{"numero_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_sha256": "70706e37cd591e69c5d1f7cdc596723a33ee362a66b462790b3f1bfd59ab15e9", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1908/04_01/bmtnaai_1908-04_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1908/04_01/bmtnaai_1908-04_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c002", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c002", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.2", "titre_corps": "{PubInfo}IL NUOVO GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "titre_sommaire": "{PubInfo}IL NUOVO GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "signature_source": "F. 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MARINETTI.\nI—'A nostra Rivista, considerando la poesia come elemento essenziale di ogni crea-\nzione letteraria, ha deciso di attribuire un premio di\nLire 3000\nad un Romanzo italiano inedito.\n1. — E lasciata ai concorrenti la più assoluta libertà circa il soggetto e il genere\ndel romanzo.\n,2. - Il romanzo premiato sarà pubblicato e diffuso per cura ed a spese di Poesia\nnelle proprie edizioni.\n3. - Sul guadagno netto che darà la vendita l'autore percepirà il 50 °|0.\n4. - Il resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi concorsi di Poesia.\n5. - Ogni manoscritto potrà essere firmato col nome o con un pseudonimo, e\ndovrà essere accompagnato dalla bolletta d' abbonamento 1907, oppure da\nquella 1908.\n6. Il prezzo d'abbonamento a Poesia è di L. 10 per l'Italia, 15 per l'estero, e deve\nessere mandato direttamente alla nostra Amministrazione (Via Senato 2,\nMilano) mediante cartolina vaglia.\n7- - La chiusura del Concorso, dato il grandissimo numero dei\nconcorrenti, e volendosi soddisfare alle loro insistenti ri-\nchieste, è stata prorogata al 30 agosto 1908.\nIL DIRETTORE"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c003", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c003", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "1", "image_debut": 3, "image_fin": 3, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.3", "titre_corps": "{PubInfo}L'Esilio — Prima Parte: VERSO IL BALENO; romanzo di Paolo Buzzi,", "titre_sommaire": "{PubInfo}L'Esilio — Prima Parte: VERSO IL BALENO; romanzo di Paolo Buzzi,", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.3", "debut_caractere": 259, "fin_caractere_exclue": 1790, "texte": "jL*9 K®ÌlÌO — Prima Parte: VERSO IL BALENO; romanzo di Paolo Buzzi, Vin-\ncitore del l.° Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) - Edizioni di \" POESIA „ L. 2,\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a\ncolori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia „ L. 2,\nParte Terza : VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia „ L. 2, -\nIJ.IO. O \"3JL1l~>O vdstto — versi di Enrico Cavacchioli, Vincitore del II.0 Con-\ncorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani) — Edizioni di \"Poesia,, 3*5®\nH3I.0-XXC50 aiHOf© — poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato\nsu carta di Fabriano) — Edizioni di \"Poesia,, • • • • L. 3,50\nC5rÌ.O VOl TX$T3lÌ PaSOOll — Studio critico di Emilio Zanette, Vincitore\ndel III.0 Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Ro-\nmani) — Edizioni di \"Poesia,, L- 3,50\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE:\nIl veroo 1.Ì13G1TO — studio critico di Gian Pietro Lucini (elegantissimo vo-\nlume di 500 pagine con acquaforte di Carlo Agazzi) — Edizioni di \" Poesia ,, . . L. 5,\nLe concliiglie d'oro — liriche di Paolo Buzzi (elegantissimo volume\nin carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia,, . • • • • • . 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Se si fosse detto l'uomo,\npazienza ! Italiano d'origine, francese di edu-\ncazione, milanese di elezione, cosmopolita\ndi gusti, F. T. Marinetti può passare per\nfranco-italiano e per altro ancora. Ma il buon\nletterato non ha che una nazionalità sola, e\na non chiamare il Marinetti uno scrittore\nfrancese , gli si fa torto : pubblica a Pa-\nrigi; vive spiritualmente — ancorché abbia\nun temperamento suo, e quindi un'indipen-\ndenza — nella cerchia d'idee della lette-\nratura simbolista ; è dai confratelli francesi\nlodato per la precisione, per il colorito, per\nl'opulenza del linguaggio nel quale costringe\nuna fantasia che sembra irrefrenabile. Dunque?\nDunque noi conosceremo lunedì un artista\nche agita bensì la giovane letteratura italiana,\nma un artista francese, un artista che porta\nil fremito di Parigi. L'ultimo fremito, inten-\ndiamoci. Sotto questo aspetto, il Marinetti è\nintransigente: verso libero, ardimento d'ima-\ngini, scoppi di metafore come razzi, diritto\ndella poesia a dir tutto, diritto dell'onda\nlirica a soverchiare tutti gli argini delle vec-\nchie forme: braccia aperte a tutte le libertà.\nQuesta concezione anarchica della letteratura,\ncome è sempre la debolezza dei deboli, così\npuò essere la forza dei forti. Il Marinetti lo\nprova. Nel suo poema cosmico La conquète\ndes étoiles (La conquista delle stelle) — e non\nda burla, poiché si tratta proprio d'una vee-\nmente e appassionata guerra tra gli elementi\n— egli prova che la pensava a modo suo anche\nVictor Hugo: la poesia, incalzante, inventiva\nimaginazione del discepolo fa ricordare quella\ndel vecchio maestro. L'indole visionaria del\nsuo idealismo dà un carattere umano a tutta\nla natura: essa sente, pensa, soffre, delira\ncome il poeta vuole. E' la sua imagine, la\nsua scena interiore, il suo mondo : è plastica;\negli la raffigura a suo talento; oggi epica,\nnella Conquète des étoiles ; domani tragica e\ngrottesca, nel Roi Bombance. Questo è certo\nuno dei più curiosi libri apparsi da qualche\nanno, e, nella sua energica volontà di spin-\ngere l'imaginazione fino agli estremi confini,\nuno dei più potenti. E' l'eterno conflitto so-\nciale, la lotta dei grassi e dei magri, veduta\ncon feroce occhio pessimistico. A Re Goz-\nzoviglia che si infarcisce fino al vomito si\ncontrappone, livido, clamoroso, insaziabile,\nil magro gigante che vocifera alla porta della\nsua reggia e conduce la folla degli affamati :\nStomaco-vuoto, il tribuno dell' uguaglianza\nintestinale. Tre cucinieri ribelli della pan-\nciuta monarchia, messo bel bello Re Gozzo-\nviglia fuor della porta, illudono la spettrale\nmoltitudine, accampata con occhi avidi in-\ntorno al castello, promettendole una enorme\npasciona alla quale tutti si satolleranno. Re\nGozzoviglia muore di inedia nell'aspettare;\nma gli stomachi vuoti, che sono i più resi-\nstenti, accedono finalmente all'agape ban-\ndita. Irrisoria agape : non ne basta per nes-\nsuno! I convitati finiscono col mangiarsi l'un\nl'altro. Ogni uomo ne ingoia un altro; chi\nnon ha un uomo vivo da ingoiare, ingoia\nun cadavere. E poi?... E poi l'umanità rico-\nmincia tal quale. Ciascuno rende per la bocca\nil pasto enorme che non può digerire. E'\nuna tragedia di ventraie tumefatte, di sieste\naccascianti, di masticazione, di borborigmi.\nCiascuno esalta con mille voci il buon odore\ndegli intingoli : e impallidisce solo quando\nfiuta nell'aria l'alito pestilenziale che si leva\ndagli stagni dove risiede Santa Putredine, la\ndivinità del luogo: Santa Putredine che viene\na satollarsi a sua volta dell'umanità maciul-\nlata dai denti e corrosa dai vermi, per rispu-\ntarla poi nella vita e mantenerla mercè il\ntepore fecondante della sua mefite. Tragedia\ncanina ed accanita ; riempie di stupore per\nla sua ferocia satirica e per il fiotto violento\ndella sua fantasia, riempie di maggior stu-\npore per la forza del poeta nel mantenere\nuna vitalità scenica intensa e-gagliarda a\nquesto vario e ostinato spettacolo della divo-\nrazione universale. Dicono che a Parigi si\nvoglia rappresentarla fra breve. Enormi simu-\nlacri di cartone raffigureranno gli uomini\nobesi che hanno ingoiato altri uomini. Qua-\nlunque sia il destino di quest'orgia tragica,\nRoi Bombance, re delle mense, ha procacciato\nal suo autore un posto alla mensa della ce-\nlebrità. F. T. Marinetti è ormai una delle\npersone interessanti della letteratura mo-\nderna : e come tale il pubblico della Filar-\nmonica lo aspetta.\nDall' Indipendente :\nIl poeta italo-francese F. T. Marinetti fra\npoco sarà fra noi a svolgere un eletto pro-\ngramma di poesia. Il nostro giornale già ne\nannunziò la venuta, e pubblicò la relazione\ndi un colloquio che un giornalista del regno\nebbe col poeta, sì che di questi già i let-\nlettori hanno un'idea. Sanno che il poeta è\nun gentiluomo che vive in aristocratico am-\nbiente, che è uno dei rarissimi appassionati\ndell'arte che possegga tutti i mezzi di sod-\ndisfare alla sua passione con vantaggio del-\nl'arte non solo, ma di tutta una schiera di\ngiovani artisti che si stringono alla sua ban-\ndiera.\nPochi a Trieste conoscono la poesia del\nMarinetti, poiché la poesia in generale, per\nquanto ne ribocchino le riviste letterarie e"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.5", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 7495, "texte": "le vetrine dei librai, è, pei cittadini d'ogni\ncittà, per la folla che si riversa nei teatri e\nalle conferenze e che la cronaca giornalistica\nsi fa un dovere di chiamare intellettuale,\nquando, nella sua maggioranza, basterebbe\nsemplicemente dire elegante... di fuori, la\npoesia, diciamo, è sempre una nebulosa. E'\nanche, per moltissimi, una cosa intollerabile,\ne non pochi intelligenti ostentano con una\ngioia che sa meravigliosamente, passatemi\nil modo avverbiale eterodosso, di rancore,\nla loro ottusità pei versi e per tutto quanto\nsi vesta di poetica immaginazione.\nIl che non toglie che questi tali accorrano\ni primi quando un nome di poeta metta un\nnimbo intorno a una cattedra, e dieno ver-\ndetto consenziente quando quelli che sen-\ntono la musica degli accenti e la bellezza\ndelle figurazioni ideali applaudiscono a cuore\naperto ai versi da cui son deliziati.\nMa tornando alla poesia del Marinetti, essa\nè meno d'ogni altra accessibile. Nel breve\nlimite che un giornale politico, per quanto\nsovente generoso al possibile, può assentire\nall'articolo letterario, proviamoci a dire del-\nl'opera poetica onde la fama che brillò sul\nnome del poeta giovanissimo s'accrebbe e\nne fece una autorevole personalità.\nLa Conquéte des étoiles è una potente sin-\nfonia di suoni e di colori che trasporta nel-\nl'impeto vertiginoso e abbarbaglia il lettore.\nUna selvaggia magnificenza, un'irruenza e\nun'ampiezza tale di visione che, nel seguirla,\nla mente n'è sopraffatta e si perde. L'orrore\ndell'oceano in ira, una lunga ira implacabile,\npuò suggerire alla mente ardente d'un poeta,\nd'un ben giovane e fiero poeta, tanta sor-\nprendente vastità d'immagini.\nLe onde immense, le onde antiche, i ve-\nterani del mare sovrano, dalle candide barbe\ndi spuma, si sollevano, lanciando un loro\nselvaggio canto di guerra dal ritornello stri-\ndente, formidabile. Si credono irrisi dalle\nstelle dell'alto e ne giurano lo sterminio.\nIl poeta le vede prepararsi alla battaglia,\nfremere, agitare groppe bituminose, sollevare\nle spalle che sembrano montagne, poi, a\ntratti, stanche, ripiombare, con suono di cam-\npane, con pesantezze d'ippopotami, mentre\nal largo, la Disperazione delle solitudini\nschiaccia il mare ingombro di cenere e di\nschiume, simile a un cimitero di cui crol-\nlassero le tombe verdeggianti.\nQueste, pallidamente riflesse nella miascialba\nrapida prosa, le immagini che aprono l'epico\npoema. Il quale si svolge in un continuo\ncrescere di vigore di musica e di tinte. Dopo\nla breve sosta notturna, all'alba livida gli\neserciti ondosi riprendono i preparativi di\noffesa. Il sole sta per sorgere sul campo di\nbattaglia. Un'armata di demoni par scatenata\ndal fondo degli abissi. Va il vento a pascoli\nignoti col suo gregge di cicloni. I cicloni\npossenti, che lanceranno contro le stelle sog-\nghignanti e perfide i più terribili proiettili\ndel mare: i cadaveri pietrificati degli amanti\ndelle stelle, i cadaveri che l'abisso conserva\nnel suo seno.\nAh, dice il poeta a questo punto, i sa-\npienti negano che l'abisso racchiuda e serbi\ni cadaveri pietrificati. Questi imputridiscono\ne si dissolvono. Che importa ciò che dicono\ni sapienti? I loro sillogismi vecchi e vani\ndanzano sgraziatamente intorno alle Verità\npicciolette e azzurre, alle verità che tremano\ndi spavento quando un sapiente le tocca, e\nspariscono per incanto lasciando i propri veli\nd'oro nelle loro mani feroci.\nMa io non ho che accennato al principio\ndel poema e debbo finire. Forse il poeta\nverrà a leggere egli stesso alcuno de' suoi\nquadri abbaglianti.\nChi vuol avere esatta idea di questa gran-\ndiosa fantasia di un conflitto tra il mare e\nil cielo, cerchi il volume e vi troverà tesori\ndi bellezza.\nBellezza descrittiva: così la ridda dei venti,\nla Notte, patrona dei naufraghi, formidabile\nicona d'ebano, madre dei suicidi e dei geni;\nla terribile cavalcata alia morte d'un esercito\nd'onde, indomite cavalle sferrantisi nell'abisso,\nincalzate da file sempre nuove sopravvenienti\nalla stessa sorte; pagina concitata e superba,\nche fa pensare a quella di Victor Hugo, nei\nMiserabili, alla distruzione del corpo d'armata\nnapoleonico, precipitato per tradimento o\ndestino al proprio suicidio nell'abisso. Bel-\nlezza di sentimento poetico, poiché infine è\nl'oppressione e l'ebbrezza e lo slancio del\nsogno che dà vita al poema. Quando la gran\nbattaglia è finita, spente le stelle dalla furia\ndel mare e il mare pacificato dal silenzio e\nacchetato il gran cuore della notte nelle\ncarezze di un'alba lontana dal mondo, il\npoeta errando *fra le roccie che sembrano\nindolorite, per le sabbie lungo i flutti irrigi-\nditi dalle tenebre, scorge un'onda pesante\nche trascina verso la spiaggia una stella fe-\nrita, morente, umida e verdastra fra una\ncapellatura d'alghe. Le sue pupille d'ombra\nglauca implorano l'ignoto. Coricato su la\nsabbia il poeta cerca la stella con le sue\nlabbra. E' la stella del suo sogno,\nPiucotisolable Étoile de son Rève !\nTale il poeta dalla fantasia esuberante, com-\nplessa, dall'originalissima forza del verso,\ndalla cui voce viva udranno i triestini privi-\nlegiati (e perchè non anche il gran pubblico\nall'Università popolare? Forse; non è detto\ndi no...) saggi della novissima poesia. E\nparrà strana e difficile certamente ai molti.\nCosì un tempo la musica wagneriana; così\nun tempo i metri barbari del Carducci. Oggi\nson wagneriani e carducciani anche quelli\nche mencf capiscono.\nDal Gazzettino:\nCome abbiamo ieri annunziato, il poeta\nF. T. Marinetti è arrivato a Trieste, dove\nle più elette personalità lo hanno ricevuto\ncon quella simpatia e devozione che meritano\ngli uomini ascendenti — fra mille lotte — il\nmonte della vera gloria. E domani sera, nel\nmagnifico salone della Filarmonica, egli evo-\ncherà alle intelligenze nostre i grandi della\npoesia francese, non solo, ma dirà versi de'\nsuoi poemi La Conquète des Etoiles e De-\nstruction.\nF. T. Marinetti appartiene a quel... pur-\ntroppo ristretto gruppo di poeti che hanno\nraggiunto una colossale notorietà, mercè il\nfascino immediato che le loro produzioni\nesercitano sui lettori. Quando scrisse, venti-\nquattrenne appena, la Conquéte des Etoiles,\nla magnificenza delle sue immagini, la bellezza\ndei suoi versi, la.potenza delle sue sensazioni\ngli meritarono quel grido di entusiasmo lette-\nrario che si riversò sui principali fogli italiani\ne le più autorevoli riviste.\nIl nome di F. T. Marinetti varcò ogni\nfrontiera: venne discusso come si può di-\nscutere un arrivatissimo, e non si erano an-\ncora affievoliti gli echi di tanto successo che\nun altro poema arditissimo -- Destruction —\nfece comprendere che in quel giovane poeta\ndall'apparenza di allegro studente, dal sor-\nriso cordiale, si nascondeva un' anima di\ngrande, una fantasia strapotente, un a men-\ntalità preparata a qualunque battaglia. E la\nbattaglia ingaggiò tosto F. T. Marinetti, lan-\nciando la rivista Poesia, che più di una pub-\nblicazione divenne il simbolo della nuova ge-\nnerazione di poeti italiani, francesi, inglesi,\ntedeschi, rumeni, giapponesi.\nTutto il mondo intellettuale si accorse di\navere un capo, ed uno di quei capi che non\nhanno paure perchè agguerriti da passate\ne recenti vittorie. E il direttore di Poesia,\ncome a dimostrare che sul Parnaso si possa\nstrenuamente lavorare, ecco presentare a' suoi\nammiratori e alla folla la tragedia in quattro\natti Le Roi Bombance. Il nuovo lavoro destò im-\nmenso rumore, forse più dei passati, e tutta\nParigi acclamò il nuovo trageda e chiese —\na gran voce — la rappresentazione della con-\ncezione teatrale Marinettiana."}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.6", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2493, "texte": "Dall' Indipendente i\nStamane, col celere dell' Italia, è arrivato\nnella nostra città l'illustre poeta F. T. Ma-\nrinetti, il direttore della celebre rivista Poesia,\n1' autorevole articolista politico del Gii Blas\ndi Parigi. F. T. Marinetti è sceso all'Hotel\nde la Ville.\nLuciano Molinari prima, poi Elda Gianelli,\nin queste colonne, hanno tratteggiato la per-\nsona e l'opera del poeta italo-francese, che\nlunedì sera — nella sala della Filarmonica —\ndirà versi di Hugo, Baudelaire, Verlaine,\nMallarmé, Gustave Kahn, Maeterlinck, Rim-\nbaud, Moréas, Paul Fort, Verhaeren, Régnier,\nVielé-Griffin, Catulle Mendès, la Comtesse\nde Noailles, Stuart Merrill ed alcuni brani\ndelle sue opere.\nVissuto per molti anni nei cenacoli intel-\nlettuali parigini, a contatto con le più grandi\npersonalità dell'arte, Marinetti si è conquistata\nla fama dedicando la sua vita a febbrile la-\nvoro di creatore di ammirabili opere di arte\npoetica, di prosatore forte, di capo di una ri-\nvista a cui collaborano le più alte genialità\ndel pensiero moderno. Chi lo vede per la\nprima volta, rimane affascinato per la squi-\nsitezza del suo tratto, per la sua modestia\nsenza pose, senza pretese, e per la conoscenza\nprofonda che egli ha di qualunque questione\nsociale che si agiti nella vita contemporanea\ne sulla quale — non di rado — scrive con\nspeciale competenza nelle colonne del Gii\nBlas. I successi ottenuti con la Co7iquéte des\nEtoiles, con Destruction e con più di cento\nodi, ballate, poemetti, pubblicati nelle più\ngrandi riviste, non lo legarono mai a quel\nsentimento, comune a molti, di queta com-\npiacenza dei propri allori e d'inattività.\nMarinetti, che non si dimentica mai di ap-\npartenere al mondo elegante, dove è ricerca-\ntissimo, ogni anno lancia alla critica un vo-\nlume che afferma sempre di più l'ingegno me-\nraviglioso del poeta : recentemente Roi Bom-\nbance, tragedia satirica in quattro atti, è stata\ngiudicata una delle cose più forti uscite da\npenna di moderno, e fra poco sarà rappre-\nsentata in quello stesso teatro parigino dove\n— se non erro — F. T. Marinetti vari anni\nor sono si rivelò mirabile dicitore di versi pro-\npri ed altrui.\nTale il simpatico gentiluomo che oggi ospita\nTrieste, dove certamente sarà ricevuto come\nvuole la cavalleresca tradizione della nostra\ncittà. 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MARINETTI)", "titre_sommaire": "IL MARE TRICOLORE : (ESORDIO PATRIOTTICO DI F.T. MARINETTI)", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.6", "debut_caractere": 2495, "fin_caractere_exclue": 5140, "texte": "IL MARE TRICOLORE\n(ESORDIO PATRIOTTICO DI F. T. MARINETTI)\nSignore e Signori,\n-Voi non ignorate certo che i poeti\nfurono e saranno sempre gli eterni\ninnamorati del mare. Essi si compiac-\nciono di descriverne le svariate bellezze,\ni lunghi sonni dorati sotto il sole, le\nestasi mistiche e i languori romantici\nsotto la luna, come pure le collere\nfùribonde contro le nubi arcigne e\ntestarde che vorrebbero imbavagliarlo.\nDall'alto delle scogliere di Biarritz,\nio vidi il sole nascere e morire sul-\nl'oceano Atlantico e lo vidi anche ago-\nnizzare disperatamente sulle torride\nspiaggie africane. Eppure, nessuno di\nquesti meravigliosi spettacoli potè re-\ncare al mio spirito l'esaltazione onde\nfui invaso, nel contemplare dall' alto\ndi Opcina il mare Adriatico, divinizzato\nda un tramonto stupendo che riper-\ncosse in me le sue luci con 1' impeto\nascensionale d'una aurora.\nIl cielo sembrava ebbro d'un en-\ntusiasmo indescrivibile, tutto infiam-\nmato come se fosse tinto dal river-\nbero di mille fucine di guerra, tutto\nrosso come se fosse tinto dai vapori\neroici di mille battaglie sanguinose. .\nLe nubi erano gonfie come le gote\ndegli Arcangeli che suonano la tuba\nnei grandi quadri dei primitivi.\nE il mare... ? Come descriverlo ?...\nIl mare — perdonate l'audacia di una\nmetafora troppo simbolistica —il mare\nera tricolore !...\nIo vi notai delle zone di seta verde,\nd'un bel verde di palme agitate dal\nvento sui bianchi spalti d'una città libe-\nrata dallo straniero... E v'erano anche\ndelle striscie rosse, del color voluttuoso\nche onora le labbra delle nostre belle\nitaliane...\nQuesto dolce mare tricolore en-\ntrava gloriosamente nel gran porto di\nTrieste ed anche nel mio cuore, men-\ntre il sole stemperava i suoi raggi\ndi porpora sul candore delle case e\nsul verde dei monti circostanti.\nIo invidiai allora la bella città che\nogni sera può inebriarsi così di quei\ncolori sublimi.\nFu quello un istante di commo-\nzione patriottica ed estetica che mi\ncompiaccio di ricordare fra voi, in\nquesta sala storica, memore di tante\nlotte generose, fra queste mura che\necheggiano ancora di voci eterna-\nmente care al nostro cuore italiano.\nPermettetemi di fare a questo pro-\nposito una dichiarazione preliminare\ndella massima importanza. Benché io\nm'appresti a declamarvi i versi dei\nmaggiori poeti francesi e alcune mie\npoesie anch'esse in lingua francese,\nsappiate che io sono italiano, nato di\nsangue e di nome italiano e mosso\nirrefrenabilmente da una sola ambi-\nzione: quella di onorare il nome d' I-\ntaliacol manifestarmi degnamente nella\npoesia francese, aggiungendo così i\nnostri tre bei colori alla ricca tavolozza\ndei grandi stilisti di Francia."}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.7", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 7412, "texte": "Lo strepitoso su«?sso\n«jelli coof?renz4\nDal Piccolo :\nLe signore fecero la folla, ierssra, alla\nFilarmonico-Drammatica; e se è vero che la\npoesia si libra, figura aerea, dinanzi al poeta,\npoche volte il poeta deve averla veduta sor-\ngere dinanzi a sè da una folla più ispiratrice.\nF. T. Marinetti aveva pronto per questa folla\nun suo caldo saluto, italianamente italiano :\nporta agli italiani la poesia di Francia, ma\ndovunque egli vada, e in Francia ancora,\nsua ambizione è portare un'anima italiana.\nScoppia il primo applauso. Il poeta, molto\nsmilzo, molto pallido, scolorito dai lumi che\ngli ardono dietro la testa e nell'aureola dei\nquali spiccano i suoi capelli diradati e s'ac-\ncendono, entra nella poesia per una porta\nsuperba: il Caino di Victor Hugo, la tre-\nmenda visione dell'occhio persecutore dal\nquale non è scampo nemmeno nella tomba.\nLa fremebonda pagina è, per la sua forza\nrappresentativa, quasi teatro: esige il grande\ntragico, che cavi, dalle sue voci e dai suoi\nsilenzi, disperazione, solennità e terrore con\ngrandezza plastica. Il Marinetti la dice con\nfoga, con nervosa forza, con eccitazione; ma\ni mezzi espressivi della suprema drammaticità\nnon sono in lui, poeta, e non attore. Victor\nHugo, lirico, è troppo drammaturgo; come\ntalvolta, drammaturgo, è troppo lirico. Ma\ngli succede Baudelaire : e qui il dicitore trova\nmodo di essere fine, squisito, elegantissimo\nnel prendere l'intonazione e nel mantenerla.\nA poco a poco, seduce il suo uditorio. Bau-\ndelaire mormora la sua terribile anima gla-\nciale e avida d'ardore; il suo ritmo fluisce\ncome quello di una vita che voli lontana.\nEsplode un superbo canto di Gustave Kahn,\nanelante e martellante negli elementi com-\nplessi dalla sua musicalità, che si risolvono\nin un'onda magnifica; e il dicitore, vinta\nogni commozione, impadronitosi dell'anima\nveemente del suo fratello d'arte, segue l'im-\npeto lirico con una voce che trova gli accenti\ninaspettati per finezza e vigore. Ma, meglio\ndi ogni altra poesia, il Marinetti disse le\ncose sue, gli squarci dalla Conquéte des\nétoiles e dal suo nuovo poema Destruction,\nrespiri amplissimi, interminabili, nei quali\nuna visione si dissolve nell'altra, e poi ritorna,\nrinnovata, trasfigurata, assunto un significato\npiù pieno e più alto, senza che sembri essersi\nallentata pur un istante la magica respira-\nzione, Il Marinetti è con tutto sè stesso,\ncorpo e spirito, nell'opera sua; trafelato,\nansante, lucida di sudore la faccia pallida,\nnuotante nell'espressione veemente dei poemi\na piene braccia, con gli occhi perduti, con\nla innervazione fino ai talloni che sembrano\nscattare dal suolo, lancia i suoi vasti versi\nnei quali ha messo la sfrenata passione degli\nelementi. La sua voce, che era sembrata\ndapprima aver poco colore, trova sonorità\nmaschie ed inflessioni sferzanti e sottili. Le\nimagini passano, come egli vuole, con la\nsuccessione vertiginosa dei contorni di nu-\nvole che si formano nell'uragano; imagini\nproiettate su ampi sfondi di cieli, e rivelate\ntalvolta dalla sola peregrina arditezza di\nun'associazione improvvisa di concetti, di\nun epiteto che trascende la materialità delle\ncose e ne cerca l'anima. Ultimo, nella serata\nrapida e intensa, un inno ali 'Automobile: la\nforza cantata dall'ebrezza, la velocità cantata\ndallo spasimo: drammatico anch'esso, per il\nvigore della sua rappresentazione del senti-\nmento della vita ; ma drammatico in altro\nmodo che non fosse la teatralità plastica e\ncomposta dei versi d'Ugo ; e di questa nuova\ndrammaticità impulsiva, traboccante dall'im-\nmediatezza delle sensazioni fisiopsichiche, il\nMarinetti è assoluto signore; la fa sentire\ncon energia, con impeto, con fascino. L'aria\nvibra degli staffilanti vocaboli tecnici, dai\nquali la poesia ha spremuto zampilli di nuovi\nsuoni; vibra dalle onomatopee che rendono\nil pulsare, l'esplodere continuo della mac-\nchina, la eccitazione dell'animo umano cre-\nscente fino al delirio, la follia dionisiaca\ndell'uomo che vola. Tutto si perde, come\nnell'aria, tra nembi di polvere, tra ultimi\nscocchi di scintille. Tutto tace. E' finito. Il\npoeta si riposa, tergendo il sudore, inchi-\nnandosi lentamente alla folla, che ha applau-\ndito sempre più forte, che ora applaude for-\ntissimo, e lo richiama alla cattedra, ed è\ntriste perchè tutto è finito.\nSilvio Benco.\nDall' Indipendente :\nTra il fine pubblico che affollava la sala\ne il fine poeta corse sùbita, immediata sim-\npatia ; dopo l'esordio la simpatia era calda\ncomunione di sentimento. Prima di recitare\nversi francesi, il poeta volle rivelare schietta\nla sua anima d'italiano: quell'anima che non\naveva potuto non sentirsi esaltare dall'atmo-\nsfera di italianità che s'effonde dal cuore\ndella terra nostra, e s'espande sul nostro\nmare, e dà colore, il suo colore, alle cose,\ne vibra da per tutto.\nEra stato a Opcina il Marinetti ; e il poeta\nitaliano aveva sentito la meraviglia della\nvisione impareggiabile che da lassù s'apriva\na' suoi occhi, all'ora del tramonto: la città\nbianca, baciata dal mare, abbracciata dai\ncolli verdi, nella gloria rossa del sole mo-\nrente; anche nella natura l'accordo perfetto\ndi colori : il tricolore.\nLa calda parola del Marinetti si diffondeva\nin quel pubblico abbellito di leggiadria fem-\nminile, cercava i cuori, li trovava pieni e\navidi di quella sentimentalità che la ispirava.\nE quando tacque un irrefrenabile impeto di\ngratitudine e di entusiasmò lanciò l'anima\ndel pubblico verso l'anima del poeta: l'ap-\nplauso pareva non volere, non dover finire.\nAveva detto ancora il Marinetti, come es-\nsendo egli di nascita, di nome, di conscienza,\nitaliano avesse dedicato il suo ingegno poe-\ntico alla letteratura francese perchè l'italianità\navesse, pur nell'arte moderna di Francia,\nespressione.\nEd è veramente un nobile contributo di\nbellezza ch'egli reca a quell'arte : contributo\ndi cui gli italiani possono essere invidiosi\ned alteri.\nPoeta essenzialmente moderno, insofferente\ndi pastoie scolastiche e di dogmi di chie-\nsuole letterarie nuove, il Marinetti ha un\ntemperamento lirico esuberante, facile a ee-\ndere, se si vuole, ma non a trasmodare, senza\nlimiti e senza freni. La sua lirica s'avvortica\nviolenta, schiumeggiante, ma s'impernia a un\npensiero saldo fermo incrollabile. Con tutte\nle sue intemperanze e forse anche per queste\nil Marinetti porta nella letteratura moderna\nuna personalità troppo interessante, perchè\npossa essere data in poche righe di giornale.\nPer la qual cosa, del poeta mi sarà caro par-\nlare in futuro, dopo più meditata lettura\ndell'opera sua. Il dicitore di versi è finissimo;\ne tale qual meglio non si potrebbe desiderare\nnè immaginare. La michelangiolesca visione\ndel rimorso di Caino di Victor Hugo venne\nevocata dalla voce e dal gesto sobrio e scul-\ntorio del Marinetti meravigliosamente.\nUna voce, la sua, piena del pensiero e\ndel sentimento della poesia che dice ; atta a\ndare impressioni di terribilità, atta ad am-\nmorbidirsi in soavità d'amore, e a farsi vee-\nmente di passione, e a brusiare lieve come\nil fremere di una mattinata di primavera ; a\ndare i più delicati e i più violenti chiaro-\nscuri; a farsi sonora e larga come l'onda\ndel mare; e a divenire epica dopo essere\nstata perfidamente morbida ; atta a dare in-\nsomma piena e perfetta la poesia di Victor\nHugo e del Baudelaire, del Kahn e del Ver-\nlaine e d'altri della moderna letteratura fran-\ncese e la sua. Poiché egli recitò infine brani\ndei suoi poemi Destructioìi e La conquète des"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.8", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2511, "texte": "étoiles, chiudendo la serata con il suo inno\nall' Automobile. Egli recitò i versi onomato-\npeici in modo inimitabile, e con la loro ra-\npina trasse l'uditorio all'entusiasmo.\nL'ora piacevolissima si chiuse in un fra-\ngore d'applausi interminabile.\nFabbro.\nUn terzo banchetto *1 poetai\nDal Gazzettino:\nF. T. Marinetti — che parte domattina per\nMilano — è stato ieri a visitare Parenzo in\nun yacht offertogli dalla cortesia del dottore\nFerruccio Cimadori.\nA Porto Rose gli venne offerta una son-\ntuosa colazione durante la quale regnò la\nmassima cordialità.\nIeri serà F. T. Marinetti fu ospite in una\nsala della Città di Pareìizo da un gruppo di\nsuoi profondi estimatori con a capo il dottore\nErnesto Spadoni. Il poeta fu festeggiatissimo,\ne accolto da applausi frenetici quando declamò\nLe démon de la vitesse e brindò alla realiz-\nzazione dei nostri ideali\nErnesto Spadoni pronunziò un magnifico\ndiscorso ispirato ai più alti sentimenti e di\naugurio che Marinetti non solo poeta, ma\nanima veramente italiana continui ad amare\nTrieste e la evochi dove è bene sia sempre\nevocata. Seguì Carlo Banelli che commosse\nl'uditorio con magnifiche evocazioni, destando\nforte impressione in Marinetti che volle strin-\ngergli affettuosamente la mano. Infine Cesare\nMansueti pronunziò efficaci parole di saluto\nal suo illustre amico che ha alto ingegno e\ncuore grande, e disse che F. T. Marinetti\na Parigi e a Roma, nella politica e nella\npoesia, saprà ricordarsi dei voti della miglior\nparte di Trieste.\nDal Piccolo:\nIl maltempo volle che, invitato dal dottore\nFerruccio Cimadori ad una gita nel golfo e\nalla visita delle vicine città istriane, si go-\ndesse un superbo spettacolo di mare scon-\nvolto, ma non potesse sbarcare che a Por-\ntorose, dove fu offerta la colazione. Nel po-\nmeriggio il poeta e i suoi compagni, fra i\nquali alcuni colleghi della stampa e l'avv. Do-\nmenico Fragiacomo, si portarono in car-\nrozza a Pirano. Visitata la città, la comitiva\nsi imbarcò sul Pluto per il ritorno, e a di-\nspetto del rabbioso mare, fu una giornata\nfelice.\nDall' Indipendente :\nF. T. Marinetti dopo una colazione offer-\ntagli dal dott. Cimadori è stato ospite alla\nFilarmonica. Ieri sera fu invitato a pranzo\ndai maggiorenti di Trieste all'Hotel Buon\nPastore, ed in suo onore sappiamo che si\nsono organizzate varie gite. Oggi gli sarà\nofferto un sontuoso banchetto dalla redazione\ndell'Indipendente. Il poeta, che è sceso al-\nl'Hotel de la Ville, si fermerà a Trieste fino\nal giorno 12. 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T. Marinetti."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c010", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c010", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "7", "page_fin": "7", "image_debut": 9, "image_fin": 9, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.8.1", "titre_corps": "(Disegno di E. SACCHETTI", "titre_sommaire": "(Disegno di E. SACCHETTI", "signature_source": "E. SACCHETTI", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.9", "debut_caractere": 1020, "fin_caractere_exclue": 1044, "texte": "(Disegno di E. 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Carducci, G. Pascoli, della Comtesse de Noailles, di\nG. Marradi, Gustave Kahn, A. Colautti, Henri de\nFort, Ada Negri, Francis Jammes, Gian Pietro Lucin\nCamille Mauclair, Edmondo De Amicis.\nPOESIA pubblicherà i medaglioni di Jean Moré\nCatulle Mendès,L. Tailhade, Léon Dierx, Jean Dor\nA. Mockel, Saint=Pol=Roux, P. Claudel, A. De Bosis, V. Aganoor, F. Chiesa, D. Tu ni iati, ti. Vacaresco,\nA. C. Swinburne, Arthur Symons, W. C. Yeats, Fr\nRuben Dario, Rapi sardi, Stecchetti, Angiolo Orvieto,\nGaeta, Di Giacomo, C. Pascarella, G. A. Cesareo,\nTrilussa, G. Bertacchi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c012", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c012", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "9", "page_fin": "10", "image_debut": 11, "image_fin": 12, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.10", "titre_corps": "LES ROSES S'EFFEUILLENT", "titre_sommaire": "LES ROSES S'EFFEUILLENT", "signature_source": "Gustave Kahn", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.11", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 831, "texte": "LES ROSES S'EFFEUILLENT\n\nLes roses ont chanté dans le cornet de verre\nLe chant du cygne de leur parfum. Elles se meurent\nLentement, fleur à fleur et pétale à pétale\nComme des gouttes de sang divin ou de vin\nEscarbouclé de braises au chaud soleil d'été.\nComme les vers dorés des lèvres des devins\nTombent comme des morts aux vasques de l'oubli,\nLes corps écartelés des foses sur la gemme pale\nDu plateau transparent se dispersent et meurent.\nEt le parfum profond dans le jour sans échos\nS'éteint et se profane et se mèle au coeur chaud\nDe la lumière qui danse au soleil du silence\nParmi le lourd aprés-midi.\nAinsi la fleur sans nombre aux jardins d'univers\nApparait un instant et se fané, agonise\nAyant donne l'aurore au passant, la couleur\nA la douleur, la chanson rose à l'àme grise,\nL'illusion du printemps aux lampes de l'hiver."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.12", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2117, "texte": "Ainsi la fleur sans nombre, la frèle messagère\nDes baisers séparés par 1' ombre et la distance\nA déguisé pour un moment 1' espace immensé\nPlein d'Isis déserte qui pleure et désespère.\nOn l'a brochée toute vive au manteau du néant,\nAux parures mobiles et fugaces du vent,\nEt son fard ingénu a fleuri le squelette\nDe T hydre morne aux chansons d'alouette\nDu grand demain sans nombre, où s'endort en rèvant\nLe malheur aux doigts morts, le grand malheur, le Temps.\n&\nGomme les roses au coeur violent\nQue je baise dans les cheveux\nDe ma belle au rire éclatant,\nGomme les roses en aveux\nQue je mettais à ses doigts blancs,\nComme les roses couleur de sang\nQue j'épinglais à sa poitrine,\nIl cesserà mon coeur défaillant\nDe battre à la beauté caline\nQu' elle jetait à la ravine\nDe ma vie au coeur violent\nEn neige de bouquets débordants.\nMon coeur aura froid. C' est 1' hiver\nBientót sur mon cceur et sur mes vers.\nLes feuilles d'or de l'automne\nCouronnent mon àme comme un front de roi.\nMais le chemin est plus étroit\nToujours où 1' amour s' étonne\nDe renaìtre en plus hauts flambois.\nLes cognées des minutes amères\nJonchent le sol des guis et des lierres\nEnroulant leur liane éphémère\nAutour de mes chènes aimants.\nMon coeur aura froid, mon cceur se taira,\nMais comme les roses qui s' effeuillent\nDans leur arome de pourpre et de deuil\nAh! qu' il chante encore une fois\nPlus vif et profond qu' autrefois\nLe rhythme de son hymne violent.\nAinsi, avant que le sommeil n' accoure\nDu fond de ses pavots aux sèves de velours\nClore le yeux des femmes et faire taire l'amour\nQui soulevait leurs flancs de soie,\nLeurs yeux ont un instant de lueur plus vive ;\nLe brasier de leur vie s'y mire dans l'eau vive\nEt le regret de mille baisers trop las\nPour éclore encore, étincelle et se déploie\nComme une caresse immense où sourit trop de joie.\nLes fleurs sont tombées de leurs mains une à une\nDans l'étang miroitant de pale clair de lune\nOù se rompt aux roseaux l'image du sommeil las,\nMais pour demain jaillir des limbes et chanter\nL' hymne opiniàtre et désespéré\nQui dame « ó mon amour, ton coeur ne mourra pas »\n\nGustave Kahn."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c014", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c014", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "10", "page_fin": "10", "image_debut": 12, "image_fin": 12, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.11", "titre_corps": "{PubInfo}NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "titre_sommaire": "{PubInfo}NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.12", "debut_caractere": 2119, "fin_caractere_exclue": 2201, "texte": "NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESIA ne publie que de l'inédit."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c015", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c015", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "11", "page_fin": "12", "image_debut": 13, "image_fin": 14, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.12", "titre_corps": "LA DANZA SACRA", "titre_sommaire": "LA DANZA SACRA", "signature_source": "G. P. Lucini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.13", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2085, "texte": "LA DANZA SACRA\n\nPER LOIE FULLER.\nI.\nDanza nel nimbo elettrico, prescienza.\nNascon dei fiori insoliti sui veli:\nspuntan dell'ali candide; demenza?\nE i tuoi occhi, bellezza, dove celi?\nIl tuo corpo velato?... In una scienza;\nch'io non conosco ancora, tu riveli\nun possesso, o un desio? Oh, la clemenza\ndelle offerte tue mani! Ha nuovi cieli\nla tua pupilla, e questa ho solo scorta\nin un giro di veli, ora. E la bocca?\nNube cangiante, fatidico alone\ndismaga questa luna di passione,\nquesto corpo vivente ; apri la porta\nal mistero violento che trabocca !\nII.\nArcobaleno, volgiti; un serpente\ninnamorato e strano ai tuoi colori\nguizza, striscia, si sdraja in mille ardori\ndentro all'orbe settemplice e fremente.\nUna nube è passata lentamente,\nun braccio aderto dispensa tesori :\nsono li astri, le stelle, sono i cori\ncelesti e rutilanti intensamente.\nUna nube si chiude e s' inzaffira,\nBandiere rosse e sacre della gloria,\ne preghiere violacee della sera,\ne tramonti d'incendio, e una severa\npartecipazione a questa istoria\nd'una Silfide donna che delira.\nIII.\nIl Delirio? La Morte? Anche la vita,\ne l'estasi di un cuore ammaliato.\nQuesta luce policroma ha cantato\ntutti i prodigi della Ermafrodita —\nFemina-fior : s'allentano le dita\npetali piovon, neve, arrubinato\nliquore.... Sangue? Han qui sacrificato\nnella Messa d'amore una Tradita?\nE i profumi che salgon dalle membra,\nluce, profumi, nuvole, carezza ! ?\nDanza, conciliazione : ora, non sembra,\nch'ogni cosa si fondi nella brezza\nsuscitata dai veli e che discenda\nverde una sera sulla calma benda?\nIV.\nSta la benda: dal calice riappare,\nla testa, elevazione: ha sorvissuto\nal volo l'ostensorio, in un raggiare\ndi speranza e di fede, calmo e muto.\nDanza, incenso di nebbia ; va e scompare;\ndanza, gilio inquieto e imposseduto;\ndanza, fantasma delle notti rare,\ndanza, raggio di sol lucido e acuto.\nArcobaleno, carezza, saluto :\nper dove? Ahimè!... rimani! Oh, questa sete\ndelle tue labra ; oh, questo nuovo ajuto\na sfumar nelle tue nubi d'incenso!\nE il tuo corpo nascosto nelle sete?\nE il tuo torbido sesso audace e intenso ?"}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.14", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 516, "texte": "V.\nFuoco, prendimi e va nella magia\ndel tuo bacio superbo e struggitore.\nAmo morir nella fresca asfisia,\ndei veleni narcotici del fiore,\ngilio : e coi cigni cantar l'etisia\ndel viso bianco e del pallido cuore ;\no dissolvermi tutto all'armonia\nd'una ambigua bellezza di splendore;\n. . . . morir, morire,... : la tua danza anela\nalle ceneri grigie della fine.\nVibran le mani come una vivuola ;\nsi scoloran le labbra piccoline\ne mormorano estreme la parola:\n« Notte ! » L'enorme e buja si rivela.\n\nG. P. Lucini."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c016", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c016", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "12", "page_fin": "12", "image_debut": 14, "image_fin": 14, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.13", "titre_corps": "Petit poème d'amour", "titre_sommaire": "Petit poème d'amour", "signature_source": "Touny-Lerys", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.14", "debut_caractere": 518, "fin_caractere_exclue": 1121, "texte": "Petit poème d'amour\nΤouny=Lerys.\nDe l'amour qui se meurt un autre doit renaìtre...\nPensez-vous en disant cela., ó mon amie,\nque l'ame ne soit pas comme le tronc du hètre\npar un seul coup de hache à tout jamais meurtrie?.\nPensez-vous que l'amour qui coule goutte à goutte,\ncomme la sève fuit du pauvre arbre abattu,\nne laisse dans le coeur qu'il n'animera plus\nla fìssure rougie où la mort prend sa route?...\nLes feuilles desséchées ne peuvent point renaìtre ;\nla mort entre en le lys que je viens de cueillir\npar la fente où la sève épanche tout son è tre...\nLes ames ou l'amour est mort doivent mourir."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c017", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c017", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "13", "page_fin": "13", "image_debut": 15, "image_fin": 15, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.14", "titre_corps": "TRIPTYQUE : POÈME GREC", "titre_sommaire": "TRIPTYQUE : POÈME GREC", "signature_source": "Démétrìus J. Calogéropoulos ; Démétrìus J. Calogéropoulos", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.15", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2141, "texte": "TRIPTYQUE\nDémétrìus J. Calogéropoulos.\n(POÈME GREC)\nI.\nL enfant aux cheveux blonds, rempli de rèves et de\ncìesirs, d espoirs et d'appétits, sans savoir d'où il est venu\net où il porte ses pas, indifférent à tous les changements\nJe. la fortune, fait en bondissant un accueil enthousiaste\nà la nouvelle année, qui lui apporte dan son sac des\njouets fantastiques. C'est en eux que l'enfant ingénu a\nmis toutes ses illusions.\nIl est anxieux en attendant 1 arrivée de la nouvelle\naiìnee. Il se plait a desirer de nouvelles étrennes et à\njouer à de nouveaux jeux.\nEt 1 annee passe sur son corps tendre comme une\ncaresse.\nII.\nLes dures vicissitudes de la vie ont assoupli son\ncorps. L enfant est devenu un homme. L'élan de l'esprit\naceti ise ses nerfsj son front s attriste à l'idée du présent\net aux angoisses de Tavenir. Si autrefois l'enfant rèvait\nde jouets à lapproche de l'année, l'homme ne voit plus\nque des épines sur le chemin de la vie et des dérnentis\na ses reveries. Les annees ont rapidement roulé dans\nle Néant, sans que l'enfant s'en rende compte. Sa che-\nvelure blonde s est assombrie et des poils blancs ont\nneigé sur ses tempes.\nil souffre de ce qu'une nouyelle année a déployé\nses ailes, car elle lui apporte dans son sac des dégoùts\net des amertumes.\nEt 1 annee passe autour de son corps mur, comme\nune menace.\nIII.\nLe vieillard aux cheveux blancs se blottit devant la\ncheminee qui flambé. C est a peine si son sang circule\nfrileusement dans ses veines. Ses pieds sont immobiles.\nUne barbe longue tombe sur sa poitrine affaiblie.\nLa nouvelle annee est venne et le vieillard se désole\nà son arrivée. Il n'y a plus de réyes, ni de désirs, ni\nd espoirs. Il ne connaitra jamais plus la lutte ardente et\ncruelle de la vie, qui donne de la force et du mouve-\nment, ni la terreur de Favenir.\nA minuit, quand la nouvelle année heurte aux portes\ndes maisons, le veillard se reveille; il est agite par un\ngrand trouble; il voit une fumèe d'encens se lever de\nson front ridé.\nLa nouvelle année porte pesamment dans son sac\nnoir un amas de linceuls.\nEt 1 année en passant Irappe et gifle brutalement\nson corps ruiné.\nATHÈNES.\nTrad,."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c018", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c018", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "14", "page_fin": "14", "image_debut": 16, "image_fin": 16, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.15", "titre_corps": "A RACHILDE", "titre_sommaire": "A RACHILDE", "signature_source": "Marie Huot", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.16", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2033, "texte": "A RACHILDE\nMarie Huot.\nà celle que Barrès surnomma MADEMOISELLE BAUDELAIRE\n« Emporte-moi, wagon ! »\nCH. BAUDELAIRE (Les Fleurs die mal)\n« Enlève-moi, frégate S »\nCH. BAUDELAIRE (Les Fleurs du mal)\nCourir vers un lointain, où nul ne vous attend,\nDans la clameur du fer hurlant son coeur nocturne,\nRoulant Partillerie et les tambours battant\nDe ce rapide qui m'emporte taciturne;\nFuyant le ciel aveugle et la terre au corps froid,\nToute à l'inconscient, dans cette àme qui feule,\nDe mon ètre allégé, vaporisé, mais roi\nDe l'espace et de la nuit vaste où je suis seule!\nÉtre atome en ce monstre aux cent voix d'hallali\nAspirer son sulfure au vent qui s'éparpille,\nS'abolir dans le rien, au puits ouaté d'oubli,\nÈtre un instinct beat avec de yeux de bilie!...\nEt demain, là-bas, sous le salut des palmiers,\nBiblique, n'ètre plus que la Ruth étonnée\nQui suit au fond du bleu l'envol noir des ramiers\nAvec le neutre émoi d'une rose bornée ;\nRien de plus pour l'ànier tatoué de Choubrah\nQue ce mystère vain; la fathime inconnue\nQui s'avance et qui passe, et jette sur son bras\nLa traine du hai'k battant sa jambe nue.\nI\nO berceuse des spleens et des neurasthénies,\nDont le coeur près du mien bat à coups de ressac,\nMer, qui plangores mes secrètes litanies,\nBalance ma torpeur dans ton vaste hamac !\nDéchaìne sur moi ta Neuvième symphonie,\nTes orgues, tes chevaux, ton soufflé ammoniac ;\nJe veux danser au bai de ton Oceanie\nAu chant des violons pleurant sur le tillac !...\nII\nAh ! chevaucher les flots avec des pieds de songe\nSur ce noir bucentaure aux ailes d'albatros,\nTraìnant derrière lui le serpent de sa longe\nEt meuglant dans l'embrun son cri rhinocéros,\nAu boum-boum des pistons, au tam-tam des turbines,\nAvec leurs éperons rouant comme un soleiì,\nLes fantastiques yeux des dragons de la Chine\nEt P escadron volant des monstres en éveil,\nNostalgique et suivant en moi des chansons vagues,\nComme ces voyageurs solitaires et doux\nQui vont, cceurs sans pays, derviches qui divaguent,\nVers un mystérieux et lointain Tombouctou !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c019", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c019", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "15", "page_fin": "15", "image_debut": 17, "image_fin": 17, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.16", "titre_corps": "AL INGENIOSO HIDALGO DON QUIJOTE", "titre_sommaire": "AL INGENIOSO HIDALGO DON QUIJOTE", "signature_source": "El Conde de Andino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.17", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2531, "texte": "AL INGENIOSO HIDALGO DON QUIJOTE\nEl Conde de Andino.\nCorazón de diamante\ncuerpo de acero,\nmente llena de encantos\ny poesia,\namante bueno y casto\nfeliz guerrero,\nespejo de la andante\ncaballeria ;\nA sombro de follones\ny malandrines,\nsol ante quien se apagan\ntantas estrellas,\nvencedor de gigantes\ny de malsines,\namparador de ninos\ny de doncellas :\nCon tu vieja armadura\nsucia y cascada,\ntu lanzón, tus bigotes\ny tu escudero,\nini vista te contempla\nmaravillada,\nme pareces un héroe\ndigno de Homero 1\nNi aquel Marqués de Màntua\ntan ponderado,\nni Roldàn valeroso,\nni Lanzarote,\nnadie, nadie en el mundo\ntan afamado,\nnadie alcanzó la altura\nde Don Quijote!\nFu generoso allento,\ntu amor profondo,\ntu vocacion sublime\ntu heroica sana,\neso no suele hallarse,\nya en este mundo,\neso no se concibe,\nmàs que en Espana.\nHablen por ti magnates\ny Emperadores,\nque en toda tu grandeza\nte contemplaron,\nPrincesas desvalidas\ny trovadores\nque des de luengas tierras\na ti llegaron.\nLa gran Micomicona\nque en ti confìa\nsu poder y su trono\nsu honra y sus fueros,\nDulcinea encantada\npor mano impìa\nMelisendra, la esposa\nde Don Gaiferos;\nE1 feroz vizcaino\ny Altisidora,\nDurandarte en su tumba\nciego de amores,\nBelerma su constante\nsu fiel senora,\ntodos para ti traigan\nlàuros y flores !\nUn soldado valiente\ncontò tu historia\ncon noble gentileza,\ncon gracia suma,\ny tal gloria le diste\ntu con tu gloria,\nque sombra luzo à su espada\nsu propia piuma.\nAunque insensato alguno\nde ti se ria,\naunque se burlen todos\nde tu flaqueza,\npregòn sera tu nombre\nde tu hidalguia\ntus locuras el timbre\nde tu nobleza.\nAùn viéndote en el polvo\nrodar vencido\npor canallesca furia\nque no perdona,\nmàsfgrande te contemplo\ntriste y caido,\nmàs digno me pareces\nde una corona.\nLlévete Clavileno\nraspando el aire,\ncon sombras y visiones\ntrabes campana,\ncada paladra tuya\nserà un donaire,\ncada mandoble tuyo\nserà una hazana.\nMal hizo el atrevido\nque su venganza\ntras el disco velando\nde bianca luna,\nembrazò una rodela\ny asiò una lanza\npara quebrar las alas\nde tu fortuna !\nAlguien hay todavia\nbuen caballero,\nque verte deseara\nfirme en la siila,\nalguien que echa de meno\ntu limpio acero\ntu intrepidez, tu instinto\ntu fè sencilla.\nEn su ciega carrera\nllegan los siglos\ncon ellos al par vienen\ntiempos aciagos,\ny hay que quitar de eu medio\nmuchos vestiglos,\nhay que echar de la tierra\nmuchos endriagos.\nSiempre habrà bajo el cielo\ntorpe injusticia,\nverdugos y tiranos\ndel mundo azotes.\nhorfandad y miseria,\ndolo y codicia....\nj Siempre han de liacernos falta\nmuchos Quijotes !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c020", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c020", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "16", "page_fin": "17", "image_debut": 18, "image_fin": 19, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.17", "titre_corps": "Notturno dell'abbaino", "titre_sommaire": "Notturno dell'abbaino", "signature_source": "Pierangelo Baratono", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.18", "debut_caractere": 10, "fin_caractere_exclue": 2106, "texte": "Notturno dell'abbaino\n\nI.\nVedono, a notte, tremolar di luce\nqualche finestra, gli umili e ristanno.\nForse un poeta ha ricamato il panno\nche l'immortali, e i suoi quaderni cuce;\npensano. E quel barlume li seduce\ncome richiamo ad un ignoto affanno.\nFoschi randagi, che staccar non sanno\ndai vetri l'occhio tormentoso e truce !\nCerto la notte ha suggerito un sogno,\nche avvinca ai lacci della sua malia\ni poeti ed i figli del bisogno ;\ne, ad ogni paria della vita amica,\ncenna lontano una comune via\na quei che veglia e a quegli che mendica.\nII.\nMa voi, che il tempo consacrate all'arte\nin un travaglio paziente e duro,\ninvan tentate l'ombre del futuro,\npallide fronti chine sulle carte.\nInvan sognate trepide, in disparte\ndal mondo e schive d'ogni sguardo impuro.\nDal vostro fato vi divide un muro\ne dal dolore, ch'é la vostra parte.\nVagabondi ideali, c'è uno spetro\ngiù, nella strada, che sa il vostro pianto\ne, se potesse, vi direbbe: Indietro!\nHa mani rosse e illude il suo martòro,\nebro, talvolta con un rosso canto.\nEppure, come voi, serba un tesoro.\nIII.\nSeppe sfidare impavido il destino ;\nsi cinse, a scudo, di un selvaggio aspetto\ne passo a passo col gagliardo petto\ne con le braccia si formò il cammino.\nNacque nell'ombra e non fu mai bambino,\nnon mai soggiacque ad un umano affetto,\ne rude e forte e virilmente eretto\nvinse. Ma dopo naufragò nel vino.\nNottambulo spettrale, or lo sospinge\nuna chimera, sorta dall'ebrezza ;\ne un mondo nuovo al suo pensier s'infinge.\nL'occhio suo torvo vede un avvenire\ndi luce. Passa come una carezza\nsopra quel volto, che sta per morire.\nIV.\nMa la lampada pia, che a te dispensa\ni propri raggi, o inseguitor di rime,\nnon ti dice la favola, che opprime\nquei che non siede alla comune mensa.\nNé ti dice qual gioia ricompensa\nla dappochezza, che non sai, sublime\nfanciullo, tu, cui sol la vita esprime\nl'ansia del sogno e la ricerca intensa.\nSull'ara sacra della tua gran fede\na brano a brano hai consacrato il cuore\ncon l'eroismo di colui che crede.\nLe care usanze antiche ora dimesse,\ndentro il tuo petto giovinezza muore.\nE tu sorridi, come se nascesse."}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.19", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 543, "texte": "V.\nForse fra poco tu alzerai la testa\nincanutita e guarderai d'attorno.\nLa notte fonda ti dirà che il giorno\ninvano attendi e che la vita è festa.\nL'anima tua, dal lungo sogno desta,\nrifuggirà dal vuoto suo soggiorno\ne penserà illudendosi a un ritorno\nverso il passato, e ne sarà più mesta.\nMa tu, che solo fra le genti stai,\ntentando invano un tuo sentier fiorito,\ne nella notte non riposi mai ;\napri i tuoi vetri e ti rivolgi a quello\nspetro, che guata verso te, e l'invito\ncennagli piano, chiamalo : Fratello !\n\nPierangelo Baratono."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c021", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c021", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "17", "image_debut": 19, "image_fin": 19, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.18", "titre_corps": "LA RENCONTRE", "titre_sommaire": "LA RENCONTRE", "signature_source": "Henry Spiess", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.19", "debut_caractere": 545, "fin_caractere_exclue": 1727, "texte": "LA RENCONTRE\nHenry Spiess.\nÀ WALTER DE MAY.\nSur la plage, où le flot marin s'élance et glisse,\navec de lents soupirs et des cris sanglotants,\nla nuit règne, du fond des siècles et des temps,\ncar e'est l'heure et l'instant mauvais des maléfices.\nLe silence lunaire évoque, à l'infini,\nla crainte, la stupeur et la terreur des àmes,\net confond, en un seul appel qui ràle et brame,\nle pleur universel des fous et des bannis.\nMaleine aux yeux top grands, qui passait sur la grève,\nne sachant où courir ni vers quel horizon\nporter son cceur et dire enfili son oraison,\nMaleine a rencontré Celui qu' on voit en rèves.\nIl a surgi de l'ombre trouble; il a dressé\nson geste impérieux qui fauche et qui délivre;\net, désormais, les nuits et les jours vont se suivre\nsur la plage nocturne ou Maleine a passé.\nLe flot recouvrira son corps et la tourmente\nparmi l'écume et vers 1' oubli 1' emportera,\ntandis qu' au fond des nuits, d'autres, tendant les bras,\nréclameront, hélas en vain, la Mort clémente.\nEt peut-ètre qu' un soir, morne et le front courbé,\n1'Etranger lent qu'un dur et long remords accable,\ninvoquera Maleine en cherchant sur le sable\nla place où son destin terrestre a succombé."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c022", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c022", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "18", "page_fin": "19", "image_debut": 20, "image_fin": 21, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.19", "titre_corps": "GLI AMMAZZATORI DI RANE : FRAMMENTI DEL ROMANZO INEDITO \"SATURNO\"", "titre_sommaire": "GLI AMMAZZATORI DI RANE : FRAMMENTI DEL ROMANZO INEDITO \"SATURNO\"", "signature_source": "Silvio Benco", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.20", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4746, "texte": "GLI AMMAZZATORI DI RANE\n\nFRAMMENTI DEL ROMANZO INEDITO \"SATURNO,,\nIl fanciullo usciva spesso col padre, a sfaticare fino allo stra-\npazzo; avvenendo talvolta che, per essere andati troppo lontano\ne su sentieri da capre, il pittore dovesse ricondurlo a cavalcioni\nsu le spalle. Ma ciò succedeva di rado. Rinaldo era forte. Placata\nla sua fame di giovine lupo, gli rinascevano sempre anima e\nmuscoli per compiere la giornata nei giuochi dei coetanei. Quelli\ni riscatti della sua indipendenza oppressa dal padre: i conforti\ndopo le ascensioni interminabili, dopo la noia delle lunghe ore che\ngli toccava passare sdraiato col ventre al sole, mentre colui ardeva\ndi febbre per le striscie di colore strappate alla sua tavolozza.\nSolo inorgogliva quando il padre, senza dir parola, senza accenno\na un tentennar del pensiero, se lo traeva dietro in certi ardimenti\nfolli di rampicatore, tra il fascino degli abissi : conosceva allora\ncome il padre e lui si misurassero da uguali, con la grande misura\nche va dalla vita alla morte. Ma quale avvilimento, altre volte, il\ncamminare per ore ed ore, a cadenza di passo, accanto a quel-\nl'uomo che non sapeva rompere il silenzio se non per dirgli in-\ncomprensibili cose di luce che era poesia e di poesia che era luce:\nmentre a Pippo dell'Annalena, e a Tonio, e al figlio del maestro\ndi scuola, era dato lanciar barchette per le gore e dichiarare\nguerra e sterminio alle ranocchie dell'abbeveratoio.\nLa guerra alle ranocchie dell' abbeveratoio! Aguzzar punte\ndi pertiche come spiedi, e aver le saccocce piene di sassi, e pronta\nla mano, e così salda la pazienza nel cuore che esso non si de-\ngnasse far sentire, nei lunghi agguati, il suo palpito: e credersi\nmolto lontano dalla propria vita e dalla propria età, molto più\nforte, avendo quasi intorno al capo l'illusorio nimbo delle avven-\nture straordinarie ! Essere celato dietro i cespugli, in quel divino\nromitaggio dell'anfiteatro naturale recinto di pietre, dove giaceva\nla grande pozza d'acqua, non visitata mai da anima viva, tranne\nla sera dai buoi di lavoro quando tornavano mugghiando dai\ncampi: scambiar rade parole a bassa voce, coi valorosi compagni:\nveder le macchie brune delle raganelle saltare come creature di\ngomma elastica nella melma che circondava lo stagno ; qualche\nrospo lubrico spiare tra i fili d'erba con un occhio da malefizio;\ni girini allargare quieti cerchi su la superficie dell'acqua impura:\nstrisciare, egli e i compagni, senza rumore, trattenendo il fiato,\nfino all'ultimo cerchio di cespugli : indi irrompere coi sassi, da\nquattro parti, tempestando su le vittime, impedendo le fughe,\ndisputando il destino alla preda che, smarrita la via del ritorno,\nridottasi al bosco, vi era finita dalle pertiche aguzze che si con-\nficcavano nel suolo attraverso le sue carni glutinose!... Che poteva\ndare di meglio la vita?\nImbronciato, stanco del tedioso cammino, a fianco del padre,\nRinaldo ricordava, e tutti i desideri lo portavano lontano.\nUn pomeriggio, compiuta una gesta contro gli abitatori del-\nl'abbeveratoio e fattane grande strage, i quattro fanciulli sedevano\nsul margine rupestre dello stagno, erranti ancora gli occhi sopra\nil limaccioso campo di battaglia a cercare 1' angoscia e il terrore\ndei superstiti acquattati. E Baldo, il figliuolo del maestro di scuola,\nuscì a dire ad un tratto :\n— Oggi, sapete, ho fatto questo giuoco con voi per l'ultima\nvolta.\nMeravigliati, gli chiesero:\n— Che novità è questa ? Che ti nasce ?\nE Baldo, ingegnandosi di tinger la voce di gravità virile e\ndi mistero :\n— La novità è che ho dodici anni !\nPer un momento l'abbeveratoio parve esalare fino a loro il\nsuo fumante silenzio. Sembrò che almanaccassero straordinarie\ncose per l'annunzio di quei dodici anni e per l'intima superbia\nche il ragazzo metteva nel comunicare il suo ritiro dal giuoco.\n— Ebbene — domandò Pippo, garzoncello vivace, il più\nroseo e il più lacero fra tutti — se tu hai dodici anni, sei forse\nun uomo ?\n— Questa mattina — disse Baldo, conservando il piglio di\nsussiego tenuto fino allora con apparente fortuna — papà mi\nchiamò a sè e mi disse : — Baldo, tu hai oggi dodici anni. Fi-\nnora io t'ho lasciato giuocare coi bambini, e ho chiuso un occhio\nse tu prolungavi i tuoi anni di scioperato; ma ormai sei un\npiccolo uomo e certe cose non vanno più bene alla tua età.\nMettiti al serio; lascia i giuochi; ripeti i tuoi studi; perchè fra\nqualche giorno tu verrai meco in città, ed io ti condurrò ai\nginnasio...\n— Al ginnasio !\n— Al ginnasio !\nDue gridi simultanei. Le ammirazioni di Pippo e di Rinaldo\nsi incrociarono sul capo del predestinato ad alte cose. Egli godeva\nl'effetto della parola, lanciata affettatamente come lo sputo dei\nbellimbusti, su la piazzuola del villaggio, il dì di chiesa. Solo"}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.21", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5443, "texte": "Tonio scosse la testacela bonaria, splendente come oro di panoc-\nchia, tanto robusta insieme e tanto ingenua da farne al tempo\nstesso un giovinone precoce e un bambino tardivo.\n— Quante pretese per dodici anni ! — egli borbottò. — Sai\nquanti ne ho io che ti parlo ? Presto quattordici.\nFu una cannonata per Baldo; ma non si scosse; l'idea del\nginnasio dava alla sua vanità ben altro fumo!\n— Che tu ne abbia quattordici o venti, non mi riguarda. Io\ndico che oggi ho giuocato alla guerra per l'ultima volta ; d' ora\ninnanzi mi ricorderò che le rane sono creature del Signore, come\ndice papà quando le ascolta gracidare nel fossato. E basta.\nAbbassati gli occhi per modestia di dignità, si chiuse. Pippo\ne Rinaldo, più giovani d'un paio d'anni, dopo il primo senso di\nmiracolo si sentirono pure il cuore stretto, all'idea che egli più\nnon si sarebbe degnato di giuocare con loro. Da alcuni istanti\nBaldo, come lor superiore, era divenuto, per quanto in ogni su-\nperiorità vi è d'ostile, una specie di loro nemico. Con gli sguardi\nerranti su la sconsolata lastra dello stagno, pregna di un bruno\nterroso e di un vagolamento verdognolo da ammalarne 1' anima,\nRinaldo rifletteva su ciò che avea udito dal figliuolo del maestro\ndi scuola, e nel suo avvilito spirito andava congegnando una sorta\ndi chiosa che potesse distruggere gli argomenti di Baldo e rista-\nbilire fra loro l'uguaglianza. Naturalmente, ci doveva essere offesa:\nanzitutto per isfogo di cattivo sangue; poi perchè l'offesa ci pa-\nreggia almeno per un istante ai superbi.\n— Senti, Baldo — così Rinaldo iniziò il discorsetto. Se tu\nnel gioco della guerra non ci trovi più gusto, noi troveremo un\naltro che tenga la tua lancia, e diverrà un bravo ammazzatore di\nrane quanto te. Ma se è per tuo padre che non ti arrischi a\nvenire, scappa di casa come faccio io quando egli dipinge ! E\ndipinge meglio del tuo, sai : che non si sa — così dice il mio\nbabbo — se dipinga montagne o si eserciti a fare i falsi biglietti\ndi banca sopra una tela.\nE strizzò l'occhio e assottigliò la lima del labbro.\nAbbastanza discosti 1' uno dall'altro erano i quattro ragazzi\nparlando: al discorso di Rinaldo, in un baleno sparì la distanza\ntra il figliuolo del maestro di scuola e lui: quei gli fu addosso\nmisurandolo dall'alto, soffiandogli su la testa il suo fiato avvam,\npante; e : — Ripeti questo affare dei biglietti falsi ! — e — Se\nnon vuoi altro, babbo dice che tuo padre cerca far su la tela la\nfalsa moneta: e ride e ride — e giù uno zonfo dal pugno di\nBaldo, e — Chi credi tu il tuo babbo ? — e giù un altro, che\ntenea misurato, e, fra botta e botta; — Babbo è un grande pittore'\n— la voce stridula del fanciulletto, e avea una mano parata allo\nstomaco dell' avversario. — E' un orco ! Te lo dico io che è un\norco ! Sai che cosa è un orco ? Fattelo dire da mio padre e da\ntutto il villaggio se non è un orco !\nOgni punto fermo pareva dovesse esser pugno : indietreg-\ngiava Rinaldo, deciso, alla prima che ancor ne pigliasse, a sal-\ntargli all' orecchio e a fargli sangue. Prepotente nella vittoria,\nBaldo chiamava i neutri a fargli partito: — Ditelo voi, Pippo,\nTonio, se non è vero che tutti lo conoscono per orco ?\nRinaldo era loro molto caro: pur non ardirono Pippo e Tonio\nrinnegare la fama che correva di Massimo, Confermarono col\nsilenzio. — Lo vedi ? — tempestava il vincitore. — Egli è un\norco e — questo te lo dice mio padre — ti tiene come un piccolo\nasino. A nove anni, non sai nemmeno leggere... Va a dirgli grazie,\na tuo padre che non ti manda alla scuola !\nLe forze che Rinaldo raccoglieva per assalire il suo av-\nversario e rintuzzarne la spavalderia si disfecero a poco a poco\nsotto il rasoio di questi ultimi argomenti: scintillò l'occhio come\nper uragani di passione accorsi dall'anima: poi la testa si irrigidì\nfra le spalle, disdegnosa, un po' china, e a passi lenti egli si\nallontanò. Alle pertiche della batracomachia abbandonate al suolo\nvolse un ultimo sguardo. Battevano le palpebre per trattenere un\numidore indegno ; si inarcavano i garretti, cruciati di lor forza\numiliata; pendevano le mani, vuote e deluse; ed era nel fanciullo\nun sentimento cupo, quasi il mondo si fosse impoverito di una\nsua nobilissima essenza per la loro amicizia fatta a brani. Ombre\ndella sera chiazzavano ormai la mancante luce, tra contorni fumidi.\nI monti, in vesti rosee e crocee, vaporanti con indefesso ardore\nnella gamma del fuoco, facevano tra cima e cima un gioco magico\ncon fasci di baleni, per infondere negli uomini senso di lontananza\ne terrore di silenziosi incantesimi. Correvano i bassi raggi violetti\ne si ingorgavano nel fondo della valle, come se vi facesse vortice\nil dilagante fiume dell'oscurità. Il fanciullo si sentiva solo e piccino\nsu la via del villaggio. Gli doleva la coscienza. Era vero: non\nsapeva nemmeno leggere! Buon diritto di Baldo tiranneggiarlo e\nderiderlo : e più grande, per quell'avvilimento, il mistero dell'ora\ndi crepuscolo! Le labbra mormoravano: — Mamma...; l'anima\ncorse a un grembo che non c'era più. E non pensò conforto in\naltri: solo nella sua piccola sorella, forse, ove si stringesse a lui,\nquietamente, abbandonatamente, sul gradino del portichetto che\nmetteva alla cucina, avendo dietro le spalle la fiamma protettrice\ndel focolare. E nessuno li vedesse; ed ella medesima, Enid, non\nsapesse per quale stanchezza del suo piccolo cuore egli fosse ve-\nnuto in cosi blanda mansuetudine ad adagiarsi fra le sue braccia.\n\nSilvio Benco."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c023", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c023", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "20", "page_fin": "20", "image_debut": 22, "image_fin": 22, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.20", "titre_corps": "NEL REGNO DELL'EDERA : (POEMETTO IN PROSA)", "titre_sommaire": "NEL REGNO DELL'EDERA : (POEMETTO IN PROSA)", "signature_source": "Delia Benco", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.22", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3243, "texte": "NEL REGNO DELL'EDERA\nDelia Benco.\n(POEMETTO IN PROSA)\nMi dài gioia, edera, ed ogni dì la rinnovelli per la\ngrazia sempre nuova delle tue vene sottili e per tutto\nl'amaro (senza eguale: veleno di tutti i veleni) che\nsgorga da quelle tue vene se io le mordo. Ti amo e ti\nmordo. Non ti ho baciata mai e ti amo. L'opulenza\nsobria del tuo colore e l'eleganza svelta della tua forma\nsono divenute armonie indispensabili alla mia vita : mi\ndài gioia I Ch'io ti abbia solitaria, divelta dal tuo ramo,\ncreatura taciturna, cupa, puntuta e ostile ; o in tutta\nl'espansione del tuo fiorire che mette le ali alle tue\npiccole foglie (per chissà quale volo non compiuto mai) ;\no che tu sorga diritta come un candelabro e ch'io veda\naccesa in ogni foglia una fiammella di fede, di spe-\nranza e di tenacia, averti, voglio.\nNon per nulla ho scoperto il tuo regno misterioso\ne vinto il terrore di penetrarvi. Oh piccolo assai, questo\ntuo regno, ma così tuo, che ben deve sembrarti un\nmondo. Altro non è che un pezzo di terriccio abban-\ndonato, che in origine deve essere stato il chiosco di\nuna villa, poiché qualche resto rimane: una panchina\nsconnessa e qualche trave che marcisce...\nDa un lato un alto muro lo chiude e due casa-\nmenti immani Io soffocano dalle altre parti. E serrato ;\nè difeso come una fortezza ; sembra perduto ; non ha\nporte; nessuno vi penetra mai...\nCome è stato dunque ? Il tuo ramo più bello ti ha\nsvelata: penzolava esso indolente e sontuoso — e pa-\nreva un biscione verde — fuori dell'alto muro ; stava\nspiando il mondo, forse, e gli invidiava la grandezza,\nforse... Una brutale voglia di coglierlo mi prese, ma\nnon era possibile raggiungerlo. E già gli occhi lo guar-\ndavano pieni della loro rinuncia, quando, insperata-\nmente, a fior di terra, tra pietra e pietra, i piedi bat-\nterono in un vano, un passaggio da scoiattoli, barricato\nda erbacce, da penetrarvi carponi... Che importa?\nViolai il piccolo segreto regno, che si spalancò\nselvaggio, tenebroso in pieno sole, palpitante di miste-\nriosi fremiti, scosso da fruscii, da rapidi e paurosi\nsguisci di bestiole in fuga, e tutta l'onda dell'edera\nfresca, umida e minacciosa mi piovve sul capo, mi di-\nsarmò le mani, mi prese, mi avvolse dei suoi tentacoli\ntenaci, mi riversò in bocca, per la prima volta, tutto\nl'amaro del suo veleno... Oh non più, ora ! Non più.\nIl piccolo regno mi conosce e non mi teme. E per\nl'impazienza del mio desiderio che abbattè, brutalmente,\nla sua segreta porta, mille, non uno, dei suoi rami pro-\ndigiosi vengono a cadere nelle mie mani con la spon-\ntaneità d'un dono. Anche il vecchio sedile tenta offrirmi\nl'ospitalità delle sue povere braccia monche... Siedo :\nguardo le legna che marciscono in silenzio nel terriccio\numido e grasso e m'avviene, talvolta, di scambiare la\nforza che le dissolve con non so quale energia di re-\nsurrezione. Ma ancora ignoro quale suono susciterebbe\nla mia voce tra le pareti vive e palpitanti di quel\ntempio.\nCerto, sino ad oggi, seppi tacere. Temo d'impau-\nrire le piccole bestiole che ancora mi fuggono... ma forse\nnon è questo. Mi sono accorta che è più facile violare\nuna porta che trovare una parola. Vi ho detto : il regno\nè piccolo e non avrebbe posto per le parole inutili.\nCredo che tacerò sempre."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c024", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c024", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "21", "page_fin": "22", "image_debut": 23, "image_fin": 24, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.21", "titre_corps": "UN JOUR D'ANTIGONE", "titre_sommaire": "UN JOUR D'ANTIGONE", "signature_source": "Valentine de Saint-Point", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.23", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2388, "texte": "UN JOUR D'ANTIGONE\n\nQue coulent donc mes pleurs Victime du destin,\nInfortunée enfant d'une race fatale,\nDe naissance inaudite, au désespoir certain\nCondamnée à jamais, frèle et sentimentale.\nPourquoi donc sont-ils secs mes yeux ? Où sont mes pleurs?\nAh ! mes larmes déjà sont-elles épuisées ?\nMa jeunesse jamais n' a su cuellier les fleurs,\nElle sait seulement les ramasser brisées.\nTrop pitoyable enfant d'un pére malheureux,\nYeux d'CEdipe, soutien d'une main màle et prompte,\nDe fratricides soeur, d'un mort guide pieux ;\nSur Antigone hélas ! s'appesantit la honte,\nD'une race qui meurt d'un sort supplicié,\nEt celle — puisqu'elle en est la pousse derniére —\nDe n'ètre que par ceux qui cueillent sa pitié,\nEt d'ètre sans éclat, reflet de leur lumière !\nPolynice encor toi ! Ce sont mes mains ce soir,\nQui t'enseveliront, défiant leur rancune\nPour t'honorer. Sera-ce l'ultime devoir ?\nMais mon àme touiours veut sa part d'infortune !\nJe suis l'ètre vibrant que tout plie et émeut,\nJe suis Tètre qui pleure incapable de vivre\nLes larmes que le fort refoule comme il veut\nPour lutter et jouir et dont moi je m'énivre.\nJe marque sans les fuir tous les coups du malheur,\nMon désir est toujours servi par ma faiblesse,\nJe n'ai qu'un seul instinct, caresser la douleur ;\nJe console chacun avec gràce et noblesse\nSans ètre consolée, et puis les envier\nCas ils ont leur douleur et moi je la moissonne,\nEt la porte en mon coeur pour me supplicier.\nPour tous je suis la douce et touchante Antigone !\nPourtant je n'ai pour moi que rancceurs et pitié,\nCar si je cache la douleur sous le sourire,\nCe n'est pas par effort, non plus par amitié,\nCe n'est que par instinct. Je ris comme on respire.\nPolynice encor toi ! Les proscrits et les morts,\nVoilà les idéals amants d'une Antigone !\nIsméne ! Ismène a fui, elle est avec les forts,\nEt tout en moi s'oppose à ce que j'abandonne\nAvec ton corps déchu, l'atmosphère d'ardeurs\nDestructives, de mort douloureuse et fatale!...\nJ'attends en vain ceux qui ne tombent pas: mes pleurs !\nEt mon ètre palpite ému sous la rafale.\nAntigone!... Le doute?... Ah!... Non! Ne pas le voir,\nNe pas m'interroger !... Non! Je hais la souffrance!\nNon, il ne me plait pas de dénombrer le soir\nCeux qu'elle a affaibli et que sa déchéance\nAffaissent jusqu'à moi. Non! Ma passivité\nAttirant le désastre, imposant les défaites !\nNoni... Mais ètre invoquée avec crédulité"}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.24", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1065, "texte": "Par les faibles, par ceux qui mourant vous souhaitent,\nSur sa force pourtant c'est s'illusionner !\nFaible devant les forts, forte pour les débiles...\nAntigone 1 Antigone! Horreur !... Me soup9onner 1\nMes làchetés seraient égoi'smes, habiles,\nAttireraient sur Thèbe et les miens le malheur\nEt je pourrais aimer les douleurs que j'attire !\n— Non. J'aime mon tourment qui s'alimente au leur,\nMais pas le leur!... Non! Non! que cesse ce délire !\nNon ! je n'en veux pas, car je ne puis m'énivrer\nD'un tei affreux pouvoir. Trop sensible Antigone !\nQue je l'oublie, ou qu'on vienne m'en délivrer !\nEt vienne la douleur pour que je la moissonne\nSerait-ce donc ma honte, et mon fragile orgueil\nDe soufifrir que je sois et la dispensatrice\nEt la consolatrice, et l'écueil et l'accueil,\nCelle qui frappe et qui console... par délice ?\nPolynice, encor toi ! Des libations... des fleurs...\nSa mort, se pourrait-il que je l'affectionne ?\nHorreurL. Mais les voici!... Ils viennent.. Ah! mes pleurs !\nTrop faible, infortunée, infeconde Antigone !\n\nValentine de Saint=Point."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c025", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c025", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "22", "page_fin": "22", "image_debut": 24, "image_fin": 24, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.22", "titre_corps": "AMOUR", "titre_sommaire": "AMOUR", "signature_source": "Pierre de Bouchaud", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.24", "debut_caractere": 1067, "fin_caractere_exclue": 1826, "texte": "AMOUR\nPierre de Bouchaud.\nPuisque votre visage a mis son beau sourire\nSur mon chemin désert où l'amour était mort\nMon coeur s'est ranimé comme une grande lyre\nDont la brise caresse et mèle les accords.\n1\nVous avez ravivé les sources de la joie\nQue je croyais tarie au profond de mon coeur\nEt vous avez peuplé de songes bleus la voie\nOù, morne, je marchais sous l'azur sans chaleur.\nVos deux mains m'ont tendu l'eau claire des fontaines\nOù, nuit et jour, un ciel si pur s'était miré;\nJ'ai senti sur mon front se poser votre haleine\nEt j'oubliai soudain qu'un jour j'avais pleuré.\nEt parce que votre àme entr'ouvrit à la mienne\nLe sanctuaire d'or de la sainte bonté,\nQue me font les rancceurs de ma vie ancienne\nQuand je chemine en paix, chére, à votre clarté !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c026", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c026", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "23", "page_fin": "24", "image_debut": 25, "image_fin": 26, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.23", "titre_corps": "LES FÊTES DE POÉSIE", "titre_sommaire": "LES FÊTES DE POÉSIE", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.25", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4422, "texte": "LES FÊTES DE POÉSIE\nLe banquet Jane Catulle Mendès\nGiosuè Carducci\nCOMMÉMORÉ À PARIS\npar JEAN RICHEPIN\nLe dimanche, 15 mars, a eu lieu, en l'hon-\nneur da grand poète Carducci, une fète\nsplendide au Collège de France où s'était\nréuni tout ce que Paris compte d'esprits\nremarquables et de beautés féminines, sous\nla présidence de M. le comte Tornielli, am-\nbassedeur d' Italie, du député M.\nBeauquier, de MM. Loubet, Rivet, Mezière,\nsénateurs. L'assemblée a entendu lesomptueux\ndiscours de Jean Richepin, le nouvel acadé-\nmicien, retra<;ant l'oeuvre du poète italien\nen « d'entrer dans son àme » au-\ntant que peut le permettre la différence des\nlangues, ce qui n'est pas trop difficile vu\nl'agilité des imaginations latines. M.lle Ce-\ncilia Vellini, une jeune et délicieuse artiste\nde l'Odèon, toute vibrante, à la fois fran-\npar la pureté de la diction et italienne\npar la régularité de son visage de petite\nmadone, a déclamé d' une voix pressante les\ndouze sonnets du Qt ira de Carducci, dont\nl'heureuse traduction de Jean de Bonnefon\nnous offre toute la chaude éloquence révolu-\ntionnaire.\nOn ne pouvait mieux couronner la noble\ntètedu poète qu'en cueillant les fleurs pourpres\nde sa fougueuse poésie et en les faisant tresser\npar les mains charmantes de cette gracieuse\ninterprète qn'on voudrait voir souvent rem-\nplir des ròles d'herolnes lyriquement pas-\nsionnées.\nLe banquet offert à Mme Jane Catulle Men-\ndès, sur T initiative de la Société des Unes\ninternationales, a eu lieu hier dans les salons\ndu café Riche.\nY assistaient, environ cent personnes. Re-\nconnu, à còte de Rodin qui présidait, et M.\nDujardin-Beaumetz, sous-secrétaire aux beaux\narts, Mlle Geneviève Granger, présidente ;\nAdolphe Brisson, Mme de Peyrebrune, M.,\nMme et Mlle Gustave Kahn, Mme et Mlle -\nMadeleine Lemaire, Mme André Picard, Mag-\ndeleine Godard, M. et Mme Fernand Desmou-\nlins, M. et Mme Alexandre Natanson, Alfred\nMorder et Mme Aurel-Mortier, F. T. Mari-\nnetti, directeur de Poesia, M. et Mme de\nBroutelles, Pierre Laffìtte ; Mme Ferdinand\nHérold, Mme Jane Morder, Mme Aurora\nCacérès, M. et Mme Danville, etc.\nLe diner a été très gai, très animé, fleuri\nréellement, dès le début, par l'apport de\nnombreuses gerbes de fìeurs.\nC'était devant elle un amoncellement du\ncharmant et qui arrivait par un joli hasard,\njusque sous les yeux de Mme Madeleine\nLemaire, assise à coté de Mme Dujardin-\nBeaumetz.\nA l'heure des toasts, Mlle Geneviève Gran-\nger, adresse à Mme Catulle Mendès une cha-\nleureuse allocution où elle la remercie de\nl'appui qu'elle donne par sa présence à cette\nSociété des Unes internationales, dont le but\nest d'aider les femmes artistes ou lettrées à\nse produire dans leur pays et à l'étranger, en\nleur créant, autant que possible, partout un\naccueil amicai.\nNous donnons in extenso le discours adressé\nà Mme Catulle Mendès par l'illustre poéte\nGustave Kahn, et la réponse de Mme Jane\nCatulle Mendès aux discours qui lui furent\nadresses. Nous regrettons de ne pouvoir citer\nl'aimable et très heureuse improvisation de\nM. Dujardin-Beaumetz, parce que précisément\nc'était une improvisation. Elle fut très ap-\nplaudie.\nDiscours de GUSTAVE KAHN\n« Chère amie, que j'ai grand plaisir à ap-\npeler aussi mon cher confrère, je vous salue\navec joie, sachant que je lève ma coupé vers\nvous avec tout l'assentiment des poètes.\nIl n'en est point qui soient rebelles à vo-\ntre art, limpide et majestueux tout ensemble,\nhautain et caressaut.\nCette gràce lointaine et distante alliée à\nune emprise immédiate sur le lecteur, e' est\nle caractère mème, le caractère intime et\nneuf de votre chant.\nNous y fùmes sensibles, des que vos pre-\nmiers vers parurent dans notre chère Rcvue\nBianche, publiés sous votre signature d' au-\ntrefois : Claire Sidon.\nDepuis, vous portez un autre nom très\nglorieux. Vous le tenez d'un écrivain dont\nle labeur énorme résonne tous les jours dans\nle monde, par l'éclat du drame, du poème,\nde l'article. Tous les artistes saluent en Ca-\ntulle Mendès, un glorieux crépuscule tout\nembrasé de lueurs d'été.\nC'était pour vous une difficulté de plus,\ncar on devait ètre plus exigeant vis-à-vis de\nvotre personnalité.\nLe danger s'imposait presqu'à vous, de\nressentir trop fortement des poèmes que vous\nétiez la première à connaitre.\nEt pourtant, votre àme s' est manifestée\ndans vos vers, tout entière, comme cette àme\nde Venise que vous éveilliez naguére, et qui,\ndans la ville rose, parfumée de senteurs d'O-"}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.26", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6887, "texte": "rient, et toute chantante encore des masques\ndu passe, se lève fière, bianche, patricienne\net nostalgique.\nDepuis l'aube, aux jolies couleurs, de vos\ndébuts, vous avez beaucoup travaillé.\nSerait-ce un un compliment, de vous dire,\nque vous avez travaillé virilement? Non !\npuisque dans le dur labeur de l'humanité, la\npart de la femme est la plus ardue et sou-\nvent la plus sombre.\nNon ! puisque si les femmes sont moins\nnombreuses que les hommes à défricher les\nlandes de 1' art, elles ne posent point leurs\npieds délicats sur les cailloux aigus de la\nroute, avec moins de décision que les hommes.\nIl y a longtemps, d'ailleurs, que les poètes\nont désarmé devant les poétesses et qu' ils\naiment à leur tendre des bouquets de victoire!\nLa jeune plèiade des poétesses, dont vous\nétes la gioire, a d'ailleurs renouvelé l'aspect\nancien de la poétesse.\nIl ne faut attrister personne.... Moins en-\ncore que les vivantes, les mànes des ancien-\nnes martyres du vers, qui peut-ètre, comme\ndes phalènes bruissantes, viennent voleter\naux vitres de clarté de cette salle de fète et\nessayer de participer à votre triomphe.\nMais enfin, ces femmes dejadis elles nous\napparaissent autrement que leursjeunes sceurs.\nElles étaient les guitares désolées et par-\nfois poignantes de 1' amour méconnu, mais\nsouvent Gavroche irrespectueux blagua leurs\nsilhouettes, un peu masculines, de son rire\ncruel et injuste. Elles portaient des turbans,\ndes tartans et des lunettes. Seule Mme de\nGirardin, la moins poète de toutes, fit crier\nd'admiration devant sa beauté, la salle en-\nfiévrée d'un théàtre, et seuls quelques lettrés\ns'émurent, tandis que pleurait Desbordes\nValmore.\nDepuis lors les poétesses ont changé toutes\nchoses. Elles ont agrandi leur domaine d'art.\nElles ont envahi les champs et les jardins.\nElles ont poussé des cris communicatifs d'allé-\ngresse. Elles ont retrouvé la fontaine de Jou-\nvence à ses premiers et impérieux bouillon-\nnements. Elles ont traduit toute la beauté\nqu'elles voyaient dans la nature et à leurs\nmiroirs.\nLes poètes ont étéravis, eux qui passaient\nleur existence à chanter les louanges de l'Ève\néternelle et des Èves charnelles et des douces\nEgéries. Ils ont vu fleurir la contre-partie de\nleur rève. Ils ont contemplé Galathee s'ani-\nmant, devenue éloquente et rose.\nIls se plaignaient de s'adresser sans cesse\nà une Isis voilée et silencieuse. Et voici\nqu'Isis resplendissante est venue passer aux\nbarreaux de leurs fenétres des guirlandes al-\nternées des roses pourpres de l'amour et des\nfeuillages verts comme d' infanables espoirs.\nIls furent enchantés.\nIls entonnent souvent votre louange et ils\nviennent vous écouter parler de vos émules\nen vos belles conférences.\nVous y ètes extraordinairement bienveil-\nlante. Vous y avez serti toutes les fleurs de\nla poésie féminine en corbeilles d'or, parées\nd'escarboucles ou d'améthystes selon qu'elles\nvoulaient ètre fastueuses ou modestes. Vous\nleur avez conquis de nombreuses sympathies.\nC'est du bon féminisme que de travailler à\nla gioire des autres femmes. La critique\nsouriante est aussi beile que la poésie émue.\nJe bois à vous, chère amie, et je bois à la\npoésie immortelle dont vous ètes une des\nprétresses.\nLes Muses aux beaux gestes blancs de-\nscendent vers vous les parvis de marbré de\nleur tempie et leurs mains nobles s' ouvrent\npour recueillir les offrandes que vous leur ap-\nportez.\nVous fleurirez demain leurs autels de plus\nbelles fleurs et après-demain de plus magni-\nfiques encore, puisque tous les jours votre\ntalent s'affìrme plus pénétrant et plus ampie.\nJe bois à vous et aux poèmes que vous\nnous donnerez, mon beau confrère, la joie\nd'admirer ».\nDiscours de M.me CATULLE MENDÈS\n« Mesdames, messieurs,\nMaitre (se tournant vers le maitre Rodin)\nc'est à vous d'abord que je veux dire merci.\nIl y a une sorte d'anomalie à ce que, par\ngénérosité, vous soyez parmi nous — et en\nmème temps que l'honneur et la joie que nous\nressentons, on se sent une sorte de remords\nde vous avoir arraché de votre tempie blanc,\nsitile là-bas, à Meudon, au sommet d' une\ncolline et où, comme un Dieu, avec le limon\nde la terre, vous créez mieux que de péris-\nsables créatures vivantes, toute une multiple\nvie de beauté éternelle.\nMais nous avons tant de bonheur, Maitre,\nà vous voir ici, que vous voudrez bien nous\npardonner les heures volées à votre génie ;\ncar les temps ont changé. Et a notre époque,\noù on sacrifie si peu aux dieux, ce sont les\nartistes, dieux que vous ètes, qui doivent\nconsentir à sacrifier aux créatures humaines\nque nous sommes.\nJe remercie aussi profondément monsieur\nle sous-secrétaire d'Etat aux Beaux-Arts, qui\na bien voulu par sa présence, nous donner\nun témoignage particulier de l'exquise bonne\ngràce, de V inlassable attention, du dévoue-\nment jamais découragé qu' il apporte à toute\ntentative, à tout mouvement artistique, et qui\ny ajoute le soin charmant d'y paraìtre tou-\njours heureux.\nEt vous aussi, je vous remercie, mon cher\nGustave Kahn, qui venez de me dire des\nchoses si spirituelles, si douces et si affec-\ntueuses, et qui accomplissez ce miracle d'avoir\ndans la poésie tout le pur rève, dans l'esprit\ntoute la fine ironie qui fit la gioire d' un\nHenri Heine, et de garder un coeur préservé\nde toute vaine moquerie, un coeur qui ap-\nporte dans les actes ordinaires de la vie la\nibi divine des primitifs. Et je me plais à le\ndire parce que c'est vrai d'abord, et aussi\nparce que je sais la joie que votre femme et\nvotre fille ont à l'entendre.\nEt je remercie Mlle Geneviève Granger et\ntout le comité des Unes Internationales, non\npas seulemente de m'avoir choisie dans leur\ndésir de fèter la poésie, alors que plusieurs\nautres en sont plus dignes ou aussi dignes\nque moi ; mais pour ce qu'il y a de charme\net de douceur dans le fait de m'avoir dé-\nsignée.\nSans doute, l'effort que je tente, tout en\ny réussissant bien imparfaitement, vers un\npeu de perfection, rencontre des difficultés.\nTout, pour tout, le monde, est difficile. Mais\nà cause d'amitiés illustres et partiales, je\nn'en suis pas moins extrèmement privilégiée.\nEt, en vérité, l'on devrait un peu m'en\nvouloir.\nAu lieu de cela, à tant de faveurs, vous\najoutez une faveur de plus, et vous y mettez\ncette cordialité simple et sincère qu'on ren-\ncontre à peu près toujours chez les femmes\néprises de beaux labeurs.\nCela n'a l'air de presque rien. Je sais\npourtant ce qu' il faut d' instinct charmant\net de souriant courage.\nEt vraiment, je suis plus touchée de ce\nqu' il y a dans votre geste de jolie bonté que\nde l'honneur excessif qui m'est fait. Je ne\nl'oublierai pas. Et s'il est vrai, selon Musset,\nqu' un souvenir heureux est peut-ètre sur\nterre le plus grand des bonheurs, je vous devrai\nplus tard un des plus délicatement exquis de\nmes bonheurs. »\nDes applaudissements frénétiques ponctuè-\nrent cet admirable discours de l'exquise\npoetesse des Charmes, qui méritait bien une\ntelle glorification.\n“Poesia„"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c027", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c027", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.24", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.27", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 172, "texte": "10*01 imimimmmmm—t———*\nMERCURE DE FRANCE f\nPARIS - 26, rue de Condé - PARIS\n1 SEIZIÈME ANNÉE-Parait le I« et le 15 de chaque mois - SEIZIÈME ANNÉE\nDirecteur:Alfred Vallette"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c028", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c028", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.25", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.27", "debut_caractere": 174, "fin_caractere_exclue": 471, "texte": "LA RÉNOVATION ESTHÉTIQUE\n(DEUXIÈME ANNÉE)\nSEULE REVUE D'ART RÉDIGÉE PAR DES PEINTRES\nPciraisscint le Premier de chaque mois sur 56 pages imprimèes avec lux e,\nformant par an deux magnifiques voi urne s de 336 pages.\nABONNEMENT : France et Etranger, IO francs par an\n12, Rue Cortot, PARIS (XVIII.e)"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-04-01-c029", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-04_01#c029", "volume": "bmtnaai_1908-04_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.2.26", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.27", "debut_caractere": 473, "fin_caractere_exclue": 816, "texte": "LA TOISGN D'OR\n2.e ANNÉE\nOH SOUSCRIT à la Rédaction : MOSCO U, Norvinsky boulevard, maison\nRogo fine; PARIS, Union des artiste s russes, 25, boulevard Montparnasse; H.\nFLOURY, Boulevard des Capucines; HACHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nPrix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro: 6 frs. 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MARINETTI.\nI—'A nostra Rivista, considerando la poesia come elemento essenziale di ogni crea-\nzione letteraria, ha deciso di attribuire un premio di\nLire 3000\nad un Romanzo italiano inedito.\n1. — E lasciata ai concorrenti la più assoluta libertà circa il soggetto e il genere\ndel romanzo.\n,2. - Il romanzo premiato sarà pubblicato e diffuso per cura ed a spese di Poesia\nnelle proprie edizioni.\n3. - Sul guadagno netto che darà la vendita l'autore percepirà il 50 °|0.\n4. - Il resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi concorsi di Poesia.\n5. - Ogni manoscritto potrà essere firmato col nome o con un pseudonimo, e\ndovrà essere accompagnato dalla bolletta d' abbonamento 1907, oppure da\nquella 1908.\n6. Il prezzo d'abbonamento a Poesia è di L. 10 per l'Italia, 15 per l'estero, e deve\nessere mandato direttamente alla nostra Amministrazione (Via Senato 2,\nMilano) mediante cartolina vaglia.\n7- - La chiusura del Concorso, dato il grandissimo numero dei\nconcorrenti, e volendosi soddisfare alle loro insistenti ri-\nchieste, è stata prorogata al 30 agosto 1908.\nIL DIRETTORE"}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.3", "texte": "POESIA\nL'abbonamento a \"POESIA,, rimborsato\nL'abbonamento annuo a \"Poesia,, (Lire IO per l'Italia, 15 per l'Estero) è interamente rimborsato dai\ndoni seguenti :\n66 POE/SIA 99 esce regolarmente ogni mese.\nOgni numero costa in Italici Lire 1,— all'Estero 1,50\n\njL*9 K®ÌlÌO — Prima Parte: VERSO IL BALENO; romanzo di Paolo Buzzi, Vin-\ncitore del l.° Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) - Edizioni di \" POESIA „ L. 2,\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a\ncolori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia „ L. 2,\nParte Terza : VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia „ L. 2, -\nIJ.IO. O \"3JL1l~>O vdstto — versi di Enrico Cavacchioli, Vincitore del II.0 Con-\ncorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani) — Edizioni di \"Poesia,, 3*5®\nH3I.0-XXC50 aiHOf© — poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato\nsu carta di Fabriano) — Edizioni di \"Poesia,, • • • • L. 3,50\nC5rÌ.O VOl TX$T3lÌ PaSOOll — Studio critico di Emilio Zanette, Vincitore\ndel III.0 Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Ro-\nmani) — Edizioni di \"Poesia,, L- 3,50\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE:\nIl veroo 1.Ì13G1TO — studio critico di Gian Pietro Lucini (elegantissimo vo-\nlume di 500 pagine con acquaforte di Carlo Agazzi) — Edizioni di \" Poesia ,, . . L. 5,\nLe concliiglie d'oro — liriche di Paolo Buzzi (elegantissimo volume\nin carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia,, . • • • • • . L. 3,\nranocclli© turchine — liriche di Enrico Cavacchioli\n(elegantissimo volume in carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia „ . • • . L. 3,"}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.4", "texte": "POESIA\n\nMARINETTI A TRIESTE\n\nF. T. MARINETTI\n\nIl saluto della Stampa Italiana\nDal Piccolo:\n«\nLo scrittore che lunedì sera reciterà\nversi francesi nella sala della Filarmonico-\nDrammatica fu per molti anni chiamato dagli\namici, con poco buon servigio, « il poeta\nfranco-italiano ». Se si fosse detto l'uomo,\npazienza ! Italiano d'origine, francese di edu-\ncazione, milanese di elezione, cosmopolita\ndi gusti, F. T. Marinetti può passare per\nfranco-italiano e per altro ancora. Ma il buon\nletterato non ha che una nazionalità sola, e\na non chiamare il Marinetti uno scrittore\nfrancese , gli si fa torto : pubblica a Pa-\nrigi; vive spiritualmente — ancorché abbia\nun temperamento suo, e quindi un'indipen-\ndenza — nella cerchia d'idee della lette-\nratura simbolista ; è dai confratelli francesi\nlodato per la precisione, per il colorito, per\nl'opulenza del linguaggio nel quale costringe\nuna fantasia che sembra irrefrenabile. Dunque?\nDunque noi conosceremo lunedì un artista\nche agita bensì la giovane letteratura italiana,\nma un artista francese, un artista che porta\nil fremito di Parigi. L'ultimo fremito, inten-\ndiamoci. Sotto questo aspetto, il Marinetti è\nintransigente: verso libero, ardimento d'ima-\ngini, scoppi di metafore come razzi, diritto\ndella poesia a dir tutto, diritto dell'onda\nlirica a soverchiare tutti gli argini delle vec-\nchie forme: braccia aperte a tutte le libertà.\nQuesta concezione anarchica della letteratura,\ncome è sempre la debolezza dei deboli, così\npuò essere la forza dei forti. Il Marinetti lo\nprova. Nel suo poema cosmico La conquète\ndes étoiles (La conquista delle stelle) — e non\nda burla, poiché si tratta proprio d'una vee-\nmente e appassionata guerra tra gli elementi\n— egli prova che la pensava a modo suo anche\nVictor Hugo: la poesia, incalzante, inventiva\nimaginazione del discepolo fa ricordare quella\ndel vecchio maestro. L'indole visionaria del\nsuo idealismo dà un carattere umano a tutta\nla natura: essa sente, pensa, soffre, delira\ncome il poeta vuole. E' la sua imagine, la\nsua scena interiore, il suo mondo : è plastica;\negli la raffigura a suo talento; oggi epica,\nnella Conquète des étoiles ; domani tragica e\ngrottesca, nel Roi Bombance. Questo è certo\nuno dei più curiosi libri apparsi da qualche\nanno, e, nella sua energica volontà di spin-\ngere l'imaginazione fino agli estremi confini,\nuno dei più potenti. E' l'eterno conflitto so-\nciale, la lotta dei grassi e dei magri, veduta\ncon feroce occhio pessimistico. A Re Goz-\nzoviglia che si infarcisce fino al vomito si\ncontrappone, livido, clamoroso, insaziabile,\nil magro gigante che vocifera alla porta della\nsua reggia e conduce la folla degli affamati :\nStomaco-vuoto, il tribuno dell' uguaglianza\nintestinale. Tre cucinieri ribelli della pan-\nciuta monarchia, messo bel bello Re Gozzo-\nviglia fuor della porta, illudono la spettrale\nmoltitudine, accampata con occhi avidi in-\ntorno al castello, promettendole una enorme\npasciona alla quale tutti si satolleranno. Re\nGozzoviglia muore di inedia nell'aspettare;\nma gli stomachi vuoti, che sono i più resi-\nstenti, accedono finalmente all'agape ban-\ndita. Irrisoria agape : non ne basta per nes-\nsuno! I convitati finiscono col mangiarsi l'un\nl'altro. Ogni uomo ne ingoia un altro; chi\nnon ha un uomo vivo da ingoiare, ingoia\nun cadavere. E poi?... E poi l'umanità rico-\nmincia tal quale. Ciascuno rende per la bocca\nil pasto enorme che non può digerire. E'\nuna tragedia di ventraie tumefatte, di sieste\naccascianti, di masticazione, di borborigmi.\nCiascuno esalta con mille voci il buon odore\ndegli intingoli : e impallidisce solo quando\nfiuta nell'aria l'alito pestilenziale che si leva\ndagli stagni dove risiede Santa Putredine, la\ndivinità del luogo: Santa Putredine che viene\na satollarsi a sua volta dell'umanità maciul-\nlata dai denti e corrosa dai vermi, per rispu-\ntarla poi nella vita e mantenerla mercè il\ntepore fecondante della sua mefite. Tragedia\ncanina ed accanita ; riempie di stupore per\nla sua ferocia satirica e per il fiotto violento\ndella sua fantasia, riempie di maggior stu-\npore per la forza del poeta nel mantenere\nuna vitalità scenica intensa e-gagliarda a\nquesto vario e ostinato spettacolo della divo-\nrazione universale. Dicono che a Parigi si\nvoglia rappresentarla fra breve. Enormi simu-\nlacri di cartone raffigureranno gli uomini\nobesi che hanno ingoiato altri uomini. Qua-\nlunque sia il destino di quest'orgia tragica,\nRoi Bombance, re delle mense, ha procacciato\nal suo autore un posto alla mensa della ce-\nlebrità. F. T. Marinetti è ormai una delle\npersone interessanti della letteratura mo-\nderna : e come tale il pubblico della Filar-\nmonica lo aspetta.\nDall' Indipendente :\nIl poeta italo-francese F. T. Marinetti fra\npoco sarà fra noi a svolgere un eletto pro-\ngramma di poesia. Il nostro giornale già ne\nannunziò la venuta, e pubblicò la relazione\ndi un colloquio che un giornalista del regno\nebbe col poeta, sì che di questi già i let-\nlettori hanno un'idea. Sanno che il poeta è\nun gentiluomo che vive in aristocratico am-\nbiente, che è uno dei rarissimi appassionati\ndell'arte che possegga tutti i mezzi di sod-\ndisfare alla sua passione con vantaggio del-\nl'arte non solo, ma di tutta una schiera di\ngiovani artisti che si stringono alla sua ban-\ndiera.\nPochi a Trieste conoscono la poesia del\nMarinetti, poiché la poesia in generale, per\nquanto ne ribocchino le riviste letterarie e"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.5", "texte": "POESIA\n\nle vetrine dei librai, è, pei cittadini d'ogni\ncittà, per la folla che si riversa nei teatri e\nalle conferenze e che la cronaca giornalistica\nsi fa un dovere di chiamare intellettuale,\nquando, nella sua maggioranza, basterebbe\nsemplicemente dire elegante... di fuori, la\npoesia, diciamo, è sempre una nebulosa. E'\nanche, per moltissimi, una cosa intollerabile,\ne non pochi intelligenti ostentano con una\ngioia che sa meravigliosamente, passatemi\nil modo avverbiale eterodosso, di rancore,\nla loro ottusità pei versi e per tutto quanto\nsi vesta di poetica immaginazione.\nIl che non toglie che questi tali accorrano\ni primi quando un nome di poeta metta un\nnimbo intorno a una cattedra, e dieno ver-\ndetto consenziente quando quelli che sen-\ntono la musica degli accenti e la bellezza\ndelle figurazioni ideali applaudiscono a cuore\naperto ai versi da cui son deliziati.\nMa tornando alla poesia del Marinetti, essa\nè meno d'ogni altra accessibile. Nel breve\nlimite che un giornale politico, per quanto\nsovente generoso al possibile, può assentire\nall'articolo letterario, proviamoci a dire del-\nl'opera poetica onde la fama che brillò sul\nnome del poeta giovanissimo s'accrebbe e\nne fece una autorevole personalità.\nLa Conquéte des étoiles è una potente sin-\nfonia di suoni e di colori che trasporta nel-\nl'impeto vertiginoso e abbarbaglia il lettore.\nUna selvaggia magnificenza, un'irruenza e\nun'ampiezza tale di visione che, nel seguirla,\nla mente n'è sopraffatta e si perde. L'orrore\ndell'oceano in ira, una lunga ira implacabile,\npuò suggerire alla mente ardente d'un poeta,\nd'un ben giovane e fiero poeta, tanta sor-\nprendente vastità d'immagini.\nLe onde immense, le onde antiche, i ve-\nterani del mare sovrano, dalle candide barbe\ndi spuma, si sollevano, lanciando un loro\nselvaggio canto di guerra dal ritornello stri-\ndente, formidabile. Si credono irrisi dalle\nstelle dell'alto e ne giurano lo sterminio.\nIl poeta le vede prepararsi alla battaglia,\nfremere, agitare groppe bituminose, sollevare\nle spalle che sembrano montagne, poi, a\ntratti, stanche, ripiombare, con suono di cam-\npane, con pesantezze d'ippopotami, mentre\nal largo, la Disperazione delle solitudini\nschiaccia il mare ingombro di cenere e di\nschiume, simile a un cimitero di cui crol-\nlassero le tombe verdeggianti.\nQueste, pallidamente riflesse nella miascialba\nrapida prosa, le immagini che aprono l'epico\npoema. Il quale si svolge in un continuo\ncrescere di vigore di musica e di tinte. Dopo\nla breve sosta notturna, all'alba livida gli\neserciti ondosi riprendono i preparativi di\noffesa. Il sole sta per sorgere sul campo di\nbattaglia. Un'armata di demoni par scatenata\ndal fondo degli abissi. Va il vento a pascoli\nignoti col suo gregge di cicloni. I cicloni\npossenti, che lanceranno contro le stelle sog-\nghignanti e perfide i più terribili proiettili\ndel mare: i cadaveri pietrificati degli amanti\ndelle stelle, i cadaveri che l'abisso conserva\nnel suo seno.\nAh, dice il poeta a questo punto, i sa-\npienti negano che l'abisso racchiuda e serbi\ni cadaveri pietrificati. Questi imputridiscono\ne si dissolvono. Che importa ciò che dicono\ni sapienti? I loro sillogismi vecchi e vani\ndanzano sgraziatamente intorno alle Verità\npicciolette e azzurre, alle verità che tremano\ndi spavento quando un sapiente le tocca, e\nspariscono per incanto lasciando i propri veli\nd'oro nelle loro mani feroci.\nMa io non ho che accennato al principio\ndel poema e debbo finire. Forse il poeta\nverrà a leggere egli stesso alcuno de' suoi\nquadri abbaglianti.\nChi vuol avere esatta idea di questa gran-\ndiosa fantasia di un conflitto tra il mare e\nil cielo, cerchi il volume e vi troverà tesori\ndi bellezza.\nBellezza descrittiva: così la ridda dei venti,\nla Notte, patrona dei naufraghi, formidabile\nicona d'ebano, madre dei suicidi e dei geni;\nla terribile cavalcata alia morte d'un esercito\nd'onde, indomite cavalle sferrantisi nell'abisso,\nincalzate da file sempre nuove sopravvenienti\nalla stessa sorte; pagina concitata e superba,\nche fa pensare a quella di Victor Hugo, nei\nMiserabili, alla distruzione del corpo d'armata\nnapoleonico, precipitato per tradimento o\ndestino al proprio suicidio nell'abisso. Bel-\nlezza di sentimento poetico, poiché infine è\nl'oppressione e l'ebbrezza e lo slancio del\nsogno che dà vita al poema. Quando la gran\nbattaglia è finita, spente le stelle dalla furia\ndel mare e il mare pacificato dal silenzio e\nacchetato il gran cuore della notte nelle\ncarezze di un'alba lontana dal mondo, il\npoeta errando *fra le roccie che sembrano\nindolorite, per le sabbie lungo i flutti irrigi-\nditi dalle tenebre, scorge un'onda pesante\nche trascina verso la spiaggia una stella fe-\nrita, morente, umida e verdastra fra una\ncapellatura d'alghe. Le sue pupille d'ombra\nglauca implorano l'ignoto. Coricato su la\nsabbia il poeta cerca la stella con le sue\nlabbra. E' la stella del suo sogno,\nPiucotisolable Étoile de son Rève !\nTale il poeta dalla fantasia esuberante, com-\nplessa, dall'originalissima forza del verso,\ndalla cui voce viva udranno i triestini privi-\nlegiati (e perchè non anche il gran pubblico\nall'Università popolare? Forse; non è detto\ndi no...) saggi della novissima poesia. E\nparrà strana e difficile certamente ai molti.\nCosì un tempo la musica wagneriana; così\nun tempo i metri barbari del Carducci. Oggi\nson wagneriani e carducciani anche quelli\nche mencf capiscono.\nDal Gazzettino:\nCome abbiamo ieri annunziato, il poeta\nF. T. Marinetti è arrivato a Trieste, dove\nle più elette personalità lo hanno ricevuto\ncon quella simpatia e devozione che meritano\ngli uomini ascendenti — fra mille lotte — il\nmonte della vera gloria. E domani sera, nel\nmagnifico salone della Filarmonica, egli evo-\ncherà alle intelligenze nostre i grandi della\npoesia francese, non solo, ma dirà versi de'\nsuoi poemi La Conquète des Etoiles e De-\nstruction.\nF. T. Marinetti appartiene a quel... pur-\ntroppo ristretto gruppo di poeti che hanno\nraggiunto una colossale notorietà, mercè il\nfascino immediato che le loro produzioni\nesercitano sui lettori. Quando scrisse, venti-\nquattrenne appena, la Conquéte des Etoiles,\nla magnificenza delle sue immagini, la bellezza\ndei suoi versi, la.potenza delle sue sensazioni\ngli meritarono quel grido di entusiasmo lette-\nrario che si riversò sui principali fogli italiani\ne le più autorevoli riviste.\nIl nome di F. T. Marinetti varcò ogni\nfrontiera: venne discusso come si può di-\nscutere un arrivatissimo, e non si erano an-\ncora affievoliti gli echi di tanto successo che\nun altro poema arditissimo -- Destruction —\nfece comprendere che in quel giovane poeta\ndall'apparenza di allegro studente, dal sor-\nriso cordiale, si nascondeva un' anima di\ngrande, una fantasia strapotente, un a men-\ntalità preparata a qualunque battaglia. E la\nbattaglia ingaggiò tosto F. T. Marinetti, lan-\nciando la rivista Poesia, che più di una pub-\nblicazione divenne il simbolo della nuova ge-\nnerazione di poeti italiani, francesi, inglesi,\ntedeschi, rumeni, giapponesi.\nTutto il mondo intellettuale si accorse di\navere un capo, ed uno di quei capi che non\nhanno paure perchè agguerriti da passate\ne recenti vittorie. E il direttore di Poesia,\ncome a dimostrare che sul Parnaso si possa\nstrenuamente lavorare, ecco presentare a' suoi\nammiratori e alla folla la tragedia in quattro\natti Le Roi Bombance. Il nuovo lavoro destò im-\nmenso rumore, forse più dei passati, e tutta\nParigi acclamò il nuovo trageda e chiese —\na gran voce — la rappresentazione della con-\ncezione teatrale Marinettiana."}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.6", "texte": "POESIA\n\nDall' Indipendente i\nStamane, col celere dell' Italia, è arrivato\nnella nostra città l'illustre poeta F. T. Ma-\nrinetti, il direttore della celebre rivista Poesia,\n1' autorevole articolista politico del Gii Blas\ndi Parigi. F. T. Marinetti è sceso all'Hotel\nde la Ville.\nLuciano Molinari prima, poi Elda Gianelli,\nin queste colonne, hanno tratteggiato la per-\nsona e l'opera del poeta italo-francese, che\nlunedì sera — nella sala della Filarmonica —\ndirà versi di Hugo, Baudelaire, Verlaine,\nMallarmé, Gustave Kahn, Maeterlinck, Rim-\nbaud, Moréas, Paul Fort, Verhaeren, Régnier,\nVielé-Griffin, Catulle Mendès, la Comtesse\nde Noailles, Stuart Merrill ed alcuni brani\ndelle sue opere.\nVissuto per molti anni nei cenacoli intel-\nlettuali parigini, a contatto con le più grandi\npersonalità dell'arte, Marinetti si è conquistata\nla fama dedicando la sua vita a febbrile la-\nvoro di creatore di ammirabili opere di arte\npoetica, di prosatore forte, di capo di una ri-\nvista a cui collaborano le più alte genialità\ndel pensiero moderno. Chi lo vede per la\nprima volta, rimane affascinato per la squi-\nsitezza del suo tratto, per la sua modestia\nsenza pose, senza pretese, e per la conoscenza\nprofonda che egli ha di qualunque questione\nsociale che si agiti nella vita contemporanea\ne sulla quale — non di rado — scrive con\nspeciale competenza nelle colonne del Gii\nBlas. I successi ottenuti con la Co7iquéte des\nEtoiles, con Destruction e con più di cento\nodi, ballate, poemetti, pubblicati nelle più\ngrandi riviste, non lo legarono mai a quel\nsentimento, comune a molti, di queta com-\npiacenza dei propri allori e d'inattività.\nMarinetti, che non si dimentica mai di ap-\npartenere al mondo elegante, dove è ricerca-\ntissimo, ogni anno lancia alla critica un vo-\nlume che afferma sempre di più l'ingegno me-\nraviglioso del poeta : recentemente Roi Bom-\nbance, tragedia satirica in quattro atti, è stata\ngiudicata una delle cose più forti uscite da\npenna di moderno, e fra poco sarà rappre-\nsentata in quello stesso teatro parigino dove\n— se non erro — F. T. Marinetti vari anni\nor sono si rivelò mirabile dicitore di versi pro-\npri ed altrui.\nTale il simpatico gentiluomo che oggi ospita\nTrieste, dove certamente sarà ricevuto come\nvuole la cavalleresca tradizione della nostra\ncittà. Certamente su questa s'indugierà l'alta\nimmaginazione del poeta, e la riflessione dello\nscrittore politico che è alla vigilia di rappre-\nsentare un collegio politico lombardo alla\nCamera italiana.\nDes Grieux.\n\nIL MARE TRICOLORE\n(ESORDIO PATRIOTTICO DI F. T. MARINETTI)\nSignore e Signori,\n-Voi non ignorate certo che i poeti\nfurono e saranno sempre gli eterni\ninnamorati del mare. Essi si compiac-\nciono di descriverne le svariate bellezze,\ni lunghi sonni dorati sotto il sole, le\nestasi mistiche e i languori romantici\nsotto la luna, come pure le collere\nfùribonde contro le nubi arcigne e\ntestarde che vorrebbero imbavagliarlo.\nDall'alto delle scogliere di Biarritz,\nio vidi il sole nascere e morire sul-\nl'oceano Atlantico e lo vidi anche ago-\nnizzare disperatamente sulle torride\nspiaggie africane. Eppure, nessuno di\nquesti meravigliosi spettacoli potè re-\ncare al mio spirito l'esaltazione onde\nfui invaso, nel contemplare dall' alto\ndi Opcina il mare Adriatico, divinizzato\nda un tramonto stupendo che riper-\ncosse in me le sue luci con 1' impeto\nascensionale d'una aurora.\nIl cielo sembrava ebbro d'un en-\ntusiasmo indescrivibile, tutto infiam-\nmato come se fosse tinto dal river-\nbero di mille fucine di guerra, tutto\nrosso come se fosse tinto dai vapori\neroici di mille battaglie sanguinose. .\nLe nubi erano gonfie come le gote\ndegli Arcangeli che suonano la tuba\nnei grandi quadri dei primitivi.\nE il mare... ? Come descriverlo ?...\nIl mare — perdonate l'audacia di una\nmetafora troppo simbolistica —il mare\nera tricolore !...\nIo vi notai delle zone di seta verde,\nd'un bel verde di palme agitate dal\nvento sui bianchi spalti d'una città libe-\nrata dallo straniero... E v'erano anche\ndelle striscie rosse, del color voluttuoso\nche onora le labbra delle nostre belle\nitaliane...\nQuesto dolce mare tricolore en-\ntrava gloriosamente nel gran porto di\nTrieste ed anche nel mio cuore, men-\ntre il sole stemperava i suoi raggi\ndi porpora sul candore delle case e\nsul verde dei monti circostanti.\nIo invidiai allora la bella città che\nogni sera può inebriarsi così di quei\ncolori sublimi.\nFu quello un istante di commo-\nzione patriottica ed estetica che mi\ncompiaccio di ricordare fra voi, in\nquesta sala storica, memore di tante\nlotte generose, fra queste mura che\necheggiano ancora di voci eterna-\nmente care al nostro cuore italiano.\nPermettetemi di fare a questo pro-\nposito una dichiarazione preliminare\ndella massima importanza. Benché io\nm'appresti a declamarvi i versi dei\nmaggiori poeti francesi e alcune mie\npoesie anch'esse in lingua francese,\nsappiate che io sono italiano, nato di\nsangue e di nome italiano e mosso\nirrefrenabilmente da una sola ambi-\nzione: quella di onorare il nome d' I-\ntaliacol manifestarmi degnamente nella\npoesia francese, aggiungendo così i\nnostri tre bei colori alla ricca tavolozza\ndei grandi stilisti di Francia."}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.7", "texte": "POESIA\n\nLo strepitoso su«?sso\n«jelli coof?renz4\nDal Piccolo :\nLe signore fecero la folla, ierssra, alla\nFilarmonico-Drammatica; e se è vero che la\npoesia si libra, figura aerea, dinanzi al poeta,\npoche volte il poeta deve averla veduta sor-\ngere dinanzi a sè da una folla più ispiratrice.\nF. T. Marinetti aveva pronto per questa folla\nun suo caldo saluto, italianamente italiano :\nporta agli italiani la poesia di Francia, ma\ndovunque egli vada, e in Francia ancora,\nsua ambizione è portare un'anima italiana.\nScoppia il primo applauso. Il poeta, molto\nsmilzo, molto pallido, scolorito dai lumi che\ngli ardono dietro la testa e nell'aureola dei\nquali spiccano i suoi capelli diradati e s'ac-\ncendono, entra nella poesia per una porta\nsuperba: il Caino di Victor Hugo, la tre-\nmenda visione dell'occhio persecutore dal\nquale non è scampo nemmeno nella tomba.\nLa fremebonda pagina è, per la sua forza\nrappresentativa, quasi teatro: esige il grande\ntragico, che cavi, dalle sue voci e dai suoi\nsilenzi, disperazione, solennità e terrore con\ngrandezza plastica. Il Marinetti la dice con\nfoga, con nervosa forza, con eccitazione; ma\ni mezzi espressivi della suprema drammaticità\nnon sono in lui, poeta, e non attore. Victor\nHugo, lirico, è troppo drammaturgo; come\ntalvolta, drammaturgo, è troppo lirico. Ma\ngli succede Baudelaire : e qui il dicitore trova\nmodo di essere fine, squisito, elegantissimo\nnel prendere l'intonazione e nel mantenerla.\nA poco a poco, seduce il suo uditorio. Bau-\ndelaire mormora la sua terribile anima gla-\nciale e avida d'ardore; il suo ritmo fluisce\ncome quello di una vita che voli lontana.\nEsplode un superbo canto di Gustave Kahn,\nanelante e martellante negli elementi com-\nplessi dalla sua musicalità, che si risolvono\nin un'onda magnifica; e il dicitore, vinta\nogni commozione, impadronitosi dell'anima\nveemente del suo fratello d'arte, segue l'im-\npeto lirico con una voce che trova gli accenti\ninaspettati per finezza e vigore. Ma, meglio\ndi ogni altra poesia, il Marinetti disse le\ncose sue, gli squarci dalla Conquéte des\nétoiles e dal suo nuovo poema Destruction,\nrespiri amplissimi, interminabili, nei quali\nuna visione si dissolve nell'altra, e poi ritorna,\nrinnovata, trasfigurata, assunto un significato\npiù pieno e più alto, senza che sembri essersi\nallentata pur un istante la magica respira-\nzione, Il Marinetti è con tutto sè stesso,\ncorpo e spirito, nell'opera sua; trafelato,\nansante, lucida di sudore la faccia pallida,\nnuotante nell'espressione veemente dei poemi\na piene braccia, con gli occhi perduti, con\nla innervazione fino ai talloni che sembrano\nscattare dal suolo, lancia i suoi vasti versi\nnei quali ha messo la sfrenata passione degli\nelementi. La sua voce, che era sembrata\ndapprima aver poco colore, trova sonorità\nmaschie ed inflessioni sferzanti e sottili. Le\nimagini passano, come egli vuole, con la\nsuccessione vertiginosa dei contorni di nu-\nvole che si formano nell'uragano; imagini\nproiettate su ampi sfondi di cieli, e rivelate\ntalvolta dalla sola peregrina arditezza di\nun'associazione improvvisa di concetti, di\nun epiteto che trascende la materialità delle\ncose e ne cerca l'anima. Ultimo, nella serata\nrapida e intensa, un inno ali 'Automobile: la\nforza cantata dall'ebrezza, la velocità cantata\ndallo spasimo: drammatico anch'esso, per il\nvigore della sua rappresentazione del senti-\nmento della vita ; ma drammatico in altro\nmodo che non fosse la teatralità plastica e\ncomposta dei versi d'Ugo ; e di questa nuova\ndrammaticità impulsiva, traboccante dall'im-\nmediatezza delle sensazioni fisiopsichiche, il\nMarinetti è assoluto signore; la fa sentire\ncon energia, con impeto, con fascino. L'aria\nvibra degli staffilanti vocaboli tecnici, dai\nquali la poesia ha spremuto zampilli di nuovi\nsuoni; vibra dalle onomatopee che rendono\nil pulsare, l'esplodere continuo della mac-\nchina, la eccitazione dell'animo umano cre-\nscente fino al delirio, la follia dionisiaca\ndell'uomo che vola. Tutto si perde, come\nnell'aria, tra nembi di polvere, tra ultimi\nscocchi di scintille. Tutto tace. E' finito. Il\npoeta si riposa, tergendo il sudore, inchi-\nnandosi lentamente alla folla, che ha applau-\ndito sempre più forte, che ora applaude for-\ntissimo, e lo richiama alla cattedra, ed è\ntriste perchè tutto è finito.\nSilvio Benco.\nDall' Indipendente :\nTra il fine pubblico che affollava la sala\ne il fine poeta corse sùbita, immediata sim-\npatia ; dopo l'esordio la simpatia era calda\ncomunione di sentimento. Prima di recitare\nversi francesi, il poeta volle rivelare schietta\nla sua anima d'italiano: quell'anima che non\naveva potuto non sentirsi esaltare dall'atmo-\nsfera di italianità che s'effonde dal cuore\ndella terra nostra, e s'espande sul nostro\nmare, e dà colore, il suo colore, alle cose,\ne vibra da per tutto.\nEra stato a Opcina il Marinetti ; e il poeta\nitaliano aveva sentito la meraviglia della\nvisione impareggiabile che da lassù s'apriva\na' suoi occhi, all'ora del tramonto: la città\nbianca, baciata dal mare, abbracciata dai\ncolli verdi, nella gloria rossa del sole mo-\nrente; anche nella natura l'accordo perfetto\ndi colori : il tricolore.\nLa calda parola del Marinetti si diffondeva\nin quel pubblico abbellito di leggiadria fem-\nminile, cercava i cuori, li trovava pieni e\navidi di quella sentimentalità che la ispirava.\nE quando tacque un irrefrenabile impeto di\ngratitudine e di entusiasmò lanciò l'anima\ndel pubblico verso l'anima del poeta: l'ap-\nplauso pareva non volere, non dover finire.\nAveva detto ancora il Marinetti, come es-\nsendo egli di nascita, di nome, di conscienza,\nitaliano avesse dedicato il suo ingegno poe-\ntico alla letteratura francese perchè l'italianità\navesse, pur nell'arte moderna di Francia,\nespressione.\nEd è veramente un nobile contributo di\nbellezza ch'egli reca a quell'arte : contributo\ndi cui gli italiani possono essere invidiosi\ned alteri.\nPoeta essenzialmente moderno, insofferente\ndi pastoie scolastiche e di dogmi di chie-\nsuole letterarie nuove, il Marinetti ha un\ntemperamento lirico esuberante, facile a ee-\ndere, se si vuole, ma non a trasmodare, senza\nlimiti e senza freni. La sua lirica s'avvortica\nviolenta, schiumeggiante, ma s'impernia a un\npensiero saldo fermo incrollabile. Con tutte\nle sue intemperanze e forse anche per queste\nil Marinetti porta nella letteratura moderna\nuna personalità troppo interessante, perchè\npossa essere data in poche righe di giornale.\nPer la qual cosa, del poeta mi sarà caro par-\nlare in futuro, dopo più meditata lettura\ndell'opera sua. Il dicitore di versi è finissimo;\ne tale qual meglio non si potrebbe desiderare\nnè immaginare. La michelangiolesca visione\ndel rimorso di Caino di Victor Hugo venne\nevocata dalla voce e dal gesto sobrio e scul-\ntorio del Marinetti meravigliosamente.\nUna voce, la sua, piena del pensiero e\ndel sentimento della poesia che dice ; atta a\ndare impressioni di terribilità, atta ad am-\nmorbidirsi in soavità d'amore, e a farsi vee-\nmente di passione, e a brusiare lieve come\nil fremere di una mattinata di primavera ; a\ndare i più delicati e i più violenti chiaro-\nscuri; a farsi sonora e larga come l'onda\ndel mare; e a divenire epica dopo essere\nstata perfidamente morbida ; atta a dare in-\nsomma piena e perfetta la poesia di Victor\nHugo e del Baudelaire, del Kahn e del Ver-\nlaine e d'altri della moderna letteratura fran-\ncese e la sua. Poiché egli recitò infine brani\ndei suoi poemi Destructioìi e La conquète des"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.8", "texte": "POESIA\n\nétoiles, chiudendo la serata con il suo inno\nall' Automobile. Egli recitò i versi onomato-\npeici in modo inimitabile, e con la loro ra-\npina trasse l'uditorio all'entusiasmo.\nL'ora piacevolissima si chiuse in un fra-\ngore d'applausi interminabile.\nFabbro.\nUn terzo banchetto *1 poetai\nDal Gazzettino:\nF. T. Marinetti — che parte domattina per\nMilano — è stato ieri a visitare Parenzo in\nun yacht offertogli dalla cortesia del dottore\nFerruccio Cimadori.\nA Porto Rose gli venne offerta una son-\ntuosa colazione durante la quale regnò la\nmassima cordialità.\nIeri serà F. T. Marinetti fu ospite in una\nsala della Città di Pareìizo da un gruppo di\nsuoi profondi estimatori con a capo il dottore\nErnesto Spadoni. Il poeta fu festeggiatissimo,\ne accolto da applausi frenetici quando declamò\nLe démon de la vitesse e brindò alla realiz-\nzazione dei nostri ideali\nErnesto Spadoni pronunziò un magnifico\ndiscorso ispirato ai più alti sentimenti e di\naugurio che Marinetti non solo poeta, ma\nanima veramente italiana continui ad amare\nTrieste e la evochi dove è bene sia sempre\nevocata. Seguì Carlo Banelli che commosse\nl'uditorio con magnifiche evocazioni, destando\nforte impressione in Marinetti che volle strin-\ngergli affettuosamente la mano. Infine Cesare\nMansueti pronunziò efficaci parole di saluto\nal suo illustre amico che ha alto ingegno e\ncuore grande, e disse che F. T. Marinetti\na Parigi e a Roma, nella politica e nella\npoesia, saprà ricordarsi dei voti della miglior\nparte di Trieste.\nDal Piccolo:\nIl maltempo volle che, invitato dal dottore\nFerruccio Cimadori ad una gita nel golfo e\nalla visita delle vicine città istriane, si go-\ndesse un superbo spettacolo di mare scon-\nvolto, ma non potesse sbarcare che a Por-\ntorose, dove fu offerta la colazione. Nel po-\nmeriggio il poeta e i suoi compagni, fra i\nquali alcuni colleghi della stampa e l'avv. Do-\nmenico Fragiacomo, si portarono in car-\nrozza a Pirano. Visitata la città, la comitiva\nsi imbarcò sul Pluto per il ritorno, e a di-\nspetto del rabbioso mare, fu una giornata\nfelice.\nDall' Indipendente :\nF. T. Marinetti dopo una colazione offer-\ntagli dal dott. Cimadori è stato ospite alla\nFilarmonica. Ieri sera fu invitato a pranzo\ndai maggiorenti di Trieste all'Hotel Buon\nPastore, ed in suo onore sappiamo che si\nsono organizzate varie gite. Oggi gli sarà\nofferto un sontuoso banchetto dalla redazione\ndell'Indipendente. Il poeta, che è sceso al-\nl'Hotel de la Ville, si fermerà a Trieste fino\nal giorno 12. Poi andrà direttamente a Parigi.\n\nFRATELLI TREVES, EDITORI - MILANO\n%\n\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE:\nRE BALDORIA\nTraduzione italiana di \"LE ROI BOMBANCE „\nTRAGÈDIE SATIRIQUE\nDE\nF. T. MARINETTI"}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.9", "texte": "POESIA\n\nA STUART MERRILL\n\nUn nuage de pourpre et d'ocre\nImagé de dragons bleus\nS'élève de votre àme extatique,\nUn nuage pareil au brouillard monotone\nOdorant et pensif\nQui rampe sous le toit des maisons de fumèe\nA Hong-Kong....\nVotre oeuvre a les zig-zags sournois, multicolores,\nDes ruelles chinoises dont le pavé montant\nSubmerge les boutiques et leurs portes gloutonnes\nObliquement ouvertes comme des trappes\nOù les grèles automates affamés d'infini\nDisparaissent. . .\nVos vers sont ciselés avec délicatesse,\nJolis, tintants,\nEt tout remplis d'un apaisant bonheui immense,\nComme ces pipes minuscules ourlées de jade\nAu long tuyau de bambou serti d'or.\nVos pensées sont pareilles aux bàtonnets d'opium\nQui brùlent sourdement en dégageant l'oubli,\nTandis que la torpeur de l'au-delà\nEcrase les fumeurs accroupis sur leurs nattes,\nSous le lent crépuscule de la vie inutile.\nOh! rien qu'un souvenir de clarté souffreteuse\nQui lentement pénétre à travers la fumèe\nDe très loin, de là-haut, où meurt une fenètre\nPale ! ..\n\n(Disegno di E. SACCHETTI"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.10", "texte": "POESIA\n\nMais cependant le coeur des fumeurs assoupis\nS'est largement ouvert\nA la ruée farouche des fantómes dansants\nEn tumulte, en furie, et pressés de courir,\nDe gravir les nerfs comme des échelles,\nEnfilant les couloirs des artères profondes,\nVers le cerveau aux grands miradors éblouis,\nJusqu'aux cheveux, fines épées brandies par la terreur\nContre le voi furibond de la nuit. . .\nDans le coeur des fumeurs se déchaìne en silence\nLe plus retentissant des combats,\nQue rois, bouffons, magots, et guerriers ivres-morts\nSe livrent à loisir avec monotonie.\nCar le coeur des fumeurs est plus grand qu'un palais\nSoudain jailli de la baguette d'un sorcier !\nDes fantómes armés y vont fauchant les tètes\nD'un million de fantómes, parmi les feux crochus\nDes miroirs engloutisseurs,\nQui les absorbent et tour à tour\nLes multiplient à l'infini...\nCe sont des rois jaloux, le bras leve, que l'on revoit\nCent fois, de toutes parts,\nFigés devant la bouche ardente de la Reine.\nOù se colle cent fois la bouche d'un beau page.\nOr, vous m'avez conduit placidement\nDe strophe en strophe, ò grand poète,\nPar les zig-zags sournois, multicolores de vos vers,\nDans le retrait pervers de votre àme asiatique!\nJe vous suis du regard tandis que vous glissez\nAvec une lenteur soyeuse et passionnée,\nActivant les charbons des pipes odorantes\nGomme on allume un vers d'une épithète ardente,\nPrécieuse, mignonne et cependant chargée\nD'Eternité !...\n\nF. T. Marinetti.\n\nPOESIA ha pubblicato i medaglioni di G. Carducci, G. Pascoli, della Comtesse de Noailles, di\nG. Marradi, Gustave Kahn, A. Colautti, Henri de\nFort, Ada Negri, Francis Jammes, Gian Pietro Lucin\nCamille Mauclair, Edmondo De Amicis.\nPOESIA pubblicherà i medaglioni di Jean Moré\nCatulle Mendès,L. Tailhade, Léon Dierx, Jean Dor\nA. Mockel, Saint=Pol=Roux, P. Claudel, A. De Bosis, V. Aganoor, F. Chiesa, D. Tu ni iati, ti. Vacaresco,\nA. C. Swinburne, Arthur Symons, W. C. Yeats, Fr\nRuben Dario, Rapi sardi, Stecchetti, Angiolo Orvieto,\nGaeta, Di Giacomo, C. Pascarella, G. A. Cesareo,\nTrilussa, G. Bertacchi."}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.11", "texte": "LES ROSES S'EFFEUILLENT\n\nLes roses ont chanté dans le cornet de verre\nLe chant du cygne de leur parfum. Elles se meurent\nLentement, fleur à fleur et pétale à pétale\nComme des gouttes de sang divin ou de vin\nEscarbouclé de braises au chaud soleil d'été.\nComme les vers dorés des lèvres des devins\nTombent comme des morts aux vasques de l'oubli,\nLes corps écartelés des foses sur la gemme pale\nDu plateau transparent se dispersent et meurent.\nEt le parfum profond dans le jour sans échos\nS'éteint et se profane et se mèle au coeur chaud\nDe la lumière qui danse au soleil du silence\nParmi le lourd aprés-midi.\nAinsi la fleur sans nombre aux jardins d'univers\nApparait un instant et se fané, agonise\nAyant donne l'aurore au passant, la couleur\nA la douleur, la chanson rose à l'àme grise,\nL'illusion du printemps aux lampes de l'hiver."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.12", "texte": "POESIA\n\nAinsi la fleur sans nombre, la frèle messagère\nDes baisers séparés par 1' ombre et la distance\nA déguisé pour un moment 1' espace immensé\nPlein d'Isis déserte qui pleure et désespère.\nOn l'a brochée toute vive au manteau du néant,\nAux parures mobiles et fugaces du vent,\nEt son fard ingénu a fleuri le squelette\nDe T hydre morne aux chansons d'alouette\nDu grand demain sans nombre, où s'endort en rèvant\nLe malheur aux doigts morts, le grand malheur, le Temps.\n&\nGomme les roses au coeur violent\nQue je baise dans les cheveux\nDe ma belle au rire éclatant,\nGomme les roses en aveux\nQue je mettais à ses doigts blancs,\nComme les roses couleur de sang\nQue j'épinglais à sa poitrine,\nIl cesserà mon coeur défaillant\nDe battre à la beauté caline\nQu' elle jetait à la ravine\nDe ma vie au coeur violent\nEn neige de bouquets débordants.\nMon coeur aura froid. C' est 1' hiver\nBientót sur mon cceur et sur mes vers.\nLes feuilles d'or de l'automne\nCouronnent mon àme comme un front de roi.\nMais le chemin est plus étroit\nToujours où 1' amour s' étonne\nDe renaìtre en plus hauts flambois.\nLes cognées des minutes amères\nJonchent le sol des guis et des lierres\nEnroulant leur liane éphémère\nAutour de mes chènes aimants.\nMon coeur aura froid, mon cceur se taira,\nMais comme les roses qui s' effeuillent\nDans leur arome de pourpre et de deuil\nAh! qu' il chante encore une fois\nPlus vif et profond qu' autrefois\nLe rhythme de son hymne violent.\nAinsi, avant que le sommeil n' accoure\nDu fond de ses pavots aux sèves de velours\nClore le yeux des femmes et faire taire l'amour\nQui soulevait leurs flancs de soie,\nLeurs yeux ont un instant de lueur plus vive ;\nLe brasier de leur vie s'y mire dans l'eau vive\nEt le regret de mille baisers trop las\nPour éclore encore, étincelle et se déploie\nComme une caresse immense où sourit trop de joie.\nLes fleurs sont tombées de leurs mains une à une\nDans l'étang miroitant de pale clair de lune\nOù se rompt aux roseaux l'image du sommeil las,\nMais pour demain jaillir des limbes et chanter\nL' hymne opiniàtre et désespéré\nQui dame « ó mon amour, ton coeur ne mourra pas »\n\nGustave Kahn.\n\nNB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESIA ne publie que de l'inédit."}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.13", "texte": "POESIA\n\nLA DANZA SACRA\n\nPER LOIE FULLER.\nI.\nDanza nel nimbo elettrico, prescienza.\nNascon dei fiori insoliti sui veli:\nspuntan dell'ali candide; demenza?\nE i tuoi occhi, bellezza, dove celi?\nIl tuo corpo velato?... In una scienza;\nch'io non conosco ancora, tu riveli\nun possesso, o un desio? Oh, la clemenza\ndelle offerte tue mani! Ha nuovi cieli\nla tua pupilla, e questa ho solo scorta\nin un giro di veli, ora. E la bocca?\nNube cangiante, fatidico alone\ndismaga questa luna di passione,\nquesto corpo vivente ; apri la porta\nal mistero violento che trabocca !\nII.\nArcobaleno, volgiti; un serpente\ninnamorato e strano ai tuoi colori\nguizza, striscia, si sdraja in mille ardori\ndentro all'orbe settemplice e fremente.\nUna nube è passata lentamente,\nun braccio aderto dispensa tesori :\nsono li astri, le stelle, sono i cori\ncelesti e rutilanti intensamente.\nUna nube si chiude e s' inzaffira,\nBandiere rosse e sacre della gloria,\ne preghiere violacee della sera,\ne tramonti d'incendio, e una severa\npartecipazione a questa istoria\nd'una Silfide donna che delira.\nIII.\nIl Delirio? La Morte? Anche la vita,\ne l'estasi di un cuore ammaliato.\nQuesta luce policroma ha cantato\ntutti i prodigi della Ermafrodita —\nFemina-fior : s'allentano le dita\npetali piovon, neve, arrubinato\nliquore.... Sangue? Han qui sacrificato\nnella Messa d'amore una Tradita?\nE i profumi che salgon dalle membra,\nluce, profumi, nuvole, carezza ! ?\nDanza, conciliazione : ora, non sembra,\nch'ogni cosa si fondi nella brezza\nsuscitata dai veli e che discenda\nverde una sera sulla calma benda?\nIV.\nSta la benda: dal calice riappare,\nla testa, elevazione: ha sorvissuto\nal volo l'ostensorio, in un raggiare\ndi speranza e di fede, calmo e muto.\nDanza, incenso di nebbia ; va e scompare;\ndanza, gilio inquieto e imposseduto;\ndanza, fantasma delle notti rare,\ndanza, raggio di sol lucido e acuto.\nArcobaleno, carezza, saluto :\nper dove? Ahimè!... rimani! Oh, questa sete\ndelle tue labra ; oh, questo nuovo ajuto\na sfumar nelle tue nubi d'incenso!\nE il tuo corpo nascosto nelle sete?\nE il tuo torbido sesso audace e intenso ?"}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.14", "texte": "POESIA\n\nV.\nFuoco, prendimi e va nella magia\ndel tuo bacio superbo e struggitore.\nAmo morir nella fresca asfisia,\ndei veleni narcotici del fiore,\ngilio : e coi cigni cantar l'etisia\ndel viso bianco e del pallido cuore ;\no dissolvermi tutto all'armonia\nd'una ambigua bellezza di splendore;\n. . . . morir, morire,... : la tua danza anela\nalle ceneri grigie della fine.\nVibran le mani come una vivuola ;\nsi scoloran le labbra piccoline\ne mormorano estreme la parola:\n« Notte ! » L'enorme e buja si rivela.\n\nG. P. Lucini.\n\nPetit poème d'amour\nΤouny=Lerys.\nDe l'amour qui se meurt un autre doit renaìtre...\nPensez-vous en disant cela., ó mon amie,\nque l'ame ne soit pas comme le tronc du hètre\npar un seul coup de hache à tout jamais meurtrie?.\nPensez-vous que l'amour qui coule goutte à goutte,\ncomme la sève fuit du pauvre arbre abattu,\nne laisse dans le coeur qu'il n'animera plus\nla fìssure rougie où la mort prend sa route?...\nLes feuilles desséchées ne peuvent point renaìtre ;\nla mort entre en le lys que je viens de cueillir\npar la fente où la sève épanche tout son è tre...\nLes ames ou l'amour est mort doivent mourir."}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.15", "texte": "POESIA\n\nTRIPTYQUE\nDémétrìus J. Calogéropoulos.\n(POÈME GREC)\nI.\nL enfant aux cheveux blonds, rempli de rèves et de\ncìesirs, d espoirs et d'appétits, sans savoir d'où il est venu\net où il porte ses pas, indifférent à tous les changements\nJe. la fortune, fait en bondissant un accueil enthousiaste\nà la nouvelle année, qui lui apporte dan son sac des\njouets fantastiques. C'est en eux que l'enfant ingénu a\nmis toutes ses illusions.\nIl est anxieux en attendant 1 arrivée de la nouvelle\naiìnee. Il se plait a desirer de nouvelles étrennes et à\njouer à de nouveaux jeux.\nEt 1 annee passe sur son corps tendre comme une\ncaresse.\nII.\nLes dures vicissitudes de la vie ont assoupli son\ncorps. L enfant est devenu un homme. L'élan de l'esprit\naceti ise ses nerfsj son front s attriste à l'idée du présent\net aux angoisses de Tavenir. Si autrefois l'enfant rèvait\nde jouets à lapproche de l'année, l'homme ne voit plus\nque des épines sur le chemin de la vie et des dérnentis\na ses reveries. Les annees ont rapidement roulé dans\nle Néant, sans que l'enfant s'en rende compte. Sa che-\nvelure blonde s est assombrie et des poils blancs ont\nneigé sur ses tempes.\nil souffre de ce qu'une nouyelle année a déployé\nses ailes, car elle lui apporte dans son sac des dégoùts\net des amertumes.\nEt 1 annee passe autour de son corps mur, comme\nune menace.\nIII.\nLe vieillard aux cheveux blancs se blottit devant la\ncheminee qui flambé. C est a peine si son sang circule\nfrileusement dans ses veines. Ses pieds sont immobiles.\nUne barbe longue tombe sur sa poitrine affaiblie.\nLa nouvelle annee est venne et le vieillard se désole\nà son arrivée. Il n'y a plus de réyes, ni de désirs, ni\nd espoirs. Il ne connaitra jamais plus la lutte ardente et\ncruelle de la vie, qui donne de la force et du mouve-\nment, ni la terreur de Favenir.\nA minuit, quand la nouvelle année heurte aux portes\ndes maisons, le veillard se reveille; il est agite par un\ngrand trouble; il voit une fumèe d'encens se lever de\nson front ridé.\nLa nouvelle année porte pesamment dans son sac\nnoir un amas de linceuls.\nEt 1 année en passant Irappe et gifle brutalement\nson corps ruiné.\nATHÈNES.\nTrad,."}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.16", "texte": "POESIA\n\nA RACHILDE\nMarie Huot.\nà celle que Barrès surnomma MADEMOISELLE BAUDELAIRE\n« Emporte-moi, wagon ! »\nCH. BAUDELAIRE (Les Fleurs die mal)\n« Enlève-moi, frégate S »\nCH. BAUDELAIRE (Les Fleurs du mal)\nCourir vers un lointain, où nul ne vous attend,\nDans la clameur du fer hurlant son coeur nocturne,\nRoulant Partillerie et les tambours battant\nDe ce rapide qui m'emporte taciturne;\nFuyant le ciel aveugle et la terre au corps froid,\nToute à l'inconscient, dans cette àme qui feule,\nDe mon ètre allégé, vaporisé, mais roi\nDe l'espace et de la nuit vaste où je suis seule!\nÉtre atome en ce monstre aux cent voix d'hallali\nAspirer son sulfure au vent qui s'éparpille,\nS'abolir dans le rien, au puits ouaté d'oubli,\nÈtre un instinct beat avec de yeux de bilie!...\nEt demain, là-bas, sous le salut des palmiers,\nBiblique, n'ètre plus que la Ruth étonnée\nQui suit au fond du bleu l'envol noir des ramiers\nAvec le neutre émoi d'une rose bornée ;\nRien de plus pour l'ànier tatoué de Choubrah\nQue ce mystère vain; la fathime inconnue\nQui s'avance et qui passe, et jette sur son bras\nLa traine du hai'k battant sa jambe nue.\nI\nO berceuse des spleens et des neurasthénies,\nDont le coeur près du mien bat à coups de ressac,\nMer, qui plangores mes secrètes litanies,\nBalance ma torpeur dans ton vaste hamac !\nDéchaìne sur moi ta Neuvième symphonie,\nTes orgues, tes chevaux, ton soufflé ammoniac ;\nJe veux danser au bai de ton Oceanie\nAu chant des violons pleurant sur le tillac !...\nII\nAh ! chevaucher les flots avec des pieds de songe\nSur ce noir bucentaure aux ailes d'albatros,\nTraìnant derrière lui le serpent de sa longe\nEt meuglant dans l'embrun son cri rhinocéros,\nAu boum-boum des pistons, au tam-tam des turbines,\nAvec leurs éperons rouant comme un soleiì,\nLes fantastiques yeux des dragons de la Chine\nEt P escadron volant des monstres en éveil,\nNostalgique et suivant en moi des chansons vagues,\nComme ces voyageurs solitaires et doux\nQui vont, cceurs sans pays, derviches qui divaguent,\nVers un mystérieux et lointain Tombouctou !"}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.17", "texte": "POESIA\n\nAL INGENIOSO HIDALGO DON QUIJOTE\nEl Conde de Andino.\nCorazón de diamante\ncuerpo de acero,\nmente llena de encantos\ny poesia,\namante bueno y casto\nfeliz guerrero,\nespejo de la andante\ncaballeria ;\nA sombro de follones\ny malandrines,\nsol ante quien se apagan\ntantas estrellas,\nvencedor de gigantes\ny de malsines,\namparador de ninos\ny de doncellas :\nCon tu vieja armadura\nsucia y cascada,\ntu lanzón, tus bigotes\ny tu escudero,\nini vista te contempla\nmaravillada,\nme pareces un héroe\ndigno de Homero 1\nNi aquel Marqués de Màntua\ntan ponderado,\nni Roldàn valeroso,\nni Lanzarote,\nnadie, nadie en el mundo\ntan afamado,\nnadie alcanzó la altura\nde Don Quijote!\nFu generoso allento,\ntu amor profondo,\ntu vocacion sublime\ntu heroica sana,\neso no suele hallarse,\nya en este mundo,\neso no se concibe,\nmàs que en Espana.\nHablen por ti magnates\ny Emperadores,\nque en toda tu grandeza\nte contemplaron,\nPrincesas desvalidas\ny trovadores\nque des de luengas tierras\na ti llegaron.\nLa gran Micomicona\nque en ti confìa\nsu poder y su trono\nsu honra y sus fueros,\nDulcinea encantada\npor mano impìa\nMelisendra, la esposa\nde Don Gaiferos;\nE1 feroz vizcaino\ny Altisidora,\nDurandarte en su tumba\nciego de amores,\nBelerma su constante\nsu fiel senora,\ntodos para ti traigan\nlàuros y flores !\nUn soldado valiente\ncontò tu historia\ncon noble gentileza,\ncon gracia suma,\ny tal gloria le diste\ntu con tu gloria,\nque sombra luzo à su espada\nsu propia piuma.\nAunque insensato alguno\nde ti se ria,\naunque se burlen todos\nde tu flaqueza,\npregòn sera tu nombre\nde tu hidalguia\ntus locuras el timbre\nde tu nobleza.\nAùn viéndote en el polvo\nrodar vencido\npor canallesca furia\nque no perdona,\nmàsfgrande te contemplo\ntriste y caido,\nmàs digno me pareces\nde una corona.\nLlévete Clavileno\nraspando el aire,\ncon sombras y visiones\ntrabes campana,\ncada paladra tuya\nserà un donaire,\ncada mandoble tuyo\nserà una hazana.\nMal hizo el atrevido\nque su venganza\ntras el disco velando\nde bianca luna,\nembrazò una rodela\ny asiò una lanza\npara quebrar las alas\nde tu fortuna !\nAlguien hay todavia\nbuen caballero,\nque verte deseara\nfirme en la siila,\nalguien que echa de meno\ntu limpio acero\ntu intrepidez, tu instinto\ntu fè sencilla.\nEn su ciega carrera\nllegan los siglos\ncon ellos al par vienen\ntiempos aciagos,\ny hay que quitar de eu medio\nmuchos vestiglos,\nhay que echar de la tierra\nmuchos endriagos.\nSiempre habrà bajo el cielo\ntorpe injusticia,\nverdugos y tiranos\ndel mundo azotes.\nhorfandad y miseria,\ndolo y codicia....\nj Siempre han de liacernos falta\nmuchos Quijotes !"}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.18", "texte": "PO ESI A\n\nNotturno dell'abbaino\n\nI.\nVedono, a notte, tremolar di luce\nqualche finestra, gli umili e ristanno.\nForse un poeta ha ricamato il panno\nche l'immortali, e i suoi quaderni cuce;\npensano. E quel barlume li seduce\ncome richiamo ad un ignoto affanno.\nFoschi randagi, che staccar non sanno\ndai vetri l'occhio tormentoso e truce !\nCerto la notte ha suggerito un sogno,\nche avvinca ai lacci della sua malia\ni poeti ed i figli del bisogno ;\ne, ad ogni paria della vita amica,\ncenna lontano una comune via\na quei che veglia e a quegli che mendica.\nII.\nMa voi, che il tempo consacrate all'arte\nin un travaglio paziente e duro,\ninvan tentate l'ombre del futuro,\npallide fronti chine sulle carte.\nInvan sognate trepide, in disparte\ndal mondo e schive d'ogni sguardo impuro.\nDal vostro fato vi divide un muro\ne dal dolore, ch'é la vostra parte.\nVagabondi ideali, c'è uno spetro\ngiù, nella strada, che sa il vostro pianto\ne, se potesse, vi direbbe: Indietro!\nHa mani rosse e illude il suo martòro,\nebro, talvolta con un rosso canto.\nEppure, come voi, serba un tesoro.\nIII.\nSeppe sfidare impavido il destino ;\nsi cinse, a scudo, di un selvaggio aspetto\ne passo a passo col gagliardo petto\ne con le braccia si formò il cammino.\nNacque nell'ombra e non fu mai bambino,\nnon mai soggiacque ad un umano affetto,\ne rude e forte e virilmente eretto\nvinse. Ma dopo naufragò nel vino.\nNottambulo spettrale, or lo sospinge\nuna chimera, sorta dall'ebrezza ;\ne un mondo nuovo al suo pensier s'infinge.\nL'occhio suo torvo vede un avvenire\ndi luce. Passa come una carezza\nsopra quel volto, che sta per morire.\nIV.\nMa la lampada pia, che a te dispensa\ni propri raggi, o inseguitor di rime,\nnon ti dice la favola, che opprime\nquei che non siede alla comune mensa.\nNé ti dice qual gioia ricompensa\nla dappochezza, che non sai, sublime\nfanciullo, tu, cui sol la vita esprime\nl'ansia del sogno e la ricerca intensa.\nSull'ara sacra della tua gran fede\na brano a brano hai consacrato il cuore\ncon l'eroismo di colui che crede.\nLe care usanze antiche ora dimesse,\ndentro il tuo petto giovinezza muore.\nE tu sorridi, come se nascesse."}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.19", "texte": "POESIA\n\nV.\nForse fra poco tu alzerai la testa\nincanutita e guarderai d'attorno.\nLa notte fonda ti dirà che il giorno\ninvano attendi e che la vita è festa.\nL'anima tua, dal lungo sogno desta,\nrifuggirà dal vuoto suo soggiorno\ne penserà illudendosi a un ritorno\nverso il passato, e ne sarà più mesta.\nMa tu, che solo fra le genti stai,\ntentando invano un tuo sentier fiorito,\ne nella notte non riposi mai ;\napri i tuoi vetri e ti rivolgi a quello\nspetro, che guata verso te, e l'invito\ncennagli piano, chiamalo : Fratello !\n\nPierangelo Baratono.\n\nLA RENCONTRE\nHenry Spiess.\nÀ WALTER DE MAY.\nSur la plage, où le flot marin s'élance et glisse,\navec de lents soupirs et des cris sanglotants,\nla nuit règne, du fond des siècles et des temps,\ncar e'est l'heure et l'instant mauvais des maléfices.\nLe silence lunaire évoque, à l'infini,\nla crainte, la stupeur et la terreur des àmes,\net confond, en un seul appel qui ràle et brame,\nle pleur universel des fous et des bannis.\nMaleine aux yeux top grands, qui passait sur la grève,\nne sachant où courir ni vers quel horizon\nporter son cceur et dire enfili son oraison,\nMaleine a rencontré Celui qu' on voit en rèves.\nIl a surgi de l'ombre trouble; il a dressé\nson geste impérieux qui fauche et qui délivre;\net, désormais, les nuits et les jours vont se suivre\nsur la plage nocturne ou Maleine a passé.\nLe flot recouvrira son corps et la tourmente\nparmi l'écume et vers 1' oubli 1' emportera,\ntandis qu' au fond des nuits, d'autres, tendant les bras,\nréclameront, hélas en vain, la Mort clémente.\nEt peut-ètre qu' un soir, morne et le front courbé,\n1'Etranger lent qu'un dur et long remords accable,\ninvoquera Maleine en cherchant sur le sable\nla place où son destin terrestre a succombé."}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.20", "texte": "POESIA\n\nGLI AMMAZZATORI DI RANE\n\nFRAMMENTI DEL ROMANZO INEDITO \"SATURNO,,\nIl fanciullo usciva spesso col padre, a sfaticare fino allo stra-\npazzo; avvenendo talvolta che, per essere andati troppo lontano\ne su sentieri da capre, il pittore dovesse ricondurlo a cavalcioni\nsu le spalle. Ma ciò succedeva di rado. Rinaldo era forte. Placata\nla sua fame di giovine lupo, gli rinascevano sempre anima e\nmuscoli per compiere la giornata nei giuochi dei coetanei. Quelli\ni riscatti della sua indipendenza oppressa dal padre: i conforti\ndopo le ascensioni interminabili, dopo la noia delle lunghe ore che\ngli toccava passare sdraiato col ventre al sole, mentre colui ardeva\ndi febbre per le striscie di colore strappate alla sua tavolozza.\nSolo inorgogliva quando il padre, senza dir parola, senza accenno\na un tentennar del pensiero, se lo traeva dietro in certi ardimenti\nfolli di rampicatore, tra il fascino degli abissi : conosceva allora\ncome il padre e lui si misurassero da uguali, con la grande misura\nche va dalla vita alla morte. Ma quale avvilimento, altre volte, il\ncamminare per ore ed ore, a cadenza di passo, accanto a quel-\nl'uomo che non sapeva rompere il silenzio se non per dirgli in-\ncomprensibili cose di luce che era poesia e di poesia che era luce:\nmentre a Pippo dell'Annalena, e a Tonio, e al figlio del maestro\ndi scuola, era dato lanciar barchette per le gore e dichiarare\nguerra e sterminio alle ranocchie dell'abbeveratoio.\nLa guerra alle ranocchie dell' abbeveratoio! Aguzzar punte\ndi pertiche come spiedi, e aver le saccocce piene di sassi, e pronta\nla mano, e così salda la pazienza nel cuore che esso non si de-\ngnasse far sentire, nei lunghi agguati, il suo palpito: e credersi\nmolto lontano dalla propria vita e dalla propria età, molto più\nforte, avendo quasi intorno al capo l'illusorio nimbo delle avven-\nture straordinarie ! Essere celato dietro i cespugli, in quel divino\nromitaggio dell'anfiteatro naturale recinto di pietre, dove giaceva\nla grande pozza d'acqua, non visitata mai da anima viva, tranne\nla sera dai buoi di lavoro quando tornavano mugghiando dai\ncampi: scambiar rade parole a bassa voce, coi valorosi compagni:\nveder le macchie brune delle raganelle saltare come creature di\ngomma elastica nella melma che circondava lo stagno ; qualche\nrospo lubrico spiare tra i fili d'erba con un occhio da malefizio;\ni girini allargare quieti cerchi su la superficie dell'acqua impura:\nstrisciare, egli e i compagni, senza rumore, trattenendo il fiato,\nfino all'ultimo cerchio di cespugli : indi irrompere coi sassi, da\nquattro parti, tempestando su le vittime, impedendo le fughe,\ndisputando il destino alla preda che, smarrita la via del ritorno,\nridottasi al bosco, vi era finita dalle pertiche aguzze che si con-\nficcavano nel suolo attraverso le sue carni glutinose!... Che poteva\ndare di meglio la vita?\nImbronciato, stanco del tedioso cammino, a fianco del padre,\nRinaldo ricordava, e tutti i desideri lo portavano lontano.\nUn pomeriggio, compiuta una gesta contro gli abitatori del-\nl'abbeveratoio e fattane grande strage, i quattro fanciulli sedevano\nsul margine rupestre dello stagno, erranti ancora gli occhi sopra\nil limaccioso campo di battaglia a cercare 1' angoscia e il terrore\ndei superstiti acquattati. E Baldo, il figliuolo del maestro di scuola,\nuscì a dire ad un tratto :\n— Oggi, sapete, ho fatto questo giuoco con voi per l'ultima\nvolta.\nMeravigliati, gli chiesero:\n— Che novità è questa ? Che ti nasce ?\nE Baldo, ingegnandosi di tinger la voce di gravità virile e\ndi mistero :\n— La novità è che ho dodici anni !\nPer un momento l'abbeveratoio parve esalare fino a loro il\nsuo fumante silenzio. Sembrò che almanaccassero straordinarie\ncose per l'annunzio di quei dodici anni e per l'intima superbia\nche il ragazzo metteva nel comunicare il suo ritiro dal giuoco.\n— Ebbene — domandò Pippo, garzoncello vivace, il più\nroseo e il più lacero fra tutti — se tu hai dodici anni, sei forse\nun uomo ?\n— Questa mattina — disse Baldo, conservando il piglio di\nsussiego tenuto fino allora con apparente fortuna — papà mi\nchiamò a sè e mi disse : — Baldo, tu hai oggi dodici anni. Fi-\nnora io t'ho lasciato giuocare coi bambini, e ho chiuso un occhio\nse tu prolungavi i tuoi anni di scioperato; ma ormai sei un\npiccolo uomo e certe cose non vanno più bene alla tua età.\nMettiti al serio; lascia i giuochi; ripeti i tuoi studi; perchè fra\nqualche giorno tu verrai meco in città, ed io ti condurrò ai\nginnasio...\n— Al ginnasio !\n— Al ginnasio !\nDue gridi simultanei. Le ammirazioni di Pippo e di Rinaldo\nsi incrociarono sul capo del predestinato ad alte cose. Egli godeva\nl'effetto della parola, lanciata affettatamente come lo sputo dei\nbellimbusti, su la piazzuola del villaggio, il dì di chiesa. Solo"}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.21", "texte": "POESIA\n\nTonio scosse la testacela bonaria, splendente come oro di panoc-\nchia, tanto robusta insieme e tanto ingenua da farne al tempo\nstesso un giovinone precoce e un bambino tardivo.\n— Quante pretese per dodici anni ! — egli borbottò. — Sai\nquanti ne ho io che ti parlo ? Presto quattordici.\nFu una cannonata per Baldo; ma non si scosse; l'idea del\nginnasio dava alla sua vanità ben altro fumo!\n— Che tu ne abbia quattordici o venti, non mi riguarda. Io\ndico che oggi ho giuocato alla guerra per l'ultima volta ; d' ora\ninnanzi mi ricorderò che le rane sono creature del Signore, come\ndice papà quando le ascolta gracidare nel fossato. E basta.\nAbbassati gli occhi per modestia di dignità, si chiuse. Pippo\ne Rinaldo, più giovani d'un paio d'anni, dopo il primo senso di\nmiracolo si sentirono pure il cuore stretto, all'idea che egli più\nnon si sarebbe degnato di giuocare con loro. Da alcuni istanti\nBaldo, come lor superiore, era divenuto, per quanto in ogni su-\nperiorità vi è d'ostile, una specie di loro nemico. Con gli sguardi\nerranti su la sconsolata lastra dello stagno, pregna di un bruno\nterroso e di un vagolamento verdognolo da ammalarne 1' anima,\nRinaldo rifletteva su ciò che avea udito dal figliuolo del maestro\ndi scuola, e nel suo avvilito spirito andava congegnando una sorta\ndi chiosa che potesse distruggere gli argomenti di Baldo e rista-\nbilire fra loro l'uguaglianza. Naturalmente, ci doveva essere offesa:\nanzitutto per isfogo di cattivo sangue; poi perchè l'offesa ci pa-\nreggia almeno per un istante ai superbi.\n— Senti, Baldo — così Rinaldo iniziò il discorsetto. Se tu\nnel gioco della guerra non ci trovi più gusto, noi troveremo un\naltro che tenga la tua lancia, e diverrà un bravo ammazzatore di\nrane quanto te. Ma se è per tuo padre che non ti arrischi a\nvenire, scappa di casa come faccio io quando egli dipinge ! E\ndipinge meglio del tuo, sai : che non si sa — così dice il mio\nbabbo — se dipinga montagne o si eserciti a fare i falsi biglietti\ndi banca sopra una tela.\nE strizzò l'occhio e assottigliò la lima del labbro.\nAbbastanza discosti 1' uno dall'altro erano i quattro ragazzi\nparlando: al discorso di Rinaldo, in un baleno sparì la distanza\ntra il figliuolo del maestro di scuola e lui: quei gli fu addosso\nmisurandolo dall'alto, soffiandogli su la testa il suo fiato avvam,\npante; e : — Ripeti questo affare dei biglietti falsi ! — e — Se\nnon vuoi altro, babbo dice che tuo padre cerca far su la tela la\nfalsa moneta: e ride e ride — e giù uno zonfo dal pugno di\nBaldo, e — Chi credi tu il tuo babbo ? — e giù un altro, che\ntenea misurato, e, fra botta e botta; — Babbo è un grande pittore'\n— la voce stridula del fanciulletto, e avea una mano parata allo\nstomaco dell' avversario. — E' un orco ! Te lo dico io che è un\norco ! Sai che cosa è un orco ? Fattelo dire da mio padre e da\ntutto il villaggio se non è un orco !\nOgni punto fermo pareva dovesse esser pugno : indietreg-\ngiava Rinaldo, deciso, alla prima che ancor ne pigliasse, a sal-\ntargli all' orecchio e a fargli sangue. Prepotente nella vittoria,\nBaldo chiamava i neutri a fargli partito: — Ditelo voi, Pippo,\nTonio, se non è vero che tutti lo conoscono per orco ?\nRinaldo era loro molto caro: pur non ardirono Pippo e Tonio\nrinnegare la fama che correva di Massimo, Confermarono col\nsilenzio. — Lo vedi ? — tempestava il vincitore. — Egli è un\norco e — questo te lo dice mio padre — ti tiene come un piccolo\nasino. A nove anni, non sai nemmeno leggere... Va a dirgli grazie,\na tuo padre che non ti manda alla scuola !\nLe forze che Rinaldo raccoglieva per assalire il suo av-\nversario e rintuzzarne la spavalderia si disfecero a poco a poco\nsotto il rasoio di questi ultimi argomenti: scintillò l'occhio come\nper uragani di passione accorsi dall'anima: poi la testa si irrigidì\nfra le spalle, disdegnosa, un po' china, e a passi lenti egli si\nallontanò. Alle pertiche della batracomachia abbandonate al suolo\nvolse un ultimo sguardo. Battevano le palpebre per trattenere un\numidore indegno ; si inarcavano i garretti, cruciati di lor forza\numiliata; pendevano le mani, vuote e deluse; ed era nel fanciullo\nun sentimento cupo, quasi il mondo si fosse impoverito di una\nsua nobilissima essenza per la loro amicizia fatta a brani. Ombre\ndella sera chiazzavano ormai la mancante luce, tra contorni fumidi.\nI monti, in vesti rosee e crocee, vaporanti con indefesso ardore\nnella gamma del fuoco, facevano tra cima e cima un gioco magico\ncon fasci di baleni, per infondere negli uomini senso di lontananza\ne terrore di silenziosi incantesimi. Correvano i bassi raggi violetti\ne si ingorgavano nel fondo della valle, come se vi facesse vortice\nil dilagante fiume dell'oscurità. Il fanciullo si sentiva solo e piccino\nsu la via del villaggio. Gli doleva la coscienza. Era vero: non\nsapeva nemmeno leggere! Buon diritto di Baldo tiranneggiarlo e\nderiderlo : e più grande, per quell'avvilimento, il mistero dell'ora\ndi crepuscolo! Le labbra mormoravano: — Mamma...; l'anima\ncorse a un grembo che non c'era più. E non pensò conforto in\naltri: solo nella sua piccola sorella, forse, ove si stringesse a lui,\nquietamente, abbandonatamente, sul gradino del portichetto che\nmetteva alla cucina, avendo dietro le spalle la fiamma protettrice\ndel focolare. E nessuno li vedesse; ed ella medesima, Enid, non\nsapesse per quale stanchezza del suo piccolo cuore egli fosse ve-\nnuto in cosi blanda mansuetudine ad adagiarsi fra le sue braccia.\n\nSilvio Benco."}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.22", "texte": "POESIA\n\nNEL REGNO DELL'EDERA\nDelia Benco.\n(POEMETTO IN PROSA)\nMi dài gioia, edera, ed ogni dì la rinnovelli per la\ngrazia sempre nuova delle tue vene sottili e per tutto\nl'amaro (senza eguale: veleno di tutti i veleni) che\nsgorga da quelle tue vene se io le mordo. Ti amo e ti\nmordo. Non ti ho baciata mai e ti amo. L'opulenza\nsobria del tuo colore e l'eleganza svelta della tua forma\nsono divenute armonie indispensabili alla mia vita : mi\ndài gioia I Ch'io ti abbia solitaria, divelta dal tuo ramo,\ncreatura taciturna, cupa, puntuta e ostile ; o in tutta\nl'espansione del tuo fiorire che mette le ali alle tue\npiccole foglie (per chissà quale volo non compiuto mai) ;\no che tu sorga diritta come un candelabro e ch'io veda\naccesa in ogni foglia una fiammella di fede, di spe-\nranza e di tenacia, averti, voglio.\nNon per nulla ho scoperto il tuo regno misterioso\ne vinto il terrore di penetrarvi. Oh piccolo assai, questo\ntuo regno, ma così tuo, che ben deve sembrarti un\nmondo. Altro non è che un pezzo di terriccio abban-\ndonato, che in origine deve essere stato il chiosco di\nuna villa, poiché qualche resto rimane: una panchina\nsconnessa e qualche trave che marcisce...\nDa un lato un alto muro lo chiude e due casa-\nmenti immani Io soffocano dalle altre parti. E serrato ;\nè difeso come una fortezza ; sembra perduto ; non ha\nporte; nessuno vi penetra mai...\nCome è stato dunque ? Il tuo ramo più bello ti ha\nsvelata: penzolava esso indolente e sontuoso — e pa-\nreva un biscione verde — fuori dell'alto muro ; stava\nspiando il mondo, forse, e gli invidiava la grandezza,\nforse... Una brutale voglia di coglierlo mi prese, ma\nnon era possibile raggiungerlo. E già gli occhi lo guar-\ndavano pieni della loro rinuncia, quando, insperata-\nmente, a fior di terra, tra pietra e pietra, i piedi bat-\nterono in un vano, un passaggio da scoiattoli, barricato\nda erbacce, da penetrarvi carponi... Che importa?\nViolai il piccolo segreto regno, che si spalancò\nselvaggio, tenebroso in pieno sole, palpitante di miste-\nriosi fremiti, scosso da fruscii, da rapidi e paurosi\nsguisci di bestiole in fuga, e tutta l'onda dell'edera\nfresca, umida e minacciosa mi piovve sul capo, mi di-\nsarmò le mani, mi prese, mi avvolse dei suoi tentacoli\ntenaci, mi riversò in bocca, per la prima volta, tutto\nl'amaro del suo veleno... Oh non più, ora ! Non più.\nIl piccolo regno mi conosce e non mi teme. E per\nl'impazienza del mio desiderio che abbattè, brutalmente,\nla sua segreta porta, mille, non uno, dei suoi rami pro-\ndigiosi vengono a cadere nelle mie mani con la spon-\ntaneità d'un dono. Anche il vecchio sedile tenta offrirmi\nl'ospitalità delle sue povere braccia monche... Siedo :\nguardo le legna che marciscono in silenzio nel terriccio\numido e grasso e m'avviene, talvolta, di scambiare la\nforza che le dissolve con non so quale energia di re-\nsurrezione. Ma ancora ignoro quale suono susciterebbe\nla mia voce tra le pareti vive e palpitanti di quel\ntempio.\nCerto, sino ad oggi, seppi tacere. Temo d'impau-\nrire le piccole bestiole che ancora mi fuggono... ma forse\nnon è questo. Mi sono accorta che è più facile violare\nuna porta che trovare una parola. Vi ho detto : il regno\nè piccolo e non avrebbe posto per le parole inutili.\nCredo che tacerò sempre."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.23", "texte": "POESIA\n\nUN JOUR D'ANTIGONE\n\nQue coulent donc mes pleurs Victime du destin,\nInfortunée enfant d'une race fatale,\nDe naissance inaudite, au désespoir certain\nCondamnée à jamais, frèle et sentimentale.\nPourquoi donc sont-ils secs mes yeux ? Où sont mes pleurs?\nAh ! mes larmes déjà sont-elles épuisées ?\nMa jeunesse jamais n' a su cuellier les fleurs,\nElle sait seulement les ramasser brisées.\nTrop pitoyable enfant d'un pére malheureux,\nYeux d'CEdipe, soutien d'une main màle et prompte,\nDe fratricides soeur, d'un mort guide pieux ;\nSur Antigone hélas ! s'appesantit la honte,\nD'une race qui meurt d'un sort supplicié,\nEt celle — puisqu'elle en est la pousse derniére —\nDe n'ètre que par ceux qui cueillent sa pitié,\nEt d'ètre sans éclat, reflet de leur lumière !\nPolynice encor toi ! Ce sont mes mains ce soir,\nQui t'enseveliront, défiant leur rancune\nPour t'honorer. Sera-ce l'ultime devoir ?\nMais mon àme touiours veut sa part d'infortune !\nJe suis l'ètre vibrant que tout plie et émeut,\nJe suis Tètre qui pleure incapable de vivre\nLes larmes que le fort refoule comme il veut\nPour lutter et jouir et dont moi je m'énivre.\nJe marque sans les fuir tous les coups du malheur,\nMon désir est toujours servi par ma faiblesse,\nJe n'ai qu'un seul instinct, caresser la douleur ;\nJe console chacun avec gràce et noblesse\nSans ètre consolée, et puis les envier\nCas ils ont leur douleur et moi je la moissonne,\nEt la porte en mon coeur pour me supplicier.\nPour tous je suis la douce et touchante Antigone !\nPourtant je n'ai pour moi que rancceurs et pitié,\nCar si je cache la douleur sous le sourire,\nCe n'est pas par effort, non plus par amitié,\nCe n'est que par instinct. Je ris comme on respire.\nPolynice encor toi ! Les proscrits et les morts,\nVoilà les idéals amants d'une Antigone !\nIsméne ! Ismène a fui, elle est avec les forts,\nEt tout en moi s'oppose à ce que j'abandonne\nAvec ton corps déchu, l'atmosphère d'ardeurs\nDestructives, de mort douloureuse et fatale!...\nJ'attends en vain ceux qui ne tombent pas: mes pleurs !\nEt mon ètre palpite ému sous la rafale.\nAntigone!... Le doute?... Ah!... Non! Ne pas le voir,\nNe pas m'interroger !... Non! Je hais la souffrance!\nNon, il ne me plait pas de dénombrer le soir\nCeux qu'elle a affaibli et que sa déchéance\nAffaissent jusqu'à moi. Non! Ma passivité\nAttirant le désastre, imposant les défaites !\nNoni... Mais ètre invoquée avec crédulité"}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.24", "texte": "POESIA\n\nPar les faibles, par ceux qui mourant vous souhaitent,\nSur sa force pourtant c'est s'illusionner !\nFaible devant les forts, forte pour les débiles...\nAntigone 1 Antigone! Horreur !... Me soup9onner 1\nMes làchetés seraient égoi'smes, habiles,\nAttireraient sur Thèbe et les miens le malheur\nEt je pourrais aimer les douleurs que j'attire !\n— Non. J'aime mon tourment qui s'alimente au leur,\nMais pas le leur!... Non! Non! que cesse ce délire !\nNon ! je n'en veux pas, car je ne puis m'énivrer\nD'un tei affreux pouvoir. Trop sensible Antigone !\nQue je l'oublie, ou qu'on vienne m'en délivrer !\nEt vienne la douleur pour que je la moissonne\nSerait-ce donc ma honte, et mon fragile orgueil\nDe soufifrir que je sois et la dispensatrice\nEt la consolatrice, et l'écueil et l'accueil,\nCelle qui frappe et qui console... par délice ?\nPolynice, encor toi ! Des libations... des fleurs...\nSa mort, se pourrait-il que je l'affectionne ?\nHorreurL. Mais les voici!... Ils viennent.. Ah! mes pleurs !\nTrop faible, infortunée, infeconde Antigone !\n\nValentine de Saint=Point.\n\nAMOUR\nPierre de Bouchaud.\nPuisque votre visage a mis son beau sourire\nSur mon chemin désert où l'amour était mort\nMon coeur s'est ranimé comme une grande lyre\nDont la brise caresse et mèle les accords.\n1\nVous avez ravivé les sources de la joie\nQue je croyais tarie au profond de mon coeur\nEt vous avez peuplé de songes bleus la voie\nOù, morne, je marchais sous l'azur sans chaleur.\nVos deux mains m'ont tendu l'eau claire des fontaines\nOù, nuit et jour, un ciel si pur s'était miré;\nJ'ai senti sur mon front se poser votre haleine\nEt j'oubliai soudain qu'un jour j'avais pleuré.\nEt parce que votre àme entr'ouvrit à la mienne\nLe sanctuaire d'or de la sainte bonté,\nQue me font les rancceurs de ma vie ancienne\nQuand je chemine en paix, chére, à votre clarté !"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.25", "texte": "POESIA\n\nLES FÊTES DE POÉSIE\nLe banquet Jane Catulle Mendès\nGiosuè Carducci\nCOMMÉMORÉ À PARIS\npar JEAN RICHEPIN\nLe dimanche, 15 mars, a eu lieu, en l'hon-\nneur da grand poète Carducci, une fète\nsplendide au Collège de France où s'était\nréuni tout ce que Paris compte d'esprits\nremarquables et de beautés féminines, sous\nla présidence de M. le comte Tornielli, am-\nbassedeur d' Italie, du député M.\nBeauquier, de MM. Loubet, Rivet, Mezière,\nsénateurs. L'assemblée a entendu lesomptueux\ndiscours de Jean Richepin, le nouvel acadé-\nmicien, retra<;ant l'oeuvre du poète italien\nen « d'entrer dans son àme » au-\ntant que peut le permettre la différence des\nlangues, ce qui n'est pas trop difficile vu\nl'agilité des imaginations latines. M.lle Ce-\ncilia Vellini, une jeune et délicieuse artiste\nde l'Odèon, toute vibrante, à la fois fran-\npar la pureté de la diction et italienne\npar la régularité de son visage de petite\nmadone, a déclamé d' une voix pressante les\ndouze sonnets du Qt ira de Carducci, dont\nl'heureuse traduction de Jean de Bonnefon\nnous offre toute la chaude éloquence révolu-\ntionnaire.\nOn ne pouvait mieux couronner la noble\ntètedu poète qu'en cueillant les fleurs pourpres\nde sa fougueuse poésie et en les faisant tresser\npar les mains charmantes de cette gracieuse\ninterprète qn'on voudrait voir souvent rem-\nplir des ròles d'herolnes lyriquement pas-\nsionnées.\nLe banquet offert à Mme Jane Catulle Men-\ndès, sur T initiative de la Société des Unes\ninternationales, a eu lieu hier dans les salons\ndu café Riche.\nY assistaient, environ cent personnes. Re-\nconnu, à còte de Rodin qui présidait, et M.\nDujardin-Beaumetz, sous-secrétaire aux beaux\narts, Mlle Geneviève Granger, présidente ;\nAdolphe Brisson, Mme de Peyrebrune, M.,\nMme et Mlle Gustave Kahn, Mme et Mlle -\nMadeleine Lemaire, Mme André Picard, Mag-\ndeleine Godard, M. et Mme Fernand Desmou-\nlins, M. et Mme Alexandre Natanson, Alfred\nMorder et Mme Aurel-Mortier, F. T. Mari-\nnetti, directeur de Poesia, M. et Mme de\nBroutelles, Pierre Laffìtte ; Mme Ferdinand\nHérold, Mme Jane Morder, Mme Aurora\nCacérès, M. et Mme Danville, etc.\nLe diner a été très gai, très animé, fleuri\nréellement, dès le début, par l'apport de\nnombreuses gerbes de fìeurs.\nC'était devant elle un amoncellement du\ncharmant et qui arrivait par un joli hasard,\njusque sous les yeux de Mme Madeleine\nLemaire, assise à coté de Mme Dujardin-\nBeaumetz.\nA l'heure des toasts, Mlle Geneviève Gran-\nger, adresse à Mme Catulle Mendès une cha-\nleureuse allocution où elle la remercie de\nl'appui qu'elle donne par sa présence à cette\nSociété des Unes internationales, dont le but\nest d'aider les femmes artistes ou lettrées à\nse produire dans leur pays et à l'étranger, en\nleur créant, autant que possible, partout un\naccueil amicai.\nNous donnons in extenso le discours adressé\nà Mme Catulle Mendès par l'illustre poéte\nGustave Kahn, et la réponse de Mme Jane\nCatulle Mendès aux discours qui lui furent\nadresses. Nous regrettons de ne pouvoir citer\nl'aimable et très heureuse improvisation de\nM. Dujardin-Beaumetz, parce que précisément\nc'était une improvisation. Elle fut très ap-\nplaudie.\nDiscours de GUSTAVE KAHN\n« Chère amie, que j'ai grand plaisir à ap-\npeler aussi mon cher confrère, je vous salue\navec joie, sachant que je lève ma coupé vers\nvous avec tout l'assentiment des poètes.\nIl n'en est point qui soient rebelles à vo-\ntre art, limpide et majestueux tout ensemble,\nhautain et caressaut.\nCette gràce lointaine et distante alliée à\nune emprise immédiate sur le lecteur, e' est\nle caractère mème, le caractère intime et\nneuf de votre chant.\nNous y fùmes sensibles, des que vos pre-\nmiers vers parurent dans notre chère Rcvue\nBianche, publiés sous votre signature d' au-\ntrefois : Claire Sidon.\nDepuis, vous portez un autre nom très\nglorieux. Vous le tenez d'un écrivain dont\nle labeur énorme résonne tous les jours dans\nle monde, par l'éclat du drame, du poème,\nde l'article. Tous les artistes saluent en Ca-\ntulle Mendès, un glorieux crépuscule tout\nembrasé de lueurs d'été.\nC'était pour vous une difficulté de plus,\ncar on devait ètre plus exigeant vis-à-vis de\nvotre personnalité.\nLe danger s'imposait presqu'à vous, de\nressentir trop fortement des poèmes que vous\nétiez la première à connaitre.\nEt pourtant, votre àme s' est manifestée\ndans vos vers, tout entière, comme cette àme\nde Venise que vous éveilliez naguére, et qui,\ndans la ville rose, parfumée de senteurs d'O-"}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.26", "texte": "POESIA\n\nrient, et toute chantante encore des masques\ndu passe, se lève fière, bianche, patricienne\net nostalgique.\nDepuis l'aube, aux jolies couleurs, de vos\ndébuts, vous avez beaucoup travaillé.\nSerait-ce un un compliment, de vous dire,\nque vous avez travaillé virilement? Non !\npuisque dans le dur labeur de l'humanité, la\npart de la femme est la plus ardue et sou-\nvent la plus sombre.\nNon ! puisque si les femmes sont moins\nnombreuses que les hommes à défricher les\nlandes de 1' art, elles ne posent point leurs\npieds délicats sur les cailloux aigus de la\nroute, avec moins de décision que les hommes.\nIl y a longtemps, d'ailleurs, que les poètes\nont désarmé devant les poétesses et qu' ils\naiment à leur tendre des bouquets de victoire!\nLa jeune plèiade des poétesses, dont vous\nétes la gioire, a d'ailleurs renouvelé l'aspect\nancien de la poétesse.\nIl ne faut attrister personne.... Moins en-\ncore que les vivantes, les mànes des ancien-\nnes martyres du vers, qui peut-ètre, comme\ndes phalènes bruissantes, viennent voleter\naux vitres de clarté de cette salle de fète et\nessayer de participer à votre triomphe.\nMais enfin, ces femmes dejadis elles nous\napparaissent autrement que leursjeunes sceurs.\nElles étaient les guitares désolées et par-\nfois poignantes de 1' amour méconnu, mais\nsouvent Gavroche irrespectueux blagua leurs\nsilhouettes, un peu masculines, de son rire\ncruel et injuste. Elles portaient des turbans,\ndes tartans et des lunettes. Seule Mme de\nGirardin, la moins poète de toutes, fit crier\nd'admiration devant sa beauté, la salle en-\nfiévrée d'un théàtre, et seuls quelques lettrés\ns'émurent, tandis que pleurait Desbordes\nValmore.\nDepuis lors les poétesses ont changé toutes\nchoses. Elles ont agrandi leur domaine d'art.\nElles ont envahi les champs et les jardins.\nElles ont poussé des cris communicatifs d'allé-\ngresse. Elles ont retrouvé la fontaine de Jou-\nvence à ses premiers et impérieux bouillon-\nnements. Elles ont traduit toute la beauté\nqu'elles voyaient dans la nature et à leurs\nmiroirs.\nLes poètes ont étéravis, eux qui passaient\nleur existence à chanter les louanges de l'Ève\néternelle et des Èves charnelles et des douces\nEgéries. Ils ont vu fleurir la contre-partie de\nleur rève. Ils ont contemplé Galathee s'ani-\nmant, devenue éloquente et rose.\nIls se plaignaient de s'adresser sans cesse\nà une Isis voilée et silencieuse. Et voici\nqu'Isis resplendissante est venue passer aux\nbarreaux de leurs fenétres des guirlandes al-\nternées des roses pourpres de l'amour et des\nfeuillages verts comme d' infanables espoirs.\nIls furent enchantés.\nIls entonnent souvent votre louange et ils\nviennent vous écouter parler de vos émules\nen vos belles conférences.\nVous y ètes extraordinairement bienveil-\nlante. Vous y avez serti toutes les fleurs de\nla poésie féminine en corbeilles d'or, parées\nd'escarboucles ou d'améthystes selon qu'elles\nvoulaient ètre fastueuses ou modestes. Vous\nleur avez conquis de nombreuses sympathies.\nC'est du bon féminisme que de travailler à\nla gioire des autres femmes. La critique\nsouriante est aussi beile que la poésie émue.\nJe bois à vous, chère amie, et je bois à la\npoésie immortelle dont vous ètes une des\nprétresses.\nLes Muses aux beaux gestes blancs de-\nscendent vers vous les parvis de marbré de\nleur tempie et leurs mains nobles s' ouvrent\npour recueillir les offrandes que vous leur ap-\nportez.\nVous fleurirez demain leurs autels de plus\nbelles fleurs et après-demain de plus magni-\nfiques encore, puisque tous les jours votre\ntalent s'affìrme plus pénétrant et plus ampie.\nJe bois à vous et aux poèmes que vous\nnous donnerez, mon beau confrère, la joie\nd'admirer ».\nDiscours de M.me CATULLE MENDÈS\n« Mesdames, messieurs,\nMaitre (se tournant vers le maitre Rodin)\nc'est à vous d'abord que je veux dire merci.\nIl y a une sorte d'anomalie à ce que, par\ngénérosité, vous soyez parmi nous — et en\nmème temps que l'honneur et la joie que nous\nressentons, on se sent une sorte de remords\nde vous avoir arraché de votre tempie blanc,\nsitile là-bas, à Meudon, au sommet d' une\ncolline et où, comme un Dieu, avec le limon\nde la terre, vous créez mieux que de péris-\nsables créatures vivantes, toute une multiple\nvie de beauté éternelle.\nMais nous avons tant de bonheur, Maitre,\nà vous voir ici, que vous voudrez bien nous\npardonner les heures volées à votre génie ;\ncar les temps ont changé. Et a notre époque,\noù on sacrifie si peu aux dieux, ce sont les\nartistes, dieux que vous ètes, qui doivent\nconsentir à sacrifier aux créatures humaines\nque nous sommes.\nJe remercie aussi profondément monsieur\nle sous-secrétaire d'Etat aux Beaux-Arts, qui\na bien voulu par sa présence, nous donner\nun témoignage particulier de l'exquise bonne\ngràce, de V inlassable attention, du dévoue-\nment jamais découragé qu' il apporte à toute\ntentative, à tout mouvement artistique, et qui\ny ajoute le soin charmant d'y paraìtre tou-\njours heureux.\nEt vous aussi, je vous remercie, mon cher\nGustave Kahn, qui venez de me dire des\nchoses si spirituelles, si douces et si affec-\ntueuses, et qui accomplissez ce miracle d'avoir\ndans la poésie tout le pur rève, dans l'esprit\ntoute la fine ironie qui fit la gioire d' un\nHenri Heine, et de garder un coeur préservé\nde toute vaine moquerie, un coeur qui ap-\nporte dans les actes ordinaires de la vie la\nibi divine des primitifs. Et je me plais à le\ndire parce que c'est vrai d'abord, et aussi\nparce que je sais la joie que votre femme et\nvotre fille ont à l'entendre.\nEt je remercie Mlle Geneviève Granger et\ntout le comité des Unes Internationales, non\npas seulemente de m'avoir choisie dans leur\ndésir de fèter la poésie, alors que plusieurs\nautres en sont plus dignes ou aussi dignes\nque moi ; mais pour ce qu'il y a de charme\net de douceur dans le fait de m'avoir dé-\nsignée.\nSans doute, l'effort que je tente, tout en\ny réussissant bien imparfaitement, vers un\npeu de perfection, rencontre des difficultés.\nTout, pour tout, le monde, est difficile. Mais\nà cause d'amitiés illustres et partiales, je\nn'en suis pas moins extrèmement privilégiée.\nEt, en vérité, l'on devrait un peu m'en\nvouloir.\nAu lieu de cela, à tant de faveurs, vous\najoutez une faveur de plus, et vous y mettez\ncette cordialité simple et sincère qu'on ren-\ncontre à peu près toujours chez les femmes\néprises de beaux labeurs.\nCela n'a l'air de presque rien. Je sais\npourtant ce qu' il faut d' instinct charmant\net de souriant courage.\nEt vraiment, je suis plus touchée de ce\nqu' il y a dans votre geste de jolie bonté que\nde l'honneur excessif qui m'est fait. Je ne\nl'oublierai pas. Et s'il est vrai, selon Musset,\nqu' un souvenir heureux est peut-ètre sur\nterre le plus grand des bonheurs, je vous devrai\nplus tard un des plus délicatement exquis de\nmes bonheurs. »\nDes applaudissements frénétiques ponctuè-\nrent cet admirable discours de l'exquise\npoetesse des Charmes, qui méritait bien une\ntelle glorification.\n“Poesia„"}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.27", "texte": "10*01 imimimmmmm—t———*\nMERCURE DE FRANCE f\nPARIS - 26, rue de Condé - PARIS\n1 SEIZIÈME ANNÉE-Parait le I« et le 15 de chaque mois - SEIZIÈME ANNÉE\nDirecteur:Alfred Vallette\n\nLA RÉNOVATION ESTHÉTIQUE\n(DEUXIÈME ANNÉE)\nSEULE REVUE D'ART RÉDIGÉE PAR DES PEINTRES\nPciraisscint le Premier de chaque mois sur 56 pages imprimèes avec lux e,\nformant par an deux magnifiques voi urne s de 336 pages.\nABONNEMENT : France et Etranger, IO francs par an\n12, Rue Cortot, PARIS (XVIII.e)\n\nLA TOISGN D'OR\n2.e ANNÉE\nOH SOUSCRIT à la Rédaction : MOSCO U, Norvinsky boulevard, maison\nRogo fine; PARIS, Union des artiste s russes, 25, boulevard Montparnasse; H.\nFLOURY, Boulevard des Capucines; HACHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nPrix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro: 6 frs. Le Directeur: NICOLAS RIABOUCHINSKY.\n\nRomànui\nPOLITIC — LITERAR — RELIGIOS\nRedactia si administratia :\nStrada Locaci, N. IO - Bucarest\n\n\" PAN „\nR E V U E LIBRE\nDirecteur: JOÉL DUMAS\ncMONTPE LL\nminrmmmim■■■■ t*rmn —a—aaam^mnn\n\nLI2S MARGES\nGAZETTE LITTÈRAIRE\nPubliée par M. EUGÈNE MONTFORT\nLe numéro ordinaire: O fr. 5® - L'abonnement à 6 numeros : 3 franss\nLe premier volume est en vente au prix de 5 ffrancs\n3 5, Rue Chaptal, PARIS (IX.)\n\n' VERS ET PROSE\nPARIS — 18, Rue Boissonade\nDirecteur: Paul Fo*t\n\nimmmwmmi——mm ma T gir uir^^r gr gr t t ~~i \"MT a ■■ 1 nv ~~\"—\nLE BEFFROI\nNOUVELLE SÈRIE (8C ANNÉE)\nART ET L1TTÈRATURE MODERNES\nRevue da Notd de la France & de la Belgiqtie\nPARAISSANT LE 15 DE CHAQUE MOIS\nLÉON BOUCQUET, Directeur - Rue de la Rondelle, 4 - ROUBAIX\n\nLA BALANCE\n(VIESSY)\nREVUE RUSSE DE LITTÉR ATURE ET D'ART\n1908 - CINQUIÈME ANNÉE\nPrix d'abonnement pour VUnion Postale: 18 fr. par an.\nDirecteur: SERGE POLÌAKOFF\nBureau: Moscou, Place du Théàtre, Métropole, 23.\n\nV I R\nRivista, di Idee ed Arte\nVia Dante Alighieri, 14\nDIREZIONE: FIRENZE\n\nDirecteurs ; JEAN ROYERE - JULIEN OCHSE\n6, 'Villa cMichon (Rae cBoisstère)\n____ PARIS\n\nRENACIMIENTO\nDirector: O. MARTINEZ SIERRA\nVelasquez\nSii"}, {"page_pdf": 28, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190804-01.1.28", "texte": "Prezzo dei presente fascìcolo!\nSocietà Anonima POLIGRAFIA ITALIANA - Via Stella, 9 - MILANO\nLUE MARIO, gerente responsabile.\n\nÉPITIONS PU \"MERCURE PE FRANCE,, - PARIS\nN\n//J\ny\n/\n/\n\\\nr\n%\nr\n/\ni|«^\nBOMBANCE\ntragedie satMqce de F. T. MARINETTI"}]}