{"numero_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_sha256": "4ce64f5e59e50d2413bf7f5d3a9dd65a29a6b46dddcedf4d047faa8b3aa8fef5", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1908/05_01/bmtnaai_1908-05_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1908/05_01/bmtnaai_1908-05_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c002", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c002", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.2", "titre_corps": "{PubInfo}IL NUOVO GRANDE CONCORSO DI\"POESIA\"", "titre_sommaire": "{PubInfo}IL NUOVO GRANDE CONCORSO DI\"POESIA\"", "signature_source": "F. T. MARINETTI", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 2, "page_imprimee": "couv. 2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.2", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 1110, "texte": "IL NUOVO GRANDE CONCORSO\nDI“POESIA„\nF. T. MARINETTI.\nLA nostra Rivista, considerando la poesia come elemento essenziale di ogni crea-\nzione letteraria, ha deciso di attribuire un premio di\nLire 3000\nad un Romanzo italiano inedito.\n\\\n1. - E lasciata ai concorrenti la più assoluta libertà circa il soggetto e il genere\ndel romanzo.\n2.-11 romanzo premiato sarà pubblicato e diffuso per cura ed a spese di\nnelle proprie edizioni.\n3. - Sul guadagno netto che darà la vendita l'autore percepirà il 50 °L\n4. - 11 resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi concorsi di Poesia.\n5. - Ogni manoscritto potrà essere firmato col nome o con un pseudonimo, e\ndovrà essere accompagnato dalla bolletta d'abbonamento 1907, oppure da\nquella 1908.\n6. Il prezzo d abbonamento a Poesia è di L. 10 per l'Italia, 15 per l'estero, e deve\nessere mandato direttamente alla nostra Amministrazione (Via Senato 2,\nMilano) mediante cartolina vaglia.\n7. - La chiusura del Concorso, dato il grandissimo numero dei\nconcorrenti, e volendosi soddisfare alle loro insistenti ri-\nchieste, è stata prorogata al 30 agosto 1908.\nIL DIRETTORE"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c003", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c003", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "2", "image_debut": 3, "image_fin": 4, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.3", "titre_corps": "Inchiesta internazionale di \"POESIA\" sul Verso Libero", "titre_sommaire": "Inchiesta internazionale di \"POESIA\" sul Verso Libero", "signature_source": "Elda Gianelli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.3", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 2753, "texte": "Inchiesta internazionale di “POESIA„ sul Verso Libero\n\nPoiché le ultime riforme ritmiche e metriche compiute o tentate nella poesia italiana accennano a generar confusione nei\ncultori meno esperti dell'arte poetica, noi abbiamo pensato d' interrogare in proposito le persone più competenti, affinchè la loro parola\nserva a chiarire le ragioni e le forme delle ultime libertà tecniche in poesia. La nostra rivista dunque rivolge ai maggiori poeti d' I-\ntalia le seguenti domande :\nls° Quali sono le vostre idee intorri© alle più recenti riforme ritmiche e metriche introdotte nella\nnostra letteratura poetica ?\n2;° Quali sono le vostre idee prò e contro il così detto verso libero in Italia, derivato dal \" vers\nlibre,, che Gustave Kahn ha creato in Francia?\nE perchè la discussione sia più vasta e più concludente, POESIA rivolge ai maggiori poeti e critici di Francia e di tutta Eu-\nropa la seguente domanda :\nQue pensez-vous du vers libre? F. T. MARINETTI.\nPOESIA ha pubblicato finora le risposte di Gustave Kahn, Arturo Colautti, Francis Vielé Qrìffìn, Emile Vcrhaeren, Henri\nde Régnier, Rachilde, Eduard Ducoté, Domenico Turnisti, Marie D\nPascoli, Angiolo Orvieto, Comtesse de Noailies, Neera, Jules Bois,\nd'Annunzio, Ada Negri, Richard Dehemel, Giovanni Marradi, St\nHenri Ghéon, F. Fontana, A. Bernardini, Arthur Symons, Giovann\nresco, Léon Bocquet, E. Marquina, Carlo Magaihaez de Azeredo, Francis Jarnmes, Vittoria Aganoor-PompiiJ, Alfredo Baccelli,\nRobert de Souza, Louis Le-Cardonnel, Gian Pietro Lucini.\nELDA Gì AN risponde con questa bellissima lirica :\nChi vi costrinse, o versi, ad una\nfissa legge d'armonia?\nO Poesia che sei l'indipendenza\nde l'anima,\nchi ti volle prigione del numero ?\nschiava della rima?\nserva al vigor della parola?\nChi fece una scienza\nlimitata, fonetica,\ndi te, divina musica del pensiero,\nritmo pulsante del sentimento,\nala capricciosa vibrante\nalla carezza dei zefiri,\nnerbo d'acciaio lottante\ncoi venti terribili ?\nChi disse al poeta: « Tu, uomo\nsingolare, in cui freme l'idea\ncome una febbre, se vuoi\nparlare alle genti devi\ncomporre giochi di sillabe\nprestabiliti, devi\nfar come fece la schiera lunghissima\ndi quelli che t'han preceduto,\nche credi tua. Scriver devi contando.\nLuminosi castelli,\ns'erigono i sogni; tu erigi\nun castello aritmetico.\nE bada a non sbagliar d'una vocale\nnel canto, a non negligere una dieresi » ?\nTutte a un modo friniscono le cicale\nnella gloria d'agosto. I versi sono\ngià fatti dalle regole. Tu devi\nregolarti con essi.\nC'è sufficiente varietà: puoi scegliere\no l'un genere o l'altro.\nE', di natura, scaltro\nl'ingegno, e troverà comodo e pronto\nl'adattamento\nal suo temperamento.\nPria che il foco t'assilli\ndell' estro, prima che il tuo cor vampeggi,\npria che la fremebonda fantasia"}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.4", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1978, "texte": "con l'impeto dell'onda\nsi sferri, scegli ! e trovi ella lo scoglio\nche la ributti; e trovi il foco il freddo\ngettito delle spume e s'incanali\nnella rigida strofe,\nnel misurato verso. Ed il severo,\ncensor lo scruti noverando ad occhio,\nad orecchio o su le dita.\nO Poesia, infinita\nmusica, indefinita\nbellezza! Passa la tua veste caduca,\ne il metro un tempo grato\nridevol cosa ad altro tempo appare\ncoma ogni moda scaduta.\nIncatenate leggiadre strofette\nd'una volta, mirabili rime\nagili e piane, voi siete muffiti\nfigurini. Voi siete, o forti endecasillabi,\nlegati o sciolti, vecchie\narmature, bracciali, gambali,\nloriche da museo. Nel vostro tempo\nstate immortali con gli spiriti\nche vissero in voi. Come sta\nimmortale il Settecento\ncon le sue grazie; come sta\nimmortale l'anima canora\nche visse nelle esagitate\nma non ribelli alle regole\ncanzoni dei vati\ndell'italo risorgimento.\nMa ogni tempo ha il suo spirito. Per uno\nChe a mirabili voli s' alzi con voi, frenati\ncavalli del verso constretto,\naltri molti irrequieti\npoeti non vogliono redini\nai loro sauri, (le immagini equine\nsono esse pure un ferravecchio in questi\ntempi d'automobili,...)\ne chiedon volare, volare\ncome solo il libero verso\nassente, il verso onde l'armonia\nintima sfugge ad orecchio volgare.\nLibero verso! O Italia, esso ti dia\npoeti, anima, eroi !\nNon piangerà nessuno le rime, la severa\nclassicità dei metri,\nquando in libero metro\nalto brilli il pensier de' figli tuoi,\nItalia !\nCambia tutto, nel mondo. Le forme\ntutte cambiano. Indegna\nd'uomini e d'intelletti anche fu molta\npoesia del passato ; e c'è dovizia\nd'indegna nel presente\nLibero verso a peregrina mente,\ns'ella il richieda, e s'alzi\nalle stelle, e divini\ni novelli destini degli uomini, e consoli\nil dolor della terra. E per lei\nnon s'aprano ma stagnino paludi;\nnon s'affoltin le tenebre, si sciolgano.\nSgombrin le nubi e l'etere azzurreggi;\ne la parola si spieghi,\nsettemplice arco di luce,\ncome orifiamma nel vasto.\n\nElda Gianelli."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c004", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c004", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "2", "page_fin": "2", "image_debut": 4, "image_fin": 4, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.4", "titre_corps": "{PubInfo}MB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "titre_sommaire": "{PubInfo}MB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.4", "debut_caractere": 1980, "fin_caractere_exclue": 2062, "texte": "MB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESIA ne publie que de l'inédit."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c005", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c005", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "3", "page_fin": "5", "image_debut": 5, "image_fin": 7, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.5", "titre_corps": "Le Rosaire d'étoiles", "titre_sommaire": "Le Rosaire d'étoiles", "signature_source": "Rachilde", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.5", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 2569, "texte": "Le Rosaire d'étoiles\n\nA CECILIA VELLINI.\nSous un baldaquin de soie cramoisie, bordè de menu\nvair, la noble comtesse de Clarinval agonise. Déjà son\npauvre corps se raidit dans le grand froid venu de l'au-\ntre monde et ses mains maigres peignent, d'un mou-\nvement fou, les crépines d'or de ses couvertures timbrées\ndu formidable écusson qui semble l'écraser.\nMessire de Clarinval, l'époux farouche et triste, un\nhomme de quarante ans, bronzé dans les batailles, se\ndresse devant elle, tout noir sur le fond d'une verrière\noù le pale soleil d'octobre répand comme une poignée\nde feuilles mortes ; tout noir, et d'aspect si peu misèri-\ncordieux que les coeurs s'arrètent de bruire rien qu' en\nle voyant passer. A ses pieds se traine, gemissant, le\nbon lévrier, son fidèle compagnon de chasse, lequel, plus\nhumain que son maitre, s'apitoie à regarder souffrir sa\nmaitresse.\n— Oui, j'ai péché, messire, bégaie la chàtelaine\nmoribonde, et le moine m'ordonne de me confesser à\nvous comme à celui qui peut, seul, m'absoudre et m'ou-\nvrir les portes du paradis. Sans votre pardon, je serai\ndamnée.... Messire, ayez pitie de mon àme! Il me reste\nencore un soufflé, je vous l'offre. Oue votre justice n'épar-\ngne pas mon corps. Voici Carolus, votre chien obéissant,\ndites-lui de me prendre à la gorge comme une félonne\nque je suis ! Voici les tresses de mes cheveux: étran-\nglez-moi ! Messire, vous-avez encore le temps de torturer\nma chair... mais sauvez mon àme... Donnez-moi Y abso-\nlution ! —\nLa dame de Clarinval fait un nouvel effort: elle se\nredresse, tendant les bras à son mari, ses mains sup-\nportant péniblement ses lourdes tresses brunes.\n— Messire, continue-t-elle d'une voix désolée; ayez\npitie de moi! Votre fille Emerance, est l'enfant de\nl'astrologue maudit que vous avez ramené de Naples\naprès la guerre, de cet homme si doux.... et si rusé, qui\nlisait nos destins dans les astres et qui m'apprit le crime\nd'adultère en lisant dans mes yeux. Messire mon époux,\nje vous ai trahi, je sais mourir... achevez-moi !\n— Emerance, l'enfant de l'astrologue ! répète len-\ntement le sire de Clarinval.\nPuis il a un geste terrible, frappe sur une coupé de\nmetal qui rend un son lainentable. Le petit page paraìt,\nfrémissant d'effroi, tandis que revient le moine, le front\nbas, portant les saintes huiles.\n— Faites venir ici la damoiselle ! gronde le comte\nsans regarder sa femme dont les prunelles se figent\nd'horreur.\nPresqu' aussitòt, comme pourrait entrer dans un\ncaveau funèbre un rayon de printemps, entre Emerance,\nla damoiselle de Clarinval. C' est une frèle vierge de"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.6", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4675, "texte": "dix-sept ans, vètue de lin immaculé. Sa chevelure, nat-\ntée en nattes à douze brins, coule le long de sa poitrine\ncornine deux ruisseaux de cendres blondes, son visage,\nextraordinairement pale, se pose, sur 1' échancrure de sa\nguimpe, comme une hostie sur l'évasement d'une corolle\nde lys, et ses yeux, pleins de larmes, ont des refìets\nd'eau luisant sur de la nacre. Elle est si bianche, toute,\nqu'elle en jette des rayons; elle fait peur au soleil, la\nverrière s'éteint, et elle demeure, la pure fille, Tunique\nclarté de cette chambre obscure.\n— Damoiselle, dit enfin le comte de Clarinval,\naprès l'avoir contemplée rèveusement et en appesantis-\nsant ses doigts brutaux sur sa douce épaule dont la\ncourbe ressemble au dos d'une colombe; damoiselle, voici\nque votre mère mourante vient de m' avouer le plus\nhonteux de tous les péchés. Veuillez donc lui déclarer\nde ma part, vous la fille de l'astrologue, vous la inau-\ndite, que je ne lui pardonnerai que lorsque vous saurez,\nau juste, le nombre des ètoiles du del... Désormais, l'on\nvous conduira, chaque soir, sur le haut de la tour où\nse touvaient jadis les instruments de votre pére, et là,\nhiver comme été, sans couchette, sans escabeau, vous\nresterez avec les astres, vos pareils, jusqu'à ce que\nvous m'en puissiez donner le compte. Malheur aux gens\nde ma maison qui vous prèteraient un manteau et mal-\nheur aux écuyers voisins qui tenteraient de vous dé-\nlivrer !...\nRicanant, le sire de Clarinval s'éloigne d'un pas\nferme, et le moine, épouvanté, se laisse choir sur les\ngenoux, suppliant.\nToujours debout, la tète droite, les regards fiers,\nEmerance étend ses bras en croix au dessus du lit où\nse tord la mère qui ràle son dernier ràle et elle s'écrie\nd'une joyeuse voix d'ange:\n— Allez paisiblement vers le Seigneur, ma mère!\nVous serez pardonnée, car je jure de compter, ma vie\ndurant, toutes les étoiles du ciel !\nA partir de ce jour lugubre, chaque soir, deux\nvalets, armés, portant des torches, conduisent la jeune\nfille sur la tour, deux valets se cachant le visage der-\nriére leur manche pour ne pas laisser voir leurs larmes,\net chaque soir, courageuse comme l'oiselle qui regagne\nle nid dans l'arbre, Emerance monte les degrés, vétue\nde sa robe légére dont le lin sera bientót humide sous\nla rosée nocturne.\nEn haut, les vaiets, ayant visite avec soin la piate-\nforme, 011 l'on ne doit mème pas laisser un carreau d'é-\ntoffe, verrouillent la trappe et l'abandonnent selon les\nordres de leur redoutable sire. Eux partis, Emerance\ns'agenouille, serrant autour d'elle les plis fìottants de sa\nrobe, puis se tournant du coté de l'Orient, elle fait sa\nprière... et commence l'effrayant calcili, si puéril ! L'en-\nfant ne doute pas. Elle en saura le nombre. Pourquoi\ndouterait elle de Dieu ! Elle égrène avec ferveur son\nrosaire cTétoiles comme on égrène un ordinaire chapelet\nde perles. Elle marque, sur des tablettes, des chiffres\nénormes qui glissent du ciel comme des monstres, et\nelle ne s'en alarme point.... Elle y passera dix ans, cent\nans, tout ce que la providence lui permettra de vivre\nd'années.... ensuite elle ira trouver le sire de Clarinval,\nsoit sur terre, soit en paradis, soit en enfer, et elle\nlui dira:\n— Je sais le nombre mystérieux. Je vais vous le rè-\nvéler ; mais en échange, accordez-moi le pardon pour\nma mère, votre épouse, morte sans votre absolution.\nElle dort le jour, tàche de reprendre des forces\npour le soir prochain, se livre à des études ardues avec\nle pauvre moine, console ses femmes qui pleurent sur\nelle, sourit à tous, vraiment se montre si calme en ac-\ncomplissant sa rude pénitence qu'on finit par croire, au\nchàteau, que la fille de V astrologue est douée d' une\npuissance magique. Et, durant les tristes nuits d'automne\ndans le grand silence des campagnes assoupies, celui\ndont elle est a la fois l'outrage et le remords, peut en-\ntendre sa voix mélodieuse, sa voix de harpe-fée disant\ndes choses étrangement douces au vent qui passe, tan-\ndis que plus bas, beaucoup plus bas, tout au bas de la\ntour, gémit le bon lévrier fidèle en grattant la terre,\ndésespérément :\n— Ave Maria, Vènus, ma puissante marraine, si-\ngne du feu maudit posé sur mon destin, vous la trés\npure, vous la très belle, vous la mystérieuse et vous\nT inexorable, porte d'un paradis que je ne connaìtrai\njamais, sommet neigeux de la montagne d' ivoire, her-\nmétique maison d' or, vain calice de cristal que je ne\npuis atteindre, lampe d' opale où brulé du sang, oeil\ntendre d'un dieu cruel, cause des pires joies et des plus\ngrands malheurs, miroir d'injustice, refuge des pécheurs,\npleur unique formé de tous les sanglots des vierges,\nurne d'ambre où s'endort la Lumière, fragile tombeau"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.7", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4176, "texte": "de la Vertu, délicieux mais transparent mensonge,\nMaria, Vènus,bénissez mon tourmentL.\nEt vous, les plus petites, ses suivantes, pàquerettes\ndes champs dont elle est rose-reine, implorez-la pour\nmoi ! Qu' elle me dise combien vous ètes là-haut, de\ncierges flambant en son honneur!... Exquise averse de\njasmin blanc inondant mon front malade, fleurs-flèches\nlancées toujours brillantes a travers tant de siècles, je\nvous adjure de vous laisser cueillir ! Faut-il, dans les\nvagues du vent, comme un fluide épervier, jeter ma\nchevelure afin de vous capturer, fuyants poisson aux\nécailles lunaires, oiseaux-phénix planant sur l'incendie!\nVenez danser vos rondes autour de moi, grains de riz,\nperles fìnes, diamants bleus, miettes du pain des anges !\nVenez, poussière de la plus glorieuse route, Voie lactée,\noù les pieds des élus foulent déjà les étincelles du foyer\ndivin! O les toutes petites!... O les très effrayantes!...\nPointes des couteaux tournés contre mon coeur!... Sei\ndes larmes seme en mes yeux éperdus ! Etoiles ! Etoiles !\nVous, la terreur et le flambeau des criminels, venez il-\nluminer la nuit de mon àme!... Faut-il enfin, expirant à\nla peine sans parvenir à vous toucher, ne plus voir en\nvous que les gouttes d'argent de mon futur linceul? Prin-\ncesse d'amour, ma puissante marraine, porte du ciel, ó la\npleine de gràces, Ave Maria,\nHélas ! L'hiver arrive, saisit la jeune fille et la roule\nsous ses bourrasques, lui met, le long du corps, ses\nmille épées de giace ; la pluie noie ses beau cheveux,\ntrempe sa robe de lin, dévore sa nuque de ses baisers\nmous de vampire. Au printemps nouveau, la pauvrette\nest devenue si débile et la toux, qui la secoue tout en-\ntière, s'entend de si loin, dans le vent, que le bon moine\nva supplier le bourreau:\n— Messire, s'ecrie-t-il, ferez-vous donc mourir l'in-\nnocente à la place de la coupable? Messire, en nom de\nDieu, ayez pitie!...\n— Amenez-la moi, répond le sire farouche. Je veux,\nen effet, savoir où en est, de ses comptes, votre belle\ntrésorière de l'impossible.\nEt elle vient, portant ses tablettes noircies de\nchiffres.\n— Je ne vous demande qu' une gràce, dit-elle,\ndressant sa jolie téte de pale penitente que les nuits de\nprières ont rendue presque lumineuse.\n— Laquelle ? interroge le feroce, étonné de la\ntrouver encore si vivante et si fière.\n— Celle de ne point compier les étoiles filantes...\nce me sera toujours du temps de gagné!\n— Soit !\nEt le sire de Clarinval, tout songeur, la renvoie\nd'un geste bref, car il a peur de céder à son admiration.\nMaintenant, quand il erre, hanté de remords, chevauchant\nau crépuscule dans la campagne suivi du grand lévrier\ngémissant, il regarde, malgré lui, le haut du donjon où\nunefemme baignéede lueurs surnaturelles, s'irradie comme\nl'un de ces astres qu'elle est chargée de contempler\njusqu'à son dernier soupir. Il a bien oublié 1' infidèle\népouse mais ne peut plus chasser de sa mémoire la fille\ndu maudit, et il lui naìt comme un amour de sa haine...\n— Elle va mourir ! lui psalmodie son coeur, se\nréveillant.\nN'y tenant plus, un soir, il monte l'escalier du\ndonjon, òte le verrou de la trappe, apercoit Emerance\nassise sur les créneaux, la tète renversée en arrière, si\nrigide qu'elle semble de marbré.\n— Emerance! appelle-t-il furieux contre elle et fu-\nrieux contre lui.\nElle baisse le front et il est épouvanté de Tétrange\nrayon de ses grands yeux, tout remplis d'éclairs pho-\nsphorescents.\n— Messire, dit la pauvrette d'un accent déjà tout\nlointain, je crois que je vais succomber: je suis aveugle.\nAlors, désolé, la poitrine en feu, il se precipite vers\nelle, saisit ses petites mains.\n— Mignonne, balbutie-t-il dans une subite explo-\nsion de tendresse, le compte est achevé ! Il n'y a plus\nici que deux étoiles: ce sont tes pauvres yeux malades,\net je bénis ta mère qui t'a faite étrangere a ma lignee?\nVeux tu devenir ma chàtelaine?\nEmerance sourit douloureusement.\n— Vous avez beni ma mère, messire; je puis\ndonc la rejoindre. Soyez remercié pour votre miséricordei\nEt, ouvrant ses bras comme des ailes, Emerance\nse laisse glisser, s'envole, du haut des créneaux, tombe\ndans l'infini, dans la ronde éternelle des étoiles, ses\nsoeurs.\n\nRachilde."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c007", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c007", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "6", "page_fin": "6", "image_debut": 8, "image_fin": 8, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.6", "titre_corps": "I FIORI DELL'ARNO", "titre_sommaire": "I FIORI DELL'ARNO", "signature_source": "Angiolo Orvieto", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.8", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 749, "texte": "I FIORI DELL'ARNO\nAngiolo Orvieto.\nLungo l'Arno stamattina\nper la brina è tutto argento.\nUsciam dunque in riva all'Arno\ne cerchiamo con fidanza,\nchè non può cercare indarno\nchi nel cuore ha la speranza\nd'aspirare la fragranza\nd'un bel fior del Quattrocento.\nD'un bel fior che al Poliziano\nabbia dato il fresco odore,\no sia stato nella mano\ndel Magnifico Cantore :\nche per ogni fior che muore\nne rinascono altri cento.\nFiori quanti ne rinasce!\nE son belli come allora.\nChi è lo stolto che s'accora\ne di lagrime si pasce?\nGetta in Arno pene e ambasce,\nche conviene esser contento.\nSe non fossi nato mai,\nnon godresti questo sole.\nChi si duole de' suoi guai,\nson bestemmie le parole.\nVia, cogliamolo il bel fiore,\nche vien notte in un momento !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c008", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c008", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "7", "page_fin": "8", "image_debut": 9, "image_fin": 10, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.7", "titre_corps": "Le lys intérieur", "titre_sommaire": "Le lys intérieur", "signature_source": "Emile Bernard", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.9", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2279, "texte": "Le lys intérieur\n\nI. — LES CIERGES\nJaillis du Lotus d'or des Chandeliers, vous, Cierges,\nSoyez, ó Doigts levés, Ongles trouant l'Azur,\nLances dardant la Plaie au Flanc divin du Pur\nLe Défilé réparateur des Remords vierges.\nSoyez, Saintes debout haussant un Front de Feu,\nLe Treillis où je viens cueillir — malgré les Pierres\nEt le Marbré frigide où s'éternise un dieu —\nLes mystiques Volubilis de la Prière.\nMon Coeur sur cet autel acclame de son Cri\nLa Forteresse où tu t'enclos, Sang du Ciboire,\nEt le Verger de Fleurs ardentes qui l'écrit,\nFils de la Vierge, avec du Sang et de la Gioire !\nRampant sur les Tapis qu'étendent les Verrières\nJ'eiìtre et je viens vers Toi, mystérieux Amour;\nJ'ai fui la Clarté vaine, et j'aime ces Lumières\nRécitantes comme ma Langue en mon corps gourd.\nCierges! Vous priez bien. Il semble que je méne\nA mes paroles les ballets de vos Lueurs;\nEt vous ètes des voix aidant ma voix humaine\nEt vous ardez comme en moi-mème mes ardeurs.\nClartés! Clartés ! je vois s'épanouir vos Flammes,\nPapillons purs aux Calices hauts;\nSoyez, Cierges, l'Oraison de toutes les Ames\nVibrant avec mon Coeur vers les Azurs lustraux.\n(1903)\n\nII. — LES VITRAUX\nCicatrices aux Flancs des Eglises, ó Plaies !\nDouleurs que fait gicler un glaive de Soleil,\nQui pantelez sur les grands dallages vermeils,\nJe traine comme Vous mes Espoirs sur des Claies!\nJe porte en moi des Supplices mornes, qu'avive\nL'Eclair des Cieux de ses Traits spirituels,\nEt, tei vous, Fleuves d'or endormis dans leurs Rives,\nJe saigne d'un Couchant le Sang perpétuel.\nO Verrières, la Barque mince de mon Ame\nSur vos Lacs vient rèver à de nobles ailleurs,\nMes yeux, extasiés des Portiques meilleurs\nVous ouvrent sur mon Cceur que traverse la Lame.\nJe bois l'Espoir aux Bouches de vos cuves feintes,\nJe baigne à vos Lueurs en bénédictions ;\nVous me couvrez de vos Chasubles peintes,\nVos Extases en moi font des Processions.\nMitrez mon front, Tiares de la Foi rigide ;\nBoucliers, sauvez-moi des attaques du Jour ;\nQue mon Ame en sanglots à vos Soleils se guide\nArcades de clarté des Cloitres de l'Amour!\nO Portes des Brasiers divins, flambez vos Astres,\nBrùlez an fond de moi les Temples orgueilleux;\nEt, pour régénérer mes propices Désastres,\nRegards de l'Infini, posez-vous sur mes Yeux!\n(1904)"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.10", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2334, "texte": "III. — COMMUNION\nà Charles Grolleau.\nEglise, Toi qui vèts de ta Chape orfèvrie\nLe Pécheur qu'ont transi les Fiévres et les Froids,\nJe viens, Ame du faix de ses Doutes meurtrie,\nMe clouer, tei le Christ, aux Branches de la Croix.\nJe viens, me mettant nu des Vanités vulgaires,\nInstallant dans mori Sein tes claustrales blancheurs,\nRevètir mon corps vii de ta tente de pierre\nEt le faire de Dieu l'Autel intérieur.\nTon portai! entrouvrait sa Crypte de Veilleuses,\nDans la nuit de mon Vide ont brillé tes Vitraux,\nEt des Flambeaux debout les paumes lumineuses\nOnt fait jaillir mon àme aux Ogives d'en haut.\nTon Dallage m'a dit le Néant de la Vie,\nJ'ai vu courir sur lui les Soleils passagers\nResculptant les Tombeaux avec leurs mains rougies ;\nJ'ai compris que les jours me restaient étrangers.\nDans l'Abside, à mon Dos modelant son arète,\nJe me suis prosternò, Prètre ordonné du Sort ;\nMatelot dépravé que la Tempète arréte\nJ'ai fléchi sous des flots de Crainte et de Remords.\n*\nLors, debout dans ta Nef, courant aux quais célestes\nQue l'Idéal épèle et que la Mort approche,\nEn saignant tout le Sang de mes Fautes fimestes,\nJ'ai clamé vers le Ciel par la Voix de tes Cloches.\n(1905)\n\nIV. — SOLEIL MOURANT\nSur les Coteaux dressant un sombre Golgotha,\nCoule la Rouge Croix de deux Routes inverses ;\nLe Soir tombe, Linceul que la Nuit apprèta\nInondé des Rayons que ce déclin lui verse.\nPour le silence d'or le Rossignol chanta\nDans les Sapins levant leur Lyre en fer de Herse;\nEt la Lune, éclatante aureole, monta\nAu Front de l'Arbre noir où les Reflets se bercent.\nSoleil Couchant, Hostie à Phorizon du Soir,\nSans heures cadran d'or de la Tour du Silence,\nJe m'incline au lever de ton rouge Ostensoir\nEt mon Ame vers toi, sur tes Rayons s'élance.\nTu fais couler le sang du Christ jusques à nous\nPar la Plaie entrouverte au Flanc du Ciel propice,\nEt laves chaque jour, dans un Flot pourpre et doux,\nLe blasphème du Monde à Son Saint Sacrifice.\nMa Prière vers Toi monte comme vers Lui,\nSaint Ciboire rempli par le sang des Etoiles;\nJe me prosterne; et quand l'adieu du Jour a fui\nLa sainte Nuit en moi te roule dans ses Voiles.\nO chaque Jour, Seigneur, j' irai sur les Coteaux\nVoir saigner votre Coeur dans le ciel immolé,\nEt vers ma Lèvre en feu des Péchés Capitaux\nJe lèverai le Gral débordant des Vallées !\n(1906)\n\nEmile Bernard."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c009", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c009", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "7", "page_fin": "7", "image_debut": 9, "image_fin": 9, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.7.1", "titre_corps": "I. — LES CIERGES", "titre_sommaire": "I. — LES CIERGES", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.9", "debut_caractere": 26, "fin_caractere_exclue": 1157, "texte": "I. — LES CIERGES\nJaillis du Lotus d'or des Chandeliers, vous, Cierges,\nSoyez, ó Doigts levés, Ongles trouant l'Azur,\nLances dardant la Plaie au Flanc divin du Pur\nLe Défilé réparateur des Remords vierges.\nSoyez, Saintes debout haussant un Front de Feu,\nLe Treillis où je viens cueillir — malgré les Pierres\nEt le Marbré frigide où s'éternise un dieu —\nLes mystiques Volubilis de la Prière.\nMon Coeur sur cet autel acclame de son Cri\nLa Forteresse où tu t'enclos, Sang du Ciboire,\nEt le Verger de Fleurs ardentes qui l'écrit,\nFils de la Vierge, avec du Sang et de la Gioire !\nRampant sur les Tapis qu'étendent les Verrières\nJ'eiìtre et je viens vers Toi, mystérieux Amour;\nJ'ai fui la Clarté vaine, et j'aime ces Lumières\nRécitantes comme ma Langue en mon corps gourd.\nCierges! Vous priez bien. Il semble que je méne\nA mes paroles les ballets de vos Lueurs;\nEt vous ètes des voix aidant ma voix humaine\nEt vous ardez comme en moi-mème mes ardeurs.\nClartés! 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[n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.9", "titre_corps": "NOCTURNE", "titre_sommaire": "NOCTURNE", "signature_source": "Charlette Adrianne", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.11", "debut_caractere": 955, "fin_caractere_exclue": 1294, "texte": "NOCTURNE\nCharlette Adrianne.\nLa nature s'endort comme un enfant calme.\nSoir pur,\nLes oiseaux lassés ne chanteut pas ta beauté.\nNuit dense,\nLes corbeaux, les hiboux ne crient pas ton effroi.\nTout est silence,\nTout est sommeil et, seul, le ciel, d'un azur\nTrès violent,\nOù la lune, parmi les étoiles, suspend\nSon miroir froid,\nParaìt vivant."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c015", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c015", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "9", "page_fin": "9", "image_debut": 11, "image_fin": 11, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.10", "titre_corps": "L'INCHIOSTRO : (POESIA RUMENA)", "titre_sommaire": "L'INCHIOSTRO : (POESIA RUMENA)", "signature_source": "Smara", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.11", "debut_caractere": 1296, "fin_caractere_exclue": 2147, "texte": "L'INCHIOSTRO\nSmara.\n(POESIA RUMENA)\nNera come la mia vita è la tua anima, o inchiostro.\nIo sfogo con te le tempeste dell' anima ; il destino\nsfoga con me !e sue furie tremende.\nIo ti stendo, docile, sul foglio bianco : il destino\ntravolge me, vinta, pel deserto della vita.\nIo scrivo con te le mie pene : il destino, collo stilo\naguzzo del dolore, istilla in me, implacabile, il suo veleno.\nOh se io potessi liberarmi, in una volta, di tutti i ricordi,\ndi tutti i rimpianti, di ciò che ancora l'anima spera, di\nciò che l'anima soffre !\nSe io potessi descrivere, in una volta, le mie intime\nprimavere e i miei segreti inverni, ciò che si cela negli\nabissi del mare, ciò che palpita nell' infinito dei cieli !\nSe io potessi, o inchiostro, essiccarti tutto in una\nvolta, fino all'ultima goccia, perchè l'anima mia non avesse\npiù giorni bui dinanzi a sé !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c016", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c016", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "10", "page_fin": "10", "image_debut": 12, "image_fin": 12, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.11", "titre_corps": "TODESRITT", "titre_sommaire": "TODESRITT", "signature_source": "Isabelle Kaiser", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.12", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1576, "texte": "TODESRITT\nUnd als ich jùngst dem Tod entgegen\nDurch sturmgepeitschte Felder ritt,\nDa hielt auf alien dunkeln Wegen\nDie Sehnsucht mit dem Pferde Schritt.\nEs sank vor uns das Talgelànde,\nVor uns verweht der Stàdie Qualm,\nDort oben ist die Welt zu Ende,\nDort oben ragt die Todesaìm.\nIch jauchzte, und mein treuer Schimmel\nNahm wiehernd Abschied von der Welt,\nEin Schloss wird unser sein im Himmel,\nSobald das Leben bricht und fàllt.\nUnd ich erldomm den letzten Hùgel,\nDa kam ein Wanderer daher,\nEr griff so fest mir in die Zùgel\nUnd ich — nicht weiter konnt' ich mehr.\nEr war so frisch wie Waldesquellen,\nSo schòn wie Regenbogenlicht.\nIch grùsste ihn als Trautgesellen\nUnd — sah dem Tod ins Angesicht.\nMir bangte nicht mehr vor der Reise,\nEr sah so klug, so màchfig aus,\nIch warb urti ihn und flehte leise:\n—• « O ! fuhr mich heim ins Vaterhaus. ». —\nDoch sieh, er sprach : « Nichts frommt dein Bitten,\nDu hast iifì Kampf noch nicht gesiegt\nEs hat dein Herz nicht ausgelitten,\nDer Tràne Born ist nicht versiegt.\nDeìm Wunsch ist eitel und vermessen,\nDu hast dein Werk nur halb getan,\nWas du erduldet, ist vergessen\nGeh hin und fange wieder an.\nEs gibt noch Felder zu bebauen,\nWas eilst du schon zum Erntefest ?\nDie Adler kreisen noch im Blauen,\nUnd du fliegst schon zurùck ins Nest?\nDie Brùder kàmpfen noch auf Erden,\nDen heissen Hampf um Lieb und Ehr,\nAnd du willst fahnenfluchtig werden\nWenn alle bluten um dich her?\nNein, nein ! wend um dein Pferd und warte,\nAuch dir blùht einst erkàmpfte Ruh. — »\n— Da hob der Tod die Hand, die harte,\nUnd peitschte mich dem Leben zu."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c017", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c017", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "10", "page_fin": "10", "image_debut": 12, "image_fin": 12, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.12", "titre_corps": "WOHER?", "titre_sommaire": "WOHER?", "signature_source": "Isabelle Kaiser", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.12", "debut_caractere": 1578, "fin_caractere_exclue": 1920, "texte": "WOHER?\nIsabelle Kaiser.\nIch komm' aus weiten Fernen\nWoher ? ich weiss es nicht,\nIn meinen Augensternen\nErglùht weltfremds Licht.\nIch lebe stille Tage,\nYVozu? ich weiss es kaum,\nSie ziehn wie eine Klage\nDurch einen òden Raum.\nIch geh' zu fernen Weiten...\nWohin ?... o wùsst' ich' s nur...\nEs ist ein schmerzlich Gleiten\nAuf windverwehter Spur."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c018", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c018", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "11", "page_fin": "13", "image_debut": 13, "image_fin": 15, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.13", "titre_corps": "La Mort d'Hercule : IIme Tragédie (Héroïque) de la \"Trilogie Mediterranéenne\"FRAGMENT INÉDIT", "titre_sommaire": "La Mort d'Hercule : IIme Tragédie (Héroïque) de la \"Trilogie Mediterranéenne\"FRAGMENT INÉDIT", "signature_source": "Ricciotto Canudo", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.13", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2913, "texte": "La Mort d'Hercule\n\nII 6 Tragèdie (Héroique) de la \" Trilogie Mediterranéenne „\nFRAGMENT INÉDIT\nTHÉSÉE\nAlcmène, nous ferons une tente de branches.\nLa Nuit se trame ainsi qu'une chienne rageuse...\nlei nous vous ferons un réduit de silence.\nALCMÈNE\nTyphon, réveille ici ses énormes chevaux de bronze;\nCette nuit l'ouragan sera certes très chaud.\nAilleurs, Thésée ; ailleurs il faut aller... il faut aussi\nPenser qu'un mort est là, vois ! qui attend nos soins.\nEt avant de partir nous devons recouvrir son corps.\nOn ne doit pas manquer aux devoirs chers aux dieux.\nUne tente pour lui; Thésee, une tente de branches...\nPlus que pour nous, pour lui qui est mort, qui attend...\nFaites-lui de branches une sépulture feuilleue,\nEt nous y verserons la seule libation\nQue nous avons toujours: la richesse qui tient la lemme\nUnie aux fleuves noirs du Tartare : les larmes !\n(Les femmes et Thésée s' approche?it du mort. Quei que s hommes\nse lèvent, viennent et s'immobihsent en cercle funiraire. Les autres\ndemeurent un peu plus loin, affaissés, plo?igés, assis ou couchés ,\ndans leur grand affaisseme?it sa?is sommeil. Les femmes couvrent\nmort des bra?iches que Thésée et les hommes apportent, jusqit à\nrensevelir sous un montimi e de branches vertes).\n(DANSE FUNEBRE)\nALCMÈNE\nqui dépose des branches sur le mort.\n(STROPHE)\nMort ! Mort ! les vierges laides, vont et viennent\nVètues du sang de tous nos plus fiers crimes.\nC'est la fureur de leur stérilité:\nCelle du Destin.\nEt de l'Hellade elles mordent le coeur,\nLe coeur qui est à jamais immobile\nSous la violence àpre des grands orages\nDivins et humains.\nEt chaque crime enchaìne un nouveau crime,\nEt le retient dans le sang répandu,\nEt tous les deux, maitre et esclave, attendent\nLe fier chàtiment.\nJetez au vent vos mains, nids de serpents,\nEt vos serpents seront les chevelures\nAux morts que nous aimàmes arrachées !\nDans la Mort, la Paix.\nBrùlez, brulez, de vos sanglants flambeaux\nDe vos flambeaux sinistres, sans lumière.\nBrulez ! brulez ! ò chiennes, détruisez !\nNous vous attendons.\nLe Styx, marais jaune des larmes, est mort,\nComme la lune enfermée dans les voiles\nD'un grand bateau immobile, sans vents.\nDans la Mort, la Paix.\nDÉJANIRE\nqìti depose des branches sur le mort.\n(STROPHE)\nDans la Mort, la Paix. La Diké superbe\nA une seule esclave : c'est la Mort.\nEt avec la Mort sans cesse elle apaise\nLes fureurs d'Arès.\nEt elle apaise aussi le fruit du crime,\nLe chàtiment d'un pére qui rejette\nA la fureur des faux-chevaux cabrés\nQuelques innocents.\nLes innocents qui pourtant embrassaient\nSes genoux, comme on fait aux statues.\nLa Mort apaise aussi la triste mère,\nDans la nuit, perdue.\nJetez au vent vos mains, ó Erynnies,\nO vous à qui l'apre maternité\nNe doit pas faire un bien rude collier\nD'aspics ennemis.\nJetez au vent vos mains, nids de serpents.\nEt les serpents seront les chevelures\nAux morts que nous aimàmes arrachées !\nDans la Mort, la Paix."}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.14", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2887, "texte": "Brulez ! Brulez ! Ei tout, tout détruisez,\nDe vos flambeaux éteints et redoutables.\nTout est clameur. Tout est aussi silence.\nDans la Mort, la Paix.\nTHÉSÉE\narrachant les branches et les apporta?it.\n(ANTISTR OPHE).\nO Etranger, guerrier inconnu,\nJe ne connais point ton nom, mais ta force.\nTu m'étais frère alors que l'ouragan\nDe haine soufflait.\nAlors que nos corps étaient frissonnants\nSemblables tous aux astres gémissants,\nEt que la Mort dans ses voiles flottants\nTordait nos cheveux.\nCertes tes yeux s'ouvrent devant Pluton,\nLe justicier, l'humide et sombre dieu...\nPourtant tu nous regardes. Tu regardes\nEt tu n'as plus d'yeux.\nAh, tu nous vois, tu vois tout ce que nous\nNe voyons pas, mais tu ne vois pas certes\nCelle que nous voyons, triste agonie\nDe notre patrie.\nBrulez ! Brulez ! Erynnies, enflammez !\nDe vos flambeaux sanglants, empoisonnés !\nChiennes, brùlez ! et tout, tout détruisez !...\nDans la Mort, la Paix.\nALCMÈNE\narrangeant les branches sur le mort.\n(STR OPHE-PR OPHÉ TIQ UE).\nEnfin voilà ! Seul ton visage est clair\nSous la verdure, et cette nuit pourtant\nEst sans lumière. Ah ! ton visage est comme\nUne fleur tombée.\nBrillante fleur, ó fleur de sang tombée\nIntacte sur sa tige si feuillue !\nTon cceur est comme un bourgeon sous l'écorce\nTrès verte des arbres.\nSur le feuillage - obscure sépulture\nOuverte près d'un autel vénéré -\nDes suppliants nouveaux viendront encore\nPoser leurs douleurs.\nEt ils viendront ici se reposer\nAlors ton coeur soudain éclatera\nCome un bourgeon. Até l'aura ouvert.\nUrne des angoisses !\nCar tu es mort ensanglanté. La Terre\nTend aux vivants la libation du sang\nQui fut versé avant le temps voulu.\nLe sang veut le sang.\nLa Némésis inévitable, colle\nLe doigt sur ta triste bouche. Silence !\nMais tout, hélas ! ne sera pas silence\nPour ceux qui viendront\nDÉJANIRE\nctrrangeant les branches sur le mort.\n(STROPHE-PROPHETIQUE).\nEt tu es mort dans une horrible lutte,\nTandis que nous couvrons ton corps de feuilles,\nTon sang descend vers l'ardent Phlégéthon,\nO triste Etranger!\nD'autres viendront poser leurs àpres peines,\nEn suppliants, devant ce sombre autel,\nEt, accablés, sur cette sépulture\nIls demeureront.\nAlors ton sang que nous cachons, sera\nCome l'atroce, invisible fumèe\nDe la démence, et fera palpiter\nLeurs veines gonflées.\nPuisque le sang, le sang sans cesse appelle !\nEt leur pensée alors sera comme une\nTouffe de bruns cheveux flottant sous l'eau,\nTordus, confondus.\nCar terrible est la libation\nDu sang versé avant le temps voulu.\nEt ni le vin, larmes de Perséphone,\nSang de Dionysos,\nAh ! ni le sang des plus vaillants Héros,\nPourra calmer la fureur qui surgit\nEperdument de sous la terre sombre.\nTout n'est pas silence\nTHÉSÉE\nbrzsant U7ie enorme branche.\n(ANTISTR OPHE)\nC'est la dernière et c'est la plus feuillue.\nC'est la plus dure à briser. Et mon bras\nDepuis longtemps sait pourtant arracher\nLe fier bois au cerf."}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.15", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1300, "texte": "( Il brise la branche e7i deax co?iire son genou et depose Ics\ndeiix morceaux sur le viortr\nUn sous la tète et l'autre sur les yeux,\nPuisque les yeux ne verront plus jamais\nTout ce que nous devons encore voir,\nO triste Etranger !\nPourtant ce jour-là où tonte la Grèce\nLevant les bras et secouant ses peurs,\nRespirerà l'air auquel seuls les hommes\nOnt droit, et les dieux,\nEt treinblera come peau de tambour,\nToi, Etranger, entre ces branches, tu\nRegarderas ainsi que dans le bois\nLe Soleil regarde.\nPuisque ton sang verse avant le temps,\nAvec celui du beau festin de noces,\nSera, partout où vit la trahison\nLa bouillante écume !\nALCMÈNE\n(.ÉPODE).\n. . . Et sa figure aussi toute est couverte\nCet inconnu est tout couvert de vert.\nEt dans la nuit le vert est noir. La porte\nD'Hadès s'ouvre ici.\nDÉJANIRE\n(ÉP ODE)\nOui, sur le coeur de ce fier inconnu.\nTHÉSÉE\n(ÉP O D E).\n, . . De l'inconnu qui sut mourir pour tous,\nEt pour celui qui lui donna la coupé\nDu fatai festin\nOa ne meurt plus dedans la sépulture...\nTandis qu' Hercule écoute en ricanant\nLes rires fous du compagnon bossu,\nEt rit et s'endort...\n(Tous les hommes élargissent leur cercle de silence autour de\nla sépulture verte. Et tous regardent avec solennità cet aspect\nprintanier de la Mort prophètique).\n(Silence).\n\nRicciotto Canudo."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c019", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c019", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "13", "page_fin": "13", "image_debut": 15, "image_fin": 15, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.14", "titre_corps": "LA NIÑA : (POEMA EN PROSA)", "titre_sommaire": "LA NIÑA : (POEMA EN PROSA)", "signature_source": "Luis Rodriguez-Embil", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.15", "debut_caractere": 1302, "fin_caractere_exclue": 3581, "texte": "LA NIÑA\nLuis Rodríguez=Embil.\n(POEMA EN PROSA)\nEstaba muerta la Nina. Fendida, bianca y pura, en su\nbianca camita, corno un copo de nieve sobre un lecho de azucenas\ny nardos, dormia su postrer sueno, en la gran paz del Mediodia\nvernai. Y todo era sonrisas el Verano que se entraba por las\nventanas abiertas de la estancia. Eran todo alegria el sol juguetón,\nel piar de los gorriones, que llegaba de la calle luminosa, el\ntrozo azul de cielo que se asomaba sonriente para ver à la Nina\ndormir, las albas paredes de la abitación donde dormia la\nmuertecita.\nTan sólo en los pechos humanos habitaban, huéspedes sombrios,\nel Dolor y la Pena, matrimonio inseparable que se obstina eter-\nnamente en tornar por morada el sin ventura corazón del hombre.\nLàgrimas habia en los ojos de las mujeres, sordo pesar en el\npecho del padre, mientras la Naturaleza entera regocijàbase,\nperennemente joven, con su secular regocijo majestuoso, de que\nhubiese tornado à ella el bello cuerpecito de la Nina muerta.\nY sol, aves, cielo, parecian cantar, sin que humanos oidos\nlos entendiesen : « i Porqué llorar? i Porqué podecer?! Feliz\nla que murió sin llegar à conocer la vida, sin probar sus miserias.\nsus trabajos atroces, sus terribles desconsuelos ! j Felices los ojos\nde ella, cerrados antes de haber visto de cerca la maldad ; felices\nsus labios, sellados para siempre sin haber tenido tiempo de\napurar los càlices emponzonados ; mil veces feliz su corazoncito\nvirginal, que cesò de batir antes de que hubiese podido apresurar\nsus palpitaciones ninguna de las tristes pasiones de este mundo !\ni Feliz ella, en verdad ; regocijàos por ella, que murió pura y\nbrevemente, corno las flores sus hermanas! Regocijaós...,\nAsì cantaba la Naturaleza ; pero los hombres, ciegos y sordos,\nno la comprendian. Y corrìa el llanto por las mejillas, llanto de\nerror y egoismo, que en vano matizaban con su luz los rayos\ndel sol esplendente. Y, en tanto, la Nina muerta sonreìa con\nsonrisa enigmàtica à lo alto, las manecitas cruzadas, en actitud\nde dulce y risueno abandono; y semejaba contestar à la Natu-\nraleza, tranquila y alegre corno ella misma :\n« Tienes razón, madre eterna; yo estoy contenta, corno\ntu, de aber tornado a ti; tù eres verdadera y amorosa, madre\ninmortal. Déjame dormir en tu regazo.... »"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c020", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c020", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "14", "page_fin": "14", "image_debut": 16, "image_fin": 16, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.15", "titre_corps": "Poesie dei Dakota : (TRIBÙ DELL'AMERICA DEL NORD)", "titre_sommaire": "Poesie dei Dakota : (TRIBÙ DELL'AMERICA DEL NORD)", "signature_source": "Furio Lenzi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.16", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2189, "texte": "Poesie dei Dakota\nFurio Lenzi\n(TRIBÙ DELL'AMERICA DEL NORD)\n\nI\nSERENATA\n{Cantata dai giovani correndo pei campi e pei villaggi al suono di uno speciale tamburo)\nScise scise sciante ma scica\nScise laca scise nape ma inza a a.\nScise van si ia chesni scise sciante\nma scica scise laca scise nape ma inza a.\nCognato, cognato, cognato mio!\nCuore mio ! Cattivo !\nCaro cognato, prendi la mia mano.\nCognato, cognato, ti vedo io!\nCuore mio ! Cattivo !\nCaro cognato, prendi la mia mano.\n\nII\nDANZA PEL TAGLIO DEL PERICRANIO\nVajaca vanva ni ctelo eha\nYncan onsi la Ka ma hingle e.\nVartescui chin i ra ma\nJa je je e ja jo he jo !\nEcco, ecco, viene un prigioniero\n« Voglio vivere, voglio vivere ! » mi dice.\nMi sento prendere dalla pietà...\nAh, è già stabilito, ormai\nMi fa ridere, ah, ah, ah!...\n\nIII\nCANZONE\nAh, ah, sono rimasto solo nel campo !\nAh, ah, la notte viene e io son solo qui !\nNessuno si ricorda di me, nessuno ha compassione di me,\nE mentre la notte viene mi lasciano solo qui.\nLa donna dagli occhi grandi non dorme ancora\nRide e si abbraccia col giovane dal piede veloce\nE ridono insieme e io son solo qui.\nAh, ah, sono rimasto solo nel campo !\nAh, ah, la notte viene e io son solo qui !\nLa donna dagli occhi grandi non mi abbraccia più...\nNon ride più con me, non mi accarezza più...\nNon mi prende più la mano fra le sue mani\nPerchè il giovane dal piede veloce l'ha ammaliata.\nOra a lui ride, con lui scherza, con lui si abbraccia\nA lui prende la mano fra le sue mani...\nAh, ah, sono rimasto solo nel campo !\nAh, ah, la notte viene e io son solo qui !\nMa quando verrà il diavolo bianco (forestiero, europeo)\nMi farò dare la pietra d'acqua\nMi farò dare i bei tessuti del cielo;\nTu mi abbraccerai, tu mi accarezzerai,\nTu mi prenderai la mano fra le tue mani\nPer avere la pietra d'acqua e i tessuti di cielo,\nO donna dagli occhi grandi che m'hai lasciato solo,\nE allora io, la notte dopo, e la terza notte,\nE la quarta notte, e la notte dopo la quarta,\nE tutte le notti che verranno dopo,\nIo starò con te, donna dagli occhi grandi !\nQui nel campo a cantare, solo,\nVerrà il giovane dal piede veloce.\n...Ah, ah, sono rimasto solo nel campo!\nAh, ah, la notte viene e io son solo qui !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c022", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c022", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "14", "page_fin": "14", "image_debut": 16, "image_fin": 16, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.15.1", "titre_corps": "I SERENATA", "titre_sommaire": "I SERENATA", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.16", "debut_caractere": 69, "fin_caractere_exclue": 484, "texte": "I\nSERENATA\n{Cantata dai giovani correndo pei campi e pei villaggi al suono di uno speciale tamburo)\nScise scise sciante ma scica\nScise laca scise nape ma inza a a.\nScise van si ia chesni scise sciante\nma scica scise laca scise nape ma inza a.\nCognato, cognato, cognato mio!\nCuore mio ! Cattivo !\nCaro cognato, prendi la mia mano.\nCognato, cognato, ti vedo io!\nCuore mio ! Cattivo !\nCaro cognato, prendi la mia mano."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c023", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c023", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "14", "page_fin": "14", "image_debut": 16, "image_fin": 16, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.15.2", "titre_corps": "II DANZA PEL TAGLIO DEL PERICRANIO", "titre_sommaire": "II DANZA PEL TAGLIO DEL PERICRANIO", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.16", "debut_caractere": 486, "fin_caractere_exclue": 790, "texte": "II\nDANZA PEL TAGLIO DEL PERICRANIO\nVajaca vanva ni ctelo eha\nYncan onsi la Ka ma hingle e.\nVartescui chin i ra ma\nJa je je e ja jo he jo !\nEcco, ecco, viene un prigioniero\n« Voglio vivere, voglio vivere ! 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(5)\nMi sont Milanesina,\nE American del Sud hin i mè gent;\nDi vece poeu, hin tant i miara, (6)\nE i miara d'an eh' in andaa innanz e indree,\nChe no soo dove han posaa prima i pee.\nSoo eh' hin staa chi e quand gh'era nò de cà,\nQuand che Milan l'era ona pradaria\ncon quatter gabanott e pocch pastor. (7)\nHan faa el primm nid chissà,\nTaccaa a on quai sass? tra el verd di piant? tra i fior?\nQuell che pu cert el sia\nNo soo, ma vuj cuntat quajcoss però\nChe te farà piasè pussee ancamò. (8)\nPer centènn e centènn de secòj, nun,\nCoi noster nid, èmm tegnuu unii duu mond ;\nVoland innanz e indree, de là, de chi,\nCercavom quaighedun\nChe avess de podè intend dal nost cipì, (9)\nCh'el mond l'era rotond,\nE se podess girali in bastiment,\nE che al de là del mar gh'era altra gent.\nPer tanto temp nissun m' ha mai capii,\nMa finalment nass, chi in sto bel paés,\nPropi in st' Italia, nass el destinaa\nA fa che fuss compii\nEl fatt : Colomb l'è quel che n' ha scoltaa,\nCon lu se semm intes\nTutti l'han tolt in gir, 1'han combattuu, (10)\nMa lù l'ha tegnuu dur e l'ha vengiuu. (11)\nSe quel ch'hoo dii la storia le dis nò,\nT'el disi mi ch'el fatt l'è propi insci.\nPer sto grand omm semm staa el spiritu sant,\nE ghè nissun che pò\nsconfond, perchè el compar ciar e lampant\nquel ch'hoo ditt mi.\nE se anca ti de quest te see persuas,\nCar el mè car bosin, cuntel sto cas. (11)\nCuntel a tucc, e mi lassom andà\nch'en podi pù de fa ona sgorattada (13)\nIntorna al nost car Domm, girà i bastion,\nVedè Milan, cantà;\nMes' cià al son di campann la mia canzon, ( 14)\nPer vèss poeu saludada\nDa on bon Cristian de stoffa meneghina (15\")\nCol : ciao, mia Rondinella pellegrina !\n(i) Rondenina, rondinella — (2) tecc, tetto — (3) mes* ciand, mescolando — (4) chi inscio qui— (5) tègnel, tientelo— (6) miara, migliaia\n(7) gabanott, capanne — (8) pussee ancamò, ancor più — (9) cipì) pigolìo — ( Vhan tolt in gir? l'hanno canzonato, schernito, deriso\n(11) Vha tegnuu dur, tenne duro, stette fermo nel suo proposito — (12) bosin, in milanese ha diversi significati: qui è per dire poeta —\n(r3) sgorattada, aliata — (14) mes'cià, mescolare — (15) de stoffa meneghina, per dire: veramente milanese."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c026", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c026", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "16", "page_fin": "16", "image_debut": 18, "image_fin": 18, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.17", "titre_corps": "SONETT : (IN VERNACOLO MILANESE)", "titre_sommaire": "SONETT : (IN VERNACOLO MILANESE)", "signature_source": "Antonio Curti", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.18", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2596, "texte": "SONETT\nAntonio Curti.\n(IN VERNACOLO MILANESE)\nIN STRADA !\n(I LAGRIM)\n— E1 vèd se mi sont minga disgraziada ?\nCoss'el voeur fagh ? l'è inutil sagrinà !\nQuand el riva a branca on quej ghèll l'è dada !\nL'è on om insci ! 'Se cavi col vosà ?\nC'hel ghe dà denter fin che l'ha ciapada\nDe dovè, tanti volt, portali a cà !\nGiò a piang, poeti dopo, quand la gh' è passada !\nGhèmm pu nient de vend, nè de impegnà !\nDòrmom su quatter strasc, in terra; i fioeu\nI hann ritiraa i vesin, per óna nott... !\nLu intanta el ronfarà per tutt incceu !\nCoss' e farèmm domàn ? Mi s' ciao me rangi ;\nMa per i mè fi'oeu gh' è pu nagott !\nE adèss eh'el me domanda perchè piangi!!,..\nCIACCER INUTIL\n(TRANI E BARLETTA)\n— Voj, \\ceur cambìass el temp ! Le sent an'lee ?\n— Mi ghóo la gamba che me visa! — Oh, bèli!\n— Mi, invece, l'è on dolor tutt chi dedree,\nChi sott'a! spali ! la crèd che vedi i stèli ! -—\n-— Allora istèss de mi, cont i mè pee ! —\n— Ah ! Signor ! tra tucc tré vàrom pu on ghèll ! —\n— A vari pocch en vàrom sempr' assee ! —\n— De fa baùscia — OeuhdèssL. in quanto a quèll\nBasta guardà i tosann de la giornada!...\nChe fiacca ! — Sì, ma en vàrom anmò mèn !\nGhè la fiacca di' ann ! ! — L'è !.. —\n— Come se fa?... l'è ona robba in natura!.. —\n— Del rèst, el nost dover l'hèmm faa, va ben ? —\n— Quèll, si, l'è vera.... — Già!.,. — Forsi!... — Sigura!!!\nI ANTIGH\n(IN TRAM)\n— Ch'el lassa che me tacca... spètta... insci!\nOh, grazie! Adèss vémm ben! bravo ajutant !\nPermèss ? Che scùsen, neh ! S'el fuss per mi\nVóriss volà! ma vólen dòma 'i sant...\n(Quand hinn mort !) E a guardamm sont anmò chi\nDe fà invidia ; ma sont come quij ànt\nDe certi port antigh; fin che stann li\nSaraa, pàren de fèr; ma se fann tant\nDe dervii foeura on póo, l'è on quarantotti\nTravèrs, pién de cairoeu, che pèrd i tocch ;\nCànchen che balla, ciód che tèn nagott,\nVìt tutt s' mangiaa, rampin rott in del gioeugh,\nCadenass che sguagniss... A pocch, a pocch\nYèn vceuja de s' ceppaj, e trai sul foeugh !\nBELLA TOSA !\n(IN TRAM)\n— Su, svelta, bella tósa! — Oeuhdèss! Se gh'è?\nCh'el tègna giò quij man ! — Fóo per utalla !\n— Ghóo minga de bisogn, el sa ? — Perchè ?\n— Oh, Dio! l'è inutil andà 'dree a mènalla!\nL'è on vizzi che ghann lór — De fà coss'è ?\n— Che bèli spirit ! S'el créd de damm la balla\nEl sbaglia ! — Mi ? — Sì, a mè darmi del tè ! !\n— Disi: ghe par che mi voréss toccalla ?\n'Se la me crèd ? — L'è che lór cont la gent\nSano minga stà al so post! — Ma 'se ghóo faa?\n— Che le finissa ! — Bèli ringraziament !\nDel rest hóo faa él me dover, la sa?\n— Dover de streng i brasc e de fà maa ?\nOh beli ! l'è '1 so dover quèll de palpà !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c027", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c027", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "17", "image_debut": 19, "image_fin": 19, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.18", "titre_corps": "IL CASTELLO DEL LOENGRINO", "titre_sommaire": "IL CASTELLO DEL LOENGRINO", "signature_source": "Corrado Govoni", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.19", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 542, "texte": "IL CASTELLO DEL LOENGRINO\nCorrado Govoni.\nBianco è il castello in mezzo a la foresta,\ncoi due torrioni in fondo, grigi,\ncoperti come di berretti frigi\nd'un azzurro ineffabile di festa.\nOh nel cortile il grande allevamento\ndegli uccelli di neve senza gridi,\nche di salpare verso ignoti lidi\nattendono impazienti il gran momento!\nE passa sotto le finestre aperte\nal sole un fiume limpido e sereno\ncome un liquido argenteo arcobaleno,\ndove a notte Loengrino si diverte\nin attender, seduto sui macigni,\nal bianco varo dei suoi puri cigni."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c028", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c028", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "17", "image_debut": 19, "image_fin": 19, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.19", "titre_corps": "I QUATTRO POETI : (SONETTI IN VERNACOLO FIORENTINO)", "titre_sommaire": "I QUATTRO POETI : (SONETTI IN VERNACOLO FIORENTINO)", "signature_source": "Venturino Camaiti", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.19", "debut_caractere": 544, "fin_caractere_exclue": 1696, "texte": "ALL'ASSISE\nI QUATTRO POETI\nVenturino Camaiti.\n(SONETTI IN VERNACOLO FIORENTINO)\n— Bella seduta, sai ! Dacché son nato,\nun'attra come questa un l'ho ma' 'intesa,\ne un ti so dire come gli è restato\ni' ddifensore della parte lesa.\nI'ffatto esiste, sì. Ma l'imputato,\nse ammazzò i' pprete e gli votò la chiesa,\nsecondo quer che ha detto i' ssu' avvocato,\nlo fece pe' llegittima difesa.\nPo' ha detto : Meglius este (gli è Latino)\nsarvare un reo che vendicare un morto.\nE giù cazzotti sopra i' ttavolino\nGiuri, carabinieri, presidente,\npiangevan tutti.... — E allora l'hanno assorto...\n— Assorto no : trent'anni solamente.\nDante, per me, gli è i' pprimo propriamente,\neppoi, si sa, un sarebbe Fiorentino ;\nperò, levato i' ccanto d'Ugolino,\ni' rresto un si capisce un accidente.\nT pPetrarca un sarà tanto sapiente,\nperò anche lui, per essere Aretino,\nsecondo i' ggusto mio, scrive benino,\ne si capisce da imparallo a mente.\nL'Ariosto 'nvece un fa che armanaccare,\ne quell'Orlando è tutto una burletta ;\nma pell'ottava gnà lasciallo stare.\nE i' tTasso gli è bravino, benché matto;\nma un sonetto Jn vernacolo, un dar retta,\nsi son provati, ma nessun l'ha fatto."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c029", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c029", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "18", "page_fin": "18", "image_debut": 20, "image_fin": 20, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.20", "titre_corps": "POESIE SLOVENE", "titre_sommaire": "POESIE SLOVENE", "signature_source": "Luigi Crociato", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.20", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2484, "texte": "POESIE SLOVENE\nTraduzione dallo sloveno\ndi Luigi Crociato.\n\nINCANTESIMO\n(UROK)\nALEKSANDROV(Gius. Murn).— (Nacque a Lubiananel 1879 > viorì\nstudente di università nel 1901. L'edizione delle sue poesie uscì\nnell anno della sua morte sotto il titolo : « Canti e romanze »).\nZitto e il lago... Sul ciel che si sprofonda\nnel suo olezzante bruno, arde la luna ;\nsotto spumeggia di montagne un'onda,\nsu cui la nebbia i suoi fantasmi aduna.\nTant'é il silenzio in tutto T universo,\nche si dilegua l'anima per esso ;\ne dei mondi che scivolan pel terso\nsenti t'attrito e un favellar sommesso\nEd io lo intesi... leggendario e pio,\nsenza voce, divino... quando tacque\ndella mia fida il core, e mesto giacque\nil mio nella sventura e nell'oblio.\n\nVORREI...\n(MENI SE HOCE,..)\ndi OTTONE IUPANCIC. — (Nato nella Carniola, studiò filo-\nsofia a Vienna. Vive.)\nVorrei...\nuna pianura che ogni vista eccede;\nun orizzonte che oltre i mondi appare;\nvorrei montagne che han di nubi '1 piede,\ndonde inabissan gli abitati e il mare.\nVorrei notti, scenari di leggende;\ncieli bagnati dalle rosee aurore ;\nselve romite su di cui distende\nle grige vesti 1' uragan signore.\nE all' uragano vorrei dar la truce\npassione, e in fondo al mar ogni mia pena,\nperchè l'anima pura nella luce\nviva del sol in sua coscienza piena.\n\nAGLI ASTROLOGHI\n(ZVERDOGLEDOM)\ndel dott. FRANCESCO PRESEREN. (Nato a Urba 7iella Carniola Vanno 1800, morto nel considerato come il massimo poeta sloveno\nLe sue poesie furono tradotte in russo, in boemo, in croato, in tedesco, in svedese ; qualcuna anche in italiano.)\nSotto le chele ai gamberi\nalmanaccar nel brago\ntu possa, o di lunari\ngran fattucchiere e mago !\nO voi, bugiardi astrologhi,\nche, vati e segretari\ndi stelle e di meteore,\navete la pretesa\ndi rivelarci gli annui\ncapricci del buon Sole;\nO se del ciel l'offesa\nsaranno i venti, o grandine\nsarà seme dei campi ;\ne nel fiammar dei lampi\ndissiperà la vigna ;\no andrà la vela a perdersi\nnel tempestar del lago.\nSotto le chele ai gamberi,\nalmanacchisti, al brago!\nDue stelle sol, le uniche\nluci dell'amor mio,\nprovai scrutar. Dicevano\nche il viver mio un sorriso\nsia di dolce desio ;\nsenza una nube amore,\nsoffio di paradiso;\nma n'ebbi stizza e lacrime,\nvergogna, pentimento,\ne fu tregenda in core\nd'uragani e di morte...\nDue stelle sol, due stelle\nm'han traviato, e voi,\ninterpretar poi quelle\ndi tutto il firmamento?!\nVia, lunaristi, astrologhi ;\nvia, fattucchieri e maghi ;\nSotto le chele ai gamberi\nalmanaccar nei braghi...!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c029a", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c029a", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "18", "page_fin": "18", "image_debut": 20, "image_fin": 20, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.20.1", "titre_corps": "INCANTESIMO : (UROK)", "titre_sommaire": "INCANTESIMO : (UROK)", "signature_source": "Luigi Crociato", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.20", "debut_caractere": 68, "fin_caractere_exclue": 738, "texte": "INCANTESIMO\n(UROK)\nALEKSANDROV(Gius. Murn).— (Nacque a Lubiananel 1879 > viorì\nstudente di università nel 1901. L'edizione delle sue poesie uscì\nnell anno della sua morte sotto il titolo : « Canti e romanze »).\nZitto e il lago... Sul ciel che si sprofonda\nnel suo olezzante bruno, arde la luna ;\nsotto spumeggia di montagne un'onda,\nsu cui la nebbia i suoi fantasmi aduna.\nTant'é il silenzio in tutto T universo,\nche si dilegua l'anima per esso ;\ne dei mondi che scivolan pel terso\nsenti t'attrito e un favellar sommesso\nEd io lo intesi... leggendario e pio,\nsenza voce, divino... quando tacque\ndella mia fida il core, e mesto giacque\nil mio nella sventura e nell'oblio."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c029b", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c029b", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "18", "page_fin": "18", "image_debut": 20, "image_fin": 20, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.20.2", "titre_corps": "VORREI : (MENI SE HOCE...)", "titre_sommaire": "VORREI : (MENI SE HOCE...)", "signature_source": "Luigi Crociato", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.20", "debut_caractere": 740, "fin_caractere_exclue": 1294, "texte": "VORREI...\n(MENI SE HOCE,..)\ndi OTTONE IUPANCIC. — (Nato nella Carniola, studiò filo-\nsofia a Vienna. Vive.)\nVorrei...\nuna pianura che ogni vista eccede;\nun orizzonte che oltre i mondi appare;\nvorrei montagne che han di nubi '1 piede,\ndonde inabissan gli abitati e il mare.\nVorrei notti, scenari di leggende;\ncieli bagnati dalle rosee aurore ;\nselve romite su di cui distende\nle grige vesti 1' uragan signore.\nE all' uragano vorrei dar la truce\npassione, e in fondo al mar ogni mia pena,\nperchè l'anima pura nella luce\nviva del sol in sua coscienza piena."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c029c", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c029c", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "18", "page_fin": "18", "image_debut": 20, "image_fin": 20, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.20.3", "titre_corps": "AGLI ASTROLOGHI : (ZVERDOGLEDOM)", "titre_sommaire": "AGLI ASTROLOGHI : (ZVERDOGLEDOM)", "signature_source": "Luigi Crociato", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.20", "debut_caractere": 1296, "fin_caractere_exclue": 2484, "texte": "AGLI ASTROLOGHI\n(ZVERDOGLEDOM)\ndel dott. FRANCESCO PRESEREN. (Nato a Urba 7iella Carniola Vanno 1800, morto nel considerato come il massimo poeta sloveno\nLe sue poesie furono tradotte in russo, in boemo, in croato, in tedesco, in svedese ; qualcuna anche in italiano.)\nSotto le chele ai gamberi\nalmanaccar nel brago\ntu possa, o di lunari\ngran fattucchiere e mago !\nO voi, bugiardi astrologhi,\nche, vati e segretari\ndi stelle e di meteore,\navete la pretesa\ndi rivelarci gli annui\ncapricci del buon Sole;\nO se del ciel l'offesa\nsaranno i venti, o grandine\nsarà seme dei campi ;\ne nel fiammar dei lampi\ndissiperà la vigna ;\no andrà la vela a perdersi\nnel tempestar del lago.\nSotto le chele ai gamberi,\nalmanacchisti, al brago!\nDue stelle sol, le uniche\nluci dell'amor mio,\nprovai scrutar. 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Su la nestre\ntraviars i sècui\nal passarà il to 9hant, come che al passe\nchel di Orazio e di Dante in ste lontane\netad. Il to grand nom noi si scancele\nnel timp che al passe.\nTu tu ti às fat, te' to operose vite,\nun monument che il timp plui noi ruvine\ne il fùlmin che al ridus dut in cinise,\nnoi rive a ufindi\nUn monument tei cur di dute cuante\nla int latine, un monument di fede,\ndi afiet tu ti as cread e di speranzis,\nche noi si sfante.\nORAZIO.\nE no' che la to muart a-ìr vaìvin,\nil 9hav jevin, e come a un Dio, t' un' onde\ndi chanz, rindin onor a la memòrie\ndi te, gran Pari !\nEterne pel to chant, glorios Poete,\npel to chant che l'à amor pe' tiare nestre\nche tei « salut italic > tant la esalte,\n'o dis, eterne,\ngrande onoranze j vegnarà da cheste\npure nazion latine a la grandezze\ndel to nom! Tu saras par no' gran simbul\ndi civil fede\nfin che tei nestris curs vivarà «phalde\nla religion che al omp l'amor insegne\npe pàtrie, pes sos glòris e pei fioi\nche la fan grande !\nDi monumenti la pompa che non dura, che vale contro la tua\ngloria eterna, o gran Maestro? Sulla\npasserà il tuo canto come pas\nquesta lontana età. Il tuo gran nome tem-bo\npassa.\nTu ti sei fatto, nella tua operosa vita, un monumento che il tempo\npiù non rovina, e il fulmine, che tut\nis !J ts fCLLtZr ts •\nUn monumento nel core di tutta quanta la gente latina, un monu-\nmento di fede, d'affetto ti sei creato\n■bnoi che la tua morte ieri piangemmo, il capo leviamo, e come\na un Dio, in un onda di canti, rendiamo onore alla memoria di te\ngra?i Padre ! '\nEterna per il tuo canto, glorioso\namore per questa terra nostra, che n « »\neterna, io dico,\ngrande onoranza verrà da questa pura nazione latina, alla gran-\ndezza del tuo nome. Tu sarai per noi gran simbolo di civil fede\nfinche nei nostri cuori vivrà calda la religione che all' uomo V a-\nmore insegna per la patria, per le sue glorie e per i figli che la\nfanno grande.\nTraduzione del£Autore"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-05-01-c031", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-05_01#c031", "volume": "bmtnaai_1908-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "20", "page_fin": "23", "image_debut": 22, "image_fin": 25, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.2.22", "titre_corps": "\"TOUTE LA LYRE\"", "titre_sommaire": "\"TOUTE LA LYRE\"", "signature_source": "L. d. 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Qui, nel Poema, la fucina colos-\nsale delle salme erotiche, il crogiuolo iper-\nbolico delle anime di passione, la voluttà\nquasi demenziale di fermare in una lega\neterna il sogno d'arte e di vita che i se-\ncoli divorano senza tregua.\nSuperbo tentativo che rivela un uomo\ndi tempra eroica, una bella cocciuta fissità\ndi cervello creatore, l'ascetismo curiosissimo\nd'un'anima antica e moderna che s'indugia\nad occhi sbarrati entro le meschite infernali\ndi tutti i tempi, e sa ancora uscirne, per\nla fredda visione del mondo quotidiano,\ncol polso ritmico e la pupilla lincea. Onore\nad Arturo Colautti ! La sua figura letteraria\nè nobile e sola.\nRaccogliersi, nel multiforme lavoro e\nnell'indefesso spasimo, a meditare un'opera\ndi pensiero e di bellezza, tutta lontana da\nogni altro esempio che non sia 1' Esempio\nenorme dal quale irraggia sulla letteratura\nuniversale il più veemente degli splendori\nvitali, è atto che, di per sè solo, suscita\nsensi di rispetto, anche d' ammirazione.\nQuesto per l'ideale. Nella realtà, la Diviiia\nComedia non avrebbe dovuto mai figliare\nil Terzo Peccato.\nE' troppo difficile indagare per quale mi-\nsterioso processo di derivazioni mentali il\nPoeta moderno sia giunto a concretare, nella\nvirilità matura, il suo purissimo sogno ed il\nsuo ciclopico sforzo in un'opera come questa.\nIo non sono di quelli che facciano matte\nrisa intorno questo blocco enorme di terzine,\nvenuto a torreggiare sulla marea dei libret-\ntini a strofettine ed a rimine, la quale\nseriamente minaccia d'inghiottire gli stretti\nfianchi della Penisola troppo piena di poeti\nper esserne senza. Ma io stesso, che pur\ncredo ancora al tempio della Poesia avvenire\ncostrutto sulle fondamenta auree della Poesia\npassata, sento come l'Italia avrebbe potuto\noggi vantare un Poema magnifico sul più\nmagnifico dei concetti umani, se altra fosse\nstata la forma prescelta dal Poeta per affer-\nmare il suo potere ideale.\nFare della poesia dantesca, a' dì nostri,\nnon è lecito fuori che non sia per una ra-\ng-ione satirica.\no\nOra, non è a credere che un poeta come\nArturo Colautti abbia voluto crearsi, col\nTerzo Peccato, un titolo per entrare nella\nredazione del Guerin Meschino dove i versi\ndanteschi hanno trovato una fortuna ormai\nsolo superata dai versi dannunziani.\nMa, si dirà, Vincenzo Monti non fu tac-\nciato di parodista quando scrisse la Ma-\nscheroniana e la Basvilliana.\nIo rispondo che quelli erano altri be-\nnedetti tempi • che il Monti aveva saputo\nfare assai diverso; che, in fine, la deriva-\nzione dantesca di quei poemi (specie della\nMascheronianà) ha un fremito tutto suo,\nrende molte delle celebri autonomie foniche\ndel Poeta d'Alfonsine e non vale, infine,\nche come monumento definitivo d' una\npoesia classica dove la forma risponde, un\npoco sempre, nell'espressione mnemonica, ad\nimpeti anteriormente sentiti ed espressi. Fo-\nscolo, poi, rompe tutto e crea ilCarme d'oro,\nArturo Colautti, ecco, d' un tratto, nel-\nl'età dell'automobile e degli scioperi gene-\nrali, prende il quinto canto dell' Inferno\ncome fosse un nucleo di pasta vetrosa, e vi\nsoffia con tutte le trombe della sua Anima\ncapace, e ne sparpaglia fuori ventisette\ncanti de' quali, forse, poteva sentirsi an-\ncora qualche bisogno data la cronicità fa-\nscinatoria del tema d'amore e la giustizia\nche se ne infiammi la Poesia di ogni tempo ;\nma, che, nella veste adottata, appaiono ple-\ntorici e — francamente — finiscono ad in-\ngombrare anziché a detergere gli orizzonti\ndella Poesia.\nAvere ideate certe Visioni quali Gli Scribi,\nLe Venali', I Seduttori, Le Infanticide, I Ma\nCompagni, I Verginei ed I Fatali, e aver\nsaputo spronare la fantasia nelle bronchiose\nangustie della legge di contrapasso, e es-\nsere giunto a dare nuovi acuti rapporti\nfra pena e peccato, e avere, qua e là, su-\nscitato faville visibili a l'occhio mentale di\nchi legge ormai poesia italiana con fred-\ndezza polare, è, senza discussione, indizio\ndi qualità creative sorprendenti. Ma la forza\nnon tanto sta nell'ideare quanto nell'esprit\nmere. Arturo - Colautti ha dovuto uccidere,\ncon la sintesi, l'analisi della sua stessa ma-\nteria squisitamente psicologica e sensuale.\nNe vennero, spesso, figure scialbe, profili\nerronei, quadri imprecisi, astrusi, inesora-\nbilmente scolastici, complicazioni di colori\nguasti e farragini di suoni volgari ; la\nnecessità, abominevole in fine, del com-\nmento.\nIl commento, nella pessima lussuosa edi-\nzione attuale, uccide l'opera.\nSo d'una intellettuale signora che, fra la\npoesia del poema e la prosa del commento,\nfinì col preferire quest'ultima, il che è troppo\ngrave. E, in vero, i casi delle cortigiane\npiù celebri di Grecia, di Roma e di Fran-\ncia, narrati dal Colautti, nelle note, con quel\nsuo stile alquanto gonfio ma non mai stinto,\nsono di per sè tali che non hanno bisogno\nd'essere castigati dal cilicio trappistico della\nterzina piena di boati alla maniera di Padre\nDante. Così, ad esempio, la tragedia di re\nLuigi II di Baviera sul laghetto di Starnberg\ne quella di Rodolfo d'Absburgo al villino di\nMayerling balzano innanzi assai più vive e\nsuggestive nelle ricchissime note che non\nappaiano nelle procustidi strofe ternarie.\nIl poema è massacrato dal commento;\nnon altro v'è a dire. Talvolta, le pagine\ndelle note si seguono numerosissime; il\npoema scompare, qua e là, poi eccolo che\ntorna in un verso tosto inghiottito da\naltre copiose note incalzanti. Non si ac-\nconciano i poemi sul tipo dei manuali di\ngeodesia. Un uomo esperto come l'Autore\ndi Fidelia doveva saperlo e premunirsi.\nMa tutto questo, che c'entra? Nel Poema\nè una forza civile assai robusta, una no-\nbiltà di stile quasi sempre impeccabile, ed\nil Poeta esce ammirabile anche se il mi-\nracolo poetico-librario appare relativo. Gli\nè che oggi, su certi temi, o bisogna tacere,\no bisogna creare il poema nuovo ed eterno,\nla poesia libera e liberatrice.\nQuesta è impresa da giovani: pei quali\nArturo Colautti resta pur sempre un mae-\nstro d' energia scrittoria ed una guida de-\ngnissima di segnare il passo verso le grandi\nalture dell'Avvenire."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.23", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6453, "texte": "Ettore Moschissoa — I LAURI. —\nLiriche. — Milano ; Frat. Treves, edit.\nEttore Moschino è un poeta elegantissimo\ne assai piacevole. La sua poesia ha più squi\nsite quelle note di delicatezza e di meto-\ndicità che resero, parecchi anni or sono,\nparticolarmente notabile la poesia di Cosimo\nGiorgieri Contri.\nE' una poesia che accarezza lo spirito e lo\nriposa, benché in essa non sempre ci sia dato\nscorgere il fermo atteggiamento etico di un\nPoeta e meno ancora trovar abbondanti quegli\naccenti che segnino il rapporto misterioso fra\nr anima umana e V universalità delle cose.\nSono bei versi (spesso bellissimi) scritti con\nsommo buon gusto ed onestà di stile, ca-\nnori senza mai essere volgari, personali\nd'una personalità senza pose.\nVi si sente un uomo maturo di studi e\nd'impressioni, che gode di fermare nel te-\nnue costrutto delle strofe quanto ancora\ndella sua illusione vitale rimane acceso in\nlui. E' poesia sincera, insomma, .della quale\nsi potrà discutere l'utilità psicologica, ma\nche appare pur sempre opera di nobiltà e\nspesso di bellezza.\nSono libri, questi, che hanno il vantag-\ngio speciale di richiamare i giovani all'a-\nscoltazione delle nuove fanfare della Poesia.\nSe uomini del valore di Arturo Colautti\ne di Ettore Moschino creano, con queste\nforme, opere poetiche di questa portata,\nsegno è davvero che la Poesia italiana ha\nbisogno di rinnovarsi se non vuole morire.\nSe con le terzine, coi sonetti, con le ottave,\nsiano pure le più perfette, non si arriva\normai che a dai*e una superficiale emozione\nsensoria, malgrado la sublimità o la dignità\ndel soggetto impreso a cantare, si provi\ncol verso libero a rendere ciò che 1' uomo\nha eternamente sentito ed oggi pare non\nsappia esprimere che a prezzo di una fatica\nmortale: o la si renda in prosa, o non la si\nrenda più per molti anni. La corrente del-\nl'Arte, libera di molte incerte spoglie, gua-\ndagnerà in purezza e in energia.\nEttore Moschino, comunque, ha conse-\ngnato in questo libro molte delle più belle\nqualità di visione e di musica che la Poe-\nsia tradizionale possa ancora vantare.\nEJ ne' suoi versi un poco dell'inde-\nfinibile incanto che sempre emana anche\ndalle meno riuscite poesie del suo grande\nmaestro e conterraneo, il D'Annunzio, e che,\nassai probabilmente, risponde a un alito\nstesso della caratteristica atmosfera d'Abruz-\nzo. Le rime auree, i versi leggermente gonfii\nma sempre esattamente armoniosi, le ima-\ngini calde dai viluppi appassionati e pure\ningenui, sono elementi di grande evidenza,\nnel libro, e gli danno un valore formale\neminente. Ricordo i vari sonetti che sono,\nsenza dubbio, dei migliori creati in questi\nultimi anni, e de' quali taluno vince la\nsua tremenda prova con polso trionfale.\nCito quelli di Salame, e, inoltre la leg-\ngenda di Tristano e Isotta, ardita ma\ndisinvolta nella sua molteplice teoria di\nritmi, Antonio e Cleopatra, traduzione dei\ncelebri sonetti di Hérédia, piena di colori\ne di moti affascinanti, e i Cariti Moderni,\nche recano un degno coronamento di idea-\nlità umana all'Opera prevalentemente vi-\nsionaria e leggermente voluttuosa.\nMa l'Autore, che è uomo di alta intelli-\ngenza e di notevole valentia critica, non deve\nessersi fatte soverchie illusioni sul valore\nsostanziale del suo libro.\nLa Poesia vuole, da' suoi cultori più\nvalidi, espressione di spasimi e rivelazione\nd'orizzonti nuovi. Non basta, per essere\ngrandi Poeti, cantar bene. Bisogna sentire\nl'insensibile e creare, dalle tenebre, la\nluce.\nI Lauri, d'altronde, è un titolo assai su-\nperbo (troppo) per un libro di Poesia, e l'edi-\nzione Treves, magnifica, aiuta il Poeta a\ncompiere il peccato in danno di sè stesso.\nSi entra infatti nel bosco verde, con le nari\npreparate, involontariamente, ad aspirare\neffluvii d'immortalità!\nSFITTILO* — L\\ VITTIMA. — Milano;\nR. SandroÌI, editore.\nE' un romanzo coraggioso e che rivela\nun temperamento di scrittrice non comune.\nVi troviamo analizzato un tipo di donna\nmoderna assai interessante. E' opera che\nappare scritta con una grande sincerità di\nvisione e con un'acuta conoscenza del de-\ndalo psichico femminino. Molto può atten-\ndersi la letteratura narrativa dall'Autrice\ndi Vittima: e vediamo con piacere il sug-\ngestivo pseudonimo di questa valorosa scrit-\ntrice apparire ormai nelle maggiori riviste\nitaliane accanto ai nomi più celebri. Ci sem-\nbra di scorgere particolarmente, in qualche\npagina di questo romanzo, una notevole\nattitudine a rendere la situazione dramma-\ntica col potere conciso del dialogo : il che\npuò far sperare che Sfinge abbia ad affron-\ntare presto anche il teatro, con eccellente\nrisultato. Auguri alla forte scrittrice, che è\nanche una gentildonna squisita.\nANGELO TOSCANO* — ANEMOS, (Eu-\nfonie) — Cerignola; Tip. «Scienza e di-\nletto ».\nIl poeta rispetta la sua arte. Vi sono\nstrofe di nobile forma, e, qua e là, il ten-\ntativo di pensare con altezza. L'unico ap-\npunto da muovere alla poesia del To-\nscano è che essa risente con soverchia\nfrequenza dell' influsso carducciano. Se il\npoeta è molto giovine, questa influenza\npotrà certo riuscirgli più utile dell'influen-\nza dannunziana che si può dire sia, or-\nmai, la nutrice tiranna di tutti i neonati\nalle Muse d' Italia. Ma ci auguriamo che\negli abbia presto a liberarsene, essendo l'Ar-\nte è una via per la quale si deve cammi-\nnare soli, senza accompagnamento d'ombre\ntutelari.\nAniello — JOACHIM, (Trilogia)\n— Gìsalbordino; De Arcangelis, edit.\nIl Calcara è un vero poeta e godiamo\nd'additarlo al mondo letterario dalle colonne\ndi Poesia. Questo Joachim è una serie di qua-\ndri biblici dal disegno purissimo, che rivela\nuno spirito innamorato della visione e che,\nforse, sogna un teatro di visione. Auguriamoci\nsorga l'ora anche di questo teatro! A parte\nqualche leggera influenza dannunziana (spe-\ncie in certe ripetizioni di parole all'incalzare\ndel dialogo di passione, come : Tu non sei?\ntu 7ion sei? Hai fatto, hai fatto... Pallido\ndiveìiti e sbianchi tutto...), questo Joachim\nè opera che garantisce una personalità non\ntrascurabile nel suo Autore.\nBasti la descrizione dell'ira Homo:\nLo presero, gli tolsero\nla tunica, gli tolsero i calzari :\nla chioma gli scorreva sopra gli omeri :\nlo ventilava un alito d'amore.\nIntorno lo premeva, gli ruggiva\nlo scherno infaticato e la bestemmia\nche gli sferzava la sua carne senza\ntunica e senza tremiti di pianto.\nPoi fu allacciato a un tronco di colonna:\nfermo, ritto. Guizzarono, squittirono,\ncome serpi, i flagelli, e sovra Lui\nsi avventarono al morso insaziato."}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.24", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6315, "texte": "Il corpo s'insolcò di striature\nlivide, lacerate, sgocciolanti\nsangue e dolore; il livido\nlo rivestì come si veste un albero\ndi verde a primavera: si converse\nla sua candida pelle in una coltre\nfuneraria che l'anima\ngli rifasciava ed era\npiù scura de le sue nere pupille.\nAnche altrove la poesia è forte, seria, con-\nvinta, ricca di pensieri, di suoni, di colo-\nriti. Non crediamo errare considerando il\nlibro del Calcara come uno dei pochi note-\nvoli apparsi, in questi ultimi tempi, all'o-\nrizzonte sporadico della poesia italiana.\nCm F, Sannite* — FRAMMENTI —\nFoligno; Soc. Poligraf. Salviati.\nIl volume è bene, rilegato e stampato\ncon grande esattezza. Invece i versi non\nsono sempre esatti. E l'edizione, ripe-\nto, è troppo elegantemente curata perchè\nsia lecito sospettare trattarsi d' errori di\nstampa. Comunque, poi che meglio vale\nessere franchi nei giudizi, diciamo subito\nche di poesia, in questo volume di fram-\nmenti, non esiste che il consueto taglio\ndelle strofe, il consueto gioco delle rime\ne la consueta fatuità pretensiosa dell' elo-\nquenza. Sicché, se anche tutti i versi del\nSannite tornassero in sillabe, l'Arte non\navrebbe guadagnato nulla.\nFrancesco Cazzamini NSii&sL —\nI CANTI DELL'ADOLESCENZA — Tori-\nno ; Soc. Tip. Ed. Nazionale.\nVersi di un lombardo giovanissimo che\nmostra avere una nativa attitudine allo\nscrìvere in poesia. Sono forme e movimenti\nancora poco arditi. Evvi però la nota lirica,\nsempre. E ciò è considerevole: come con-\nsiderevole è pure che il giovanissimo poeta\nsia affatto immune dalle solite influenze\ndei soliti Maestri. La sua è una Musa\nsciolta, talora ingenua, talora pensosa, la\nquale rivela un' anima già provata alla\nscuola del dolore e che si schiude alle\naspettazioni dell'avvenire con un'affidevole\nforza, con una sicura bontà.\nGaetano Crespi* — IL PATRIOTTI-\nSMO DI CARLO PORTA. — Milano; Paolo\nCarrara, edit.\nBella é convincente memoria pubblicata\ndal noto poeta milanese sul tema, franca-\nmente, per noi abbastanza secondario, del-\nle idee politiche che può aver nutrito il\ngrandissimo cantore di Giovannin Bongée,\nIl Porta è, sovra tutto, un immenso arti-\nsta, il quale, dell'epoca sua, certo interes-\nsante sotto l'aspetto della preparazione alla\nnuova coscienza nazionale, ha dato tutti gli\namari fremiti e i sogghigni ribelli d'un'a-\nnima, d'un popolo. Carlo Porta è di quel-\nl'altezza umana che, soffrendo di tutto, di\ntutto ride. Egli ha strali per tutti gli op-\npressori, barbari o indigeni. I Francesi,\nper lui, valgono i Tedeschi : e i Tedeschi\nvalgono gli Italiani quando abbiano nelle\nvene la simonia, la libidine e il fratricidio.\nE' la pianta uomo ch'egli vorrebbe correg-\ngere coi colpi della sua frusta. In quanto\nalla Patria, è ovvio discutere. Egli ne so-\ngnava una la quale fosse 1' antitesi di\nquella\nche m'ha miss tucc in stat de perfezion\ncol digiun, col silenzi, col trann biott\ne col beato asperges del baston.\nPaolo Buzzi.\nPaul Fortm — ILE DE FRANCE. —\nParis; Editions de « Vers et Prose».\nPaul Fort, l'illustre direttore di Vers et\nProse, è un grande e squisito poeta, un\nsognatore che ha fatto della immagine un\npiccolo specchio paradossale di belle luci e\ndi bei colori. La sua sensibilità è di una\nraffinatezza eccellente; egli ha bisogno di\nspezzettarla e di polverizzarla per inebriarne\ni nostri occhi con lo una specie di smeri-\nglio affascinante. In questa Ile de France\nspecialmente, noi ci meravigliamo in un\nleit-motiv di tenerezza sensuale. E' nei suoi\nperiodetti una spiritualità diffusa come una\nluce chiara in una camera raccolta, in cui\npassano a lampi i riflessi di qualche ala\nche frulla, o di qualche corona di fiori che\nlangue. E' appunto per questo che la vio-\nlenza della figurazione ci sembra anche più\nfolle e più strana. Cito a caso:\nC'est bien! Nous partirons, belle, vers l'aven-\nture ancienne et toujours nouvelle aux amoureux.\nLe bleu drapeau des bois claque au ciel pour nous\ndeux. A notre gioire un mont perd des oiseaux\nd'azur.\nProfitons des amours acquises, et de nous-mè-\nmes.( Nous aimons en un monde où tout fut\nadoré. Mais va, nous fixerons le noble point\nextrème où s'arrèta l'amour après nous ètre aimés.\nMarguerite, vois-tu comme un souple regard\ndes deux fleurs de ton cceur, tes grands yeux sur\nle monde, a tout changé déjà: les muses de Ron-\nsard, de Dante et de Pétrarque s'endorment dans\nleur ronde.\nPur, malgré leur amour exténué de tendresse,\nl'air est fait de 1' haleine de tous les amoureux.\nPour moi tu le captures en déployant tes tresses\ntravers quoi l'aspire mon moulin de baisers.\nAlberi Thomas* — LE POÈME DU\nDÉSIR ET DU REG-RET — Paris; Sa?isoty\nEditeur.\nL'autore è morto : non incrudeliamo dun-\nque sulla sua soavità dolorante e melliflua,\ndiluita in un sentimentalismo quasi mor-\nboso.\nNoi troviamo nelle sue liriche una no-\nstalgia carnale allo stato di desiderio, piena\nperò di belle immagini piane e musicate\nin una sottile armonia di strofe rotonde e\nbene incatenate.\nL'autore è un cesellatore straordinaria-\nmente fine, ed è anche un delicatissimo\nsensitivo. La sua poesia si eleva molto\nspesso dal comune, in voli docili, a mez-\nz'aria.\nE notevole nel suo volume il poemetto\nLe regret, che nel 1907 ottenne una delle\nquattro menzioni assegnate dal giurì del\nConcorso Sully-Prudhomme.\nPaul Druotm - LA. GRAPPE DE RAISIN\n— Paris ; Editions de la « Phalange ».\nEccoci di fronte ad una manifestazione\ninteressante di un giovine ingegno vigo-\nroso. Egli adopera espressioni rudi ma\nsintetiche. E' forse un suo difetto questa sin-\ntesi troppo rapida che lascia sfuggire la\nvisione completa, tanto che i diversi com-\nponimenti rimangono come spezzati e senza\nuna conclusione rappresentativa.\nSono tuttavia da notarsi nel volume Les\nrimes de la solitude} in cui egli ha una\ncomprensione scettica della vita, che si\npuò veder compendiata in questa Chanson\nd'homme ivre che io voglio citare :\nJe suis un matelot sur les grandes galères\nqui n'ai d'attaché en aucun port\net porte écrit sous ma paupière\n« volupté, désespoir et mort»!...\nCes paroles sont tatouées sur ma poitrine\net sont tissues dans mon maillot,\net l'obscure plainte marine\nest faite de ces mèmes mots !\nJacquesRebouL — LES \"FLORIDA „\nDE CIPRIANO DA RORE — Paris;\nSansot, Editear.\n\\\nE una buona traduzione francese di\nversi italiani inediti di Cipriano da Rore,\nComprende « Le livre d'amour », « Le li-"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.25", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6093, "texte": "vre de la gioire », « Le livre de la sagesse »\ne « Le livre de l'oubli. »\nNè sensibilità estrema, nè motivi abba-\nstanza nuovi nell'originale. Ma la tradu-\nzione è ben fatta, e lo sforzo del Reboul\nmerita ogni lode.\nLouis Dumontm — DE L'OMBRE ET\nDE LA SOLITUDE. — Roubaix; Editions\ndu « Bejjroi ».\nUna raccolta di sonetti non privi di\npregi e non volgari. Nuoce alla loro co-\nstruzione l'ingranaggio delle terzine di cui\nl'autore non conosce il meccanismo ritmico\ne logico. Esse non concludono quasi mai,\nnè sono la chiave ideologica dei singoli\ncomponimenti. Però il poeta ha una spe-\nciale sensazione pittorica e rappresentativa\ndella natura, che rivela in lui singolari at-\ntitudini di penetrazione lirica.\nGaston d'Urville* — LE DESIR ER-\nRANT. — Paris ; Sansot, Editeur.\nCredo di trovarmi di fronte ad un vero\npoeta, fornito di una sensibilità che sa\nrendere sfumature diverse, e darci delle\nimpressioni suggestive e durature.\nLa sua strofa ha un respiro ampio e\nmutevole, ed è costruita con forza. Non\ncontorcimenti spasmodici, nè artifizi troppo\npalesi : il poeta canta con una frenesia quasi\nselvaggia e con un ritmo pieno e vigoroso.\nSpecialmente nelle poesie del mare egli ha\ntrovato una espressione armoniosa ed im-\npetuosa. Alcuni suoi versi vivono e fanno\nvivere. Nella lirica Les marins,noto questi :\n« ... ilsallaient, fredonnant quelque chanson maltaise\ndans la nuit, dans le jour, dans le vent, dans le bleu,\nvidant la gourde pleine en leurs gosiers de feu . .\n. . . contents en leur repos du soir, repus et gris,\nde voir briller, ainsi que s'ouvre un oeil surpris,\nle phare du salut sur la cote etrangère.... »\nSono degne di lode anche le liriche Le\nfestin e Uoutre. Gaston d'Urville ci darà\ncertamente altri poemi interessanti.\nJean Balde* — AMES D'ARTISTES. —\nParis ; Sansot, Editeur.\nSono poesie nelle quali scarseggia forse\nl'ispirazione; ma hanno rare doti di pene-\ntrazione psicologica e vi si nota una mira-\nbile e piacevole facilità di fattura.\nPierre Fons* — LA DIVINITÉ QUO-\nTIDIENNE — Paris; -Sansot, Editeur.\nL'autore è certamente alle sue prime\narmi in queste poesie piene di sentimento\nse non di sensibilità. Egli è un buon ver-\nseggiatore, ma manca di ispirazione ori-\nginale e di eloquenza poetica.\nRobert Mazé* — POÈMES ET INTER-\nLUDES. — Paris; Sansot, Editeur.\nDulcis in fundo ! Ho dovuto esaminare pa-\nrecchi volumi prima di trovarne uno che più\nsi avvicinasse a quello che credo un ideale\nd'arte quasi perfetto.\nRobert Mazé, nei suoi Poèmes et inter-\nludes, ha profuso una rara finezza di sensa-\nzioni acute e soavi, ha fatto vibrare tutta\nla sua impressionabilità nervosa, per ricavarne\nalcune liriche che sono dei piccoli gioielli\ncapricciosi e dei piccoli ricami volubili.\nRicordo specialmente : Le miroir sensi-\nble> Les fileurs de lumière, Les arabesques.\nEgli si vale di un' arte quasi insignifi-\ncante e di una maniera di esprimersi che\nin poche parole dà subito l'impressione\neffettiva della sua visione, sempre adorna\ndi una vera nobiltà di linea, ed ha una\nspeciale tenerezza, un cinguettare usigno-\nlesco, dei piccoli gridi sorprendenti.\nRicordo ancora la Chanson de Nivose e\nDolly, in cui un fascino sottile e malinco-\nnico vibra in una maniera assai suggestiva.\nEt/m o nei Toucas-Massillon. —\nLES AMES ENCLOSES — Paris ; Lèon\nVanier, Edit.\nI versi liberi di Edmond Toucas-Mas-\nsillon sono un esponente significativo di\nuna nuova tendenza che si è andata a poco\na poco manifestando con una bella intensità\ndi rappresentazione. Il verslibrisme offre in\nquesto volume una bella virtuosità artistica,\nche ci alletta in un ritmo inconsueto. Sono\nnotevoli le liriche Le ve?it q?ii passe, Les\nfeuilles, Les pins> in cui un bel respiro\nlargo e profumato vibra nelle strofe piene\ndi anima e di vera poesia.\nEnrico Cavacchioli.\nDemetrios G» Kaiogeropouios«\n— BASSORILIEVI. — Atene.\nII signor D. G. Kaiogeropouios, di cui\nabbiamo pubblicato un poemetto in prosa\nnel precedente fascicolo, è uno dei più po-\npolari novellisti di Grecia. Giovanissimo si\ndiede alle lettere e vi occupò ben presto un\nposto eminente.\nLe sue Novelle, le sue Impressioni della\nvita, le sue Pagine, sono una serie di racconti\npsicologici ispirati dalla vita sociale. Nei\ntre detti volumi egli mostrò tutti i pregi\nd'un egregio scrittore: grazia nella descri-\nzione, vivacità nella dipintura dei sentimenti\numani, arte semplice e sincera. Tutte le\npassioni della vita vi si svolgono in pagine\nvibranti, vive.\nNel volume intitolato Fogli d'orario si\nsuccedono episodi della vita giornaliera, da\ncui lo scrittore trae interessanti conclusioni.\nRecentemente il Kaiogeropouios pubblicò\ni Bassorilievi, in cui si rivela stilista e psi-\ncologo assai potente. In pagine di squisita\nosservazione ed efficacissima forza rappre-\nsentativa, l'autore giunge spesso ad una ideale\nperfezione artistica.\nDell'opera letteraria del Kaiogeropouios\npiù volte si fece menzione, con gran copia\ndi lodi, anche nei maggiori periodici europei.\ns. s.\nPoi Arcas. — LE SECRET DU BOSPHO-\nRE, roman. — MARCELLE, drame. —\nL' ETAT HELLÉNIQUE. — ZLAP.\nAthénes.\nLe secret du Bosphore) de notre éminent\ncollaborateur, est un admirable roman qui\npeint la vie intime du sultan Abdul-Hamid-\nChan, les harems, les conspirations des Nèo-\nTurcs et des Arméniens. Cette ceuvre fut\npubliée en feuilleton dans le journal Embros,\nd'Athènes, et provoqua une vive émotion\net de violentes polémiques. Ce livre plein\nde charme et d'intérèt n'a pourtant pas la\nvaleur littéraire de Marcelle, tragèdie ro-\nmaine en 4 actes et en vers libres, par la-\nquelle le poète Poi Arcas fit triomphalement\nson début dans la littérature grecque. Le\nsuccès de cette tragèdie fut très considèra-\nble auprès du grand public aussi bien que\ndans les milieux intellectuels.\nL*Etat hellénique, est un volume de poé-\nsies satiriques, publiées quotidiennement dans\nle journal Embros. Voilà bien un effort ab-\nsolument unique dans le journalisme.\nQuant à Zlap, c'est un journal hebdo-\nmadaire, tout rimé, en un patois bizarre.\nCe journal, publié pendant deux ans avec\nun très grand succès, constitue un volume\ndu plus grand intérèt.\n\nL. d. 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L. 2, —\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a\ncolori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia,, . . . . . . L. 2, —\nParte Terza: VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia,, . . • • . . • • L. 2, —\nJTV iiol€3tjt.\"I3o velato - - versi di Enrico Cavacchioli, Vincitore del II.0 Con-\ncorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani) — Edizioni di 44 Poesia „ .......... La 3,50\nJSnOLlOtCJO O-mOl*© — poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato\nsu carta di Fabriano) — Edizioni di 46Poesia,, . . . . . . . . L. 3?§0\n— studio critico di Emilio Zanette, Vincitore\ndel III.0 Concorso di 44Poesia,, (elegantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Ro-\nmani) — Edizioni di 44 Poesia,, ............ 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MARINETTI.\nLA nostra Rivista, considerando la poesia come elemento essenziale di ogni crea-\nzione letteraria, ha deciso di attribuire un premio di\nLire 3000\nad un Romanzo italiano inedito.\n\\\n1. - E lasciata ai concorrenti la più assoluta libertà circa il soggetto e il genere\ndel romanzo.\n2.-11 romanzo premiato sarà pubblicato e diffuso per cura ed a spese di\nnelle proprie edizioni.\n3. - Sul guadagno netto che darà la vendita l'autore percepirà il 50 °L\n4. - 11 resto sarà devoluto al fondo premi per i successivi concorsi di Poesia.\n5. - Ogni manoscritto potrà essere firmato col nome o con un pseudonimo, e\ndovrà essere accompagnato dalla bolletta d'abbonamento 1907, oppure da\nquella 1908.\n6. Il prezzo d abbonamento a Poesia è di L. 10 per l'Italia, 15 per l'estero, e deve\nessere mandato direttamente alla nostra Amministrazione (Via Senato 2,\nMilano) mediante cartolina vaglia.\n7. - La chiusura del Concorso, dato il grandissimo numero dei\nconcorrenti, e volendosi soddisfare alle loro insistenti ri-\nchieste, è stata prorogata al 30 agosto 1908.\nIL DIRETTORE"}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.3", "texte": "Inchiesta internazionale di “POESIA„ sul Verso Libero\n\nPoiché le ultime riforme ritmiche e metriche compiute o tentate nella poesia italiana accennano a generar confusione nei\ncultori meno esperti dell'arte poetica, noi abbiamo pensato d' interrogare in proposito le persone più competenti, affinchè la loro parola\nserva a chiarire le ragioni e le forme delle ultime libertà tecniche in poesia. La nostra rivista dunque rivolge ai maggiori poeti d' I-\ntalia le seguenti domande :\nls° Quali sono le vostre idee intorri© alle più recenti riforme ritmiche e metriche introdotte nella\nnostra letteratura poetica ?\n2;° Quali sono le vostre idee prò e contro il così detto verso libero in Italia, derivato dal \" vers\nlibre,, che Gustave Kahn ha creato in Francia?\nE perchè la discussione sia più vasta e più concludente, POESIA rivolge ai maggiori poeti e critici di Francia e di tutta Eu-\nropa la seguente domanda :\nQue pensez-vous du vers libre? F. T. MARINETTI.\nPOESIA ha pubblicato finora le risposte di Gustave Kahn, Arturo Colautti, Francis Vielé Qrìffìn, Emile Vcrhaeren, Henri\nde Régnier, Rachilde, Eduard Ducoté, Domenico Turnisti, Marie D\nPascoli, Angiolo Orvieto, Comtesse de Noailies, Neera, Jules Bois,\nd'Annunzio, Ada Negri, Richard Dehemel, Giovanni Marradi, St\nHenri Ghéon, F. Fontana, A. Bernardini, Arthur Symons, Giovann\nresco, Léon Bocquet, E. Marquina, Carlo Magaihaez de Azeredo, Francis Jarnmes, Vittoria Aganoor-PompiiJ, Alfredo Baccelli,\nRobert de Souza, Louis Le-Cardonnel, Gian Pietro Lucini.\nELDA Gì AN risponde con questa bellissima lirica :\nChi vi costrinse, o versi, ad una\nfissa legge d'armonia?\nO Poesia che sei l'indipendenza\nde l'anima,\nchi ti volle prigione del numero ?\nschiava della rima?\nserva al vigor della parola?\nChi fece una scienza\nlimitata, fonetica,\ndi te, divina musica del pensiero,\nritmo pulsante del sentimento,\nala capricciosa vibrante\nalla carezza dei zefiri,\nnerbo d'acciaio lottante\ncoi venti terribili ?\nChi disse al poeta: « Tu, uomo\nsingolare, in cui freme l'idea\ncome una febbre, se vuoi\nparlare alle genti devi\ncomporre giochi di sillabe\nprestabiliti, devi\nfar come fece la schiera lunghissima\ndi quelli che t'han preceduto,\nche credi tua. Scriver devi contando.\nLuminosi castelli,\ns'erigono i sogni; tu erigi\nun castello aritmetico.\nE bada a non sbagliar d'una vocale\nnel canto, a non negligere una dieresi » ?\nTutte a un modo friniscono le cicale\nnella gloria d'agosto. I versi sono\ngià fatti dalle regole. Tu devi\nregolarti con essi.\nC'è sufficiente varietà: puoi scegliere\no l'un genere o l'altro.\nE', di natura, scaltro\nl'ingegno, e troverà comodo e pronto\nl'adattamento\nal suo temperamento.\nPria che il foco t'assilli\ndell' estro, prima che il tuo cor vampeggi,\npria che la fremebonda fantasia"}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.4", "texte": "POESIA\n\ncon l'impeto dell'onda\nsi sferri, scegli ! e trovi ella lo scoglio\nche la ributti; e trovi il foco il freddo\ngettito delle spume e s'incanali\nnella rigida strofe,\nnel misurato verso. Ed il severo,\ncensor lo scruti noverando ad occhio,\nad orecchio o su le dita.\nO Poesia, infinita\nmusica, indefinita\nbellezza! Passa la tua veste caduca,\ne il metro un tempo grato\nridevol cosa ad altro tempo appare\ncoma ogni moda scaduta.\nIncatenate leggiadre strofette\nd'una volta, mirabili rime\nagili e piane, voi siete muffiti\nfigurini. Voi siete, o forti endecasillabi,\nlegati o sciolti, vecchie\narmature, bracciali, gambali,\nloriche da museo. Nel vostro tempo\nstate immortali con gli spiriti\nche vissero in voi. Come sta\nimmortale il Settecento\ncon le sue grazie; come sta\nimmortale l'anima canora\nche visse nelle esagitate\nma non ribelli alle regole\ncanzoni dei vati\ndell'italo risorgimento.\nMa ogni tempo ha il suo spirito. Per uno\nChe a mirabili voli s' alzi con voi, frenati\ncavalli del verso constretto,\naltri molti irrequieti\npoeti non vogliono redini\nai loro sauri, (le immagini equine\nsono esse pure un ferravecchio in questi\ntempi d'automobili,...)\ne chiedon volare, volare\ncome solo il libero verso\nassente, il verso onde l'armonia\nintima sfugge ad orecchio volgare.\nLibero verso! O Italia, esso ti dia\npoeti, anima, eroi !\nNon piangerà nessuno le rime, la severa\nclassicità dei metri,\nquando in libero metro\nalto brilli il pensier de' figli tuoi,\nItalia !\nCambia tutto, nel mondo. Le forme\ntutte cambiano. Indegna\nd'uomini e d'intelletti anche fu molta\npoesia del passato ; e c'è dovizia\nd'indegna nel presente\nLibero verso a peregrina mente,\ns'ella il richieda, e s'alzi\nalle stelle, e divini\ni novelli destini degli uomini, e consoli\nil dolor della terra. E per lei\nnon s'aprano ma stagnino paludi;\nnon s'affoltin le tenebre, si sciolgano.\nSgombrin le nubi e l'etere azzurreggi;\ne la parola si spieghi,\nsettemplice arco di luce,\ncome orifiamma nel vasto.\n\nElda Gianelli.\n\nMB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESIA ne publie que de l'inédit."}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.5", "texte": "Le Rosaire d'étoiles\n\nA CECILIA VELLINI.\nSous un baldaquin de soie cramoisie, bordè de menu\nvair, la noble comtesse de Clarinval agonise. Déjà son\npauvre corps se raidit dans le grand froid venu de l'au-\ntre monde et ses mains maigres peignent, d'un mou-\nvement fou, les crépines d'or de ses couvertures timbrées\ndu formidable écusson qui semble l'écraser.\nMessire de Clarinval, l'époux farouche et triste, un\nhomme de quarante ans, bronzé dans les batailles, se\ndresse devant elle, tout noir sur le fond d'une verrière\noù le pale soleil d'octobre répand comme une poignée\nde feuilles mortes ; tout noir, et d'aspect si peu misèri-\ncordieux que les coeurs s'arrètent de bruire rien qu' en\nle voyant passer. A ses pieds se traine, gemissant, le\nbon lévrier, son fidèle compagnon de chasse, lequel, plus\nhumain que son maitre, s'apitoie à regarder souffrir sa\nmaitresse.\n— Oui, j'ai péché, messire, bégaie la chàtelaine\nmoribonde, et le moine m'ordonne de me confesser à\nvous comme à celui qui peut, seul, m'absoudre et m'ou-\nvrir les portes du paradis. Sans votre pardon, je serai\ndamnée.... Messire, ayez pitie de mon àme! Il me reste\nencore un soufflé, je vous l'offre. Oue votre justice n'épar-\ngne pas mon corps. Voici Carolus, votre chien obéissant,\ndites-lui de me prendre à la gorge comme une félonne\nque je suis ! Voici les tresses de mes cheveux: étran-\nglez-moi ! Messire, vous-avez encore le temps de torturer\nma chair... mais sauvez mon àme... Donnez-moi Y abso-\nlution ! —\nLa dame de Clarinval fait un nouvel effort: elle se\nredresse, tendant les bras à son mari, ses mains sup-\nportant péniblement ses lourdes tresses brunes.\n— Messire, continue-t-elle d'une voix désolée; ayez\npitie de moi! Votre fille Emerance, est l'enfant de\nl'astrologue maudit que vous avez ramené de Naples\naprès la guerre, de cet homme si doux.... et si rusé, qui\nlisait nos destins dans les astres et qui m'apprit le crime\nd'adultère en lisant dans mes yeux. Messire mon époux,\nje vous ai trahi, je sais mourir... achevez-moi !\n— Emerance, l'enfant de l'astrologue ! répète len-\ntement le sire de Clarinval.\nPuis il a un geste terrible, frappe sur une coupé de\nmetal qui rend un son lainentable. Le petit page paraìt,\nfrémissant d'effroi, tandis que revient le moine, le front\nbas, portant les saintes huiles.\n— Faites venir ici la damoiselle ! gronde le comte\nsans regarder sa femme dont les prunelles se figent\nd'horreur.\nPresqu' aussitòt, comme pourrait entrer dans un\ncaveau funèbre un rayon de printemps, entre Emerance,\nla damoiselle de Clarinval. C' est une frèle vierge de"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.6", "texte": "POESIA\n\ndix-sept ans, vètue de lin immaculé. Sa chevelure, nat-\ntée en nattes à douze brins, coule le long de sa poitrine\ncornine deux ruisseaux de cendres blondes, son visage,\nextraordinairement pale, se pose, sur 1' échancrure de sa\nguimpe, comme une hostie sur l'évasement d'une corolle\nde lys, et ses yeux, pleins de larmes, ont des refìets\nd'eau luisant sur de la nacre. Elle est si bianche, toute,\nqu'elle en jette des rayons; elle fait peur au soleil, la\nverrière s'éteint, et elle demeure, la pure fille, Tunique\nclarté de cette chambre obscure.\n— Damoiselle, dit enfin le comte de Clarinval,\naprès l'avoir contemplée rèveusement et en appesantis-\nsant ses doigts brutaux sur sa douce épaule dont la\ncourbe ressemble au dos d'une colombe; damoiselle, voici\nque votre mère mourante vient de m' avouer le plus\nhonteux de tous les péchés. Veuillez donc lui déclarer\nde ma part, vous la fille de l'astrologue, vous la inau-\ndite, que je ne lui pardonnerai que lorsque vous saurez,\nau juste, le nombre des ètoiles du del... Désormais, l'on\nvous conduira, chaque soir, sur le haut de la tour où\nse touvaient jadis les instruments de votre pére, et là,\nhiver comme été, sans couchette, sans escabeau, vous\nresterez avec les astres, vos pareils, jusqu'à ce que\nvous m'en puissiez donner le compte. Malheur aux gens\nde ma maison qui vous prèteraient un manteau et mal-\nheur aux écuyers voisins qui tenteraient de vous dé-\nlivrer !...\nRicanant, le sire de Clarinval s'éloigne d'un pas\nferme, et le moine, épouvanté, se laisse choir sur les\ngenoux, suppliant.\nToujours debout, la tète droite, les regards fiers,\nEmerance étend ses bras en croix au dessus du lit où\nse tord la mère qui ràle son dernier ràle et elle s'écrie\nd'une joyeuse voix d'ange:\n— Allez paisiblement vers le Seigneur, ma mère!\nVous serez pardonnée, car je jure de compter, ma vie\ndurant, toutes les étoiles du ciel !\nA partir de ce jour lugubre, chaque soir, deux\nvalets, armés, portant des torches, conduisent la jeune\nfille sur la tour, deux valets se cachant le visage der-\nriére leur manche pour ne pas laisser voir leurs larmes,\net chaque soir, courageuse comme l'oiselle qui regagne\nle nid dans l'arbre, Emerance monte les degrés, vétue\nde sa robe légére dont le lin sera bientót humide sous\nla rosée nocturne.\nEn haut, les vaiets, ayant visite avec soin la piate-\nforme, 011 l'on ne doit mème pas laisser un carreau d'é-\ntoffe, verrouillent la trappe et l'abandonnent selon les\nordres de leur redoutable sire. Eux partis, Emerance\ns'agenouille, serrant autour d'elle les plis fìottants de sa\nrobe, puis se tournant du coté de l'Orient, elle fait sa\nprière... et commence l'effrayant calcili, si puéril ! L'en-\nfant ne doute pas. Elle en saura le nombre. Pourquoi\ndouterait elle de Dieu ! Elle égrène avec ferveur son\nrosaire cTétoiles comme on égrène un ordinaire chapelet\nde perles. Elle marque, sur des tablettes, des chiffres\nénormes qui glissent du ciel comme des monstres, et\nelle ne s'en alarme point.... Elle y passera dix ans, cent\nans, tout ce que la providence lui permettra de vivre\nd'années.... ensuite elle ira trouver le sire de Clarinval,\nsoit sur terre, soit en paradis, soit en enfer, et elle\nlui dira:\n— Je sais le nombre mystérieux. Je vais vous le rè-\nvéler ; mais en échange, accordez-moi le pardon pour\nma mère, votre épouse, morte sans votre absolution.\nElle dort le jour, tàche de reprendre des forces\npour le soir prochain, se livre à des études ardues avec\nle pauvre moine, console ses femmes qui pleurent sur\nelle, sourit à tous, vraiment se montre si calme en ac-\ncomplissant sa rude pénitence qu'on finit par croire, au\nchàteau, que la fille de V astrologue est douée d' une\npuissance magique. Et, durant les tristes nuits d'automne\ndans le grand silence des campagnes assoupies, celui\ndont elle est a la fois l'outrage et le remords, peut en-\ntendre sa voix mélodieuse, sa voix de harpe-fée disant\ndes choses étrangement douces au vent qui passe, tan-\ndis que plus bas, beaucoup plus bas, tout au bas de la\ntour, gémit le bon lévrier fidèle en grattant la terre,\ndésespérément :\n— Ave Maria, Vènus, ma puissante marraine, si-\ngne du feu maudit posé sur mon destin, vous la trés\npure, vous la très belle, vous la mystérieuse et vous\nT inexorable, porte d'un paradis que je ne connaìtrai\njamais, sommet neigeux de la montagne d' ivoire, her-\nmétique maison d' or, vain calice de cristal que je ne\npuis atteindre, lampe d' opale où brulé du sang, oeil\ntendre d'un dieu cruel, cause des pires joies et des plus\ngrands malheurs, miroir d'injustice, refuge des pécheurs,\npleur unique formé de tous les sanglots des vierges,\nurne d'ambre où s'endort la Lumière, fragile tombeau"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.7", "texte": "POESIA\n\nde la Vertu, délicieux mais transparent mensonge,\nMaria, Vènus,bénissez mon tourmentL.\nEt vous, les plus petites, ses suivantes, pàquerettes\ndes champs dont elle est rose-reine, implorez-la pour\nmoi ! Qu' elle me dise combien vous ètes là-haut, de\ncierges flambant en son honneur!... Exquise averse de\njasmin blanc inondant mon front malade, fleurs-flèches\nlancées toujours brillantes a travers tant de siècles, je\nvous adjure de vous laisser cueillir ! Faut-il, dans les\nvagues du vent, comme un fluide épervier, jeter ma\nchevelure afin de vous capturer, fuyants poisson aux\nécailles lunaires, oiseaux-phénix planant sur l'incendie!\nVenez danser vos rondes autour de moi, grains de riz,\nperles fìnes, diamants bleus, miettes du pain des anges !\nVenez, poussière de la plus glorieuse route, Voie lactée,\noù les pieds des élus foulent déjà les étincelles du foyer\ndivin! O les toutes petites!... O les très effrayantes!...\nPointes des couteaux tournés contre mon coeur!... Sei\ndes larmes seme en mes yeux éperdus ! Etoiles ! Etoiles !\nVous, la terreur et le flambeau des criminels, venez il-\nluminer la nuit de mon àme!... Faut-il enfin, expirant à\nla peine sans parvenir à vous toucher, ne plus voir en\nvous que les gouttes d'argent de mon futur linceul? Prin-\ncesse d'amour, ma puissante marraine, porte du ciel, ó la\npleine de gràces, Ave Maria,\nHélas ! L'hiver arrive, saisit la jeune fille et la roule\nsous ses bourrasques, lui met, le long du corps, ses\nmille épées de giace ; la pluie noie ses beau cheveux,\ntrempe sa robe de lin, dévore sa nuque de ses baisers\nmous de vampire. Au printemps nouveau, la pauvrette\nest devenue si débile et la toux, qui la secoue tout en-\ntière, s'entend de si loin, dans le vent, que le bon moine\nva supplier le bourreau:\n— Messire, s'ecrie-t-il, ferez-vous donc mourir l'in-\nnocente à la place de la coupable? Messire, en nom de\nDieu, ayez pitie!...\n— Amenez-la moi, répond le sire farouche. Je veux,\nen effet, savoir où en est, de ses comptes, votre belle\ntrésorière de l'impossible.\nEt elle vient, portant ses tablettes noircies de\nchiffres.\n— Je ne vous demande qu' une gràce, dit-elle,\ndressant sa jolie téte de pale penitente que les nuits de\nprières ont rendue presque lumineuse.\n— Laquelle ? interroge le feroce, étonné de la\ntrouver encore si vivante et si fière.\n— Celle de ne point compier les étoiles filantes...\nce me sera toujours du temps de gagné!\n— Soit !\nEt le sire de Clarinval, tout songeur, la renvoie\nd'un geste bref, car il a peur de céder à son admiration.\nMaintenant, quand il erre, hanté de remords, chevauchant\nau crépuscule dans la campagne suivi du grand lévrier\ngémissant, il regarde, malgré lui, le haut du donjon où\nunefemme baignéede lueurs surnaturelles, s'irradie comme\nl'un de ces astres qu'elle est chargée de contempler\njusqu'à son dernier soupir. Il a bien oublié 1' infidèle\népouse mais ne peut plus chasser de sa mémoire la fille\ndu maudit, et il lui naìt comme un amour de sa haine...\n— Elle va mourir ! lui psalmodie son coeur, se\nréveillant.\nN'y tenant plus, un soir, il monte l'escalier du\ndonjon, òte le verrou de la trappe, apercoit Emerance\nassise sur les créneaux, la tète renversée en arrière, si\nrigide qu'elle semble de marbré.\n— Emerance! appelle-t-il furieux contre elle et fu-\nrieux contre lui.\nElle baisse le front et il est épouvanté de Tétrange\nrayon de ses grands yeux, tout remplis d'éclairs pho-\nsphorescents.\n— Messire, dit la pauvrette d'un accent déjà tout\nlointain, je crois que je vais succomber: je suis aveugle.\nAlors, désolé, la poitrine en feu, il se precipite vers\nelle, saisit ses petites mains.\n— Mignonne, balbutie-t-il dans une subite explo-\nsion de tendresse, le compte est achevé ! Il n'y a plus\nici que deux étoiles: ce sont tes pauvres yeux malades,\net je bénis ta mère qui t'a faite étrangere a ma lignee?\nVeux tu devenir ma chàtelaine?\nEmerance sourit douloureusement.\n— Vous avez beni ma mère, messire; je puis\ndonc la rejoindre. Soyez remercié pour votre miséricordei\nEt, ouvrant ses bras comme des ailes, Emerance\nse laisse glisser, s'envole, du haut des créneaux, tombe\ndans l'infini, dans la ronde éternelle des étoiles, ses\nsoeurs.\n\nRachilde."}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.8", "texte": "POESIA\n\nI FIORI DELL'ARNO\nAngiolo Orvieto.\nLungo l'Arno stamattina\nper la brina è tutto argento.\nUsciam dunque in riva all'Arno\ne cerchiamo con fidanza,\nchè non può cercare indarno\nchi nel cuore ha la speranza\nd'aspirare la fragranza\nd'un bel fior del Quattrocento.\nD'un bel fior che al Poliziano\nabbia dato il fresco odore,\no sia stato nella mano\ndel Magnifico Cantore :\nche per ogni fior che muore\nne rinascono altri cento.\nFiori quanti ne rinasce!\nE son belli come allora.\nChi è lo stolto che s'accora\ne di lagrime si pasce?\nGetta in Arno pene e ambasce,\nche conviene esser contento.\nSe non fossi nato mai,\nnon godresti questo sole.\nChi si duole de' suoi guai,\nson bestemmie le parole.\nVia, cogliamolo il bel fiore,\nche vien notte in un momento !"}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.9", "texte": "POESIA\n\nLe lys intérieur\n\nI. — LES CIERGES\nJaillis du Lotus d'or des Chandeliers, vous, Cierges,\nSoyez, ó Doigts levés, Ongles trouant l'Azur,\nLances dardant la Plaie au Flanc divin du Pur\nLe Défilé réparateur des Remords vierges.\nSoyez, Saintes debout haussant un Front de Feu,\nLe Treillis où je viens cueillir — malgré les Pierres\nEt le Marbré frigide où s'éternise un dieu —\nLes mystiques Volubilis de la Prière.\nMon Coeur sur cet autel acclame de son Cri\nLa Forteresse où tu t'enclos, Sang du Ciboire,\nEt le Verger de Fleurs ardentes qui l'écrit,\nFils de la Vierge, avec du Sang et de la Gioire !\nRampant sur les Tapis qu'étendent les Verrières\nJ'eiìtre et je viens vers Toi, mystérieux Amour;\nJ'ai fui la Clarté vaine, et j'aime ces Lumières\nRécitantes comme ma Langue en mon corps gourd.\nCierges! Vous priez bien. Il semble que je méne\nA mes paroles les ballets de vos Lueurs;\nEt vous ètes des voix aidant ma voix humaine\nEt vous ardez comme en moi-mème mes ardeurs.\nClartés! Clartés ! je vois s'épanouir vos Flammes,\nPapillons purs aux Calices hauts;\nSoyez, Cierges, l'Oraison de toutes les Ames\nVibrant avec mon Coeur vers les Azurs lustraux.\n(1903)\n\nII. — LES VITRAUX\nCicatrices aux Flancs des Eglises, ó Plaies !\nDouleurs que fait gicler un glaive de Soleil,\nQui pantelez sur les grands dallages vermeils,\nJe traine comme Vous mes Espoirs sur des Claies!\nJe porte en moi des Supplices mornes, qu'avive\nL'Eclair des Cieux de ses Traits spirituels,\nEt, tei vous, Fleuves d'or endormis dans leurs Rives,\nJe saigne d'un Couchant le Sang perpétuel.\nO Verrières, la Barque mince de mon Ame\nSur vos Lacs vient rèver à de nobles ailleurs,\nMes yeux, extasiés des Portiques meilleurs\nVous ouvrent sur mon Cceur que traverse la Lame.\nJe bois l'Espoir aux Bouches de vos cuves feintes,\nJe baigne à vos Lueurs en bénédictions ;\nVous me couvrez de vos Chasubles peintes,\nVos Extases en moi font des Processions.\nMitrez mon front, Tiares de la Foi rigide ;\nBoucliers, sauvez-moi des attaques du Jour ;\nQue mon Ame en sanglots à vos Soleils se guide\nArcades de clarté des Cloitres de l'Amour!\nO Portes des Brasiers divins, flambez vos Astres,\nBrùlez an fond de moi les Temples orgueilleux;\nEt, pour régénérer mes propices Désastres,\nRegards de l'Infini, posez-vous sur mes Yeux!\n(1904)"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.10", "texte": "POESIA\n\nIII. — COMMUNION\nà Charles Grolleau.\nEglise, Toi qui vèts de ta Chape orfèvrie\nLe Pécheur qu'ont transi les Fiévres et les Froids,\nJe viens, Ame du faix de ses Doutes meurtrie,\nMe clouer, tei le Christ, aux Branches de la Croix.\nJe viens, me mettant nu des Vanités vulgaires,\nInstallant dans mori Sein tes claustrales blancheurs,\nRevètir mon corps vii de ta tente de pierre\nEt le faire de Dieu l'Autel intérieur.\nTon portai! entrouvrait sa Crypte de Veilleuses,\nDans la nuit de mon Vide ont brillé tes Vitraux,\nEt des Flambeaux debout les paumes lumineuses\nOnt fait jaillir mon àme aux Ogives d'en haut.\nTon Dallage m'a dit le Néant de la Vie,\nJ'ai vu courir sur lui les Soleils passagers\nResculptant les Tombeaux avec leurs mains rougies ;\nJ'ai compris que les jours me restaient étrangers.\nDans l'Abside, à mon Dos modelant son arète,\nJe me suis prosternò, Prètre ordonné du Sort ;\nMatelot dépravé que la Tempète arréte\nJ'ai fléchi sous des flots de Crainte et de Remords.\n*\nLors, debout dans ta Nef, courant aux quais célestes\nQue l'Idéal épèle et que la Mort approche,\nEn saignant tout le Sang de mes Fautes fimestes,\nJ'ai clamé vers le Ciel par la Voix de tes Cloches.\n(1905)\n\nIV. — SOLEIL MOURANT\nSur les Coteaux dressant un sombre Golgotha,\nCoule la Rouge Croix de deux Routes inverses ;\nLe Soir tombe, Linceul que la Nuit apprèta\nInondé des Rayons que ce déclin lui verse.\nPour le silence d'or le Rossignol chanta\nDans les Sapins levant leur Lyre en fer de Herse;\nEt la Lune, éclatante aureole, monta\nAu Front de l'Arbre noir où les Reflets se bercent.\nSoleil Couchant, Hostie à Phorizon du Soir,\nSans heures cadran d'or de la Tour du Silence,\nJe m'incline au lever de ton rouge Ostensoir\nEt mon Ame vers toi, sur tes Rayons s'élance.\nTu fais couler le sang du Christ jusques à nous\nPar la Plaie entrouverte au Flanc du Ciel propice,\nEt laves chaque jour, dans un Flot pourpre et doux,\nLe blasphème du Monde à Son Saint Sacrifice.\nMa Prière vers Toi monte comme vers Lui,\nSaint Ciboire rempli par le sang des Etoiles;\nJe me prosterne; et quand l'adieu du Jour a fui\nLa sainte Nuit en moi te roule dans ses Voiles.\nO chaque Jour, Seigneur, j' irai sur les Coteaux\nVoir saigner votre Coeur dans le ciel immolé,\nEt vers ma Lèvre en feu des Péchés Capitaux\nJe lèverai le Gral débordant des Vallées !\n(1906)\n\nEmile Bernard."}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.11", "texte": "POESIA\n\nLE SCOPE\nEnrico Cavacchioli.\nLe streghe mattacchione e ridarelle\nguardano dall'inferno arder la luna,\ns'ora le nubi smuovono la cuna\ndel firmamento al sonno delle stelle.\nNitriscono le scope, — i lor cavalli\nspaventati, — su le labbra dei pozzi :\nvedon l'acqua fra timidi singhiozzi\nprorompere in fiammeggiamenti gialli,\ne turbinando via, sotto la volta\ndei ponti, per l'aperta notte estiva,\ngaloppando di prato in riva a riva\nsi strascicano in ridda a briglia sciolta.\nLe chiamano le streghe con lor sibili.\nAll'improvviso fanno un voltafaccia\ne per pasture sonnolente, in traccia\nvanno di lor signore impercettibili.\nFuriosamente contro un ciel d'argento\nguizzano con satanici rimbalzi ;\ncadono, e l'una aspetta si rialzi\nl'altra a continuare il torneamento.\nFinché, smarrite in una oscura ortaglia,\nspulezzando sull'orlo d'un abisso,\nsi ferman dritte nel cielo prolisso\nin un raccoglimento di battaglia.\nVINCITORE DEL II CONCORSO DI \"POESIA,,\n\nNOCTURNE\nCharlette Adrianne.\nLa nature s'endort comme un enfant calme.\nSoir pur,\nLes oiseaux lassés ne chanteut pas ta beauté.\nNuit dense,\nLes corbeaux, les hiboux ne crient pas ton effroi.\nTout est silence,\nTout est sommeil et, seul, le ciel, d'un azur\nTrès violent,\nOù la lune, parmi les étoiles, suspend\nSon miroir froid,\nParaìt vivant.\n\nL'INCHIOSTRO\nSmara.\n(POESIA RUMENA)\nNera come la mia vita è la tua anima, o inchiostro.\nIo sfogo con te le tempeste dell' anima ; il destino\nsfoga con me !e sue furie tremende.\nIo ti stendo, docile, sul foglio bianco : il destino\ntravolge me, vinta, pel deserto della vita.\nIo scrivo con te le mie pene : il destino, collo stilo\naguzzo del dolore, istilla in me, implacabile, il suo veleno.\nOh se io potessi liberarmi, in una volta, di tutti i ricordi,\ndi tutti i rimpianti, di ciò che ancora l'anima spera, di\nciò che l'anima soffre !\nSe io potessi descrivere, in una volta, le mie intime\nprimavere e i miei segreti inverni, ciò che si cela negli\nabissi del mare, ciò che palpita nell' infinito dei cieli !\nSe io potessi, o inchiostro, essiccarti tutto in una\nvolta, fino all'ultima goccia, perchè l'anima mia non avesse\npiù giorni bui dinanzi a sé !"}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.12", "texte": "POESIA\n\nTODESRITT\nUnd als ich jùngst dem Tod entgegen\nDurch sturmgepeitschte Felder ritt,\nDa hielt auf alien dunkeln Wegen\nDie Sehnsucht mit dem Pferde Schritt.\nEs sank vor uns das Talgelànde,\nVor uns verweht der Stàdie Qualm,\nDort oben ist die Welt zu Ende,\nDort oben ragt die Todesaìm.\nIch jauchzte, und mein treuer Schimmel\nNahm wiehernd Abschied von der Welt,\nEin Schloss wird unser sein im Himmel,\nSobald das Leben bricht und fàllt.\nUnd ich erldomm den letzten Hùgel,\nDa kam ein Wanderer daher,\nEr griff so fest mir in die Zùgel\nUnd ich — nicht weiter konnt' ich mehr.\nEr war so frisch wie Waldesquellen,\nSo schòn wie Regenbogenlicht.\nIch grùsste ihn als Trautgesellen\nUnd — sah dem Tod ins Angesicht.\nMir bangte nicht mehr vor der Reise,\nEr sah so klug, so màchfig aus,\nIch warb urti ihn und flehte leise:\n—• « O ! fuhr mich heim ins Vaterhaus. ». —\nDoch sieh, er sprach : « Nichts frommt dein Bitten,\nDu hast iifì Kampf noch nicht gesiegt\nEs hat dein Herz nicht ausgelitten,\nDer Tràne Born ist nicht versiegt.\nDeìm Wunsch ist eitel und vermessen,\nDu hast dein Werk nur halb getan,\nWas du erduldet, ist vergessen\nGeh hin und fange wieder an.\nEs gibt noch Felder zu bebauen,\nWas eilst du schon zum Erntefest ?\nDie Adler kreisen noch im Blauen,\nUnd du fliegst schon zurùck ins Nest?\nDie Brùder kàmpfen noch auf Erden,\nDen heissen Hampf um Lieb und Ehr,\nAnd du willst fahnenfluchtig werden\nWenn alle bluten um dich her?\nNein, nein ! wend um dein Pferd und warte,\nAuch dir blùht einst erkàmpfte Ruh. — »\n— Da hob der Tod die Hand, die harte,\nUnd peitschte mich dem Leben zu.\n\nWOHER?\nIsabelle Kaiser.\nIch komm' aus weiten Fernen\nWoher ? ich weiss es nicht,\nIn meinen Augensternen\nErglùht weltfremds Licht.\nIch lebe stille Tage,\nYVozu? ich weiss es kaum,\nSie ziehn wie eine Klage\nDurch einen òden Raum.\nIch geh' zu fernen Weiten...\nWohin ?... o wùsst' ich' s nur...\nEs ist ein schmerzlich Gleiten\nAuf windverwehter Spur."}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.13", "texte": "POESIA\n\nLa Mort d'Hercule\n\nII 6 Tragèdie (Héroique) de la \" Trilogie Mediterranéenne „\nFRAGMENT INÉDIT\nTHÉSÉE\nAlcmène, nous ferons une tente de branches.\nLa Nuit se trame ainsi qu'une chienne rageuse...\nlei nous vous ferons un réduit de silence.\nALCMÈNE\nTyphon, réveille ici ses énormes chevaux de bronze;\nCette nuit l'ouragan sera certes très chaud.\nAilleurs, Thésée ; ailleurs il faut aller... il faut aussi\nPenser qu'un mort est là, vois ! qui attend nos soins.\nEt avant de partir nous devons recouvrir son corps.\nOn ne doit pas manquer aux devoirs chers aux dieux.\nUne tente pour lui; Thésee, une tente de branches...\nPlus que pour nous, pour lui qui est mort, qui attend...\nFaites-lui de branches une sépulture feuilleue,\nEt nous y verserons la seule libation\nQue nous avons toujours: la richesse qui tient la lemme\nUnie aux fleuves noirs du Tartare : les larmes !\n(Les femmes et Thésée s' approche?it du mort. Quei que s hommes\nse lèvent, viennent et s'immobihsent en cercle funiraire. Les autres\ndemeurent un peu plus loin, affaissés, plo?igés, assis ou couchés ,\ndans leur grand affaisseme?it sa?is sommeil. Les femmes couvrent\nmort des bra?iches que Thésée et les hommes apportent, jusqit à\nrensevelir sous un montimi e de branches vertes).\n(DANSE FUNEBRE)\nALCMÈNE\nqui dépose des branches sur le mort.\n(STROPHE)\nMort ! Mort ! les vierges laides, vont et viennent\nVètues du sang de tous nos plus fiers crimes.\nC'est la fureur de leur stérilité:\nCelle du Destin.\nEt de l'Hellade elles mordent le coeur,\nLe coeur qui est à jamais immobile\nSous la violence àpre des grands orages\nDivins et humains.\nEt chaque crime enchaìne un nouveau crime,\nEt le retient dans le sang répandu,\nEt tous les deux, maitre et esclave, attendent\nLe fier chàtiment.\nJetez au vent vos mains, nids de serpents,\nEt vos serpents seront les chevelures\nAux morts que nous aimàmes arrachées !\nDans la Mort, la Paix.\nBrùlez, brulez, de vos sanglants flambeaux\nDe vos flambeaux sinistres, sans lumière.\nBrulez ! brulez ! ò chiennes, détruisez !\nNous vous attendons.\nLe Styx, marais jaune des larmes, est mort,\nComme la lune enfermée dans les voiles\nD'un grand bateau immobile, sans vents.\nDans la Mort, la Paix.\nDÉJANIRE\nqìti depose des branches sur le mort.\n(STROPHE)\nDans la Mort, la Paix. La Diké superbe\nA une seule esclave : c'est la Mort.\nEt avec la Mort sans cesse elle apaise\nLes fureurs d'Arès.\nEt elle apaise aussi le fruit du crime,\nLe chàtiment d'un pére qui rejette\nA la fureur des faux-chevaux cabrés\nQuelques innocents.\nLes innocents qui pourtant embrassaient\nSes genoux, comme on fait aux statues.\nLa Mort apaise aussi la triste mère,\nDans la nuit, perdue.\nJetez au vent vos mains, ó Erynnies,\nO vous à qui l'apre maternité\nNe doit pas faire un bien rude collier\nD'aspics ennemis.\nJetez au vent vos mains, nids de serpents.\nEt les serpents seront les chevelures\nAux morts que nous aimàmes arrachées !\nDans la Mort, la Paix."}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.14", "texte": "POESIA\n\nBrulez ! Brulez ! Ei tout, tout détruisez,\nDe vos flambeaux éteints et redoutables.\nTout est clameur. Tout est aussi silence.\nDans la Mort, la Paix.\nTHÉSÉE\narrachant les branches et les apporta?it.\n(ANTISTR OPHE).\nO Etranger, guerrier inconnu,\nJe ne connais point ton nom, mais ta force.\nTu m'étais frère alors que l'ouragan\nDe haine soufflait.\nAlors que nos corps étaient frissonnants\nSemblables tous aux astres gémissants,\nEt que la Mort dans ses voiles flottants\nTordait nos cheveux.\nCertes tes yeux s'ouvrent devant Pluton,\nLe justicier, l'humide et sombre dieu...\nPourtant tu nous regardes. Tu regardes\nEt tu n'as plus d'yeux.\nAh, tu nous vois, tu vois tout ce que nous\nNe voyons pas, mais tu ne vois pas certes\nCelle que nous voyons, triste agonie\nDe notre patrie.\nBrulez ! Brulez ! Erynnies, enflammez !\nDe vos flambeaux sanglants, empoisonnés !\nChiennes, brùlez ! et tout, tout détruisez !...\nDans la Mort, la Paix.\nALCMÈNE\narrangeant les branches sur le mort.\n(STR OPHE-PR OPHÉ TIQ UE).\nEnfin voilà ! Seul ton visage est clair\nSous la verdure, et cette nuit pourtant\nEst sans lumière. Ah ! ton visage est comme\nUne fleur tombée.\nBrillante fleur, ó fleur de sang tombée\nIntacte sur sa tige si feuillue !\nTon cceur est comme un bourgeon sous l'écorce\nTrès verte des arbres.\nSur le feuillage - obscure sépulture\nOuverte près d'un autel vénéré -\nDes suppliants nouveaux viendront encore\nPoser leurs douleurs.\nEt ils viendront ici se reposer\nAlors ton coeur soudain éclatera\nCome un bourgeon. Até l'aura ouvert.\nUrne des angoisses !\nCar tu es mort ensanglanté. La Terre\nTend aux vivants la libation du sang\nQui fut versé avant le temps voulu.\nLe sang veut le sang.\nLa Némésis inévitable, colle\nLe doigt sur ta triste bouche. Silence !\nMais tout, hélas ! ne sera pas silence\nPour ceux qui viendront\nDÉJANIRE\nctrrangeant les branches sur le mort.\n(STROPHE-PROPHETIQUE).\nEt tu es mort dans une horrible lutte,\nTandis que nous couvrons ton corps de feuilles,\nTon sang descend vers l'ardent Phlégéthon,\nO triste Etranger!\nD'autres viendront poser leurs àpres peines,\nEn suppliants, devant ce sombre autel,\nEt, accablés, sur cette sépulture\nIls demeureront.\nAlors ton sang que nous cachons, sera\nCome l'atroce, invisible fumèe\nDe la démence, et fera palpiter\nLeurs veines gonflées.\nPuisque le sang, le sang sans cesse appelle !\nEt leur pensée alors sera comme une\nTouffe de bruns cheveux flottant sous l'eau,\nTordus, confondus.\nCar terrible est la libation\nDu sang versé avant le temps voulu.\nEt ni le vin, larmes de Perséphone,\nSang de Dionysos,\nAh ! ni le sang des plus vaillants Héros,\nPourra calmer la fureur qui surgit\nEperdument de sous la terre sombre.\nTout n'est pas silence\nTHÉSÉE\nbrzsant U7ie enorme branche.\n(ANTISTR OPHE)\nC'est la dernière et c'est la plus feuillue.\nC'est la plus dure à briser. Et mon bras\nDepuis longtemps sait pourtant arracher\nLe fier bois au cerf."}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.15", "texte": "POESIA\n\n( Il brise la branche e7i deax co?iire son genou et depose Ics\ndeiix morceaux sur le viortr\nUn sous la tète et l'autre sur les yeux,\nPuisque les yeux ne verront plus jamais\nTout ce que nous devons encore voir,\nO triste Etranger !\nPourtant ce jour-là où tonte la Grèce\nLevant les bras et secouant ses peurs,\nRespirerà l'air auquel seuls les hommes\nOnt droit, et les dieux,\nEt treinblera come peau de tambour,\nToi, Etranger, entre ces branches, tu\nRegarderas ainsi que dans le bois\nLe Soleil regarde.\nPuisque ton sang verse avant le temps,\nAvec celui du beau festin de noces,\nSera, partout où vit la trahison\nLa bouillante écume !\nALCMÈNE\n(.ÉPODE).\n. . . Et sa figure aussi toute est couverte\nCet inconnu est tout couvert de vert.\nEt dans la nuit le vert est noir. La porte\nD'Hadès s'ouvre ici.\nDÉJANIRE\n(ÉP ODE)\nOui, sur le coeur de ce fier inconnu.\nTHÉSÉE\n(ÉP O D E).\n, . . De l'inconnu qui sut mourir pour tous,\nEt pour celui qui lui donna la coupé\nDu fatai festin\nOa ne meurt plus dedans la sépulture...\nTandis qu' Hercule écoute en ricanant\nLes rires fous du compagnon bossu,\nEt rit et s'endort...\n(Tous les hommes élargissent leur cercle de silence autour de\nla sépulture verte. Et tous regardent avec solennità cet aspect\nprintanier de la Mort prophètique).\n(Silence).\n\nRicciotto Canudo.\n\nLA NIÑA\nLuis Rodríguez=Embil.\n(POEMA EN PROSA)\nEstaba muerta la Nina. Fendida, bianca y pura, en su\nbianca camita, corno un copo de nieve sobre un lecho de azucenas\ny nardos, dormia su postrer sueno, en la gran paz del Mediodia\nvernai. Y todo era sonrisas el Verano que se entraba por las\nventanas abiertas de la estancia. Eran todo alegria el sol juguetón,\nel piar de los gorriones, que llegaba de la calle luminosa, el\ntrozo azul de cielo que se asomaba sonriente para ver à la Nina\ndormir, las albas paredes de la abitación donde dormia la\nmuertecita.\nTan sólo en los pechos humanos habitaban, huéspedes sombrios,\nel Dolor y la Pena, matrimonio inseparable que se obstina eter-\nnamente en tornar por morada el sin ventura corazón del hombre.\nLàgrimas habia en los ojos de las mujeres, sordo pesar en el\npecho del padre, mientras la Naturaleza entera regocijàbase,\nperennemente joven, con su secular regocijo majestuoso, de que\nhubiese tornado à ella el bello cuerpecito de la Nina muerta.\nY sol, aves, cielo, parecian cantar, sin que humanos oidos\nlos entendiesen : « i Porqué llorar? i Porqué podecer?! Feliz\nla que murió sin llegar à conocer la vida, sin probar sus miserias.\nsus trabajos atroces, sus terribles desconsuelos ! j Felices los ojos\nde ella, cerrados antes de haber visto de cerca la maldad ; felices\nsus labios, sellados para siempre sin haber tenido tiempo de\napurar los càlices emponzonados ; mil veces feliz su corazoncito\nvirginal, que cesò de batir antes de que hubiese podido apresurar\nsus palpitaciones ninguna de las tristes pasiones de este mundo !\ni Feliz ella, en verdad ; regocijàos por ella, que murió pura y\nbrevemente, corno las flores sus hermanas! Regocijaós...,\nAsì cantaba la Naturaleza ; pero los hombres, ciegos y sordos,\nno la comprendian. Y corrìa el llanto por las mejillas, llanto de\nerror y egoismo, que en vano matizaban con su luz los rayos\ndel sol esplendente. Y, en tanto, la Nina muerta sonreìa con\nsonrisa enigmàtica à lo alto, las manecitas cruzadas, en actitud\nde dulce y risueno abandono; y semejaba contestar à la Natu-\nraleza, tranquila y alegre corno ella misma :\n« Tienes razón, madre eterna; yo estoy contenta, corno\ntu, de aber tornado a ti; tù eres verdadera y amorosa, madre\ninmortal. Déjame dormir en tu regazo.... »"}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.16", "texte": "POESIA\n\nPoesie dei Dakota\nFurio Lenzi\n(TRIBÙ DELL'AMERICA DEL NORD)\n\nI\nSERENATA\n{Cantata dai giovani correndo pei campi e pei villaggi al suono di uno speciale tamburo)\nScise scise sciante ma scica\nScise laca scise nape ma inza a a.\nScise van si ia chesni scise sciante\nma scica scise laca scise nape ma inza a.\nCognato, cognato, cognato mio!\nCuore mio ! Cattivo !\nCaro cognato, prendi la mia mano.\nCognato, cognato, ti vedo io!\nCuore mio ! Cattivo !\nCaro cognato, prendi la mia mano.\n\nII\nDANZA PEL TAGLIO DEL PERICRANIO\nVajaca vanva ni ctelo eha\nYncan onsi la Ka ma hingle e.\nVartescui chin i ra ma\nJa je je e ja jo he jo !\nEcco, ecco, viene un prigioniero\n« Voglio vivere, voglio vivere ! » mi dice.\nMi sento prendere dalla pietà...\nAh, è già stabilito, ormai\nMi fa ridere, ah, ah, ah!...\n\nIII\nCANZONE\nAh, ah, sono rimasto solo nel campo !\nAh, ah, la notte viene e io son solo qui !\nNessuno si ricorda di me, nessuno ha compassione di me,\nE mentre la notte viene mi lasciano solo qui.\nLa donna dagli occhi grandi non dorme ancora\nRide e si abbraccia col giovane dal piede veloce\nE ridono insieme e io son solo qui.\nAh, ah, sono rimasto solo nel campo !\nAh, ah, la notte viene e io son solo qui !\nLa donna dagli occhi grandi non mi abbraccia più...\nNon ride più con me, non mi accarezza più...\nNon mi prende più la mano fra le sue mani\nPerchè il giovane dal piede veloce l'ha ammaliata.\nOra a lui ride, con lui scherza, con lui si abbraccia\nA lui prende la mano fra le sue mani...\nAh, ah, sono rimasto solo nel campo !\nAh, ah, la notte viene e io son solo qui !\nMa quando verrà il diavolo bianco (forestiero, europeo)\nMi farò dare la pietra d'acqua\nMi farò dare i bei tessuti del cielo;\nTu mi abbraccerai, tu mi accarezzerai,\nTu mi prenderai la mano fra le tue mani\nPer avere la pietra d'acqua e i tessuti di cielo,\nO donna dagli occhi grandi che m'hai lasciato solo,\nE allora io, la notte dopo, e la terza notte,\nE la quarta notte, e la notte dopo la quarta,\nE tutte le notti che verranno dopo,\nIo starò con te, donna dagli occhi grandi !\nQui nel campo a cantare, solo,\nVerrà il giovane dal piede veloce.\n...Ah, ah, sono rimasto solo nel campo!\nAh, ah, la notte viene e io son solo qui !"}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.17", "texte": "POESIA\n\nRONDENINA PELLEGRINA\nGaetano Crespi.\n(POESIA IN VERNACOLO MILANESE)\n0 cara rondenina che tutt'i ann (i)\nTe tornet al tó nid, sott al mè tecc, (2)\nVolani da l'alba a sira in gir, mes'ciand (3)\nAl son di nost campann\nLa toa bella canzon, te see dimm quand\n1 to gent e i tò vece\nSien volaa giò a pientà el so nid chi insci (4)\nE dove, e quand te see nassuda ti?\nA sta domanda chi la rondenina\nLa ferma el voi disend: scóltem e impara,\nE quel che stoo per ditt, tègnel a ment. (5)\nMi sont Milanesina,\nE American del Sud hin i mè gent;\nDi vece poeu, hin tant i miara, (6)\nE i miara d'an eh' in andaa innanz e indree,\nChe no soo dove han posaa prima i pee.\nSoo eh' hin staa chi e quand gh'era nò de cà,\nQuand che Milan l'era ona pradaria\ncon quatter gabanott e pocch pastor. (7)\nHan faa el primm nid chissà,\nTaccaa a on quai sass? tra el verd di piant? tra i fior?\nQuell che pu cert el sia\nNo soo, ma vuj cuntat quajcoss però\nChe te farà piasè pussee ancamò. (8)\nPer centènn e centènn de secòj, nun,\nCoi noster nid, èmm tegnuu unii duu mond ;\nVoland innanz e indree, de là, de chi,\nCercavom quaighedun\nChe avess de podè intend dal nost cipì, (9)\nCh'el mond l'era rotond,\nE se podess girali in bastiment,\nE che al de là del mar gh'era altra gent.\nPer tanto temp nissun m' ha mai capii,\nMa finalment nass, chi in sto bel paés,\nPropi in st' Italia, nass el destinaa\nA fa che fuss compii\nEl fatt : Colomb l'è quel che n' ha scoltaa,\nCon lu se semm intes\nTutti l'han tolt in gir, 1'han combattuu, (10)\nMa lù l'ha tegnuu dur e l'ha vengiuu. (11)\nSe quel ch'hoo dii la storia le dis nò,\nT'el disi mi ch'el fatt l'è propi insci.\nPer sto grand omm semm staa el spiritu sant,\nE ghè nissun che pò\nsconfond, perchè el compar ciar e lampant\nquel ch'hoo ditt mi.\nE se anca ti de quest te see persuas,\nCar el mè car bosin, cuntel sto cas. (11)\nCuntel a tucc, e mi lassom andà\nch'en podi pù de fa ona sgorattada (13)\nIntorna al nost car Domm, girà i bastion,\nVedè Milan, cantà;\nMes' cià al son di campann la mia canzon, ( 14)\nPer vèss poeu saludada\nDa on bon Cristian de stoffa meneghina (15\")\nCol : ciao, mia Rondinella pellegrina !\n(i) Rondenina, rondinella — (2) tecc, tetto — (3) mes* ciand, mescolando — (4) chi inscio qui— (5) tègnel, tientelo— (6) miara, migliaia\n(7) gabanott, capanne — (8) pussee ancamò, ancor più — (9) cipì) pigolìo — ( Vhan tolt in gir? l'hanno canzonato, schernito, deriso\n(11) Vha tegnuu dur, tenne duro, stette fermo nel suo proposito — (12) bosin, in milanese ha diversi significati: qui è per dire poeta —\n(r3) sgorattada, aliata — (14) mes'cià, mescolare — (15) de stoffa meneghina, per dire: veramente milanese."}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.18", "texte": "POESIA\n\nSONETT\nAntonio Curti.\n(IN VERNACOLO MILANESE)\nIN STRADA !\n(I LAGRIM)\n— E1 vèd se mi sont minga disgraziada ?\nCoss'el voeur fagh ? l'è inutil sagrinà !\nQuand el riva a branca on quej ghèll l'è dada !\nL'è on om insci ! 'Se cavi col vosà ?\nC'hel ghe dà denter fin che l'ha ciapada\nDe dovè, tanti volt, portali a cà !\nGiò a piang, poeti dopo, quand la gh' è passada !\nGhèmm pu nient de vend, nè de impegnà !\nDòrmom su quatter strasc, in terra; i fioeu\nI hann ritiraa i vesin, per óna nott... !\nLu intanta el ronfarà per tutt incceu !\nCoss' e farèmm domàn ? Mi s' ciao me rangi ;\nMa per i mè fi'oeu gh' è pu nagott !\nE adèss eh'el me domanda perchè piangi!!,..\nCIACCER INUTIL\n(TRANI E BARLETTA)\n— Voj, \\ceur cambìass el temp ! Le sent an'lee ?\n— Mi ghóo la gamba che me visa! — Oh, bèli!\n— Mi, invece, l'è on dolor tutt chi dedree,\nChi sott'a! spali ! la crèd che vedi i stèli ! -—\n-— Allora istèss de mi, cont i mè pee ! —\n— Ah ! Signor ! tra tucc tré vàrom pu on ghèll ! —\n— A vari pocch en vàrom sempr' assee ! —\n— De fa baùscia — OeuhdèssL. in quanto a quèll\nBasta guardà i tosann de la giornada!...\nChe fiacca ! — Sì, ma en vàrom anmò mèn !\nGhè la fiacca di' ann ! ! — L'è !.. —\n— Come se fa?... l'è ona robba in natura!.. —\n— Del rèst, el nost dover l'hèmm faa, va ben ? —\n— Quèll, si, l'è vera.... — Già!.,. — Forsi!... — Sigura!!!\nI ANTIGH\n(IN TRAM)\n— Ch'el lassa che me tacca... spètta... insci!\nOh, grazie! Adèss vémm ben! bravo ajutant !\nPermèss ? Che scùsen, neh ! S'el fuss per mi\nVóriss volà! ma vólen dòma 'i sant...\n(Quand hinn mort !) E a guardamm sont anmò chi\nDe fà invidia ; ma sont come quij ànt\nDe certi port antigh; fin che stann li\nSaraa, pàren de fèr; ma se fann tant\nDe dervii foeura on póo, l'è on quarantotti\nTravèrs, pién de cairoeu, che pèrd i tocch ;\nCànchen che balla, ciód che tèn nagott,\nVìt tutt s' mangiaa, rampin rott in del gioeugh,\nCadenass che sguagniss... A pocch, a pocch\nYèn vceuja de s' ceppaj, e trai sul foeugh !\nBELLA TOSA !\n(IN TRAM)\n— Su, svelta, bella tósa! — Oeuhdèss! Se gh'è?\nCh'el tègna giò quij man ! — Fóo per utalla !\n— Ghóo minga de bisogn, el sa ? — Perchè ?\n— Oh, Dio! l'è inutil andà 'dree a mènalla!\nL'è on vizzi che ghann lór — De fà coss'è ?\n— Che bèli spirit ! S'el créd de damm la balla\nEl sbaglia ! — Mi ? — Sì, a mè darmi del tè ! !\n— Disi: ghe par che mi voréss toccalla ?\n'Se la me crèd ? — L'è che lór cont la gent\nSano minga stà al so post! — Ma 'se ghóo faa?\n— Che le finissa ! — Bèli ringraziament !\nDel rest hóo faa él me dover, la sa?\n— Dover de streng i brasc e de fà maa ?\nOh beli ! l'è '1 so dover quèll de palpà !"}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.19", "texte": "POESIA\n\nIL CASTELLO DEL LOENGRINO\nCorrado Govoni.\nBianco è il castello in mezzo a la foresta,\ncoi due torrioni in fondo, grigi,\ncoperti come di berretti frigi\nd'un azzurro ineffabile di festa.\nOh nel cortile il grande allevamento\ndegli uccelli di neve senza gridi,\nche di salpare verso ignoti lidi\nattendono impazienti il gran momento!\nE passa sotto le finestre aperte\nal sole un fiume limpido e sereno\ncome un liquido argenteo arcobaleno,\ndove a notte Loengrino si diverte\nin attender, seduto sui macigni,\nal bianco varo dei suoi puri cigni.\n\nALL'ASSISE\nI QUATTRO POETI\nVenturino Camaiti.\n(SONETTI IN VERNACOLO FIORENTINO)\n— Bella seduta, sai ! Dacché son nato,\nun'attra come questa un l'ho ma' 'intesa,\ne un ti so dire come gli è restato\ni' ddifensore della parte lesa.\nI'ffatto esiste, sì. Ma l'imputato,\nse ammazzò i' pprete e gli votò la chiesa,\nsecondo quer che ha detto i' ssu' avvocato,\nlo fece pe' llegittima difesa.\nPo' ha detto : Meglius este (gli è Latino)\nsarvare un reo che vendicare un morto.\nE giù cazzotti sopra i' ttavolino\nGiuri, carabinieri, presidente,\npiangevan tutti.... — E allora l'hanno assorto...\n— Assorto no : trent'anni solamente.\nDante, per me, gli è i' pprimo propriamente,\neppoi, si sa, un sarebbe Fiorentino ;\nperò, levato i' ccanto d'Ugolino,\ni' rresto un si capisce un accidente.\nT pPetrarca un sarà tanto sapiente,\nperò anche lui, per essere Aretino,\nsecondo i' ggusto mio, scrive benino,\ne si capisce da imparallo a mente.\nL'Ariosto 'nvece un fa che armanaccare,\ne quell'Orlando è tutto una burletta ;\nma pell'ottava gnà lasciallo stare.\nE i' tTasso gli è bravino, benché matto;\nma un sonetto Jn vernacolo, un dar retta,\nsi son provati, ma nessun l'ha fatto."}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.20", "texte": "POESIA\n\nPOESIE SLOVENE\nTraduzione dallo sloveno\ndi Luigi Crociato.\n\nINCANTESIMO\n(UROK)\nALEKSANDROV(Gius. Murn).— (Nacque a Lubiananel 1879 > viorì\nstudente di università nel 1901. L'edizione delle sue poesie uscì\nnell anno della sua morte sotto il titolo : « Canti e romanze »).\nZitto e il lago... Sul ciel che si sprofonda\nnel suo olezzante bruno, arde la luna ;\nsotto spumeggia di montagne un'onda,\nsu cui la nebbia i suoi fantasmi aduna.\nTant'é il silenzio in tutto T universo,\nche si dilegua l'anima per esso ;\ne dei mondi che scivolan pel terso\nsenti t'attrito e un favellar sommesso\nEd io lo intesi... leggendario e pio,\nsenza voce, divino... quando tacque\ndella mia fida il core, e mesto giacque\nil mio nella sventura e nell'oblio.\n\nVORREI...\n(MENI SE HOCE,..)\ndi OTTONE IUPANCIC. — (Nato nella Carniola, studiò filo-\nsofia a Vienna. Vive.)\nVorrei...\nuna pianura che ogni vista eccede;\nun orizzonte che oltre i mondi appare;\nvorrei montagne che han di nubi '1 piede,\ndonde inabissan gli abitati e il mare.\nVorrei notti, scenari di leggende;\ncieli bagnati dalle rosee aurore ;\nselve romite su di cui distende\nle grige vesti 1' uragan signore.\nE all' uragano vorrei dar la truce\npassione, e in fondo al mar ogni mia pena,\nperchè l'anima pura nella luce\nviva del sol in sua coscienza piena.\n\nAGLI ASTROLOGHI\n(ZVERDOGLEDOM)\ndel dott. FRANCESCO PRESEREN. (Nato a Urba 7iella Carniola Vanno 1800, morto nel considerato come il massimo poeta sloveno\nLe sue poesie furono tradotte in russo, in boemo, in croato, in tedesco, in svedese ; qualcuna anche in italiano.)\nSotto le chele ai gamberi\nalmanaccar nel brago\ntu possa, o di lunari\ngran fattucchiere e mago !\nO voi, bugiardi astrologhi,\nche, vati e segretari\ndi stelle e di meteore,\navete la pretesa\ndi rivelarci gli annui\ncapricci del buon Sole;\nO se del ciel l'offesa\nsaranno i venti, o grandine\nsarà seme dei campi ;\ne nel fiammar dei lampi\ndissiperà la vigna ;\no andrà la vela a perdersi\nnel tempestar del lago.\nSotto le chele ai gamberi,\nalmanacchisti, al brago!\nDue stelle sol, le uniche\nluci dell'amor mio,\nprovai scrutar. Dicevano\nche il viver mio un sorriso\nsia di dolce desio ;\nsenza una nube amore,\nsoffio di paradiso;\nma n'ebbi stizza e lacrime,\nvergogna, pentimento,\ne fu tregenda in core\nd'uragani e di morte...\nDue stelle sol, due stelle\nm'han traviato, e voi,\ninterpretar poi quelle\ndi tutto il firmamento?!\nVia, lunaristi, astrologhi ;\nvia, fattucchieri e maghi ;\nSotto le chele ai gamberi\nalmanaccar nei braghi...!"}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.21", "texte": "POESIA\n\nPar Giosuè Carducci\nFrancesco Glosen.\n(LIRICA IN DIALETTO FRIULANO)\nDi monumenz la pompe che no dure,\nce val-je cuintri la to glòrie eterne,\no grand Maestri? Su la nestre\ntraviars i sècui\nal passarà il to 9hant, come che al passe\nchel di Orazio e di Dante in ste lontane\netad. Il to grand nom noi si scancele\nnel timp che al passe.\nTu tu ti às fat, te' to operose vite,\nun monument che il timp plui noi ruvine\ne il fùlmin che al ridus dut in cinise,\nnoi rive a ufindi\nUn monument tei cur di dute cuante\nla int latine, un monument di fede,\ndi afiet tu ti as cread e di speranzis,\nche noi si sfante.\nORAZIO.\nE no' che la to muart a-ìr vaìvin,\nil 9hav jevin, e come a un Dio, t' un' onde\ndi chanz, rindin onor a la memòrie\ndi te, gran Pari !\nEterne pel to chant, glorios Poete,\npel to chant che l'à amor pe' tiare nestre\nche tei « salut italic > tant la esalte,\n'o dis, eterne,\ngrande onoranze j vegnarà da cheste\npure nazion latine a la grandezze\ndel to nom! Tu saras par no' gran simbul\ndi civil fede\nfin che tei nestris curs vivarà «phalde\nla religion che al omp l'amor insegne\npe pàtrie, pes sos glòris e pei fioi\nche la fan grande !\nDi monumenti la pompa che non dura, che vale contro la tua\ngloria eterna, o gran Maestro? Sulla\npasserà il tuo canto come pas\nquesta lontana età. Il tuo gran nome tem-bo\npassa.\nTu ti sei fatto, nella tua operosa vita, un monumento che il tempo\npiù non rovina, e il fulmine, che tut\nis !J ts fCLLtZr ts •\nUn monumento nel core di tutta quanta la gente latina, un monu-\nmento di fede, d'affetto ti sei creato\n■bnoi che la tua morte ieri piangemmo, il capo leviamo, e come\na un Dio, in un onda di canti, rendiamo onore alla memoria di te\ngra?i Padre ! '\nEterna per il tuo canto, glorioso\namore per questa terra nostra, che n « »\neterna, io dico,\ngrande onoranza verrà da questa pura nazione latina, alla gran-\ndezza del tuo nome. Tu sarai per noi gran simbolo di civil fede\nfinche nei nostri cuori vivrà calda la religione che all' uomo V a-\nmore insegna per la patria, per le sue glorie e per i figli che la\nfanno grande.\nTraduzione del£Autore"}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.22", "texte": "POESIA\n\n“TOUTE LA LYRE„\n\nArturo CoSautti* — IL TERZO PEC-\nCATO, Poema. — Milano ; Ulrico Hcepli\nedit.\nIn questo conato titanico di poesia, il\nPoeta dei Canti Virili ha superato sè stesso.\nAnche in queir indimenticabile saggio\nlirico, profili di donne, nodi d'amore, im-\npeti tragici, fiamme fosforee di rievocazioni\ncarnali. Qui, nel Poema, la fucina colos-\nsale delle salme erotiche, il crogiuolo iper-\nbolico delle anime di passione, la voluttà\nquasi demenziale di fermare in una lega\neterna il sogno d'arte e di vita che i se-\ncoli divorano senza tregua.\nSuperbo tentativo che rivela un uomo\ndi tempra eroica, una bella cocciuta fissità\ndi cervello creatore, l'ascetismo curiosissimo\nd'un'anima antica e moderna che s'indugia\nad occhi sbarrati entro le meschite infernali\ndi tutti i tempi, e sa ancora uscirne, per\nla fredda visione del mondo quotidiano,\ncol polso ritmico e la pupilla lincea. Onore\nad Arturo Colautti ! La sua figura letteraria\nè nobile e sola.\nRaccogliersi, nel multiforme lavoro e\nnell'indefesso spasimo, a meditare un'opera\ndi pensiero e di bellezza, tutta lontana da\nogni altro esempio che non sia 1' Esempio\nenorme dal quale irraggia sulla letteratura\nuniversale il più veemente degli splendori\nvitali, è atto che, di per sè solo, suscita\nsensi di rispetto, anche d' ammirazione.\nQuesto per l'ideale. Nella realtà, la Diviiia\nComedia non avrebbe dovuto mai figliare\nil Terzo Peccato.\nE' troppo difficile indagare per quale mi-\nsterioso processo di derivazioni mentali il\nPoeta moderno sia giunto a concretare, nella\nvirilità matura, il suo purissimo sogno ed il\nsuo ciclopico sforzo in un'opera come questa.\nIo non sono di quelli che facciano matte\nrisa intorno questo blocco enorme di terzine,\nvenuto a torreggiare sulla marea dei libret-\ntini a strofettine ed a rimine, la quale\nseriamente minaccia d'inghiottire gli stretti\nfianchi della Penisola troppo piena di poeti\nper esserne senza. Ma io stesso, che pur\ncredo ancora al tempio della Poesia avvenire\ncostrutto sulle fondamenta auree della Poesia\npassata, sento come l'Italia avrebbe potuto\noggi vantare un Poema magnifico sul più\nmagnifico dei concetti umani, se altra fosse\nstata la forma prescelta dal Poeta per affer-\nmare il suo potere ideale.\nFare della poesia dantesca, a' dì nostri,\nnon è lecito fuori che non sia per una ra-\ng-ione satirica.\no\nOra, non è a credere che un poeta come\nArturo Colautti abbia voluto crearsi, col\nTerzo Peccato, un titolo per entrare nella\nredazione del Guerin Meschino dove i versi\ndanteschi hanno trovato una fortuna ormai\nsolo superata dai versi dannunziani.\nMa, si dirà, Vincenzo Monti non fu tac-\nciato di parodista quando scrisse la Ma-\nscheroniana e la Basvilliana.\nIo rispondo che quelli erano altri be-\nnedetti tempi • che il Monti aveva saputo\nfare assai diverso; che, in fine, la deriva-\nzione dantesca di quei poemi (specie della\nMascheronianà) ha un fremito tutto suo,\nrende molte delle celebri autonomie foniche\ndel Poeta d'Alfonsine e non vale, infine,\nche come monumento definitivo d' una\npoesia classica dove la forma risponde, un\npoco sempre, nell'espressione mnemonica, ad\nimpeti anteriormente sentiti ed espressi. Fo-\nscolo, poi, rompe tutto e crea ilCarme d'oro,\nArturo Colautti, ecco, d' un tratto, nel-\nl'età dell'automobile e degli scioperi gene-\nrali, prende il quinto canto dell' Inferno\ncome fosse un nucleo di pasta vetrosa, e vi\nsoffia con tutte le trombe della sua Anima\ncapace, e ne sparpaglia fuori ventisette\ncanti de' quali, forse, poteva sentirsi an-\ncora qualche bisogno data la cronicità fa-\nscinatoria del tema d'amore e la giustizia\nche se ne infiammi la Poesia di ogni tempo ;\nma, che, nella veste adottata, appaiono ple-\ntorici e — francamente — finiscono ad in-\ngombrare anziché a detergere gli orizzonti\ndella Poesia.\nAvere ideate certe Visioni quali Gli Scribi,\nLe Venali', I Seduttori, Le Infanticide, I Ma\nCompagni, I Verginei ed I Fatali, e aver\nsaputo spronare la fantasia nelle bronchiose\nangustie della legge di contrapasso, e es-\nsere giunto a dare nuovi acuti rapporti\nfra pena e peccato, e avere, qua e là, su-\nscitato faville visibili a l'occhio mentale di\nchi legge ormai poesia italiana con fred-\ndezza polare, è, senza discussione, indizio\ndi qualità creative sorprendenti. Ma la forza\nnon tanto sta nell'ideare quanto nell'esprit\nmere. Arturo - Colautti ha dovuto uccidere,\ncon la sintesi, l'analisi della sua stessa ma-\nteria squisitamente psicologica e sensuale.\nNe vennero, spesso, figure scialbe, profili\nerronei, quadri imprecisi, astrusi, inesora-\nbilmente scolastici, complicazioni di colori\nguasti e farragini di suoni volgari ; la\nnecessità, abominevole in fine, del com-\nmento.\nIl commento, nella pessima lussuosa edi-\nzione attuale, uccide l'opera.\nSo d'una intellettuale signora che, fra la\npoesia del poema e la prosa del commento,\nfinì col preferire quest'ultima, il che è troppo\ngrave. E, in vero, i casi delle cortigiane\npiù celebri di Grecia, di Roma e di Fran-\ncia, narrati dal Colautti, nelle note, con quel\nsuo stile alquanto gonfio ma non mai stinto,\nsono di per sè tali che non hanno bisogno\nd'essere castigati dal cilicio trappistico della\nterzina piena di boati alla maniera di Padre\nDante. Così, ad esempio, la tragedia di re\nLuigi II di Baviera sul laghetto di Starnberg\ne quella di Rodolfo d'Absburgo al villino di\nMayerling balzano innanzi assai più vive e\nsuggestive nelle ricchissime note che non\nappaiano nelle procustidi strofe ternarie.\nIl poema è massacrato dal commento;\nnon altro v'è a dire. Talvolta, le pagine\ndelle note si seguono numerosissime; il\npoema scompare, qua e là, poi eccolo che\ntorna in un verso tosto inghiottito da\naltre copiose note incalzanti. Non si ac-\nconciano i poemi sul tipo dei manuali di\ngeodesia. Un uomo esperto come l'Autore\ndi Fidelia doveva saperlo e premunirsi.\nMa tutto questo, che c'entra? Nel Poema\nè una forza civile assai robusta, una no-\nbiltà di stile quasi sempre impeccabile, ed\nil Poeta esce ammirabile anche se il mi-\nracolo poetico-librario appare relativo. Gli\nè che oggi, su certi temi, o bisogna tacere,\no bisogna creare il poema nuovo ed eterno,\nla poesia libera e liberatrice.\nQuesta è impresa da giovani: pei quali\nArturo Colautti resta pur sempre un mae-\nstro d' energia scrittoria ed una guida de-\ngnissima di segnare il passo verso le grandi\nalture dell'Avvenire."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.23", "texte": "POESIA\n\nEttore Moschissoa — I LAURI. —\nLiriche. — Milano ; Frat. Treves, edit.\nEttore Moschino è un poeta elegantissimo\ne assai piacevole. La sua poesia ha più squi\nsite quelle note di delicatezza e di meto-\ndicità che resero, parecchi anni or sono,\nparticolarmente notabile la poesia di Cosimo\nGiorgieri Contri.\nE' una poesia che accarezza lo spirito e lo\nriposa, benché in essa non sempre ci sia dato\nscorgere il fermo atteggiamento etico di un\nPoeta e meno ancora trovar abbondanti quegli\naccenti che segnino il rapporto misterioso fra\nr anima umana e V universalità delle cose.\nSono bei versi (spesso bellissimi) scritti con\nsommo buon gusto ed onestà di stile, ca-\nnori senza mai essere volgari, personali\nd'una personalità senza pose.\nVi si sente un uomo maturo di studi e\nd'impressioni, che gode di fermare nel te-\nnue costrutto delle strofe quanto ancora\ndella sua illusione vitale rimane acceso in\nlui. E' poesia sincera, insomma, .della quale\nsi potrà discutere l'utilità psicologica, ma\nche appare pur sempre opera di nobiltà e\nspesso di bellezza.\nSono libri, questi, che hanno il vantag-\ngio speciale di richiamare i giovani all'a-\nscoltazione delle nuove fanfare della Poesia.\nSe uomini del valore di Arturo Colautti\ne di Ettore Moschino creano, con queste\nforme, opere poetiche di questa portata,\nsegno è davvero che la Poesia italiana ha\nbisogno di rinnovarsi se non vuole morire.\nSe con le terzine, coi sonetti, con le ottave,\nsiano pure le più perfette, non si arriva\normai che a dai*e una superficiale emozione\nsensoria, malgrado la sublimità o la dignità\ndel soggetto impreso a cantare, si provi\ncol verso libero a rendere ciò che 1' uomo\nha eternamente sentito ed oggi pare non\nsappia esprimere che a prezzo di una fatica\nmortale: o la si renda in prosa, o non la si\nrenda più per molti anni. La corrente del-\nl'Arte, libera di molte incerte spoglie, gua-\ndagnerà in purezza e in energia.\nEttore Moschino, comunque, ha conse-\ngnato in questo libro molte delle più belle\nqualità di visione e di musica che la Poe-\nsia tradizionale possa ancora vantare.\nEJ ne' suoi versi un poco dell'inde-\nfinibile incanto che sempre emana anche\ndalle meno riuscite poesie del suo grande\nmaestro e conterraneo, il D'Annunzio, e che,\nassai probabilmente, risponde a un alito\nstesso della caratteristica atmosfera d'Abruz-\nzo. Le rime auree, i versi leggermente gonfii\nma sempre esattamente armoniosi, le ima-\ngini calde dai viluppi appassionati e pure\ningenui, sono elementi di grande evidenza,\nnel libro, e gli danno un valore formale\neminente. Ricordo i vari sonetti che sono,\nsenza dubbio, dei migliori creati in questi\nultimi anni, e de' quali taluno vince la\nsua tremenda prova con polso trionfale.\nCito quelli di Salame, e, inoltre la leg-\ngenda di Tristano e Isotta, ardita ma\ndisinvolta nella sua molteplice teoria di\nritmi, Antonio e Cleopatra, traduzione dei\ncelebri sonetti di Hérédia, piena di colori\ne di moti affascinanti, e i Cariti Moderni,\nche recano un degno coronamento di idea-\nlità umana all'Opera prevalentemente vi-\nsionaria e leggermente voluttuosa.\nMa l'Autore, che è uomo di alta intelli-\ngenza e di notevole valentia critica, non deve\nessersi fatte soverchie illusioni sul valore\nsostanziale del suo libro.\nLa Poesia vuole, da' suoi cultori più\nvalidi, espressione di spasimi e rivelazione\nd'orizzonti nuovi. Non basta, per essere\ngrandi Poeti, cantar bene. Bisogna sentire\nl'insensibile e creare, dalle tenebre, la\nluce.\nI Lauri, d'altronde, è un titolo assai su-\nperbo (troppo) per un libro di Poesia, e l'edi-\nzione Treves, magnifica, aiuta il Poeta a\ncompiere il peccato in danno di sè stesso.\nSi entra infatti nel bosco verde, con le nari\npreparate, involontariamente, ad aspirare\neffluvii d'immortalità!\nSFITTILO* — L\\ VITTIMA. — Milano;\nR. SandroÌI, editore.\nE' un romanzo coraggioso e che rivela\nun temperamento di scrittrice non comune.\nVi troviamo analizzato un tipo di donna\nmoderna assai interessante. E' opera che\nappare scritta con una grande sincerità di\nvisione e con un'acuta conoscenza del de-\ndalo psichico femminino. Molto può atten-\ndersi la letteratura narrativa dall'Autrice\ndi Vittima: e vediamo con piacere il sug-\ngestivo pseudonimo di questa valorosa scrit-\ntrice apparire ormai nelle maggiori riviste\nitaliane accanto ai nomi più celebri. Ci sem-\nbra di scorgere particolarmente, in qualche\npagina di questo romanzo, una notevole\nattitudine a rendere la situazione dramma-\ntica col potere conciso del dialogo : il che\npuò far sperare che Sfinge abbia ad affron-\ntare presto anche il teatro, con eccellente\nrisultato. Auguri alla forte scrittrice, che è\nanche una gentildonna squisita.\nANGELO TOSCANO* — ANEMOS, (Eu-\nfonie) — Cerignola; Tip. «Scienza e di-\nletto ».\nIl poeta rispetta la sua arte. Vi sono\nstrofe di nobile forma, e, qua e là, il ten-\ntativo di pensare con altezza. L'unico ap-\npunto da muovere alla poesia del To-\nscano è che essa risente con soverchia\nfrequenza dell' influsso carducciano. Se il\npoeta è molto giovine, questa influenza\npotrà certo riuscirgli più utile dell'influen-\nza dannunziana che si può dire sia, or-\nmai, la nutrice tiranna di tutti i neonati\nalle Muse d' Italia. Ma ci auguriamo che\negli abbia presto a liberarsene, essendo l'Ar-\nte è una via per la quale si deve cammi-\nnare soli, senza accompagnamento d'ombre\ntutelari.\nAniello — JOACHIM, (Trilogia)\n— Gìsalbordino; De Arcangelis, edit.\nIl Calcara è un vero poeta e godiamo\nd'additarlo al mondo letterario dalle colonne\ndi Poesia. Questo Joachim è una serie di qua-\ndri biblici dal disegno purissimo, che rivela\nuno spirito innamorato della visione e che,\nforse, sogna un teatro di visione. Auguriamoci\nsorga l'ora anche di questo teatro! A parte\nqualche leggera influenza dannunziana (spe-\ncie in certe ripetizioni di parole all'incalzare\ndel dialogo di passione, come : Tu non sei?\ntu 7ion sei? Hai fatto, hai fatto... Pallido\ndiveìiti e sbianchi tutto...), questo Joachim\nè opera che garantisce una personalità non\ntrascurabile nel suo Autore.\nBasti la descrizione dell'ira Homo:\nLo presero, gli tolsero\nla tunica, gli tolsero i calzari :\nla chioma gli scorreva sopra gli omeri :\nlo ventilava un alito d'amore.\nIntorno lo premeva, gli ruggiva\nlo scherno infaticato e la bestemmia\nche gli sferzava la sua carne senza\ntunica e senza tremiti di pianto.\nPoi fu allacciato a un tronco di colonna:\nfermo, ritto. Guizzarono, squittirono,\ncome serpi, i flagelli, e sovra Lui\nsi avventarono al morso insaziato."}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.24", "texte": "POESIA\n\nIl corpo s'insolcò di striature\nlivide, lacerate, sgocciolanti\nsangue e dolore; il livido\nlo rivestì come si veste un albero\ndi verde a primavera: si converse\nla sua candida pelle in una coltre\nfuneraria che l'anima\ngli rifasciava ed era\npiù scura de le sue nere pupille.\nAnche altrove la poesia è forte, seria, con-\nvinta, ricca di pensieri, di suoni, di colo-\nriti. Non crediamo errare considerando il\nlibro del Calcara come uno dei pochi note-\nvoli apparsi, in questi ultimi tempi, all'o-\nrizzonte sporadico della poesia italiana.\nCm F, Sannite* — FRAMMENTI —\nFoligno; Soc. Poligraf. Salviati.\nIl volume è bene, rilegato e stampato\ncon grande esattezza. Invece i versi non\nsono sempre esatti. E l'edizione, ripe-\nto, è troppo elegantemente curata perchè\nsia lecito sospettare trattarsi d' errori di\nstampa. Comunque, poi che meglio vale\nessere franchi nei giudizi, diciamo subito\nche di poesia, in questo volume di fram-\nmenti, non esiste che il consueto taglio\ndelle strofe, il consueto gioco delle rime\ne la consueta fatuità pretensiosa dell' elo-\nquenza. Sicché, se anche tutti i versi del\nSannite tornassero in sillabe, l'Arte non\navrebbe guadagnato nulla.\nFrancesco Cazzamini NSii&sL —\nI CANTI DELL'ADOLESCENZA — Tori-\nno ; Soc. Tip. Ed. Nazionale.\nVersi di un lombardo giovanissimo che\nmostra avere una nativa attitudine allo\nscrìvere in poesia. Sono forme e movimenti\nancora poco arditi. Evvi però la nota lirica,\nsempre. E ciò è considerevole: come con-\nsiderevole è pure che il giovanissimo poeta\nsia affatto immune dalle solite influenze\ndei soliti Maestri. La sua è una Musa\nsciolta, talora ingenua, talora pensosa, la\nquale rivela un' anima già provata alla\nscuola del dolore e che si schiude alle\naspettazioni dell'avvenire con un'affidevole\nforza, con una sicura bontà.\nGaetano Crespi* — IL PATRIOTTI-\nSMO DI CARLO PORTA. — Milano; Paolo\nCarrara, edit.\nBella é convincente memoria pubblicata\ndal noto poeta milanese sul tema, franca-\nmente, per noi abbastanza secondario, del-\nle idee politiche che può aver nutrito il\ngrandissimo cantore di Giovannin Bongée,\nIl Porta è, sovra tutto, un immenso arti-\nsta, il quale, dell'epoca sua, certo interes-\nsante sotto l'aspetto della preparazione alla\nnuova coscienza nazionale, ha dato tutti gli\namari fremiti e i sogghigni ribelli d'un'a-\nnima, d'un popolo. Carlo Porta è di quel-\nl'altezza umana che, soffrendo di tutto, di\ntutto ride. Egli ha strali per tutti gli op-\npressori, barbari o indigeni. I Francesi,\nper lui, valgono i Tedeschi : e i Tedeschi\nvalgono gli Italiani quando abbiano nelle\nvene la simonia, la libidine e il fratricidio.\nE' la pianta uomo ch'egli vorrebbe correg-\ngere coi colpi della sua frusta. In quanto\nalla Patria, è ovvio discutere. Egli ne so-\ngnava una la quale fosse 1' antitesi di\nquella\nche m'ha miss tucc in stat de perfezion\ncol digiun, col silenzi, col trann biott\ne col beato asperges del baston.\nPaolo Buzzi.\nPaul Fortm — ILE DE FRANCE. —\nParis; Editions de « Vers et Prose».\nPaul Fort, l'illustre direttore di Vers et\nProse, è un grande e squisito poeta, un\nsognatore che ha fatto della immagine un\npiccolo specchio paradossale di belle luci e\ndi bei colori. La sua sensibilità è di una\nraffinatezza eccellente; egli ha bisogno di\nspezzettarla e di polverizzarla per inebriarne\ni nostri occhi con lo una specie di smeri-\nglio affascinante. In questa Ile de France\nspecialmente, noi ci meravigliamo in un\nleit-motiv di tenerezza sensuale. E' nei suoi\nperiodetti una spiritualità diffusa come una\nluce chiara in una camera raccolta, in cui\npassano a lampi i riflessi di qualche ala\nche frulla, o di qualche corona di fiori che\nlangue. E' appunto per questo che la vio-\nlenza della figurazione ci sembra anche più\nfolle e più strana. Cito a caso:\nC'est bien! Nous partirons, belle, vers l'aven-\nture ancienne et toujours nouvelle aux amoureux.\nLe bleu drapeau des bois claque au ciel pour nous\ndeux. A notre gioire un mont perd des oiseaux\nd'azur.\nProfitons des amours acquises, et de nous-mè-\nmes.( Nous aimons en un monde où tout fut\nadoré. Mais va, nous fixerons le noble point\nextrème où s'arrèta l'amour après nous ètre aimés.\nMarguerite, vois-tu comme un souple regard\ndes deux fleurs de ton cceur, tes grands yeux sur\nle monde, a tout changé déjà: les muses de Ron-\nsard, de Dante et de Pétrarque s'endorment dans\nleur ronde.\nPur, malgré leur amour exténué de tendresse,\nl'air est fait de 1' haleine de tous les amoureux.\nPour moi tu le captures en déployant tes tresses\ntravers quoi l'aspire mon moulin de baisers.\nAlberi Thomas* — LE POÈME DU\nDÉSIR ET DU REG-RET — Paris; Sa?isoty\nEditeur.\nL'autore è morto : non incrudeliamo dun-\nque sulla sua soavità dolorante e melliflua,\ndiluita in un sentimentalismo quasi mor-\nboso.\nNoi troviamo nelle sue liriche una no-\nstalgia carnale allo stato di desiderio, piena\nperò di belle immagini piane e musicate\nin una sottile armonia di strofe rotonde e\nbene incatenate.\nL'autore è un cesellatore straordinaria-\nmente fine, ed è anche un delicatissimo\nsensitivo. La sua poesia si eleva molto\nspesso dal comune, in voli docili, a mez-\nz'aria.\nE notevole nel suo volume il poemetto\nLe regret, che nel 1907 ottenne una delle\nquattro menzioni assegnate dal giurì del\nConcorso Sully-Prudhomme.\nPaul Druotm - LA. GRAPPE DE RAISIN\n— Paris ; Editions de la « Phalange ».\nEccoci di fronte ad una manifestazione\ninteressante di un giovine ingegno vigo-\nroso. Egli adopera espressioni rudi ma\nsintetiche. E' forse un suo difetto questa sin-\ntesi troppo rapida che lascia sfuggire la\nvisione completa, tanto che i diversi com-\nponimenti rimangono come spezzati e senza\nuna conclusione rappresentativa.\nSono tuttavia da notarsi nel volume Les\nrimes de la solitude} in cui egli ha una\ncomprensione scettica della vita, che si\npuò veder compendiata in questa Chanson\nd'homme ivre che io voglio citare :\nJe suis un matelot sur les grandes galères\nqui n'ai d'attaché en aucun port\net porte écrit sous ma paupière\n« volupté, désespoir et mort»!...\nCes paroles sont tatouées sur ma poitrine\net sont tissues dans mon maillot,\net l'obscure plainte marine\nest faite de ces mèmes mots !\nJacquesRebouL — LES \"FLORIDA „\nDE CIPRIANO DA RORE — Paris;\nSansot, Editear.\n\\\nE una buona traduzione francese di\nversi italiani inediti di Cipriano da Rore,\nComprende « Le livre d'amour », « Le li-"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.25", "texte": "POESIA\n\nvre de la gioire », « Le livre de la sagesse »\ne « Le livre de l'oubli. »\nNè sensibilità estrema, nè motivi abba-\nstanza nuovi nell'originale. Ma la tradu-\nzione è ben fatta, e lo sforzo del Reboul\nmerita ogni lode.\nLouis Dumontm — DE L'OMBRE ET\nDE LA SOLITUDE. — Roubaix; Editions\ndu « Bejjroi ».\nUna raccolta di sonetti non privi di\npregi e non volgari. Nuoce alla loro co-\nstruzione l'ingranaggio delle terzine di cui\nl'autore non conosce il meccanismo ritmico\ne logico. Esse non concludono quasi mai,\nnè sono la chiave ideologica dei singoli\ncomponimenti. Però il poeta ha una spe-\nciale sensazione pittorica e rappresentativa\ndella natura, che rivela in lui singolari at-\ntitudini di penetrazione lirica.\nGaston d'Urville* — LE DESIR ER-\nRANT. — Paris ; Sansot, Editeur.\nCredo di trovarmi di fronte ad un vero\npoeta, fornito di una sensibilità che sa\nrendere sfumature diverse, e darci delle\nimpressioni suggestive e durature.\nLa sua strofa ha un respiro ampio e\nmutevole, ed è costruita con forza. Non\ncontorcimenti spasmodici, nè artifizi troppo\npalesi : il poeta canta con una frenesia quasi\nselvaggia e con un ritmo pieno e vigoroso.\nSpecialmente nelle poesie del mare egli ha\ntrovato una espressione armoniosa ed im-\npetuosa. Alcuni suoi versi vivono e fanno\nvivere. Nella lirica Les marins,noto questi :\n« ... ilsallaient, fredonnant quelque chanson maltaise\ndans la nuit, dans le jour, dans le vent, dans le bleu,\nvidant la gourde pleine en leurs gosiers de feu . .\n. . . contents en leur repos du soir, repus et gris,\nde voir briller, ainsi que s'ouvre un oeil surpris,\nle phare du salut sur la cote etrangère.... »\nSono degne di lode anche le liriche Le\nfestin e Uoutre. Gaston d'Urville ci darà\ncertamente altri poemi interessanti.\nJean Balde* — AMES D'ARTISTES. —\nParis ; Sansot, Editeur.\nSono poesie nelle quali scarseggia forse\nl'ispirazione; ma hanno rare doti di pene-\ntrazione psicologica e vi si nota una mira-\nbile e piacevole facilità di fattura.\nPierre Fons* — LA DIVINITÉ QUO-\nTIDIENNE — Paris; -Sansot, Editeur.\nL'autore è certamente alle sue prime\narmi in queste poesie piene di sentimento\nse non di sensibilità. Egli è un buon ver-\nseggiatore, ma manca di ispirazione ori-\nginale e di eloquenza poetica.\nRobert Mazé* — POÈMES ET INTER-\nLUDES. — Paris; Sansot, Editeur.\nDulcis in fundo ! Ho dovuto esaminare pa-\nrecchi volumi prima di trovarne uno che più\nsi avvicinasse a quello che credo un ideale\nd'arte quasi perfetto.\nRobert Mazé, nei suoi Poèmes et inter-\nludes, ha profuso una rara finezza di sensa-\nzioni acute e soavi, ha fatto vibrare tutta\nla sua impressionabilità nervosa, per ricavarne\nalcune liriche che sono dei piccoli gioielli\ncapricciosi e dei piccoli ricami volubili.\nRicordo specialmente : Le miroir sensi-\nble> Les fileurs de lumière, Les arabesques.\nEgli si vale di un' arte quasi insignifi-\ncante e di una maniera di esprimersi che\nin poche parole dà subito l'impressione\neffettiva della sua visione, sempre adorna\ndi una vera nobiltà di linea, ed ha una\nspeciale tenerezza, un cinguettare usigno-\nlesco, dei piccoli gridi sorprendenti.\nRicordo ancora la Chanson de Nivose e\nDolly, in cui un fascino sottile e malinco-\nnico vibra in una maniera assai suggestiva.\nEt/m o nei Toucas-Massillon. —\nLES AMES ENCLOSES — Paris ; Lèon\nVanier, Edit.\nI versi liberi di Edmond Toucas-Mas-\nsillon sono un esponente significativo di\nuna nuova tendenza che si è andata a poco\na poco manifestando con una bella intensità\ndi rappresentazione. Il verslibrisme offre in\nquesto volume una bella virtuosità artistica,\nche ci alletta in un ritmo inconsueto. Sono\nnotevoli le liriche Le ve?it q?ii passe, Les\nfeuilles, Les pins> in cui un bel respiro\nlargo e profumato vibra nelle strofe piene\ndi anima e di vera poesia.\nEnrico Cavacchioli.\nDemetrios G» Kaiogeropouios«\n— BASSORILIEVI. — Atene.\nII signor D. G. Kaiogeropouios, di cui\nabbiamo pubblicato un poemetto in prosa\nnel precedente fascicolo, è uno dei più po-\npolari novellisti di Grecia. Giovanissimo si\ndiede alle lettere e vi occupò ben presto un\nposto eminente.\nLe sue Novelle, le sue Impressioni della\nvita, le sue Pagine, sono una serie di racconti\npsicologici ispirati dalla vita sociale. Nei\ntre detti volumi egli mostrò tutti i pregi\nd'un egregio scrittore: grazia nella descri-\nzione, vivacità nella dipintura dei sentimenti\numani, arte semplice e sincera. Tutte le\npassioni della vita vi si svolgono in pagine\nvibranti, vive.\nNel volume intitolato Fogli d'orario si\nsuccedono episodi della vita giornaliera, da\ncui lo scrittore trae interessanti conclusioni.\nRecentemente il Kaiogeropouios pubblicò\ni Bassorilievi, in cui si rivela stilista e psi-\ncologo assai potente. In pagine di squisita\nosservazione ed efficacissima forza rappre-\nsentativa, l'autore giunge spesso ad una ideale\nperfezione artistica.\nDell'opera letteraria del Kaiogeropouios\npiù volte si fece menzione, con gran copia\ndi lodi, anche nei maggiori periodici europei.\ns. s.\nPoi Arcas. — LE SECRET DU BOSPHO-\nRE, roman. — MARCELLE, drame. —\nL' ETAT HELLÉNIQUE. — ZLAP.\nAthénes.\nLe secret du Bosphore) de notre éminent\ncollaborateur, est un admirable roman qui\npeint la vie intime du sultan Abdul-Hamid-\nChan, les harems, les conspirations des Nèo-\nTurcs et des Arméniens. Cette ceuvre fut\npubliée en feuilleton dans le journal Embros,\nd'Athènes, et provoqua une vive émotion\net de violentes polémiques. Ce livre plein\nde charme et d'intérèt n'a pourtant pas la\nvaleur littéraire de Marcelle, tragèdie ro-\nmaine en 4 actes et en vers libres, par la-\nquelle le poète Poi Arcas fit triomphalement\nson début dans la littérature grecque. Le\nsuccès de cette tragèdie fut très considèra-\nble auprès du grand public aussi bien que\ndans les milieux intellectuels.\nL*Etat hellénique, est un volume de poé-\nsies satiriques, publiées quotidiennement dans\nle journal Embros. Voilà bien un effort ab-\nsolument unique dans le journalisme.\nQuant à Zlap, c'est un journal hebdo-\nmadaire, tout rimé, en un patois bizarre.\nCe journal, publié pendant deux ans avec\nun très grand succès, constitue un volume\ndu plus grand intérèt.\n\nL. d. N."}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.26", "texte": "POESIA\nL'abbonamento a \"POESIA,, rimborsato\nL'abbonamento annuo a \" Poesia „ (Lire IO per l'Italia, 15 per l'Estero) è interamente rimborsato dai\ndoni seguenti :\n66 99 esce regolarmente ogni mese.\nOgni numero costa, in Italia Lire 1,— all'Estero 1,50\n\nEdilio — Prima Parte: VERSO IL BALENO; romanzo di Paolo Buzzi, Vin-\ncitore del i.° Concorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) - Edizioni di \"POESIA,, ......... L. 2, —\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a\ncolori di Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia,, . . . . . . L. 2, —\nParte Terza: VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori\ndi Enrico Sacchetti) — Edizioni di \" Poesia,, . . • • . . • • L. 2, —\nJTV iiol€3tjt.\"I3o velato - - versi di Enrico Cavacchioli, Vincitore del II.0 Con-\ncorso di \"Poesia,, (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di\nRomolo Romani) — Edizioni di 44 Poesia „ .......... La 3,50\nJSnOLlOtCJO O-mOl*© — poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato\nsu carta di Fabriano) — Edizioni di 46Poesia,, . . . . . . . . L. 3?§0\n— studio critico di Emilio Zanette, Vincitore\ndel III.0 Concorso di 44Poesia,, (elegantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Ro-\nmani) — Edizioni di 44 Poesia,, ............ L. 3,50\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE :\nIl verso lifoero - - studio critico di Gian Pietro Lucini (elegantissimo vo-\nlume di 500 pagine con acquaforte di Carlo Agazzi) — Edizioni di 44 Poesia ,, . L. 5, —\nci9 -— liriche di Paolo Buzzi (elegantissimo volume\nin carta di Fabriano) — Edizioni di \" Poesia,, . . . . . . • L. 3, —\nJLrfO 1fcCI1POÌT Ì. IOl€3 — liriche di Enrico Cavacchioli\n(elegantissimo volume in carta di Fabriano) — Edizioni di 44 Poesia,, . . . L. 3, —"}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190805-01.1.27", "texte": "DE FRANCE j\nPARIS - 2 6, rue de Condé - PARIS\nSEIZIÈME ANNÉE - Parait le Ier et le 15 de chaque mois - SEIZIÈME ANNÉE\nDirecteur: Alfred Vallette\n\nLA RÉNOYATION ESTHÉTIQUE\n(DEUXIÈME ANNÉE)\nSEULE REVUE D'ART RÉDIGÉE PAR DES PEINTRES\nParaissant le Premier de chaqiie mois sur 56 pages imprimèes avec luxe,\nformant par an deux magnifiques volum.es de 336 pages.\nABONNEMENT : France et Etranger, IO francs par an\nII.*)\n\nLA TOISON D'OR\n2.e ANNÉE\nOH SOtTSCRIT à la Rèdaction : MOSCO U, Norvinsky boulevard, maison\nRogofine; PARIS, Union des artistes russes, 25, boulevard Montpamasse; H.\nFLOURY, Boulevard des Capucines; HACHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nPrix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro: 6 frs. Le Directeur: NICOLAS RIABOUCHINSKY.\n\nRomànul\nPOLITIC — LITERAR — RELIGIOS\nRedactia si administratia:\nStrada Lucaci, N. SO - Bucarest\n\n«PAN,,\nR E V U E LIBRE\nDirecteur: JOEL DUMAS\ncMONTPELLIER - Rue de /'Obseroznce, JO\n\nLKS MARGES\nGAZETTE LITTÈRAIRE\nPubliée par M. EUGÈNE MONTFORT\nLe numéro ordinaire: O fr. 5© - L'abonnement à 6 numeros : 3 frames\nLe premier volume est en vente au prix de 5 francs\n5, Rue Chaptal, PARIS (IX.)\nCU\n\nPARIS — 18, Rue Boissonadej\nDirecteur: Paul Fort\n\nLE BEFFROI\nNOUVELLE SÈRIE (8° ANNÉE)\nART ET L1TTÉR A TURE MODERNES\nRevtie do Nord de la France & de la Belgique\nPARAISSANT LE 15 DE CHAQUE MOIS\nLEON BOUCQUET, Directeur - Rue de la Rondelle, 4 - ROUBAIX\n\nLA BALANCE\n(VIESSY)\nREVUE RUSSE DE LITTÉRATURE ET D'ART\n1908 - CINQUIÈME ANNÉE\nPrix d'abonnement pour VUnion Postale: 18 fr. par an.\nDirecteur: SERGE POLIAKOFF\nBureau: Moscou, Place du Théàtre, Métropole, 23.\n\nV I R\nRivista, di Idee ed Arte\nVia Dante Alighieri, 14\nDIREZIONE : pIRENZE\n\nLa Phalange\nDirecteurs : JEAN ROYÈRE - JULIEN OCHSE\n6, cUitta. cMicbon (Rae cBoisstèré)\n=\n\nRENACIMIENTO\nDirector: Q. 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