{"numero_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_sha256": "1521bd43df99984e86bfb2a233fe2d4171b667b3d9b70d68ab932a2c3125ac62", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1908/10_01/bmtnaai_1908-10_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1908/10_01/bmtnaai_1908-10_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c002", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c002", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.2", "titre_corps": "{PubInfo}IL GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "titre_sommaire": "{PubInfo}IL GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "signature_source": "F. 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Un pullular di bestie oscene\nmi bacia con le sue bocche seguaci :\ngelide bocche come di batraci:\nlivide bocche come di sirene.\n11 sangue alle mie tempie senza posa\nmette un gran rombo come di fiumane\ncadenti entro un abisso smisurato.\nIo muoio. 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Lontano è una terra,\nche nel sogno il cuore intravide:\nil mare d'intorno la serra,\nun cielo di perla l'arride :\ncol vento freschissimi aneliti\nne giungon di chiusi orticelli:\nvi migrano a stormi pei cieli\ni miei versi, garruli augelli.\nMa lungo è il viaggio, o Malia,\ne la terra è lontana ancora:\nun'ombra di melanconia\naffligge di brame l'aurora.\nA voi per il mar che s'inciela\nl'alato burchiel si commette:\ndate, date all'azzurra vela\nventicello di parolette."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "2", "page_fin": "6", "image_debut": 4, "image_fin": 8, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3", "titre_corps": "SONETTI", "titre_sommaire": "SONETTI", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.4", "debut_caractere": 2339, "fin_caractere_exclue": 2346, "texte": "SONETTI"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.7", "debut_caractere": 520, "fin_caractere_exclue": 2976, "texte": "Pei cieli smorti va la carovana\ndelle nubi all'incontro dell'aurora :\nla Notte, aprendo la sua bocca vana,\nle parturite fantasie divora.\nOltre la nebbia, che dai fondi emana,\noltre l'erma tristizia dell'ora,\nnulla: non romorio di fontana,\nnon voce umana si lamenta e plora.\nIn preda ad un dolore senza pianto,\npoiché l'avvinca l'immortale incanto,\nai miei piedi s'attorce l'erba rea.\nIo son venuto ai pallidi domini\ndel Silenzio, ove nutron gli acquitrini\nlividi fuochi giù per la vallea.\nSimili a immensi mausolei diruti\nguardan le cime ai laghi ferrugigni:\npassa la luna, cadono i minuti\nfreddi sul cuore ignudo dei macigni.\nPassa la luna fredda sui macigni\nsenza che il volto dell'Orrore muti :\nla gran ruina è piena di sogghigni\ncome un ammasso di teschi caduti.\nMorta, che i campi della Morte irrighi\nliquida luna, a cui bocche infinite\ndi teschi si protendono per bere,\nio ti sento su me pendula bere,\nintenta luna, poi che le stupite\nvie del silenzio non un sogno irrighi.\nTutto germoglia trema vive canta\nmuore e rinasce, ed ha la vita in te\nle sue radici, o Morte buona, che\nrinnovelli la trista umana pianta.\nStillicidio, che si diamanta,\nombra che accenna timida (è? non è?),\npiccolo grave, che non sa perchè,\ncristallizzi e ne ride, tutta quanta\nuna fiorita di formicolìi\nminimi, un brìo d'anlmule canore,\nuna monotonia di chioccolìi\nqueruli: mille garruli sospiri\nhanno le cose, e il mondo è come un cuore,\ncome un immenso cuore che deliri.\nVarca i cieli un velario di festoni\nstraziato dal vento a brano a brano :\nin sui confini dei settentrioni\nrigurgita di nembi l'uragano.\nLe mostruose conflagrazioni\ncovano un sordo brontolio lontano:\nflagella il vento gli ermi torrioni\ndell'erma rupe, mugolando vano.\nMa un inno, un corruscar d'armi lucenti,\nvivi rompendo dai più folti grembi,\npervadono il dominio dei venti;\nqual fremito di trilli e di nitriti\ncorre, o Notte, la tua chioma di nembi,\no Notte, o madre dei cantanti miti ?\nAttende l'erma statua di pietra\nche la notte l'irrori del suo pianto,\ne già per bere l'onda di quel pianto\nsi protende la sua bocca di pietra.\nNei laberinti della sculta pietra\ninvisibili anìmule hanno pianto;\nfonte perenne d'infinito pianto\nun desiderio logora la pietra.\nTe questa notte invocheremo, o Pietra.\nNon odi tu il mio grido in su le porte\ndel mistero, oltre il gran cerchio dell'ombra ?\nSu te passa il mio grido come un'ombra:\ntu guardi oltre i confini della Morte\nprotendendo la tua faccia di pietra."}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.8", "debut_caractere": 531, "fin_caractere_exclue": 2019, "texte": "Grigie nel violaceo mattino\ntraggon le nubi ad una ridda folle:\nper l'erta solitaria del colle\ns'affretta un singolare pellegrino.\nPorta una cappa di candido lino\ne intorno a lui su rei càlami estolle\ntasso barbasso le fetenti ampolle :\nfunghi immondi gl'infiorano il cammino.\nOr sì or no l'accidia d'un vento\ncon un trito gridìo di spiriti egri\ngarrisce tra gli stecchi un suo lamento ;\ne il peplo balla tentenna e svolazza,\nscoprendo l'ossa degli stinchi allegri\ne l'atroce mascella, che sghignazza.\nAperta piaga nell'ombra profonda\ntra il negro cielo e la marina nera\nla purpurea gloria della sera\nsembra, che un suo supremo sangue effonda.\nE nella tetra luce moribonda,\nflosce le sue grandi ali di chimera,\nlugubre in atto come chi dispera,\ndorme una nave immobile sull'onda.\nRitto inchiodato all'albero è un nocchiero\nmorto, che sbozza gli occhi nel gran vuoto,\nma vivi ancora gli occhi del piloto\nbrillano nelle cave orbite ossute,\ncome due stelle vitree perdute\nnella notte infinita del mistero.\nIl mio male terribile mi tiene\navvinto nelle sue spire tenaci :\nsento sul cuore i suoi viscidi baci,\nil suo brivido corre le mie vene.\n10 muoio. Un pullular di bestie oscene\nmi bacia con le sue bocche seguaci :\ngelide bocche come di batraci:\nlivide bocche come di sirene.\n11 sangue alle mie tempie senza posa\nmette un gran rombo come di fiumane\ncadenti entro un abisso smisurato.\nIo muoio. Un basilisco aggrovigliato\nai miei capegli con le dita umane\nmi copre d'una sua bava vischiosa."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007a", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007a", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "2", "page_fin": "2", "image_debut": 4, "image_fin": 4, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.1", "titre_corps": "Ninfea", "titre_sommaire": "Ninfea", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.4", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 520, "texte": "[Ninfea.\nSul cielo di piropo un volo d'ibi\ns'allunga verso la fumante duna:\nriprende il costellato èpos Varuna,\nchinando il corso agli orizzonti libi.\nE tu, che di tristizia ti cibi,\nNinfea, serpentello di laguna,\nche cangi il limo in un pallor di luna,\ncullaudo i pigri amori degli anfibi,\nguardi alla duplicata inquietudine\ndelle stelle, cha van pei cieli a torme,\nriflesse dalle irìdée paludi,\nnè più senti la breve onda che scivola,\nnè il contatto d'un vermo, che s'addorme\nnella coppa del tuo fiore lascivo."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007b", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007b", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "2", "page_fin": "2", "image_debut": 4, "image_fin": 4, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.2", "titre_corps": "O notte", "titre_sommaire": "O notte", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.4", "debut_caractere": 2348, "fin_caractere_exclue": 2841, "texte": "O notte.\nNotte, d'erinni pallide gremita,\nNotte, che rechi l'oro entro i capelli,\ne d'un ardente tremito ingioielli\ni seni dell'azzurra ombra infinita,\ntu nel cui grembo pullula una vita\nvana di canticchianti spiritelli,\ncome una lene nenia di ruscelli\nper alte solitudini romita,\ndall'alto del tuo mite diadema,\nNotte, il magico dono dissigilla\na colui che non teme il tuo mistero.\nVaghe forme con palpito leggero\nscendono a me per l'ombra che ne trema:\na ognuna in bocca un astro disfavilla."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007c", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007c", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "2", "page_fin": "2", "image_debut": 4, "image_fin": 4, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.3", "titre_corps": "Riva d'oblio", "titre_sommaire": "Riva d'oblio", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.4", "debut_caractere": 2843, "fin_caractere_exclue": 3346, "texte": "Riva d'oblio.\nProtendono sul nitido lavacro\ngli orti le loro opulenze boschive,\ne in un tremito musico rivive\ndi converse ghirlande il flutto sacro.\nA quando a quando un bianco simulacro\nalto sui balaustri delle rive\nsi specchia con un bel gesto proclive\nnei gorghi del canoro speculacro.\nCanta il fiume. L'inutile tesoro\nd'inni nel gran silenzio si spande\nnon ascoltato che dalle foreste,\ne il sole appar, se danzi tra conteste\nombre o per entro arboree ghirlande,\nun rider d'occhi entro capegli d'oro."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007d", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007d", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "3", "page_fin": "3", "image_debut": 5, "image_fin": 5, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.4", "titre_corps": "Sogno di Re", "titre_sommaire": "Sogno di Re", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.5", "debut_caractere": 527, "fin_caractere_exclue": 1021, "texte": "Sogno di Re.\nSul re che dorme, un pendulo fanale\nsanguinolenti ghirigori esprime.\nEcco: io vedo un'alata Ombra sublime\ncon le ginocchia sul petto regale.\nUn orrendo delirio lo assale\nsotto la immonda Larva che l'opprime.\nEcco. Io La vedo scuotere le cime\ndell'ali con un fremito augurale.\nL'invisibile sogno apre le porte\ne ne varca le soglie d'improvviso\nuna figura con la testa mozza.\nOh come viene! oh come erge la sozza\npiaga del collo, che le fu reciso,\npalpando l'aria con le dita morte !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007e", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007e", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "3", "page_fin": "3", "image_debut": 5, "image_fin": 5, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.5", "titre_corps": "Delirio", "titre_sommaire": "Delirio", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.5", "debut_caractere": 1023, "fin_caractere_exclue": 1512, "texte": "Delirio.\nOttusi colpi batte la notturna\nora sui vetri subsannando. Tre.\nVentitre. Trentatre. Settantatre.\nPoi scivola e dilegua taciturna.\nLacrime calde gocciano dall'urna\ndel delirio pendulo su me,\ne il cuore che quel pianto accoglie in sè\nd'armillari serpenti s'insaturna.\nE l'Ombra soffia nella gran teorba\ne un lungo rombo corre per le corde\ntentando il tanfo che la notte ammorba,\npoi che il coro nasale dei folletti\nnel ventre delle sue latebre lorde\nguidi frìnuli brividi d'insetti."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007f", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007f", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "3", "page_fin": "3", "image_debut": 5, "image_fin": 5, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.6", "titre_corps": "Peste Regina", "titre_sommaire": "Peste Regina", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.5", "debut_caractere": 1514, "fin_caractere_exclue": 2048, "texte": "Peste Regina.\nLa nuvolaglia in forma di cintura\ndel sangue del crepuscolo s'inietta :\nsulle torri dell'urbe maledetta\ngrava un giallore d'afa e di sciagura.\nSalme infinite senza sepoltura\ngiacciono in pozze di materia infetta:\ntutta una plebe strisciante ed abbietta\ninghiotte il tempio con la bocca impura.\nOsannano le turbe. Ma il Dio fiuta\nla strage e tinto d'un giallor di ruta\nerge gli orecchi a guisa d'un vampiro,\ne in fondo al tempio, d'alti osanna cinto,\nfisso implacabile Idolo dipinto,\nghigna un sottil suo riso di vampiro."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007g", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007g", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "3", "page_fin": "3", "image_debut": 5, "image_fin": 5, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.7", "titre_corps": "Il sonetto verderana dell'Accidia Palustre", "titre_sommaire": "Il sonetto verderana dell'Accidia Palustre", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.5", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 525, "texte": "Il sonetto verderana dell'Accìdia Palustre.\nO Libellula, Tulvida palude\nnutre melancolie di flore pingui,\ned insidie d'angui* bilingui\nincontro delle verdi rane ignude,\ne tu mentre nell'ozio t'estingui,\nvita che una inquieta anima illude,\ndi corolle, che l'ozio socchiude,\nle pigre acque d'un tuo sogno distingui.\nLe vanità nottiluche del cielo,\ncon che la morte segue le tue traccie\nsgorgano dalla putrida laguna :\nti rigano le idee viscide ad una\nad una il cuore come le limaccie:\ntu ti nutri del tuo male squisito."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007h", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007h", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "3", "page_fin": "3", "image_debut": 5, "image_fin": 5, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.8", "titre_corps": "Nell'officina di Marforio Alchimista", "titre_sommaire": "Nell'officina di Marforio Alchimista", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.5", "debut_caractere": 2050, "fin_caractere_exclue": 2574, "texte": "Nell' officina di Marforio Alchimista.\nNell'officina fumida Marforio\nper le cinque virtù d'Abracadabra,\ndicendo alcuna sua parola scabra,\ndistilla l'infernale ollutorico.\nE sulla volta del laboratorio\nmuovono l'ombre una ridda macabra:\nla fiamma lingueggiando s'incinabra\nnell'acuzie del suo potere ustorio.\nDagli scaffali sogghignano i teschi\nlucidi alle follie del consueto\nfuoco languente sotto gli alambicchi :\ndanzan l'ombre contorte in su gli specchi\ndella volta, e l'aroma dell'aceto\nmette fumi in volute di rabeschi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007i", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007i", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "4", "page_fin": "4", "image_debut": 6, "image_fin": 6, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.9", "titre_corps": "Neve sotto fa luna", "titre_sommaire": "Neve sotto fa luna", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.6", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 501, "texte": "Neve sotto fa luna.\nNeve sotta la luna, ombra d'argento\nsotto il tuo freddo argento bizantino,\no lampa del ceruleo giardino\nche infiorano le stelle a cento a cento,\no sul rigido abisso adamantino\nirrequieto pendulo portento,\nLuna, che guidi il bel corteamento\ndelle ardenti facelle del destino.\nNeve sotto la luna e flore arcane\ncomposte come per incantamento\nd'un gemméo delirio di collane,\ne nel silenzio adamantino un breve\nriscintillio d'anìmule d'argento,\ndanzanti con la luna sulla neve."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007j", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007j", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "4", "page_fin": "4", "image_debut": 6, "image_fin": 6, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; 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[n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.11", "titre_corps": "L'albero umano", "titre_sommaire": "L'albero umano", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.6", "debut_caractere": 1053, "fin_caractere_exclue": 1555, "texte": "L'albero umano.\nPatetico Androdendro, verde noia\nconfitta fra l'ortiche e i funghi rubri,\nove repe un groviglio di colubri,'\ne di giallette salamandre in foia,\ndall'uno, che i rizòmi t'impastoia,\nperchè, anelando ai cèruli delubri,\nlasciviette pallide elucubri\nnella tua vana cicerbita croia?\nInvano la tua scialba iride vaga\nappresso al volo dei lombrichi alati\ntentennante sull'umile fungaia,\nma di fronde la tua coda s'aggaia\ne nell'ombra dei bei grappoli ambrati\nla tua bestialità se stessa appaga."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007m", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007m", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "4", "page_fin": "4", "image_debut": 6, "image_fin": 6, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.12", "titre_corps": "Dacri, la Città del pianto", "titre_sommaire": "Dacri, la Città del pianto", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.6", "debut_caractere": 1557, "fin_caractere_exclue": 2100, "texte": "Dacri, la Città del pianto.\nDacri ! Le ventimila anguicrinite\nvergini nella tua cerchia di pietra,\nerte sui cieli che la sera invetra\npiangono in sommo delle tue meschite.\nE il pianto cola per le illividite\nmuraglie, onde la tua fronte s'attetra,\ncola mettendo un tintinnìo di cetra\nverso paludi di pianto nutrite.\nDacri !, e tu per le tue ferree porte\nguardi una landa, ove il notturno brivido\nguida per l'erbe un pullular di vermi,\ned una plebe d'umili e d'infermi\nsi trascina per entro il fango livido\ntra l'erbe attorte come serpi attorte."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007n", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007n", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "4", "page_fin": "4", "image_debut": 6, "image_fin": 6, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.13", "titre_corps": "La Regina che non dorme", "titre_sommaire": "La Regina che non dorme", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.6", "debut_caractere": 2102, "fin_caractere_exclue": 2601, "texte": "La Regina che non dorme.\nSu pel cielo in funerei* trofei\nla conglobata caligine dorme :\nvarcano l'aria invisibili torme\nsciamando forte come scarabei.\nOra che l'Ombra attinge con l'enorme\nchioma l'arco, non è chi veda Lei,\nma bene sente gli occhi medusei\ndell'Ombra la Regina che non dorme.\nMorsa dal desiderio che non dorme,\npoi che il cuore le torcano gl'incubi,\nripete ella il suo lungo urlo uniforme;\nma la morta città dei mausolei\nè vuota d'echi. Muovono le nubi\nsu pel cielo fantastici imenei."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007o", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007o", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "5", "page_fin": "5", "image_debut": 7, "image_fin": 7, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.14", "titre_corps": "La valle della Morte", "titre_sommaire": "La valle della Morte", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.7", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 518, "texte": "La valle della Morte.\nPei cieli smorti va la carovana\ndelle nubi all'incontro dell'aurora :\nla Notte, aprendo la sua bocca vana,\nle parturite fantasie divora.\nOltre la nebbia, che dai fondi emana,\noltre l'erma tristizia dell'ora,\nnulla: non romorio di fontana,\nnon voce umana si lamenta e plora.\nIn preda ad un dolore senza pianto,\npoiché l'avvinca l'immortale incanto,\nai miei piedi s'attorce l'erba rea.\nIo son venuto ai pallidi domini\ndel Silenzio, ove nutron gli acquitrini\nlividi fuochi giù per la vallea."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007p", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007p", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "5", "page_fin": "5", "image_debut": 7, "image_fin": 7, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.15", "titre_corps": "Insidie lunari", "titre_sommaire": "Insidie lunari", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.7", "debut_caractere": 2978, "fin_caractere_exclue": 3484, "texte": "Insidie lunari.\nSimili a immensi mausolei diruti\nguardan le cime ai laghi ferrugigni:\npassa la luna, cadono i minuti\nfreddi sul cuore ignudo dei macigni.\nPassa la luna fredda sui macigni\nsenza che il volto dell'Orrore muti :\nla gran ruina è piena di sogghigni\ncome un ammasso di teschi caduti.\nMorta, che i campi della Morte irrighi\nliquida luna, a cui bocche infinite\ndi teschi si protendono per bere,\nio ti sento su me pendula bere,\nintenta luna, poi che le stupite\nvie del silenzio non un sogno irrighi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007q", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007q", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "5", "page_fin": "5", "image_debut": 7, "image_fin": 7, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.16", "titre_corps": "La bellezza del mondoe", "titre_sommaire": "La bellezza del mondoe", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.7", "debut_caractere": 3486, "fin_caractere_exclue": 3982, "texte": "La bellezza del mondo.\nTutto germoglia trema vive canta\nmuore e rinasce, ed ha la vita in te\nle sue radici, o Morte buona, che\nrinnovelli la trista umana pianta.\nStillicidio, che si diamanta,\nombra che accenna timida (è? non è?),\npiccolo grave, che non sa perchè,\ncristallizzi e ne ride, tutta quanta\nuna fiorita di formicolìi\nminimi, un brìo d'anlmule canore,\nuna monotonia di chioccolìi\nqueruli: mille garruli sospiri\nhanno le cose, e il mondo è come un cuore,\ncome un immenso cuore che deliri."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007r", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007r", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "5", "page_fin": "5", "image_debut": 7, "image_fin": 7, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.17", "titre_corps": "Cavalcata", "titre_sommaire": "Cavalcata", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.7", "debut_caractere": 3984, "fin_caractere_exclue": 4483, "texte": "Cavalcata.\nVarca i cieli un velario di festoni\nstraziato dal vento a brano a brano :\nin sui confini dei settentrioni\nrigurgita di nembi l'uragano.\nLe mostruose conflagrazioni\ncovano un sordo brontolio lontano:\nflagella il vento gli ermi torrioni\ndell'erma rupe, mugolando vano.\nMa un inno, un corruscar d'armi lucenti,\nvivi rompendo dai più folti grembi,\npervadono il dominio dei venti;\nqual fremito di trilli e di nitriti\ncorre, o Notte, la tua chioma di nembi,\no Notte, o madre dei cantanti miti ?"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007s", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007s", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "5", "page_fin": "5", "image_debut": 7, "image_fin": 7, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.18", "titre_corps": "Sfinge", "titre_sommaire": "Sfinge", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.7", "debut_caractere": 4485, "fin_caractere_exclue": 5006, "texte": "Sfinge.\nAttende l'erma statua di pietra\nche la notte l'irrori del suo pianto,\ne già per bere l'onda di quel pianto\nsi protende la sua bocca di pietra.\nNei laberinti della sculta pietra\ninvisibili anìmule hanno pianto;\nfonte perenne d'infinito pianto\nun desiderio logora la pietra.\nTe questa notte invocheremo, o Pietra.\nNon odi tu il mio grido in su le porte\ndel mistero, oltre il gran cerchio dell'ombra ?\nSu te passa il mio grido come un'ombra:\ntu guardi oltre i confini della Morte\nprotendendo la tua faccia di pietra."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007t", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007t", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "6", "page_fin": "6", "image_debut": 8, "image_fin": 8, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.19", "titre_corps": "Il viandante magro", "titre_sommaire": "Il viandante magro", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.8", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 529, "texte": "Il viandante magro.\nGrigie nel violaceo mattino\ntraggon le nubi ad una ridda folle:\nper l'erta solitaria del colle\ns'affretta un singolare pellegrino.\nPorta una cappa di candido lino\ne intorno a lui su rei càlami estolle\ntasso barbasso le fetenti ampolle :\nfunghi immondi gl'infiorano il cammino.\nOr sì or no l'accidia d'un vento\ncon un trito gridìo di spiriti egri\ngarrisce tra gli stecchi un suo lamento ;\ne il peplo balla tentenna e svolazza,\nscoprendo l'ossa degli stinchi allegri\ne l'atroce mascella, che sghignazza."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007u", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007u", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "6", "page_fin": "6", "image_debut": 8, "image_fin": 8, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.20", "titre_corps": "Vascello fantasma", "titre_sommaire": "Vascello fantasma", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.8", "debut_caractere": 2105, "fin_caractere_exclue": 2624, "texte": "Vascello fantasma.\nAperta piaga nell'ombra profonda\ntra il negro cielo e la marina nera\nla purpurea gloria della sera\nsembra, che un suo supremo sangue effonda.\nE nella tetra luce moribonda,\nflosce le sue grandi ali di chimera,\nlugubre in atto come chi dispera,\ndorme una nave immobile sull'onda.\nRitto inchiodato all'albero è un nocchiero\nmorto, che sbozza gli occhi nel gran vuoto,\nma vivi ancora gli occhi del piloto\nbrillano nelle cave orbite ossute,\ncome due stelle vitree perdute\nnella notte infinita del mistero."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c007v", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c007v", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "6", "page_fin": "6", "image_debut": 8, "image_fin": 8, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.3.3.21", "titre_corps": "Delirium tremens", "titre_sommaire": "Delirium tremens", "signature_source": "Antonio Augusto Rubino", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.8", "debut_caractere": 2626, "fin_caractere_exclue": 3129, "texte": "Delirium tremens.\nIl mio male terribile mi tiene\navvinto nelle sue spire tenaci :\nsento sul cuore i suoi viscidi baci,\nil suo brivido corre le mie vene.\n10 muoio. Un pullular di bestie oscene\nmi bacia con le sue bocche seguaci :\ngelide bocche come di batraci:\nlivide bocche come di sirene.\n11 sangue alle mie tempie senza posa\nmette un gran rombo come di fiumane\ncadenti entro un abisso smisurato.\nIo muoio. Un basilisco aggrovigliato\nai miei capegli con le dita umane\nmi copre d'una sua bava vischiosa."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c008", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c008", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "6", "page_fin": "6", "image_debut": 8, "image_fin": 8, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.4", "titre_corps": "{PubInfo}NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "titre_sommaire": "{PubInfo}NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.8", "debut_caractere": 2021, "fin_caractere_exclue": 2103, "texte": "NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESÌA ne publie que de l'inédit."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c009", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c009", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "7", "page_fin": "8", "image_debut": 9, "image_fin": 10, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.5", "titre_corps": "POÈMES HINDOUS", "titre_sommaire": "POÈMES HINDOUS", "signature_source": "Jules Bois", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.9", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 769, "texte": "POÈMES HINDOUS\n\nL'INDE M'A DIT...\n« Poète dont je suis et l'amante et la soeur,\nPour le Mystère qui m'entoure cTépouvante,\nJe veux bénir tes pas sur ma terre savante,\nEt réjouir tes yeux, et réchauffer ton coeur.\n«J'ai pour toi des forèts que nul n'a pénétrées,\nDes montagnes qui sont plus hautes que les cieux,\nJ'ai des fleuves remplis d'animaux et de dieux,\nJ'ai des femmes plus séduisantes que des fées...\n« Mes artistes pour toi cisèleront Yor pur,\nL'ivoire, l'argent fin, les cuivres et les marbres;\nTu dormiras dans les parfums de mes grands arbres,\nEt mes nuits t'envelopperont de leur azur.\n« Mes sages accroupis au fond des solitudes\nTe liront les Védas qui font l'homme immorte],\nMes idoles te souriront sur leur autel,\nTu sauras le secret des divines études."}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.10", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2213, "texte": "« Mes soleils font mes fleurs et mes fruits plus tentants,\nJ'ai des palais plus frais que des grottes marines ;\nMes lacs sont des miroirs d'amour, et mes ruines\nSont plus vieilles et plus augustes que le Temps !\n«je ne veux pour cela qu'un peu de ta pitié,\nUn sourire d'amour qui vienne de la France,\nUne larme, — et le seul espoir d'une espérance\nPour mon destin —, comme ton Dieu — crucifié ! >\n« Mes éléphants seront doux comme des ànesses,\nPour t'obéir mon tigre aura des airs rampants,\nTu pourras sans perii caresser mes serpents;\nEt mes siriges t'amuseront de leurs prouesses.\n\nLA BAYADÈRE\nO toi plus enivrante et plus voluptueuse\nQue la nuit du Bengale en son voile argenté,\nFemme aux bracelets lourds, aux paresses d'été,\nAux gestes de prètresse impure et radieuse!\nLe safran dont tes seins gardèrent les vestiges,\nA laissé sur mes doigts sa brillante couleur,\nL'huile de tes cheveux parfuma nos vertiges,\nEt ton corps s'est offert souple comme une fleur....\nMais je n'ai pas compris les mots dont tu m'enchantes ;\nTa voix que les oiseaux écoutent envieux\nN'a pas trahi ton àme, et sur tes dents méchantes\nLuit cette énigme qui m'attire dans tes yeux:\nCar je suis l'amoureux ennemi dont s'effare\nTa chair pour le rajah docile, car je suis\nCelui qui souille avec sa caresse barbare,\nEt c'est pour mon or seul que tu m'ouvres tes nuits.\n(Ces poemes soni extraits d un volume en prèparation sous le titre: « L/ HUMANITÉ DIVINE»),\n\nL'INDE MAGIQUE\nL'Inde magique luit comme une bayadère,\nEt son mirage tente un coeur impatient,\nElle est la fleur du rève et le fruit du mystère\nQui se balance en les jardins de l'Orient.\nEn elle tous les dieux sont nés et les déesses.\nElle a des ciels plus purs que les yeux d'un enfant ;\nEt, pleine de terreurs, elle est pleine d'ivresses....\nDans la jungle bondit le tigre triomphant,\nLe singe au balcon sauté, et le paon magnifique\nAu toit de la pagode épìoie un éventail ;\nL;é!éphant monstrueux s'avance à pas rythmique,\nLe serpent vous regarde avec son oeil d'email....\nL'Inde offre des bijoux qui valent des empires,\nDes coupoles de perle et des lacs de saphir,\nDes villes ressemblant à d'éternels sourires,\nEt qui la visita ne craint plus de mourir.\n\nJules Bois."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c011", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c011", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "7", "page_fin": "8", "image_debut": 9, "image_fin": 10, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; 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Le chiome degli alberi in alto\nsi congiungean sulla terra disgiunta dal morso del mare.\nQuivi ristette Cerinto, vedendo il Tirreno brillare\nampio ed azzurro, di là dall'ombra dei monti e dei pini.\nStette; e gittò per la preda nel seno dell'acque le reti.\nDonde venisse il fanciullo nessuno sapeva; le ninfe\ndietro le folte macchie spiavano intente il suo passo,\ne susurravano ch'egli non era di stirpe mortale.\nNeri e ricciuti i capelli scendevano folti sul collo,\ned il suo corpo ignudo aveva il color delle ulive.\nSculto nel bronzo parea, il bel giovinetto solingo\nche non sapeva la donna, ma si conturbava nel cuore\nquando vedeva da lungi le groppe sorprese fuggire.\nOra, mentr'egli aspettava la preda e sentiva gli aromi\ndi primavera vagare per l'aure assetate d'amore\n-— un turbamento ignoto vinceva le membra, ed un brivido\ndolce correa per il dorso, ed ei non sapeva il perchè —:\nCirce sorti dalle case, la dea lussuriosa, e discese\nper la foresta ombrosa, amara nei sensi e nel cuore,\nsazia dei molti amplessi degli uomini sacri agi' incanti.\n« Circe, tu sai la lussuria: amor non provasti tu mai! »\nZefiro breve alitando carezzava il capo ricciuto,\ncirconfondeva le membra divine con mille languori.\n« Figlia del Sole » diceva la maga dai biondi capelli,\nfiglia del Sole, che mai ti giovano l'erbe nei filtri?\nMille e ben mille sentisti eroi spasimar sul tuo petto:\nFossa fiaccasti, gittasti ciascuno allo stabbio dei bruti ;\ne che ti valse, poiché un brivido solo d'amore\nnon ti percosse le reni, ma fredda, insensibile stai?\nQueste parole dicendo andò per la fitta pineta\nCirce, e il bianchissimo corpo splendeva fra i tronchiqual sole.\nL'aria odorava d'ambrosia dov'ella passava; le rose\nsopra le ruvide scorze s'aprivano come pupille.\nGiunse cosi sulla riva del mare, laddove il fanciullo\nstava traendo le reti ; e ancor le volgeva le spalle.\nElla s'avvolse una nube attorno alle membra, e guatava\nl'adolescente che, curvo sull'acqua, spiava la preda.\nGli omeri forti tendeva Cerinto, e puntava i garretti\ncontro la barca ; le reni curvate mostravano il gioco\nvivo dei muscoli ; stille di caldo sudore correvan\nlungo la pelle e pareva, uscito dai ludi, un atleta.\nVolse la faccia allora alla selva, e alla dea celata,\ntutto ridente, perchè le reti eran colme e guizzava\ndentro le fitte maglie il popolo vario dei pesci.\nCirce lo vide, ed un grido a stento represse nei labbri.\nTremuli allora senti piegarsi i ginocchi di sotto ;\nlene uno scoramento la invase, e senti le palpèbre\nmolli di pianto. E tendeva a lui le invisibili braccia\nsenza parlar, desiando confondersi in lui, e che in lei\negli a sua volta sparisse, ed uno di due si facesse.\nElla, che mai non avea ceduto all'inganno, e rideva\namaramente nel cuore al fremer degli uomini in foia:\nella sentì di morire pensando di giacere con lui."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.12", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3491, "texte": "Onde, poiché il tumulto un poco acquetò, la maestra\ndelle amorose frodi discese sul lido, si stese\nsopra la rena, fingendo d'essere profondata nel sonno.\nGonfi le urgevano i seni, e il cuor palpitava a vederlo ;\nsotto la nuca intrecciò le mani, ed un poco sul fianco\nstette, mostrando la curva semilunare dell'anche;\ndivaricò un poco i femori. E poscia, sgombrata\ntutta d'intorno la nube, ignuda comparve al garzone.\nEgli, atterrito, guardò la forma divina dormente ;\ncadde nell'acqua la rete, ed egli tremando tentava\ncon le due mani i suoi occhi pensando all'inganno di un sogno.\nMa quando vide che il vero miravano, fu sbigottito\ntanto, che cadde in ginocchio sentendosi il cuore fuggire.\nCirce nel sonno allora gli tese le braccia fragranti,\npoi le lasciò ricadere sul musco tra i fiori. Il fanciullo\ncome un felino balzò, fu presso di lei con un salto.\nStava la bella dea supina ed immota nel sole,\ne disvelava a Cerinto l'eterno mister de la donna.\nMeravigliato ei toccò la cute più lieve che seta,\nvide le poppe e il lor frutto colore di rosa : e guardava,\nparagonando, sé stesso e la carne immortai che fioriva.\nApprossimò sorridendo la bocca al capezzolo, quasi\nfosse un soave frutto: ristette, nel dubbio ondeggiando ;\npoi lo ghermì con la bocca, d'un tratto, mordendolo a sangue.\nForte ululò la dea, apri le pupille stellanti,\ne con la bocca gli chiuse la bocca, gli cinse le braccia\nalla cervice, gl'infuse lussuria furente ed amore.\nEgli sentì il suo sangue che s'inturgidiva di sotto,\nvide alla femmina gli occhi lascivi smarrirsi nel bianco :\ncome un torello uscito allor da le stalle d'inverno,\nprecipitò nell'amplesso furente. A lei parve che tutta\nla giovinezza del mondo l'entrasse nel sangue con lui.\nE dentro l'onde sanguigne il sole calava, allorché\nCirce destossi, che avea, sfinita d'amor, riposato.\nEgli dormiva ancora, e un riso beato gli errava\nsopra le giovani labbra, sotto gli occhi cerchiati di azzurro.\nGli ultimi raggi ferivan l'acque del golfo, ed i pini\ns'imporporavano, l'ombre stendendosi lunghe sul mare.\nLieve spirava la brezza marina, ed il flusso veniva\noltre la rena, a lambir dolcemente la dea innamorata.\nOra, mentr'ella stava chinando la bocca a baciarlo,\nratto un pensier le passò nella mente, gelandole il cuore.\nFolle d'amore, ella avea scordato l'incanto fatale:\nquanti giacevan con lei dovevano prima dell'alba\nscendere nello stabbiolo coi bruti, e cibarsi di terra.\nSempre con gioia la dea compiva il volere dei fati,\nsempre cantando spingeva nel gregge gli amanti ogni notte ;\nora piangeva, al mirare Cerinto, il bellissimo amore.\nOnde stendendo le palme al padre calante nel mare\ndove la Notte lo attende col cinto trapunto di stelle\n— stanno 1' Espèridi a guardia dei pomi dorati, e Medusa\ncon le sorelle non lungi attende Perséo e la morte — :\ndisse: « Respingimi i fati, o padre: fa salvo il fanciullo\npuro innocente, che solo svelò alla tua figlia l'amore.\nRosea la gioventù gli splende nel volto : ei non sa\nl'arti mie triste. Io l'amo, o padre ! » E torceva le braccia.\nForza d'amore spezza le dure catene, e sorpassa\nl'alte barriere. Il padre fu vinto, e concesse la grazia.\nCirce perdette la forza dei magici incanti, ma s'ebbe\ntutto per sé il giovinetto che primo le avea rivelato\nsotto la selva odorosa l'ebbrezza di un vergine abbraccio.\nL'ombra calava oramai tra i pini, e a novelle delizie\nCirce destava il fanciullo attonito, mentre nell'alto\ncon il corteo de le stelle saliva la luna su l'onde.\n\nGiuseppe Lipparini."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c015", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c015", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "11", "page_fin": "11", "image_debut": 13, "image_fin": 13, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.7", "titre_corps": "COLLOQUIO CON L'ALBA", "titre_sommaire": "COLLOQUIO CON L'ALBA", "signature_source": "Diego Angeli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.13", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2503, "texte": "COLLOQUIO CON L'ALBA\nDiego Angeli.\nA F. T. MARINETTI\nL'Alba che è piena d'inni\ne di canzoni di galli\ne d'abbaglianti cristalli\ne di squilli e di tintinni,\nsi affacciò in atto pudico\ntra i lecci delle Cascine\ne mi mormorò. — « Tu al fine\nritorni al paese antico!\n« Quale chimera ti spinge\nfra queste case lontane?\ne quali dimande vane\nvuoi rivolgere alla sfinge?\n« Forse hai sentito il bisogno\ndi risvegliare il passato?\nche giaceva addormentato\nin un sonno senza sogno?\n« O pure dietro una imagine\ndi bellezza antica, il giorno\nracchiudi? O guardati intorno\ne lascia le dotte pagine,\n« Lascia le parvenze vane\ne pensa che la vita è bella:\na Santa Maria Novella\nsenti suonar le campane!\n« Il loro suono ti apporta\nun po' di quello che fu,\nora che sei sulla porta\nd'onde non si torna più ! »\n« Alba, rammento i vermigli\nmattini di quel lontano\ntempo ! » — ho detto e con la mano\nmi sono schermito ambo i cigli\ndal suo rinnovato ardore —\n« ma non son l'adolescente\nche ti seguì veemente\ncome un bel sogno d'amore!\n« Non son venuto a svegliare\nX addormentata nel bosco,\nalba, e troppo ti conosco,\ntroppo ho imparato a guardare.\n« La Sfinge? non m'interessa\ndi conoscer la mia sorte.\nLe Chimere? sono morte.\nL'Arte? E sempre la stessa.\n« La vita è bella ! ma si !\nE poi non è per il suono\ndelle campane che sono,\nAlba, ritornato qui !\n« Ma ti rammenti il giardino\ndi Boboli, dove una sera\ndi una antica Primavera\nl'Aumia il suo divino\n« sogno compose la prima\nvolta? Io ritorno per quello\ndove dietro il suo cancello\nè ogni fiore ed ogni rima.\n« Era il dolce maggio allora,\ne siamo in ottobre, adesso:\nma il parco è sempre lo stesso,\nfragrante come l'aurora.\n« E Winnie era tutta bionda\ncon due grandi occhi e sottile:\ne colei che aspetto é sottile\ne divinamente bionda.\n« Colei che aspetto ha le mani\ntenaci come la sorte\ned apre tutte le porte\nai miei fantasmi più vani.\n« Ella è la vita e la speranza\nè l'arte ed è la chimera\ne reca la Primavera\ncon giovanile baldanza.\n« A questo cuore che sa\ntanto di sogno, ella sola\npuò dire la gran parola *\nche dà la felicità ! »\nL'Alba allor, di tra le rose\nche le cingevano il volto\ndopo esser stata in ascolto\nattentamente, rispose :\n« Oh il povero innamorato\ndi un vano raggio di Luna!\nTi lascio alla tua fortuna\nchè il tuo destino è segnato.\n« E tu cammina, cammina,\no mio cavaliere errante,\nti aspetta il Castel d'Atlante\nsulla tua via vespertina! »\nE poiché queste parole\ncon un ambiguo sorriso\nebbe detto, rivolse il viso,\nbello, al trionfo del Sole!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c016", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c016", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "12", "page_fin": "12", "image_debut": 14, "image_fin": 14, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.8", "titre_corps": "POÈMES", "titre_sommaire": "POÈMES", "signature_source": "Saint-Georges de Bouhélier", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.14", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1080, "texte": "POÈMES\nSaint=Georges de Bouhélier.\n\nINQUIÉTUDES\nJ'ai ri. — Pourquoi ? —J'ai peur. Ce rire, e'est un fer\nde lance qui me perce en un frisson amer....\nElle disait.... Que disait-elle ? Est-ce bien elle\nD'ailleurs? J'entends trembler la fuite au loin d'une aile...\nNous étions tous les deux près du fleuve.... Le flot,\nquel soupir ! —- Ah ! sombrez, pauvres songes éclos !...\n\nAUTOMNE\nDu fond du temps, du fond rouge et noir de l'automne,\nHache au poing, au galop des nuages, le vent !\nLe vent qui court dans un murmure monotone :\nTrompes d' or, sourds tambours, chocs de brume crevant !\nDans ìa forèt et sur la plaine, rien. Personne.\nMais plantant là soudain son pavillon flottant,\nLa foudre, avec des cris de rage et de cyclone,\nDes cieux pourprés fuligineux tombe et s'étend.\nNuit. La lune semblable à la mort passe et pleure.\nIl fait froid. Sur le roc, afifute tes couteaux,\nTriste'étoile ! — Et voici se lever des chàteaux !\nLe vague automne est plein de roses et de leurres\nEt seul tremble dans l'air qu' imbibe son parfum,\nCe feuillage, ultime drapeau du bois défunt."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c017", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c017", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "12", "page_fin": "12", "image_debut": 14, "image_fin": 14, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.8.1", "titre_corps": "INQUIÉTUDES", "titre_sommaire": "INQUIÉTUDES", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.14", "debut_caractere": 44, "fin_caractere_exclue": 380, "texte": "INQUIÉTUDES\nJ'ai ri. — Pourquoi ? —J'ai peur. 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Tu mangeas....\n— Maintenant\nDéchu, tu peux aller te rasseoir sur le banc.\nC' est fini des beaux vers et des nobles pensées\nSelon un ordre saint largement cadencées.\nOn a jeté du pain dur et matériel\nSur les fleurs qui naissaient ; on a brouillé ton ciel ;\nOn a souillé du sang noir des viandes la neige\nVivante et chaste de tes roses de Norvège,\nEt te voilà pareil au jardinier là-bas\nQui regarde une étoile et qui ne la voit pas !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c020", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c020", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "13", "page_fin": "13", "image_debut": 15, "image_fin": 15, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.10", "titre_corps": "PENSÉES – PIERRERIES : (POÉME EN PROSE)", "titre_sommaire": "PENSÉES – PIERRERIES : (POÉME EN PROSE)", "signature_source": "Cecilia Vellini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.15", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3273, "texte": "PENSÉES - PIERRERIES\nCecilia vellini.\n(POÈME EN PROSE)\nPOUR RACHILDE\nSans nombre, les pensées demeurent en mon\ncerveau...\nComme je suis fréle et flexible, semblable à une\nespérance ou à un pressentiment tout ensemble, les ètres\ndemeurent étonnés que mes pensées soient géantes. Est-il\nnécessaire d'avoir un grand coffret pour enclore l'im-\nmensité des gemmes? Une perle est un monde.\nMon cerveau est un joyau barbare dans l'écrin petit\nde ma tete, de ma téte au front courbé sous une rèverie\ncontinuelle. Des parcelles de diamants tombent au fond\nde la coupé merveilleuse, ou je bois la lumière des\nétoiles. La coupé est volupteuse aussi, par la gràce de\nson contour.\nSans nombre les pensées demeurent en mon\ncerveau.\nMes pensées sont d'une telle plénitude qu'elles se\npassent d'aliments et se nourrissent de leur substance.\nLes fées divines des contes n'ont plus de merveilles\npour mon cerveau, qui brille seul et dans l'effort, mieux\nque sous les images des poétes.\nMes pensées ressemblent à des pierreries sans taille,\nà des pierreries que nulle meule ne polirà pour les ètres\ncivilisés. Mes pensées éclatent comme les pierres dans la\ncarrière, étincelantes ou givreuses, belles ou laides. Elles\nont la diversité de la nature sans art.\nSans nombre, les pensées demeurent en mon\ncerveau...\nMes pensées s'entrainent avec des gràces curieuses...\nMais la lueur formidable des pierreries m'éblouit et\nn'éclaire pas.,.\nJe vois aux environs de mon cerveau trop de laideur,\nquand mes pensées cherchent la beauté.\nMes pensées ne me sont pas douces au coeur. Leur\ntaille sauvage blesse la transparence fragile de mon front.\nElles portent en elles l'Inconnu informe. Et mes jours\nsont marqués d'une prophétique poussière de lave froidie,\npoussière de diamants éteints.\nSans nombre mes pensées demeurent en mon\ncerveaux.\nMes pensees brisent mon onduleuse fragilité ; puis\nelles se brisent l'une contre l'autre. Les blessures de mes\npensées me donnent des abattements qui ressemblent à\ndu courage, tant ils frappent mon ètre d'impassibilité.\nElles ne résonnent pas, mes pensées, comme une\nmusique du ciel que Toreille porte des sens au coeur.\nElles résonnent comme une avalanche de pierres dans\nle lit d' un torrent sec.\nEn roulant, mes pensées me font souffrir la douleur\nde n'ètre pas heureuse, d'avoir une àme qui échappe,\nun coeur qui s'élance, un corps qui s'angoisse.\nSans nombre, mes pensées demeurent en mon\ncerveau.\nJe ne puis me séparer de mes pensées. Il faudrait\ndes mots qui n'aient pas servi. Mes pensées sans issue\nse serrent en moi, comme les pierres sans monture dans\nle sac du sauvage. Leurs couleurs se confondent. Leurs\nfeux se dévorent.\nEt je n'ai pas encore trouvé parmi mes pensées\nl'émeraude qui chante la verte Espérance. Je ne sens\nque des pensées de défaite, de querelle, de haine. Les\npierreries que je vois sont 1' onyx, évocatur des noirs\nfantómes, l'ceil de tigre qui regarde la laideur humaine.\nJ'aperipis la pàle pierre de lune qui, des cauchemars,\nm'élève à la rèverie.\nSans nombre mes pensées demeuraient en mon\ncerveau.\nMes pensées ont fondu. Les pierreries sont devenues\ndes larmes, non de larges pleurs qui coulent pour finir\nen flot de délices divines, mais en pleurs qui viennent\nbrulants et qui consument le cceur aprés les paupiéres."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c021", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c021", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "14", "page_fin": "14", "image_debut": 16, "image_fin": 16, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.11", "titre_corps": "NOTTE : ALLA MEMORIA DELL'AMICO INDIMENTICABLE SERGIO CORAZZINI", "titre_sommaire": "NOTTE : ALLA MEMORIA DELL'AMICO INDIMENTICABLE SERGIO CORAZZINI", "signature_source": "Corrado Govoni", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.16", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3783, "texte": "NOTTE\nCorrado Govoni.\nALLA MEMORIA DELL' AMICO INDIMENTICABILE\nSERGIO CORAZZINE\n11 diluvio azzurro delle campane è terminato.\nL'ultimo roseo del crepuscolo\ndel suo pudore tardivo\ntinge i torbidi vetri.\nIl sole è caduto\ngiìi dalle vecchie mura\ncome un capo ghigliottinato\nche inzacchera la città\ndel suo sangue di martire.\nE come una marea sotterranea\nT ineluttabile ombra sale\nsommergendo l'idilliaco bianco\ndelle colombe tubanti sul tetto.\nFrullano intorno a le finestre\ni viscidi ombrelli\ndei pipistrelli\npiccoli funebri aereoplani,\nparacadute delle lucciole.\nEcco che in fondo ad una via\nsorge la luna rossa e rotonda\ncome F insegna infuocata\nd' una bottega di cocomeri.\nElla a poco a poco impallidisce\ne diventa sentimentale :\nillumina un banco di marmo\nin un giardino che aspetta\ninutilmente una coppia di amanti,\nentra nella mia stanza a cogliere\nin flagrante tristezza\nun mazzo di rose,\nva a fare la notturna toeletta\ndavanti allo specchio.\nLa sonnambula orchestra dei gatti elastici\nsulle gronde, già incomincia\nad accordare i suoi magri\nelettrici violini\ndalle corde fatte coi nervi\ndei più feroci suicidi :\nmusica da trapezio,\nsaccheggio d'una ferrareccia,\ndanza del ventre,\nchirurgia infernale.\nI vostri poveri intestini\nsembrano nelle mani d'un cordaio ossesso\nche ve li torce e tira orribilmente\nvertiginosamente\nsu T orlo d' un burrone,\nle vostre ossa in possesso\nd'un diabolico arrotino\nche ve le aguzza senza compassione\nin una mola arroventata.\nL'idropico proletariato delle rane\nsembra assediare la città :\nrullano i suoi mille tamburi infaticabili.\nPoche nubi cenciose e sporche\nboicottano la luna.\nSpuntano incerti ai canti delle vie\ni fanali, gialli crumiri ;\nilluminano dentro un tabernacolo\nuna Madonna di stucco\ncoi suoi fiori di carta colorata\nin un barattolo da pomodoro;\na una finestra senza vetriate\nun garofano rosso\nin un bianco pitale.\nMio Dio, come è buio quaggiù in terra !\nTutto buio e paura.\nMa lassù splendon gli astri lieti e chiari.\nPer chi splendono tutte quelle stelle?\nOh vivere la vita in rosso di Marte !\nOh vivere la vita polare della luna !\nOh vi vere la vita apira di quei soli abbacinanti!\nOh vivere la vita eccentrica di Saturno\neh' è il bianco clown del firmamento\nche fa i suoi esercizi tra gli anelli !\nTremola la via lattea,\ncatena di montagne di diamanti,\nscala paradisiaca di mondi preziosi,\nimmensa cintura\nche cinge i fianchi d'ebano della notte.\nOh ! via su una cometa automobile\ndal lungo strascico di madreperla\ndi pavone avventizio,\na precipizio\nlungo la via lattea\na sollevare polvere di mondi. ..\nO astri imperscrutabili e lontani,\nmari glaciali di smeraldo,\nvulcani di rubini\ncateratte d' opali.\n0 stelle, qual' è il vostro scopo ?\nquaf è la vostra vita ?\nSiete voi la sublime prova\nd' una ricchezza sopranaturale\nd' una gioia superterrestre ?\nOd invece il prodotto d'una gran miseria,\nd'una tristezza infinita ?\nChe importa se lucete tanto ?\nNon risplendono forse anche le perle?\nEppure sono il risultato d' una grave\nmalattia delle ostriche !\nNon son gli uomini sulla terra come i vermi\nuna necessità della carogna ?\nBuio e silenzio in terra : solo\nlà in una povera soffitta\ns'alza il patetico monologo\nd' usignuolo\nd' un violino :\ntiremolla d'allegria e di tristezza,\nche fa pensare a un tisico bambino\nche un compagno crudele\nsolletica sotto le ascelle.\nLe ombre lunghe allampanate\nsi ritirano come le lumache nel loro guscio.\nEd è l'alba: le rane\nbattono in ritirata nel pantano.\n1 galli vittoriosi cantan l'epinicio\nrivolti al loro maresciallo\nche purpureo s'alza all' orizzonte.\nUn fabbro celebra\nr umano sacrificio del lavoro\nsiili' altare cornuto dell' incudine.\nSpuntan bianchi e rosei i campanili,\nstazioni di telegrafia senza fili\ndelle anime\nche riprendono le loro interrotte\ncomunicazioni col celo."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c022", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c022", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "15", "page_fin": "15", "image_debut": 17, "image_fin": 17, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.12", "titre_corps": "Pour F. T. Marinetti", "titre_sommaire": "Pour F. T. Marinetti", "signature_source": "Marie Dauguet", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.17", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1849, "texte": "Pour F. T. Marinetti\nMarie Dauguet.\nNous allons en auto ce soir\nAu hasard devant nous ;\nDans le soir doux,\nOù r automne est venu s'asseoir.\nNous allons sous Y efìfeuillaison\nDu soleil indicible;\nLe jour flexible\nS'incline an bord de Y horizon.\nLes clartés que nous traversons,\nDu manteau des comètes\nSoudain nous vètent,\nPourpres au refìets de lisons.\nUn air fou se brise à nos fronts ;\nLa course souveraine\nPiane et s'effrène.\nC est du ciel que nous respirons.\nNous buvons cette odeur de vent,\nDont nos poumons éclatent,\nPhiltre écarlate\nQue nous verse Octobre rèvant.\nAu creux attirant des vallons,\nDes combes purpurines,\nNotre machine\nBondit comme un souple lion.\nDans la plaine au coeur odorant,\nElle entre triomphale,\nSoudain détale\nL'espace traqué s'effarant.\nUn concert éolien nous suit,\nHarpes dont jouent les fées,\nQui par boufìées\nDans l'air tout haletant bruit.\nC est la prismatique chanson\nDes fils du télégraphe....\nMais l'auto piafife,\nBrouillant cet arc-en-ciel des sons.\nPignons, fermes, fumiers, clochers,\nTous les bons vieux villages,\nGrognons et sages,\nA leur finages attachés,\nSe fàchent d'ètre bousculés,\nQu' à 1' heure où tout sommeille,\nOn les reveille\nAvec ce vacarme endiablé....\nD'autres plus hospitaliers\nEn riant nous accueillent\nParmi les feuilles\nChantantes des tilleuls rouillés.\nEt puis c'est la nuit dépliant\nLes ténébreuses moires,\nLa halte noire,\nL'arrèt du moteur impatient.\nC' est parmi l'inconnu hagard,\nLes phares qu' on allume,\nEt dans la brume\nSoudain leur fulgurant regard ;\nLa course reprise aussitót\nEt dont l'ardente audace\nBrise et terrasse\nL'ombre tramant quel sourd complot ;\nParfois, elle veut s'entèter\nAux tournants par trop brusques,\nElle s'embusque,\nMais nous la savons dépister.\nJusqu' à 1' heure où, Belle-de-nuit\nOuvrant son bleu calice,\nLa lune glisse\nSes reflets au coeur de la nuit."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c023", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c023", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "16", "page_fin": "16", "image_debut": 18, "image_fin": 18, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.13", "titre_corps": "NOCTURNE", "titre_sommaire": "NOCTURNE", "signature_source": "Paul-Hubert", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.18", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1016, "texte": "NOCTURNE\nPaul=Hubert.\nA ALBERT BOISSIÈRE.\nLes bois profonds, hantés de soir lugubre et doux,\nFrissonnent longuement sur l'immensité grise,\nOù l'ultime clarté d'un ciel d'or agonise....\nDes arbres gigantesques surgissent, debout,\nGrandis par P ombre, et dressent comme la menace\nTumultueuse de leurs fronts où, lente, passe\nL' horreur sinistre du grand vent, sonore et fou....\nEt les rameaux lourds, agités, au soir, balancent\nLeurs feuiliages mouvants comme des mains d'effroi,\nDressées dans P épouvante enorme du silence\nDe la nuit qui toujours monte, monte et s'accroit....\nEt la tristesse taciturne des grands pins\nAllonge immensément le geste de leurs branches,\nSur le fond clair du ciel presque déteint....\nEt r on dirait des bras vètus de longues manches,\nDes bras tendus, drapés de deuil, et dont la main\nAu noir index leve parait suivre, attentive,\nLe frisson de metal d' une cloche furtive,\nHeurtant sa gravite\nAu ciel étoffé d'ombre, où la sonorité\nDe P Heure s' exténue, indolemment répercutée...."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c024", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c024", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "16", "page_fin": "16", "image_debut": 18, "image_fin": 18, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.14", "titre_corps": "\"Let sorrow steal away\"", "titre_sommaire": "\"Let sorrow steal away\"", "signature_source": "Fred. G. Bowles", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.18", "debut_caractere": 1018, "fin_caractere_exclue": 1695, "texte": "“Let sorrow steal away„\nFred. G. Bowles.\nAwake! awake to ev'ry song\nThat brings the heart delight,\nFor life is short, and sleep is long,\nAnd day will close in night.\nThe harp that thrills, the voice that cheers\nAre gifts for ev'ry day —\nO, rest thine ayes upon the hills,\nTill sorrow steals away\nAwake! awake to ev'ry joy,\nFor earth hac many tears;\nThy Guardian Angel will destroy\nThy greatest doubts or fears.\nThe gift of life, the gift of love\nAre thine for ev'ry day,\nAnd aver shine tho hills above —\nLet sorrow steal away.\nAwake! awake! O, heart be strong ;\nKeep bright thy love, keep sweet thy song.\nAnd thou shalt live, and thou shalt be,\nBright as the stars of Eternity."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c025", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c025", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "18", "image_debut": 19, "image_fin": 20, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.15", "titre_corps": "Sobre uma ánfora de vinho grêgo : POEMA BRASILIANO", "titre_sommaire": "Sobre uma ánfora de vinho grêgo : POEMA BRASILIANO", "signature_source": "Carlos Magalhaes de Azevedo ; Carlos Magalhaes de Azevedo", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.19", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2340, "texte": "Sobre uma ánfora de vinho grêgo\n\nPOEMA BRASILIANO\nDa nobre Achaia agricola e guerreira,\nda acastellada Patras, que nas ondas\nmira a saudade de una gloria extinta,\ntrouxe-a un poeta amigo.\nDiante lo verde Jonio, os olhos pondo\nno ceu grègo ainda rùtilo de mithos.\nainda ao longe, na historia, a sombra augusta\nda Liga discernindo ;\nno solo, vasto palimpseste vivo,\nas siglas bizantinas decifrando,\ne as da linda Veneza, e emfim o timbre\ncruento do Islamita,\nque, entre as ciudades da Hèllade a primeira,\nPatras lavou com sague intemerato,\nsob o estandarte azul, firme ra altura\ndo torreào adusto;\nentre memorias taes, tao raras, elle\no amigo ausente recordou; o amigo\nadorador da hellénica Belleza\nsempre vicosa,... Emtanto,\nna tarde de ouro as mocas grègas via\nlevar a fonte os càntharos, com el mesmo\ngesto ritmado e airoso das princezas\nde Sófocles e Homero....\nE hoje, de rosas, lirios e verbenas\ncingida, a anfora pousa em grata mesa;\nao fresco aroma dos jardims o aroma\nquente do vinho se une.\nA libalo ritual facamos. Seja\nfeita com religioso pensamento\nUrna virtude arcana a ànfora encerra,\ne um prestigio sagrado.\nDalla nobile Acaia agricola e guerriera, dalla tur-\nrita Patrasso, che specchia nelt onda il rimpianto di\nuna gloria perduta, me tha portata poeta amico.\nDinanzi al verde Ionio, alzando gli occhi al cielo\ngreco ancor fulgido di miti, scorgendo ancora, lontana\nnella storia, l'ombra augusta della Lega;\nsiti suolo, vasto palinsesto vivo, decifrando le righe bi-\nsantine, e quelle della ammaliante Venezia, ed infine il\nsigillo cruento dell' Islamita,\nche, prima fra le città dell' Eliade, Patrasso cancellò col\nsuo sangue intemerato, sotto lo stendardo azzurro, fermo\nin alto, sul castello adusto ;\nin mezzo a tali sublimi memorie, egli ricordò t amico\nassente, l'amico adoratore della Bellezza ellenica, in-\ntatta ne secoli per sempre,...\nEd intanto, guardava, nel crepuscolo d' oro, le gio-\nvinette greche recare le lor conche alla fontana, con lo\nstesso gesto armonioso e leggiadro delle principesse di\nSofocle e d' Omero...\nOra, redimita di rose, di gigli e di verbene, £ an-\nfora posa sulla mensa ospitale. Col fresco aroma de giar-\ndini si fonde l'aroma caldo del vino....\nFacciamo la libazione rituale. E sia fatta con re-\nligioso pensiero. L!anfora in se racchiude ima virtù ar-\ncana, un sacro prestigio"}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.20", "debut_caractere": 9, "fin_caractere_exclue": 969, "texte": "Pois a alm dos heroes, dos nurnes, quando\nos homens, decaidos, a perderam,\nna terra genetriz se esconde, habita\no bosque, a seara, a imha....\nDeuses! nao nos inflamme o vinho puro\nno furor dionisìaco ululante,\nnem no hórrido delirio formidavel\nda Pihoniza em Delfos !\nMas fulgentes visòes suaves creie,\ncorno em Tempe a de Fausto contemplando\na fior mais bella da mais bella estirpe,\nglòria de um mundo, Helena!\nUanima degli eroi, degli dei, quando è costretta a\ndipartirsi dagli umani cuori degeneri, si raccoglie entro\nla terra madre, ed abita il bosco, il campo, vigna....\n(9 Numi! che il puro vino non ne conciti nel fu-\nror dionisiaco ululante, £ nemmeno nelf orrido delirio for~\nmidabile, della Pitonessa di Delfo!\nMa ci crei intorno soavi smaglianti visioni, come quella\ndi Fausto in Tempe) contemplando il più bel fiore della\npiù bdla stirpe, gloria di un mondo, Elena!\nTraduzione dell' Autore\nCarlos Magalhaes de Azevedo.\n\nCarlos Magalhaes de Azevedo."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c026", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c026", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "18", "page_fin": "18", "image_debut": 20, "image_fin": 20, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.16", "titre_corps": "IL DOLORE", "titre_sommaire": "IL DOLORE", "signature_source": "Branko Radicevic ; Giuseppe de Paitoni", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.20", "debut_caractere": 971, "fin_caractere_exclue": 2408, "texte": "IL DOLORE\nBranko Radicevic.\nTraduzione dal serbo, di\nGiuseppe de Paitoni.\nLieve è il duol che, all' improvviso,\nin un attimo ti afferra,\nche t'inebria, ti conquide\ne, con impeto, ti atterra !\nCorre, avventasi ; ti piega,\nvola, slanciasi : ti ha vinto ;\nin quel bacio, in quell'abbraccio,\nsei finito, sei estinto!\nTal dolore è dolce ai cuori,\nli addormenta nella morte,\ntal dolor non è dolore !\nPiù crudele e ben più forte\nè il dolore che t'innalza\ne nel grembo suo t'invita,\npoi ti culla, il cuor ti piaga\ne ti fascia la ferita,\nche ti brama, ti circonda\nd'ogni cura, con affetto;\ne ti morde, come il serpe\nche s'annida nel tuo petto.\nTi addormenta e ti sussurra :\n— dormi, dormi sul mio cuore,\nnel mio grembo ti riposa,\ndormi, veglia il tuo dolore! —\nTi saluta per il primo,\nquando spunta in ciel l'aurora,\ne ti grida come il falco :\n— Oh, buon dì, siam vivi ancora !\nDa un autunno a un'altro autunno\nogni giorno più si espande;\nda un aprile a un'altro aprile,\nd'ora in ora è ognor più grande.\nT'incoraggia se avvilito,\nti solleva se piegato,\ned attende, paziente,\nche tu ancor riprenda fiato !\nQuando senti un gelo al cuore\ned è esausto il rio nel pianto,\ncol suo soffio ti riscalda\ne t'invita al dolce canto.\nCredi allora che svanito\nsia il dolore, ma è per poco;\ndell'oblio che ti ha donato,\necco, già si prende gioco.\nD'esser pazzo alfin tu speri;\nma esso l'ombre dal cervello\nfuga, ride e ti conforta :\nCosì andrem fino all'avello!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c027", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c027", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "19", "page_fin": "20", "image_debut": 21, "image_fin": 22, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.17", "titre_corps": "POÈMES", "titre_sommaire": "POÈMES", "signature_source": "André Foulon de Vaulx", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.21", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2825, "texte": "POÈMES\n\nI.\nQuand mes vers ont passé pour la première fois\nPar sa bouche d5 enfant dont s'ouvraient les corolles,\nJe n' ai guère écouté le sens de mes paroles :\nLe charme était, non dans mes vers, mais dans sa voix.\nLes contours de ma strophe à la courbe savante\nN' avaient pas de son corps la caline langueur ;\nPlus pur que mon poème allait droit à mon coenr\nLe poème amoureux de sa gràce vivante.\nLa page où mon angoisse avait tant palpité,\nMais d' où 1' àme sans doute était encore absente,\nSe changeait sur ma lèvre en source jaillissante,\nExquise de fraicheur et de sincérité.\nSa tète se penchait, caressante et jolie ;\nEt, nuancés par son timbre délicieux,\nLes vers semblaiei\\t plus clairs, refletés dans ses yeux :\nIls devaient leur tendresse à sa mélancolie.\nElle incarna mon rève ému le lendemain.\nSon absence pesait sur toute ma journée ;\ny évoquais le profil de sa tète inclinée ;\nMa lèvre retrouvait le frisson de sa main.\nEt seul, tout imprégné de son charme un peu triste,\nGomme un linge qui garde une odeur de sachets,\nJe rappelais son cher fantòme et je cherchais\nSi je n'avais aimé chez elle que l'artiste.\nII.\nMes vers sont les baisers que je n' ai pas donnés.\nIl reste en eux de la tendresse inapaisée.\nMes vers sont les désirs que j'ai disciplinés ;\nMes vers, c' est ma chair triste un instant maìtrisée.\nAh ! lorsque tu les dis, s'ils me sont doux et chers,\nC est que mon mal, bercé par ton timbre, sommeille.\nTu me rends les baisers qui chantent dans mes vers,\nLongs baisers que ta voix glisse dans mon oreille !\nIII.\nMon nom dit par sa lèvre y rit comme un baiser,\nUn baiser qui me prend jusqu'au profond de Fame\nEt je sens pénétrer en moi, telle une lame,\nLa morphine d'amour qu' il y vient infuser.\nLorsque passe mon nom par sa voix musicale,\nSa caresse descend tout le long de mon corps,\nPareille à la langueur slave de ces accords\nOù 1' àme d'une valse amoureuse s'exhale.\nOh ! dites-le parfois, mon nom, dans un soupir.\nDites mon noni, amie ! Et semblable au malade\nDont on endort la peine avec une ballade,\nJe sentirai mon mal peut-ètre s'assoupir.\nIV.\nJ'ai libéré ta chair de ses voiles de lin.\nUn grand silence emplit la tiédeur de la chambre ;\nEt j' emprisonne ta jeunesse qui se cambre\nD> un long enlacement langoureux et càlin.\nSur le lit où mon corps contre le tien se vautre,\nLe soleil dont ta chair absorbe la clarté\nAfflue ; et nous goùtons, avant la volupté,\nLa douceur d'ètre nus dans les bras l'un de Tautre.\nModelé par la chaude ardeur de mes baisers\nA la moiteur de mai se fond ton épiderme ;\nEt les deux renflements de ta poi tri ne ferme\nAgacent mon désir de leurs bouts framboisés.\nTon col a la minceur de celui des gazelles ;\nUn doublé fruit charnu pend à tes reins soyeux ;\nEt j'aime à quereller, d'un doigt malicieux,\nLe duvet blond qui mousse au creux de tes aisselles"}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.22", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1685, "texte": "V. - CLOCHE EN PROVINCE.\nToi par qui la soufìfrance avec nous communie,\nCloche de la paroisse, ó sceur de l'agonie,\nDont l'àme, par ce soir de province et d' hiver\nChemine lentement sous un ciel gris de fer.\nCloche qui sur la ville aux rumeurs presqu' éteintes,\nAvec une douceur mélancolique tintes,\nEt pour affliger mieux ce dimanche embrumé\nQui prends ia voix d'un coeur qu'on n'aurait pas aimé,\nQui laisses, nostalgique et tremblotant cortège,\nTes plaintes choir sur nous cornme les fleurs de neige,\nTu t' évanouis toute en poussière de sons.\nPal e encens de tri stesse où nous nous blottissans ;\nTu te meurs d'une mort de femme délaissée ;\nTu te meurs d'une mort bianche de fiancée\nSouriant à l'époux dont elle n'a rien eu :\nEt ta voix qui se tait, dissoute en 1' inconnu,\nOiseau dont le voi gris se perd loin par les grèves\nEmporte en s'éteignant le plus cher de nos rèves.\nVI. - INTIMITÉ.\nAprès un jour passé sans se voir, c'est si doux\nLorsque grince au dehors le vent froid de Novembre,\nDe se retrouver seuls das la petite chambre\nOù tout avec bonté semble parler de nous.\nTout m'y donne l'oubli; tout m'appelle e m'attire.\nLà-bas, e' était le monde et sa vaine rumaur.\nlei, c'est le nid calme, apaisant, endormeur,\nOù, ta présence aidant, je sens tout me sourire.\nJ'arrive: et c'est d'abord toi seule que je vois :\nTon rève de la nuit me rit dans tes prunelles.\nPuis, le choses vers moi se tendent, fraternelies :\nLe clavier découvert semble attendre tes doigts.\nLa giace est triste encor de ta tète palie ;\nLes fleurs ont, en mourant, le gout de tes baiser ;\nEt, douce de tes yeux qui s'y sont reposés,\nL'àme des choses flotte avec mélancolie.\n\nAndré Foulon de Vaulx."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c028", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c028", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "20", "page_fin": "20", "image_debut": 22, "image_fin": 22, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.18", "titre_corps": "FRANCHISE", "titre_sommaire": "FRANCHISE", "signature_source": "Héra Mirtel", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.22", "debut_caractere": 1687, "fin_caractere_exclue": 3232, "texte": "FRANCHISE\nHéra Mirtel.\nNous ne mentons jamais quand nous disons « je t'aime »\nC'est toujours un peu vrai.... ne serait-ce qu' uri jour.\nDans tout espoir de9u nous enfantons quand-méme\nUn miracle de joie, une beauté d'amour!...\nVous les cueillez parfois au hasard d' un scurire,\nQui flottait sur Y instant où vous avez passé,\nVous l'avez pris pour vous, on vous a laissé dire,\nOn vous a laissé croire au bonheur usurpé.\nMais vous avez voulu capturer comme une aile\nNotre lèvre accueillante une heure à vos désirs,\nEt vous vous étonnez de la trouver rebelle\nAu second lendemain qui suit vos prompts plaisirs.\nVous clamez, insultants « trahison ! félonie ! »\nOn vous devait encore ! on vous devait toujours.\nPour T étreinte d'un soir on vous devait sa vie,\nSon soufflé, son regard enchaìnés sans retour.\nOn vous donna le rève et vous voulez notre àme\nEt le coeur et les bras 011 vous avez dormi.\nPour un baiser ravi vous exigez la femme,\nTout l'or pur de ses yeux, tout Témoi de ses nuits.\nOh ! pourquoi renier Y éternité d'une heure\nEn demandant q' une heure en suive à pas comptés\nLe bref enchantement. Dans tout ce qui demeure\nUn charme s'est éteint pour avoir insistè.\nAttendez que demain s' ajoute de lui-mème\nA r amoureux matin que vous voulez fixer\nSi T immortalité s'imprime à ce « je t'aime »\nCe sera sans l'astreindre et sans le menacer.\nMais si P aube qui vient abolit 1' heure aimable\nQu' hier nous réservait, que sert de menacer ?\nQui donc en a le droit? Qui de nous est coupable?...\nNous pour avoir souri?... Vous pour avoir passé?..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c029", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c029", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "21", "page_fin": "21", "image_debut": 23, "image_fin": 23, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.19", "titre_corps": "DA \"LE PAROLE DE L'ESILIO\" : La SerenataA TE, MAMMA, O SANTA", "titre_sommaire": "DA \"LE PAROLE DE L'ESILIO\" : La SerenataA TE, MAMMA, O SANTA", "signature_source": "Guido Rubetti", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.23", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2607, "texte": "DA “LE PAROLE DE L'ESILIO„\nLa Serenala\nGuido Rubetti.\nA TE, MAMMA, O SANTA.\nE la dolcezza de le veglie al fresco\nne le sere d'estate?! La Piazzetta\nvicino a la Portarsa (*) (avea saputo\nil caldo zampillar de le ferite\nal passar del Ferruccio; or vi crescea\nad arabeschi, quetamente, l'erba) ;\nera tutta un fiorir di testoline\nricciutelle. Venian da5 casolari\nanco lontani, sin da le Capanne,\nTitina bionda e quella mia Lily:...\nocchi sereni che voleano sogni.\nE tante e tante. Nonna Angiola avea\nfole a bizzeffe, meravigliose,\ninterminate come le roccate\nche davan accia a Tinstancabil fuso;\ne le dicea col garbo e la malizia\nmite di gentil donna montanina.\nPrillava il fuso, e si svolgeano insieme\ned accia e fole. Gli occhi avean baleni\ndi cupidigia e di stupor. — Talvolta\nio, già pensoso di ignorate cure,\ngià gonfio il picciol cuor di vaghe brame,\nrifuggìa da quel fascino : solingo\napria la mente a le figurazioni\ndi un fantastico mondo, e mi vinceva\nun' infinita voluttà di pianto.\nGià la Chimera avea per me lusinghe:\nvecchia bagascia dei sognanti cuori !\nSmorivan lente le ombre attorno a noi\ncome un rimpianto a sogni ornai vaniti\n— chi sa? — per sempre: e in suo queto languore\nla luna d'oro fra due bianchi nuvoli\nlargia promesse a l'anima infantile.\nI bei geranii da le rozze casse\navean susurri ironici : — Pur oggi,\namici grilli, o musici gentili,\nvennero i fuchi, pigri amanti, a prova\nper delibarci e.... questa è grossa, ah, ah!...\ns'ebber le busse da le lor madonne.\nNoi siam geranii di montagna, è vero,\nma ci aman le api, chè son dolci sempre\ni nostri inviti a' lor languidi baci.\nOrsù, cantiamo i nostri amori al mondo !\nE voi dateci il tempo con la nota\ntrillante al tremol de l'archetto.... tri. —\nChiudeansi li occhi; la violinata\navea principio e insiem la visione\nincantatrice. Dritti ne' lor neri\nabiti i grilli, con severa grazia\ntraevan suoni in dotti accorgimenti,\ninauditi, da le lor viole.\nE sul più bello de la serenata,\necco veniva — melodia suprema —\nmamma coi baci a suggellarci il sonno :\ned era nostro il regno de le fole.\n(i) È l'antichissima Porta al Borgo di S. Marcello Pistoiese, il più leg-\ngiadro paese ch'io mi conosca. Mutò il suo nome in quello ben significativo\ndi Portarsa. da poi che le soldatesche fiorentine del Ferruccio l'ebbero appunto\narsa per dare il sacco al paese. La casa de' miei avi sta a cavaliere della\nPorta e ha di fianco] una specie di spiazzato o terrapieno, detto dai paesani la\nPiazzetta, dove grande certo dovette essere l'accanimento della strage. Vedi i\nPaesaggi Toscani di Guido Rubetti, in Natura ed Arte N. 20, Anno 1903."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c030", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c030", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "22", "page_fin": "23", "image_debut": 24, "image_fin": 25, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.20", "titre_corps": "LES FORCES EN MARCHE", "titre_sommaire": "LES FORCES EN MARCHE", "signature_source": "Jean Balde", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.24", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2756, "texte": "LES FORCES EN MARCHE\n\nLa Rafale.\nTu crois que je suis jeune et tout à toi.... tu crois\nQu'il est à peine ouvert le livre de ma vie....\nLa rafale a tourné — brutale, inassouvie,\nPar soufflets — oh ! combien de pages à la fois.\nCes pages, nous voulions les lire còte à cote,\nNos deux ombres toujours plus longues devant nous,\nEt le soir décevant et ses étoiles hautes\nAuraient trouvé nos mains calmes sur nos genuox.\nMais maintenaut le sang brulé et bat dans ma tempe,\nIl faut que je m'en aille, il le faut. Je suis fort.\nLe vent rauque a soufflé la lampe d'hier, ta lampe,\nIl était trop petit, vois-tu, son cercle d'or.\nOh! que tu me fais mal.... tu pleures, tu tressailles,\nTu dis que c'est ta faute ou la mienne en secret\nEt le vent dame, dame.... il faut que je m'en aille,\nQue j'aille et sans savoir, pauvre femme, où j'irai.\nEn mar\nTant de pas sonnent, sonnent, sonnent\nEt Thorizon reste aussi loin.\nTant de jours de marche, et personne\nOh! mes frères, qui souffre moins.\nNous sommes tant dans ce silence,\nPourquoi ne nous parlons-nous pas....\nLa route est longue. — Avance, avance,\nCeux qui se plaignent sont plus las.\n— Nous allons tous, nul ne s'irrite,\nMais les rèves sont épuisés.\nQu'aurons-nous donc, mes frères, dites,\nLorsque nos pieds seront usés.\nLe vent soufflé, les graines passent,\nLa mer fait Tassaut du rocher,\nOù vont ces forces dans Tespace....\n— Je ne sais pas, il faut marcher.\nMalte au soleil.\nTais-toi, ne perdons rien de nous.... Comme elle glisse\nCette heure.... Aprés, vois-tu, nos àmes en mourront.\nJe voudrais arrèter sur nous ce grand ciel lisse\nPour toujours, et puis les feuillages sur nos fronts.\nTout ce vert dans nos jeux.... la campagne est ravie\nDe ses prés. Les vents fous se poursuivent, chantants,\nJe voudrais que ce fut ainsi toute la vie\nEt ce ne sera plus, je sais, dans un instant.\nNe crois pas qu'il est bien à nous ce paysage,\nCet arbre.... ne dis pas: nous reviendrons demain.\nLes choses n'auront plus le mème bon visage,\nTa main ne sera plus la mème dans ma main.\nNous reprendrons tous deux, muets, la mème route,\nUn oiseau tournera très haut comme aujourd'hui\nMais nous ne boirons plus cette heure goutte à goutte\nEt rien ne sera plus... Oh! tais-toi.... le temps fuit.\nLa poussée.\nLa fourmi qui menait la file\nva mourir au bas d'un caillou\nVoici venir mille et puis mille\nDe ses sceurs sur le sable roux.\nLe sol brulé, le ciel torride\nAveugle tout.... mes soeurs, mes sceurs,\nComme vos bouches sont avides\nEt que tout change quand on meurt.\nAh ! je suis petite, petite,\nEt le caillou petit aussi.\nJ'ai monté tant de murs si vite\nEt je ne peux passer ceci.\nVous vous hàtez dans la poussière....\nNon, laissez-moi, puisque je meurs,\nEn avant de vous, la première\nArrètez-vous, mes soeurs, mes soeurs."}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.25", "debut_caractere": 958, "fin_caractere_exclue": 1905, "texte": "Arrètez-vous. C'est pour vous toutes\nQue moti corps dur s'est harassé.\nMais il fait faim sur la grand' route :\nLes fourmis noires ont passé.\nL' irrésis\nLa machine a saisi ses mains,\nHappé jusqu'aux bras sa chair douce.\nL'usine ronfle par secousses\nEt la voix jeune crie en vain.\nLa vie en marche est là qui dame,\nHalète, soufflé, soufflé fort.\nQu'est-ce donc que deux mains de femme,\nDe si petites mains encor?\nPourquoi n'es-tu pas morte toute,\nTon front blanc n'est pas mème vieux.\nOù t'en vas-tu, femme.... la route\nA chaque pas blesse tes yeux.\nPourquoi ne t'es-tu pas couchée\nDans tes larmes... Tu ne sens rien,\nPlus rien que ces mains arrachées\nTu ne prends plus le jour qui vient.\nMais la femme s'en est allée\nEt marche, marche, jusqu'au soir.\nMème si seule, mutilée,\nLes bras pendants sous les plis noirs,\nElle est une àme qui désire,\nUn pauvre corps où le sang bout,\nUn soufflé que la vie aspire\nImpitoyable, et jusqu'au bout.\n\nJean Balde."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c031", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c031", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "23", "page_fin": "23", "image_debut": 25, "image_fin": 25, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.21", "titre_corps": "L'Albero infranto", "titre_sommaire": "L'Albero infranto", "signature_source": "S. Munzone", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.25", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 956, "texte": "L'Albero infranto\nS. Munzone.\nA F. T. MAR1NETTI.\nDa la foresta centenaria venne,\ne ardimentoso, del mare al cospetto,\ncoi pennoni e l'antenne,\ntendeva al cielo, ei su la nave eretto.\nTendeva al cielo e fremere sentiva\nl'anima de la vela quando, aperta\na l'aquilon, ruggiva\nsovra la glauca immensità deserta.\nPendevano su lui di nubi informi\nl'ombre, come fantasime spettrali,\ne i gabbiani a stormi\npassavano sfiorandolo con l'ali.\nSilenzioso vigilava nelle\nnotti, con l'occhio de la sua lanterna,\nmentre sotto le stelle\ntaceva assorta la natura eterna.\nTutti i lievi respiri ed i sussurri\nlievi sapeva de l'aria infinita,\negli che fra due azzurri,\ninebriò di luce la sua vita.\nMa battuto da l'ira aspra del vento,\ne invan difeso dal nocchiero audace,\ntolto al suo bastimento,\nl'albero infranto su la riva or giace.\nE per lui che lontan da la sua nave,\nsperso vagò del mar come ruina,\nne l'estrema ora grave,\nha un riso ancora il sole che declina..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-10-01-c032", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-10_01#c032", "volume": "bmtnaai_1908-10_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "24", "page_fin": "24", "image_debut": 26, "image_fin": 26, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.2.22", "titre_corps": "AL MARE", "titre_sommaire": "AL MARE", "signature_source": "Sara Sidus", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.26", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3404, "texte": "AL MARE\nSara Sidus.\nNon odi tu? La tremula\nvoce de l'onda glauca onde l'orecchio\nè carezzato, non odi? Leggiero\nun venticello spira\nsoavemente. « Al mar venite — mormora —\nv' attende il mar. I suoi continui fremiti\ne le voluttuose non udite\nsue scosse ? Orsù, venite.\nOggi più dolce, più mite sarò\nper voi. Carezzerovvi\nblando la fronte coll'alito mio,\ncome tenera madre il figliol suo\nvi cullerò ». Ma guardo :\nRoggio tramonta il sole. Ei pur c'invita\ne un murmure sommesso l'onda sicula\na noi rivolge. Or dimmi:\nMi condurrai sul mar, mi condurrai\nnegl' incantati regni di Nettuno\ne di Teti? Di perle intreccerai\ne di coralli un ricco\nserto sui miei capelli bruni? D'alghe,\nsul fondo de la barca, umido letto\nmolle m'acconcerai? Ma no, non d'alghe\nun letto! Troppo freddo\nsarebbe! Sui forti omeri,\nsul petto forte io poserò la testa !. .\nSu, chiama, chiama il marinaio. Ho fretta,\nvedi? — e un istante sol di questi istanti,\nno, perdere non voglio!\nEcco la barca che viene in avanti,\nlasciando dietro a sè lucida scia\nd'una candida spuma.\nLa sponda tocca già. Dunque m'aiuta\nlieve salto a spiccar.\nEcco, son qui. Mi sederò qui a prora,\ntu a me starai d'accanto.\nCosì. Vicino a te buona mi sento\nsiccome una bambina.\nTu il busto, intanto, col braccio mi cingi\nforte, come a proteggermi.\nSpinge a colpi di remo la barchetta\ne canta il marinar, ma sua canzone\nè la canzone del dolor. Perchè\ntu canti, marinar, si triste nenia?\nNon vedi tu come oggi ride il cielo?\nCome ride la terra e l'onda? In core\nche ascondi tu? Non ami?\nLa tua canzone mi rattrista; cambiala,\nmarinar. Vecchio sei, forse già stanco\ndi viver; ma ancor giovine son io\ne ancor non ho goduto. Or vo' godere\ne vo' che godan meco il cielo e Tonda,\ne la terra e gli umani. O vecchio, spiana\nla tua rugosa fronte e la canzone\ncantami de la gioia e de l'amore.\nNon vedi tu, non vedi tu ch'io celebro\nil trionfo d'amore?\nOggi per me brilla più viva l'onda,\nper me più dolce mormora e s'increspa\npiù graziosa a l'alito leggero.\nLe mie nozze festeggio.\nIl sole dietro i monti a poco a poco\nsi nasconde; ma un ultimo sorriso\nvolge a l'equoreo piano, e col suo foco\nvivo tutto l'incendia.\nGuarda la sponda e ride.\nScorre su l'onda la barchetta fragile,\nfragile tanto: di nulla ho paura;\nE' dolce il vento e il mar senz'onda giace.\nIo per l'acqua sognando vado, fiso\nal terso cielo il guardo,\ne la mente di mille dolce imagini\nbella. Per l'acqua pure,\naccanto all'amor mio, vado, secura.\nOh sempre, sempre amare !\n10 vo' morir pria che cessar d'amare!\nMi senti, amore? Lontano, lontano\ns'agita e freme la città; ma il nostro\namore lungi dal rumor portammo,\nne la silente pace. Piano piano\nscorre la barca e culla\n11 nostro amore. Che importa se scura\nl'aria s'è fatta? Se gagliardo troppo\nalita il vento? In noi, è in noi la luce\ne il calor dell'affetto! Or di' se m'ami;\nM'amerai sempre tu, sempre? Mai dura\nti parrà la catena che ci unisce ?\nMai? Io t'amo tanto, tanto,\ne vo' sognar l'eternità d'amore!\nE' così dolce il sogno,\ne in questo sogno passerei la vita!\nAmo sognar così, mentre i capelli\nvolan de' lievi zefiri in balìa,\nin vaghe spire attorti,\ned a sognar sen vengon la tua faccia!\nAmo sognar mentre tu a me d'accanto\nmi guardi e mi sorridi,\ned il sorriso tuo m'è caro tanto!\nHo freddo, amore. 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SOUSCRIT à la Rédaction : MOSCOU, Norvinsky boulevard, maison J\nRogo/ine; PARISj Union des artistes russes, 25, boulevard Montparnasse; H. \\\nFLOURYBoulevard des Capucines; HACHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nPrix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro: 6 frs. 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SANSOT ET CIE. EPITEURS. - PARIS\nVIENNENT DE\nLa Ville cliarnelle\nPOÈMES LYRIQUES\nDE\n. T. MARI NETTI\nPrixi 3 fr. 50\nLes éts'en vont\nf\nD'Annunzio teste\nETUDE CR1TIQUE\nDE\nF. T. MARINETTI\nillustrée par le peintre UGO VALERI\nPtix :3 ir. 50"}]}], "pages_ocr_originales": [{"page_pdf": 1, "page_imprimee": "couv. 1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.1", "texte": "Ottobre\nN. 9\n1908"}, {"page_pdf": 2, "page_imprimee": "couv. 2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.2", "texte": "IL GRANDE CONCORSO\nDI “POESIA„\nF. T. MARINETTI.\ncon premio di Lire 3.000\nper un Romanzo italiano inedito\nv\nsi è chiuso il 30 agosto u. s.\ns\nNel prossimo numero daremo ampia relazione del successo\nstraordinario di questo nostro concorso.\nIL DIRETTORE"}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.3", "texte": "POESIA\n\nANTONIO AUGUSTO RUBINO\n\ne la sua opera poetica\n(DA UN VOLUME Dy IMMINENTE PUBBLICAZIONE)\n\nVERSI A “MALIA„\nO Malia, se nei magici occhi ridi,\npar che un'alba siderea rischiari\nun vago tremolìo di flutti amari\npiangenti in cerchio lungo argentei lidi.\nNè mai la tua piccola bocca io vidi\nsorridermi scoprendo i denti chiari,\nch'io non sognassi chiarità di mari,\no tesoro che in glauche ombre s'annidi.\nO Malia, se nei teneri occhi brilli,\npar che nel cuor mi piangano sirene\ne amari filtri morte vi distilli,\nma come un flutto, ch'ebbro di tintinno\niridi svolga su polite arene,\ntu m'inghirlandi il cuor di cerulo inno.\n\nCielo sei con istelle.\nO Malia, non collana di gemme o di fior ghirlandetta,\nma stelle io dono al sommo della tua fronte bianca,\nstelle composte in ferma corona di lucidi ritmi,\nchiare lucide stelle come i grandi occhi tuoi.\nFocherelli nutriti di pianto splendean nella notte\nall'avello fiorito di Sirenetta mia,\ne il cuor disamorato si stava con grande mestizia\npria che, gioia raggiando, tu, Malia, ne apparissi.\nOra, da che il mio sogno rispecchia nel puro ametista\nil miracolo ardente del tuo gemméo cielo,\npar che un azzurro abisso m'apra nell'anima, e tutto\ndi rigidi astri il tedio della mia notte brilla.\n\nIVIare con onde.\nO Malia, se nei magici occhi ridi,\npar che un'alba siderea rischiari\nun vago tremolìo di flutti amari\npiangenti in cerchio lungo argentei lidi.\nNè mai la tua piccola bocca io vidi\nsorridermi scoprendo i denti chiari,\nch'io non sognassi chiarità di mari,\no tesoro che in glauche ombre s'annidi.\nO Malia, se nei teneri occhi brilli,\npar che nel cuor mi piangano sirene\ne amari filtri morte vi distilli,\nma come un flutto, ch'ebbro di tintinno\niridi svolga su polite arene,\ntu m'inghirlandi il cuor di cerulo inno."}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.4", "texte": "POESIA\n\n[Ninfea.\nSul cielo di piropo un volo d'ibi\ns'allunga verso la fumante duna:\nriprende il costellato èpos Varuna,\nchinando il corso agli orizzonti libi.\nE tu, che di tristizia ti cibi,\nNinfea, serpentello di laguna,\nche cangi il limo in un pallor di luna,\ncullaudo i pigri amori degli anfibi,\nguardi alla duplicata inquietudine\ndelle stelle, cha van pei cieli a torme,\nriflesse dalle irìdée paludi,\nnè più senti la breve onda che scivola,\nnè il contatto d'un vermo, che s'addorme\nnella coppa del tuo fiore lascivo.\n\nPrimavera sul mare.\nSoltanto i vostri occhi giocondi\npotrebbero tutto specchiare\nl'azzurro, onde avvien ch'oggi inondi\nprimavera dolce il mio mare,\nÈ sul mare una ridda vaga\ndi gai serpentelli di fuoco,\nche sui vivi flutti dilaga\ntra il gemito dell'onde roco.\nPassan l'ore sul mare in danza\nchiare nella fresca mattina\ne recano un'acre fragranza\nd'alghe nella chioma azzurrina.\nEd io sotto l'ora imminente,\nguardando il colore nel mare\ncome luce in drappo lucente\ncol mutar dei flutti mutare,\npenso un altro cielo men grande,\nche ride nei vostri occhi intenti,\ne un mare ove un mio legno spande\nla vela (ala azzurra) nei venti.\nQuel cielo è qual nappo riverso\nche al sogno mio trepido incomba,\ne squilli con tìntino terso\nse l'ape captiva vi romba.\nQuel mare non vuol nave vasta,\nche veleggi a segno di stella :\nun guscio di noce gli basta\ncol sereno e con la procella.\nE a un guscio il mio sogno commetto,\ne un gnomo gli dò per piloto:\ntentenna il minuto legnetto\nsui flutti colore di loto.\nPer dove? il folletto già salpa,\nda poppa sedendo egli fuma,\nla florida barba si palpa,\ninterroga il cirro e la spuma.\nMa i cirri son nembi di rose,\nfiorite isolette lontane,\ne l'onde accorrendo festose\nin bocca han di perle collane.\nA fior d'acque palpita il vanno\ncom'ala di presa farfalla:\nattratti dal pendulo inganno\ngrandi pesci salgono a galla.\nPer dove? Lontano è una terra,\nche nel sogno il cuore intravide:\nil mare d'intorno la serra,\nun cielo di perla l'arride :\ncol vento freschissimi aneliti\nne giungon di chiusi orticelli:\nvi migrano a stormi pei cieli\ni miei versi, garruli augelli.\nMa lungo è il viaggio, o Malia,\ne la terra è lontana ancora:\nun'ombra di melanconia\naffligge di brame l'aurora.\nA voi per il mar che s'inciela\nl'alato burchiel si commette:\ndate, date all'azzurra vela\nventicello di parolette.\n\nSONETTI\n\nO notte.\nNotte, d'erinni pallide gremita,\nNotte, che rechi l'oro entro i capelli,\ne d'un ardente tremito ingioielli\ni seni dell'azzurra ombra infinita,\ntu nel cui grembo pullula una vita\nvana di canticchianti spiritelli,\ncome una lene nenia di ruscelli\nper alte solitudini romita,\ndall'alto del tuo mite diadema,\nNotte, il magico dono dissigilla\na colui che non teme il tuo mistero.\nVaghe forme con palpito leggero\nscendono a me per l'ombra che ne trema:\na ognuna in bocca un astro disfavilla.\n\nRiva d'oblio.\nProtendono sul nitido lavacro\ngli orti le loro opulenze boschive,\ne in un tremito musico rivive\ndi converse ghirlande il flutto sacro.\nA quando a quando un bianco simulacro\nalto sui balaustri delle rive\nsi specchia con un bel gesto proclive\nnei gorghi del canoro speculacro.\nCanta il fiume. L'inutile tesoro\nd'inni nel gran silenzio si spande\nnon ascoltato che dalle foreste,\ne il sole appar, se danzi tra conteste\nombre o per entro arboree ghirlande,\nun rider d'occhi entro capegli d'oro."}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.5", "texte": "POESIA\n\nIl sonetto verderana dell'Accìdia Palustre.\nO Libellula, Tulvida palude\nnutre melancolie di flore pingui,\ned insidie d'angui* bilingui\nincontro delle verdi rane ignude,\ne tu mentre nell'ozio t'estingui,\nvita che una inquieta anima illude,\ndi corolle, che l'ozio socchiude,\nle pigre acque d'un tuo sogno distingui.\nLe vanità nottiluche del cielo,\ncon che la morte segue le tue traccie\nsgorgano dalla putrida laguna :\nti rigano le idee viscide ad una\nad una il cuore come le limaccie:\ntu ti nutri del tuo male squisito.\n\nSogno di Re.\nSul re che dorme, un pendulo fanale\nsanguinolenti ghirigori esprime.\nEcco: io vedo un'alata Ombra sublime\ncon le ginocchia sul petto regale.\nUn orrendo delirio lo assale\nsotto la immonda Larva che l'opprime.\nEcco. Io La vedo scuotere le cime\ndell'ali con un fremito augurale.\nL'invisibile sogno apre le porte\ne ne varca le soglie d'improvviso\nuna figura con la testa mozza.\nOh come viene! oh come erge la sozza\npiaga del collo, che le fu reciso,\npalpando l'aria con le dita morte !\n\nDelirio.\nOttusi colpi batte la notturna\nora sui vetri subsannando. Tre.\nVentitre. Trentatre. Settantatre.\nPoi scivola e dilegua taciturna.\nLacrime calde gocciano dall'urna\ndel delirio pendulo su me,\ne il cuore che quel pianto accoglie in sè\nd'armillari serpenti s'insaturna.\nE l'Ombra soffia nella gran teorba\ne un lungo rombo corre per le corde\ntentando il tanfo che la notte ammorba,\npoi che il coro nasale dei folletti\nnel ventre delle sue latebre lorde\nguidi frìnuli brividi d'insetti.\n\nPeste Regina.\nLa nuvolaglia in forma di cintura\ndel sangue del crepuscolo s'inietta :\nsulle torri dell'urbe maledetta\ngrava un giallore d'afa e di sciagura.\nSalme infinite senza sepoltura\ngiacciono in pozze di materia infetta:\ntutta una plebe strisciante ed abbietta\ninghiotte il tempio con la bocca impura.\nOsannano le turbe. Ma il Dio fiuta\nla strage e tinto d'un giallor di ruta\nerge gli orecchi a guisa d'un vampiro,\ne in fondo al tempio, d'alti osanna cinto,\nfisso implacabile Idolo dipinto,\nghigna un sottil suo riso di vampiro.\n\nNell' officina di Marforio Alchimista.\nNell'officina fumida Marforio\nper le cinque virtù d'Abracadabra,\ndicendo alcuna sua parola scabra,\ndistilla l'infernale ollutorico.\nE sulla volta del laboratorio\nmuovono l'ombre una ridda macabra:\nla fiamma lingueggiando s'incinabra\nnell'acuzie del suo potere ustorio.\nDagli scaffali sogghignano i teschi\nlucidi alle follie del consueto\nfuoco languente sotto gli alambicchi :\ndanzan l'ombre contorte in su gli specchi\ndella volta, e l'aroma dell'aceto\nmette fumi in volute di rabeschi."}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.6", "texte": "POESIA\n\nNeve sotto fa luna.\nNeve sotta la luna, ombra d'argento\nsotto il tuo freddo argento bizantino,\no lampa del ceruleo giardino\nche infiorano le stelle a cento a cento,\no sul rigido abisso adamantino\nirrequieto pendulo portento,\nLuna, che guidi il bel corteamento\ndelle ardenti facelle del destino.\nNeve sotto la luna e flore arcane\ncomposte come per incantamento\nd'un gemméo delirio di collane,\ne nel silenzio adamantino un breve\nriscintillio d'anìmule d'argento,\ndanzanti con la luna sulla neve.\n\nLe sorelle morte.\nDorme l'acqua nei grembi della terra,\nrispecchiando l'autunno e le alberelle;\ndormono le due piccole sorelle\nmorte e un'unica fossa le rinserra.\nE l'acqua filtra, e l'acqua in rivoli erra,\ne, assorbita per mille boccherelle,\nriga di pianto le due salme belle,\nle due salme che dormono sotterra.\nDormono avvinte, e sulla loro faccia,\nove il pianto segnava un suo profondo\nsolco, il gran pianto, ch'oggi irriga il mondo,\nd'un altro pianto ricerca la traccia,\nfu giusto il Mondo e fu giusta la Sorte:\npiccole.... meritarono la morte.\n\nL'albero umano.\nPatetico Androdendro, verde noia\nconfitta fra l'ortiche e i funghi rubri,\nove repe un groviglio di colubri,'\ne di giallette salamandre in foia,\ndall'uno, che i rizòmi t'impastoia,\nperchè, anelando ai cèruli delubri,\nlasciviette pallide elucubri\nnella tua vana cicerbita croia?\nInvano la tua scialba iride vaga\nappresso al volo dei lombrichi alati\ntentennante sull'umile fungaia,\nma di fronde la tua coda s'aggaia\ne nell'ombra dei bei grappoli ambrati\nla tua bestialità se stessa appaga.\n\nDacri, la Città del pianto.\nDacri ! Le ventimila anguicrinite\nvergini nella tua cerchia di pietra,\nerte sui cieli che la sera invetra\npiangono in sommo delle tue meschite.\nE il pianto cola per le illividite\nmuraglie, onde la tua fronte s'attetra,\ncola mettendo un tintinnìo di cetra\nverso paludi di pianto nutrite.\nDacri !, e tu per le tue ferree porte\nguardi una landa, ove il notturno brivido\nguida per l'erbe un pullular di vermi,\ned una plebe d'umili e d'infermi\nsi trascina per entro il fango livido\ntra l'erbe attorte come serpi attorte.\n\nLa Regina che non dorme.\nSu pel cielo in funerei* trofei\nla conglobata caligine dorme :\nvarcano l'aria invisibili torme\nsciamando forte come scarabei.\nOra che l'Ombra attinge con l'enorme\nchioma l'arco, non è chi veda Lei,\nma bene sente gli occhi medusei\ndell'Ombra la Regina che non dorme.\nMorsa dal desiderio che non dorme,\npoi che il cuore le torcano gl'incubi,\nripete ella il suo lungo urlo uniforme;\nma la morta città dei mausolei\nè vuota d'echi. Muovono le nubi\nsu pel cielo fantastici imenei."}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.7", "texte": "POESIA\n\nLa valle della Morte.\nPei cieli smorti va la carovana\ndelle nubi all'incontro dell'aurora :\nla Notte, aprendo la sua bocca vana,\nle parturite fantasie divora.\nOltre la nebbia, che dai fondi emana,\noltre l'erma tristizia dell'ora,\nnulla: non romorio di fontana,\nnon voce umana si lamenta e plora.\nIn preda ad un dolore senza pianto,\npoiché l'avvinca l'immortale incanto,\nai miei piedi s'attorce l'erba rea.\nIo son venuto ai pallidi domini\ndel Silenzio, ove nutron gli acquitrini\nlividi fuochi giù per la vallea.\n\nPei cieli smorti va la carovana\ndelle nubi all'incontro dell'aurora :\nla Notte, aprendo la sua bocca vana,\nle parturite fantasie divora.\nOltre la nebbia, che dai fondi emana,\noltre l'erma tristizia dell'ora,\nnulla: non romorio di fontana,\nnon voce umana si lamenta e plora.\nIn preda ad un dolore senza pianto,\npoiché l'avvinca l'immortale incanto,\nai miei piedi s'attorce l'erba rea.\nIo son venuto ai pallidi domini\ndel Silenzio, ove nutron gli acquitrini\nlividi fuochi giù per la vallea.\nSimili a immensi mausolei diruti\nguardan le cime ai laghi ferrugigni:\npassa la luna, cadono i minuti\nfreddi sul cuore ignudo dei macigni.\nPassa la luna fredda sui macigni\nsenza che il volto dell'Orrore muti :\nla gran ruina è piena di sogghigni\ncome un ammasso di teschi caduti.\nMorta, che i campi della Morte irrighi\nliquida luna, a cui bocche infinite\ndi teschi si protendono per bere,\nio ti sento su me pendula bere,\nintenta luna, poi che le stupite\nvie del silenzio non un sogno irrighi.\nTutto germoglia trema vive canta\nmuore e rinasce, ed ha la vita in te\nle sue radici, o Morte buona, che\nrinnovelli la trista umana pianta.\nStillicidio, che si diamanta,\nombra che accenna timida (è? non è?),\npiccolo grave, che non sa perchè,\ncristallizzi e ne ride, tutta quanta\nuna fiorita di formicolìi\nminimi, un brìo d'anlmule canore,\nuna monotonia di chioccolìi\nqueruli: mille garruli sospiri\nhanno le cose, e il mondo è come un cuore,\ncome un immenso cuore che deliri.\nVarca i cieli un velario di festoni\nstraziato dal vento a brano a brano :\nin sui confini dei settentrioni\nrigurgita di nembi l'uragano.\nLe mostruose conflagrazioni\ncovano un sordo brontolio lontano:\nflagella il vento gli ermi torrioni\ndell'erma rupe, mugolando vano.\nMa un inno, un corruscar d'armi lucenti,\nvivi rompendo dai più folti grembi,\npervadono il dominio dei venti;\nqual fremito di trilli e di nitriti\ncorre, o Notte, la tua chioma di nembi,\no Notte, o madre dei cantanti miti ?\nAttende l'erma statua di pietra\nche la notte l'irrori del suo pianto,\ne già per bere l'onda di quel pianto\nsi protende la sua bocca di pietra.\nNei laberinti della sculta pietra\ninvisibili anìmule hanno pianto;\nfonte perenne d'infinito pianto\nun desiderio logora la pietra.\nTe questa notte invocheremo, o Pietra.\nNon odi tu il mio grido in su le porte\ndel mistero, oltre il gran cerchio dell'ombra ?\nSu te passa il mio grido come un'ombra:\ntu guardi oltre i confini della Morte\nprotendendo la tua faccia di pietra.\n\nInsidie lunari.\nSimili a immensi mausolei diruti\nguardan le cime ai laghi ferrugigni:\npassa la luna, cadono i minuti\nfreddi sul cuore ignudo dei macigni.\nPassa la luna fredda sui macigni\nsenza che il volto dell'Orrore muti :\nla gran ruina è piena di sogghigni\ncome un ammasso di teschi caduti.\nMorta, che i campi della Morte irrighi\nliquida luna, a cui bocche infinite\ndi teschi si protendono per bere,\nio ti sento su me pendula bere,\nintenta luna, poi che le stupite\nvie del silenzio non un sogno irrighi.\n\nLa bellezza del mondo.\nTutto germoglia trema vive canta\nmuore e rinasce, ed ha la vita in te\nle sue radici, o Morte buona, che\nrinnovelli la trista umana pianta.\nStillicidio, che si diamanta,\nombra che accenna timida (è? non è?),\npiccolo grave, che non sa perchè,\ncristallizzi e ne ride, tutta quanta\nuna fiorita di formicolìi\nminimi, un brìo d'anlmule canore,\nuna monotonia di chioccolìi\nqueruli: mille garruli sospiri\nhanno le cose, e il mondo è come un cuore,\ncome un immenso cuore che deliri.\n\nCavalcata.\nVarca i cieli un velario di festoni\nstraziato dal vento a brano a brano :\nin sui confini dei settentrioni\nrigurgita di nembi l'uragano.\nLe mostruose conflagrazioni\ncovano un sordo brontolio lontano:\nflagella il vento gli ermi torrioni\ndell'erma rupe, mugolando vano.\nMa un inno, un corruscar d'armi lucenti,\nvivi rompendo dai più folti grembi,\npervadono il dominio dei venti;\nqual fremito di trilli e di nitriti\ncorre, o Notte, la tua chioma di nembi,\no Notte, o madre dei cantanti miti ?\n\nSfinge.\nAttende l'erma statua di pietra\nche la notte l'irrori del suo pianto,\ne già per bere l'onda di quel pianto\nsi protende la sua bocca di pietra.\nNei laberinti della sculta pietra\ninvisibili anìmule hanno pianto;\nfonte perenne d'infinito pianto\nun desiderio logora la pietra.\nTe questa notte invocheremo, o Pietra.\nNon odi tu il mio grido in su le porte\ndel mistero, oltre il gran cerchio dell'ombra ?\nSu te passa il mio grido come un'ombra:\ntu guardi oltre i confini della Morte\nprotendendo la tua faccia di pietra."}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.8", "texte": "POESIA\n\nIl viandante magro.\nGrigie nel violaceo mattino\ntraggon le nubi ad una ridda folle:\nper l'erta solitaria del colle\ns'affretta un singolare pellegrino.\nPorta una cappa di candido lino\ne intorno a lui su rei càlami estolle\ntasso barbasso le fetenti ampolle :\nfunghi immondi gl'infiorano il cammino.\nOr sì or no l'accidia d'un vento\ncon un trito gridìo di spiriti egri\ngarrisce tra gli stecchi un suo lamento ;\ne il peplo balla tentenna e svolazza,\nscoprendo l'ossa degli stinchi allegri\ne l'atroce mascella, che sghignazza.\n\nGrigie nel violaceo mattino\ntraggon le nubi ad una ridda folle:\nper l'erta solitaria del colle\ns'affretta un singolare pellegrino.\nPorta una cappa di candido lino\ne intorno a lui su rei càlami estolle\ntasso barbasso le fetenti ampolle :\nfunghi immondi gl'infiorano il cammino.\nOr sì or no l'accidia d'un vento\ncon un trito gridìo di spiriti egri\ngarrisce tra gli stecchi un suo lamento ;\ne il peplo balla tentenna e svolazza,\nscoprendo l'ossa degli stinchi allegri\ne l'atroce mascella, che sghignazza.\nAperta piaga nell'ombra profonda\ntra il negro cielo e la marina nera\nla purpurea gloria della sera\nsembra, che un suo supremo sangue effonda.\nE nella tetra luce moribonda,\nflosce le sue grandi ali di chimera,\nlugubre in atto come chi dispera,\ndorme una nave immobile sull'onda.\nRitto inchiodato all'albero è un nocchiero\nmorto, che sbozza gli occhi nel gran vuoto,\nma vivi ancora gli occhi del piloto\nbrillano nelle cave orbite ossute,\ncome due stelle vitree perdute\nnella notte infinita del mistero.\nIl mio male terribile mi tiene\navvinto nelle sue spire tenaci :\nsento sul cuore i suoi viscidi baci,\nil suo brivido corre le mie vene.\n10 muoio. Un pullular di bestie oscene\nmi bacia con le sue bocche seguaci :\ngelide bocche come di batraci:\nlivide bocche come di sirene.\n11 sangue alle mie tempie senza posa\nmette un gran rombo come di fiumane\ncadenti entro un abisso smisurato.\nIo muoio. Un basilisco aggrovigliato\nai miei capegli con le dita umane\nmi copre d'una sua bava vischiosa.\n\nNB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESÌA ne publie que de l'inédit.\n\nVascello fantasma.\nAperta piaga nell'ombra profonda\ntra il negro cielo e la marina nera\nla purpurea gloria della sera\nsembra, che un suo supremo sangue effonda.\nE nella tetra luce moribonda,\nflosce le sue grandi ali di chimera,\nlugubre in atto come chi dispera,\ndorme una nave immobile sull'onda.\nRitto inchiodato all'albero è un nocchiero\nmorto, che sbozza gli occhi nel gran vuoto,\nma vivi ancora gli occhi del piloto\nbrillano nelle cave orbite ossute,\ncome due stelle vitree perdute\nnella notte infinita del mistero.\n\nDelirium tremens.\nIl mio male terribile mi tiene\navvinto nelle sue spire tenaci :\nsento sul cuore i suoi viscidi baci,\nil suo brivido corre le mie vene.\n10 muoio. Un pullular di bestie oscene\nmi bacia con le sue bocche seguaci :\ngelide bocche come di batraci:\nlivide bocche come di sirene.\n11 sangue alle mie tempie senza posa\nmette un gran rombo come di fiumane\ncadenti entro un abisso smisurato.\nIo muoio. Un basilisco aggrovigliato\nai miei capegli con le dita umane\nmi copre d'una sua bava vischiosa.\n\nAntonio Augusto Rubino."}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.9", "texte": "POÈMES HINDOUS\n\nL'INDE M'A DIT...\n« Poète dont je suis et l'amante et la soeur,\nPour le Mystère qui m'entoure cTépouvante,\nJe veux bénir tes pas sur ma terre savante,\nEt réjouir tes yeux, et réchauffer ton coeur.\n«J'ai pour toi des forèts que nul n'a pénétrées,\nDes montagnes qui sont plus hautes que les cieux,\nJ'ai des fleuves remplis d'animaux et de dieux,\nJ'ai des femmes plus séduisantes que des fées...\n« Mes artistes pour toi cisèleront Yor pur,\nL'ivoire, l'argent fin, les cuivres et les marbres;\nTu dormiras dans les parfums de mes grands arbres,\nEt mes nuits t'envelopperont de leur azur.\n« Mes sages accroupis au fond des solitudes\nTe liront les Védas qui font l'homme immorte],\nMes idoles te souriront sur leur autel,\nTu sauras le secret des divines études."}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.10", "texte": "POESIA\n\n« Mes soleils font mes fleurs et mes fruits plus tentants,\nJ'ai des palais plus frais que des grottes marines ;\nMes lacs sont des miroirs d'amour, et mes ruines\nSont plus vieilles et plus augustes que le Temps !\n«je ne veux pour cela qu'un peu de ta pitié,\nUn sourire d'amour qui vienne de la France,\nUne larme, — et le seul espoir d'une espérance\nPour mon destin —, comme ton Dieu — crucifié ! >\n« Mes éléphants seront doux comme des ànesses,\nPour t'obéir mon tigre aura des airs rampants,\nTu pourras sans perii caresser mes serpents;\nEt mes siriges t'amuseront de leurs prouesses.\n\nLA BAYADÈRE\nO toi plus enivrante et plus voluptueuse\nQue la nuit du Bengale en son voile argenté,\nFemme aux bracelets lourds, aux paresses d'été,\nAux gestes de prètresse impure et radieuse!\nLe safran dont tes seins gardèrent les vestiges,\nA laissé sur mes doigts sa brillante couleur,\nL'huile de tes cheveux parfuma nos vertiges,\nEt ton corps s'est offert souple comme une fleur....\nMais je n'ai pas compris les mots dont tu m'enchantes ;\nTa voix que les oiseaux écoutent envieux\nN'a pas trahi ton àme, et sur tes dents méchantes\nLuit cette énigme qui m'attire dans tes yeux:\nCar je suis l'amoureux ennemi dont s'effare\nTa chair pour le rajah docile, car je suis\nCelui qui souille avec sa caresse barbare,\nEt c'est pour mon or seul que tu m'ouvres tes nuits.\n(Ces poemes soni extraits d un volume en prèparation sous le titre: « L/ HUMANITÉ DIVINE»),\n\nL'INDE MAGIQUE\nL'Inde magique luit comme une bayadère,\nEt son mirage tente un coeur impatient,\nElle est la fleur du rève et le fruit du mystère\nQui se balance en les jardins de l'Orient.\nEn elle tous les dieux sont nés et les déesses.\nElle a des ciels plus purs que les yeux d'un enfant ;\nEt, pleine de terreurs, elle est pleine d'ivresses....\nDans la jungle bondit le tigre triomphant,\nLe singe au balcon sauté, et le paon magnifique\nAu toit de la pagode épìoie un éventail ;\nL;é!éphant monstrueux s'avance à pas rythmique,\nLe serpent vous regarde avec son oeil d'email....\nL'Inde offre des bijoux qui valent des empires,\nDes coupoles de perle et des lacs de saphir,\nDes villes ressemblant à d'éternels sourires,\nEt qui la visita ne craint plus de mourir.\n\nJules Bois."}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.11", "texte": "POESIA\n\nL'ultima impresa di Circe\n\nFresca sorgeva l'aurora dai monti, ai confini del cielo,\ne nelle grotte oscure tornavano al sonno le belve:\nquando saltò nella barca già pronta alla pesca Cerinto,\ne con le braccia robuste la spinse volando nel golfo.\nSopra gli scogli d'intorno s'ergeva una selva di pini,\nrigidi contro l'incendio purpureo ardente alle spalle:\ne nella chiostra profonda il mare parea di metallo,\nqualche bagliore a stento guizzando sull'onde tranquille.\nIl pescatore vogò fin dove le rupi chiomate\nscendon con lento declivio ad incontrarsi nell'acque.\nStretto lo spazio tra quelle, cosi da varcarsi d'un salto;\nma profondissimo il pelago. Le chiome degli alberi in alto\nsi congiungean sulla terra disgiunta dal morso del mare.\nQuivi ristette Cerinto, vedendo il Tirreno brillare\nampio ed azzurro, di là dall'ombra dei monti e dei pini.\nStette; e gittò per la preda nel seno dell'acque le reti.\nDonde venisse il fanciullo nessuno sapeva; le ninfe\ndietro le folte macchie spiavano intente il suo passo,\ne susurravano ch'egli non era di stirpe mortale.\nNeri e ricciuti i capelli scendevano folti sul collo,\ned il suo corpo ignudo aveva il color delle ulive.\nSculto nel bronzo parea, il bel giovinetto solingo\nche non sapeva la donna, ma si conturbava nel cuore\nquando vedeva da lungi le groppe sorprese fuggire.\nOra, mentr'egli aspettava la preda e sentiva gli aromi\ndi primavera vagare per l'aure assetate d'amore\n-— un turbamento ignoto vinceva le membra, ed un brivido\ndolce correa per il dorso, ed ei non sapeva il perchè —:\nCirce sorti dalle case, la dea lussuriosa, e discese\nper la foresta ombrosa, amara nei sensi e nel cuore,\nsazia dei molti amplessi degli uomini sacri agi' incanti.\n« Circe, tu sai la lussuria: amor non provasti tu mai! »\nZefiro breve alitando carezzava il capo ricciuto,\ncirconfondeva le membra divine con mille languori.\n« Figlia del Sole » diceva la maga dai biondi capelli,\nfiglia del Sole, che mai ti giovano l'erbe nei filtri?\nMille e ben mille sentisti eroi spasimar sul tuo petto:\nFossa fiaccasti, gittasti ciascuno allo stabbio dei bruti ;\ne che ti valse, poiché un brivido solo d'amore\nnon ti percosse le reni, ma fredda, insensibile stai?\nQueste parole dicendo andò per la fitta pineta\nCirce, e il bianchissimo corpo splendeva fra i tronchiqual sole.\nL'aria odorava d'ambrosia dov'ella passava; le rose\nsopra le ruvide scorze s'aprivano come pupille.\nGiunse cosi sulla riva del mare, laddove il fanciullo\nstava traendo le reti ; e ancor le volgeva le spalle.\nElla s'avvolse una nube attorno alle membra, e guatava\nl'adolescente che, curvo sull'acqua, spiava la preda.\nGli omeri forti tendeva Cerinto, e puntava i garretti\ncontro la barca ; le reni curvate mostravano il gioco\nvivo dei muscoli ; stille di caldo sudore correvan\nlungo la pelle e pareva, uscito dai ludi, un atleta.\nVolse la faccia allora alla selva, e alla dea celata,\ntutto ridente, perchè le reti eran colme e guizzava\ndentro le fitte maglie il popolo vario dei pesci.\nCirce lo vide, ed un grido a stento represse nei labbri.\nTremuli allora senti piegarsi i ginocchi di sotto ;\nlene uno scoramento la invase, e senti le palpèbre\nmolli di pianto. E tendeva a lui le invisibili braccia\nsenza parlar, desiando confondersi in lui, e che in lei\negli a sua volta sparisse, ed uno di due si facesse.\nElla, che mai non avea ceduto all'inganno, e rideva\namaramente nel cuore al fremer degli uomini in foia:\nella sentì di morire pensando di giacere con lui."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.12", "texte": "POESIA\n\nOnde, poiché il tumulto un poco acquetò, la maestra\ndelle amorose frodi discese sul lido, si stese\nsopra la rena, fingendo d'essere profondata nel sonno.\nGonfi le urgevano i seni, e il cuor palpitava a vederlo ;\nsotto la nuca intrecciò le mani, ed un poco sul fianco\nstette, mostrando la curva semilunare dell'anche;\ndivaricò un poco i femori. E poscia, sgombrata\ntutta d'intorno la nube, ignuda comparve al garzone.\nEgli, atterrito, guardò la forma divina dormente ;\ncadde nell'acqua la rete, ed egli tremando tentava\ncon le due mani i suoi occhi pensando all'inganno di un sogno.\nMa quando vide che il vero miravano, fu sbigottito\ntanto, che cadde in ginocchio sentendosi il cuore fuggire.\nCirce nel sonno allora gli tese le braccia fragranti,\npoi le lasciò ricadere sul musco tra i fiori. Il fanciullo\ncome un felino balzò, fu presso di lei con un salto.\nStava la bella dea supina ed immota nel sole,\ne disvelava a Cerinto l'eterno mister de la donna.\nMeravigliato ei toccò la cute più lieve che seta,\nvide le poppe e il lor frutto colore di rosa : e guardava,\nparagonando, sé stesso e la carne immortai che fioriva.\nApprossimò sorridendo la bocca al capezzolo, quasi\nfosse un soave frutto: ristette, nel dubbio ondeggiando ;\npoi lo ghermì con la bocca, d'un tratto, mordendolo a sangue.\nForte ululò la dea, apri le pupille stellanti,\ne con la bocca gli chiuse la bocca, gli cinse le braccia\nalla cervice, gl'infuse lussuria furente ed amore.\nEgli sentì il suo sangue che s'inturgidiva di sotto,\nvide alla femmina gli occhi lascivi smarrirsi nel bianco :\ncome un torello uscito allor da le stalle d'inverno,\nprecipitò nell'amplesso furente. A lei parve che tutta\nla giovinezza del mondo l'entrasse nel sangue con lui.\nE dentro l'onde sanguigne il sole calava, allorché\nCirce destossi, che avea, sfinita d'amor, riposato.\nEgli dormiva ancora, e un riso beato gli errava\nsopra le giovani labbra, sotto gli occhi cerchiati di azzurro.\nGli ultimi raggi ferivan l'acque del golfo, ed i pini\ns'imporporavano, l'ombre stendendosi lunghe sul mare.\nLieve spirava la brezza marina, ed il flusso veniva\noltre la rena, a lambir dolcemente la dea innamorata.\nOra, mentr'ella stava chinando la bocca a baciarlo,\nratto un pensier le passò nella mente, gelandole il cuore.\nFolle d'amore, ella avea scordato l'incanto fatale:\nquanti giacevan con lei dovevano prima dell'alba\nscendere nello stabbiolo coi bruti, e cibarsi di terra.\nSempre con gioia la dea compiva il volere dei fati,\nsempre cantando spingeva nel gregge gli amanti ogni notte ;\nora piangeva, al mirare Cerinto, il bellissimo amore.\nOnde stendendo le palme al padre calante nel mare\ndove la Notte lo attende col cinto trapunto di stelle\n— stanno 1' Espèridi a guardia dei pomi dorati, e Medusa\ncon le sorelle non lungi attende Perséo e la morte — :\ndisse: « Respingimi i fati, o padre: fa salvo il fanciullo\npuro innocente, che solo svelò alla tua figlia l'amore.\nRosea la gioventù gli splende nel volto : ei non sa\nl'arti mie triste. Io l'amo, o padre ! » E torceva le braccia.\nForza d'amore spezza le dure catene, e sorpassa\nl'alte barriere. Il padre fu vinto, e concesse la grazia.\nCirce perdette la forza dei magici incanti, ma s'ebbe\ntutto per sé il giovinetto che primo le avea rivelato\nsotto la selva odorosa l'ebbrezza di un vergine abbraccio.\nL'ombra calava oramai tra i pini, e a novelle delizie\nCirce destava il fanciullo attonito, mentre nell'alto\ncon il corteo de le stelle saliva la luna su l'onde.\n\nGiuseppe Lipparini."}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.13", "texte": "POESIA\n\nCOLLOQUIO CON L'ALBA\nDiego Angeli.\nA F. T. MARINETTI\nL'Alba che è piena d'inni\ne di canzoni di galli\ne d'abbaglianti cristalli\ne di squilli e di tintinni,\nsi affacciò in atto pudico\ntra i lecci delle Cascine\ne mi mormorò. — « Tu al fine\nritorni al paese antico!\n« Quale chimera ti spinge\nfra queste case lontane?\ne quali dimande vane\nvuoi rivolgere alla sfinge?\n« Forse hai sentito il bisogno\ndi risvegliare il passato?\nche giaceva addormentato\nin un sonno senza sogno?\n« O pure dietro una imagine\ndi bellezza antica, il giorno\nracchiudi? O guardati intorno\ne lascia le dotte pagine,\n« Lascia le parvenze vane\ne pensa che la vita è bella:\na Santa Maria Novella\nsenti suonar le campane!\n« Il loro suono ti apporta\nun po' di quello che fu,\nora che sei sulla porta\nd'onde non si torna più ! »\n« Alba, rammento i vermigli\nmattini di quel lontano\ntempo ! » — ho detto e con la mano\nmi sono schermito ambo i cigli\ndal suo rinnovato ardore —\n« ma non son l'adolescente\nche ti seguì veemente\ncome un bel sogno d'amore!\n« Non son venuto a svegliare\nX addormentata nel bosco,\nalba, e troppo ti conosco,\ntroppo ho imparato a guardare.\n« La Sfinge? non m'interessa\ndi conoscer la mia sorte.\nLe Chimere? sono morte.\nL'Arte? E sempre la stessa.\n« La vita è bella ! ma si !\nE poi non è per il suono\ndelle campane che sono,\nAlba, ritornato qui !\n« Ma ti rammenti il giardino\ndi Boboli, dove una sera\ndi una antica Primavera\nl'Aumia il suo divino\n« sogno compose la prima\nvolta? Io ritorno per quello\ndove dietro il suo cancello\nè ogni fiore ed ogni rima.\n« Era il dolce maggio allora,\ne siamo in ottobre, adesso:\nma il parco è sempre lo stesso,\nfragrante come l'aurora.\n« E Winnie era tutta bionda\ncon due grandi occhi e sottile:\ne colei che aspetto é sottile\ne divinamente bionda.\n« Colei che aspetto ha le mani\ntenaci come la sorte\ned apre tutte le porte\nai miei fantasmi più vani.\n« Ella è la vita e la speranza\nè l'arte ed è la chimera\ne reca la Primavera\ncon giovanile baldanza.\n« A questo cuore che sa\ntanto di sogno, ella sola\npuò dire la gran parola *\nche dà la felicità ! »\nL'Alba allor, di tra le rose\nche le cingevano il volto\ndopo esser stata in ascolto\nattentamente, rispose :\n« Oh il povero innamorato\ndi un vano raggio di Luna!\nTi lascio alla tua fortuna\nchè il tuo destino è segnato.\n« E tu cammina, cammina,\no mio cavaliere errante,\nti aspetta il Castel d'Atlante\nsulla tua via vespertina! »\nE poiché queste parole\ncon un ambiguo sorriso\nebbe detto, rivolse il viso,\nbello, al trionfo del Sole!"}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.14", "texte": "POESIA\n\nPOÈMES\nSaint=Georges de Bouhélier.\n\nINQUIÉTUDES\nJ'ai ri. — Pourquoi ? —J'ai peur. Ce rire, e'est un fer\nde lance qui me perce en un frisson amer....\nElle disait.... Que disait-elle ? Est-ce bien elle\nD'ailleurs? J'entends trembler la fuite au loin d'une aile...\nNous étions tous les deux près du fleuve.... Le flot,\nquel soupir ! —- Ah ! sombrez, pauvres songes éclos !...\n\nAUTOMNE\nDu fond du temps, du fond rouge et noir de l'automne,\nHache au poing, au galop des nuages, le vent !\nLe vent qui court dans un murmure monotone :\nTrompes d' or, sourds tambours, chocs de brume crevant !\nDans ìa forèt et sur la plaine, rien. Personne.\nMais plantant là soudain son pavillon flottant,\nLa foudre, avec des cris de rage et de cyclone,\nDes cieux pourprés fuligineux tombe et s'étend.\nNuit. La lune semblable à la mort passe et pleure.\nIl fait froid. Sur le roc, afifute tes couteaux,\nTriste'étoile ! — Et voici se lever des chàteaux !\nLe vague automne est plein de roses et de leurres\nEt seul tremble dans l'air qu' imbibe son parfum,\nCe feuillage, ultime drapeau du bois défunt.\n\nA UN POÈTE\nLéo Larguier.\nLes vers naissent en toi comme d'ardentes roses....\nTu comprenais les lois et les raison des choses ;\nTon coeur s'ennoblissait et tu devenais pur,\nTon ciel intérieur était un vaste azur\nOù des astres montaient et des formes de réve.\nC'était r heure bénie où le jour bleu s' achève....\nLes mots mystérieux, peut-ètre, tu devais\nLes dire ce soir-là.... peut-ètre tu pouvais\nIllustrer cet instant d'une parole unique I\nLa servante est venue avec son air rustique\nLe souper était prèt.... Tu mangeas....\n— Maintenant\nDéchu, tu peux aller te rasseoir sur le banc.\nC' est fini des beaux vers et des nobles pensées\nSelon un ordre saint largement cadencées.\nOn a jeté du pain dur et matériel\nSur les fleurs qui naissaient ; on a brouillé ton ciel ;\nOn a souillé du sang noir des viandes la neige\nVivante et chaste de tes roses de Norvège,\nEt te voilà pareil au jardinier là-bas\nQui regarde une étoile et qui ne la voit pas !"}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.15", "texte": "POESIA\n\nPENSÉES - PIERRERIES\nCecilia vellini.\n(POÈME EN PROSE)\nPOUR RACHILDE\nSans nombre, les pensées demeurent en mon\ncerveau...\nComme je suis fréle et flexible, semblable à une\nespérance ou à un pressentiment tout ensemble, les ètres\ndemeurent étonnés que mes pensées soient géantes. Est-il\nnécessaire d'avoir un grand coffret pour enclore l'im-\nmensité des gemmes? Une perle est un monde.\nMon cerveau est un joyau barbare dans l'écrin petit\nde ma tete, de ma téte au front courbé sous une rèverie\ncontinuelle. Des parcelles de diamants tombent au fond\nde la coupé merveilleuse, ou je bois la lumière des\nétoiles. La coupé est volupteuse aussi, par la gràce de\nson contour.\nSans nombre les pensées demeurent en mon\ncerveau.\nMes pensées sont d'une telle plénitude qu'elles se\npassent d'aliments et se nourrissent de leur substance.\nLes fées divines des contes n'ont plus de merveilles\npour mon cerveau, qui brille seul et dans l'effort, mieux\nque sous les images des poétes.\nMes pensées ressemblent à des pierreries sans taille,\nà des pierreries que nulle meule ne polirà pour les ètres\ncivilisés. Mes pensées éclatent comme les pierres dans la\ncarrière, étincelantes ou givreuses, belles ou laides. Elles\nont la diversité de la nature sans art.\nSans nombre, les pensées demeurent en mon\ncerveau...\nMes pensées s'entrainent avec des gràces curieuses...\nMais la lueur formidable des pierreries m'éblouit et\nn'éclaire pas.,.\nJe vois aux environs de mon cerveau trop de laideur,\nquand mes pensées cherchent la beauté.\nMes pensées ne me sont pas douces au coeur. Leur\ntaille sauvage blesse la transparence fragile de mon front.\nElles portent en elles l'Inconnu informe. Et mes jours\nsont marqués d'une prophétique poussière de lave froidie,\npoussière de diamants éteints.\nSans nombre mes pensées demeurent en mon\ncerveaux.\nMes pensees brisent mon onduleuse fragilité ; puis\nelles se brisent l'une contre l'autre. Les blessures de mes\npensées me donnent des abattements qui ressemblent à\ndu courage, tant ils frappent mon ètre d'impassibilité.\nElles ne résonnent pas, mes pensées, comme une\nmusique du ciel que Toreille porte des sens au coeur.\nElles résonnent comme une avalanche de pierres dans\nle lit d' un torrent sec.\nEn roulant, mes pensées me font souffrir la douleur\nde n'ètre pas heureuse, d'avoir une àme qui échappe,\nun coeur qui s'élance, un corps qui s'angoisse.\nSans nombre, mes pensées demeurent en mon\ncerveau.\nJe ne puis me séparer de mes pensées. Il faudrait\ndes mots qui n'aient pas servi. Mes pensées sans issue\nse serrent en moi, comme les pierres sans monture dans\nle sac du sauvage. Leurs couleurs se confondent. Leurs\nfeux se dévorent.\nEt je n'ai pas encore trouvé parmi mes pensées\nl'émeraude qui chante la verte Espérance. Je ne sens\nque des pensées de défaite, de querelle, de haine. Les\npierreries que je vois sont 1' onyx, évocatur des noirs\nfantómes, l'ceil de tigre qui regarde la laideur humaine.\nJ'aperipis la pàle pierre de lune qui, des cauchemars,\nm'élève à la rèverie.\nSans nombre mes pensées demeuraient en mon\ncerveau.\nMes pensées ont fondu. Les pierreries sont devenues\ndes larmes, non de larges pleurs qui coulent pour finir\nen flot de délices divines, mais en pleurs qui viennent\nbrulants et qui consument le cceur aprés les paupiéres."}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.16", "texte": "POESIA\n\nNOTTE\nCorrado Govoni.\nALLA MEMORIA DELL' AMICO INDIMENTICABILE\nSERGIO CORAZZINE\n11 diluvio azzurro delle campane è terminato.\nL'ultimo roseo del crepuscolo\ndel suo pudore tardivo\ntinge i torbidi vetri.\nIl sole è caduto\ngiìi dalle vecchie mura\ncome un capo ghigliottinato\nche inzacchera la città\ndel suo sangue di martire.\nE come una marea sotterranea\nT ineluttabile ombra sale\nsommergendo l'idilliaco bianco\ndelle colombe tubanti sul tetto.\nFrullano intorno a le finestre\ni viscidi ombrelli\ndei pipistrelli\npiccoli funebri aereoplani,\nparacadute delle lucciole.\nEcco che in fondo ad una via\nsorge la luna rossa e rotonda\ncome F insegna infuocata\nd' una bottega di cocomeri.\nElla a poco a poco impallidisce\ne diventa sentimentale :\nillumina un banco di marmo\nin un giardino che aspetta\ninutilmente una coppia di amanti,\nentra nella mia stanza a cogliere\nin flagrante tristezza\nun mazzo di rose,\nva a fare la notturna toeletta\ndavanti allo specchio.\nLa sonnambula orchestra dei gatti elastici\nsulle gronde, già incomincia\nad accordare i suoi magri\nelettrici violini\ndalle corde fatte coi nervi\ndei più feroci suicidi :\nmusica da trapezio,\nsaccheggio d'una ferrareccia,\ndanza del ventre,\nchirurgia infernale.\nI vostri poveri intestini\nsembrano nelle mani d'un cordaio ossesso\nche ve li torce e tira orribilmente\nvertiginosamente\nsu T orlo d' un burrone,\nle vostre ossa in possesso\nd'un diabolico arrotino\nche ve le aguzza senza compassione\nin una mola arroventata.\nL'idropico proletariato delle rane\nsembra assediare la città :\nrullano i suoi mille tamburi infaticabili.\nPoche nubi cenciose e sporche\nboicottano la luna.\nSpuntano incerti ai canti delle vie\ni fanali, gialli crumiri ;\nilluminano dentro un tabernacolo\nuna Madonna di stucco\ncoi suoi fiori di carta colorata\nin un barattolo da pomodoro;\na una finestra senza vetriate\nun garofano rosso\nin un bianco pitale.\nMio Dio, come è buio quaggiù in terra !\nTutto buio e paura.\nMa lassù splendon gli astri lieti e chiari.\nPer chi splendono tutte quelle stelle?\nOh vivere la vita in rosso di Marte !\nOh vivere la vita polare della luna !\nOh vi vere la vita apira di quei soli abbacinanti!\nOh vivere la vita eccentrica di Saturno\neh' è il bianco clown del firmamento\nche fa i suoi esercizi tra gli anelli !\nTremola la via lattea,\ncatena di montagne di diamanti,\nscala paradisiaca di mondi preziosi,\nimmensa cintura\nche cinge i fianchi d'ebano della notte.\nOh ! via su una cometa automobile\ndal lungo strascico di madreperla\ndi pavone avventizio,\na precipizio\nlungo la via lattea\na sollevare polvere di mondi. ..\nO astri imperscrutabili e lontani,\nmari glaciali di smeraldo,\nvulcani di rubini\ncateratte d' opali.\n0 stelle, qual' è il vostro scopo ?\nquaf è la vostra vita ?\nSiete voi la sublime prova\nd' una ricchezza sopranaturale\nd' una gioia superterrestre ?\nOd invece il prodotto d'una gran miseria,\nd'una tristezza infinita ?\nChe importa se lucete tanto ?\nNon risplendono forse anche le perle?\nEppure sono il risultato d' una grave\nmalattia delle ostriche !\nNon son gli uomini sulla terra come i vermi\nuna necessità della carogna ?\nBuio e silenzio in terra : solo\nlà in una povera soffitta\ns'alza il patetico monologo\nd' usignuolo\nd' un violino :\ntiremolla d'allegria e di tristezza,\nche fa pensare a un tisico bambino\nche un compagno crudele\nsolletica sotto le ascelle.\nLe ombre lunghe allampanate\nsi ritirano come le lumache nel loro guscio.\nEd è l'alba: le rane\nbattono in ritirata nel pantano.\n1 galli vittoriosi cantan l'epinicio\nrivolti al loro maresciallo\nche purpureo s'alza all' orizzonte.\nUn fabbro celebra\nr umano sacrificio del lavoro\nsiili' altare cornuto dell' incudine.\nSpuntan bianchi e rosei i campanili,\nstazioni di telegrafia senza fili\ndelle anime\nche riprendono le loro interrotte\ncomunicazioni col celo."}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.17", "texte": "POESIA\n\nPour F. T. Marinetti\nMarie Dauguet.\nNous allons en auto ce soir\nAu hasard devant nous ;\nDans le soir doux,\nOù r automne est venu s'asseoir.\nNous allons sous Y efìfeuillaison\nDu soleil indicible;\nLe jour flexible\nS'incline an bord de Y horizon.\nLes clartés que nous traversons,\nDu manteau des comètes\nSoudain nous vètent,\nPourpres au refìets de lisons.\nUn air fou se brise à nos fronts ;\nLa course souveraine\nPiane et s'effrène.\nC est du ciel que nous respirons.\nNous buvons cette odeur de vent,\nDont nos poumons éclatent,\nPhiltre écarlate\nQue nous verse Octobre rèvant.\nAu creux attirant des vallons,\nDes combes purpurines,\nNotre machine\nBondit comme un souple lion.\nDans la plaine au coeur odorant,\nElle entre triomphale,\nSoudain détale\nL'espace traqué s'effarant.\nUn concert éolien nous suit,\nHarpes dont jouent les fées,\nQui par boufìées\nDans l'air tout haletant bruit.\nC est la prismatique chanson\nDes fils du télégraphe....\nMais l'auto piafife,\nBrouillant cet arc-en-ciel des sons.\nPignons, fermes, fumiers, clochers,\nTous les bons vieux villages,\nGrognons et sages,\nA leur finages attachés,\nSe fàchent d'ètre bousculés,\nQu' à 1' heure où tout sommeille,\nOn les reveille\nAvec ce vacarme endiablé....\nD'autres plus hospitaliers\nEn riant nous accueillent\nParmi les feuilles\nChantantes des tilleuls rouillés.\nEt puis c'est la nuit dépliant\nLes ténébreuses moires,\nLa halte noire,\nL'arrèt du moteur impatient.\nC' est parmi l'inconnu hagard,\nLes phares qu' on allume,\nEt dans la brume\nSoudain leur fulgurant regard ;\nLa course reprise aussitót\nEt dont l'ardente audace\nBrise et terrasse\nL'ombre tramant quel sourd complot ;\nParfois, elle veut s'entèter\nAux tournants par trop brusques,\nElle s'embusque,\nMais nous la savons dépister.\nJusqu' à 1' heure où, Belle-de-nuit\nOuvrant son bleu calice,\nLa lune glisse\nSes reflets au coeur de la nuit."}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.18", "texte": "POESIA\n\nNOCTURNE\nPaul=Hubert.\nA ALBERT BOISSIÈRE.\nLes bois profonds, hantés de soir lugubre et doux,\nFrissonnent longuement sur l'immensité grise,\nOù l'ultime clarté d'un ciel d'or agonise....\nDes arbres gigantesques surgissent, debout,\nGrandis par P ombre, et dressent comme la menace\nTumultueuse de leurs fronts où, lente, passe\nL' horreur sinistre du grand vent, sonore et fou....\nEt les rameaux lourds, agités, au soir, balancent\nLeurs feuiliages mouvants comme des mains d'effroi,\nDressées dans P épouvante enorme du silence\nDe la nuit qui toujours monte, monte et s'accroit....\nEt la tristesse taciturne des grands pins\nAllonge immensément le geste de leurs branches,\nSur le fond clair du ciel presque déteint....\nEt r on dirait des bras vètus de longues manches,\nDes bras tendus, drapés de deuil, et dont la main\nAu noir index leve parait suivre, attentive,\nLe frisson de metal d' une cloche furtive,\nHeurtant sa gravite\nAu ciel étoffé d'ombre, où la sonorité\nDe P Heure s' exténue, indolemment répercutée....\n\n“Let sorrow steal away„\nFred. G. Bowles.\nAwake! awake to ev'ry song\nThat brings the heart delight,\nFor life is short, and sleep is long,\nAnd day will close in night.\nThe harp that thrills, the voice that cheers\nAre gifts for ev'ry day —\nO, rest thine ayes upon the hills,\nTill sorrow steals away\nAwake! awake to ev'ry joy,\nFor earth hac many tears;\nThy Guardian Angel will destroy\nThy greatest doubts or fears.\nThe gift of life, the gift of love\nAre thine for ev'ry day,\nAnd aver shine tho hills above —\nLet sorrow steal away.\nAwake! awake! O, heart be strong ;\nKeep bright thy love, keep sweet thy song.\nAnd thou shalt live, and thou shalt be,\nBright as the stars of Eternity."}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.19", "texte": "POESIA\n\nSobre uma ánfora de vinho grêgo\n\nPOEMA BRASILIANO\nDa nobre Achaia agricola e guerreira,\nda acastellada Patras, que nas ondas\nmira a saudade de una gloria extinta,\ntrouxe-a un poeta amigo.\nDiante lo verde Jonio, os olhos pondo\nno ceu grègo ainda rùtilo de mithos.\nainda ao longe, na historia, a sombra augusta\nda Liga discernindo ;\nno solo, vasto palimpseste vivo,\nas siglas bizantinas decifrando,\ne as da linda Veneza, e emfim o timbre\ncruento do Islamita,\nque, entre as ciudades da Hèllade a primeira,\nPatras lavou com sague intemerato,\nsob o estandarte azul, firme ra altura\ndo torreào adusto;\nentre memorias taes, tao raras, elle\no amigo ausente recordou; o amigo\nadorador da hellénica Belleza\nsempre vicosa,... Emtanto,\nna tarde de ouro as mocas grègas via\nlevar a fonte os càntharos, com el mesmo\ngesto ritmado e airoso das princezas\nde Sófocles e Homero....\nE hoje, de rosas, lirios e verbenas\ncingida, a anfora pousa em grata mesa;\nao fresco aroma dos jardims o aroma\nquente do vinho se une.\nA libalo ritual facamos. Seja\nfeita com religioso pensamento\nUrna virtude arcana a ànfora encerra,\ne um prestigio sagrado.\nDalla nobile Acaia agricola e guerriera, dalla tur-\nrita Patrasso, che specchia nelt onda il rimpianto di\nuna gloria perduta, me tha portata poeta amico.\nDinanzi al verde Ionio, alzando gli occhi al cielo\ngreco ancor fulgido di miti, scorgendo ancora, lontana\nnella storia, l'ombra augusta della Lega;\nsiti suolo, vasto palinsesto vivo, decifrando le righe bi-\nsantine, e quelle della ammaliante Venezia, ed infine il\nsigillo cruento dell' Islamita,\nche, prima fra le città dell' Eliade, Patrasso cancellò col\nsuo sangue intemerato, sotto lo stendardo azzurro, fermo\nin alto, sul castello adusto ;\nin mezzo a tali sublimi memorie, egli ricordò t amico\nassente, l'amico adoratore della Bellezza ellenica, in-\ntatta ne secoli per sempre,...\nEd intanto, guardava, nel crepuscolo d' oro, le gio-\nvinette greche recare le lor conche alla fontana, con lo\nstesso gesto armonioso e leggiadro delle principesse di\nSofocle e d' Omero...\nOra, redimita di rose, di gigli e di verbene, £ an-\nfora posa sulla mensa ospitale. Col fresco aroma de giar-\ndini si fonde l'aroma caldo del vino....\nFacciamo la libazione rituale. E sia fatta con re-\nligioso pensiero. L!anfora in se racchiude ima virtù ar-\ncana, un sacro prestigio"}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.20", "texte": "PO ESIA\n\nPois a alm dos heroes, dos nurnes, quando\nos homens, decaidos, a perderam,\nna terra genetriz se esconde, habita\no bosque, a seara, a imha....\nDeuses! nao nos inflamme o vinho puro\nno furor dionisìaco ululante,\nnem no hórrido delirio formidavel\nda Pihoniza em Delfos !\nMas fulgentes visòes suaves creie,\ncorno em Tempe a de Fausto contemplando\na fior mais bella da mais bella estirpe,\nglòria de um mundo, Helena!\nUanima degli eroi, degli dei, quando è costretta a\ndipartirsi dagli umani cuori degeneri, si raccoglie entro\nla terra madre, ed abita il bosco, il campo, vigna....\n(9 Numi! che il puro vino non ne conciti nel fu-\nror dionisiaco ululante, £ nemmeno nelf orrido delirio for~\nmidabile, della Pitonessa di Delfo!\nMa ci crei intorno soavi smaglianti visioni, come quella\ndi Fausto in Tempe) contemplando il più bel fiore della\npiù bdla stirpe, gloria di un mondo, Elena!\nTraduzione dell' Autore\nCarlos Magalhaes de Azevedo.\n\nCarlos Magalhaes de Azevedo.\n\nIL DOLORE\nBranko Radicevic.\nTraduzione dal serbo, di\nGiuseppe de Paitoni.\nLieve è il duol che, all' improvviso,\nin un attimo ti afferra,\nche t'inebria, ti conquide\ne, con impeto, ti atterra !\nCorre, avventasi ; ti piega,\nvola, slanciasi : ti ha vinto ;\nin quel bacio, in quell'abbraccio,\nsei finito, sei estinto!\nTal dolore è dolce ai cuori,\nli addormenta nella morte,\ntal dolor non è dolore !\nPiù crudele e ben più forte\nè il dolore che t'innalza\ne nel grembo suo t'invita,\npoi ti culla, il cuor ti piaga\ne ti fascia la ferita,\nche ti brama, ti circonda\nd'ogni cura, con affetto;\ne ti morde, come il serpe\nche s'annida nel tuo petto.\nTi addormenta e ti sussurra :\n— dormi, dormi sul mio cuore,\nnel mio grembo ti riposa,\ndormi, veglia il tuo dolore! —\nTi saluta per il primo,\nquando spunta in ciel l'aurora,\ne ti grida come il falco :\n— Oh, buon dì, siam vivi ancora !\nDa un autunno a un'altro autunno\nogni giorno più si espande;\nda un aprile a un'altro aprile,\nd'ora in ora è ognor più grande.\nT'incoraggia se avvilito,\nti solleva se piegato,\ned attende, paziente,\nche tu ancor riprenda fiato !\nQuando senti un gelo al cuore\ned è esausto il rio nel pianto,\ncol suo soffio ti riscalda\ne t'invita al dolce canto.\nCredi allora che svanito\nsia il dolore, ma è per poco;\ndell'oblio che ti ha donato,\necco, già si prende gioco.\nD'esser pazzo alfin tu speri;\nma esso l'ombre dal cervello\nfuga, ride e ti conforta :\nCosì andrem fino all'avello!"}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.21", "texte": "POESIA\n\nPOÈMES\n\nI.\nQuand mes vers ont passé pour la première fois\nPar sa bouche d5 enfant dont s'ouvraient les corolles,\nJe n' ai guère écouté le sens de mes paroles :\nLe charme était, non dans mes vers, mais dans sa voix.\nLes contours de ma strophe à la courbe savante\nN' avaient pas de son corps la caline langueur ;\nPlus pur que mon poème allait droit à mon coenr\nLe poème amoureux de sa gràce vivante.\nLa page où mon angoisse avait tant palpité,\nMais d' où 1' àme sans doute était encore absente,\nSe changeait sur ma lèvre en source jaillissante,\nExquise de fraicheur et de sincérité.\nSa tète se penchait, caressante et jolie ;\nEt, nuancés par son timbre délicieux,\nLes vers semblaiei\\t plus clairs, refletés dans ses yeux :\nIls devaient leur tendresse à sa mélancolie.\nElle incarna mon rève ému le lendemain.\nSon absence pesait sur toute ma journée ;\ny évoquais le profil de sa tète inclinée ;\nMa lèvre retrouvait le frisson de sa main.\nEt seul, tout imprégné de son charme un peu triste,\nGomme un linge qui garde une odeur de sachets,\nJe rappelais son cher fantòme et je cherchais\nSi je n'avais aimé chez elle que l'artiste.\nII.\nMes vers sont les baisers que je n' ai pas donnés.\nIl reste en eux de la tendresse inapaisée.\nMes vers sont les désirs que j'ai disciplinés ;\nMes vers, c' est ma chair triste un instant maìtrisée.\nAh ! lorsque tu les dis, s'ils me sont doux et chers,\nC est que mon mal, bercé par ton timbre, sommeille.\nTu me rends les baisers qui chantent dans mes vers,\nLongs baisers que ta voix glisse dans mon oreille !\nIII.\nMon nom dit par sa lèvre y rit comme un baiser,\nUn baiser qui me prend jusqu'au profond de Fame\nEt je sens pénétrer en moi, telle une lame,\nLa morphine d'amour qu' il y vient infuser.\nLorsque passe mon nom par sa voix musicale,\nSa caresse descend tout le long de mon corps,\nPareille à la langueur slave de ces accords\nOù 1' àme d'une valse amoureuse s'exhale.\nOh ! dites-le parfois, mon nom, dans un soupir.\nDites mon noni, amie ! Et semblable au malade\nDont on endort la peine avec une ballade,\nJe sentirai mon mal peut-ètre s'assoupir.\nIV.\nJ'ai libéré ta chair de ses voiles de lin.\nUn grand silence emplit la tiédeur de la chambre ;\nEt j' emprisonne ta jeunesse qui se cambre\nD> un long enlacement langoureux et càlin.\nSur le lit où mon corps contre le tien se vautre,\nLe soleil dont ta chair absorbe la clarté\nAfflue ; et nous goùtons, avant la volupté,\nLa douceur d'ètre nus dans les bras l'un de Tautre.\nModelé par la chaude ardeur de mes baisers\nA la moiteur de mai se fond ton épiderme ;\nEt les deux renflements de ta poi tri ne ferme\nAgacent mon désir de leurs bouts framboisés.\nTon col a la minceur de celui des gazelles ;\nUn doublé fruit charnu pend à tes reins soyeux ;\nEt j'aime à quereller, d'un doigt malicieux,\nLe duvet blond qui mousse au creux de tes aisselles"}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.22", "texte": "POESIA\n\nV. - CLOCHE EN PROVINCE.\nToi par qui la soufìfrance avec nous communie,\nCloche de la paroisse, ó sceur de l'agonie,\nDont l'àme, par ce soir de province et d' hiver\nChemine lentement sous un ciel gris de fer.\nCloche qui sur la ville aux rumeurs presqu' éteintes,\nAvec une douceur mélancolique tintes,\nEt pour affliger mieux ce dimanche embrumé\nQui prends ia voix d'un coeur qu'on n'aurait pas aimé,\nQui laisses, nostalgique et tremblotant cortège,\nTes plaintes choir sur nous cornme les fleurs de neige,\nTu t' évanouis toute en poussière de sons.\nPal e encens de tri stesse où nous nous blottissans ;\nTu te meurs d'une mort de femme délaissée ;\nTu te meurs d'une mort bianche de fiancée\nSouriant à l'époux dont elle n'a rien eu :\nEt ta voix qui se tait, dissoute en 1' inconnu,\nOiseau dont le voi gris se perd loin par les grèves\nEmporte en s'éteignant le plus cher de nos rèves.\nVI. - INTIMITÉ.\nAprès un jour passé sans se voir, c'est si doux\nLorsque grince au dehors le vent froid de Novembre,\nDe se retrouver seuls das la petite chambre\nOù tout avec bonté semble parler de nous.\nTout m'y donne l'oubli; tout m'appelle e m'attire.\nLà-bas, e' était le monde et sa vaine rumaur.\nlei, c'est le nid calme, apaisant, endormeur,\nOù, ta présence aidant, je sens tout me sourire.\nJ'arrive: et c'est d'abord toi seule que je vois :\nTon rève de la nuit me rit dans tes prunelles.\nPuis, le choses vers moi se tendent, fraternelies :\nLe clavier découvert semble attendre tes doigts.\nLa giace est triste encor de ta tète palie ;\nLes fleurs ont, en mourant, le gout de tes baiser ;\nEt, douce de tes yeux qui s'y sont reposés,\nL'àme des choses flotte avec mélancolie.\n\nAndré Foulon de Vaulx.\n\nFRANCHISE\nHéra Mirtel.\nNous ne mentons jamais quand nous disons « je t'aime »\nC'est toujours un peu vrai.... ne serait-ce qu' uri jour.\nDans tout espoir de9u nous enfantons quand-méme\nUn miracle de joie, une beauté d'amour!...\nVous les cueillez parfois au hasard d' un scurire,\nQui flottait sur Y instant où vous avez passé,\nVous l'avez pris pour vous, on vous a laissé dire,\nOn vous a laissé croire au bonheur usurpé.\nMais vous avez voulu capturer comme une aile\nNotre lèvre accueillante une heure à vos désirs,\nEt vous vous étonnez de la trouver rebelle\nAu second lendemain qui suit vos prompts plaisirs.\nVous clamez, insultants « trahison ! félonie ! »\nOn vous devait encore ! on vous devait toujours.\nPour T étreinte d'un soir on vous devait sa vie,\nSon soufflé, son regard enchaìnés sans retour.\nOn vous donna le rève et vous voulez notre àme\nEt le coeur et les bras 011 vous avez dormi.\nPour un baiser ravi vous exigez la femme,\nTout l'or pur de ses yeux, tout Témoi de ses nuits.\nOh ! pourquoi renier Y éternité d'une heure\nEn demandant q' une heure en suive à pas comptés\nLe bref enchantement. Dans tout ce qui demeure\nUn charme s'est éteint pour avoir insistè.\nAttendez que demain s' ajoute de lui-mème\nA r amoureux matin que vous voulez fixer\nSi T immortalité s'imprime à ce « je t'aime »\nCe sera sans l'astreindre et sans le menacer.\nMais si P aube qui vient abolit 1' heure aimable\nQu' hier nous réservait, que sert de menacer ?\nQui donc en a le droit? Qui de nous est coupable?...\nNous pour avoir souri?... Vous pour avoir passé?..."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.23", "texte": "POESIA\n\nDA “LE PAROLE DE L'ESILIO„\nLa Serenala\nGuido Rubetti.\nA TE, MAMMA, O SANTA.\nE la dolcezza de le veglie al fresco\nne le sere d'estate?! La Piazzetta\nvicino a la Portarsa (*) (avea saputo\nil caldo zampillar de le ferite\nal passar del Ferruccio; or vi crescea\nad arabeschi, quetamente, l'erba) ;\nera tutta un fiorir di testoline\nricciutelle. Venian da5 casolari\nanco lontani, sin da le Capanne,\nTitina bionda e quella mia Lily:...\nocchi sereni che voleano sogni.\nE tante e tante. Nonna Angiola avea\nfole a bizzeffe, meravigliose,\ninterminate come le roccate\nche davan accia a Tinstancabil fuso;\ne le dicea col garbo e la malizia\nmite di gentil donna montanina.\nPrillava il fuso, e si svolgeano insieme\ned accia e fole. Gli occhi avean baleni\ndi cupidigia e di stupor. — Talvolta\nio, già pensoso di ignorate cure,\ngià gonfio il picciol cuor di vaghe brame,\nrifuggìa da quel fascino : solingo\napria la mente a le figurazioni\ndi un fantastico mondo, e mi vinceva\nun' infinita voluttà di pianto.\nGià la Chimera avea per me lusinghe:\nvecchia bagascia dei sognanti cuori !\nSmorivan lente le ombre attorno a noi\ncome un rimpianto a sogni ornai vaniti\n— chi sa? — per sempre: e in suo queto languore\nla luna d'oro fra due bianchi nuvoli\nlargia promesse a l'anima infantile.\nI bei geranii da le rozze casse\navean susurri ironici : — Pur oggi,\namici grilli, o musici gentili,\nvennero i fuchi, pigri amanti, a prova\nper delibarci e.... questa è grossa, ah, ah!...\ns'ebber le busse da le lor madonne.\nNoi siam geranii di montagna, è vero,\nma ci aman le api, chè son dolci sempre\ni nostri inviti a' lor languidi baci.\nOrsù, cantiamo i nostri amori al mondo !\nE voi dateci il tempo con la nota\ntrillante al tremol de l'archetto.... tri. —\nChiudeansi li occhi; la violinata\navea principio e insiem la visione\nincantatrice. Dritti ne' lor neri\nabiti i grilli, con severa grazia\ntraevan suoni in dotti accorgimenti,\ninauditi, da le lor viole.\nE sul più bello de la serenata,\necco veniva — melodia suprema —\nmamma coi baci a suggellarci il sonno :\ned era nostro il regno de le fole.\n(i) È l'antichissima Porta al Borgo di S. Marcello Pistoiese, il più leg-\ngiadro paese ch'io mi conosca. Mutò il suo nome in quello ben significativo\ndi Portarsa. da poi che le soldatesche fiorentine del Ferruccio l'ebbero appunto\narsa per dare il sacco al paese. La casa de' miei avi sta a cavaliere della\nPorta e ha di fianco] una specie di spiazzato o terrapieno, detto dai paesani la\nPiazzetta, dove grande certo dovette essere l'accanimento della strage. Vedi i\nPaesaggi Toscani di Guido Rubetti, in Natura ed Arte N. 20, Anno 1903."}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.24", "texte": "POESIA\n\nLES FORCES EN MARCHE\n\nLa Rafale.\nTu crois que je suis jeune et tout à toi.... tu crois\nQu'il est à peine ouvert le livre de ma vie....\nLa rafale a tourné — brutale, inassouvie,\nPar soufflets — oh ! combien de pages à la fois.\nCes pages, nous voulions les lire còte à cote,\nNos deux ombres toujours plus longues devant nous,\nEt le soir décevant et ses étoiles hautes\nAuraient trouvé nos mains calmes sur nos genuox.\nMais maintenaut le sang brulé et bat dans ma tempe,\nIl faut que je m'en aille, il le faut. Je suis fort.\nLe vent rauque a soufflé la lampe d'hier, ta lampe,\nIl était trop petit, vois-tu, son cercle d'or.\nOh! que tu me fais mal.... tu pleures, tu tressailles,\nTu dis que c'est ta faute ou la mienne en secret\nEt le vent dame, dame.... il faut que je m'en aille,\nQue j'aille et sans savoir, pauvre femme, où j'irai.\nEn mar\nTant de pas sonnent, sonnent, sonnent\nEt Thorizon reste aussi loin.\nTant de jours de marche, et personne\nOh! mes frères, qui souffre moins.\nNous sommes tant dans ce silence,\nPourquoi ne nous parlons-nous pas....\nLa route est longue. — Avance, avance,\nCeux qui se plaignent sont plus las.\n— Nous allons tous, nul ne s'irrite,\nMais les rèves sont épuisés.\nQu'aurons-nous donc, mes frères, dites,\nLorsque nos pieds seront usés.\nLe vent soufflé, les graines passent,\nLa mer fait Tassaut du rocher,\nOù vont ces forces dans Tespace....\n— Je ne sais pas, il faut marcher.\nMalte au soleil.\nTais-toi, ne perdons rien de nous.... Comme elle glisse\nCette heure.... Aprés, vois-tu, nos àmes en mourront.\nJe voudrais arrèter sur nous ce grand ciel lisse\nPour toujours, et puis les feuillages sur nos fronts.\nTout ce vert dans nos jeux.... la campagne est ravie\nDe ses prés. Les vents fous se poursuivent, chantants,\nJe voudrais que ce fut ainsi toute la vie\nEt ce ne sera plus, je sais, dans un instant.\nNe crois pas qu'il est bien à nous ce paysage,\nCet arbre.... ne dis pas: nous reviendrons demain.\nLes choses n'auront plus le mème bon visage,\nTa main ne sera plus la mème dans ma main.\nNous reprendrons tous deux, muets, la mème route,\nUn oiseau tournera très haut comme aujourd'hui\nMais nous ne boirons plus cette heure goutte à goutte\nEt rien ne sera plus... Oh! tais-toi.... le temps fuit.\nLa poussée.\nLa fourmi qui menait la file\nva mourir au bas d'un caillou\nVoici venir mille et puis mille\nDe ses sceurs sur le sable roux.\nLe sol brulé, le ciel torride\nAveugle tout.... mes soeurs, mes sceurs,\nComme vos bouches sont avides\nEt que tout change quand on meurt.\nAh ! je suis petite, petite,\nEt le caillou petit aussi.\nJ'ai monté tant de murs si vite\nEt je ne peux passer ceci.\nVous vous hàtez dans la poussière....\nNon, laissez-moi, puisque je meurs,\nEn avant de vous, la première\nArrètez-vous, mes soeurs, mes soeurs."}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.25", "texte": "POESIA\n\nL'Albero infranto\nS. Munzone.\nA F. T. MAR1NETTI.\nDa la foresta centenaria venne,\ne ardimentoso, del mare al cospetto,\ncoi pennoni e l'antenne,\ntendeva al cielo, ei su la nave eretto.\nTendeva al cielo e fremere sentiva\nl'anima de la vela quando, aperta\na l'aquilon, ruggiva\nsovra la glauca immensità deserta.\nPendevano su lui di nubi informi\nl'ombre, come fantasime spettrali,\ne i gabbiani a stormi\npassavano sfiorandolo con l'ali.\nSilenzioso vigilava nelle\nnotti, con l'occhio de la sua lanterna,\nmentre sotto le stelle\ntaceva assorta la natura eterna.\nTutti i lievi respiri ed i sussurri\nlievi sapeva de l'aria infinita,\negli che fra due azzurri,\ninebriò di luce la sua vita.\nMa battuto da l'ira aspra del vento,\ne invan difeso dal nocchiero audace,\ntolto al suo bastimento,\nl'albero infranto su la riva or giace.\nE per lui che lontan da la sua nave,\nsperso vagò del mar come ruina,\nne l'estrema ora grave,\nha un riso ancora il sole che declina...\n\nArrètez-vous. C'est pour vous toutes\nQue moti corps dur s'est harassé.\nMais il fait faim sur la grand' route :\nLes fourmis noires ont passé.\nL' irrésis\nLa machine a saisi ses mains,\nHappé jusqu'aux bras sa chair douce.\nL'usine ronfle par secousses\nEt la voix jeune crie en vain.\nLa vie en marche est là qui dame,\nHalète, soufflé, soufflé fort.\nQu'est-ce donc que deux mains de femme,\nDe si petites mains encor?\nPourquoi n'es-tu pas morte toute,\nTon front blanc n'est pas mème vieux.\nOù t'en vas-tu, femme.... la route\nA chaque pas blesse tes yeux.\nPourquoi ne t'es-tu pas couchée\nDans tes larmes... Tu ne sens rien,\nPlus rien que ces mains arrachées\nTu ne prends plus le jour qui vient.\nMais la femme s'en est allée\nEt marche, marche, jusqu'au soir.\nMème si seule, mutilée,\nLes bras pendants sous les plis noirs,\nElle est une àme qui désire,\nUn pauvre corps où le sang bout,\nUn soufflé que la vie aspire\nImpitoyable, et jusqu'au bout.\n\nJean Balde."}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.26", "texte": "POESIA\n\nAL MARE\nSara Sidus.\nNon odi tu? La tremula\nvoce de l'onda glauca onde l'orecchio\nè carezzato, non odi? Leggiero\nun venticello spira\nsoavemente. « Al mar venite — mormora —\nv' attende il mar. I suoi continui fremiti\ne le voluttuose non udite\nsue scosse ? Orsù, venite.\nOggi più dolce, più mite sarò\nper voi. Carezzerovvi\nblando la fronte coll'alito mio,\ncome tenera madre il figliol suo\nvi cullerò ». Ma guardo :\nRoggio tramonta il sole. Ei pur c'invita\ne un murmure sommesso l'onda sicula\na noi rivolge. Or dimmi:\nMi condurrai sul mar, mi condurrai\nnegl' incantati regni di Nettuno\ne di Teti? Di perle intreccerai\ne di coralli un ricco\nserto sui miei capelli bruni? D'alghe,\nsul fondo de la barca, umido letto\nmolle m'acconcerai? Ma no, non d'alghe\nun letto! Troppo freddo\nsarebbe! Sui forti omeri,\nsul petto forte io poserò la testa !. .\nSu, chiama, chiama il marinaio. Ho fretta,\nvedi? — e un istante sol di questi istanti,\nno, perdere non voglio!\nEcco la barca che viene in avanti,\nlasciando dietro a sè lucida scia\nd'una candida spuma.\nLa sponda tocca già. Dunque m'aiuta\nlieve salto a spiccar.\nEcco, son qui. Mi sederò qui a prora,\ntu a me starai d'accanto.\nCosì. Vicino a te buona mi sento\nsiccome una bambina.\nTu il busto, intanto, col braccio mi cingi\nforte, come a proteggermi.\nSpinge a colpi di remo la barchetta\ne canta il marinar, ma sua canzone\nè la canzone del dolor. Perchè\ntu canti, marinar, si triste nenia?\nNon vedi tu come oggi ride il cielo?\nCome ride la terra e l'onda? In core\nche ascondi tu? Non ami?\nLa tua canzone mi rattrista; cambiala,\nmarinar. Vecchio sei, forse già stanco\ndi viver; ma ancor giovine son io\ne ancor non ho goduto. Or vo' godere\ne vo' che godan meco il cielo e Tonda,\ne la terra e gli umani. O vecchio, spiana\nla tua rugosa fronte e la canzone\ncantami de la gioia e de l'amore.\nNon vedi tu, non vedi tu ch'io celebro\nil trionfo d'amore?\nOggi per me brilla più viva l'onda,\nper me più dolce mormora e s'increspa\npiù graziosa a l'alito leggero.\nLe mie nozze festeggio.\nIl sole dietro i monti a poco a poco\nsi nasconde; ma un ultimo sorriso\nvolge a l'equoreo piano, e col suo foco\nvivo tutto l'incendia.\nGuarda la sponda e ride.\nScorre su l'onda la barchetta fragile,\nfragile tanto: di nulla ho paura;\nE' dolce il vento e il mar senz'onda giace.\nIo per l'acqua sognando vado, fiso\nal terso cielo il guardo,\ne la mente di mille dolce imagini\nbella. Per l'acqua pure,\naccanto all'amor mio, vado, secura.\nOh sempre, sempre amare !\n10 vo' morir pria che cessar d'amare!\nMi senti, amore? Lontano, lontano\ns'agita e freme la città; ma il nostro\namore lungi dal rumor portammo,\nne la silente pace. Piano piano\nscorre la barca e culla\n11 nostro amore. Che importa se scura\nl'aria s'è fatta? Se gagliardo troppo\nalita il vento? In noi, è in noi la luce\ne il calor dell'affetto! Or di' se m'ami;\nM'amerai sempre tu, sempre? Mai dura\nti parrà la catena che ci unisce ?\nMai? Io t'amo tanto, tanto,\ne vo' sognar l'eternità d'amore!\nE' così dolce il sogno,\ne in questo sogno passerei la vita!\nAmo sognar così, mentre i capelli\nvolan de' lievi zefiri in balìa,\nin vaghe spire attorti,\ned a sognar sen vengon la tua faccia!\nAmo sognar mentre tu a me d'accanto\nmi guardi e mi sorridi,\ned il sorriso tuo m'è caro tanto!\nHo freddo, amore. Un mantello mi porgi...\no meglio, a te mi stringi e sul tuo core\nlascia ch'io posi la mia bruna testa,\nnè temerò che rugga la tempesta!"}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.27", "texte": "DE FRANCE ?|\nPARIS - 26, rue de Condé - PARIS\nSEIZIÈME ANNÉE-Parait le I\" et le 15 de chaque mois - SEIZIÈME ANNÉE\nDirecteur: Alfred Vallette ,\n\nLA RÉNOVATION ESTHÉTIQUE\n(QUATRIÈME ANNÉE)\nRédacteurs en chef: EMILE BERNARD, LOUIS LORMEL, ARMAND POINT\nParaissant le premier de cliaqiie mois sur 56 pages imprìmèes avec luxe,\nformant par an cieux magnifiques volumes de 336 pages.\nABONNEMENT : France et Etranger, IO francs par an\n12, Rue Cortot, PARIS (XVIII.e)\n\nLA TOISON D'OR\n2.e ANNÉE\nOl? SOUSCRIT à la Rédaction : MOSCOU, Norvinsky boulevard, maison J\nRogo/ine; PARISj Union des artistes russes, 25, boulevard Montparnasse; H. \\\nFLOURYBoulevard des Capucines; HACHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nPrix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro: 6 frs. Le Directeur: NICOLAS RIABOUCHINSKY.\n\nRoman ul\nPOLITIC — LITEKAR — RELIGIOS\nRedactia sì administratia:\nStrada Lucaci, N. SO - Bucarest\n\n\"PAN,,\nR E V U E LIBRE\nDirecteur: JOEL DUMAS\ncMONTPELLIER - Rue de VObsewznce, SO\n\nLE FEU\nREVUE MENSUELLE - QUATRIÈME ANNÉE\ncDiredeur : EMILE SICARD\nAdmimstration\n2. Boulevard Mérentié - MARSEILLE\n\nI VERS ET PROSE\nPARIS — 18, Rue Boissonade\nDirecteur: Patti Fort\n\nLE BEFFROI\nNOUVELLE SÈRIE (8C ANNÉE)\nRT ET L1TTÉRATURE MODERNES\nRevue dt* Nord de la Ftance & de la Belgique\nPARAISSANT LE 15 DE CHAQUE MOIS\nLEON BUCQUET, Directeur - Rue de la Rondelle, 4 - ROUBAIX\n\nLA BALANCE\n(VIESSY)\nREVUE RUSSE DE LITTÉRATURE ET D'ART\n1908 - CINQUIÈME ANNÉE\nPrix d'abonnement pour VUnion Postale: 18 /r, par an.\nDirecteur: SE RGB POUAKOPF\nBureau: Moscou, Place du Théàtre, Métropole, 23.\n\nV I\nRivista di Idee ed Arte\nVia Dante Alighieri, 14\nDIREZIONE : pIRENZE\n\nLa Plnalange\nDirecteurs : JEAN ROYÈRE - JULIEN OCHSÉ\n6, cOtUa. cMicbon (Rtte cBoissière)\n===\n\nRENACIMIENTO\nDirector: Q. MART1NEZ SIERRA\nVelasquez, 76 = MADRID\nili"}, {"page_pdf": 28, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190810-01.1.28", "texte": "Prezzo del presente fascicolo! Lire I.-\nSocietà Anonima POLIGRAFIA ITALIANA Via Stella, 9 - MILANO - 8370\nLUE MARIO, gerente responsabile.\n\n?•\nE. SANSOT ET CIE. EPITEURS. - PARIS\nVIENNENT DE\nLa Ville cliarnelle\nPOÈMES LYRIQUES\nDE\n. T. MARI NETTI\nPrixi 3 fr. 50\nLes éts'en vont\nf\nD'Annunzio teste\nETUDE CR1TIQUE\nDE\nF. T. MARINETTI\nillustrée par le peintre UGO VALERI\nPtix :3 ir. 50"}]}