,\nsu due sillogismi ed una premessa maggiore, si dà fondo al-\nl'universo., si.rivede l'opera dei secoli; ed a cubi, a cubi, di belle\nparole astratte si costruiscono quelle piramidi ben connesse\ncon cemento tipografico, salendo le quali, si scala l'infinito.\nMa poi interviene un venticello di primavera, critico e frigido ;\nil monumento precipita, crollando, seppellisce sotto le macerie\nchi lo voile rizzato in castigo del suo semplicismo metafisico.\nRicuso dal prepararmi colle mie mani una tomba coreogra-\nfica, alla Pietro Micca, la credo molto incomoda ed inutilmente\nsollecitata; è doloroso morir schiacciati ed asfissiati dal peso\ndelle proprie opere, erette sul greto alluvionale di un fiume,\nin una contrada funestata da terremoti periodici. Meglio è in-\ntendersela col terremoto in latenza, il quale, come vedete, è\nanomalo, contradditorio e da, tutte le volte che si fa sentire,\nuna serie di leggi speciali da studiare, come cause della sua in-\nquieta trepidazione.\nIn fine l'appunto più grave e maggiore è la parzialità somma;\nnon me la perdoneranno mai : non cerco di essere scusato\nNelle arti, come in amore, non vi sono mezze misure: o tutto,\no nulla; non si può dosare sapientemente la passione; se fosse\npossibile ragionarla non sarebbe più quanto deve essere, a\nvrebbe un altro nome, sarebbe un'altra cosa.\nDunque, un volumetto ripieno di cattive qualità. Il peggio\nè che, sapendolo, non ho fatto nulla per rimondarlo, anzi, ho\npreso gusto ad ammucchiarvene. Non ho mai avuto la pretesa\ndi scrivere capolavori: li amici, che mi vogliono bene, me lo\ndicono spesso e rimproverano : perchè, se avessi tolto una\nvirgola, premesso il nome al verbo, aggiunta un'altra frase,\nsostituita una diversa parola alla prima, mi sarebbe stato pos-\nsibile il mandarne fuori un quadro e mummificato' per le piazze\nitaliane. Io invece no ho che una ambizione : emulare la Vita,\nla Natura: queste buone matrone non hanno mai procreato\ndei li sdegnano; non compongono di tarsia e di\nmosaico, scegliendo e ripensando, ma di getto in una matrice\nfresca ed enorme, con un torrente di metallo liquido, prezioso\ne resistente. Non avendo pretese accademiche, nè amori nasco-\nsti e burocratici, non desidero seggiole imbottite o comodis-\nsime prebende. Non ho mai servito, non servo, no servirò mai\nnessuno; vivo del mio e ne ho qualche volta da regalare alli\naltri.\nPoiché, sono in fondo un buon ragazzo; se fin qui non mi\npresero per tale, me ne duole, cambieranno d'ora innanzi giu-\ndizio. Rimasi tutt'ora un ingenuo; la mia ingenuità mi rap-\npresenta, in questo mondo della pratica, poco armato, colti-\nvando dentro di me una vergine schiocchezza di ortolano per\nbene. Il quale, postosi sul mercato cittadino per vendere la sua\n\nPOESIA"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.8", "texte": ";SIA\n\nmerce genuina, confida nell'evidente presidio della bontà del\nsuo raccolto. Quell'ortolano non è un mercante; fortunato\ndi aver pochi bisogni e di accontentarsi presto; se volesse scia-\nlarla andrebbe tosto in rovina. In questi giorni è necessario\nche molti cartelli, molte grida, molti avvisi proclamino le vir-\ntù riconosciute dalli specifici spesso avvelenati; onde dobbia-\nmo credere alto scritto, non allora loro reale efficacia assente.\n— Se vi piace, è buono! — ripete l'ortolano onesto e semplice.\n— Prendetene. — Io rimito.\nTutto ciò è inconsideratamente primitivo sulla fiera della let-\nteratura, primitivo e superbo : non comprendo di essere allo\nsbaraglio, sopra una piazza dove rigurgitano, dalle stamperie,\nmigliaia di libri all'anno, sì che non basta la mia insistenza con\nle opere, a tenermi a galla in mezzo al pantano che mi formano\nintorno. Li uomini interessati sono anche volentieri sordi, duri\nd'orecchio, come amava a dir Ibsen. Così credo che vi siano\nancora delle persone, le quali, dopo di avermi udito a parlare,\nnon crederanno di prestarmi fede, dandone la colpa al loro u-\ndito od alla mia voce bassa, fisici impedimenti : ciò che mi ri-\nguarda. Ma li prego di ammettere la sincerità delle mie parole\ne la purezza delle mie intenzioni, perchè io possa accogliere,\nsenz'altro, la lealtà generosa del loro rifiuto e dei motivi che\nla scusano. Non trafficando di nessuna derrata necessaria, de-\nsidero trattare con chi non s'infinge; non voglio essere ingan-\nnato da una benevole accoglienza, quando, subito dopo, venga\nderiso alle spalle : intendiamoci a viso aperto, a gesti defini-\ntivi, a monosillabi, subito, con franchezza, da gente che pesa\nle proprie responsabilità coi propri atti.\nEd eccomi un'altra volta il paradossale; il pubblico ha ra-\ngione di chiamarmi in questo modo, se bada alla mia vita la\nquale non si scompone della mia letteratura; e'mi piacerà sen-\ntirmelo ripetere. Non credano però di combattermi, accusan-\ndomi di un altro più feroce e più arbitrario dogmatismo; si\ndisingannino.\nIl libercolo non ho scritto per insegnar loro qualche cosa\nd'altro; no, sono-memorie ed espressioni di sentimenti, il rac-\nconto delle esperienze di un uomo comune, che ha operato\nnon comunemente Non si pensi in me desiderio di vanagloria\nche non esiste, di jattanza che non conosco, di supremazia che\nnon chiedo; ma vi scorgano una giusta superbia. E' il libro\nsuperbo di un superbo; il quale ha saputo, contro il tormento\ndel dolore fisico che lo angoscia in ogni istante, non opporre\nbestemmie ridicole o sconforto vile, nihilismo inutile, ma fred-\ndezza ragionata, compensata serenità; lo stoicismo di un pen-\nsiero che non ha mai conosciuto il dubbio, sì che ha costrui-\nto un monumento chiaro, trasparente, nobile di sicurezza den-\ntro cui riposare ed attendere, in pace con sè e con gli altri, l'av-\nvenire. Egli ebbe in dono una mente vittoriosa sopra la mor-\nbosità della sua costituzione materiale; ed il suo carattere è\nla sua più riuscita opera d'arte. Lascio perciò che li altri siano\nistessamente superbi e tentino di soverchiarmi così. Anzi ri-\npeterò, come l'ho ripetuto dentro: « Tutto ciò che si dice e\nsi opera, nelle scienze e nelle arti, non può essere che prov-\nvisorio, per quanto continuativo, rimane, nella attualità, un a-\nnello di congiunzione a ricollegare il passato col divenire. Altri,\nch'io osteggio, furono ieri combattuti, iniziando quella loro\nverità giovane e fervida che sembrava eresia, e che io oggi\nritrovo priva di azione e fossilizzata. Domani io. stesso avrò\ntorto davanti alla gioventù, che mi spinge già alle spalle. Le\nvolgari contingenze di primato, di priorità, di stabile esat-\ntezza, che formano il fondamento e la forza delle religioni e\ndei metodi metafisici, non entrano nelle mie persuasioni. L'i-\ndeale umano è nel cammino indefinito; nessuno può imporci\nla parola Fine ; e se credete che vi siano una dottrina ed un si-\nstema perfetti ed assoluti, li ritroverete nella credenza all'As-\nsurdo, che è un modo negativo di vivere ».\nAvremo, amico mio, rassicurati li uni e li altri? Mai più:\nfra tanto è bene qualche volta svestir la modestia, maschera\ntroppo stretta e trasparente all'orgoglio che immiserisce senza\nragione. Perchè il tacere ed il sorridere non vengano presi dai\nsuperficiali senza quel condimento d'ironia e di non curanza\nche ne tonalizzano l'espressione è necessario commentarli pre-\nziosamente. Serva il volumetto : vogliate che, in sulla prima\npagina, stia il vostro nome, lo protegga e lo diffonda. Rappre-\nsenta due energie, due virtù e per l'erudizione di cui siete grave\ne lucido intorno alle nostre cose italiane e per la invidiabile\ngenialità e l'impeto entusiasta di poeta francese di cui siete do-\ntato.\nRammenterò fr.tti che interessano ambo le nazioni amiche,\nimpersonate da voi. E chi meglio di voi, compreso e nobile\naraldo, potrei io scegliere, onde annunci la sintesi di venti\nanni di lavoro continuo e sereno ? — Concedetemi ch'io v'im-\nponga un patronato di letteratura non indegna delle vostre\ncure; e vogliatemi bene.\nVARAZZE, il XXVIJ di Gennaio MCMVIJ.\n\nGian Pietro Lucini.\n\nFRATELLI TREVES, EDITORI - MILANO\nDI PROSSIMA PUBBLICAZIONE:\nRE BALDORIA\nTraduzione italiana di H 1:V\nTRAGÈDIE SATIRIQUE DE\nF. T. MARINETTI"}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.9", "texte": "POESIA\n\nIL trionfo di “ROI BOMBANCE„\nGiudizi della Stampa italiana ed estera\n{La continuazione al\nDalla Rivista La\n(MOSCA)\n« Dans cette brillante jeune génération qui\ncompte des poètes de la valeur de MM. René\nArcos, Georges Duhamel,. Georges Périn, Jules\nRomains, Théo Varlet, Charles Vildrac, M. F. T.\nMarinetti a une place bien marquée par le lyrisme\nun peu débordant, la fougue sans limites, l'en-\nthousiasme exhubérant, l'ardeur infatigable d'un\ntempérament indéniablement personnel. ,\n« Annoncé déjà par La cotiquète des Etoiles et\nDestruction, le voici qui s'affirnie définitivement\navec une oeuvre en prose, non moins débordante\nde vie, mais cette fois plus serrée de forme,\némondée d'une prolixité parfois embarrassante où\nT entraìnait une inspiration trop violente, trop\ndémesurée.\n« Le Roi Bombance, c'est la farce sociale de\ntous les temps et de tous les pays, telle qu'elle\ns'est toujours jouée et se jouera toujours.\n« Ce peuple des Bourdes, considérant inutile\nde procréer avant d'avoir résolu le grand problème\nintestinal du Monde, rélègue dans le royaume des\nCrotules les femmes dont la dègoutante sobriété\net la luxure embrouillent les idèes digestives.\n« D'autre part, un mouvement bien plus im-\nportant signale cette époque.\n« Ripaille, premier ministre des Cuisines, meurt,\nemportant en sa tombe le merveilleux secret des\npilules a c a liner V appetit, qu'il dislribuait aux\naffamès. Et cependant que la foule s'extasie sur\nles succulentes fniférailles, sur la magnificence\ndu roi représentant du pouvoir en de Qa, sur la\nsplendeur du ventre du pére Bedaine, représentant\ndu ponvoir au delà, comme elle s'extasie chaque\njour à la lecture des menus éblouissants de l'Au-\nguste Estomac, Syphon pérore préparant la re-\nvolution.\n« Ripaille ri est plus!... Vos intestins soni e?ifin\ndòlivrès de ses lois implacables!... Bientóly gràce\nà tnes conseilsy vous pourrez vous asserir à la\ntable du Festin Idéal!...\n« Les exhortations du pére Bedaine, prèchant\nau nom du Dieu des Digestions, le jeùne aux\naffamés,ne parviennent plus à maintenir l'Estomac\ndes Bourdes « plus profond et plus vorace que\nla mer, la gueule du tigre, la vulve de la femme,\nles abìmes le plus insatiables, selon la Bible ».\n« Syphon, Tourte et Béchamel, renvoyós des\ncuisines par feu Ripaille, se font octroyer le gou-\nvernement culinaire, prétendant avoir trouvé la\nsolution au problètne qui agite les estomacs, et\nsauver l'état de la crise intestinale.\n« Les trois Marinitons se sont emparés du chà-\nteau ; mais, malgré les mirifiques promesses, les\nsujets continuent à jeùner, comme par le passé.\n« Estomacreux, démagogue, qui concourt au\nmouvement avec Syphon, aspire à la dictature,\naprès la chute de 1' antique royauté, ameute le\npeuple prèt à se livrer à tour de iòle à tous les\nchefs qui se présentent à lui.\n« La mort subite de Bombance et de ses mi-\nnistres, vient à point pour servir les intérèts: le\ngouvernement est accusé d'eaipoisonnement. Les\nBourdes, retenus un instant par Tldiot qui voulait\nleur distribuer la pàture incotinue de 1' Idéal,\nprennent d'assaut le chàteau et pénètrent dans la\nsalle du Festin Universel.\n« Estomacreux, voulant déjà jouer au tyran,\nles Forts se disputent le droit de contròie sur\nles Marmitons sacrés. Des luttes intestines écla-\ntent déjà.\n« La lutte se continue à table, où Requin et\nMassue veulent monopoliser les inorceaux après\navoir proclamé qu' il ne saurait y avoir égalité\nentre les capacités stomacales. Les faibles sont\nparqués au bas-bout de la table, où les Cuisiniers\ndu Bonheur Universel les oublient totalement,\npréoccupés d' ailleurs de se disputer le pouvoir\nsuprème.\n« L'épouvantable orgie commetice. L'instinct\ndévorateur des Forts ne se contente pas de l'ab-\nsortion de toutes les portions. Le Roi et ses valets,\nque les prévovants Marmitons ont fait saler, de-\nviennent la proie des màchoires terribles. Mais\naprès quelques heures de séjour dans le ventre\ndes sujets, ils ressortent plus puissant que jamais.\n« Le grand peuple de Bourdes s'est tout sim-\nplement retourné da?is son Ut de souffrance, comme\nun malade en proie au coachemar. Rieti rì est\nchangé..... La terre est décidèment la piati e le oh\nVoti ne matige pas assez.\n« Jus tic e y Libertéy Egalitè.... vieux Dom Qui-\nchottes mourants, à la rescousse ! Si les rnouhtis ci\nveni de V impossible n* ont pas-use vos bras ba-\nlayeurs d'horizons, dègaines donc encore une fois\nvos glaives fleuris d'esporr> pour dépécér des vinti-\ndes sidèrales sur la table du ciel au Festin des\nFestins de tous les affamés. »\n« D'àge e ti dge, la race de Bourdes va perfec-\ntionnant ses mie ho ir e s dans l'art de s'enlredèvorer\navec une grandissante agilité, »\n<i Voila le seni prò gres possible! »\n« Nous ne nous attarderons point sur la valeur\nsociale de cette oeuvre. Nous ne discuterons point\nla justesse du pessimisme qui s'en dégage. Le\ntrès maigre squelette que j'ai présenté, peut suf-\nfire à tirer toutes les dérìuctions philosophiques\nde la lecture tnème de l'ouvrage.\nDépouillé de son sens symbolique, au point de\nvue littéraire pur, nous nous trouvons devant\nune oeuvre forte et bien pensée. La langue en\nest chaude, colorée, lyrique. Les images y sont\nnombreuses, neuves et originales.\n« Les portraits sont vigoureusement et amu-\nsamment traités. Les personnages sont vivants,\net leur caractère bien saisi. Les scènes sont bien\ncomposées malgré elles menacent par-\nfois de durer inutilement.\n* Le grand mouvement général est interrompu\npar les digressions du poète, et les récits de Be-\ndaine et d'Alkamah, récits pittoresques qui mar-\nquent dans l'oeuvre comme un repos nécessaire.\n« En son ensemble, le livre est tour à tour\npoétique, vulgaire, burlesque, fantastique, hilaraut\nou lugubre, Cependant 1' effroi y piane toujours\navec le fantòme de Sainte Pourriture, la grande\njusticière qui revient, comme un leit-motiv. en\nchaque acte, comme pour rappeler à l'humanité\nla vanité de ses efforts, pourtant aussi nécessaires\nque magnifiables. .\nEsh\nDall' Avanti della\nF. T. Marinetti chiama questo suo « Roi Bom-\nbance » tragèdie satirique. In verità, è satira fiera\ned amara, profonda e verace - in alcuni passi,\nagghiacciante.\nC'è stato qualcuno che ha voluto leggervi uno"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.10", "texte": "POESIA\n\nscherzo contro le dottrine e i dottrinari del so-\ncialismo; ed è stato, a dir vero, ben miope. Pe-\nrocché in tutti i quattro atti che costituiscono la\ntragedia, si ripete a sazietà, or da questo or da\nquel personaggio, il valore simbolico dell'opera:\nche è ben altro.\nMarinetti, in una sintesi stupenda per armonia\ne rapidità, ha coordinato in un simbolo efficace\nle salienti energie e tendenze umane esplicantisi\nnella storia di tutti i tempi ; anzi ha sorpreso\nnel suo corso anche la parabola di quelle che si\ningigantirono nell'avvenire: e per questo rispetto\nè stato apocalittico.\nGli apparati ed i discorsi gastronomici hanno\nilluso allora qualcuno, il quale ha supposto che\nnelle quattro fèeries magistrali di « Le Roi Bom-\nbance » si fosse soltanto esaminato, vagliato, cri-\nticato il problema economico odierno con i suoi\nrisultati, le sue premesse, le sue ipotesi.\nLa scena costruita di pasticci, ingombra di vi-\nvande, il linguaggio piatto e puzzolente di lec-\ncornie, il grido famelico che mugola nello stomaco\nuniversale, e scoppia dalle bocche ingorde tra il\nfumo che gravita sugli occhi avidi e la nebbia\nche acceca le anime torturate dal grande appe-\ntito, erano veste necessaria e camufifatezza adatta\na mascherare il simbolo della eterna fame umana\nche urla e rimbomba dalle profondità della storia\nfino a noi: fame di sapere, di conquista, di li-\nbertà, di vita, di gioia, di dominio; frusta che il\ndestino come un bestiario crudele avventa sui\nfianchi dell'uomo sitibondo di felicità, nella quale\nsi illude trovare quiete, sazio.\nQuesta è la significazione vera della tragedia,\ndalla quale emerge un'altra verità. Il desiderio è\nla grande molla, la leva gigantesca capace di far\nsaltare un mondo: il mondo che ciascun uomo\nporta in sè, e che perennemente si trasforma,\ncresce, rotola sotto le mille burrasche della vita,\navventandosi, cieco e fiero, contro tutti gli in-\nganni, tutte le rapine, tutti gli spaventi. Il desi-\nderio è tormento e delizia, febbre e vittoria:\nsempre combattimento. Estinto il desiderio, sa-\nziata la fame, spenta la sete, tre anime in una\nnella suprema risultante del divenire, lo spirito\nè un focolare spento, una fucina morta: comincia\nla dissoluzione del riposo: l'anima putre e s'acce-\nca, l'uomo si sfascia, cadavere che si sopravvive.\nOgni uomo ha dinanzi a sè, miraggio e realtà,\nuna Mecca da raggiungere: e, affannato, dan-\nnato, ebbro, notte e giorno cavalca e stramazza;\nlotta e soccombe, vince e conquista, nella sua\ncorsa notturna attraverso il tempo, si lascia alle\nspalle il passato, e, ferito dalle mille lance che\nlo percossero durante la sua fuga notturna, a\ntradimento - folli ed oscure - giunge, s'arresta.\nMa altra Mecca più tentatrice gli si dipinge al-\nl'orizzonte, come un'aurora; e la sua corsa ri-\ncomincia più ardente e più cieca. Guai se, af-\nfranto dalla fatica, ebbro della conquista, egli\nnon scopre sempre nuovi e più larghi cerchi ai\nconfini del cielo, vette sempre più fiere sulle vette\nconquistate! Guai se non riprende la sua corsa,\nvigile e inflessibile, gettandosi ancora una volta,*\nin divino delirio, come un vento infrenabile, per\nla sua strada che non ha mèta, verso rinfittito !\nEgli infrangerebbe le leggi eterne che' governano\nla vita, e si costringerebbe volontario nel carcere\nmuto, dove si perpetua rissosa, sorda, immuta-\nbile la stirpe poltrona degli uomini senz'anima.\n« Il divenire! ecco la sola religione» esclama\nil vampiro Ptio nella scena finale. « Desiderare\ntutta la natura, con le braccia aperte, le labbra\ntese, abbracciare in uu vasto sogno d' amore\nuomini e cose, senza arrestarsi al possesso....\nQuesto desiderio è buono o cattivo? Che im-\nporta! L'essenziale è di desiderare. » Perocché\nse questo manca, Sainte Pourriture, l'eterna forza\nche distrugge e crea, la natura insomma, stringe\n1' anima inutile e la contorce nel suo pugno di\nferro, soffiandole in faccia un suo fiato appestato;\npoi, la getta via, negli « Stagni del passato, »\nstagni misteriosi.\nMisteriosi, perchè la Dea Suprema, che crea\ne distrugge, feconda e incenerisce, tutte le forme\nguaste, torte, cieche, che infranse con le mille\nsue dita, le trae su da quegli stagni, spente, e,\ngettandole nella fucina del suo laboratorio colos-\nsale, le rimpasta, le rinnova, le rigenera. Sainte\nPourriture, la forza ineflessibile che governa l'eter-\nno divenire, colei che grida agli uomini, folli nella\nloro cecità « ciò che voi chiamate morte non è\nche uno degli innumerevoli cangiamenti di cui\nla successione è vita », esce da quegli stagni ad\nogni aurora, e sparpaglia con un suo gesto largo\nmille embrioni nel vasto cerchio dei mondi.\nEssa e l'Idiot, « l'Impossible qui pleure », l'ani-\nma abbeverata d'ideale, insaziata e insaziabile,\npuerile e sovrumana, tutta ebbra nel torrente\ndivino della Natura, sono i veri protagonisti di\n« Le Roi Bombance. » Sainte Pourriture, la Na-\ntura, l'Idiot, il suo interprete umano, eco della\nvoce formidabile che vibra dovunque si muove\nil tempo e travaglia lo spazio.\nNel « Prometheus unbound », Shelley, con la\neloquenza della sua poesia, un secolo fa ci trasse\nnel regno della felicità umana; la quale si con-\nquista solo a un patto: quello di chinare sempre\npiù l'orecchio alla terra, schiudendo sempre più\nle pieghe innumerevoli dello spirito alle innume-\nrevoli voci della Natura : da tutti gli abissi dello\nspazio, da tutti i seni dell'infinito un vento di\nluce si libera e scende ingolfandosi nell'anima\numana, che s'apre come una vela, dispersa nel\nmare della vita : la nave allora non ha più d'uopo\nnè di piloto nè di bussola; va per forza d'amore.\nDemogorgon, lo spirito liberatore che rivela agli\nuomini le eterne leggi e le felicità ignorate, si\nrievoca spesso per analogia, più spesso per anti-\ntesi, dietro l'ombra di Sainte Pourriture; e la\nsua voce tonante pare si moltiplichi in un grido\nche confonde il passato e 1' avvenire. « Il mio\nsoffio prodigioso solleva e lancia in pieno cielo....\nViva l'eterna fame di impossibile felicità », essa\nesclama in un'estasi sovrumana; ma gli nomini\nsordi non odono la sua voce, interpretano a torto,\ntraviati dalle piccole cure, i dettami santi.\nCiò si lumeggia nella favola.\nI Bourdes, illusi di raggiungere l'excelsior\ndella felicità, ingannati da un'offa elaborata da\ntre sacerdoti del benessere umano, hanno tutto\ningurgitato: gli stessi tre sacerdoti, il re Bom-\nbance loro guida temporale, il padre Bedaine,\nloro guida spirituale, l'Idiot, loro buffone.\nRabbiosi di libertà, si sopraffanno, si divorano,\nsi mordono, si scannano. Chi sopravvive ode solo\nuna voce come in un incubo di sogno: « ciò\nche voi avete divorato è parte di voi stessi, carne\ndella vostra carne, sangue del vostro sangue » :\nla voce di Sainte Pourriture che impietra le anime\ngrasse, nei cui silenzi angosciosi, come in una\nplacenta terribilmente feconda, si è ricreato il\ngerme nuovo, l'embrione tenace del re, del de-\nmagogo, del prete, del sognatore ; cosicché essi\nBourdes, in un'alba di fuoco, morendo, rigettano\n- parto grottesco - le vittime più vive di prima,\nimplacabili e ghignanti. Se non chè anche i morti,\npiù tardi, gettati negli « stagni del passato », d'un\ntratto, come una falange di mostri sognati, ur-\nlanti e scapigliati, si riaffacciano alla scena della\nvita, ne fracassano le porte, violenti ed oscuri,\nirrompono con un formidabile urlo di guerra\nnelle bocche folli. Il terrore schiaccia gli astanti :\nsolo 1' Idiot, con una voce che vibra come uno\nschiaffo, affronta i forsennati, e grida loro: «Che\ncosa volete dunque? Non più re, non più leggi?\nlibertà? giustizia? felicità? Tutto ciò non lo rag-\ngiungerete mai, perocché il vostro desiderio in-\ngrandirà con la conquista: perchè domani tor-\nnerete a desiderare ancora, col bottino nelle mani\ncupide, un altro bottino, con la vittima aggio-\ngata, un'altra vittima; nel sangue, altro sangue.\nCredevate di satollarvi nel banchetto che l'Illu-\nsione vi offerse, ed ora siete più affamati di\nprima. Illusi di aver distrutto, con la rabbia dei\ndenti, quanto vi si parava dinanzi, non avete\nsaputo digerire la pastura difficile; sordi e ciechi,\nvoi non intendete cosa sia fame, quale preda\ndobbiate predare: voi mi fate schifo; il vostro\nsangue che io posso versare mi fa schifo; tutto\ndi voi, che vi tocca ed appartiene, mi fa schifo:\nanche la morte, se mi venisse da voi ». Ed evi-\ntando lo sfregio, con un colpo di sciabola nella\nfronte si dà la morte, saltando nell'Infinito, lon-\ntano dagli uomini guasti, « tra le zampe del-\nl'Orsa Maggiore, o in un torrente della Via\nlattea ».\nE il tutto ritorna allo stato di prima.\nNon aggiungerò molte parole a questo cenno,\npur troppo breve e insufficiente a rivelare tutte\nle bellezza di ideazione e di forma onde si ar-\nricchisce la tragedia di F. T. Marinetti. Il quale\nè uno scrittore dotato di un patrimonio poetico\ninesausto e di un tesoro linguistico non comune.\nL'immagine che egli foggia, viva, calda, plastica,\ncon ricchezza smodata, gli colorisce e definisce e\nscolpisce sempre il pensiero astratto, che si con-\ncreta in forma tangibile. Dalla figura gli erompe\nla parola, e dalla parola la figura, in una suc-\ncessione continua, fervida, sonora, di lampeggia-\nmenti di fuochi, di colori, ond'egli accompagna\nil lettore nella perigliosa strada della sua opera.\nE questa - come ho chiarito - non è fatua me-\nlensaggine di menestrello: ma edificio saldo e\ngagliardo, dove ogni pietra s'addentra e s'ingrana\nalle altre con la tenacia incrollabile di un orga-\nnismo logico, audacemente, attingendo le altezze\nsuperbe, nel fasto della sagoma armqnica e com-\nplessa di una cattedrale gotica.\nCarlo Basilici."}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.11", "texte": "IL MONOLOGO DI BRIGHELLA\n\nVous allez avoir des pompons,\nDes fleurettes et des jupons,\nLandrirette,\nComme en portait la Dubarry,\nLandriry.\nVous aurez, comme en un sérail,\nPlus de perles et de corail,\nLandrirette,\nQu'un marchand de Pondichéry,\nLandriry.\nDE BANVILLE. Chanson sur Vair des Landriry.\nPERSONA.\nDicit Silet lacrymatque\nBRIGHELLA. COLOMBINA.\nBrighella tiene per una mano Colombina e coll'altra, da torno al viso di lei, fa attucci e accenna carezze. Stanno in un\ncorridoio parcamente illuminato, dove, V invitati depongono le pelliccie. Vi sono delle piante verdi e dei fiori lungo le pareti.\nS'ode a tratto il rumore dell'orchestra che segna un minuetto ed il brusio festevole venir dalle sale in cui gioisce la veglia.\nBRIGHELLA, scherzosamente dice:\nCara;\nl'occhi sfacciati sono imperlati di lagrime,\npare ;\nla mano paffutella non iscodella coll'usata virtù\nil buon ragù\ndi lepre e di beccaccia.\nIl vecchio brontola colla vociaccia fessa,\nvecchio moccioso, come un bambino.\nCara ;\nti tergerò le lagrime colla pezzuola ricamata dalla corona\ndella mia padrona, la Marchesa d' Este.\nVi sono feste a Corte, in questa Corte Baracca bislacca :\nio guardo al sodo e insacco in anticamera: dalle ricche pelliccie\ndei signori faccio passar nell' avide mie tasche"}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.12", "texte": "POESIA\n\nmoccichini, gingilli e gruzzoli sonori.\nCara ;\nil lacchè del Principe Perfetto, in gran \"toupé,,,\nti ha dato un ganascino : io non sono geloso ;\nperchè molto più oso e vado in giù ad assaggiare le tue virtù.\nOhimè ! il ragù brucia.\nSe Lelio è cortigiano da salotto, è pur merlotto\na lasciarsi spennar da Cidalisa. La maestria femminil consente\na questa nuova veste e ricche gioje : quanto alle noje,\ntutte lascia all'amasio. Egli sospira e si raggira\ndentro al cerchietto tenue del non toccare.\nLe civiltà pel servo non sono cosi avare:\nmeno grave è la cosa : vedo una rosa ? La colgo, l'odoro e l'assaporo.\nCara ;\nl'aurora cede davanti alle tue guancie.\nPer così poco t'imporpori il viso? od hai caldo? Il fornello è traditore.\nHai sete? Da buon signore eccoti melarancie e zuccherini.\nSpazzai la tasca di confetti e di dolci d'una damigella,\nch'ora riposa, dopo molti festini,\ne va dai Monsignori a confessa e ad altro.\nOhimè ! il ragù è bruciato !\nCara ;\ncotal peccato si redime col bacio. —\n■ ••••••••••••a\nAh, ah ! che farem poi ?\nIl carro avanti ai buoi è forse buon augurio,\nnè è cosa nuova senza rimedio.\nE il padroncino non fa il zerbino, davanti al grembialino della servetta,\nlinda e leziosa,\nfresca e pretenziosa ?\nTendi, tendi la ragna:\nvi si guadagna, se pure lacerata, de' zecchini a carata :\ntendi, tendi la ragna, e muovi lo zimbello!\nBrighella è tristanzuolo : hum ! già, ah ah, ah ah !\nSe ti pare !\nUn sospiro,\nun respiro,\nuna soddisfazione,\nuna elevazione:...\ne l'anima ed il corpo?\nSì?...\nIngrassa il porco, tra il truogolo ed il fimo, nella mota :\na pancia vuota non vengon ghiribizzi nella mente:... mente?\no in qualche cosa d'altro di meno scaltro,\nma di più aperitivo."}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.13", "texte": "POESIA\n\nCara ;\nuna fola è il resto :\nLelio sospira e si rigira a torno a Cidalisa, poco furbo.\nLa Marchesana fa sciali e balli nella Baracca Corte :\ntutti i timballi e le fanfare suonano forte ;\ne il Principe Perfetto annasa il letto del prossimo imeneo,\nse Mardocheo non gli affibbii una vergine de' Carli.\nLa buffa è saporita.\nMa la pinzocchera bada allo scapolare :\nle son fortune rare trovar preti puliti e gentilini,\nor che un mugnajo è vescovo.\nOhimè ! il ragù tutto è un carbone e puzza ;\ne in quanto al piangere,...\nla battista rasciuga prestamente ogni lagrima ardente:\ne due confetti? ed una melarancia? e due zecchini?\nRidi? Nell'occhi biricchini io vedo luccicar, meglio dell'oro,\nun incanto, un tesoro : oh, di quest' occhi acquisterai dovizie\ne colle blandizie e col farli valere. Buona la melarancia?\nTutto il servidorame torna a ciancia nel tinello.\nAttenta al garzoncello profumato e inzuccherato,\nattenta al padroncino: un'occhiata, una smorfia....\nEi ti verrà a suonar la serenata a suon di doppie :\nprendi e non rendi : se il fuoco avvampa,\nmostra la gamba oltre il polpaccio: e se il fuoco divora,\nalla buon'ora, mostra... oh! mostra del buono\nper il padrone: casca, casca. In quanto a noi,\ngiocondi eroi delle cucine e delle cantine,\ntrafficheremo per la gente fine a nostro piacimento.\nDue cose sono il ventre e la mente, ed un'altra la borsa ;\nper ciò, o l'astuzia, o la forza.\nTornano i leccapiatti: non t'imbrattar con loro: non badare,\nlascia passare, e non parere : fa il tuo mestiere d'allenatrice :\ne se dice la gente invidiosa quanto non sa ;\nsi sa, il mondo è cattivo e il tuo Brighella è un angiolo;...\ne non pensare.\nCara ;\nun altro bacio ; l'ignoranti si buscano nerbate.\nNoi curviamo le spalle, sornioni, e di soppiatto\nimberciam questi trionfa goccioloni delli allocchi padroni.\nTu non credevi mai più lieta cosa?...\nColombina si rasciuga le lagrime e sorride. Brighella sghignazza. L'uno fugge da una parte, l'altra dall'altra. Quindi\npassano dei Valletti portando sopra ai vassoi vini e rinfreschi.\n\nGian Pietro Lucini."}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.14", "texte": "POESIA\n\nSADE\n\nNon puoi dimenticare il tuo passato.\ndonde venisti e per quale ventura ;\nse anche una notte eterna, orribilmente oscura\nscendesse, (oh carità !) sulla tua memoria,\nse per sempre i tuoi occhi s'acciecassero\ne la tua bocca rimanesse muta,\ncodesta enorme istoria è suggellata nella tua carne.\nVolgiti. Un'acuta disperazione è la tua vita.\nTu l'hai voluto: chi l'ha ferita?\nChi? Non dire, non parlare; taci, in silenzio convien soffrire.\nNon puoi dimenticare il tuo passato.\nLa tua carne si è fatta al tuo peccato\ne il vino avvelenato ch'hai bevuto\nscorre dentro al tuo sangue.\n'4\nNon parlare, non puoi.\nIl tuo orgoglio al delitto fu si enorme,\nperchè fu mostruoso il tuo piacere.\nTu hai sorbito ghiottamente, amando, quasi in un sogno,\ncome una belva notturna e circospetta,\ntutto il piacere, tutta la gioja.\nCosì le labra tue alla ferita, ventose oscene e tumide,\nsucchiando, ti si empirono di vita (moria) non della tua ;\nora si è tua e in te per non dimenticare. Il tuo delitto sta nella tua carne.\nPassan delle creature davanti all'usciuolo della tua tana, additano.\nResta nel bujo, solo : senti i passi a morire.\nDei volti gravi e freddi stanno in fondo alle speranze tue :\nma i passi s'allontanano al quadrivio.\nPensi: « L'alba mi parve assai pallida jeri.\nHo avuto la speranza che fosse morto il sole ! »\nNon è morto ; tu non puoi morire con lui, se fosse morto.\nPensi : « Occhieggian fiori : i fiori dolorosi e severi,\nreligiosi, intenti.\nAnime presso all'agonia accolgono la morte.\nElla era pur cosi !\nOh ! l'aurora rossa ; vigilò innamorata innanzi al di ;\ndel sangue sulle nuvole ; avran sacrificata la più bella,\nla più lucida stella al suo apparire.\nAnche, qui, sulla terra aveano sparso sangue:"}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.15", "texte": "POESIA\n\ncerto una gola bianca ancora, calda, aperta nelle vene,\ngorgogliava un rigagnolo d'amore: la bocca alla ferita si slabbrava....\n« .... Ahi !... No ! »\nPensi ; « Il sole fu assai pallido jeri ! Morirà ! >\nNon morirà.\nPassi, fruscii, un sorriso di pace, fuori all'aperto.\nMa s'allontanano. Certo, la porta tua dà sulla via;\nnon la voglion conoscere, e ciascuno s'affretta alla sua sera ;\nciascuno ha sulla bocca un'armonia\ndi speranza ed i passi vanno lungi ;\npassi di pace, sorrisi di fiori, passi di speranza.\nNessuno ha avuto l'ardire di battere forte alle quercie della porta tua.\nOgni passo lontano è una speranza morta.\nSempre, nel fondo dell'inesplorato\ncuore fumiga il lievito fatale ;\nsempre, nel fondo del tuo bel peccato;\nsempre, alla soglia della tana tua ;\nsempre, dai fiori troppo profumati;\nsempre, nell'Ombra pallida pel sangue\ntutto versato, pallido di lagrime ;\nsempre, nell'ore di cenere grigie ;\nsempre, nella tua carne,\nsempre, dentro a' tuoi occhi!\n« Per la sacra e infernale voluttà,\ndel momento supremo\n(ultimo sguardo fisso alle pupille\nebbe lunghe scintille d'amore;\nultimo grido alle labre straziate\nebbe il mio nome e tacque,)\npel fremito divino della morte,\nschiudetemi le porte,\nfate ch'io venga di nuovo al sereno, nella casa di vita.\nSarò sempre con lei ;\nsarò dunque costretto a seguir chi partiva,\naraldo d'un amore scellerato,\ncolei che porto dentro, e che mi mangia il cuore?\nPer la superba e atroce voluttà,\nnon un riposo, non la carità?\nUn'ombra grigia ha la mia faccia di sogno\ndentro alle tenebre.\nHa tra le mani candide come un raggio di luna? »\n€ Guarda di sotto alle unghie il sangue raggrumato!\nL'Ombra oscura non ha lembo di luce;\nle mani non si muovono, son floscie e non sono più :"}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.16", "texte": "POESIA\n\nil tuo cuore traduce la vendetta suprema ;\nbatte, s'impazza, trema.\nVa, esci fuori al giorno; nessuno ti conduce? Vieni con me;\no sarò la tua guida : va, esci, che fai ? »\n« Taci! Questa guida, perché?\nAh! ah! sulla gola.... dalla gola; l'Ombra, le tenebre:\nqueste tenebre viscide di vita poc'anzi sparsa,\ned un riso; ed un riso a cantare,\nsulla bocca e a spirare in torno a me !\nNon puoi dimenticare il tuo peccato, carne della tua carne.\nSe hai goduto, in un attimo, l'eccesso misterioso e grande,\nfermo nelle tue mani, e le tue mani plastiche\nl'han foggiato a tua guisa, che domandi di più?\nHai piantato la croce in sul calvario della tua coscienza\ne vi ti sei confitto :\nvivi dentro al sudario della voluttà, atroce e sospettoso, derelitto\n\nGian Pietro Lucini.\n\nLE FARFALLE\n\n..... ma, oltre alle molte cose, che sopra ai pesci, questi\nsudditi e muti scintillanti di Poscidon; sopra alle piante, che\nverzicano a torno alli stagni ed ai laghi, vicino alle spiaggie\nmarine e tra l'erbe (le quali tutte racchiudono mille e dispa-\nrate proprietà), si possono dire ed immaginare, le più mera-\nvigliose certamente mi appaiono quelle che si raccontano della\nvita e dei costumi delle farfalle.\nEsse sono, a chi le voglia ben considerare, quasi fiori volanti\ne variopinti; sono anche delle gemme vive, come spiccate dai\ncristalli del giacinto e del topazio. Dal crisoberillo io ne vidi\nalcuna nascere, verde come le ulive a maturanza, ed imporpo-\nrarsi alla luce delle lampade da sembrar gocciole di sangue;\naltre, argentee, come la pietra della luna, si trovano sul far\ndella sera dentro ai canneti del patrio Nilo; altre, d'oro rosso,\ncome la pietra solare, volitano sulle arene infuocate del de'-\nserto e si nutrono di raggi di sole perchè nessun'altra cosa tro-\nverebbero in quella immensità di sabbie e di arsura da pa-\nscersi.\nQueste le osservai, un giorno, a sciame, ronzando come api\nal lavoro del miele, procedere a mo' di un cuneo d'oro per un\nraggio vivo di sole : così le ali gemmate rutilavano e si con-\nfondevano con la luce ; luce ed animali commisti, trepidanti e\nfrementi, da. assomigliare ad una immensa covata di piccole\nstelle.\nPoi vi sono le pallide e malinconiche farfalline, che si tin-\ngono di azzurro all'avvicinarsi dei crepuscoli, se pure si li-\nneano, a simiglianza delle nubi occidentali, di vene sangui-\nnose, molte sottilissime e recenti ferite\n.... Si volgono al corso della luna e vi si dispiegano at-\ntratte. Ma nei giorni nubilosi, quando dei veli e delle zone di\nnebbie fasciano le colline e dei fiocchi bianchi s'attardano come\nacconciature notturne sopra alle grigie chiome delli ulivi, o\nbende verginali si lacerano alli stecchi ed alle spine delle siepi;\ntra un filo d'erba ed un altro, s'arrampicano, le ali floscie e\nferme, alcuni animaletti verdi, di un verde sbiadito e malato,\ncercando di raggiungere un fiore di loto, dove, nel profondo\ndel calice, s'innamorano, nidificano e muoiono prima che li per-\ncuota il primo accenno dell'aurora\ni\n. . . dalle spinelle gialle e violecee, che sembrano soffrire, un\nbruco bruno e peloso striscia a mezzo giorno e fa d'argento\nla via: così dall'opale lattiginosa, che la prima volta guardata\nda un occhio di vergane innamorata, per sempre ne ferma l'i-\nride, come un ombelico nel breve giro della sua orbita, nasco-\nno le armature pallide delli scarabei.\nLi Egizii, poi che ritengono l'animale e la pietra come un\ntalismano, hanno in grandissimo pregio quelli, che artefici in-\ngegnosi, incidono a loro similitudine sopra alle opali. Ne por-\ntano forati ed aggiunti con anellucci d'oro e d'argento, a for-\nmar catena, sospesi al collo od incastonati a sigillo; ne ornano\ncon pompa i cadaveri conservati nelle cripte delle loro altis-\nsime e piramidali sepolture e paiono consacrati ad un culto o-\nscuro e mestissimo pei morti.\nE già che stiamo discorrendo di cose sacre perchè...\n.... fsyche, essa vola per l'aria lucente come una farfalla:\nPsyche e Farfalla, il mito che si racchiude sotto al medesimo\nnome, questa cosa alata che è seguita dall'Aligero capriccioso,"}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.17", "texte": "POESIA\n\ndall'Eros, coliti delle mille piume scarlatte, non rappresenta\nforse ciò che è irrequieto ed inafferrabile, se pure dimora den-\ntro di noi, ci fa vivere e ci fa soffrire?\nIl mistero ha una chiara manifestazione in questa favola :\nciò che sfiora come una carezza, che non si può dimenticare\nma che, non si può ripetere mai colla stessa intensità; questo\nbacio di ali di velo fresco e profumato, ma tale che faccia fre-\nmere, è il piacere che si sposa al dolore ed il ricordo d'una fe-\nlicità, in quanto il ricordo è insieme un dolore. Psyche e Far-\nfalla, anime dei fiori e dipinture alate della terra, si sublima-\nno magicamente nel turbine innamorato delle regioni celesti :\npensieri, questi fiori, che hanno la facoltà di trasportarsi coi\nventi e questi amori profumati, che vanno da una corolla ad\nun'altra; desiderii, fiati di vita, veli cangianti di colori e pul-\nsanti come un tenero cuore fanciullesco. Psyche ed Isis ; i\nmiti imaginosi dei poeti si richiamano dentro ai simulacri na-\nturali di tali creature, mentre le profonde esegesi dei filosofi\nscovano, sotto alle profondità delle figurazioni....\n.... sull'ali di farfalle rileviamo la scrittura microfila\ndelle archetipe finzioni : ed alcuno ha visto nelli occhi d'ame-\ntista di uno de' più preziosi lepidotteri, che si aprivano aggiorno\nspecchianti come l'iridi dei pavoni, il segno dell'eternità del-\nl'anima nostra, dopo la prova del sacrificio nella vita. Psyche\ned Eros, nel bacio ultimo hanao...\n....ed il sigillo del bacio sulle ali impresse quei cerchio e\nquell'occhio. Ma non hanno veduto\ndopo il meriggio volemmo scendere nel giardino\nche sonnecchiava indolente alla gran luce, tale da potersi, direi,\ntoccare. Un odore di sole tra l'erbe; e tutti i fiori bevevano\nl'immenso calore ebri, profumati d'oro Presi alla gola dai va-\npori odorosi, passavano tacendo lungo la scarsa ombria dei\nsicomori; ed era un tenue refrigerio quella zona delimitata e\nbruna sopra la ghiaja bionda, ed era una canzone di frescura\nil trillo della fontana che scendeva nella conca ; ma quasi ar-\ngento polito, l'acqua raccolta nella vasca non s'iridava e non\nrabbrividiva al cader della vena dalla bocca tragica, e rimaneva\nunita. In torno alla fonte, un'ajuola di rose....\nE mi rialzai con un mazzo di rose spiccate. Erano porpuree\ne fiammeggianti, ed il cuore di esse sembrava un punto di\nbragia.\nPoi parevano muoversi, alenare, respirare come vive, e le\nsentiva pulsare dentro al palmo e contro le dita che le tene-\nvano strette. Ma l'odore! Come protesi questa insolita fioritura\na Neaira, che mi seguiva, perchè, immergendovi il volto si\nrinfrescasse, ella schivò le mie mani gridando : « Chi hai tu\nucciso? » — Guardai sorpreso e dalle dita gocciolava sangue;\npareva spremuto dai gambi : ma invece una polvere porpurea,\nagitando io le mani ed il mazzo, si spargeva in torno pol-\nvere alata, un nimbo rosso e breve. Risi, era una colonia di\nfarfalle delle rose che dentro ai petali\n....\n, . . le cicale nella stagione torrida. Vi assomigliano a de'\ngioielli che i più industriosi artefici non possono emulare, se\nbene i nostri vecchi, ad ornamento delle canizie, portino, re-\ntaggio di un uso atavico, delle cicale d'oro e d'argento, così\nfoggiata la capocchia delli spilloni votivi. Le fanfare delle ci-\ncale peanizzanti sopra alle spighe, canto sul mare di fuoco\ndelle messi, voci di allegria sulla cima del rogo estivale, sorge\ndalle ali di velo diamantate e dal corpo di carbonchio, vibra\ncome le corde di una lira; l'inno della fiamma per la pianura...\n. ... le farfalle oscure che temono la luce e che portano la\nmorte, le farfalle di Persephone mortifera. Vengono per ritor-\nnare allo spuntar dell'alba, in un volo molle e difettoso a torno\nalle lampade accese, quelle della notte. Le floscie ali aperte\npalpitano come foglie arrugginite alla brezza d'autunno; ed a\nme sembra che intuonino una canzone scorata e malinconica\nraccomandando il pianto :\n« Madre del Mondo, Astarte della Notte, Athor, il tuo o-\nracolo antico di Butho, presso l'isola Chemnis, cade in ro-\nvina; ma la testimonianza di noi non ti smentisce, perchè siamo\nviventi a proclamarti. Anche le Divinità del giorno furono nu-\ntrite da te, e dopo di te aspirarono i vapori e le nubi del Nilo,\nassurte in cielo: e tu, o Nyx, porti a punto sulle tue braccia il\nSonno e la Morte, come l'Eros e l'Anteros della Vita. Noi rive-\nliamo dell'Ades quanto possiamo dire, quanto, senza tradire\nii mistero, si svolge e si fa obliquamente intendere dietro ai\nfumi delle torcie e dei profumi. A questi paesi intravisti asso-\nmigliano i Giardini di Adone, costuditi in canestrelli d'argento,\ne sembrano abitabili perchè il velo delle fumigosità che li na-\nsconde non ci lascia vedere che verdeggiano per poco per av-\nvizzirsi subito, onde far comprendere come la vita sia impos-\nsibile. Tale è l'ultimo soffio di chi sta per morire Notte,\nregina dell'aria, noi accorriamo alla stella della lampada per\ndissolverci in cenere, attratte e respinte insieme, temendo ed\namando, Kyprides genitrice ».\nIo ho udito questo, perciò ve lo voglio dire: e le farfalle che\nfrusciavano coll'ali l'enigmatica canzone, parevano una collana\ndi foglie morte e stridevano irrequietamente. Ho saputo che\nil bruco si nutrisce di stramonium e la crisalide sta dentro alla\nterra in cui vengono deposti i cadaveri. Nei cimiteri, lungo le\nvie ornate di sepolcri, vicino alle taverne, nelle quali si ucci-\ndono li animali, sopra le are dei sacrificii, le farfalle livide,\nsegnate sulla corazza di un teschio umano (da cui prendono il\nnome), trepidano ai crepuscoli e si innamorano ai crepuscoli.\nOdorano di gelsomini, di muschio e di rose; ed alcuni saggi e-\ngizii mi hanno spiegato il perchè dell'insolito profumo, pa-\nscendosi esse di quelle piante velenose e sapide come le carni\ndei morti che si putrefanno. Oh, ma sopra le croci dei patiboli,\nche limitano le vie in questi giorni di pena e di ribellione, vigi-\nlando alli appesi, come abbondano, stridono, delirano, ahi!\nahi ! e si nascondono nelle occhiaje non del tutto morte dei mi-\nserabili. Ahi, ahi, la farfalla Edipo costretta alla oscurità dalla\nnatura, cieca volontariamente perchè li occhi le servono sola-\nmente per le tenebre, ricerca la morte. Ed il grido straziante\ninsiste :\n« Oh, oh, per l'ultima volta mi appresso alla luce'; ed essa\nmi abbrucia, perchè sono l'infelicissima; sono colei della scia-\ngura ed il mio destino vuole così; non ho io un teschio dipinto\nsul dorso ? »\nTutta l'umanità percossa dall'archetipo fato, piange per quel\ngemito infecondo : e noi vediamo pure scritto nel calice del\ngiacinto a commemorazione della metamorfosi floreale, poi\nche Apollon si disperava: ahi, ahi!\nMa non so se queste tristissime cose vi possono compiacere\npensando alla giocondità dell'esistenza ed alla bellezza delle\nstagioni che si avvicendano e rinascono con la stessa pompa\nantica testé spogliata. Per dire d'altro, ch'io però non vidi e\nracconto sulla fede di 1111 vecchio padron di nave"}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.18", "texte": "POESIA\n\n.... Al ritorno del suo ultimo viaggio d'oltre le Colonne\nd'Ercole, che erroneamente si credono i confini del mare e della\nterra, vicino ad alcune isole che si chiamano fortunate, portò\ndelle minuscole\nHanno l'aspetto di conchiglie, ma stendono Tali come vere\nfarfalle e volano nell'acqua come le nostre per l'aria. Nel cre-\npuscolo battono il mare colle miche delle piccolissime membra-\nne, e, nella calma, in lunga schiera, somigliando ad un'isola\nondeggiante, lontana dalli scogli, appaiono più chiare del rag-\ngio della luna ed iridescenti. Alcune s'avvicinano nella for-\nma alli scarabei e portano corna, sono più grosse; altre si\ngonfiano come piccole bolle di sapone e riflettono li azzurri\ned i verdi ed i bissi; altre, in fine, appaiono come un grano di\nriso turgide e cristallina.\n.... ed il peripatetico che sa, quanto vive un moscerino,\nper quanto il raggio del sole penetri nell'acqua delli stagni,\nche è mai l'anima delle conchiglie, ti saprà dire che le farfalle\ndi mare hanno costume di vivere dove abitano i polipi, animali\nassai rari, perchè assumono colori ed apparenze diverse a se-\nconda dell'oggetto che avvicinano. Io poi\n(<Coetera desiderantur).\n\nGian Pietro Lucini.\n\nRondeau d'adieu à I'Italie\nPaul Hyacinthe Loyson.\nEn quittant\naprès la u première „ des Ames Ennemies.\nDe l'Italie à tout cceur bien aimant\nC'est un amour si profond que le dire\nNe se devrait que tout secrètement ;\nSeul qui s'attarde et s'oublie et soupire\nChez la Sirène à l'oeil glauque et dormant,\nPuis, effrayé d'en ètre presque amant,\nVite a recours au départ qui déchire,\nSeul il le sait quel est l'enchantement\nDe l'Italie !\nEt c'est ainsi que lente...lente...ment\nM'étant laissé à sa beauté séduire,\nPourtant il faut la quitter, — mon sourire\nTraine vers elle en ce dernier moment\nOù vers le Nord, triste, je me retire\nDe l'Italie....\nMilan, Octobre 1907."}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.19", "texte": "POESIA\n\nUne lettre inédite\nde Jean Lorrain à F.T. Marinetti\nJean Lorrain.\nCher monsieur et cher poète,\nJ'aurais aime connaitre\npassionnè de laConquète des Etoiles.\nMoi, qui suis normand, mais non pas de Sicile,\nmais des hants plateaux et d\nqui fournit Guillaume le Conquèrant et brida Jeanne\nd'Are, fai retrouvè dans la\nrait, de votre poesie comme un ècho des splendides ve-\nhèmences des vieux Scaldes\nCest aussi peu italien que possible et tumultueux\ncomme une tempète de /' Océan.\nD'adleurs nous en reparlerons.\nOui, vous avez devini j\nJe passerai une partie de /' automne en Italie, à\nVenise et à Florence, et je m arrèterai forcement à Milan.\nVotdez-vous me croire très touchi de la ferveur et\nde rclan de votre amitic."}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.20", "texte": "POESIA\n\nLES BLÉS\nMarie Dauguet.\nI.\nje veux à la saison voluptueuse des blés\nHabiter la plaine flambante,\nParmi les épis affolés,\nAu soleil qui les ensanglante.\nHabiter l'espace en vertige où la clarté\nS'écroule en cataractes d'or,\nTerre, sur tes flancs agités,\nSur tes blés au fluant essor.\nMon étre, palpitante cendre, ardent limon,\nPartage, ó terre, ta puissance\nEt mon bonheur humain s'y fond\nComme un fleuve en la mer immense.\nEt toi... je n'ai pas peur de toi, criant soleil,\nDieu furieux, archer terrible\nEt qui mèle aux blés vermeils,\nSemble choisir mon coeur pour cible.\nMais vois... je t'aime... je te provoque et m'étends\nA travers les moissons augustes\nOù tombent tes clartés robustes,\nOù pleuvent tes dards éclatants.\nII.\nUn fleuve lumineux autour de nous ondoie,\nLe ténace baiser du soleil nous dévore,\nEt les champs d'un halo pourpre et tremblant se laurent,\nLes champs vibrant, crissant, les champs crissant de joie.\nJ'ai tant fait éclater de linceuls et de liens\nQu'il n'est plus rien en moi qui soit de l'ombre triste ;\nComme les blès et les seigles en feu, j'existe,\nUne sève embrasée bat dans mon ètre humain.\nJ'existe, et ce plaisir formidable m'absorbe\nDe respirer d'accord avec les blès déments,\nDe rester là, debout, au bord du firmament\nAvec mon coeur ouvert, avec ma chair qui s'offre.\nLe vent fou dans ses bras violemment me presse\nAinsi que les épis tout crépitants qu' il tord\nEt le fauve et vigoureux soleil me caresse,\nAbattu sur mon coeur parmi la moisson d'or.\nAh! plus d'étroit mensonge et de bonheur factice ;\nLe triomphant Amour, l'Amour brutal me blesse\nEt satisfait enfin mon besoin de délices.\nRadieuse saison ; j'ai compris ta sagesse\nEt que le soir où l'on meurt, l'unique remords\nAtroce, est de songer qu'on oublia de vivre\nEt qu'on déscend sous terre avec les deux mains vides.\nAh ! jouissons.... ah ! jouissons, nous qui serons des morts !\nIII.\nDe splendides accords de tous cótés jaillissent ;\n11 semble qu'on entende au loin des chars qui roulent ;\nLes clartés du midi par les champs retentissent ;\nHeurts de cymbales d'or, éclatement de foudre.\nSur la terre exaltée et ses craquants sillons\nTombe inlassablement de l'or en tourbillons\nEt l'azur brusquement consumè s'évapore\nPar delà 1' horizon que mon oeil ivre explore.\nMais la terre et le ciel comme un couple qui s'aime\nEt qu'une étreinte aigué àprement martyrise,\nSoudain sont parcourus par un grand frisson blème :\nA force de chaleur, la lumière se brise;\nEt partant la remplace un hàve tremblement ;\nTout se pàme et jouit :\nLa terre dont frémit le grand coeur véhément,\nLe soleil secoué par un spasme inouT."}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.21", "texte": "POESIA\n\nBayadères\nEmile Bernard.\nLes Bayadéres de mes Désirs\nDansent dans le Palais dorè de mon Orgueil\nAux sons voluptueux de la Lyre\nOue mon Inaction fìt avec son Cercneil.\nElles dansent, vives et lestes,\nAinsi que des serpents pris de folie ;\nSatan se glisse en chaque geste\nEt leur corps lascivement se plie.\nTriste Hérode qui décapite\nEn son àme lasse un autre Saint-Jean,\nTout mon coeur enchanté palpite\nA leur chapelet multiple et changeant.\nUne d'Elles, la Salomé vorace\nViendra bientót, couchée au lit de mon Sein,\n»\nEclipser le Ciel de sa Face\nEt demander en fruit la tète du Saint.\nEt moi, le captif de ses Luxures,\nA sa bouche d'abìme aux doux poisons\nJe redemanderai des Morsures\nEt je prostitùrai mes Oraisons.\nPitie, Seigneur, pour ce vieux monarque immonde\nEt pour ce lasse que me voici;\nOue votre lumière, en aube, m'inonde\nEt disperse ces ombres-ci...."}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.22", "texte": "POESIA\n\nLA MORT DE LA LUNE\n\nA la nuit haute, les marins enveloppés\ndans leurs cabans de nostalgie amère,\ndormaient sur le pont noir,\nquand la Lune apparut, debout en équilibre,\nsur l'ondulation des bastingages,\nvibrant au vent de mer comme une lyre!...\nTout s'est transfiguré dans son éclat charnel...\nSon svelte corps nacré de levantine\nà demi nu, reluit\nsous l'envol de ses voiles,\ntissés de perles et de béryls,\nqui moulent avec gràce\nsa taille lasse et fine.\nLa Lune bianche ondoie ses hanches\nsur la grande berceuse marine,\navec un nonchaloir de danseuse epuisée\npar le picotement vaporeux des musiques.\nSa folle chevelure blonde\nétincelant comme un ruisseau au sable d'or,\nrepand au loin ses chauds parfums\nsur l'éblouissement des flots....\nPuis la Lune est montée de cordage en cordage,\net dans la hune de misaine elle a chanté,\net tour à tour elle a dansé au creux des voiles,\nimmenses tabliers, que ses jolis pieds nus\nont l'air de coudre encor par de vifs coups d'aiguille.\nElle a chanté, la jeune fille,\ndans les voiles, dont la toile\navait parfois des applaudissements\nde joie.\nLes Etoiles hereuses accourues de partout,\ntremblaient d'angoisse en la voyant si frèle,\nse coloraient d'amour en la voyant si belle,\nsous les baisers sournols de la brise lascive."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.23", "texte": "POESIA\n\nEt cependant, elle dansait, en repandant\nau loin sa voix d'azur mouillée par le silence\net la tendresse humaine de la nuit....\nsi bien qu'en les voltiges de la danse,\nses frais sandales de turquoise\neffleuraient de langueur et de délices\nles joues hàlées des vieux marins,\nen extase, assoupis dans la hune,\nsous le rève élargi des voiles désirantes.\nMais tout à coup, la Lune, comme une enfant,\ntrébucha sur les drisses\net tomba de très haut, la tète la première,\nblessant et déchirant sa chair sur les cordages.\nSon corps s'est écrasé sur la proue noire,\net son sang ruissela, rose, dans la pénombre\ntout le long du beaupré, éclaboussant les vagues.\nLes marins assoupis ronflaient dans le tangage\nmonotone, et les flots jasaient éperdument\ncontre la quille, en s'amusant\nà mille enfantillages....\nEt nul ne consolait la Lune\nau pur visage extenué par la lenteur des larmes....\nquand le vent déchaina\nles meutes affamées des nuages crochus\naux prunelles de lave\nqui bavent des éclairs à l'infini....\nLe vent noir d'un grand geste empoigna le voilier\npar les cheveux, et le frappa,\ncomme on frappe un esclave,\nen culbutant la Lune dans le gouffre des mers!...\nEt depuis, tous les soirs le voiles sanglotèrent\nd'avoir vu autrefois\nla Lune, divine danseuse levantine,\ntomber du haut de la proue noire,\ndans le gouffre des mers....\n\nF. T. Marinetti."}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.24", "texte": "POESIA\n\nDa “RE BALDORIA„\nF. T. Marinetti.\nDecio Cinti trad.\n(TRADUZIONE DELLA TRAGEDIA SATIRICA «LE ROI BOMBANCE D'IMMINENTE PUBBLICAZIONE - FRATELLI TREVES EDIT.)\nLA CANZONE DI ALKAMAH.\nRallegrati ! Oramai\nNotti tranquille avrai !\nAllo svolto della vecchiaia,\nNotti giganti e livide ci aspettano....\nNotti che ci sbarran la via,\naderte e ostili sulle nostre angoscie,\ncome scogliere immani\nlavate da ràbidi lampi\nin una folta bruma che la bufera squarcia!\nAltre Notti, focose e sussultanti,\n— Notti guerriere, sempre in arcioni,\ncon la spada in pugno\ne lo stocco tra i denti, —\ngaloppano sui lividi giacigli\ndei nostri corpi che gemon calpesti....\nAltre ci serran tenebrosamente\ntra le frigide braccia,\naspre Notti voraci e sitibonde\nche ci trafiggon l'ossa\ncon le punte dei lor seni di ghiaccio!...\n— Notti che fanno brillare e tinnire\nle loro curve risate d'argento,\nsimili a scimitarre che percuotano\nla porta d'un maniero abbandonato. —\nRallegrati ! Oramai\nNotti tranquille avrai!\nNell'amarezza dei rancidi tramonti autunnali,\ngialli e freddolosi,\nnon aspetterai più l'avvelenato\nsorriso de le stelle....\nE l'affamata anima tua, correndo\ninnanzi all'instancabile tuo corpo,\ndi landa in landa, sulla curva terra,\nnon avrà più la brama,\nné la furia di mordere\nnel turbinante e roseo cuore dell' Infinito !\nPoiché ti sta nel petto\nun rimorso monotono\ndai simmetrici denti,\nun metodico strazio\ndall' isocrono moto d'orologio,\nche ad ogni istante ti s'aggancia al cuore\ncon sue ruote rostrate!\nSempre infantile é l'anima dell'uomo....\nEgli ama il suo dolore,\ncome la bimba ama la sua pupattola\ne divide con essa\nfiori, chicche e trastulli !\nE tu àmalo molto, il tuo dolore....\nCosì non avverrà più che tu pianga\nsenza alcuna ragione,\ncome un fanciullo che il buio impaura....\nRallegrati ! Oramai\nNotti tranquille avrai !"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.25", "texte": "POESIA\n\nELEGIA\nGoffredo Bellonci.\nIo vi ho amato, che c'erano nei vostri\nocchi sorrisi di letizia arcana,\ne armonia nella voce, e nei capelli\nlievi profumi, ed era il riso pieno\ndi voli ignoti per ignoti cieli.\nVoi non mi avete amato, e nella mente\nfu buio di crepuscoli: l'amore\nè tristo e rende inutile la vita.\nSe detta il cuore, sapienza tace\ne neghittoso l'intelletto vive.\nVoi non mi avete amato, ed io con mano\ntremula ricercai dentro sublimi\npoemi e in tenebrose opre di saggi\nun conforto che solo la Natura\nsanatrice divina mi donò.\nOh ! tramonto mestissimo, se bene\ndolce al ricordo : c'era in fondo al lago\nnon so se verde d'alberi, che azzurro\ndi firmamenti, e nero di tempeste\ne le alighe: l'alighe, emergenti\nocchi immani di demoni, feroci\nmi fisavano, e venne d'improvviso\nnel mio cuore un'angoscia : udii più spessi\ntrilli di grilli, vidi sovra l'acque\nun tripudio d'insetti, e tra le piante\nnell'alto un lampeggiar d'oro, chè il sole\ntramontava, e mi prese un desiderio\ndi libertà d'aria di luce : via\ntra lustreggiar di frondi rugiadose\ncon brividi di lieve vento, giunsi\nalla vetta dolcissima del colle\ne vidi : vidi in fondo la città\npiena di luci e di tumulto ; sopra\ntutta un'infinità muta di cieli\npieni di voli taciti e di nubi\ntragiche enormi transvolanti, e fu\nnulla nel cuore e nella mente tutto.\nTutto: l'odio dell'uom che non ha pane,\nl'ululo di chi soffre, il disperato\nsorriso de la femina, l'amore\ngarrulo delle madri, il tempestoso\nriso del folle, e un'allegra fiorita\nd'occhi di bimbi, cenili, e di fise\nal passato pupille di vegliardi,\ne una immensa pietà di me, di voi,\ndegli umani, e un amore, un nuovo amore\ndella terra che palpita fugace,\ndell'Universo che si ruota eterno."}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.26", "texte": "POESIA\n\nSINFONIA D'ARGENTO\nAurelio Ugolini.\n(DALLE OPERE POSTUME', INEDITE)\n.... voce di Troni e di Dominazioni\nvolanti....\nJOSÉPHIN PÉLADAN: Il preludio del Lohengrin.\nPossenti gerarchie d'Angeli e Arcangeli, di Prin-\ncipati e Potestà e Virtù, di Dominazioni e di Troni,\ndi Cherubini e Serafini, frenate per poco la vertigine\ndelle sfere ;\nmonarchi della Terra togliete di sulle pallide fronti\nle gemmanti corone e prosternatevi alla voce sovrumana\nche parla.\nUn fremito celestiale di colombi palpita sul capo\ndegli uomini. Invisibili dita attingono olezzi lontani da\nselve di mirti e di cedri, profonde ; attingono i foschi\nsilenzi, le solitudini aeree e i vivi fiumi della luce dai\nconcavi cieli, e gli echi misteriosi dall'ispide rocce e dalle\nspelonche de' più remoti angoli della terra.\nFiocchi d'azzurro incenso pendono lievi sull'orlo di\nturiboli d' oro tra folte e gigantesche colonne : intorno\nad un'urna suggellata, donde vaporano spiriti veementi,\nstrani fiori languono nello spasimo di esalare il più me-\nlodioso profumo.\nFuori, sulle rive di un fiume sacro, i cigni agoniz-\nzanti spandono un' infinita tristezza nel vespro violaceo.\nNel tempio, sotto gli archi di marmo niveo, è un pal-\npito muto di splendori: calcedoni, sardi, crisoliti e dia-\nmanti sfavillano intensi come gli stellati effusi delle lim-\npide notti di Persistan. T™\nEd ecco a quel tempio ignoto doni di aromi e di\nbissi e di porpore e di oli e di cavalli e di schiavi e di\nanime umane.\nIl volo celestiale dei colombi ritorna come un fre-\nmito possente: si è propagato, s'è fatto rombo di penne\nd'angeli precipitati dai cieli, sparse nella cava aria le gemme\ndelle infrante corone come costellazioni. S'è fatto ora\ndesiderio ardente di serafini discesi un giorno sulla terra\ne anelanti invano ai cieli nativi e alla Rosa divina, dopo\nessersi mescolati in amore con le figlie degli uomini,\ncome Rubbi, come Zaraf, come Azazil : a poco a poco\nil fremito d'ogni ala è divenuto fischio di freccia d' ar-\ngento, finché tutto si confonde in metallici squilli di\ntrombe apocalittiche.\nServi del tempio, innanzi a cui le femmine della\nterra sono quasi alla soglia di un mondo sconosciuto,\ncome alla riva di un mare infinito, errate : lo spirito on-\nnipossente del Graal segue irraggiandolo l'acciaio lucido\ndella vostra spada e la piuma nivea dell'elmo, come un\nraggio di luna segue e cinge di un nimbo diafano e fan-\ntastico la candida ala di un cigno natante a fior d'acqua\nnelle fontane favolose.\nErrate : quelle dita invisibili attingon da voi lo sfol-\ngorar della galea e delle magiche armi scrollate ; attin-\ngon dai vostri occhi pensosi l'incantesimo rigido, il vigile\ne occulto potere che vi guida intangibili e immacolati\nattraverso agli ultimi domini dei re.\nTutto quelle invisibili dita han reso nota fluida e\nduttile armonia, docile a scandere le limpide gamme\ndei flauti di giade, e ad attraversar corde d'argento tese\nin liuti di sandalo, in cetere d'oro, in chitarre di diaspro...\nPossenti gerarchie d'Angeli e Arcangeli, di Prin-\ncipati e Potestà e Virtù, di Dominazioni e di Troni, di\nCherubini e Serafini, rilasciate ora le rotanti sfere : e voi,\nmonarchi, potete sorgere e ricoprire le fronti pallide e\nle nitide capellature."}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.27", "texte": "POESIA\n\nLE AVOLE\nHaydée.\nVecchie morte onde il sangue ho nelle vene\nIo non v' ho viste o conosciute mai ;\nEppur, spesso m'avviene\nDi ricordarvi, o nonne, e di rimpiangervi.\nO poverette che vive m'avreste\nVoluto tanto bene,\nQuali a me v' han dipinte\nLe memorie de' miei non anco estinte,\nAmorosi fantasimi,\nSovente io vi sognai.\nPiccola l'una e viva\nE grassottella e bruna.\nCon neri occhietti petulanti, ed una\nVoce ardita e giuliva, onde piaceale\nLe fresche argute ariette\nCantar di Paisiello e di Rossini;\nCon le man ritondette\nOnde, vecchietta e gaia\nSignorile massaia,\nLe piacea di cospargere\nDi zucchero brillante i pasticcini.\nAmava ella le stanze ariose e belle,\nE i bei vasi d'argento\nE le vesti di seta,\nLa musica e le idee del Settecento\nGaio e dolce che al suo nascer finia.\nAllor che in me una lieta\nIdea sboccia cantando a l'improvviso\nCerto dal paradiso\nÈ lei che me l'invia.\nGrande l'altra, e serena,\nE piamente mesta nel severo\nAbito nero\nOnde un lutto d'amore\nGià da molt'anni ricoperto avea\nDi sua bellezza maestosa il fiore;\nCon folte chiome\nGrigie, divise su la fronte, come\nUn diadema di brunito argento ;\nCon, nella voce, tutte le carezze,\nLe liquide canore tenerezze\nDel suo veneto accento.\nPoiché veneta ell'era ; e allorché sorse\nIl giorno benedetto\nChe Venezia fu libera\nIn quel giorno moria,\nQuasi recar volesse\nLa sacra nuova per la prima al figlio,\nAl suo figliuol diletto\nMorto in esiglio.\nVecchie morte onde il sangue ho nelle vene\n10 mai non v'ebbi conosciute o viste ;\nE non so, non so dir quel ch'io darei\nPer vedervi o baciarvi un sol minuto.\nAhi, sul nostro cammino,\nIn questa vita triste,\nRari sono gli amori ; e chi può dunque\nDarci tesor che a compensarci basti\n11 tesoro divino\nD'un amore perduto ?"}, {"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.28", "texte": "POESIA\n\nLA SOLEDAD SONORA\nG. Martinez Sierra.\n\nPARA LA SOLEDAD\nY PARA LA LUNA\nPara la soledad quiero una rima\nsaturada se olor à hierbabuena\ny a tomillo y a sàndalo y à lima\ny a cedro y à magnolia y à verbena.\nPara la soledad, en que hechizada\nla fantasia, va ensartando estrellas,\ncopos de nieve, granos de granada,\necos de risa y de palabras bellas,\n— la soledad, en que corno una arana\nteje el alma sus telas mas sutiles\nde rosa à rosa, bajo el sol de Espana,\nen la serenidad de los pensiles, —\npara la soledad quiero unas prosas\nque hablen de ti, puesto que tu la llenas\ncon el carmin fragante de tus rosas\ny con la nieve de tus azucenas.\nPara cantar la soledad, quisiera\nla palpita ción hinda de los mares,\ncuando sobre ellos pasa la quimera\ncontàndole à las olas los pesares\nde la luna, que acaso està perdida\naquella noche sobre un prado, y suena\ncon despertar à algun alma dormida\ny embrujarla, y rendirla, y ser su duena,\nPorque la luna es insaciable y loca\ny està sedienta de almas y de amor,\ny va robando un beso à cada boca\ny sorbiendo un perfume à cada fior,\ny es imperiosa, y pide corazones\nde novios, y locura de poetas,\ny rimas tristes, y genuflexiones,\ny suspiros, y làgrimas secretas.\n| Soledad y luna, hermanas exquisitas !\nSoledad, el huerto; luna, el florecer ;\nsoledad y luna, cómplices benditas\nde todo ensueno y todo padecer !\n; Soledad, palio de las almas tristes,\nmaestra de las almas radiantes,\ntù, que en serenidad el gozo vistes,\ny que los llantos cuajas en diamantes !\nLuna, unción de piedad sobre las penas,\nunción de paz sobre las risas locas,\ncultivadora de palabras buenas\nen el jardin da las amadas bocas...\n— no ha cortado una palabra suave\nuna noche de luna en el jardin\nde un corazón esqivo? non sabe\nla caricia y el encanto sin fin\ncon que en la soledad se saborea\nel aroma de aquella voz, piadosa\nporque quiso la luna, y se recrea\nel pecho en la fragancia dolorosa1\nde aquel fìorecimiento, en que 110 acierta\na distinguir la rosa de la espina?\nj Soledad, nave- asilo siempre abierta !\ni Luna, en la nave, lampara divina !\nPara cantar agradecidamente\nvuestro silencio y vuestra omnipotencia,\nvengo à robarle rimas à està fuente,\nque es vuestra voz, y sabe vuestra ciencia.\n\nA LA INQUIETUD\nExtrana novia que nos tienes presos\nen el aletear de tu mirada;\namante de ojos tristes y de besos\nfrios corno el espanto de la nada.\nInquietud, reina loca y muy amada,\nlucerò rojo de las noches brujas,\ncentella de insensatas sonaciones,\npiedra que caes y rompes en burbujas\nel agua negra de los corazones,\ndonde la luna pone irisaciones\ndesmayàtidose en làgrimas de piata.\n— i De poco sirven làgrimas de luna ! —\nLa fiebre de tu boca, aunque nos mata,\n{oh, sabrosa inquietud ! es corno una\ncanción de madre y un vaivén de cuna.\nLa vida es una noche de verano\nen un jardin, y el alma es una rosa.\nEl sollozar de un violin lejano,\nque es corno el vuelo de una mariposa,\nviene à turbar la paz maravillosa.\nY vuelo y llanto mùsico son una\nnisma y ùnica voz : tu voz, Amada,\ntu voz, gloria, punal, ansia y fortuna\nde nuestro pecho, la desatinada\nlocura por tu risa desatada;\n•\npor tu risa, Inquietud, que suena à llanto,\npor tu caricia que es corno una herida,\npor tu canción que es todo el desencanto,\npor tu beso que mata y que da vida,\nsierpe en la rosa del jardin dormida.\nLa rosa tiembla y el jardin palpita\noyéndote reir j oh, novia loca!\nLa rosa tiembla, y yo digo : [Bendita\ntu risa y la locura de tu boca !\nToda alabanza me parece poca\npara la sobrehumana maravilla\nque es vivir à compàs de tus canciones\ny llevar en el pecho la semilia\nde tus inesperadas floraciones,\nque hacen poetas à los corazones."}, {"page_pdf": 29, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.29", "texte": "POESIA\n\nSUA MAESTÂ LA MORTE\nEnrico Cavacchioli.\nElla usci da caverne alte e grottesche,\nchiuse la porta e se n'andò pel mondo,\nbussò con un suo brivido profondo\nalle finestre, alle saracinesche ;\nchi la vide senti tanfarsi in viso\nl'alito grosso e lurido di peste\nudì passare al fruscio della veste\nle snoccolate membra, all' improvviso,\nl'accompagnò per tutte le vendemmie,\na traverso le stelle, in cieli audaci;\ntalvolta anche chiamò, gridò con baci\ne con carezze molli, e con bestemmie\nfinché quella si mosse se le piacque\ne grave dondolò nel ciel vermiglio\naccorrendo col suo nero cipiglio\nin un trionfo di montagne e d'acque.\nPoi, ritornando in suo regno, adornò\nle mura di cuoiame di serpente,\nle tempestò di scheletri, di gente\nignobile, sorrise anche, danzò.\nStellò suo baldacchino di flemmoni\npurulenti, d'occhiacci di cavalle\nfetide, di budella liscie e gialle,\ne sanguinose su cranii di gnomi.\nE vi si assise come in un macello\nsenza spacciare la sua mercanzia\nbevendo tabe di seno d'arpia\nallungata con siero di cervello.\nSazia, girovagò pei baluardi\ndella sua terra, scagliò lungi i mondi,\ncon sinistri boati gemebondi,\ncome fossero palle da biliardi.\nE s'accucciò da un polo all'altro, quale\nuna piovra : sghignazzando oscena-\nmente, mostrò sott'il gran manto appena\nalzato, la sua faccia sempre uguale!\nVINCITORE DEL 2° CONCORSO DI \"POESIA"}, {"page_pdf": 30, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.30", "texte": "POESIA\n\nCançâo do nauta seduzido\nPOÈME BRÉSILIEN\nCoroada de algas e de fìores venenosas,\nbianca vindo e nua d'entre as vagas tenebrosas,\na Sereia me cliamou.\nSua voz, cantando pelas aguas lentamente,\ntinha um molle ritmo, tinha um flùido dormente,\nque meus nervos quebrantou.\nTinham suas formas una alvura che extasiava...\nE eu gritei, fugindo, com rudeza austera e brava:\n— Nao vou, pèrfida, nao VOLI !\nSó, perdido estava na caìigem do Oceano :\nnem um companheiro junto a num, - um ser humano\npara d'ella me salvar.\nDoce Via Lactea nessa nòite èrma e sombria,\na sublime alvura do seu còrpo me attraia,\nme attraia para o mar...\nE essa voz profunda, de pecados e delicias,\ntodo me envolvendo num incenso de blandicias,\nnao parava de cantar...\nLevantando o olhos jà de sommo carregados,\nlevantando o à volupia escravisados,\nnum espasmo solucei,\npara o ceu remoto, para as frigidas estrèllas\n(triste foragido que nao pude enternecel-as ! ):\n— Minha angùstia soccorrei,\nalmas luminosas, legiao casta e divina,\ncontra os olhos tredos, contro as garras da assassina,\nque vencer eu jà nao sei!\nE atirei a barca pelas vagas, longe d'ella;\nmas em vao fugia da Sereia e bella...\n(Tinha-a jà dentro de mim;\nEssa impura imagem todo o senso me roubara.\nA perversidade do seu gesto me era cara.\nNem a morte, a morte emfim,\nme aterrava — louco ! no esplendor dos meus vinte annos! —\nse m'a offereciam os seus lùbricos, profonos\nbra90s lindos de marfim...)\n\nLa chanson du nautonier séduit\n\nTRADUCTION PAR L'AUTEUR.\nCouronnée cT algues et de flots noirs, la Sirène m' appela.\nSa voix, chantant doucement sur les ondes, avait un rythme trés\nlent, répandait un fluide d'ivresse, qui dénouait tous mes nerfs.\nLa blancheur de ses formes m'aveuglait.... Et je pris la fuite,\ncriant dans ma terreur et dans mon courroux: - Je ne veux pas,\nperfide, je ne veux pas!\nJ'étais seul, perdu, parmi les brumes de l'Océan ; pas un com-\npagnon à mes còtés, pas un étre humain queìconque, qui pùt me\nsauver de la tentatrice. Douce Voie-Lactée en cette nuit morne\net sombre, la blancheur sublime de son corps m'attirait, m'atti-\nrait vers la mer.... Et cette voix profonde, lourde de péchés et de\ndélices, m'enveloppant tout entier d'un encens de caresses, ne\ncessait point de chanter...'\nLevant mes yeux déjà troubles de sommeil, levant mes bras\nenchainés déjà par la volupté, j'invoquai en un long sanglot la\npitié du ciel. des étoiles glaciales (hélas, malheureux! je n'ai pas\npu les attendrir!): Venez en aide à mon angoisse, ò vous, ames\nlumineuses, légions chastes et divines! venez me délivrer de ces\ngriffes et de ces prunelles meurtrières, que je n ai plus, moi, la\nforce de vai nere !\nEt je poussai ma barque sur les flots, loin, toujours plus\nloin... Mais je fuyais en vain la Sirène jeune et belle... (Je l'a-\nvais déjà en wioi-méme. Son image impure avait éteint ma rai-\nson. La perversité de son geste m'était chère. J'accepterais avec\njoie la mort elle-mème — fou ! dans toute la splendeur de mes\nvingt ans ! — si elle m'était offerte entre ses bras lascif, infàmes,\nses bras superbes d'ivoire....)"}, {"page_pdf": 31, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.31", "texte": "POESIA\n\nDe repente a barca verga, verga, a un brusco peso...\nVolto-me. O' Destino que me entregas indeféso!\nEil-a : està de novo ali.\nDebrufada agora para dentro, aprisionando\ncom seus finos dedos leme e velas, e espreitando,\na Sereia me sorri...\nAo moves-se a barca sobre o mar, tremem-lhe os seios,\nconio as vagas tremem, juve'nis, eburneos, cheios...\n— Infeliz de mim que os vi!\nEntào do horizonte calmo ergueu-se, tarda, a Lua,\ncircumdando aos poucos a Sereia branca e nua\nde um hipnòtico candor.\nVacillava a roda, numa azul fosforescencia,\na onda... vacillava jà tambem minha consciencia\nem fatidico torpor...\nE a Sereia, sùbito, a cintura,\ndisse-me em seu canto (com que voz intensa e obscura !):\n— Vem ! eu qtìero o teu amor !\nAi ! que estranho filtro se entornava, em mornos lagos,\ndos seus glaucos olhos? que magnéticos afagos\ncirculavam atravez •\nd'esses ombros lisos, d'esses curvos, ducteis flancos?...\n— Amo-te! desejo-te! —- em frenéticos arrancos\nululei. — Meu és! meu és! —\nbradou ella. E eu proprio me collei contra o seu peito;\ne rolàmos ambos sobre o fundo, immenso leito,\nque se abria a nossos pés!\nO' palacio de ambar e coraes, èrmo, calado,\nonde nos unimos nesse tràgico noivado\nde lussurias infernaes!\nElla todo o sangue me sugou, àvida e louca;\njorros me corriam pelo collo, pela boca.\nrubros, quentes, torrenciaes.\nTodo eu me pendia, molle, inerte, em abandono,\nnesse, mais precioso de que a vida, ardente sommo,\nde que nao acordei mais...\n\nTout-à-coup, un poids brusque fait ployer la barquc. Je\nme retourne. O Destinée qui me livres sans défense! La voilà de\nnouveau près de moi. Accoudée maintenant sur le bord, tenant entre\nses doigts fins le gouvernail et la voile, la Sirène me guette, et\nsourit. A chaque mouvement de la barque, ses seins tremblent —\nils tremblent comme les flots, hélas ! ronds, gonflès, eblouissants...\n— Malheur, à moi qui les ai vus!\nA cet instant, la Lune, tardive, parut sur l'horizon serein;\nelle revètit peu à peu d'une lueur hypnotique la Sirène bianche\net nue. L'eau vacillait tout autour en une phosphoréscencebleuatre;\nma conscience vacillait déjà, elle aussi, en une torpeur fatidique...\nEt la Sirène, tout-à-coup, se jetant sor moi, me dit en\nson chant (de quelle voix intense et obscure!): Viens! je veux\nton amour !\nAh! quel philtre étrange versaient les lacs tièdes et glauques\nde ses yeux? quels frissons magnétiques circulaient à travers ces\nèpaules si lisses, ces flancs harmonieux et forts?.... — Jet'aime!\nje te désire! — hurlai-je, en un spasme tumultueux. — Tu es à\nmoi! tu es à moi! — hurla-t-elle. Et je me collai moi-mème\ncontre sa poitrine; et nous roulàmes, tous les deux ensemble sur\nle lit profond, immense, qui s'ouvrit sous nos pieds!\nO le palais d'ambre et de corail, silencieux, oh nous nous\naccouplàmes en cette union tragique aux luxures inferriales! Avide,\nfolle, elle but a grandes gorgées tout mon sang ; mon sang coulait\nde mes lèvres, de mon coeur ouvert, il coulait toujours, rouge,\nfumant, à flots ènormes... Et je m' abandonnais immobile et sans\nforce, je m'évanouissais délicieusement en ce sommeil plus précieux\nque la vie, en ce sommeil brulant dont je ne me suis plus réveillé...\n\nCarlos Magalhaes de Azeredo."}, {"page_pdf": 32, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.32", "texte": "POESIA\n\nLA STATUA\nNella Doria Cambon.\nCandida\nla statua s'ergea su l'ammantato\nsnello cippo marmoreo,\nestatica\ntra cuprei rossi e giallo verdeggianti\nparamenti de reriche.\nL'anima\nche la bellezza in sè chiudea del mondo\ndi dentro sorridevate; . •\ned eranle\nalti d'amor peana e trilli intorno\ntra i molti steli tremuli ...\nRosei\nlabbri anelanti, vivide corolle,\nver lei de' fiori i calici\ns'aprivano,\ne a lei salìa di tutti il puro incenso\nacre siccome un tumido\nfervido\ndesiderio, ed intorno anche le coppie\nvenian de' lieti passeri;\ndavano\ni loro trilli e i lor gorgheggi chiari\ne i lor volteggi rapidi.\nL'anima\nche la bellezza in se chiudea del mondo\navea sotto la clamide\ndruidica,\nnel bianco sen, silenti come strali,\naccolte queste musiche...\n... Riserie\nognora i ciei di sopra e i fior di sotto,\nma nel suo cuore un pungolo,\nmortifero,\navea la statua bianca e immota accolto\nsegretamente attonito.\nIlare\ncome sempre, un mattino i fior l'assunsero\nde le farfalle ai palpiti...\nahi videro,\nben però ch'ella avea nel petto il core\nfesso in solco marmoreo !\n\nThe Derelict\nFred. G. Bowles.\nThere lies a boat 'neath the Southern Cross,\nIn the blazing noon-day glare,\nAnd the widows weep and wail their loss —\nNot a living soul is there.\nThe dark ropes murmur, the capstan shakes,\nThe decks are a-wash with foam,\nAnd nevermore on their native shore\nWill the gallant seamen roam.\nThere lies a boat 'neath the Southern Cross\nIn the moonlight, ghastly-white;\nAnd the moaning waters rise and toss\nThe ship in their sudden might.\nThe bell is silent, no voice is heard,\nAs the wild sea-wave uprolls,\nWhere the figure-head, like a face long dead,\nKeeps watch o' er those long-lost Souls.\nRoll! roll! boat without Soul\nUnder the Southern stars,\nUnder the burning noonday su7i —\nShaking your ropes and spars.\nDown in the deep\nThe sailors sleep,\nFar from the tempest roar:\nDeep, deep\nDeep their sleep —\nSlumbering evermore."}, {"page_pdf": 33, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.33", "texte": "POESIA\n\nTu demandes pourquoi?\nGuy Lavaud.\nTu demandes pourquoi ces vers que je compose\nPourquoi quand dort mon jardin calme sous les roses,\nQuand m'appelle sa nuit fraìche comme tes mains,\nQue la douceur de la lune est dans les chemins,\nJe suis sous la mourante étoile de la lampe\nDont les lueurs au moindre vent baissent et tremblent\nEt je dis : « Revois ce jour ou ma maison\nComme s' il avait chu la nuit de bleus flocons\nEtait douce, dessous la treille des glycines ; —\nCe rosier fleurissait qui maintenant s'incline\nEt le roucoulement des colombes planait\nSur le silence ému des toits abandonnés, —\nSouviens-toi que tu as chéri toutes ces choses,\nOue pour leur amour, pour la glycine et les roses\nEt pour les colombes, tu voulus habiter\nDans cette maison pauvre et ces murs délabrés. »\n\nLe baiser\nJeanne Perdriel-Vaissière.\nLe vent qui court, lissant les lames déferlées\nSur les lèvres, sècha leur haleine salée,\nEt ton baiser, ce soir, a le goùt de la mer ;\nIl me plait d'en garder l'apre saveur intacte,\nCar l'amour dont il inscrivit l'image exacte\nSerait moins pénétrant s'il n'était point amer.\nè\nTa bouche en le scellant d'une empreinte brillante\nSemble asservir plus fort celle qui le re9ut.\nCelle-là dont le coeur ne l'aura point décu,\nQui garde, obstinément tenace et patiente,\nL'ardent et douloureux bonheur qu'elle a choisi,\nEt librement t'a dit: « Je t'aime et me voici»."}, {"page_pdf": 34, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.34", "texte": "POESIA\n\nMENTON\n\nà Touny Lerys\nLes jardins reposent sous les citronniers ;\nici, les murs des jardins sont des casques\nqui brandissent à leurs cimiers\nde 'tuiles écarlates\nles cyprès et les ifs taillés\nparmi les platanes.\nLes jardins reposent sous les citronniers;\nles villas ont des noms de princesses mortes\ntoutes, derrière les grilles fermées\ndes jardins creusés d'ombre ;\nnul pas ne craque sur les allées\nPeut-ètre ces villas sont-elles mortes.\net je n'oserais frapper à leur porte.\nDes voiles, cornine des taches de sei\nont troué de leurs ailes *\nl'azur mèlé d'horizon ;\nl'azur se lerme comme un livre\nsur mon front\net l'herbe qui joue autour de mes épaules\nsur la prairie où nous rèvons\na des caresses de mains.\n}e vous ai me, Menton, Cannes, Antibes,\nvilles aux noms d'argent, blotties\ncomme des gabians au creux du rocher,\nje vous ai me pour vos pelouses étagées\nde terrasse en terrasse, et pour le ciel qui coiffe\nles toits de vos maisons, et pour vos rues étroites\noù le silence pése comme une chape.\nJe vous aime parce qu'en vous est la tièdeur\ndes lits blancs où les malades agonisent\ndes jours veillant la chambre au pouls de l'heure;\npetites voix d'enfants qui pleurent\naux jardins, quelque après-midi ;\nparfum des violiers et des oeillets sauvages\net des lilas dans les pots luisants de fai'ence;\nsommeils d'anciens dimanches sur la route qui fuit\nle long des et des murs...\nEt j'aime vos allées parce qu'elles ont vu,\npour en garder l'adieu tremblant comme un sourire,\nla jeune-fille pale qui vint l'autre saison\nsons leur ombre fanée déjà et presque morte,\ncracher un peu de sa poitrine...\nJardins, ciel, mer, et toi-mème et toujours toi-mème !\nComme si l'Uni vers, tant chanté des poètes\nétait, à ton caprice ainsi qu'à la baguette\ndu magicien les gobelets et les noisettes,\nsoumis7 toi qui ne sais mème pas te taire!\nPoètereau, va! toujours les mèmes sornettes\nremàchées et puis remàchées encore, pour\ncet espoir tout gratuit que des hommes, un jour,\nliront tes vers d'enfant et pleureront, peut-ètre....\nPuisque tu vins ici promener ta paresse\nd'un coeur à quoi bon dire la\ndouleur où ton souvenir que tu voulais perdre,\npareil à une giace brisée, s'étoila ?\nA quoi bon les mèmes sanglots toujours plus vains,\net ton coeur n'est-il pas enfin las, que tu mords\npour en faire goutter l'émoi comme à tes veines\nle sang miroite sous l'épingle d'or?\nEt ma:tenant tu ne sais plus rien voir: ni le bonheur\nqui vient vers toi les lèvres lourdes de promesses,\nle bonheur que tu désirais et que tu laisses,\ndu regret qu' il blessait, voler à d'autres cceurs,\nni mème cette amie\nque nul songe n'effleure,\ndont la main tendue nous échappe d'heure en heure\net que les hommes fous ont appelé: la Vie.\nA plat ventre dans l'herbe haute\nje me suis dit toutes ces choses\net je me suis traitjé de fou\nconi me.les autres.\nQue sera-t-il un jour de nous\npauvres apòtres,\npoètes qui voulions, en strophes, réveiller\nce qui dort aujourd' hui trop bien et que les hommes\nne savent plus que mépriser ?"}, {"page_pdf": 35, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.35", "texte": "P O E S I A\n\nA plat ventre dans l'erbe haute\nj'ai encore rèvassé,\npuis j'ai haussé les épaules...\nJ'aimerais dormir ici,\net je ferme les yeux à demi.\nLa route est loin, là-bas,\nje la vois à peine elitre les branches....\nJe ferme les yeux à demi\net je n'entends plus rien que le cri\naigre des tramways aux courbes des rails\nou les trompes graves des automobiles...\n\nGeorge Gaudion.\n\nLE DÉPART\nTrad, par Ary René d'Yvermont.\n(I)\n(CHANSON ALBANAISE INÈDITE)\nà Gustave Kahn.\nLes étoiles pointillent le firmament,\nLes voyageurs commencent à passer.\nMes Compagnons sont déjà loin, je veux partir aussi ;\nLève-toi, fleur parfumée ; lève-toi : tu as assez dormi\n— Laisse les autres partir....\nToi reste, ò Maitre, ne t'en va pas.\nEcoute: j'ai rèvé, et dans ce réve je de tous abandonné.\nTon cheval intrèpide t'avait désai'9onné le long du chemin,\nTon fusil gisait dans le ruisseau;\nJ'etais là.... je le ramassai et te le remis aussitot,\nMais.... je ne te souhaitai pas le bon voyage....\nEt tu partis, tu traversas des montagnes rocheuses,\ntu parcourus des plaines immenses,\nTu t'en alias en bonne sante et tu revins\nMalade et décrepit, fièvreux, amaigri.\nQae dois-jefaire, pourtant, ò ma tendrefleur?Il faut...jedoispartir...\nViens dans mes bras, embrasse-moi une dernière fois...\nViens, ò fleur de mon àme; viens, enla^ons-nous....\nQui sait si on se reverra !...\nMais non, vois-tu,ne t'approchepasdemoi; nenous embrassonspas...\nNos yeux verseraient des larmes vaines.... et pourquoi pleuiei?\n(i) Extrait des Chansons populaires de VAlbanie, en préparation."}, {"page_pdf": 36, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.36", "texte": "POESIA\n\nFATUM\nAlberto Orsi.\nSono un gigante pazzo: più della folla raccolta\ntra le muraglie della Casa dei pazzi.\nSe mi vien voglia stritolo la terra nel pugno. Una volta\ntrattai le stelle come trottole da ragazzi.\nTutto, che voglio, faccio. Del pianto del riso padrone,\npadrone della culla, della tomba son io.\nCadono ad un mio cenno eserciti, scettri corone:\nnelle superne rocche trema, s'io voglio, Dio.\nNon so chi sono. L'odio mi gonfia l'anima. Guazzo\nnel sangue come, nella mota, un majale.\nMontagne di morti sono talora a me materazzo,\nmi sdrajo e sogno sempre novello male.\nCon balzi di tigre, con brama nefanda di jena,\nficco nei petti l'unghia per lacerare i cuori:\nspezzo le membra ai bimbi e, con libidine oscena,\nstupro le figlie avanti gli occhi dei genitori.\nNon so chi sono. Accolgo nell'anima mari d'amore,\nbaci su le labbra, per amanti, infiniti:\ncome tra bianche agnelle vive di latte un pastore,\nso vivere anch'io di puri affetti miti.\nSelcio di perle, fiorisco di rose ai felici la strada,\nmetto il sorriso sulle labbruzze ai bimbi :\nli guarisco : alle mamme traggo dal petto la spada :\nconsolo lo spino di giocondi corimbi.\nQuanti, in segreto, quanti vorrebbero inermi\nstringere l'Universo, come me, nelle mani.\nIo vi dico : se foste mangiati vivi dai vermi,\nnon invidiate la mia potenza, umani!\nSono il Grande Crudele. Taluno, nell' aspera selva,\nfugge, si nasconde pallido di paura.\nIo l'amo: ma lo afferro, ma sbrano, famelica belva,\nsbrano l'amata, l'umile creatura.\nSono l'Iniquo. Il nemico fa a meno, con me, delle preci :\ngli do la pace s'egli mi muove guerra:\nio gli concedo mille, s'egli mi chiede dieci\ngli apro le porte del paradiso in terra!\nSono pazzo ! più pazzo assai della folla raccolta\ntra le muraglie della Casa dei pazzi:\nse mi vien voglia stritolo la terra nel pugno. Una volta\ntrattai le stelle come trottole da ragazzi.\nMa vi dico. Se foste come Giobbe coperti di rogna,\nse aveste il cuore tra i denti d'un mastino,\noh non invidiate mal l'abbagliante vergogna\ndi questo sciagurato, che si chiama Destino !"}, {"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.37", "texte": "POESIA\n\nAu Désert\nC. J. Kernec'h de Coutouly de Dorset.\nImmobile, le front sur sa patte appuyé,\nA l'ombre des palmiers la lionne repose.\nAu loin, c'est le désert immense, nu, morose...\nlei, c'est l'oasis avec un bruit mouillé.\nComme un zig-zag d'éclair à la lave pareil\nIl éclate soudain dans le regard des fauves,\nComme un reflet changeant, comme un songe au réveil,\nComme au nuage ouvert montent des brumes mauves\nDes gerbes de rayons brùlants d'or et de sang;\nDans cette heure torride au ciel éblouissant,\nOù l'ètre le plus fort, anéanti recule...\nLa lionne frémit, elle griffe le sable;\nSur ses jarrets dressée, en un hurlement fou\nDe vengeance ou d'amour, elle part tout à coup!\n•\nHomme, quel que tu sois: opulent, misérable;\nPrends garde a l'ennemi qui sommeille au désert!\nPrends garde dans la nuit à l'abìme entr'ouvert !\nIl faut que tu sois l'arbre à la puissante écorce,\nOu le rocher; mais dans tes yeux j'ai vu ta force!\n\nBOUQUET DE NUIT\nC. J. Kernec'h de Coutouly de Dorset.\nLes marronniers, éventail replié qu' un reflet agrafe le lustre\nau milieu de cette vitrine d'un blanc rose ; la boutique du pà-\ntissier incrustée dans la tour !\nDans les arbres un oiseau jacasse longtemps comme un cla-\nquement de bec; long discours d'une mère radoteuse à des enfants\ninsoumis, ou grondement d'un male en guerre en face d'un en-\nnemi caché dans les feuilles.\nAu balcon les branches du rosier grimpant, petites mains\ncjui cherchent à prendre, ou fines tètes de serpents penchées vers\nla rue."}, {"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.38", "texte": "POESIA\n\nIL LIBRO DELLA LONTANANZA\n\nI.\n1. Con l'alba che canta tra i pini laggiù vestita di rosa.\n2. O mia diletta, che vivi più viva nel sogno.\n3. Quando in perpetuo desiderio di te con l'anima prona ti\nchiamo.\n4. Più dolce è morire con morte lenta in braccio alla Madre,\nche correre dietro il sogno che fugge.\n5. Perocché la madre tutto mi piglia e tutto di sè mi riem-\npie come Iddio l'Universo.\n6. Ma il sogno mi chiama e poi fugge.\n7. Ed invano io corsi dietro il richiamo di lui.\nII.\n1. E però una dolcezza infinita mi prese al mattino di rosa.\n2. Una nebbia leggera dal mare si alzò verso il cielo.\n3. Ed il cielo profondo ascoltò.\n4. Ascolta il cielo la blanda canzone che cantano tutte le co-\nse. nel lento risveglio.\n5. Però più dolce è il tuo risveglio, o mia diletta, e l'anima\nl'ascolta come canzone di mare.\nIII.\n1. Una infinita dolcezza mi prese ad ascoltare il mare.\n2. Una dolcezza mi prese a sognare che l'anima ne muore. _\n3. Ed io raccolsi tutta la dolce mestizia di questa agonia di\namore\n4. Per coronarne di rose e di loto la tua bellezza matura.\n5. Come un giorno la mia diletta coronò la mia fronte di el-\nlera così coronare di rose io voglio il suo capo.\n6. E tutta la sua giovinezza che cantava in quel giorno col\ncielo profondo coronare io voglio di loto. _\n7. E tutta la sua vita che ride coronare di placidi canti.\nIV.\ni. Placida è la carezza del ramo eh'è mosso dal vento.\n2 Placido il canto del passero salvaggio sopra l'olivo.\n3. Placido il fischio del vento leggero sopra le vette dei\npini.\n4. Placido il verde dei pampini larghi aperti al sole di ot-\ntobre.\n5. Placido il canto di tutta la terra e di tutto il cielo e di\ntutta la vita.\n6. Il canto del cielo mi prese e mi portò in un mondo più\nvasto dove non sono più io, nè altri più c'è.\n7. Placido è il sogno d'amore con cui io vesto la tua bellezza\nmatura, come l'erba verde riveste la terra d'autunno.\nV.\n1. Non sono io diverso dai pini.\n2. Non sono diverso dal rivo che canta sui ciottoli d'oro.\n3 Non io diverso dal ramo d'olivo che piega — con olive\nmature lucenti dell'olio novello.\n4. Io non diverso dal traccio di vite che ride con grappoli\nd'oro.\n5. Io non diverso dal ranuncolo rosso che effonde i suoi fiori\nnel prato.\n6. Vicino le rocce, vicino il ruscello.\n7. Perocché tutti viviamo d'amore e nati noi siamo tutti di\namore con gioia.\nVI.\n1. Blanda veramente tu sei, o mia diletta, come il miele nei\nfavi più biondo.\n2. La tua voce risuona nell'anima dolce come il mare in ca-\ndenza che lascia striata di fasce la rena.\n3. La rena che è morbida e d'oro e dorme fra sole ed\noceano.\n4 Come il ruscello che corre lag*giu nel fondo alla valle, l'a-\nnima mia.\n5. Così l'anima tua che corre lontano.\n6. Con due correnti che fanno una treccia continua che ya\nverso il mare lontano, il ruscello.\n7. Con l'anima mia, con l'anima tua, che si intrecciano e\nvanno verso il lontano universo, l'amore.\n%\nVII.\n1. Nei cieli d'autunno la Madre sorride con fiotti di porpora\ne d'oro\n2. Geme la madre nei cieli coi pampini larghi di vite che\nmuoiono in giro.\n3. Nel sogno d'amore l'anima mia si drizza coi placidi venti.\n4. Corre verso lontani paesi, l'anima, dove la vergine vive\ncercando il suo amore lontano.\n5 Ed ignora la vergine che cerca di lei il suo amore lontano.\n6. Geme nel sogno d'amore l'anima mia col tempo che va.\n7. E che non apporta la vergine bella che vive in paese lon-\ntano.\nVIII.\n1. Anima profonda che mi sfuggi e vanisci nell'etere biondo\nd'intorno.\n2. Io sognai la tua bellezza vestita di un mattino di rosa\nquando l'azzurro canta lontano.\n3. Ed i passeri cinguettano sui pini profondi.\n4 Io ti chiamai, perchè tu venissi, con tutti i tuoi nomi più\ndolci.\n5. E perchè tu venissi io ti chiamai con tutti i tuoi nomi peg-\ngiori.\n6. Perocché io avevo desiderio di te.\n7. Sia che con lene atto tu mi chiudessi le palpebre inebriate\ndelle tue bellezze.\n8. Sia che con rabbia mordessi le pallide labbra che gridano\nil 'tuo nome con brama d'amore.\n9. Perocché io avevo solo desiderio di te."}, {"page_pdf": 39, "page_imprimee": "37", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.39", "texte": "POESIA\n\nIX.\n1. Io attesi con l'anima morta che il sogno venisse.\n2. Io attesi per inebriarmi tutto di te.\n3. Ma tu non venisti, o mia diletta, con aromati e mirra.\n4. Io attesi nel pulviscolo d'oro che il sole accendeva tutto\nsopra di me.\n5. Ed io vidi dopo Toro la porpora.\n6. La porpora rossa delle tue labbra odorate.\n7. Ed il violaceo acceso poi vidi che fa la tua carne più\nsmorta.\n8. Ed il nero degli abissi profondi poi vidi che guardo nei\ntuoi occhi profondi.\n9. Ed attesi la Vergine che vive in paese lontano e che non\nsa l'amore.\nX.\n1. Ed il meriggio m'empì l'anima di sogni stanchi.\n2. Stanchi ma diritti come'i nibbi che aprono ferme le ali e\ncadono a piombo sopra la preda lontana.\n3 Ed io mi figurai nel torpore una visione vitale.\n4. Pensai una danza dolcissima di donne attorno la tua per-\nsona.\n5. Io pensai un niente più dolce.\n6. Ed un solo desiderio nostalgico m'empiva l'anima di te.\n7. Come l'abisso empie di buio la terra pure se i1 sole arde\nnei cieli a meriggio.\nXI.\n1. Io navigai verso lontani paesi con una barca che non a-\nveva vele.\n2. E che mi dondolava l'anima come una madre dondola il\nbimbo che non vuole dormire.\n3. Gli canta la madre una dolce canzone che parole non ha\ne non ha senso. ,\n4. Una canzone che non ha parole e non ha senso e il mio\namore, o mia diletta, per te.\n5. Una colomba turbina sopra l'abisso.\n6. Una nave senza timone ha tutte le vele gonfiate vento.\n7. Un'anima senza la fede è tutta presa di angoscia e di\norrore.\n8. Un sogno senza confine corre verso un lontano cancello.\n9. Perocché non ha scopo l'amore come il sogno non ha\nconfine.\nXII.\n1. Perocché se io t'amo, o mia diletta, e tu non mj ami.\n2. E se tu hai desiderio di me io non ho desiderio di te.\n3. Perocché tu sei quello che sono io.\n4 Un'anima che non conosce confine.\n5. E che cerca un lontano cancello che la chiuda come un\ngiardino.\n6. Con tutti i suoi fiori. , , ,\n7. E spera l'anima che il giardino sia grande cosi che nes-\nsun cancello lo schiuda e confini. ..\n8. O tu che abiti in paese lontano, fa che 10 ascolti la tua\nvoce nel Bosco.\n\nFabio Almayer.\n\nAu balcon rose du Silence\nLahovary.\nAu balcon rose du Silence,\nJoyau fréle, exquis ornement,\nPuisque le soir vient, un moment\nPrenez place, oh ! ma Viole lice J\nVous avez pu tout à loisir,\nAu fond des pourpres solitudes,\nGaloper, par les midis rudes,\nSur la licorne du désir;\nAu bruit des mornes cascatelles,\nDans les jardins luxurieux,\nVous avez bien pu rèver mieux\nQue des étreintes naturelles!\nSous le halo bleuté des cils,\nVous avez pu, rèvant aux glaces,\nPoursuivre, en des prunelles lasses,\nDes cieux de plus en plus subtils,\nEt comme des fleurs sur des tiges,\nBrisant les rèves le plus clairs,\nChercher, par les parfums amers,\nA grandir l'orbe des vertiges!\nMais puisqu en tant de pàmoisons\nVous n'avez point calme vos rages,\nOu'en vain vous avez aux breuvages\nDistillò d'antiques poisons;\nPuisqu'à la simple et noble vie,\nPour ne pas succomber, il faut\nDemander refuge au plus tòt,\nMa Violence innassouvie,\nPuisque le voici s'en venir,\nLe soir adoré, sur Venise,\nGoutez cette heure qui s'irise,\nGoutcz-la, comme un repentir.\nEt dans les eaux déjà plus pàles,\nAu balcon adorné d'orfrois,\nOh! laissez tomber de vos doigts\nTous vos rubis et vos opales !"}, {"page_pdf": 40, "page_imprimee": "38", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.40", "texte": "POESIA\n\nCONVERSAZIONE MALINCONICA\nGiuseppe Carnesi.\nOh! ma perchè dovrei farvi\ntriste, velarvi d'affanno\ncon parole di malinconia?\nSe dal tormentoso distacco\n10 vengo a Voi,\ncome chi sbuca da un antro\npauroso in un sole\nche abbaglia, perchè dovrei farvi\ntriste ? Le fosche parole\nl'ho già seppellite in un antro.\nSenza parole ora voglio guardarvi\ne lungamente ascoltarvi\ne bearmi di Voi come d'un sole.\nDa quanto tempo non guardo\n11 sole! Per registrarne il distacco\nl'Eternità non mi basta.\nSon quasi oscuro: vedete?\nIo vengo dal buio ed ho sete\ndi sole. L'Eternità non basta\na saziar tanta sete.\nVorrei amarvi. Eravate sottile\ne piccola tanto; ora siete\npiù convibrante, diffusa\ndi mistero e quasi più vasta.\nPorgetemi il braccio, la mano;\nch'io la stringa alla bocca\ne la baci, la tremula mano!\nMutaste la tinnula voce\nche scampanellava, argentina-\nmente ! Parlate ; ascoltare\nvi voglio. La voce vi arriva\nsui labbri col cupo fragore\nche s'ode la notte a una riva,\nse sotto c'è il fiotto del mare.\nAh come il Tempo vi ha resa\ndiversa ! Eravate bambina,\npiù vana dei vostri balocchi,\npiù limpida d'una mattina....\nAvete ora il pianto sugli occhi!\n10 ci ho le trafitte nel cuore,\nci ho gli occhi che chiedono il sonno,\nla pace! Datemi la mano.\nCh'io pianga quest'ultima volta\nper quel che non torna e vi baci\nper moderare il bisogno\nch'io sento di dirvi parole\ntristi : che non posso amarvi\npiù, come un giorno solevo;\nche il nostro amore fu un sogno!\nOh! ma perchè dovrei farvi\ntriste? le fosche parole\nnon l'ho seppellite in un antro?\nS'eterno fu il nostro distacco\ne la voce che era argentina\npar simile a fiotto di mare,\nparlate : Ora voglio ascoltare\nnovelle di tempi lontani,\nlontane leggende d'amore\ndi morte tempeste. Parlate,\nparlatemi : fate che sorga\n11 Passato, sì dolce, ad un tratto,\ncome la melodia disgorga\nda flauti tacenti ad un fiato;\nfate — se non posso amare —\nch'io possa almeno sognare\nil Sole, sepolto tra le tempeste,\nsognare e di tra le foreste\ndel sogno disperdermi come\nnel tempo che mi ravvolgeste\nla Vita entro un gorgo di chiome!"}, {"page_pdf": 41, "page_imprimee": "39", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.41", "texte": "POESIA\n\nA VICTOR HUGO\nOlegario V. Andrade\nTutto possiedi : la tonante voce\ndel gran profeta ebreo,\nfulminator di crimini e di troni !\nil grido fragoroso di chi un giorno,\nad esempio dei secoli, incarnava\nl'idea del diritto in Prometeo ;\nla corda d'aspri suoni\ndi Giovenale, quel Daniel latino,\ndell'età sua tremendo giustiziere,\ne il cavernoso strepito dei canti\ndel fiero Ghibellino !\nTutto possiedi! E per questo il cielo\nti dette un senza pari ampio proscenio.\n»\nVibra ogni nota sopra la tua lira,\ntutti gli spazi s'aprono al tuo genio.\nTu canti l'avvenire, e quei che soffrono\nschiavi della menzogna o della forza\nsenton nel ciglio lagrimoso schiudersi\ndella speranza le celesti porte!\nSe tu apostrofi il tempo, si sollevano —\nmagico eyocator dell'età morte —\ncome vivente, immensa baraonda,\ne razze estinte e popoli già spenti,\nfantasmi e mostri orribili,\nper raccontarti in arcano idioma\nla colossale Leggenda\nTutto possiedi! Tutto ornai provasti,\nprofeta, precursor, martir, proscritto !\nGigante nel dolor ti sollevasti\nquando una notte orribile sentisti\ntremare i monti e vacillar la terra\ncon paventosa commozione strana,\nqual se un titano folle si sforzasse\ndi svellere dall'imo una montagna;\nEra la Francia, monte sul cui apice\nannida il genio umano,\nla Francia del tuo amor che vacillava\nferita dalla scure del germano ;\ne gettando la lira in cui cantava\nil genio tuo le strade\ntu sonasti a raccolta\nsulle mura annerite di Parigi\ne col rauco clarin di\n— Di qua (2>, teatro nuovo\nche Dio destina al dramma del futuro,\nt'ammiran razze libere e s'uniscono\nal coro di tua gloria. —\nOrfeo che discendesti\nin cerca d'Euridice tua, la santa\ndiva Democrazia,\nne' più profondi abissi della Storia !\nFin di qua ti contemplano\ncombatter tra due secoli furioso\ne strappando alla lira\ndell'avvenire il canto luminoso\no il triste accento dell'età che spira!\nEd attraverso i mari, —\nastro che scendi all'orizzonte avvolto\nin torrenti di fiamma che folgora —\nintonando i tuoi canti secolari\nti salutano i figli dell' aurora.\nGilberto Beccari, traci, dallo spaglinolo.\n(i) Allude alle Chansons des rues et des bois (1865). — (2) Cioè dall'America."}, {"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.42", "texte": "POESIA\n\nA LUPERCO\nJosè Eusebio Caro.\nSacro ministro del potente Giove,\nfonte di vita, animator del mondo;\nnume fecondo, tutelar di Roma,\ndivo ■ Luperco !\nMite rugiada i sitibondi prati\nrori, ed il seme che la terra accoglie\ngenera, o divo, al tuo benigno spiro,\nopimi frutti !\nOggi solinga, contemplando intorno\ntalamo steril, silenziosi i lari,\nva le tue are a ricolmar d'offerte\ncasta matrona.\nTutto ravvolto in vaporosa nube,\nlascia T Olimpo e lo spazio fendi,\nnume, discendi, che il maggior tesoro\nRoma t'affida.\nDiscendi, o nume; la fulminea spada\nCesare gioca contro il Pardo rude:\ncopra il tuo scudo il Dittator di Roma,\ndivo Luperco!\nGilberto Beccari, trad\n\nL'ultimo degli Incas\nJosè Eusebio Caro.\n« Ascolta, Padre Sole ! a terra giace\ndi Manco(I) il trono; profanate gemono\nl'are tue sante, ed io t'esalto solo:\nsolo, più libero!\nTu vedermi potrai dal mar lontano,\noggi, quando precipiti all'occaso,\nin cima del Vulcano, gì' inni tuoi\ncantando libero.\nSolo domani, quando all' Oriente,\nla tua corona già di nuovo brilli,\nindorerai col primo raggio l'erma\nmia tomba libera :\ned il condor vi scenderà dal cielo,\nil gran condor che su le vette vive,\nvi porrà l'ova, vi farà il suo nido\nignoto e libero. »\nGilberto Beccari, truck, dallo spaglinolo.\n(i) Allude il poeta a Manco-Capac fondatore del Perù, padre della razza\ndegli Incas e primo monarca della dinastia dei figli del Sole."}, {"page_pdf": 43, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.43", "texte": "POESIA\n\nL'ARPA\nG. A. Becquer.\nDella sala in un angolo oscuro\ne là forse deposta in oblio,\nsilenziosa e coperta di polvere\nvedevasi un'arpa.\nCome dormon gli uccelli sui rami,\nsulle corde le note dormivano,\naspettando una mano di neve\nche le ridestasse.\nOh ! pensai : quante volte anche il genio\ncosi dorme nel fondo dell'anima,\nd'una voce in attesa, che dica\ncome a Lazzaro un di :\n« Surge et »\nGilberto Beccari, trad\n\nLA TUA PUPILLA\nJosé Eusebio Caro.\nLa tua pupilla è azzurra, e quando ridi,\nquell'azzurro soave mi ricorda\nil tremulo fulgore de l'aurora\nche si riflette in mare.\nLa tua pupilla è azzurra, e quando piangi,\nle lagrimette luccicanti in essa\na me sembrano gocce di rugiada\nsopra una violetta.\nLa tua pupilla è azzurra, e se nel fondo\ncome un vivo baglior raggia un'idea,\nmi par nel cielo di una sera calma\nuna perduta stella.\nGilberto Beccari, tv ad. dallo spagnuolo."}, {"page_pdf": 44, "page_imprimee": "42", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.44", "texte": "POESIA\n\nL'OLIVO\nMario Foresi.\nOleum lucei, pascti, ungit, fovet ig netti,\nnulrit car netti, lev ti dolorem.\nSÀNCTI BERNARDI ex SERMONIBUS.\nA te, fra il Pentelico e '1 mare,\n0 mistica pianta, cui vena\nIrrigua di sangue fur l'are,\nChe al pari di Pallade Atena\nLa pura custode\nYegliante dal tempio Partenio\nSull'Attica, i palmiti sparsi\nTendevi (eran braccia?) sul genio\nDei figli di Cecrope, alzarsi\nNon osa quest'ode.\nIo sono nell'umile pace\nAgreste.,La dolce natura,\nSì come occupata, si tace,\nDall'ansia, dall'intima cura\nChe i cimoli, i fiori,\n1 pòllini, i frutti prepara.\nDai solchi alle prode, fra i rami,\nFra i cespiti, è tutta una gara\nD'effluvio, di verde, di sciami,\nDi tenui vapori.\nCi olivo del campo, a traverso\nLe rare tue fronde, la luce\nDell'aer purissimo e terso\nDiscende, sull'erba riluce\nFra l'ombra tua lene.\nIo penso che certo nel cavo\nDel tronco, ove ferve e risuona\nL'industre sussurro di un favo,\nSi celi una driade buona\nChe medita il bene.\nIo penso, se guardo le cime\nRicurve, fiorenti, augurali\nDi mignola, al torchio che esprim\nDurante le veglie autunnali\nUn rivolo d'oro;\nAl bove che gira paziente\nLa mola, alla donna che intinge *\nIl pane nell'olio recente,\nAiruom che la stanga sospinge\nE incalza il lavoro\nCol grido concorde. Più tristo\nTalora un pensiero m'assale\nAl viso reclino del Cristo\nOrante nell'orto fatale\nPer l'ultima volta.\nImmote scoprian le tue rame\nIddio. Ma nelle tenèbre\nIrrupe il manipolo infame\nE, come da turbiti funebre\nCommosse, la volta\nDel cielo precluser. Vibrare\nTi guardo nel sole e nel vento,\nO olivo, e ogni foglia mi pare\nD'un gran candelabro d'argento\nUn lume che arda.\nE penso. Non solo alla palma\nContesto, pio ramo dal muro\nPendente, tu vegli la calma\nDei sonni, tu sei nell'oscuro\nUn occhio che guarda;\nNon solo deirumil papilla\nIl cibo tu esalti, e lenisci\nLa piaga che spasima, stilla\nPietosa; ma ecco, assorbisci\nAl sol de' tuoi clivi\nIl fuoco, e ti accendi la sera,\nE scorti chi soffre e soccombe,\nLucerna, e chi aspetta, chi spera,\nChi prega. E schiari le tombe,\nPensiero dei vivi."}, {"page_pdf": 45, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.45", "texte": "POESIA\n\nLa ninna-nanna dell'Etèra\nEnrico Fondi.\nAl poeta F. T. MARINETTI, vertiginoso\nagitatore d'imagini e di ritmi.\nNella tiepida camera odorata\ndi muschio e di viola, a notte fonda,\nentro la rosea veste merlettata,\nl'Etèra era in attesa: alla greve onda\ndel sonno non si oppose e sovra i tasti\ndel piano reclinò la stanca fronte.\nPei cieli del suo cuore, a dirne i fasti,\ntre canti si levar con ali pronte.\n(LA RUFFIANA)\nGiovanissima sei :\nhai le carni più fresche\ne più grate di pèsche\nche a pena maturate\nsieno, in grotta, a' trofei\nconvivali serbate.\nGodi cui vuol godere;\nma pensa alle mie vesti\nche, se vecchia domestica\nora chiudono, un giorno\nvibraron del piacere\nch'io m'accendeva in torno.\nCome te, bella anch'io\ne agli uomini piacente\nvissi : ma imprevidente\ndevo or chiederti qua,\npel vizzo corpo mio,\nun po' di carità.\n(IL LENONE)\nVuoi tu il giovane forte\nche t'ami e ti di&nda?\nPria che ad altra lo venda,\necco il cuor; non temere.\nGrigia i miseri han sorte:\nsoma a l'altrui piacere.\nLa mia non chino a niuna\ndeità; io mi sto fuori.\nMa il mondo che in clamori\nalti te chiama e scaccia,\nvedi, la tua fortuna\npoi cede alle mie braccia.\nAnche da un sommo tetto\nha pel nido difesa\ne all'uom destro, sorpresa,\noffre la colombella\nl'arrosto di un banchetto.\nSta però cheta, o bella.\n(L'AMATORE)\nL'alito mio non senti\ncom'è caldo, e sonoro\nnelle mie tasche l'oro,\ntu che in me tutti i cibi\ntrovi ai tuoi godimenti\ne ogni vino in me libi ?\nIn te me stesso oblio\ne in me l'esterno mondo\nper l'attimo giocondo\ndel tuo dolce possesso :\nchè brucia og*ni desio\nnel fuoco dell'amplesso.\nCosì ricca tu sei\ne ognor più lo sarai,\nsol che ognor più saprai\nsaziare la infinita\nsete dei sensi miei.\nA me. Vieni alla vita!\nìi nella calda camera odorata\ndi muschio e di viola, ove dormia\nl'Etèra entro la veste merlettata,\nquesto cantore entrò : da la magìa\ndel Sogno — che l'avea, in dominio blando,\nriposta bimba in mezzo ai boschi, in traccia\ndel primo amore... . — ella balzò, scrosciando\nda le aspre risa, nelle tese braccia."}, {"page_pdf": 46, "page_imprimee": "44", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.46", "texte": "POESIA\n\nBÊARN\n\n(POÈME EN PROSE)\nRèches ou velues sur leurs minces tiges, les graminées se\nsont tirées, tirées, et sans peine elles ont submergé leurs sceurs\ntout alourdies de corolles ; scabieuses, orchis, marguerites, mauves,\nmélilot. Le pré est une immense coulée d'or, or passé, fluide,\nvaporeux, jusqu'au moment ou, frrrt.... Cherubin sans scrupule,\nun soufflé d'air vient qui retrousse les gerbes et livre leurs dessous\nbariolés.\nLe Maitre a dit: L' herbe est mùre, il faut la couper. Et\nsous l'acier luisant ?[ui grince, le touffeurs blondes se sont abat-\ntues souples, chaudes, telle la chevelure d'une petite fiancee de\nDieu. Et aujourd'hui le bel or vivant et mouvant n'est déjà plus\nqu'une chose terne, grise, prète à ètre emportée dans un char,\nenfermée sous un toit, une pauvre chose vaincue qui ne tente\nplus les frelons, et sur laquelle le vent passe, dédaigneux, et ne\ns'arréte pas.\nLes faneuses, dorées et rieuses sous l'auvent du mouchoir,\nles faneurs roides dans leur chemise de coutil neuf, s'agitent en\nsilence. Le foin des dents des rateaux vole, bondit, cabriolè, ja—\nmais en repos; son àme, fraiche comme le furent les fleurs dont\nil est fait, monte vers le ciel pale — encens, prières, soupir de\nflùte ? — et devient ciel.\nDans l'ombre bleue du figuier, les trois mioches jouent avec\nPihou, le chien. Leurs yeux du brun luisant et gai des guignes,\nles disent nés du méme pére. Grat a huit ans. C est un homme.\nIl a la garde du petit frère Tite, un démon ! qui à plat ventre\nsue et halète à vouloir cueillir l'ombre dansante du feuillage sur\nr herbe.\nMon sourire à distance empourpre Marie-Rose, trois ans, un\nrien de frimousse dans un ébouriffement de frisons multicolores.\nQuand je m'approche, son saisissement est tei que n'ayant point\nlà pour s' y blottir la jupe de sa mère, e' est la sienne qu' elle\njette sur sa tète.... et comme elle n' a absolument que ca sur le\ncorps....\nTite est bien moins farouche ! Je le prends dans mes bras,\nil se laisse faire, très gravement examine mon chapeau e mon col,\nd'un sourire les déclare à son gout, et, conquis, me jette a tra-\nvers les cheveux ses gourds petits doigts cajoleurs. Il est nu\ncomme un Jésus, roux comme une gerbe, potelé, charmant. 11\nsent bon le foin mur et le gosse propre. Des caiesses, des chan-\nsons? un biscuit mème où essayer ses premières quenottes, c est très\njoli ! oui, mais.... il y a mieux! On ne vit pas de l'air du temps!\net le bambin, qui vient de découvrir sa mère, pépie, éperdu, tend\nvers elle ses bras, ses petons, son petit bec avide. Soif! soif! soifL.\nPauvret! le lait qu'elle va lui donner ne le désaltèrera guère.\nLes moissonneurs travaillent sans hate, à la douce; pas d o-\nrage à Y horizon.\nOh! ces orages de la Saint-Jean, venant si traitreusement\ninterrompre le labeur et compromettre la récolte, je les connais,\net de longue date!\nIls surgissent noirs de la Madeleine, se trainent, patauds,"}, {"page_pdf": 47, "page_imprimee": "45", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.47", "texte": "POESIA\n\nau-dessus des prés et s'y déchiquettent, se concertent, et d'abord\nne s'entendent pas. Mais, tòt ou tard, unis par Ja volonté du\nmal, ils vont se grouper, se gonfler, et crever sur la campagne\néperdue. Dans ces moments on n'a jamais trop de bras, et bien\nsouvent il m'est arrivò de porter mon concours. J'ai roulé l'une\nvers l'autre les meules odorantes, je les ai jetées et empilées dans\nla cretonne quadrillée qu'un gas, à mesure, portait sur les epau-\nles à la grange toute proche. Et les braves gens de s'ebahir :\n— Jesus! per està de la bile, que tien el grip qaey u piasi !\n(Litt. : Jésus! pour ètre de la ville, elle tient la fourche,\nc'est un plaisir!)\nDe larges ampoules le lendemain témognaient au moins de\nmon bon vouloir !\nAujourd'hui, on n'aurait nul besoin de moi, mais quand-mème\nje veux travailler pour le plaisir, pour la gioire, pour aussi gagner\n— au moins une fois ! — mon pain à la sueur de mon front,\n— car on va goùter tout à l'heure!\nSi le fromage est salé, si la biande (pain complet) est bien\ngrise, ce sera tant mieux ! Je boirai à la régalade, en m' étran-\nglant, le cidre limoneux plus doux que le lait. Je regarderai boire\nà la régalade, sans s' étrangler, Félique aux reins de félin, son\nhomme Ferdinal, et tous les autres. Et les femmes, le menton\nrenversé, les seins en arrét, leurs bras en are élevés au-dessus\nde la tète, révéleront des coins de chair d'une pàleur exquise,\net les hommes retrouveront les gestes sobres, rudes et braves, 1 at-\ntitude biblique, et mes yeux seront heureux.... Ne le sont-ils pas\ndéjà? Oh! oui!\nLe soleil de trois heures tombe d'aplomb sur la campagne et\nla magnétise. Près de nous les feuillages pendent, ternes, et sem-\nblent fanés. Sur les pentes, les champs sarclés d? hier où le mais\nmonte, haut déjà de trente centimètres, si régulièrement zébrés,\ndonnent 1' impression d'une tapisserie de corridoi* ou d'un chàle\nimmense.\nPoudrée de soufre, peinte de sul fate, la vigne escalade les\ncoteaux, atteint le faìte où un bouquet de chènes compact s' é-\npanouit, noir7 sur l'azur luisant, et s'y enfonce avec viólence.\nDerrière la haie le blé gris criquette que le soleil de la Saint-\nPierre va enduire d'or, faire pareil aux fleurs de l'église.\nLes peupliers, éternels tourmentés, frémissent, nacrés de lilas,\nde rose et de bleu comme si chacune de leurs feuilles si flexibles\nétait pour les rayons du soleil un miroir.\nMarie-Rose de loin m'offre dans son sourire sa petite àme\napprivoisée, donnée. Tite, lesté, s'est assoupi bec mi-clos entre\nles genoux de Grat.\nPihou-le-fauve dort aussi, renversé, affalé, si cocassement\naplati que l'on croirait d' ici une serpillère oubliée.\nUne paix divine d'épand avec les rayons, baigne ètres et\nchoses.\nOh! qu'on est bien et loin de tout....\n\nHein?"}, {"page_pdf": 48, "page_imprimee": "46", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.48", "texte": "POESIA\n\nDÉCLARATION\nMarguerite Henry=Rosier.\nO soirs mouillés, si bleus, si flottants et si doux,\nTiède odeur des saisons qui passez près de nous,\nCouleur des jours changeants sur le bord de la route,\nClioses, datis les chemins; qu'on respire et qu'on goùte,\nAh! je vous aitne trop, je vous aime plus fort\nQu' un visage, qu' un rire, une larme, de l'or,\nEt plus qu' on peut aimer une parole humaine !\nJ5 ai bu tous les bonheurs au fond de votre haleine,\nl'ai su comme l'on peut rèver et s'attendrir\nEt jeter ses deux bras vers la vie et souffrir\nEt se sentir de joie ivre, chaude et profonde.\nVous m'avez fait le plus doux bien qu' on puisse au monde,\nVous m'avez fait sourire, aimer; j'ai sangloté,\nJe fus pareille aux dieux près de vous, j'ai chanté,\nEt j'ai pensé mourir d'exaltation tendre.\nJ' étais grave. Et lorsque nul ne pouvait comprendre...\nEt que j'avais tremblé d'angoisse et du besoin\nD'une chose trop vague et trop belle et trop loin,\nJe revenais a vous et j'étais consolée\nEt j'amais mieux que tout une ombre dans l'allée,\nL'eau courante avec ses beaux reflets aux couchants,\nL' horizon, les chemins et l'été sur les champs\nChères choses du monde où notre joie habite,\nSe peut-il, se peut-il qu' un jour proche on vos quitte,\nQue l'on ferme les yeux, à jamais, dans la nuit\nEt qu'on ne sache plus vos souffles, votre bruit,\nVos parfums; que l'on n'ait plus jamais au visage\nLa danse des saisons, de l'ombre et du feuillage !\nAh! je vous veux encor. Je veux gouter longtemps\nVos printemps revenus et vos arbres chantants.\nJe n'ai pour ètre heureuse et douce et tendre et fière\nQue votre odeur, que vos contours, votre lumière\nEt e' est pour respirer encor dans le chemin\nQue je crains de mourir et que j'attends demain.\nAh! e'est pour vous que je demeure inassouvie,\nQue je désire encore et chéris tant la vie,\nPar vous que tout mon cceur se gonfie de bontè,\nS'apaise en oubliant et s'ouvre dans l'éte.\nC' est vous que je regarde et vous pour qui je reste,\n«\nVous pour qui je pardonne avec un si doux geste,\nVous qui m'aurez donné mon bonheur le plus fort,\nVous que je pleurerai seulement das ma mort."}, {"page_pdf": 49, "page_imprimee": "47", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.49", "texte": "POESIA\n\nVETTE NEVATE\nFrancesso Rocchi.\nPrima sui colli, poi tra selve e schiette\nroccie salì a la cuspide puntuta\nch'emergeva tra i faggi. Indi ristette\npensoso, guardò a lungo nella muta\nsolitudine, e parvegli d'avere\nai suoi piedi la terra, -in quell'acuta\nbalza che lo reggeva. Ma le nere\nombre de le montagne, a le sue spalle\ns'acquattavan schernevoli e severe\nnei paurosi abissi de la valle.\nEgli si volse e se n'avvide : ai fianchi\navea monti più alti, in uno scialle\ndi neve avvolti, che i lor dorsi bianchi\ncurvavano in lunghissima catena,\ntroppo lontani pe' suoi piedi stanchi,\ntroppo scoscesi forse alla sua lena.\nMa provarsi a una vetta, una, la prima,\npiù modesta di tutte! Il sole appena\ntoccava il meridiano ; e quella cima\nbiancheggiava così lieta nel cielo,\nche ne volle tentare il varco prima\ndel tramonto. E s'avviò pieno di zelo\nper nuove selve, e ritentò le pietre\nacuminate, ed i calanchi, e il gelo\nche si fendava ai passi, e nelle tetre\ngole balzava a scheggie, e scricchiolava\ncon un tinnito tremulo di cetre.\nGiunse ancora di giorno. Per la cava\nopacità dell'orizzonte il sole\nin una pace d'oro fiammeggiava,\ne intorno pallidezze di viole\ntrascoloravan nell'azzurro. Intento\nstette ammirando, e vide come aiuole\nsotto a sè le foreste, e ascoltò il vento\nnei baratri mugghiar con le cascate,\ne portar ne la terra lo spavento.\nPoi la sera, il silenzio, le abbuiate\nnuvole, come fiocchi di velluto\nnero ondular pel cielo, e le ghiacciate\nali notturne fremere pel muto\nspazio: il terror, le tenebre, la via\nforse smarrita.... Si senti sperduto\nma coll'anima balda in signoria\ndi sè. Davanti eran le bianche creste\ndelle giogaie, come un'ampia scia\nnel cielo immenso : ai piedi le foreste\nche porgevan ristoro. E scese, e volle\nerrar tra i faggi su le buie peste\ndegli armenti, attendendo su le zolle\nfresche il mattino per salire ancora\nalle vette più acute, in una folle\nansia d'altezza. — Ad aspettar l'aurora\nuna vecchia capanna di pastori\ngli offria sicura e tiepida dimora. —\nDormì, sognando pallidi chiarori\ndi purissime luci, in seno a cupi\nvortici dell' ignoto, mentre fuorit\nurlava la lontana ira dei lupi."}, {"page_pdf": 50, "page_imprimee": "48", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.50", "texte": "POESIA\nL'abbonamento a \"Poesia,, rimborsato\nL'abbonamento annuo a \"Poesia,, (Lire IO per l'Italia, 15 per l'Estero) è interamente rimborsato dai\ndoni seguenti :\n66 PORSIA 99 esce regolarmente ogni mese.\nOgni numero costa in Italia Lire 1,— all'Estero 1,50\n\nEDsHÌO — Prima Parte: VERSO IL BALENO romanzo di Paolo Buzzi, Vin-\ncitore del i.° Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) - Edizioni di \" POESIA „ . . . . . • . . L. 2, —\nIv' Esilio — Parte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume di 300\npagine con copertina a colori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia,, . . L. 2, —\nTy* Edilio — Parte Terza: VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pa-\ngine con copertina a colori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia „ . . . . L. 2, —\nT\"y* ÌlXOVlt)0 VOlfttO versi di Enrico Cavacchioli, Vincitore del II.0 Con-\ncorso di \" Poesia „ (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani) — Edizioni di \"Poesia,, .......... La 3,50\nKl \"fi OO fl.JM.OI?© — poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato\nsu carta di Fabriano) — Edizioni di \"Poesia,, ......... L. 3,50\nijrÌOVfilXH.Ì X'flJSCOli — studio critico di Emilio Zanette, Vincitore\ndel III.0 Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Ro-\nmani) — Edizioni di \" Poesia L. 3,50\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE :\nIl verso libero — studio critico di Gian Pietro Lucini (elegantissimo vo-\nlume di 500 pagine con acquaforte di Carlo Agazzi) — Edizioni di \" Poesia,, . L. 5, —"}, {"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.51", "texte": "DE FRANCE f\nPARIS - 26, rue de Condé - PARIS\nSEIZIÈME ANNÉE-Parait le Ier et le 15 de chaque mois - SEIZIÈME ANNÉE\nDirecteur: Alfred Vallette\n\nLA RÉNOVATION ESTHÉTIQUE\n(DEUXIÈME ANNÉE)\nSEULE REVUE D'ART RÉDIGÉE PAR DES PEINTRES\nParaissant le premier de chaque moìs sur 56 pages imprimèes avec luxe,\nformant par an deux magnifiques volutnes de 336 pages.\nABONNEMENT : France et Etranger, IO francs par an\n12, Rue Cortot, PARIS (XVIlì *)\n\nLA TOISON D'OR\n2.e ANNÉE\nON SOUSCB.IT à la Rèdaction : MOSCOU, Norvìnsky boulevard, maison\nRogoflne; PARIS, Union des artistes russes, 25, boulevard Montparnasse; H.\nFLOURY, Boulevard des Capucines; HACHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nLe prix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro: 6 frs. Le Directeur: NICOLAS RIABOUCHINSKY.\n\nRoi ria il ul\nPOLI TIC — LITERAR — KELIGIOS\nRedactia si administratia :\nStrada Locaci, N. JO - Bucarest\n\nLE CENSEUR\nPOLITIQUE ET LITTÈRAIRE\nDirectetir: J.-ERNEST CHARLES\n-43, Rtie des Belles-Ketiille», PAKIS\nABONNEMENT: IO FRANCS.\n\nEES MARGES\nGAZETTE LITTÈRAIRE\nPubliée par M. EUGÈNE MONTFORT\nLe numéro ordinaire: O fr. 50 - L'abonnement à 6 numerosi 3 francs\nLe premier volume est en vente au prix de 5 francs\n0 5, Rue Chaptal, PARIS (IX.)\nA. _\n\nVERS ET PROSE\n<-r *V/\\^\nc\n*^6\nPARIS — 18, Rue Boisssonade\nDirecteur: Patii Fort\n\nLK BEFFROI\nNOUVELLE SERIE (8C ANNÉE)\nART ET L1TTÉRATURE MODERNES\nRevue du Nord de la France & de la Belgfique\nPARAISSANT LE 15 DE CHAQUE MOIS\nLEON BOUCQUET, Directeur - Rue de la Rondelle, 4 - ROUBAIX\n\nLA BALANCE\n(VIESSY)\nREVUE RUSSE DE LITTÉRATURE ET D'ART\n1908 - CINQUIÈME ANNJÉE\nPrìx d'abonnement pour VUnion Postale: 18 fr. par an.\nDìrecteur: SERGE POUAKOFF\nBureau: Moscou, Place du Théàtre, Métropole, 23.\n\nV I R\nRivista di Idee ed Arte\nDIREZIONE : ANTE Alighieri, 14\nFIRENZE\n\nANTÉE\nKevue Mensuelle editée par ARTHUR HERBERT\nPorte Sainte - Catherine - BRUGES '\nAbonnement : 6 Francs.\n\nRENACIMIENTO\nDirector: G. MARTINEZ\nVelasquez =\n— fù"}, {"page_pdf": 52, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190706-01.1.52", "texte": "Prezzo del presente fascicolo t 2.-\nSocietà Anonima POLIGRAFIA ITALIANA - Via Stella, 9 - MILANO\nLUE MARIO, gerente responsabile\n\nÉPili0NS PU \"MERCURE PE FRANCE,, - PARIS\n\"A\nti A\n«vi\ny\nVI\ne\n/\n/\n\\\nr\nc\n/\ni\nBOMBANCE\ntragedie satiriq«e de F. T. MARINETTI"}]}