{"numero_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_sha256": "dc2cd00c44699c7443a301670b099e4cfb980fc148af44d139c771f032d57cea", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1908/11_01/bmtnaai_1908-11_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1908/11_01/bmtnaai_1908-11_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c002", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c002", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.2", "titre_corps": "{PubInfo}IL GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "titre_sommaire": "{PubInfo}IL GRANDE CONCORSO DI \"POESIA\"", "signature_source": "LA DIREZIONE", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 2, "page_imprimee": "couv. 2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.2", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 1091, "texte": "IL GRANDE CONCORSO\nDI “POESIA„\nLA DIREZIONE.\ncon premio di Lii\"0\nper un Romanzo italiano inedito\nIl successo di questo nostro concorso, chiusosi il 30 agosto u. s.\nè stato veramente straordinario, superiore ad ogni nostra\naspettativa.\n1 manoscritti che abbiamo ricevuti sono 238-.\nLa commissione di lettura, composta di undici membri, dei\nquali abbiamo tenuti e teniamo segreti i nomi, a scanso di ogni\npossibile dubbio di pressioni o influenze, ha giudicato degni di\nuna seconda lettura i seguenti lavori:\nIl romanzo della passione S. E. il Presidente\nMadre La Signorina di Toccado Agonie\nIl passato Su le Rovine\nL'Eremo La mia statua\nGiorgio Falchi Evoluzione\nPrimavera di sangue L'Assoluto Libertà e amore\nRibelle Vittoria Nel paese dei Paraboloni\nLa battaglia di Dego I Viandanti Voci sepolte\nIo e Lei Veglia funebre\nL'Eroe prodigioso Fatalità Sotto il cielo azzurro\nConcordia con tutti Alfredo Usbergo L'Amante mistico\nContro corrente II signorino Dottore Lea\nIl Ritroso Giuda.... quell'altro Miriam\nTragicommedia al Camposanto Destino\nNei prossimi numeri daremo ulteriori informazioni."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c003", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c003", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "7", "image_debut": 3, "image_fin": 9, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3", "titre_corps": "FEDERICO DE MARIA e la sua opera poetica", "titre_sommaire": "FEDERICO DE MARIA e la sua opera poetica", "signature_source": "Federico De Maria", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.3", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1005, "texte": "FEDERICO DE MARIA\ne la sua opera poetica\n\n(DAL VOLUME «LA LEGGEND\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE NELLE EDIZIONI DI «POESLA »)\nFederico De Maria, nato a Palermo nel 1883, pubblicò : nel 1904,\nVoci, volume di versi; 7iel 1906, Canzoni rosse; nel 1907, In-\nterludio classico.\n\nMAGIA\nEcco, ad un gesto della fantasia\nio fiorisco la Terra di prodigi :\ndispando in fondo a i mari, su i fastigi\ndei monti, per i cieli, la magia.\nIo do tinte di porpora e di croco\nal vespertino cielo, quando in grembo\na l'orizzonte il sol cade fra un nembo\ntragico di caligini di fuoco.\nDo la liquida calma a le lucenti\nonde se sta bonaccia o alia greco;\nspumeggiando lo impazzo, ove con bieco\nfurore il suo turbo Aquilone avventi.\nSono il pittore d'ogni forma e d'ogni\nspirito: chiedo al cielo, ai campi, al mare,\na le fiamme i colori : i lievi sogni\nso in un visibil palpito fermare.\nA gli occhi miei risplende d'una luce\nrivelatrice ogni mistero arcano:\nla magia fino a coglier nel sovrano\nprato i fulgidi fiori mi conduce."}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.4", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3881, "texte": "Io vidi nuove terre galleggianti\nin lor pompa di verde sovra ignoti\npelaghi, pria ohe dai porti remoti\nvi drizzasser la barra i naviganti;\nsentii fremere i visceri fecondi\ndella Terra d'innumeri esultanze\nvitali e scorsi nelle lontananze\ninesplorate dello spazio, mondi\nsconosciuti vaganti, come sciami\naccesi, ghirlandando i fermi soli,\ndardi fluidi scoccar verso i richiami\ndegli astri ardenti i precipiti voli;\ned io li rivelai prima che il lento,\nspeculante pensier, con l'indefesso\ncalcolo, a l'uomo il tenebroso accesso\ndischiudesse dell'arduo firmamento.\nIo sento nella mia anima immensa\ncon un ritmo solenne o con squisito\nbrivido palpitare l'infinito,\ntutto che al mondo si sospira e pensa.\n10 discerno, fra l'ansie ed i tumulti\noceanici delle secolari\ngenerazioni e de le folle, i fari\na cui, traverso procelle ed insulti\ndel destino, si volgono — in eguale\nconato — sino da le più lontane\nspiagge brumose della storia, l'ale\ndelle comuni ambizioni umane.\nSon io colui che a gli ardimenti audaci\noffrì cieli più fulgidi e vi dette\n11 primo sospir nuovo, o giovinette,\ne la rivelatrice ansia dei baci.\nTutto il Cosmo non è che visione\nmia: pel divino afflato che si spande\nda me non luce verità più grande\ndella mia portentosa finzione.\nE così — artista, creatore, nume —\nalitando gli ardori dal mio petto\nsu l'argilla del nostro piccoletto\nmondo, ne traggo più ampio volume\ndi musiche, di forme e di colori,\nne rivelo gli spiriti profondi\ne, come al sol meravigliosi fiori,\nio fo sbocciare mille nuovi mondi !\n\nDAME VÉROLE\nMalata tu sei, oh tanto\nmalata! Attorno a i tuoi occhi\nsi, c'è un livido, come\nse tu avessi vegliato e anche pianto\ncento notti. Non ti reggi su i ginocchi\nche ti tremano talora\nquasi per improvvisa vertigine\nSei malata dell'infame\nmalattia dal terribile nome!...\nS'io ti passo la man tra i capelli\nfini, da i riflessi di rame,\nme ne rimane qualcuno ogni volta\nfra dito e dito. — Povera bambina\nstraziata! Baciami. No, non ribrezzo\ntu mi fai... che dici? che pensi?\nnon vedi con che gioia io ti carezzo,\nti bacio? E' vero, il tuo bieco male\nanche a me faceva terrore.\nMa, pria di te, mi appariva\ncome una faccia stravolta\nmascherata di lascivia\ne maculata sotto il belletto;\nmi appariva come un petto\ncavo e floscio e roseolato;\na gli occhi miei avea forma d'impura\namatrice, da le vene\ntorpidamente pulsanti d'infetta\nmarcia. E poi lo vedevo attraverso\nle contorti morti d'un'oscura\nfalange amorosa, attraverso\ncorpi sfasciati, ossa\ntarlate, muscoli sfatti:\nvedevo di sue piaghe butterato l'intero universo !\nMa tu... tu! come vuoi tu ch'io possa\nrespingerti ? Tu non sei quella,\nla Temuta, o dolente creatura!\nS'io ti guardo, fuor della stanchezza\nche ti vela le pupille, ed il pallore\nsoave eh'è un fascino, nulla\nd'infermo in te vedo.\nLa tua anima è ancor pura,\nla tua giovinezza ancor bella,\nil tuo cuore è mio — e mi sei\ncara: i germi che gemmano\nnelle tue fibre, più sacra\na la bontà ti fanno a gli occhi miei!\nCara! diletta! amante! sorella!\nAbbandònati a me: il mio grembo sarà la pia culla\ndel tuo spasimo: abbandònati sicura.\nNon c' è che un odio, una sola\nviolenza nel sentimento\nche tu m'ispiri : la visione\nd'un1 ora del tuo passato —\nun'ora d'amplesso furente\ndel Fatai che con una parola\ndolce e un bacio di tradimento\neffondeva in te, innocente,\nil rancore del suo sangue avvelenato.\n10 ti voglio, così — non importa!\nsaran sempre dolci l'ore\ndi questo nostro amore\nmalato! Oh, sarà più saporosa\nla gioia di cercar la divina\nvoluttà nel male mortale.\nTi voglio, e tu mutamente mi vuoi.\nTi prenderò come una sposa\nda un tragico altare.\nUn tuo bacio, lo so, può instillare\n11 veleno in me — ma che importa ?\nnon sei malata tu, che pur sei così giovinetta\ned ignara? Da domani,\nogni dì, spierò senza orrore\n— forse — se da le carni mie salde\nsboccerà, come un sinistro fiore,\nla pustola maledetta,\nfatai traccia del tuo amore!"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.5", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 2402, "texte": "MADAME DU BARRY\n— Ah, ah, madama s'imbelletta. Siamo\nin bizza, forse? Che cosa è accaduto?\nParlo con voi, signora. Son venuto\nin ora inopportuna?\nNo? Allora è una vera fortuna!\nMa temo che con questi\nnuvoloni per aria\nil diluvio che auguro\nal mondo dopo di noi,\nper me cominci da voi\ncon un poco gradito temporale.\nPer ripararmene accetto qualsiasi ombrello\nGiannetta, è così bello\nil vostro sole (chiamiamolo\nsole, per adular padre Febo),\nch'io voglio solo quello\ngodere, onde aver l'estro a governare.\nIo m'annoio — e mi sento tanto male !...\ni\nChe v ànno fatto? Al solito, un poeta\no qualche cortigiano impertinente?\nOh! cara, non è niente:\nè il caldo; li farò\nio star freschi a dovere —\na la Bastiglia ci ò le sorbettiere.\nDiscorriamo... Ma come? ancora\nquel foglio? No, signora: un tal decreto\nprovocherà altre parti della coppia\ncinedo — intellettuale\nD'alembert — Diderot.\ne qualche altro Contratto sociale\ndi quello squarquoio di Rousseau.\nParliamo d'altro, orsù...\nContessa, me ne vado\na cercar di distrarmi\naltrove... uh! uh!... che tosse\ninfame!... Cosa c'è su quella scranna?\nAh, profumi di Spagna,\nIo ne uso di rado...\n%\nSono eccellenti: lo diceva, parm:,\npure il sir di Grammont, l'altra sera....\nAuff! dà qui... firmerò. Ridi, Giovanna!\n\nGUARDAROBA\nTi voglio confessare una sciocchezza\nche l'amor tuo m'à ispirata,\no adorata.\nOggi, solo e non visto, ò sorpreso\nnella tua camera disordinata\nle tue vesti appese\na l'attaccapanni, o buttate\nqua e là, in pose strambe\nche mi ricordavano qualche\ntuo gesto, qualche tuo atteggiamento\nfamiliare. Io le ò toccate\nindugiandovi le dita\ncon un' infinita\ncaldura d'intenerimento\nnel seno. C' era la gonna\nimpudicamente riversa,\ne il corsage che odora di donna,\ncon le impronte della tua pelle.\nC' erano pure quelle\ndue sottane di taffetà, nera\ne rosa, che ad ogni tuo passo\nàn quel sommesso fruscio\nche mi desta un brividìo\ndelizioso ed è come\nun voluttuoso sussuro.\nE c' era quel tuo scialle azzurro\nin cui la prima volta ti vidi.\nParea che tutto dicesse il tuo nome,\navesse in sè quasi l'immagine\ndell'anima tua. Le baciai\n(non sorridere) con un' ebbrezza\ngrande ed ognuna ebbe una carezza\ndi seta per le mie gote.\nNon sorridere.... — Allora io pensai\nche quelle stoffe animate\nda te, quei veli eleganti\nin cui tu mi appari più bella,\nio l'amo quanto la buona\ntua tenerezza, quanto\nl'arguto tuo spirito, forse\nanche quanto la tua stessa persona..."}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.5", "debut_caractere": 2412, "fin_caractere_exclue": 3633, "texte": "L'INERME\nFrancesco Riso, ferito, legato,\nbuttato sur una carretta\nove i birri lo portavano\na la Vicaria,\nstava muto e aggrondato\ne la sua coscia spezzata fissava,\nsu i cui grumi di sangue\nqualche mosca ingorda ronzava.\nRaccomandava mentalmente l'anima\nsua a Gesù, a Giuseppe e a Maria.\nProcedevano ai due lati\ndel carro i ceffi arrossati\ndal recente ardore,\ndella breve e furiosa battaglia.\nOgni tanto gli ghignavano\ncontumelie e bestemmie: «Canaglia!\n— Sei fritto! — Ti faremo a pezzi...\n— Te prima e poi gli altri briganti!...»\nEd egli sdegnava\nguardar la sbirresca imbriacaglia.\n« Chi t'aiuta ora qui? Garibaldi?\nlo scugnizzo del re Piemontese?\nLadri tutti ! » — Egli tutti saettava\ncoi larghi suoi occhi i ribaldi\nbalbettando: «Viva l'Italia!»\nLo punzecchia con un pugnale\nSorrentino: «Giovanni Riso,\ntuo padre, bisogna che muoia\nse non sveli i nomi de ' tuoi.\nE tua madre, quella gran troia. . »\nEgli balza, sputandogli in viso.\nCon un pugno, quel lo ricaccia\ndisteso su la carretta\ne, supino così, lo schiaffeggia ;\nun altro gli appressa una lama a la faccia :\n« Se non vuoi eh' io ti mandi a l'inferno\nsubito, grida con me:\nviva il re ! » Ma con bocca di scherno\negli in risposta strombetta\nuna divina coreggia!..."}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.6", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2768, "texte": "L'AVO\nL'Avo antichissimo aveva\nuccisa una belva\ncon la prima arme, foggiata\nda le sue mani : una mazza\nfatta d'un ramo nodoso.\nCarico della preda, egli con l'èva\ncompagna andava sotto l'intricata\nombrìa d'una vastissima selva,\nd'onde sbucarono al fin su la riva\nd'un largo fiume profondo e spumoso\nov'era il forteto più rado.\nQuivi sostaron, fermati\nda V impossibile guado.\nDinanzi a sè, oltre l'acque,\naperto egli vide il cielo crepuscolare\nche il sole trascorso\nilluminava — e pareva un aereo mare\ndi fuoco. La donna ebbe il corpo\nignudo percorso\nda un brivido Ed egli allor giacque\n- pesto - con lei - stanca sul greto eguale\ne soffice della riva :\nnella notte che saliva\nla tenebra fu loro coltre,\nla selvaggia verzura guanciale.\nGiacquero — premio a lotta diurna.\nE lì, nella febbre d'amore,\ncon la brancolante man rude\nei palpava la dolce persona\ndi lei, ed in un folle errore\nil talamo fatto di terra :\ntepide entrambe ed ignude.\nE allora, sotto la volta notturna,\nparve a lui nel momento gaudioso\nper quel grembo voluttuoso\ndi posseder tutta la Terra !\nPoi, non dormì. Troppe stelle\nammiccavan, guardandolo, in cielo.\nLa compagna, coperte le belle\nnudità soltanto dal velo\nfulvo dei copiosi capelli,\nora ansava col lieve respiro\ndel sonno, posando la testa\nsul villoso petto di lui.\nCorreva come un anelo\ne gigantesco sospiro\ntra le roveri della foresta.\nGiungeva ogni tanto dal fondo\ndei recessi fronzuti il barrito profondo\nd'un giovan mammuth in amore.\nSvolavan neri per il cielo a stormi\ncon acuto sussurro d'ali\nsquamose, dei sauri enormi.\nSbottava, con scoppio di bacio,\nil boccio gigante d'un fiore....\nAllora, tra il vasto concerto\ndi tutte le cose viventi,\nparve al solitario vegliante\ndi percepir tutti i palpiti\ne tutte le vite latenti\nnell'ombra : il piacer tumultuante\nancora nelle sue vene\ngl'ingigantì l'anima: intese\nd'un'inaudita forza tutte le sue fibre piene\nCome percosso da un vento\nimprovviso, ebbe un trasalimento\nimmenso. D'un tratto comprese\nche il tremolìo d'oro nei bui\nabissi del cielo,\ne le fiamme del trascorso giorno,\ne tutte le cose d'attorno\nvisibili o occulte, esistevano solo per lui!\nE allora che l'alba, ad uno\nad uno, cominciava a cancellare\ngli astri nell'arco men bruno\ndel firmamento, ei levossi gigante\nalto brandendo tremendo il gran ramo reciso.\nSvegliò con voce tonante\n— che gli echi biechi fe' raccapricciare —\nla compagna : divelse un gran tronco\na metà infranto dal fulmine,\nlo lanciò a l'acque,\nmontandolo insieme con lei,\nlo guidò tra le spume\nche lo sferzavano fino sul viso....\nE toccò l'altra riva, al fine.\nCon balzo giocondo\npremè la terra, ne prese due pugna\ne se ne intrise la fronte ed il petto.\nPoi mosse — fendendo securo le brume\nche ancora chiudean l'orizzonte —\na la conquista del Mondo S"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.7", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3370, "texte": "DROETTO\n— Affediddio ! — sclamò messer Droetto\nrivolto a i suoi compagni — scommettiamo\neh' io tocco il petto\na la bella sposina? —\n— Scommettiamo ! —\nE, detto fatto, con la man su l'elsa,\ncon fare da spavaldo, il bel guerriero\nsi parò innanzi\na la giovane coppia. — Enfant, avete\narmi addosso? Conviene\nche frughi ; permettete ? —\nMa la scommessa finì poco bene,\nnon per Droetto solo,\nnè pei compagni suoi che cadder tutti\ntrafìtti, nella gloria del Vespro\nscampanante festoso a Gesù\nresuscitato, ma più\nd'ogni altro per re Carlo cristianissimo\nche dopo qualche di bestemmiava\ni santi e la Madonna,\napprendendo che un soldataccio infame\ngli aveva fatto perdere il reame\nper le mammelle d'una bella donna!\n\nL'ORRORE\nDopo. Ella giacea semiviva\ndi languor sodisfatto, con gli occhi\nriversi, scomposta — rosea\nmassa di carne lasciva.\nEd io la guardavo, con l'animo\nvuoto,\nlontano e come incatenato\nda un vago orrore remoto.\nCosì noi, senza amarci, avevamo\nspasimato entrambi d'amore,\nsenza averci lasciato\nun po' di tenerezza nel cuore!\nNoi ritornavamo\nestranei. Io sentivo nell'aria\nuna soffocazione di covo\nignobile, un alito di violenza originaria.\nRavvisai nel mio infiacchimento\nla nobiltà della forza\nsottratta ad un qualche migliore\ned ignoto sentimento\nfuturo, a un palpito nuovo!\n\nL'EROE\nIo sono un ridicolo cencio,\ngonfio e tronfio d'orgoglio:\npiccolo eroe da scrittoio,\ndio di me stesso, su un soglio\ndi cartapesta. Ogni giorno\nmuto quello che voglio.\nPer divertirmi mi annoio.\nLa volgarità mi fa scorno,\nma vi diguazzo talora, perchè\nnon mi so appatar da la vita.\nMi sento in cuore un' anima infinita,\nma non lo confesso\nneppure a me stesso:\ngodo, anzi, farla piccina\nclamorosamente. Impossente\nnella povertà che mi diede\nla sorte, sto con un piede\nnell' umil bisogno, e con l'altro\nnella superfluità sopraffina.\nMa te invoco e maledico,\nRicchezza, sola regina\ndel mondo, deità governatrice\ndella fama, dell' onore, dell' amore :\ndi quanto fa quasi felice.\nSol te invoco e maledico !\nTi prego con animo anelo\nin fondo al mio cuore,\ne sotto la pioggia di cenere\ndell'inutilità diuturna,\ncon sghignazzata taciturna\nsquadro le fiche al tuo cielo !\n\nLETTERA dal BENADIR\nA PHPPINO PIAZZA\nDopo quarantasei giorni\nla breve lettera è giunta:\nrettangoletto di carta\nlieve di trenta parole.\nMi dice che ancor tu non torni\nda que' paesi del sole.\nE' azzurra : sul francobollo\ndigrigna le zanne un leone\nda la criniera rossiccia\ntutta arruffata nel collo.\nOdora un po' di monsone;\nodora di cento diverse persone\nche la toccarono, avanti\nche giungesse; odora di quanti\nlidi ed oceani percorse.\nA un angolo reca le impronte\ndi quattro denti e una macula. Forse\nl'ignudo somalo a cui\ntu l'affidasti per portarla fino\na la lontana posta — in una mano reggendo\nle guide del suo dromedario,\nl'arco e le frecce nell'altra — la strinse\nin bocca per tutto il cammino ;\nqualche goccia di sudor gli cadde sui\ncaratteri e un poco li stinse.\nPoi sostò sotto qualche centenario\nsicomoro; guardò, curioso,\ni segni sottili e — sgranando\nun pan di dura — socchiuse\ngli occhi a un pesante riposo,\nmentre la bestia, lì accanto,\nguardava il pian melanconica. Quando\nsi risvegliò, su la lettera\ntrovò una serpe adagiata,\ne il sol lo coceva, varcato\nl'ombrello frondoso...\nDopo, essa certo fu in mano\nd'un nostro nostalgico\nche il dovere costringe lontano,\nlaggiù. Egli lesse il bel nome"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.8", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3579, "texte": "d'un caro paese italiano\ne carezzò quella carta\nazzurra e piccola, come\nper, affidarle una parte\ndell'anima, un lieve sospiro\nche avrebbe alitato nell'aria\ndella patria... Sentì farsi molli\ngli occhi di pianto, sentì in cuore i tonfi\ndel timbro d'un compagno negro\nche applicava a le lettere i bolli\nnella stanzaccia solitaria.\nPoi essa, sul pachebotto,\ntraversò l'Oceano Indiano\nper raggiungere il prossimo porto\ninglese: sonnecchiavan, sotto\nil torrido sole malsano,\ngli ufficialetti in bianca\ndivisa... qualche cormorano\nspianava il suo volo lento\nsu l'onde; una procellaria stanca\ncrocidò sul pennone di gabbia;\nla bandiera starnazzava al vento.\nDa la fragile italica nave\npassò in un capace vascello\nattivo di marinai, grave\ndi mercanzie ingoiate da terra\nasiaca, imperioso, bello,\nirraggiato dal sole che sfolgora\nsu i vessilli dell' Inghilterra.\nMani che avevan toccato\nl'oro e il tabacco e le salse\ngomene, la buttarono nel fondo\nd'una stiva che aveva portato\ntutti i prodotti del mondo.\nE poi sul prigioniero Mar Rosso\nfu la tempesta. Commosso\nda Faliseo, il gran fiume\nmarino schiaffeggiò, palleggiò\nla gran nave, l'avvolse di brume,\nla scaraventò con violenza\ncontro il canale, la tenne\nimmobile a l'ancoraggio,\nstremata dal suo furor selvaggio,\nfra una gran selva d'antenne...\nDopo quarantasei giorni\nla breve lettera è or giunta:\nrettangoletto di carta\nlieve di trenta parole.\nMi dice che ancor tu non torni\nda que' paesi del sole.\nMi dice che ancor tu rimani\nnomade sui roventi piani\nequatoriali, che ancora ti vuoi\nsaziare della barbarie\nstupenda che sognammo insieme...\nOra tu sei uno di quegli eroi\nche l'anima nostra inseguiva\nin rievocazioni sublimi...\nForse il tuo cuore non freme\nche d'esultanza quando odi gli alligatori\nle notti miular su la riva\ndel Giuba e vien da la folta\nforesta, tonando, una voce\ndi belva... Vedrai qualche volta,\nforse, spingendoti ancor più lontano,\nove il desiderio ti chiama,\nin un notturno cielo novello spuntare dal piano\ndell' ocean, come un labaro, la Croce\ndel Sud, bussola a Vasco de Gama!\nRisalirai corsi di fiumi, vasti\ncome mari, valicherai montagne\nchiomate di fiamme,\ninseguirai i leopardi e le damme...\nE nei meriggi affocati, ansimante\nsotto la convessa tenda,\ntu ti distenderai nudo sul suolo\nnudo; e con tutti i tuoi casti\nsensi possederai la terra calda\ne feconda, la terra tremenda\ne benefica, come un'amante\nimmensa...\nE in tutte cose, fratello mio, pensa\na me: godi, possiedi, racchiudi\nnell'anima amplissima messe\ndi vita pure per quello\nche a un cuore fatto a le istesse\ngioie, che à nel cervello\nun'altra eroica visione d'un mondo,\ne invece qui vive, costretto\na un sacrifizio infecondo,\na inseguir sempre un progetto\nmediocre o ad amare\npiccole donne con festa\ndi rime inutili, mentre il suo vano\ndesiderio lo scaglia verso l'ignoto lontano,\ncome un albatro nella tempesta!\n\nCAPRICCIO a la CELLINI\nPiccola, nelle tue membra\ngiovani e nervosamente\nelastiche, vedi, mi sembra\ndi ravvisare il bel fiore\nfeminile, che un giorno m'apparve\nin un sogno pagano d'amore.\nSuscitata in me da chi sa\nquale magico capolavoro,\ntu m'appari or come modella\nideale per uno scultore\nche plasmi l'eternità\nnel suo marmo, tanto sei bella\ned in ogni tua parte armoniosa.\nSì che, far opera d'arte\ngrande e divina,\nbasta a me copiarti, o bambina.\nS'io fossi un orafo, come\nBenvenuto — così eretico e perverso —\nnon vorrei per la mia religione\nche batter nell'oro due coppe\nmodellate su la perfetta\ncurva delle tue poppe\n— una pel sangue ed una per le lagrime —\ne, foggiata sul tuo grembo,\nuna conca per l'acqua benedetta."}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.9", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2029, "texte": "LO SCEMO\nEi sentiva una grande dolcezza\nnelle cose : ma più nel sole\nd5 autunno, quando passava a traverso\nnuvole torbide, come\naeree dita d'oro,\nper posargli una tepida carezza\nsovra le chiome.\nTutte le piccole cose egli amava,\nanche; ed a certe parole\narmoniose ed ignote\nsorridea, come a una musica blanda.\nOgni volta che guardava\nsua madre egli sentiva disfarsi di tenerezza\ne le lagrime giù per le gote\ngli scendeano... balbettava\nin suon rauco una domanda\ninaudita e rimaneva estatico\ncon la grossa bocca socchiusa,\nda cui pendeva un lucido\nfilo di bava...\nEgli era felice di tante\nbontà umili : dell' acqua eguale,\ndegl'insetti che lasciava passeggiare\nsul suo viso, delle piante\nfiorite.... Ma d'una cosa sola egli aveva paura:\ned era la sua finestra\naperta su la notte scura\ne punteggiata di fuochi\nminacciosi.... Per questo morì\ndisperato, accennando in vano,\ncon balbettii fiochi\nche nemmeno sua madre capì,\na quell' ingoiante vano\nspalancato su la notte estiva\nche tremendamente l'attraeva in grembo al suo nero\nmistero.....\n\nIL NUOVO\nQualcosa, qualcosa, qualunque essa sia :\nun fiore nuovo, un profumo\nnuovo, una nuova armonia,.\nun palpito mai sentito,\nun dolore terribile, una gioia\nomicida, un fatto strano\nch'empia d'orror tutto il mondo....\nqualcosa, qualcosa che scacci la noia !\n(Un delitto sovrumano?)\nSì, sì, qualunque, per romper la monotonia\ndi questa vita chiusa\nfra le quattro pareti\ndella città, fra l'oscura\ncaligin del mondo, più piccolo delPanima mia!\nOh piccolo e come\nridicolo il tronfio pianeta disperso\nin un angolo dell'infinito\ngurgite dell'universo\n— mostruoso sbadiglio del Mister che ogni cosa rinserra !\nUniverso : terribile\nimmagine della noia,\neternità che non muta,\ne ch'io sento come un'informe\ncosa nella Sconosciuta\nannidata dentro il mio seno\nove riversa il perenne veleno.\nTentacoli di polpo, faccia\ndi donna, chioma di medusa,\ne oro e sangue, minaccia\ne lusinga, due mani che palleggiano torme\ndi stelle e fanno girare la Terra\ncome una trottola enorme!\n\nFederico De Maria."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c004", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c004", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "1", "image_debut": 3, "image_fin": 3, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.1", "titre_corps": "FEDERICO DE MARIA : e la sua opera poetica", "titre_sommaire": "FEDERICO DE MARIA : e la sua opera poetica", "signature_source": "U. 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7iel 1906, Canzoni rosse; nel 1907, In-\nterludio classico."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c006", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c006", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "2", "image_debut": 3, "image_fin": 4, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.3", "titre_corps": "MAGIA", "titre_sommaire": "MAGIA", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.3", "debut_caractere": 277, "fin_caractere_exclue": 1005, "texte": "MAGIA\nEcco, ad un gesto della fantasia\nio fiorisco la Terra di prodigi :\ndispando in fondo a i mari, su i fastigi\ndei monti, per i cieli, la magia.\nIo do tinte di porpora e di croco\nal vespertino cielo, quando in grembo\na l'orizzonte il sol cade fra un nembo\ntragico di caligini di fuoco.\nDo la liquida calma a le lucenti\nonde se sta bonaccia o alia greco;\nspumeggiando lo impazzo, ove con bieco\nfurore il suo turbo Aquilone avventi.\nSono il pittore d'ogni forma e d'ogni\nspirito: chiedo al cielo, ai campi, al mare,\na le fiamme i colori : i lievi sogni\nso in un visibil palpito fermare.\nA gli occhi miei risplende d'una luce\nrivelatrice ogni mistero arcano:\nla magia fino a coglier nel sovrano\nprato i fulgidi fiori mi conduce."}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.4", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1527, "texte": "Io vidi nuove terre galleggianti\nin lor pompa di verde sovra ignoti\npelaghi, pria ohe dai porti remoti\nvi drizzasser la barra i naviganti;\nsentii fremere i visceri fecondi\ndella Terra d'innumeri esultanze\nvitali e scorsi nelle lontananze\ninesplorate dello spazio, mondi\nsconosciuti vaganti, come sciami\naccesi, ghirlandando i fermi soli,\ndardi fluidi scoccar verso i richiami\ndegli astri ardenti i precipiti voli;\ned io li rivelai prima che il lento,\nspeculante pensier, con l'indefesso\ncalcolo, a l'uomo il tenebroso accesso\ndischiudesse dell'arduo firmamento.\nIo sento nella mia anima immensa\ncon un ritmo solenne o con squisito\nbrivido palpitare l'infinito,\ntutto che al mondo si sospira e pensa.\n10 discerno, fra l'ansie ed i tumulti\noceanici delle secolari\ngenerazioni e de le folle, i fari\na cui, traverso procelle ed insulti\ndel destino, si volgono — in eguale\nconato — sino da le più lontane\nspiagge brumose della storia, l'ale\ndelle comuni ambizioni umane.\nSon io colui che a gli ardimenti audaci\noffrì cieli più fulgidi e vi dette\n11 primo sospir nuovo, o giovinette,\ne la rivelatrice ansia dei baci.\nTutto il Cosmo non è che visione\nmia: pel divino afflato che si spande\nda me non luce verità più grande\ndella mia portentosa finzione.\nE così — artista, creatore, nume —\nalitando gli ardori dal mio petto\nsu l'argilla del nostro piccoletto\nmondo, ne traggo più ampio volume\ndi musiche, di forme e di colori,\nne rivelo gli spiriti profondi\ne, come al sol meravigliosi fiori,\nio fo sbocciare mille nuovi mondi !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c007", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c007", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "2", "page_fin": "2", "image_debut": 4, "image_fin": 4, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.4", "titre_corps": "DAME VÉROLE", "titre_sommaire": "DAME VÉROLE", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.4", "debut_caractere": 1529, "fin_caractere_exclue": 3881, "texte": "DAME VÉROLE\nMalata tu sei, oh tanto\nmalata! Attorno a i tuoi occhi\nsi, c'è un livido, come\nse tu avessi vegliato e anche pianto\ncento notti. Non ti reggi su i ginocchi\nche ti tremano talora\nquasi per improvvisa vertigine\nSei malata dell'infame\nmalattia dal terribile nome!...\nS'io ti passo la man tra i capelli\nfini, da i riflessi di rame,\nme ne rimane qualcuno ogni volta\nfra dito e dito. — Povera bambina\nstraziata! Baciami. No, non ribrezzo\ntu mi fai... che dici? che pensi?\nnon vedi con che gioia io ti carezzo,\nti bacio? E' vero, il tuo bieco male\nanche a me faceva terrore.\nMa, pria di te, mi appariva\ncome una faccia stravolta\nmascherata di lascivia\ne maculata sotto il belletto;\nmi appariva come un petto\ncavo e floscio e roseolato;\na gli occhi miei avea forma d'impura\namatrice, da le vene\ntorpidamente pulsanti d'infetta\nmarcia. E poi lo vedevo attraverso\nle contorti morti d'un'oscura\nfalange amorosa, attraverso\ncorpi sfasciati, ossa\ntarlate, muscoli sfatti:\nvedevo di sue piaghe butterato l'intero universo !\nMa tu... tu! come vuoi tu ch'io possa\nrespingerti ? Tu non sei quella,\nla Temuta, o dolente creatura!\nS'io ti guardo, fuor della stanchezza\nche ti vela le pupille, ed il pallore\nsoave eh'è un fascino, nulla\nd'infermo in te vedo.\nLa tua anima è ancor pura,\nla tua giovinezza ancor bella,\nil tuo cuore è mio — e mi sei\ncara: i germi che gemmano\nnelle tue fibre, più sacra\na la bontà ti fanno a gli occhi miei!\nCara! diletta! amante! sorella!\nAbbandònati a me: il mio grembo sarà la pia culla\ndel tuo spasimo: abbandònati sicura.\nNon c' è che un odio, una sola\nviolenza nel sentimento\nche tu m'ispiri : la visione\nd'un1 ora del tuo passato —\nun'ora d'amplesso furente\ndel Fatai che con una parola\ndolce e un bacio di tradimento\neffondeva in te, innocente,\nil rancore del suo sangue avvelenato.\n10 ti voglio, così — non importa!\nsaran sempre dolci l'ore\ndi questo nostro amore\nmalato! Oh, sarà più saporosa\nla gioia di cercar la divina\nvoluttà nel male mortale.\nTi voglio, e tu mutamente mi vuoi.\nTi prenderò come una sposa\nda un tragico altare.\nUn tuo bacio, lo so, può instillare\n11 veleno in me — ma che importa ?\nnon sei malata tu, che pur sei così giovinetta\ned ignara? Da domani,\nogni dì, spierò senza orrore\n— forse — se da le carni mie salde\nsboccerà, come un sinistro fiore,\nla pustola maledetta,\nfatai traccia del tuo amore!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c008", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c008", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "3", "page_fin": "3", "image_debut": 5, "image_fin": 5, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.5", "titre_corps": "MADAME DU BARRY", "titre_sommaire": "MADAME DU BARRY", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.5", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 1251, "texte": "MADAME DU BARRY\n— Ah, ah, madama s'imbelletta. Siamo\nin bizza, forse? Che cosa è accaduto?\nParlo con voi, signora. Son venuto\nin ora inopportuna?\nNo? Allora è una vera fortuna!\nMa temo che con questi\nnuvoloni per aria\nil diluvio che auguro\nal mondo dopo di noi,\nper me cominci da voi\ncon un poco gradito temporale.\nPer ripararmene accetto qualsiasi ombrello\nGiannetta, è così bello\nil vostro sole (chiamiamolo\nsole, per adular padre Febo),\nch'io voglio solo quello\ngodere, onde aver l'estro a governare.\nIo m'annoio — e mi sento tanto male !...\ni\nChe v ànno fatto? Al solito, un poeta\no qualche cortigiano impertinente?\nOh! cara, non è niente:\nè il caldo; li farò\nio star freschi a dovere —\na la Bastiglia ci ò le sorbettiere.\nDiscorriamo... Ma come? ancora\nquel foglio? No, signora: un tal decreto\nprovocherà altre parti della coppia\ncinedo — intellettuale\nD'alembert — Diderot.\ne qualche altro Contratto sociale\ndi quello squarquoio di Rousseau.\nParliamo d'altro, orsù...\nContessa, me ne vado\na cercar di distrarmi\naltrove... uh! uh!... che tosse\ninfame!... Cosa c'è su quella scranna?\nAh, profumi di Spagna,\nIo ne uso di rado...\n%\nSono eccellenti: lo diceva, parm:,\npure il sir di Grammont, l'altra sera....\nAuff! dà qui... firmerò. Ridi, Giovanna!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c009", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c009", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "3", "page_fin": "3", "image_debut": 5, "image_fin": 5, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.6", "titre_corps": "GUARDAROBA", "titre_sommaire": "GUARDAROBA", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.5", "debut_caractere": 1253, "fin_caractere_exclue": 2402, "texte": "GUARDAROBA\nTi voglio confessare una sciocchezza\nche l'amor tuo m'à ispirata,\no adorata.\nOggi, solo e non visto, ò sorpreso\nnella tua camera disordinata\nle tue vesti appese\na l'attaccapanni, o buttate\nqua e là, in pose strambe\nche mi ricordavano qualche\ntuo gesto, qualche tuo atteggiamento\nfamiliare. Io le ò toccate\nindugiandovi le dita\ncon un' infinita\ncaldura d'intenerimento\nnel seno. C' era la gonna\nimpudicamente riversa,\ne il corsage che odora di donna,\ncon le impronte della tua pelle.\nC' erano pure quelle\ndue sottane di taffetà, nera\ne rosa, che ad ogni tuo passo\nàn quel sommesso fruscio\nche mi desta un brividìo\ndelizioso ed è come\nun voluttuoso sussuro.\nE c' era quel tuo scialle azzurro\nin cui la prima volta ti vidi.\nParea che tutto dicesse il tuo nome,\navesse in sè quasi l'immagine\ndell'anima tua. Le baciai\n(non sorridere) con un' ebbrezza\ngrande ed ognuna ebbe una carezza\ndi seta per le mie gote.\nNon sorridere.... — Allora io pensai\nche quelle stoffe animate\nda te, quei veli eleganti\nin cui tu mi appari più bella,\nio l'amo quanto la buona\ntua tenerezza, quanto\nl'arguto tuo spirito, forse\nanche quanto la tua stessa persona..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c010", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c010", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "3", "page_fin": "3", "image_debut": 5, "image_fin": 5, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.7", "titre_corps": "L'INERME", "titre_sommaire": "L'INERME", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.5", "debut_caractere": 2412, "fin_caractere_exclue": 3633, "texte": "L'INERME\nFrancesco Riso, ferito, legato,\nbuttato sur una carretta\nove i birri lo portavano\na la Vicaria,\nstava muto e aggrondato\ne la sua coscia spezzata fissava,\nsu i cui grumi di sangue\nqualche mosca ingorda ronzava.\nRaccomandava mentalmente l'anima\nsua a Gesù, a Giuseppe e a Maria.\nProcedevano ai due lati\ndel carro i ceffi arrossati\ndal recente ardore,\ndella breve e furiosa battaglia.\nOgni tanto gli ghignavano\ncontumelie e bestemmie: «Canaglia!\n— Sei fritto! — Ti faremo a pezzi...\n— Te prima e poi gli altri briganti!...»\nEd egli sdegnava\nguardar la sbirresca imbriacaglia.\n« Chi t'aiuta ora qui? Garibaldi?\nlo scugnizzo del re Piemontese?\nLadri tutti ! » — Egli tutti saettava\ncoi larghi suoi occhi i ribaldi\nbalbettando: «Viva l'Italia!»\nLo punzecchia con un pugnale\nSorrentino: «Giovanni Riso,\ntuo padre, bisogna che muoia\nse non sveli i nomi de ' tuoi.\nE tua madre, quella gran troia. . »\nEgli balza, sputandogli in viso.\nCon un pugno, quel lo ricaccia\ndisteso su la carretta\ne, supino così, lo schiaffeggia ;\nun altro gli appressa una lama a la faccia :\n« Se non vuoi eh' io ti mandi a l'inferno\nsubito, grida con me:\nviva il re ! » Ma con bocca di scherno\negli in risposta strombetta\nuna divina coreggia!..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c011", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c011", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "4", "page_fin": "4", "image_debut": 6, "image_fin": 6, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.8", "titre_corps": "L'AVO", "titre_sommaire": "L'AVO", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.6", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2768, "texte": "L'AVO\nL'Avo antichissimo aveva\nuccisa una belva\ncon la prima arme, foggiata\nda le sue mani : una mazza\nfatta d'un ramo nodoso.\nCarico della preda, egli con l'èva\ncompagna andava sotto l'intricata\nombrìa d'una vastissima selva,\nd'onde sbucarono al fin su la riva\nd'un largo fiume profondo e spumoso\nov'era il forteto più rado.\nQuivi sostaron, fermati\nda V impossibile guado.\nDinanzi a sè, oltre l'acque,\naperto egli vide il cielo crepuscolare\nche il sole trascorso\nilluminava — e pareva un aereo mare\ndi fuoco. La donna ebbe il corpo\nignudo percorso\nda un brivido Ed egli allor giacque\n- pesto - con lei - stanca sul greto eguale\ne soffice della riva :\nnella notte che saliva\nla tenebra fu loro coltre,\nla selvaggia verzura guanciale.\nGiacquero — premio a lotta diurna.\nE lì, nella febbre d'amore,\ncon la brancolante man rude\nei palpava la dolce persona\ndi lei, ed in un folle errore\nil talamo fatto di terra :\ntepide entrambe ed ignude.\nE allora, sotto la volta notturna,\nparve a lui nel momento gaudioso\nper quel grembo voluttuoso\ndi posseder tutta la Terra !\nPoi, non dormì. Troppe stelle\nammiccavan, guardandolo, in cielo.\nLa compagna, coperte le belle\nnudità soltanto dal velo\nfulvo dei copiosi capelli,\nora ansava col lieve respiro\ndel sonno, posando la testa\nsul villoso petto di lui.\nCorreva come un anelo\ne gigantesco sospiro\ntra le roveri della foresta.\nGiungeva ogni tanto dal fondo\ndei recessi fronzuti il barrito profondo\nd'un giovan mammuth in amore.\nSvolavan neri per il cielo a stormi\ncon acuto sussurro d'ali\nsquamose, dei sauri enormi.\nSbottava, con scoppio di bacio,\nil boccio gigante d'un fiore....\nAllora, tra il vasto concerto\ndi tutte le cose viventi,\nparve al solitario vegliante\ndi percepir tutti i palpiti\ne tutte le vite latenti\nnell'ombra : il piacer tumultuante\nancora nelle sue vene\ngl'ingigantì l'anima: intese\nd'un'inaudita forza tutte le sue fibre piene\nCome percosso da un vento\nimprovviso, ebbe un trasalimento\nimmenso. D'un tratto comprese\nche il tremolìo d'oro nei bui\nabissi del cielo,\ne le fiamme del trascorso giorno,\ne tutte le cose d'attorno\nvisibili o occulte, esistevano solo per lui!\nE allora che l'alba, ad uno\nad uno, cominciava a cancellare\ngli astri nell'arco men bruno\ndel firmamento, ei levossi gigante\nalto brandendo tremendo il gran ramo reciso.\nSvegliò con voce tonante\n— che gli echi biechi fe' raccapricciare —\nla compagna : divelse un gran tronco\na metà infranto dal fulmine,\nlo lanciò a l'acque,\nmontandolo insieme con lei,\nlo guidò tra le spume\nche lo sferzavano fino sul viso....\nE toccò l'altra riva, al fine.\nCon balzo giocondo\npremè la terra, ne prese due pugna\ne se ne intrise la fronte ed il petto.\nPoi mosse — fendendo securo le brume\nche ancora chiudean l'orizzonte —\na la conquista del Mondo S"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c012", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c012", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "5", "page_fin": "5", "image_debut": 7, "image_fin": 7, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.9", "titre_corps": "DROETTO", "titre_sommaire": "DROETTO", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.7", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 713, "texte": "DROETTO\n— Affediddio ! — sclamò messer Droetto\nrivolto a i suoi compagni — scommettiamo\neh' io tocco il petto\na la bella sposina? —\n— Scommettiamo ! —\nE, detto fatto, con la man su l'elsa,\ncon fare da spavaldo, il bel guerriero\nsi parò innanzi\na la giovane coppia. — Enfant, avete\narmi addosso? Conviene\nche frughi ; permettete ? —\nMa la scommessa finì poco bene,\nnon per Droetto solo,\nnè pei compagni suoi che cadder tutti\ntrafìtti, nella gloria del Vespro\nscampanante festoso a Gesù\nresuscitato, ma più\nd'ogni altro per re Carlo cristianissimo\nche dopo qualche di bestemmiava\ni santi e la Madonna,\napprendendo che un soldataccio infame\ngli aveva fatto perdere il reame\nper le mammelle d'una bella donna!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c013", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c013", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "5", "page_fin": "5", "image_debut": 7, "image_fin": 7, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.10", "titre_corps": "L'ORRORE", "titre_sommaire": "L'ORRORE", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.7", "debut_caractere": 715, "fin_caractere_exclue": 1293, "texte": "L'ORRORE\nDopo. Ella giacea semiviva\ndi languor sodisfatto, con gli occhi\nriversi, scomposta — rosea\nmassa di carne lasciva.\nEd io la guardavo, con l'animo\nvuoto,\nlontano e come incatenato\nda un vago orrore remoto.\nCosì noi, senza amarci, avevamo\nspasimato entrambi d'amore,\nsenza averci lasciato\nun po' di tenerezza nel cuore!\nNoi ritornavamo\nestranei. Io sentivo nell'aria\nuna soffocazione di covo\nignobile, un alito di violenza originaria.\nRavvisai nel mio infiacchimento\nla nobiltà della forza\nsottratta ad un qualche migliore\ned ignoto sentimento\nfuturo, a un palpito nuovo!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c014", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c014", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "5", "page_fin": "5", "image_debut": 7, "image_fin": 7, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.11", "titre_corps": "L'EROE", "titre_sommaire": "L'EROE", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.7", "debut_caractere": 1295, "fin_caractere_exclue": 2161, "texte": "L'EROE\nIo sono un ridicolo cencio,\ngonfio e tronfio d'orgoglio:\npiccolo eroe da scrittoio,\ndio di me stesso, su un soglio\ndi cartapesta. Ogni giorno\nmuto quello che voglio.\nPer divertirmi mi annoio.\nLa volgarità mi fa scorno,\nma vi diguazzo talora, perchè\nnon mi so appatar da la vita.\nMi sento in cuore un' anima infinita,\nma non lo confesso\nneppure a me stesso:\ngodo, anzi, farla piccina\nclamorosamente. Impossente\nnella povertà che mi diede\nla sorte, sto con un piede\nnell' umil bisogno, e con l'altro\nnella superfluità sopraffina.\nMa te invoco e maledico,\nRicchezza, sola regina\ndel mondo, deità governatrice\ndella fama, dell' onore, dell' amore :\ndi quanto fa quasi felice.\nSol te invoco e maledico !\nTi prego con animo anelo\nin fondo al mio cuore,\ne sotto la pioggia di cenere\ndell'inutilità diuturna,\ncon sghignazzata taciturna\nsquadro le fiche al tuo cielo !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c015", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c015", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "5", "page_fin": "6", "image_debut": 7, "image_fin": 8, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.12", "titre_corps": "LETTERA dal BENADIR : A PEPPINO PIAZZA", "titre_sommaire": "LETTERA dal BENADIR : A PEPPINO PIAZZA", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.7", "debut_caractere": 2163, "fin_caractere_exclue": 3370, "texte": "LETTERA dal BENADIR\nA PHPPINO PIAZZA\nDopo quarantasei giorni\nla breve lettera è giunta:\nrettangoletto di carta\nlieve di trenta parole.\nMi dice che ancor tu non torni\nda que' paesi del sole.\nE' azzurra : sul francobollo\ndigrigna le zanne un leone\nda la criniera rossiccia\ntutta arruffata nel collo.\nOdora un po' di monsone;\nodora di cento diverse persone\nche la toccarono, avanti\nche giungesse; odora di quanti\nlidi ed oceani percorse.\nA un angolo reca le impronte\ndi quattro denti e una macula. Forse\nl'ignudo somalo a cui\ntu l'affidasti per portarla fino\na la lontana posta — in una mano reggendo\nle guide del suo dromedario,\nl'arco e le frecce nell'altra — la strinse\nin bocca per tutto il cammino ;\nqualche goccia di sudor gli cadde sui\ncaratteri e un poco li stinse.\nPoi sostò sotto qualche centenario\nsicomoro; guardò, curioso,\ni segni sottili e — sgranando\nun pan di dura — socchiuse\ngli occhi a un pesante riposo,\nmentre la bestia, lì accanto,\nguardava il pian melanconica. Quando\nsi risvegliò, su la lettera\ntrovò una serpe adagiata,\ne il sol lo coceva, varcato\nl'ombrello frondoso...\nDopo, essa certo fu in mano\nd'un nostro nostalgico\nche il dovere costringe lontano,\nlaggiù. Egli lesse il bel nome"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.8", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2854, "texte": "d'un caro paese italiano\ne carezzò quella carta\nazzurra e piccola, come\nper, affidarle una parte\ndell'anima, un lieve sospiro\nche avrebbe alitato nell'aria\ndella patria... Sentì farsi molli\ngli occhi di pianto, sentì in cuore i tonfi\ndel timbro d'un compagno negro\nche applicava a le lettere i bolli\nnella stanzaccia solitaria.\nPoi essa, sul pachebotto,\ntraversò l'Oceano Indiano\nper raggiungere il prossimo porto\ninglese: sonnecchiavan, sotto\nil torrido sole malsano,\ngli ufficialetti in bianca\ndivisa... qualche cormorano\nspianava il suo volo lento\nsu l'onde; una procellaria stanca\ncrocidò sul pennone di gabbia;\nla bandiera starnazzava al vento.\nDa la fragile italica nave\npassò in un capace vascello\nattivo di marinai, grave\ndi mercanzie ingoiate da terra\nasiaca, imperioso, bello,\nirraggiato dal sole che sfolgora\nsu i vessilli dell' Inghilterra.\nMani che avevan toccato\nl'oro e il tabacco e le salse\ngomene, la buttarono nel fondo\nd'una stiva che aveva portato\ntutti i prodotti del mondo.\nE poi sul prigioniero Mar Rosso\nfu la tempesta. Commosso\nda Faliseo, il gran fiume\nmarino schiaffeggiò, palleggiò\nla gran nave, l'avvolse di brume,\nla scaraventò con violenza\ncontro il canale, la tenne\nimmobile a l'ancoraggio,\nstremata dal suo furor selvaggio,\nfra una gran selva d'antenne...\nDopo quarantasei giorni\nla breve lettera è or giunta:\nrettangoletto di carta\nlieve di trenta parole.\nMi dice che ancor tu non torni\nda que' paesi del sole.\nMi dice che ancor tu rimani\nnomade sui roventi piani\nequatoriali, che ancora ti vuoi\nsaziare della barbarie\nstupenda che sognammo insieme...\nOra tu sei uno di quegli eroi\nche l'anima nostra inseguiva\nin rievocazioni sublimi...\nForse il tuo cuore non freme\nche d'esultanza quando odi gli alligatori\nle notti miular su la riva\ndel Giuba e vien da la folta\nforesta, tonando, una voce\ndi belva... Vedrai qualche volta,\nforse, spingendoti ancor più lontano,\nove il desiderio ti chiama,\nin un notturno cielo novello spuntare dal piano\ndell' ocean, come un labaro, la Croce\ndel Sud, bussola a Vasco de Gama!\nRisalirai corsi di fiumi, vasti\ncome mari, valicherai montagne\nchiomate di fiamme,\ninseguirai i leopardi e le damme...\nE nei meriggi affocati, ansimante\nsotto la convessa tenda,\ntu ti distenderai nudo sul suolo\nnudo; e con tutti i tuoi casti\nsensi possederai la terra calda\ne feconda, la terra tremenda\ne benefica, come un'amante\nimmensa...\nE in tutte cose, fratello mio, pensa\na me: godi, possiedi, racchiudi\nnell'anima amplissima messe\ndi vita pure per quello\nche a un cuore fatto a le istesse\ngioie, che à nel cervello\nun'altra eroica visione d'un mondo,\ne invece qui vive, costretto\na un sacrifizio infecondo,\na inseguir sempre un progetto\nmediocre o ad amare\npiccole donne con festa\ndi rime inutili, mentre il suo vano\ndesiderio lo scaglia verso l'ignoto lontano,\ncome un albatro nella tempesta!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c016", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c016", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "6", "page_fin": "6", "image_debut": 8, "image_fin": 8, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.13", "titre_corps": "CAPRICCIO a la CELLINI", "titre_sommaire": "CAPRICCIO a la CELLINI", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.8", "debut_caractere": 2856, "fin_caractere_exclue": 3579, "texte": "CAPRICCIO a la CELLINI\nPiccola, nelle tue membra\ngiovani e nervosamente\nelastiche, vedi, mi sembra\ndi ravvisare il bel fiore\nfeminile, che un giorno m'apparve\nin un sogno pagano d'amore.\nSuscitata in me da chi sa\nquale magico capolavoro,\ntu m'appari or come modella\nideale per uno scultore\nche plasmi l'eternità\nnel suo marmo, tanto sei bella\ned in ogni tua parte armoniosa.\nSì che, far opera d'arte\ngrande e divina,\nbasta a me copiarti, o bambina.\nS'io fossi un orafo, come\nBenvenuto — così eretico e perverso —\nnon vorrei per la mia religione\nche batter nell'oro due coppe\nmodellate su la perfetta\ncurva delle tue poppe\n— una pel sangue ed una per le lagrime —\ne, foggiata sul tuo grembo,\nuna conca per l'acqua benedetta."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c017", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c017", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "7", "page_fin": "7", "image_debut": 9, "image_fin": 9, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.14", "titre_corps": "LO SCEMO", "titre_sommaire": "LO SCEMO", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.9", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1044, "texte": "LO SCEMO\nEi sentiva una grande dolcezza\nnelle cose : ma più nel sole\nd5 autunno, quando passava a traverso\nnuvole torbide, come\naeree dita d'oro,\nper posargli una tepida carezza\nsovra le chiome.\nTutte le piccole cose egli amava,\nanche; ed a certe parole\narmoniose ed ignote\nsorridea, come a una musica blanda.\nOgni volta che guardava\nsua madre egli sentiva disfarsi di tenerezza\ne le lagrime giù per le gote\ngli scendeano... balbettava\nin suon rauco una domanda\ninaudita e rimaneva estatico\ncon la grossa bocca socchiusa,\nda cui pendeva un lucido\nfilo di bava...\nEgli era felice di tante\nbontà umili : dell' acqua eguale,\ndegl'insetti che lasciava passeggiare\nsul suo viso, delle piante\nfiorite.... Ma d'una cosa sola egli aveva paura:\ned era la sua finestra\naperta su la notte scura\ne punteggiata di fuochi\nminacciosi.... Per questo morì\ndisperato, accennando in vano,\ncon balbettii fiochi\nche nemmeno sua madre capì,\na quell' ingoiante vano\nspalancato su la notte estiva\nche tremendamente l'attraeva in grembo al suo nero\nmistero....."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c018", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c018", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "7", "page_fin": "7", "image_debut": 9, "image_fin": 9, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.3.15", "titre_corps": "IL NUOVO", "titre_sommaire": "IL NUOVO", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.9", "debut_caractere": 1046, "fin_caractere_exclue": 2009, "texte": "IL NUOVO\nQualcosa, qualcosa, qualunque essa sia :\nun fiore nuovo, un profumo\nnuovo, una nuova armonia,.\nun palpito mai sentito,\nun dolore terribile, una gioia\nomicida, un fatto strano\nch'empia d'orror tutto il mondo....\nqualcosa, qualcosa che scacci la noia !\n(Un delitto sovrumano?)\nSì, sì, qualunque, per romper la monotonia\ndi questa vita chiusa\nfra le quattro pareti\ndella città, fra l'oscura\ncaligin del mondo, più piccolo delPanima mia!\nOh piccolo e come\nridicolo il tronfio pianeta disperso\nin un angolo dell'infinito\ngurgite dell'universo\n— mostruoso sbadiglio del Mister che ogni cosa rinserra !\nUniverso : terribile\nimmagine della noia,\neternità che non muta,\ne ch'io sento come un'informe\ncosa nella Sconosciuta\nannidata dentro il mio seno\nove riversa il perenne veleno.\nTentacoli di polpo, faccia\ndi donna, chioma di medusa,\ne oro e sangue, minaccia\ne lusinga, due mani che palleggiano torme\ndi stelle e fanno girare la Terra\ncome una trottola enorme!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c019", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c019", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "8", "page_fin": "10", "image_debut": 10, "image_fin": 12, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.4", "titre_corps": "LOUIS LE CARDONNEL", "titre_sommaire": "LOUIS LE CARDONNEL", "signature_source": "G. P. Lucini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.10", "debut_caractere": 32, "fin_caractere_exclue": 1617, "texte": "LOUIS LE CARDONNEL\n\nNegli anni fervidi e turbolenti, del Simbolismo a Pa-\nrigi, visse con Emmanuel Signoret — ricco di una tale\nprecoce maturità d'idee e di forme da sorpassare il suo\ntempo, come un classico ed un avvenirista insieme e\nda morirne per mancanza della gloria cui aveva diritto\ne che gli negarono — Louis Le Cardonnel, un altro bel-\nlissimo carattere di sincerità poetica, trapassato coi morti\nDubus ed Aurier, perchè, insinua Adolphe Retté, si è\nfatto prete.\n! Ad ascoltare questa lingua maledica ed elegantis-\nsima, che si compiace di variare il tono alla propria\nletteratura mutando i pimenti, e passando dal paganesimo\nfescennante all'ascetismo, per grazia ricevuta, col barel-\nlarsi dai XIII Idylles diaboliques al recentissimo Du\nDiable à TDieu ; a lasciargli susurrare le curiose e sa-\nporite indiscrezioni, fino dal tempo delle Revues jeunes,\nLe Cardonnel aveva proclamato la necessità di una\ncrociata per ridonare al Papa li Stati della Chiesa soste-\nnendone li argomenti con voce dogmatica e nasale di\ndomenicano al sermone, come aveva accampato la possi-\nbilità di conciliare le pratiche del cattolicismo coi fervori\ndi un puro amore, Beatrice o Laura, petrarcheggianti\nal modo di Ronsard. — Interruttivi scrupoli lo flagella-\nvano nella compagnia di que' reprobi giovani e schia-\nmazzatori : « Per purificarmi de' peccati commessi con\nvoi, bisogna che mi umilii ai piedi del mio confessore :\nho bisogno di mondarmi la coscienza inzaccherata dal\nvostro contatto. » Di questo passo, cantando i suoi versi\nperfetti e dolcissimi, s'avviava, per Roma, verso la ton-"}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.11", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4457, "texte": "sura ; e da Roma tornò vicario di una parrocchia di Pro-\nvenza, dalla quale volle poi rivedere la pace d'Assisi\ne goderla, fermandovisi, porto desiderato e trovato, nel\nsuo errare per la turbolenta mondanità.\n« Exaltant la Beauté d' une brillante lèvre\nAu milieu de nos temps vulgaires, plein d'ennui\nIl fixait, d'une main où palpitait la fièvre,\nLes rythmes inconnus qui s' éveillaient en lui.\nA présent, le voilà seul dans la foule humaine,\nOù la souffrance ràle avec la volupté :\nIl semble se méler au tourbillon que méne\nUn invisible Esprit, impur et révolté. »\nE l'opera ch'egli ne ha dato ed inchina, oggi, in\nestasi, alla croce del Cristo, in compenso della sua pre-\nsente umiltà, e secondo il consiglio del Retté, il\ncure de Franceora raccoglie e ne porge: dal\nprimo balbettar di strofa (1881) al verso massiccio e\npieno dell'altro jeri.\nLouis Le Cardonnel è poeta d'astrazione : non co-\nnosce il suo tempo, e la modernità gli è lontana quan-\nd'anche lo raggiunga a soffii vaghi e morbidi, gli risuona\nindecisa, come l'estremo risucchio, a giornate serene,\ndel suo oceano armoricano, sulla spiaggia tersa ed ap-\nparsa, nella fuga della vaporiera, a perdita di vista ; o\ncome l'ultima parola di un' eco tra i colonnati gotici e\nprofondi di una foresta abbaziale di pini. La sua poesia\nchiede che la folla cessi di gridare, non comprende il\nbisogno del muoversi e dell' agitarsi ; schiva il frastuono,\nma si diletta di un silenzio bianco, di una notte stellata,\ndi un chiaro di luna, per cui tra il fremito impercettibile\ndella pace grigia vengano le fantasime, nel deserto do-\nloroso dell'anima sua, a parlarsi e ad intendersi tra loro.\n« Sous le soleil pesant, la foule immense clame.\nAh! quand tombera, dur et stèrile, ce bruit?\nPourras-tu l'endormir cette rumeur, ó Nuit,\nPour que V àme, écoutant, n'entende plus que l'àme? »\nEcco perchè dà lode al Sonno, odia il tono e la\ngiocondità de' canti plebei e si rammarica che, pur\ntroppo, a traverso a' suoi sogni crollati, davanti l'inelut-\ntabile ragione della attualità, come vecchi edifizii malfermi\nal soffio vincitore dell' istante.\n« Un grand coq\nLancerà sa fanfare rauque à 1' heure rouge. «\nEcco perchè si raccoglie, e predilige le vecchie\ncittà italiane del silenzio, tra 1' altre, verso le quali ven-\ngono cercando l'amore e lo sfarzo e la gioja e la cru-\ndeltà esemplari tutti i poeti d'Europa ; e si fa nido in\nAssisi, patrocinato dalla santa leggenda francescana, tra\nl'ocra, il verde, i canneti frascheggianti del Trasimeno;\nnell? Umbria schietta e primitiva. Qui condecora le sue\nillusioni di poesia e di imagini, come il Fraticello che\nseppe aggiungere all'ascetismo cristiano la mistica sopra-\nvissuta del panteismo eterno.\nEcco, perchè al Canto funebre per Luigi di Baviera,\nre pazzo di magnificenza d'arte, espresso da lui in un\ndelirio trascendentale, tra l'ingiuria ad Estella traditrice\ne P affermazione di Cristo, gridandolo nudo, coperto di\ndalmatica e brandendo la croce, aggiunse li altri ad\nAlfredo Tennyson, poeta di Re Arturo, a Puvis de Cha-\nvanne, ad Alberto Samain, il seminatore di cenere, mi-\nstici ed ascetici del pari, coi quali l'animo suo s'inten-\ndeva ; e ripete il distico aureo nel Canto Platonico :\n« Incantatrice, en vous la pesante matière\nN'étouffe pas l'essor de la pensée altière. »\n« Éprise des sommets par toutes ses puissances\nVotre àme, s' monte aux pures Essences. »\nEra il tempo in cui pontificava Stanislas de Guaita,\ne Péladan insegnava Comment on devient Fèe; e passava\ncome un soffio demenziale di estetica eccentrico e para-\ndossale, e dentro tutti, anche i più forti, si erano sper-\nduti, per poco, cercandosi, a traverso le caligini e le\nbrevi ondate di fuoco delle rivolte; erano le crisi per le\nquali passarono il simbolismo, il carattere della gioventù\nfrancese, la poesia, temprandosi a vicenda ed alternando,\nricostituendosi in saldezza, sincerità fiera e libertà defi-\nnitiva. Louis Le Cardonnel, tutt'ora, vive questa sta-\ngione tramontata e lo attesta colle sue attitudini che i\nPoèmes ci mettono innanzi.\nTornateli a leggere scandendo a bassa voce. Voi\nvi accorgerete / Fioretti e le Canzoni di Feo Belcari\nsposate alle\nrime rare, ricche e care\nneo - platoniche del Poliziano e del Magnifico Lorenzo.\nIl quattrocento stilizzato e teneramente fiorito ri-\nsponde alla nostra andatura moderna, come una fontana\nspilla gorgogliando, tenuamente, all' estuare rumorosa di\nun fiume navigato dai Leviathan della marineria attuale. —"}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.12", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2789, "texte": "Egli confonde felicemente Platone, Cristo ed Orfeo come\nnelli affreschi ellenizzanti delle catacombe :\n« Car, chaste Conducteur, qu' on ne suit pas en vain,\nFils du Pére, vètu de la nature humaine\nC' est le divin Berger, e' est 1' Enchanteur divin,\nC' est le divin Orphée, humble et doux, qui les méne. »\nEgli ritorna a balbettare, sulla fede di Abdia, di\nGiacomo da Voragine, di Hroswita sassone le leggende\nauree, fantasiose, fanciullesche, sublimemente ridicole;\nS. Benedetto, la Trappa e la Certosa, per terminare nella\nArcadia con la poesia : A une qui va fair e ses voeux, ma-\ndrigaletto da abatino manierato e settecentesco. Ma ri-\nvedrà, nella Vallis Amantium, altre ombre dantesche meno\nfiere ed umiliate di castità, andare in volta, portate dal\nvento, soavi ed in estasi, meno formose e famose di\nPaolo e Francesca, espresse come in una luminosa tela\ndi Segantini, in mezzo ad un paesaggio verginale, dise-\ngnate e piatte, come le figure di Puvis de Chavanne,\ntipiche tra il prerafaellismo e l'improvvisazione: ma avrà\ntrovato a Parigi, nei torbidi della nevrastenia curiosa e\nperversa, una Estella, falsa nipote di Monsignor Affre\narcivescovo caduto nel '48 sulle barricate parigine, la\nquale Y avvelenava lentamente, ma con sicura dottrina\ndi liquori certosini e l'avrebbe avviato, sul gnosticismo\ndella Cabala e sui filtri dell'amore platonico, diritto\nverso la clinica di Charcot.\nCodesto sacerdote-poeta è un anacronismo illustre\ne magnifico : ammanta i suoi versi d'imagini rare e mu-\nsicali, evocatrici come gemme favoleggiate di misteri\ne ci comunica il mistero trasceso in poesia dell' anima\nsua: Mani e Fantasime accomuna, cattolico, perchè ri-\nmasto pagano, in fondo. Del suo tipo la moderna let-\nteratura Italiana non può opporgli che Corrado Govoni\npoeta - giovanetto, ignoto a torto, a me caro per le\nstesse ragioni d'arte; da me combattuto perla pessima\nfilosofia, che lo estrae dalla vita nostra a cui dobbiamo\nconcederci. Così, riprovo Louis Le Cardonneh che abdica\ne fugge, se si ostina a ripetere le vecchie incantagioni\ndel passato. Furono; non prevarranno più; non è pos-\nsibile che ritornino : quanto muore alla sera di un giorno\nannegato nel fango, stemperato dalle lagrime nostre e\ndal nostro sangue, sangue e lacrime da tutti versato,\nper dare alla ruota del tempo, colla morte, maggiore\nvelocità, non può più risorgere. Il Medioevo, i Mona-\nsteri, le Crociate, le Temporalità del prete di Roma si\nsono raccolte, memorie, nei musei del costume e del\npittoresco. Il Gallo audace, ribelle e vittorioso trombetta\nallegramente in faccia alle ore rosse di domani, ma si\nchina sulle cose defunte, le conserva e le bandisce ge-\nneroso, perchè innocue e belle. Per ciò amo la poesia di\nquest'Abate platonizzante, e ve lo dico candidamente.\n\nG. P. Lucini."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c020", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c020", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "8", "page_fin": "8", "image_debut": 10, "image_fin": 10, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.4.1", "titre_corps": "[Illustration sans titre]", "titre_sommaire": "[Illustration sans titre]", "signature_source": "U. 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Mockel, SainFPoFRoux, P. Claudel, J. Richepin, Henry Bataille, René Ghil, Auguste\nDorchain, Remy de Gourmont, Lucie Delarue=Mardrus,\nA. C. Swinburne, Arthur Symons, W. C. Yeats, Fred. Bowles, R, Dehmel, S. Rueda, E. Marquina,\nRuben Dario, Rapisardi, Stecchetti, Angiolo Orvieto, Francesco Pastonchi, E. A. Butti, Diego Angeli,\nRoberto Bracco, Francesco Gaeta, Di Giacomo, C.\nE. Moschino, D. Gnoli, Trilussa, G. 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Seule, j'entrai dans le mystère de la forèt.\nLe silence était profond. Je faisais craquer, sous mes pas,\nles branches tombées; ma robe trainante faisait bruire\nles mousses fraiches. Clairement retentissait le bruit de\nmes sanglots.\nDans l'air immobile une brise monta. Je m'arrètai.\nDes voix s'élevèrent:\n« Toi qui erres sur des routes poudreuses, fille\nd'esclaves, pourquoi viens-tu troubler notre paix, à cette\nheure où les oiseaux métne son muets ? Courbée sous la\ndouleur, tu te couches à nos pieds, tu nous importunes\ndu rythme de tes soupirs. Qui es-tu, toi qui viens des\nroutes poudreuses, toi à qui le ciel est pesant et la\nterre odieuse? »\nJe frissonnai, car c'était l'àme des arbres qui me\nparlait. Dans l'ombre, je répondis:"}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.14", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2159, "texte": "« Je suis la Chercheuse, je vous aime ! Le matin,\ndans le soleil, vous rayonnez d'une splendeur telle que\nje tombe anéantie devant vous. Vous ètes moins éblouis-\nsants à cette heure : peut-étre ètes-vous plus près des\nàmes humaines? Je suis la Chercheuse qui vous aime.\nje veux me perdre en vous ! »\nTout demeurait muet. Je criai :\n« Grands arbres, écoutez-moi ; parlez ! Chaque joie\nnous quitte. Nous n'avons de bonheur qu'avec Taffreuse\nattente de la voir disparaìtre. Oui ! c'est là toute la vie.\nQui nous consolerà? Nous perdons tout ce que nous\naimons. Qui nous consolerà? >\nAlors ils répondirent:\n« La fleur ne meurt que pour renaitre. Oh Beauté\nblessée, Beauté fragile, que veux-tu de nous? Que\npouvons-nous pour vous qui avez oublié la Pitié et la Ve-\nrité, qui ne vivez que de chair et de sang, qui craignez\nla Lumière, qui fuyez la Solitude? »\n« Je vivrai du travail qui console, de la justice pour\ntoute la nature. Je ne me nourrirai ni de chair, ni de sang,\nmais de la farine parfumée, du vin réconfortant et des\nfruits d'or des arbres. Je ne chargerai plus mes épaules\nde paroles et de valeurs étrangères, lourdes; je finirai\nla vie dans l'ombre... Yoyez: la douleur ne m'a point\nabaissée, elle m'a purifiée, elle me rapproche de vous.\nAccueillez-moi donc dans votre sérénité!... Oh! vous qui\npossédez, contenez et donnez le repos, vous qui vivez\ndepuis si longtemps, toujours renouvelés, n'ètes-vous pas\nla vie d'autrefois? la vie de l'avenir? FImmortelle vie?.,.\nN'ètes-vous pas l'Eternité? »\nUne fois encore, le bruit puissant et berceur s'eleva:\n« L/Univers écoute et répond. Un éternel dialogue\ns'établit entre la Nature et l'Ame. L'àme traduit, illu-\nmine ce que dit l'autre — ou bien, cette Nature, obscure,\nincomprise, devient comme si elle n'était point. Oh!\nBeauté blessée, Beauté fragile, ce soir, enfin, nous avons\ncueilli ton àme. Ce soir, tu rayonnes vraiment dans ta\npàleur, car tu es la Pensée pure. Ton esprit monte vers\nnos cimes divines, comme l'eau, que le soleil attire, monte\nvers lui. Tu te perds en nous; tes pieds n'effleurent plus\nla terre où tu marches ; on ri entend plus le bruit de\ntes pas... »\n\nJean Dornis."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c024", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c024", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "12", "page_fin": "12", "image_debut": 14, "image_fin": 14, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.7", "titre_corps": "{PubInfo}NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "titre_sommaire": "{PubInfo}NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.14", "debut_caractere": 2161, "fin_caractere_exclue": 2244, "texte": "INB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESIA ne pubiie que de i'inédit."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c025", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c025", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "13", "page_fin": "13", "image_debut": 15, "image_fin": 15, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.8", "titre_corps": "ÉPITHALAME D'UN MARIN", "titre_sommaire": "ÉPITHALAME D'UN MARIN", "signature_source": "Auguste Dorchain", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.15", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 808, "texte": "ÉPITHALAME\nD'UN MARIN\nAuguste Dorchain.\nJole au noble marin qui, sur les mers sereines,\nA su fermer son àme à l'appel des sirènes !\nJoie à la fiancée au doux sein palpitant\nQui sur le bord des flots le souhaite et l'attendi\nIl vient, et son navire enfle de blanches Voiles\nSur la foi de 1' amour, sur la foi des étoiles.\nSes yeux cherchent d' abord à l'horizon lointain\nCelle qui doit fixer l'ancre de son destin.\nBientót les vents heureux l'auront conduit près d'Elle ;\nQue ses bras presseront contre son coeur Adele.\nElle aura le délice, et pourtant la rougeur,\nDe sentir sous son front les battements d'un coeur.\nEt ce sera, dans la musique et la lumière,\nLa force jeune unie à la gràce première;\nComme, vers l'ile en fleurs d'un golfe harmonieux,\nL'hymen des flots et de la terre, sous les cieux."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c026", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c026", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "13", "page_fin": "13", "image_debut": 15, "image_fin": 15, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.9", "titre_corps": "NUIT D'ÉTOILES", "titre_sommaire": "NUIT D'ÉTOILES", "signature_source": "Fernand Gregh", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.15", "debut_caractere": 810, "fin_caractere_exclue": 1337, "texte": "NUIT D'ÉTOILES\nFernand Gregh.\nSur l'horizon hautes ou basses,\nFrólant leurs orbes qui s'évitent,\nLes calmes étoiles gravitent\nEn silence au fond des espaces.\nDans l'éther obscurément bleu\nOu leurs lueurs se disséminent,\nLes astres un à un culminent:\nEpars, on les voit peu à peu,\nSuivant la route coutumière,\nMonter au ciel, et redescendre,\nComme une radieuse cendre,\nCorame des gouttes de lumière...\nO perles que verse un grand vase\nFait d'un noir cristal azuré !\nO rythme paisible et sacre !\nO splendeur, ó mystére ! Extase !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c027", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c027", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "14", "page_fin": "14", "image_debut": 16, "image_fin": 16, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.10", "titre_corps": "DAS TISCHTUCH", "titre_sommaire": "DAS TISCHTUCH", "signature_source": "Giovanni Pascoli ; Benno Geiger", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.16", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1533, "texte": "DAS TISCHTUCH\nGiovanni Pascoli.\nTraduzione di Benno Geiger.\nSie sagten ihrr \"Liebes Kind,\ndu sollst immer dafùr sorgeri,\ndass du das Tischtuch ins Spind\nvon Abend zum nàchsten Morgen\nzuruckzutun nicht vergisst,\nwenn das Mahl beendet ist.\nPass auf: es kommen die Toten!\ndie blassen traurigen Toten.\nSie schlùpfen, sie keuchen stumm\nun ermùdet durch die Ritzen,\nbleiben um den Tisch herum\ndie ganze Nacht ùber sitzen,\nsitzen bis zum nàchsten Morgen,\ndas schwere Haupt voller Sorgen ;\nund man hòrt sie dennoch nicht\nunterm ausgelòschten Licht. ,,\nNun ist erwachsen die Kleine,\nbesorgt den Tisch und die Speise\ndas Haus, am Samstag die reine\nWàsche, nach hàuslicher Weise:\nsie hausfraut an alien Ecken,\nvergisst aber abzudecken ;\nlàsst, dass die Toten, die frommen,\narmseligen Toten kommen.\nO welch rabenschwarze Nacht,\nvon Wind und Wasser durchnàsst!\nsie weiss nicht, dass unbedacht\nsie sie hineinschlùpfen làsst;\nwo sie bis zum nàchsten Morgen,\num den Tisch herum, verborgen.\nsich nach ihrem Leben sehnen,\nauf die Hand die Hàupter lehnen.\nDie ganze Nacht ùber denken\nsie sich ins Leben hinein,\nund ihre Blicke versenken\nsich Starr in die Bròselein:\nda sie zu gedenken wàhnen,\nschliirfen sie bittere Trànen.\nAch, es erinnern die Toten\nsich nimmer, die teuren Toten !\n\" Sind diese Brocken nicht Brot.\ndas wir beisammen gegessen?....\nDies nicht das Tuch, weiss und rot\ngewùrfelt, dran wir gesessen?....\nWas dies hier?.... Ach, diese scheinen,\nso die meinen wie die deinen.\nzwei bittre zu sein, im Wàhnen,\nherabgefallene Trànen. ,,"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c028", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c028", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "15", "page_fin": "15", "image_debut": 17, "image_fin": 17, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.11", "titre_corps": "POUR L'OMBRE DE BŒCKLIN", "titre_sommaire": "POUR L'OMBRE DE BŒCKLIN", "signature_source": "John-Antoine Nau", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.17", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1050, "texte": "POUR L'OMBRE DE BŒCKLIN\nJohn=Antoine Nau.\nDes branchages légers résillent l'air gris-bleu ;\nLes feuilles sont d'un vert mourant poudré de cendre.\nTout prés, la mer flambante est smaragdine ; - il pleut\nDes pétales très longs et flous d'un rose tendre.\nDes grottes de nuit mauve élancés, les Tritons\nBattent l'argent mousseux des crètes d'eau fluides;\nLeurs corps bruns et luisants s'ornent de lourds festons\nD'algues. — Pàles blondeurs, voguent des Nérei'des,\nLeurs voiles opalins gonflés au vent. - Là-haut,\nOn dirait qu' un rocher pleure des larmes claires,\nDes larmes de eristai, tintantes dans le flot,\nSous l'éblouissement des paillettes solaires.\nMais tout bouillonne... Un char sombre, comme emporté\nPar l'élan furibond des cavales marines\nEntraìne un dieu tout fauve et noir, dans 1' àpreté\nCoupante des embruns des tornades salines.\nL'idylle est aux abois : Les Tritons, pantelants,\nPlongent au gouffre glauque ; et les belles, groupées,\nS'éparpillant au loin sur le flots scintillants,\nFlottent lugubrement comme des fleurs coupées."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c029", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c029", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "16", "page_fin": "17", "image_debut": 18, "image_fin": 19, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.12", "titre_corps": "MON CŒUR CHANTA : (FRAGMENT DE \"LA VILLE CHARNELLE\")", "titre_sommaire": "MON CŒUR CHANTA : (FRAGMENT DE \"LA VILLE CHARNELLE\")", "signature_source": "F. T. Marinetti", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.18", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2320, "texte": "MON CŒUR CHANTA....\n\n(FRAGMENT DE \"LA\n« A quoi bon s'acharner sur la mer turbulente,\nvirant vers la promesse illusoire des caps?\nC'est ici I c'est ici Y ivresse des ivresses !\nC'est bien toi que je veux absorber d'un seul trait,\nVulve rose embaumée par l'haleine des Astres!\nVous pouvez haleter de rage et de dépit,\nje fais fi de vos longs hurlements de colère,\n6 galopants Simouns de mon ambition,\nqui piaffez lourdement sur le seuil de la ville !\nVous ne m'atteindrez plus malgré votre vitesse!\nVous ne franchirez pas les murailles charnelles!\nVous avez beau hennir; j'ai bouché mes oreilles !\nMieux encore, mes oreilles sont déjà assourdies\npar le rose murmure de sa voix souterraine,\ntels de frais coquillages qu'emplit le chant des mers.\nO rage de creuser ma tombe en sa chair bleue!\nOh! loin de toi, bien loin de toi, Soleil\nqui me guettes en plein ciel !\nCar j'entends sans te voir le bruit que font tes ailes\nfrappant aux parois du Zénith!\nJe ne crains plus la bouche de l'horizon glouton,\nqui voudrait m'avaler d'une seule lampée!\nO Soleil envieux, affolé de grandeurs,\nesclave travesti en l'absence du maitre,\nj'ai déjà oubliè tes grands gestes brutaux,\ntes regards et tes cris plus lourds que des marteaux.\nJe veux creuser ici ma fosse et mon berceau !\nVulve chantante, au frais glouglou de source vive,\noh ! la joie frétillante de reposer en toi,\ndans ton humidité chaude et fraìche à la fois !\nJe veux enfin tremper mon coeur dans ton odeur\nde rouille humide et de rose pourrie!\nReflets d'acier vaincu, troncons de glaive épars,\nfumant encore du sang qu'ont versé les héros\ntrucidés sur ton seuil et pour l'amour de toi !\nOh ! joie de te donner ma vie, mon sang, ma force,\net de prendre la tienne en un baiser sans fin !\nHéroisme du sang qui s'élance vers toi\néclaboussant de joie tes lévres chaudes\ncomme un jet d'eau pourpré par l'aurore vermeille!\nBonheur de se noyer dans ton imme'nsité\nillusoire et brulante,\nd'océan tropical, Vulve inondante,\nmignonne et si fragile, et pourtant\nplus vaste que mon àme en ce moment!...\nLe monde est aboli ! Le désir est tue !\nL'infini est comblé, puisque c'est toi le but !\nEt pourtant c'est si doux de te faire du mal,\nen te mordant comme un beau fruit,\npour te manger à pleine bouche,\npour boire les sanglots et les sursauts farouches\nde ta liquide volupté !"}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.19", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1124, "texte": "Tu vois bien : je me tords de délice et d'extase\ndans ton creux jaillissant et moelleux de source !\nJe veux creuser ton sable avec mes dents, mes doigts,\ntoujours plus bas, plus loin, jusqu'à d'imperscrutables\nprofondeurs, pour savoir\net trouver le filon de la joie,\nle filon merveilleux du bonheur métallique !\nMalheur à moi! Je sens le feu d'une blessure !\nC'est le Soleil qui m'a mordu à la cheville!\nOh! le chien enragéL.\nJe devrais m'endormir, la bouche sur ta bouche,\nVulve rose et sacrée, dont le sable est sucré,\net pourtant je me tords comme un serpent blessé\nqui voudrait rebondir de douleur, de désir\net d'espoir éternelL.\nMalheur à moi! malheur à moi! Car voici je me leve\net j'éloigne mon coeur et je pense déjà\nà votre joie sublime, vitraux dominateurs,\nvastes prunelles d'or, qui grandissez toujours\nparmi la parfumante retombée\ndes jardins suspendus !...\nHélas! Je pense à vous, vitraux qui reflétez\nsans fin, l'allure conquérante des soleils\net le pèlerinage des voiliers, toile au vent,\nque Ton voit de très haut, fìgés dans leur vitesse,\nsur le tressaillement de la nappe marine.\n\nF. T. Marinetti."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c030", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c030", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "17", "image_debut": 19, "image_fin": 19, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.13", "titre_corps": "LA TORRE", "titre_sommaire": "LA TORRE", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.19", "debut_caractere": 1126, "fin_caractere_exclue": 1627, "texte": "LA TORRE\nA GIOVANNI PAPINI.\nFlauto gigantesco di granito\nche imbocca il vento i giorni di tempesta,\ns'alza la torre del castel romito,\nnero spettro al confìn della foresta.\nE la sua secolare ombra notturna\ns'allunga sulla pancia sfecondata\nd' una vecchia palude taciturna,\ncome un' orribil trauma dilatata.\nEnormi vele flebili e scarlatte\ns'agitan verso 1' orizzonte muto\ncome dei fazzoletti per saluto.\nDovunque, sulla riva solitaria,\ncome gondole verdi, appestan l'aria\nmilioni di sirene putrefatte."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c031", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c031", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "17", "image_debut": 19, "image_fin": 19, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.14", "titre_corps": "NOIA", "titre_sommaire": "NOIA", "signature_source": "Corrado Govoni", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.19", "debut_caractere": 1629, "fin_caractere_exclue": 2123, "texte": "NOIA\nCorrado Govoni.\nVia! fiori sdolcinanti e cascamorti,\nrose, che dopo un'ora di delizia\nsapete di carogna e d'immondizia\ncome l'amore, e voi, verdastri aborti\ndegli gnomi, orchidèe mostruose,\nernie degli angeli fornicatori,\nmistici acquasantini degli odori,\ne gole di tarasche favolose.\nA me, nere bottiglie, sull' attenti\ncon i vostri sigilli rossi come\ntondi berretti di garibaldini !\nFate che sul suo seno io m'addormenti\nprima eh' io l'afferri per le chiome\ne col mio rasoio l'assassini."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c032", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c032", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "18", "page_fin": "18", "image_debut": 20, "image_fin": 20, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.15", "titre_corps": "I Pioppi d'argento", "titre_sommaire": "I Pioppi d'argento", "signature_source": "Corrado Govoni", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.20", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1358, "texte": "I Pioppi d'argento\nCorrado Govoni.\nA PAOLO BUZZI.\nOh quei pioppi d'argento\nche dolce e fresco sussurrio\nfan questa lunga sera\ndi tardiva primavera!\nSembra che sotto le finestre passi\nun terapeutico canale di mercurio,\nsembra l'interminabile scrosciare\nd' una fontana lunare\nche là nell'ombra fili quieta\nla sua conocchia luminosa di diamanti.\nE quel flauto lento\nche prova il suo dolore sonnolento\nnella lunga spirale degli acuti\ne fa pensare\nad una torre d'ebano rotonda\ncon aperture di finestre cupe,\nin piedi su una bianca rupe,\nin riva d'un sinistro mare\nche tenta d'incantare\ncon la sua tetra melopea profonda!\nCome un dolce arcipelago di neve\nle colombe si spargono sui tetti.\nLe rose spiran nei bicchieri\nsenza rimpianti o senza voglie\nliberando il lor spirito aulente\ndall' incomodo corpo delle foglie.\nMa 1' anima è floscia\ncome un cencio imbevuto di fiele;\nuna terribile angoscia\nla dilania con i suoi morsi di serpente.\nEd il cuore è malato: sanguina\nper una crudele ferita recente.\nMalgrado i dolci fiori\nche muoiono senza soffrire;\nmalgrado il flauto lento\nche accompagna il suo dolore\nsulla più alta finestra della sua torre\nper farlo guarire ;\nmalgrado i dolci pioppi d'argento\ntra cui scintilla come un ragnatelo\nmadreperlaceo la luna;\nmalgrado le dolci rovine di celo\nche mettono nel cuor dai tetti\nle candide valanghe delle colombe."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c033", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c033", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "19", "page_fin": "19", "image_debut": 21, "image_fin": 21, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.16", "titre_corps": "LE DÉSIR DÉCHIRANT", "titre_sommaire": "LE DÉSIR DÉCHIRANT", "signature_source": "Hélène Picard", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.21", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1999, "texte": "LE DÉSIR DÉCHIRANT\nHélène Picard.\nVouloir T amour... Ah! le vouloir\nPour tout son jour pour tout son soir,\nDe tout son coeur au désespoir,\nDe toute son àme qui craque\nDe tout son chant élégiaque,\nDe toute sa robe de Pàque....\nVouloir ramour... Ah! T approcher,\nEtre le feu de ce bucher,\nEtre la mer sur ce rocher,\nEtre debout sur cette cime,\nPencher son cou sur cet abìme...\nVouloir l'amour... Ah! jusqu'au crime...\nLe demander, le supplier,\nLe commander, le rudoyer,\nLe regarder, le tutoyer...\nLe vouloir par toute sa fièvre,\nLe vouloir sur toute sa lèvre,\nAh ! se saoùler de ce genièvre !\nA sa main chaude le vouloir,\nEtroitement, comme un gant noir.\nMordre ses poings... Ah! désespoir!...\nJamais cette ardeur ne dévie,\nToujours ce besoin me con vie,\nCela dure toute ma vie...\nAh! qui donc me délivrera?\nQuand donc ce désir crèvera\nComme un orage au Sahara,\nComme un cyclone sur le Tibre?\nQuand donc se rompra cette fibre?\nCar c'est lui, surtout, voyez-vous,\nPlus que mes seins, que mes genoux,\nQui se meurt de ce grand courroux.\nC'est lui qui veut l'amour quand-mème,\nC' est lui le chanteur de Bohème,\nLui qui pleure jusqu'au blasphème.\nQuand donc mon coeur sera-t-il libre?\nCar e' est lui, surtout, voyez-vous,\nC est lui T assoiffé, 1' affamé\nQui veut aimer, puis ètre aimé.\nAh! c'est le coeur toujours semé!...\nOn se guérit de tout, en somme,\nMais guérir quand mon coeur me somme v\nDe pleurer sur le coeur d'un homme !...\nNon, je ne puis... Werther, Rolla,\nQuand crierai-je: « Dieu ! te voilà!...\nCe n'est jamais Toi celui-là,\nCelui-ci... >\nVie infortuneé !\nOù donc est-il, ó destineé,\nL' amant de ma meilleure anneé?...\nO coeur maudit, ò coeur d'amour,\nToujours de souffrir c'est ton tour:\nDu jour au soir, du soir au jour...\nQue je te hais, mon bien celeste!...\nVat-en... Créve... ah! crève... Bat... Reste...\nPalpite... Non! meurs sous mon gestel...\nAh ! ce coeur triste, ce coeur fou\nQue ne puis je, comme un caillou,\nLe saisir, 1' arracher d'un coup\nEt le lancer je ne sais où !..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c034", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c034", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "20", "page_fin": "21", "image_debut": 22, "image_fin": 23, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.17", "titre_corps": "Versailles-aux-allégresses : (POÉME EN PROSE)", "titre_sommaire": "Versailles-aux-allégresses : (POÉME EN PROSE)", "signature_source": "Marcel Batilliat", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.22", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3600, "texte": "Versailles-aux-allégresses\n\nfPOÈME EN PROSE)\nUne cloche tinte longtemps, tinte et tinte encore,\ntrainant une petite plainte monotone et cassee comme\nun appel de béguines vers quelque office nocturne. Puis,\ndes gardes vocifèrent, et Tairain grave de 1 horloge laisse\ntomber majestueusement dix coups espacés.\nLes promeneurs du soir se hatent vers les grilles\nque Ton va clore. Les vieilles gens aux lourds souvenirs\net les vierges aux rèves inquiets, les oisifs et les attri-\nstés, ceux qui méditent et ceux qui aiment, confondent\nleurs pas dans le mème flot pressé. Puis, le bruit aes\nportes refermées se disperse dans le silence.\nAlors, il ne demeure plus dans le Pare énorme que\nles bronzes penchés sur les eaux et les marbres dresses\nautour des bosquets. La lune brille au ciel et luit vingt\nfois aux surfaces des bassins ; sa clarte coule sur le tapis\nbleui des pelouses, parsème d'opale la masse sombre des\nbranchages, prolonge jusqu'au mystere de 1 horizon le\nflamboiement argenté du Grand-Canal.\nDans r atmosphère qui leur convient, altière et douce,\nsereine et discrète, les déesses de marbré et les nymphes\nde bronze ne vont-elles point s'animer comme pour une\nfète de miracle et d'enchantement? La substance de leur\ncorps immortel frémit avec plus de séduction et de dou-\nceur que la chair des femmes adolescentes ; sous les pales\nrayons, leur pure blancheur s illumine ou leur tenebre\nse dévoile. Elles ont vu, durant cent et cent années, s'a-\ngiter autour d'elles les joies éphémères, les suprèmes\npassions et les tendres frivolités. Elles savent le Temps\nqui passe sans les atteindre, et l'ideal inaccessible des\nhumains qui aspire vers leur perfection sans jamais se\nsatisfaire ni se lasser ; elle savent que toute volupte re-\ncèle une prochaine douleur; — que la vie et le reve,\nTespoir et le souvenir s'enfuient ensemble, trop vite pour\nètre mieux qu' illusion et néant. Aussi, leurs beaux gestes\ntranquilles ne s'achèvent point, et leur calme sourire\ns'épanouit sans tout à fait se déclore, sur les visages\nbienheureux où nulle ride ne viendra jamais le souligner.\nPourtant, la subtile clarté les baigne et les penetre.\nLes unes se mirent aux reflets moirés des fontaines, les\nautres s'érigent parmi la majesté des terrasses, d' autres\nresplendissent à travers les balustres et les colonnades.\nDans la nuit légère de Y Ile de France, certaines perpé-\ntuent T essor enivré dont leurs modèles antiques saluerent\njadis la lumière sacrée de PHellade.\nLeurs jeux impassibles n'ont d'autre témoin qu un\nPalais-fantòme. Au grand pare magnifié de paleurs lu-\nnaires, les fètes royales, les fètes galantes ont cesse: et\nc'est maintenant la surhumaine apothéose de la splendeur,\ndu silence et de l'éternité.\nV été a couronné de neige ou d'écarlate les ra-\nmeaux des orangers séculaires et des grenadiers tors. De\ntout le pare panthée monte un parfum ardent, le mème\nparfum de délices qui autrefois exaltait les nuits de Le-\nsbos et d'Agrigente.\nLa brise francaise passe doucement sur les ardentes\nfloraisons. Dans ces lieux, le muse et la bergamote ont\nrégné parmi des gr àces apprètées ; puis, l'odeur des\nruines, acre et lourde, s'est appesantie. Aujourd hui, la\njeune senteur des très vieux orangers monte, souveraine,\ndominant celle des herbes fanées et celle des roses qui\nmeurent au Jardin du Roi.\nLe vent tiède s' alentit et s'attarde autour des mille\narbustes; il prend aux symboliques fleurs d'innocence\nleur parfum de tendre et impérieux désir. Embaumé, il\ncaresse les nymphes rieuses, fróle 1' eau assoupie des bas-\nsins, emplit de sa joie les voutes colossales des avenues."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.23", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1617, "texte": "Et Versailles, sous le charme estivai, frémit d'une\ninsouciante allégresse. Les grands arbres, doucement et\nsans fin, agitent leurs feuiilages, et les hannetons peu-\nplent r ombre de leurs vcls sonores. Les ramiers s'ébat-\ntent par couples aux vasques de la Colonnade, tandis que\nles libellules joignent autour des bassins leurs escarbou-\ncles bleues. Une vie exultante anime les larges quincon-\nces, les solennels bosquets et les charmilles délaissées :\nla naturò a repris le Pare de magnificence et d'orgueil.\nLa griserie du bel été, où tous les orangers, toutes\nles clématites et toutes les roses ont verse leurs délices,\nsemble s'adapter plus strictement aux prodiges des jar-\ndins que n'ont pu le faire les pompes royales. La-bas,\nTrianon en joie chante éperdument. Les sentiers sinueux\nne se souviennent plus d' avoir connu les caprices d' une\njeune reine, et les deux lacs rieurs n' ont point gardé en\nleur onde les sveltes images que naguère ils ont re-\nflétées.\nPourtant, à 1'heure prochaine où le soleil s'englou-\ntira derrière le char d' Apollon, tandis que les colombes\ncontinueront leur plainte amoureuse et que le parfum des\norangers s'exaspérera dans la lumière atténuée du soir,\nil planerà sur le plus beau pare du monde un recueille-\nment aussi auguste, aussi majestueux que lui-mème. Mais\ncette sérénité ne gardera en elle ni la nostalgie des siè-\ncles altiers, ni le deuil des beautés anciennes. Elle n'ap-\nporterà qu'espoir et allégresse : car elle sera pareille, sans\ndoute, à celle qui précédait les nuits de Lesbos et d'A-\ngrigente, au temps des nymphes et des dieux.\n\nMarcel Batilliat."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c035", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c035", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "21", "page_fin": "21", "image_debut": 23, "image_fin": 23, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.18", "titre_corps": "PERVERSION", "titre_sommaire": "PERVERSION", "signature_source": "Camille Lemercier d'Erm", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.23", "debut_caractere": 1619, "fin_caractere_exclue": 2576, "texte": "PERVERSION\nCamille Lemercier d'Erm.\nRentrons à la maison du Bonheur ! — Le soir pleut...\nMa langue a la douceur de ton édredon bleu\nEt de ta houppe en duvet blanc comme ton àme ;\nMa langue a la douceur des horizons de fiamme\nOù passent des nuages roux, fauve bétail ;\nMa langue a la douceur des plumes d'éventail\nDont j'agace tes seins fiers de leurs pointes roses,\nLa douceur des jours gris et des neiges moroses,\nDes neiges que le couple attendri des amants\nVoit tomber sur les toits douloureux et fumants\nComme 1' effloraison du verger des étoiles ;\nMa langue a la douceur flottante de tes voiles,\nLa douceur de tes cils longs comme des cheveux\nEt la douceur de tes impudiques aveux.\nMa langue te sera plus douce q'un poème\nPlus douce que ton bain parfumé d'ambre, et mème\nPlus douce que mon coeur muri comme un fruit lourd...\nMa langue te sera plus douce que l'amour.\nEt ma langue est à toi, ma divine maitresse :\nTa vulve impérieuse appelle sa caresse."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c036", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c036", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "22", "page_fin": "22", "image_debut": 24, "image_fin": 24, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.19", "titre_corps": "CANTO DELLA LIBERTA", "titre_sommaire": "CANTO DELLA LIBERTA", "signature_source": "Enrico Cavacchioli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.24", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1241, "texte": "CANTO DELLA LIBERTA\nEnrico Cavacchioli.\nCome a vespro la nube irta di pioggia,\nl'officina sfavilla e s'arroventa,\ne cade il maglio enorme, che s'avventa,\nfulmin, del forno nella bocca roggia.\nAnsima e geme il mantice, che prima\nsbuffa in impaziente idropisia :\nad una sega curvo in signoria\nun uomo il dente aguzza, e grida e lima.\nLuccica il taglio stridulo e sottile\nsfriggendo nelle laminuzze grigie:\nl'ombra del fabro nera in rossa effigie\nride dal muro al ciel primaverile.\nNon ride l'uomo volto alla sua muda,\nse pensa : « Per il mio despota questa\nsega qui fosse ! » E gli stacca la testa\ncon un gran gesto, se più lima e suda.\nChè tutto in gesto Y odio lo mitraglia\nse lontano brusio di primavere\ndolci ridenti in armonie leggere,\nin un sogno lontano lo abbarbaglia.\nGiustiziere del sogno e dell'amore,\nocchio alla bestia da macello, opima!\nFinché non abbia il giusto taglio, lima,\nlima come su te lima il dolore !\nChè mangerà la sua carne in solluchero\nla faticosa punta avida e breve,\ne spolverizzerà con moto lieve\nl'osso, chè salti via come lo zucchero.\nPoi, nella notte s'addormenterà\nl'affocata fucina in lente strida :\nallora chi foggiò l'arma omicida\napra la porta della Libertà.\nVINCITORE DEL II CONCORSO DI «POESIA»"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c037", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c037", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "23", "page_fin": "24", "image_debut": 25, "image_fin": 26, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.20", "titre_corps": "L'ODE DEL SONNO", "titre_sommaire": "L'ODE DEL SONNO", "signature_source": "Manfredi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.25", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2340, "texte": "L'ODE DEL SONNO\n\nCome talora a sciami\nnubi argentine e rosee, preda leggiera al vento,\ncorrono pe' reami\ndel cielo, fra' miracoli del glauco incantamento;\no, in forma di velieri\nnon mai veduti, scendono con un soave moto\nil mare de' misteri\nverso le ebrezze vergini di qualche esilio ignoto :\nvolti a' siderei abissi,\n— invidi le contemplano nel viaggio i poeti\ncon occhi ardenti e fissi —\nper esplorarne i baratri profondi di segreti ;\ne sognano paesi\nremoti e zone incognite dove smaglianti laghi\nd'opali e di turchesi\nspecchiano cime nivee, celano vecchi maghi:\ncosì quando di notte\na un gran silenzio immobile sembra che tutto agogni,\na noi nel sonno a frotte\nvelocemente vengono gli azzurri e gli aurei sogni.\nO dolce sonno, alfiere\ndi carovane splendide che da' lontani elisi\nin groppa alle chimere\nrecano voci e immagini d'occulti paradisi !\ndormendo, quante cose\nda tempo immemorabile sepolte e quante vite\nspente, meravigliose,\nnon vidi io dunque splendere? quante città sparite?\nIo risalii le foci\ndi fiumi innavigabili né navigati mai,\nche andavano veloci\na certe isole magiche celate fra' rosai.\nTramonti, albe splendenti\ne scarlatti crepuscoli che su titanii gioghi\ne spumosi torrenti\ne valli e piani ardevano, simili a immensi roghi,\ncinsero le brughiere\nselvagge e i boschi cedui dove grandi araucarie,\nsfidando le bufere,\nergevano le sagome agili e statuarie.\nLà, nelle cupe selve,\ndavanti a me scagliarono, con una rabbia tetra,\ncontro i mostri e le belve\ni primigenii uomini le lor frecce di pietra.\nPoi m'attirò la scia\nd'una trireme omerica che, tese le sue scotte,\ngrave di poesia,\nsolcava i sacri pelaghi verso le sacre lotte.\nE quale, a maraviglia\ndegli occhi miei, qual tempio, come ne' sortilegi,\nsorse dalla vermiglia\nnebbia co' suoi pinnacoli i suoi frontoni e i fregi?\nErano guglie ardite,\nsoffici trine aeree e penduli ricami\ndi marmo e malachite\ntra' larghi intercolunnii ; corimbi di fiorami,\nrosoni, colonnati,\ncupole immani, bifore d'un vivido giallore\ne portici sfumati\nin lontananze pallide d' un languido chiarore.\nFremè la mia barbarie,\nfremè, fremè nell' intimo sotto V eroico sprone ;\nOh, le colonne parie!\nIctino, Fidia, Pericle! la gloria, il Partenone!\nDi tra' bassorilievi\n— lungo il Pecile memore — cinto della corona\nsacra in eterno agli evi,\necco, Milziade folgora tra' duci a Maratona."}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.26", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1440, "texte": "Pendon le sorti oscure,\nin quella calma lugubre, sul campo sterminato.\nLa morte con la scure\npresta alla messe, vigila dal suo carro falcato.\nIl cielo il mare i monti\nsembrano immoti attendere: incerti del destino,\nscrutano i dieci arconti\nse nelle sfere olimpiche splenda un segno divino.\nE un gran presagio varca\nY angoscia delle tenebre, brilla sfavilla a un tratto.\nBalzando, il polemarca\ndà T ordine fatidico. Avanti ! il dado è tratto !\nIl dado è tratto ! avanti !\nAvanti, o figli o giovani, con fede e con bravura,\nfalange di giganti\ncontro le torme innumeri votate alla sventura !\nIntero intero io vidi\ndall' alto del Pentelico svolgersi quel portento :\nvolar, tra acuti gridi,\nvoci d'un coro unisono, i Greci all' ardimento :\nferirsi avviticchiarsi\nin grovigli spasmodici di rabbia e d' agonia,\nruggire mescolarsi\ni due mortali aneliti con cupa frenesia :\npicche contro corazze,\nscudi di scaglie lucide contro daghe bizzarre,\naccette, ferree mazze,\nclave spade fulminee pugnali scimitarre :\ne poi T onta, la rotta,\nla fuga a precipizio traverso alla campagna :\nT oste di Dario rotta\ntagliata a pezzi, macera, premuta alle calcagna :\ne i rotti accenti, i pianti\ni lagni e i fiochi gemiti de' calpesti morenti,\nvinti da' fieri canti\nche nel Tripudio eroico lanciava incontro a' venti\nin un largo peana\nr indoma schiatta ellenia alzata sopra Tale\ndella gloria sovrana\na splendere ne' secoli col suo serto immortale.\n\nManfredi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c038", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c038", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "24", "page_fin": "24", "image_debut": 26, "image_fin": 26, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.21", "titre_corps": "Je vois de ma fenêtre : (POÉME EN PROSE)", "titre_sommaire": "Je vois de ma fenêtre : (POÉME EN PROSE)", "signature_source": "Albert de Bersaucourt", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.26", "debut_caractere": 1442, "fin_caractere_exclue": 2728, "texte": "Je vois de ma fenêtre....\nAlbert de Bersaucourt.\nPOÈME EN PROSE\nA F. T. MARINETTI\nJe vois de ma fenètre un grand arbre où passe le\nvent, un grand arbre qui m'offre ses branches et chante\net m'enchante.\nGrand arbre, apprenez-moi comment je dois chanter.\nJe vois de ma fenétre briller la crete aigué du toit\net sa douce pente d'ardoises bleues. Des pigeons gris,\ndes pigeons bleus y posent leur voi incertain. Des pigeons\ngris, de bleus pigeons s'y arrètent, les ailes palpitantes.\nHélas! mes vois sont lourds et le soleil m'aveugle\noù je voudrais monter.\nJe vois de ma fenètre le long mur blanc crepi de\nchaux et les trois portes brunes de nos trois larges\ngranges.\nLarges granges comblées d'epis, durant que se\npoursuit l'ardente saison de ma jeunesse je veux nouer\nde belles gerbes avec mes peines et mes amours, pour\nbattre le grain de mes chers souvenirs sur Taire de ma\nvieillesse.\nJe vois de ma fenètre le pigeonnier pointu, le pi-\ngeonnier qui penche un peu.\nPrenons pitie de nos fréres et de nos soeurs, les\nbètes errantes. Qu'elles aient chez nous abri sur, litière\nfraiche et bonne nourriture.\nJe vois de ma fenètre les tilleuls séculaires qui bordent\nla route... et la route va vers la ville.\nDe la ville, je ne sais plus rien, ni sa laideur, ni\nsa tristesse. Merci, mon Dieu."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c039", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c039", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "25", "page_fin": "25", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.22", "titre_corps": "Coupez toutes les fleurs!", "titre_sommaire": "Coupez toutes les fleurs!", "signature_source": "Louis Tiercelin", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.27", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2256, "texte": "Coupez toutes les fleurs!\nLouis Tiercelin.\nÀ RAOUL COLONNA.\nCoupez toutes les fleurs de ce jardin d'automne!\nQue rien n'en trouble plus la douceur monotone...\nSur le tombeau ferme de mes réves défunts,\nJe ne veux plus ni leurs couleurs ni leurs parfums,\nCar cette floraison réveille la pensée^\nDe tout le passé mort dans mon àme lassée.\nJe ne veux plus ni leurs parfums ni leur couleurs,\nCar je sais maintenant le mensonge des fleurs.\nO les premiers soleils, ò les aubes des joie,\nCaresses de velours, scintillements de soie,j\nje me rappelle avec quelle candeur j'allais\nCueillir les dons du beau printemps!.. Arrachez-les !\nJe ne veux plus de ces violettes si douces\nEt qui feignaient de se cacher parmi les mousses.\nCes primevères, dont les yeux clairs enjòleurs\nM'appelaient, arrachez leurs décevan es fleurs,\n.Et jetez se faner dans les vers de poètes\nLes pétales moqueurs des jeunes pàquerettes.\nJe n'en veux plus! Longtemps j'effeuillai de mes mains\nLa menteuse douceur de leurs oracles vains;\nMaintenaint je connais la vanite des choses!\nBrisez tous les lilas, coupez toutes les roses;\nFoulez aux pieds tous ces bijoux de pourpre et d'or,\nQui mettaient leur splendeur fausse dans le décor,\nOù, fiers sur leurs rameaux et pimpants sur leurs tiges,\nSe penchant, se dodelinant, tous les prestiges\nOnt défilé devant mes yeux... Oh! prenez tout!\nAllez dans chaque coin et fouillez jusqu'au bout!\nTout cela, la douceur du printemps et la gioire\nDe l'été, tout ce qui faisait aimer et croire,\nEt tout ce qui disait d'espérer, prenez-le\nEt de tout faites un grand tas sous le ciel bleu,\nUn grand tas, où j'irai, de cette main qui tremble,\nMettre le feu, pour voir s'anéantir ensemble\nTout ce qui me rappelle, à l'ombre de mes soirs,\nLes radieux matins ensoleillés d'espoirs,\nLes aubes de printemps, dont les gràces nouvelles\nEblouissent les yeux et font les fleurs plus belles ;\nLes midis somptueux, les magiques étés,\nAvec tous leurs parfums et toutes leurs clartés;\nCe qui fut de l'amour, ce qui fut de la vie\nEt qui n'est plus, et qu'on regrette et qu'on envie\nEt dont je veux jeter la cendre aux quatre vents,\nPour que ces souvenirs, encore trop vivants,\nNe puissent plus jamais rallumer une fiamme\nDans la paix où se meurt si doucement mon àme."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c040", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c040", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "26", "page_fin": "26", "image_debut": 28, "image_fin": 28, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.23", "titre_corps": "NEI TEMPI.... QUANDO BERTA FILAVA : (POEMETTO IN PROSA)", "titre_sommaire": "NEI TEMPI.... QUANDO BERTA FILAVA : (POEMETTO IN PROSA)", "signature_source": "Clarice Tartufari", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.28", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3393, "texte": "NEI TEMPI.... QUANDO BERTA FILAVA\nClarice Tartufari.\n(POEMETTO IN PROSA)\nI tempi non erano ancora colmi di nequizia e le\nvirtù cristiane aulivano nei cuori come i gelsomini auli-\nscono in primavera. Tra il cielo e la terra correvano\nmessaggi e sovente un beato si moveva dal suo scanno\novvero un angiolo scioglieva il volo per apparire sopra\nla terra in mezzo a nimbi di raggi e ondate di profumi.\nII mondo non era più in signoria di false divinità,\nche per opera del demonio avevano regnato lunghi secoli\ne avevano tratto gli uomini nell' inganno con la loro po-\ntenza bugiarda, la loro bellezza fatta di menzogna, le\npassioni loro piene di lussuria e di abbominio.\nIl mondo si era riscattato mercè del sangue pre-\nzioso di Nostro Signore Gesù Cristo e circolava un'aura\nnuova di bontà e di purezza, a guisa del soffio leggero\nche vola il mattino al sorger del sole e che accompagna\nla luce, sparpagliando i vapori e facendoli dissipare. Le\nbelle campagne dell' Umbria erano singolarmente predi-\nlette da Dio e particolarmente visitate da' suoi messaggi,\nforse perchè ivi le anime erano schiette, semplici i co-\nstumi, cristallini i pensieri non appannati da nessun\ndubbio, o forse perchè dalle colline verdi e odoranti una\ngrande pace scendeva a raccogliersi intorno alle rive dei\nlaghi, di cui le onde brevi s'increspavano, quasi mosse\ndall'alito di tante bocche invisibili, e dove i pesci esal-\ntavano la munificenza del Signore, guizzando alla super-\nficie delle acque o lasciandosi catturare nelle reti per\ndimostrare la paterna sollecitudine di Dio verso gli abi-\ntatori di quelle plaghe.\nE appunto in riva a un lago, presso le rovine di\nun' antichissima città scomparsa, Iddio volle, nell' abbon-\ndanza della sua grazia, largire esempio mirifico della\nsua misericordia ed esempio terribile della sua collera.\nOr avvenne dunque che dimorava da quelle parti\nun giudeo venuto di Siria, il quale teneva seco un fan-\ntolino di dieci anni, bello meravigliosamente e che il\ngiudeo aveva fatto circoncidere, secondo i precetti della\nsua legge ; ma il fantolino entrava spesso nella chiesa\ndedicata a Santa Cristina martire, e un giorno, sospinto\nda forza ignota, si accostò alla sacra tavola e si cibò\ndel corpo del Signore ; il che certo non accadde senza\nil volere divino, perocché egli usci di chiesa con l'animo\npieno di allegrezza e cominciò a predicare per le strade,\nconfermando il mistero della incarnazione, con parole\nmeravigliosissime per un tenero fantolino di così pic-\ncola età.\nIl giudeo, accorso verso di lui con la folla del po-\npolo e conturbato da inestimabile livore, pensò di bruciare\nil corpo di Cristo, bruciando il corpo del fantolino che\nlo albergava, onde se lo trasse dietro con parole di\nsimulazione e poi lo gettò in una fornace, avendo cura,\nper tre notti e tre dì, che la fornace fosse colma di legna\nsecche. Or avvenne che la terza notte il popolo, scor-\ngendo gran luce nella casa di questo giudeo, ivi si\nrecasse, e veduta la fornace ardente e riconosciuta la\nvoce del fantolino, che cantava salmi, esaltando il Signore\nIddio, lo trasse dalle fiamme e nelle fiamme buttò il\ngiudeo, che di subito s'incenerì ; ma, anche dopo ince-\nnerito, mandava strida per lo straziante bruciore delle\nsue carni.\nDa questo fatto venne al Signore nuova gloria e\nmolti, che tuttavia dubitavano, si convertirono alla fede\ndi Cristo. Sia lode a lui nei secoli dei secoli."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c041", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c041", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "27", "page_fin": "27", "image_debut": 29, "image_fin": 29, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.24", "titre_corps": "LA BAMBOLA E LA BIMBA", "titre_sommaire": "LA BAMBOLA E LA BIMBA", "signature_source": "Willy Dias", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 29, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.29", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1077, "texte": "LA BAMBOLA E LA BIMBA\nWilly Dias.\nTanti, tanti anni or sono. E una gioconda\nfanciulla inconscia, ignara\nsognava sempre una bambola bionda\nche lunghi, aurei capelli\navesse, e gli occhi belli.\n— Era una bimba ignara. —\nEd ella ebbe la bambola, ma al breve\ncorpo di crusca pieno\nsenza saperlo una ferita lieve\ncon uno spillo, un giorno\nche le giocava intorno,\nella inflisse nel seno.\nE la bambola bionda un po' per volta\nla crusca — ahimè — perdeva.\nNon se ne avvide pria, la bimba stolta,\ndel di che floscio e vuoto\nil picciol corpo immoto\npiù forma non aveva.\nTanti, tanti anni or sono. A una gioconda\nfanciulla, inconscia, ignara,\nuna ferita nel cuore profonda\nvenne inflitta scherzando,\nvenne inflitta giocando.\n— Era una bimba ignara. —\nE nessuno, nessun, lo seppe mai\ned ella nulla disse ;\nda quel giorno appari mutata assai,\nscherzò delle speranze,\nfolleggiò tra le danze.\n-— Ma nulla, nulla, disse. —\nE presto si sentì stanca, la lieta\ngioventù non le arrise ;\nnel cuor portava la morte segreta....\nElla no' 1 disse mai,\nnessun lo seppe mai;...\nla ferita l'uccise."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c042", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c042", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "28", "page_fin": "28", "image_debut": 30, "image_fin": 30, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.25", "titre_corps": "CHEVEUX BLANCS", "titre_sommaire": "CHEVEUX BLANCS", "signature_source": "P. Handrey", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 30, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.30", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1191, "texte": "CHEVEUX BLANCS\nP. Handrey.\nLeur neige symbolique évoque le linceul...\nUn mystique linceul sans rigide menace,\nQui contient le repos beni, le \"seul à seul,,\nDu Souvenir éaiu que la Prière enlace.\nPauvres doux cheveux blancs de nos aieuls aimés!\nVous nous parlez éloquemment de la souffrance\nQui vous place à l'entour de leurs fronts désarmés\nOù dépérit et meurt quelque ultime éspérance.\nCheveux blancs, cheveux blancs, l'Amour fuit devant vous,\nOubliant qu'il vous vit d'une couleur tout autre,\nBruns, roux, chàtains ou blonds... très lisses, drus ou flous...\nIl renie, en riant, le passé qui fut vótre !\nAmour, nous te verrons devant nous t'incliner\nIronique et léger, narguant nos tètes blanches...\nTu passeras... tu t'en iras papillonner,\nBel oiseau printanier, sur de nouvelles branches !\nEt nous demeurerons seuls, tout seuls avec toi,\nSouvenir ! compagnon de nos amours flétries !\nDe nos réves glacés par d'étranges effrois....\n— Puis nos douleurs seront, par la Nuit, endormies...\nLa Nuit des tombes qui guette les Cheveux blancs,\nProie aisée attendant sans peur la fin de vivre,\nN'ayant plus de désirs ni de songes troublants,\nEt fermant sans regrets le fastidieux \"Livre,, !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c043", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c043", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "29", "page_fin": "29", "image_debut": 31, "image_fin": 31, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.26", "titre_corps": "STELLA CADENTE", "titre_sommaire": "STELLA CADENTE", "signature_source": "Principessa Clementina di Valitina duchessa Giampilieri", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 31, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.31", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 634, "texte": "STELLA CADENTE\nUna striscia di luce radiosa,\nUn solco luminoso nella notte,\nE il bolide passò rapido e cadde\nNeil' infinito.\nChi lo chiamò ? Da quale astro lucente\nStaccossi sino a noi ? Quale percorse\nSpazio profondo nell' immenso cielo\nSino a la terra ?\nCosi, così di me. Striscia di luce\nNon è l'anima mia ? bolide arcano\nChe la vita percorre e inosservato\nCelere passa ?\nNon siamo tutti noi fiamme passanti,\nAtomi innanzi ai secoli infiniti ?\nVolontà già pur vinte da un' ignoto\nVoler supremo ?\nStelle cadenti che non lascian solchi,\nSpirti vaganti in cerca d' infinito,\nFigli del tempo e purè ad un eterno\nAstro rivolti ?"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c044", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c044", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "29", "page_fin": "29", "image_debut": 31, "image_fin": 31, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.27", "titre_corps": "LE TRE ALBE", "titre_sommaire": "LE TRE ALBE", "signature_source": "Principessa Clementina di Valitina duchessa Giampilieri", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 31, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.31", "debut_caractere": 636, "fin_caractere_exclue": 1780, "texte": "LE TRE ALBE\nL' alba rideva imporporando il cielo\nDi rosee striscie ; al giorno ridestati\nS'agitavano i fiori in su lo stelo.\nIl mar tinto di fiamma alla corrente\nSpingeva i flutti crespi e azzurreggianti,\nEd il sol si dorava in oriente.\nElla T eterno, dolce inno cantava\nDel cor festante e tutto lo splendore\nMattutino era in lei che salutava\nLa sua prima serena alba d'amore\n...Passàro i mesi. Su i guanciali bianca\nPiù che neve e più pura, ella posava\nLa bella testa quasi fosse stanca.\nUn' ebbrezza divina il dolce viso\nLe illuminava tutto e 1 cor cullava\nIn un' estasi pia di paradiso.\nFuori, la terra un canto di vittoria\nIntonava alla luce e alle leggiadre\nCampagne ridestate. Nella gloria\nSorse queir alba che la baciò madre !\n...E seguirono gli anni. Un'altra volta\nLa luce scialba per i vetri chiusi\nEntrava a salutar la gente accolta\nIntorno a un letto bianco. Una dolente\nSchiera piangeva ; tra sospir* confusi\nParlavano di pace a la morente.\nElla a T alba ridea. Si ricordava\nAltre aurore d'amor, ah ! troppo corte\nMa tanto dolci, e tutta si beava\nNel rimembrarle in quell'alba di morte...\nPrincipessa Clementina di Valitina,\nduches"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c045", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c045", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "30", "page_fin": "30", "image_debut": 32, "image_fin": 32, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.28", "titre_corps": "LOU CENTAURE E L'ENFANT : (POÈME PROVENÇAL)", "titre_sommaire": "LOU CENTAURE E L'ENFANT : (POÈME PROVENÇAL)", "signature_source": "Valére Bernard", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 32, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.32", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1779, "texte": "LOU CENTAURE E L'ENFANT\nValére Bernard.\n(POÈME PROVENCAL)\nSUBRE UN DESSIN D'EN RODIN.\nSUR UN DESSIN DE RODIN.\nSus l'areno estendu, lou vièi centaure juego\n'm'un enfant. E l'enfant, gaujous, sus soun esquino\nestarpo. L'enfantoun qu' un mounde nòu souslèvo\nse rise dóu malu 'm dei pèd de la bèsti,\nse rise dóu vièiun e lei crin li pòutiro.\nLou vièi centaure pivela\nde la gràci menino e dei forco naissènto\nde l'enfant au front dardaiant,\ncerco à l'enliassa dins sei bras de nerviho,\ne, mié lei rire e mié lei jué,\nsouspiro :\n« Enfant! enfant! souto la souleiado\n« vejo la mar sèns fin, vejo lou cèu eterne,\n« es à tu tout acò, poussedaras l'inmense,\n« poujaras dins la mar coumo iéu dins lei séuvo,\n« e cavaras lou cèu coumo ai cava l'abisme;\n« emé iéu mouere lou vièi mounde,\n« es la lèi inbrandablo, es la lèi! moun enfant! »\nMai l'enfant trufarèu de rire,\ne de trepa la bèsti en en li tirant lei crin.\nValére B\nSur la grève, couché, le vieux centaure joue\navec un enfant. Et l'enfant joyeux, monte sur son dos,\nle piétine. L'enfant en qui bouillonne un monde nouveau\nSe rit de la croupe et des pieds de la bète,\nil rit de la vieillesse, il le tire par la crinière.\nLe vieux centaure charmé\npar la gràce menue, par les forces naissantes\nde l'enfant au front rayonnant,\ncherche à l'enlacer dans ses bras nerveux,\net, parmi les rires et parmi les jeux,\nil soupire:\n« Enfant! enfant! sous le soleil d'or\n« Vois la mer sans fin, vois le ciel éternel,\n« tout cela est à toi, tu posséderas l'immensité,\n« tu parcourras la mer comme j'ai parcouru les forets,.\n« tu sonderas le ciel comme j'ai sondé les ablmes ;\n« avec moi le vieux monde s'en va,\n« c'est la loi, l'immuable loi! mon enfant! »\nMais l'enfant moqueur, de rire\net de trépigner sur la bète en lui tirant la crinière."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c046", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c046", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "31", "page_fin": "34", "image_debut": 33, "image_fin": 36, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.29", "titre_corps": "\"TOUTE LA LYRE\"", "titre_sommaire": "\"TOUTE LA LYRE\"", "signature_source": "Paolo Buzzi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 33, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.33", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 5182, "texte": "“TOUTE LA LYRE„\n\nGustave tf.ahn, — CONTES HOLLAN-\nDATS. — Paris; Fasquelle.\nQuesta raccolta parigina di Contes de\ntoas les pays, è quanto di più indovinato\nsi potesse, da una Casa editrice, indovinare.\nAgli originalissimi Contes Normands di\nJean Revel, ai lussureggianti Contes Espa-\ngnols di Jean Richepin e ai classici Contes\nFlamajids di J. Vilbort, sono venuti ad\naggiungersi questi magnifici Contes Hol-\nla?idais di Gustave Kahn, il grande poeta\ndella moderna anima latina, il creatore del\nverso libero, una delle figure più alte e più\npure della più alta letteratura francese.\nQuando la raccolta del sagace editore com-\nprenderà una serie di Contes Italiensf E\nquale mai scrittore francese saprà compiere\nl'opera prodigiosamente difficile ed incan-\ntevole? Io penso all'Autore di Roi Bom-\nbance... A. un còmpito che gli spetta.... Egli\ndeve girare l'Italia, dai gioghi valtellinesi\nalle foreste della Sila, sull'automobile dal\nnome radiante, per raccogliere le leggende\netniche popolari e crearne un tesoro lette-\nrario da regalare alle due Patrie comuni.\nMa torniamo al libro del Maestro. Gu-\nstave Kahn, in questi racconti d'Olanda,\nha superato sè stesso. Noi italiani che van-\ntiamo, su quel paese, il migliore dei libri\ndi Edmondo De Amicis, possiamo partico-\nlarmente comprendere ed apprezzare la\nsquisita arte del Poeta e dello Scrittore\nfrancese. Difficilissimo è esprimere il pae-\nsaggio, l'anima, il costume di quella terra\nbassa, ricca di pascoli, di lino, di robbia,\ndi tabacco e di pipe che lo fumano bene.\nCreare delle fantasie su di un paese simile\nè còmpito d'un cervello letterario nel quale\nl'amore indiavolato del rischio si disposi ad\nuna serafica voluttà di contemplazione :\nbinomio d'una rarità fenomenale. E, quel\nch'è più, trattandosi d'una regione di sim-\nmetria e di regola, nella quale al bello\nl'uomo preferisce l'agevole, e dove la squi-\nsita pulitezza dell'ambiente sembra essere\nriflettuta dagli stessi più notevoli tratti del\ncarattere individuale: riflessione, perseve-\nranza, attività e fede alla parola data, sem-\nbrerebbe quasi impossibile che un'artista\n(il quale non voglia solamente fare una\ndescrizione pittorica come fece il De Amicis)\nriesca a costruire un piccolo paradiso di\nfilosofia bonaria e di folleggiante poesia\numana con elementi non molto vari e sopra\nsfondi dal colore poco definito.\nGustave Kahn, con la sua penna magica,\nha operato il miracolo. Si passa da quella\nsoavissima Histoire de la petite Mar gare the\net de la prÌ7icesse Sita a quel romanzesco\nHéritage, a quello stupendo Age d'or, a quella\npittoresca Vengeance du bit e a quel sug-\ngestivo Holla7idais errant senza perdere un\nattimo di emozione estetica, sempre sgra-\nnando perle e diamanti, carezzati dall'onda\nvoluttuosa dello stile e sorpresi dalle con-\ntinue inesauribili trovate del casismo no-\nvelliero. Centéglises seduce, la Pauvre Kaethe\nfa rabbrividire, Sagesse Orientale dà l'e-\nstasi, Au Jardin estenua di tinte e di pro-\nfumi, Oranje Bowen é come uno squillo di\ntromba salica che si ripercuote nei secoli,\ndalla bionda Reginetta sterile d'oggi a Gu-\nglielmo l'Eroe dei tempi pieno di gloria e\ndi ferite. Fantasia nobilissima, d'una castità\ndi linee perfetta, piena d'ali soffici e, in-\nsieme, violente ; prosa eletta, fatta di nu-\nmeri inavvertiti, battuta ad una incudine\nd'argento quasi su l'eco d'uno di quegli\ninnumerevoli arpeggiamenti aerei che i\ncampanili fiamminghi liberano, col cam-\nmino delle ore, dalle torri stracariche di\nbatterie bronzine. Vengano gli ammira-\ntori del Poeta incomparabile, a questa ver-\ngine Opera dove rifulge intera la gemma\npolicroma di quell'Anima letteraria singo-\nlarissima, sempre così tipica e così nuova!\nTristan Klingsor. — LE VALET DE\nCCEUR. — Paris; Mercure de France,\nUno dei più bizzarri libri di poesia che\nsia possibile oggi incontrare. Il Poeta ha\nl'indiavolato spirito della canzonetta. Si\nsente che la gloria di Béranger proietta\nancora la sua luce solare sulla letteratura\nfrancese. Le strofe di Tristan Klingsor hanno\nr indefinibile ritmo scapigliato che prende\nl'anima e la riempie d'una giocondità du-\nratura. li una poesia deliziosa, fatta per\ni momenti di tedio e di sconforto; una\npoesia di scintille, di lucciole, di fuochi\nfatui, di lumicini lontani lontani come le\nstelle. Abbiamo la canzone dell 'oca, della\ncasseruola, delle uova di pasqzia, delle ma-\nrioyiette ; e poi delle gustosissime pastorali,\nY almanacco delle imagini, il giardino della\nzia, una canzone del cacciatore degna di\nessere vestita da note di Weber: e, fra\nl'altre, quella incantevole canzone del pic-\ncolo soldato di piombo che dovrebbe for-\nmare la gioia mnemonica di tutta l'infanzia\nlatina. Fra tanto dilagare di poesia a fondo\ndi magnificenze false e di retoriche stonate,\nquesto libero gorgheggio d'un'anima sem-\nplice e fantasiosamente cordiale è bellissima\nsignificazione ideale. Siamo alle sorgenti\nperenni della Poesia. Chi ha sete sa dove\ntrovare la vena limpida che lo ristorerà.\nEdouard Schisré» — LÉONARD DE\nVINCI. — Paris; Perrin.\nL'illustre poeta e pensatore alsaziano è,\nsenza dubbio, una fra le figure più alte e\nrispettabili della moderna letteratura fran-\ncese. Ognuno di noi ricorda le sue opere,"}, {"page_pdf": 34, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.34", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6623, "texte": "ormai classiche: Les grands Initiés, Sou-\nvenir s sur Richard Wagner e i suoi Saggi\nsu Ibsen e Nietzsche. Assai interessante è\nconsiderare lo Schuré come poeta dram-\nmatico. Egli sogna un Teatro dell'Anima,\ne lo si comprende, dato il tipo eminente-\nmente spirituale impresso a tutte le sue\nopere. A questo Teatro, cui egli aveva già\ndato, notevolissimi, Les e7ifa7its de Lucifer,\nla Soeur Gardenne, la Roussàlka e VAnge\net le Sphinx, è venuto, ora, ad aggiungersi\nil Léonard de Virici preceduto da un ma-\ngnifico Sogno Eleusino a Taormina. Per\ngì' Italiani il tentativo drammatico ultimo\ndello Schuré è di eccezionale interesse.\nNessuno ha, fra noi, ardito, finora, chiu-\ndere nella concisa cornice scenica la enorme\nfigura poliedrica del Mago toscano. Il\nD'Annunzio, che si affanna in cerca di\nsoggetti formidabili, avrebbe potuto affron-\ntare l'ardua impresa e darci, forse, il ca-\npolavoro che da lui con diritto si attende.\nIl dramma dello scrittore francese è di\nproporzioni esatte, ricco d'elementi ideali\ne passionali, composto di scene indovina-\ntissime e sapientemente svolte. La figura\ndi Leonardo ha tutto il suo mistero e la\nsua luce. Monna Lisa (la Gioconda) appare\nnon meno luminosa e misteriosa del Maestro.\nLa corte di Lodovico il Moro è resa con\nmirabile scorcio. Giocondo, il mercante di\nbuoi, marito della bellissima creatura che\nda lui prenderà il nome nella storia dei\nmisteri d'amore, è scolpito con grande po-\ntenza verista. Insomma, un vero dramma\ndel pensiero e dell'azione che dovrebbe es-\nsere tradotto (magari anche in versi) e\nrappresentato da una di quelle Compagnie\nitaliane che amano gli spettacoli in costume\ne che tentano di fare delle serate sceniche\ndi poesia. Io credo che il dramma avrebbe\nun grande successo. Poche opere dramma-\ntiche della più alta poesia sono scritte con\nuna maggior conoscenza delle inesorabili\nleggi teatrali.\nJean die Gourmont. — LA. TOISON\nD'OR. — Paris; Mercure de France.\nUn romanzo fatto di tutte le più squi-\nsite venature vitali, un romanzo sull'amore\nconsiderato più come fenomeno chimico che\nnon umano, ma pieno di quell'indefinibile\nincanto di poesia che emana un poco sem-\npre dalle pagine dove la psicologia e la\nfisiologia sessuale intrecciano le ridde dei\nloro irrivelabili misteri.\nLa critica dell'amore moderno è fatta\ncon potentissimo acume. Qua e là è il pa-\nradosso che snoda le situazioni intime del\nRomanzo e le fa assurgere, quasi, a cànoni\ndi filosofia del cuore e della storia. « Nos\nsentiments, nos passions, nous les cultivons\ncomme des plantes rares ; et l'amour est sou-\nvent le fruit de notre propre suggestion... »\nOvvero : « Les riches font des dons à\ndes hòpitaux, pour entretenir, quelques an-\nnées de plus, l'inutile décrépitude de quel-\nques vieillards stupides. Ne feraient-ils pas\nmieux, au lieu de ne s'intéresser qu'aux\nmalades, de fonder des maisons de joie\ngratuites pour le peuple? Il serait bien de\nlui faire l'aumóne d'un peu de beauté par-\nfumée. » Ma, dovunque, lo spitito rive-\nlatore degli arcani mostruosamente strani e\nridicoli che la vita contiene è diffuso con\nbellissima arte e fa scoppiare, con una si-\ncurezza quasi scientifica, gli zampilli deter-\nminanti della verità. « En amour, on\ns'arrange avec ce qu'on a: la femme qui\ntombe dans notre coeur est vite cristallisée. »\nE altrove : « Il y a incompatibilité entre\ntous les ètres, et c'est d'après ce principe\nqu'il faut juger la vie: on échange des\nbesoins, on se prète des organes, le reste\nest solitude. Des sympathies s'accordent,\ns'emboìtent momentanément, mais c' est\nfolie de les vouloir éterniser. « Ovvero;\n« La mer n'est pas une vague, mais la\nfolie de toutes les vagues; l'amour n'est\npas une seule femme, mais la possibilité de\ntoutes les femmes. » Questo per l'amore;\ne per la poesia : « Le poète est instincti-\nvement religieux comme une femme : sa\nreligion c'est l'immortalité. Le présent ne\nl'interesse presque pas: il s'agit pour lui\nde vivre dans la mémoire des hommes.\nMais je voudrais que les poètes se rési-\ngnent à n'ètre que la parole du moment,\nde l'éphémère moment.... Demain ! demain\nnous aurons d'autres femmes, d'autre fleurs,\nd'autres sentiments, d'autres joies, d'autres\nsouffrances.... » Intenderci bene su punti\nsimili è possedere la vetta del proprio monte\nideale. L'arte del romanzo per Jean de\nGourmont consiste in un'impresa accanita\nd'analisi e, insieme, di sintesi. La parte\nnarrativa è d'una portata quasi impercet-\ntibile. E pure il viluppo delle anime (scarse\nma capitali) non potrebbe essere più com-\nplesso e più dinamico. Par di vedere, dietro\ni tre o quattro personaggi protagonistici,\nrimmensa folla umana intenta a riprodurre,\ndel suo moto cinematografico, i pensieri e\ni gesti degli individui preminenti. La coppia\ndi Raymond e di Marguerite, così sempli-\ncemente veduta ed espressa, ha la maestà\ne la perfezione del simbolo. Ognuno di noi\ntrova qualcosa di sè in quel poeta povero\ne sensuale cui l'amore dà le continue de-\nlirazioni, tra egotiche e paniche, delle quali,\npiù che la sua arte, la sua vita ha bisogno.\nE quella donna, avviata a nozze di nauoea,\nche inizia il suo tirocinio d'amore fra le\nbraccia dell'amante necessario ed ha le\ncontinue rifrazioni d'una luce girata attra-\nverso un prisma di specchi è, senza dubbio,\nuno dei fantasmi più tragicamente lucidi e\nveri che la letteratura moderna abbia sa-\nputo evocare. Il romanzo lascia, dopo la\nlettura, una impressione indelebile. Sembra\ndi essere passati attraverso un sistema di\narterie e di nervi umani iperbolicamente\ningranditi. E la caverna intima di noi stessi\ncon tutti i suoi meandri, che Jean de Gour-\nmont ci ha fatto esplorare a lume di stelle\ne di lanterne. Il mistero dell'amore (ca-\npriccio e passione) ha trovato in Toison\nd'or un'altra monografia formidabile. Questa\narte fatta di meravigliosi intuiti scentifìci,\npanni ormai sia destinata a dare fieri colpi\ndentro la stessa rigida carcassa di tutte le\npiù supponenti scienze speculative che ten-\ntano attaccar d'esami gelidi la vita. La\npsicologia, 1' etica, la stessa fisiologia hanno\nmolte scintille a cogliere, scoppianti da que-\nsti grandi fuochi della cogitazione geniale.\nCosì il naturalismo risorge nella sua essenza,\npiù nobile e fatale. E si può dire, vera-\nmente di lui ciò che Mallarmé dice della\nCreatura ideale:\nA la place du vètement vain, il a un corps....\nA bel Bonnard. — LES HISTOIRES.\n— Paris; Fasquelle.\nIl giovane e fecondo poeta delle Fami-\nlières ha dato novella prova del suo squi-\nsito ingegno in questa opera dove tutte\nle più rare qualità d'ideazione e di forma\nsono profuse con una ricchezza sorpren-\ndente. Il Bonnard è un Poeta caro agli"}, {"page_pdf": 35, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.35", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6431, "texte": "accademici e l'alloro già conferitogli in\nFrancia col premio nazionale di Poesia, ne\nfa una delle figure più auliche della giovine\nletteratura francese. Egli adora l'alessan-\ndrino: e conviene però subito dire che ne\nsa usare molto bene. Bisogna salire a\nEdmond Rostand ed a Victor Hugo per\ntrovare l'antico verso di scuola usato con\nsimile potenza di movimento e di varietà\nvirtuosa di evoluzione. L'anima del Poeta,\nd'altronde, è ciò che più si ammira. Chi\ndiscuterà mai sulla forma, quando il co-\nstrutto dell'opera sarà, come in questa, pieno\ndi tutte le bellezze e di tutte le nobiltà\nche l'Arte poetica possa aspettarsi dallo\nspirito d'un Uomo innamorato della natura\ne della vita? Pochissimi poeti hanno oggi\nla virtù di rendere, coi versi, la verità del\nmondo in cui viviamo e di far assurgere\nla cruda visione reale al pensiero che ab-\nbraccia la cosa veduta come un universo,\nAbel Bonnard è di questi: ed anzi, dico\nsubito, è uno dei più forti, e dei più degni\ndella vittoria. La sua giovinezze fa risor-\ngere le tradizioni più gloriose della Poesia\ndi tutti i paesi. Gli italiani, ad esempio,\nleggendo liriche quali Le soir, le dimcmchey\nnature, crois-tu do?ic.... pensano alle pagine\npiù profonde e più soavi della musa de-\nscrittiva leopardiana. E, come il Poeta, passa\nin questa Opera, con uguale potenza, dalla\nrievocazione di una vita feminea della bor-\nghesia moderna (la Sous-Prefète) alla fan-\ntasmagoria virtuosa sulla vita d'un Prin-\ncipe persiano (seconda parte delle Histoires)\nmostra di essere dotato delle più invidiabili\nantitetiche qualità di creazione, che vanno\ndall'immediato intuito percettivo al sogno\namplissimo e bene definito.\nE che il Poeta abbia la coscienza di es-\nsere estremamente simpatico ai cultori della\nvera Poesia, lo si deduce dalla dedica;\nA mes aviis connus, inconnas. Non è pos-\nsibile, infatti, leggere versi come questi:\nEt la fìlle aux longs yeux rève, à la fin du jour,\ncar c'est surtout le soir que commence un amour:\novvero :\nA l'hópital les soeurs, calmes et cotnme mortes,\npassent, et c'est alors que sur le seuil des portes\ns'assoient les pauvres gens un peu moins anxieux.\nLe soir fait remonter leurs àmes dans leurs yeux.\novvero :\nJanvier sévit. Le gel interrompt les fontaines.\nTout a dans l'air cruel des lignes trop certaines.\nsenza che ogni nobile anima non pensi ad\neducare un lauro per la nobile anima del\nPoeta lontano.\nLorenxi die BÉT&ZIL — L'ÈTERNELLE\nALLÉE. — Paris; Chroniqueur.\nPoeta squisito, che rende il sentimento\ncon tutte le semplicità del genere roman-\ntico; molta originalità d'imagini; e molte\nrisorse ritmiche e sinfoniche; un elegante\nspirito senza epoca che si confessa, con umili\npretese nella facile eloquenza dell'alessan-\ndrino. Il poema è la divagazione languida\nintorno ad un amore felice ed infelice del\nPoeta. Mia è l'anima del canto ingenuo,\nl'eroina di queste rose che si tramutano in\nqueste ceneri. Attraverso il componimento\nplatonicamente erotico fuma e odora qual-\nche nimbata d'incanto. Il Poeta invoca vo-\nlentieri il nome della sua Donna e quello\ndi Gesù. Unico, questo, segno dei tempi\nche ha il suo valore. Ricordiamo, fra le\ntante pagine notevoli, un'invocazione ai mirti\nche ha un movimento lirico bellissimo :\nMyrtes, sur vos feuilles fragiles\nmeurent les rayons du matin\ne l'or des papillons agiles\ncomme la poudre du destin....\nAndré Fosti on de Vaulxe — LA\nSTATUE MUTILEE. — Paris; Lemerre.\nÈ sempre lo squisito poeta delle Jeunes\ntendresses. Una poesia fatta di soavi\ncalme e di musiche tenerissime e di silenzi\na pena sospirosi. André Foulon de Vaulx\nnon è un ribelle del verso. Ma le sue strofe\nhanno movimenti affatto personali e onde\ndi melodia degne d'un trovatore dei tempi\nd'oro. Egli adora i quadri piccoli capaci\ndi contenere il brivido vertiginoso dell' In-\nfinito. Eau dormante, Soir calme, Inténeur\nd'Eglise, Sòir sur la lande sono altrettanti\npiccoli capolavori del sentimento e del pen-\nsiero. Irresistibilmente l'anima vola a ri-\nchiamare certi trasporti contemplativi ed\nelegiaci, pieni di stupore panico, che Men-\ndelsshon ha chiusi nella cara formula de'\nsuoi Lìeder hone Worte. La serie Femmes\npuò definirsi semplicemente magica. Femme\nqui rève, Femme vialade, Femme qui se\nchauffey Femme au crépuscule costituiscono\nuna tetralogia ineffabile dell'eterno femmi-\nnino dove non si saprebbe se meglio am-\nmirare la forma perfetta della lirica o la\nperfetta sostanzialità della visione umana.\nEd ecco, più oltre, una bellissima inspira-\nzione su Trianon d'Avril:\nLe lent travail du temps fend les biscuits de Sèvres>\nacidule la voix grève du clavecin,\net sur les pastels gris dont se perd le dessin\npolit le bleu des yeux e le rose des lèvres.\nE, in fine, amo ricordare quei fortissimi\nBas-reliefs, saggio assai originale e nuovo\ndi poesia decorativa, dove passano le ma-\nraviglie carnee del mondo mistico, Uyla,\nEco, Diana, Venere, nel loro corteggio\nverdazzurrino di muse, e la eterna tragi-\ncommedia del becco, della capra e del\nfauno vien giocata col suo gran trofeo di\ncorna e di ramaglie esagitate. Poesia che\nriapre i cieli d'un'Arte immortale, fatta di\nfinezze leggere come le piume del cigno di\nLeda e di misteri profondi come l'Ellesponto\ndi Ero e di Leandro.\nValosìtin MandGlstamm. — UN\nAVIATEUR. — Roman — Paris; Pas-\nque Ile.\nScrittore arguto, che ama i soggetti di\nattualità e sa svolgerli con profonda into-\nnazione di critica umana. Il libro, che è la\nstoria d'un giovine libero, innamorato della\nlibera aviazione, riesce attraentissimo per\nl'interesse degli episodi, il rilievo delle fi-\ngure e la esatta penetrazione psicologica\nonde gli esseri e i casi sono intrecciati. La\nfine tragica del Romanzo, giunta dopo un\nassai gustoso succedersi di avvenimenti e\ndi profili, corona in modo perfetto questa\nstoria dell'ardire moderno, nella quale an-\nche l'amore sembra chiedere ai voli supremi\ndell'aria il nido migliore dove appiattarsi\ne trionfare a costo della morte. Segue al\nromanzo, nel volume identico, Militza de\nKarélie, un racconto assai suggestivo, scritto\ncon arte potente di visione e di stile.\nUSANUAS GALLES* — EL ENIGMA IN-\nTERIOR. — Buenos Aires; Libreria de\nAmerica.\n— Necesito ca?itar — dice il fervido\npoeta argentino nelle Dos palabras, che pre-\ncedono il poema psichico da lui presentato.\nUna bella e franca anima latina si espande\nattraverso questi canti spagnuoli. El enigma\ninterior è, senza dubbio, uno tra i più\nnotevoli libri di lirica onde si siano arric-"}, {"page_pdf": 36, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.36", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5983, "texte": "chite ultimamente le lettere della Spagna.\nManuel Galvez è un dolce cuore d'amante\ne uno squisito spirito musicale. La ric-\nchezza dei metri, la originalità delle ima-\ngini e la forte eloquenza generica di questo\ncanto fanno del Poeta d'olti e-oceano un vi-\ngoroso espressore del genio di razza che\nnon si esaurisce per quanto si riversi a\npiena foce.\nVatèee Bernard — LONG LA MAR\nLATINO. — Paris ; H. Falque.\nBellissima visione del chiaro poeta pro-\nvenzale, piena della voluttà di vivere e di\nentusiasmo per le divine conche del mare\npartenopeo. Vi è una visione di Napoli\nresa con infinita arte pittorica e stupendo\nimpeto d'inspirazione. Il poema, per i pro-\nfani, reca una traduzione assai limpida in\nversi francesi. Le pagine più affascinanti\nsono quelle che descrivono i giardini im-\nperiali di Capri e rievocano la figura di\nTiberio incoronato di rughe e di narcisi.\nEcco degli stranieri che, un'altra volta, in-\nsegnano i soggetti degni di poesia ai poeti\nitaliani, i quali non sanno più dove bran-\ncicare in cerca di fantasmi! Qui la Storia\ne la Natura d'Italia hanno trovato un loro\ndegnissimo poema.\nPaul Hubert» — Au CCEUR ARDENT\nDE LA CITÉ. — Paris; Fasquelle.\nL'arte del poeta è confessata nel proemio\ndal titolo assai promettente: Art poétiqne.\n— Hubert è il poeta della sincerità. Egli\nsi curva sulla vita e ne ascolta la lezione.\nParigi è la grande motrice della sua anima.\nTutto il poema freme dei rumori e dei\npolsi ritmici onde la Città va famosa. V'è\nuna viva ricchezza di echi e di toni. Talora\nil canto è sinfonia: il verso ha tutto il po-\ntere d'un'orchestra. L'opera fa della vita e\ngetta consigli che la giovinezza letteraria\ndei due mondi dovrebbe scrivere sulle sue\nbandiere :\nFais de la vie ! Oeuvre en silence et sois sincère!\nSois toi-mème! loin des cénacles décriés !\nMéprise la réclame et ses succédanés,\nqui rabaissent l'artiste et l'offrent aux enchères !\nMa chi si avvede, oggi, del genio canoro\nin solitudine? Il mondo è una fucina in-\nfernale. La scienza cerca il volo reale pei\ncieli; cominciano ad abbondare anche gli\naviatori. La poesia, sono secoli di secoli\nche fende gli azzurri. Dove vuole arrivare?\nE perchè si canta? E perchè è necessario\nche colui il quale canta sia ascoltato? E,\nse è necessario, perchè il Poeta non ado-\npererà tutte le sue arti a chiamare il\nmaggior numero di fronti nel raggio della\nsua proiezione ideale? Ma Paul Hubert è\nun peeta disinteressato. Egli canta la gloria\ndi Parigi. Noi lo comprendiamo e l'ammi-\nriamo così.\nGabriel Mourey. — LE MIROIR. —\nPoème. — Paris ; Mercure de France.\nLa poesia di Gabriel Mourey ci è già\nnota per le due belle raccolte, ormai esau-\nrite, Voix éparses e Flammes mortes. Le\nMiroir ci mostra il poeta cresciuto a per-\nfezione. E un'arte di raccoglimento, d'estasi,\ndi musicalità indefinibile. Vi hanno tocchi\nd'originalità squisita come questo:\nSur la terrasse d'un jardin de France,\ndatis le silenee frais qui descend des charmilles,\nil y avant un soir trois petites filles,\nchapeaux d'illusions et robes d'espérance.\nIl poeta usa molto la rima e lo fa con\ngrande garbo, con marcato senso di pre-\nziosità. Ricordiamo, fra le più notevoli del\nPoema, Les feìiètres piena di un profondo\nsenso nostalgico della vita, Le Verger, ricca\ndi elementi elegiaci e deliziosa di ritmi ;\nin fine Le Miroir che chiude e compendia\nil volume tracciando un profilo interessan-\ntissimo dell'anima del Poeta e gettando\nall'Universo l'estremo consiglio di forza\numana :\nRetrouve-toi vivant, naif, audacieux.\net suis homme, mon fils, ne pouvant ètre dieu !\nAi ChristianFrogé. AU JARDIN\nDES ROSES MOURANTES. — Paris;\nSansot.\nEtreintes rauettes !\nDes violettes\npleuvaient,\net vers les cieux pàles\nsoupirs et ràles\nmontaient.\nL'àme exhalait, ivre\nde se sentir vivre\nau frisson des sens,\ndes senteurs exquise\ncomme aux églises\nl'encens.\nPoesia semplice e sempre finissima:\nun'anima sentimentale, anzi prettamente ro-\nmantica. Elle est morte, Sunt lacrymce re-\nrum, Confessìon cCune enfantdu siècle, Fleurs\nde ci mettere, Le chemin du rayon de Lune,\nSonnets macabres, Paroles d*outre-tombe sono\ntitoli di altrettante liriche emotive nei quali\nla tonalità romantica si annunzia di per sè\nin tutta la sua evidenza. Così dicasi del ti-\ntolo generale dato all'opera. H, però, un\nromanticismo tipico, dalle spiccate movenze\nmoderne: l'anima del Poeta adora i fiori,\nle lagrime, le spade, i violoncelli e le tombe:\nma dice il suo amore con parole nuove : la\nsua arte, un poco sempre languida, suscita\nnon rari di quei fremiti psichici che le\nmuse dei nostri nonni non avevano il se-\ncreto di suscitare. La musica potrà vestire\ndi note parecchie tra queste poesie che si\ndirebbero fatte, appunto, per suscitare echi\nfonici di più sensoria portata.\nLouis TieFceliiSm — Sous LES BRU-\nMES DU TEMPS. — Paris; Lemerre.\nIl Poeta (che ha un nome chiaro nella\nstoria del teatro francese contemporaneo)\nraccoglie in questo libro delle impressioni\nd'autunno, assai profonde e delicate : una\ncollana di brevi liriche piene di deliziosa\nsemplicità: (Son petit lìvre), ed altre liriche\nricche di sentimento e di pensiero, dedicate\nad alcuni amici ed alla madre patria sua\nBrettagna. La poesia francese è abbondante,\na un dipresso, come la poesia italiana. Ma i\nsuoi saggi non sono mai così inutili e vani\ncome la maggior parte della moderna pro-\nduzione lirica italiana. La sincerità della\nMusa francese, qualunque possa essere il\nvalore della forma, è il primo pregio che\ndevesi riconoscere. Il poeta francese non\ncanta mai solo per cantare. Canta per con-\nfessare la parte migliore di sè stesso e per\ntrovare un'eco simpatica nel mondo. Quasi\nsempre il poeta francese riesce.\nMoi, je veux croire a quelque chose...\nVous creuser un abime obscur\net nous enfermer dans un mur:\nlaissez-moi cueillir une rose.\nLa poesia di Louis Tiercelin è piena di\nbelle cose sincere. I suoi ritmi e le sue\nrime restano con dolce insistenza nel cer-\nvello. Ed anche questo è miracolo che solo\nla vera poesia può fare....\n\nPaolo Buzzi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c047", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c047", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "35", "page_fin": "35", "image_debut": 37, "image_fin": 37, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.30", "titre_corps": "LA MANIFESTATION DE LA BELGIQUE EN L'HONNEUR DE ÉMILE VERHAERΕΝ", "titre_sommaire": "LA MANIFESTATION DE LA BELGIQUE EN L'HONNEUR DE ÉMILE VERHAERΕΝ", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.37", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1638, "texte": "LA MANIFESTATION DE LA BELGIQUE\nEN L'HONNEUR DE\nÉMILE VERHAERΕΝ\nL'Académie Royale de Belgique et l'Académie Libre de Bruxelles viennent de proposer la candidature du\ngrand poète vers-libriste Emile Verhaeren au prix Nobel.\nLe 24 novembre dernier une manifestation enthousiaste eut lieu au Théàtre Royal du Pare, de Bruxelles.\nCette fète éclatante et solennelle s'ouvrit par des discours de MM. Camille Lemonnier, Saint-Georges de Bouhélier,\nJules Destrée, etc., et par une conférence de M. Maurice Wilmotte, professeur à l'Università, directeur de la\nRevue de Belgique. 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L. 29 —\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (Elegantissimo volume di 300 pagine con cope.tina a colori di Enrico\nSacchetti) » 2,—\n*\nParte Terza : VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori di E. Sacchetti) » 2,—\nL»' incubo velato Versi di Enrico Ca vaccllioli. vincitore del II.0 Concorso di \"Poesia,, (elegan-\n— tissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di Romolo\nRomani) » 3,50\nBianco Amore Poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano) » 3, SO\nGiovanni Studio critico di Emilio Zanette, vincitore del III0 Concorso di \"Poesia,, (ele-\ngantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Romani) . » 39flO\nIsCICICHClSi della Vltfl Versi di Federico De Maria (elegantissimo volume su carta di\n» — JaSL—, — lusso) ............... 3,50\nII verso Ubero (Parte*) — Studio critico di Griail Pietro LllCini (elegantissimo volume di 700 pa-\n—. — gine, con acquaforte di Carlo Agazzi) . . . . . . . • » 59—-\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE\nLe Ranocchie turchine Vers' cli Enrico Cavacehioli. vincitore del 11° concorso di '• Poesia,,\n,1 (elegantissimo volume, con copertina a colori di U. Valeri) . . » 3,50\nRevolverate Versi liberi di Gian Pietro Lueini (elegantissimo volume di circa 400 pagine) . » —\nVersi liberi di Paolo Buzzi, vincitore del I.° concorso di \" Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine) » S9SO\n6» Jf[ esce regolarmente ogni mese.\nOgni numero costa in Italia Lire 1,— all'Estero 1,50"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c049", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c049", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 39, "image_fin": 39, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.32", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 39, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.39", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 140, "texte": "DE FRANCE j\nPARIS - 26, rue de Condé - PARIS\nSEIZ1ÈME ANNÉE-Parait le I*r et le 15 de chaque mois - SEIZIÈME ANNÉE\nDirecteur:Alfred Vallette"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c050", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c050", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 39, "image_fin": 39, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.33", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 39, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.39", "debut_caractere": 142, "fin_caractere_exclue": 457, "texte": "LA RENOVATION ESTHETIQUE\n(QUATRIÈME ANNÉE)\nRédacteursen chef: EMI LE BERNARD, LOUIS LOR1V1EL, ARMANO POINT\nParaissant le premier de chaque mois sur 56 pages imprimèes avec lux e,\nformant par cin deux magnifiques volunies de 336 pages.\nABONNEMENT: Franca et Etranger, IO francs par an\n12, Rue Cortot, PARIS (XVIII.*)"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c051", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c051", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 39, "image_fin": 39, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.34", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 39, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.39", "debut_caractere": 459, "fin_caractere_exclue": 801, "texte": "LA TOISON D'OR\n2.e ANNÉE\nON SOUSCRIT à la Rédaction : MOSCO U, Norvinsky boulevard, maison\nRogo fine; PARIS, Union des artistes russes, 25, boulevard Montparnasse; H.\nFLOURY, Boulevard des Capucines; HACHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nPrix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro: 6 frs. Le Directeur: NICOLAS RIABOUCHINSKY."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-11-01-c052", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-11_01#c052", "volume": "bmtnaai_1908-11_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 39, "image_fin": 39, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.2.35", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 39, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.39", "debut_caractere": 803, "fin_caractere_exclue": 900, "texte": "Rorraànul\nPOLITIC — LITERAR — KELIGIOS\nRedactia si administratia:\nStrada Locaci, N. 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EPITEURS. - PARIS\nVIENNENT DE\nLa Ville cliarnelle\nPOÈMES LYRIQUES\nDE\nF. T. MARI NETTI\nPfix: 3fr. 50\nLes éiettx s'en vont\nf\nD'Annunzio teste\nETUDE CRITIQUE\nDE\nF. T. MARINETTI\nillustrée par le peintre UGO VALERI\nPrix: 3f». 50"}]}], "pages_ocr_originales": [{"page_pdf": 1, "page_imprimee": "couv. 1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.1", "texte": "Novembre\nN. 10\n1908"}, {"page_pdf": 2, "page_imprimee": "couv. 2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.2", "texte": "IL GRANDE CONCORSO\nDI “POESIA„\nLA DIREZIONE.\ncon premio di Lii\"0\nper un Romanzo italiano inedito\nIl successo di questo nostro concorso, chiusosi il 30 agosto u. s.\nè stato veramente straordinario, superiore ad ogni nostra\naspettativa.\n1 manoscritti che abbiamo ricevuti sono 238-.\nLa commissione di lettura, composta di undici membri, dei\nquali abbiamo tenuti e teniamo segreti i nomi, a scanso di ogni\npossibile dubbio di pressioni o influenze, ha giudicato degni di\nuna seconda lettura i seguenti lavori:\nIl romanzo della passione S. E. il Presidente\nMadre La Signorina di Toccado Agonie\nIl passato Su le Rovine\nL'Eremo La mia statua\nGiorgio Falchi Evoluzione\nPrimavera di sangue L'Assoluto Libertà e amore\nRibelle Vittoria Nel paese dei Paraboloni\nLa battaglia di Dego I Viandanti Voci sepolte\nIo e Lei Veglia funebre\nL'Eroe prodigioso Fatalità Sotto il cielo azzurro\nConcordia con tutti Alfredo Usbergo L'Amante mistico\nContro corrente II signorino Dottore Lea\nIl Ritroso Giuda.... quell'altro Miriam\nTragicommedia al Camposanto Destino\nNei prossimi numeri daremo ulteriori informazioni."}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.3", "texte": "POESIA\n\nFEDERICO DE MARIA\ne la sua opera poetica\n\n(DAL VOLUME «LA LEGGEND\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE NELLE EDIZIONI DI «POESLA »)\nFederico De Maria, nato a Palermo nel 1883, pubblicò : nel 1904,\nVoci, volume di versi; 7iel 1906, Canzoni rosse; nel 1907, In-\nterludio classico.\n\nMAGIA\nEcco, ad un gesto della fantasia\nio fiorisco la Terra di prodigi :\ndispando in fondo a i mari, su i fastigi\ndei monti, per i cieli, la magia.\nIo do tinte di porpora e di croco\nal vespertino cielo, quando in grembo\na l'orizzonte il sol cade fra un nembo\ntragico di caligini di fuoco.\nDo la liquida calma a le lucenti\nonde se sta bonaccia o alia greco;\nspumeggiando lo impazzo, ove con bieco\nfurore il suo turbo Aquilone avventi.\nSono il pittore d'ogni forma e d'ogni\nspirito: chiedo al cielo, ai campi, al mare,\na le fiamme i colori : i lievi sogni\nso in un visibil palpito fermare.\nA gli occhi miei risplende d'una luce\nrivelatrice ogni mistero arcano:\nla magia fino a coglier nel sovrano\nprato i fulgidi fiori mi conduce.\n\n(Disegno di U. VALERI)\nFEDERICO DE MARIA"}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.4", "texte": "POESIA\n\nIo vidi nuove terre galleggianti\nin lor pompa di verde sovra ignoti\npelaghi, pria ohe dai porti remoti\nvi drizzasser la barra i naviganti;\nsentii fremere i visceri fecondi\ndella Terra d'innumeri esultanze\nvitali e scorsi nelle lontananze\ninesplorate dello spazio, mondi\nsconosciuti vaganti, come sciami\naccesi, ghirlandando i fermi soli,\ndardi fluidi scoccar verso i richiami\ndegli astri ardenti i precipiti voli;\ned io li rivelai prima che il lento,\nspeculante pensier, con l'indefesso\ncalcolo, a l'uomo il tenebroso accesso\ndischiudesse dell'arduo firmamento.\nIo sento nella mia anima immensa\ncon un ritmo solenne o con squisito\nbrivido palpitare l'infinito,\ntutto che al mondo si sospira e pensa.\n10 discerno, fra l'ansie ed i tumulti\noceanici delle secolari\ngenerazioni e de le folle, i fari\na cui, traverso procelle ed insulti\ndel destino, si volgono — in eguale\nconato — sino da le più lontane\nspiagge brumose della storia, l'ale\ndelle comuni ambizioni umane.\nSon io colui che a gli ardimenti audaci\noffrì cieli più fulgidi e vi dette\n11 primo sospir nuovo, o giovinette,\ne la rivelatrice ansia dei baci.\nTutto il Cosmo non è che visione\nmia: pel divino afflato che si spande\nda me non luce verità più grande\ndella mia portentosa finzione.\nE così — artista, creatore, nume —\nalitando gli ardori dal mio petto\nsu l'argilla del nostro piccoletto\nmondo, ne traggo più ampio volume\ndi musiche, di forme e di colori,\nne rivelo gli spiriti profondi\ne, come al sol meravigliosi fiori,\nio fo sbocciare mille nuovi mondi !\n\nDAME VÉROLE\nMalata tu sei, oh tanto\nmalata! Attorno a i tuoi occhi\nsi, c'è un livido, come\nse tu avessi vegliato e anche pianto\ncento notti. Non ti reggi su i ginocchi\nche ti tremano talora\nquasi per improvvisa vertigine\nSei malata dell'infame\nmalattia dal terribile nome!...\nS'io ti passo la man tra i capelli\nfini, da i riflessi di rame,\nme ne rimane qualcuno ogni volta\nfra dito e dito. — Povera bambina\nstraziata! Baciami. No, non ribrezzo\ntu mi fai... che dici? che pensi?\nnon vedi con che gioia io ti carezzo,\nti bacio? E' vero, il tuo bieco male\nanche a me faceva terrore.\nMa, pria di te, mi appariva\ncome una faccia stravolta\nmascherata di lascivia\ne maculata sotto il belletto;\nmi appariva come un petto\ncavo e floscio e roseolato;\na gli occhi miei avea forma d'impura\namatrice, da le vene\ntorpidamente pulsanti d'infetta\nmarcia. E poi lo vedevo attraverso\nle contorti morti d'un'oscura\nfalange amorosa, attraverso\ncorpi sfasciati, ossa\ntarlate, muscoli sfatti:\nvedevo di sue piaghe butterato l'intero universo !\nMa tu... tu! come vuoi tu ch'io possa\nrespingerti ? Tu non sei quella,\nla Temuta, o dolente creatura!\nS'io ti guardo, fuor della stanchezza\nche ti vela le pupille, ed il pallore\nsoave eh'è un fascino, nulla\nd'infermo in te vedo.\nLa tua anima è ancor pura,\nla tua giovinezza ancor bella,\nil tuo cuore è mio — e mi sei\ncara: i germi che gemmano\nnelle tue fibre, più sacra\na la bontà ti fanno a gli occhi miei!\nCara! diletta! amante! sorella!\nAbbandònati a me: il mio grembo sarà la pia culla\ndel tuo spasimo: abbandònati sicura.\nNon c' è che un odio, una sola\nviolenza nel sentimento\nche tu m'ispiri : la visione\nd'un1 ora del tuo passato —\nun'ora d'amplesso furente\ndel Fatai che con una parola\ndolce e un bacio di tradimento\neffondeva in te, innocente,\nil rancore del suo sangue avvelenato.\n10 ti voglio, così — non importa!\nsaran sempre dolci l'ore\ndi questo nostro amore\nmalato! Oh, sarà più saporosa\nla gioia di cercar la divina\nvoluttà nel male mortale.\nTi voglio, e tu mutamente mi vuoi.\nTi prenderò come una sposa\nda un tragico altare.\nUn tuo bacio, lo so, può instillare\n11 veleno in me — ma che importa ?\nnon sei malata tu, che pur sei così giovinetta\ned ignara? Da domani,\nogni dì, spierò senza orrore\n— forse — se da le carni mie salde\nsboccerà, come un sinistro fiore,\nla pustola maledetta,\nfatai traccia del tuo amore!"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.5", "texte": "MADAME DU BARRY\n— Ah, ah, madama s'imbelletta. Siamo\nin bizza, forse? Che cosa è accaduto?\nParlo con voi, signora. Son venuto\nin ora inopportuna?\nNo? Allora è una vera fortuna!\nMa temo che con questi\nnuvoloni per aria\nil diluvio che auguro\nal mondo dopo di noi,\nper me cominci da voi\ncon un poco gradito temporale.\nPer ripararmene accetto qualsiasi ombrello\nGiannetta, è così bello\nil vostro sole (chiamiamolo\nsole, per adular padre Febo),\nch'io voglio solo quello\ngodere, onde aver l'estro a governare.\nIo m'annoio — e mi sento tanto male !...\ni\nChe v ànno fatto? Al solito, un poeta\no qualche cortigiano impertinente?\nOh! cara, non è niente:\nè il caldo; li farò\nio star freschi a dovere —\na la Bastiglia ci ò le sorbettiere.\nDiscorriamo... Ma come? ancora\nquel foglio? No, signora: un tal decreto\nprovocherà altre parti della coppia\ncinedo — intellettuale\nD'alembert — Diderot.\ne qualche altro Contratto sociale\ndi quello squarquoio di Rousseau.\nParliamo d'altro, orsù...\nContessa, me ne vado\na cercar di distrarmi\naltrove... uh! uh!... che tosse\ninfame!... Cosa c'è su quella scranna?\nAh, profumi di Spagna,\nIo ne uso di rado...\n%\nSono eccellenti: lo diceva, parm:,\npure il sir di Grammont, l'altra sera....\nAuff! dà qui... firmerò. Ridi, Giovanna!\n\nGUARDAROBA\nTi voglio confessare una sciocchezza\nche l'amor tuo m'à ispirata,\no adorata.\nOggi, solo e non visto, ò sorpreso\nnella tua camera disordinata\nle tue vesti appese\na l'attaccapanni, o buttate\nqua e là, in pose strambe\nche mi ricordavano qualche\ntuo gesto, qualche tuo atteggiamento\nfamiliare. Io le ò toccate\nindugiandovi le dita\ncon un' infinita\ncaldura d'intenerimento\nnel seno. C' era la gonna\nimpudicamente riversa,\ne il corsage che odora di donna,\ncon le impronte della tua pelle.\nC' erano pure quelle\ndue sottane di taffetà, nera\ne rosa, che ad ogni tuo passo\nàn quel sommesso fruscio\nche mi desta un brividìo\ndelizioso ed è come\nun voluttuoso sussuro.\nE c' era quel tuo scialle azzurro\nin cui la prima volta ti vidi.\nParea che tutto dicesse il tuo nome,\navesse in sè quasi l'immagine\ndell'anima tua. Le baciai\n(non sorridere) con un' ebbrezza\ngrande ed ognuna ebbe una carezza\ndi seta per le mie gote.\nNon sorridere.... — Allora io pensai\nche quelle stoffe animate\nda te, quei veli eleganti\nin cui tu mi appari più bella,\nio l'amo quanto la buona\ntua tenerezza, quanto\nl'arguto tuo spirito, forse\nanche quanto la tua stessa persona...\n\nPOESIA\n\nL'INERME\nFrancesco Riso, ferito, legato,\nbuttato sur una carretta\nove i birri lo portavano\na la Vicaria,\nstava muto e aggrondato\ne la sua coscia spezzata fissava,\nsu i cui grumi di sangue\nqualche mosca ingorda ronzava.\nRaccomandava mentalmente l'anima\nsua a Gesù, a Giuseppe e a Maria.\nProcedevano ai due lati\ndel carro i ceffi arrossati\ndal recente ardore,\ndella breve e furiosa battaglia.\nOgni tanto gli ghignavano\ncontumelie e bestemmie: «Canaglia!\n— Sei fritto! — Ti faremo a pezzi...\n— Te prima e poi gli altri briganti!...»\nEd egli sdegnava\nguardar la sbirresca imbriacaglia.\n« Chi t'aiuta ora qui? Garibaldi?\nlo scugnizzo del re Piemontese?\nLadri tutti ! » — Egli tutti saettava\ncoi larghi suoi occhi i ribaldi\nbalbettando: «Viva l'Italia!»\nLo punzecchia con un pugnale\nSorrentino: «Giovanni Riso,\ntuo padre, bisogna che muoia\nse non sveli i nomi de ' tuoi.\nE tua madre, quella gran troia. . »\nEgli balza, sputandogli in viso.\nCon un pugno, quel lo ricaccia\ndisteso su la carretta\ne, supino così, lo schiaffeggia ;\nun altro gli appressa una lama a la faccia :\n« Se non vuoi eh' io ti mandi a l'inferno\nsubito, grida con me:\nviva il re ! » Ma con bocca di scherno\negli in risposta strombetta\nuna divina coreggia!..."}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.6", "texte": "POESIA\n\nL'AVO\nL'Avo antichissimo aveva\nuccisa una belva\ncon la prima arme, foggiata\nda le sue mani : una mazza\nfatta d'un ramo nodoso.\nCarico della preda, egli con l'èva\ncompagna andava sotto l'intricata\nombrìa d'una vastissima selva,\nd'onde sbucarono al fin su la riva\nd'un largo fiume profondo e spumoso\nov'era il forteto più rado.\nQuivi sostaron, fermati\nda V impossibile guado.\nDinanzi a sè, oltre l'acque,\naperto egli vide il cielo crepuscolare\nche il sole trascorso\nilluminava — e pareva un aereo mare\ndi fuoco. La donna ebbe il corpo\nignudo percorso\nda un brivido Ed egli allor giacque\n- pesto - con lei - stanca sul greto eguale\ne soffice della riva :\nnella notte che saliva\nla tenebra fu loro coltre,\nla selvaggia verzura guanciale.\nGiacquero — premio a lotta diurna.\nE lì, nella febbre d'amore,\ncon la brancolante man rude\nei palpava la dolce persona\ndi lei, ed in un folle errore\nil talamo fatto di terra :\ntepide entrambe ed ignude.\nE allora, sotto la volta notturna,\nparve a lui nel momento gaudioso\nper quel grembo voluttuoso\ndi posseder tutta la Terra !\nPoi, non dormì. Troppe stelle\nammiccavan, guardandolo, in cielo.\nLa compagna, coperte le belle\nnudità soltanto dal velo\nfulvo dei copiosi capelli,\nora ansava col lieve respiro\ndel sonno, posando la testa\nsul villoso petto di lui.\nCorreva come un anelo\ne gigantesco sospiro\ntra le roveri della foresta.\nGiungeva ogni tanto dal fondo\ndei recessi fronzuti il barrito profondo\nd'un giovan mammuth in amore.\nSvolavan neri per il cielo a stormi\ncon acuto sussurro d'ali\nsquamose, dei sauri enormi.\nSbottava, con scoppio di bacio,\nil boccio gigante d'un fiore....\nAllora, tra il vasto concerto\ndi tutte le cose viventi,\nparve al solitario vegliante\ndi percepir tutti i palpiti\ne tutte le vite latenti\nnell'ombra : il piacer tumultuante\nancora nelle sue vene\ngl'ingigantì l'anima: intese\nd'un'inaudita forza tutte le sue fibre piene\nCome percosso da un vento\nimprovviso, ebbe un trasalimento\nimmenso. D'un tratto comprese\nche il tremolìo d'oro nei bui\nabissi del cielo,\ne le fiamme del trascorso giorno,\ne tutte le cose d'attorno\nvisibili o occulte, esistevano solo per lui!\nE allora che l'alba, ad uno\nad uno, cominciava a cancellare\ngli astri nell'arco men bruno\ndel firmamento, ei levossi gigante\nalto brandendo tremendo il gran ramo reciso.\nSvegliò con voce tonante\n— che gli echi biechi fe' raccapricciare —\nla compagna : divelse un gran tronco\na metà infranto dal fulmine,\nlo lanciò a l'acque,\nmontandolo insieme con lei,\nlo guidò tra le spume\nche lo sferzavano fino sul viso....\nE toccò l'altra riva, al fine.\nCon balzo giocondo\npremè la terra, ne prese due pugna\ne se ne intrise la fronte ed il petto.\nPoi mosse — fendendo securo le brume\nche ancora chiudean l'orizzonte —\na la conquista del Mondo S"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.7", "texte": "POESIA\n\nDROETTO\n— Affediddio ! — sclamò messer Droetto\nrivolto a i suoi compagni — scommettiamo\neh' io tocco il petto\na la bella sposina? —\n— Scommettiamo ! —\nE, detto fatto, con la man su l'elsa,\ncon fare da spavaldo, il bel guerriero\nsi parò innanzi\na la giovane coppia. — Enfant, avete\narmi addosso? Conviene\nche frughi ; permettete ? —\nMa la scommessa finì poco bene,\nnon per Droetto solo,\nnè pei compagni suoi che cadder tutti\ntrafìtti, nella gloria del Vespro\nscampanante festoso a Gesù\nresuscitato, ma più\nd'ogni altro per re Carlo cristianissimo\nche dopo qualche di bestemmiava\ni santi e la Madonna,\napprendendo che un soldataccio infame\ngli aveva fatto perdere il reame\nper le mammelle d'una bella donna!\n\nL'ORRORE\nDopo. Ella giacea semiviva\ndi languor sodisfatto, con gli occhi\nriversi, scomposta — rosea\nmassa di carne lasciva.\nEd io la guardavo, con l'animo\nvuoto,\nlontano e come incatenato\nda un vago orrore remoto.\nCosì noi, senza amarci, avevamo\nspasimato entrambi d'amore,\nsenza averci lasciato\nun po' di tenerezza nel cuore!\nNoi ritornavamo\nestranei. Io sentivo nell'aria\nuna soffocazione di covo\nignobile, un alito di violenza originaria.\nRavvisai nel mio infiacchimento\nla nobiltà della forza\nsottratta ad un qualche migliore\ned ignoto sentimento\nfuturo, a un palpito nuovo!\n\nL'EROE\nIo sono un ridicolo cencio,\ngonfio e tronfio d'orgoglio:\npiccolo eroe da scrittoio,\ndio di me stesso, su un soglio\ndi cartapesta. Ogni giorno\nmuto quello che voglio.\nPer divertirmi mi annoio.\nLa volgarità mi fa scorno,\nma vi diguazzo talora, perchè\nnon mi so appatar da la vita.\nMi sento in cuore un' anima infinita,\nma non lo confesso\nneppure a me stesso:\ngodo, anzi, farla piccina\nclamorosamente. Impossente\nnella povertà che mi diede\nla sorte, sto con un piede\nnell' umil bisogno, e con l'altro\nnella superfluità sopraffina.\nMa te invoco e maledico,\nRicchezza, sola regina\ndel mondo, deità governatrice\ndella fama, dell' onore, dell' amore :\ndi quanto fa quasi felice.\nSol te invoco e maledico !\nTi prego con animo anelo\nin fondo al mio cuore,\ne sotto la pioggia di cenere\ndell'inutilità diuturna,\ncon sghignazzata taciturna\nsquadro le fiche al tuo cielo !\n\nLETTERA dal BENADIR\nA PHPPINO PIAZZA\nDopo quarantasei giorni\nla breve lettera è giunta:\nrettangoletto di carta\nlieve di trenta parole.\nMi dice che ancor tu non torni\nda que' paesi del sole.\nE' azzurra : sul francobollo\ndigrigna le zanne un leone\nda la criniera rossiccia\ntutta arruffata nel collo.\nOdora un po' di monsone;\nodora di cento diverse persone\nche la toccarono, avanti\nche giungesse; odora di quanti\nlidi ed oceani percorse.\nA un angolo reca le impronte\ndi quattro denti e una macula. Forse\nl'ignudo somalo a cui\ntu l'affidasti per portarla fino\na la lontana posta — in una mano reggendo\nle guide del suo dromedario,\nl'arco e le frecce nell'altra — la strinse\nin bocca per tutto il cammino ;\nqualche goccia di sudor gli cadde sui\ncaratteri e un poco li stinse.\nPoi sostò sotto qualche centenario\nsicomoro; guardò, curioso,\ni segni sottili e — sgranando\nun pan di dura — socchiuse\ngli occhi a un pesante riposo,\nmentre la bestia, lì accanto,\nguardava il pian melanconica. Quando\nsi risvegliò, su la lettera\ntrovò una serpe adagiata,\ne il sol lo coceva, varcato\nl'ombrello frondoso...\nDopo, essa certo fu in mano\nd'un nostro nostalgico\nche il dovere costringe lontano,\nlaggiù. Egli lesse il bel nome"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.8", "texte": "POESIA\n\nd'un caro paese italiano\ne carezzò quella carta\nazzurra e piccola, come\nper, affidarle una parte\ndell'anima, un lieve sospiro\nche avrebbe alitato nell'aria\ndella patria... Sentì farsi molli\ngli occhi di pianto, sentì in cuore i tonfi\ndel timbro d'un compagno negro\nche applicava a le lettere i bolli\nnella stanzaccia solitaria.\nPoi essa, sul pachebotto,\ntraversò l'Oceano Indiano\nper raggiungere il prossimo porto\ninglese: sonnecchiavan, sotto\nil torrido sole malsano,\ngli ufficialetti in bianca\ndivisa... qualche cormorano\nspianava il suo volo lento\nsu l'onde; una procellaria stanca\ncrocidò sul pennone di gabbia;\nla bandiera starnazzava al vento.\nDa la fragile italica nave\npassò in un capace vascello\nattivo di marinai, grave\ndi mercanzie ingoiate da terra\nasiaca, imperioso, bello,\nirraggiato dal sole che sfolgora\nsu i vessilli dell' Inghilterra.\nMani che avevan toccato\nl'oro e il tabacco e le salse\ngomene, la buttarono nel fondo\nd'una stiva che aveva portato\ntutti i prodotti del mondo.\nE poi sul prigioniero Mar Rosso\nfu la tempesta. Commosso\nda Faliseo, il gran fiume\nmarino schiaffeggiò, palleggiò\nla gran nave, l'avvolse di brume,\nla scaraventò con violenza\ncontro il canale, la tenne\nimmobile a l'ancoraggio,\nstremata dal suo furor selvaggio,\nfra una gran selva d'antenne...\nDopo quarantasei giorni\nla breve lettera è or giunta:\nrettangoletto di carta\nlieve di trenta parole.\nMi dice che ancor tu non torni\nda que' paesi del sole.\nMi dice che ancor tu rimani\nnomade sui roventi piani\nequatoriali, che ancora ti vuoi\nsaziare della barbarie\nstupenda che sognammo insieme...\nOra tu sei uno di quegli eroi\nche l'anima nostra inseguiva\nin rievocazioni sublimi...\nForse il tuo cuore non freme\nche d'esultanza quando odi gli alligatori\nle notti miular su la riva\ndel Giuba e vien da la folta\nforesta, tonando, una voce\ndi belva... Vedrai qualche volta,\nforse, spingendoti ancor più lontano,\nove il desiderio ti chiama,\nin un notturno cielo novello spuntare dal piano\ndell' ocean, come un labaro, la Croce\ndel Sud, bussola a Vasco de Gama!\nRisalirai corsi di fiumi, vasti\ncome mari, valicherai montagne\nchiomate di fiamme,\ninseguirai i leopardi e le damme...\nE nei meriggi affocati, ansimante\nsotto la convessa tenda,\ntu ti distenderai nudo sul suolo\nnudo; e con tutti i tuoi casti\nsensi possederai la terra calda\ne feconda, la terra tremenda\ne benefica, come un'amante\nimmensa...\nE in tutte cose, fratello mio, pensa\na me: godi, possiedi, racchiudi\nnell'anima amplissima messe\ndi vita pure per quello\nche a un cuore fatto a le istesse\ngioie, che à nel cervello\nun'altra eroica visione d'un mondo,\ne invece qui vive, costretto\na un sacrifizio infecondo,\na inseguir sempre un progetto\nmediocre o ad amare\npiccole donne con festa\ndi rime inutili, mentre il suo vano\ndesiderio lo scaglia verso l'ignoto lontano,\ncome un albatro nella tempesta!\n\nCAPRICCIO a la CELLINI\nPiccola, nelle tue membra\ngiovani e nervosamente\nelastiche, vedi, mi sembra\ndi ravvisare il bel fiore\nfeminile, che un giorno m'apparve\nin un sogno pagano d'amore.\nSuscitata in me da chi sa\nquale magico capolavoro,\ntu m'appari or come modella\nideale per uno scultore\nche plasmi l'eternità\nnel suo marmo, tanto sei bella\ned in ogni tua parte armoniosa.\nSì che, far opera d'arte\ngrande e divina,\nbasta a me copiarti, o bambina.\nS'io fossi un orafo, come\nBenvenuto — così eretico e perverso —\nnon vorrei per la mia religione\nche batter nell'oro due coppe\nmodellate su la perfetta\ncurva delle tue poppe\n— una pel sangue ed una per le lagrime —\ne, foggiata sul tuo grembo,\nuna conca per l'acqua benedetta."}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.9", "texte": "POESIA\n\nLO SCEMO\nEi sentiva una grande dolcezza\nnelle cose : ma più nel sole\nd5 autunno, quando passava a traverso\nnuvole torbide, come\naeree dita d'oro,\nper posargli una tepida carezza\nsovra le chiome.\nTutte le piccole cose egli amava,\nanche; ed a certe parole\narmoniose ed ignote\nsorridea, come a una musica blanda.\nOgni volta che guardava\nsua madre egli sentiva disfarsi di tenerezza\ne le lagrime giù per le gote\ngli scendeano... balbettava\nin suon rauco una domanda\ninaudita e rimaneva estatico\ncon la grossa bocca socchiusa,\nda cui pendeva un lucido\nfilo di bava...\nEgli era felice di tante\nbontà umili : dell' acqua eguale,\ndegl'insetti che lasciava passeggiare\nsul suo viso, delle piante\nfiorite.... Ma d'una cosa sola egli aveva paura:\ned era la sua finestra\naperta su la notte scura\ne punteggiata di fuochi\nminacciosi.... Per questo morì\ndisperato, accennando in vano,\ncon balbettii fiochi\nche nemmeno sua madre capì,\na quell' ingoiante vano\nspalancato su la notte estiva\nche tremendamente l'attraeva in grembo al suo nero\nmistero.....\n\nIL NUOVO\nQualcosa, qualcosa, qualunque essa sia :\nun fiore nuovo, un profumo\nnuovo, una nuova armonia,.\nun palpito mai sentito,\nun dolore terribile, una gioia\nomicida, un fatto strano\nch'empia d'orror tutto il mondo....\nqualcosa, qualcosa che scacci la noia !\n(Un delitto sovrumano?)\nSì, sì, qualunque, per romper la monotonia\ndi questa vita chiusa\nfra le quattro pareti\ndella città, fra l'oscura\ncaligin del mondo, più piccolo delPanima mia!\nOh piccolo e come\nridicolo il tronfio pianeta disperso\nin un angolo dell'infinito\ngurgite dell'universo\n— mostruoso sbadiglio del Mister che ogni cosa rinserra !\nUniverso : terribile\nimmagine della noia,\neternità che non muta,\ne ch'io sento come un'informe\ncosa nella Sconosciuta\nannidata dentro il mio seno\nove riversa il perenne veleno.\nTentacoli di polpo, faccia\ndi donna, chioma di medusa,\ne oro e sangue, minaccia\ne lusinga, due mani che palleggiano torme\ndi stelle e fanno girare la Terra\ncome una trottola enorme!\n\nFederico De Maria."}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.10", "texte": "POESIA\n\n(Disegno di U. VALERI)\n\nLOUIS LE CARDONNEL\n\nNegli anni fervidi e turbolenti, del Simbolismo a Pa-\nrigi, visse con Emmanuel Signoret — ricco di una tale\nprecoce maturità d'idee e di forme da sorpassare il suo\ntempo, come un classico ed un avvenirista insieme e\nda morirne per mancanza della gloria cui aveva diritto\ne che gli negarono — Louis Le Cardonnel, un altro bel-\nlissimo carattere di sincerità poetica, trapassato coi morti\nDubus ed Aurier, perchè, insinua Adolphe Retté, si è\nfatto prete.\n! Ad ascoltare questa lingua maledica ed elegantis-\nsima, che si compiace di variare il tono alla propria\nletteratura mutando i pimenti, e passando dal paganesimo\nfescennante all'ascetismo, per grazia ricevuta, col barel-\nlarsi dai XIII Idylles diaboliques al recentissimo Du\nDiable à TDieu ; a lasciargli susurrare le curiose e sa-\nporite indiscrezioni, fino dal tempo delle Revues jeunes,\nLe Cardonnel aveva proclamato la necessità di una\ncrociata per ridonare al Papa li Stati della Chiesa soste-\nnendone li argomenti con voce dogmatica e nasale di\ndomenicano al sermone, come aveva accampato la possi-\nbilità di conciliare le pratiche del cattolicismo coi fervori\ndi un puro amore, Beatrice o Laura, petrarcheggianti\nal modo di Ronsard. — Interruttivi scrupoli lo flagella-\nvano nella compagnia di que' reprobi giovani e schia-\nmazzatori : « Per purificarmi de' peccati commessi con\nvoi, bisogna che mi umilii ai piedi del mio confessore :\nho bisogno di mondarmi la coscienza inzaccherata dal\nvostro contatto. » Di questo passo, cantando i suoi versi\nperfetti e dolcissimi, s'avviava, per Roma, verso la ton-"}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.11", "texte": "POESIA\n\nsura ; e da Roma tornò vicario di una parrocchia di Pro-\nvenza, dalla quale volle poi rivedere la pace d'Assisi\ne goderla, fermandovisi, porto desiderato e trovato, nel\nsuo errare per la turbolenta mondanità.\n« Exaltant la Beauté d' une brillante lèvre\nAu milieu de nos temps vulgaires, plein d'ennui\nIl fixait, d'une main où palpitait la fièvre,\nLes rythmes inconnus qui s' éveillaient en lui.\nA présent, le voilà seul dans la foule humaine,\nOù la souffrance ràle avec la volupté :\nIl semble se méler au tourbillon que méne\nUn invisible Esprit, impur et révolté. »\nE l'opera ch'egli ne ha dato ed inchina, oggi, in\nestasi, alla croce del Cristo, in compenso della sua pre-\nsente umiltà, e secondo il consiglio del Retté, il\ncure de Franceora raccoglie e ne porge: dal\nprimo balbettar di strofa (1881) al verso massiccio e\npieno dell'altro jeri.\nLouis Le Cardonnel è poeta d'astrazione : non co-\nnosce il suo tempo, e la modernità gli è lontana quan-\nd'anche lo raggiunga a soffii vaghi e morbidi, gli risuona\nindecisa, come l'estremo risucchio, a giornate serene,\ndel suo oceano armoricano, sulla spiaggia tersa ed ap-\nparsa, nella fuga della vaporiera, a perdita di vista ; o\ncome l'ultima parola di un' eco tra i colonnati gotici e\nprofondi di una foresta abbaziale di pini. La sua poesia\nchiede che la folla cessi di gridare, non comprende il\nbisogno del muoversi e dell' agitarsi ; schiva il frastuono,\nma si diletta di un silenzio bianco, di una notte stellata,\ndi un chiaro di luna, per cui tra il fremito impercettibile\ndella pace grigia vengano le fantasime, nel deserto do-\nloroso dell'anima sua, a parlarsi e ad intendersi tra loro.\n« Sous le soleil pesant, la foule immense clame.\nAh! quand tombera, dur et stèrile, ce bruit?\nPourras-tu l'endormir cette rumeur, ó Nuit,\nPour que V àme, écoutant, n'entende plus que l'àme? »\nEcco perchè dà lode al Sonno, odia il tono e la\ngiocondità de' canti plebei e si rammarica che, pur\ntroppo, a traverso a' suoi sogni crollati, davanti l'inelut-\ntabile ragione della attualità, come vecchi edifizii malfermi\nal soffio vincitore dell' istante.\n« Un grand coq\nLancerà sa fanfare rauque à 1' heure rouge. «\nEcco perchè si raccoglie, e predilige le vecchie\ncittà italiane del silenzio, tra 1' altre, verso le quali ven-\ngono cercando l'amore e lo sfarzo e la gioja e la cru-\ndeltà esemplari tutti i poeti d'Europa ; e si fa nido in\nAssisi, patrocinato dalla santa leggenda francescana, tra\nl'ocra, il verde, i canneti frascheggianti del Trasimeno;\nnell? Umbria schietta e primitiva. Qui condecora le sue\nillusioni di poesia e di imagini, come il Fraticello che\nseppe aggiungere all'ascetismo cristiano la mistica sopra-\nvissuta del panteismo eterno.\nEcco, perchè al Canto funebre per Luigi di Baviera,\nre pazzo di magnificenza d'arte, espresso da lui in un\ndelirio trascendentale, tra l'ingiuria ad Estella traditrice\ne P affermazione di Cristo, gridandolo nudo, coperto di\ndalmatica e brandendo la croce, aggiunse li altri ad\nAlfredo Tennyson, poeta di Re Arturo, a Puvis de Cha-\nvanne, ad Alberto Samain, il seminatore di cenere, mi-\nstici ed ascetici del pari, coi quali l'animo suo s'inten-\ndeva ; e ripete il distico aureo nel Canto Platonico :\n« Incantatrice, en vous la pesante matière\nN'étouffe pas l'essor de la pensée altière. »\n« Éprise des sommets par toutes ses puissances\nVotre àme, s' monte aux pures Essences. »\nEra il tempo in cui pontificava Stanislas de Guaita,\ne Péladan insegnava Comment on devient Fèe; e passava\ncome un soffio demenziale di estetica eccentrico e para-\ndossale, e dentro tutti, anche i più forti, si erano sper-\nduti, per poco, cercandosi, a traverso le caligini e le\nbrevi ondate di fuoco delle rivolte; erano le crisi per le\nquali passarono il simbolismo, il carattere della gioventù\nfrancese, la poesia, temprandosi a vicenda ed alternando,\nricostituendosi in saldezza, sincerità fiera e libertà defi-\nnitiva. Louis Le Cardonnel, tutt'ora, vive questa sta-\ngione tramontata e lo attesta colle sue attitudini che i\nPoèmes ci mettono innanzi.\nTornateli a leggere scandendo a bassa voce. Voi\nvi accorgerete / Fioretti e le Canzoni di Feo Belcari\nsposate alle\nrime rare, ricche e care\nneo - platoniche del Poliziano e del Magnifico Lorenzo.\nIl quattrocento stilizzato e teneramente fiorito ri-\nsponde alla nostra andatura moderna, come una fontana\nspilla gorgogliando, tenuamente, all' estuare rumorosa di\nun fiume navigato dai Leviathan della marineria attuale. —"}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.12", "texte": "POESIA\n\nEgli confonde felicemente Platone, Cristo ed Orfeo come\nnelli affreschi ellenizzanti delle catacombe :\n« Car, chaste Conducteur, qu' on ne suit pas en vain,\nFils du Pére, vètu de la nature humaine\nC' est le divin Berger, e' est 1' Enchanteur divin,\nC' est le divin Orphée, humble et doux, qui les méne. »\nEgli ritorna a balbettare, sulla fede di Abdia, di\nGiacomo da Voragine, di Hroswita sassone le leggende\nauree, fantasiose, fanciullesche, sublimemente ridicole;\nS. Benedetto, la Trappa e la Certosa, per terminare nella\nArcadia con la poesia : A une qui va fair e ses voeux, ma-\ndrigaletto da abatino manierato e settecentesco. Ma ri-\nvedrà, nella Vallis Amantium, altre ombre dantesche meno\nfiere ed umiliate di castità, andare in volta, portate dal\nvento, soavi ed in estasi, meno formose e famose di\nPaolo e Francesca, espresse come in una luminosa tela\ndi Segantini, in mezzo ad un paesaggio verginale, dise-\ngnate e piatte, come le figure di Puvis de Chavanne,\ntipiche tra il prerafaellismo e l'improvvisazione: ma avrà\ntrovato a Parigi, nei torbidi della nevrastenia curiosa e\nperversa, una Estella, falsa nipote di Monsignor Affre\narcivescovo caduto nel '48 sulle barricate parigine, la\nquale Y avvelenava lentamente, ma con sicura dottrina\ndi liquori certosini e l'avrebbe avviato, sul gnosticismo\ndella Cabala e sui filtri dell'amore platonico, diritto\nverso la clinica di Charcot.\nCodesto sacerdote-poeta è un anacronismo illustre\ne magnifico : ammanta i suoi versi d'imagini rare e mu-\nsicali, evocatrici come gemme favoleggiate di misteri\ne ci comunica il mistero trasceso in poesia dell' anima\nsua: Mani e Fantasime accomuna, cattolico, perchè ri-\nmasto pagano, in fondo. Del suo tipo la moderna let-\nteratura Italiana non può opporgli che Corrado Govoni\npoeta - giovanetto, ignoto a torto, a me caro per le\nstesse ragioni d'arte; da me combattuto perla pessima\nfilosofia, che lo estrae dalla vita nostra a cui dobbiamo\nconcederci. Così, riprovo Louis Le Cardonneh che abdica\ne fugge, se si ostina a ripetere le vecchie incantagioni\ndel passato. Furono; non prevarranno più; non è pos-\nsibile che ritornino : quanto muore alla sera di un giorno\nannegato nel fango, stemperato dalle lagrime nostre e\ndal nostro sangue, sangue e lacrime da tutti versato,\nper dare alla ruota del tempo, colla morte, maggiore\nvelocità, non può più risorgere. Il Medioevo, i Mona-\nsteri, le Crociate, le Temporalità del prete di Roma si\nsono raccolte, memorie, nei musei del costume e del\npittoresco. Il Gallo audace, ribelle e vittorioso trombetta\nallegramente in faccia alle ore rosse di domani, ma si\nchina sulle cose defunte, le conserva e le bandisce ge-\nneroso, perchè innocue e belle. Per ciò amo la poesia di\nquest'Abate platonizzante, e ve lo dico candidamente.\n\nG. P. Lucini.\n\nPOESIA ha pubblicato i medaglioni di G. Carducci, G. Pascoli, della Comtesse de Noailles, di\nG. Marradi, Gustave Kahn, A. Colautti, Henri de Régnier, Térésah, Vielé-Griffin, S. Ferrari, Paul\nFort, Ada Negri, Francis Jammes, Gian Pietro Lucin E mi te\nCamille Mauclair, Edmondo De Amicis, F. T. Marine\nPOESIA pubblicherà i medaglioni di Jean Moréas, Rostand,\nMasterlinck, Catulle Mendès, L. Tailhade, Léon Dierx, Jean Dornis, Jane Catulle Mendès, Rachilde,\nJules Bois, A. Mockel, SainFPoFRoux, P. Claudel, J. Richepin, Henry Bataille, René Ghil, Auguste\nDorchain, Remy de Gourmont, Lucie Delarue=Mardrus,\nA. C. Swinburne, Arthur Symons, W. C. Yeats, Fred. Bowles, R, Dehmel, S. Rueda, E. Marquina,\nRuben Dario, Rapisardi, Stecchetti, Angiolo Orvieto, Francesco Pastonchi, E. A. Butti, Diego Angeli,\nRoberto Bracco, Francesco Gaeta, Di Giacomo, C.\nE. Moschino, D. Gnoli, Trilussa, G. Bertacchi."}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.13", "texte": "“SYLVA ΝIE„\n\nPOÈME EN PROSE.\n.... Seule, j'entrai dans le mystère de la forèt.\nLe silence était profond. Je faisais craquer, sous mes pas,\nles branches tombées; ma robe trainante faisait bruire\nles mousses fraiches. Clairement retentissait le bruit de\nmes sanglots.\nDans l'air immobile une brise monta. Je m'arrètai.\nDes voix s'élevèrent:\n« Toi qui erres sur des routes poudreuses, fille\nd'esclaves, pourquoi viens-tu troubler notre paix, à cette\nheure où les oiseaux métne son muets ? Courbée sous la\ndouleur, tu te couches à nos pieds, tu nous importunes\ndu rythme de tes soupirs. Qui es-tu, toi qui viens des\nroutes poudreuses, toi à qui le ciel est pesant et la\nterre odieuse? »\nJe frissonnai, car c'était l'àme des arbres qui me\nparlait. Dans l'ombre, je répondis:"}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.14", "texte": "POESIA\n\n« Je suis la Chercheuse, je vous aime ! Le matin,\ndans le soleil, vous rayonnez d'une splendeur telle que\nje tombe anéantie devant vous. Vous ètes moins éblouis-\nsants à cette heure : peut-étre ètes-vous plus près des\nàmes humaines? Je suis la Chercheuse qui vous aime.\nje veux me perdre en vous ! »\nTout demeurait muet. Je criai :\n« Grands arbres, écoutez-moi ; parlez ! Chaque joie\nnous quitte. Nous n'avons de bonheur qu'avec Taffreuse\nattente de la voir disparaìtre. Oui ! c'est là toute la vie.\nQui nous consolerà? Nous perdons tout ce que nous\naimons. Qui nous consolerà? >\nAlors ils répondirent:\n« La fleur ne meurt que pour renaitre. Oh Beauté\nblessée, Beauté fragile, que veux-tu de nous? Que\npouvons-nous pour vous qui avez oublié la Pitié et la Ve-\nrité, qui ne vivez que de chair et de sang, qui craignez\nla Lumière, qui fuyez la Solitude? »\n« Je vivrai du travail qui console, de la justice pour\ntoute la nature. Je ne me nourrirai ni de chair, ni de sang,\nmais de la farine parfumée, du vin réconfortant et des\nfruits d'or des arbres. Je ne chargerai plus mes épaules\nde paroles et de valeurs étrangères, lourdes; je finirai\nla vie dans l'ombre... Yoyez: la douleur ne m'a point\nabaissée, elle m'a purifiée, elle me rapproche de vous.\nAccueillez-moi donc dans votre sérénité!... Oh! vous qui\npossédez, contenez et donnez le repos, vous qui vivez\ndepuis si longtemps, toujours renouvelés, n'ètes-vous pas\nla vie d'autrefois? la vie de l'avenir? FImmortelle vie?.,.\nN'ètes-vous pas l'Eternité? »\nUne fois encore, le bruit puissant et berceur s'eleva:\n« L/Univers écoute et répond. Un éternel dialogue\ns'établit entre la Nature et l'Ame. L'àme traduit, illu-\nmine ce que dit l'autre — ou bien, cette Nature, obscure,\nincomprise, devient comme si elle n'était point. Oh!\nBeauté blessée, Beauté fragile, ce soir, enfin, nous avons\ncueilli ton àme. Ce soir, tu rayonnes vraiment dans ta\npàleur, car tu es la Pensée pure. Ton esprit monte vers\nnos cimes divines, comme l'eau, que le soleil attire, monte\nvers lui. Tu te perds en nous; tes pieds n'effleurent plus\nla terre où tu marches ; on ri entend plus le bruit de\ntes pas... »\n\nJean Dornis.\n\nINB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESIA ne pubiie que de i'inédit."}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.15", "texte": "POESIA\n\nÉPITHALAME\nD'UN MARIN\nAuguste Dorchain.\nJole au noble marin qui, sur les mers sereines,\nA su fermer son àme à l'appel des sirènes !\nJoie à la fiancée au doux sein palpitant\nQui sur le bord des flots le souhaite et l'attendi\nIl vient, et son navire enfle de blanches Voiles\nSur la foi de 1' amour, sur la foi des étoiles.\nSes yeux cherchent d' abord à l'horizon lointain\nCelle qui doit fixer l'ancre de son destin.\nBientót les vents heureux l'auront conduit près d'Elle ;\nQue ses bras presseront contre son coeur Adele.\nElle aura le délice, et pourtant la rougeur,\nDe sentir sous son front les battements d'un coeur.\nEt ce sera, dans la musique et la lumière,\nLa force jeune unie à la gràce première;\nComme, vers l'ile en fleurs d'un golfe harmonieux,\nL'hymen des flots et de la terre, sous les cieux.\n\nNUIT D'ÉTOILES\nFernand Gregh.\nSur l'horizon hautes ou basses,\nFrólant leurs orbes qui s'évitent,\nLes calmes étoiles gravitent\nEn silence au fond des espaces.\nDans l'éther obscurément bleu\nOu leurs lueurs se disséminent,\nLes astres un à un culminent:\nEpars, on les voit peu à peu,\nSuivant la route coutumière,\nMonter au ciel, et redescendre,\nComme une radieuse cendre,\nCorame des gouttes de lumière...\nO perles que verse un grand vase\nFait d'un noir cristal azuré !\nO rythme paisible et sacre !\nO splendeur, ó mystére ! Extase !"}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.16", "texte": "POESIA\n\nDAS TISCHTUCH\nGiovanni Pascoli.\nTraduzione di Benno Geiger.\nSie sagten ihrr \"Liebes Kind,\ndu sollst immer dafùr sorgeri,\ndass du das Tischtuch ins Spind\nvon Abend zum nàchsten Morgen\nzuruckzutun nicht vergisst,\nwenn das Mahl beendet ist.\nPass auf: es kommen die Toten!\ndie blassen traurigen Toten.\nSie schlùpfen, sie keuchen stumm\nun ermùdet durch die Ritzen,\nbleiben um den Tisch herum\ndie ganze Nacht ùber sitzen,\nsitzen bis zum nàchsten Morgen,\ndas schwere Haupt voller Sorgen ;\nund man hòrt sie dennoch nicht\nunterm ausgelòschten Licht. ,,\nNun ist erwachsen die Kleine,\nbesorgt den Tisch und die Speise\ndas Haus, am Samstag die reine\nWàsche, nach hàuslicher Weise:\nsie hausfraut an alien Ecken,\nvergisst aber abzudecken ;\nlàsst, dass die Toten, die frommen,\narmseligen Toten kommen.\nO welch rabenschwarze Nacht,\nvon Wind und Wasser durchnàsst!\nsie weiss nicht, dass unbedacht\nsie sie hineinschlùpfen làsst;\nwo sie bis zum nàchsten Morgen,\num den Tisch herum, verborgen.\nsich nach ihrem Leben sehnen,\nauf die Hand die Hàupter lehnen.\nDie ganze Nacht ùber denken\nsie sich ins Leben hinein,\nund ihre Blicke versenken\nsich Starr in die Bròselein:\nda sie zu gedenken wàhnen,\nschliirfen sie bittere Trànen.\nAch, es erinnern die Toten\nsich nimmer, die teuren Toten !\n\" Sind diese Brocken nicht Brot.\ndas wir beisammen gegessen?....\nDies nicht das Tuch, weiss und rot\ngewùrfelt, dran wir gesessen?....\nWas dies hier?.... Ach, diese scheinen,\nso die meinen wie die deinen.\nzwei bittre zu sein, im Wàhnen,\nherabgefallene Trànen. ,,"}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.17", "texte": "POESIA\n\nPOUR L'OMBRE DE BŒCKLIN\nJohn=Antoine Nau.\nDes branchages légers résillent l'air gris-bleu ;\nLes feuilles sont d'un vert mourant poudré de cendre.\nTout prés, la mer flambante est smaragdine ; - il pleut\nDes pétales très longs et flous d'un rose tendre.\nDes grottes de nuit mauve élancés, les Tritons\nBattent l'argent mousseux des crètes d'eau fluides;\nLeurs corps bruns et luisants s'ornent de lourds festons\nD'algues. — Pàles blondeurs, voguent des Nérei'des,\nLeurs voiles opalins gonflés au vent. - Là-haut,\nOn dirait qu' un rocher pleure des larmes claires,\nDes larmes de eristai, tintantes dans le flot,\nSous l'éblouissement des paillettes solaires.\nMais tout bouillonne... Un char sombre, comme emporté\nPar l'élan furibond des cavales marines\nEntraìne un dieu tout fauve et noir, dans 1' àpreté\nCoupante des embruns des tornades salines.\nL'idylle est aux abois : Les Tritons, pantelants,\nPlongent au gouffre glauque ; et les belles, groupées,\nS'éparpillant au loin sur le flots scintillants,\nFlottent lugubrement comme des fleurs coupées."}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.18", "texte": "POESIA\n\nMON CŒUR CHANTA....\n\n(FRAGMENT DE \"LA\n« A quoi bon s'acharner sur la mer turbulente,\nvirant vers la promesse illusoire des caps?\nC'est ici I c'est ici Y ivresse des ivresses !\nC'est bien toi que je veux absorber d'un seul trait,\nVulve rose embaumée par l'haleine des Astres!\nVous pouvez haleter de rage et de dépit,\nje fais fi de vos longs hurlements de colère,\n6 galopants Simouns de mon ambition,\nqui piaffez lourdement sur le seuil de la ville !\nVous ne m'atteindrez plus malgré votre vitesse!\nVous ne franchirez pas les murailles charnelles!\nVous avez beau hennir; j'ai bouché mes oreilles !\nMieux encore, mes oreilles sont déjà assourdies\npar le rose murmure de sa voix souterraine,\ntels de frais coquillages qu'emplit le chant des mers.\nO rage de creuser ma tombe en sa chair bleue!\nOh! loin de toi, bien loin de toi, Soleil\nqui me guettes en plein ciel !\nCar j'entends sans te voir le bruit que font tes ailes\nfrappant aux parois du Zénith!\nJe ne crains plus la bouche de l'horizon glouton,\nqui voudrait m'avaler d'une seule lampée!\nO Soleil envieux, affolé de grandeurs,\nesclave travesti en l'absence du maitre,\nj'ai déjà oubliè tes grands gestes brutaux,\ntes regards et tes cris plus lourds que des marteaux.\nJe veux creuser ici ma fosse et mon berceau !\nVulve chantante, au frais glouglou de source vive,\noh ! la joie frétillante de reposer en toi,\ndans ton humidité chaude et fraìche à la fois !\nJe veux enfin tremper mon coeur dans ton odeur\nde rouille humide et de rose pourrie!\nReflets d'acier vaincu, troncons de glaive épars,\nfumant encore du sang qu'ont versé les héros\ntrucidés sur ton seuil et pour l'amour de toi !\nOh ! joie de te donner ma vie, mon sang, ma force,\net de prendre la tienne en un baiser sans fin !\nHéroisme du sang qui s'élance vers toi\néclaboussant de joie tes lévres chaudes\ncomme un jet d'eau pourpré par l'aurore vermeille!\nBonheur de se noyer dans ton imme'nsité\nillusoire et brulante,\nd'océan tropical, Vulve inondante,\nmignonne et si fragile, et pourtant\nplus vaste que mon àme en ce moment!...\nLe monde est aboli ! Le désir est tue !\nL'infini est comblé, puisque c'est toi le but !\nEt pourtant c'est si doux de te faire du mal,\nen te mordant comme un beau fruit,\npour te manger à pleine bouche,\npour boire les sanglots et les sursauts farouches\nde ta liquide volupté !"}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.19", "texte": "POESIA\n\nTu vois bien : je me tords de délice et d'extase\ndans ton creux jaillissant et moelleux de source !\nJe veux creuser ton sable avec mes dents, mes doigts,\ntoujours plus bas, plus loin, jusqu'à d'imperscrutables\nprofondeurs, pour savoir\net trouver le filon de la joie,\nle filon merveilleux du bonheur métallique !\nMalheur à moi! Je sens le feu d'une blessure !\nC'est le Soleil qui m'a mordu à la cheville!\nOh! le chien enragéL.\nJe devrais m'endormir, la bouche sur ta bouche,\nVulve rose et sacrée, dont le sable est sucré,\net pourtant je me tords comme un serpent blessé\nqui voudrait rebondir de douleur, de désir\net d'espoir éternelL.\nMalheur à moi! malheur à moi! Car voici je me leve\net j'éloigne mon coeur et je pense déjà\nà votre joie sublime, vitraux dominateurs,\nvastes prunelles d'or, qui grandissez toujours\nparmi la parfumante retombée\ndes jardins suspendus !...\nHélas! Je pense à vous, vitraux qui reflétez\nsans fin, l'allure conquérante des soleils\net le pèlerinage des voiliers, toile au vent,\nque Ton voit de très haut, fìgés dans leur vitesse,\nsur le tressaillement de la nappe marine.\n\nF. T. Marinetti.\n\nLA TORRE\nA GIOVANNI PAPINI.\nFlauto gigantesco di granito\nche imbocca il vento i giorni di tempesta,\ns'alza la torre del castel romito,\nnero spettro al confìn della foresta.\nE la sua secolare ombra notturna\ns'allunga sulla pancia sfecondata\nd' una vecchia palude taciturna,\ncome un' orribil trauma dilatata.\nEnormi vele flebili e scarlatte\ns'agitan verso 1' orizzonte muto\ncome dei fazzoletti per saluto.\nDovunque, sulla riva solitaria,\ncome gondole verdi, appestan l'aria\nmilioni di sirene putrefatte.\n\nNOIA\nCorrado Govoni.\nVia! fiori sdolcinanti e cascamorti,\nrose, che dopo un'ora di delizia\nsapete di carogna e d'immondizia\ncome l'amore, e voi, verdastri aborti\ndegli gnomi, orchidèe mostruose,\nernie degli angeli fornicatori,\nmistici acquasantini degli odori,\ne gole di tarasche favolose.\nA me, nere bottiglie, sull' attenti\ncon i vostri sigilli rossi come\ntondi berretti di garibaldini !\nFate che sul suo seno io m'addormenti\nprima eh' io l'afferri per le chiome\ne col mio rasoio l'assassini."}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.20", "texte": "POESIA\n\nI Pioppi d'argento\nCorrado Govoni.\nA PAOLO BUZZI.\nOh quei pioppi d'argento\nche dolce e fresco sussurrio\nfan questa lunga sera\ndi tardiva primavera!\nSembra che sotto le finestre passi\nun terapeutico canale di mercurio,\nsembra l'interminabile scrosciare\nd' una fontana lunare\nche là nell'ombra fili quieta\nla sua conocchia luminosa di diamanti.\nE quel flauto lento\nche prova il suo dolore sonnolento\nnella lunga spirale degli acuti\ne fa pensare\nad una torre d'ebano rotonda\ncon aperture di finestre cupe,\nin piedi su una bianca rupe,\nin riva d'un sinistro mare\nche tenta d'incantare\ncon la sua tetra melopea profonda!\nCome un dolce arcipelago di neve\nle colombe si spargono sui tetti.\nLe rose spiran nei bicchieri\nsenza rimpianti o senza voglie\nliberando il lor spirito aulente\ndall' incomodo corpo delle foglie.\nMa 1' anima è floscia\ncome un cencio imbevuto di fiele;\nuna terribile angoscia\nla dilania con i suoi morsi di serpente.\nEd il cuore è malato: sanguina\nper una crudele ferita recente.\nMalgrado i dolci fiori\nche muoiono senza soffrire;\nmalgrado il flauto lento\nche accompagna il suo dolore\nsulla più alta finestra della sua torre\nper farlo guarire ;\nmalgrado i dolci pioppi d'argento\ntra cui scintilla come un ragnatelo\nmadreperlaceo la luna;\nmalgrado le dolci rovine di celo\nche mettono nel cuor dai tetti\nle candide valanghe delle colombe."}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.21", "texte": "POESIA\n\nLE DÉSIR DÉCHIRANT\nHélène Picard.\nVouloir T amour... Ah! le vouloir\nPour tout son jour pour tout son soir,\nDe tout son coeur au désespoir,\nDe toute son àme qui craque\nDe tout son chant élégiaque,\nDe toute sa robe de Pàque....\nVouloir ramour... Ah! T approcher,\nEtre le feu de ce bucher,\nEtre la mer sur ce rocher,\nEtre debout sur cette cime,\nPencher son cou sur cet abìme...\nVouloir l'amour... Ah! jusqu'au crime...\nLe demander, le supplier,\nLe commander, le rudoyer,\nLe regarder, le tutoyer...\nLe vouloir par toute sa fièvre,\nLe vouloir sur toute sa lèvre,\nAh ! se saoùler de ce genièvre !\nA sa main chaude le vouloir,\nEtroitement, comme un gant noir.\nMordre ses poings... Ah! désespoir!...\nJamais cette ardeur ne dévie,\nToujours ce besoin me con vie,\nCela dure toute ma vie...\nAh! qui donc me délivrera?\nQuand donc ce désir crèvera\nComme un orage au Sahara,\nComme un cyclone sur le Tibre?\nQuand donc se rompra cette fibre?\nCar c'est lui, surtout, voyez-vous,\nPlus que mes seins, que mes genoux,\nQui se meurt de ce grand courroux.\nC'est lui qui veut l'amour quand-mème,\nC' est lui le chanteur de Bohème,\nLui qui pleure jusqu'au blasphème.\nQuand donc mon coeur sera-t-il libre?\nCar e' est lui, surtout, voyez-vous,\nC est lui T assoiffé, 1' affamé\nQui veut aimer, puis ètre aimé.\nAh! c'est le coeur toujours semé!...\nOn se guérit de tout, en somme,\nMais guérir quand mon coeur me somme v\nDe pleurer sur le coeur d'un homme !...\nNon, je ne puis... Werther, Rolla,\nQuand crierai-je: « Dieu ! te voilà!...\nCe n'est jamais Toi celui-là,\nCelui-ci... >\nVie infortuneé !\nOù donc est-il, ó destineé,\nL' amant de ma meilleure anneé?...\nO coeur maudit, ò coeur d'amour,\nToujours de souffrir c'est ton tour:\nDu jour au soir, du soir au jour...\nQue je te hais, mon bien celeste!...\nVat-en... Créve... ah! crève... Bat... Reste...\nPalpite... Non! meurs sous mon gestel...\nAh ! ce coeur triste, ce coeur fou\nQue ne puis je, comme un caillou,\nLe saisir, 1' arracher d'un coup\nEt le lancer je ne sais où !..."}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.22", "texte": "POESIA\n\nVersailles-aux-allégresses\n\nfPOÈME EN PROSE)\nUne cloche tinte longtemps, tinte et tinte encore,\ntrainant une petite plainte monotone et cassee comme\nun appel de béguines vers quelque office nocturne. Puis,\ndes gardes vocifèrent, et Tairain grave de 1 horloge laisse\ntomber majestueusement dix coups espacés.\nLes promeneurs du soir se hatent vers les grilles\nque Ton va clore. Les vieilles gens aux lourds souvenirs\net les vierges aux rèves inquiets, les oisifs et les attri-\nstés, ceux qui méditent et ceux qui aiment, confondent\nleurs pas dans le mème flot pressé. Puis, le bruit aes\nportes refermées se disperse dans le silence.\nAlors, il ne demeure plus dans le Pare énorme que\nles bronzes penchés sur les eaux et les marbres dresses\nautour des bosquets. La lune brille au ciel et luit vingt\nfois aux surfaces des bassins ; sa clarte coule sur le tapis\nbleui des pelouses, parsème d'opale la masse sombre des\nbranchages, prolonge jusqu'au mystere de 1 horizon le\nflamboiement argenté du Grand-Canal.\nDans r atmosphère qui leur convient, altière et douce,\nsereine et discrète, les déesses de marbré et les nymphes\nde bronze ne vont-elles point s'animer comme pour une\nfète de miracle et d'enchantement? La substance de leur\ncorps immortel frémit avec plus de séduction et de dou-\nceur que la chair des femmes adolescentes ; sous les pales\nrayons, leur pure blancheur s illumine ou leur tenebre\nse dévoile. Elles ont vu, durant cent et cent années, s'a-\ngiter autour d'elles les joies éphémères, les suprèmes\npassions et les tendres frivolités. Elles savent le Temps\nqui passe sans les atteindre, et l'ideal inaccessible des\nhumains qui aspire vers leur perfection sans jamais se\nsatisfaire ni se lasser ; elle savent que toute volupte re-\ncèle une prochaine douleur; — que la vie et le reve,\nTespoir et le souvenir s'enfuient ensemble, trop vite pour\nètre mieux qu' illusion et néant. Aussi, leurs beaux gestes\ntranquilles ne s'achèvent point, et leur calme sourire\ns'épanouit sans tout à fait se déclore, sur les visages\nbienheureux où nulle ride ne viendra jamais le souligner.\nPourtant, la subtile clarté les baigne et les penetre.\nLes unes se mirent aux reflets moirés des fontaines, les\nautres s'érigent parmi la majesté des terrasses, d' autres\nresplendissent à travers les balustres et les colonnades.\nDans la nuit légère de Y Ile de France, certaines perpé-\ntuent T essor enivré dont leurs modèles antiques saluerent\njadis la lumière sacrée de PHellade.\nLeurs jeux impassibles n'ont d'autre témoin qu un\nPalais-fantòme. Au grand pare magnifié de paleurs lu-\nnaires, les fètes royales, les fètes galantes ont cesse: et\nc'est maintenant la surhumaine apothéose de la splendeur,\ndu silence et de l'éternité.\nV été a couronné de neige ou d'écarlate les ra-\nmeaux des orangers séculaires et des grenadiers tors. De\ntout le pare panthée monte un parfum ardent, le mème\nparfum de délices qui autrefois exaltait les nuits de Le-\nsbos et d'Agrigente.\nLa brise francaise passe doucement sur les ardentes\nfloraisons. Dans ces lieux, le muse et la bergamote ont\nrégné parmi des gr àces apprètées ; puis, l'odeur des\nruines, acre et lourde, s'est appesantie. Aujourd hui, la\njeune senteur des très vieux orangers monte, souveraine,\ndominant celle des herbes fanées et celle des roses qui\nmeurent au Jardin du Roi.\nLe vent tiède s' alentit et s'attarde autour des mille\narbustes; il prend aux symboliques fleurs d'innocence\nleur parfum de tendre et impérieux désir. Embaumé, il\ncaresse les nymphes rieuses, fróle 1' eau assoupie des bas-\nsins, emplit de sa joie les voutes colossales des avenues."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.23", "texte": "POESIA\n\nEt Versailles, sous le charme estivai, frémit d'une\ninsouciante allégresse. Les grands arbres, doucement et\nsans fin, agitent leurs feuiilages, et les hannetons peu-\nplent r ombre de leurs vcls sonores. Les ramiers s'ébat-\ntent par couples aux vasques de la Colonnade, tandis que\nles libellules joignent autour des bassins leurs escarbou-\ncles bleues. Une vie exultante anime les larges quincon-\nces, les solennels bosquets et les charmilles délaissées :\nla naturò a repris le Pare de magnificence et d'orgueil.\nLa griserie du bel été, où tous les orangers, toutes\nles clématites et toutes les roses ont verse leurs délices,\nsemble s'adapter plus strictement aux prodiges des jar-\ndins que n'ont pu le faire les pompes royales. La-bas,\nTrianon en joie chante éperdument. Les sentiers sinueux\nne se souviennent plus d' avoir connu les caprices d' une\njeune reine, et les deux lacs rieurs n' ont point gardé en\nleur onde les sveltes images que naguère ils ont re-\nflétées.\nPourtant, à 1'heure prochaine où le soleil s'englou-\ntira derrière le char d' Apollon, tandis que les colombes\ncontinueront leur plainte amoureuse et que le parfum des\norangers s'exaspérera dans la lumière atténuée du soir,\nil planerà sur le plus beau pare du monde un recueille-\nment aussi auguste, aussi majestueux que lui-mème. Mais\ncette sérénité ne gardera en elle ni la nostalgie des siè-\ncles altiers, ni le deuil des beautés anciennes. Elle n'ap-\nporterà qu'espoir et allégresse : car elle sera pareille, sans\ndoute, à celle qui précédait les nuits de Lesbos et d'A-\ngrigente, au temps des nymphes et des dieux.\n\nMarcel Batilliat.\n\nPERVERSION\nCamille Lemercier d'Erm.\nRentrons à la maison du Bonheur ! — Le soir pleut...\nMa langue a la douceur de ton édredon bleu\nEt de ta houppe en duvet blanc comme ton àme ;\nMa langue a la douceur des horizons de fiamme\nOù passent des nuages roux, fauve bétail ;\nMa langue a la douceur des plumes d'éventail\nDont j'agace tes seins fiers de leurs pointes roses,\nLa douceur des jours gris et des neiges moroses,\nDes neiges que le couple attendri des amants\nVoit tomber sur les toits douloureux et fumants\nComme 1' effloraison du verger des étoiles ;\nMa langue a la douceur flottante de tes voiles,\nLa douceur de tes cils longs comme des cheveux\nEt la douceur de tes impudiques aveux.\nMa langue te sera plus douce q'un poème\nPlus douce que ton bain parfumé d'ambre, et mème\nPlus douce que mon coeur muri comme un fruit lourd...\nMa langue te sera plus douce que l'amour.\nEt ma langue est à toi, ma divine maitresse :\nTa vulve impérieuse appelle sa caresse."}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.24", "texte": "POESIA\n\nCANTO DELLA LIBERTA\nEnrico Cavacchioli.\nCome a vespro la nube irta di pioggia,\nl'officina sfavilla e s'arroventa,\ne cade il maglio enorme, che s'avventa,\nfulmin, del forno nella bocca roggia.\nAnsima e geme il mantice, che prima\nsbuffa in impaziente idropisia :\nad una sega curvo in signoria\nun uomo il dente aguzza, e grida e lima.\nLuccica il taglio stridulo e sottile\nsfriggendo nelle laminuzze grigie:\nl'ombra del fabro nera in rossa effigie\nride dal muro al ciel primaverile.\nNon ride l'uomo volto alla sua muda,\nse pensa : « Per il mio despota questa\nsega qui fosse ! » E gli stacca la testa\ncon un gran gesto, se più lima e suda.\nChè tutto in gesto Y odio lo mitraglia\nse lontano brusio di primavere\ndolci ridenti in armonie leggere,\nin un sogno lontano lo abbarbaglia.\nGiustiziere del sogno e dell'amore,\nocchio alla bestia da macello, opima!\nFinché non abbia il giusto taglio, lima,\nlima come su te lima il dolore !\nChè mangerà la sua carne in solluchero\nla faticosa punta avida e breve,\ne spolverizzerà con moto lieve\nl'osso, chè salti via come lo zucchero.\nPoi, nella notte s'addormenterà\nl'affocata fucina in lente strida :\nallora chi foggiò l'arma omicida\napra la porta della Libertà.\nVINCITORE DEL II CONCORSO DI «POESIA»"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.25", "texte": "POESIA\n\nL'ODE DEL SONNO\n\nCome talora a sciami\nnubi argentine e rosee, preda leggiera al vento,\ncorrono pe' reami\ndel cielo, fra' miracoli del glauco incantamento;\no, in forma di velieri\nnon mai veduti, scendono con un soave moto\nil mare de' misteri\nverso le ebrezze vergini di qualche esilio ignoto :\nvolti a' siderei abissi,\n— invidi le contemplano nel viaggio i poeti\ncon occhi ardenti e fissi —\nper esplorarne i baratri profondi di segreti ;\ne sognano paesi\nremoti e zone incognite dove smaglianti laghi\nd'opali e di turchesi\nspecchiano cime nivee, celano vecchi maghi:\ncosì quando di notte\na un gran silenzio immobile sembra che tutto agogni,\na noi nel sonno a frotte\nvelocemente vengono gli azzurri e gli aurei sogni.\nO dolce sonno, alfiere\ndi carovane splendide che da' lontani elisi\nin groppa alle chimere\nrecano voci e immagini d'occulti paradisi !\ndormendo, quante cose\nda tempo immemorabile sepolte e quante vite\nspente, meravigliose,\nnon vidi io dunque splendere? quante città sparite?\nIo risalii le foci\ndi fiumi innavigabili né navigati mai,\nche andavano veloci\na certe isole magiche celate fra' rosai.\nTramonti, albe splendenti\ne scarlatti crepuscoli che su titanii gioghi\ne spumosi torrenti\ne valli e piani ardevano, simili a immensi roghi,\ncinsero le brughiere\nselvagge e i boschi cedui dove grandi araucarie,\nsfidando le bufere,\nergevano le sagome agili e statuarie.\nLà, nelle cupe selve,\ndavanti a me scagliarono, con una rabbia tetra,\ncontro i mostri e le belve\ni primigenii uomini le lor frecce di pietra.\nPoi m'attirò la scia\nd'una trireme omerica che, tese le sue scotte,\ngrave di poesia,\nsolcava i sacri pelaghi verso le sacre lotte.\nE quale, a maraviglia\ndegli occhi miei, qual tempio, come ne' sortilegi,\nsorse dalla vermiglia\nnebbia co' suoi pinnacoli i suoi frontoni e i fregi?\nErano guglie ardite,\nsoffici trine aeree e penduli ricami\ndi marmo e malachite\ntra' larghi intercolunnii ; corimbi di fiorami,\nrosoni, colonnati,\ncupole immani, bifore d'un vivido giallore\ne portici sfumati\nin lontananze pallide d' un languido chiarore.\nFremè la mia barbarie,\nfremè, fremè nell' intimo sotto V eroico sprone ;\nOh, le colonne parie!\nIctino, Fidia, Pericle! la gloria, il Partenone!\nDi tra' bassorilievi\n— lungo il Pecile memore — cinto della corona\nsacra in eterno agli evi,\necco, Milziade folgora tra' duci a Maratona."}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.26", "texte": "POESIA\n\nPendon le sorti oscure,\nin quella calma lugubre, sul campo sterminato.\nLa morte con la scure\npresta alla messe, vigila dal suo carro falcato.\nIl cielo il mare i monti\nsembrano immoti attendere: incerti del destino,\nscrutano i dieci arconti\nse nelle sfere olimpiche splenda un segno divino.\nE un gran presagio varca\nY angoscia delle tenebre, brilla sfavilla a un tratto.\nBalzando, il polemarca\ndà T ordine fatidico. Avanti ! il dado è tratto !\nIl dado è tratto ! avanti !\nAvanti, o figli o giovani, con fede e con bravura,\nfalange di giganti\ncontro le torme innumeri votate alla sventura !\nIntero intero io vidi\ndall' alto del Pentelico svolgersi quel portento :\nvolar, tra acuti gridi,\nvoci d'un coro unisono, i Greci all' ardimento :\nferirsi avviticchiarsi\nin grovigli spasmodici di rabbia e d' agonia,\nruggire mescolarsi\ni due mortali aneliti con cupa frenesia :\npicche contro corazze,\nscudi di scaglie lucide contro daghe bizzarre,\naccette, ferree mazze,\nclave spade fulminee pugnali scimitarre :\ne poi T onta, la rotta,\nla fuga a precipizio traverso alla campagna :\nT oste di Dario rotta\ntagliata a pezzi, macera, premuta alle calcagna :\ne i rotti accenti, i pianti\ni lagni e i fiochi gemiti de' calpesti morenti,\nvinti da' fieri canti\nche nel Tripudio eroico lanciava incontro a' venti\nin un largo peana\nr indoma schiatta ellenia alzata sopra Tale\ndella gloria sovrana\na splendere ne' secoli col suo serto immortale.\n\nManfredi.\n\nJe vois de ma fenêtre....\nAlbert de Bersaucourt.\nPOÈME EN PROSE\nA F. T. MARINETTI\nJe vois de ma fenètre un grand arbre où passe le\nvent, un grand arbre qui m'offre ses branches et chante\net m'enchante.\nGrand arbre, apprenez-moi comment je dois chanter.\nJe vois de ma fenétre briller la crete aigué du toit\net sa douce pente d'ardoises bleues. Des pigeons gris,\ndes pigeons bleus y posent leur voi incertain. Des pigeons\ngris, de bleus pigeons s'y arrètent, les ailes palpitantes.\nHélas! mes vois sont lourds et le soleil m'aveugle\noù je voudrais monter.\nJe vois de ma fenètre le long mur blanc crepi de\nchaux et les trois portes brunes de nos trois larges\ngranges.\nLarges granges comblées d'epis, durant que se\npoursuit l'ardente saison de ma jeunesse je veux nouer\nde belles gerbes avec mes peines et mes amours, pour\nbattre le grain de mes chers souvenirs sur Taire de ma\nvieillesse.\nJe vois de ma fenètre le pigeonnier pointu, le pi-\ngeonnier qui penche un peu.\nPrenons pitie de nos fréres et de nos soeurs, les\nbètes errantes. Qu'elles aient chez nous abri sur, litière\nfraiche et bonne nourriture.\nJe vois de ma fenètre les tilleuls séculaires qui bordent\nla route... et la route va vers la ville.\nDe la ville, je ne sais plus rien, ni sa laideur, ni\nsa tristesse. Merci, mon Dieu."}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.27", "texte": "POESIA\n\nCoupez toutes les fleurs!\nLouis Tiercelin.\nÀ RAOUL COLONNA.\nCoupez toutes les fleurs de ce jardin d'automne!\nQue rien n'en trouble plus la douceur monotone...\nSur le tombeau ferme de mes réves défunts,\nJe ne veux plus ni leurs couleurs ni leurs parfums,\nCar cette floraison réveille la pensée^\nDe tout le passé mort dans mon àme lassée.\nJe ne veux plus ni leurs parfums ni leur couleurs,\nCar je sais maintenant le mensonge des fleurs.\nO les premiers soleils, ò les aubes des joie,\nCaresses de velours, scintillements de soie,j\nje me rappelle avec quelle candeur j'allais\nCueillir les dons du beau printemps!.. Arrachez-les !\nJe ne veux plus de ces violettes si douces\nEt qui feignaient de se cacher parmi les mousses.\nCes primevères, dont les yeux clairs enjòleurs\nM'appelaient, arrachez leurs décevan es fleurs,\n.Et jetez se faner dans les vers de poètes\nLes pétales moqueurs des jeunes pàquerettes.\nJe n'en veux plus! Longtemps j'effeuillai de mes mains\nLa menteuse douceur de leurs oracles vains;\nMaintenaint je connais la vanite des choses!\nBrisez tous les lilas, coupez toutes les roses;\nFoulez aux pieds tous ces bijoux de pourpre et d'or,\nQui mettaient leur splendeur fausse dans le décor,\nOù, fiers sur leurs rameaux et pimpants sur leurs tiges,\nSe penchant, se dodelinant, tous les prestiges\nOnt défilé devant mes yeux... Oh! prenez tout!\nAllez dans chaque coin et fouillez jusqu'au bout!\nTout cela, la douceur du printemps et la gioire\nDe l'été, tout ce qui faisait aimer et croire,\nEt tout ce qui disait d'espérer, prenez-le\nEt de tout faites un grand tas sous le ciel bleu,\nUn grand tas, où j'irai, de cette main qui tremble,\nMettre le feu, pour voir s'anéantir ensemble\nTout ce qui me rappelle, à l'ombre de mes soirs,\nLes radieux matins ensoleillés d'espoirs,\nLes aubes de printemps, dont les gràces nouvelles\nEblouissent les yeux et font les fleurs plus belles ;\nLes midis somptueux, les magiques étés,\nAvec tous leurs parfums et toutes leurs clartés;\nCe qui fut de l'amour, ce qui fut de la vie\nEt qui n'est plus, et qu'on regrette et qu'on envie\nEt dont je veux jeter la cendre aux quatre vents,\nPour que ces souvenirs, encore trop vivants,\nNe puissent plus jamais rallumer une fiamme\nDans la paix où se meurt si doucement mon àme."}, {"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.28", "texte": "POESIA\n\nNEI TEMPI.... QUANDO BERTA FILAVA\nClarice Tartufari.\n(POEMETTO IN PROSA)\nI tempi non erano ancora colmi di nequizia e le\nvirtù cristiane aulivano nei cuori come i gelsomini auli-\nscono in primavera. Tra il cielo e la terra correvano\nmessaggi e sovente un beato si moveva dal suo scanno\novvero un angiolo scioglieva il volo per apparire sopra\nla terra in mezzo a nimbi di raggi e ondate di profumi.\nII mondo non era più in signoria di false divinità,\nche per opera del demonio avevano regnato lunghi secoli\ne avevano tratto gli uomini nell' inganno con la loro po-\ntenza bugiarda, la loro bellezza fatta di menzogna, le\npassioni loro piene di lussuria e di abbominio.\nIl mondo si era riscattato mercè del sangue pre-\nzioso di Nostro Signore Gesù Cristo e circolava un'aura\nnuova di bontà e di purezza, a guisa del soffio leggero\nche vola il mattino al sorger del sole e che accompagna\nla luce, sparpagliando i vapori e facendoli dissipare. Le\nbelle campagne dell' Umbria erano singolarmente predi-\nlette da Dio e particolarmente visitate da' suoi messaggi,\nforse perchè ivi le anime erano schiette, semplici i co-\nstumi, cristallini i pensieri non appannati da nessun\ndubbio, o forse perchè dalle colline verdi e odoranti una\ngrande pace scendeva a raccogliersi intorno alle rive dei\nlaghi, di cui le onde brevi s'increspavano, quasi mosse\ndall'alito di tante bocche invisibili, e dove i pesci esal-\ntavano la munificenza del Signore, guizzando alla super-\nficie delle acque o lasciandosi catturare nelle reti per\ndimostrare la paterna sollecitudine di Dio verso gli abi-\ntatori di quelle plaghe.\nE appunto in riva a un lago, presso le rovine di\nun' antichissima città scomparsa, Iddio volle, nell' abbon-\ndanza della sua grazia, largire esempio mirifico della\nsua misericordia ed esempio terribile della sua collera.\nOr avvenne dunque che dimorava da quelle parti\nun giudeo venuto di Siria, il quale teneva seco un fan-\ntolino di dieci anni, bello meravigliosamente e che il\ngiudeo aveva fatto circoncidere, secondo i precetti della\nsua legge ; ma il fantolino entrava spesso nella chiesa\ndedicata a Santa Cristina martire, e un giorno, sospinto\nda forza ignota, si accostò alla sacra tavola e si cibò\ndel corpo del Signore ; il che certo non accadde senza\nil volere divino, perocché egli usci di chiesa con l'animo\npieno di allegrezza e cominciò a predicare per le strade,\nconfermando il mistero della incarnazione, con parole\nmeravigliosissime per un tenero fantolino di così pic-\ncola età.\nIl giudeo, accorso verso di lui con la folla del po-\npolo e conturbato da inestimabile livore, pensò di bruciare\nil corpo di Cristo, bruciando il corpo del fantolino che\nlo albergava, onde se lo trasse dietro con parole di\nsimulazione e poi lo gettò in una fornace, avendo cura,\nper tre notti e tre dì, che la fornace fosse colma di legna\nsecche. Or avvenne che la terza notte il popolo, scor-\ngendo gran luce nella casa di questo giudeo, ivi si\nrecasse, e veduta la fornace ardente e riconosciuta la\nvoce del fantolino, che cantava salmi, esaltando il Signore\nIddio, lo trasse dalle fiamme e nelle fiamme buttò il\ngiudeo, che di subito s'incenerì ; ma, anche dopo ince-\nnerito, mandava strida per lo straziante bruciore delle\nsue carni.\nDa questo fatto venne al Signore nuova gloria e\nmolti, che tuttavia dubitavano, si convertirono alla fede\ndi Cristo. Sia lode a lui nei secoli dei secoli."}, {"page_pdf": 29, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.29", "texte": "POESIA\n\nLA BAMBOLA E LA BIMBA\nWilly Dias.\nTanti, tanti anni or sono. E una gioconda\nfanciulla inconscia, ignara\nsognava sempre una bambola bionda\nche lunghi, aurei capelli\navesse, e gli occhi belli.\n— Era una bimba ignara. —\nEd ella ebbe la bambola, ma al breve\ncorpo di crusca pieno\nsenza saperlo una ferita lieve\ncon uno spillo, un giorno\nche le giocava intorno,\nella inflisse nel seno.\nE la bambola bionda un po' per volta\nla crusca — ahimè — perdeva.\nNon se ne avvide pria, la bimba stolta,\ndel di che floscio e vuoto\nil picciol corpo immoto\npiù forma non aveva.\nTanti, tanti anni or sono. A una gioconda\nfanciulla, inconscia, ignara,\nuna ferita nel cuore profonda\nvenne inflitta scherzando,\nvenne inflitta giocando.\n— Era una bimba ignara. —\nE nessuno, nessun, lo seppe mai\ned ella nulla disse ;\nda quel giorno appari mutata assai,\nscherzò delle speranze,\nfolleggiò tra le danze.\n-— Ma nulla, nulla, disse. —\nE presto si sentì stanca, la lieta\ngioventù non le arrise ;\nnel cuor portava la morte segreta....\nElla no' 1 disse mai,\nnessun lo seppe mai;...\nla ferita l'uccise."}, {"page_pdf": 30, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.30", "texte": "POESIA\n\nCHEVEUX BLANCS\nP. Handrey.\nLeur neige symbolique évoque le linceul...\nUn mystique linceul sans rigide menace,\nQui contient le repos beni, le \"seul à seul,,\nDu Souvenir éaiu que la Prière enlace.\nPauvres doux cheveux blancs de nos aieuls aimés!\nVous nous parlez éloquemment de la souffrance\nQui vous place à l'entour de leurs fronts désarmés\nOù dépérit et meurt quelque ultime éspérance.\nCheveux blancs, cheveux blancs, l'Amour fuit devant vous,\nOubliant qu'il vous vit d'une couleur tout autre,\nBruns, roux, chàtains ou blonds... très lisses, drus ou flous...\nIl renie, en riant, le passé qui fut vótre !\nAmour, nous te verrons devant nous t'incliner\nIronique et léger, narguant nos tètes blanches...\nTu passeras... tu t'en iras papillonner,\nBel oiseau printanier, sur de nouvelles branches !\nEt nous demeurerons seuls, tout seuls avec toi,\nSouvenir ! compagnon de nos amours flétries !\nDe nos réves glacés par d'étranges effrois....\n— Puis nos douleurs seront, par la Nuit, endormies...\nLa Nuit des tombes qui guette les Cheveux blancs,\nProie aisée attendant sans peur la fin de vivre,\nN'ayant plus de désirs ni de songes troublants,\nEt fermant sans regrets le fastidieux \"Livre,, !"}, {"page_pdf": 31, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.31", "texte": "POESIA\n\nSTELLA CADENTE\nUna striscia di luce radiosa,\nUn solco luminoso nella notte,\nE il bolide passò rapido e cadde\nNeil' infinito.\nChi lo chiamò ? Da quale astro lucente\nStaccossi sino a noi ? Quale percorse\nSpazio profondo nell' immenso cielo\nSino a la terra ?\nCosi, così di me. Striscia di luce\nNon è l'anima mia ? bolide arcano\nChe la vita percorre e inosservato\nCelere passa ?\nNon siamo tutti noi fiamme passanti,\nAtomi innanzi ai secoli infiniti ?\nVolontà già pur vinte da un' ignoto\nVoler supremo ?\nStelle cadenti che non lascian solchi,\nSpirti vaganti in cerca d' infinito,\nFigli del tempo e purè ad un eterno\nAstro rivolti ?\n\nLE TRE ALBE\nL' alba rideva imporporando il cielo\nDi rosee striscie ; al giorno ridestati\nS'agitavano i fiori in su lo stelo.\nIl mar tinto di fiamma alla corrente\nSpingeva i flutti crespi e azzurreggianti,\nEd il sol si dorava in oriente.\nElla T eterno, dolce inno cantava\nDel cor festante e tutto lo splendore\nMattutino era in lei che salutava\nLa sua prima serena alba d'amore\n...Passàro i mesi. Su i guanciali bianca\nPiù che neve e più pura, ella posava\nLa bella testa quasi fosse stanca.\nUn' ebbrezza divina il dolce viso\nLe illuminava tutto e 1 cor cullava\nIn un' estasi pia di paradiso.\nFuori, la terra un canto di vittoria\nIntonava alla luce e alle leggiadre\nCampagne ridestate. Nella gloria\nSorse queir alba che la baciò madre !\n...E seguirono gli anni. Un'altra volta\nLa luce scialba per i vetri chiusi\nEntrava a salutar la gente accolta\nIntorno a un letto bianco. Una dolente\nSchiera piangeva ; tra sospir* confusi\nParlavano di pace a la morente.\nElla a T alba ridea. Si ricordava\nAltre aurore d'amor, ah ! troppo corte\nMa tanto dolci, e tutta si beava\nNel rimembrarle in quell'alba di morte...\nPrincipessa Clementina di Valitina,\nduches"}, {"page_pdf": 32, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.32", "texte": "POESIA\n\nLOU CENTAURE E L'ENFANT\nValére Bernard.\n(POÈME PROVENCAL)\nSUBRE UN DESSIN D'EN RODIN.\nSUR UN DESSIN DE RODIN.\nSus l'areno estendu, lou vièi centaure juego\n'm'un enfant. E l'enfant, gaujous, sus soun esquino\nestarpo. L'enfantoun qu' un mounde nòu souslèvo\nse rise dóu malu 'm dei pèd de la bèsti,\nse rise dóu vièiun e lei crin li pòutiro.\nLou vièi centaure pivela\nde la gràci menino e dei forco naissènto\nde l'enfant au front dardaiant,\ncerco à l'enliassa dins sei bras de nerviho,\ne, mié lei rire e mié lei jué,\nsouspiro :\n« Enfant! enfant! souto la souleiado\n« vejo la mar sèns fin, vejo lou cèu eterne,\n« es à tu tout acò, poussedaras l'inmense,\n« poujaras dins la mar coumo iéu dins lei séuvo,\n« e cavaras lou cèu coumo ai cava l'abisme;\n« emé iéu mouere lou vièi mounde,\n« es la lèi inbrandablo, es la lèi! moun enfant! »\nMai l'enfant trufarèu de rire,\ne de trepa la bèsti en en li tirant lei crin.\nValére B\nSur la grève, couché, le vieux centaure joue\navec un enfant. Et l'enfant joyeux, monte sur son dos,\nle piétine. L'enfant en qui bouillonne un monde nouveau\nSe rit de la croupe et des pieds de la bète,\nil rit de la vieillesse, il le tire par la crinière.\nLe vieux centaure charmé\npar la gràce menue, par les forces naissantes\nde l'enfant au front rayonnant,\ncherche à l'enlacer dans ses bras nerveux,\net, parmi les rires et parmi les jeux,\nil soupire:\n« Enfant! enfant! sous le soleil d'or\n« Vois la mer sans fin, vois le ciel éternel,\n« tout cela est à toi, tu posséderas l'immensité,\n« tu parcourras la mer comme j'ai parcouru les forets,.\n« tu sonderas le ciel comme j'ai sondé les ablmes ;\n« avec moi le vieux monde s'en va,\n« c'est la loi, l'immuable loi! mon enfant! »\nMais l'enfant moqueur, de rire\net de trépigner sur la bète en lui tirant la crinière."}, {"page_pdf": 33, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.33", "texte": "“TOUTE LA LYRE„\n\nGustave tf.ahn, — CONTES HOLLAN-\nDATS. — Paris; Fasquelle.\nQuesta raccolta parigina di Contes de\ntoas les pays, è quanto di più indovinato\nsi potesse, da una Casa editrice, indovinare.\nAgli originalissimi Contes Normands di\nJean Revel, ai lussureggianti Contes Espa-\ngnols di Jean Richepin e ai classici Contes\nFlamajids di J. Vilbort, sono venuti ad\naggiungersi questi magnifici Contes Hol-\nla?idais di Gustave Kahn, il grande poeta\ndella moderna anima latina, il creatore del\nverso libero, una delle figure più alte e più\npure della più alta letteratura francese.\nQuando la raccolta del sagace editore com-\nprenderà una serie di Contes Italiensf E\nquale mai scrittore francese saprà compiere\nl'opera prodigiosamente difficile ed incan-\ntevole? Io penso all'Autore di Roi Bom-\nbance... A. un còmpito che gli spetta.... Egli\ndeve girare l'Italia, dai gioghi valtellinesi\nalle foreste della Sila, sull'automobile dal\nnome radiante, per raccogliere le leggende\netniche popolari e crearne un tesoro lette-\nrario da regalare alle due Patrie comuni.\nMa torniamo al libro del Maestro. Gu-\nstave Kahn, in questi racconti d'Olanda,\nha superato sè stesso. Noi italiani che van-\ntiamo, su quel paese, il migliore dei libri\ndi Edmondo De Amicis, possiamo partico-\nlarmente comprendere ed apprezzare la\nsquisita arte del Poeta e dello Scrittore\nfrancese. Difficilissimo è esprimere il pae-\nsaggio, l'anima, il costume di quella terra\nbassa, ricca di pascoli, di lino, di robbia,\ndi tabacco e di pipe che lo fumano bene.\nCreare delle fantasie su di un paese simile\nè còmpito d'un cervello letterario nel quale\nl'amore indiavolato del rischio si disposi ad\nuna serafica voluttà di contemplazione :\nbinomio d'una rarità fenomenale. E, quel\nch'è più, trattandosi d'una regione di sim-\nmetria e di regola, nella quale al bello\nl'uomo preferisce l'agevole, e dove la squi-\nsita pulitezza dell'ambiente sembra essere\nriflettuta dagli stessi più notevoli tratti del\ncarattere individuale: riflessione, perseve-\nranza, attività e fede alla parola data, sem-\nbrerebbe quasi impossibile che un'artista\n(il quale non voglia solamente fare una\ndescrizione pittorica come fece il De Amicis)\nriesca a costruire un piccolo paradiso di\nfilosofia bonaria e di folleggiante poesia\numana con elementi non molto vari e sopra\nsfondi dal colore poco definito.\nGustave Kahn, con la sua penna magica,\nha operato il miracolo. Si passa da quella\nsoavissima Histoire de la petite Mar gare the\net de la prÌ7icesse Sita a quel romanzesco\nHéritage, a quello stupendo Age d'or, a quella\npittoresca Vengeance du bit e a quel sug-\ngestivo Holla7idais errant senza perdere un\nattimo di emozione estetica, sempre sgra-\nnando perle e diamanti, carezzati dall'onda\nvoluttuosa dello stile e sorpresi dalle con-\ntinue inesauribili trovate del casismo no-\nvelliero. Centéglises seduce, la Pauvre Kaethe\nfa rabbrividire, Sagesse Orientale dà l'e-\nstasi, Au Jardin estenua di tinte e di pro-\nfumi, Oranje Bowen é come uno squillo di\ntromba salica che si ripercuote nei secoli,\ndalla bionda Reginetta sterile d'oggi a Gu-\nglielmo l'Eroe dei tempi pieno di gloria e\ndi ferite. Fantasia nobilissima, d'una castità\ndi linee perfetta, piena d'ali soffici e, in-\nsieme, violente ; prosa eletta, fatta di nu-\nmeri inavvertiti, battuta ad una incudine\nd'argento quasi su l'eco d'uno di quegli\ninnumerevoli arpeggiamenti aerei che i\ncampanili fiamminghi liberano, col cam-\nmino delle ore, dalle torri stracariche di\nbatterie bronzine. Vengano gli ammira-\ntori del Poeta incomparabile, a questa ver-\ngine Opera dove rifulge intera la gemma\npolicroma di quell'Anima letteraria singo-\nlarissima, sempre così tipica e così nuova!\nTristan Klingsor. — LE VALET DE\nCCEUR. — Paris; Mercure de France,\nUno dei più bizzarri libri di poesia che\nsia possibile oggi incontrare. Il Poeta ha\nl'indiavolato spirito della canzonetta. Si\nsente che la gloria di Béranger proietta\nancora la sua luce solare sulla letteratura\nfrancese. Le strofe di Tristan Klingsor hanno\nr indefinibile ritmo scapigliato che prende\nl'anima e la riempie d'una giocondità du-\nratura. li una poesia deliziosa, fatta per\ni momenti di tedio e di sconforto; una\npoesia di scintille, di lucciole, di fuochi\nfatui, di lumicini lontani lontani come le\nstelle. Abbiamo la canzone dell 'oca, della\ncasseruola, delle uova di pasqzia, delle ma-\nrioyiette ; e poi delle gustosissime pastorali,\nY almanacco delle imagini, il giardino della\nzia, una canzone del cacciatore degna di\nessere vestita da note di Weber: e, fra\nl'altre, quella incantevole canzone del pic-\ncolo soldato di piombo che dovrebbe for-\nmare la gioia mnemonica di tutta l'infanzia\nlatina. Fra tanto dilagare di poesia a fondo\ndi magnificenze false e di retoriche stonate,\nquesto libero gorgheggio d'un'anima sem-\nplice e fantasiosamente cordiale è bellissima\nsignificazione ideale. Siamo alle sorgenti\nperenni della Poesia. Chi ha sete sa dove\ntrovare la vena limpida che lo ristorerà.\nEdouard Schisré» — LÉONARD DE\nVINCI. — Paris; Perrin.\nL'illustre poeta e pensatore alsaziano è,\nsenza dubbio, una fra le figure più alte e\nrispettabili della moderna letteratura fran-\ncese. Ognuno di noi ricorda le sue opere,"}, {"page_pdf": 34, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.34", "texte": "POESIA\n\normai classiche: Les grands Initiés, Sou-\nvenir s sur Richard Wagner e i suoi Saggi\nsu Ibsen e Nietzsche. Assai interessante è\nconsiderare lo Schuré come poeta dram-\nmatico. Egli sogna un Teatro dell'Anima,\ne lo si comprende, dato il tipo eminente-\nmente spirituale impresso a tutte le sue\nopere. A questo Teatro, cui egli aveva già\ndato, notevolissimi, Les e7ifa7its de Lucifer,\nla Soeur Gardenne, la Roussàlka e VAnge\net le Sphinx, è venuto, ora, ad aggiungersi\nil Léonard de Virici preceduto da un ma-\ngnifico Sogno Eleusino a Taormina. Per\ngì' Italiani il tentativo drammatico ultimo\ndello Schuré è di eccezionale interesse.\nNessuno ha, fra noi, ardito, finora, chiu-\ndere nella concisa cornice scenica la enorme\nfigura poliedrica del Mago toscano. Il\nD'Annunzio, che si affanna in cerca di\nsoggetti formidabili, avrebbe potuto affron-\ntare l'ardua impresa e darci, forse, il ca-\npolavoro che da lui con diritto si attende.\nIl dramma dello scrittore francese è di\nproporzioni esatte, ricco d'elementi ideali\ne passionali, composto di scene indovina-\ntissime e sapientemente svolte. La figura\ndi Leonardo ha tutto il suo mistero e la\nsua luce. Monna Lisa (la Gioconda) appare\nnon meno luminosa e misteriosa del Maestro.\nLa corte di Lodovico il Moro è resa con\nmirabile scorcio. Giocondo, il mercante di\nbuoi, marito della bellissima creatura che\nda lui prenderà il nome nella storia dei\nmisteri d'amore, è scolpito con grande po-\ntenza verista. Insomma, un vero dramma\ndel pensiero e dell'azione che dovrebbe es-\nsere tradotto (magari anche in versi) e\nrappresentato da una di quelle Compagnie\nitaliane che amano gli spettacoli in costume\ne che tentano di fare delle serate sceniche\ndi poesia. Io credo che il dramma avrebbe\nun grande successo. Poche opere dramma-\ntiche della più alta poesia sono scritte con\nuna maggior conoscenza delle inesorabili\nleggi teatrali.\nJean die Gourmont. — LA. TOISON\nD'OR. — Paris; Mercure de France.\nUn romanzo fatto di tutte le più squi-\nsite venature vitali, un romanzo sull'amore\nconsiderato più come fenomeno chimico che\nnon umano, ma pieno di quell'indefinibile\nincanto di poesia che emana un poco sem-\npre dalle pagine dove la psicologia e la\nfisiologia sessuale intrecciano le ridde dei\nloro irrivelabili misteri.\nLa critica dell'amore moderno è fatta\ncon potentissimo acume. Qua e là è il pa-\nradosso che snoda le situazioni intime del\nRomanzo e le fa assurgere, quasi, a cànoni\ndi filosofia del cuore e della storia. « Nos\nsentiments, nos passions, nous les cultivons\ncomme des plantes rares ; et l'amour est sou-\nvent le fruit de notre propre suggestion... »\nOvvero : « Les riches font des dons à\ndes hòpitaux, pour entretenir, quelques an-\nnées de plus, l'inutile décrépitude de quel-\nques vieillards stupides. Ne feraient-ils pas\nmieux, au lieu de ne s'intéresser qu'aux\nmalades, de fonder des maisons de joie\ngratuites pour le peuple? Il serait bien de\nlui faire l'aumóne d'un peu de beauté par-\nfumée. » Ma, dovunque, lo spitito rive-\nlatore degli arcani mostruosamente strani e\nridicoli che la vita contiene è diffuso con\nbellissima arte e fa scoppiare, con una si-\ncurezza quasi scientifica, gli zampilli deter-\nminanti della verità. « En amour, on\ns'arrange avec ce qu'on a: la femme qui\ntombe dans notre coeur est vite cristallisée. »\nE altrove : « Il y a incompatibilité entre\ntous les ètres, et c'est d'après ce principe\nqu'il faut juger la vie: on échange des\nbesoins, on se prète des organes, le reste\nest solitude. Des sympathies s'accordent,\ns'emboìtent momentanément, mais c' est\nfolie de les vouloir éterniser. « Ovvero;\n« La mer n'est pas une vague, mais la\nfolie de toutes les vagues; l'amour n'est\npas une seule femme, mais la possibilité de\ntoutes les femmes. » Questo per l'amore;\ne per la poesia : « Le poète est instincti-\nvement religieux comme une femme : sa\nreligion c'est l'immortalité. Le présent ne\nl'interesse presque pas: il s'agit pour lui\nde vivre dans la mémoire des hommes.\nMais je voudrais que les poètes se rési-\ngnent à n'ètre que la parole du moment,\nde l'éphémère moment.... Demain ! demain\nnous aurons d'autres femmes, d'autre fleurs,\nd'autres sentiments, d'autres joies, d'autres\nsouffrances.... » Intenderci bene su punti\nsimili è possedere la vetta del proprio monte\nideale. L'arte del romanzo per Jean de\nGourmont consiste in un'impresa accanita\nd'analisi e, insieme, di sintesi. La parte\nnarrativa è d'una portata quasi impercet-\ntibile. E pure il viluppo delle anime (scarse\nma capitali) non potrebbe essere più com-\nplesso e più dinamico. Par di vedere, dietro\ni tre o quattro personaggi protagonistici,\nrimmensa folla umana intenta a riprodurre,\ndel suo moto cinematografico, i pensieri e\ni gesti degli individui preminenti. La coppia\ndi Raymond e di Marguerite, così sempli-\ncemente veduta ed espressa, ha la maestà\ne la perfezione del simbolo. Ognuno di noi\ntrova qualcosa di sè in quel poeta povero\ne sensuale cui l'amore dà le continue de-\nlirazioni, tra egotiche e paniche, delle quali,\npiù che la sua arte, la sua vita ha bisogno.\nE quella donna, avviata a nozze di nauoea,\nche inizia il suo tirocinio d'amore fra le\nbraccia dell'amante necessario ed ha le\ncontinue rifrazioni d'una luce girata attra-\nverso un prisma di specchi è, senza dubbio,\nuno dei fantasmi più tragicamente lucidi e\nveri che la letteratura moderna abbia sa-\nputo evocare. Il romanzo lascia, dopo la\nlettura, una impressione indelebile. Sembra\ndi essere passati attraverso un sistema di\narterie e di nervi umani iperbolicamente\ningranditi. E la caverna intima di noi stessi\ncon tutti i suoi meandri, che Jean de Gour-\nmont ci ha fatto esplorare a lume di stelle\ne di lanterne. Il mistero dell'amore (ca-\npriccio e passione) ha trovato in Toison\nd'or un'altra monografia formidabile. Questa\narte fatta di meravigliosi intuiti scentifìci,\npanni ormai sia destinata a dare fieri colpi\ndentro la stessa rigida carcassa di tutte le\npiù supponenti scienze speculative che ten-\ntano attaccar d'esami gelidi la vita. La\npsicologia, 1' etica, la stessa fisiologia hanno\nmolte scintille a cogliere, scoppianti da que-\nsti grandi fuochi della cogitazione geniale.\nCosì il naturalismo risorge nella sua essenza,\npiù nobile e fatale. E si può dire, vera-\nmente di lui ciò che Mallarmé dice della\nCreatura ideale:\nA la place du vètement vain, il a un corps....\nA bel Bonnard. — LES HISTOIRES.\n— Paris; Fasquelle.\nIl giovane e fecondo poeta delle Fami-\nlières ha dato novella prova del suo squi-\nsito ingegno in questa opera dove tutte\nle più rare qualità d'ideazione e di forma\nsono profuse con una ricchezza sorpren-\ndente. Il Bonnard è un Poeta caro agli"}, {"page_pdf": 35, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.35", "texte": "POESIA\n\naccademici e l'alloro già conferitogli in\nFrancia col premio nazionale di Poesia, ne\nfa una delle figure più auliche della giovine\nletteratura francese. Egli adora l'alessan-\ndrino: e conviene però subito dire che ne\nsa usare molto bene. Bisogna salire a\nEdmond Rostand ed a Victor Hugo per\ntrovare l'antico verso di scuola usato con\nsimile potenza di movimento e di varietà\nvirtuosa di evoluzione. L'anima del Poeta,\nd'altronde, è ciò che più si ammira. Chi\ndiscuterà mai sulla forma, quando il co-\nstrutto dell'opera sarà, come in questa, pieno\ndi tutte le bellezze e di tutte le nobiltà\nche l'Arte poetica possa aspettarsi dallo\nspirito d'un Uomo innamorato della natura\ne della vita? Pochissimi poeti hanno oggi\nla virtù di rendere, coi versi, la verità del\nmondo in cui viviamo e di far assurgere\nla cruda visione reale al pensiero che ab-\nbraccia la cosa veduta come un universo,\nAbel Bonnard è di questi: ed anzi, dico\nsubito, è uno dei più forti, e dei più degni\ndella vittoria. La sua giovinezze fa risor-\ngere le tradizioni più gloriose della Poesia\ndi tutti i paesi. Gli italiani, ad esempio,\nleggendo liriche quali Le soir, le dimcmchey\nnature, crois-tu do?ic.... pensano alle pagine\npiù profonde e più soavi della musa de-\nscrittiva leopardiana. E, come il Poeta, passa\nin questa Opera, con uguale potenza, dalla\nrievocazione di una vita feminea della bor-\nghesia moderna (la Sous-Prefète) alla fan-\ntasmagoria virtuosa sulla vita d'un Prin-\ncipe persiano (seconda parte delle Histoires)\nmostra di essere dotato delle più invidiabili\nantitetiche qualità di creazione, che vanno\ndall'immediato intuito percettivo al sogno\namplissimo e bene definito.\nE che il Poeta abbia la coscienza di es-\nsere estremamente simpatico ai cultori della\nvera Poesia, lo si deduce dalla dedica;\nA mes aviis connus, inconnas. Non è pos-\nsibile, infatti, leggere versi come questi:\nEt la fìlle aux longs yeux rève, à la fin du jour,\ncar c'est surtout le soir que commence un amour:\novvero :\nA l'hópital les soeurs, calmes et cotnme mortes,\npassent, et c'est alors que sur le seuil des portes\ns'assoient les pauvres gens un peu moins anxieux.\nLe soir fait remonter leurs àmes dans leurs yeux.\novvero :\nJanvier sévit. Le gel interrompt les fontaines.\nTout a dans l'air cruel des lignes trop certaines.\nsenza che ogni nobile anima non pensi ad\neducare un lauro per la nobile anima del\nPoeta lontano.\nLorenxi die BÉT&ZIL — L'ÈTERNELLE\nALLÉE. — Paris; Chroniqueur.\nPoeta squisito, che rende il sentimento\ncon tutte le semplicità del genere roman-\ntico; molta originalità d'imagini; e molte\nrisorse ritmiche e sinfoniche; un elegante\nspirito senza epoca che si confessa, con umili\npretese nella facile eloquenza dell'alessan-\ndrino. Il poema è la divagazione languida\nintorno ad un amore felice ed infelice del\nPoeta. Mia è l'anima del canto ingenuo,\nl'eroina di queste rose che si tramutano in\nqueste ceneri. Attraverso il componimento\nplatonicamente erotico fuma e odora qual-\nche nimbata d'incanto. Il Poeta invoca vo-\nlentieri il nome della sua Donna e quello\ndi Gesù. Unico, questo, segno dei tempi\nche ha il suo valore. Ricordiamo, fra le\ntante pagine notevoli, un'invocazione ai mirti\nche ha un movimento lirico bellissimo :\nMyrtes, sur vos feuilles fragiles\nmeurent les rayons du matin\ne l'or des papillons agiles\ncomme la poudre du destin....\nAndré Fosti on de Vaulxe — LA\nSTATUE MUTILEE. — Paris; Lemerre.\nÈ sempre lo squisito poeta delle Jeunes\ntendresses. Una poesia fatta di soavi\ncalme e di musiche tenerissime e di silenzi\na pena sospirosi. André Foulon de Vaulx\nnon è un ribelle del verso. Ma le sue strofe\nhanno movimenti affatto personali e onde\ndi melodia degne d'un trovatore dei tempi\nd'oro. Egli adora i quadri piccoli capaci\ndi contenere il brivido vertiginoso dell' In-\nfinito. Eau dormante, Soir calme, Inténeur\nd'Eglise, Sòir sur la lande sono altrettanti\npiccoli capolavori del sentimento e del pen-\nsiero. Irresistibilmente l'anima vola a ri-\nchiamare certi trasporti contemplativi ed\nelegiaci, pieni di stupore panico, che Men-\ndelsshon ha chiusi nella cara formula de'\nsuoi Lìeder hone Worte. La serie Femmes\npuò definirsi semplicemente magica. Femme\nqui rève, Femme vialade, Femme qui se\nchauffey Femme au crépuscule costituiscono\nuna tetralogia ineffabile dell'eterno femmi-\nnino dove non si saprebbe se meglio am-\nmirare la forma perfetta della lirica o la\nperfetta sostanzialità della visione umana.\nEd ecco, più oltre, una bellissima inspira-\nzione su Trianon d'Avril:\nLe lent travail du temps fend les biscuits de Sèvres>\nacidule la voix grève du clavecin,\net sur les pastels gris dont se perd le dessin\npolit le bleu des yeux e le rose des lèvres.\nE, in fine, amo ricordare quei fortissimi\nBas-reliefs, saggio assai originale e nuovo\ndi poesia decorativa, dove passano le ma-\nraviglie carnee del mondo mistico, Uyla,\nEco, Diana, Venere, nel loro corteggio\nverdazzurrino di muse, e la eterna tragi-\ncommedia del becco, della capra e del\nfauno vien giocata col suo gran trofeo di\ncorna e di ramaglie esagitate. Poesia che\nriapre i cieli d'un'Arte immortale, fatta di\nfinezze leggere come le piume del cigno di\nLeda e di misteri profondi come l'Ellesponto\ndi Ero e di Leandro.\nValosìtin MandGlstamm. — UN\nAVIATEUR. — Roman — Paris; Pas-\nque Ile.\nScrittore arguto, che ama i soggetti di\nattualità e sa svolgerli con profonda into-\nnazione di critica umana. Il libro, che è la\nstoria d'un giovine libero, innamorato della\nlibera aviazione, riesce attraentissimo per\nl'interesse degli episodi, il rilievo delle fi-\ngure e la esatta penetrazione psicologica\nonde gli esseri e i casi sono intrecciati. La\nfine tragica del Romanzo, giunta dopo un\nassai gustoso succedersi di avvenimenti e\ndi profili, corona in modo perfetto questa\nstoria dell'ardire moderno, nella quale an-\nche l'amore sembra chiedere ai voli supremi\ndell'aria il nido migliore dove appiattarsi\ne trionfare a costo della morte. Segue al\nromanzo, nel volume identico, Militza de\nKarélie, un racconto assai suggestivo, scritto\ncon arte potente di visione e di stile.\nUSANUAS GALLES* — EL ENIGMA IN-\nTERIOR. — Buenos Aires; Libreria de\nAmerica.\n— Necesito ca?itar — dice il fervido\npoeta argentino nelle Dos palabras, che pre-\ncedono il poema psichico da lui presentato.\nUna bella e franca anima latina si espande\nattraverso questi canti spagnuoli. El enigma\ninterior è, senza dubbio, uno tra i più\nnotevoli libri di lirica onde si siano arric-"}, {"page_pdf": 36, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.36", "texte": "POESIA\n\nchite ultimamente le lettere della Spagna.\nManuel Galvez è un dolce cuore d'amante\ne uno squisito spirito musicale. La ric-\nchezza dei metri, la originalità delle ima-\ngini e la forte eloquenza generica di questo\ncanto fanno del Poeta d'olti e-oceano un vi-\ngoroso espressore del genio di razza che\nnon si esaurisce per quanto si riversi a\npiena foce.\nVatèee Bernard — LONG LA MAR\nLATINO. — Paris ; H. Falque.\nBellissima visione del chiaro poeta pro-\nvenzale, piena della voluttà di vivere e di\nentusiasmo per le divine conche del mare\npartenopeo. Vi è una visione di Napoli\nresa con infinita arte pittorica e stupendo\nimpeto d'inspirazione. Il poema, per i pro-\nfani, reca una traduzione assai limpida in\nversi francesi. Le pagine più affascinanti\nsono quelle che descrivono i giardini im-\nperiali di Capri e rievocano la figura di\nTiberio incoronato di rughe e di narcisi.\nEcco degli stranieri che, un'altra volta, in-\nsegnano i soggetti degni di poesia ai poeti\nitaliani, i quali non sanno più dove bran-\ncicare in cerca di fantasmi! Qui la Storia\ne la Natura d'Italia hanno trovato un loro\ndegnissimo poema.\nPaul Hubert» — Au CCEUR ARDENT\nDE LA CITÉ. — Paris; Fasquelle.\nL'arte del poeta è confessata nel proemio\ndal titolo assai promettente: Art poétiqne.\n— Hubert è il poeta della sincerità. Egli\nsi curva sulla vita e ne ascolta la lezione.\nParigi è la grande motrice della sua anima.\nTutto il poema freme dei rumori e dei\npolsi ritmici onde la Città va famosa. V'è\nuna viva ricchezza di echi e di toni. Talora\nil canto è sinfonia: il verso ha tutto il po-\ntere d'un'orchestra. L'opera fa della vita e\ngetta consigli che la giovinezza letteraria\ndei due mondi dovrebbe scrivere sulle sue\nbandiere :\nFais de la vie ! Oeuvre en silence et sois sincère!\nSois toi-mème! loin des cénacles décriés !\nMéprise la réclame et ses succédanés,\nqui rabaissent l'artiste et l'offrent aux enchères !\nMa chi si avvede, oggi, del genio canoro\nin solitudine? Il mondo è una fucina in-\nfernale. La scienza cerca il volo reale pei\ncieli; cominciano ad abbondare anche gli\naviatori. La poesia, sono secoli di secoli\nche fende gli azzurri. Dove vuole arrivare?\nE perchè si canta? E perchè è necessario\nche colui il quale canta sia ascoltato? E,\nse è necessario, perchè il Poeta non ado-\npererà tutte le sue arti a chiamare il\nmaggior numero di fronti nel raggio della\nsua proiezione ideale? Ma Paul Hubert è\nun peeta disinteressato. Egli canta la gloria\ndi Parigi. Noi lo comprendiamo e l'ammi-\nriamo così.\nGabriel Mourey. — LE MIROIR. —\nPoème. — Paris ; Mercure de France.\nLa poesia di Gabriel Mourey ci è già\nnota per le due belle raccolte, ormai esau-\nrite, Voix éparses e Flammes mortes. Le\nMiroir ci mostra il poeta cresciuto a per-\nfezione. E un'arte di raccoglimento, d'estasi,\ndi musicalità indefinibile. Vi hanno tocchi\nd'originalità squisita come questo:\nSur la terrasse d'un jardin de France,\ndatis le silenee frais qui descend des charmilles,\nil y avant un soir trois petites filles,\nchapeaux d'illusions et robes d'espérance.\nIl poeta usa molto la rima e lo fa con\ngrande garbo, con marcato senso di pre-\nziosità. Ricordiamo, fra le più notevoli del\nPoema, Les feìiètres piena di un profondo\nsenso nostalgico della vita, Le Verger, ricca\ndi elementi elegiaci e deliziosa di ritmi ;\nin fine Le Miroir che chiude e compendia\nil volume tracciando un profilo interessan-\ntissimo dell'anima del Poeta e gettando\nall'Universo l'estremo consiglio di forza\numana :\nRetrouve-toi vivant, naif, audacieux.\net suis homme, mon fils, ne pouvant ètre dieu !\nAi ChristianFrogé. AU JARDIN\nDES ROSES MOURANTES. — Paris;\nSansot.\nEtreintes rauettes !\nDes violettes\npleuvaient,\net vers les cieux pàles\nsoupirs et ràles\nmontaient.\nL'àme exhalait, ivre\nde se sentir vivre\nau frisson des sens,\ndes senteurs exquise\ncomme aux églises\nl'encens.\nPoesia semplice e sempre finissima:\nun'anima sentimentale, anzi prettamente ro-\nmantica. Elle est morte, Sunt lacrymce re-\nrum, Confessìon cCune enfantdu siècle, Fleurs\nde ci mettere, Le chemin du rayon de Lune,\nSonnets macabres, Paroles d*outre-tombe sono\ntitoli di altrettante liriche emotive nei quali\nla tonalità romantica si annunzia di per sè\nin tutta la sua evidenza. Così dicasi del ti-\ntolo generale dato all'opera. H, però, un\nromanticismo tipico, dalle spiccate movenze\nmoderne: l'anima del Poeta adora i fiori,\nle lagrime, le spade, i violoncelli e le tombe:\nma dice il suo amore con parole nuove : la\nsua arte, un poco sempre languida, suscita\nnon rari di quei fremiti psichici che le\nmuse dei nostri nonni non avevano il se-\ncreto di suscitare. La musica potrà vestire\ndi note parecchie tra queste poesie che si\ndirebbero fatte, appunto, per suscitare echi\nfonici di più sensoria portata.\nLouis TieFceliiSm — Sous LES BRU-\nMES DU TEMPS. — Paris; Lemerre.\nIl Poeta (che ha un nome chiaro nella\nstoria del teatro francese contemporaneo)\nraccoglie in questo libro delle impressioni\nd'autunno, assai profonde e delicate : una\ncollana di brevi liriche piene di deliziosa\nsemplicità: (Son petit lìvre), ed altre liriche\nricche di sentimento e di pensiero, dedicate\nad alcuni amici ed alla madre patria sua\nBrettagna. La poesia francese è abbondante,\na un dipresso, come la poesia italiana. Ma i\nsuoi saggi non sono mai così inutili e vani\ncome la maggior parte della moderna pro-\nduzione lirica italiana. La sincerità della\nMusa francese, qualunque possa essere il\nvalore della forma, è il primo pregio che\ndevesi riconoscere. Il poeta francese non\ncanta mai solo per cantare. Canta per con-\nfessare la parte migliore di sè stesso e per\ntrovare un'eco simpatica nel mondo. Quasi\nsempre il poeta francese riesce.\nMoi, je veux croire a quelque chose...\nVous creuser un abime obscur\net nous enfermer dans un mur:\nlaissez-moi cueillir une rose.\nLa poesia di Louis Tiercelin è piena di\nbelle cose sincere. I suoi ritmi e le sue\nrime restano con dolce insistenza nel cer-\nvello. Ed anche questo è miracolo che solo\nla vera poesia può fare....\n\nPaolo Buzzi."}, {"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.37", "texte": "POESIA\n\nLA MANIFESTATION DE LA BELGIQUE\nEN L'HONNEUR DE\nÉMILE VERHAERΕΝ\nL'Académie Royale de Belgique et l'Académie Libre de Bruxelles viennent de proposer la candidature du\ngrand poète vers-libriste Emile Verhaeren au prix Nobel.\nLe 24 novembre dernier une manifestation enthousiaste eut lieu au Théàtre Royal du Pare, de Bruxelles.\nCette fète éclatante et solennelle s'ouvrit par des discours de MM. Camille Lemonnier, Saint-Georges de Bouhélier,\nJules Destrée, etc., et par une conférence de M. Maurice Wilmotte, professeur à l'Università, directeur de la\nRevue de Belgique. Il y eut ensuite 1' audition d'un acte du Cloitre, et d' un acte des Aubes; ces ceuvres\nfurent interprétées avec le concours de la Comédie Frangaise, de la troupe du Théàtre Royal du Pare et d'artistes\nde différents théàtres de Paris et de Bruxelles. — La cérémonie fut honorée de la présence de Son Altesse\nRoyale le Prince Albert de Belgique, de M. le baron Descamps-David, ministre des Sciences et des Arts, du\nMinistre de France à Bruxelles, etc.\nC'est la première fois, dans l'histoire des lettres européennes, que le monde offìciel acciaine et glorifìe\nun poète de génie dans toute la plénitude de sa force et de son indépendance créatrice. — Nous espérons\nque l'oeuvre de notre éminent collaborateur Emile Verhaeren, jaillissant loin de toute compromission et de\ntoute influence académique, avec la véhémence colorée d'une éruption de volcan, sera bientòt couronnée par\nle prix Nòbel. — Cette imminente victoire du symbolisme et du vers-librisme exalte les coeurs de toute la\njeunesse intellectuelle italienne, au nom de laquelle nous parlons.\n\" POESIA„"}, {"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.38", "texte": "POESIA\nL'abbonamento a \"POESIA,, rimborsato\nL'abbonamento annuo a \" Poesia ,, (Lire IO per l'Italia, 15 per l'Estero) è interamente rimborsato del\ndono di quattro opere da scegliere fra le edizioni della Rivista.\nAbonnement annue! à \"Poesia.,,: 10 fps* eri Italie; 15 ffS* à l'Etranger.\nPrix de chaque numero: 1 fp, en Italie; 1 fi?, SO à l'Etranger.\n\nEDIZIONI DI \"POESIA,,\nI 9 Fillio R°manzo di Paolo Buzzi, vincitore del i.° Concorso di \"Poesia,, — Parte Prima: VERSO IL\nBALENO; elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori di Enrico SacChGtti). . L. 29 —\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (Elegantissimo volume di 300 pagine con cope.tina a colori di Enrico\nSacchetti) » 2,—\n*\nParte Terza : VERSO LA FOLGORE (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori di E. Sacchetti) » 2,—\nL»' incubo velato Versi di Enrico Ca vaccllioli. vincitore del II.0 Concorso di \"Poesia,, (elegan-\n— tissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di Romolo\nRomani) » 3,50\nBianco Amore Poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano) » 3, SO\nGiovanni Studio critico di Emilio Zanette, vincitore del III0 Concorso di \"Poesia,, (ele-\ngantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Romani) . » 39flO\nIsCICICHClSi della Vltfl Versi di Federico De Maria (elegantissimo volume su carta di\n» — JaSL—, — lusso) ............... 3,50\nII verso Ubero (Parte*) — Studio critico di Griail Pietro LllCini (elegantissimo volume di 700 pa-\n—. — gine, con acquaforte di Carlo Agazzi) . . . . . . . • » 59—-\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE\nLe Ranocchie turchine Vers' cli Enrico Cavacehioli. vincitore del 11° concorso di '• Poesia,,\n,1 (elegantissimo volume, con copertina a colori di U. Valeri) . . » 3,50\nRevolverate Versi liberi di Gian Pietro Lueini (elegantissimo volume di circa 400 pagine) . » —\nVersi liberi di Paolo Buzzi, vincitore del I.° concorso di \" Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine) » S9SO\n6» Jf[ esce regolarmente ogni mese.\nOgni numero costa in Italia Lire 1,— all'Estero 1,50"}, {"page_pdf": 39, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190811-01.1.39", "texte": "DE FRANCE j\nPARIS - 26, rue de Condé - PARIS\nSEIZ1ÈME ANNÉE-Parait le I*r et le 15 de chaque mois - SEIZIÈME ANNÉE\nDirecteur:Alfred Vallette\n\nLA RENOVATION ESTHETIQUE\n(QUATRIÈME ANNÉE)\nRédacteursen chef: EMI LE BERNARD, LOUIS LOR1V1EL, ARMANO POINT\nParaissant le premier de chaque mois sur 56 pages imprimèes avec lux e,\nformant par cin deux magnifiques volunies de 336 pages.\nABONNEMENT: Franca et Etranger, IO francs par an\n12, Rue Cortot, PARIS (XVIII.*)\n\nLA TOISON D'OR\n2.e ANNÉE\nON SOUSCRIT à la Rédaction : MOSCO U, Norvinsky boulevard, maison\nRogo fine; PARIS, Union des artistes russes, 25, boulevard Montparnasse; H.\nFLOURY, Boulevard des Capucines; HACHETTE, 79, Boulevard St. Germain.\nPrix d'abonnement pour l'étranger: 55 francs.\nPrix du numéro: 6 frs. Le Directeur: NICOLAS RIABOUCHINSKY.\n\nRorraànul\nPOLITIC — LITERAR — KELIGIOS\nRedactia si administratia:\nStrada Locaci, N. JO - BUCAREST\n\n« PAN „\nR E VU E LIBRE\nDirecteur: JOÉL DUMAS\ncMO NT PELLIER - Rue de V Obsewance, 10\n\nLE FEU\nREVUE MENSUELLE - QUATRIÈME ANNÉE\nTHrecteur: EMILE SICARD\nAdmintstrattori\n\nRVERS ET PROSE. D\nPARIS — 18, Rue Boissonade\nDirecteur: Patti Fort\n\nLE B E FEROI\nNOUVELLE SÈRIE (8e ANNÉE) (Specimen 50 cent.)\nART ET LETTERATURE MODERNE S\nRevue du Nord de la France & de la Belgique\nPARAISSANT LE 15 DE CHAQUE MOIS\nLEON BOCQUET, Directeur - Rue de la Rondelle, 4 - ROUBAIX\n\nLA BALANCE\n(VIESSY)\nR E V U E RUSSE DE LITTÉRATURE ET D'ART\n1908 - CINQUIÈME ANNÉE\nPrìx d'r.bonnement pour l'Union Postale: 18 fr. par an.\nDìrecteur: SBRGE POLIAKOFF\nBureau: Moscou, Place du Théàtre, Métropole, 23.\n\nLA NOUVELLE REVUE FRANCAISE\no\nDtredeur ;Eugène Montfort\nPARIS\n) Rtfe Henri Monnier\n\nLa Phalange\nDirecteurs: JEAN ROYÈRE - JULIEN OCHSÉ\n6, 'Villa. cMtcbon (Rtte cBoissièré)\n———— PARIS\n\nRENACIMIENTO\nDirector: Q. 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