{"numero_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_sha256": "eb2c12ec68bcf8c72eac2a2c91a21f57527e9a8ca7b286f27f52db42b94d12bd", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1908/02_01/bmtnaai_1908-02_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1908/02_01/bmtnaai_1908-02_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c002", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c002", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.2", "titre_corps": "{PubInfo}IL NUOVO GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "titre_sommaire": "{PubInfo}IL NUOVO GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "signature_source": "F. 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MARINETTI.\nL/a nostra Rivista, considerando la poesia come elemento essenziale di ogni crea-\nzione letteraria, ha deciso di attribuire un premio di\nLire 3000\nad un Romanzo italiano inedito.\n1. — È lasciata ai concorrenti la più assoluta libertà circa il soggetto e il genere\ndel romanzo.\n2. — Il romanzo premiato sarà pubblicato e diffuso per cura ed a spese di Poesia\nnelle proprie edizioni.\n3. - Sul guadagno netto che darà la vendita l'autore percepirà il 50 °|0.\n4. - Il resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi concorsi di Poesia.\n5. - Ogni manoscritto potrà essere firmato col nome o con un pseudonimo, e\ndovrà essere accompagnato dalla bolletta d' abbonamento 1907, oppure da\nquella 1908.\n9\n6. Il prezzo d'abbonamento a Poesia è di L. 10 per l'Italia, 15 per l'estero, e deve\nessere mandato direttamente alla nostra Amministrazione (Via Senato 2,\nMilano) mediante cartolina vaglia.\n7. - La chiusura del Concorso, dato il grandissimo numero dei\nconcorrenti, e volendosi soddisfare alle loro insistenti ri-\nchieste, è stata prorogata al 30 agosto 1908.\nIL DIRETTORE"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c003", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c003", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "1", "image_debut": 3, "image_fin": 3, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.3", "titre_corps": "{PubInfo}Untitled Text", "titre_sommaire": "{PubInfo}Untitled Text", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.3", "debut_caractere": 262, "fin_caractere_exclue": 1762, "texte": "Iv* E0«*ÌlÌO — Prima Parte: VERSO IL BALENO; romanzo di Paolo Buzzi, Vin-\ncitore del i.° Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) - Edizioni di \"POESIA,, . . . . . . . . L. 2,\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a\ncolori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia. . L. 2,\nParte Terza: VERSO LA. FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia,, . . . . . . . L. 2.\nIv* velato - - versi di Enrico Cavacchioli, Vincitore del II.0 Con-\ncorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani) — Edizioni di \"Poesia,, L. 3,50\nJLSld-lXOO — poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato\nsu carta di Fabriano) — Edizioni di \"Poesia,, L. 3,50\nJL _fir® — studio critico di Emilio Zanette, Vincitore\ndel III.0 Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Ro-\nmani) — Edizioni di \" Poesia „ L. 3,50\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE :\nIl verso — studio critico di Gian Pietro Lucini (elegantissimo vo-\nlume di 500 pagine con acquaforte di Carlo Agazzi) — Edizioni di \" Poesia ,, . . L. 5, —\nLe conciliane d'oro — liriche di Paolo Buzzi (elegantissimo volume\nin carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia L. 3,\n1Ue ranocchie Itirclxixre — liriche di Enrico Cavacchioli\n(elegantissimo volume in carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia ,, . . . . 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Lo scettico amabile che egli ama di com-\nparire nella prefazione delle sue Note pubblicate\nnel 1897, ha avuto, in questi dieci anni di regno, tutto\n11 modo di placarsi con sè stesso, se non con gli altri.\nAnche allora, egli non era irritato nè con l'uno, né\ncon gli altri ; era forse un po' blasé di fronte alla sua\nopera di critico, di censore, condannato per la vita a\nrivedere gli innumerevoli sbagli della letteratura grassa\ne rubiconda. Da buon epicureo, egli ne assaporava le\nprimizie, spolpandola e passandola negli intingoli diversi\ndelle mille salse filosofiche e psicologiche; vagliandola ed\nanalizzandola, per dividerla dall' untume abituale della\nmargarina di contrabbando: era insomma il cuoco sa-"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.7", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3552, "texte": "piente che ammanniva ed ammannisce ai numerosi Roi\nBombance delle nostre lettere, i manicaretti più squisiti\ne più sapientemente didascalici.\n*\n* *\nEgli potrebbe dire come Sainte-Beuve : «\nmes reserves, f aieu V air pur rap-\npresentando il nostro più grande critico italiano : l'uomo\npassato cavallerescamente a traverso tutti i sofismi della\nvita, dopo avere sfruttato la spiritualità borghese demo-\ncratica ed aristocratica, per foggiarsene un bel ventaglio\nod un bello staffile per i botoletti maligni ed acidi di\nquella repubblica pedanteggiante che si annida sulle\nvecchie mitologie del Parnaso e di Elicona, fedele a leggi\nnon più accettabili.\nChi ha seguito l'uomo a traverso le sue manifesta-\nzioni, chi ne ha studiato l'articolo brillante e multanime,\nl'opera di teatro, l'opera di poesia, sa già quale grande\ndottrina nutrita di un pensiero vigile e forte si nasconda\nnel suo spirito sagace.\nDopo aver navigato nelle acque torbide della po-\nlitica, in cui i cattivi demagoghi legiferanti fanno pro-\nfessione di ottimi confessori, egli, tornato alla ragione\npura dell' arte, può sbizzarrirsi scagliandole contro lodi\ne anatemi.\nNessuno meglio di lui ne conosce le intime sensi-\nbilità e le più fine sottigliezze.\nPer essere un grande critico, bisogna essere pure un\ngrande artefice ; aver piegato la propria anima sotto il\nsoffio rapace di tutte le febbri della impazienza creativa;\naver soggiogato i propri sentimenti sotto la sferza spa-\nvalda dell'analisi che comincia da sé stessi; aver battuto\ntutti i martelli sintetici del proprio spirito, per farne\nsprizzare delle faville luminose in un cielo profondo di\noscurità.\nDomenico Oliva ha fatto tutto questo, riuscendo in\nquello che un suo grande predecessore ammoniva :\n« Versez dans la critique nos effusions, votre sym-\npathie et la plus part de votre substance; louez, servez\nde votre parole les talents nouveaux, d'abord si com-\nbattus, et ne commencez à vous retirer d'eux que du jour\noù eux mèmes se retirent de la droite voie, et manquent\nà leurs promesses... »\nQuale giovine non ha atteso la buona parola di\nquesto mago profondo, dalla serenità innumerevole?\nPer lo studio complesso delle stravaganti varietà\numane, in tutte le manifestazioni bislacche, o realmente\nverosimili; strampalate in una ridda grottesca di pas-\nsioni o in un tumulto sanguigno di ferocie; stemperate\nin una mellifluità femminile di evanescenze o in una sobria\nironia di cinismo sentimentale, Domenico Oliva non ha\neguali.\nEgli ha fatto passare sotto il suo coltello anatomico\ndi buon conoscitore di anime di tutti i prezzi e di tutti\ni gusti, mezzo del nostro mondo moderno, anatomizzando\nsottilmente sulle debolezze e sulle fortitudini che si ar-\nroncigliano con una disperazione sempre folle nelle spi-\nrali convulse della nostra letteratura.\nE per tutte le vittime o per tutti i suoi esaltati ha\navuto il gesto nobile e la parola discreta; ha fatto ca-\ndere o salire, sorridendo, con quell'aria di paterna e tran-\nquilla bonarietà con la quale sfiora tutto, illumina tutto.\nUn tale spirito, deve inquietare una data categoria\ndi uomini : quella degli analisti per forza.\nAnalizzare un critico della sua forza, attraverso la\nsemplicità della sua vita letteraria è quasi un assurdo :\nla sua opera non si discute e si accetta quale è, come\nil frutto di una grande sincerità e probità artistica.\n*\n* *\nIn una sera tempestosa di glorificazione, fui pre-\nsentato a Domenico Oliva nel camerino di un attore\noggi celebrato: di Ferruccio Garavaglia.\nRobespierre, autocrate, artefice di rivoluzione, car-"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.8", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2064, "texte": "nefice sanguinolento, vociferava, agonizzando nella sua\ndisfatta.\nDalla sua grandezza minacciosa, egli scendeva i\ngradini tirannici del suo regnucolo di condanna.\nL'evocatore ambizioso di questa grande figura, colta\nnegli ultimi giorni del suo regno di febbre, poco prima\ndella sua morte miserabile sulla ghigliottina, vedendo\nsprofondare la catapecchia gigantesca della sua opera di\nsangue, è Domenico Oliva.\nEgli non era nè un partigiano, ne un fariseo : aveva\nveduto in quella lente biconvessa che si chiama la storia,\nla ragione tragica e formidabile di un dramma di anime\nenormi, ed era divenuto inconsapevolmente non più il\ncritico dogmatico che catechizza con astrazioni dalle co-\nlonne del giornale o del libro, ma il critico espositivo,\nillustrativo, che scompone e ricompone un grande avve-\nnimento dell'Umanità, tra i brividi e le supreme con-\nvulsioni di un cattivo reggitore di popoli, per la nostra\nmeraviglia di uomini normali.\nLa satira della rivoluzione francese, staffilata in una\nironia sanguinosa è il mare in cui nuota Massimiliano\nRobespierre. Domenico Oliva agita la sua tempesta in\nun dibattito verbale di filosofemi : vince il pubblico e lo\naffascina con la sua arte magistrale.\n*\n* *\nMa Domenico Oliva è anche un poeta. Nel Ri-\ntorno, ci ha dato dei versi eloquenti e pieni di bell'im-\npeto lirico.\nConosce le combinazioni sapienti, non i capricci\ngoliardici delle Muse.\nEd i poeti che lo hanno avuto a censore, sanno\ncome egli sia profondo in materia, e quanta sensibilità\ndi primo ordine egli abbia versato nei facili motivi della\nsua poesia nobilissima.\nLa critica ha anche una ragione diremo quasi mu-\nsicale, un ufficio di euritmia negli alti e bassi delle ma-\nnifestazioni di arte: la sua forza non nasce da un con-\ntrasto, ma da un ordine dialettico, da una predisposizione\ncostante di suoni accordati.\nAnche per questa ragione, Domenico Oliva è uno\ndei maestri della critica italiana.\nVINCITORE DEL II CONCORSO DI \"POESIA,.\nNB. POESIA pubblica solamente versi inediti.\nPOESIA ne publie que de 1'inédit.\n\nEnrico Cavacchioli"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c008", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c008", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "4", "page_fin": "4", "image_debut": 6, "image_fin": 6, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.7.1", "titre_corps": "[Illustration sans titre]", "titre_sommaire": "[Illustration sans titre]", "signature_source": "ROMOLO ROMANI", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.6", "debut_caractere": 1021, "fin_caractere_exclue": 1046, "texte": "Disegno di ROMOLO ROMANI."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c011", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c011", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "9", "page_fin": "9", "image_debut": 11, "image_fin": 11, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.10", "titre_corps": "Lo Zì Meo", "titre_sommaire": "Lo Zì Meo", "signature_source": "Giovanni Pascoli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.11", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1442, "texte": "Lo Zi Meo\nGiovanni Pascoli.\n\nA VICO VIGANO', ACQUAFORTISTA\nNobile Artista ! ieri si stava in novelle dopo il mo-\ndesto desinare festivo. Era l'ora in cui compariva in casa\nmia lo Zi Meo, la moglie, la figlia, due sottofigli (come\ndiceva lui) bambini che si godevano un po' di befana.\nQuando venne anche lui. Un uomo mi portò la sua\nacquaforte, caro grande maestro ! Era proprio lo Zi Meo\nche tornava ! E che guardava innanzi sé, fiero e severo,\ncome faceva dopo aver pronunziato una delle sue umili\ne alte sentenze, dopo aver rapidamente paragonato i\ntempi d'una volta e quelli d'ora, concludendo :\nme dico: Viva l'Italia,!,dopo aver detestata l'ignoranza\nd'allora e aver gridato che ci voleva\nscola! — Ben tornato, Zi Meo !\n— Oh ! se tornasse davvero ! — Così dicevano le\nsue donne : — Se potesse tornare ! Se potesse vedere !\n— Il suo ritratto dal più vivificante bulino d'Italia! Ma\negli non può vedere né ridire nulla. Le esprimo io,\nnobile artista, la mia profonda ammirazione. E' un lavoro\ndi potenza ineffabile. E io, che nel fondo del mio in-\nternazionalismo giovanile sentivo fremere il patriottismo,\ne che ora all'Umanità da redimere porto o credo portare\nun cuore ebbro d'italianità, io mi esalto di lei nel nome\ndella Patria, e mi rallegro con l'Italia che in questa dif-\nficilissima delle arti un italiano raggiunga altezze toccate\nora solo da stranieri. 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Così vertiginoso era il volo del maschio che\nla gentil compagna talvolta, sorpresa e intimorita, ral-\nlentava l'ale ; ma egli fiero gridava : In alto ! in alto !\n— E riprendevano il volo, stretti d'amore e d'orgoglio,\nvia per lo spazio infinito, nell'infinito azzurro.\nPur venne l'istante in cui la mèta parve si allon-\ntanasse dal gran desio, e l'ardito campione, che aveva\nsaputo reggere a tutte le fatiche, si sentiva piegare di-\nnanzi all'ideale disinganno. Ella allora, piena di slancio,\nsi protese a lui e: «Tu mi insegnasti il volo, or vola,\nvola ! Nessuna tregua. Vedi ? io ti sorreggo. In alto, in\nalto, sopra gli uomini, sopra gli eventi, sopra le tenta-\nzioni, sopra le viltà. 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Signori, in vettura!...\nTutti si affollano agli sportelli.\nL'Orgia ispeziona e controlla:\n— Aristocrazia, Nobiltà, Blasone... benissimo: prima\nclasse, signori. — Loro?.. Oh! scusino, eccellenze... non\nle avevo riconosciute ; lo scompartimento riservato è\npronto, ecco qua: Politica e Affarismo. — Una\nintera per S. A. il Capitale. — Lei?... ah! la Giustizia:\nseconda classe «vietato fumare». — E Lei?... la Chiesa:\nseconda classe... le tendine calate, sta bene. — Chi è\nquesta frotta turbolenta? Ah le Arti,..: terza classe, in\nfondo... Vogliono il wagon-restauranTutto occupato\ndall'Industria e dal Commercio... — L'Esercito?... prima\nclasse «fumatori ». — La Stampa?... visto,... s'accomodi\ndove vuole... — Qui l'Istruzione...; c'è posto qui per\nl'Istruzione?... No; e qui?... No; vada con l'Esercito...\nNon c'è posto;... con la Stampa, con la Giustizia, con\nla Chiesa... non c'è posto... Si metta là con le Arti...\nalla meglio... — La Scienza?... Terza classe anche lei...\n— Tu?... il Genio... anche tu, piccino?... Non so dove\nmetterti;... vai, arrampicati nella garritta di un guardia-\nfreno... — Lei?... il Lavoro... Non c'è più posto, non\nc'è più posto... -— E loro dove corrono?... Non vedono\nche quella è la vettura di S. A. il Capitale?... — Chi\nsono?... Socialismo e Anarchia...; indietro, indietro... va-\ngone bestiame... — Ci siamo tutti? — Pronti i bagagli\ndi questi signori?... Champagne,cantaride, sapone, mer-\ncurio... benissimo... — In vettura signori !... Per Citerà,\nsi parte!...\n— E i conduttori?!... Tutti a posto, i conduttori\ndel treno?... Vediamo: Crapula, Libidine, Senilità, Ram-\nmollimento... — Lesbo e Saffo dove sono?... Ah!, nello\nscompartimento « signore sole »... — Sta bene; e gli altri?\nLascivia, Erotismo, Degenerazione, benissimo.... — Sa-\ndismo, voi al bagagliaio; e voi, Lenocinio, alla coda: ecco\ni fanali!...\n— Signori, si parte!...\n— E l'orchestra?\n— Ah! diamine!... dimenticavo... Vediamo: è in\nvettura l'orchestra?... Giovinezza, Forza, Virilità, Salute...\n— E Amore?... Dov'è Amore?...\n— Ha preso un calcio dal Denaro e se n' è an-\ndato!... — Ma c'è qui qualcuno che lo vuol sostituire...\n— Benissimo... avanti... Lei chi è?...\n— L'Impotenza.\n— E che vuol fare?... Eh?... Come?... Non parli\nsottovoce...\n— Dice che si accontenterebbe di guardare...\n— Ma che succede laggiù?... Non vedete tutta\nquella gente che tenta di aggrapparsi ?... Chi è ?..."}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.14", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1565, "texte": "Sara la Miseria... mormora il Capitale, sbadi-\ngliando e stendendosi sui cuscini.\n— O la Plebe, osserva l'Aristocrazia alzando le\nspalle.\n— E' il Gregge, assicura la Chiesa.\n— E' il Proletariato! tuona il Socialismo agitando\nil fazzoletto.\n— E' il Popolo Sovrano, urla l'Anarchia.\n— Si, ma qui non c'è posto ! replica l'Orgia... —\nCi sono altri treni pronti per esso; ecco là i conduttori...\nIl capotreno corre verso un giovanetto ossuto e\nmacilento.\n— Ohè voi, Onanismo... sempre con le mani nei\ncalzoni...\nPoi scuote un grosso uomo maturo che volge le spalle.\n— Dico anche a voi, Pederastia...\nE rivolgendosi a un terzo, di età indefinibile, but-\nterato e rachitico.\n— E voi, Incesto, cosa fate? Dormite?... Tenete\nindietro tutta quella melma e caricatela nei vostri convogli...\nFinalmente il treno si muove fischiando e sferra-\ngliando, e, folle, ebbro, vertiginoso, si getta attraverso lo\nspazio. Un'armonia sottile e avviluppante; un profumo ar-\ncano ; una penombra di mistero ; un alito caldo, dolcis-\nsimo; un fasto di fiori, di veli, di tappeti... Mormorii\nsommessi, canti lontani, sospiri anelanti...\n— Citerà! Citerà! Citerà!...\n— Da questa parte si scende!...\n— C'è un viaggiatore senza biglietto, avverte un\nconduttore.\n— Dove?\n— Era nascosto in un gabinetto di decenza... eccolo...\nSi avanza in mezzo all'Erotismo e al Ramollimento...\n— Toh!... la Morte! esclama la Scienza meravi-\ngliata, riconoscendo il viaggiatore.\nNessuno vi bada. Tutti si slanciano verso i can-\ncelli dietro i quali tremolano, come fiamme, le bocche\ndelle donne.\n\nNotari."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c016", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c016", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "12", "page_fin": "12", "image_debut": 14, "image_fin": 14, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.14", "titre_corps": "APOLOGIA", "titre_sommaire": "APOLOGIA", "signature_source": "G. P. Lucini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.14", "debut_caractere": 1567, "fin_caractere_exclue": 2098, "texte": "APOLOGIA\nG. P. Lucini.\nCapelli folti e barba intonsa e bruna ;\nampia fronte ; occhio chiaro e indagatore ;\nsopra alle labra rosse si raduna\ncoli' ironia sarcasmo sprezzatore.\nParlar breve : commetto alla fortuna\ndel tempo — e gloria incalzo — il mio valore;\ned alla solitudine opportuna\ncorpo deforme e sereno dolore.\nCol riso schietto suscito diane\nallegre ed in silenzio m'appostillo,\nsdegno le pigre bugie cotidiane.\nFiero, iracondo, tenace, cortese:\nil bene e il male abburatto e distillo :\npiù che amicizia eleggo odio palese."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c017", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c017", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "13", "page_fin": "13", "image_debut": 15, "image_fin": 15, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.15", "titre_corps": "Per ĺalbum del generale Ulbrich, comandante il quadrato di Villafranca.", "titre_sommaire": "Per ĺalbum del generale Ulbrich, comandante il quadrato di Villafranca.", "signature_source": "Domenico Tumiati", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.15", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 410, "texte": "Per ĺalbum del generale Ulbrich,\ncomandante il quadrato di Villafranca.\nDomenico Tumiati.\nA TRIESTE\nDeh non t'agghiacci il nordico aquilone,\nprima che Italia balzi a nuova guerra!\nSul nostro cuor la Morte ti compone,\nfiore reciso dalla nostra terra.\nA TRENTO\nIncidi con la punta delle spade\n— BEZZECCA — su le culle e su le fosse;\ne aspetta! Rivedrai le tue contrade\narder di sangue e di camicie rosse."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c018", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c018", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "14", "page_fin": "16", "image_debut": 16, "image_fin": 18, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.16", "titre_corps": "ALLA MAGA : SOGNO SINCERO", "titre_sommaire": "ALLA MAGA : SOGNO SINCERO", "signature_source": "Ercole Luigi Morselli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.16", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3661, "texte": "ALLA MAGA\n\nSOGNO SINCERO\nUna gran nave carica di tutte le ricchezze, io co-\nmandavo dall'alto della poppa : una nave assai ben co-\nstrutta e meglio armata : ma che strano equipaggio era\nil mio !\nSotto il trinchetto sedeva il Destino, pilota taci-\nturno : guardava lontano, dritto al bombresso, oltre l'o-\nrizzonte deserto .* ma nel fondo delle sue pupille pro-\nfonde e immobili, passavano correndo turbe di fantasmi\nsconosciuti, Da nostromo mi faceva la Pazzia : un no-\nstromo capace ma spinoso e di poche parole. Con un\nfischio raccoglieva tutta la ciurma dei Desideri e delle\nPassioni e primo al travaglio, cantilenando alla maniera\nde' galeotti di Turchia, issava e mainava secondo la\nmia voce. Al timone ci stava la Morte; la sua testa\nlucicava al sole come una cupola maomettana : ma essa\nnon temeva i capogiri e nella sua ferrea presa scric-\nchiolavano i manubri della gran rota borchiata.\nCosi, con questo favoloso equipaggio, mi pareva\nd aver girovagato per il mondo tutta la mia breve gio-\nvinezza.\nMa ecco, sul più bello del mio viaggio, sale da\nponente un nembo minaccioso e m'abbuia il sole. Sul\ncielo nero il mare par di latte, e da lungi corrono le\nprime schiume.\n— I fiocchi! gli stragli! i contravelacci!... gridai\nsubito io dall'alto del cassero. E le vele caddero a una\na una, mentre la ciurma scimiesca saliva e discendeva,\nrapidamente, per il sartiame.\nIl primo colpo di mare piomba sulla va da\nprua a poppa con la furia d'un torrente alpestre, e se\nn'esce sfondando l'opera morta.\n— Il trinchetto! la randa! i velacci! la maestra !...\nPoggia timoniere!... gridai: e gli alberi si nudarono. E\nsi poggiò a levante.\nMa il vento infuriava tanto, e il nembo ancora sa-\nliva, e il mare travagliava la nave in si malo modo,\nche non vidi altra via di salute, se non correre in poppa\ncon la bassa gabbia dove il vento e il mare volessero :\ne aspettare,\nE aspettando, passarono le ore terribilmente lente...\ne venne la notte : una notte di spavento ! Per le crepe\ndel nembo, serpeva il fulmine. Il mare, la prua, la\ncima degli alberi ; tutto nel buio ! Le raffiche urlavano\nmorendo tra le sartie....\nDove andavamo?...\nEcco ora un romore nuovo!... non c'è dubbio: è\nil mare che ci frange contro qualche ripa a picco. Tutto\ndunque è finito?!...\nAh ! se avessi saputo prima guardare dentro le tue\npupille, o mio impassibile piloto, io certo avrei veduta\nla tua fantasima, o Maga portentosa! avanzare lungo la\ncresta tagliente e corrusca della tua scogliera: cosi come\npoi ho veduto la tua bella persona venire tra gli scoppi\nde' fulmini, con passo certo verso la mia disperazione!...\nquando già la chiglia del mio povero legno sbatteva sul\nfondo basso ad ogni sfuggire furioso dell'onde.\nIattura ! Iattura! mi gridavano i marinai impaz-\nziti dallo spavento. E il nostromo, più forte di loro gri-\ndava : O iattura o morte !\n— E sia ! gridai alfine — Spalancate il boccaporto ;\nmanomettete tutte le mie ricchezze. Forza !... prima quei\nsacchi d oro ! E tutto oro sognato, ma pur pesa. Avanti!\ntraete ora quelle grandi figure scolpite nel marmo : sono\nle donne che ho amato nella vita...: al bordo, lesti! e\ngiù nel mare!\nAdesso, lasciate che lo prenda io, quel groviglio di\nserpenti insonnoliti ! sono tutti i miei peccati, li ho nu-\ntriti col mio sangue e voglio sacrificarli con le mie mani\nalla mia dolce Sirena.\nAvanti! ora portatemi fuori tutte le mie care me-\nmorie: casse pregne di malinconici odori, custodite come\ncose sante! non aperte per timore che l'aria vi conta-\nminasse... : giù anche voi di qua..., a sfamar la tem-\npesta!.,.\nNon basta ancora? Ancora batte la chiglia?... E\nsia! Mano alle mie speranze! ai miei sogni di poesia!..."}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.17", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4200, "texte": "votate la stiva!... Sentite che odore d'alloro?!... Fuori\nanche quei sogni di gloria ! quei sogni di gloria infuo-\ncati ! giù dal bordo : che si spengan nel mare...\nOra la chiglia non batte più! e le onde spingono\nla mia nave ai tuoi piedi, come cosa morta, o Maga\ndell'anima mia! Tu discendi la dritta costa al lume dei\nlampi, metti il piede fermo sul bordo, salti leggera vi-\ncino a me e alla ciurma inginocchiati.\nSolo il destino non ti guardava : ben ricordo ! e la\nMorte rideva dietro la gran rota.\nMa tu hai gridato subito alla ciurma, inginocchiata:\nIn piedi : e fate vele che questo non è mare da far paura !\ne al Destino : Attento tu piloto da prua ! E alla Morte :\nOrza, al largo, timoniere !\nE la nave leggera con tutte le vele riaperte sem-\nbrò volare tra le nubi e la tempesta ; mentre nasceva\ndalle mille sue corde e risuonava per le sue caverne\nuna musica cosi potente, che il Mare ne tremava e l'Alba\ns'affacciò impaurita !\nDimmi, Maga : potevo io sognar meglio la verità ?\nNon ho guidato io forse per gran travaglio, la nave\ndella mia vita carica di peccati, di ricordi e di sogni?\nE non mi convenne un giorno gettare tutto, per\naver te? E non ti si inginocchiò forse ai piedi la ciurma\nde' miei desideri e delle mie passioni? E la mia pazzia\nmedesima fu tua! E tu entrasti nella mia nave peri-\ncolante con piede certo; e alzasti le vele della mia fie-\nrezza cadute vigliaccamente ; e riempisti della tua mu-\nsica la mia vita fuggiasca !\nChe vale aver la stiva carica d'oro, quando non\ns'ha coraggio di navigare?\nE tu me l'hai ridato questo coraggio, o Maga por-\ntentosa! Il sogno è verità! noi voliamo così com'ho\nsognato, tra le nubi e la tempesta: al timone sta la\nMorte e ride ancora : a prua siede il Destino e guarda\nsempre dritto al bombresso, oltre l'orizzonte deserto.\nCorri, tu, Maga, e guarda dentro le sue pupille\npiene di fantasmi. Dimmi se tra quei fantasmi vedi pas-\nsare abbracciati l'Amore e la Gloria !\nCorri, tu, Maga!... e guarda dentro le sue pupille,\npiene di fantasmi... Va!... e dimmi se tra quei fantasmi,\nvedi passare abbracciati l'Amore e la Gloria!\nSOGNO IMPOSSIBILE\nM'é parso stanotte d'essere morto, e sotterrato sulla\nvetta d'un poggio brullo.\nE tu salivi, Maga, tra i ciuffi delle ginestre, fati-\ncando, e mi cercavi. Ogni poco stavi ferma : battevi tre\ncolpi col piede sulla terra, e ascoltavi.\nAvessi potuto gridare il tuo nome, poi ritornar-\nmene muto per sempre! Avessi potuto movere pur un\ndito, e toccare una corda della mia lira, su cui stava\ndistesa la mano rigida!\nMa quando tu hai battuto tre volte sulla mia terra\n(chi poteva pensarlo?) il mio povero core ch'era morto\nda tanti giorni t'ha reso tre tocchi, e tu li hai bene uditi.\nAllora tu sei caduta in ginocchio e piegando il\nbel corpo, tu hai posato le due mani sulla mia terra...\nle tue lunghe mani che m'hanno dismagato, erano tanto\npiù fini e più pallide che sempre!\nPiangevi, e bagnavi la terra, come fa una pioggia\nbenedetta.\nIo ti guardavo fisso, di sotto la terra assetata, e\npregavo : Buona terra, lasciami arrivare sulla faccia una\ngoccia del suo pianto: non ti chiederò altro, per tutta\nl'eternità !...\nMa ecco subito m'avvidi che dentro la terra inu-\nmidita con le lacrime, s'affondavano le tue care mani :\ne diventavano del color medesimo della terra, e poi si\nallungavano stranamente e ramificavano, e mettevan\nbarbe : gettavano tutta la loro bellezza per potermi cer-\ncare con mille dita !\nE se guardavo sopra la terra, ben le vedevo io le\ntue divine membra di fanciulla! cingersi di scorza, e\ncrescere, e rameggiare, e gemmare, e inverdire! E già\nriconoscevo la bruna fronda del cipresso ondeggiare me-\nstamente sotto la luna maravigliata.\nIntanto le mille radici nate dalle tue dita s'affret-\ntavano strisciando intorno alla mia poca carne, e la\nsucchiavano senza fatica : tanto che in poco tempo la\npunta del tuo verde sembrò frustare le nubi fuggenti,\ne le tue salde radici nascosero il mio nudo scheletro nel\nloro intrico per sempre ; anzi lo serrarono tanto forte,\nche la mia lira ne fu rotta.\nMa, poi che tutta la mia carne morta fu salita su\nper le tue fibre vive, le fronde odorose di resina inco-\nminciarono a dar tenui suoni dolcissimi al vento, i quali"}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.18", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3065, "texte": "vagavano sui ciuffi delle ginestre all'alba. Non eran pa-\nrole; eppure chi varcava il poggio brullo si fermava a\nsentir quella musica e n'aveva gran pena al core.\nE se il vento cresceva e infuriava, allora la musica\nche usciva dalla tua fronda ferita impauriva l'anima dei\nviandanti.\nOra le mie languide pene, ora le mie tetre follie\nnarravi ancora cosi senza parole... quando mi sono de-\nstato e mi sono visto vivo !\nCom'era bello il sogno! Fosse simile al sogno la\nverità ! Fossi io morto davvero, e la mia rozza lira in-\nfranta : e mi potessi riposare in pace mentre le melodie\nche scendono dall'anima tua, dicessero all'anime sorelle\nle mie pene e le mie follie: tutto quello che non mi\nriesce di dire, accompagnandomi con questa mia lira sorda!\nSOGNO INUTILE\nE questa notte mi son sognato d'essere il mare.\nGrande come il mare, libero come il mare, sterile\ncome il mare, mi piacerebbe d'essere !\nVorrei che non queste miserevoli passioni umane\nmi movessero, ma il Maestrale e il Libeccio aizzati delle\nforeste.\nNon amare e essere amato; non odiare e essere\nodiato. Ornar di perle mille donne e mille ucciderne\nogni giorno, sentirmi maledire e benedire senza mutar\nfaccia: cullare sulle mie braccia le balene stanche, far\nruzzare i delfini spensierati tra le mie schiume : assistere\ncon lo stesso sorriso alle opere lente della pesca e alle\ncene rapide de' pescicani : carezzare le alghe odorose\ne lucenti ne' miei golfi sonori e scavar di sotto le mon-\ntagne di granito, per mangiarmele in un boccone : met-\nter paura al vecchio timoniere con una buona ditata\nall'ala del timone, oppure sfondar con un pugno la nave\ne veder la Morte svolazzare sulle mie acque richiamando\ncol fischio le greggi de' pescicani disperse : sospirare alla\nluna come un poeta qualunque, ma scalar le nubi, an-\nche, sulla groppa de' cicloni!\nGrande, libero, sterile come il mare, mi piacerebbe\nd'essere !\nE vorrei guardare, dentro le mie vaste viscere in-\nfeconde, ricchezze incredibili, tesori più grandi dei sogni\numani; e ridere della Terra melensa che ogni giorno\nsi lascia scorticare, manomettere, trapanare, sondare, svi-\nscerare senza far motto: e ridere ancor più vorrei degli\nuomini che, malcontenti della loro stupida terra, si dànno\nalla mia pazzia infida, in cerca di poche monete,..\nMa torse sarebbe inutile per me, essere il mare!\nChé, se a qualche mia spiaggia canora venisse colei\nper cui oggi ancora la mia povera anima d'uomo ritrova\nqualche pensiero amabile : venisse placidamente alla lan-\nguida luce della luna, o rapida discendendo sotto i co-\ncenti raggi del Sole; e alzasse ambe le mani di Maga\nsulle mie membra tremanti, e gridasse forte : A me ! a\nme che t'amo ! tutti i misteri del tuo profondo, tutte le\nricchezze che guardi nel tuo cupo segreto !... e io affon-\nderei le mie braccia informi dentro le mie viscere ghiac-\ncie, e ogni più splendente tesoro strapperei, e fatico-\nsamente su per l'erta del Fondo, lo spingerei fino ai\npiedi suoi, sotto il governo delle sue lunghe mani di\nMaga, dei suoi grandi occhi innamorati.\n\nErcole Luigi Morselli."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c019", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c019", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "17", "image_debut": 19, "image_fin": 19, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.17", "titre_corps": "UN RITORNO", "titre_sommaire": "UN RITORNO", "signature_source": "Amalia Guglielminietti", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.19", "debut_caractere": 9, "fin_caractere_exclue": 1613, "texte": "UN RITORNO\nAmalia Guglielmitietti.\nI.\nSimili a sonaglietti aspri, dal vento\nscossi, o da mani assai lievi di gnomi,\ntrillano i grilli, immersi negli aromi\ndel prato, il loro ridere d'argento.\nA me che torno, trangugiando un lento\nveleno: assenzio di disdegni indomi,\ndicon saluti e mi rivolgon nomi\nteneri con il lor piccolo accento :\nSorella bruna, ben ritorni a noi,\nma quello che cercasti fra la gente\nper terra e mare lo trovasti poi?\nIo non posso rispondere, o non so.\nMi butterei col viso fra le mente\nper soffocarvi un disperato : no !\nII.\nRispondere non so, tanto son stanca;\nma vorrei dire: — Andar, restar, che vale?\nSeco ha ognuno il suo bene ed il suo male,\ne il ben lo scorta e il male gli s'abbranca.\nMeglio, forse sostar, ché più s'affranca\ndal duol chi sogna in una quete eguale,\ndi chi poc'ombra con molt' armi assale\ne più la insegue quanto più gli manca.\nMa ai notturni cantori poco assai\ngiovano insegnamenti di parole ;\ngià qualcuno stupì: — Che pensi mai?\nTaccio, e m'appar fra l'ombra, alta, lassù,\nla buona casa, che con me si duole:\n— Da tanto aspetto... Non tornavi più !\nIII.\n— Da tanto aspetto ! E dimmi, ora, dov'eri ?\nIn abbandono la tua vecchia casa\ncontava i giorni, da gran buio invasa,\ne sempre l'oggi somigliava all'ieri.\nV'eran nei nidi rondinotti neri,\ne già volaron via dalla cimasa;\nla messe ne' tuoi campi già fu rasa\ne i lor frutti già dettero i poderi.\nSolo la vigna ancor non si spogliò :\nmolti grappoli dolci essa matura\nper la sete che ancora ti restò.\nE anch'io rimango, fra i tuoi pini, qui,\na consolar la tua anima oscura\nper la gioia che ancora ti sfuggi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c020", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c020", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "18", "page_fin": "18", "image_debut": 20, "image_fin": 20, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.18", "titre_corps": "Poesie di Tribù nordiche", "titre_sommaire": "Poesie di Tribù nordiche", "signature_source": "Furio Lenzi·", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.20", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2173, "texte": "Poesie di Tribù nordiche\nRiduzione di Furio Lenzi·\n(Le parole di queste poesie, con la relativa musica e gli stru-\nmenti originali che servono per accompagnarle, si trovano nella\nnota collezione etnografico musicale del barone Krans, a Firenze).\nCanzone pel ballo magico dei \" Cippevà „\n(Indiani dell'America del Nord)\nOh, cosi facevano i nostri padri !\nNon è vero, fratello ?\nCosì c'insegnarono i nostri padri ;\nNon è vero, fratello?\nE noi ci terremo strettamente\nAlle antiche buone usanza paterne.\nQuesto noi faremo ;\nNon è vero, fratello ?\nCanzone dei Camtciadali\n( Questa canzone estemporanea\ndel secolo XVIII, dalle donne del\ndella Siberia, in onore del luogot\nmaggiore Paulutski e di Krascenninikow\ndi Pietroburgo).\nSe fossi il cuoco del signor maggiore\nDal fuoco leverei\nLa pentola e la carne che v'è dentro.\nFossi il cuoco del signor comandante\nLa pentola leverei coi guanti.\nSe fossi il signor Paulutski porterei\nSempre cravatte bianche.\nFossi il suo servo Ivano porterei\nLe belle calze rosse.\nSe fossi studente descriverei\nTutte le belle donne.\nSe fossi studente descriverei\nIl pesce Buik.\nSe fossi studente descriverei\nTutti i cormorani e le rondinelle\nChe stanno per il mare.\nSe fossi studente descriverei\nTutti i nidi dell'aquila.\nSe fossi studente descriverei\nLe sorgenti dell'acqua.\nSe fossi studente descriverei\nTutte queste montagne.\nSe fossi studente descriverei\nTutti i pesci del mare!\nAntica canzone russa col ritornello, per ballo\nAh, anatra, anatra campestre, li là là,\ncampestre.\nO giovincella, o giovane\ngiovane.\nDove hai dormito, hai pernottato ?\npernottato.\nIo ho pernottato in un. campicello\nin un campicello.\nSotto un cespuglio di giunco\nsotto un cespuglio.\nQuando di là sono passati allegri\nallegri.\nDue giovani accorti\naccorti.\nHan tagliato ciascuno un ramoscello\nun ramoscello.\nHanno fatto ognuno un piccolo piffero\nun piffero.\nAh, voi, pifferi, non fischiate !\nnon fischiate.\nNon svegliate mio padre !\nnon svegliate.\nMio padre dorme inebriato\ndorme inebriato.\nMia madre è dietro il fiume\ndietro il fiume.\nFa cuocere la birra giovane\ngiovane.\nFa bollire il vino verde\nverde.\nFa da bere al genero giovane\ngiovane,\nSuo ospite caro\ncaro."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c021", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c021", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "19", "page_fin": "19", "image_debut": 21, "image_fin": 21, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.19", "titre_corps": "MARIORA O LA FIGLIA DEL VENTO", "titre_sommaire": "MARIORA O LA FIGLIA DEL VENTO", "signature_source": "Hélène Vacaresco ; Elda Gianelli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.21", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5227, "texte": "MARTORA O LA FIGLIA DEL VENTO\nHélène Vacaresco.\nElda Gianelli, trad.\n« Chiudi la porta, amor mio,\nEd anche la finestra,\nPerchè non senta il vento\nQuello che ti racconto. »\n« E' occupato dai rami, presso il fiume\nIl vento : — Ma s'egli ode la mia voce\nEntrerà per sentire il mio racconto.\nE piace ai morti d'ascoltare il vento\nChe passa fra i rosai. »\n« Perchè mai Stan, il giovane\nE bel mugnaio, è sempre,\nOr, sì pallido e triste? »\nChiese del prete la minor figliuola\nAl giovine mugnaio.\n« Sì, sì, Stan, il mugnaio —\nÈ ognor pallido e triste\nBench'ei giovine sia;»\nRispose Stan a lei che il domandava.\n« Importa di saperlo a te, fanciulla\nPerch'è pallido e triste ? »\n«Sì, o Stan triste e pallido. »\n« Un dì ch'io stava al fiume, una fanciulla\nA me venne. Era bella\nCome la luna su l'acqua,\nCome il sole sul prato;\nStava in piè fra i rosai,\nE baciavano i rosai\nLa sua bocca.\nGiovane, dammi un fiore,\nDammi un fiore nato appena,\nMi diss'ella, e danzerò,\nDanzerò davanti a te.\nDanzerò coi piè nell'acqua.\nLe dolci mie braccia posate\nSu le belle labbra del sole. —\nAllor le diedi il freschissimo fiore\nChe portavo a la cintura d'argento,\nChe immobile contro il mio cuore\nEra rimasto. Ma quando\nCol dito il toccò la fanciulla\nIl fiore si mise a tremare\nSì forte, sì forte, che tutti i suoi petali\nCaddero ai piedi miei.^\nE la fanciulla cominciò a danzare,\nE la terra intera e il cielo\nTutto, girar sembravano\nIntorno a lei :\nL'acqua, il sole, la luna,\nIl mio sangue, i miei coltelli.\nE danzava così presto che le stelle eran\nDella rapidità della sua danza. [gelose\nElla rise e mi disse: — Bel giovane,\nSono la figlia del Vento d'estate,\nSono la tua fidanzata;\nE ti sposerò, se tu scopri\nIl mio palagio nel bosco. —\nElla disparve; il piccolo fior morto\nGiaceva al posto ov'ella avea danzato.\nIo dì e notte sognai della fanciulla,\nDissi : Devo cercarla.\nE il villaggio un mattino lasciai\nE al sole che sorgeva domandai :\nLa Figliuola del Vento ove sta?\nMa troppo era occupato\nIl sole per rispondermi.\nChiesi al fiume: Sai tu dirmi\nOv'ella si trovi ? Ma il fiume\n«Non la conosco» rispose.\nIo dunque mi partii per un viaggio\nLunghissimo e con me\nL'ombra mia camminava. A unacapanna\nGiunsi. Una vecchia stava su la soglia.\n« Chi sei tu? » mi chiese. « Son Stan, il\nLe fanciulle mi dicono bello; [mugnaio,\nMi dicono forte i giovani. E cerco\nLa Figliuola del Vento d'Estate. »\n«Ah, il Vento d'Estate ha dunque una\n— Diss'ella. — Dev'essere fiera, [figlia?\nPoiché del padre il regno\nE' grande, ed ei non parla\nChe con la luna, il sole e la ricchezza\nDelle foglie e la dolcezza\nDel grano che matura.\nEgli è altero e non parla giammai\nChe con la luna, il grano, il sole.\nIo vidi che la donna era gelosa\nDel Vento d'Estate. — E' probabile\n— Mi disse — che mio figlio\nAbbia incontrato quella\nDi cui parlate. Entrate,\nBel giovane. Asconder vi voglio\nIn casa nostra. Mio fielio\nE' violento e crudele. Mio figlio\nNon ama lo straniero, ed è mio figlio\nPiù possente di quel re fiero\nChe si chiama Vento d'Estate.\nIo son la madre del Vento d'Inverno,\nDel Vento terribile. —\nVerso la notte, a un tratto,\nEntrò il Vento d'Inverno; entrò\nCon sì selvaggio passo\nChe ogni cosa d'intorno troncò.\nE tremando sua madre il domandò :\n« Dolce figlio, non essere in collera,\nDolce figlio, raccontami se mai\nSentisti tu parlare\nDella figlia del Vento,\nDella figlia del Vento d'Estate.»\nGridò il Vento d'Inverno furioso:\n« L'amo e voglio sposarla. »\nE partì. Io restai tutto tremante\nAd ascoltar la lena sua di fuori\nE dischiusi la porta per seguirlo,\nPoiché compresi che andava\nVerso il palazzo di Mariora.\nMa la strada era lunga e forte assai\nSoffiava il vento.\nDi stanchezza io cadeva e m'arrestai\nSotto un albero. Ed ecco una fanciulla\nIncontro a me venire\nVidi. Tra le mie braccia\nCadde e gridò : « Non voglio\nSposare il Vento d'Inverno.\nNon l'amo. Sono la tua diletta;\nPortami via »\n« Diletta mia, diletta mia,\nSovra il mio collo, sovra i miei occhi\nPosa la testa. Diletta mia,\nDiletta mia, tienti cheta:\nFra le mie braccia riposa. »\n«No; son colei che non può star quieta.\nColei che mai non posa.\nSono la Figlia del Vento\nChe carezza e se ne va,\nE che tocca tutte le cose\nPer lasciarle. »\n« O Mariora, resta con me ! »\nElla restò nella mia casa ed io\nL'amai. Mi sorrideva ella e volgeva\nI suoi fusi alitando sovressi.\nBaciava col suo soffio il sonno mio\nE pien di bianchi sogni era il mio sonno.\nQuand'ella presso le tombe passava,\nLe tombe la chiamavano.\nL'alito suo posava su le tombe\nE la Vita e l'Amore esse sognavano;\nEra la mia diletta e l'amo ancora.\nMa una notte l'uragano corse il fiume\nE il molin nostro asportò.\nIn cielo non v'era la luna\nE un gran gemito andava\nDalla terra al mio cor. La mia capanna\nPria vacillò, poi cadde.\nQuando cercai la diletta\nVidi ch'ella non era più là.\nChè il Vento d'Inverno l'aveva rapita.\nOra so ch'ella dimora\nEntro il suo palagio o pure\nPresso la sua vecchia madre\nChe la sera s'affaccia in su la soglia.\nE la sento gridare,\nLa sento dirmi : « Vieni,\nIo son prigione del Vento d'Inverno!\nTre montagne di ghiaccio\nSi levano intorno a me;\nEd ho sul petto tre\nMontagne di ferro, e allorquando\nPiango e cadon le lagrime ai miei piedi,\nOgni lagrima anch'essa diventa,\nDiletto mio, di ghiaccio una montagna! »"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c023", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c023", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "21", "page_fin": "21", "image_debut": 23, "image_fin": 23, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.21", "titre_corps": "L'OSPITE", "titre_sommaire": "L'OSPITE", "signature_source": "Antonio Carafa", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.23", "debut_caractere": 1239, "fin_caractere_exclue": 2246, "texte": "L'OSPITE\nAntonio Carafa.\nI.\n10 t'offro nella coppa bizantina,\ncapolavoro di cesellatura,\n11 vino della mia vigna d'altura\ne l'acqua di mia fonte montanina.\nVieni e porta con te buona ventura ;\nbianco e il desco e la coltre è purpurina,\npinta con cocciniglia di marina\ned intessuta d'oro in filatura.\nVieni con lieve passo alla dimora\ndi chi t attese molto tempo invano,\nattese molto ma ti attende ancora.\nAperte son le porte, (questa mano\nle apri con gaudio) dolce fu quell'ora.\nUno straniero verrà da lontano!\nII.\nAccesi mille lampade e doppieri,\nmille come in attesa di regale\nfesta divina e presi (autunnale\ndolcezza) i più bei frutti ai verzieri.\nNon più l'ospite attendo. Più non vale\nattendere; ardon come a festa i ceri\ne rischiarano tutti i sentieri:\nLa solitaria festa è senza eguale!\nIntima fu la festa; per me presi\ni più bei frutti e la più buona essenza\nsolo per me, solo per me versai;\nE non venne colui che tanto attesi\nche altra volta chiamava con clemenza :\nIo vissi in solitudine e regnai."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c024", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c024", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "22", "page_fin": "22", "image_debut": 24, "image_fin": 24, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.22", "titre_corps": "Chi perde trova : (POESIA IN VERNACOLO NAPOLETANO)", "titre_sommaire": "Chi perde trova : (POESIA IN VERNACOLO NAPOLETANO)", "signature_source": "Antonino Alonge", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.24", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2743, "texte": "Chi perde trova....\nAntonino Alonge.\n(POESIA IN VERNACOLO NAPOLETANO)\nIo te credeva perza comm'a n'aco suttile\nche ccade 'nterra e sfuie, e nun se trova cchiù....\nComm'a nu suonno d'oro 'e na nuttata 'abbrile,\nca passa e nun se scorda jre passata tu....\nComm'a n'addore acuto 'e rose d' 'a Turchia\nca sfuma e si nce pienze te pare d' 'o sentì ;\ncomm'a na bella museca, ca dint'a fantasia\ntorna, po' s'alluntana,... e nun vo' cchiù veni!\nAh, Sì! Accussi passaste.... Comm'a na stella 'e 'n cielo\nche ccade e se va a perdere pe dint' 'a scurità....\nE quanno io te penzava pareva ca nu velo\nmme cummigliasse 'a mente pè mme te fa'scurdà!\nAh, sì ! Quant'era bella ! — penzava, e pe' ntramente\nio nun me recurdava comme si' fatta tu!\nSta vocca, sta resata, st' uocchie accussi lucente\nd' 'a mente mme sfujèvano: nun afferrava cchiù!\nAh! Che currivo! Crideme: na cosa 'e fa paura....\nA chesto era arreduto pe troppo penzà a te!\nMme sarria miso a chiagnere comm'a na criatura,\ncierte mumente... Proprio!, senza sapè pecche....\nE tu chi sa addò stive; chi sa cu echi parlave:\nchi sa cu echi redive?... Ah! core mio, chi sa?...\nChi sa si quacche vvota tu pure mme penzave\nsenz'odio e senz'ammore, ma sulo pe ppietà !\nAh! Quante suonne perze! Quante nuttate chiare\npassate smanlanno mme si ' custata tu !\n'O ssape Ddio che llagreme cucente, amare amare,\nhanno chiagnuto st'uocchie pe tte! Gesù, Gesù!\n'E vvote, na carrozza passanno, int' 'a nuttata\nmme deva na speranza 'e te vedé turnà;\nma quanno m'affacciava s'era già alluntanata\nperdennose int'a ll'ombre d' 'a nebbia e 'a scurità;\nE nne passàieno mise senza vederte maie ;\npassàieno duie tre anne senza 'ncuntrarte cchiù ;\njre partuta, e io pure jette luntano assaie,\n(spierto comm'a nu zingaro, comme vaie sperta tu)\npurtanno dint' 'a st'ànema dannata mia pe' ssempe\nnun già 'o ricordo 'e quanto male tu hè fatto a me,\nma nu ricordo meglio : chillo d' 'e primme tiempe,\nquanno putette credere ca 'o Paraviso ne' è !\n• •••••••••\nIo te credeva perza.... E mm'era persuaso\nca tu fusse nu suonno....\nMa nun è overo, no !\nAieri t'aggio vista! Tutta vestuta 'e raso,\nchiena 'e brillante e perle, stesa int'a nu landò!\nSaluto ; e resto friddo, Uà, c'o cappiello 'mmanno,\nc' 'o core ca zumpava, sbattenno cumm'a cche!\nRedenno hè salutato tu pure ; e po' 'a luntano\nte si vutata ancora na vota,... doie... tre !\n— Gesù! Ma è proprio overo ca nun te si scurdata,\nca overo qualche vvota mme pienze pure tu?...\nE suspiraie, guardannote, cu ll'anema ncantata,\nfermato... nfin'a quanno nun t'aggio vista cchiù.\nSi' stata 'nfama, è overo; mm'hè date tante pene;\nma nun 'mporta, nun 'mporta: hè fatto assaie pe' mme!\nM'abbasta ca na vota t'hè fatto vulè bene,\ne ca mm'hè dato ancora 'a gioia 'e te vede..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c025", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c025", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "23", "page_fin": "24", "image_debut": 25, "image_fin": 26, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.23", "titre_corps": "\"TOUTE LA LYRE\"", "titre_sommaire": "\"TOUTE LA LYRE\"", "signature_source": "Decio Cinti", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.25", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6136, "texte": "“TOUTE LA LYRE„\n\nFerdinando Paolieri» — VENERE\nAGRESTE [Poema). Firenze, Nerbini, edit.\nI lettori di Poesia ben conoscono Fer-\ndinando Paolieri come uno dei migliori\npoeti giovani italiani. Nel nostro prossimo\nnumero, daremo di lui una lirica bellissima,\nin cui tutte si rivelano le sue rare qualità\ndi cantore ispirato e appassionato, di ver-\nseggiatore sapiente, maestro neir intrecciar\nstrofe ampie e armoniose, ed io sono con-\nvinto che un saggio di tanto valore debba\ninvogliare molti a leggere Venere agreste.\nVenere agreste è un poema prettamente\nitalico, magnifico di sonora ricchezza, denso\ndi figurazioni grandi, sontuosamente colo-\nrite, e solenne di bellezza pagana come\nun vasto affresco dell'età migliore della\nnostra arte. Il Paolieri vi maneggia l'ottava\ncon un'agilità insuperabile — senza mai la-\nsciare che la monotonia del ritmo intor-\npidisca le ali del suo canto o fiacchi la\nmetallica fibra del suo verso — e a tanta\nvirtuosità sa unire un'inesauribile, sempre\nnuova freschezza d'ispirazione.\nII canto IX (La svinatura) è del poema\nuna parte che non esito a chiamare vera-\nmente ammirabile, per la vivezza di colore\ne di movimento che il poeta vi ha trasfuso,\ncon impeto gioioso, nell'ebbrezza di cantare\na voce spiegata un suo grande inno al-\nVAlma Mater e alla Bellezza eterna.\nVieni, Pagano Spirito ! & ebbrezza\ndammi dei canti ch'io vagheggio, assorto.\nDammi o vino il furor che incende e spezza,\nil piacer della vita ecco è risorto :\nil mio verso si piega alla carezza\ncome al tramonto Vèrica in un orto\nabbandonato, quando il sol che langue\nsui monti versa il suo fulgido sangue.\nCanterò l'uom che beve e l'uom che danzaì\nl'uomo che bacia con la bocca forte\ndel vino eh'ei libò con esultanza.\nEi viene ! (Si spala7ichÌ7io le porte)\nignudo colla sua divina amanza,\ninerme, tra la vita e tra la morte,\nbarcolla, spezza, Ì7itreccia balli, uccide,\naccende, spegne e, procombendo, ride /\nCerto, Venere agreste è un poema quasi\ninteramente e quasi esclusivamente descrit-\ntivo; ma quanto è superiore, nella sua\nopulenta ampiezza, ai meschini e freddi\nquadretti di cui ci han data la ripugnanza\nquei troppi poeti (?) che non si annoiano\nmai d'incorniciare nel solito sonettuccio\nstiracchiato la chiesuola del loro villaggio,\no il loro cane da caccia, o la faccia insulsa\ndella loro innamorata, o l'immancabile tra-\nmonto con relativo suono di campane !\nFerdinando Paolieri con questa sua prima\nopera ha dato d'altronde — a parer mio —\nmolto più e molto meglio di quanto è\nuscito, a stilla a stilla, attraverso un lungo\nperiodo di anni, dalle storte cerebrali di\nparecchi dei poeti nostri che già godono\ndi una certa rinomanza!\nGiuseppe Rinom—L'ESTUARIO DELLE\nOMBRE (Simboli). — Messina, Trincherà,\neditore.\nAccennando a questo libro di un poeta\nautentico, mi asterrò, di proposito e inte-\nramente, dall'occuparmi di quel simbolismo\ndi seconda o di terza mano a cui vanno\nattribuiti certi atteggiamenti sì scimmiesca-\nmente risibili d'un esiguo numero di gio-\nvani scrittori italiani.\nAnche se non facesse sforzi per voler\nessere simbolista ad ogni costo, ed anche\nse permettesse al suo tipografo di rispar-\nmiare le lettere maiuscole, Giuseppe Rino\nconserverebbe il merito di avere al suo\nattivo idee, pensieri e immagini non troppo\nbanali, visioni sentite, se non assolutamente\nnuove, e motivi lirici svolti con un'arte\ninnegabile. Se poi il Rino riuscirà altresì\na dimenticare il D'Annunzio del Poema\nParadisiaco, e si deciderà a prò porsi sol-\ntanto di manifestare sinceramente il proprio\nIo poetico, tutt'altro che volgare, avremo\nda lui, non ne dubito, qualcosa di più e\ndi meglio delle ottime Promesse (col P\nsimbolicamente Maiuscolo) che fluttuano,\ncome Luci riflesse, ne\\Y Estuario delle Ombre.\nAmalia QuglielminettL — LE VER-\nGINI FOLLI. — Torino, Società Tipogra-\nfico-Editrice Nazionale.\nÈ una fresca ghirlanda di sonetti, tutta\nfragrante di soave poesia. Fiore o foglia,\nogni sonetto è impregnato dell' intensa e\nmisteriosa essenza di un'anima femminile\nche vibra, trema o abbrividisce, voluttuo-\nsamente chiusa in sè stessa; e la rugiada\nche imbrillanta i petali è di lagrime, e il\nprofumo che esala dalla ghirlanda è di buio\ndolore o di brumosa malinconia..,.\nDentro le vene la malinconia\ns'insinua, ed è un morbo sonnolento\ncui giova no7i trovar medicame7ito,\nuno stupor di morbida follia.\nIl desiderio più tenace svia,\nsmemora del più intenso sentimento,\nquasi vapori un greve incantame7ito\nd'oppio, in cui goda più chi più s'oblia.\nEssa è come un giaciglio, ove un'inerte\nstanchezza ci abbandoni svigorite,\ncon le treccie disciolte e a braccia aperte.\nEd ha il torpor d'alcune notti estive,\nin cui ci s'addormenta indolenzite\ndallo spasimo oscuro d'esser vive.\nCosì Amalia Guglielmi netti sa rendere\ncon una fremente e squisita uterinità, pur-\ntroppo rara nelle nostre poetesse, certe\nsfumature della sensibilità particolare del\nsuo sesso, ed è perciò che la sua poesia\nseduce, conquide e lascia traccia di sè.\nMs A» Cantane* — SONETTI ETERNI.\nNapoli, F. Perrella, editore.\nPerchè siano o vogliano essere eterni,\nquesti sonetti, lo spiega o cerca di spie-\ngarlo l'autore, in una lunga prefazione pe-\nsantemente imbottita di filosofia. Ma in\nrealtà sono semplicemente brutti, ed è forse\nperchè, meno poeta che filosofo, il Cantone\nha voluto versificarvi una quantità di con-\nsiderazioni forse profonde, ma poco o punto\npoetiche. Ad ogni modo, converrà essergli\ngrati dell'indiscutibile originalità di certi\nsuoi argomenti come : Umanismo integrale,\nAbiogenesi, Seme tip sismo, Relatività, Evo-\nhtzione psicologica, Psicogenia e Transu-\nmanismo, i quali certo non furono mai\ntrattati in sonetti. E come si potrebbe non\nperdonare ad un simile poeta un'enfasi\ncattedratica, antiquata e stucchevole, pie-\nnamente giustificata da un genere di poesia\nche, per acquistare un po' di soffio lirico,\nha bisogno di ricorrere a tutti i mantici\ndella retorica ?\nQuesto sia detto anche per non escludere\nche — lasciati da parte il dada e il gergo\ndella filosofia — M. A. Cantone possa\nprodurre qualcosa di meno eterno ma di\npiù potabile, come lasciano supporre alcune\nsue immagini, nuove e di buona lega."}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.26", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5959, "texte": "Giuseppe Molteni. COME MUORE\nLA GIOVINEZZA {Romanzo). — Milano,\nLibreria Editrice Milanese.\nScritto evidentemente senza eccessive\npretese letterarie, questo romanzo epistolare\nnon è certo un capolavoro, ma contiene\nottimi elementi. — E' la storia, molto sem-\nplice, del come trascorre e finisce la gio-\nventù di un certo Enrico, il quale, ricco\no quasi, fa quel che può per divertirsi,\ngiocando a macao e amando delle donnine\npiù o meno disoneste. Naturalmente, il\nnostro giovanotto non si diverte affatto; si\nprocura, anzi, una quantità di guai e di\nseccature, e un bel giorno, per un matri-\nmonio andato in fumo, si decide a cambiar\nvita, seguendo i consigli di un prete. Le\nultime pagine fanno prevedere che Enrico\nsi darà air ascetismo e alla beneficenza\n(diventando in pari tempo un buon padre\ndi famiglia), e che questa nuova maniera\ndi vivere gli sembrerà più divertente del-\nl'altra (!).\nA parte la tesi e la trama, l'osservazione\npsicologica di questo tipo di giovane no-\nstro contemporaneo — che ha pel mondo,\nindiscutibilmente, molti fratelli — si può\ndire ben condotta, e il romanzo, cosi com'è,\nsarà giudicato interessantissimo dalla mag-\ngior parte di quanti lo leggeranno.\nNella Darla- Cambtsn* — FIORI E\nFIAMME ( Versi), — Venezia, Istituto\nVeneto di Arti grafiche.\nNella Doria-Cambon, gentildonna trie-\nstina, è una forte poetessa, e tale si afferma\nin questo suo nuovo volume, mirabilmente\nfolto e vario di ispirazioni, di visioni e di\nritmi, in cui ben si sente come il linguaggio\npoetico sia per lei un mezzo naturale,\nspontaneo, per esprimere e colorire ogni\npiù diverso pensiero.\nAlcuni dei suoi canti classicheggiano\nnobilmente, alcuni altri folleggiano, nuovi,\narditissimi nella concezione e nella fattura,\ned altri ancora sfiorano il più sottile de-\ncadentismo per dire Pindicibile. Accanto\nalla statua greca, pura, severa, vigorosa-\nmente scolpita, ecco la donnina moderna,\ntutta nervi ghiribizzosi e tutta fronzoli di\ngrazia artificiale; accanto al gioiello mas-\nsiccio, liscio e lucente, ecco la filigrana\ndelicata e complicata, su cui ogni raggio\nsi frange in un minuto scintillio.... C'è\ndella mitologia, e c'è la nota sociale con-\ntemporanea ; c'è l'acuta notazione psicolo-\ngica, e c'è l'accenno satirico.... Tonte la\nlyre, veramente; ed è appunto questa va-\nrietà molteplice di soggetti e di elementi,\nche dà al libro un carattere di complessa\ne doviziosa originalità.\nCerto, nuoce alla Doria-Cambon l'uso\ntroppo frequente dei latinismi e dei vo-\ncaboli ormai irremissibilmente condannati a\nrimaner sepolti sotto la polvere e la muffa\ndei libri vecchi ; ma, d'altra parte, l'autrice\ndi Fiori e fiamme dà prova di possedere\ntutti i mezzi verbali necessari per rendere\nogni più tenue e più intentata sfumatura,\nnè rifugge dal coniar parole quando ciò\nle torni utile. Cosicché l'adoperare forme\nincartapecorite finisce coll'apparire soltanto\ncome una specie di snobistica civetteria di\nuna donna virilmente colta.\nInfine, per chiudere questo cenno, dirò\nche Fiori e fiamme rivelano un assai no-\ntevole progresso in confronto ai versi che\nla Doria-Cambon pubblicò quattro anni or\nsono, editore Zanichelli, col titolo di Petali\nal veìito.\nGi&com® GiglL — OMBRE DI NUBI\n[Liriche). — Napoli, Pierroy editore.\nUn lirismo fiacco, assonnato, che spesso\nincespica e casca; un simbolismo puerile,\nmal sorretto da molta buona volontà e da\nun'ingegnosità insufficiente. Alcune cose\nbuone, parecchie insignificanti, ed altre a\ncui gioverebbe moltissimo non esser mai\nstate scritte.\nFra le cose buone, citerò II perfetto\namore, una lirica non precisamente perfetta,\nma nemmeno priva di una certa originalità,\nche finisce così;\n....quella che in me si dispera\nno?i è l'anima: lungi da mè fuggì l'anima mia!\ned ora appollaiata mi guarda come ulula nera\ndall'orlo d'un abisso: l'abisso della Follia!\nAuguro al poeta, che dev'esser giovane,\ndi non cader mai in quell'abisso, e gli\nconsiglio un sacro orrore per le labbra\nedaci, per i passi che stormiscono e per i\ndesiderii che si accarnano !\nArturo Otta fri* — POEMI TRAGICI.\n— Roma, ediz. dell' Autore.\nArturo Onofri può dirsi un poeta, e questo\nsuo libro, fra i molti libri di versi che vanno\nincessantemente ed inutilmente pullulando\nin Italia, è dei pochi di cui si possa par-\nlare come di opere poetiche. Vi si respira,\nqua e là, un po' di quel tanfo vecchio che\nammorba la poesia italiana d'oggi, come\nuna casa da molto tempo chiusa ; ma di\ntanto in tanto vi passa qualche sana ven-\ntata che vien dall'alto e vi brilla qualche\nsprazzo di luce vivida e fresca.\nIn un Interludio spasmodico, l'Onofri\nriesce persino ad intensificare, con risultato\napprezzabile, la sua sensibilità, abbastanza\nacuta e personale, che, manifestandosi spesso,\nnel volume, attenua notevolmente quella\nlieve nausea che possono cagionare certi\nmotivi troppe volte uditi e a torto non\nevitati.\nGÌOW&WÌÈB GS*OCEM — SUL LIMITE\nDELLA LUCE. — Torino? Tip. Sella e\nGitala.\nDice Giovanni Croce nella sua prefa-\nzione:\n« Questo solo ho voluto : gettare in carta\nle mie impressioni e presentarle al pub-\nblico italiano a che fossero giudicate sin-\nceramente> perche Viro7iia e lo scherno sono\narmi volgarissime ai canti giovani e fidenti. »\nEd io — pur senza trascurare di premettere\nche l'ironia e lo scherno possono anche\nessere mezzi spontanei per manifestare\nmolto sinceramente l'impressione che si ha\ndalla lettura di certi libri di versi — mi af-\nIretto a deporre queste armi> per affermare\nche i canti del Croce non vanno confusi\ncon le scempiaggini rimate dei soliti man-\ndolinisti della poesia.\nVi si sente un fremito di vera e calda\ngiovinezza, vi s'indovina il bisogno di can-\ntare che ha provato il poeta, vi si trovano\nstrofe bellamente armoniche e venute di\ngetto, e questo basta a smorzare l'effetto\nsgradevole di qualche verso mal riuscito\ndi qualche rima forzata, ottenuta con pa-\nrole rancide (come carole, tenzone, et si-\nmilia) e di qualche ancor meno perdo-\nnabile luogo comune,...\n\nDecio Cinti."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c026", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c026", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.24", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.27", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 145, "texte": "DE FRANCE j\nPARIS - 26, rue de Condé - PARIS\nSEIZIÈME ANNÉE - Parait le Ier et le 15 de chaque mois ■ SEIZIÈME ANNÉE J\nDirecteur: Alfred Vallette"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c027", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c027", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.25", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.27", "debut_caractere": 147, "fin_caractere_exclue": 421, "texte": "LA RÉNOVATION ESTHÉTIQUE\nCDEUXIÈME ANNÉE)\nSEULE REVUE D'ART RÉDIGÉE PAR DES PEINTRES\nParaissant le premier de chaque mois sur 56 pages imprìmèes avec lux e,\nformant par an deux magnifiques volumes de 336 pages.\nABONNEMENT : France et Etranger, IO francs par an\n12, (XVIII.\")"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-02-01-c028", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-02_01#c028", "volume": "bmtnaai_1908-02_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.2.26", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.27", "debut_caractere": 423, "fin_caractere_exclue": 768, "texte": "LA TOISON D'OR\n2.® ANNÉE\nOMT SOUSCBIT à la Rèdaction : MOSCO U, Norvinsky boulevard-, maison\nRogofine; PARIS, Union des artistes russes, 25, boulevard Montparnasse; H.\nFLOURY, Boulevard des Caputines; HA CHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nPrix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro : 6 frs. 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MARINETTI.\nL/a nostra Rivista, considerando la poesia come elemento essenziale di ogni crea-\nzione letteraria, ha deciso di attribuire un premio di\nLire 3000\nad un Romanzo italiano inedito.\n1. — È lasciata ai concorrenti la più assoluta libertà circa il soggetto e il genere\ndel romanzo.\n2. — Il romanzo premiato sarà pubblicato e diffuso per cura ed a spese di Poesia\nnelle proprie edizioni.\n3. - Sul guadagno netto che darà la vendita l'autore percepirà il 50 °|0.\n4. - Il resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi concorsi di Poesia.\n5. - Ogni manoscritto potrà essere firmato col nome o con un pseudonimo, e\ndovrà essere accompagnato dalla bolletta d' abbonamento 1907, oppure da\nquella 1908.\n9\n6. Il prezzo d'abbonamento a Poesia è di L. 10 per l'Italia, 15 per l'estero, e deve\nessere mandato direttamente alla nostra Amministrazione (Via Senato 2,\nMilano) mediante cartolina vaglia.\n7. - La chiusura del Concorso, dato il grandissimo numero dei\nconcorrenti, e volendosi soddisfare alle loro insistenti ri-\nchieste, è stata prorogata al 30 agosto 1908.\nIL DIRETTORE"}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.3", "texte": "POESIA\nL'abbonamento a \"POESIA,, rimborsato\nf' • V\nL'abbonamento annuo a \"Poesia,, (Lire IO per l'Italia, 15 per l'Estero) è interamente rimborsato dai\ndoni seguenti :\nPOE/SIA 99 esce regolarmente ogni mese.\nOgni numero costa in Italia Lire 1,— all'Estero 1,50\n\nIv* E0«*ÌlÌO — Prima Parte: VERSO IL BALENO; romanzo di Paolo Buzzi, Vin-\ncitore del i.° Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) - Edizioni di \"POESIA,, . . . . . . . . L. 2,\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a\ncolori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia. . L. 2,\nParte Terza: VERSO LA. FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia,, . . . . . . . L. 2.\nIv* velato - - versi di Enrico Cavacchioli, Vincitore del II.0 Con-\ncorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani) — Edizioni di \"Poesia,, L. 3,50\nJLSld-lXOO — poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato\nsu carta di Fabriano) — Edizioni di \"Poesia,, L. 3,50\nJL _fir® — studio critico di Emilio Zanette, Vincitore\ndel III.0 Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Ro-\nmani) — Edizioni di \" Poesia „ L. 3,50\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE :\nIl verso — studio critico di Gian Pietro Lucini (elegantissimo vo-\nlume di 500 pagine con acquaforte di Carlo Agazzi) — Edizioni di \" Poesia ,, . . L. 5, —\nLe conciliane d'oro — liriche di Paolo Buzzi (elegantissimo volume\nin carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia L. 3,\n1Ue ranocchie Itirclxixre — liriche di Enrico Cavacchioli\n(elegantissimo volume in carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia ,, . . . . L. 3="}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.4", "texte": "POESIA\n\nA Emile Verhaeren\n\nC'est bien toi le rapsode et le devin halluciné\nDont le chant véhément nourrit d'espoir\nLa caravane lasse de nos cceurs sablonneux\nDepuis toujours en marche ves l'oasis sacrée\nOù chantent les fontaines fraìches de la Mort.\nTa voix stridente et rouge\nA de lugubres rauquements de lion,\nQuand au déclin du jour le cortège épuisé\nRampe avec la lenteur\nD'une ombre grandissante de pyramide....\nNous traìnons derrière nous\nTout un bètail de volontés beuglantes\nEt de rèves plaintifs\nQu' on égorge le soir pour les rótir,\nSanglants et embrochés, sur les grands feux vermeils\nDont l'éclat épouvante les remords affamés,\nAvant que notre Ennui s'emmitoufle de nuit\nEt de sommeil...\n\nDisegno di ENRICO SACCHETTI"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.5", "texte": "POESIA\n\nO poète au front blanc, resplendissant et pur\nComme les cimes des montagnes inaccessibles\nHantées par des peuplades d'étoiles bienheureuses,\nTu fus sans doute en quelque vie lointaine\nUn chef de caravane dans le Soudan ocreux,\nUn chéi'k à bournous blanc tanguant sur son chameau,\nEt tes chansons hilares se mèlaient drólement\nAux sanglots noirs d'une benjoh.\nCar ta voix a l'ampleur du désert sans limites,\nTes yeux ont l'éternel miroitement des sables,\nTes strophes ont la cadence des routes onduleuses\nQu' on voit plonger sournoisement à l'horizon !\nTes vers incandéscents ont parfois la souplesse\nDes palmiers amoureux sous la brise lascive,\nEt parfois la raideur tètue des obélisques.\nIls ont en se groupant l'ombre mauve et la touffeur\ndes bananiers sur les eaux vives.\nEt l'on respire en t' écoutant\nL'embrasement torride des midis africains,\nLeurs grand blocs de chaleur écrasant les villages,\nLeur affolante odeur funebre et corrosive\nMèlée de sang et de sueur, de seve et de vermine.\n\nF. T. Marínetti.\n\nPOESIA ha pubblicato i medaglioni di G. Carducci, G. Pascoli, della Comtesse de Noailjes, di\nG. Marradi, Gustave Kahn, A. Colautti, Henri de S.\nFort, Ada Negri, Francis Jammes, Gian Pietro Luci\nPOESIA pubblicherà i medaglioni di Jean Moréa Alce ter Un ck,\nL. Tailhade, C. Mauclair, Rachilde, Jules Bois, A.\nV. Aganoor, F. Chiesa, D. Tumiati, H. Vacaresco, A. C. Swinburne, Arthur Symons, W. C. Yeats,\nFred. Bowles, R. Dehmel, S. Rueda, E. Marquina, Ruben Dario, Rapisardi, Stecchetti, Angioio\nOrvieto, F. Pastonchi, Diego Angeli, Francesco Gaeta, Di Giacomo, C. Pascarella, G. A. Cesareo,\nG. Cena, A. Baccelli, E. Moschino, D. Gnoli, Tri/ussa"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.6", "texte": "POESIA\n\nDOMENICO OLIVA\n\n« La somma dei sacrifici che ho consumato sull'al-\ntare dell' obbiettività è imponente ; quante volte avrei\ndesiderato non giudicare, ma discutere e anche pro-\ntestare ! »\nDobbiamo credere sulla parola a Domenico Oliva?\nDiversamente ce lo siamo figurato, e diversamente\n10 conosciamo. Lo scettico amabile che egli ama di com-\nparire nella prefazione delle sue Note pubblicate\nnel 1897, ha avuto, in questi dieci anni di regno, tutto\n11 modo di placarsi con sè stesso, se non con gli altri.\nAnche allora, egli non era irritato nè con l'uno, né\ncon gli altri ; era forse un po' blasé di fronte alla sua\nopera di critico, di censore, condannato per la vita a\nrivedere gli innumerevoli sbagli della letteratura grassa\ne rubiconda. Da buon epicureo, egli ne assaporava le\nprimizie, spolpandola e passandola negli intingoli diversi\ndelle mille salse filosofiche e psicologiche; vagliandola ed\nanalizzandola, per dividerla dall' untume abituale della\nmargarina di contrabbando: era insomma il cuoco sa-\n\nDisegno di ROMOLO ROMANI."}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.7", "texte": "POESIA\n\npiente che ammanniva ed ammannisce ai numerosi Roi\nBombance delle nostre lettere, i manicaretti più squisiti\ne più sapientemente didascalici.\n*\n* *\nEgli potrebbe dire come Sainte-Beuve : «\nmes reserves, f aieu V air pur rap-\npresentando il nostro più grande critico italiano : l'uomo\npassato cavallerescamente a traverso tutti i sofismi della\nvita, dopo avere sfruttato la spiritualità borghese demo-\ncratica ed aristocratica, per foggiarsene un bel ventaglio\nod un bello staffile per i botoletti maligni ed acidi di\nquella repubblica pedanteggiante che si annida sulle\nvecchie mitologie del Parnaso e di Elicona, fedele a leggi\nnon più accettabili.\nChi ha seguito l'uomo a traverso le sue manifesta-\nzioni, chi ne ha studiato l'articolo brillante e multanime,\nl'opera di teatro, l'opera di poesia, sa già quale grande\ndottrina nutrita di un pensiero vigile e forte si nasconda\nnel suo spirito sagace.\nDopo aver navigato nelle acque torbide della po-\nlitica, in cui i cattivi demagoghi legiferanti fanno pro-\nfessione di ottimi confessori, egli, tornato alla ragione\npura dell' arte, può sbizzarrirsi scagliandole contro lodi\ne anatemi.\nNessuno meglio di lui ne conosce le intime sensi-\nbilità e le più fine sottigliezze.\nPer essere un grande critico, bisogna essere pure un\ngrande artefice ; aver piegato la propria anima sotto il\nsoffio rapace di tutte le febbri della impazienza creativa;\naver soggiogato i propri sentimenti sotto la sferza spa-\nvalda dell'analisi che comincia da sé stessi; aver battuto\ntutti i martelli sintetici del proprio spirito, per farne\nsprizzare delle faville luminose in un cielo profondo di\noscurità.\nDomenico Oliva ha fatto tutto questo, riuscendo in\nquello che un suo grande predecessore ammoniva :\n« Versez dans la critique nos effusions, votre sym-\npathie et la plus part de votre substance; louez, servez\nde votre parole les talents nouveaux, d'abord si com-\nbattus, et ne commencez à vous retirer d'eux que du jour\noù eux mèmes se retirent de la droite voie, et manquent\nà leurs promesses... »\nQuale giovine non ha atteso la buona parola di\nquesto mago profondo, dalla serenità innumerevole?\nPer lo studio complesso delle stravaganti varietà\numane, in tutte le manifestazioni bislacche, o realmente\nverosimili; strampalate in una ridda grottesca di pas-\nsioni o in un tumulto sanguigno di ferocie; stemperate\nin una mellifluità femminile di evanescenze o in una sobria\nironia di cinismo sentimentale, Domenico Oliva non ha\neguali.\nEgli ha fatto passare sotto il suo coltello anatomico\ndi buon conoscitore di anime di tutti i prezzi e di tutti\ni gusti, mezzo del nostro mondo moderno, anatomizzando\nsottilmente sulle debolezze e sulle fortitudini che si ar-\nroncigliano con una disperazione sempre folle nelle spi-\nrali convulse della nostra letteratura.\nE per tutte le vittime o per tutti i suoi esaltati ha\navuto il gesto nobile e la parola discreta; ha fatto ca-\ndere o salire, sorridendo, con quell'aria di paterna e tran-\nquilla bonarietà con la quale sfiora tutto, illumina tutto.\nUn tale spirito, deve inquietare una data categoria\ndi uomini : quella degli analisti per forza.\nAnalizzare un critico della sua forza, attraverso la\nsemplicità della sua vita letteraria è quasi un assurdo :\nla sua opera non si discute e si accetta quale è, come\nil frutto di una grande sincerità e probità artistica.\n*\n* *\nIn una sera tempestosa di glorificazione, fui pre-\nsentato a Domenico Oliva nel camerino di un attore\noggi celebrato: di Ferruccio Garavaglia.\nRobespierre, autocrate, artefice di rivoluzione, car-"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.8", "texte": "POESIA\n\nnefice sanguinolento, vociferava, agonizzando nella sua\ndisfatta.\nDalla sua grandezza minacciosa, egli scendeva i\ngradini tirannici del suo regnucolo di condanna.\nL'evocatore ambizioso di questa grande figura, colta\nnegli ultimi giorni del suo regno di febbre, poco prima\ndella sua morte miserabile sulla ghigliottina, vedendo\nsprofondare la catapecchia gigantesca della sua opera di\nsangue, è Domenico Oliva.\nEgli non era nè un partigiano, ne un fariseo : aveva\nveduto in quella lente biconvessa che si chiama la storia,\nla ragione tragica e formidabile di un dramma di anime\nenormi, ed era divenuto inconsapevolmente non più il\ncritico dogmatico che catechizza con astrazioni dalle co-\nlonne del giornale o del libro, ma il critico espositivo,\nillustrativo, che scompone e ricompone un grande avve-\nnimento dell'Umanità, tra i brividi e le supreme con-\nvulsioni di un cattivo reggitore di popoli, per la nostra\nmeraviglia di uomini normali.\nLa satira della rivoluzione francese, staffilata in una\nironia sanguinosa è il mare in cui nuota Massimiliano\nRobespierre. Domenico Oliva agita la sua tempesta in\nun dibattito verbale di filosofemi : vince il pubblico e lo\naffascina con la sua arte magistrale.\n*\n* *\nMa Domenico Oliva è anche un poeta. Nel Ri-\ntorno, ci ha dato dei versi eloquenti e pieni di bell'im-\npeto lirico.\nConosce le combinazioni sapienti, non i capricci\ngoliardici delle Muse.\nEd i poeti che lo hanno avuto a censore, sanno\ncome egli sia profondo in materia, e quanta sensibilità\ndi primo ordine egli abbia versato nei facili motivi della\nsua poesia nobilissima.\nLa critica ha anche una ragione diremo quasi mu-\nsicale, un ufficio di euritmia negli alti e bassi delle ma-\nnifestazioni di arte: la sua forza non nasce da un con-\ntrasto, ma da un ordine dialettico, da una predisposizione\ncostante di suoni accordati.\nAnche per questa ragione, Domenico Oliva è uno\ndei maestri della critica italiana.\nVINCITORE DEL II CONCORSO DI \"POESIA,.\nNB. POESIA pubblica solamente versi inediti.\nPOESIA ne publie que de 1'inédit.\n\nEnrico Cavacchioli"}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.9", "texte": "LES TROIS PUCELLES\n\n(LEGENDE DE BONNE HUMEUR BRABANgONNE)\nA bourdons lents, à bourdons lourds,\nDémenez-vous, clochers et tours;\nSemez vos àmes dans l'espace,\nChantez ! — et vous là-haut, les nuages d'orfroi,\nFaites comme un volant pavois\nAux pucelles qui passent !\nElles portent des noms de fleurs et de joyaux,\nLes arcs-en-ciel sont les bandeaux\nDont se ceignent leurs gloires ;\nElles s'illuminent dans la mémoire\nComme les roses d'un jardin ;\nSoudain,\nSe pavoisent textes, rinceaux, guirlandes,\nAux vieux vélins de la légende.\nLeur corps est droit comme un palais\nDe piliers d'or, de marbres frais\nEt claires fontaines;\nCeux qui veulent boire et manger\nPourront gaiement se partager\nLeur chair bonne, comme une aubaine."}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.10", "texte": "POESIA\n\nC'est pour la joie et le bonheur\nQu' elles quittent leurs champs en fleurs,\nPar les routes des campagnes blondes et belles,\nLes Trois Pucelles ;\nLa trépidante ardeur s'allume à leur clarté,\nEt c'est Juillet, et c'est l'été;\nLes fa9ades de haut en bas sont blanches\nEt tous les jours sont des dimanches.\nHampes debout, drapeaux flottants,\nBruxelles en liesse et en sueur attend ;\nEt ses rumeurs d'heure en heure plus drues\nBondent les coeurs, gonflent les rues,\nQuand tout à coup, près du beffroi,\nLes Trois Pucelles\nEn robe d'or et de dentelles,\nD'un bond joyeux, quittent leurs palefrois.\nDéjà la foule est sur les toits montée;\nDes millions de mains sont agitées ;\nAu bord de leur balcon d'airain\nApplaudissent les échevins;\nLes carillons renouent les mailles\nMusicales de leurs sonnailles ;\nOn étale l'or et le brocart;\nParmi le plis houleux des étendards\nLes lions bougent;\nEt le soleil du bon espoir\nDans ce fourmillement houleux et noir,\nDe proche en proche, allume un toquet rouge.\nLes pucelles sourient et se complaisent\nA se sentir si largement à l'aise\nParmi ce peuple ardent, gaillard et prompt.\nElles n'ont peur de ses bourrades,\nEt leur pas ferme et bien d'aplomb\nSans hésiter, gagne l'estrade\nOù leur bonté veut s'exalter.\nD'un geste fier sont écartés\nRobes, jupons, chemises,\nEt l'impudeur se solennise;\nLes cloches tintent aux églises :\nLes Trois Pucelles rivalisent\nDe bonne humeur et de blonde santé.\nEt c'est un cri, mais fol, immense,\nComme un jet d'or et de clarté,\nQuand la fète de boire et de manger commence.\nSous un dais clair comme l'été\nToutes les trois, droites et nues,\nElles incendient, violemment, l'entrain.\nLeur col, leurs épaules, leurs reins\nNe craignent pas les mains charnues.\nElles sont flamandes et le font voir;\nLeur torse est lourd comme un dressoir,\nLeur chair, de baisers fous se ravitaille.\nBàfrer et s'accoler — c'est la bonne bataille.\nAimez-vous donc, les gars et les femelles,\nPour célébrer les Trois Pucelles\nQui de leur' ventre et de leurs seins\nSur la Grand' Place de Bruxelles,\nPendant trois jours, vous verseront le vin.\nEt chaque année, après s'étre refait\n— A la source de quelle forèt? —\nUne virginité nouvelle,\nS'en reviendront, comme aujourd' hui,\nSur leurs chevaux d'or et de bruit\nLes Trois Pucelles\nPour présider, superbes et massives,\nAux ruts de gars ardents et des gouges lascives.\n\nEmile Verhaeren."}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.11", "texte": "POESIA\n\nLo Zi Meo\nGiovanni Pascoli.\n\nA VICO VIGANO', ACQUAFORTISTA\nNobile Artista ! ieri si stava in novelle dopo il mo-\ndesto desinare festivo. Era l'ora in cui compariva in casa\nmia lo Zi Meo, la moglie, la figlia, due sottofigli (come\ndiceva lui) bambini che si godevano un po' di befana.\nQuando venne anche lui. Un uomo mi portò la sua\nacquaforte, caro grande maestro ! Era proprio lo Zi Meo\nche tornava ! E che guardava innanzi sé, fiero e severo,\ncome faceva dopo aver pronunziato una delle sue umili\ne alte sentenze, dopo aver rapidamente paragonato i\ntempi d'una volta e quelli d'ora, concludendo :\nme dico: Viva l'Italia,!,dopo aver detestata l'ignoranza\nd'allora e aver gridato che ci voleva\nscola! — Ben tornato, Zi Meo !\n— Oh ! se tornasse davvero ! — Così dicevano le\nsue donne : — Se potesse tornare ! Se potesse vedere !\n— Il suo ritratto dal più vivificante bulino d'Italia! Ma\negli non può vedere né ridire nulla. Le esprimo io,\nnobile artista, la mia profonda ammirazione. E' un lavoro\ndi potenza ineffabile. E io, che nel fondo del mio in-\nternazionalismo giovanile sentivo fremere il patriottismo,\ne che ora all'Umanità da redimere porto o credo portare\nun cuore ebbro d'italianità, io mi esalto di lei nel nome\ndella Patria, e mi rallegro con l'Italia che in questa dif-\nficilissima delle arti un italiano raggiunga altezze toccate\nora solo da stranieri. Suo ammiratore e, se lo permette,\namico,\nCASTELVECCHIO, 7 gennaio.\n\nAcquaforte di VICO VIGANO'."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.12", "texte": "POESIA\n\nLE PACTE DU SORCIER\nJules Bois.\nLui me tint longuement hagard sous ses prunelles,\nOù la vague d'enfer déferlait ses flots roux;\nIl était beau l'Archange aux élancements fous,\nVetu de sa souffrance et de ses larges ailes.\n« J' ai plongé, me dit-il, au fond de tes remous,\n« Où j'entendis l'echo des douleurs éternelles,\n« Moi le consolateur des résistances belles,\n« L'Ennemi déclaré des làches et des mous.\n« Veux-tu de mon secours? Veux-tu ma main très forte\n« Pour soutenir ton corps, ton àme et ta vertu ? »\n— Et je lui répondis : « J' ai longtemps combattu,\n« Attendant que du Ciel une espérance sorte ;\n« Et je vois qu' il n'est rien, qu'on a fermé la porte...\n« Je réponds: Je le veux! puisque tu dis: Veux-tu? »\n\nLA COMPAGNA\nNeera.\nDue magnifici uccelli, figli di aquile e di falchi\n(stirpe regale, occhio ardente, rostro adamantino), vola-\nvano nell'azzurro; volavano alti sopra gli uomini, sopra\ni mari, sopra i monti, sopra gli abissi, d'etere insaziati\ne di perigli. Così vertiginoso era il volo del maschio che\nla gentil compagna talvolta, sorpresa e intimorita, ral-\nlentava l'ale ; ma egli fiero gridava : In alto ! in alto !\n— E riprendevano il volo, stretti d'amore e d'orgoglio,\nvia per lo spazio infinito, nell'infinito azzurro.\nPur venne l'istante in cui la mèta parve si allon-\ntanasse dal gran desio, e l'ardito campione, che aveva\nsaputo reggere a tutte le fatiche, si sentiva piegare di-\nnanzi all'ideale disinganno. Ella allora, piena di slancio,\nsi protese a lui e: «Tu mi insegnasti il volo, or vola,\nvola ! Nessuna tregua. Vedi ? io ti sorreggo. In alto, in\nalto, sopra gli uomini, sopra gli eventi, sopra le tenta-\nzioni, sopra le viltà. In alto, in alto, al nido nostro, in\nalto ! »"}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.13", "texte": "POESIA\n\nIl treno delle 0,00\n\n(POEMA IN PROSA)\nUn'immensa stazione ferroviaria.\nLo scheletro gigantesco, curvo, metallico e nero\ndella tettoia, tende la sua epidermide fragile di vetri affu-\nmicati.\nDi sotto, strisciano rasente terra, i binari che si\nirradiano e si attorcigliano come un fascio di nervi\nirrigiditi.\nSulle banchine è un brulicame bruno ; un movi-\nmento confuso, informe, fittissimo di verminaio umano.\nUn lunghissimo treno attende.\nÈ il Piacere.\nLe macchine poderose sono sotto pressione ; sui\nfianchi essudati luccicano i loro nomi : Corruzione, De-\npravazione.\nLungo le vetture, sollecitando la moltitudine a\nprender posto, corre il capotreno: l'Orgia.\nDi tanto in tanto la sua voce stridula domina il\nrimescolio.\n— Per Citerà, si parte!... Signori, in vettura!...\nTutti si affollano agli sportelli.\nL'Orgia ispeziona e controlla:\n— Aristocrazia, Nobiltà, Blasone... benissimo: prima\nclasse, signori. — Loro?.. Oh! scusino, eccellenze... non\nle avevo riconosciute ; lo scompartimento riservato è\npronto, ecco qua: Politica e Affarismo. — Una\nintera per S. A. il Capitale. — Lei?... ah! la Giustizia:\nseconda classe «vietato fumare». — E Lei?... la Chiesa:\nseconda classe... le tendine calate, sta bene. — Chi è\nquesta frotta turbolenta? Ah le Arti,..: terza classe, in\nfondo... Vogliono il wagon-restauranTutto occupato\ndall'Industria e dal Commercio... — L'Esercito?... prima\nclasse «fumatori ». — La Stampa?... visto,... s'accomodi\ndove vuole... — Qui l'Istruzione...; c'è posto qui per\nl'Istruzione?... No; e qui?... No; vada con l'Esercito...\nNon c'è posto;... con la Stampa, con la Giustizia, con\nla Chiesa... non c'è posto... Si metta là con le Arti...\nalla meglio... — La Scienza?... Terza classe anche lei...\n— Tu?... il Genio... anche tu, piccino?... Non so dove\nmetterti;... vai, arrampicati nella garritta di un guardia-\nfreno... — Lei?... il Lavoro... Non c'è più posto, non\nc'è più posto... -— E loro dove corrono?... Non vedono\nche quella è la vettura di S. A. il Capitale?... — Chi\nsono?... Socialismo e Anarchia...; indietro, indietro... va-\ngone bestiame... — Ci siamo tutti? — Pronti i bagagli\ndi questi signori?... Champagne,cantaride, sapone, mer-\ncurio... benissimo... — In vettura signori !... Per Citerà,\nsi parte!...\n— E i conduttori?!... Tutti a posto, i conduttori\ndel treno?... Vediamo: Crapula, Libidine, Senilità, Ram-\nmollimento... — Lesbo e Saffo dove sono?... Ah!, nello\nscompartimento « signore sole »... — Sta bene; e gli altri?\nLascivia, Erotismo, Degenerazione, benissimo.... — Sa-\ndismo, voi al bagagliaio; e voi, Lenocinio, alla coda: ecco\ni fanali!...\n— Signori, si parte!...\n— E l'orchestra?\n— Ah! diamine!... dimenticavo... Vediamo: è in\nvettura l'orchestra?... Giovinezza, Forza, Virilità, Salute...\n— E Amore?... Dov'è Amore?...\n— Ha preso un calcio dal Denaro e se n' è an-\ndato!... — Ma c'è qui qualcuno che lo vuol sostituire...\n— Benissimo... avanti... Lei chi è?...\n— L'Impotenza.\n— E che vuol fare?... Eh?... Come?... Non parli\nsottovoce...\n— Dice che si accontenterebbe di guardare...\n— Ma che succede laggiù?... Non vedete tutta\nquella gente che tenta di aggrapparsi ?... Chi è ?..."}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.14", "texte": "POESIA\n\nSara la Miseria... mormora il Capitale, sbadi-\ngliando e stendendosi sui cuscini.\n— O la Plebe, osserva l'Aristocrazia alzando le\nspalle.\n— E' il Gregge, assicura la Chiesa.\n— E' il Proletariato! tuona il Socialismo agitando\nil fazzoletto.\n— E' il Popolo Sovrano, urla l'Anarchia.\n— Si, ma qui non c'è posto ! replica l'Orgia... —\nCi sono altri treni pronti per esso; ecco là i conduttori...\nIl capotreno corre verso un giovanetto ossuto e\nmacilento.\n— Ohè voi, Onanismo... sempre con le mani nei\ncalzoni...\nPoi scuote un grosso uomo maturo che volge le spalle.\n— Dico anche a voi, Pederastia...\nE rivolgendosi a un terzo, di età indefinibile, but-\nterato e rachitico.\n— E voi, Incesto, cosa fate? Dormite?... Tenete\nindietro tutta quella melma e caricatela nei vostri convogli...\nFinalmente il treno si muove fischiando e sferra-\ngliando, e, folle, ebbro, vertiginoso, si getta attraverso lo\nspazio. Un'armonia sottile e avviluppante; un profumo ar-\ncano ; una penombra di mistero ; un alito caldo, dolcis-\nsimo; un fasto di fiori, di veli, di tappeti... Mormorii\nsommessi, canti lontani, sospiri anelanti...\n— Citerà! Citerà! Citerà!...\n— Da questa parte si scende!...\n— C'è un viaggiatore senza biglietto, avverte un\nconduttore.\n— Dove?\n— Era nascosto in un gabinetto di decenza... eccolo...\nSi avanza in mezzo all'Erotismo e al Ramollimento...\n— Toh!... la Morte! esclama la Scienza meravi-\ngliata, riconoscendo il viaggiatore.\nNessuno vi bada. Tutti si slanciano verso i can-\ncelli dietro i quali tremolano, come fiamme, le bocche\ndelle donne.\n\nNotari.\n\nAPOLOGIA\nG. P. Lucini.\nCapelli folti e barba intonsa e bruna ;\nampia fronte ; occhio chiaro e indagatore ;\nsopra alle labra rosse si raduna\ncoli' ironia sarcasmo sprezzatore.\nParlar breve : commetto alla fortuna\ndel tempo — e gloria incalzo — il mio valore;\ned alla solitudine opportuna\ncorpo deforme e sereno dolore.\nCol riso schietto suscito diane\nallegre ed in silenzio m'appostillo,\nsdegno le pigre bugie cotidiane.\nFiero, iracondo, tenace, cortese:\nil bene e il male abburatto e distillo :\npiù che amicizia eleggo odio palese."}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.15", "texte": "POESIA\n\nPer ĺalbum del generale Ulbrich,\ncomandante il quadrato di Villafranca.\nDomenico Tumiati.\nA TRIESTE\nDeh non t'agghiacci il nordico aquilone,\nprima che Italia balzi a nuova guerra!\nSul nostro cuor la Morte ti compone,\nfiore reciso dalla nostra terra.\nA TRENTO\nIncidi con la punta delle spade\n— BEZZECCA — su le culle e su le fosse;\ne aspetta! Rivedrai le tue contrade\narder di sangue e di camicie rosse."}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.16", "texte": "POESIA\n\nALLA MAGA\n\nSOGNO SINCERO\nUna gran nave carica di tutte le ricchezze, io co-\nmandavo dall'alto della poppa : una nave assai ben co-\nstrutta e meglio armata : ma che strano equipaggio era\nil mio !\nSotto il trinchetto sedeva il Destino, pilota taci-\nturno : guardava lontano, dritto al bombresso, oltre l'o-\nrizzonte deserto .* ma nel fondo delle sue pupille pro-\nfonde e immobili, passavano correndo turbe di fantasmi\nsconosciuti, Da nostromo mi faceva la Pazzia : un no-\nstromo capace ma spinoso e di poche parole. Con un\nfischio raccoglieva tutta la ciurma dei Desideri e delle\nPassioni e primo al travaglio, cantilenando alla maniera\nde' galeotti di Turchia, issava e mainava secondo la\nmia voce. Al timone ci stava la Morte; la sua testa\nlucicava al sole come una cupola maomettana : ma essa\nnon temeva i capogiri e nella sua ferrea presa scric-\nchiolavano i manubri della gran rota borchiata.\nCosi, con questo favoloso equipaggio, mi pareva\nd aver girovagato per il mondo tutta la mia breve gio-\nvinezza.\nMa ecco, sul più bello del mio viaggio, sale da\nponente un nembo minaccioso e m'abbuia il sole. Sul\ncielo nero il mare par di latte, e da lungi corrono le\nprime schiume.\n— I fiocchi! gli stragli! i contravelacci!... gridai\nsubito io dall'alto del cassero. E le vele caddero a una\na una, mentre la ciurma scimiesca saliva e discendeva,\nrapidamente, per il sartiame.\nIl primo colpo di mare piomba sulla va da\nprua a poppa con la furia d'un torrente alpestre, e se\nn'esce sfondando l'opera morta.\n— Il trinchetto! la randa! i velacci! la maestra !...\nPoggia timoniere!... gridai: e gli alberi si nudarono. E\nsi poggiò a levante.\nMa il vento infuriava tanto, e il nembo ancora sa-\nliva, e il mare travagliava la nave in si malo modo,\nche non vidi altra via di salute, se non correre in poppa\ncon la bassa gabbia dove il vento e il mare volessero :\ne aspettare,\nE aspettando, passarono le ore terribilmente lente...\ne venne la notte : una notte di spavento ! Per le crepe\ndel nembo, serpeva il fulmine. Il mare, la prua, la\ncima degli alberi ; tutto nel buio ! Le raffiche urlavano\nmorendo tra le sartie....\nDove andavamo?...\nEcco ora un romore nuovo!... non c'è dubbio: è\nil mare che ci frange contro qualche ripa a picco. Tutto\ndunque è finito?!...\nAh ! se avessi saputo prima guardare dentro le tue\npupille, o mio impassibile piloto, io certo avrei veduta\nla tua fantasima, o Maga portentosa! avanzare lungo la\ncresta tagliente e corrusca della tua scogliera: cosi come\npoi ho veduto la tua bella persona venire tra gli scoppi\nde' fulmini, con passo certo verso la mia disperazione!...\nquando già la chiglia del mio povero legno sbatteva sul\nfondo basso ad ogni sfuggire furioso dell'onde.\nIattura ! Iattura! mi gridavano i marinai impaz-\nziti dallo spavento. E il nostromo, più forte di loro gri-\ndava : O iattura o morte !\n— E sia ! gridai alfine — Spalancate il boccaporto ;\nmanomettete tutte le mie ricchezze. Forza !... prima quei\nsacchi d oro ! E tutto oro sognato, ma pur pesa. Avanti!\ntraete ora quelle grandi figure scolpite nel marmo : sono\nle donne che ho amato nella vita...: al bordo, lesti! e\ngiù nel mare!\nAdesso, lasciate che lo prenda io, quel groviglio di\nserpenti insonnoliti ! sono tutti i miei peccati, li ho nu-\ntriti col mio sangue e voglio sacrificarli con le mie mani\nalla mia dolce Sirena.\nAvanti! ora portatemi fuori tutte le mie care me-\nmorie: casse pregne di malinconici odori, custodite come\ncose sante! non aperte per timore che l'aria vi conta-\nminasse... : giù anche voi di qua..., a sfamar la tem-\npesta!.,.\nNon basta ancora? Ancora batte la chiglia?... E\nsia! Mano alle mie speranze! ai miei sogni di poesia!..."}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.17", "texte": "POESIA\n\nvotate la stiva!... Sentite che odore d'alloro?!... Fuori\nanche quei sogni di gloria ! quei sogni di gloria infuo-\ncati ! giù dal bordo : che si spengan nel mare...\nOra la chiglia non batte più! e le onde spingono\nla mia nave ai tuoi piedi, come cosa morta, o Maga\ndell'anima mia! Tu discendi la dritta costa al lume dei\nlampi, metti il piede fermo sul bordo, salti leggera vi-\ncino a me e alla ciurma inginocchiati.\nSolo il destino non ti guardava : ben ricordo ! e la\nMorte rideva dietro la gran rota.\nMa tu hai gridato subito alla ciurma, inginocchiata:\nIn piedi : e fate vele che questo non è mare da far paura !\ne al Destino : Attento tu piloto da prua ! E alla Morte :\nOrza, al largo, timoniere !\nE la nave leggera con tutte le vele riaperte sem-\nbrò volare tra le nubi e la tempesta ; mentre nasceva\ndalle mille sue corde e risuonava per le sue caverne\nuna musica cosi potente, che il Mare ne tremava e l'Alba\ns'affacciò impaurita !\nDimmi, Maga : potevo io sognar meglio la verità ?\nNon ho guidato io forse per gran travaglio, la nave\ndella mia vita carica di peccati, di ricordi e di sogni?\nE non mi convenne un giorno gettare tutto, per\naver te? E non ti si inginocchiò forse ai piedi la ciurma\nde' miei desideri e delle mie passioni? E la mia pazzia\nmedesima fu tua! E tu entrasti nella mia nave peri-\ncolante con piede certo; e alzasti le vele della mia fie-\nrezza cadute vigliaccamente ; e riempisti della tua mu-\nsica la mia vita fuggiasca !\nChe vale aver la stiva carica d'oro, quando non\ns'ha coraggio di navigare?\nE tu me l'hai ridato questo coraggio, o Maga por-\ntentosa! Il sogno è verità! noi voliamo così com'ho\nsognato, tra le nubi e la tempesta: al timone sta la\nMorte e ride ancora : a prua siede il Destino e guarda\nsempre dritto al bombresso, oltre l'orizzonte deserto.\nCorri, tu, Maga, e guarda dentro le sue pupille\npiene di fantasmi. Dimmi se tra quei fantasmi vedi pas-\nsare abbracciati l'Amore e la Gloria !\nCorri, tu, Maga!... e guarda dentro le sue pupille,\npiene di fantasmi... Va!... e dimmi se tra quei fantasmi,\nvedi passare abbracciati l'Amore e la Gloria!\nSOGNO IMPOSSIBILE\nM'é parso stanotte d'essere morto, e sotterrato sulla\nvetta d'un poggio brullo.\nE tu salivi, Maga, tra i ciuffi delle ginestre, fati-\ncando, e mi cercavi. Ogni poco stavi ferma : battevi tre\ncolpi col piede sulla terra, e ascoltavi.\nAvessi potuto gridare il tuo nome, poi ritornar-\nmene muto per sempre! Avessi potuto movere pur un\ndito, e toccare una corda della mia lira, su cui stava\ndistesa la mano rigida!\nMa quando tu hai battuto tre volte sulla mia terra\n(chi poteva pensarlo?) il mio povero core ch'era morto\nda tanti giorni t'ha reso tre tocchi, e tu li hai bene uditi.\nAllora tu sei caduta in ginocchio e piegando il\nbel corpo, tu hai posato le due mani sulla mia terra...\nle tue lunghe mani che m'hanno dismagato, erano tanto\npiù fini e più pallide che sempre!\nPiangevi, e bagnavi la terra, come fa una pioggia\nbenedetta.\nIo ti guardavo fisso, di sotto la terra assetata, e\npregavo : Buona terra, lasciami arrivare sulla faccia una\ngoccia del suo pianto: non ti chiederò altro, per tutta\nl'eternità !...\nMa ecco subito m'avvidi che dentro la terra inu-\nmidita con le lacrime, s'affondavano le tue care mani :\ne diventavano del color medesimo della terra, e poi si\nallungavano stranamente e ramificavano, e mettevan\nbarbe : gettavano tutta la loro bellezza per potermi cer-\ncare con mille dita !\nE se guardavo sopra la terra, ben le vedevo io le\ntue divine membra di fanciulla! cingersi di scorza, e\ncrescere, e rameggiare, e gemmare, e inverdire! E già\nriconoscevo la bruna fronda del cipresso ondeggiare me-\nstamente sotto la luna maravigliata.\nIntanto le mille radici nate dalle tue dita s'affret-\ntavano strisciando intorno alla mia poca carne, e la\nsucchiavano senza fatica : tanto che in poco tempo la\npunta del tuo verde sembrò frustare le nubi fuggenti,\ne le tue salde radici nascosero il mio nudo scheletro nel\nloro intrico per sempre ; anzi lo serrarono tanto forte,\nche la mia lira ne fu rotta.\nMa, poi che tutta la mia carne morta fu salita su\nper le tue fibre vive, le fronde odorose di resina inco-\nminciarono a dar tenui suoni dolcissimi al vento, i quali"}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.18", "texte": "POESIA\n\nvagavano sui ciuffi delle ginestre all'alba. Non eran pa-\nrole; eppure chi varcava il poggio brullo si fermava a\nsentir quella musica e n'aveva gran pena al core.\nE se il vento cresceva e infuriava, allora la musica\nche usciva dalla tua fronda ferita impauriva l'anima dei\nviandanti.\nOra le mie languide pene, ora le mie tetre follie\nnarravi ancora cosi senza parole... quando mi sono de-\nstato e mi sono visto vivo !\nCom'era bello il sogno! Fosse simile al sogno la\nverità ! Fossi io morto davvero, e la mia rozza lira in-\nfranta : e mi potessi riposare in pace mentre le melodie\nche scendono dall'anima tua, dicessero all'anime sorelle\nle mie pene e le mie follie: tutto quello che non mi\nriesce di dire, accompagnandomi con questa mia lira sorda!\nSOGNO INUTILE\nE questa notte mi son sognato d'essere il mare.\nGrande come il mare, libero come il mare, sterile\ncome il mare, mi piacerebbe d'essere !\nVorrei che non queste miserevoli passioni umane\nmi movessero, ma il Maestrale e il Libeccio aizzati delle\nforeste.\nNon amare e essere amato; non odiare e essere\nodiato. Ornar di perle mille donne e mille ucciderne\nogni giorno, sentirmi maledire e benedire senza mutar\nfaccia: cullare sulle mie braccia le balene stanche, far\nruzzare i delfini spensierati tra le mie schiume : assistere\ncon lo stesso sorriso alle opere lente della pesca e alle\ncene rapide de' pescicani : carezzare le alghe odorose\ne lucenti ne' miei golfi sonori e scavar di sotto le mon-\ntagne di granito, per mangiarmele in un boccone : met-\nter paura al vecchio timoniere con una buona ditata\nall'ala del timone, oppure sfondar con un pugno la nave\ne veder la Morte svolazzare sulle mie acque richiamando\ncol fischio le greggi de' pescicani disperse : sospirare alla\nluna come un poeta qualunque, ma scalar le nubi, an-\nche, sulla groppa de' cicloni!\nGrande, libero, sterile come il mare, mi piacerebbe\nd'essere !\nE vorrei guardare, dentro le mie vaste viscere in-\nfeconde, ricchezze incredibili, tesori più grandi dei sogni\numani; e ridere della Terra melensa che ogni giorno\nsi lascia scorticare, manomettere, trapanare, sondare, svi-\nscerare senza far motto: e ridere ancor più vorrei degli\nuomini che, malcontenti della loro stupida terra, si dànno\nalla mia pazzia infida, in cerca di poche monete,..\nMa torse sarebbe inutile per me, essere il mare!\nChé, se a qualche mia spiaggia canora venisse colei\nper cui oggi ancora la mia povera anima d'uomo ritrova\nqualche pensiero amabile : venisse placidamente alla lan-\nguida luce della luna, o rapida discendendo sotto i co-\ncenti raggi del Sole; e alzasse ambe le mani di Maga\nsulle mie membra tremanti, e gridasse forte : A me ! a\nme che t'amo ! tutti i misteri del tuo profondo, tutte le\nricchezze che guardi nel tuo cupo segreto !... e io affon-\nderei le mie braccia informi dentro le mie viscere ghiac-\ncie, e ogni più splendente tesoro strapperei, e fatico-\nsamente su per l'erta del Fondo, lo spingerei fino ai\npiedi suoi, sotto il governo delle sue lunghe mani di\nMaga, dei suoi grandi occhi innamorati.\n\nErcole Luigi Morselli."}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.19", "texte": "-POESIA\n\nUN RITORNO\nAmalia Guglielmitietti.\nI.\nSimili a sonaglietti aspri, dal vento\nscossi, o da mani assai lievi di gnomi,\ntrillano i grilli, immersi negli aromi\ndel prato, il loro ridere d'argento.\nA me che torno, trangugiando un lento\nveleno: assenzio di disdegni indomi,\ndicon saluti e mi rivolgon nomi\nteneri con il lor piccolo accento :\nSorella bruna, ben ritorni a noi,\nma quello che cercasti fra la gente\nper terra e mare lo trovasti poi?\nIo non posso rispondere, o non so.\nMi butterei col viso fra le mente\nper soffocarvi un disperato : no !\nII.\nRispondere non so, tanto son stanca;\nma vorrei dire: — Andar, restar, che vale?\nSeco ha ognuno il suo bene ed il suo male,\ne il ben lo scorta e il male gli s'abbranca.\nMeglio, forse sostar, ché più s'affranca\ndal duol chi sogna in una quete eguale,\ndi chi poc'ombra con molt' armi assale\ne più la insegue quanto più gli manca.\nMa ai notturni cantori poco assai\ngiovano insegnamenti di parole ;\ngià qualcuno stupì: — Che pensi mai?\nTaccio, e m'appar fra l'ombra, alta, lassù,\nla buona casa, che con me si duole:\n— Da tanto aspetto... Non tornavi più !\nIII.\n— Da tanto aspetto ! E dimmi, ora, dov'eri ?\nIn abbandono la tua vecchia casa\ncontava i giorni, da gran buio invasa,\ne sempre l'oggi somigliava all'ieri.\nV'eran nei nidi rondinotti neri,\ne già volaron via dalla cimasa;\nla messe ne' tuoi campi già fu rasa\ne i lor frutti già dettero i poderi.\nSolo la vigna ancor non si spogliò :\nmolti grappoli dolci essa matura\nper la sete che ancora ti restò.\nE anch'io rimango, fra i tuoi pini, qui,\na consolar la tua anima oscura\nper la gioia che ancora ti sfuggi."}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.20", "texte": "POESIA\n\nPoesie di Tribù nordiche\nRiduzione di Furio Lenzi·\n(Le parole di queste poesie, con la relativa musica e gli stru-\nmenti originali che servono per accompagnarle, si trovano nella\nnota collezione etnografico musicale del barone Krans, a Firenze).\nCanzone pel ballo magico dei \" Cippevà „\n(Indiani dell'America del Nord)\nOh, cosi facevano i nostri padri !\nNon è vero, fratello ?\nCosì c'insegnarono i nostri padri ;\nNon è vero, fratello?\nE noi ci terremo strettamente\nAlle antiche buone usanza paterne.\nQuesto noi faremo ;\nNon è vero, fratello ?\nCanzone dei Camtciadali\n( Questa canzone estemporanea\ndel secolo XVIII, dalle donne del\ndella Siberia, in onore del luogot\nmaggiore Paulutski e di Krascenninikow\ndi Pietroburgo).\nSe fossi il cuoco del signor maggiore\nDal fuoco leverei\nLa pentola e la carne che v'è dentro.\nFossi il cuoco del signor comandante\nLa pentola leverei coi guanti.\nSe fossi il signor Paulutski porterei\nSempre cravatte bianche.\nFossi il suo servo Ivano porterei\nLe belle calze rosse.\nSe fossi studente descriverei\nTutte le belle donne.\nSe fossi studente descriverei\nIl pesce Buik.\nSe fossi studente descriverei\nTutti i cormorani e le rondinelle\nChe stanno per il mare.\nSe fossi studente descriverei\nTutti i nidi dell'aquila.\nSe fossi studente descriverei\nLe sorgenti dell'acqua.\nSe fossi studente descriverei\nTutte queste montagne.\nSe fossi studente descriverei\nTutti i pesci del mare!\nAntica canzone russa col ritornello, per ballo\nAh, anatra, anatra campestre, li là là,\ncampestre.\nO giovincella, o giovane\ngiovane.\nDove hai dormito, hai pernottato ?\npernottato.\nIo ho pernottato in un. campicello\nin un campicello.\nSotto un cespuglio di giunco\nsotto un cespuglio.\nQuando di là sono passati allegri\nallegri.\nDue giovani accorti\naccorti.\nHan tagliato ciascuno un ramoscello\nun ramoscello.\nHanno fatto ognuno un piccolo piffero\nun piffero.\nAh, voi, pifferi, non fischiate !\nnon fischiate.\nNon svegliate mio padre !\nnon svegliate.\nMio padre dorme inebriato\ndorme inebriato.\nMia madre è dietro il fiume\ndietro il fiume.\nFa cuocere la birra giovane\ngiovane.\nFa bollire il vino verde\nverde.\nFa da bere al genero giovane\ngiovane,\nSuo ospite caro\ncaro."}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.21", "texte": "POESIA\n\nMARTORA O LA FIGLIA DEL VENTO\nHélène Vacaresco.\nElda Gianelli, trad.\n« Chiudi la porta, amor mio,\nEd anche la finestra,\nPerchè non senta il vento\nQuello che ti racconto. »\n« E' occupato dai rami, presso il fiume\nIl vento : — Ma s'egli ode la mia voce\nEntrerà per sentire il mio racconto.\nE piace ai morti d'ascoltare il vento\nChe passa fra i rosai. »\n« Perchè mai Stan, il giovane\nE bel mugnaio, è sempre,\nOr, sì pallido e triste? »\nChiese del prete la minor figliuola\nAl giovine mugnaio.\n« Sì, sì, Stan, il mugnaio —\nÈ ognor pallido e triste\nBench'ei giovine sia;»\nRispose Stan a lei che il domandava.\n« Importa di saperlo a te, fanciulla\nPerch'è pallido e triste ? »\n«Sì, o Stan triste e pallido. »\n« Un dì ch'io stava al fiume, una fanciulla\nA me venne. Era bella\nCome la luna su l'acqua,\nCome il sole sul prato;\nStava in piè fra i rosai,\nE baciavano i rosai\nLa sua bocca.\nGiovane, dammi un fiore,\nDammi un fiore nato appena,\nMi diss'ella, e danzerò,\nDanzerò davanti a te.\nDanzerò coi piè nell'acqua.\nLe dolci mie braccia posate\nSu le belle labbra del sole. —\nAllor le diedi il freschissimo fiore\nChe portavo a la cintura d'argento,\nChe immobile contro il mio cuore\nEra rimasto. Ma quando\nCol dito il toccò la fanciulla\nIl fiore si mise a tremare\nSì forte, sì forte, che tutti i suoi petali\nCaddero ai piedi miei.^\nE la fanciulla cominciò a danzare,\nE la terra intera e il cielo\nTutto, girar sembravano\nIntorno a lei :\nL'acqua, il sole, la luna,\nIl mio sangue, i miei coltelli.\nE danzava così presto che le stelle eran\nDella rapidità della sua danza. [gelose\nElla rise e mi disse: — Bel giovane,\nSono la figlia del Vento d'estate,\nSono la tua fidanzata;\nE ti sposerò, se tu scopri\nIl mio palagio nel bosco. —\nElla disparve; il piccolo fior morto\nGiaceva al posto ov'ella avea danzato.\nIo dì e notte sognai della fanciulla,\nDissi : Devo cercarla.\nE il villaggio un mattino lasciai\nE al sole che sorgeva domandai :\nLa Figliuola del Vento ove sta?\nMa troppo era occupato\nIl sole per rispondermi.\nChiesi al fiume: Sai tu dirmi\nOv'ella si trovi ? Ma il fiume\n«Non la conosco» rispose.\nIo dunque mi partii per un viaggio\nLunghissimo e con me\nL'ombra mia camminava. A unacapanna\nGiunsi. Una vecchia stava su la soglia.\n« Chi sei tu? » mi chiese. « Son Stan, il\nLe fanciulle mi dicono bello; [mugnaio,\nMi dicono forte i giovani. E cerco\nLa Figliuola del Vento d'Estate. »\n«Ah, il Vento d'Estate ha dunque una\n— Diss'ella. — Dev'essere fiera, [figlia?\nPoiché del padre il regno\nE' grande, ed ei non parla\nChe con la luna, il sole e la ricchezza\nDelle foglie e la dolcezza\nDel grano che matura.\nEgli è altero e non parla giammai\nChe con la luna, il grano, il sole.\nIo vidi che la donna era gelosa\nDel Vento d'Estate. — E' probabile\n— Mi disse — che mio figlio\nAbbia incontrato quella\nDi cui parlate. Entrate,\nBel giovane. Asconder vi voglio\nIn casa nostra. Mio fielio\nE' violento e crudele. Mio figlio\nNon ama lo straniero, ed è mio figlio\nPiù possente di quel re fiero\nChe si chiama Vento d'Estate.\nIo son la madre del Vento d'Inverno,\nDel Vento terribile. —\nVerso la notte, a un tratto,\nEntrò il Vento d'Inverno; entrò\nCon sì selvaggio passo\nChe ogni cosa d'intorno troncò.\nE tremando sua madre il domandò :\n« Dolce figlio, non essere in collera,\nDolce figlio, raccontami se mai\nSentisti tu parlare\nDella figlia del Vento,\nDella figlia del Vento d'Estate.»\nGridò il Vento d'Inverno furioso:\n« L'amo e voglio sposarla. »\nE partì. Io restai tutto tremante\nAd ascoltar la lena sua di fuori\nE dischiusi la porta per seguirlo,\nPoiché compresi che andava\nVerso il palazzo di Mariora.\nMa la strada era lunga e forte assai\nSoffiava il vento.\nDi stanchezza io cadeva e m'arrestai\nSotto un albero. Ed ecco una fanciulla\nIncontro a me venire\nVidi. Tra le mie braccia\nCadde e gridò : « Non voglio\nSposare il Vento d'Inverno.\nNon l'amo. Sono la tua diletta;\nPortami via »\n« Diletta mia, diletta mia,\nSovra il mio collo, sovra i miei occhi\nPosa la testa. Diletta mia,\nDiletta mia, tienti cheta:\nFra le mie braccia riposa. »\n«No; son colei che non può star quieta.\nColei che mai non posa.\nSono la Figlia del Vento\nChe carezza e se ne va,\nE che tocca tutte le cose\nPer lasciarle. »\n« O Mariora, resta con me ! »\nElla restò nella mia casa ed io\nL'amai. Mi sorrideva ella e volgeva\nI suoi fusi alitando sovressi.\nBaciava col suo soffio il sonno mio\nE pien di bianchi sogni era il mio sonno.\nQuand'ella presso le tombe passava,\nLe tombe la chiamavano.\nL'alito suo posava su le tombe\nE la Vita e l'Amore esse sognavano;\nEra la mia diletta e l'amo ancora.\nMa una notte l'uragano corse il fiume\nE il molin nostro asportò.\nIn cielo non v'era la luna\nE un gran gemito andava\nDalla terra al mio cor. La mia capanna\nPria vacillò, poi cadde.\nQuando cercai la diletta\nVidi ch'ella non era più là.\nChè il Vento d'Inverno l'aveva rapita.\nOra so ch'ella dimora\nEntro il suo palagio o pure\nPresso la sua vecchia madre\nChe la sera s'affaccia in su la soglia.\nE la sento gridare,\nLa sento dirmi : « Vieni,\nIo son prigione del Vento d'Inverno!\nTre montagne di ghiaccio\nSi levano intorno a me;\nEd ho sul petto tre\nMontagne di ferro, e allorquando\nPiango e cadon le lagrime ai miei piedi,\nOgni lagrima anch'essa diventa,\nDiletto mio, di ghiaccio una montagna! »"}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.22", "texte": "POESIA\n\nJÉRUSALEM\n\nPOEME GREC\nINVOCATION\nO Muse des Muses ! 6 grand esprit des siécles\nimmortel et divin, qui portes sur tes ailes\nles germes inépuisables et fécondateurs\ndont on pétrit les flambeaux de la vie !\n0 toi dont le regard refoule les ténèbres massives,\ntoi qui gardes en tes yeux\n1 essence vive de toutos les lumières,\nl'essence fulgurante d'où partit\nla première étincelle de vie inextinguible !\nO Muse des Muses, porte avec ton haleine printanière\nla parole inoui'e, l'étonnante parole\nle foudroyant JE VEUX qui remplit les abìmes\nd'une clarté sans crépuscule et d'une force impérissable,\npour qu' il me soit donne de chanter dignement\nl'agonie de l'Idée\ndans le dernier soupir d'un Dieu martyr,\npour qu' il me soit donné de chanter dignement\nla puissance de ce dernier soupir.\nPREMIÈRE ODE\nO ville dont les murs répercutent sans fin\nles hurlements du vent pèle-mèle et les cris\nde tes pestiférés et tes chants de victoire!...\nO ville antique où les lauriers de guerre\net les fleurs de la paix\nfurent arrosées goutte à goutte\npar le sang des prophètes et des martyrs!\nO ville dont la pourpre glorieuse sombra\nparmi les plaintes des victimes!\nO ville où l'on sertit les larmes des esclaves\ntelles des pierreries\npour incruster la couronne de la force brutale!\nUne idée venue des temps anciens,\net toute indéfinie, et presqu' inconcévable,\nflotte encore sur tes ruines !\nOn la dirait vivante, cette idée, mais si peu,\nqu'on a bien vite fait de constater sa mort!\nDEUXIÈME ODE\nSur les tombeaux de tant d'espoirs ensevelis\n1 on voit passer des spectres vètus d'or\net tout ensanglantés,\nqui lentement voltigent en se donnant la main\ntout autour de la colline désolée de Sion.\nChacun revient sans cesse à sa ruine aimée,\nleur visage effrayant d'une pàleur cadavéreuse\nest mi-caché sous l'ébouriffement\nde leurs trop longs cheveux et de leur barbe bianche.\nTout en buvant la rosée de la nuit\nà mème les calices des fleurs,\nils racontent l'histoire de leurs bonheurs défunts\net de leurs joies passées, cependant que la lune\nhabille leur squelette de son argent soyeux.\nPlus tard 1 aurore vient les vider de leur àme\nillusoire et nocturne...\nAlors, ils se transforment en une brume épaisse\net vivante, qui plafonne toute la ville,\net lentement arrose de larmes douloureuses\nl'herbe verdoyante qui croìt déjà\nsur les traces effacées de leurs pas.\nTROISIÈME ODE\nLa force s'acharna contre la faiblesse,\net le bruit de leur lutte resonna aux profondeurs\néternelles de la terre.\nParfois l'Idole inanimée triompha contre un Dieu\net parfois la Vertu terrassa l'Infàmie !\nLes autels s ecroulaient au brouhaha des peuples,\nmais de nouveaux autels\nsurgissaient aussitót du chaos des ruines\npour l'émerveillement des foules rénovées,\net les peuples, saisis d'une admiration\ninattendue, chantaient de nouveaux hymnes.\nLes danseuses grisées par le vin des agapes\nentrechoquaient furieusement leurs cymbales"}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.23", "texte": "POESIA\n\nen composant une harmonie funébre\nque les heros scandaient en partant pour la gioire\nau tintement des boucliers et des lances guerriéres.\nQUATRIÈME ODE\nLes vagues de 1 histoire se brisaient à tes pieds\ncontre tes murs, Jérusalem,\net puis se retiraient pour déferler plus loin\nsur des plages ignorées ;\net ces vagues ressemblent aux colères de Dieu !\nLe fracas de tes murailles croulantes\nétouffait les lamentations de Jéremie...\nMais lorsque 1 ouragan de la catastrophe\ndisparaissait à l'horizon\net la sérénité du ciel se deployait\nencor sur tes créneaux;...\nquand tes murs secoues par des marées fougueuses\nse reposaient paisiblement à sec ;\nquand tes campagnes désolées refleurissaient\naux caresses magiques d'un printemps idéal;\nquand tes bergers et tes bergéres aux pieds blancs\nsortaient de leurs cabanes pour tresser avec gràce\ndes rondes amoureuses et dansaient à loisir\nles mains nouées aux mains sur l'herbe rajeunie;\nalors l'Idée, ton Idée immortelle et divine,\nse dressait tout a coup sur tes étangs de larmes,\net, degageant ses ailes de la boue et du sang,\nprenait un grand essor dans l'azur, en volant\ntour a tour sur les cimes glorieuses\net tour à tour au ras de terre, en sanglotant.\nTraduction du grec\n\nPol Arcas.\n\nL'OSPITE\nAntonio Carafa.\nI.\n10 t'offro nella coppa bizantina,\ncapolavoro di cesellatura,\n11 vino della mia vigna d'altura\ne l'acqua di mia fonte montanina.\nVieni e porta con te buona ventura ;\nbianco e il desco e la coltre è purpurina,\npinta con cocciniglia di marina\ned intessuta d'oro in filatura.\nVieni con lieve passo alla dimora\ndi chi t attese molto tempo invano,\nattese molto ma ti attende ancora.\nAperte son le porte, (questa mano\nle apri con gaudio) dolce fu quell'ora.\nUno straniero verrà da lontano!\nII.\nAccesi mille lampade e doppieri,\nmille come in attesa di regale\nfesta divina e presi (autunnale\ndolcezza) i più bei frutti ai verzieri.\nNon più l'ospite attendo. Più non vale\nattendere; ardon come a festa i ceri\ne rischiarano tutti i sentieri:\nLa solitaria festa è senza eguale!\nIntima fu la festa; per me presi\ni più bei frutti e la più buona essenza\nsolo per me, solo per me versai;\nE non venne colui che tanto attesi\nche altra volta chiamava con clemenza :\nIo vissi in solitudine e regnai."}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.24", "texte": "POESIA\n\nChi perde trova....\nAntonino Alonge.\n(POESIA IN VERNACOLO NAPOLETANO)\nIo te credeva perza comm'a n'aco suttile\nche ccade 'nterra e sfuie, e nun se trova cchiù....\nComm'a nu suonno d'oro 'e na nuttata 'abbrile,\nca passa e nun se scorda jre passata tu....\nComm'a n'addore acuto 'e rose d' 'a Turchia\nca sfuma e si nce pienze te pare d' 'o sentì ;\ncomm'a na bella museca, ca dint'a fantasia\ntorna, po' s'alluntana,... e nun vo' cchiù veni!\nAh, Sì! Accussi passaste.... Comm'a na stella 'e 'n cielo\nche ccade e se va a perdere pe dint' 'a scurità....\nE quanno io te penzava pareva ca nu velo\nmme cummigliasse 'a mente pè mme te fa'scurdà!\nAh, sì ! Quant'era bella ! — penzava, e pe' ntramente\nio nun me recurdava comme si' fatta tu!\nSta vocca, sta resata, st' uocchie accussi lucente\nd' 'a mente mme sfujèvano: nun afferrava cchiù!\nAh! Che currivo! Crideme: na cosa 'e fa paura....\nA chesto era arreduto pe troppo penzà a te!\nMme sarria miso a chiagnere comm'a na criatura,\ncierte mumente... Proprio!, senza sapè pecche....\nE tu chi sa addò stive; chi sa cu echi parlave:\nchi sa cu echi redive?... Ah! core mio, chi sa?...\nChi sa si quacche vvota tu pure mme penzave\nsenz'odio e senz'ammore, ma sulo pe ppietà !\nAh! Quante suonne perze! Quante nuttate chiare\npassate smanlanno mme si ' custata tu !\n'O ssape Ddio che llagreme cucente, amare amare,\nhanno chiagnuto st'uocchie pe tte! Gesù, Gesù!\n'E vvote, na carrozza passanno, int' 'a nuttata\nmme deva na speranza 'e te vedé turnà;\nma quanno m'affacciava s'era già alluntanata\nperdennose int'a ll'ombre d' 'a nebbia e 'a scurità;\nE nne passàieno mise senza vederte maie ;\npassàieno duie tre anne senza 'ncuntrarte cchiù ;\njre partuta, e io pure jette luntano assaie,\n(spierto comm'a nu zingaro, comme vaie sperta tu)\npurtanno dint' 'a st'ànema dannata mia pe' ssempe\nnun già 'o ricordo 'e quanto male tu hè fatto a me,\nma nu ricordo meglio : chillo d' 'e primme tiempe,\nquanno putette credere ca 'o Paraviso ne' è !\n• •••••••••\nIo te credeva perza.... E mm'era persuaso\nca tu fusse nu suonno....\nMa nun è overo, no !\nAieri t'aggio vista! Tutta vestuta 'e raso,\nchiena 'e brillante e perle, stesa int'a nu landò!\nSaluto ; e resto friddo, Uà, c'o cappiello 'mmanno,\nc' 'o core ca zumpava, sbattenno cumm'a cche!\nRedenno hè salutato tu pure ; e po' 'a luntano\nte si vutata ancora na vota,... doie... tre !\n— Gesù! Ma è proprio overo ca nun te si scurdata,\nca overo qualche vvota mme pienze pure tu?...\nE suspiraie, guardannote, cu ll'anema ncantata,\nfermato... nfin'a quanno nun t'aggio vista cchiù.\nSi' stata 'nfama, è overo; mm'hè date tante pene;\nma nun 'mporta, nun 'mporta: hè fatto assaie pe' mme!\nM'abbasta ca na vota t'hè fatto vulè bene,\ne ca mm'hè dato ancora 'a gioia 'e te vede..."}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.25", "texte": "POESIA\n\n“TOUTE LA LYRE„\n\nFerdinando Paolieri» — VENERE\nAGRESTE [Poema). Firenze, Nerbini, edit.\nI lettori di Poesia ben conoscono Fer-\ndinando Paolieri come uno dei migliori\npoeti giovani italiani. Nel nostro prossimo\nnumero, daremo di lui una lirica bellissima,\nin cui tutte si rivelano le sue rare qualità\ndi cantore ispirato e appassionato, di ver-\nseggiatore sapiente, maestro neir intrecciar\nstrofe ampie e armoniose, ed io sono con-\nvinto che un saggio di tanto valore debba\ninvogliare molti a leggere Venere agreste.\nVenere agreste è un poema prettamente\nitalico, magnifico di sonora ricchezza, denso\ndi figurazioni grandi, sontuosamente colo-\nrite, e solenne di bellezza pagana come\nun vasto affresco dell'età migliore della\nnostra arte. Il Paolieri vi maneggia l'ottava\ncon un'agilità insuperabile — senza mai la-\nsciare che la monotonia del ritmo intor-\npidisca le ali del suo canto o fiacchi la\nmetallica fibra del suo verso — e a tanta\nvirtuosità sa unire un'inesauribile, sempre\nnuova freschezza d'ispirazione.\nII canto IX (La svinatura) è del poema\nuna parte che non esito a chiamare vera-\nmente ammirabile, per la vivezza di colore\ne di movimento che il poeta vi ha trasfuso,\ncon impeto gioioso, nell'ebbrezza di cantare\na voce spiegata un suo grande inno al-\nVAlma Mater e alla Bellezza eterna.\nVieni, Pagano Spirito ! & ebbrezza\ndammi dei canti ch'io vagheggio, assorto.\nDammi o vino il furor che incende e spezza,\nil piacer della vita ecco è risorto :\nil mio verso si piega alla carezza\ncome al tramonto Vèrica in un orto\nabbandonato, quando il sol che langue\nsui monti versa il suo fulgido sangue.\nCanterò l'uom che beve e l'uom che danzaì\nl'uomo che bacia con la bocca forte\ndel vino eh'ei libò con esultanza.\nEi viene ! (Si spala7ichÌ7io le porte)\nignudo colla sua divina amanza,\ninerme, tra la vita e tra la morte,\nbarcolla, spezza, Ì7itreccia balli, uccide,\naccende, spegne e, procombendo, ride /\nCerto, Venere agreste è un poema quasi\ninteramente e quasi esclusivamente descrit-\ntivo; ma quanto è superiore, nella sua\nopulenta ampiezza, ai meschini e freddi\nquadretti di cui ci han data la ripugnanza\nquei troppi poeti (?) che non si annoiano\nmai d'incorniciare nel solito sonettuccio\nstiracchiato la chiesuola del loro villaggio,\no il loro cane da caccia, o la faccia insulsa\ndella loro innamorata, o l'immancabile tra-\nmonto con relativo suono di campane !\nFerdinando Paolieri con questa sua prima\nopera ha dato d'altronde — a parer mio —\nmolto più e molto meglio di quanto è\nuscito, a stilla a stilla, attraverso un lungo\nperiodo di anni, dalle storte cerebrali di\nparecchi dei poeti nostri che già godono\ndi una certa rinomanza!\nGiuseppe Rinom—L'ESTUARIO DELLE\nOMBRE (Simboli). — Messina, Trincherà,\neditore.\nAccennando a questo libro di un poeta\nautentico, mi asterrò, di proposito e inte-\nramente, dall'occuparmi di quel simbolismo\ndi seconda o di terza mano a cui vanno\nattribuiti certi atteggiamenti sì scimmiesca-\nmente risibili d'un esiguo numero di gio-\nvani scrittori italiani.\nAnche se non facesse sforzi per voler\nessere simbolista ad ogni costo, ed anche\nse permettesse al suo tipografo di rispar-\nmiare le lettere maiuscole, Giuseppe Rino\nconserverebbe il merito di avere al suo\nattivo idee, pensieri e immagini non troppo\nbanali, visioni sentite, se non assolutamente\nnuove, e motivi lirici svolti con un'arte\ninnegabile. Se poi il Rino riuscirà altresì\na dimenticare il D'Annunzio del Poema\nParadisiaco, e si deciderà a prò porsi sol-\ntanto di manifestare sinceramente il proprio\nIo poetico, tutt'altro che volgare, avremo\nda lui, non ne dubito, qualcosa di più e\ndi meglio delle ottime Promesse (col P\nsimbolicamente Maiuscolo) che fluttuano,\ncome Luci riflesse, ne\\Y Estuario delle Ombre.\nAmalia QuglielminettL — LE VER-\nGINI FOLLI. — Torino, Società Tipogra-\nfico-Editrice Nazionale.\nÈ una fresca ghirlanda di sonetti, tutta\nfragrante di soave poesia. Fiore o foglia,\nogni sonetto è impregnato dell' intensa e\nmisteriosa essenza di un'anima femminile\nche vibra, trema o abbrividisce, voluttuo-\nsamente chiusa in sè stessa; e la rugiada\nche imbrillanta i petali è di lagrime, e il\nprofumo che esala dalla ghirlanda è di buio\ndolore o di brumosa malinconia..,.\nDentro le vene la malinconia\ns'insinua, ed è un morbo sonnolento\ncui giova no7i trovar medicame7ito,\nuno stupor di morbida follia.\nIl desiderio più tenace svia,\nsmemora del più intenso sentimento,\nquasi vapori un greve incantame7ito\nd'oppio, in cui goda più chi più s'oblia.\nEssa è come un giaciglio, ove un'inerte\nstanchezza ci abbandoni svigorite,\ncon le treccie disciolte e a braccia aperte.\nEd ha il torpor d'alcune notti estive,\nin cui ci s'addormenta indolenzite\ndallo spasimo oscuro d'esser vive.\nCosì Amalia Guglielmi netti sa rendere\ncon una fremente e squisita uterinità, pur-\ntroppo rara nelle nostre poetesse, certe\nsfumature della sensibilità particolare del\nsuo sesso, ed è perciò che la sua poesia\nseduce, conquide e lascia traccia di sè.\nMs A» Cantane* — SONETTI ETERNI.\nNapoli, F. Perrella, editore.\nPerchè siano o vogliano essere eterni,\nquesti sonetti, lo spiega o cerca di spie-\ngarlo l'autore, in una lunga prefazione pe-\nsantemente imbottita di filosofia. Ma in\nrealtà sono semplicemente brutti, ed è forse\nperchè, meno poeta che filosofo, il Cantone\nha voluto versificarvi una quantità di con-\nsiderazioni forse profonde, ma poco o punto\npoetiche. Ad ogni modo, converrà essergli\ngrati dell'indiscutibile originalità di certi\nsuoi argomenti come : Umanismo integrale,\nAbiogenesi, Seme tip sismo, Relatività, Evo-\nhtzione psicologica, Psicogenia e Transu-\nmanismo, i quali certo non furono mai\ntrattati in sonetti. E come si potrebbe non\nperdonare ad un simile poeta un'enfasi\ncattedratica, antiquata e stucchevole, pie-\nnamente giustificata da un genere di poesia\nche, per acquistare un po' di soffio lirico,\nha bisogno di ricorrere a tutti i mantici\ndella retorica ?\nQuesto sia detto anche per non escludere\nche — lasciati da parte il dada e il gergo\ndella filosofia — M. A. Cantone possa\nprodurre qualcosa di meno eterno ma di\npiù potabile, come lasciano supporre alcune\nsue immagini, nuove e di buona lega."}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.26", "texte": "POESIA\n\nGiuseppe Molteni. COME MUORE\nLA GIOVINEZZA {Romanzo). — Milano,\nLibreria Editrice Milanese.\nScritto evidentemente senza eccessive\npretese letterarie, questo romanzo epistolare\nnon è certo un capolavoro, ma contiene\nottimi elementi. — E' la storia, molto sem-\nplice, del come trascorre e finisce la gio-\nventù di un certo Enrico, il quale, ricco\no quasi, fa quel che può per divertirsi,\ngiocando a macao e amando delle donnine\npiù o meno disoneste. Naturalmente, il\nnostro giovanotto non si diverte affatto; si\nprocura, anzi, una quantità di guai e di\nseccature, e un bel giorno, per un matri-\nmonio andato in fumo, si decide a cambiar\nvita, seguendo i consigli di un prete. Le\nultime pagine fanno prevedere che Enrico\nsi darà air ascetismo e alla beneficenza\n(diventando in pari tempo un buon padre\ndi famiglia), e che questa nuova maniera\ndi vivere gli sembrerà più divertente del-\nl'altra (!).\nA parte la tesi e la trama, l'osservazione\npsicologica di questo tipo di giovane no-\nstro contemporaneo — che ha pel mondo,\nindiscutibilmente, molti fratelli — si può\ndire ben condotta, e il romanzo, cosi com'è,\nsarà giudicato interessantissimo dalla mag-\ngior parte di quanti lo leggeranno.\nNella Darla- Cambtsn* — FIORI E\nFIAMME ( Versi), — Venezia, Istituto\nVeneto di Arti grafiche.\nNella Doria-Cambon, gentildonna trie-\nstina, è una forte poetessa, e tale si afferma\nin questo suo nuovo volume, mirabilmente\nfolto e vario di ispirazioni, di visioni e di\nritmi, in cui ben si sente come il linguaggio\npoetico sia per lei un mezzo naturale,\nspontaneo, per esprimere e colorire ogni\npiù diverso pensiero.\nAlcuni dei suoi canti classicheggiano\nnobilmente, alcuni altri folleggiano, nuovi,\narditissimi nella concezione e nella fattura,\ned altri ancora sfiorano il più sottile de-\ncadentismo per dire Pindicibile. Accanto\nalla statua greca, pura, severa, vigorosa-\nmente scolpita, ecco la donnina moderna,\ntutta nervi ghiribizzosi e tutta fronzoli di\ngrazia artificiale; accanto al gioiello mas-\nsiccio, liscio e lucente, ecco la filigrana\ndelicata e complicata, su cui ogni raggio\nsi frange in un minuto scintillio.... C'è\ndella mitologia, e c'è la nota sociale con-\ntemporanea ; c'è l'acuta notazione psicolo-\ngica, e c'è l'accenno satirico.... Tonte la\nlyre, veramente; ed è appunto questa va-\nrietà molteplice di soggetti e di elementi,\nche dà al libro un carattere di complessa\ne doviziosa originalità.\nCerto, nuoce alla Doria-Cambon l'uso\ntroppo frequente dei latinismi e dei vo-\ncaboli ormai irremissibilmente condannati a\nrimaner sepolti sotto la polvere e la muffa\ndei libri vecchi ; ma, d'altra parte, l'autrice\ndi Fiori e fiamme dà prova di possedere\ntutti i mezzi verbali necessari per rendere\nogni più tenue e più intentata sfumatura,\nnè rifugge dal coniar parole quando ciò\nle torni utile. Cosicché l'adoperare forme\nincartapecorite finisce coll'apparire soltanto\ncome una specie di snobistica civetteria di\nuna donna virilmente colta.\nInfine, per chiudere questo cenno, dirò\nche Fiori e fiamme rivelano un assai no-\ntevole progresso in confronto ai versi che\nla Doria-Cambon pubblicò quattro anni or\nsono, editore Zanichelli, col titolo di Petali\nal veìito.\nGi&com® GiglL — OMBRE DI NUBI\n[Liriche). — Napoli, Pierroy editore.\nUn lirismo fiacco, assonnato, che spesso\nincespica e casca; un simbolismo puerile,\nmal sorretto da molta buona volontà e da\nun'ingegnosità insufficiente. Alcune cose\nbuone, parecchie insignificanti, ed altre a\ncui gioverebbe moltissimo non esser mai\nstate scritte.\nFra le cose buone, citerò II perfetto\namore, una lirica non precisamente perfetta,\nma nemmeno priva di una certa originalità,\nche finisce così;\n....quella che in me si dispera\nno?i è l'anima: lungi da mè fuggì l'anima mia!\ned ora appollaiata mi guarda come ulula nera\ndall'orlo d'un abisso: l'abisso della Follia!\nAuguro al poeta, che dev'esser giovane,\ndi non cader mai in quell'abisso, e gli\nconsiglio un sacro orrore per le labbra\nedaci, per i passi che stormiscono e per i\ndesiderii che si accarnano !\nArturo Otta fri* — POEMI TRAGICI.\n— Roma, ediz. dell' Autore.\nArturo Onofri può dirsi un poeta, e questo\nsuo libro, fra i molti libri di versi che vanno\nincessantemente ed inutilmente pullulando\nin Italia, è dei pochi di cui si possa par-\nlare come di opere poetiche. Vi si respira,\nqua e là, un po' di quel tanfo vecchio che\nammorba la poesia italiana d'oggi, come\nuna casa da molto tempo chiusa ; ma di\ntanto in tanto vi passa qualche sana ven-\ntata che vien dall'alto e vi brilla qualche\nsprazzo di luce vivida e fresca.\nIn un Interludio spasmodico, l'Onofri\nriesce persino ad intensificare, con risultato\napprezzabile, la sua sensibilità, abbastanza\nacuta e personale, che, manifestandosi spesso,\nnel volume, attenua notevolmente quella\nlieve nausea che possono cagionare certi\nmotivi troppe volte uditi e a torto non\nevitati.\nGÌOW&WÌÈB GS*OCEM — SUL LIMITE\nDELLA LUCE. — Torino? Tip. Sella e\nGitala.\nDice Giovanni Croce nella sua prefa-\nzione:\n« Questo solo ho voluto : gettare in carta\nle mie impressioni e presentarle al pub-\nblico italiano a che fossero giudicate sin-\nceramente> perche Viro7iia e lo scherno sono\narmi volgarissime ai canti giovani e fidenti. »\nEd io — pur senza trascurare di premettere\nche l'ironia e lo scherno possono anche\nessere mezzi spontanei per manifestare\nmolto sinceramente l'impressione che si ha\ndalla lettura di certi libri di versi — mi af-\nIretto a deporre queste armi> per affermare\nche i canti del Croce non vanno confusi\ncon le scempiaggini rimate dei soliti man-\ndolinisti della poesia.\nVi si sente un fremito di vera e calda\ngiovinezza, vi s'indovina il bisogno di can-\ntare che ha provato il poeta, vi si trovano\nstrofe bellamente armoniche e venute di\ngetto, e questo basta a smorzare l'effetto\nsgradevole di qualche verso mal riuscito\ndi qualche rima forzata, ottenuta con pa-\nrole rancide (come carole, tenzone, et si-\nmilia) e di qualche ancor meno perdo-\nnabile luogo comune,...\n\nDecio Cinti."}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190802-01.1.27", "texte": "DE FRANCE j\nPARIS - 26, rue de Condé - PARIS\nSEIZIÈME ANNÉE - Parait le Ier et le 15 de chaque mois ■ SEIZIÈME ANNÉE J\nDirecteur: Alfred Vallette\n\nLA RÉNOVATION ESTHÉTIQUE\nCDEUXIÈME ANNÉE)\nSEULE REVUE D'ART RÉDIGÉE PAR DES PEINTRES\nParaissant le premier de chaque mois sur 56 pages imprìmèes avec lux e,\nformant par an deux magnifiques volumes de 336 pages.\nABONNEMENT : France et Etranger, IO francs par an\n12, (XVIII.\")\n\nLA TOISON D'OR\n2.® ANNÉE\nOMT SOUSCBIT à la Rèdaction : MOSCO U, Norvinsky boulevard-, maison\nRogofine; PARIS, Union des artistes russes, 25, boulevard Montparnasse; H.\nFLOURY, Boulevard des Caputines; HA CHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nPrix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro : 6 frs. Le Directeur: NICOLAS RIABOUCHINSKY.\n\nRoma ri ul\nPOLI TIC — LITERAR — RELIGIOS\nRedactia si admfnistratia :\nStrada Lucaci N. Bucarest\n\nLE CENSEUR\nPOLITIQUE ET LITTÉRAIRE\nDirecteur: J.-ERNEST CHARLES\n43, Rue des Belles-Feuilles, PARIS\nABONNEMENT: IO FRANCS.\n\nLES MARGES\nGAZETTE LITTÈRAIRE\nPubliée par M. EUGÈNE MONTFORT\nLe numéro ordinaire: O fr. 50 - L'abonnement à 6 numeros : 3 francs\nLe premier volume est en vente au prix de 5 francs\n) 5, Rue Chaptal, PARIS (IX.)\n- -\n\n* VERS ET PROSE C\nPARIS — 18, Rue Boissonade\nDirecteur: Paul Fo*t\n\nLE BEFFROI\nNOUVELLE SÈRIE (8CANNÉE)\nART ET L1TTÉRATURE MODERNES\nRevue du Nord de la France & de la Belgiqtte\nPARAISSANT LE 15 DE CHAQUE MOIS\nLEON BOUCQUET, Directeur - Rue de la Rondelle, 4 - ROUBAIX\n\nLA BALANCE\n(VIESSY)\nREVUE RUSSE DE LITTÉRATURE ET D'ART\n1908 - CINQUIÈME ANNBE\nPrìx d'abonnement pour l'Union Postale 18\nDlrecteur: SBRQB POUAKOFF\nBureau: Moscou, Place du Théàtre, Métropole, 23.\n\nV I R\nRivista, di Idee ed Arte\ndirezione : Alighieri, 14\nFIRENZE\n\nANTÉE\nRevue Mensuelle editée par ARTHUR HERBERT\nPorte Sainte - Catherine - BRUGES\nAbonnement: (j Francs.\n\nRENACIMIENTO\nDirector: Q. 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