{"numero_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_sha256": "d25b4d0fc81d7a453583be63e01cec608e187dc1027b66181f9e5f0527cace35", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1908/03_01/bmtnaai_1908-03_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1908/03_01/bmtnaai_1908-03_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c002", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c002", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.2", "titre_corps": "{PubInfo}IL NUOVO GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "titre_sommaire": "{PubInfo}IL NUOVO GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "signature_source": "F. T. MARINETTI", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 2, "page_imprimee": "couv. 2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.2", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 1113, "texte": "IL NUOVO GRANDE CONCORSO\nDI “POESIA„\nF. T. MARINETTI.\nLrfA nostra Rivista, considerando la poesia come elemento essenziale di ogni crea-\nzione letteraria, ha deciso di attribuire un premio di\nLire 3000\nad un Romanzo italiano inedito.\n1. - E lasciata ai concorrenti la più assoluta libertà circa il soggetto e il genere\ndel romanzo.\n2. - Il romanzo premiato sarà pubblicato e diffuso per cura ed a spese di Poesia\nnelle proprie edizioni.\n3. - Sul guadagno netto che darà la vendita l'autore percepirà il 50 °L\n4. - Il resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi concorsi di\n5- - Ogni manoscritto potrà essere firmato col nome o con un pseudonimo, e\ndo/rà essere accompagnato dalla bolletta d'abbonamento 1907, oppure da\nquella 1908.\n6. Il prezzo d'abbonamento a Poesia è di L. 10 per l'Italia, 15 per l'estero, e deve\nessere mandato direttamente alla nostra Amministrazione (Via Senato 2,\nMilano) mediante cartolina va glia.\n7- - La chiusura del Concorso, dato il grandissimo numero dei\nconcorrenti, e volendosi soddisfare alle loro insistenti ri-\nchieste, è stata prorogata al 30 agosto 1908.\nIL DIRETTORE"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c003", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c003", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "1", "image_debut": 3, "image_fin": 3, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.3", "titre_corps": "{PubInfo}:L'ESILIO — Prima Parte: VERSO IL BALENO; romanzo di Paolo Buzzi,", "titre_sommaire": "{PubInfo}:L'ESILIO — Prima Parte: VERSO IL BALENO; romanzo di Paolo Buzzi,", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.3", "debut_caractere": 261, "fin_caractere_exclue": 1776, "texte": "Iv» Ostilio — Prima Parte: VERSO IL BALENO; romanzo di Paolo Buzzi, Vin-\ncitore del i.° Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) - Edizioni di \"POESIA,, L. 2,—\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a\ncolori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia L. 2, —\nParte Terza: VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia L. 2, —\nIv' incubo velato —- versi di Enrico Cavacchioli, Vincitore del II.° Con-\ncorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani) — Edizioni di \"Poesia,, ■ . . L. 3,50\n«3L1JLH. C> JC*— poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato\nsu carta di Fabriano) — Edizioni di \"Poesia,, ......... L. 3,50\nJr*aSCOll — studio critico di Emilio Zanette, Vincitore\ndel III.° Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Ro-\nmani) — Edizioni di \" Poesia „ L. 3,50\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE:\nIl verso libero — studio critico di Gian Pietro Lucini (elegantissimo vo-\nlume di 500 pagine con acquaforte di Carlo Agazzi) — Edizioni di \" Poesia,, . . L. 5, —\nconcliiglie d'oro — liriche di Paolo Buzzi (elegantissimo volume\nin carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia „ . . . . . . . . L. 3, —\nranocchie turclline — liriche di Enrico Cavacchioli\n(elegantissimo volume in carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia „ . . . . . 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Sognai. Fui più soave\nde la fanciulla a l'Eucaristia.\nDicea mia madre : — Non sarà cattivo :\n— sarà l'uomo che piega al suo destino,\n— amerà quella che gli verrà incontro. —\nBaciavo molte piccole cugine\ne i preti mi facevano carezze.\nE la strenna, a Natale, era un Suo libro.\nEdmondo, il nome tuo bello s'impresse\ne fu sonoro ne l'anima mia.\nAvevi un caro viso di soldato\ne ti conobbi eh' eri capitano.\nSquilla il silenzio a la città di tela,\ni lumicini seminano il campo\ne l'ordinanza veglia sovra i sonni\ndel suo fratello burbero uffiziale.\nE l'ordinanza torna al suo paese :\ne l'uffiziale fuma: (e l'altro parte)\ne il sigaro gli fa piangere gli occhi."}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.7", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2617, "texte": "E m'appresero, un di, versi ch'io tenni\npreziosi come i denti miei di latte\nche li conservo in un buco del muro.\nPasso il tempo. Mia madre ha sessanf anni\ne più la guardo e più\nEbbi un cuore. Sentii. Piangere, forse,\nm' era il più dolce brivido d'allora.\nE viaggiai come rondine l'autunno.\nDa la Giralda vidi tutta Spagna\ne nei giardini d'Alcazar le ignude\nfavorite dai piedi d'alabastro:\ne l'Alhambra fu madre, al mio cervello,\ndi fantasie policrome e d'abissi\nspenti la catacomba a l'Escurial.\nVidi, al Circo, la gloria madrilena\ntutta di sangue, viscere e bandiere :\ne nei galli in battaglia un avvenire.\n— Becca, o critico ! E so come beccare !\nBatter sentii d'Olanda i campanili\nentro un molino da le braccia enormi.\nLa fattoria specchiava l'agiatezza\ne le pipe fumavano la pace\ne le donne cascate erano a fronte\no ver mitrate de la cuffia enorme.\nRembrandt e Orange tenevano il mio sonno\ne mi stringeva una paura al cuore.\nTremenda l'arte, la spada tremenda,\ntutti gli orgogli, tutte le congiure,\ne i supplizi d'aculei scarnanti\ne gli agguati e la morte. E mi destavo\na un'aria del Barbiere o della Norma.\nIl campanile era la dolce orchestra\nitaliana spòrta a l'Infinito.\nE i caldi mondi, e l'Affrica e l'Oriente\nfuron passati da le penne mie.\nM' accampai nel deserto (oh come gialla,\noh come rossa la nebbia di sabbie !)\nVidi i ladri moncati, anco, e le mozze\nteste appese a le mura di Marocco •\ne le babbucce del Sultan caduco.\nCompatii l'ombra di Re Sebastiano\ne le memorie de la grande Europa. : r-\nValicai la montana onda dei mari,\nfui barbagliato da la vision d'oro.\nIl Corno parve l'arena del sogno,\ndai minareti assursi angelo al cielo. •\nTroppa Bisanzio fecemi briaco.\nCercai la porta di Santa Sofia\ne m'annientai vertiginoso al fondo.\nUna donna velata ebbe i miei sensi.\nMa niun m'aperse l'Harem degli Eunuchi.\nUdii, sol, fremer l'Arnia bene chiusa :\ne annegai ne l'Oceano l'ardore.\nDritta a l'Alpi tornò, come chiamata,\nla rondinella de la primavera.\nGli anni eran caldi de la fresca Patria,\nl'Alpi eran porte di recente ordegno.\nA le Porte d'Italia arsi d'amore\nper questa gamba di donnina bella\nche si bagnò nel sangue degli eroi.\nSeppi la gloria d'essere soldato\ne di veder, da le tane di neve,\navanzare l'insidia del forese.\nA cavalier de le montagne bianche\namai più patria che l'occhio non desse :\ne, nel tonfo dei Principi d'Acaja\ndentro il sepolcro, parvemi sentire\ntutto l'augusto de l'uom che tramonta\ne che non torna, con il sole, più.\nEro uomo. Bellissima armonia\ndi me stesso con gli uomini. Ma il cuore\nnon era quel de la fanciulla prima.\nNulla sapea de l'amor : già, de l'odio."}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.8", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1291, "texte": "Si versava su pagine gonfiate\nun po' da l'onda primigenia Sua.\nMalato s'era per non aver pianto\npiù da molt'anni. Il cuore era di sasso.\nMa s'indugiò, quell' ultim' ora buona,\ntra i banchi stretti, a la scola del Cuore.\nO compagni dai nomi de la Vita !\nGarrone il buono ed il muratorino\npovero e Nobis ricco e Nelli gobbo\ne Franti già cattivo come il mondo !\nSi, fummo tutti d' una classe uguale\ned Egli fu quell' unico Maestro !\nE ne la vita, senza legger quasi\n(oh, veramente!) nulla più del Suo\nio, rispettoso, mi tradussi innanzi\nquel gran consiglio di bontà filiale:\ne la Sua testa, che divenne bianca,\nparve la doppia del mio bianco Padre.\nE, poi eh' Edmondo non é nome fìsso\na' calendari, io gli mandava un voto\naugurale pel primo di Maggio.\nEi rispondeva — Grazie. È la mia festa —\nL'anima nostra va perdendo legge.\nDolce e perfido insiem, tale è il Destino.\nIo, la fanciulla de' bei tempi antichi,\nOr maledico, in ombre di tristizia,\nFamiglia, patria, umanità, quel Dio.\nO son parole, o son ceppi. Via, via!\nPasso come uno spettro di fuliggine\ntraverso questa folgore di vita.\nMa la Sua morte — che m'ha fatto semplice\nfin questo verso dal tormento usato —\nfu come un sangue entro il mio cor di sasso.\n16 marzo 1908. Milano.\nVINCITORE DEL I CONCORSO DI » POESIA\n\nPaolo Buzzi"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c008", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c008", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "4", "page_fin": "4", "image_debut": 6, "image_fin": 6, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.7.1", "titre_corps": "Disegno di VALERI.", "titre_sommaire": "Disegno di VALERI.", "signature_source": "VALERI", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.6", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 26, "texte": "Disegno di VALERI."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c009", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c009", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "6", "page_fin": "6", "image_debut": 8, "image_fin": 8, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.8", "titre_corps": "{PubInfo}NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "titre_sommaire": "{PubInfo}NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.8", "debut_caractere": 1293, "fin_caractere_exclue": 1375, "texte": "NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESIA ne publie que de l'inédit."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c010", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c010", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "7", "page_fin": "9", "image_debut": 9, "image_fin": 11, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.9", "titre_corps": "POÈMES", "titre_sommaire": "POÈMES", "signature_source": "Camille Mauclair", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.9", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 6, "texte": "POÈMES"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.10", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1699, "texte": "L'INDIFFÉRENT\nL'homme qui m'a outragé\nVoici des années,\nVoici des années,\nMourut et n'est plus\nQu'un amas d'os et de boue sous la pluie\nDu cimetiére...\nJe m'en souviens sans colère,\nSon spectre ne me hante plus,\nJe ne veux plus lui faire mal.\nEt je serai comme lui\nQuelque jour, un jour,\nEt ceux auxquels à mon tour j'ai nui\nMe survivrónt, feront l'amour,\nEt ne m'en voudront plus,\nEt ne m'en voudront plus...\n\nL'AMOUR VIENT\n— Mère, mon cceur bondit vers lui,\nIl est mon tout, mon cceur, ma vie !\n— Aie peur, aie peur.\n— Il m'étreint comme la colère,\nMe rend folle comme le soleil,\nIl est doux comme vous, ma mère...\n— Aie peur.\nIl faut craindre la lumière,\nLes baisers, les fleurs,\nIl faut craindre toute la vie...\n— Mème lui, ma mère, lui?\nAh ! Vous n'avez jamais menti,\nMais à présent, mais à piésent?...\n— J'en ai dit autant à ton àge,\nJ'en ai dit autant, mon enfant:\nMets un oeillet à ton corsage,\nNe m'écoute plus et va-t'en.\n\nBALLADE\nJeune archer, que vises-tu?\n— Je tire à l'oiseau bleu qui porte\nA la princesse un anneau d'or:\nLe bel oiseau s'est abattu\nEt voilà la princesse morte!\nJeune archer, qui donc es-tu?\n— Je suis l'Amour, je suis l'Amour\nC'est pour m'amuser que je tue,\nMa flèche t'attend quelque jour.\nJeune archer, pourquoi tardes-tu\nSi ma chère princesse est morte,\nSi mon oiseau bleu est mort?\n— Je ne tue que les gens heureux,\nLes autres seraient trop heureux !...\n\nROMANCE\nJ'ai vu des pays de soleil\nEn gardant le souvenir triste\nD'un paysage gris,\nD'un paysage gris.\nJe pensais sous les orangers,\nDevant les aloès et les ifs,\nAux branches de houx,\nAux branches de houx.\nJ'ai vu des àmes nouvelles\nEn gardant le souvenir ému\nD'une àme évanouie,\nD'une àme évanouie..."}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.11", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 845, "texte": "L'AVERTISSEMENT\nDepuis si longtemps,\nDit le sang,\nQue je n'ai pas jailli\nDe la bouche de cet homme,\nIl m'oublie et, frivole,\nRit, se croit sur de vivre, oublie\nQue je suis la mort.\nIl faut que j'apparaisse sur ses lévres,\nQue je me mèle à son baiser,\nPour lui rappeler que je suis la fièvre,\nQue je suis le mal, et qu'il ne doit m'oublier.\nJ'attendrai qu'il embrasse cette belle fille,\nKn croyant que c'est bien son droit,\nPoui surgir de son poumon jusqu'à sa bouche\nEn un petit spasme qui la giacerà d'effroi...\n« Quel est ce moribond qui me touche? »\nDira la belle fille soudain farouche...\nJe suis le signe de la mort,\nLe signe auquel on ne pense plus,\nLe signe qu on garde en soi sans comprendre.\nJe suis le sang craché par la vengeance\nDe la douleur qui domine la vie,\nJe suis le sang du poitrinaire des romances.\n\nCamille Mauclair."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c013", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c013", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "8", "page_fin": "8", "image_debut": 10, "image_fin": 10, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.9.2", "titre_corps": "L'INDIFFÉRENT", "titre_sommaire": "L'INDIFFÉRENT", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.10", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 417, "texte": "L'INDIFFÉRENT\nL'homme qui m'a outragé\nVoici des années,\nVoici des années,\nMourut et n'est plus\nQu'un amas d'os et de boue sous la pluie\nDu cimetiére...\nJe m'en souviens sans colère,\nSon spectre ne me hante plus,\nJe ne veux plus lui faire mal.\nEt je serai comme lui\nQuelque jour, un jour,\nEt ceux auxquels à mon tour j'ai nui\nMe survivrónt, feront l'amour,\nEt ne m'en voudront plus,\nEt ne m'en voudront plus..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c014", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c014", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "8", "page_fin": "8", "image_debut": 10, "image_fin": 10, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.9.3", "titre_corps": "L'AMOUR VIENT", "titre_sommaire": "L'AMOUR VIENT", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.10", "debut_caractere": 419, "fin_caractere_exclue": 939, "texte": "L'AMOUR VIENT\n— Mère, mon cceur bondit vers lui,\nIl est mon tout, mon cceur, ma vie !\n— Aie peur, aie peur.\n— Il m'étreint comme la colère,\nMe rend folle comme le soleil,\nIl est doux comme vous, ma mère...\n— Aie peur.\nIl faut craindre la lumière,\nLes baisers, les fleurs,\nIl faut craindre toute la vie...\n— Mème lui, ma mère, lui?\nAh ! 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»\nDira la belle fille soudain farouche...\nJe suis le signe de la mort,\nLe signe auquel on ne pense plus,\nLe signe qu on garde en soi sans comprendre.\nJe suis le sang craché par la vengeance\nDe la douleur qui domine la vie,\nJe suis le sang du poitrinaire des romances."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c018", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c018", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "10", "page_fin": "10", "image_debut": 12, "image_fin": 12, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.11", "titre_corps": "RENONCEMENT", "titre_sommaire": "RENONCEMENT", "signature_source": "Jules Bois", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.12", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1665, "texte": "RENONCEMENT\nJules Bois.\nL'humanité tremblante et la vie incertaine\nMe tentent vainement de leur fugace espoir;\nJe suis le pèlerin d'une route hautaine,\nEt je ne m'assieds point à l'auberge du soir.\nLa montagne est pourtant solitaire et cruelle,\nLes pierres du sentier sont tristes de mes pleurs,\nLa nuit étend déjà le crèpe de son aile;\nUn nuage a rempli le ciel de mes douleurs...\nAu dessus des maisons de la calme vallee\nUne brume s'élève en flocons délicats,\nEt c'est la vie humaine en bas, toute envolée,\nLe foyer qui rassemble enfin les enfants las.\nSi la nature est sombre, une vitre s'allume;\nL'homme veille, et la femme auprès de lui s'endort;\nEt la lampe, éternelle et petite, consume\nL'huile des volontés aux flammes de la mort.\nUn conseil d'apaiser ma fièvre et l'aventure\nOù s'exaltent mes nerfs irrités d'idéal\nVient de la vitre claire et de la ville sure,\nQui voudraient me guérir de mon glorieux mal.\nPourtant je n'irai point vers la cité charmante;\nJe resterai parmi les arbres et le vent,\nCar je sais un destin beau comme l'épouvante.\nEt je hais le repos suave et décévant...\nJe préfère soufìfrir rebelle, et sur les cimes\nMeurtrir mes pieds sanglants avides de tout fuir.\nL'aigle tournoie au loin et ses ailes sublimes\nNe palpitent jamais plus haut que mon désir.\nMais serai-je décu par mon rève, et mon ame\nN'atteindra-t-elle point le but qu'elle poursuit?...\nDe la ténèbre enfin vient de naitre la fiamme,\nL'opaque firmament se déchire et reluit,\nEt voici que l'étoile a vaincu les nuages !\nLa ruche de la nuit s'ouvre en rayons de miei...\nDormez, dormez encore, ó mes frères trop sages,\nMon lit et mon flambeau m'appellent dans le ciel!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c019", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c019", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "11", "page_fin": "11", "image_debut": 13, "image_fin": 13, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.12", "titre_corps": "IL VIOLINO", "titre_sommaire": "IL VIOLINO", "signature_source": "L. Donati", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.13", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 604, "texte": "IL VIOLINO\nL. Donati.\nA GIOVANNI TUR\nConcertista italiano a Malmo (Svezia).\nVena di rivo e sprizzo di zampilli,\nVoi di capricci e languor di sospiri,\nPianto di melodia, risa di trilli,\nCarezza ebbra di spasimi e deliri....\nTale il violino a me, se tu distilli\nDalle corde col tatto agile e i giri\nDell'arco un suon soave che s'immilli,\nE crei fantasmi, e fantasie m'ispiri.\nCosi smarritamente il mio pensiero\nSi esalta, e via per l'infinito spazia,\nE tocca il cielo, e annega nel mistero :\nCome se nell'incanto una mai sazia\nBrama di sogni traggami davvero,\nAnima e sensi, al gaudio della Grazia."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c020", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c020", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "11", "page_fin": "11", "image_debut": 13, "image_fin": 13, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.13", "titre_corps": "ESTETICA", "titre_sommaire": "ESTETICA", "signature_source": "L. 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Ritornando quindi\nallo svolgimento della musica, si avvertono come delle lagrime\nnella melodia tenuta e delle risa nelle rapide sgranature dei trilli,\nrimanendo da ultimo più profondamente scossi da quelle note calde\ne sonore che sembrano piene di sensualità e di passione.\nCosì possono definirsi le impressio?ii che dà il violino quando\nsia suonato con anima e perizia d'artista e /'effondersi dei suoni\nsusciti grate parvenze ed ecciti la fantasia.\nE per tal modo avviene il segreto processo psichico delle sen-\nsazioni ed emozio7iiì che nelle nature sensibili raggiunge V estasi\ndionysiaca..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c021", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c021", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "11", "page_fin": "11", "image_debut": 13, "image_fin": 13, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.14", "titre_corps": "\"LA COLLANA\" : (STROFE E CORO)", "titre_sommaire": "\"LA COLLANA\" : (STROFE E CORO)", "signature_source": "G. P. Lucini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.13", "debut_caractere": 1512, "fin_caractere_exclue": 2292, "texte": "“LA COLLANA„\nG. P. Lucini.\n(STROFE E CORO)\nNude in tutto e senza schermo\ncombattiam per la bellezza ;\nal Dio d'Amore\nin offerta noi stesse e al suo fervore.\nNude a fatto e senza velo\ndiam la ginnica tenzone;\ned al piacere\nl'intimo e rugiadoso nostro fiore.\nA me, a te, per tutti !\nNeil' incanto del nobile splendor de' nostri corpi,\nGinnasiarche e Palestrite,\ndalle sponde d'Alfeo a paragoni\ned a quelle di Dite,\nincruente, benigne e sapienti,\ninvochiam l'Aphrodite colla nostra canzone.\nNude, monde, agili al giuoco,\nporpuree come il fuoco,\nbianche come la neve,\nmobili come l'acque,\ne ferme come il pario ;\nnude, monde ardite e destre,\nimpalmiamo le destre alle sinistre,\ne danziam la collana.\n(TRADUZIONE DAL GRECO ANTICO DI UN PASSO DEL Pomo (Tò Mr\\Kov) NO-\nVELLA ALISANDRINA."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c022", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c022", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "12", "page_fin": "12", "image_debut": 14, "image_fin": 14, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.15", "titre_corps": "IL MARE : POEMA RUMENO IN PROSA", "titre_sommaire": "IL MARE : POEMA RUMENO IN PROSA", "signature_source": "Smara", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.14", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3423, "texte": "IL MARE\nSmara.\nPOEMA RUMENO IN PROSA\nCome un' immensa palla d'oro, il sole si leva\nall'oriente, fuor dal seno delle acque : pendulo sull'acque,\nnon terso ancora dell'umidor salino, esso s'indugia a\nlungo alla linea estrema dell'orizzonte, quasi incantato\ndalla voce fascinatrice delle onde, quasi meravigliato\ndallo spettacolo di bellezza che i suoi raggi suscitano\nall' intorno. Il pian delle acque infatti sembra, in quel\npunto, tutto un mosaico di pietre preziose, di smeraldi,\ndi rubini, di topazi, di zaffiri, di diamanti, mentre mi-\nriadi di pesci, svegliati dal calore dei raggi, vengono a\ngalla, guizzano fuori dalle acque come desiderosi che\nla calda carezza del sole interrompa la lunga carezza\ndel mare.\nAll'aurora la massa dei tanti battelli ancorati al\nlido rassembra a una spettacolosa città fantasmagorica.\nQualcuno vi passa dinanzi agli occhi veloce come un\nlampo : ora lo scorgete, ora è già scomparso. Nella vostra\nmente è restato un visibilio di ruote, rotelle, corde,\nsartie, tende, nodi, ganci, scale, tubi, camini, pistoni,\nvalvole, àncore, e poi un visibilio di bandiere, di fiamme,\ndi tele, di coperte, di catene, di travi, d'imbarcazioni\ndi salvataggio sospese, di alberi, di buche fumiganti\ne di oggetti luccicanti, un mondo di arnesi, di pezzi\ndi strumenti, di macchine, di congegni, coi quali l'uomo\nha creduto di assicurare la sua conquista sul mare, ma\ndei quali, in caso di sinistro, non rimane più traccia,\ncome neppure un'ala rimane di questo colossale cigno\ndel mare : il battello.\nNelle rapide correnti del gulf-stréam e a fior delle\nonde lievemente increspate, fra le rocce e i picchi mon-\ntani, nelle caverne e nelle voragini del fondo marino,\ncome in un elegante e fatato palazzo di cristallo, i pesci\nguizzano, s'inseguono, viaggiano a stuoli. Spesso vanno\ncosi compatti che sembrano tante nuvole grige per\nun cielo d'azzurro sereno. Sono famiglie, gruppi, tribù,\npopolazioni intere dalle squame lucide, dalle piume\nbrillanti : par che assaporino la voluttà della libera e\nsconfinata ampiezza, del nuoto prolungato, dell'errar\ngiocondo, dei nuovi paesaggi subacquei ; hanno anch'essi\nil loro sport, gli abitatori del mare !\nSono interi eserciti procedenti in ordine di bat-\ntaglia: i più forti avanti, quasi a rincorare i timidi, altri\nfanno ala, altri chiudono la retroguardia. Chissà se le\ngerarchie degli ordini sociali sono anche qui rispettate\no se i principii eguagliatori del socialismo sono arrivati\nfino agli orecchi dei pesci taciturni ?\nScende la sera. Le alghe fremono sui mobili steli ;\ndal fondo degli abissi le stelle marine inviano uno scarso\naccenno di luce. I rami di corallo si piegano al pas-\nsaggio delle Najadi, adorando. Tornano agli amori i\ndelfini. Essi disfanno, passando, ciuffi di attinie, tentacoli\ndi millepori, cigli di beroe fosforescenti. Dai loro dorsi\ngiganti scendono le Sirene.\nIl mare è incantato dall'apparizione delle eterne\nammaliatrici, e, dalle foreste che coprono le rive, i Satiri,\nnel rimirarle, sospirano di gelosia.\nMa ricchi tappeti di screziate conchiglie aspettano\nsulla sabbia il piè delle bellissime. I gamberi, sorpresi,\ndanno indietro ; sghignazzano dell' atto i molluschi ;\nmentre la seppia, loro amante, dalla rabbia vuota il\nsacco del suo atro veleno, di che s'intorbida e oscura\nla cristallina chiarezza del mare.\nNon dunque così, nella candida innocenza del-\nl'anima umana, scese cupo il pensiero del primo delitto ?"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c023", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c023", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "13", "page_fin": "15", "image_debut": 15, "image_fin": 17, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.16", "titre_corps": "IL TRISTE RITORNO D'OTTOBRE", "titre_sommaire": "IL TRISTE RITORNO D'OTTOBRE", "signature_source": "Ferdinando Paolieri", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.15", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2285, "texte": "IL TRISTE RITORNO D'OTTOBRE\n\nA F. D. GIULIOTTI.\nTriste ritorno, o rosso ottobre, il mio.\nEppur nel core mi squillava un inno\ntal che ridir non posso a queste bianche\npagine, assorte nell'attesa vana\ndelle note di gloria\ndel novissimo canto di vittoria\nche in altri tempi, con le mani stanche\ndi sfrondar lauri, scrissi. — Anima, addio !\nAnima folle di bellezza, come\nlodoletta nei cieli ebbra di sole,\nanima data alle beltà fuggenti\ngaloppanti sul collo alle Chimere !\nS'io non disfiori invano,\nma come fa sul prato ermo l'ontano\nprepari gemme a nuove primavere,\nlascia un boccio selvaggio alle tue chiome.\nSerbami del ricordo il fior selvaggio\nche custodisce il suo profumo al pari\ndel timo chiuso in non mai letto libro,\ne fa che solo io lo sparpagli, mite\nstella su cielo oscuro,\nper taluno che forse è morituro,\ne fa che pure fronti redimite\nsfiori, smorendo, quel suo tenue raggio.\nUomini santi della terra, udite!\nNel rosso ottobre, livida la fronte\nsolcata di percosse e di baleni,\nio tornai là dove sognai fanciullo,\ne il cor m'urgea si forte\nch'io credea, rinascendo, andare a Morte;\ntanto ogni cosa, un canto, un volo, un frullo,\nmi riapriva innumeri ferite.\nE coll'orecchio sitibondo, ancora\n10 ricercavo in cielo e in terra suoni\ncogniti e voci, e il tintinnar de' bronzei\nbubboli de' cavalli affaticati\nlungo la strada bianca,\ne il dondolarsi della nappa bianca\nsulle criniere, e i gridi concitati\ne la sferza, nell'ombra alta, sonora.\nInvece dalla torpida Vallata,\ngià dalla nebbia della sera invasa\nmentre il monte turchino incontro al sole\nadagiarsi pareva in un gran sogno,\nun lungo fischio acuto\n*i • 1\nsquarciava come un lampo il cielo muto\ne vinceva nel vespro cenerogno\n11 doppio lento della Collegiata.\nParvemi all'urlo disumano e tetro\nche, spaventati, per i verdi poggi\ntraessero gli Egipani bicorni\ne i bimembri e le ninfe in corsa a torme,\nche svanissero i cari\nfantasimi degli anni meno amari,\ntutte le pure accarezzate forme,\ncome opaco vapor da netto vetro.\nOh! rimembranza che nel cor mi grava\ncome un'imposta mano! eppur sul colle\npresso i classici pini, ai vespri, all'albe\nfrequente asilo a gorgheggianti frotte\neran la casa bianca e il rosso tetto,\nma il cipresso diletto\nche si chinava al vento della notte\na vegliarla, gigante, ora mancava !"}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.16", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2816, "texte": "Sulla mia testa curva, ecco, passava\ncol tramontano che stormla tra i pioppi\nil rombo delle macchine, l'insonne\nfolgorar dei volanti e dei metalli,\nla tristezza infinita\ndella presente, rovinosa vita ;\nma in alto, al cielo, in basso, alle convalli,\nd'occhi d'oro l'augusta ombra esultava.\nE giunsi, e vidi nell'antica stanza\nil gran letto a colonne, e sul tarlato\ntavolo ancor le bianche carte ; solo\nnon risuonò la casa dei festosi\nlatrati, onde allo stanco\ndava il primo saluto il cane bianco\nuso ai ritorni molto gloriosi\ndopo le lunghe caccie. — Oh ! rimembranza !\nEppure ancor nell'albe cristalline\ncantan le.starne lungo le poggiate,\ne al piano scampanellano le quaglie,\ne starnazzano i merli entro a' roveti,\ne zirla il tordo, e lenti\nruotano i falchi in mezzo ai lutulenti\ncieli, e frullan da' tremoli canneti\nl'esotiche beccaccie alle paline.\nPoi, riposando nel gran letto, udiva\nal piè l'alterno respirar frequente\ne i latrati nel sonno onde l'oscura\nmente seguia la faticata traccia\nancora in sogno, e il lento\nsfiorar dell'ugne sovra al pavimento\nnell'ansia della turbinosa caccia\nche sul piano balzando il bracco apriva.\nAnch'esso manca, il cane occhi-dolente ;\nnon è di lui che un cumulo di sasso\na testimone, e la collina è muta\ne sull'armadio il gran fucil riposa...\nBracco dagli occhi neri\numidi e buoni, i miei tristi pensieri\nmigrano dalla mente dolorosa\ncome frotte di storni al sol nascente.\nOh ! quante volte in fra le scope assiso,\nla tua morbida testa in sui ginocchi\naccarezzando della man gagliarda,\nquante volte ascoltai nei vespri brevi\ncantar la terra, solo!\nE, immemore, scordai che intorno il volo\nprecipitando le venture nevi\nnunciava il branco dal bosco reciso.\nPoi nell'alto lucea la prima stella,\nfumava, in fondo, un casolar lontano,\nrintoccava fremendo una campana\ne di romori era la selva piena,\nfinch' io scrutando gli astri\nm'alzavo dal giaciglio di mentastri\ne su per l'erta, con piacevol pena,\ntornavo lento alla mia casa bella.\nLa casa bella ora è deserta. — Ancora\nsvettan sul colle de' miei morti i neri\ncipressi e, a notte, alla viaggiante luna\nparlan del caro già tempo che fu.\nEd io nel fuoco eterno\nardo di questo doloroso inferno\nquasi certo che anch'io vedrò lassù\ngli antichi occasi e la cercata aurora ;\ncerto che vano è l'agitarsi in vita\ncontro il flutto del Fato inesorabile\nche travolgendo le speranze care\ntorna salme viventi alla deriva,\nfuor del mar senza faro\npiù d'ogni assenzio a quella bocca amaro\na cui, finché qualche speranza viva,\ncara la notte è più se più infinita...\nCanzone! in alto il formidabil volo\nspicca ed il pian superbamente spia;\npoi con ruote lentissime ti cala\nnella cerchia di monti, ove sul fiume\nvedovo d'acque, ancora\nuno sdegnoso spirito dimora\nche m'é fratello, ed al vivace lume\nch'egli acceso mantiene, ignaro e solo,"}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.17", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 331, "texte": "abbrucia l'ale tue s'elle non sappiano\ntener la cerchia che di boschi e d'acque\nloro assegnar Somma Virtù si piacque ;\ne se desìo di nuove genti s'abbiano,\ncompi la tua giornata,\nla pupilla rapace\nnel chino sole affisa,\naquila fulminata\nprecipita da' cieli,\npiomba tra solco e solco, e resta, uccisa !\n\nFerdinando Paolieri."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c024", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c024", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "15", "page_fin": "15", "image_debut": 17, "image_fin": 17, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.17", "titre_corps": "ROUTE", "titre_sommaire": "ROUTE", "signature_source": "Francis Éon", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.17", "debut_caractere": 841, "fin_caractere_exclue": 1575, "texte": "ROUTE\nFrancis Éon.\nIl faut que nous aimions cette route d'hiver\nQui tranche la campagne éblouissante et piate.\nL'horizon, où pesaient des Brumes, s'est ouvert :\nSa frèle joie, avant d'agoniser, éclate.\nDes nappes d'eau là-bas luisent dans les marais.\nIl faut que nous aimions cette route gelée.\nLe ciel est net, ainsi que tu le désirais.\nCette route facile est une belle allée.\nO timide bonheur d'un couchant de janvier!\nClaire vigile d'une bianche Epiphanie !\nLumières, nous voici, puisque vous nous conviez.\nNous allons devant nous comme une route unie.\nUne ligne là-bas de grands peupliers fins\nTremble dans l'air glacé qui gerce ton visage.\nNous allons devant nous comme une route sage,\nEt tu me parles haut, fière de nos destins."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c025", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c025", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "15", "page_fin": "15", "image_debut": 17, "image_fin": 17, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.18", "titre_corps": "BALADA", "titre_sommaire": "BALADA", "signature_source": "Eduardo de Ory", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.17", "debut_caractere": 333, "fin_caractere_exclue": 839, "texte": "BALADA\nEduardo de Ory.\nA F. T. MA RINE T TI\ngran poeta.\nLa pobre Nina e n ferinità\nSuena amores que pasaron,\nAmores que fenecieron\nComo las flores de Mayo.\n— Madre, madre, i ha vuelto yà ? —\nPreguntan sus mustios labios.\n— No pienses mas; ni un momento,\nHija mia, en ese ingrato. —\n— Madre, i ha vuelto? — le interroga\nAl poco tiempo, llorando.\nLa madre besa sus ojos\nY enjuga su acerbo llanto.\nY en la doliente agonia\nDice la nina expirando:\n— Madre mia: j dame un beso! —\nPero contesta: — ha llegado?...."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c026", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c026", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "16", "page_fin": "16", "image_debut": 18, "image_fin": 18, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.19", "titre_corps": "LE RANOCCHIE TURCHINE", "titre_sommaire": "LE RANOCCHIE TURCHINE", "signature_source": "Enrico Cavacchioli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.18", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2935, "texte": "LE RANOCCHIE TURCHINE\nEnrico Cavacchioli.\nLa sera immensa. S'odono, per prati\nverdigni e d'oro, cento raganelle :\nciangottano i ranocchi con le stelle\ne saltano fra i giunchi dei fossati.\nTutte d'argento han fatto loro porte\ncon i battenti d'onice rossigna;\ni palazzetti sono di gramigna\ned hanno fiori sparsi nella corte.\nEd hanno archetti sotto alle finestre\nfatti in istile del rinascimento :\ns'addormenta quel piccolo convento\nal sospiro di delicate orchestre?\nA notte fonda, quando tu mi pensi\ngraccheranno le ranocchiette ingorde ;\nle ranocchiette piccole e balorde,\ntutte turchine come i cieli immensi ;\nfuori dalle finestre illuminate\nsospireranno sentimentalmente,\naspettando così languidamente\naltri sospiri in dolci serenate,\ne sventagliando faccie paffutelle\ncon foglie d'insalata ricciolina\naspetteranno, forse, la mattina\nper sbadigliare al lume delle stelle.\nLe ranocchie turchine nei palazzi\nsognano. Tra paludi hanno reami\nsconfinati e scalette di ricami\nper discendere fino ai loro arazzi.\nDanzano a suon di nacchere bastarde,\nquali piroettando su le coscie\nbalzano, ed altre da le membra floscie\nnel minuetto son timide e tarde.\nFinché spossate in lunga teoria\nnon stiano ferme all'ombra d'un gran fungo,\npiene di freddo, mentre, Amore, io giungo,\nti prendo in braccio e ti conduco via !\nAllora il gran Maestro dei batraci\nalza sul coro il quacquerar suo lento.\nGiunge sottile il sospirar del vento,\ntaccion le rane, e forse anche tu taci.\nE grida: « Sudditame, ascolterete\npianger le stelle come le fantesche !\nAscolterete altre aristofanesche\nvostre sorelle gracidar per sete!\nSul mondo stilleranno, in lacrimare\nperle e brillanti giù fino alli stagni !\nO sudditame, fate che accompagni\nloro singulti il vostro gracidare! »\nE mentre in soavissima follìa\nti spingo nella rete de miei baci,\nsu dagli stagni il coro dei batraci\nincomincia la lenta sinfonia.\nE la luna singhiozza, e una cadente\nstella si spegne in cielo alta e non tocca.\nEd io che insonne mordo la tua bocca\nm'avveleno di te, perdutamente.\nAnche le rose dicono alla luna:\n« Un dottorino ci tagliò il bellico\ne rise, e rise il pallido nemico\ne non si punse nella nostra cuna.\nE ci tagliò i capelli come fanno\ngli uomini. Era gelata la cesoia.\nSentimmo il freddo scender per le cuoia,\nrabbrividimmo, timide gridammo.\nMa i nostri gridi, tu lo sai, son vivi\nprofumi: son sospiri di corolle:\ncome la voce tua, sorella folle,\nè luce che straripi a fiumi, a rivi.\nMa i nostri gridi pazzi son richiami\nd'amore su le carni delle donne,\ne noi restiamo come le colonne\nd'un tempietto d'amor fatto di rami....\nChi ci smarrì nell'ansia dei mattini ?\nChi c'innestò in amori sodomiti?\nSorella luna, è l'ora che tu inviti\ni tuoi drudi, i tuoi ladri, i tuoi mastini.... »\nE le ranocchie piangono e s'abbracciano\naspettando che giunga Cavacchioli,\na cavallo d'un volo d'usignoli,\nmentre le nubi al suo venir si stracciano.\nVINCITORE DEL II CONCORSO DI \"POESIA,"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c027", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c027", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "17", "image_debut": 19, "image_fin": 19, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.20", "titre_corps": "LE BALLON FANTÔME : (POÉME EN PROSE)", "titre_sommaire": "LE BALLON FANTÔME : (POÉME EN PROSE)", "signature_source": "Louis Lormel", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.19", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3096, "texte": "LE BALLON FANTÔME\nLouis Lormel.\n(POÈME EN PROSE)\nDans une cage énorme de verre, sa chrysalide len-\ntement s'était formée, et soudain, du cocon mystérieux,\nil surgit. Sous son corps reluisant battaient des ailes.\nTranquille, comme un fantastique poisson de l'air, il\nnageait dans l'azur pale et flottait, léger, sur la ville de\npierre. Il était l'orgueil et l'espoir de tout un peuple,\nle formidable et fragile engin de l'avenir. L'intelligence\nde l'homme, en lui, planait. Il affirmait la conquète pa-\ncifique de l'air, poursuivie pendant des siècles. Et comme\nil était un symbole, on le dénomma : Idial.\nUn soir, dans la tempète. Cinq cents mains se\ncramponnent à lui. La rafale l'incline jusqu'au sol et\nle redresse tour à tour. Soudain, la violence d'un coup\nde vent l'emporte: il s'enfuit seul vers le ciel noir, cra-\nquelé d'étoiles. La terre informe tombe, sous lui, comme\nun linge ; des bruits, en bas, s'éteignent ; des cierges\ns'allument, en haut. Voici l'immensité effarante des astres :\nles étoiles malicieuses clignent de l'oeil et la voie lactée\njette, sur le ciel nu, sa pudique écharpe. Le ballon, bo-\nlide imprévu, traverse les mondes.\nAlors, il eut un éblouissement et redéscendit vers la\nterre. Elle était sombre et silencieuse; les humains, tapis\ncomme des taupes, dormaient. £à et là, dans les cours\ndes fermes pustuleuses, des chiens aboyaient, lugubres.\nDans tous les puits gisait l'or lunaire. Un frisson de\nsabbat passait sur les arbres, et les fleuves d'argent cou-\nraient vers la mer. Les clochers, comme des éteignoirs,\npointaient. Les ombres des nuages chevauchaient la plaine.\nEnfin, la mer apparut, immense et triste, avec sa\nface d'éternité. Elle se lamentait depuis toujours. Les\nlarmes de la pluie, sans l'apaiser, mouillaient le visage\nde Pinconsolable. Le ballon se précipita vers elle. Il\nentendait, sous lui, geindre les flots insatiables. La meute\nh urlante des vagues gémissait de le voir passer, inac-\ncessible et fatai, comme le vent. Un bateau noir tira\nvers lui un coup de canon qui brilla et se perdit dans\nl'espace.\nDejà, un nouveau continent apparaissait, baigné\nd'aurore. Des villes et des fumées surgirent dans l'aube.\nDes visages vers lui se levèrent, et des bras. Il entendait\nle bruit lointain des enclumes, parmi le battement des\ncloches. L'humanité travaillait et priait. Le ballon radieux\nmonta vers l'azur.\nMais la brise fraìchit et ce fut, de noveau, la mer.\nElle ne ressemblait pas à l'autre. Elle était plus morne\nencore et des glaces y flottaient. Des oiseaux de neige\ntourbillonnaient en silence. Et les glaces devinrent de\nplus en plus nombreuses, jusqu'à former uh continent\nqui s'étendait comme un linceul. Le ballon erra long-\ntemps, comme quelqu'un qui cherche sa voie. Des explo-\nrateurs le virent, désemparé, dans différentes directions.\nMais il rencontra sur une montagne quelque chose qui\nressemblait, de loin, à la pulpe vide d'un grain de raisin:\nles débris du ballon d'André. Et depuis lors, pris d'épou-\nvante, il vole, comme un grand oiseau aveugle, sur les\nterres du póle, qu'aucun ètre humain n'atteindra jamais,"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c028", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c028", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "18", "page_fin": "19", "image_debut": 20, "image_fin": 21, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.21", "titre_corps": "La \"garçonnière\"", "titre_sommaire": "La \"garçonnière\"", "signature_source": "Giovanni Boeri", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.20", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1393, "texte": "La “garçonnière„\n\nLa faccia, ne '1 vel, dimessa,\ncon piè non uso al selciato,\nci venne dal tetto aurato\nla vaporosa contessa,\ne, da casupole ignote,\nla crestaìna cui l'ago,\nle dita di punger vago,\nsegnò di recenti note.\nCi venne — oh il suo fallo primo!\nd'amore nel nido occulto,\ncol cuore come in sussulto!\ndi quante speranze opimo !\nl'adolescente che a l'amo\nun detto, un sol detto prese,\npossente cosi le scese\nin cor la parola : t'amo !\ne la mondana fiorente\nda le lascivie ognor nove,\nla mima nota a l'alcove,\nl'adultera impenitente\nche degli amanti gì' inviti\nprevenne, calda, e le voglie ;\nnon essa allibì — la moglie\ndi tre o quattro mariti, —\nd'azzurri sogni in un mondo\nlibrata, d'amor su l'ale,\na l'improvviso, brutale\nassalto del maschio immondo !...\nCelar, gelosi, ai profani\ni rasi del baldacchino\nvegliati da un amorino,\ncullar, felici, i divani\nsu conscie, complici sponde,\nne l'ombre discrete ascose,\nfigure in tutte le pose\ndi brune, di rosse e bionde\ne ripeterono, arguti,\ngli echi di mistero avvolti,\n(ma i rasi, di trine folti,\ne dei tappeti i velluti\nle attenuarono, cauti,)\nrisate, sospir, parole\ne trilli di cento gole,\n—- violini, clarini e flauti... —\nQuanti tra i folti velami,\ncontesti a meglio celarsi,\nvide il bel nido annodarsi\ne sciorsi d'amor legami !\nMa più le mense di lumi\ngradì fulgenti e d'etère,\nspumanti dee del piacere\nde le vivande tra i fumi,"}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.21", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1619, "texte": "e poi, (da l'alba che sorge\nsfiorate, di lei più bianche,)\nsopite figure stanche\ntra i resti sparsi dell'orge...\nAhimè che del Tempo il gelo,\nche l'astro e la rosa offende,\nsul bel ritiro già stende\nun melanconico velo !\nOr, (cinque lustri — una vita! —\ngià conta il dorato nido,)\ndel salottino il Cupido\ne l'Ebe, molto svestita,\nche un fauno adocchia, talora\nvedono un uomo, un po' calvo\ne brizzolato, che l'alvo\nd'uno stipo obeso esplora.\nIl cielo ha di nubi un manto;\nla Bella tarda o non viene;\n(da un pezzo in qua le Sirene\npuntuali non son più tanto...)\ned egli, — tra uggito e triste\nin quel salotto ridente, —\ninganna l'ora, pezzente\ncacciata che, impronta, insiste,\nfrugando in quel sepolcreto\ndi tutti i suoi morti amori,\n— ritratti, messaggi, fiori\nche san di secco e di vieto, —\ne l'occhio, un po' stanco, brilla\nse di capelli una ciocca\no il fascino d'una bocca\ne il lampo d'una pupilla\nin uno smalto ancor vivo,\nrichiami al suo cuor la storia\ndi qualche insigne vittoria,\nd'un qualche rec lascivo...\nVolgari, illustri avventure\nche un qualche — benché trascorse —\npiacer pur danno... Ma forse,\nne l'ore più vuote e scure,\nfarebbe più bene al cuore\nla vista, tra quelle soglie,\nd'una donnina, un po' moglie,\nun po' sorella minore,\nche va per la casa e viene,\npensosa di tutto e tutti,\nprovata a le gioje, ai lutti,\nche bronci, rancor non tiene,\no, (mentre il bel maggio ride\ned ogni vermena è un majo,\no schianta i cerri il rovajo\nin pazze corse omicide,)\nal sole o presso la fiamma\nil cicaleccio d'un bimbo,\ndi ricci come in un nimbo,\nche : babbo ! chiamasse : mamma !\nPoggio al P\n\nGiovanni Boeri."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c029", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c029", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "20", "page_fin": "21", "image_debut": 22, "image_fin": 23, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.22", "titre_corps": "CASA PATERNA", "titre_sommaire": "CASA PATERNA", "signature_source": "Ildebrando Cocconi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.22", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1805, "texte": "CASA PATERNA\n\nPer le Nozze di R. Z.\nO vecchia casa ! dalla tua custode\nombra difesa era la pia fanciulla\ne benedetto l'esile profumo\ndel suo fiorire,\nallor che il sogno de l'età sua lieta\ntu le pupille interrogando assorte\n— con che profondo tremito presago! —\nindovinavi.\nO combattuta volontà di pianto !\npure a quel sogno che del suo raggiare\ntanto gentile giovinezza ardeva\ntu sorridesti.\nE il primo amore della tua figliola,\nl'unico amore ! e l'alta fantasia\nonde la testa della dolce sposa\noggi è precinta,\ne le tristezze più soavi e i giorni\npieni di febbre e le irrompenti feste,\nsurser nel lume di quel tuo sorriso,\ncasa paterna !\nVerso i paesi della sua speranza,\ncol fior d'arancio tra la chioma flava,\necco, Ella muove: e ne sospira, o casa,\nmemore ogni eco.\nMa su la. soglia cognita s'indugia,\nsi volge indietro — anche una volta ! — e guarda\nl'arca fedele delle sue memorie,\ndel suo passato:\npoi tutte accoglie, prima dell'addio,\nle mille voci nel core che trema :\ne le stellanti volge umide ciglia\na l'avvenire.\nStringe una mano fervida e la soglia\nvarca ! E la nostra l'accompagni inchina\ndella Bellezza ad ingemmar la fronte\nstrofe ben usa !\nLe sia propizia questa grande estate\nche freme azzurra per gli aerei monti,\nper la infinita chiarità degli ermi\nconcavi cieli:\npei risonanti talami del mare\nriscintillanti, per gl'immehsi piani,\nper l'errabonda delle selve sacra\ncapellatura !\nLe sia propizia se migrando canta\nai monti ai cieli a l'acque ai piani ai boschi\nl'ampia fatale melodia pensosa\nche in cor le spira:\nOnd'Ella vinta l'anima abbandona,\nl'anima e '1 viso, al suo promesso Amore,\nche lungamente la dischiusa bocca\necco, le bacia.\n■'■•.iì\nE parte alfine questa tua Diletta,\nagile il passo verso il suo destino,\no vecchia casa! e già la cerchi invano\nper le tue stanze."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.23", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 650, "texte": "Combatti ancor la volontà del pianto,\no casa buona : il tuo sorriso sia\nl'ultimo dono d'una madre stanca\nalla sua figlia !\nCosì che quando dal fidato asilo,\ndove la chiama il Verbo della vita,\na te ritorni, a te, casa paterna !\ntu possa dirle:\n— I primi incanti dell'età fanciulla,\nil primo amore tuo, dolce figliola,\nl'unico amore ! e l'alta fantasia,\nond'hai precinta\ntanto gentile giovinezza ardente,\ne le tristezze più soavi, e i giorni\npieni di febbre, e le irrompenti feste,\ne le canzoni,\ne i sacri fiori d'intime speranze,\nond'è commossa la stagion tua nova,\nsurser nel lume di quel mio sorriso\nfatto di pianto ! —\n\nIldebrando Cocconi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c030", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c030", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "21", "page_fin": "21", "image_debut": 23, "image_fin": 23, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.23", "titre_corps": "L'ELOGIO : (dal \"MITO DI BACCO\")", "titre_sommaire": "L'ELOGIO : (dal \"MITO DI BACCO\")", "signature_source": "Antonino Piero Tringali", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.23", "debut_caractere": 652, "fin_caractere_exclue": 2410, "texte": "L'ELOGIO\nAntonino Piero Tringali.\n(dal \" MITO DI BACCO. ,,)\nOspite m'odi : ascolta, ospite mio\nquel ch'io ti dico or che l'auleda tace.\nVoglio narrarti il mito di Salmace\nmescendoti un mio dolce vin di Scio.\nDiscendi, Glauco, a la riposta cella\ne su ci porta un'anfora vetusta\ndi quelle ch'hanno impressa una locusta,\ne due coppe ci porti qualche ancella!\nDue coppe voglio, fuse ne l'argento\ntessalo come il cantaro di Bacco\nqua! lo descrive il buon Orazio Fiacco\nfigurato di spighe di frumento.\nE intorno corran pampini di vite\ne l'uva corra a grappoli matura\na fingere la dolce genitura\nde la gran madre nel settembre mite !\nOspite amico, di' : vuoi ch'io ti narri\nil mito di Salmace o come coli\nil vin nei tini, quando a i fiacchi soli\nde l'autunno non posano i ramarri?\nOspite taciturno sai ch'è legge\nil desiderio di chi parte il sale\nnostro e il giaciglio ?... O forse non eguale\nusanza pia tra la tua gente regge?\n10 nel bacchico nappo mesco il vino\ndolce di miele e gelido di neve.. .\nOh ! non temere è questo un vino lieve !\nDa i suoi fumi proteggaci il Divino !\nEvan Cresio Sotero Cadineo,\nla prima coppa nel tuo nome io vuoto\ndi questo vili che con l'alterno moto\nde la nave passò l'Ionio e l'Egeo!\nPer tesserti — o Nictelio — il ditirambo,\nispirami un'immagine superba!\nTi liberò di quel vino che serba\nla pigna appesa al trave per il gambo.\nOspite, la tua gente non onora\n11 dio sabazio protettor di viti ?\nVagò vittorioso tutti i liti\nil Dio che molce ogni ansia che ci accora.\nCelebrerò per te, ospite, i sacri\nmisteri e l'alte imprese\ndel dio Saote! Vo' ch'ogni paese\nalzi al divino altari e simulacri!\nBevi, ospite amico, il vin di Scio\ndolce di miele e donator di pace !\nVoglio narrarti or che l'auleda tace\nun divin mito de Fenotrio iddio!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c031", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c031", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "22", "page_fin": "23", "image_debut": 24, "image_fin": 25, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.24", "titre_corps": "\"LE ROI BOMBANCE\" : jugé par le poète grec POL ARCAS, dans le journal SCRIP", "titre_sommaire": "\"LE ROI BOMBANCE\" : jugé par le poète grec POL ARCAS, dans le journal SCRIP", "signature_source": "Pol Arcas", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.24", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6212, "texte": "“LE ROI BOMBANCE„\njugé par le poète grec POL ARCAS, dans le journal SCRIP\n\n(Premier artìcle)\nLes lecteurs des grands journaux parisiens\net italiens n' ignorent pas, sans doute, le\nbruit énorme soulevé dans le monde littéraire\neuropéen par une oeuvre puissante et origi-\nnale portant le titre de Le Roi Bombance et\ndue à la piume de l'ècrivain et poète franco-\nitalien F. T. Marinetti.\nDepuis quatre siècles la littérature euro-\npéenne n'avait pas eu V occasion de parler\nd'une oeuvre qui put ètre comparée par son\nenvergure et son audace satirique au Gar-\ngantua et au de Rabelais. Cette\noccasion, vivemente attendue, lui a été offerte\npar le poète Marinetti, qui peut ètre vraiment\nfìer d'avoir créé une grande tragèdie satirique,\nqui est indéniablement un chef d'oeuvre, en\névitant, pour ainsi dire, tous les moutons de\nPanurge.\nMarinetti est monté jusqu' au niveau de\nl'immortel curé de Meudon par un chemin\nabsolument à lui et qui resterà sa propriété;\nun-chemin large et profond, creusé par la\nforce véhèmente et mordante de sa piume et\npar le feu irrésistible de son àme et de son\nintelligence libres.\nLe Roi Bombance est une oeuvre très bi-\nzarre et d'un caractère symbolique. D'aucuns\nla troveront trop symbolique. Est-ce un dé-\nfaut que d'ètre quelque peu hermétique et\nmystérieux pour les yeux myopes ?\nM. Marinetti appelle son Roi Bombance une\ntragèdie; quant à moi je ne le juge pas re-\nprésentable à moins d' un théàtre spécial et\nd'un public dignement préparé, car bien loin\nd'avoir les qualités objectives des oeuvres\nthéàtrales le Roi Bombance est une pièce su-\nbjective qui se joue dans le théàtre secret\ndes entrailles humaines. Ce n'est pas la tra-\ngèdie des passions nobles du coeur humain,\nmais la tragèdie des prurits éternels et des\ninstincts brutaux du ventre et de l'estomac.\nJe trouve aussi qu' on pourrait définir le\nRoi Bombmce un immortel dialogue philoso-\nphique de Platon, mal copié par Aristophane\nen un jour de folle goguette.\nL'oeuvre évoque un royaume de mangeurs\nque l'auteur appaile Bourdes ; un royaume\nque vous ne trouverez guère dans la carte\ngéographique du globe terrestre, ni dans les\nvastes hémisphères du cerveau humain, bien\nqu' il touche les confins de ce dernier.\nLe royaume des Bourdes est fondé sur\ncette sphère molle et élastique qui est heu-\nreuse quand elle est tendue et souffrante\nquand elle est vide et contractée: je veux\ndire le ventre de l'homme.\nVoilà l'Etat du Roi Bombance! Si Rabelais\nvivait encore, il ne manquerait pas de recon-\nnaìtre en ce roi bizarre le fils cadet de Ma-\ndame Gargancelle, mère sacrée, paillarde et\nsoularde de Gargantua.\nLa tragèdie commence par une révolution\nsocio-physiologique qui éclate dans le royaume\nétrange des Bourdes. Je ne connais rien\nd'aussi curieux et d'aussi piquant que l'en-\ntrée en scène des Affamés en train de chasser\nhors du pays toutes leurs femmes : mères,\népouses, soeurs et maìtresses, pour mieux\ns'occuper sérieusement et uniquement des\nexigences de leur estomac. C'est ainsi que la\ntragèdie se développe sans le beau sexe,\ndont la volupté et les sens ne persistent que\ndans les divagations d' un seul personnage,\npoète à l'estomac desséché par une faim in-\ncurable et partant méprisé de tous, sous le\nnom d'Idiot.\nL'Idiot évoque, en chantant, l'inestinguible\nobsession de la femme et la splendeur atti-\nrante de ses lèvres, pour amuser et distraire\nla Cour royale où l'on remarque entre tous\nle Pére Bedaine, caricature de tout le clergé,\nAnguille, caricature de tous les opportunismes\ndiplomatiques, Tourte, l'ambitieux représen-\ntant du peuple, les minisrres Poulemouillet\net Vachenraget, et Syphon, 1' orateur infati-\ngable, hàbleur et harangueur inépuisable.\nDans ce monde chaotique bondit incessam-\nment le personnage le plus intéressant :\nEstomacreux, grand révolutionnaire àoutrance\net souleveur de foules, toujours en guerre\ncontre le status royal pli igo-potique (caractère\nde manger et de boire).\nCependant l'Idiot en des strophes admira-\nbles énumère les bienfaits et les vertus an-\ngoissantes et lamentables de l'éternel féminin.\nEstomacreux interrompt les divagations de\nl'Idiot en criant : « Au diable les femmes, et\nbon débarras ! Elles n' entendent rien aux\ndroits et aux devoirs de 1' estomac !... Elles\nméprisent VIntestiti Universel ».\nLa voix lointaine des femmes qui partent\nleur répond :\n« Yiles ganaches! Goujats ! Impuissants ! »\nMais les voilà exilées, et du moment qu' il\nn? est plus possible d'ètre mangés par les\nfemmes il ne reste aux hommes que de se\nmanger entre eux !\nNous verrons demain de quelle manière\ntrès curieuse ils s'entremangent.\n(Deuxième article)\nLe Roi Bombance entre en scène pleurant\nRipaille, son premier cuisinier, ministre absolu\nqui gouvernait à coups de terreur. Nous as-\nsistons à ces funérailles, parmi les cris révo-\nlutionnaires d' Estomacreux, qui ameute les\nAffamés. Ce premier acte de préparation dé-\ncrit admirablement le désarroi du royaume\net les inquiétudes stupides de ce roi trop\ndébonnaire qui livre son sceptre à l'ambition\ndes chefs démocrates et socialistes.\nLe second acte s'ouvre par le mot d'ordre\nque les sentinelles, en leur costume de valets\nde cuisine, chantent derrière les créneaux du\nChàteau Bombance, (qui est bizarrement con-\nstruit en forme de boudin colossal) : « Sauce\nTartare... Ta rta re ! »\nEt cependant 1' Idiot chante.\n« Dans le pays — dit-il — des Songes\nBleus, où j'ai passé mon heureuse jeunesse,\nl'on se nourrit de musiques douces et de\nparoles caressantes et nuancées de lune, telles\nque : Beauté, Espoir, Idéal, Etoiles d'or!... Il\nfaudrait essayer nous aussi ce système au\nmoins pour quelques jours... Je pourrais vous\nchanter quelques chansons dont la vertu est\nd'endormir toutes les souffrances morales et\nintestinales... (cité jusqu'à : « O mes amisi.\nEt l'Idiot continue dans une admirable et\ntrès inspirée autosatire, imageant d'une faeton\nadmirable le but pratique de la poésie. « Il\nest fou ! crie Estomacreux ; donnez-lui des\ngrains d'hellébore ! Assommez-le à coups de\npierre ! » Mais 1' Idiot semble pris de dé-\nmence et passant de rève en rève pousse\ntoujours plus haut son àme et son chant,\njusqu'aux pieds de la Beauté idéale. L'éloge\ndityrambique qu' il en fait a un tei caractère"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.25", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6660, "texte": "que si je n' étais pas sur que Le Roi Bom-\nbance a été écrit avant mon Incréée, je soup-\nque mon éminent confrère franco-\nitalien m'eùt fait Thonneur de s'inspirer à ma\npoésie.\nJe dois déclarer que M. Marinetti démontre\nd'une très persuasive et par la bouche\nméme de l'Idiot que la poésie a une qualité\nvraiment remarquable ; celle d'endormir et\nde consoler les souffrances du monde.\nL'Idiot fait davantage : il endort les Af-\nfamés par son discours, si bien qu'il lui faut\ncrieràplusieursréprises: « Mes chers Bourdes,\nréveillez vous! (Cité jusqu'à abandon?iés....) »\nMais comme l'abus de tous les narcotiques\nprovoque enfin une excitation, la poésie in-\ntarissable de l'Idiot finit par réveiller et ir-\nriter si bien les Affamés dormants, qu'ils\ndemandent au Roi la condannation à mort\nde l'Idiot.\nLe Roi les écoute à peine, car il agonise\nde faim, au milieux de tous ses courtisans\net ministres desséchés, devant son chàteau,\noù les représentants du peuple sont en train\nde s'empiffrer sous prétexte de préparer le\nFestin Idéal.\nLe Roi Bombance meurt de faim. Estoma-\ncreux, irrité d'avoir attendu vainement son\nheure, pousse le peuple affamé contre le\nChàteau Bombance.\nAu troisième acte, nous sommes enfin à\ntable, avec tous les révolutionnaires, qui\navalent le Roi et toute sa Cour, en se mas-\nsacrant entre eux.\nLe symbolisme de cette tragèdie s'accentue\nde plus en plus, et nous assistons, au qua-\ntrième acte, à la terrible et fantastique in-\ndigestion des Bourdes, qui vomissent Roi,\nministres et courtisans.\nLe Roi Bombance sort de la bouche d'Esto-\nmacreux, tout frais et tout pimpant, et après\navoir aidé ses amis à se dégager des mà-\nchoires des Bourdes, entreprend le procès\nintenté aux représentants du peuple.\nIl y a là d' innombrables observations\nphilosophiques à glaner; je citerai entre\nautres les précepts de bonne digestion enoncés\npar Bedaine :\n« Il ne faut jamais vomir : i° parce qu'on\nvomit toujours plus que ce que l'on a mangé;\n2° ce que Voti vomit est plus fort et plus\nvivant que ce que Ton a ingurgité.... »\nMais le procès et l'absolution des repré-\nsentants du peuple et la sagesse du Roi\nBombance ne peuvent guère consolider son\nautorité royale, et l'on entend déjà la voix\nterrible d'Estomacreux et des Affamés, qui\nchassés par la fenètre reviennent à l'as-\nsaut :\n« Faut remàcher le Roi,\nfaut remàcher Bedaine.... »\nEt voilà que tout recommence : les vomis\nqui jetèrent par la fenètre leurs cannibales\nsont remangés dans une lutte éternelle de\nl'individu contre les collectivités, jusqu'au\nmoment où entre en scène une divinité fan-\ntastique : la déesse qui prèside à cette tra-\ngèdie : Sainte Pourriture, patronne du royaume\ndes Bourdes.\nDans la conception de ce personnage, le\nRabelais franco-italien démontre un génie\nvraiment démoniaque, tout en conservant\nune profondeur et une logique philosophique\nextraordinaires. Les phrases par lesquelles\nSainte Pourriture donne sa propre défìnition\ncontiennent une philosophie puissante et\ndivinatrice sous laquelle non seulement Ra-\nbelais, mais Aristophane, Goethe et Sha-\nkespeare auraient mis orgueilleusement leur\nsignature.\nDemain nous verrons les défìnitions phi-\nlosophiques de Sainte Pourriture et les con-\nclusions morales de cette grande tragèdie.\n(Troìsième article)\nSainte Pourriture donne cette défìnition\nadmirable de son essence.... (Cité ; page 258:\nJe suis le fumier divi/i, jusqu'à: Je suis la\nvie Jragile. Cité : page 260 : Je suis la déesse\naux 7nille bras, jusqu'à: le cadivre éternel\net vivant de la nature).\nAinsi, la curieuse et puissante tragèdie\ndu poète franco-italien finit par une cata-\nstrophe générale, sons la bénédiction funèbre\nde Sainte Pourriture, ce personnage si in-\nspiré.\nCe n'est pas une tragèdie, mais une tro-\ngodie (tro est en grec la racina de manger\\\nTpoyu>).\nJ'ai lu avec une attention spéciale l'étude\ncritique importante de Jules Bois sur le Roi\nBomba?iceì publiée dans le Gii Blas. Elle est\nremarquable entre toutes les études parues,\npar la subtilité de son analyse ; mais Jules\nBois se trompe sur un point lorsqu'il con-\nsidère la philosophie du Roi Bombance comme\négotiste et opposée à la philosophie de Kant\net de Hegel.\nIl se trompe en croyant que l'auteur finit\npar donner raison à Estomacreux et à son\nrévolutionnarismeéternel. Il considèrel'oeuvre\ncomme anarchiste et opposée à toute sati-\nsfaction des lois sociales.\nIl se trompe, car le poète franco-italien\n(qui m'a fait l'honneur de m'envoyer son\noeuvre) clòt sa tragèdie en donnant en\nquelque sort raison à Sainte Pourriture et à\nson fils le vampire Ptiokaroum, qui dit:\n« D'àge en àge, les Bourdes vont perfection-\nnant 1 agilité de leurs màchoires dans l'art\nde s'entredévorer ».\nLa victoire d'Estomacreux n'est que pas-\nsagère ; la conception de la tragèdie, bien\nloin d'étre socialiste et optimiste est au con-\ntraire physiologique, pessimiste et nihiliste.\nSi M. Marinetti s'oppose à la philosophie\nde Kant et de Hegel ce n'est pas pour\ndéranger l'harmonie du monde dans l'espoir\nde le reconstruire idéalement\nKant et Hegel n'ont pu guère soulever\nleurs vastes épaules philosophiques plus haut\nque les montagnes, comme Àtlas. Platon,\nqui en avait de plus larges, n'a guère pu\ndavantage. Le monde, malgrè tous les sys-\ntèmes philosophiques est resté tei que\nM. Marinetti le décrit dans son Roi Bom-\nbance et non pas tei que Kant et Hegel le\nveulent.\nJe crois que l'auteur de la Critique de la\nraison pratique soit passé lui aussi dans les\nbras sacrés de Sainte Pourriture par un\nbanal mal d'estomac, et Hegel par la dyssen-\nterie. Et si je ne me trompe pas Elle\naussi entre ses bras leurs semblables Schel-\nling et Fichte par quelque dérangement\nd'intestins.\nEn vérité, depuis le commencement du\nmonde, Rois, magistrats et prolétaires s'en-\ntremangent avec voracité. Ils s'entremangeront\ntoujours selon une loi de digestion et d'in-\ndigestion absolument fatale. C'est pour cela\nque l'oeuvre du Rabelais italien est très\ngrande, grande comme la réalité du monde\net plus absolument sincère et véridique que\nles symboles de toutes les réligions. Peut-\nètre pourrait-on blàmer l'èminent poète franco-\nitalien d'avoir négligé le cerveau. Mais ce\nserait faire une critique lègère, car il a très\nbien fait de ne pas s'abandonner sur le ter-\nrain des prophéties faciles et inutiles.\nSur la terre ne se joue qu'un seul drame :\ncelui de l'estomac. Le vieux Plutarque a dit\nque le monde est gouverné par la loi unique\nde s'entremanger, en par les\ndieux et en finissant par les fauves.\nEn vérité je crois que l'humanité tarderà\nbeaucoup à jouer et à lire la tragèdie du\ncerveau. Peut-ètre n'y parviendra-t-elle jamais.\n( Traduction du grec par l}Auieur)\n\nPol Arcas."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-03-01-c032", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-03_01#c032", "volume": "bmtnaai_1908-03_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "24", "page_fin": "24", "image_debut": 26, "image_fin": 26, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.2.25", "titre_corps": "\"TOUTE LA LYRE\"", "titre_sommaire": "\"TOUTE LA LYRE\"", "signature_source": "Decio Cinti", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.26", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5768, "texte": "“TOUTE LA LYRE„\nDecio Cinti.\nMario Morasso* — DOMUS AUREA.\n— Torino ; Frat. Bocca, editori.\nUn nuovo libro su Venezia, lo « scri-\ngno del mondo » ; un bel libro, evocatore\ndi magnificenze morte e di splendori su-\nperstiti, che si fa leggere avidamente dalla\nprima all'ultima pagina, tanto è vario,\ntanto è deriso di visioni e d'impressioni\nprofondamente suggestive.\nScrittore geniale, dallo stile agile e sma-\ngliante, Mario Morasso vi si rivela inter-\nprete originalissimo delle bellezze impareg-\ngiabili, dei tesori d'arte e dell'intensa\npoesia che dànno tanti fascini alla città\nmeravigliosa, la cui fulgida gloria vivrà\noltre la vita stessa de' suoi marmi più duri.\nOriginalissimo, dico, inquantochè, saturo\ndi modernità, entusiasta del progresso e\ndi tutte le forze nuove che l'uomo si è\ncreate nei viventi metalli delle macchine,\nMario Morasso, scrivendo di Venezia e pur\nscrivendone anch'egli da artista, vide,\npensò e commentò assai diversamente dal\nTaine, dal Barrès, dal D'Annunzio e da\nogni altro dei molti illustratori delle me-\ndesime bellezze.\nLa parte iniziale del libro è dedicata alla\nfisonomia regale della città, che vi è mi-\nrabilmente ritratta in tutto il suo secolare\nsplendore. Seguono pagine, pure bellissime,\nsul Campanile crollato, sulla Basilica d'oro,\nsulle mille auguste reliquie della Repub-\nblica gloriosa, ed altre, piene di colore e\ndi vita, sulla primavera veneziana, sulle fe-\nste religiose e carnevalesche, quali furono\nnel passato e quali si celebrano ancora.\nPoi, l'autore consacra un lungo capitolo\nalla donna e all'amore, come sono, come si\nsentono, come si gustano, nella magica cor-\nnice di Venezia, ed è questa la parte mi-\ngliore dell'opera, la parte in cui il Morasso\nha saputo condensare tutte le sue belle\nqualità d'artista audace e di acuto psi-\ncologo.\nMa come potrei pretendere di analizzare,\nin un cenno sì breve, la materia di un\ngrosso volume, che è d'altronde tanto co-\npiosa e varia da sfuggire ad ogni velleità\nd'analfsi ? — Mi limiterò dunque ad ag-\ngiungere, a guisa di conclusione, che il\nlibro di Mario Morasso, oltre ai pregi a\ncui ho accennato; ha anche il merito, pel-\nine grandissimo, di non contenere nem-\nmeno un'ombra di quell' indigesta erudi-\nzione documentata, di cui, per nostra affli-\nzione, fanno tanto sfoggio i non pochi\nMolmenti che studiarono Venezia solo fru-\ngando negli archivi e nelle biblioteche.\nCorrado Gavoni* — GLI ABORTI.\n— Ferrara, Tipografia Taddei-Soati.\nFinalmente, ecco un libro di versi, d'au-\ntore italiano, che non somiglia a cento, a\nmille altri ; ecco un libro di versi che con-\ntiene qualche sorpresa per chi lo sfoglia,\nche serba a chi lo legge qualche sensazione\ninaspettata, e che può dirsi, insomma, ve-\nramente interessante.\nVorrei aggiungere che il Govoni non at-\ntinse a fonte alcuna, e parecchie delle sue poe-\nsie giustificherebbero una simile asserzione ;\n— me ne astengo, a malincuore, soltanto per\nnon sembrare eccessivamente... ingenuo a\nquelli fra i lettori de Gli aborti che avessero\nuna conoscenza anche superficiale dei de-\ncadenti e dei simbolisti francesi. Affermerò\ntuttavia che l'arte del Govoni, per quanto\nderivata, è degnissima di considerazione,\nnè può in alcun modo esser confusa col\ndilettantismo puerile dei semplici imitatori.\nIl sapore baudelairiano, verlainiano, mae-\nterlinckiano c'è, innegabilmente, ma non ap-\npare cercato, nè voluto, nè ottenuto con\nsforzo ; sembra piuttosto, qua e là, risul-\ntato inevitabile d'imperiose affinità psichiche\n— di cui per altro ammetto sia lecito du-\nbitare, — e in molti casi toglie più che\nnon aggiunga efficacia a concezioni e ad\nestrinsecazioni evidentemente nuove e per-\nsonalissime.\nMolto ancora potrei dire del volume\ndi Corrado Govoni, sopratutto se mi fer-\nmassi a considerare i tentativi di prosodia\nanarchica e le molteplici arditezze che vi\nsi notano e che, rimaste o lasciate allo\nstato di abbozzi geniali, devono aver sug-\ngerita all'autore l'ironia del titolo ; — ma\npreferisco lasciare, a chi seguirà il mio con-\nsiglio di non trascurar di conoscere que-\nsto libro, la curiosità di scoprirvi tutti gli\nelementi d'interesse che io stesso vi ho\ntrovati e gustati.\nPasquale Cataro* — FILIGRANE\n(Versi) — Andria; Stab. Terlizzi.\nEd ecco uno dei tanti giovani italiani\nincurabilmente ammalati di dissenteria poe-\ntica. E' questo un morbo contagioso ed\nepidemico, non molto grave, ma esasperante\nper l'immutabilità assoluta de' suoi sintomi\ne delle sue manifestazioni in ogni singolo\nammalato : versi incolori, parafrasi di pa-\nrafrasi di cose già parafrasate da altre pa-\nrafrasi, rime inevitabili come 1' ora della\nmorte, immagini e aggettivi meticolosa-\nmente scelti fra il ciarpame più infracidito\ndelle forme più usate dal maggior numero\npossibile di altri pseudo-poeti....\nPer fortuna, si tratta d'una malattia che\ngeneralmente guarisce col maturar dell'età,\nanche quando non si cerchi in alcun modo\ndi farla cessare.\nEmma Montagnoli Rossi» — LA\nFAVOLA BREVE (Romanzo) — Rocca\nS. Casciano ; L. Cappelli, editore.\nGeneralmente, le donne che scrivono\naborrono dalla semplicità e dalla sincerità.\nSi straziano il cervello per complicare ad\nogni costo le loro concezioni, le loro sen-\nsazioni, i loro pensieri (quando ne hanno),\ne sopratutto il loro stile, al quale sogliono\ninfliggere le torture innumerevoli di una\nortopedia atrocemente crudele: tutto ciò,\ns'intende, solo per cercar di scrivere come\ngli uomini.... e anche meglio!...\nLa signora Montagnoni Rossi, invece,\nha il grandissimo merito di aver saputo\nessere semplice, sincera e squisitamente\ndonna, in questo suo tenue romanzo, fatto\nsenza alcuna pretesa e, pare, senza alcuno\nsforzo. 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'•••\ns; ''''\"vr f/''*■\ni#\n■\" .•-:\"\nt\n'■. :\n>£v\n:;l\n'\n««wkd\n«IrtìWiWi I HKiiHW\n=:•\n»?\nSÉ'\niftì* ìi\nii\nJ H m\nm ni m\n,\n>' ■ !i\n- ■\"' '\nfM\nW,®\ntragèdie satifiqoe de F. T. MARINETTI\n■• j,\n>„r%\n'\nSfv|\n■•v\nMI\nm\n4\n—."}]}], "pages_ocr_originales": [{"page_pdf": 1, "page_imprimee": "couv. 1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.1", "texte": "Marzo\nPéìVPi N. 2\n1908"}, {"page_pdf": 2, "page_imprimee": "couv. 2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.2", "texte": "IL NUOVO GRANDE CONCORSO\nDI “POESIA„\nF. T. MARINETTI.\nLrfA nostra Rivista, considerando la poesia come elemento essenziale di ogni crea-\nzione letteraria, ha deciso di attribuire un premio di\nLire 3000\nad un Romanzo italiano inedito.\n1. - E lasciata ai concorrenti la più assoluta libertà circa il soggetto e il genere\ndel romanzo.\n2. - Il romanzo premiato sarà pubblicato e diffuso per cura ed a spese di Poesia\nnelle proprie edizioni.\n3. - Sul guadagno netto che darà la vendita l'autore percepirà il 50 °L\n4. - Il resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi concorsi di\n5- - Ogni manoscritto potrà essere firmato col nome o con un pseudonimo, e\ndo/rà essere accompagnato dalla bolletta d'abbonamento 1907, oppure da\nquella 1908.\n6. Il prezzo d'abbonamento a Poesia è di L. 10 per l'Italia, 15 per l'estero, e deve\nessere mandato direttamente alla nostra Amministrazione (Via Senato 2,\nMilano) mediante cartolina va glia.\n7- - La chiusura del Concorso, dato il grandissimo numero dei\nconcorrenti, e volendosi soddisfare alle loro insistenti ri-\nchieste, è stata prorogata al 30 agosto 1908.\nIL DIRETTORE"}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.3", "texte": "POESIA\nL'abbonamento a \"POESIA,, rimborsato\nL'abbonamento annuo a \" Poesia ,, (Lire IO per l'Italia, 15 per l'Estero) è interamente rimborsato dai\ndoni seguenti :\néé POE/SIA 99 esce regolarmente ogni mese.\nOgni numero costa, in Italia Lire 1,— all'Estero 1,50\n\nIv» Ostilio — Prima Parte: VERSO IL BALENO; romanzo di Paolo Buzzi, Vin-\ncitore del i.° Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) - Edizioni di \"POESIA,, L. 2,—\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a\ncolori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia L. 2, —\nParte Terza: VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia L. 2, —\nIv' incubo velato —- versi di Enrico Cavacchioli, Vincitore del II.° Con-\ncorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani) — Edizioni di \"Poesia,, ■ . . L. 3,50\n«3L1JLH. C> JC*— poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato\nsu carta di Fabriano) — Edizioni di \"Poesia,, ......... L. 3,50\nJr*aSCOll — studio critico di Emilio Zanette, Vincitore\ndel III.° Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Ro-\nmani) — Edizioni di \" Poesia „ L. 3,50\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE:\nIl verso libero — studio critico di Gian Pietro Lucini (elegantissimo vo-\nlume di 500 pagine con acquaforte di Carlo Agazzi) — Edizioni di \" Poesia,, . . L. 5, —\nconcliiglie d'oro — liriche di Paolo Buzzi (elegantissimo volume\nin carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia „ . . . . . . . . L. 3, —\nranocchie turclline — liriche di Enrico Cavacchioli\n(elegantissimo volume in carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia „ . . . . . L. 3, —"}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.4", "texte": "POESIA\n\nA Camille Mauclair\n\nt\nDans le grand pare qu' arrose un soir liquide et bleu\nLe tempie harmonieux de ta philosophie\nSourit de tout l'éclat frissonnant de ses tuiles\nAux fraiches étoiles dont la nuit est fertile.\nLes premières étoiles balbutient\nLes mots blancs du berceau\nEt les mots chauds que les amants se glissent\nSous les draps, en délices,\nQuand le toit ploie de neige et de nuit.\nLe parvis de ton tempie a des miroitements\nDe rose volupté et de verte ironie,\nPour inviter l'ardente lune romantique\nA gravir les degrés d'orgueil et d'or, géométriques.\n\nDisegno di VALERI."}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.5", "texte": "POESIA\n\nC'est une lune molle et souffrante et plaintive\nQui tombe de sommeil sur les bancs de l'allée,\nCar elle a trop longtemps pleuré comme une eau vive\nSur la tombe sacrée de Schumann, mi-cachée\nSous la menthe sauvage et le thym aigrelet...\nCar elle a trop longtemps chanté de sa voix grave\nIndolente et nerveuse,\nIndécise et réveuse et précise à la fois.\nMais ton coeur, ó poète, a réveillé la Lune\nD'un grand sanglot d'amour déchirant le silence.\nEt la voila glissant sur les gazons soumis\nEn te tendant ses bras soyeux, brillants et deliés,\nSes lèvres végétales\nEt ses yeux frais eclos sous la rosee des larmes.\nO le spasme efifréné de ce baiser lunaire !\nO l'espoir de ton àme qui se fiance à l'infini\nSur les lévres meurtries de cette lune molle,\nSouffrante et romantique,\nQui tombe de sommeil sur les bancs de l'allée,\nLasse d avoir pleure sur le corps de Schumann.\n\nF. T. Marinetti.\n\nr M j^a pubblicato i medaglioni di G. Cardu\n\\i Gustave Kahn, A. Colautti, Henri de\n%n' Francis Jammes, Gian Pietro Lucini, Arno Holz, Domenico Oliva, Emile Verhaeren.\nL Tribade \\medaPiof Jean Moréas\np ru- k £ . : \" ' A' MockeI> Samt-Pol-Roux, P. Claudel, A. De Bosis V. Avanonr\n/? Dehm'fl Tf> A:' A. C. Swinburne, Arthur Symons, W. C. Yeats, Fred. Bowles\nS,e? ri?' ®ufda> F' Marquma, Ruben Dario, Rapisardi, Stecchetti, Angiolo Orvieto Francesco\nPsstonch, Diego Angeli, Francesco Gaeta, Di Giacomo, C. Pascarella G.A Cesareo G Cena\nA. Baccelli, E. Moschino, D. Gnoli, Trilussa, G. Be"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.6", "texte": "POESIA\n\nDisegno di VALERI.\n\nIn morte\ndi EDMONDO DE AMICIS\n\nEbbi un cuore. Sognai. Fui più soave\nde la fanciulla a l'Eucaristia.\nDicea mia madre : — Non sarà cattivo :\n— sarà l'uomo che piega al suo destino,\n— amerà quella che gli verrà incontro. —\nBaciavo molte piccole cugine\ne i preti mi facevano carezze.\nE la strenna, a Natale, era un Suo libro.\nEdmondo, il nome tuo bello s'impresse\ne fu sonoro ne l'anima mia.\nAvevi un caro viso di soldato\ne ti conobbi eh' eri capitano.\nSquilla il silenzio a la città di tela,\ni lumicini seminano il campo\ne l'ordinanza veglia sovra i sonni\ndel suo fratello burbero uffiziale.\nE l'ordinanza torna al suo paese :\ne l'uffiziale fuma: (e l'altro parte)\ne il sigaro gli fa piangere gli occhi."}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.7", "texte": "POESIA\n\nE m'appresero, un di, versi ch'io tenni\npreziosi come i denti miei di latte\nche li conservo in un buco del muro.\nPasso il tempo. Mia madre ha sessanf anni\ne più la guardo e più\nEbbi un cuore. Sentii. Piangere, forse,\nm' era il più dolce brivido d'allora.\nE viaggiai come rondine l'autunno.\nDa la Giralda vidi tutta Spagna\ne nei giardini d'Alcazar le ignude\nfavorite dai piedi d'alabastro:\ne l'Alhambra fu madre, al mio cervello,\ndi fantasie policrome e d'abissi\nspenti la catacomba a l'Escurial.\nVidi, al Circo, la gloria madrilena\ntutta di sangue, viscere e bandiere :\ne nei galli in battaglia un avvenire.\n— Becca, o critico ! E so come beccare !\nBatter sentii d'Olanda i campanili\nentro un molino da le braccia enormi.\nLa fattoria specchiava l'agiatezza\ne le pipe fumavano la pace\ne le donne cascate erano a fronte\no ver mitrate de la cuffia enorme.\nRembrandt e Orange tenevano il mio sonno\ne mi stringeva una paura al cuore.\nTremenda l'arte, la spada tremenda,\ntutti gli orgogli, tutte le congiure,\ne i supplizi d'aculei scarnanti\ne gli agguati e la morte. E mi destavo\na un'aria del Barbiere o della Norma.\nIl campanile era la dolce orchestra\nitaliana spòrta a l'Infinito.\nE i caldi mondi, e l'Affrica e l'Oriente\nfuron passati da le penne mie.\nM' accampai nel deserto (oh come gialla,\noh come rossa la nebbia di sabbie !)\nVidi i ladri moncati, anco, e le mozze\nteste appese a le mura di Marocco •\ne le babbucce del Sultan caduco.\nCompatii l'ombra di Re Sebastiano\ne le memorie de la grande Europa. : r-\nValicai la montana onda dei mari,\nfui barbagliato da la vision d'oro.\nIl Corno parve l'arena del sogno,\ndai minareti assursi angelo al cielo. •\nTroppa Bisanzio fecemi briaco.\nCercai la porta di Santa Sofia\ne m'annientai vertiginoso al fondo.\nUna donna velata ebbe i miei sensi.\nMa niun m'aperse l'Harem degli Eunuchi.\nUdii, sol, fremer l'Arnia bene chiusa :\ne annegai ne l'Oceano l'ardore.\nDritta a l'Alpi tornò, come chiamata,\nla rondinella de la primavera.\nGli anni eran caldi de la fresca Patria,\nl'Alpi eran porte di recente ordegno.\nA le Porte d'Italia arsi d'amore\nper questa gamba di donnina bella\nche si bagnò nel sangue degli eroi.\nSeppi la gloria d'essere soldato\ne di veder, da le tane di neve,\navanzare l'insidia del forese.\nA cavalier de le montagne bianche\namai più patria che l'occhio non desse :\ne, nel tonfo dei Principi d'Acaja\ndentro il sepolcro, parvemi sentire\ntutto l'augusto de l'uom che tramonta\ne che non torna, con il sole, più.\nEro uomo. Bellissima armonia\ndi me stesso con gli uomini. Ma il cuore\nnon era quel de la fanciulla prima.\nNulla sapea de l'amor : già, de l'odio."}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.8", "texte": "POESIA\n\nSi versava su pagine gonfiate\nun po' da l'onda primigenia Sua.\nMalato s'era per non aver pianto\npiù da molt'anni. Il cuore era di sasso.\nMa s'indugiò, quell' ultim' ora buona,\ntra i banchi stretti, a la scola del Cuore.\nO compagni dai nomi de la Vita !\nGarrone il buono ed il muratorino\npovero e Nobis ricco e Nelli gobbo\ne Franti già cattivo come il mondo !\nSi, fummo tutti d' una classe uguale\ned Egli fu quell' unico Maestro !\nE ne la vita, senza legger quasi\n(oh, veramente!) nulla più del Suo\nio, rispettoso, mi tradussi innanzi\nquel gran consiglio di bontà filiale:\ne la Sua testa, che divenne bianca,\nparve la doppia del mio bianco Padre.\nE, poi eh' Edmondo non é nome fìsso\na' calendari, io gli mandava un voto\naugurale pel primo di Maggio.\nEi rispondeva — Grazie. È la mia festa —\nL'anima nostra va perdendo legge.\nDolce e perfido insiem, tale è il Destino.\nIo, la fanciulla de' bei tempi antichi,\nOr maledico, in ombre di tristizia,\nFamiglia, patria, umanità, quel Dio.\nO son parole, o son ceppi. Via, via!\nPasso come uno spettro di fuliggine\ntraverso questa folgore di vita.\nMa la Sua morte — che m'ha fatto semplice\nfin questo verso dal tormento usato —\nfu come un sangue entro il mio cor di sasso.\n16 marzo 1908. Milano.\nVINCITORE DEL I CONCORSO DI » POESIA\n\nPaolo Buzzi\n\nNB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESIA ne publie que de l'inédit."}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.9", "texte": "POÈMES\n\nPRÉFACE\nAvec mes petites peines\nJ'ai fait de trop grandes chansons,\nComprenant très-mal la lecon\nDe mon cher maitre, Henri Heine.\nJe croyais avoir tout souffert\nEt n'avoir plus qu'à m'en plaindre:\nMais un mal est venu m'étreindre\nQue chantent mal les petits airs.\nQuand j'ai connu la vraie peine\nJe ne savais plus que me taire:\nIl a bien fallu m'y faire,\nEt j'ai mieux compris Henri Heine."}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.10", "texte": "POESIA\n\nL'INDIFFÉRENT\nL'homme qui m'a outragé\nVoici des années,\nVoici des années,\nMourut et n'est plus\nQu'un amas d'os et de boue sous la pluie\nDu cimetiére...\nJe m'en souviens sans colère,\nSon spectre ne me hante plus,\nJe ne veux plus lui faire mal.\nEt je serai comme lui\nQuelque jour, un jour,\nEt ceux auxquels à mon tour j'ai nui\nMe survivrónt, feront l'amour,\nEt ne m'en voudront plus,\nEt ne m'en voudront plus...\n\nL'AMOUR VIENT\n— Mère, mon cceur bondit vers lui,\nIl est mon tout, mon cceur, ma vie !\n— Aie peur, aie peur.\n— Il m'étreint comme la colère,\nMe rend folle comme le soleil,\nIl est doux comme vous, ma mère...\n— Aie peur.\nIl faut craindre la lumière,\nLes baisers, les fleurs,\nIl faut craindre toute la vie...\n— Mème lui, ma mère, lui?\nAh ! Vous n'avez jamais menti,\nMais à présent, mais à piésent?...\n— J'en ai dit autant à ton àge,\nJ'en ai dit autant, mon enfant:\nMets un oeillet à ton corsage,\nNe m'écoute plus et va-t'en.\n\nBALLADE\nJeune archer, que vises-tu?\n— Je tire à l'oiseau bleu qui porte\nA la princesse un anneau d'or:\nLe bel oiseau s'est abattu\nEt voilà la princesse morte!\nJeune archer, qui donc es-tu?\n— Je suis l'Amour, je suis l'Amour\nC'est pour m'amuser que je tue,\nMa flèche t'attend quelque jour.\nJeune archer, pourquoi tardes-tu\nSi ma chère princesse est morte,\nSi mon oiseau bleu est mort?\n— Je ne tue que les gens heureux,\nLes autres seraient trop heureux !...\n\nROMANCE\nJ'ai vu des pays de soleil\nEn gardant le souvenir triste\nD'un paysage gris,\nD'un paysage gris.\nJe pensais sous les orangers,\nDevant les aloès et les ifs,\nAux branches de houx,\nAux branches de houx.\nJ'ai vu des àmes nouvelles\nEn gardant le souvenir ému\nD'une àme évanouie,\nD'une àme évanouie..."}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.11", "texte": "POESIA\n\nL'AVERTISSEMENT\nDepuis si longtemps,\nDit le sang,\nQue je n'ai pas jailli\nDe la bouche de cet homme,\nIl m'oublie et, frivole,\nRit, se croit sur de vivre, oublie\nQue je suis la mort.\nIl faut que j'apparaisse sur ses lévres,\nQue je me mèle à son baiser,\nPour lui rappeler que je suis la fièvre,\nQue je suis le mal, et qu'il ne doit m'oublier.\nJ'attendrai qu'il embrasse cette belle fille,\nKn croyant que c'est bien son droit,\nPoui surgir de son poumon jusqu'à sa bouche\nEn un petit spasme qui la giacerà d'effroi...\n« Quel est ce moribond qui me touche? »\nDira la belle fille soudain farouche...\nJe suis le signe de la mort,\nLe signe auquel on ne pense plus,\nLe signe qu on garde en soi sans comprendre.\nJe suis le sang craché par la vengeance\nDe la douleur qui domine la vie,\nJe suis le sang du poitrinaire des romances.\n\nCamille Mauclair."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.12", "texte": "POESIA\n\nRENONCEMENT\nJules Bois.\nL'humanité tremblante et la vie incertaine\nMe tentent vainement de leur fugace espoir;\nJe suis le pèlerin d'une route hautaine,\nEt je ne m'assieds point à l'auberge du soir.\nLa montagne est pourtant solitaire et cruelle,\nLes pierres du sentier sont tristes de mes pleurs,\nLa nuit étend déjà le crèpe de son aile;\nUn nuage a rempli le ciel de mes douleurs...\nAu dessus des maisons de la calme vallee\nUne brume s'élève en flocons délicats,\nEt c'est la vie humaine en bas, toute envolée,\nLe foyer qui rassemble enfin les enfants las.\nSi la nature est sombre, une vitre s'allume;\nL'homme veille, et la femme auprès de lui s'endort;\nEt la lampe, éternelle et petite, consume\nL'huile des volontés aux flammes de la mort.\nUn conseil d'apaiser ma fièvre et l'aventure\nOù s'exaltent mes nerfs irrités d'idéal\nVient de la vitre claire et de la ville sure,\nQui voudraient me guérir de mon glorieux mal.\nPourtant je n'irai point vers la cité charmante;\nJe resterai parmi les arbres et le vent,\nCar je sais un destin beau comme l'épouvante.\nEt je hais le repos suave et décévant...\nJe préfère soufìfrir rebelle, et sur les cimes\nMeurtrir mes pieds sanglants avides de tout fuir.\nL'aigle tournoie au loin et ses ailes sublimes\nNe palpitent jamais plus haut que mon désir.\nMais serai-je décu par mon rève, et mon ame\nN'atteindra-t-elle point le but qu'elle poursuit?...\nDe la ténèbre enfin vient de naitre la fiamme,\nL'opaque firmament se déchire et reluit,\nEt voici que l'étoile a vaincu les nuages !\nLa ruche de la nuit s'ouvre en rayons de miei...\nDormez, dormez encore, ó mes frères trop sages,\nMon lit et mon flambeau m'appellent dans le ciel!"}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.13", "texte": "POESIA\n\nIL VIOLINO\nL. Donati.\nA GIOVANNI TUR\nConcertista italiano a Malmo (Svezia).\nVena di rivo e sprizzo di zampilli,\nVoi di capricci e languor di sospiri,\nPianto di melodia, risa di trilli,\nCarezza ebbra di spasimi e deliri....\nTale il violino a me, se tu distilli\nDalle corde col tatto agile e i giri\nDell'arco un suon soave che s'immilli,\nE crei fantasmi, e fantasie m'ispiri.\nCosi smarritamente il mio pensiero\nSi esalta, e via per l'infinito spazia,\nE tocca il cielo, e annega nel mistero :\nCome se nell'incanto una mai sazia\nBrama di sogni traggami davvero,\nAnima e sensi, al gaudio della Grazia.\n\nL. D.\nESTETICA. — L impressione prima che per analogia d' i-\nmagini si prova al suo?io di un violino è quella d'un fil d'acqua\nche scorra in un ruscello o zampilli in una vasca di fontana: poi,\nguardando lo strumento, quella dei caratteri tipici del secolo in-\ncipriato e languido che l'inventò e perfezionò. Ritornando quindi\nallo svolgimento della musica, si avvertono come delle lagrime\nnella melodia tenuta e delle risa nelle rapide sgranature dei trilli,\nrimanendo da ultimo più profondamente scossi da quelle note calde\ne sonore che sembrano piene di sensualità e di passione.\nCosì possono definirsi le impressio?ii che dà il violino quando\nsia suonato con anima e perizia d'artista e /'effondersi dei suoni\nsusciti grate parvenze ed ecciti la fantasia.\nE per tal modo avviene il segreto processo psichico delle sen-\nsazioni ed emozio7iiì che nelle nature sensibili raggiunge V estasi\ndionysiaca...\n\n“LA COLLANA„\nG. P. Lucini.\n(STROFE E CORO)\nNude in tutto e senza schermo\ncombattiam per la bellezza ;\nal Dio d'Amore\nin offerta noi stesse e al suo fervore.\nNude a fatto e senza velo\ndiam la ginnica tenzone;\ned al piacere\nl'intimo e rugiadoso nostro fiore.\nA me, a te, per tutti !\nNeil' incanto del nobile splendor de' nostri corpi,\nGinnasiarche e Palestrite,\ndalle sponde d'Alfeo a paragoni\ned a quelle di Dite,\nincruente, benigne e sapienti,\ninvochiam l'Aphrodite colla nostra canzone.\nNude, monde, agili al giuoco,\nporpuree come il fuoco,\nbianche come la neve,\nmobili come l'acque,\ne ferme come il pario ;\nnude, monde ardite e destre,\nimpalmiamo le destre alle sinistre,\ne danziam la collana.\n(TRADUZIONE DAL GRECO ANTICO DI UN PASSO DEL Pomo (Tò Mr\\Kov) NO-\nVELLA ALISANDRINA."}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.14", "texte": "POESIA\n\nIL MARE\nSmara.\nPOEMA RUMENO IN PROSA\nCome un' immensa palla d'oro, il sole si leva\nall'oriente, fuor dal seno delle acque : pendulo sull'acque,\nnon terso ancora dell'umidor salino, esso s'indugia a\nlungo alla linea estrema dell'orizzonte, quasi incantato\ndalla voce fascinatrice delle onde, quasi meravigliato\ndallo spettacolo di bellezza che i suoi raggi suscitano\nall' intorno. Il pian delle acque infatti sembra, in quel\npunto, tutto un mosaico di pietre preziose, di smeraldi,\ndi rubini, di topazi, di zaffiri, di diamanti, mentre mi-\nriadi di pesci, svegliati dal calore dei raggi, vengono a\ngalla, guizzano fuori dalle acque come desiderosi che\nla calda carezza del sole interrompa la lunga carezza\ndel mare.\nAll'aurora la massa dei tanti battelli ancorati al\nlido rassembra a una spettacolosa città fantasmagorica.\nQualcuno vi passa dinanzi agli occhi veloce come un\nlampo : ora lo scorgete, ora è già scomparso. Nella vostra\nmente è restato un visibilio di ruote, rotelle, corde,\nsartie, tende, nodi, ganci, scale, tubi, camini, pistoni,\nvalvole, àncore, e poi un visibilio di bandiere, di fiamme,\ndi tele, di coperte, di catene, di travi, d'imbarcazioni\ndi salvataggio sospese, di alberi, di buche fumiganti\ne di oggetti luccicanti, un mondo di arnesi, di pezzi\ndi strumenti, di macchine, di congegni, coi quali l'uomo\nha creduto di assicurare la sua conquista sul mare, ma\ndei quali, in caso di sinistro, non rimane più traccia,\ncome neppure un'ala rimane di questo colossale cigno\ndel mare : il battello.\nNelle rapide correnti del gulf-stréam e a fior delle\nonde lievemente increspate, fra le rocce e i picchi mon-\ntani, nelle caverne e nelle voragini del fondo marino,\ncome in un elegante e fatato palazzo di cristallo, i pesci\nguizzano, s'inseguono, viaggiano a stuoli. Spesso vanno\ncosi compatti che sembrano tante nuvole grige per\nun cielo d'azzurro sereno. Sono famiglie, gruppi, tribù,\npopolazioni intere dalle squame lucide, dalle piume\nbrillanti : par che assaporino la voluttà della libera e\nsconfinata ampiezza, del nuoto prolungato, dell'errar\ngiocondo, dei nuovi paesaggi subacquei ; hanno anch'essi\nil loro sport, gli abitatori del mare !\nSono interi eserciti procedenti in ordine di bat-\ntaglia: i più forti avanti, quasi a rincorare i timidi, altri\nfanno ala, altri chiudono la retroguardia. Chissà se le\ngerarchie degli ordini sociali sono anche qui rispettate\no se i principii eguagliatori del socialismo sono arrivati\nfino agli orecchi dei pesci taciturni ?\nScende la sera. Le alghe fremono sui mobili steli ;\ndal fondo degli abissi le stelle marine inviano uno scarso\naccenno di luce. I rami di corallo si piegano al pas-\nsaggio delle Najadi, adorando. Tornano agli amori i\ndelfini. Essi disfanno, passando, ciuffi di attinie, tentacoli\ndi millepori, cigli di beroe fosforescenti. Dai loro dorsi\ngiganti scendono le Sirene.\nIl mare è incantato dall'apparizione delle eterne\nammaliatrici, e, dalle foreste che coprono le rive, i Satiri,\nnel rimirarle, sospirano di gelosia.\nMa ricchi tappeti di screziate conchiglie aspettano\nsulla sabbia il piè delle bellissime. I gamberi, sorpresi,\ndanno indietro ; sghignazzano dell' atto i molluschi ;\nmentre la seppia, loro amante, dalla rabbia vuota il\nsacco del suo atro veleno, di che s'intorbida e oscura\nla cristallina chiarezza del mare.\nNon dunque così, nella candida innocenza del-\nl'anima umana, scese cupo il pensiero del primo delitto ?"}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.15", "texte": "POESIA\n\nIL TRISTE RITORNO D'OTTOBRE\n\nA F. D. GIULIOTTI.\nTriste ritorno, o rosso ottobre, il mio.\nEppur nel core mi squillava un inno\ntal che ridir non posso a queste bianche\npagine, assorte nell'attesa vana\ndelle note di gloria\ndel novissimo canto di vittoria\nche in altri tempi, con le mani stanche\ndi sfrondar lauri, scrissi. — Anima, addio !\nAnima folle di bellezza, come\nlodoletta nei cieli ebbra di sole,\nanima data alle beltà fuggenti\ngaloppanti sul collo alle Chimere !\nS'io non disfiori invano,\nma come fa sul prato ermo l'ontano\nprepari gemme a nuove primavere,\nlascia un boccio selvaggio alle tue chiome.\nSerbami del ricordo il fior selvaggio\nche custodisce il suo profumo al pari\ndel timo chiuso in non mai letto libro,\ne fa che solo io lo sparpagli, mite\nstella su cielo oscuro,\nper taluno che forse è morituro,\ne fa che pure fronti redimite\nsfiori, smorendo, quel suo tenue raggio.\nUomini santi della terra, udite!\nNel rosso ottobre, livida la fronte\nsolcata di percosse e di baleni,\nio tornai là dove sognai fanciullo,\ne il cor m'urgea si forte\nch'io credea, rinascendo, andare a Morte;\ntanto ogni cosa, un canto, un volo, un frullo,\nmi riapriva innumeri ferite.\nE coll'orecchio sitibondo, ancora\n10 ricercavo in cielo e in terra suoni\ncogniti e voci, e il tintinnar de' bronzei\nbubboli de' cavalli affaticati\nlungo la strada bianca,\ne il dondolarsi della nappa bianca\nsulle criniere, e i gridi concitati\ne la sferza, nell'ombra alta, sonora.\nInvece dalla torpida Vallata,\ngià dalla nebbia della sera invasa\nmentre il monte turchino incontro al sole\nadagiarsi pareva in un gran sogno,\nun lungo fischio acuto\n*i • 1\nsquarciava come un lampo il cielo muto\ne vinceva nel vespro cenerogno\n11 doppio lento della Collegiata.\nParvemi all'urlo disumano e tetro\nche, spaventati, per i verdi poggi\ntraessero gli Egipani bicorni\ne i bimembri e le ninfe in corsa a torme,\nche svanissero i cari\nfantasimi degli anni meno amari,\ntutte le pure accarezzate forme,\ncome opaco vapor da netto vetro.\nOh! rimembranza che nel cor mi grava\ncome un'imposta mano! eppur sul colle\npresso i classici pini, ai vespri, all'albe\nfrequente asilo a gorgheggianti frotte\neran la casa bianca e il rosso tetto,\nma il cipresso diletto\nche si chinava al vento della notte\na vegliarla, gigante, ora mancava !"}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.16", "texte": "POESIA\n\nSulla mia testa curva, ecco, passava\ncol tramontano che stormla tra i pioppi\nil rombo delle macchine, l'insonne\nfolgorar dei volanti e dei metalli,\nla tristezza infinita\ndella presente, rovinosa vita ;\nma in alto, al cielo, in basso, alle convalli,\nd'occhi d'oro l'augusta ombra esultava.\nE giunsi, e vidi nell'antica stanza\nil gran letto a colonne, e sul tarlato\ntavolo ancor le bianche carte ; solo\nnon risuonò la casa dei festosi\nlatrati, onde allo stanco\ndava il primo saluto il cane bianco\nuso ai ritorni molto gloriosi\ndopo le lunghe caccie. — Oh ! rimembranza !\nEppure ancor nell'albe cristalline\ncantan le.starne lungo le poggiate,\ne al piano scampanellano le quaglie,\ne starnazzano i merli entro a' roveti,\ne zirla il tordo, e lenti\nruotano i falchi in mezzo ai lutulenti\ncieli, e frullan da' tremoli canneti\nl'esotiche beccaccie alle paline.\nPoi, riposando nel gran letto, udiva\nal piè l'alterno respirar frequente\ne i latrati nel sonno onde l'oscura\nmente seguia la faticata traccia\nancora in sogno, e il lento\nsfiorar dell'ugne sovra al pavimento\nnell'ansia della turbinosa caccia\nche sul piano balzando il bracco apriva.\nAnch'esso manca, il cane occhi-dolente ;\nnon è di lui che un cumulo di sasso\na testimone, e la collina è muta\ne sull'armadio il gran fucil riposa...\nBracco dagli occhi neri\numidi e buoni, i miei tristi pensieri\nmigrano dalla mente dolorosa\ncome frotte di storni al sol nascente.\nOh ! quante volte in fra le scope assiso,\nla tua morbida testa in sui ginocchi\naccarezzando della man gagliarda,\nquante volte ascoltai nei vespri brevi\ncantar la terra, solo!\nE, immemore, scordai che intorno il volo\nprecipitando le venture nevi\nnunciava il branco dal bosco reciso.\nPoi nell'alto lucea la prima stella,\nfumava, in fondo, un casolar lontano,\nrintoccava fremendo una campana\ne di romori era la selva piena,\nfinch' io scrutando gli astri\nm'alzavo dal giaciglio di mentastri\ne su per l'erta, con piacevol pena,\ntornavo lento alla mia casa bella.\nLa casa bella ora è deserta. — Ancora\nsvettan sul colle de' miei morti i neri\ncipressi e, a notte, alla viaggiante luna\nparlan del caro già tempo che fu.\nEd io nel fuoco eterno\nardo di questo doloroso inferno\nquasi certo che anch'io vedrò lassù\ngli antichi occasi e la cercata aurora ;\ncerto che vano è l'agitarsi in vita\ncontro il flutto del Fato inesorabile\nche travolgendo le speranze care\ntorna salme viventi alla deriva,\nfuor del mar senza faro\npiù d'ogni assenzio a quella bocca amaro\na cui, finché qualche speranza viva,\ncara la notte è più se più infinita...\nCanzone! in alto il formidabil volo\nspicca ed il pian superbamente spia;\npoi con ruote lentissime ti cala\nnella cerchia di monti, ove sul fiume\nvedovo d'acque, ancora\nuno sdegnoso spirito dimora\nche m'é fratello, ed al vivace lume\nch'egli acceso mantiene, ignaro e solo,"}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.17", "texte": "POESIA\n\nabbrucia l'ale tue s'elle non sappiano\ntener la cerchia che di boschi e d'acque\nloro assegnar Somma Virtù si piacque ;\ne se desìo di nuove genti s'abbiano,\ncompi la tua giornata,\nla pupilla rapace\nnel chino sole affisa,\naquila fulminata\nprecipita da' cieli,\npiomba tra solco e solco, e resta, uccisa !\n\nFerdinando Paolieri.\n\nBALADA\nEduardo de Ory.\nA F. T. MA RINE T TI\ngran poeta.\nLa pobre Nina e n ferinità\nSuena amores que pasaron,\nAmores que fenecieron\nComo las flores de Mayo.\n— Madre, madre, i ha vuelto yà ? —\nPreguntan sus mustios labios.\n— No pienses mas; ni un momento,\nHija mia, en ese ingrato. —\n— Madre, i ha vuelto? — le interroga\nAl poco tiempo, llorando.\nLa madre besa sus ojos\nY enjuga su acerbo llanto.\nY en la doliente agonia\nDice la nina expirando:\n— Madre mia: j dame un beso! —\nPero contesta: — ha llegado?....\n\nROUTE\nFrancis Éon.\nIl faut que nous aimions cette route d'hiver\nQui tranche la campagne éblouissante et piate.\nL'horizon, où pesaient des Brumes, s'est ouvert :\nSa frèle joie, avant d'agoniser, éclate.\nDes nappes d'eau là-bas luisent dans les marais.\nIl faut que nous aimions cette route gelée.\nLe ciel est net, ainsi que tu le désirais.\nCette route facile est une belle allée.\nO timide bonheur d'un couchant de janvier!\nClaire vigile d'une bianche Epiphanie !\nLumières, nous voici, puisque vous nous conviez.\nNous allons devant nous comme une route unie.\nUne ligne là-bas de grands peupliers fins\nTremble dans l'air glacé qui gerce ton visage.\nNous allons devant nous comme une route sage,\nEt tu me parles haut, fière de nos destins."}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.18", "texte": "POESIA\n\nLE RANOCCHIE TURCHINE\nEnrico Cavacchioli.\nLa sera immensa. S'odono, per prati\nverdigni e d'oro, cento raganelle :\nciangottano i ranocchi con le stelle\ne saltano fra i giunchi dei fossati.\nTutte d'argento han fatto loro porte\ncon i battenti d'onice rossigna;\ni palazzetti sono di gramigna\ned hanno fiori sparsi nella corte.\nEd hanno archetti sotto alle finestre\nfatti in istile del rinascimento :\ns'addormenta quel piccolo convento\nal sospiro di delicate orchestre?\nA notte fonda, quando tu mi pensi\ngraccheranno le ranocchiette ingorde ;\nle ranocchiette piccole e balorde,\ntutte turchine come i cieli immensi ;\nfuori dalle finestre illuminate\nsospireranno sentimentalmente,\naspettando così languidamente\naltri sospiri in dolci serenate,\ne sventagliando faccie paffutelle\ncon foglie d'insalata ricciolina\naspetteranno, forse, la mattina\nper sbadigliare al lume delle stelle.\nLe ranocchie turchine nei palazzi\nsognano. Tra paludi hanno reami\nsconfinati e scalette di ricami\nper discendere fino ai loro arazzi.\nDanzano a suon di nacchere bastarde,\nquali piroettando su le coscie\nbalzano, ed altre da le membra floscie\nnel minuetto son timide e tarde.\nFinché spossate in lunga teoria\nnon stiano ferme all'ombra d'un gran fungo,\npiene di freddo, mentre, Amore, io giungo,\nti prendo in braccio e ti conduco via !\nAllora il gran Maestro dei batraci\nalza sul coro il quacquerar suo lento.\nGiunge sottile il sospirar del vento,\ntaccion le rane, e forse anche tu taci.\nE grida: « Sudditame, ascolterete\npianger le stelle come le fantesche !\nAscolterete altre aristofanesche\nvostre sorelle gracidar per sete!\nSul mondo stilleranno, in lacrimare\nperle e brillanti giù fino alli stagni !\nO sudditame, fate che accompagni\nloro singulti il vostro gracidare! »\nE mentre in soavissima follìa\nti spingo nella rete de miei baci,\nsu dagli stagni il coro dei batraci\nincomincia la lenta sinfonia.\nE la luna singhiozza, e una cadente\nstella si spegne in cielo alta e non tocca.\nEd io che insonne mordo la tua bocca\nm'avveleno di te, perdutamente.\nAnche le rose dicono alla luna:\n« Un dottorino ci tagliò il bellico\ne rise, e rise il pallido nemico\ne non si punse nella nostra cuna.\nE ci tagliò i capelli come fanno\ngli uomini. Era gelata la cesoia.\nSentimmo il freddo scender per le cuoia,\nrabbrividimmo, timide gridammo.\nMa i nostri gridi, tu lo sai, son vivi\nprofumi: son sospiri di corolle:\ncome la voce tua, sorella folle,\nè luce che straripi a fiumi, a rivi.\nMa i nostri gridi pazzi son richiami\nd'amore su le carni delle donne,\ne noi restiamo come le colonne\nd'un tempietto d'amor fatto di rami....\nChi ci smarrì nell'ansia dei mattini ?\nChi c'innestò in amori sodomiti?\nSorella luna, è l'ora che tu inviti\ni tuoi drudi, i tuoi ladri, i tuoi mastini.... »\nE le ranocchie piangono e s'abbracciano\naspettando che giunga Cavacchioli,\na cavallo d'un volo d'usignoli,\nmentre le nubi al suo venir si stracciano.\nVINCITORE DEL II CONCORSO DI \"POESIA,"}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.19", "texte": "POESIA\n\nLE BALLON FANTÔME\nLouis Lormel.\n(POÈME EN PROSE)\nDans une cage énorme de verre, sa chrysalide len-\ntement s'était formée, et soudain, du cocon mystérieux,\nil surgit. Sous son corps reluisant battaient des ailes.\nTranquille, comme un fantastique poisson de l'air, il\nnageait dans l'azur pale et flottait, léger, sur la ville de\npierre. Il était l'orgueil et l'espoir de tout un peuple,\nle formidable et fragile engin de l'avenir. L'intelligence\nde l'homme, en lui, planait. Il affirmait la conquète pa-\ncifique de l'air, poursuivie pendant des siècles. Et comme\nil était un symbole, on le dénomma : Idial.\nUn soir, dans la tempète. Cinq cents mains se\ncramponnent à lui. La rafale l'incline jusqu'au sol et\nle redresse tour à tour. Soudain, la violence d'un coup\nde vent l'emporte: il s'enfuit seul vers le ciel noir, cra-\nquelé d'étoiles. La terre informe tombe, sous lui, comme\nun linge ; des bruits, en bas, s'éteignent ; des cierges\ns'allument, en haut. Voici l'immensité effarante des astres :\nles étoiles malicieuses clignent de l'oeil et la voie lactée\njette, sur le ciel nu, sa pudique écharpe. Le ballon, bo-\nlide imprévu, traverse les mondes.\nAlors, il eut un éblouissement et redéscendit vers la\nterre. Elle était sombre et silencieuse; les humains, tapis\ncomme des taupes, dormaient. £à et là, dans les cours\ndes fermes pustuleuses, des chiens aboyaient, lugubres.\nDans tous les puits gisait l'or lunaire. Un frisson de\nsabbat passait sur les arbres, et les fleuves d'argent cou-\nraient vers la mer. Les clochers, comme des éteignoirs,\npointaient. Les ombres des nuages chevauchaient la plaine.\nEnfin, la mer apparut, immense et triste, avec sa\nface d'éternité. Elle se lamentait depuis toujours. Les\nlarmes de la pluie, sans l'apaiser, mouillaient le visage\nde Pinconsolable. Le ballon se précipita vers elle. Il\nentendait, sous lui, geindre les flots insatiables. La meute\nh urlante des vagues gémissait de le voir passer, inac-\ncessible et fatai, comme le vent. Un bateau noir tira\nvers lui un coup de canon qui brilla et se perdit dans\nl'espace.\nDejà, un nouveau continent apparaissait, baigné\nd'aurore. Des villes et des fumées surgirent dans l'aube.\nDes visages vers lui se levèrent, et des bras. Il entendait\nle bruit lointain des enclumes, parmi le battement des\ncloches. L'humanité travaillait et priait. Le ballon radieux\nmonta vers l'azur.\nMais la brise fraìchit et ce fut, de noveau, la mer.\nElle ne ressemblait pas à l'autre. Elle était plus morne\nencore et des glaces y flottaient. Des oiseaux de neige\ntourbillonnaient en silence. Et les glaces devinrent de\nplus en plus nombreuses, jusqu'à former uh continent\nqui s'étendait comme un linceul. Le ballon erra long-\ntemps, comme quelqu'un qui cherche sa voie. Des explo-\nrateurs le virent, désemparé, dans différentes directions.\nMais il rencontra sur une montagne quelque chose qui\nressemblait, de loin, à la pulpe vide d'un grain de raisin:\nles débris du ballon d'André. Et depuis lors, pris d'épou-\nvante, il vole, comme un grand oiseau aveugle, sur les\nterres du póle, qu'aucun ètre humain n'atteindra jamais,"}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.20", "texte": "POESIA\n\nLa “garçonnière„\n\nLa faccia, ne '1 vel, dimessa,\ncon piè non uso al selciato,\nci venne dal tetto aurato\nla vaporosa contessa,\ne, da casupole ignote,\nla crestaìna cui l'ago,\nle dita di punger vago,\nsegnò di recenti note.\nCi venne — oh il suo fallo primo!\nd'amore nel nido occulto,\ncol cuore come in sussulto!\ndi quante speranze opimo !\nl'adolescente che a l'amo\nun detto, un sol detto prese,\npossente cosi le scese\nin cor la parola : t'amo !\ne la mondana fiorente\nda le lascivie ognor nove,\nla mima nota a l'alcove,\nl'adultera impenitente\nche degli amanti gì' inviti\nprevenne, calda, e le voglie ;\nnon essa allibì — la moglie\ndi tre o quattro mariti, —\nd'azzurri sogni in un mondo\nlibrata, d'amor su l'ale,\na l'improvviso, brutale\nassalto del maschio immondo !...\nCelar, gelosi, ai profani\ni rasi del baldacchino\nvegliati da un amorino,\ncullar, felici, i divani\nsu conscie, complici sponde,\nne l'ombre discrete ascose,\nfigure in tutte le pose\ndi brune, di rosse e bionde\ne ripeterono, arguti,\ngli echi di mistero avvolti,\n(ma i rasi, di trine folti,\ne dei tappeti i velluti\nle attenuarono, cauti,)\nrisate, sospir, parole\ne trilli di cento gole,\n—- violini, clarini e flauti... —\nQuanti tra i folti velami,\ncontesti a meglio celarsi,\nvide il bel nido annodarsi\ne sciorsi d'amor legami !\nMa più le mense di lumi\ngradì fulgenti e d'etère,\nspumanti dee del piacere\nde le vivande tra i fumi,"}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.21", "texte": "POESIA\n\ne poi, (da l'alba che sorge\nsfiorate, di lei più bianche,)\nsopite figure stanche\ntra i resti sparsi dell'orge...\nAhimè che del Tempo il gelo,\nche l'astro e la rosa offende,\nsul bel ritiro già stende\nun melanconico velo !\nOr, (cinque lustri — una vita! —\ngià conta il dorato nido,)\ndel salottino il Cupido\ne l'Ebe, molto svestita,\nche un fauno adocchia, talora\nvedono un uomo, un po' calvo\ne brizzolato, che l'alvo\nd'uno stipo obeso esplora.\nIl cielo ha di nubi un manto;\nla Bella tarda o non viene;\n(da un pezzo in qua le Sirene\npuntuali non son più tanto...)\ned egli, — tra uggito e triste\nin quel salotto ridente, —\ninganna l'ora, pezzente\ncacciata che, impronta, insiste,\nfrugando in quel sepolcreto\ndi tutti i suoi morti amori,\n— ritratti, messaggi, fiori\nche san di secco e di vieto, —\ne l'occhio, un po' stanco, brilla\nse di capelli una ciocca\no il fascino d'una bocca\ne il lampo d'una pupilla\nin uno smalto ancor vivo,\nrichiami al suo cuor la storia\ndi qualche insigne vittoria,\nd'un qualche rec lascivo...\nVolgari, illustri avventure\nche un qualche — benché trascorse —\npiacer pur danno... Ma forse,\nne l'ore più vuote e scure,\nfarebbe più bene al cuore\nla vista, tra quelle soglie,\nd'una donnina, un po' moglie,\nun po' sorella minore,\nche va per la casa e viene,\npensosa di tutto e tutti,\nprovata a le gioje, ai lutti,\nche bronci, rancor non tiene,\no, (mentre il bel maggio ride\ned ogni vermena è un majo,\no schianta i cerri il rovajo\nin pazze corse omicide,)\nal sole o presso la fiamma\nil cicaleccio d'un bimbo,\ndi ricci come in un nimbo,\nche : babbo ! chiamasse : mamma !\nPoggio al P\n\nGiovanni Boeri."}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.22", "texte": "POESIA\n\nCASA PATERNA\n\nPer le Nozze di R. Z.\nO vecchia casa ! dalla tua custode\nombra difesa era la pia fanciulla\ne benedetto l'esile profumo\ndel suo fiorire,\nallor che il sogno de l'età sua lieta\ntu le pupille interrogando assorte\n— con che profondo tremito presago! —\nindovinavi.\nO combattuta volontà di pianto !\npure a quel sogno che del suo raggiare\ntanto gentile giovinezza ardeva\ntu sorridesti.\nE il primo amore della tua figliola,\nl'unico amore ! e l'alta fantasia\nonde la testa della dolce sposa\noggi è precinta,\ne le tristezze più soavi e i giorni\npieni di febbre e le irrompenti feste,\nsurser nel lume di quel tuo sorriso,\ncasa paterna !\nVerso i paesi della sua speranza,\ncol fior d'arancio tra la chioma flava,\necco, Ella muove: e ne sospira, o casa,\nmemore ogni eco.\nMa su la. soglia cognita s'indugia,\nsi volge indietro — anche una volta ! — e guarda\nl'arca fedele delle sue memorie,\ndel suo passato:\npoi tutte accoglie, prima dell'addio,\nle mille voci nel core che trema :\ne le stellanti volge umide ciglia\na l'avvenire.\nStringe una mano fervida e la soglia\nvarca ! E la nostra l'accompagni inchina\ndella Bellezza ad ingemmar la fronte\nstrofe ben usa !\nLe sia propizia questa grande estate\nche freme azzurra per gli aerei monti,\nper la infinita chiarità degli ermi\nconcavi cieli:\npei risonanti talami del mare\nriscintillanti, per gl'immehsi piani,\nper l'errabonda delle selve sacra\ncapellatura !\nLe sia propizia se migrando canta\nai monti ai cieli a l'acque ai piani ai boschi\nl'ampia fatale melodia pensosa\nche in cor le spira:\nOnd'Ella vinta l'anima abbandona,\nl'anima e '1 viso, al suo promesso Amore,\nche lungamente la dischiusa bocca\necco, le bacia.\n■'■•.iì\nE parte alfine questa tua Diletta,\nagile il passo verso il suo destino,\no vecchia casa! e già la cerchi invano\nper le tue stanze."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.23", "texte": "POESIA\n\nCombatti ancor la volontà del pianto,\no casa buona : il tuo sorriso sia\nl'ultimo dono d'una madre stanca\nalla sua figlia !\nCosì che quando dal fidato asilo,\ndove la chiama il Verbo della vita,\na te ritorni, a te, casa paterna !\ntu possa dirle:\n— I primi incanti dell'età fanciulla,\nil primo amore tuo, dolce figliola,\nl'unico amore ! e l'alta fantasia,\nond'hai precinta\ntanto gentile giovinezza ardente,\ne le tristezze più soavi, e i giorni\npieni di febbre, e le irrompenti feste,\ne le canzoni,\ne i sacri fiori d'intime speranze,\nond'è commossa la stagion tua nova,\nsurser nel lume di quel mio sorriso\nfatto di pianto ! —\n\nIldebrando Cocconi.\n\nL'ELOGIO\nAntonino Piero Tringali.\n(dal \" MITO DI BACCO. ,,)\nOspite m'odi : ascolta, ospite mio\nquel ch'io ti dico or che l'auleda tace.\nVoglio narrarti il mito di Salmace\nmescendoti un mio dolce vin di Scio.\nDiscendi, Glauco, a la riposta cella\ne su ci porta un'anfora vetusta\ndi quelle ch'hanno impressa una locusta,\ne due coppe ci porti qualche ancella!\nDue coppe voglio, fuse ne l'argento\ntessalo come il cantaro di Bacco\nqua! lo descrive il buon Orazio Fiacco\nfigurato di spighe di frumento.\nE intorno corran pampini di vite\ne l'uva corra a grappoli matura\na fingere la dolce genitura\nde la gran madre nel settembre mite !\nOspite amico, di' : vuoi ch'io ti narri\nil mito di Salmace o come coli\nil vin nei tini, quando a i fiacchi soli\nde l'autunno non posano i ramarri?\nOspite taciturno sai ch'è legge\nil desiderio di chi parte il sale\nnostro e il giaciglio ?... O forse non eguale\nusanza pia tra la tua gente regge?\n10 nel bacchico nappo mesco il vino\ndolce di miele e gelido di neve.. .\nOh ! non temere è questo un vino lieve !\nDa i suoi fumi proteggaci il Divino !\nEvan Cresio Sotero Cadineo,\nla prima coppa nel tuo nome io vuoto\ndi questo vili che con l'alterno moto\nde la nave passò l'Ionio e l'Egeo!\nPer tesserti — o Nictelio — il ditirambo,\nispirami un'immagine superba!\nTi liberò di quel vino che serba\nla pigna appesa al trave per il gambo.\nOspite, la tua gente non onora\n11 dio sabazio protettor di viti ?\nVagò vittorioso tutti i liti\nil Dio che molce ogni ansia che ci accora.\nCelebrerò per te, ospite, i sacri\nmisteri e l'alte imprese\ndel dio Saote! Vo' ch'ogni paese\nalzi al divino altari e simulacri!\nBevi, ospite amico, il vin di Scio\ndolce di miele e donator di pace !\nVoglio narrarti or che l'auleda tace\nun divin mito de Fenotrio iddio!"}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.24", "texte": "POESIA\n\n“LE ROI BOMBANCE„\njugé par le poète grec POL ARCAS, dans le journal SCRIP\n\n(Premier artìcle)\nLes lecteurs des grands journaux parisiens\net italiens n' ignorent pas, sans doute, le\nbruit énorme soulevé dans le monde littéraire\neuropéen par une oeuvre puissante et origi-\nnale portant le titre de Le Roi Bombance et\ndue à la piume de l'ècrivain et poète franco-\nitalien F. T. Marinetti.\nDepuis quatre siècles la littérature euro-\npéenne n'avait pas eu V occasion de parler\nd'une oeuvre qui put ètre comparée par son\nenvergure et son audace satirique au Gar-\ngantua et au de Rabelais. Cette\noccasion, vivemente attendue, lui a été offerte\npar le poète Marinetti, qui peut ètre vraiment\nfìer d'avoir créé une grande tragèdie satirique,\nqui est indéniablement un chef d'oeuvre, en\névitant, pour ainsi dire, tous les moutons de\nPanurge.\nMarinetti est monté jusqu' au niveau de\nl'immortel curé de Meudon par un chemin\nabsolument à lui et qui resterà sa propriété;\nun-chemin large et profond, creusé par la\nforce véhèmente et mordante de sa piume et\npar le feu irrésistible de son àme et de son\nintelligence libres.\nLe Roi Bombance est une oeuvre très bi-\nzarre et d'un caractère symbolique. D'aucuns\nla troveront trop symbolique. Est-ce un dé-\nfaut que d'ètre quelque peu hermétique et\nmystérieux pour les yeux myopes ?\nM. Marinetti appelle son Roi Bombance une\ntragèdie; quant à moi je ne le juge pas re-\nprésentable à moins d' un théàtre spécial et\nd'un public dignement préparé, car bien loin\nd'avoir les qualités objectives des oeuvres\nthéàtrales le Roi Bombance est une pièce su-\nbjective qui se joue dans le théàtre secret\ndes entrailles humaines. Ce n'est pas la tra-\ngèdie des passions nobles du coeur humain,\nmais la tragèdie des prurits éternels et des\ninstincts brutaux du ventre et de l'estomac.\nJe trouve aussi qu' on pourrait définir le\nRoi Bombmce un immortel dialogue philoso-\nphique de Platon, mal copié par Aristophane\nen un jour de folle goguette.\nL'oeuvre évoque un royaume de mangeurs\nque l'auteur appaile Bourdes ; un royaume\nque vous ne trouverez guère dans la carte\ngéographique du globe terrestre, ni dans les\nvastes hémisphères du cerveau humain, bien\nqu' il touche les confins de ce dernier.\nLe royaume des Bourdes est fondé sur\ncette sphère molle et élastique qui est heu-\nreuse quand elle est tendue et souffrante\nquand elle est vide et contractée: je veux\ndire le ventre de l'homme.\nVoilà l'Etat du Roi Bombance! Si Rabelais\nvivait encore, il ne manquerait pas de recon-\nnaìtre en ce roi bizarre le fils cadet de Ma-\ndame Gargancelle, mère sacrée, paillarde et\nsoularde de Gargantua.\nLa tragèdie commence par une révolution\nsocio-physiologique qui éclate dans le royaume\nétrange des Bourdes. Je ne connais rien\nd'aussi curieux et d'aussi piquant que l'en-\ntrée en scène des Affamés en train de chasser\nhors du pays toutes leurs femmes : mères,\népouses, soeurs et maìtresses, pour mieux\ns'occuper sérieusement et uniquement des\nexigences de leur estomac. C'est ainsi que la\ntragèdie se développe sans le beau sexe,\ndont la volupté et les sens ne persistent que\ndans les divagations d' un seul personnage,\npoète à l'estomac desséché par une faim in-\ncurable et partant méprisé de tous, sous le\nnom d'Idiot.\nL'Idiot évoque, en chantant, l'inestinguible\nobsession de la femme et la splendeur atti-\nrante de ses lèvres, pour amuser et distraire\nla Cour royale où l'on remarque entre tous\nle Pére Bedaine, caricature de tout le clergé,\nAnguille, caricature de tous les opportunismes\ndiplomatiques, Tourte, l'ambitieux représen-\ntant du peuple, les minisrres Poulemouillet\net Vachenraget, et Syphon, 1' orateur infati-\ngable, hàbleur et harangueur inépuisable.\nDans ce monde chaotique bondit incessam-\nment le personnage le plus intéressant :\nEstomacreux, grand révolutionnaire àoutrance\net souleveur de foules, toujours en guerre\ncontre le status royal pli igo-potique (caractère\nde manger et de boire).\nCependant l'Idiot en des strophes admira-\nbles énumère les bienfaits et les vertus an-\ngoissantes et lamentables de l'éternel féminin.\nEstomacreux interrompt les divagations de\nl'Idiot en criant : « Au diable les femmes, et\nbon débarras ! Elles n' entendent rien aux\ndroits et aux devoirs de 1' estomac !... Elles\nméprisent VIntestiti Universel ».\nLa voix lointaine des femmes qui partent\nleur répond :\n« Yiles ganaches! Goujats ! Impuissants ! »\nMais les voilà exilées, et du moment qu' il\nn? est plus possible d'ètre mangés par les\nfemmes il ne reste aux hommes que de se\nmanger entre eux !\nNous verrons demain de quelle manière\ntrès curieuse ils s'entremangent.\n(Deuxième article)\nLe Roi Bombance entre en scène pleurant\nRipaille, son premier cuisinier, ministre absolu\nqui gouvernait à coups de terreur. Nous as-\nsistons à ces funérailles, parmi les cris révo-\nlutionnaires d' Estomacreux, qui ameute les\nAffamés. Ce premier acte de préparation dé-\ncrit admirablement le désarroi du royaume\net les inquiétudes stupides de ce roi trop\ndébonnaire qui livre son sceptre à l'ambition\ndes chefs démocrates et socialistes.\nLe second acte s'ouvre par le mot d'ordre\nque les sentinelles, en leur costume de valets\nde cuisine, chantent derrière les créneaux du\nChàteau Bombance, (qui est bizarrement con-\nstruit en forme de boudin colossal) : « Sauce\nTartare... Ta rta re ! »\nEt cependant 1' Idiot chante.\n« Dans le pays — dit-il — des Songes\nBleus, où j'ai passé mon heureuse jeunesse,\nl'on se nourrit de musiques douces et de\nparoles caressantes et nuancées de lune, telles\nque : Beauté, Espoir, Idéal, Etoiles d'or!... Il\nfaudrait essayer nous aussi ce système au\nmoins pour quelques jours... Je pourrais vous\nchanter quelques chansons dont la vertu est\nd'endormir toutes les souffrances morales et\nintestinales... (cité jusqu'à : « O mes amisi.\nEt l'Idiot continue dans une admirable et\ntrès inspirée autosatire, imageant d'une faeton\nadmirable le but pratique de la poésie. « Il\nest fou ! crie Estomacreux ; donnez-lui des\ngrains d'hellébore ! Assommez-le à coups de\npierre ! » Mais 1' Idiot semble pris de dé-\nmence et passant de rève en rève pousse\ntoujours plus haut son àme et son chant,\njusqu'aux pieds de la Beauté idéale. L'éloge\ndityrambique qu' il en fait a un tei caractère"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.25", "texte": "POESIA\n\nque si je n' étais pas sur que Le Roi Bom-\nbance a été écrit avant mon Incréée, je soup-\nque mon éminent confrère franco-\nitalien m'eùt fait Thonneur de s'inspirer à ma\npoésie.\nJe dois déclarer que M. Marinetti démontre\nd'une très persuasive et par la bouche\nméme de l'Idiot que la poésie a une qualité\nvraiment remarquable ; celle d'endormir et\nde consoler les souffrances du monde.\nL'Idiot fait davantage : il endort les Af-\nfamés par son discours, si bien qu'il lui faut\ncrieràplusieursréprises: « Mes chers Bourdes,\nréveillez vous! (Cité jusqu'à abandon?iés....) »\nMais comme l'abus de tous les narcotiques\nprovoque enfin une excitation, la poésie in-\ntarissable de l'Idiot finit par réveiller et ir-\nriter si bien les Affamés dormants, qu'ils\ndemandent au Roi la condannation à mort\nde l'Idiot.\nLe Roi les écoute à peine, car il agonise\nde faim, au milieux de tous ses courtisans\net ministres desséchés, devant son chàteau,\noù les représentants du peuple sont en train\nde s'empiffrer sous prétexte de préparer le\nFestin Idéal.\nLe Roi Bombance meurt de faim. Estoma-\ncreux, irrité d'avoir attendu vainement son\nheure, pousse le peuple affamé contre le\nChàteau Bombance.\nAu troisième acte, nous sommes enfin à\ntable, avec tous les révolutionnaires, qui\navalent le Roi et toute sa Cour, en se mas-\nsacrant entre eux.\nLe symbolisme de cette tragèdie s'accentue\nde plus en plus, et nous assistons, au qua-\ntrième acte, à la terrible et fantastique in-\ndigestion des Bourdes, qui vomissent Roi,\nministres et courtisans.\nLe Roi Bombance sort de la bouche d'Esto-\nmacreux, tout frais et tout pimpant, et après\navoir aidé ses amis à se dégager des mà-\nchoires des Bourdes, entreprend le procès\nintenté aux représentants du peuple.\nIl y a là d' innombrables observations\nphilosophiques à glaner; je citerai entre\nautres les précepts de bonne digestion enoncés\npar Bedaine :\n« Il ne faut jamais vomir : i° parce qu'on\nvomit toujours plus que ce que l'on a mangé;\n2° ce que Voti vomit est plus fort et plus\nvivant que ce que Ton a ingurgité.... »\nMais le procès et l'absolution des repré-\nsentants du peuple et la sagesse du Roi\nBombance ne peuvent guère consolider son\nautorité royale, et l'on entend déjà la voix\nterrible d'Estomacreux et des Affamés, qui\nchassés par la fenètre reviennent à l'as-\nsaut :\n« Faut remàcher le Roi,\nfaut remàcher Bedaine.... »\nEt voilà que tout recommence : les vomis\nqui jetèrent par la fenètre leurs cannibales\nsont remangés dans une lutte éternelle de\nl'individu contre les collectivités, jusqu'au\nmoment où entre en scène une divinité fan-\ntastique : la déesse qui prèside à cette tra-\ngèdie : Sainte Pourriture, patronne du royaume\ndes Bourdes.\nDans la conception de ce personnage, le\nRabelais franco-italien démontre un génie\nvraiment démoniaque, tout en conservant\nune profondeur et une logique philosophique\nextraordinaires. Les phrases par lesquelles\nSainte Pourriture donne sa propre défìnition\ncontiennent une philosophie puissante et\ndivinatrice sous laquelle non seulement Ra-\nbelais, mais Aristophane, Goethe et Sha-\nkespeare auraient mis orgueilleusement leur\nsignature.\nDemain nous verrons les défìnitions phi-\nlosophiques de Sainte Pourriture et les con-\nclusions morales de cette grande tragèdie.\n(Troìsième article)\nSainte Pourriture donne cette défìnition\nadmirable de son essence.... (Cité ; page 258:\nJe suis le fumier divi/i, jusqu'à: Je suis la\nvie Jragile. Cité : page 260 : Je suis la déesse\naux 7nille bras, jusqu'à: le cadivre éternel\net vivant de la nature).\nAinsi, la curieuse et puissante tragèdie\ndu poète franco-italien finit par une cata-\nstrophe générale, sons la bénédiction funèbre\nde Sainte Pourriture, ce personnage si in-\nspiré.\nCe n'est pas une tragèdie, mais une tro-\ngodie (tro est en grec la racina de manger\\\nTpoyu>).\nJ'ai lu avec une attention spéciale l'étude\ncritique importante de Jules Bois sur le Roi\nBomba?iceì publiée dans le Gii Blas. Elle est\nremarquable entre toutes les études parues,\npar la subtilité de son analyse ; mais Jules\nBois se trompe sur un point lorsqu'il con-\nsidère la philosophie du Roi Bombance comme\négotiste et opposée à la philosophie de Kant\net de Hegel.\nIl se trompe en croyant que l'auteur finit\npar donner raison à Estomacreux et à son\nrévolutionnarismeéternel. Il considèrel'oeuvre\ncomme anarchiste et opposée à toute sati-\nsfaction des lois sociales.\nIl se trompe, car le poète franco-italien\n(qui m'a fait l'honneur de m'envoyer son\noeuvre) clòt sa tragèdie en donnant en\nquelque sort raison à Sainte Pourriture et à\nson fils le vampire Ptiokaroum, qui dit:\n« D'àge en àge, les Bourdes vont perfection-\nnant 1 agilité de leurs màchoires dans l'art\nde s'entredévorer ».\nLa victoire d'Estomacreux n'est que pas-\nsagère ; la conception de la tragèdie, bien\nloin d'étre socialiste et optimiste est au con-\ntraire physiologique, pessimiste et nihiliste.\nSi M. Marinetti s'oppose à la philosophie\nde Kant et de Hegel ce n'est pas pour\ndéranger l'harmonie du monde dans l'espoir\nde le reconstruire idéalement\nKant et Hegel n'ont pu guère soulever\nleurs vastes épaules philosophiques plus haut\nque les montagnes, comme Àtlas. Platon,\nqui en avait de plus larges, n'a guère pu\ndavantage. Le monde, malgrè tous les sys-\ntèmes philosophiques est resté tei que\nM. Marinetti le décrit dans son Roi Bom-\nbance et non pas tei que Kant et Hegel le\nveulent.\nJe crois que l'auteur de la Critique de la\nraison pratique soit passé lui aussi dans les\nbras sacrés de Sainte Pourriture par un\nbanal mal d'estomac, et Hegel par la dyssen-\nterie. Et si je ne me trompe pas Elle\naussi entre ses bras leurs semblables Schel-\nling et Fichte par quelque dérangement\nd'intestins.\nEn vérité, depuis le commencement du\nmonde, Rois, magistrats et prolétaires s'en-\ntremangent avec voracité. Ils s'entremangeront\ntoujours selon une loi de digestion et d'in-\ndigestion absolument fatale. C'est pour cela\nque l'oeuvre du Rabelais italien est très\ngrande, grande comme la réalité du monde\net plus absolument sincère et véridique que\nles symboles de toutes les réligions. Peut-\nètre pourrait-on blàmer l'èminent poète franco-\nitalien d'avoir négligé le cerveau. Mais ce\nserait faire une critique lègère, car il a très\nbien fait de ne pas s'abandonner sur le ter-\nrain des prophéties faciles et inutiles.\nSur la terre ne se joue qu'un seul drame :\ncelui de l'estomac. Le vieux Plutarque a dit\nque le monde est gouverné par la loi unique\nde s'entremanger, en par les\ndieux et en finissant par les fauves.\nEn vérité je crois que l'humanité tarderà\nbeaucoup à jouer et à lire la tragèdie du\ncerveau. Peut-ètre n'y parviendra-t-elle jamais.\n( Traduction du grec par l}Auieur)\n\nPol Arcas."}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.26", "texte": "POESIA\n\n“TOUTE LA LYRE„\nDecio Cinti.\nMario Morasso* — DOMUS AUREA.\n— Torino ; Frat. Bocca, editori.\nUn nuovo libro su Venezia, lo « scri-\ngno del mondo » ; un bel libro, evocatore\ndi magnificenze morte e di splendori su-\nperstiti, che si fa leggere avidamente dalla\nprima all'ultima pagina, tanto è vario,\ntanto è deriso di visioni e d'impressioni\nprofondamente suggestive.\nScrittore geniale, dallo stile agile e sma-\ngliante, Mario Morasso vi si rivela inter-\nprete originalissimo delle bellezze impareg-\ngiabili, dei tesori d'arte e dell'intensa\npoesia che dànno tanti fascini alla città\nmeravigliosa, la cui fulgida gloria vivrà\noltre la vita stessa de' suoi marmi più duri.\nOriginalissimo, dico, inquantochè, saturo\ndi modernità, entusiasta del progresso e\ndi tutte le forze nuove che l'uomo si è\ncreate nei viventi metalli delle macchine,\nMario Morasso, scrivendo di Venezia e pur\nscrivendone anch'egli da artista, vide,\npensò e commentò assai diversamente dal\nTaine, dal Barrès, dal D'Annunzio e da\nogni altro dei molti illustratori delle me-\ndesime bellezze.\nLa parte iniziale del libro è dedicata alla\nfisonomia regale della città, che vi è mi-\nrabilmente ritratta in tutto il suo secolare\nsplendore. Seguono pagine, pure bellissime,\nsul Campanile crollato, sulla Basilica d'oro,\nsulle mille auguste reliquie della Repub-\nblica gloriosa, ed altre, piene di colore e\ndi vita, sulla primavera veneziana, sulle fe-\nste religiose e carnevalesche, quali furono\nnel passato e quali si celebrano ancora.\nPoi, l'autore consacra un lungo capitolo\nalla donna e all'amore, come sono, come si\nsentono, come si gustano, nella magica cor-\nnice di Venezia, ed è questa la parte mi-\ngliore dell'opera, la parte in cui il Morasso\nha saputo condensare tutte le sue belle\nqualità d'artista audace e di acuto psi-\ncologo.\nMa come potrei pretendere di analizzare,\nin un cenno sì breve, la materia di un\ngrosso volume, che è d'altronde tanto co-\npiosa e varia da sfuggire ad ogni velleità\nd'analfsi ? — Mi limiterò dunque ad ag-\ngiungere, a guisa di conclusione, che il\nlibro di Mario Morasso, oltre ai pregi a\ncui ho accennato; ha anche il merito, pel-\nine grandissimo, di non contenere nem-\nmeno un'ombra di quell' indigesta erudi-\nzione documentata, di cui, per nostra affli-\nzione, fanno tanto sfoggio i non pochi\nMolmenti che studiarono Venezia solo fru-\ngando negli archivi e nelle biblioteche.\nCorrado Gavoni* — GLI ABORTI.\n— Ferrara, Tipografia Taddei-Soati.\nFinalmente, ecco un libro di versi, d'au-\ntore italiano, che non somiglia a cento, a\nmille altri ; ecco un libro di versi che con-\ntiene qualche sorpresa per chi lo sfoglia,\nche serba a chi lo legge qualche sensazione\ninaspettata, e che può dirsi, insomma, ve-\nramente interessante.\nVorrei aggiungere che il Govoni non at-\ntinse a fonte alcuna, e parecchie delle sue poe-\nsie giustificherebbero una simile asserzione ;\n— me ne astengo, a malincuore, soltanto per\nnon sembrare eccessivamente... ingenuo a\nquelli fra i lettori de Gli aborti che avessero\nuna conoscenza anche superficiale dei de-\ncadenti e dei simbolisti francesi. Affermerò\ntuttavia che l'arte del Govoni, per quanto\nderivata, è degnissima di considerazione,\nnè può in alcun modo esser confusa col\ndilettantismo puerile dei semplici imitatori.\nIl sapore baudelairiano, verlainiano, mae-\nterlinckiano c'è, innegabilmente, ma non ap-\npare cercato, nè voluto, nè ottenuto con\nsforzo ; sembra piuttosto, qua e là, risul-\ntato inevitabile d'imperiose affinità psichiche\n— di cui per altro ammetto sia lecito du-\nbitare, — e in molti casi toglie più che\nnon aggiunga efficacia a concezioni e ad\nestrinsecazioni evidentemente nuove e per-\nsonalissime.\nMolto ancora potrei dire del volume\ndi Corrado Govoni, sopratutto se mi fer-\nmassi a considerare i tentativi di prosodia\nanarchica e le molteplici arditezze che vi\nsi notano e che, rimaste o lasciate allo\nstato di abbozzi geniali, devono aver sug-\ngerita all'autore l'ironia del titolo ; — ma\npreferisco lasciare, a chi seguirà il mio con-\nsiglio di non trascurar di conoscere que-\nsto libro, la curiosità di scoprirvi tutti gli\nelementi d'interesse che io stesso vi ho\ntrovati e gustati.\nPasquale Cataro* — FILIGRANE\n(Versi) — Andria; Stab. Terlizzi.\nEd ecco uno dei tanti giovani italiani\nincurabilmente ammalati di dissenteria poe-\ntica. E' questo un morbo contagioso ed\nepidemico, non molto grave, ma esasperante\nper l'immutabilità assoluta de' suoi sintomi\ne delle sue manifestazioni in ogni singolo\nammalato : versi incolori, parafrasi di pa-\nrafrasi di cose già parafrasate da altre pa-\nrafrasi, rime inevitabili come 1' ora della\nmorte, immagini e aggettivi meticolosa-\nmente scelti fra il ciarpame più infracidito\ndelle forme più usate dal maggior numero\npossibile di altri pseudo-poeti....\nPer fortuna, si tratta d'una malattia che\ngeneralmente guarisce col maturar dell'età,\nanche quando non si cerchi in alcun modo\ndi farla cessare.\nEmma Montagnoli Rossi» — LA\nFAVOLA BREVE (Romanzo) — Rocca\nS. Casciano ; L. Cappelli, editore.\nGeneralmente, le donne che scrivono\naborrono dalla semplicità e dalla sincerità.\nSi straziano il cervello per complicare ad\nogni costo le loro concezioni, le loro sen-\nsazioni, i loro pensieri (quando ne hanno),\ne sopratutto il loro stile, al quale sogliono\ninfliggere le torture innumerevoli di una\nortopedia atrocemente crudele: tutto ciò,\ns'intende, solo per cercar di scrivere come\ngli uomini.... e anche meglio!...\nLa signora Montagnoni Rossi, invece,\nha il grandissimo merito di aver saputo\nessere semplice, sincera e squisitamente\ndonna, in questo suo tenue romanzo, fatto\nsenza alcuna pretesa e, pare, senza alcuno\nsforzo. E' perciò che La favola breve si\nlegge con piacere, quantunque non con-\ntenga nulla di nuovo, nulla di profondo,\nnulla di eccezionale."}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.27", "texte": "pMERCURE DE FRANCE f\nPARIS - 26, rue de Condé - PARIS\n' SEIZIÉME ANNÉE-Parait le I\" et le 15 de chaque mois - SEIZ1ÈME ANNÉE\nDirecteur: Alfred Vallette\n\nLA RÉN0VAT10N ESTHÉTIQUE\n(DEUXIÈME ANNÉE)\nSEULE RKVUE D* ART RÉDIGÉE PAR DES PEINTRES\nParaissant le premier de chaque viois sur 56 pages ìmprimèes avec luxe,\nformant par an deux magnifiques volumes de 336 pages.\nABONNEMENT : France et Etranger, IO francs par an\n12, Rue Cortot, PARIS (XVIII.*)\n\nLA TOISON D'OR\n2.e ANNÉE\nOIST SOUSCRIT à la Rédaction : MOSCOU, Norvinsky boulevard, maison\nRogofine; PARIS, Union des arlistes russes, 25, boulevard Montparnasse; H.\nFLOURY, Boulevard des Capucines; HACHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nPrix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro: 6 frs. Le Directeur: NICOLAS RIABOUCHINSKY.\n\nRonianul\nPOLITIC — L ITERAR — RELIGIOS\nRedactia si administratia :\nStrada Lineaci, N. J 0 - Bucarest\n\nLE CENSEUR\nPO LITIQ UE ET LITTÈRAIRE\nDirectetir : J.-ERNEST CHARLES\n43, des Belles-Retiilles, PARIS\nABONNEMENT: IO FRANCS.\n\nLES MARGES\n' GAZETTE LITTÈRAIRE\nPubliée par M. EUGÈNE MONTFORT\nLe numéro ordinaire: O fr# 50 » L'abonnement à 6 numeros : 3 frane»\nLe premier volume est en vente au prix de 5 francs\n3 5, Rue Chaptal, PARIS (IX.)\nOzv.- . —\n\nVERS ET PROSE\nPARIS — 18, Rue Boissonade\nDirecteur: Patii Fo*t\n\nLE BEFFROI\nNOUVELLE SERIE (8C ANNÉE)\nART ET L1TTÉRATURE MODERNES\nRevue da Nord de la Ftance & de la Belgique\nPARAISSANT LE 15 DE CHAQUE MOIS\nLEON BOUCQUET, Directeur - Rue de la Rondelle, 4 - ROUBAIX\n\nLA BALANCE\n(VIESSY)\nREVUE RUSSE DE LITTÉRATURE ET D'ART\n1908 - CINQUIÈME ANNÉE\nPrìx d'abonnement pour VUnion Postale: 18 fr. par an.\nDìrecteur: SERGE POLIAKOFF\nBureau: Moscou, Place du Théàtre, Métropole, 23.\n\nJ» im *IIWWIÌ\nV I R\nRivista, di Idee ed Arte\nDIREZIONE • VIA DANTE Alighieri, 14\n• FIRENZE\n\nANTÉE\nRevue Mensuelle editee par ARTHUR HERBERT\nPorte Sainte - Catherine - BRUGES\nAbonnement : 6 Francs.\n\nRENACIMIENTO\nDirector: Q. MARTINEZ\nVelasquez =\ni sii"}, {"page_pdf": 28, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190803-01.1.28", "texte": "Ptetto de 1 presente fascicolo : Life I.-\nSocietà Anonima POLIGRAFIA ITALIANA - Via Stella, 9 - MILANO\nLUE MARIO, gerente responsabile.\n\nÉPITIONS PU \"MERCURE PE FRANCE,, - PARIS\n\\\n\\\nI\nI\n\"S\n//,\n0\ni. ■\nva\n/\n\\\n/\n/\n\\\nt\nv\n■nini\n3\nSv\nl\nV\nV*\n<\nr\n\\\nì-l* :\n1\nv-V\nii-K\n. ;\nsì*\n,•\nfc' : -•. '•••\ns; ''''\"vr f/''*■\ni#\n■\" .•-:\"\nt\n'■. :\n>£v\n:;l\n'\n««wkd\n«IrtìWiWi I HKiiHW\n=:•\n»?\nSÉ'\niftì* ìi\nii\nJ H m\nm ni m\n,\n>' ■ !i\n- ■\"' '\nfM\nW,®\ntragèdie satifiqoe de F. T. MARINETTI\n■• j,\n>„r%\n'\nSfv|\n■•v\nMI\nm\n4\n—."}]}