{"numero_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_sha256": "1a21601e011a3b0f75786866078bf31b3f07eab978c166a920a1b0659ec214dc", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1908/12_01/bmtnaai_1908-12_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1908/12_01/bmtnaai_1908-12_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c002", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c002", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.2", "titre_corps": "{PubInfo}IL GRANDE CONCORSO di \"POESIA\"", "titre_sommaire": "{PubInfo}IL GRANDE CONCORSO di \"POESIA\"", "signature_source": "LA DIREZIONE", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 2, "page_imprimee": "couv. 2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.2", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 1130, "texte": "IL GRANDE CONCORSO\ndi “POESIA„\nLA DIREZIONE.\ncon premio di LÌ 1*0 3.000\nper un Romanzo italiano inedito\nIl successo di questo nostro concorso, chiusosi il 30 agosto u. s.\nè stato veramente straordinario, superiore ad ogni nostra\naspettativa.\nI manoscritti che abbiamo ricevuti sono 238.\nLa commissione di lettura, composta di undici membri, dei\nquali abbiamo tenuti e teniamo segreti i nomi, a scanso di ogni\npossibile dubbio di pressioni o influenze, ha giudicato degni di\nuna seconda lettura i seguenti lavori:\nIl romanzo della\nMadre\nIl passato\nL'Eremo\nGiorgio Falchi\nPrimavera di sa\nRibelle\nLa battaglia di Dego\n10 e Lei\nL'Eroe prodigioso\nConcordia con tutti\nContro corrente\n11 Ritroso\nTragicommedia al Camposanto\nS. E. il Presidente\nLa Signorina di Toccado\nSu le Rovine\nLa mia stahia\nEvoluzione\nL'Assoluto\nVittoria\nI Viandanti\nVeglia funebre\nFatalità\nAlfredo Usbergo\nII signorino D\nGiuda.... quell'altro\nDestino\nDilemmi\nAgonie\nLucietta\nRemigia Dosell\nCome un fiore\nLibertà e amore\nNel paese dei Paraboloni\nVoci sepolte\nMaddaleone\nSotto il cielo azzurro\nL'Amante mi\nLea\nMiriam\nNei prossimi numeri daremo ulteriori informazioni."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c003", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c003", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "7", "image_debut": 3, "image_fin": 9, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.3", "titre_corps": "Il carme di Angoscia e di Speranza : (FRAMMENTI)", "titre_sommaire": "Il carme di Angoscia e di Speranza : (FRAMMENTI)", "signature_source": "Gían Pietro Lucini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.3", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 1064, "texte": "C1)\n(FRAMMENTI)\nI.\nMi stanno a lato le Grazie:\nnon piangono, ma fremono :\nhan neri i veli alle chiome:\nportano ellebori oscuri\ninfissi nelle chiome:\nsi allacciano alle mani colle dita,\npallide, come per spasimo ;\nl'una abbandona all'altra\nla molle persona smarrita.\nMi stanno a lato le Grazie,\nmormorano bisbigli di spavento ;\nle pupile ricordano l'incubo :\nma il singulto lor strozza nella gola\nogni parola.\n« Oh, non parlare, no, »\nbalbettano a stento ;\n« oh) non per Noi la gioconda canzone,\nnon la grande bestemia di passione,\nnon r estrema preghiera al morente,\nnon la vampata maledizione,\nnon il vagito, od il rantolo ;\nnon bisogna parlar, ne pregare, nè piangere,\nmuto rispondi, come Noi, al silenzio. »\nMi stanno a lato le Grazie;\nhanno il peplo d'azzurro infangato,\nne hanno il lembo macchiato di sangue.\nSembrano dissepolte, uscite dalla tomba:\n\nIl carme di Angoscia e di Speranza\ndi GIAN PIETRO LUCINI\n\n(!) L'Intero Carme «fi Gian Pietro Luci ni,pubblicato a cura di sarà\nmesso in vendita a totale beneficio dei superstiti del grande disastro nazionale."}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.4", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1170, "texte": "la luce le infastidia :\nschivano il raggio del sole,\nansima il petto schiacciato e privo\ndi fresc'aria serena;\ned arida è la pelle ;\ne l'occhio revulso risogna, lontano,\nquesti sforzi impotenti d'amore,\ncodesta atroce beneficenza,\nquesta obbligata inerzia dell'amare,\nche si affollan, contrastan, superandosi,\nper correre a salvare.\nE tutto il corpo è un virgulto che palpita\nnella marata della bufera :\nla bocca — o dolce, o d'incanto, o di baci ! —\nchiusa, insolcata, severa :\nnon sorridono più.\nHo a destra ed a manca le Grazie\nfloscie, percosse, disfatte :\nhanno perduto nell'uragano\nil vivo talismano\ndelle loro soavi e rubuste Virtù.\nIV.\n— « Voglio, Figliuoli, sospendere f ordine al Mondo ;\nciascuno si rimetta alla propria bisogna,\nfoggiam, come semprey nel nostro profondo,\nintatto ed astruso Reame la leva\nper le disgregazioniy\ne scoperchii e sollevi li emisferi. »\nSermona la terra jeratica\nsul trono di basalto:\nle arricciano, a spalto, la fiamma ed il ghiaccio\n— amici-inimici li allea l'amianto —\ngorgiera alla gola di bronzo,\nsmaniglie sul braccio,\ncarboni e carbonchii, smeraldi e pirite.\nLa Terra risplende ingemmata\nsul fosco orizzonte di Dite."}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.5", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1277, "texte": "Frastuona la Stirpe ai lavori,\nrifonde i tesori di tutte le età.\nVampeggiano i forni,\ndistillan le storte,\nardono le coppelle:\nsquillano diane improvvise e rubelle\nI martelli a battuta allegra e a spiano ;\ndà il ritmo al respiro d'Averno,\nil maglio palleggiato da Vulcano.\nMastro Piccon Gambatosta,\nfuriere, lo ajuta vicino,\ngli prude la sceda sul labbro sguaiato:\n« Cugino, vedremo la nostra,\nI muscoli gonfi imbelletta la vampa di sangue:\npuzza il sudore caprino e si spreme,\ndai pori, al calore;\nfriggono le peluje e i corni abbrustoliti.\nS'ingolfa la tormenta dai mantici alle cappe ;\nriverbera il metallo incandescente.\nDistingue le tempre Plutone;\nflauta, geme, stride\n— nella palude di fango gelato —\ne l'anima contorce nel vapor dolorando\nl'acciajo immerso di quando in quando.\nPotenza eterna, che si infutura,\npietra di paragone ai Continenti,\nun'altra volta esercita la resistenza e allo sforzo assicura.\nTentare del rombo alle prove\nsolidità di montagna,\nequilibrio di torri,\nsquarci alle croste seminate dei campi,\ninfossare macerie e cadaveri\ne famiglie e città.\n— «Fucinate! Morire è r\nFranano come un giuoco di bambini\nil Palazzo, la Chiesa, il C\nla Reggia, il Museo e il\nin sacrosanta fraternità:\nsono lieta, guest oggi, Figliuoli e non ho pregitidizn ;"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.6", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1470, "texte": "amo ridiventar giovane ed amorosa;\nmi provo a respirare con maggior vastità;\nin bel nimbo di nuvole,\ncon fuochi e fantasia dartifizii,\nvesto le eccezionali mie gale di sposa.\n10 ve lo dissi, che quando sembra non si ami più,\nsi ama meglio pur sempre ed ancora. »\nScrosciar! le risa della masnada;\npalpitali le coppelle di scintille :\nnumera il polso il maglio;\nfrullano i torni sull'ali di corame,\nsul perno di acciajo e sull'aste di rame.\nTornano i Gnomi colle carriole,\nrovescian minerali nelle pentole ;\nuna Saga compone in un boccale,\nmeticolosamente, una miscela calda ;\nne sguscia, in elisse, una folgore,\ninsospettata nitroglicerina,\nsi scuote la fucina, la volta si sfalda.\nVorticano le verghe dei metalli\ndentro la melma ignivoma,\nemerse, galleggian, risplendono,\nstelle cangianti di tutti i colori.\n11 Gallo-Basilisco le cova coli occhi.\nSpillano i rubinetti nelle matrici sepolte,\nscivola, cola il liquore dell'argento e dell'oro.\nCirri di fumi ricorsi da bagliori.\nKore, la pura innocente che posa,\nsoffoca e balza a cercare frescura ;\nsorge dalla pelliccia rabicana,\nseminuda, scorrazza per Dite,\nverso avaro spirar d'aura più sana.\nGiuocano i Farfarelli a rimpiattino,\ns'ascondon dietro alle giarre e i mastelli,\ngridano, ballano a tondo e fan carroselli :\nsuscitan luminelli da scheggie di cristalli avariati ;\ns'agganciano in catena, violacei ancelli epilettici,\nscuoton sonagli ai berretti increstati,\nzufolano, squittiscono, infernali monelli ;"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.7", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1111, "texte": "grugniscono a tono,\nal suon de' campanelli dimenati.\nIl maggior guida il coro,\n-s'anca sul colascione ;\nintona un offertorio,\nbardassa, giullar, bagascione.\nE scende spumante Bellezza alli Inferni,\nsolo le chiome la vestono;\nrugiadosa di cielo e di fonte, col mirto e colla rosa,\nprofuma fiore e brezza,\nnel cupo orror della bassa caverna.\nRiso ! Ella ride\ncome l'arcobaleno porpora e candidezza;\ntra il rumore dell'opere immense\ntra la densa caligine atra,\nride, rischiara\nLuna calma le tenebre.\n« Questa è nostra Regina »\nproclama il Marito e le si avvicina :\n« Onesta è nostra Sovrana ! >\nZoppica il fabbro e sguignazza.\nA lui, sul braccio arsiccio e tatuato\npiloso e scabro di cincischìi recenti,\ndove faville impressero il morso,\na lui, suade e volge armoniosamente;\npiega le terga, e, riversa,\ngli offre sé stessa meravigliosa.\nStriscia il bel corpo pallido\ncontro l'epa abbracciata dal grembiale;\nla Citerea solleva alla bocca golosa,\ntra li sterpi fangosi della barba,\nle labra perverse e gioconde\nal bacio enorme della antinomia.\n« Questa è nostra Regina ! »\nSberleffa mastro Piccon-Gambatosta."}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.8", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1387, "texte": "S'arrestan l'opere: silenzio: ed ansima\nla fornace nel soffio e nella vampa:\nsospesi i martelli all'incudine\nattendono il miracolo :\nfischian vipere verdi e cristalline\nnella sintesi astrusa dei crogiuoli.\nS'abbatte il capo bovino ed assorbe,\nnei grigi e folti cernecchi spioventi e vi annega,\nil viso malizioso e incuriosito:\nvibra Ciprigna in un guizzo\ndesiderio e ribrezzo :\ns'imprime un suggello di fuoco\nsull'anello di carne,\nsui petali socchiusi\ndella tenera rosa piccolina.\n— « Fucinate per questa mattina\nterremoto, ciclone, tormenta ! »\nInterrompe la Terra i suoi Figli.\nRibattono i martelli sulle incudini,\nstiran metalli li artigli e i denti delle tenaglie,\nlingue roventi fuor dalla fornace ;\nla fiamma sventola come un pennone ;\ntrepida il suolo, vacilla la grotta;\nsi strugge il solfo ed appesta ;\nmuglia l'incandescenza lutulenta\ncome un organo a festa.\n— « Fucinate, all'invito materno,\nÌultimo ordigno alla disgregazione ;\nche il Mar raggiunga VAlpe e vi s'infranga,\ne £ Alpe sorga di un tratto dal Mare.\nVadan fumando, sulf aggrumate,\nmasse infuocate natanti ;\nvadan, pei golfi sorrisi delle avventure storiche,\nvulcani incensi e bombardanti ;\npreziosi topazzi e zaffiri\na nuovo conio di fiamma\nnavighino li stretti\\\nBenedetta è fra tutte Trinacria,\nper tre lati a rispoiidere al Mare in furore,\nper tre sponde a raggiar sulla pira,\nviva mitologia del Valhalla."}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.9", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1238, "texte": "Isola ; benedetta mediterranea Donna,\npercossa d'or r or, ribaciata da Me,\ndalle mie mille labra interiori,\nin contatto al mio abbraccio che ti arde,\nal mio penetrarti sicuro ;\noh, posseduta neWeterno spasimo,\ncoli' amarti sul rogo,\npereti Io, incestuosa, ti adoro così,\nprediletta mia Figlia,\nti plasmo e ti distruggo\nPrincipessa Sicilia ! —\nFucinate, Giganti e Titani\nla vendetta alli Eroi ;\nmolti furon, là giù, Semidei e vi han vinto:\nproviam sulla Regione,\nctiubbidisce, co7isente e si piega\nai voleri apogei, al capriccio dell' anima nostra,\nche ogni cosa si prostra al mio cenno ;\nsaggiamo la superbia\ndelle vanagloriate solidità dell' opere umane.\nVincerò l Uomo, 7nutilando Me - stessa con lui.\nRimbombano al boato caverne i corridoi,\ncome se all'ecatombe muggissero i buoi di Proserpina:\ncigolano sui cardini le porte,\nsi abbatton sulle soglie delli androni bui\nal frenetico annuncio della Morte.\nStromboli svetta una ciarpa di fumo\ne l'arrossa e la svolge graziosa ;\nla patulla il libeccio e il grecale,\nal tramonto e all'aurora :\nT Etna accampa albagia\ndi piume d'oro al cimiero ;\na notte illune e fresca,\nritto, vigila sui pascoli,\nsui fichi spinosi, le olive e la neve,\ndespota impervio e fiero.\n\nGían Pietro Lucini."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c004", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c004", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "8", "page_fin": "8", "image_debut": 10, "image_fin": 10, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.4", "titre_corps": "La donna è mobile", "titre_sommaire": "La donna è mobile", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.10", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 154, "texte": "La donna è mobile\nDRAMMA IN TRE ATTI\nDI\nF. T. MARINETTI\nsarà rappresentato a Torino, al Teatro Alfieri, dalla Compagnia\nMaggi, il 15 Gennaio 1909."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c005", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c005", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "8", "page_fin": "8", "image_debut": 10, "image_fin": 10, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.5", "titre_corps": "Le Roi Bombance", "titre_sommaire": "Le Roi Bombance", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.10", "debut_caractere": 156, "fin_caractere_exclue": 301, "texte": "Le Roi Bombance\nTRAGÈDIE SATIRIQUE EN 4 ACTES\nPAR\nF. 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Et le « toujours Lui, Lui par-\ntout ! » de votre brillante critique,\nreprésente une somme d'applaudis-\nsements qui a bien son prix. La\ngentiane est amère, l'aconit, empoi-\nsonné, la belladone, vénéneuse: elles\nn'en sont pas moins des fleurs salu-\ntaires, belles, entre toutes, que plu-\nsieurs, non des moins difficiles, pré-\nfèreront au jasmin.\nEt leur gerbe, deposée au socie\nd'un buste, Thonore autant que le\nferait la flore étoilée.\nMais ce qui reste surprenant c'est\nvotre francais d'Italie, Vous ne me\nsemblez pouvoir et devoir étre Italien\nqu'à la facon dont l'était Monticelli\npour écrire, en notre langue, comme\nvous le faites, non sans beaucoup\nde finesse et de force, de coloris et\nde contour.\nMerci encore, Monsieur, de m'en\navoir fait juge, avec des paroles\nd'estime personnelle, dont je reste\ncharme.\nCorate Robert de Montesquieu.\nHENRY BATA1LLE A MARINETTI:\nMon cher poète,\nVous étes un grand lyrique... Je\nvous remercie de vos livres ; ils ont\nle beau visage de la Foi et de l'E-\nsprit... Comme vous avez raison\nd'écrire en francais!... A tous points\nde vue d'ailleurs... Et cependant\nquelle terre admirable que l'Italie!..\nQuel émouvant passé, quels flancs\néternels et palpitants, quand ils por-\ntent encore des enfants comme vous!\n]e serai heureux de vous voir un\njour... Sonnez à ma porte une après-\nmidi vers quatre heures. A bientót\nn'est-ce pas?\nHen\nJ. H. ROSNY A1NÉ A MARINETTI:\nMonsieur et cher confrère,\nJe le savais déjà que vous étes\nun poète plein de vie, de verve, de\nforce et d'imagination créatrice.\nVous me le prouvez une fois\nde plus par votre admirable\nCharnelle et vous me prouvez en\nméme temps que vous ètes en beau\net puissant progrès. Votre art est\nplus sur encore, votre poésie plus\nprofonde, et je suis très heureux\nde pouvoir vous l'écrire en toute\nsincérité... avec seulement un peu\ntrop de hàte, encombré de mille\ntravaux et de soucis innombrables...\nMerci de grand coeur pour l'envoi\nfidèle de ce noble et émouvant re-\ncueil — Poesia — à qui vous main-\ntenez si finement la beauté du luxe.\nCroyez, monsieur et cher confrère\nà l'admirative sympathie de\nJ. ti.\nAUGUSTE DORCHAIN A MARINETTI:\nMon cher Confrère,\nOn peut se mettre en colere contre\nvous en lisant — et en admirant —\nla Ville chctrnelle, à cause de toutes\nvos provocations, de forme et de\nfond, à la révolte. Mais je plaindrais\ncelui qui ne se laisserait pas emporter,\nmalgré toutes les résistances, à un\npareil tourbillon de la pensée, de la\nsensation et du verbe.\nVotre Pégase automobile enionce\ncahote, sursaute, pétarade parmi les\nflaques, les cailloux, les chausse-\ntrappes de ce chemin sauvage, ra-\nboteux — et sans la moindre sécu-\nrité — du prétendu vers libre, qui"}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.12", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4051, "texte": "n'est pas du tout un vers; mais on\narrive quand-mème — brisé, désar-\nticulé, abasourdi, démoli — au but !\nQuant au livre où les Dieux s'en\nvont, D'Annunzio reste, parce qu'il\na lui-mème bàti son tempie et ce-\nlebre sans modestie son propre eulte,\nil est d'un esprit et d'une rosserie\nextraordinaires !\nEnfin, Poesia est la plus artistique,\nla plus lyrique des revues consacrées\na la Muse. Merci et bravo, poète !\nVous me laissez espérer votre\nbonne visite pour Septembre ; mais\ncomme le mois avance et que, dé«\ncidément, je ne rentrerai à Paris que\ndans la première quinzaine d'Octobre,\nje ne veux pas tarder davantage à\nvous dire le bon souvenir que je\ngarde d'une trop brève rencontre\net le plaisir que j'aurai à vous re-\ntrouver bientót.\nLa plus cordiale poignée de main\nde votre dévoué.\nAuguste Dorchain.\nEDOUARD SCHURÉ A MARINETTI :\nMon cher confrère,\nRentrant à Paris après une longue\nabsence, j'y trouve vos deux volumes\net vous demande pardon de vous\nen remercier si tard. J'ai lu d[un\ntrait votre fantaisie-bouffe très amu-\nsante sur D'Annunzio.\nSatire ou apologie? On ne sait,\ntellement la malice penetrante s'y\nmèle à une admiration sincère. En\ntout cas, c'est un portrait d'une\nressemblance criante.\nJe n'ai fait encore que parcourir\nvos vers remarquables dont l'impres-\nsionnisme tourbillonnant me donne\nle vertige, mais dont j'admire le\nrelief et la puissance sensationnelle\nde l'expression.\nVifs remerciements et cordiales\nfélicitations.\nÉdouard Schuré.\nHÉLÈNE PICARD A MARINETTI :\nMonsieur et cher grand poète,\nCombien je suis émue par votre\nsympathie! Je vous prie de croire à\ntoute la mienne, C'est moi qui suis\nfort en retard avec vous.\nVotre Roi Bombance est l'oeuvre\nla plus magnifiquement étonnante, la\nplus somptueusement amère quo je\nconnaisse.\nJe n'ai pas encore lu comme je le\nvoudrais, c'est à dire page par page\net vers par vers, la Ville charnelle.\nJ'arrive de la montagne, je pars\nincessamment pour Toulouse qui est\nnotre ville natale. Je lis peu en ce\nmoment, car je suis fatiguée, avec\nquelques désagréables mais peu sé-\nrieux désordres nerveux de la vue. Je\nsuis pour un mois encore condamnée\nau relatif repos. Je vous reparlerai\nun peu plus tard de votre beau livre\nde poésie. Ce que j'en ai lu m'a\nravie, étonnée, subjuguée. L'éclat de\nvos images est incoinparable. Votre\nfougue, votre force, votre enthou-\nsiasme, votre délire sont ceux d'un\ngrand poète. Je vous remercie de\npenser à moi pour Poesia. Je suis\nheureuse de figurer dans votre belle\nrevue. Voici ma photographie qui\ndate de l'an passé. J'y joins celle de\nmon mari, faite il y a quatre ans.\nJe vous prie de croire, Monsieur\net cher grand poète, à notre admi-\nration très vive, très profonde, à\nnotre fraternelle sympathie.\nHélène Picard.\nFRANCIS VIEIÉ-GRÌFFIN A MARINETTI :\nMon cher Poéte,\nVotre enthousiasme lyrique est de\nla poesie avant me me que vous ne\nsongiez à la formuler. Si je ne me\nreconnais pas, tout à fait, dans ce\nmidaillon, je vous y trouve, au moins,\ntout entier, et ce m'est un plus\ngrand plaisir.\nGomme j'eus raison de vous en~\ngager à développer en volume votre\npremière plaquette sur D'Annunzio!\nBravo, et longue vie à Poesia.\nFrancis Vielé=Qriffin.\nMARCELLE TINAYRE A M ARINETTI I\nMonsieur,\nJe vous remercie de m'avoir envoyé\nvos deux volumes qui se complètent\nsi curieusement et qui révèlent les\naspects divers de votre talent ironique\net pathétique. Je les ai lus avec un\nplaisir d'autant plus vif que je connais\nvotre Italie et que j'ai pu lire dans le\ntexte les poèmes de Carducci et les\nromans de D'Annunzio. Il me semble\nque j'ai, avec votre race, des affinités\nd'esprit et de cceur, et je ne me sens\njamais tout à fait dépaysee dans vos\nvilles et dans vos ìivres.\nJe vous remercie encore de votre\nenvoi et vous assure de ma cordiale\nsympathie confraternelle.\nMarcelle Tinayre.\nFERNAND QREQH A MARINETTI:\nMon cher Poète,\nExcusez mon silence, j'ai été très\noccupé tout ce temps-ci. Mais enfin\nvoici le poème inédit promis. Je vous\nle recommande au point de vue\ntypographique, la machine à écrire\nl'ayant recopié un peu"}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.13", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3976, "texte": "J'ai lu votre D'Annunzio, plein de\nverve et cTidées. D'Annunzio n'en\nreste pas moins un grand romancier\net un dramaturge, moins grand, mais\ndont l'oeuvre a des parties géniales.\nMais votre livre ou l'admiration se\nrelève et se pimente, c'est le vrai\nmot, de truculentes ironies, est un\nlivre a garder, à consulter pour les\ndocuments neufs, et à relire pour le\nplaisir grand.\nA vous, mon cher Poète, bien\nconfraternellement,\nFernand Qregh.\nMARIUS=ARY LEBLOND A MARINETTJ:\nCher confrère,\nNous n'avons répoqdu tout de\nsuite, parce que nous voulions tout\nd'abord lire votre U Annunzio —\nd'une virtuosità si virulente, vraiment\ndes plus intenses et vibrantes —\n(c'est une joie de voir un Italien\nmanier si habilement notre langue)\n— pour vous envoyer une page de\nprose; mais nous n'avons rien en ce\nmoment qui soit digne de votre\nPoesia, et, ne voulant tarder davan-\ntageàvous répondre, nous renvoyons\ndonc à bientót le plaisir de vous\nadresser quelque chose. Nous serons\ntrès heureux de faire votre connais-\nsance, de parler de nos voyages ;\nétant nous-mèmes assez trotteurs par\nles contours de ce globe, nous avons\nmille questions à vous faire.\nVos bien devoués\nMarivs-Ary Leblond.\nPHILÉAS LÉBESGUE A MARINETTI:\nMon cher Poète,\nCe me fut une joie rare et long-\ntemps désirée que de faire à Paris,\nl'autre jour, votre connaissance per-\nsonnelle.\nJ'ai pu savourer, depuis lors,\ntout à mon aise et lentement, les\néblouissements de la Ville charnelle.\nVous ètes bien le plus tropical des\npoètes francais, et je vous admire\nprofondément de tout ce que vous\nsavez faire dire à notre langue dans\nle domaine de la « lumière intense ».\nJe n'ai pas oublié comme vous futes\ncourtois à mon égard, et je n'en fus\npas surpris, car de longue date nos\nbons amis Sansot et Klingsor m'a-\nvaient vanté justement l'homme autant\nque le poète\nJe ne crois donc pas etre im-\nportun en tenant vis-à-vis de vous\nma promesse d'un envoi de vers.\nOue si le caractère que vous dé-\nsirez garder à Poesia n'en permettait\npas l'insertion, je ne me blesserais\npoint de les voir écartés, tout en re-\nstant dispose à vous en présenter\nd'autres.\nJe vous renouvelle bien sincère-\nment, avec l'espoir de renouer bientòt\nconversation avec vous, lorsque votre\nPégase d'acier vous ramènera en\nFrance, l'expression émue de toutes\nmes sympathies admiratives, et je vous\nprie de croire à mon dévouement le\nplus loyal.\nDe tout coeur\nPhiléas Lebesgue.\nANDRÉ FONTAINAS A MARINETTI:\nTant de preuves, mon cher Con-\nfrère, de votre sympathie me vien-\nnent sans lassitude, et j'y réponds\nsi rarement, que je craindrais à la\nlongue qu'elle se lasse.\nVous devez savoir pourtant que\ndevant l'audace inventive de vos\nimages, votre puissance de mouve-\nment, l'abondance et la richesse de\nvotre oeuvre tumultueuse, j'éprouve\navec vertige une vraie admiration.\nMais que vous dire mieux que ne\nvous Font dit nos confrères, dont le\ntémoignage n'avait pas besoin d'ètre\ninvoqué, soyez-en sur, pour certifier\nauprès de vos lecteurs la puissance\net la nouveauté hardie de votre ta-\nlent ?\nAndré Fontainas.\nJOHN=ANTOINE NAU A MARINETTI:\nCher Monsieur et éminent confrère,\nJe vous remercie infiniment de\nl'envoi de la Conquète de tEtoiles,\nqui est un poème splendide ou l'on\nretrouve toute la fureur lumineuse\ndes étoiles et toutes les sublimes\nrages de la Mer.\nIl m'est doux de voir qu'originaire\nde TEgypte et de l'Italie, deux pays\nd'où tout notre pays sort intellec-\ntuellement — (Egypte, Grèce, Italie,\nGaule) — vous devenez, par le style\net la pensée, l'un de nos beaux et\ngrands poètes les plus francais.\nVeuillez encore agréer mes remer-\nciements et me croire votre plus\ncordial admirateur.\nJohn=Antoine Nau♦\nALBERT SAINT=PAUL A MARINETTI:\nMerci de vos précieux livres. Au\nmoins, vous prouvez, vous, que la\npoesie est un enthousiasme, et non\npas une sèrie de petites sensations\nbien alignées.\nJe vous en félicite, et encore une\nfois merci!, en vous recommandant\nde ne pas oublier de m'adresser la\nsublime Poesia.\nAlbert SainUPauL"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c007", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c007", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "12", "page_fin": "12", "image_debut": 14, "image_fin": 14, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.7", "titre_corps": "M.me JANE CATULLE MENDÈS.", "titre_sommaire": "M.me JANE CATULLE MENDÈS.", "signature_source": "U. 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pour des baisers dans une nuit d'été,\nPour un peu d5 abandon, de douceur ingenue,\nPour un peu de brulure et d'angoisse inconnue,\nCrois-tu donc qu'il t'ait visité!\n« Plus fort que la chair forte et que le mysticisme,\nSais-tu bien ce qu'il est, ce qu'il veut, qu'il ne craint\nNul autre dieu, qu'à se plier rien ne Tastreint,\nQu'il se rit de tout ostracisme ?\n« Sais-tu, lorsque soudain, prés de nous il parait,\nPourquoi le corps vivant devient une statue,\nCependant que s'Inoraste en l'àme qui s'est tue\nLa ligne en feu de son portrait ?\n« Quand il nous fait heureux ce bonheur nous déchire,\nEt quand par lui l'on souffre, on est une douleur,\nBelle comme un soleil, exempte de malheur,\nEt chantante comme une lyre.\n« Nulle insuite jamais ne nous peut outrager\nS'il a posé sur nous ses yeux de sortilége\nEt s'il nous a choisis, par ce grand privilège,\nRien ne nous est plus étranger.\n« Le bien qu'on fait, quand il commande, est sans mérite,\nTant il est devenu le maitre originel,\nEt quand on fait le mal on n'est pas criminel\nSi l'on obéit à son rite.\n« Quoi que l'on accomplisse on est sans repentir,\nOn ne peut plus parler qu'avec obéissance,\nMéme à son ennemi plein de méconnaissance\nOn ne daignerait plus mentir.\n« On est un grand silence au milieu des vacarmes\nEt la voix de la mer quand n' existe aucun bruit,\nOn est l'azur du jour, le rève de la nuit,\nLe fleuve de toutes les larmes.\n« N'est-ce pas que c'est tropP Cher front qui t'étoilais,\nSache bien écarter de ta tendre pensée,\nCette possession épuisante, insensée ;\nDis seulement que je te plais.\n« L'Amour ! ceux qui n'ont point connu sa ressemblance,\nL'intrigant plein d'alarme et les petits savants,\nVois, tous ces hommes-là ne sont pas des vivants\nSous leur stèrile vigilance."}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.17", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2252, "texte": "« Mais ce phtisique blanc sous la laine des plaids\nEn a gardé la convoitise illuminée; (\nAh! le surnaturel de sa face affinée...\nDis seulement que je te plais.\n« Sais-tu qu'après la mort, comme le coeur des saintes\nLes coeurs de deux amants qui se seront aimés,\nRépandent à jamais les parfums embaumés\nDes jasmins et des hyacinthes.\n« Écoute autour de toi tinter mes bracelets,\nVois comme je suis douce, ardente et sans mystère,\nRedolite d'éveiller tout ce que j'ai fait taire,\nDis seulement que je te plais.\n« Meme quand nous irons dans les villes sublimes,\nQui sont le tempie immense à l'Amour consenti\nEt que Y homme ignorant son génie a bàti\nAvec des pierres et des limes,\n« L'endormeuse Venise aux couchants violets,\nNaples qui tint son nom chantant d' une sirène\nAthènes qui par V art est notre souveraine,\nVersailles où dort un palais,\n« Rome auguste, son Capitole et ses Arènes,\nBruges et la moyen-àgeuse Nuremberg,\nEt puis notre Cité veillant le monde expert,\nParis, roi de toues les reines,\n« Mème dans leurs jardins de roses et d'oeillets,\nQuand la nuit est parfaite, admirable, effrénée,\nDe ta magique voix, de ta voix obstinée,\nDis seulement que je te plais.\n« Car il est là, partout, qui nous guette et nous vise\nTiens, regarde là-bas, sous l'arbre, au fond du pare,\nGomme il rit en dessous, comme il bande son are\nDans T air que son geste divise.\n« Pour désarmer ses yeux où pointent des stylets\nEt les jeux de sa gràce et de sa brusquerie\nPour ton bonheur sans risque et pour que je sourie,\nDis seulement que je te plais.\n« Quoi, des pleurs dans tes yeux ? Allons, vas-tu me croire ?\nAh ! serre dans tes doigts mon visage enchanté,\nLève-le vers le jour et vers la verité,\nVers T essentielle victoire,\n« Et comprends, tout V esprit à moi seule attaché :\nSi tu n'as pas concu sans effroi qu'il périsse,\nLe rève que je suis, Myriam, Béatrice,\nCléopatre, Hélène et Psyché,\n« Si ton ètre n' est pas comme un métal qu' on forge\nSous le martèlement dur de ta passion,\nSi tu ne sens de ta poitrine en fusion\nDu feu monter jusqu'à ta gorge,\n« Si tu n'as pas le coeur fabuleux de Tristan,\nSi de m'avoir brisée entre tes bras fidèles,\nTu ne crois pas ta chair et ton àme immortelles\nSi tu ne m' aimes pas, va-t'en ! »\n\nJane Catulle Mendès."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c010", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c010", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "15", "page_fin": "15", "image_debut": 17, "image_fin": 17, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.9", "titre_corps": "{PubInfo}NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "titre_sommaire": "{PubInfo}NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.17", "debut_caractere": 2254, "fin_caractere_exclue": 2336, "texte": "NB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESIA ne publie que de i'inédit."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c011", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c011", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "16", "page_fin": "21", "image_debut": 18, "image_fin": 23, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.10", "titre_corps": "A CLAUDE DEBUSSY", "titre_sommaire": "A CLAUDE DEBUSSY", "signature_source": "Paolo Buzzi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.18", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1523, "texte": "A CLAUDE DEBUSSY\n\nNoi vogliam selve di sogno: verdi intrichi, ramure\nsu cui batteron milioni di soli, ombre ove il giorno\nnon sia che la notte meno inabissata.\nE silenzii,\nfatti — silenzii — di sonori palpiti ma fuggitivi\ncome le code a le larve\nde le salamandre candide canadaesi.\nNoi vogliam cerchi d'acque a le fontane e piedi nudi rosei\ndi donne perdute su gli strami d'oro.\nDe la vita non ci tocca, no, l'ora.\nOdiamo ciò che appartiene a la vita, uomini specie.\nAmiamo gli atomi e quel che ne disegna,\nsu gli atomi, il pensiero. Grandi ombre le cose.\nMusica da l'intorno, se l'intorno sia la rocca\nben conquistata, su la cima azzurra, entro il meandro verde.\nAmiamo anelli a le dita e castelli alti sul mare.\nBello al profondo gorgo gettare il cerchio piccolissimo !\nQuasi non s'ode il tuffo de l'oro e de la perla\nnel baratro ove nasce il sole e la madrèpora.\nMa l'orchestra dà il brivido che affonda.\nLa nostra mente è come un fastigio di torre\ncon pire ardenti contra un sinistro mare.\nQualche nave è là, sempre, fulgida che giunge:\nqualch'altra squallida come l'ombra d'un corpo chiaro ;\ntutte fantasime, navi chissà donde salpate,\nequipaggiate di spetri, velate di pelli di donna\no di sudarii, vanesse o smerinti, farfalle d'aurora o di crepuscolo,\nla luce — ecco — le chiama! Vengon voluttuose\na l'ardore, a l'amore. Il faro freme e gonfia\nl'anima de la fiamma ebbra di fame.\nE la lettera che giunge? Oh di lontano\ngiungono lettere pallide cerulee! Sigillano,\nne le linee flebili, il Mistero : sigillano,"}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.19", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1549, "texte": "croste di cere d'oro e di sangue, l'anime di carta.\nE legger tali scritti fu nuotar sul viluppo\nd'onde armoniali calme, perfide, precipiti\ncome le chine che menano\na l'estreme curve del Globo sui mappamondi.\nLettere furono che scrivemmo con penne\npropaginate a legni, a nervi ed a metalli\nd'orchestre microscopiche ma intese\na un megalomaniaco delirio.\nE leggersi dovean, su, verso un mare\nfolle di subitanea tempesta verde\ne dovean, quello, quasi un gesto Nettunio, ecco, placare.\nCome al topo che fugge\ndentro l'androne de la più sozza fra le cave chiuse ;\ncome al ferro che cigola,\ndel gran chiavarne, dentro la toppa roggia di suo sangue;\ncome al pie' che perscruta\nl'ombra del grado e preme il velluto a la rogna\ndei secoli e discende battendo il ritmo de la tenebra\nche tace e che risponde :\nudimmo, chini al vortice automale,\nfremere la capace urna del Teatro:\nentrammo nei mondi bassi, fummo l'anìmula furtiva,\nil fossile gelato, la crittogama nauseabonda :\nda l'estasi a l'incubo, ebbimo i mille e mille e mille nervi,\nonde viviam, sommossi\npel frenetico spasimo dei suoni. La vita ebbe quel suono\nch'è la vera Vita. Ala a lo spazio.\nAmammoìfsu le fontane orofonde.\n4 f> *■\nE sentimmo\ncome non altro amare sia.\nLe fontane profonde che finiscono sul mare !\nLa fresca aura tra fasce di salmastro ; l'onda,\ngiù, che specchia le lune varie\ne i pallidi volti degli amanti e gli occhi e gli occhi\nneri lontani lucidi orifizi di pozzi : e il mare\nsenza fine di ventre : e il cavo in suono\ncome tridacna: il cavo angusto, la vena del mondo,"}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.20", "debut_caractere": 9, "fin_caractere_exclue": 1708, "texte": "la fontana dei giuochi, bocca di morte,\nla vagina de la vertigine e de la voluttà.\nMusiche, noi sentimmo, venire su da le fontane :\ne parevano, gli echi di quella bocca rosea giovinetta\n(che folleggiava vivissima\nsu l'orlo sepolcrale), echi renduti da una bocca sfatta\nd'annegata amorosa ferma tra le bisce, là giù.\nE sentimmo quel brivido de' gangli (i più cordiali)\nch'ogni uomo preso sente\ndi scagliar la sua donna\nne l'abisso.\nE fummo a le grotte azzurre. Prima che sorga la luna.\nA le grotte dove il mare abita sonando e lacriman gli schisti,\ngrandini, forse, di perla. E le meduse frusciano\na le superfici dei baratri e fanno bave\npiù luminose che. al centro dei cieli, il Serpe Latteo.\nFummo a le grotte con l'anime aggrottate e i visceri\nscorsi da vermi gelidi. Negli occhi era il profondo\ncon il groviglio dei misteri ottici\nonde il cervello buio\npare lanterna da' mali spenti vetri.\nSoave era l'amare dentro le grotte azzurre.\nI piedi si nudavano nel passo. Le musiche\nstrane e possenti facean che si toccassero ne l'abbandono felice.\nLe ignude polpe de le gambe osavano\nbaciarsi a l'ombra pazza. La donna\nera carne de l'uomo. In delio ai baratri\ntremavano gli alluci del venereo gusto verticale.\nUna luna sboccia, tra i mondi piccoli, a l'azzurro.\nLe nuvole passano, ripassano.\nNudi, sul fango, la luce rivela i morti di sonno e di fame\nche dormono, che sfamano di sogni. Viluppo di cenci\ne di carni! Ma palpitano, palpitano i cadaveri!\nLa carestia li spinse a la grotta fruttuosa del mare.\nCapegli e barbe mescolisi tra le zostere. Socialità!\nL'umanità cammina su le salme degli uomini.\nUnico uguale il mare! Uguaglia unico il mare!\nO mare, o mare, avanti ! Piglian, cui dorme, i pesci !"}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.21", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1717, "texte": "Di squamme argentee veste, l'onda, i letargi.\nL'alici fanno il brivido intorno alle carogne.\nE vanno e vati, tra i gorghi. Che sarà mai dei tre che dormono !\nDice l'orchestra (a chi la crede): — io non so: vadano!\nLe gelosie sui talami vedemmo.\no\nSentimmo fremere le corde de l'odio loricate d'amore.\nLe voci del sospetto erano profonde\ncome gl'imbuti dei vulcani: e i fiati maritali erano lezzi\ndi solfo e di bitume. La chioma d'oro de la dama\nfragile bianca flessile, fatta per morir schiantata\ndi voluttà su guanciali d'aria,\nla chioma, abbruciacchiava a l'alito mortifero.\nLa musica avea l'odore degli asfalti.\nTossimmo ai gruppi de le note nere. I fumi\npassavano le soglie de le atmosfere.\nErano le nuvolaglie mobili.\nCresceva un uragano dai lampi violacei e purpurei.\nLa gelosia, sul talamo, tonava. La donna bionda\nmentiva per salvarsi al bacio adultero\ne, temendo le folgori, pregava in cuore\nil Dio loquace\nnegli ottoni dal croscio ventrale nei contrabassi di cupa laringe\nEbbimo le vene ch'erano foreste su giardini d'amore.\nL'inestricabil gioia quasi fetale confinava con fremiti di linfe\nultramillenni. Noi, caduchi, sentimmo la propagine\neterna degli amori verso i futuri de l'Infinito.\nLa musica fu la sorte per cui s'allungano i sensi\nquotidiani : abbracciammo le ombre calde sinuose,\ne stiracchiammo le cuoia ne la convulsa spira de la voluttà.\nMorimmo su la bocca profonda come l'Ignoto:\n— era il terror de la ventosa\nquel ch'esaltava il brivido — sentire il sangue\ne la luce degli occhi andare entro una notturna rete di ragno:\nera toccar con la tetanea cima de le dita mortali\nil furibondo spasimo dei cieli d'oro.\nOh l'amore che s'ama\ndentro una sciolta chioma bionda come il sol neonato !"}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.22", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1758, "texte": "Quell'amore, di sera,\nsotto la finestra che un cuor di fiamma chiuso entro raccende,\ne la selva è fiorita a giardino e il salce bruno è una capellatura\ndi centomila fili pari a la bionda!\nOh legate quei tendini de la disforme natura\nl'un l'altro, oh grovigliate la matassa\nmaravigliosa d'oro e d'argento, oh suscitate\nla tempesta che sa le vie delle corde, il bacio de l'amante,\nil soffio de la luna, l'ululo de la strige, il passo del marito!\nLa musica frema paura pei cuori del mondo\nsotto gli astri vigliaccamente complici e sicuri.\nE dican, le tiorbe de l'abisso : — O Melisanda,\nnei feretri, le donne bionde\nsono, come tu sei, legate a una chioma di salice\neternamente: eternamente durano legate\ne i baci vengono dai mille rivi de la terra\ne oofni bacio divora un nervo di dolcezza.\nLa voluttà corrode l'ultimo lembo molle de la carne\ncome l'acqua, come il cimbice. Resta\nla lucentezza candida de l'anima d'osso.\nCome la Pesca Trionfo\nla donna bella ha un nòcciolo. —\nEntrammo ne la camera de l'amore in peccato\ncon gli occhi dei fanciulli. La musica fu l'atto\ndel sollevarci ad altitudini di specola. Scricchiolaron i muscoli\nde l'uomo grande e forte e nevicato a le barbe.\nNoi provammo la voluttà de l'alto\ne del sostegno. Guardammo con bulbi d'innocenza,\nvedemmo le nudità che si fondevano contro la notte esclusa:\nl'uomo amava la donna entro la luce. E rispondemmo,\na le inchieste de l'adulto giustiziero,\ncol malizioso silenzio di quei che un dì saremo :\no adulteri o spie. Mariti mai. Abbrividiva\nla notte come un paradiso capovolto:\nerano stelle in luogo di lucciole\ne lucciole in luogo di stelle. Gli alberi ascesi\nalitavano i dubbi de le nubi radenti : erano abissi bianchi\nin vece di viali sulla terra azzurra: molto venata di sentieri"}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.23", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1213, "texte": "stava la verde volta. L'orchestra vomitava\nglobuli di metempsicosi, erano veli\nche ventolavan spessi come sacchi d'ombra :\ngli amanti si amavano fino al perdersi,\nteste spremute dai cicli gioiosi dell'amplesso.\nO notte, il sacramento musicale era sì grande\nche l'amor parve la morte penetrata.\nCantavano le vene dei sepolcri ebbre di linfe,\nla teodia degli atomi stormiva, l'essere\n— sbucciato da la carne — andava andava andava\na' cavalier dei rezzi. Morto è Pelleas\nbevendo gl'Infiniti con la bocca adolescente\ne seminando, di suo sangue,\n7 o 1\nrose per l'orto indefinibile, rose rosse\ncome le stelle pazze in cima degli agosti.\nGolaud torna,\ncol brando floreale,\na spruzzar di bocciuoli cuoriformi le pareti\ndel talamo. Fiori avrà Melisanda per la bara,\nfiori la cuna de la bimba sua, il giorno\ndel Battesimo, se battesiman bimbi in Allemonda.\nE darà la tua musica di nuvole, con un rintocco\ndi campana, sovra,\ngli spiriti, in punta di piedi, de la Morte\nche entrano da le finestre, siano aperte o chiuse,\nne la casa de l'Uomo — l'infimo e il supremo —\no Fauno\ndei boschi pomeridiani\ndove i sogni soffiano ritmi liberi\ndentro i calami de l'Avvenire!\nVINCITORE DEL r CONCORSO DI « POESIA ».\n\nPaolo Buzzi"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c012", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c012", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "22", "page_fin": "23", "image_debut": 24, "image_fin": 25, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.11", "titre_corps": "Insοnnia primaνerile", "titre_sommaire": "Insοnnia primaνerile", "signature_source": "Enrico Cavacchioli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.24", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2001, "texte": "Insοnnia primaνerile\n\nRidono in cielo pallido le stelle\nvicine ; si potrebbero toccare\nin quel brulicar lieve d'oltremare\nche le confonde, innumeri sorelle.\nSgorga a fiumane nella notte fonda\ntutto l'azzurro dei miei sogni ; in alto\ns'è diffuso in vertigini il cobalto :\nla luna mollemente vi sprofonda.\nI canneti stormiscono, le forre\ninargentate fremono ai profumi ;\nbisce in amore discendono ai fiumi\nper nuovi allacciamenti ricomporre.\nTutta l'umanità beve negli otri\ndel desiderio, a garganella, e grida\ncon una piccoletta ansia omicida;\ni ranocchiacci s'amano nei botri,\nse la Lussuria inerme e fuggitiva\ni satirelli vede ingazzurriti,\npazzi d'amore, come ermafroditi\nche si masturban con la man lasciva !\nEd i torrenti scivolano. E calda\nl'aria: s'odoran gelsomini e carne:\ngelsomini nascosti nella carne,\nlanguore ignoto, gelosia ribalda.\nCom'è dolce, mio Dio, questa sordina,\nterribile sordina angelicale,\nche fa vibrar la mia spina dorsale !\nTutta la terra è avvolta in una trina\nmolle, desiderosa, e la notturna\ninsonnia ricamata di stupore\nsembra martelli nelle orecch e Tore\nd'un'infinita angoscia taciturna....\nE nostalgia che m'accarezza in brividi\nlunghi come l'arcata d'un violino:\nla notte chiara è simile a un mattino\ndi trilli azzurro e di profumi vivi.\nOnd' io sogno di satiri caprigni,\ne li rimiro in trepida esultanza\ndisputarsi ghignando una lor ganza\nselvaggia e fiera in suoi gesti maligni.\nLa femina sa d'anatra e di stalla,\ned ha capelli rossi come il rame;\nil desiderio che la rende infame\nla fa sbiancare nella faccia gialla.\nFugge alla zuffa, e tiene stretto al seno\nun efebuccio scarno che la morde\nnel collo; s'apron le sue labbra ingorde\ninaudite, e verdi di veleno.\nFuor della selva dietro alla Lussuria\nsaltano allora i satiri imbizziti,\ne la femina chiama in suoi bramiti\ngli adoratori alla novella ingiurìa.\nQuante volte dormi sotto alle stelle\ned ai cornuti offrì, fondo bacile,\nil ventre molle e l'ansia giovanile,\ne il latte azzurro delle sue mammelle!"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.25", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 684, "texte": "E li chiamò nella sua stretta floscia\ndiversamente!... E rise alla caprigna\nfoga, ed ansò terribilmente, arcigna\ne insoddisfatta della propria angoscia,\ninarcando la schiena al sitibondo,\npoi che la vulva in folle attorcimento\nparea volesse tutto in un momento\ninabissare il rantolo del mondo!...\n«• «•••••••• e C •\nMa in un sol punto - istinto che non falla -\nella è raggiunta da tre gridi esperti :\nO gran puttana ladra, v'ho scoperti!\nTi copriremo come una cavalla!...\nE la prendono i satiri rapaci,\nstrappandole i lunghissimi capelli:\nfremono tutti come gli arboscelli\nal vento: in aria è odor caldo di baci....\nVINCITORE DEL II CONCORSO DI « POESIA ».\n\nEnrico Cavacchioli"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c013", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c013", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "23", "page_fin": "23", "image_debut": 25, "image_fin": 25, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.12", "titre_corps": "A MARIΝETTI", "titre_sommaire": "A MARIΝETTI", "signature_source": "Tristan Derème", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.25", "debut_caractere": 686, "fin_caractere_exclue": 1380, "texte": "A MARIΝETTI\nTristan Derème.\nEnvahissant les prés, les jardins, les labours,\nLa horde aux doigts crochus de ces poéticules\nDans les oeuvres des morts se taille des pécules,\nEt pille les vivants sans clairons ni tambours.\nRessemeleurs en toc, marchands de calembours,\nLa couronne est trop large à vos fronts minuscules!\nElie glisse, écrasant vos maigres clavicules\nDu laurier profané qu'obtinrent vos débours.\nMais pour toi qui vètu des pourpres triomphales,\nFais beugler le troupeau des cuistres boucéphales\nEt les braillards et les joueurs de mirlitons ;\nPour toi qui vas chantant le Rève qui t'énivre,\nGrand cavalier parmi la tourbe des piétons,\nLa Gioire embouchera ses trompettes de cuivre !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c014", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c014", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "24", "page_fin": "34", "image_debut": 26, "image_fin": 36, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.13", "titre_corps": "L'OBJET AIMÉ", "titre_sommaire": "L'OBJET AIMÉ", "signature_source": "Alfred Jarry", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.26", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 931, "texte": "Œuvres Posthumes Inédites\nD'Alfred Jarry\nL'OBJET AIMÉ\n\n(\" POESIA „ VIENT D'ACQUÉRIR LE DROIT EXCLUSIF DE PUBLIER LES CEUVRES INÉDITES DE L'AUTEUR D' \" UBU ROI ,,\nQUI PARAITRONT SUCCESSIVEMENT)\nPASTORALE EN UN ACTE\nPERSONNAGES\nL'OBJET AIMÉ LA FORCE ARMÉE (2 PER-\nAI. VLEUXBOIS SONNAGES)\nLE RIVAL HEUREUX CHCEUR DES DIVINITÉS BO-\nLE MAIRE CAG-ÈRES\n{La scène reprèsente un vert bocage. — Accessoires :\nà u?i hètre soni suspendus une houlette, ime lyre, une\ngourde rustiqìie et autres ornements bucoliques.)\nSCÈNE I.\nL'Objet aimé, puis M. Vieuxbois.\nL OBJET AIMÉ (traverse la scène e?i chantant:)\nOyez, oui, ouTs Le gazouillis\nSous la feuillée, De l'oisillon.\nSous le fouillis, Sous k charmiHe\nOyez, oyez Que 1>aube\nmouille\nDans le tailiis, Perle son trille:\nOyez, oyons Cornine il gazouille!\n(M. VIEUXBOIS entre pendant ces couplets et reste en\nextase, mais de /'OBJET AIMÉ, et essaye mala-\ndroitement de r èpe ter son chant.)"}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.27", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2001, "texte": "L'OBJET AIMÉ (S' èloignanf). M. VIEUXBOIS.\n(Ensemble)\nDans la taillis Dans le taillis\nOyez, oyons Oyez, oyons\nLe gazouillis Le gazillon\nDe l'oisillon. De l'oisouillis.\nSous la charmille Sous la charmille\nQue l'aube mouille Oue l'aube mouille\nPerle son trille : Perle son trouille :\nComme il gazouille ! Comme il gazille !\n(L'OBJET AIMÉ\nSCÈNE II.\nM. Vieuxbois, seul.\nM. VIEUXBOIS.\nElle est charmouille....\nNon, je bafouille:\nElle est charmante! Eh, mais,\nLe voilà bien\nEn sa beauté suave et son chaste maintien,\nL'objet pour qui mon coeur prend feu comme la poudre,\nSeul objet de mes\nAmours désormais:\nL'Objet aimé!\n( Tonnerre, èclairs. — M. VIEUXBOIS est culbutè.)\nEh! mais, le vpilà bien aussi, le coup de foudre!\nC est le coup de foudre ordinaire.\nAussi pourquoi sortir sans un paratonnerre.\n(se relèvant)\nj'y vois trent'-six mille chandelles,\nMais je ne vois plus Tinfidèle.\n(<gr impani sur un ter Ir e)\nD'un poste élevé Tceil embrasse\nUn plus large espace.\nMais je n'embrasse point, hélas,\nNi n'embrassai jamais\nL'Objet aimé.\nLe temps de gravir ce talus,\nLObjet aimé nest déjà plus.\nLà, là!\nHélas !\nL'Objet aimé s'eri va, l'ingrati\nElle emporte ma vie\nEt mon coeur Ta suivie\nEt mon coeur la suivra.\nUn sort jaloux me l'a ravie:\nJe désespère....\nMais tu me restes, toi, vieux sabre de mon pére, .\nSac à papier, sabre de bois!\nVieux sabre du pére Vieuxbois,\nQui fut en son bon temps caporal à chevrons;\nEt puisqu'il faut mourir, mourons!\nMourons ! mourons ! mourons ! mourons !\nCHCEUR DES DIVINITÉS BOCAGÈRES.\nOyez, oui, oui's\nSous la feuillée, etc.\n(.De petits oiseaux viennent voleter autour de la tète\nde M. VIEUXBOIS.)\nM. VIEUXBOIS.\nO Parque! apprète tes ciseaux!\nMourons ! (sanglot) pour les petits oiseaux !\n[Il se transperce et tombe sur le dos. — Apothèose\ndes Divinités Bocagères et des oisillons.)\nSCÈNE III.\nLe corps de M. Vieuxbois,\nLe Maire, puis La Force armée (deux persomtages).\nLE MAIRE.\nIl y a du procès-verbal dans l'air\nJ'ai le flair!\nProm'nons-nous par monts et par vaux"}, {"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.28", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1870, "texte": "A la recherche de bons et beaux\nDe bons et beaux\nProcès-verbaux.\nCar eli' serait amère\nL/existence du maire\nSans quelque bon petit procès-verbal\nDonc vous, force armée, suivez,\nJusqu'à ce que j'aie trouvé.\nLA FORCE ARMÉE.\nC'est nous la Force armée,\nNous montons la faction.\nDes meilleur's intentions\nNous sommes animée.\nSuivons r habit,\nL' habit du maire !\nDonc il n'est pas ordinaire.\nIl éblouit, il ébaubit !\nEt la Force armée suit 1' habit.\nOuéque chos' nous dit\nOue c'est l'autori -\nTé suprèm' qu' habi -\n- Te dans un habit\nD'un tei acabit.\nSuivons T habit !\nQuand la manche droite a fait ca\nA ce signe Ton obtempère.\nOn se dit qu'il faut faire\nPar le flanc droit!\nQuand la manche gauche a fait ca\nOn se fourre dans la caboche\nQue c'est qu'il faut faire\nPar le flanc gauche !\nQuand\nLes pans\nVont au vent\nDe facon extraordinaire\nC'est sign' que le pas s'accélère:\nSuivons l'habit!...\nLE MAIRE (apercevant M. Vieuxbois).\nInterrompez votre trajet\nCar j'ai trouvé — halte! — un sujet\nUn sujet de procès-verbal\nBon et légal.\n[Saclressant oit corps de M. Vieuxbois .*)\nSujet, la loi te donne son baiser !\nLa loi te prend en son martyrologe.\nVoici de qui verbaliser\nAu moins pendant deux heur's d'horloge.\n[S* installant à ècrire.)\nVieil usage féodal\nO'aucun progrès n'amoindrit,\nCe procès qu'on dit verbal,\nVerbal, de viv' voix, vocal,\nCe procès qu'on dit verbal\nSe rédige par écrit.\nL'assassin n'est point ici prés. Donc j'élucide\nOue c'est un suicide.\nLa victime s'est suicidée.\nA vous, Force armée! procédez.\nLA FORCE ARMÉE.\nProcédons, Force armée,\nAux constatation....\nDes meilleur's intentions\nNous sommes animée.\nAllons, sans tant d'embarras,\nLevons-lui d'abord les bras.\n• ( On entend un tintement metalli que?)\nOuand la manche gauche a fait ea\nOuéqu' chose a chu de d'ssous son bras !\n{On dccouvre le sabre qui est tombe, de dessous\nbras de M. J/ieuxbois.)"}, {"page_pdf": 29, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.29", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1454, "texte": "LA FORCE ARMÉE, LE MAIRE.\nAh ! ! !\nLE MAIRE.\nDans ce delire où sa raison sombra\nL'épée a passe sous son bras.\nLES TROIS.\nL'épée a passé sous son bras !\nIls se retirent avec d\nmépris M. Vieuxbois.)\nSCÈNE IV.\nM. Vieuxbois.\nM. VIEUXBOIS (seul,\nAh1!!\nDans ce... delire... où ma... raison... sombra\nL'epée... a passe sous... mon bras!\nSCÈNE V.\nM. Vieuxbois, sur son séant à la mente place (levrière\nun bosquet devant lequel passent, enlacés, L'Objet\naimé et Le Rivai heureux.\nL'OJBJET AIMÉ.\n«Vous ètes mon lion superbe et généreux. >\nLE RIVAL HEUREUX\nNon? je suis simplement le Rivai heureux!\nI\nPar ces chaleurs estivales\nje vais par mont et par vai\nSans laisser nul intervalle\nEntre noce et festival,\nCar cest moi l'Heureux Rivai!\nL'OBJET AIMÉ\nCar c'est toi l'Heureux Rivai!\nM. VIEIJXBOIS, (à part\\\nCar c'est lui l'Heureux Rivai!\nLE RIVAI, HEUREUX\nII\nJe bois, je mange, j'avale,\nMon poids crève mon che vai,\nMon ventre tombe en aval,\nMa trogne fait carnaval,\nCar c'est moi l'Heureux Rivai !\nL'OBJET AIMÉ.\nCar c'est toi l'Heureux Rivai!\nM. VIEIJXBOIS, (à part).\nCar c'est lui l'Heureux Rivai!\nLE RIVAL HEUREUX.\nIli\nCombat terrestre, ou naval ?\nMes co-rivaux se cavalent\nDe Paris jusqu' à Lavai..\nMentori rond, visage ovale,\nC'est bien moi l'Heureux Rivai!\nL'OBIET AIMÉ.\nC'est bien toi l'Heureux Rivai!\nM. VIEUXBOIS (à pari)\nC'est bien lui l'Heureux Rivai !\nL'OBJET AIMÉ.\nVous ètes mon lion superbe et génereux\nEt par-dessus le marché le Rivai Heureux."}, {"page_pdf": 30, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.30", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1641, "texte": "M. VIEUXBOIS (à pari).\nDésespoirs superflus!\nElle ne s'en va plus!\nTiens! Il ne tonne plus.\nMais comment? la foudre\nNTa pas mis en poudre\nCes rivalités\nEt ces privautés,\nCet homme fortuné qui s'attache a ses pas\nEt mème à ses appas?\nEt bien, c'est moi qui vais faire la foudre,\nTel Jupiter,\nEt pour ce faire\nEt le fair' taire,\nAvec ce fer,\nLe mème,\nEn découdre !\nCar je Taime.\n(Haut, au Rivai heureux :)\nMais s'il n'a point tonné, elle ne t'aime point!\nTu ne l'as point senti, dis-moi, le coup de foudre?\nLE RIVAL HEUREUX.\nPas besoin:\nAffaire d'habitude.\nNulle bergère,\nPlus ou moins bocagère,\nNe m'est étrangère.\nEt j'ai quelque aptitude\nA contempler la vie avec béatitude,\nSans tintouin.\nLa vie est bonn', l'amour est bon et je le garde\nM. VI EUXBOIS\nAlors, et naturellement, — en garde!\nL'OBJET AIMÈ (paisiblemeni)\nO mon Dieu,\nJe ne veux\nFormuler aucun voeu.\nS'ils se font du mal,\nMei ca m'est égal.\nMais celui qui sera vainqueur\nAura, bien entendu, mon coeur,\nCar il se proclamerà\nDe par la force de son bras\nMon lion généreux, mon lapin angora !\nLE RIVAL HEUREUX et M. VIEUXBOIS.\nCher Objet!\nL'OBJET AIMÉ\nEt comm' ca n'y aura rien d'changé:\nPassez l'Objet!\nLE RIVAL HEUREUX et M. VIEUXBOIS,\nPassez l'Objet!\nL'OBJET AIMÉ\nCelui qui s'ra vainqueur des deux,\nCe s'ra lui le Rivai heureux\n[Ils croisent leurs èpees. — Voix clu MAIRE, à la\nca?itonadef dentière le RIVAL HEUREUX).\nVOIX DU MAIRE\nMais quoi donc? Le procès,\nOn s' tracasse, Le succès,\nOn s' fracasse, Le décès,\nOn s' fricasse! Frais, tout frais,\nY a d* la casse? Et les frais\nCa sent bon Que je Trai\nLa pap'rasse, Par après !\n(Le RIVAL HEUREUX se retourne potir ècouter)."}, {"page_pdf": 31, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.31", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1658, "texte": "M. VIEUXBOIS.\nMa conscience en vain gémit et beugle,\nJe crois que je vais fair' quelque chose de veule,\nParc'que, hélas, la passion aveugle!\n{Il frappe leRIVAL HEUREUX — L'OBJET\nAIMÉ pousse un cri. — Entre MAIRE.)\nSCÈNE VI.\nLes mèmes (LE RIVAL HEUREUX est tombt sur le ventre).\nLe Maire.\nLE MAIRE (jovialemente — Suite de /'air).\nEnfin j'ai Pris sans vert,\nUn sujet! Découvert.\nPour le maire Or ca, ver -\nTout s'éclaire: - Balisons\nLa victime, A foison!\nCet homm'sain, Produisons\nA fait r crime Gomme il faut\nEt T larcin, La prison,\nPercé 1' sein L'échafaud....\nDe l'assassin, Mais gazons.\nPauvre hère Votre nom?\n(L'OBTET AIMÉ sanglote.)\nM. VIEUXBOIS.\nDouces larmes\nEperdues....\n( Cherchant par terre, sans avoir Vair de rieri.)\n[A pari) Mais mon arme\nEst perdile.,..\n(.Dèracinant un jeune arbre. )\nCeci, quoiqu' n'étant pas en fer\nFera l'affaire.\nAprès un crime monstrueux\nN'y a rien de mieux qu' d'en faire un s'cond.\nA coups de sauvageon rioueux,\nA coups de noueux sauvageon\nDans T vie' faisons ce s'cond plongeon.\n(Couchant le MAIRE d' un coup de bàton à còte du\nRIVAL HEUREUX.)\n(.Haut) Plat! dans l'oeil!\n.... Farce qu'hélas, la passion aveugle\nL' OBJET AIMÉ et M. VIEUXBOIS (enlacès.)\nC'est le bandeau d'amour qui nous aveugle ensemble.\nL'OBJET AIMÉ.\nIl me semble\nQue tu trembles ?\nM. VIEUXBOIS.\nL' froid des pòles\nOu d'ia Nouvell'-Zemble\nMe gèl' les épaules,\nMe coul' dans les membres,\nM' fait claquer les g'noux\nMeme à tes genoux.\nL'OBJET AIMÉ et M. VIEUXBOIS.\nMais qu il est doux\nDe trembler ensemble !\nM. VIEUXBOIS.\nCe s'rait bien 1' moment\nD'un déguisement\nA l'abri duquel,\nAvec l'aid' du ciel,\nJe ferais d' la vertu\nA bouch' que veux-tu !"}, {"page_pdf": 32, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.32", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1455, "texte": "L/OBJET AIMÉ (montrant le corps du MAIRE)\nMais ce bel habit\nAux boutons fourbis,\nVoilà l'alibi!\nVous serez plus chaud'ment,\nVous serez charmant\nSous ce déguisement,\nO mon bel amant!\n(M. VIEUXBOIS dèpouille le MAIRE et s habillé)\nVoix de LA FORCE ARMÉE [CI la cantonctde)\n... Des meilleur's intentions\nNous sommes animée ...\nM. VIEUXBOIS (làchci7it le MAIRE)\nSans ton habit dorè, dors.\nL;OBJET AIMÉ.\nSans ton habit dorè, dors.\nM. VIEUXBOIS, L'OBJET AIMÉ\nCet habit d'or\nEndort\nLes soupcons\nLes plus profonds.\nM. VIEUXBOIS\nO bel Objet que j'aime,\nNe sois plus alarmée :\nIl en impose mème,\nMeme à la Force armée.\n(Oftrant le bras à /'OBIET AIMÉ et marchant de Iona\nen large).\nCe bel habit,\nBon alibi,\nCet habit que porte Bibi !\nSCÈNE VII.\nLes mèmes, La Force armée [qui emboite le\npas à M. VIEUXBOIS) .\nLA FORCE ARMÉE.\nSuivons l'habit,\nL'habit du Maire, etc.\nCar la Force armée suit Thabit.\nM. V IEUXBOIS.\nCe bel habit,\nDròr d'alibi,\nCet habit que porte Bibi !\nLA FORCE ARMÉE.\nCar la Force armée suit l'habit !\nM. VIEUXBOIS et L'OBJET AIMÉ.\nSi l'alibi\nC'est d'ètre ailleurs,\nAu diabl' l'habit\nEt le tailleur\nQui le tailla, qui le cousit !\nGagnons les maquis, les taillis!\n(M. VIEUXBOIS gesticiile: LA FORCE ARMÉE fati, tou-\njours chantant, la maneeuvre).\nPar le flanc droit ; par le flanc gauche, pas accéléré, etc.\nM. VIEUXBOIS.\nCet habit c'est le pardessus\nDe Nessus!\nAffreux mystère I\nOue faire?\nL'OBJET AIMÉ.\nLe rendre à son légitime propriétaire."}, {"page_pdf": 33, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.33", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1413, "texte": "M. VIEUXBOIS.\nAnge !\nL'OBJET AI MI:.\nCes militaires\nVoudront bien faire cet échange.\n(.Montrant de loin l endroit oii gii le MAIRE).\nLà, par terre.\nLA FORCE ARMÉE\n(Portant trés respectueusement Vhabit, et s empres-\nsant autotir, non dti MAIRE, mais du RIVAL HEUREUX),\nAllons, sans tant cTembarras,\nLevons-lui d'abord les bras.\n( Tintement mètallique).\nHeureuse issue à ce sanglant combat !\nL'épée a passe sous son bras !\nI. FORT-ARMÉ II. FORT-ARME\nEncore ! Encore !\nM. VIEUXBOIS faisant Vindifferenti)\nComment, encore? C'est étranofe !\nO\n(Le RIYAL HEUREUX revient à lui pendant qu on\n£ h abili e, se relève d' un bond et s enfuit, suivi par la\nFORCE ARMÉE.)\nLA FORCE ARMÉE.\nIl parti II prend la fuite,\nIl emporte l'habit !\nSuivons l'habit!\nSCÈNE VIII.\nL'Objet aimé et M. Vieuxbois.\nL'OBJET AIMÉ.\nQuoi ! Le mort prend la fuite ?\nM. VIEUXBOIS.\nMon meilleur alibi :\nEnfant, le morts vont vite.\nIl sera loin, s'il court toujours.\nPlus de remords, mais des amours.\nJoie éphémère!\nDouleur amère !\nDiable ! Et le Maire ?\nM. VIEUXBOIS et L'OBIET AIMÉ.\nDieux ! Plus de Maire !\nDonc il est parti\nEn catimini,\nSans bruit,\nSans habit\nEn chemi-\n- Se, se, se,\nGomme si quelque part il eut soufflert le feu,\nLéger comme une perdrix\nAu creux d'un sillon,\nLéger comme un oisillon\nTout petit, petit, petit, petit,\nEt nous fuyons\nDans ce taillis,\nPlein d' gazouillis\nDes oisillons.\nM. VIEUXBOIS.\nDu gazillon\nDe l'oisouillis."}, {"page_pdf": 34, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.34", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1444, "texte": "Dans ce taillis,\nO ma chère àme.\nEh oui, madame !\nSous le nom provisoire de Tircis,\nje chasserai de vous tous le soucis,\nOui, j'éloignerai de vos charmes\nLes larmes.\nL'OBJET AIMÉ.\nSous le nom provisoire de Tircis\nTu chasseras de moi tous les soucis?\nIl éloignera de mes charmes\nLes larmes?\nM. VLEUXBOIS.\nOue la verdure\nDe ce bocage\nOù pour vous ) endure\nMa dure\nSoufìfrance,\nMe soit un gage\nD'espérance.\nOh ! permettez-moi Fespérance,\nLa main dans votre main, à vos còtés assis,\nChloris — ò laissez-moi vous appeler Chloris! —\nLa main dans votre main, à vos còtés assis,\nAssis à l'ombre champètre\nD'un hètre,\nToujours sous le nom provisoire de Tircis,\nProvisoire et moins doux\nQue le doux nom d'époux!\nL'OBJET AIMÉ, M. VIEUXBOIS (qui s'empare de la\nhoulette suspendue au he tre).\nViens, houlette, viens !\nVenez, moutons et chiens,\nVenez, venez,\nEnrubannés,\nVenez tous,\nAgneaux et toutous,\nViens, houlette, viens !\nM. VIEUXBOIS.\nOh! permettez-moi l'espérance, e te.\nL'OBIET AIMÉ.\nOui, je te permets l'espérance, etc.\nM. V IEUXBOIS.\nMon bonheur n'est plus éphémère:\nUnissons-nous par devant Monsieur Y Maire.\nL'OBJET AIMÉ.\nD'abord, cherchons le Maire.\nM. V IEUXBOIS.\nDevant nous le voici, mais Yair peu dispose\nA causer.\nSCÈNE IX.\nLe Maire.\n{Il entre affolè et en chemise. — M. VIEUXBOIS et\n/ OBJET AIMÉ Senfuient).\nLE MAIRE.\nO maire ! ò maire !\nDéplorable maire!\nDouleur amère !\nQue dira ma mère,\nDu ciel 011 elle est?\nHélas ! que diront"}, {"page_pdf": 35, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.35", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1862, "texte": "D' la terre où ils sont,\nLaboureurs, vign'rons,\nQue diront mes très\nChers administrés?\nOui ! j'ai dépouillé le vieil homme et son prestige !\nComment paraìtre, fut-ce au clair de lune,\nDans ma commune?\nA moi l'oubli! et la folie! et le vertige!\nAvec bassess', mais energie,\nVautrons-nous d'abord dans Torgie.\n(// pre?id la gourde suspendue au hètre et il boit).\nPuis, pour commencer, une action vile et làche :\nPropageons l'incendie aux quatr' coins du village !\n(// allume quatre flainbeaux aitx quatre coins de\nla scène).\nJe n'espèr' plus de pardon,\nJe brandis torche et brandon,\nLe feu gagne de proche en proche.\nSonnez, tocsin, tocsinez, cloche...\nJe crois bien que je suis rond.\nMoi, je suis un typ...ran dans le genr' de Néron.\nJ'ai contrition sans égale\nDe cette action illegale,\nMais j' suis... quelqu'un dans d'Héliogabale\nEt c'est pourquoi je me donne un grand bai\nDans la sali' de l'Hòtel-de-Ville.\nC'est ici la salle\nDe l'Hotel-de-Ville\nDu village.\nEncore une action vile\nEt làche...\nMais je suis large.\nEt ce seront,\nHélas! ce seront;\nCe seront mes très\nChers administrés\nQui paieront,\nHélas ! qui paieront\nLes frais,\nParce que le maire a bu frais!\nToute la lyrel\n(// la duro che).\nCouronné d' fleurs\nJe jou' d' la lyre,\nMalgré les pleurs\nEt les délires,\nLes dents qui grincent,\nLa lyr' j' la pince.\nAh! et puis mince!\n(Dansant:)\nHélas! hélas! qu'aije fait, moi, Maire?\nDouleur ! douleur! ò douleur amère!\nDieux tout-puissants ! que dira ma mère?\nDira p't-ètre tout bonn'ment: la vie est éphémère.\n(// sauté frènitiquemtnì).\nHourra, hourra, je me donne un bai,\nHourra, hourra, sans procès-verbal,\nHourra, hourra, dans' de cannibale!\nHourra! Je suis quelqu'un dans 1' genr' d'Héliogabale !\nVoix de la FORCE ARMÉE (à la cantonade).\nPortons Thabit,\nL'habit du maire\nLa Force armée rapport' Thabit,\nCorps du délit,\nA son légitime propriétaire...."}, {"page_pdf": 36, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.36", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 950, "texte": "SCÈNE Χ.\nLa Force armée, le Maire, puis M. Vieuxbois\net rObjet aimé.\nLE MAIRE (subitement calme).\nOù suis-je?\n{Lei FORCE ARMÉE le rhabille et lui ceint san ècharpe).\nEh ! mais, clans mon habit, au sein de mon prestige,\nJ'ai repris ma raison ;\nOr donc, verbalisons.\nM. VIEUXBOIS et L'OBJET AIMÉ [s approchant timi-\ndementi)\nS'il vous plait, Monsieur 1' Maire,\nDe fair' moins éphémère\nUn' petit' liaison...\nLE MAIRE.\nCa ne tombe pas mal,\n£a tombe mème à point,\n/\nL8 OCTOBRE 1903.\nCar la fète est carillonnée,\nLe bai est mème termine.\nVoici les torches d'Hyménée.\n(à la FORCE ARMEÉ.)\nVous deux soyez témoins.\nNon, ca ne tomb' pas mal:\nUn contrat, c'est déjà presqu'un procès-verbal.\n( Cerimonie niuette)\nM. VIEUXBOIS et L'OBJET AIMÉ.\n(Doublé cri suraigu.)\nOui !\nNous voici donc unis\nDu lien conjugal,\nNon plus sous le nom provisoire, cette fois,\nDe Tircis\nEt de Chloris,\nMais sous r nom de Monsieur et Madame Vieuxbois !\n9\nRIDEAU.\n\nAlfred Jarry."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c015", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c015", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "35", "page_fin": "36", "image_debut": 37, "image_fin": 38, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.14", "titre_corps": "LE TRÉSOR", "titre_sommaire": "LE TRÉSOR", "signature_source": "Hélène Picard", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.37", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2325, "texte": "LE TRÉSOR\n\nQuand on est ainsi riche, on ne va pas chez vous,\nOn garde sa richesse.\nFoule, vous n'aurez pas mon rève, ma tristesse,\nCes illustres bijoux.\nJe n'irai pas montrer à votre laide engeance\nLe trésor le plus beau,\nCe diamant sans prix que mit à son anneau\nMa célèbre Régence!\nVous ne toucherez pas de votre doigt amer,\nFoule vile et foraine,\nCes rubis de l'infant, ces saphirs de la reine,\nCes perles de la mer !\nAh! ma fierté, toujours, se fait plus grandiose.\nElle est, sous mon talon,\nComme un tapis royal blasonné d'un aiglon\nEt d'une rouge rose.\nMa fierté la voici: — Je n'en veux pas cacher\nLa fleur impériale. —\nElle est comme la nuit heureuse et nuptiale\nD'un prince sans péché.\nQu'importe si je vois qu'elle vous exaspère.\nEh! quoi! plutót: tant mieux!\nO foule, j'ai du góut, car j'ai le coeur joyeux,\nA nourrir la colère !\nVoici donc ma fierté. Foule elle est bien à toi,\nOui, je te la consacre....\nMais non pas mon trésor : Ces topazes du sacre,\nCes opales du roi....\nCes lapis-lazuli.... Ce bel or qui fleuronne\nEst à moi.... Pas à vous!...\nVous ne toucherez pas les illustres bijoux,\nLa régnante couronne!\nVous ne toucherez pas l'écrin d'où se répand\nToute l'orfèvrerie.\nAh ! pourriez-vous, d'ailleurs, supporter la furie\nDe cent yeux de serpent?\nAh! sauriez-vous fixer les pierres magnétiques:\nLe songes, le chagrin,...\nVous parer de l'amour, de l'orgueil souverain,\nCes pierres sabbatiques?\nNon!.., Vous auriez des yeux remplis de crainte, hélas,\nOu, pire, de bètise....\nAllez, foule, allez donc.... car votre convoitise\nSe satisfai! du Strass.\nVous n'approcherez pas la blancheur et le baume\nDe mes doigts suzerains,\nLes hautes fleurs de lis de mes nobles florins,\nLe collier du royaume ...\nVous ne toucherez pas mes amours, mes douleurs,\n— Reculez-vous, ó foule! —\nCes pierres dont le feu plus qu'un firmament coule....\nAh! respectez mes pleurs!\nAllez.,.. Vous n'avez pas la force qui mérite..,.\nOn meurt devant les dieux\nOuand on ne devient pas, soudain, aussi grand qu'eux....\nAllez, foule petite. ..\nAllez.,.. et n'emportez que mon brulant courroux,\nCe lambeau magnifique,\nCette pourpre arrachée à mon divin portique,\nOue je jette sur vous.\nEt ne vous plaignez pas!... Vous me rendìtes telle\nPar vos gouts révoltants,\nVous qui n'ouvrez jamais la porte à cent battants\nDe la joie éternelle."}, {"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.38", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 598, "texte": "O toi dont je connais la degradante loi\nEt la figure gaie,\nSiècle de faux miroirs et de fausse monnaie,\nNe rentre pas chez moi!...\nDans le ruissellement des émeraudes neuves,\nDes turquoises d'azur,\nJe plongerai mon coeur incorruptible et pur\nComme dans de grands fleuves.\nJe resterai chez moi dans les heureux ennuis\nD'ètre une belle avare\nQui voit dans ses joyaux l'éclat multiple et rare\nDes Mille et une Nuits!...\nAdieu, foule!... Et jamais si je te fais la gràce\nDe quelque riche lot\nDe pierres rayonnant, — ah! baisse-toi !... Ramasse!.. —\nC'est que j'en aurai tropi...\n\nHélène Picard."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c016", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c016", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "36", "page_fin": "36", "image_debut": 38, "image_fin": 38, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.15", "titre_corps": "COUCHANT", "titre_sommaire": "COUCHANT", "signature_source": "Jean Dorsal", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.38", "debut_caractere": 600, "fin_caractere_exclue": 1566, "texte": "COUCHANT\nJean Dorsal.\nA M. MILOS MARTF.N.\nDans les jardins bleuis qu'enveloppe le Soir\nLe Couchant fait vibrer un adieu d'étincelles\nEt glisse ses Rayons au front des Buissons noirs\nAinsi que des archets sur des violoncelles.\nUne grave musique émane ses Douleurs,\n— On ne sait qui la chante aux Saintes vespérales —\nElle est faite des tons et du Parfum des Fleurs\nEt s'empreint de TEncens qui réve aux Cathédrales.\nEst-ce un aveu sorti du Chceur des Séraphins\nOue berca tout le jour la tige des corolles?...\nIl semble que Tessor de ses accents divins\nFait trembler les Rameaux de subtiles Paroles....\nAvec radieu du Ciel coule un apaisement\nQui fige les Buissons et fait les Fleurs muettes,\nEt le silence vient mélancoliquement,\nDans un brouillard fumé par mille cassolettes.\nTout s'endort. Au Fronton du couchant écarlate\nLa Forèt de la Nuit tisse à nouveau ses toiles,\nLa Lune, fruit trop mur, splendidement éclate\nEt répand ses pépins d'Etoiles.\n( Émile Bernard)."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c017", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c017", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "37", "page_fin": "38", "image_debut": 39, "image_fin": 40, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.16", "titre_corps": "EL VAQUERO DEL CORTIJO", "titre_sommaire": "EL VAQUERO DEL CORTIJO", "signature_source": "Santiago Argüello", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 39, "page_imprimee": "37", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.39", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2216, "texte": "EL VAQUERO DEL CORTIJO\n\nI.\nE1 vaquero del cortijo\nse despereza en su lecho,\ny con sopor medio entorna\nles pàrpados somnolentos.\nA las estrellas preguntan\nsus ojos qué hora es ; y luego\nsabe ya qué hora es de fijo;\nporque son para el vaquero\nun alfabeto de piata\nlas estrellitas del cielo.\nCordel arrollado al brazo;\nla blusa, abierta en el pecho;\nla cuba de palo, al hombre;\ny el ojo rumiando sueno.\n&\nUbres rojas, ubres rojas\npasa estrujando el vaquero,\nalla, en el corrai sentado,\nla cuba de palo al suelo,\narremangada la blusa,\nllenos de espuma 3os dedos.\nI, mientras en la honda cuba,\nbajo el matinal silencio,\nintermi tentes dialogan\nlos chorros de leche hirviendo,\ny la ubre congestionada\nle brota espuma en los dedos,\npiensa en la choza vecina,\ny en quien la habita, el vaquero.\nI una vision surge: lirios\nsobre los lirios de un cuello,\nsobre el rosai de unes labios,\nsobrel igneo terciopelo\nde unas pupilas, y sobre\nla onda oscura de un cabello.\nI el canto del gallo finge\nlas campanillas del tempio;\nel olor de la albahaca\nparece un olor de incienso;\ny la espuma de la leche,\nla espuma nupcial de un velo.\nII.\nEl vaquero se fué.\nE1 vaquero salié.\nEl vaquero no està en el cortijo.,..\nSe marché el vaquero con el ansia de una desesperación\n— Adiòs, Pedro, dicen. — Adiòs, nina, dice,\nsin saber qué dice cuando dice adiòs.\nSe desgrana eu su pecho un rosario\nque en tropel de golpes, reza el corazón.\nEngarzadas en el hilo de la angustia,\ncada cuenta es un dolor.\n&\nCuando estaba viendo cómo\nse ponia lento el sol,\nle dijeron al vaquero :\n— Ven, vaquero, ya murió ! —\nI el vaquero se fué.\nI el vaquero salió.\nEl vaquero fué en busca del otro cortijo,\ncon el ansia de una desesperación.\nBoca esbozando alaridos;\nojos abiertos de horror;\ndesabrochada la blusa,\ny sin sombrero y sin voz,\ncorno una bestia salvaje,\nen el materral se hundio !\nIII.\nI era verdad. Ya estaba\nla zagala tendida.\nComo una gran congoja hecha silencio,\nla tarde la envolvia.\nCayó el vaquero\njunto à la nina.\n— Tu me la diste,\nVirgon Maria ! —\n&\nI la noche bajó; y el vaquero\nsiempre de rodillas.\nI, corno una burbuja, la plegaria\nde sus labies extàticos salia.\nLos invisibles miedos de la noche\ncuajan silencio en torno de la nina."}, {"page_pdf": 40, "page_imprimee": "38", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.40", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1536, "texte": "I el vaquero la besa;\ny el vaquero la mira ;\ny la quiere sorber con la mirada,\npara guardarla eterna en la pupila !\nEn sollozos diluyense los besos,\nbajo el silencio de la noche fria...\nI, rasgando la veste del silencio,\nva el mosquito tenaz que un son afila ;\nchasca la oreja del mastm; humea\nel mechón de la vela, que crepita;\nel silente suspiro de una ràfaga\nentra y torna à salir... I alla, en la Iria\nsombra, se oyen los gallos que aletean\ncon anhelos de lumbre matutina,\nsacudiendo tiniebìa con sus alas\nen el vasto corrai de la alqueria.\nIV.\n— Suelta esa rosa marchi ta !\nLa vida te habla, vaquero!\nYa la fior recién nacida\nperfume engarza en el vieuto !\nArrolla el cordel al brazo,\ny empuna el ordenadeio ;\nporque ya la vaca muje,\nla leche se està saliendo,\n(LEON, NICARAGUA - 1908.)\ny asoma en la empalizada\nla cria el hocico hambriento ! —\nTal dice el canto del gallo,\ny tal le dice al vaquero\nel alfabeto de piata\nde las estrellas del cielo.\nI el vaquero se va. Queda sola\nla rosa marchita que yace en el suelo!...\nEl hambre lo llama.\nSu padre està viejo !\nj Oué dichosos los vivos que pueden\nestar con sus muertos!...\n&\nUbres rojas, ubres rojas\npasa estrujando el vaquero\nallà, en el corrai sentado,\nla cuba de palo al suelo,\narremangada la blusa,\nllenos de espuma los dedos.\nI, mientras en la honda cuba,\nbajo el matinal silencio,\nintermitentes dialogan\nlos chorros de leche hirviendo,\ny la ubre congestionada\nle brota espuma en los dedos,\nvan las làgrimas rasgando\nla espuma nupcial del velo...\n\nSantiago Argüello."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c018", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c018", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "38", "page_fin": "38", "image_debut": 40, "image_fin": 40, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.17", "titre_corps": "TON VERGER", "titre_sommaire": "TON VERGER", "signature_source": "Armory", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 40, "page_imprimee": "38", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.40", "debut_caractere": 1538, "fin_caractere_exclue": 2527, "texte": "TON VERGER\nArmory.\nTu m'as conduit vers ton verger,\nLe voir,\nAbritant de ton coeur, mon pauvre coeur lasse.\nVers ton verger...\nEt vers l'espoir...\nEt c'est un soir tout lilacé.\nPetit jardin que ton verger !\nJ'y sens l'aubifoin, la pervenche,\nIl y a du linge à sécher...\nDes draps posés en ailes blanches.\nC'est comme un voi de goélands\nSur place.\nD'autres corps ondulent troublants;\nChair lasse\nQue vient gonfler en mystère\nLa brise s'élevant du sol crépusculaire.\nOdeur de terre !\nl'airne la majesté de tous ces draps,\nDe tous ces bras,\nSur le ciel doux... quand ils demeurent,\nParmi les teintes qui se meurent,\nDe vivantes et flottantes blancheurs.\nIls ont une àme, et se le disent\nA l'heure grise,\nA l'heure tendre des bonheurs.\nFantómes un peu mièvres,\nPour nos contes de fées, nos rèves,\nIls dansent à la corde, en long,\nFraternels et discrets,\nSi laiteusement frais !\nMais je vibre avec eux, ce soir, dans ton verger,\nCar cela fleure bon\nL'automne, la paresse, et la douceur d'aimer."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c019", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c019", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "39", "page_fin": "39", "image_debut": 41, "image_fin": 41, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.18", "titre_corps": "EN AUTO", "titre_sommaire": "EN AUTO", "signature_source": "Marie Dauguet", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 41, "page_imprimee": "39", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.41", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1738, "texte": "EN AUTO\nMarie Dauguet.\nVieux villages nai'fs et doux\nDe la couleur des troupeaux roux\nDormez :\nAu gazouillis de vos tilleuls,\nAu chant dorlotant des ai'eules,\nDormez.\nNous avons glissé sans tapage\nJusqu'à la piace aux noirs ombrages,\nOa git\nLe puits cotoyant l'abreuvoir,\nQue Thaleine errante du soir\nRougit.\nE1 nous Texilons cette bète,\nQui nous cause une si parfaite\nHorreur,\nSous cet auvent, sure retraite\nOu déjà, docile, s'arrète\nSon coeur.\nCessez de vous en effrayer,\nO bons vieux villages, voyez\nPlutòt,\nGomme elle fait paisible mine\nAux braves gens qui l'examinent,\nL'auto.\nVous ètes, vous, le Bon-Vieux-Ternps,\nDe nous tous tellement distant\nQu'on s'y\nPlaìt comme dans un conte bleu\nFarmi le Messager boiteux\nChoisi.\nVous ètes les croyances calmes\nAvec vos croix ornées de palmes\nEt vos\nEglises où Jésus descend\nSous les voutes aux fléchissants\nClaveaux.\nVous étes l'heure dont s'égoutte\nLe cours, comme au bord de la route\nCette eau\nDe puits distillant son parfum,\nEn ce lierre qui le vèt d'un\nManteau.\nA l'ombre des pignons velus,\nC'est ce Bon-vieux-Temps révolu\nQui dort:\nMais nous, du siécle s;éveillant,\nNous sommes, au soleil riant,\nL'essor.\nPourtant, nous l'aimons, votre songe\nNous, les pourchasseurs de mensonge\nNouveaux,\nNous, les dévorateurs d'espace\nEt du veut fon que rien ne lasse\nRivaux.\nNous comprenons la bucolique\nPaix de vos prés bleus de colchiques,\nAutour\nDes étables aux murs d'argile,\nDes maisons sous leur immobile\nToit lourd,\nEt notre àme, fugace cendre\nEt que la mort saura répandre\nAu vent,\nL'admire, votre cimetière\nA Pèternité tout entière\nRèvant.\nBonsoir, ò vieux villages doux,\nDe la couleur des troupeaux roux,\nDormez....\nNous reprenous nos envolées\nVers les étoiles dévoilees....\nDormez !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c020", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c020", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "40", "page_fin": "43", "image_debut": 42, "image_fin": 45, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.19", "titre_corps": "L'Elegia della Fiamma e del Gelo", "titre_sommaire": "L'Elegia della Fiamma e del Gelo", "signature_source": "Sfinge", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.42", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5308, "texte": "L'Elegia della Fiamma e del Gelo\n\nL'ultima nota della sonata in mi bemolle di Riccardo Strauss\nsi spense nell'aria tiepida della bianca sala senza ascoltatori, così\ncome l'estremo segno di colore si dilegua a vespro sull'orizzonte :\ne un singhiozzo ribelle allo sforzo per trattenerlo uscì dal petto\ndella violinista. La quale buttò il suo \"Stradivario,, e l'arco sul\ngran divano basso, e vi si lasciò cadere accanto, ansante. Era\ntragica, così, la donna pallida dalle fattezze irregolari, sottile e\nserpentina, nel vestito aderente e liscio di velluto rosso che ne\ndisegnava il vivo lineamenti somigliante a un virgulto avvolto\nda una fiamma. Il suo petto senza curve pulsava forte sotto un\ngioiello regale che non vinceva in bagliore la luce delle sue pu-\npille. Le mani vibranti, come ancora piene di armonie tur-\nbatoci, si contraevano in gesti spasmodici lungo le pieghe cor-\nrusche della sua gonna\nLa donna che sedeva davanti al cembalo, vestita di bianco,\ncol puro profilo ermetico coronato di trecce bionde, la magnifica\nubertosità candida mal celata da morbide trine, si volse lenta-\nmente e si protese un poco verso colei che gemeva. Le braccia\nstatuarie le uscivano da brevi maniche lievi, e le mani esperte\nche avevano prima suscitati dalla tastiera scrosci di note somi-\nglianti a visioni di arcobaleni, le riposavano in grembo come gigli\nvellutati e immobili.\n— « Amica, voi soffrite ! Ho sentito la vostra anima fremere,\ncontorcersi in uno spasimo terribile, mentre suonavate, poco fa....\nDitemi la vostra pena. Vi sentirete sollevata. Le cose non dette\npesano sul nostro cuore e lo opprimono. » —\nNella limpida voce soprana della donna bionda era l'accento\ncorale della sincerità: negli occhi soavi, color di ametista, era\nuna luce sicura di fraterna indulgenza: così che l'altra, asciugan-\ndosi alcune lagrime che le bagnavano le guancie, parlò :\n— « Io non so, o signora, se potrete intendermi e compa-\ntirmi, voi che siete così alta e così pura! Ma la vostra intelli-\ngenza è grande, siete artista anche voi, e chi tutto comprende tutto\nperdona. Cercate dunque di uscire un momento da voi stessa, dalla\nvostra atmosfera di serenità forte e superba; scendete dalla bianca\ntorre della vostra virtù che tutto il mondo onora, e affacciatevi verso\nl'abisso delle umane passioni. Sono cosi grandi la simpatia e la\nfiducia che m'inspirate, sento così sicura la vostra benevolenza\nper me.... che sono per rivelare la mia torbida vita a voi.... che\nsiete limpida come un cielo! La gente mi crede felice e m'invidia\nperchè non sa.... Io ho la gloria: sì; il mio nome vola per tutto\nè mondo, oramai. Il mio ingegno, benché di second'ordine, poiché\nil solo l'interprete di quello altrui, ha però facoltà divine: è ne-\ncessario al genio. Io arrivo fino alle altezze vertiginose delle\nproduzioni superiori dell'arte, me ne impossesso e le diffondo\nsulle folle, e vedo queste pendere dal breve giro del mio arco,\nturbate, commosse, deliranti, protendersi verso me, che loro ri-\nvelo 1' infinito,... nel clamore dell' applauso in cui si esprime la\nforza della mia vittoria e della loro dedizione Io sento allora\nmie le moltitudini e le traggo, dome, col mio arco, fin dove a\nme piaccia di innalzarle. Questa dovrebbe essere per me una\ngioia grande, ne convengo. Ma ciò non è. » —\nSi riposò un poco, poi si trasse col corpo sulla sponda del\ndivano, si protese verso 1' ascoltante, e gettò ancora verso lei\nl'onda calda delle sue parole:\n•— «Io ho molto oro: quanto ne voglio! Questo (e accennò\nal piccolo strumento silenzioso e bruno che le stava coricato al\nfianco) mi ha data la ricchezza. Io possiedo una casa, a Roma,\nche fu d'un principe : ho una villa sulla Riviera - sepolta tra\nle rose : un'altra ne ho, una deliziosa capanna, sopra un' Alpe,\nvicina al cielo. Posso contornarmi del lusso più intelligente e più\nraffinato. Posso accogliere nelle mie case compagni d'Arte, gen-\ntiluomini, \" snobs,, di tutti i paesi e dei due sessi. Sono di moda.\nE finché la mia mano non tremi e la mia fortuna non tramonti,\nio regnerò, nella vita, da una vetta che mi sono conquistata e che\nè mia. L'umile figlia del popolo ha foggiato con le sue stesse\nmani il suo destino. Questa dovrebbe essere per me una gioia\ngrande, ne convengo. Ma ciò non è. » —\nElla aveva i gomiti appuntati sui ginocchi, la faccia tra le\npalme. Gli occhi oscuri parevano immensi e lanciavano fasci di\nuna luce così intensa che pareva quasi mandare calore.\n— « Io amo, amica, io amo.... io sono solamente, unicamente\nuna creatura d'amore.... » —\nDisse queste parole a voce bassa, con note così profonde,\ncosì intime, quasi che 1' essenza invisibile dell' esser suo avesse\nparlato. Negli occhi limpidi, del colore dell'ametista, passò un'om-\nbra. E la donna bionda disse con poca voce :\n— « Ebbene? » —\n— « Ebbene, l'amore .non è gioia ma è dolore, per chi ama\nveramente, appassionatamente come amo io! Avrete certo udito\nparlare, Signora, della mia libera vita, del mio mutare di amanti,\ndei miei capricci, della mia sensualità insaziabile che è dive-\nnuta leggenda. » —\nGli occhi di ametista si chinarono un momento come per\nevitare di rispondere agli occhi bruni che interrogavano. Colei che\nparlava continuò:\n— « Voi siete buona, Signora, non volete farmi pena con\nla vostra risposta. Ma non mi offende nè mi addolora l'opinione"}, {"page_pdf": 43, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.43", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6595, "texte": "altrui.... specialmente quando essa sia falsa. La gente non co-\nnosce di me altro che il mio ingegno. Mi conoscono veramente\nsolo essi..., coloro che mi fanno soffrire. Io sono una dolorosa sen-\ntimentale, un'appassionata, una innamorata ardente e inesauribile,\nche ama in sincerità di fede, che dà all'amore tutta sè stessa. Io\ndò tutta me stessa, sì, ma voglio il contraccambio: e non l'ottengo;\ne m'inganno, e soffro, e voglio amare ancora, e cerco, e cerco, in\nuna terribile vicenda di breve gioia e di lungo patire che brucia\ne consuma l'anima mia.... Potete intendermi? La vita per me non\nlia che una sola espressione: amare ed essere amata. Tutto il re-\nsto è nulla. Se io avessi trovato sul mio cammino (dato che esista\nsulla terra) l'uomo capace di amare come io voglio essere amata,\nnon avrei appartenuto che a lui solo, per tutta la vita, fedele e\nfelice. Ma quest'uomo io no l'ho incontrato mai. » —\nSi passò le mani sulla fronte, sgombrandola dalle ciocche\nche vi si addensavano come grappoli di more mature.\n— « Ah se voi sapeste l'affanno della ricerca vana, l'eterno\nsuccedersi dei disinganni, l'assillo continuo della volontà di vin-\ncere il destino, e questa terribile, incessante, struggente necessità\nd'amore! L'amore, sì, è tutta l'esistenza per me come per tutte\nle donne che mi somigliano e che sono la maggioranza. L'uomo\nha tante cose da fare e da amare: è diverso, e la sensazione\nquasi sempre gli basta. Noi, qualunque sia il valore della nostra\npersonalità, nulla abbiamo nè avremo mai che c' importi al pari\ndell'amore. I figli, sì, forse.... Ma io non ne ho, e credo non mi\navrebbero bastato. Io amo l'amore.... lo adoro.... e morrò uccisa\nda questo. » —\n— « Eppure, io udii raccontare di voi vittorie meravigliose\nsugli uomini. Erano dunque ancora menzogne?» — disse la\ndonna bianca con la sua voce piana.\n— « No, verità - rispose la maestra dell'arco, alzandosi, ner-\nvosa. e andando ad addossarsi con le reni snelle e vigorose ad\nun alto mobile. - Tutti gli uomini che incontrai mi assediarono\ndei loro omaggi, mi dissero di amarmi; alcuni mi amarono ve-\nramente per un poco, mi diedero quello che potevano, quello che\navevano d'anima.... che per me era sempre troppo poco! A me la\nsensazione non basta: cerco di più. Ho un corpo che partecipa\ndella gioia della mia anima, sì, perchè lo negherei ? Sono una\ncreatura completa. Ma la voluttà non è l'amore.... oh no! Ma\nallora io sarei dunque 1' uguale della mia ardente levriera russa,\nMia, terribile allevatrice di maschi..,, sarei l'uguale della mia ca-\nvalla baia Sua> che impazza quando sente l'odore di uno stallone....\nE sono ben diversa da quelle, ahimè, perchè esse conoscono solo\nla gioia ed io conosco il dolore » —\nFece alcuni passi su e giù per l'ampia stanza chiara data\nal culto della musica, vigilata da una marmorea Euterpe, divina\nopera greca; poi ritornò presso il pianoforte, dove Y amica sua\nsedeva, sempre allo stesso posto, dopo avere commentato con\nqualche lento accordo il parlare concitato di lei. La dama chiese:\n— « È possibile che mai, mai, in tanti esperimenti, abbiate\ntrovato l'uomo di sentimento atto ad amare veramente d'amore?\nE strano, è strano.... » —\n— « No, non è strano. E fatale. Oliando l'uomo ha trionfato\ndella nostra anima e del nostro corpo, quando si sente sicuro\ndella nostra fedeltà, quando ci sente sua preda e sua vittima,....\nallora, fatalmente - pur volendoci bene qualche volta, come un\namico come un fratello, egli cessa dall'essere per noi un amante. Se\nil suo animo è nobile o pietoso, egli può giungere a simulare l'amo-\nre, a tentare di nasconderci il suo mutamento... ma noi che amiamo,\nleggiamo chiaramente nei suoi occhi la verità. Ma gli esperimenti,\ne i disinganni e le verità crudeli non guariscono un temperamento\namoroso come il mio. Si ama, si soffre, si piange, si maledice:\npoi si cerca, si spera, ci si illude ancora... Ah l'alba, la dolce, la\ndivina alba dell'amore! Del primo amore di vergine quindicenne\ncome dell'ultimo amore di donna stanca e sfinita.... cagione di\nperfetta gioia più del bacio, più dell'amplesso! Quando si è\ncome me, non ci sono amori: c'è l'amore. Sempre lo stesso; una\ncosa grande, possente unica.... sacra, che non sarà mai abbastanza\nesaltata, glorificata nè disperatamente paventata! » —\nSi rizzò, fece con le mani un gesto largo, istintivamente\njeratico, quasi sacerdotessa che facesse la misteriosa offerta di un\nrito.... Poi disse ancora:\n— « Vedete ? quando io sono davanti alle moltitudini e le\nconquisto e sento di dominarle, di trarmele dietro, come Orfeo\nmio padre muoveva le fiere, credete voi forse ch'io esulti di or-\ngoglio soddisfatto, di sete di gloria appagata? Oh no. Io godo\nallora perchè suono per un uomo solo, per colui che amo.... o per\ncolui che amerò. Godo perche sento d'essere in quell'ora più cara\na lui o perchè spero di trovare, per virtù del mio canto, in quella\nfolla ignota, l'uomo che cerco, che mi amerà finalmente come io\ndesidero di essere amata ! Io ho una dolorosa, nostalgica anima\nromantica: e pur vivendo una vita piena, febbrile, ricca di tutte\nle sensazioni che il volgo chiama la gioia, muoio per la insoddi-\nsfatta sete dei sogni che non si possono avverare mai ! » —\nTacque un momento. Le corse pel corpo un brivido visibile,\nsi torse le dita sottili in un gesto d'inesprimibile pena: poi continuò:\n— « Ah pensate, voi donna di purità serena e forte, la mia\npena senza nome.... ora che le probabilità che la mia ricerca af-\nfannosa cessi d'esser vana, diminuiscono di giorno in giorno. Ho\npiù di trent'anni, ho qui (si toccò le tempie) dei fili d'argento;\nla mia pelle dai riflessi d'oro, aderente prima ai muscoli come\nla scorza ad un ramo giovane, comincia ad incresparsi, ahimè, come\nla superfice di un'acqua mossa da lieve brezza.... E tutta la mia\nanima sognante e tutto il mio corpo ardente e tutto il raggiare\ndella mia gloria non basteranno p ù, in breve, a farmi amare da\nun amante: perchè l'uomo è fatalmente attratto verso la giovi-\nnezza e la mia giornata oramai volge alla sua sera.... Dovrò\ndunque morire di una terribile morte di languore, non di vio-\nlenza come era il mio sogno!\n« Non come fiamma che per forza è spenta\nMa che per se medesma si consuma ! »\nUn singhiozzo senza lagrime le uscì dal petto.\n— « Dite, dite, conoscete voi, dolce amica, una pena più\ngrande della mia?» — t»,.\nLa donna che aveva fino allora taciuto, o interrotto 1' altra\ncon brevi parole, sollevò finalmente il bellissimo volto che aveva\nl'epidermide fine e giovine di una rosa maggese. Il suo corpo\nstatuario parve animarsi sotto le onde lievi del prezioso merletto"}, {"page_pdf": 44, "page_imprimee": "42", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.44", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6626, "texte": "che lo avvolgeva: le mani armoniose ebbero una contrazione che\nne scompose fuggevolmente la linea perfetta. La voce limpida\ndisse:\n— « Sì, io conosco una pena più grande della vostra » —\n— « Quale? » — chiese la violinista accostandosi d' un balzo,\ninginocchiandosele ai piedi, appoggiandole le mani sul grembo,\nin affettuoso atto di omaggio, di fede e di interrogazione insieme.\n—■ 4 La mia pena... quella di non amare » — disse la bella\nbocca sinuosa e dolce. — « Beata voi, amica, che amate e pian-\ngete, perchè nella vostra stessa pena è la vita! Ma guai a chi ha la\ncoscienza di attraversare il mondo come una estranea, senza avere\nmai vissuto, senza avere mai unito il proprio palpito al gran pal-\npito di tutte le creature ! » —\nGli occhi di ametista si erano oscurati tra le lunghe frange\ndelle ciglia e le fresche labbra avevano impallidito.\n— «Che volete voi dire? Non v'intendo?» — disse la calda\nvoce un po' roca della violinista.\n— « Intendermi? Lo potrete voi? Tentate. Io ignoro l'amore.\nNon per virtù, oh no, non illudetevi, come sono illusi sul mio\nconto gli altri. Io non so amare, non posso amare, non riesco\nad amare per quanti sforzi io mi abbia fatto per destare la mia\nduplice freddezza, JCL di gelo il mio corpo, di gelo è l'anima mia.\nIrrimediabilmente. E poiché ho la coscienza che il bene che io\nignoro è enorme - e poiché nessuna considerazione mi impedi-\nrebbe di gioire se fossi atta ai piaceri del sentimento amoroso e del\nsenso: e perchè vado accorgendomi che nessun dono - fra i\nmolti che sortii da natura, vale quello che non ho...., io provo\ne patisco, voi lo intenderete, la più struggente, la più torturante\nnostalgia. » —\nLa placida bellezza della sua fronte non si era alterata, men-\ntr'ella parlava, ma era nella sua voce limpida tale accento di ac-\ncorata verità, che la genuflessa la guardava con volto dipinto\ndella più profonda meraviglia. La donna vaghissima continuò :\n— « Poco fa, quando voi mi andavate enumerando le vostre\npene d'amore, sapete voi qual'era il mio sentimento ? Io v' invi-\ndiavo brutalmente. Conoscere, conoscere il gran mistero: cono-\nscerlo, possederlo una sola volta e poi morire ! Darei per\nquesto tutta quanta la mia glorificata... e pur così inutile bel-\nlezza sterile, che non ha saputo dare gioia a nessuno, nemmeno\na me stessa! Io sono stata, io sono molto amata, voi lo imagi-\nnate o lo sapete. Forse perchè fui sempre \"l'invitta,, io destai\nnegli uomini una inestinguibile sete di me. Io lessi 1' amore, o\nalmeno il desiderio, in tutti gli occhi maschili che si fissarono\nnei miei. Credetti un tempo la mia impassibilità disdegno, incre-\ndulità, attesa superba di omaggi ideali... Credetti che molte fonti di\ngioia fossero nella vita fuori dell'amore. Amai e godei i piaceri\ndell'intelligenza, della ricchezza, dell'alta posizione sociale... m'ine-\nbriai nell'onda di ammirazione destata dalla mia bellezza Ma\nstrada facendo venni accorgendomi ch'io racchiudevo in me una\ntriste lacuna: che tutto stanca e tutto delude, che tutto quello\nche si possiede sazia, e che il solo bene rinnovellantesi, il solo ve-\nramente divino, è l'amore. Ebbi l'intuito, la divinazione di questa\nverità, con la sicurezza crudele di non poterla su di me speri-\nmentare. Qualche volta sperai, credetti fuggevolmente di potermi\nsvegliare dal mio letargo come la Walkiria dormente, per l'opera\nmiracolosa di un semidio Ma mi accorsi, ahimè, di essermi in-\ngannata. E il mondo continuò a sembrarmi un infinito deserta\nnel quale io passo, sola. Io sono la donna che tutti ammirano,\nche tutti amano, che tutte invidiano: sono colei che accoglie nella\nsua casa ospitale tutti i personaggi ragguardevoli internazionali;\ncolei che è cortese con tutti, indulgente verso tutti, che benefica\ntutti... Ma tutti, per chi ha sete di vera vita, vuol dire nessuno/\nCosì, tra una spaventevole folla di nessuno.... passa la mia fastosa\ne squallida esistenza. » —\nTacque un momento, si chiuse con le palme le ciglia, quasi\nper iscrutare meglio dentro l'anima sua. Poi seguitò:\n— « Io dicevo talvolta agli uomini che m'imploravano, che\nsi umiliavano ai miei piedi con quella viltà che disonora anche\ngli eletti quando amano o credono di amare: - provate, provate\ndunque a commuovermi! non vi chiedo di meglio. Svegliate il mio\nsentimento o il mio desiderio. Benedetto sia colui che vi riuscirà!\n- Ma nessuno vi riuscì ~ mai. E poiché darmi senza amore, o\nalmeno senza il consenso del mio corpo - non volli (cedere allora,\nperchè?) io restai sempre la vincitrice triste ed ironica delle bat-\ntaglie non combattute! E anche la pena mia si va facendo da\nqualche tempo più intensa, perchè è passata, o amica, anche la\nmia primavera... Anch'io ho varcati i trent'anni; e benché il mio\ncorpo sia ancora intatto da qualunque segno di decadenza, pure\nil giorno dello sfiorire anche per me si avvicina. » —\nLa donna d'amore stava ancora ginocchioni sulla mollezza\nbianca della gran pelle ferina, estatica dinanzi a quel fenomeno\nche era fuori della sua facoltà 'di comprendere. A un tratto ella\nproruppe :\n— « Ma voi non avete fatto 1' ultimo esperimento, voi non\nsapete se dalle sensazioni possa fiorire per voi il sentimento. La\nvostra sventura non è irreparabile ancora.... » —\nLa donna si trascolorò, esitò un poco e poi disse :\n— « Nemmeno l'ultimo esperimento mi rimane più da ten-\ntare, sappiatelo. Poco tempo fa, in un momento acuto di desiderio\ndell'ignoto, di nostalgica sete di vita, tentai la prova estrema.\n« Ero in viaggio, in paesi lontani. Un giovanissimo innamo-\nrato mi seguiva da alcuni mesi, di città in città, di lago in lago,\nsu per i mari, su per le vette. Un singolore adolescente di ven-\ntanni, che conduce la vita libera e avventurosa di un antico eroe.\nBello come non avevo mai veduto nessuno. Ne fui colpita,\ncommossa esteticamente, e sperai; m'illusi che colui che aspettavo\nfosse finalmente venuto. Sapevo il suo nome, ma non mi era mai\nstato regolarmente presentato: eppure il mio tradizionale rispetto\ndelle formalità cedeva al desiderio di lasciarmi avvicinare, benché\nda tante settimane ostentarsi verso di lui un disdegno superbo.\nFinalmente una sera, in un grande albergo cosmopolita, in faccia\nad un gigante alpino che adoro e che mi esalta, io, forse ecci-\ntata da quell'altezza atmosferica, mi decisi al tentativo supremo.\nMi lasciai guardare da quegli occhi splendenti di giovinezza e\nd'amore : risposi agli sguardi ; mi lasciai parlare, risposi alle pa-\nrole timide e tenere che ne nascondevono altre gravi,... Poi anche\nle gravi furono dette e ascoltate. E deliberatamente fui vinta,\nvolendo perdere, sembrando concedere per forza irresistibile quello"}, {"page_pdf": 45, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.45", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 2777, "texte": "che mi sarebbe stato così facile di rifiutare. Ero poco turbata\nnell'animo, punto fisicamente; solo curiosa e piena di speranza\nche il gelo della mia duplice essenza potesse essere finalmente\nsciolto. E' certo che se creatura umana avesse il potere di agi-\ntare la terribile calma dell'esser mio, quella sarebbe stata l'ini-\nziatore che io mi scelsi. Un giovane dio. Penso con invidia, o\namica, alla gioia che avranno da colui altre donne penso al-\nl'amore ardente di cui lo avvolgereste voi, all'estasi che ne avre-\nste » — Ella parve, un momento lontana col pensiero\nLa musicista era ancora accosciata ai suoi piedi, sulla densa\npelliccia bianca, tra le spire molli e lucenti della sua veste rossa.\nI suoi occhi mandarono faville, le sue narici fremettero come\nquelle di puledra da guerra che fiuti nell'aria l'odore della polvere.\nL'altra continuò:\n— « Io pensai sempre che il perfetto amatore debba essere\nun uomo molto giovane. Il fascino di Don Giovanni consumato\nda troppi amori, avvizzito dalla troppa gioia, avanzo di tante al-\ncove, con labbra use da tanto tempo a mentire... lo non lo sentii\nmai. Quel tipo d'uomo poteva essere l'ideale della donna non\nevoluta, che ha ancora sui polsi le tracce delle catene, non della\ndonna moderna, conscia della sua forza e dei suoi diritti.\nE 1' adolescente meraviglioso, quasi intatto, nuovo alla pas-\nsione, fresco di tutte le sue energie d'anima e di corpo, intelligente,\nsquisito innamorato.... fu mio. Non ho detto ch'io fui sua perchè\nla frase mi parrebbe tristemente inesatta. Non so perchè, inutile\nch'io insista su ciò... cercate d'intendermi. Io fui sempre unica-\nmente di mè stessa, lucida, impassibile, invincibile... anche negli\nestremi momenti della nostra intima unione. Ma intuii, sì... oh,\nsì !, quello che perdevo ! Vedendo la sua folle gioia, che avrebbe\npotuto essere anche mia, provai un sentimento di feroce invidia...\ne il dolore di sentirmi irrimediabilmente una diseredata della\nvita, una creatura per la quale il mondo è oscuro o muto. Sì,\nproprio così: manca a me uno dei beni maggiori della esistenza,\nè come s' io fossi una cieca-nata, o una sordo-muta, non so :\nuna deficente, certo, un essere che ignora qualche cosa che deve\nsomigliare alla luce o al suono... che non conosce quel gran bene\nche ha dovuto essere battezzato dai moralisti: il male, perchè non\ndivenisse il tiranno del mondo. Eccola, la mia virtù. » —\nDisse le ultime parole quasi aspramente. Si levò in piedi,\nbella e proterva. Anche l'altra sorse. Pallide e disperate tutte e due.\nDivorata l'una dalla sua fiamma veemente inestinguibile, invasa\nT altra dalla fatai cappa di gelo che arrestava Y onda di vita nelle\nsue membra divine. Nessuna speranza le consolava più.... poiché\nper tutte e due l'ombra della notte s'appressava...."}, {"page_pdf": 45, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.45", "debut_caractere": 2791, "fin_caractere_exclue": 2798, "texte": "Sfinge."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c021", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c021", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "43", "page_fin": "43", "image_debut": 45, "image_fin": 45, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.20", "titre_corps": "MATTINO D'APRILE", "titre_sommaire": "MATTINO D'APRILE", "signature_source": "Diego Valeri", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 45, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.45", "debut_caractere": 2800, "fin_caractere_exclue": 3385, "texte": "MATTINO D'APRILE\nTi guardo. Non mai vidi più gentile\nimagine di grazia, non mai vidi\nsì perfetta armonia primaverile\nqual tu componi, se un poco sorridi.\nSei cosa tanto dolce, tanto pura,\nadorna di sì fresca leggiadria,\neh7 io ti penso rapita da natura\na qualche dilettosa allegoria\npolizianesca. Non tu sei la bella\nche d'ogni altra più presta, i fior del maggio\ndà al peregrino Amore?... Oh, la novella\nstagion ben venga e '1 gonfalon selvaggio !\nBen venga Primavera a la mia vita\nda' tuoi belli occhi del fulgor di sole!\nSorridi... La mia anima è fiorita\nmeravigliosamente di viole."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c022", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c022", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "43", "page_fin": "43", "image_debut": 45, "image_fin": 45, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.21", "titre_corps": "POMERIGGIO D'APRILE", "titre_sommaire": "POMERIGGIO D'APRILE", "signature_source": "Diego Valeri", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 45, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.45", "debut_caractere": 3387, "fin_caractere_exclue": 3859, "texte": "POMERIGGIO D'APRILE\nDiego Valeri.\nLe bianche nubi si solvono a fiocchi\ndentro l'azzurro pallido del cielo.\nAprile regna. Oscilla un chiaro velo\ndi dolcezza su l'anima e su gli occhi.\nAprile regna. Tutti i fior del sogno\naprono i bianchi calici e vermigli\ncon voluttuoso effluvio di gigli,\ncon tenero profumo di cotogno.\nSogno di lei... Piegando sul suo cuore,\ntra le sue braccia, Aprii, dolce dormire!\nin un suo bacio, Aprii, dolce morire!\nvanire ne l'eternità d'amore!..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c023", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c023", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "44", "page_fin": "44", "image_debut": 46, "image_fin": 46, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.22", "titre_corps": "LA PLUIE", "titre_sommaire": "LA PLUIE", "signature_source": "Julien Ochsé", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 46, "page_imprimee": "44", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.46", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1853, "texte": "LA PLUIE\nJulien Ochsé.\nL/eau des pluies en creusant les pierres des maisons\nD'elle-mème a tracé la forme des margelles,\nMarqué la profondeur humide des saisons\nEt ofifert à leurs cieux ses miroirs parallèles.\nElle a trouvé pour nous la courbe des bassins,\nAppelé les jets d'eaux pour répéter sa chute,\nEt creusé les étangs afin que nos jardins\nS'enchantent des sentiers qui suivent leurs volutes.\nElle a voulu, sachant quel charmant souvenir\nL/unit à la déesse en les vieilles légendes,\nVoir dans ses étains clairs se mirer et pàlir\nLes statues à qui seule elle tend ses offrandes:\nO son ruissellement délicieux et nu\nQui met entre les mains des pierres une lyre,\nOù sur les cinglements de rythmes inconnus\nChante un mystérieux et suppliant delire !\nElle nous a montré l'immobile détour\nDes vases, où les fleurs se pliant sur leurs tiges,\nOuvertes et fanées en un mème retour\nSuivent le temps qui leur a prèté son vertige.\nEt lorsque le vent tord en anses de cristal\nSes gerbes dispersées et ses tresses mouillées,\nOù le soleil suspend son are diagonal\nJoignant six heures bleues à six heures rouillées,\nElle est comme un grand lustre épanoui dans l'air,\nLustre de verre pale où brulent douze flammes\nVers la voute sans dieu d'un grand tempie désert\nOù sa chute martèle une éternelle gamme.\nO vases transpirents ou se brise le jour,\nAppliques de cristaux, lourdes grappes de verre,\nGestes souples et clairs que l'eau voue à l'amour,\nFruits aux mille couleurs de l'ombre et des lumiéres\nVous ètes la le9on des automnes soyeux,\nO maisons de la pluie et jardins de l'averse,.\nOù le pare près de l'eau se fait mystérieux,\nOù dans la chambre une eau d'or pale se disperse!\nLes averses creusant les murs de nos maisons\nOnt fait de chaque pierre un socie où se ravine\nSous les pas éternels des changeantes saisons\nL'élan mystérieux d'une trace divine !"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c024", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c024", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "45", "page_fin": "45", "image_debut": 47, "image_fin": 47, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.23", "titre_corps": "AVE, SICANIA", "titre_sommaire": "AVE, SICANIA", "signature_source": "Salvatore Giuliano", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 47, "page_imprimee": "45", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.47", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1080, "texte": "Da “LE ELEGIE SICILIANE„\nAVE, SICANIA\nSalvatore Giuliano.\nIn questa primavera del cuore rinato e sognante,\nmentre vien da Levante un'aura fresca, a sera,\ne vengono al mio cuor insieme con l'aura canzoni\ndi soavi tenzoni, onde il bosco è cantore,\ne su '1 mio capo luce di stelle una vivida gloria\nche antiche alla memoria èstasi riconduce ;\naspro alla Poesia, d'eterne dolcezze Regina,\nsomma virtù latina, tutta l'anima mia.\nCome improvviso fiore in alto sorride la rima\ne par che attorno esprima un selvatico odore :\nodor di campi arati che fumano al bacio solare\ncome un desìo d'amare uomini affaticati ;\nodor d'alghe marine che l'onda volubile porta\ndella terra risorta alle spiagge divine.\nt\nE te celebro, o vaga Sicania, feconda di vite\neroiche e d'infinite bellezze, o dolce maga\nincantevole ! Poi che quando cinguettano i nidi\ne tu dal verde ridi, che pane a' figli tuoi\ndarà nel plumbeo verno : quando 1' usignolo nel folto\ncanta solo e raccolto il suo poema eterno ;\noh, come a te la laude dal labro spontanea s'effonde!\nOgni essere risponde e l'Universo applaude."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c025", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c025", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "45", "page_fin": "45", "image_debut": 47, "image_fin": 47, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.24", "titre_corps": "C'È TEMPO!", "titre_sommaire": "C'È TEMPO!", "signature_source": "Emilio Spinola", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 47, "page_imprimee": "45", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.47", "debut_caractere": 1082, "fin_caractere_exclue": 2092, "texte": "C'È TEMPO!\nEmilio Spinola.\nOh giovani rose, cui tinge\ndi fervida porpora il maggio,\na mezzo il fatai mio viaggio\nAmor verso voi mi sospinge.\nMa un dubbio trattien la mia man:\n— Ancora t*ostini?\nAncor delle rose t'invogli?\nLe rose hanno corti destini,\ndomani avvizzite cadran....\nAmore sorride: Ce tempo, ce tempo!... Ma cogli!\nOh arpe dai margini d'oro,\nleùti vivuole e mandole,\nio pure scagliare vorrei contro il sole\nai posteri un inno sonoro.\nMa un nodo alla strozza\nm'avverte : La posterità\nè ombra che alletta, sirena che incanta,\nti asporta, ti strugge, poi fugge e non sa....\nLa la?ida i sonanti echi mozza....\nAmore diniega: Ce tempo, tempo!... Ma canta!\nOh Ver, che sei fulgido e bello,\nanch'io contro l'osti bugiarde\nindurre arieti e spingarde,\nalfier del tuo scarso drappello,\nvorrei.... Ma nell'ossa\nho un brivido: Il Vero è lontano,\nlontano, lontano!... Che ardisci?\nQui presso — la vedi? — è una fossa....\nla tua!... Sciagurato, combattere è vano!...\nAmore mi sprona: Ce tempo, tempo!... Ferisci!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c026", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c026", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "46", "page_fin": "46", "image_debut": 48, "image_fin": 48, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.25", "titre_corps": "LA TEMPÊTE", "titre_sommaire": "LA TEMPÊTE", "signature_source": "Nascimento Mendonça", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 48, "page_imprimee": "46", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.48", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1987, "texte": "LA TEMPÊTE\nA. do Nascimento Mendonça.\nA F. T. MARINETTI\nLes vagues du Désir frémissent dans la Mer,\nSous la morne douceur du ciel électrisé....\nEt foudroyante et nue la Déesse des Hivers,\nAu bourdonnement da Vent et du Tonnerre,\nDanse, entre les branches, echevélée.\nLa Tempéte rugit.... O la douceur profonde\nDu Vent folàtre que me presse dans ses bras!\nO la douceur du Vent qui me brulé et m'inonde\nD'un rouge désir de combatsl...\nElle rugit.... la Mer, rugit et pleure et vibre,\nComme une femme violée par un ;\nEt les fers tintent dans son coeur pur que, fibre à fibre,\nLa douleur lacéra.\nPareil à mes desirs, le Vent bondit et chante\nUn hymne triomphal d'Amour et de Beauté.\n— Ah! l'orgueil d'aimer, de souffrir et bruler\nDans l'immense Océan de cette vie troublante ! —\nEt je sens dans mon coeur le voi d'un Aigle d'or\nSaignant au rouge appel de passions orageuses\n— Ouvre-moi la poitrine, ò Foudre mystérieuse !\nIl veut ètre libre, le Chercheur d'Or.\nToutes mes Pensées s'emplissent de lumière\n— Eclatement de foudre ! Hululements du Vent ! —\nEt je songe à la Mort vermeille et printanière\nDes Heros et des Amants.\nDe splendides accords jaillissent de la Mer\nImpétueuse et sonore;\nEt mon sang flamboyant hurle dans mes artères,\nComme l'Avare qui perd un trésor.\nJ'entends venir les Rakxas et les Dieux,\nIvres et haletants comme une trombe immense;\nEt des gladiateurs, percés de coups de feu,\nQui meurent pour l'Amour sans baisser la lance.\n❖\n❖ ❖\nLe Vent chantonne et rit; le Vent rit et rugit,\nEt d'un soufflé éteint les étoiles.\n— Je t'aime, ó Vent! et j'aime tes hardis\nRèves de Force et de Beauté triomphale.\nTe taime, ó Vent plein de désirs houleux?\nEt dans le tourbillon de ta joie triomphante\nJe déchaine les pans de mes Pensées ardentes\nOui marchent vers les Dieux.\nJe t'aime! et mon coeur vibre à ton Verbe, toujours\n— Voix de Siddharta et de Prométhée!\n— O les tempètes de mon Ame ensoleillée\nOu sonne le clairon glorieux de TAmour!\nGOA-MAPUCÀ (Indes Portugaises)."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c027", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c027", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "47", "page_fin": "47", "image_debut": 49, "image_fin": 49, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.26", "titre_corps": "DA VICTOR HUGO", "titre_sommaire": "DA VICTOR HUGO", "signature_source": "Silvio Marvasi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 49, "page_imprimee": "47", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.49", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1689, "texte": "DA VICTOR HUGO\nSilvio Marvasi.\nLa mia vita è la tua vita,\ned a che scopo ormai\nrestare se sei partita,\nviver se te ne vai?\nPerchè seguire affannato\nquest'angelo fuggente,\ne sotto il cielo stellato\nesser notte silente?\nSono il fiore della strada\nil fior cui aprile è tutto,\nbasta che tu te ne vada\nchè il mondo sia distrutto !\nTu mi circondi di soli,\ndi luci celestiali,\nappena tu te ne voli,\nanch' io spiego le ali.\nChe vuoi tu che di me sia\n»\nse il tuo passo non sento?\nÈ la tua vita o la mia\nche muore in un lamento?\nQuando il coraggio soccombe\nlo cerco nel tuo cuore,\nsono come le colombe\nche cercano le aurore?\nL'amore solo indovina\n1' universo gemmato,\ne questa fiamma piccina\nillumina il creato.\nSenza te la gran natura\nè un carcere rinchiuso\ndove vado all'avventura\nnella folla confuso!\nSenza te la vita piomba\nin lutto repentino,\n1' universo una gran tomba\ne la patria un confino!\nIo t'invoco nel dolore,\nascolta i miei richiami,\ncapinera del mio cuore\nche canti nei miei rami.\nChe m'importa del destino,\ndella gioia, del terrore,\nse non ti sono vicino,\nse non sento il tuo amore?\nTu porti giù nei burroni\ne nelle azzurre sfere,\nsu un'ala, le mie canzoni,\nsull'altra, le mie preghiere.\nChe dirò alla mortella\nsimbolo di dolore?\nChe potrò dire alla stella?\nChe potrò dire al fiore?\nChe potrò dire all'ombrosa\nboscaglia se ti appella?\nChe potrò dire alla rosa\nse cerca sua sorella?\nMorrò di pene ascose,\ndel passato che riede,\nnel veder tutte le cose\nch'ella adesso non vede !\nChe farò della mente,\ndel cuore, del destino?\nSenza te, sorridente,\nche farò del mattino?\nChe avrò mai in questa sciocca\nvita, nel triste esilio?\nBaci senza la tua bocca?\nPianti senza il tuo ciglio?"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c028", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c028", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "48", "page_fin": "48", "image_debut": 50, "image_fin": 50, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.27", "titre_corps": "IL RITORNO : MADRIGALETTI A GIUSEPPE LIPPARINI", "titre_sommaire": "IL RITORNO : MADRIGALETTI A GIUSEPPE LIPPARINI", "signature_source": "Marcus de Rubris", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 50, "page_imprimee": "48", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.50", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1264, "texte": "IL RITORNO\nMarcus de Rubris.\nMADRTGALETTI A GIUSEPPE LIPPARINI\nI.\nTriste la sera: quando su la stanca\nanima un'ombra di dolor si piega.\nOgni speranza con la luce manca:\nogni bene, ogni gioia si diniega....\nTriste.... e morendo il giorno anno le cose\ndi sùbito parvenze dolorose:\nla pesantezza de '1 silenzio grava\nsu quanto il sole già letificava.\nII.\nTorniam da la fatica. Taciturni\nper la via polverosa. Con indugio\nne' passi.... Ah, quanto lùgubri i notturni\nriposi che ci aspettano a '1 rifugio !\nE torniamo, così sfiniti. E in tanto\nil cuor soffoca un grido di rimpianto.\nLungo la via de '1 ritorno si pensa\na la vita che fugge.... e in noi s'addensa\nl'ombra serale con quella de l'anima:\nl'ombra, terrore che tutti disanima\nli uomini, e che tutti li sgomenta :\nl'ombra che ne '1 mistero tutti annienta !\nIII.\nEd io mi torno con li uomini che anno\nfaticato, ne '1 giorno, a la campagna.\nE son come colui che non si lagna\nd'alcuna cosa, di nessun affanno.\nEguale come mai con lor mi sento :\nE il cuore mi martella di sgomento.\nMa procedendo a la mia triste mèta\nuna gioia inattesa ecco m'allieta:\nmi sorprendo su '1 labbro una leggera\ntènera voce : la santa preghiera !\nE sèguito la strada. E il cuore pio\nne l'alta sera\ngiocondamente mi riporta a Dio."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c029", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c029", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "48", "page_fin": "48", "image_debut": 50, "image_fin": 50, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.28", "titre_corps": "SITIO : POEMA IN PROSA", "titre_sommaire": "SITIO : POEMA IN PROSA", "signature_source": "Marchese di San Giorgio", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 50, "page_imprimee": "48", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.50", "debut_caractere": 1266, "fin_caractere_exclue": 2815, "texte": "SITIO\nMarchese di San Giorgio.\nPOEMA IN PROSA\nAD UNA SOAVISSIMA IGNOTA.\nNe la notte silente satura di profumi voluttuosi, di\narmonie intense, di baci arcani, di misteri inintelligibili ;\nne la notte silente del tepido settembre ho sete dei tuoi\nbaci, lunghi come la notte, ho sete delle tue labbra, del\nprofumo inebbriante di te stessa.\nRoridi ancor dalla recente rugiada i fiorellini sol-\nlevano il capo, l'orizzonte si colora vivamente di violetto,\ndi rosso, di giallo, una striscia luminosa fende il mare\nridente, ed io ho sete, sete dei tuoi baci, delle tue lab-\nbra roride come i fiorellini.\nDardeggia il Sole, i fiori piegano il capo sullo stelo,\nil grano biondeggia e sussulta voluttuosamente sotto il\nbacio dell' eterno amante ; riposano i lavoratori stanchi\ned arsi dal caldo, dalla fatica, dalla sete. Ed anch'io\nho sete, anch'io cerco l'ombra.\nNe le tue labbra, ne la tua bocca, .nei tuoi baci\nestinguerò l'arsura del caldo, della sete.\nTutto s'è fatto nero intorno a noi; sul nostro capo,\nfra le rame dell'albero, gli uccelli cantano la mesta can-\nzone dell'amore, al nostro orecchio giungono gli echi\nlamentosi delle campane lontane, i lavoratori sono tor-\nnati stanchi alle loro case, ed io, qui, nel silenzio ineb-\nriante, voluttuoso della sera settembrina, ho sete dei\ntuoi baci lunghi, tepidi come la notte che si prepara ;\nho sete delle tue labbra brucianti, della tua bocca maliosa.\nHo sete, divina, sete di te, del tuo corpo lungo\ncome un giunco, rotondo come una mela matura, pieno\ndi profumi, di ebbrezze, di malie, di voluttà."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c030", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c030", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "49", "page_fin": "50", "image_debut": 51, "image_fin": 52, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.29", "titre_corps": "ALLA MIA VILLA DI RAVATE SUI COLLI VOGHERESI", "titre_sommaire": "ALLA MIA VILLA DI RAVATE SUI COLLI VOGHERESI", "signature_source": "Aνv. Α. Alesina", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "49", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.51", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2353, "texte": "ALLA MIA VILLA DI RAVATE\nSUI COLLI VOGHERESI\n\nChi sviscera la terra\nCerca un profondo bene, vince una santa guerra.\nPorium inveiti / Spes et fortuna, valete;\nSat me lusistis, Indite nunc alios.\nI.\nSu verde poggio assiso, il vecchio castello turrito,\nSiccome falco insonne, sopra i vigneti guarda.\nFisso la valle mira, e par che profonda l'assalga\nDe ' suoi remoti tempi la nostalgica angoscia.\nTorre dei Malaspina! Che guardi, che attendi, che sogni,\nIstorica reliquia spettro di medio evo?\nForse Corrado sogni, che nel purgatorio di Dante\nAl Ghibellin fuggiasco narra le storie sue?\nO pur la bianca Dama ti appare sui miti declivii\nAl plenilunio stanco chiedente azzurri sogni ?\nNon Ella di Teocrito il languido esametro pensa,\nNon le argentine fonti de le candide greggi;\nPensa l'eterno idillio d'amore e il blasone e il vessillo\nE gli arcani del fato, d'incantesimo cinto.\nO ver sui merli senti gli antichi fantasmi guerrieri\nD'armi e d'amori favellar cogli astri?\nE di cozzanti brandi e d'elmi per sangue vermigli,\nDi fanti, di cavalli la polvere mordenti,\nI\nDi morte, di vittorie, che il pollice verso saluta\nDe le auspicanti dame e de le Parche l'inno?\nII.\nDa la tua fronte scaccia il volo di sogni crucciosi,\nL'incubo sinistro di sanguigne visioni,\nAL CARISSIMO, FRATERNO AMICO ON. ETTORE SACCHI.\nE ammira quest'amante, gagliarda, feconda famiglia,\nQuesta bella famiglia di piante e d'animali.\nOui non squillali le trombe, nè sovra le incudi percossi,\nCrepitanti non odi i brandi a Marte cari ;\nAltri ferri, altre armi scintillano a Cerere sacri\nE carezzante spira d'Albio Tibullo il ritmo.....\nDi civiltade infermo, lo spirito invoca i recessi\nVerdi, la schietta pace de la campagna in fiore.\nAureo Fiacco, sorgi e lancia l'alcaica ondulante,\nL'egloga serena, padre Virgilio, dammi.\nIII.\nO bagliori di cielo, o palpiti freschi di pini,\nO fremiti di rivi, di boschi e d'animali,\nO Canzoni balzanti del petto di vergini agresti,\nO canti d'usignuoli, o risa di bambini,\nO zefiri agitanti le chiome odorose dei tigli,\nO tralci di smeraldo, o porpora di grappi,\nO di sfinge natura arcano, gagliardo imeneo,\nO nozze mute, aulenti di pollini e di fiori,\nAlte, serene paci di campi, d'azzurri latini,\nLe vostre vive strofe mi germogliano in cuore !\nEttore, vieni e lascia, che, mista a gli allori del foro,\nL'edera serpeggi fida a la fronte tua."}, {"page_pdf": 52, "page_imprimee": "50", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.52", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2619, "texte": "IV.\nQui Aracne non intesse a Pallade fraudi di stami,\nQui a strana mensa il fuco impune non s'asside.\nQui il garrulo non giunge tumulto del foro, nè anfibia\nLegge, sorgente viva d'assai loquaci rivi,\nChe scendenti dai rostri minacciano i codici nostri\nE diritto e giustizia e ragione e decoro.\nQui il pio bove geme al peso d'aratro profondo\nE il vomer guizza fra le squarciate zolle,\nGuizza di vivi lampi, a guisa di spade cozzanti,\nE ne l'aperto seno il solco i germi accoglie. —\nTurge d'amor la terra e l'etere onnipossente\nScende a la sposa in grembo, nudrisce i lieti parti\nV.\nQui d'ubertose spiche biondeggian le glebe feconde,\nQui purpurea ride la primavera in fiore.\nRide la valle lieta di ricche pampinee viti,\nChe a noi prometton nappi d'almo Lieo spumante.\nGemono al sol cocente le biade percosse su l'aia\nE geme ai biondi vespri Filomela sui lauri ;\nE Pan, che primo infuse soavi concenti a le canne,\nBenigno ascolta note d'agresti amori,\nChe a noi vengon su l'aure come ala di stanca canzone,\nCome inno palpitante d'amorose colombe.\nVI.\nPadre Lieo tinge il piè fra le vene dei grappi,\nOndeggia e spuma e brilla la vendemmia esultante,\nBrilla nei lieti calici il sangue, che, al bacio di Febo,\nPei grappoli ferveva su le pendici apriche.\nDai rami, da le foglie esalano aneliti brevi,\nDa l'anima dei frutti scoccàn inni d'amore!\nOh fossi anch'io qui nato arator, condottiere di greggi,\nUdrei d'Aminta il canto, correi di Fille i fiori ;\nTrarrei la vita oscura, ma giusta, ma lieta, ma forte,\nDe le quercie nei tronchi inciderei le strofe.\nVII.\nTorre dei Malaspina ! Che guardi, che attendi, che speri,\nTestimone d'un evo di tenebre e misteri?\nNon strepito di brandi, non eco di bellici canti,\nNon scalpito gagliardo d'alipedi cavalli,\nNon ala di vittoria, da sangue fraterno macchiata,\nSogni la fronte tua, ma la divina pace !\nIo, sui tuoi massi assiso, ammiro i tramonti di Febo\nTingere i colli intorno di flammeo bagliore,\nE quest'ebbrezza rosea di luce, di raggi morenti\nArcanamente mi accarezza l'anima\nSogno i miei giovani anni, baciati dal sol de la speme,\nSogno le antiche gioie presso il materno lare.\nSogno gli inni balzanti dal petto coi suoni d'amore\nE i fascini giocondi, le melodie ridenti,\nE il gemméo meriggio coi folgori biondi del forò\nE il pallido tramonto con le memorie pie.\nArgentea la luna s'innalza fra i colli dormienti\nE il breve sogno come lampo s'invola.\nCanta l'arguto grillo, la lucciola brilla su l'erbe\nE un tremulo desìo a me brilla nel cuore.\nOh viver qui, tra l'egloghe, con l'Ombra di padre Virgilio,\nQui riposar le ceneri fra i mirteti ed i lauri!\n\nAνv. Α. Alesina."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c031", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c031", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "51", "page_fin": "51", "image_debut": 53, "image_fin": 53, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.30", "titre_corps": "UN SOGNO", "titre_sommaire": "UN SOGNO", "signature_source": "Ernesto Gellona", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 53, "page_imprimee": "51", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.53", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1907, "texte": "UN SOGNO\nErnesto Gellona.\nAL POETA F. T, MARINETTI\nVenne la donna che nel sogno ride\ntra luci blande e l'anima ne prese\nil godimento, appena l'occhio vide\nle belle forme da l'ardore accese.\nIl dolce aroma dei capelli biondi\nm'investi col profumo della carne :\noh! come ne li azzurri occhi, profondi\nla voluttà mi spingeva a gustarne!\nCome fremeva sotto ai baci e come\namava ! Avvinta disperatamente,\nla bocca aperta come a dire un nome,\npronta a suggere baci ! Ma repente\nne li occhi accesi ancora di lussuria\nvenne meno l'ardore e la convulsa\nbocca si chiuse sotto a quella furia\ndi baci.... Appena, appena il sangue pulsa\nnel corpo che ricade tra le mie\nbraccia! Tremando le guardavo il viso\npallido e li occhi spenti. Lunghe e pie\nruppero le campane all'improvviso\nla pace. O come lente, lunghe e blande\nerano quelle note e come stanche !\nE mi prendeva una tristezza grande\nnel sentirla morire! O come bianche\nerano quelle guancie ! Ancora tutta\nquella carne sfioriva nella stretta\nde le mie braccia tremanti e distrutta\nda la tabe appariva violetta.\nE da l'orbite cave dove i vermi\ns'agitavano lenti con rossastri\ngroppi, una luce azzurra per vedermi\npartiva ancora.... ma succhi verdastri\ncolavano da l'orbite. I capelli\ncadevano, lasciandole scoperto\nil capo dove prima con ribelli\nriccioli profumavano. Ero incerto,\nnon potevo lasciarla; la sua faccia\nsfioriva e lungo il corpo mi sentivo\nbagnato da la tabe e la minaccia\nnon curavo. Atterrito li occhi aprivo\ne sempre più sul petto mi serravo\nquella miseria, quasi per me fosse\nsempre l'Amata, e pallido guardavo\ntra quella marcia comparire l'osse.\nVedevo i vermi lungo le mie mani\ne salire, e salire.... Un lungo brivido\nmi corse il corpo.... maledissi i vani\namori.... ogni mio membro ora era livido.\nE caddi con l'ossame dell'Amante...\nO folle sogno ! Sorrideva intorno\nil primo sole e grande la festante\nvita vibrando salutava il giorno."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c032", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c032", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "52", "page_fin": "55", "image_debut": 54, "image_fin": 57, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.31", "titre_corps": "\"TOUTE LA LYRE\"", "titre_sommaire": "\"TOUTE LA LYRE\"", "signature_source": "Paolo Buzzi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 54, "page_imprimee": "52", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.54", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5724, "texte": "“TOUTE LA LYRE„\n\nNella Doria Ommbon. — LE RON-\nDINI SIMBOLICHE. — Balestra, Trieste.\nLa forte e gentile poetessa offre questa\namabile raccolta di liriche nella quale spira\ntutta la soave grazia e la cerebralità inde-\nfinibile che fa cosi tipica la donna d'inge-\ngno in genere e la donna intellettuale trie-\nstina in ispecie. La raccolta è dedicata a\nShelley dall'anima sola. Basta una dedica\nsimile per mettere il libro nella sua bellis-\nsima luce. E il libro è, in fatti, pieno di\nriflessi luminosi singolarissimi : il poli metro\nsi presta assai bene a rendere lo spirito\ndi divagazione e di guizzo ora levante, ora\npiombante a freccia, che queste Rondini Sim-\nboliche sfoggiano nelle traiettorie del volo\ninfanticato. Sentite questi versi sui Poeti :\nAll'ombra dei paralumi\nrosati dal desiderio\nscrivono, scrivono, scrivono...\nLor stanno le Muse d'appresso\ncol lor sospiro sommesso...\nSi chiamano Vanità\nsi chiamano Vanità !\nPoesia che sa sempre quel che sente e\nquel che dice, veramente fatta di voci e di\nvoli, spezzata e costruita con abilissima arte\nsì che T insieme del libro appare un vero\npiccolo Poema psichico e cromatico che in-\nnamora non meno per la sua ragione pro-\nfonda che per la sua eterea musicalità.\nEcco un magnifico saggio di questa ricca\ne luminosa poesia, in un brano, intitolato\nI Ribelli, che noi vogliamo citare :\nEpopee di dolori\nson su le nostre fronti :\nCi percossero l'onte\ndei vani canti ignavi,\nanfananti inutilità !\n— Noi la meta sovrana,\nche gli orizzonti spiana,\nvalicheremo pronti\ne le glorie non conte\nci saranno suggello.\nColl'oscuro martello\nscaveremo il destino.\nUn alto fato che sprona\nc'impulse a un immenso tesoro.\nNoi siamo i re del lavoro\noscuro, senza raggiera,\noscuro, senza preghiera,\nper un superbo alloro.\nNoi passarci tra le turbe\nche il nostro andar sospende,\ncon un riso che accende\nl'anime neghittose.\nImmense epopee dal nostro\ncuor balzeranno alla vita\ntinte col sangue del mondo,\nnostro nuovissimo inchiostro,\nche digià turgido mostro\nun solco vivido scava\nsu l'inconsulta terra.\n— Noi, sì, balzeremo alla guerra\ndei nostri sacri martiri\nsfrondando tutti gli allori.\nNoi soli i templi immani\nsolleveremo sul mondo\ncon deifiche mani.\nSott'essi il terribile pondo\nnoi schiacceremo del male\numano e i terrigeni mostri\ncoi loro sogni inami.\nLuigi Siciliani. — ARIDA NUTRIX. —\nW. Modes, Roma.\nUn poeta che canta la Calabria ha, già\ndi per sè, tutto il diritto alla nostra sim-\npatia. La bella, la nobile, la sventurata re-\ngione italiana è una delle più degne di\npoesia e d'amore. Il Siciliani canta con\nmolta semplicità di mezzi tecnici ma, quasi\nsempre, con bella e profonda arte. Sono, i\nsuoi, versi scritti con tutta la scioltezza del-\nl'anima, che non ci rivelano nulla dei su-\nperbi misteri estetici ai quali la poesia mo-\nderna ha ben diritto d'avviarsi, ma che,\ntuttavia, lasciano qualcosa in fondo allo spi-\nrito del lettore : una specie di languore\nnostalgico per quella punta d'Italia delizio-\nsamente indigena e lontana...\nOttorino Ghecohh — LA CANTICA\nDELL' OSPITE. — Flora Moderna, Roma.\nGrazioso componimento che rivela le\nserie doti di questo poeta toscano il quale\nnon ama i soliti sdilinquimenti lirici del-\nl'architettura stereotipa, ma libera il gene-\nroso affiato dell'anima in una forma vasta\ne solenne, dove lo squisito gusto classico\nsi disposa all'atteggiamento modernista che\nsogna, per l'arte, nuovi tempi d'oro : e gli\ns'innonda\nl'anima lentamente sull'aurora....\nErnesto Geliona* — I POEMETTI\nDELLA BONTÀ - L'ARATRO, — IppO-\ngrifo, Genova.\nIl Gellona, scrittore notevolmente fecondo,\nè poeta dell'anima assai delicata e con ten-\ndenze marcate per la contemplazione pla-\ncida della vita. Queste sue qualità, tutt'altro\nche secondarie per i fini supremamente\netici della Poesia, brillano dentro i Poemetti\ndella bontà nei quali, però, non è difficile\nscernere qualche influenza pascoliana. Ua-\nratro, una serie di sedici sonetti pieni di\nbelle idee virili e di sodi vigori fonici,\nrivelano il Poeta in un atteggiamento più\noriginale e, per conto mio, assai più inte-\nressante. V'è uno spirito georgicale misto\nad uno spirito bellicoso che fa, del quadro\nsinteticamente concepito, un gioco di luci\ne di fantasmi non scevro di fascino estetico\ne di significazione ideale.\nAngelo Maria Tirabassié — ED-\nMONDO DE AMICIS, discorso — Flora\nModerna, Roma.\nLa figura di Edmondo De Amicis non\nè di quelle che i giovani Poeti italiani,\noggi quasi maturi, possano tanto facilmente\ndimenticare. Egli ha veramente detto qual-\ncosa alla nostra anima, laggiù, nelle ormai\nlontane plaghe della nostra fanciullezza.\nEgli è stato un Mago suscitatore del vago\nistinto ritmico nelle nostre innocenti igno-\nranze della primordiale vita scolastica. Poi\nvenne il D'Annunzio del Piacere e fu tut-\nt'altra cosa. Il Carducci imparammo a\nconoscerlo ed a capirlo assai più tardi. Fu\nEdmondo De Amicis il primo nostro vero\nseduttore letterario. Perciò anche il .discorso\ndel Tirabassi ci ha molto interessato: è\nun discorso sobrio, bene pensato e scritto,\npieno di forza rievocativa, che passa dal-\nl'analisi alla sintesi con uguale potere. E\nvibra del giusto entusiasmo perchè l'Uomo\nche abbiamo perduto fu veramente un Uomo\nche fece degli uomini, un Poeta che fece\ndei poeti.\nValentino Soldani. — CALENDIMAG-\nGIO. — Roux e Viarengo, Torino.\nDopo una prefazione storica interessan-\ntissima (poche città come Firenze hanno una\nstoria degna di poesia tragica e di indagine\nerudita). Valentino Soldani ci offre questo\nsuo nuovo dramma della serie Rex Regum\nche è ammirabile per struttura, per vee-\nmenza, per stile. In scene brevi, rapide,\nconcise, l'Autore ha la potenza di racchiu-\ndere e svolgere una serie di episodi e un\ngruppo di passioni nella forma espressiva"}, {"page_pdf": 55, "page_imprimee": "53", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.55", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6473, "texte": "più pura e più nobile d'italianità. Il Soldani\nè una delle pochissime anime di poeta che\nsentano il teatro. Ed egli lo sente nella più\ngiusta misura, nulla mai di troppo conce-\ndendo alla fantasia poetica, nulla mai di\ntroppo alla rude legge meccanica delle scene.\nE, sotto molti aspetti, il suo può dirsi ru-\nnico vero teatro ideale che abbia la gio-\nvane Italia: teatro di reverenza alla storia\ned alla poesia: teatro di fatti e di uomini:\nteatro di logica e di sincerità. Calejidimag-\ngio ha le violenze e le dolcezze, gli spa-\nsimi e gli incanti d'uno squarcio di vita\nclassica visto attraverso una cornice di fiori.\nMowaSis. — HENRI D'OFTERDINGEN.\n— Merciire de France. Paris.\nE' la traduzione del capolavoro di No-\nvalis, il grande poeta mistico tedesco della\nfine del secolo decimottavo, morto giova-\nnissimo ma in tempo per lasciare delle opere\npoetiche di magnifico volo, quali gli bini\na la Notte e questo singolarissimo tipo di\nRomanzo che i lettori debbono andar a cer-\ncare nella bellissima traduzione francese di\ncui parliamo. E' dovuta alla penna di due\nforti stilisti : Georges Poi ti e Paul Morisse.\nL'incanto della concezione o dello stile (che,\nnell'originale, hanno uua suggestività pari\na quella di certe pagine di Goethe) sono\ntrasfusi nel bel volume francese il quale si\nlegge con infinito diletto e profonda emo-\nzione. Queste opere di scrittori morti gio-\nvanissimi tengono racchiusa in misura quasi\ndirei spaventevole la potenza animistica che\nle ha create. Ad ogni pagina, si sente il\nsoffio immortale dello spirito. E si ha, ve-\nramente, l'allucinazione di essere accompa-\ngnati, lungo la propria via mentale, da\nun'ombra che non può essere quella di un\nfantasma ma è forse quella di un corpo in\nrespiro.\nPier A ss gel a Baratolo — OMBRE\nDI LAN TERNA. -— Libreria Moderila.\nGenova.\nUn altro novelliere che ha la vena fluida,\nuna sufficiente originalità di tocchi, un buon\nsapore della vita, uno stile che rispetta e\nsi fa rispettare. Qualcuno dietro la porta è\ndotata di una certa forza suggestiva. E noto\naltre novelle interessanti : La jettatura del\nmaestro Pepere, il poeta Ciccillo, il Con-\ngresso dei pazzi. Nel complesso, tutto il vo-\nlume si può dir riuscito. Vi è della grazia,\ndello spirito, dell'onestà letteraria. I tipi\numani balzano evidenti dalle pagine: e il\nracconto è avvolto, quasi sempre, da una\ncerta aria, tra mistica e misteriosa, che tro-\nviamo in molte celebri novelle di Maupas-\nsant e d'altri illustri stranieri e che in Ita-\nlia dà spesso, un fascino speciale a qualche\nsaggio di Giovanni Papini. Peccato che in\nItalia troppi scrivano novelle ! Passano quasi\ninosservati i romanzi. Le novelle, anche\nbuone, sono, il più spesso, travolte dalla\nmarea dei libri che sale. Ma il Baratono è\ndi quelli che potranno, col tempo, non andare\nsommersi. E' uno scrittore.\nPétadan. — SUR LES BEAUX ARTS. —\nKSanso t. Paris.\nUn libro di Péladan, sia pure di poche\npagine e di formato minimo, è sempre un\navvenimento dello spirito. Questo è un rap-\nporto, null'altro che un rapporto al pub-\nblico, sulle belle arti di Francia (o per me-\nglio dire di Parigi J : ma che nella sua to-\nnalità critica universale, sembrami abbia un\ngrande valore anche e specie per le arti\nbelle del bel Paese nostrano. Riassumere le\nosservazioni profonde e saporite di questo\nmago dell'estetica sopra la Scuola d'arte\nsenza insegnamento, intorno al Sottostrato\ndella pittura contemporanea, sul Bilancio\ndelle belle arti e sulle Cause della deca-\nde?iza, è impossibile in una rubrica come1\nquesta, Basti ricordare questo assioma fi-\nnale: « Oue cherchons- nous dans un tableau?\nLe peintre? Non. La peinture? Pas encore.\nNous nous cherchons nous-mèmes et quand\nnous sommes émus de l'esprit ou du cceur,\nnous nous trouvons, et l'oeuvre a vraiment\naccompli sa mission. »\nAdelaide Bernardini. — LA VITA\nURGE. Novelle. — Bideri. Napoli.\nLa gentile signora di Luigi Capuana è\nuna scrittrice graziosissima: e in questo\ngrosso volume di novelle le sue virtù ar-\ntistiche sono lucidamente dimostrate. Faci-\nlità estrema nel tratteggiare al vivo i tipi\numani: conoscenza assoluta degli effetti\nnarrativi : varietà oltremodo ricca di temi\ne di sviluppi: stile personale ed elegante.\nE' annunziato, nelle Edizioni di Poesia un\nvolume di versi della amabile autrice. Lo\nattendiamo con vivo interesse e ferma fidu-\ncia. In queste novelle, così squisitamente\nurgenti, è già la promessa d'un più pacato\nincanto di poesia. L'anima del Poeta è\nl'anima di questo libro. Leggete il Sogno\nrosso, Dolce nella memoria, Una sentinella.\nRe Scacco, A?iimula, Donna Ghclia rac-\nconta. Troverete, con la bella anima che\nracconta, la bella anima che sogna e rende\nil sogno col potere indefinibilmente istintivo\ndel ritmo. La casa dei Capuana è prediletta\ndalle Muse. Gloria, sempre gloria ad un\ncosì bel nome italiano!\nJohn-Antoine Nau. — LE PRÉTEUR\nD'AMOUR. Roman. — Fasquelle. Paris.\nSi può prestare l'amore? Pare di sì, a\nleggere l'originale romanzo di John-Antoine\nNau. Come e perchè e con quale esito, non\ntocca a noi dire. Vadano i lettori a vedere.\nIl romanzo, dai volgimenti bizzarri, è di\nquelli che colpiscono più che per altro per\nl'incisività del ritratto umano. Il soffio della\nvita parigina vi é trasfuso con mirabile arte.\n<i Albertine, ma jolie, crois-moi, le vrai\namour est horizontal ! » Aforismi di questa\nfatta, che abbondane nelle pagine del ro-\nmanzo, dànno un'idea dello spirito pretta-\nmente boulevardier sparso con munifica pro-\ndigalità dall'autore in questo suo libro il\nquale sembra scritto per dare una compa-\ngnia istruttiva e consolatrice a quelle anime\ndi minoranza che, ignorando ancora preci-\nsamente la natura dell'amore, spasimano di\ntale ignoranza e camminano, un poco sem-\npre ridicoli, tra le maggioranze ehe trattano\nl'amore come il metallo d'un'usura qua-\nlunque.\nRemolo Quaglino. — IN GROPPA AD\nEROS. — Remo Sandron. Milano.\nCi troviamo di fronte ad una delle per-\nsonalità più aristocratiche e forti della let-\nteratura italiana. Non bisogna dimenticare\nche Romolo Quaglino è di un piccolo gruppo\nche si può chiamare ancora giovine ma che\nnon da oggi vede innanzi, con occhi di lince,\nnel mondo delle idee : gruppo alla cui te-\nsta galoppa l'ingegno meraviglioso di Gian\nPietro Lucini. Romolo Quaglino ha una fama\nconsiderevole nella cerchia, ahimè, ristretta\ndi coloro che credono alla esistenza di una\nletteratura nazionale a venire, e che, per\nquella fede, lottano con entusiasmo di gla-\ndiatori. Ma è scrittore che, per la potenza"}, {"page_pdf": 56, "page_imprimee": "54", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.56", "debut_caractere": 10, "fin_caractere_exclue": 6603, "texte": "del pensiero, la bellezza della forma e la\nmodernità degli oggetti che studia, merite-\nrebbe una fama ben più larga, una gioia\nben più compensatrice, dal proprio infatica-\nbile lavoro. Dopo le Parole sull'ai di qua\ne sull'ai di là, dove lo squisito spirito filo-\nsofico dell'autore era tracciato in mirabili\nscorci d'analisi e di sintesi, è apparso que-\nsto In groppa ad Eros, interessantissima\nsequela di pagine muliebri nelle quali si\npuò dire che ogni linea è un fremito di pas-\nsione cerebrale sull'eterno Mistero dell'A-\nmore. L'Autore ha qualche dubbio (nella\nprefazione) che il suo scritto possa apparire\nla delirazione d'una mente frenetica di ca-\nstità. L'opera non dà questo effetto sull'a-\nnima d'un lettore cosciente. Una donna di\nviva luce interiore non può che sentirsi e\nrivelarsi così. E' la sincerità il pregio ancor\nmaggiore di questo libro: Pregio che ne\nfa, per mio conto, un piccolo capolavoro.\nE ammiro, nel libro, la bellissima origina-\nlità dello svolgimento; le pagine ricamate\nsulle pagine coi più bizzarri e insieme logici\nprocedimenti ; i paesaggi dell'anima succes-\nsivamente sfumati l'uno nell'altro con arte\nd'indefinibile maestria; ed amo l'incanto,\nfra sentimentale e carnale, che da queste\npagine emana, fatto per prenderci lenta-\nmente come nel piccolo gorgo divino d'una\nvertigine di voluttà.\nMino Martoglio. — CENTONA. —\nGiannotta. Catania.\nE' la raccolta completa dei versi siciliani\ndi quello stupendo cuore indigeno che è\nNino Martoglio. Una prefazione luminosa\ndi Luigi Capuana apre, anche per un pro-\nfano di gergo siculo, la porta al dolce e\npossente mistero di quella poesia così lon-\ntana, ad esempio, dalla poesia milanese. Lon-\ntana nella forma, non nella sostanza, però.\nLeggendo taluna fra le più belle liriche di\nquesto libro (nella maggioranza sonetti) ho\npensato all'opera in creazione di uno dei\nnostri, tenuto molto all'ombra ma che è per\nme, quando non traduce ma crea, un forte\npoeta milanese : El microscopi di Antonio\nCurti. Anche qui la vita varia, tra passio-\nnale e bernesca, del popolo è fotografata\na colpo freddo di lente. Il poeta scalda\ndella sua anima il lembo ottico rapito alla\ncorsa vertiginosa della vita e ne trae una\nserie che si può ben dire la storia figurata\n(psicologica e carnale) del popolo. Funzione\nmagnifica per un artista della penna, fun-\nzione che fa ancora dello scrittore dialettale\nuri elemento indispensabile al contributo\nideale della nazione. Il libro del Martoglio,\nriboccante di drammaticità, di passione, di\ncolorito e d'immagini, ha la fortuna di es-\nsere copiosamente corredato di note che ne\naiutano in modo perfetto la lettura. E' un\nlibro che dovrebbe essere nelle mani di\nquanti amano la poesia, così, quale sboccia\ndal cuore del popolo. E' una poesia tanto\ndiversa da quella che, solitamente, è sca-\nvata a colpi di piccone dal cervello di un\nPoeta di lingua, sia pure nativo! Qui ve-\nramente si ha la sensazione che la poesia\nsia l'anima stessa di una terra venuta a fio-\nrire ed a cantare sulle labbra degli uomini!\nPoesia d'innocenza e di terribilità, canto\nmelodioso d'amore e grido strozzato dall'im-\npeto dell'odio, musica e strazio, il teatro\ndella piccola zolla e dell'universo infinito.\nCi par di sentire Giovanni Grasso e Mimi\nAguglia che recitano Tistimunianza dinanzi\nl'attonita platea nord-americana e fanno cor-\nrere, su quelle teste gelide, il fremito del-\nl'Etna quando le fiamme ne arrossano la\ncima alta sui tre mari.\nilMaurice Rflsgre. — LA CONQUÈTE\nDES FEMMES. — Fasquelle. Paris.\nE' un libro gustoso, che, a tutta prima,\nsembrerebbe scritto solamente per esaltare\nla gente bella e per avvilire la brutta. L'au-\ntore è di questo parere: che « un immense\ngenie ne compense pas des taches de rous-\nseur ou des yeux chassieux : les beaux triom-\nphent des laids comme le jour triomphe\nde la nuit. » Effettivamente, invece, il libro\nè scritto per della gente di un fisico me-\ndiocre, d'una fortuna mezzana, e che sia\ndel parere essere l'amore la cosa più pre-\nziosa, quella di cui bisogna maggiormente\noccuparsi perchè è da lei che ci viene tutta\nla nostra felicità. Indi l'aforisma che apre\nil libro e che segna una scoperta fatta,\nprobabilmente, da tutti gli uomini, in un'ora\ndella loro vita: la conquista della donna è\nciò che, della vita stessa, ha maggiore im-\nportanza. Non si sfugge alla donna come\nnon si sfugge alla morte, dice Gorki. Altro\naforisma il cui rombo tragico non ha im-\npressionato affatto lo spirito indiavolato\ndello scrittore francese. Egli ha pensato a\ndarci un trattato di disinvoltura, quasi una\nfarmacopea bene dotata di scetticismo don-\ngiovannesco. E' assai possibile, dopo aver\nlette ed apprese a memoria certe pagine del\nlibro, si arrivi ad amare tutte le donne che\nci vengono incontro senza sentire il bisogno\ndi riunirle una buona volta nella divinità\ndefinitiva. Cosa, del resto, non nuova e che\ntutti gli spiriti veramente dominatori di\ntutti i tempi, da Socrate a Napoleone (senza\ncontare gl'ignoti valori etici della folla) hanno\nassai lucidamente provato. Il libro del Ma-\ngre è degno della letteratura e dell anima\nfrancese. Disegnato con una fermezza ma-\ngnifica, svolto con una verve incantevole.\nBasterebbe citare i capitoli: Les rendez-vous,\nLes maitresses laides, Rapports du bonheur\net des vètements, Les aventures en chemin\nde fer e quella seconda parte : Conseils\nà 2in jeune homme pauvre qui vient fair e\nde la littératicre à Paris, un complesso\ndi pagine nelle quali, al pregio del pensiero\nprofondo, si unisce quello dell'arte scritto-\nria più sottile e, insieme, più robusta.\nUn libro che si legge con la voluttà d'un\nbicchiere che si beve. Ed è Champagne....\ndi Sciampagna, s'intende.\nAppisgo Lidi. — CANDIDA NOTTE. —\nStreglio. Torino.\nLiriche semplici, di taglio quasi sempre\nchiaro ed elegante, d'una inspirazione varia\ne che si leggono con piacere. Talvolta, pur\nnei sogni rivoluzionari di questa stranissima\narte dello scrivere in versi, il libro di tipo\ncomune, il libro di tipo vecchio (diciamolo\npure) ci trova ancora con qualche sorriso\ndi simpatia cordiale, e se l'anima del poeta\nappare, di tra le rime solite, onesta, la no-\nstra anima, che vorrebbe essere arcigna,\ncomprende e bene augura, in nome di quel\nsentimento di libertà spirituale che fa tutti\nfratelli i poeti. Si canti come si vuole. Pur\nche si canti dicendo qualche cosa. Il Lidi\nnon è poeta nuovo ma non è un poeta\nmuto.\nAlberi Boissière. — UNE GARCE.\n— /. Bosc. Paris.\nSimpaticissimi tipi di romanzi, quelli di\nAlbert Boissière ! Scritti con una visione\nrapida e nitida della vita, riboccanti di spi-\nrito, assai originali nel costrutto e spigliati"}, {"page_pdf": 57, "page_imprimee": "55", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.57", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1233, "texte": "nella forma. 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E, nell'insieme, il libro ha\nun movimento dinamico che lo solleva su\ntante altre opere congeneri della letteratura\nmarinaresca e fa pensare a scene vissute\ndall'autore con un'anima straordinariamente\nlucida a vedere e intesa a soffrire.\n\nPaolo Buzzi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1908-12-01-c033", "article_bluemountain": "bmtnaai_1908-12_01#c033", "volume": "bmtnaai_1908-12_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "55", "page_fin": "55", "image_debut": 57, "image_fin": 57, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.2.32", "titre_corps": "I concorsi della \"Famiglia Artistica” di Roma", "titre_sommaire": "I concorsi della \"Famiglia Artistica” di Roma", "signature_source": "A. M. 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Tirabassi.\nENRICO DE MARINIS.\nLa « Famiglia Artistica » di Roma bandì, fin dal maggio u. s., tre concorsi: per un volume di versi\ned un romanzo — italiani di pensiero e di forma, con libertà completa del soggetto e di svolgimento — asse-\ngnando ai vincitori rispettivamente i premi di L. {000 e 2000; e per due azioni sceniche — anch'esse\nitaliane di pensiero e di forma, con libertà completa di soggetto e di svolgimento — da rappresentarsi da\nprimarie compagnie»\nNel ricordare che il concorso per un volume di versi scade il 31 corrente e che le altre gare si\nchiuderanno improrogabilmente il 21 aprile 1909 (Natale di Roma), si rende noto che i componenti i vari\ncomitati di lettura — estranei al Consiglio direttivo — sono:\nPer la Poesia : VITTORIA AGANOOR — ALFREDO BACCELLI — G. A. COSTANZO —\nGABRIELE D'ANNUNZIO — F. T. 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L» 2»—\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (Elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori di Enrico\nSacchetti) » 2,—\nParte Terza: VERSO LA FOLGORE, (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori di E. Sacchetti) » 2,—\n1/ Incubo Velato ers* Enrico Oavaccllioli, vincitore del II.° Concorso di \" Poesia ,, (elegan-\n■■■■■■\"«*—»— tissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di Romolo\nRomani) » 3,50\nBianco Amore Poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano) » 3,50\nGiovanni Pascoli Studio cr*tico di Emilio Zanette, vincitore del III0 Concorso di \"Poesia,, (ele-\n! ■■■■ gantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Romani) . . » 3,50\nLa ICQQCIlda della vita ers* Federico De Maria (elegantissimo volume su carta di\n[1 VGFSO 121)61*0 (ParteI) — Studio critico di Gian Pietro Lucimi (elegantissimo volume di 700 pa-\ngine, con acquaforte di Carlo Agazzi) » 6,—\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE\nLrC Ranocchie turchine Versi di Enrico Oavaccllioli, vincitore del II0 concorso di \" Poesia,,\n' (elegantissimo volume, con copertina a colori di U. 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EPITEURS. - PARIS\nVIENNENT DE PARAITRE:\nLa Ville charnelle\nPOÈMES LYRIQUES\nv. y •\nDE\nF. T. MARINETTI\nmi -11\nPriz: 3 £*.50\nLes étettx s'en vont\n?\nD'Annunzio reste\nETUDE CRITIQUE\nDE\nF. T. MARINETTI\nillustrée par le peintre UGO VALERI\nPfiz: 3 f». 50"}]}], "pages_ocr_originales": [{"page_pdf": 1, "page_imprimee": "couv. 1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.1", "texte": "Dicembre-Gennaio\nN. 11=12\n1908=09"}, {"page_pdf": 2, "page_imprimee": "couv. 2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.2", "texte": "IL GRANDE CONCORSO\ndi “POESIA„\nLA DIREZIONE.\ncon premio di LÌ 1*0 3.000\nper un Romanzo italiano inedito\nIl successo di questo nostro concorso, chiusosi il 30 agosto u. s.\nè stato veramente straordinario, superiore ad ogni nostra\naspettativa.\nI manoscritti che abbiamo ricevuti sono 238.\nLa commissione di lettura, composta di undici membri, dei\nquali abbiamo tenuti e teniamo segreti i nomi, a scanso di ogni\npossibile dubbio di pressioni o influenze, ha giudicato degni di\nuna seconda lettura i seguenti lavori:\nIl romanzo della\nMadre\nIl passato\nL'Eremo\nGiorgio Falchi\nPrimavera di sa\nRibelle\nLa battaglia di Dego\n10 e Lei\nL'Eroe prodigioso\nConcordia con tutti\nContro corrente\n11 Ritroso\nTragicommedia al Camposanto\nS. E. il Presidente\nLa Signorina di Toccado\nSu le Rovine\nLa mia stahia\nEvoluzione\nL'Assoluto\nVittoria\nI Viandanti\nVeglia funebre\nFatalità\nAlfredo Usbergo\nII signorino D\nGiuda.... quell'altro\nDestino\nDilemmi\nAgonie\nLucietta\nRemigia Dosell\nCome un fiore\nLibertà e amore\nNel paese dei Paraboloni\nVoci sepolte\nMaddaleone\nSotto il cielo azzurro\nL'Amante mi\nLea\nMiriam\nNei prossimi numeri daremo ulteriori informazioni."}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.3", "texte": "C1)\n(FRAMMENTI)\nI.\nMi stanno a lato le Grazie:\nnon piangono, ma fremono :\nhan neri i veli alle chiome:\nportano ellebori oscuri\ninfissi nelle chiome:\nsi allacciano alle mani colle dita,\npallide, come per spasimo ;\nl'una abbandona all'altra\nla molle persona smarrita.\nMi stanno a lato le Grazie,\nmormorano bisbigli di spavento ;\nle pupile ricordano l'incubo :\nma il singulto lor strozza nella gola\nogni parola.\n« Oh, non parlare, no, »\nbalbettano a stento ;\n« oh) non per Noi la gioconda canzone,\nnon la grande bestemia di passione,\nnon r estrema preghiera al morente,\nnon la vampata maledizione,\nnon il vagito, od il rantolo ;\nnon bisogna parlar, ne pregare, nè piangere,\nmuto rispondi, come Noi, al silenzio. »\nMi stanno a lato le Grazie;\nhanno il peplo d'azzurro infangato,\nne hanno il lembo macchiato di sangue.\nSembrano dissepolte, uscite dalla tomba:\n\nIl carme di Angoscia e di Speranza\ndi GIAN PIETRO LUCINI\n\n(!) L'Intero Carme «fi Gian Pietro Luci ni,pubblicato a cura di sarà\nmesso in vendita a totale beneficio dei superstiti del grande disastro nazionale."}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.4", "texte": "POESIA\n\nla luce le infastidia :\nschivano il raggio del sole,\nansima il petto schiacciato e privo\ndi fresc'aria serena;\ned arida è la pelle ;\ne l'occhio revulso risogna, lontano,\nquesti sforzi impotenti d'amore,\ncodesta atroce beneficenza,\nquesta obbligata inerzia dell'amare,\nche si affollan, contrastan, superandosi,\nper correre a salvare.\nE tutto il corpo è un virgulto che palpita\nnella marata della bufera :\nla bocca — o dolce, o d'incanto, o di baci ! —\nchiusa, insolcata, severa :\nnon sorridono più.\nHo a destra ed a manca le Grazie\nfloscie, percosse, disfatte :\nhanno perduto nell'uragano\nil vivo talismano\ndelle loro soavi e rubuste Virtù.\nIV.\n— « Voglio, Figliuoli, sospendere f ordine al Mondo ;\nciascuno si rimetta alla propria bisogna,\nfoggiam, come semprey nel nostro profondo,\nintatto ed astruso Reame la leva\nper le disgregazioniy\ne scoperchii e sollevi li emisferi. »\nSermona la terra jeratica\nsul trono di basalto:\nle arricciano, a spalto, la fiamma ed il ghiaccio\n— amici-inimici li allea l'amianto —\ngorgiera alla gola di bronzo,\nsmaniglie sul braccio,\ncarboni e carbonchii, smeraldi e pirite.\nLa Terra risplende ingemmata\nsul fosco orizzonte di Dite."}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.5", "texte": "POESIA\n\nFrastuona la Stirpe ai lavori,\nrifonde i tesori di tutte le età.\nVampeggiano i forni,\ndistillan le storte,\nardono le coppelle:\nsquillano diane improvvise e rubelle\nI martelli a battuta allegra e a spiano ;\ndà il ritmo al respiro d'Averno,\nil maglio palleggiato da Vulcano.\nMastro Piccon Gambatosta,\nfuriere, lo ajuta vicino,\ngli prude la sceda sul labbro sguaiato:\n« Cugino, vedremo la nostra,\nI muscoli gonfi imbelletta la vampa di sangue:\npuzza il sudore caprino e si spreme,\ndai pori, al calore;\nfriggono le peluje e i corni abbrustoliti.\nS'ingolfa la tormenta dai mantici alle cappe ;\nriverbera il metallo incandescente.\nDistingue le tempre Plutone;\nflauta, geme, stride\n— nella palude di fango gelato —\ne l'anima contorce nel vapor dolorando\nl'acciajo immerso di quando in quando.\nPotenza eterna, che si infutura,\npietra di paragone ai Continenti,\nun'altra volta esercita la resistenza e allo sforzo assicura.\nTentare del rombo alle prove\nsolidità di montagna,\nequilibrio di torri,\nsquarci alle croste seminate dei campi,\ninfossare macerie e cadaveri\ne famiglie e città.\n— «Fucinate! Morire è r\nFranano come un giuoco di bambini\nil Palazzo, la Chiesa, il C\nla Reggia, il Museo e il\nin sacrosanta fraternità:\nsono lieta, guest oggi, Figliuoli e non ho pregitidizn ;"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.6", "texte": "POESIA\n\namo ridiventar giovane ed amorosa;\nmi provo a respirare con maggior vastità;\nin bel nimbo di nuvole,\ncon fuochi e fantasia dartifizii,\nvesto le eccezionali mie gale di sposa.\n10 ve lo dissi, che quando sembra non si ami più,\nsi ama meglio pur sempre ed ancora. »\nScrosciar! le risa della masnada;\npalpitali le coppelle di scintille :\nnumera il polso il maglio;\nfrullano i torni sull'ali di corame,\nsul perno di acciajo e sull'aste di rame.\nTornano i Gnomi colle carriole,\nrovescian minerali nelle pentole ;\nuna Saga compone in un boccale,\nmeticolosamente, una miscela calda ;\nne sguscia, in elisse, una folgore,\ninsospettata nitroglicerina,\nsi scuote la fucina, la volta si sfalda.\nVorticano le verghe dei metalli\ndentro la melma ignivoma,\nemerse, galleggian, risplendono,\nstelle cangianti di tutti i colori.\n11 Gallo-Basilisco le cova coli occhi.\nSpillano i rubinetti nelle matrici sepolte,\nscivola, cola il liquore dell'argento e dell'oro.\nCirri di fumi ricorsi da bagliori.\nKore, la pura innocente che posa,\nsoffoca e balza a cercare frescura ;\nsorge dalla pelliccia rabicana,\nseminuda, scorrazza per Dite,\nverso avaro spirar d'aura più sana.\nGiuocano i Farfarelli a rimpiattino,\ns'ascondon dietro alle giarre e i mastelli,\ngridano, ballano a tondo e fan carroselli :\nsuscitan luminelli da scheggie di cristalli avariati ;\ns'agganciano in catena, violacei ancelli epilettici,\nscuoton sonagli ai berretti increstati,\nzufolano, squittiscono, infernali monelli ;"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.7", "texte": "POESIA\n\ngrugniscono a tono,\nal suon de' campanelli dimenati.\nIl maggior guida il coro,\n-s'anca sul colascione ;\nintona un offertorio,\nbardassa, giullar, bagascione.\nE scende spumante Bellezza alli Inferni,\nsolo le chiome la vestono;\nrugiadosa di cielo e di fonte, col mirto e colla rosa,\nprofuma fiore e brezza,\nnel cupo orror della bassa caverna.\nRiso ! Ella ride\ncome l'arcobaleno porpora e candidezza;\ntra il rumore dell'opere immense\ntra la densa caligine atra,\nride, rischiara\nLuna calma le tenebre.\n« Questa è nostra Regina »\nproclama il Marito e le si avvicina :\n« Onesta è nostra Sovrana ! >\nZoppica il fabbro e sguignazza.\nA lui, sul braccio arsiccio e tatuato\npiloso e scabro di cincischìi recenti,\ndove faville impressero il morso,\na lui, suade e volge armoniosamente;\npiega le terga, e, riversa,\ngli offre sé stessa meravigliosa.\nStriscia il bel corpo pallido\ncontro l'epa abbracciata dal grembiale;\nla Citerea solleva alla bocca golosa,\ntra li sterpi fangosi della barba,\nle labra perverse e gioconde\nal bacio enorme della antinomia.\n« Questa è nostra Regina ! »\nSberleffa mastro Piccon-Gambatosta."}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.8", "texte": "POESIA\n\nS'arrestan l'opere: silenzio: ed ansima\nla fornace nel soffio e nella vampa:\nsospesi i martelli all'incudine\nattendono il miracolo :\nfischian vipere verdi e cristalline\nnella sintesi astrusa dei crogiuoli.\nS'abbatte il capo bovino ed assorbe,\nnei grigi e folti cernecchi spioventi e vi annega,\nil viso malizioso e incuriosito:\nvibra Ciprigna in un guizzo\ndesiderio e ribrezzo :\ns'imprime un suggello di fuoco\nsull'anello di carne,\nsui petali socchiusi\ndella tenera rosa piccolina.\n— « Fucinate per questa mattina\nterremoto, ciclone, tormenta ! »\nInterrompe la Terra i suoi Figli.\nRibattono i martelli sulle incudini,\nstiran metalli li artigli e i denti delle tenaglie,\nlingue roventi fuor dalla fornace ;\nla fiamma sventola come un pennone ;\ntrepida il suolo, vacilla la grotta;\nsi strugge il solfo ed appesta ;\nmuglia l'incandescenza lutulenta\ncome un organo a festa.\n— « Fucinate, all'invito materno,\nÌultimo ordigno alla disgregazione ;\nche il Mar raggiunga VAlpe e vi s'infranga,\ne £ Alpe sorga di un tratto dal Mare.\nVadan fumando, sulf aggrumate,\nmasse infuocate natanti ;\nvadan, pei golfi sorrisi delle avventure storiche,\nvulcani incensi e bombardanti ;\npreziosi topazzi e zaffiri\na nuovo conio di fiamma\nnavighino li stretti\\\nBenedetta è fra tutte Trinacria,\nper tre lati a rispoiidere al Mare in furore,\nper tre sponde a raggiar sulla pira,\nviva mitologia del Valhalla."}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.9", "texte": "POESIA\n\nIsola ; benedetta mediterranea Donna,\npercossa d'or r or, ribaciata da Me,\ndalle mie mille labra interiori,\nin contatto al mio abbraccio che ti arde,\nal mio penetrarti sicuro ;\noh, posseduta neWeterno spasimo,\ncoli' amarti sul rogo,\npereti Io, incestuosa, ti adoro così,\nprediletta mia Figlia,\nti plasmo e ti distruggo\nPrincipessa Sicilia ! —\nFucinate, Giganti e Titani\nla vendetta alli Eroi ;\nmolti furon, là giù, Semidei e vi han vinto:\nproviam sulla Regione,\nctiubbidisce, co7isente e si piega\nai voleri apogei, al capriccio dell' anima nostra,\nche ogni cosa si prostra al mio cenno ;\nsaggiamo la superbia\ndelle vanagloriate solidità dell' opere umane.\nVincerò l Uomo, 7nutilando Me - stessa con lui.\nRimbombano al boato caverne i corridoi,\ncome se all'ecatombe muggissero i buoi di Proserpina:\ncigolano sui cardini le porte,\nsi abbatton sulle soglie delli androni bui\nal frenetico annuncio della Morte.\nStromboli svetta una ciarpa di fumo\ne l'arrossa e la svolge graziosa ;\nla patulla il libeccio e il grecale,\nal tramonto e all'aurora :\nT Etna accampa albagia\ndi piume d'oro al cimiero ;\na notte illune e fresca,\nritto, vigila sui pascoli,\nsui fichi spinosi, le olive e la neve,\ndespota impervio e fiero.\n\nGían Pietro Lucini."}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.10", "texte": "POESIA\n\nLa donna è mobile\nDRAMMA IN TRE ATTI\nDI\nF. T. MARINETTI\nsarà rappresentato a Torino, al Teatro Alfieri, dalla Compagnia\nMaggi, il 15 Gennaio 1909.\n\nLe Roi Bombance\nTRAGÈDIE SATIRIQUE EN 4 ACTES\nPAR\nF. T. MARINETTI\nsera représentée à Paris, au Théàtre de l'GEuvre, par Lugné-Poe,\nen Avril 1909."}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.11", "texte": "POESIA\n\nL'OPERA DI F. T. MARINETTI\nGIUDICATA DA\nRobert de Montesquieu, Henry Bataille, Rosny aìné,\nDorchain, Edouard Schuré, fiélène Picard, Vielé-Griffìn,\nMarcelle Tinayre, Fernand Gregh, M.-A. Leblond.\nROBERT DE MONTESQUIOU\nA MARINETTI:\nMonsieur,\n]e vous remercie de m'avoir envoyé\nle groupement de vos articles sur\nvotre Grand Lyriqne. Le temps et\nla verve que vous lui consacrez sont\nde beaux éloges, dénués de la fadeur\ndes cassolettes et de l'écoeurement\ndes encensoirs.\nLa louange n'est pas une ; et,\nsurtout, pas forctment sua ve : elle\npeut ètre acidulée; ce n'est pas la\npire. Et le « toujours Lui, Lui par-\ntout ! » de votre brillante critique,\nreprésente une somme d'applaudis-\nsements qui a bien son prix. La\ngentiane est amère, l'aconit, empoi-\nsonné, la belladone, vénéneuse: elles\nn'en sont pas moins des fleurs salu-\ntaires, belles, entre toutes, que plu-\nsieurs, non des moins difficiles, pré-\nfèreront au jasmin.\nEt leur gerbe, deposée au socie\nd'un buste, Thonore autant que le\nferait la flore étoilée.\nMais ce qui reste surprenant c'est\nvotre francais d'Italie, Vous ne me\nsemblez pouvoir et devoir étre Italien\nqu'à la facon dont l'était Monticelli\npour écrire, en notre langue, comme\nvous le faites, non sans beaucoup\nde finesse et de force, de coloris et\nde contour.\nMerci encore, Monsieur, de m'en\navoir fait juge, avec des paroles\nd'estime personnelle, dont je reste\ncharme.\nCorate Robert de Montesquieu.\nHENRY BATA1LLE A MARINETTI:\nMon cher poète,\nVous étes un grand lyrique... Je\nvous remercie de vos livres ; ils ont\nle beau visage de la Foi et de l'E-\nsprit... Comme vous avez raison\nd'écrire en francais!... A tous points\nde vue d'ailleurs... Et cependant\nquelle terre admirable que l'Italie!..\nQuel émouvant passé, quels flancs\néternels et palpitants, quand ils por-\ntent encore des enfants comme vous!\n]e serai heureux de vous voir un\njour... Sonnez à ma porte une après-\nmidi vers quatre heures. A bientót\nn'est-ce pas?\nHen\nJ. H. ROSNY A1NÉ A MARINETTI:\nMonsieur et cher confrère,\nJe le savais déjà que vous étes\nun poète plein de vie, de verve, de\nforce et d'imagination créatrice.\nVous me le prouvez une fois\nde plus par votre admirable\nCharnelle et vous me prouvez en\nméme temps que vous ètes en beau\net puissant progrès. Votre art est\nplus sur encore, votre poésie plus\nprofonde, et je suis très heureux\nde pouvoir vous l'écrire en toute\nsincérité... avec seulement un peu\ntrop de hàte, encombré de mille\ntravaux et de soucis innombrables...\nMerci de grand coeur pour l'envoi\nfidèle de ce noble et émouvant re-\ncueil — Poesia — à qui vous main-\ntenez si finement la beauté du luxe.\nCroyez, monsieur et cher confrère\nà l'admirative sympathie de\nJ. ti.\nAUGUSTE DORCHAIN A MARINETTI:\nMon cher Confrère,\nOn peut se mettre en colere contre\nvous en lisant — et en admirant —\nla Ville chctrnelle, à cause de toutes\nvos provocations, de forme et de\nfond, à la révolte. Mais je plaindrais\ncelui qui ne se laisserait pas emporter,\nmalgré toutes les résistances, à un\npareil tourbillon de la pensée, de la\nsensation et du verbe.\nVotre Pégase automobile enionce\ncahote, sursaute, pétarade parmi les\nflaques, les cailloux, les chausse-\ntrappes de ce chemin sauvage, ra-\nboteux — et sans la moindre sécu-\nrité — du prétendu vers libre, qui"}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.12", "texte": "POESIA\n\nn'est pas du tout un vers; mais on\narrive quand-mème — brisé, désar-\nticulé, abasourdi, démoli — au but !\nQuant au livre où les Dieux s'en\nvont, D'Annunzio reste, parce qu'il\na lui-mème bàti son tempie et ce-\nlebre sans modestie son propre eulte,\nil est d'un esprit et d'une rosserie\nextraordinaires !\nEnfin, Poesia est la plus artistique,\nla plus lyrique des revues consacrées\na la Muse. Merci et bravo, poète !\nVous me laissez espérer votre\nbonne visite pour Septembre ; mais\ncomme le mois avance et que, dé«\ncidément, je ne rentrerai à Paris que\ndans la première quinzaine d'Octobre,\nje ne veux pas tarder davantage à\nvous dire le bon souvenir que je\ngarde d'une trop brève rencontre\net le plaisir que j'aurai à vous re-\ntrouver bientót.\nLa plus cordiale poignée de main\nde votre dévoué.\nAuguste Dorchain.\nEDOUARD SCHURÉ A MARINETTI :\nMon cher confrère,\nRentrant à Paris après une longue\nabsence, j'y trouve vos deux volumes\net vous demande pardon de vous\nen remercier si tard. J'ai lu d[un\ntrait votre fantaisie-bouffe très amu-\nsante sur D'Annunzio.\nSatire ou apologie? On ne sait,\ntellement la malice penetrante s'y\nmèle à une admiration sincère. En\ntout cas, c'est un portrait d'une\nressemblance criante.\nJe n'ai fait encore que parcourir\nvos vers remarquables dont l'impres-\nsionnisme tourbillonnant me donne\nle vertige, mais dont j'admire le\nrelief et la puissance sensationnelle\nde l'expression.\nVifs remerciements et cordiales\nfélicitations.\nÉdouard Schuré.\nHÉLÈNE PICARD A MARINETTI :\nMonsieur et cher grand poète,\nCombien je suis émue par votre\nsympathie! Je vous prie de croire à\ntoute la mienne, C'est moi qui suis\nfort en retard avec vous.\nVotre Roi Bombance est l'oeuvre\nla plus magnifiquement étonnante, la\nplus somptueusement amère quo je\nconnaisse.\nJe n'ai pas encore lu comme je le\nvoudrais, c'est à dire page par page\net vers par vers, la Ville charnelle.\nJ'arrive de la montagne, je pars\nincessamment pour Toulouse qui est\nnotre ville natale. Je lis peu en ce\nmoment, car je suis fatiguée, avec\nquelques désagréables mais peu sé-\nrieux désordres nerveux de la vue. Je\nsuis pour un mois encore condamnée\nau relatif repos. Je vous reparlerai\nun peu plus tard de votre beau livre\nde poésie. Ce que j'en ai lu m'a\nravie, étonnée, subjuguée. L'éclat de\nvos images est incoinparable. Votre\nfougue, votre force, votre enthou-\nsiasme, votre délire sont ceux d'un\ngrand poète. Je vous remercie de\npenser à moi pour Poesia. Je suis\nheureuse de figurer dans votre belle\nrevue. Voici ma photographie qui\ndate de l'an passé. J'y joins celle de\nmon mari, faite il y a quatre ans.\nJe vous prie de croire, Monsieur\net cher grand poète, à notre admi-\nration très vive, très profonde, à\nnotre fraternelle sympathie.\nHélène Picard.\nFRANCIS VIEIÉ-GRÌFFIN A MARINETTI :\nMon cher Poéte,\nVotre enthousiasme lyrique est de\nla poesie avant me me que vous ne\nsongiez à la formuler. Si je ne me\nreconnais pas, tout à fait, dans ce\nmidaillon, je vous y trouve, au moins,\ntout entier, et ce m'est un plus\ngrand plaisir.\nGomme j'eus raison de vous en~\ngager à développer en volume votre\npremière plaquette sur D'Annunzio!\nBravo, et longue vie à Poesia.\nFrancis Vielé=Qriffin.\nMARCELLE TINAYRE A M ARINETTI I\nMonsieur,\nJe vous remercie de m'avoir envoyé\nvos deux volumes qui se complètent\nsi curieusement et qui révèlent les\naspects divers de votre talent ironique\net pathétique. Je les ai lus avec un\nplaisir d'autant plus vif que je connais\nvotre Italie et que j'ai pu lire dans le\ntexte les poèmes de Carducci et les\nromans de D'Annunzio. Il me semble\nque j'ai, avec votre race, des affinités\nd'esprit et de cceur, et je ne me sens\njamais tout à fait dépaysee dans vos\nvilles et dans vos ìivres.\nJe vous remercie encore de votre\nenvoi et vous assure de ma cordiale\nsympathie confraternelle.\nMarcelle Tinayre.\nFERNAND QREQH A MARINETTI:\nMon cher Poète,\nExcusez mon silence, j'ai été très\noccupé tout ce temps-ci. Mais enfin\nvoici le poème inédit promis. Je vous\nle recommande au point de vue\ntypographique, la machine à écrire\nl'ayant recopié un peu"}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.13", "texte": "POESIA\n\nJ'ai lu votre D'Annunzio, plein de\nverve et cTidées. D'Annunzio n'en\nreste pas moins un grand romancier\net un dramaturge, moins grand, mais\ndont l'oeuvre a des parties géniales.\nMais votre livre ou l'admiration se\nrelève et se pimente, c'est le vrai\nmot, de truculentes ironies, est un\nlivre a garder, à consulter pour les\ndocuments neufs, et à relire pour le\nplaisir grand.\nA vous, mon cher Poète, bien\nconfraternellement,\nFernand Qregh.\nMARIUS=ARY LEBLOND A MARINETTJ:\nCher confrère,\nNous n'avons répoqdu tout de\nsuite, parce que nous voulions tout\nd'abord lire votre U Annunzio —\nd'une virtuosità si virulente, vraiment\ndes plus intenses et vibrantes —\n(c'est une joie de voir un Italien\nmanier si habilement notre langue)\n— pour vous envoyer une page de\nprose; mais nous n'avons rien en ce\nmoment qui soit digne de votre\nPoesia, et, ne voulant tarder davan-\ntageàvous répondre, nous renvoyons\ndonc à bientót le plaisir de vous\nadresser quelque chose. Nous serons\ntrès heureux de faire votre connais-\nsance, de parler de nos voyages ;\nétant nous-mèmes assez trotteurs par\nles contours de ce globe, nous avons\nmille questions à vous faire.\nVos bien devoués\nMarivs-Ary Leblond.\nPHILÉAS LÉBESGUE A MARINETTI:\nMon cher Poète,\nCe me fut une joie rare et long-\ntemps désirée que de faire à Paris,\nl'autre jour, votre connaissance per-\nsonnelle.\nJ'ai pu savourer, depuis lors,\ntout à mon aise et lentement, les\néblouissements de la Ville charnelle.\nVous ètes bien le plus tropical des\npoètes francais, et je vous admire\nprofondément de tout ce que vous\nsavez faire dire à notre langue dans\nle domaine de la « lumière intense ».\nJe n'ai pas oublié comme vous futes\ncourtois à mon égard, et je n'en fus\npas surpris, car de longue date nos\nbons amis Sansot et Klingsor m'a-\nvaient vanté justement l'homme autant\nque le poète\nJe ne crois donc pas etre im-\nportun en tenant vis-à-vis de vous\nma promesse d'un envoi de vers.\nOue si le caractère que vous dé-\nsirez garder à Poesia n'en permettait\npas l'insertion, je ne me blesserais\npoint de les voir écartés, tout en re-\nstant dispose à vous en présenter\nd'autres.\nJe vous renouvelle bien sincère-\nment, avec l'espoir de renouer bientòt\nconversation avec vous, lorsque votre\nPégase d'acier vous ramènera en\nFrance, l'expression émue de toutes\nmes sympathies admiratives, et je vous\nprie de croire à mon dévouement le\nplus loyal.\nDe tout coeur\nPhiléas Lebesgue.\nANDRÉ FONTAINAS A MARINETTI:\nTant de preuves, mon cher Con-\nfrère, de votre sympathie me vien-\nnent sans lassitude, et j'y réponds\nsi rarement, que je craindrais à la\nlongue qu'elle se lasse.\nVous devez savoir pourtant que\ndevant l'audace inventive de vos\nimages, votre puissance de mouve-\nment, l'abondance et la richesse de\nvotre oeuvre tumultueuse, j'éprouve\navec vertige une vraie admiration.\nMais que vous dire mieux que ne\nvous Font dit nos confrères, dont le\ntémoignage n'avait pas besoin d'ètre\ninvoqué, soyez-en sur, pour certifier\nauprès de vos lecteurs la puissance\net la nouveauté hardie de votre ta-\nlent ?\nAndré Fontainas.\nJOHN=ANTOINE NAU A MARINETTI:\nCher Monsieur et éminent confrère,\nJe vous remercie infiniment de\nl'envoi de la Conquète de tEtoiles,\nqui est un poème splendide ou l'on\nretrouve toute la fureur lumineuse\ndes étoiles et toutes les sublimes\nrages de la Mer.\nIl m'est doux de voir qu'originaire\nde TEgypte et de l'Italie, deux pays\nd'où tout notre pays sort intellec-\ntuellement — (Egypte, Grèce, Italie,\nGaule) — vous devenez, par le style\net la pensée, l'un de nos beaux et\ngrands poètes les plus francais.\nVeuillez encore agréer mes remer-\nciements et me croire votre plus\ncordial admirateur.\nJohn=Antoine Nau♦\nALBERT SAINT=PAUL A MARINETTI:\nMerci de vos précieux livres. Au\nmoins, vous prouvez, vous, que la\npoesie est un enthousiasme, et non\npas une sèrie de petites sensations\nbien alignées.\nJe vous en félicite, et encore une\nfois merci!, en vous recommandant\nde ne pas oublier de m'adresser la\nsublime Poesia.\nAlbert SainUPauL"}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.14", "texte": "(Disegno di U. VALERI)\nM.me JANE CATULLE MENDÈS."}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.15", "texte": "L' AMANTE\n\npar JANE CATULLE MENDÈS\n« Toi qui parles avec d'adorables accents\nSi près de mon émoi, si près de tout mon ètre,\nQue chacun de tes mots, avant de le connaitre,\nJe l'accueille et je le pressens,\n< Toi qui contes ta fièvre aigué et ton cher trouble\nEn l'hommage sacré de tous les beaux serments,\nCependant que nos cceurs dans leurs embrassements\nSont une fiamme unique et doublé,\n« Toi dont le soufflé vient sur mes yeux s'adoucir\nPour me mieux pénétrer, et dont la voix est telle\nQue sur mon corps tendu passant comme un coup d'aile\nElle est l'archet de mon plaisir,\n« Ta voix de volupté, de fraìcheur et de houle\nFaite pour proclamer les plus beaux chants humains\nEt qui se répandant aux paumes de mes mains\nEst de l'eau vive qui s'écoule."}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.16", "texte": "POESIA\n\n< Toi dont les yeux brulés suaves et tremblants\nSont pareils, sous leur voile, à la lune cernée\nPar le halo qu'y mit Torageuse journée\nAux lourds instants étincelants,\n« Toi dont la chaude bouche est toute contractée\nComme celle d'un chaste et violent martyr,\nToi dont le front voudrait dans mon cou s'engloutir\nAinsi qu'en une nuit lactée,\n« Visage lumineux des plus divins reflets,\nVisage torturé des supplices suprèmes,\nO visage d'amour, ne dis pas que tu m'aimes,\nDis seulement que je te plais.\n« Ne dis pas que du fond extrème de ta vie,\nNe dis pas que du jour premier où tu naquis,\nQue de tes voeux d'enfant, de tes rèves exquis,\nQue du feu sourd de ton envie,\n« Que de tout toi, toujours, c'est moi que tu voulais,\nMes extases, ma gràce et ma mélancolie,\nDis que je suis charmante et que je suis jolie,\nDis seulement que je te plais.\n« L'Amour par qui l'on peut tout créer, tout défaire\nEn un inéxorable et radieux transport,\nL'Amour par qui l'on est fatai comme la mort\nEt fragile comme le verre,\n« L'Amour! pour des baisers dans une nuit d'été,\nPour un peu d5 abandon, de douceur ingenue,\nPour un peu de brulure et d'angoisse inconnue,\nCrois-tu donc qu'il t'ait visité!\n« Plus fort que la chair forte et que le mysticisme,\nSais-tu bien ce qu'il est, ce qu'il veut, qu'il ne craint\nNul autre dieu, qu'à se plier rien ne Tastreint,\nQu'il se rit de tout ostracisme ?\n« Sais-tu, lorsque soudain, prés de nous il parait,\nPourquoi le corps vivant devient une statue,\nCependant que s'Inoraste en l'àme qui s'est tue\nLa ligne en feu de son portrait ?\n« Quand il nous fait heureux ce bonheur nous déchire,\nEt quand par lui l'on souffre, on est une douleur,\nBelle comme un soleil, exempte de malheur,\nEt chantante comme une lyre.\n« Nulle insuite jamais ne nous peut outrager\nS'il a posé sur nous ses yeux de sortilége\nEt s'il nous a choisis, par ce grand privilège,\nRien ne nous est plus étranger.\n« Le bien qu'on fait, quand il commande, est sans mérite,\nTant il est devenu le maitre originel,\nEt quand on fait le mal on n'est pas criminel\nSi l'on obéit à son rite.\n« Quoi que l'on accomplisse on est sans repentir,\nOn ne peut plus parler qu'avec obéissance,\nMéme à son ennemi plein de méconnaissance\nOn ne daignerait plus mentir.\n« On est un grand silence au milieu des vacarmes\nEt la voix de la mer quand n' existe aucun bruit,\nOn est l'azur du jour, le rève de la nuit,\nLe fleuve de toutes les larmes.\n« N'est-ce pas que c'est tropP Cher front qui t'étoilais,\nSache bien écarter de ta tendre pensée,\nCette possession épuisante, insensée ;\nDis seulement que je te plais.\n« L'Amour ! ceux qui n'ont point connu sa ressemblance,\nL'intrigant plein d'alarme et les petits savants,\nVois, tous ces hommes-là ne sont pas des vivants\nSous leur stèrile vigilance."}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.17", "texte": "POESIA\n\n« Mais ce phtisique blanc sous la laine des plaids\nEn a gardé la convoitise illuminée; (\nAh! le surnaturel de sa face affinée...\nDis seulement que je te plais.\n« Sais-tu qu'après la mort, comme le coeur des saintes\nLes coeurs de deux amants qui se seront aimés,\nRépandent à jamais les parfums embaumés\nDes jasmins et des hyacinthes.\n« Écoute autour de toi tinter mes bracelets,\nVois comme je suis douce, ardente et sans mystère,\nRedolite d'éveiller tout ce que j'ai fait taire,\nDis seulement que je te plais.\n« Meme quand nous irons dans les villes sublimes,\nQui sont le tempie immense à l'Amour consenti\nEt que Y homme ignorant son génie a bàti\nAvec des pierres et des limes,\n« L'endormeuse Venise aux couchants violets,\nNaples qui tint son nom chantant d' une sirène\nAthènes qui par V art est notre souveraine,\nVersailles où dort un palais,\n« Rome auguste, son Capitole et ses Arènes,\nBruges et la moyen-àgeuse Nuremberg,\nEt puis notre Cité veillant le monde expert,\nParis, roi de toues les reines,\n« Mème dans leurs jardins de roses et d'oeillets,\nQuand la nuit est parfaite, admirable, effrénée,\nDe ta magique voix, de ta voix obstinée,\nDis seulement que je te plais.\n« Car il est là, partout, qui nous guette et nous vise\nTiens, regarde là-bas, sous l'arbre, au fond du pare,\nGomme il rit en dessous, comme il bande son are\nDans T air que son geste divise.\n« Pour désarmer ses yeux où pointent des stylets\nEt les jeux de sa gràce et de sa brusquerie\nPour ton bonheur sans risque et pour que je sourie,\nDis seulement que je te plais.\n« Quoi, des pleurs dans tes yeux ? Allons, vas-tu me croire ?\nAh ! serre dans tes doigts mon visage enchanté,\nLève-le vers le jour et vers la verité,\nVers T essentielle victoire,\n« Et comprends, tout V esprit à moi seule attaché :\nSi tu n'as pas concu sans effroi qu'il périsse,\nLe rève que je suis, Myriam, Béatrice,\nCléopatre, Hélène et Psyché,\n« Si ton ètre n' est pas comme un métal qu' on forge\nSous le martèlement dur de ta passion,\nSi tu ne sens de ta poitrine en fusion\nDu feu monter jusqu'à ta gorge,\n« Si tu n'as pas le coeur fabuleux de Tristan,\nSi de m'avoir brisée entre tes bras fidèles,\nTu ne crois pas ta chair et ton àme immortelles\nSi tu ne m' aimes pas, va-t'en ! »\n\nJane Catulle Mendès.\n\nNB. — POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nPOESIA ne publie que de i'inédit."}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.18", "texte": "POESIA\n\nA CLAUDE DEBUSSY\n\nNoi vogliam selve di sogno: verdi intrichi, ramure\nsu cui batteron milioni di soli, ombre ove il giorno\nnon sia che la notte meno inabissata.\nE silenzii,\nfatti — silenzii — di sonori palpiti ma fuggitivi\ncome le code a le larve\nde le salamandre candide canadaesi.\nNoi vogliam cerchi d'acque a le fontane e piedi nudi rosei\ndi donne perdute su gli strami d'oro.\nDe la vita non ci tocca, no, l'ora.\nOdiamo ciò che appartiene a la vita, uomini specie.\nAmiamo gli atomi e quel che ne disegna,\nsu gli atomi, il pensiero. Grandi ombre le cose.\nMusica da l'intorno, se l'intorno sia la rocca\nben conquistata, su la cima azzurra, entro il meandro verde.\nAmiamo anelli a le dita e castelli alti sul mare.\nBello al profondo gorgo gettare il cerchio piccolissimo !\nQuasi non s'ode il tuffo de l'oro e de la perla\nnel baratro ove nasce il sole e la madrèpora.\nMa l'orchestra dà il brivido che affonda.\nLa nostra mente è come un fastigio di torre\ncon pire ardenti contra un sinistro mare.\nQualche nave è là, sempre, fulgida che giunge:\nqualch'altra squallida come l'ombra d'un corpo chiaro ;\ntutte fantasime, navi chissà donde salpate,\nequipaggiate di spetri, velate di pelli di donna\no di sudarii, vanesse o smerinti, farfalle d'aurora o di crepuscolo,\nla luce — ecco — le chiama! Vengon voluttuose\na l'ardore, a l'amore. Il faro freme e gonfia\nl'anima de la fiamma ebbra di fame.\nE la lettera che giunge? Oh di lontano\ngiungono lettere pallide cerulee! Sigillano,\nne le linee flebili, il Mistero : sigillano,"}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.19", "texte": "POESIA\n\ncroste di cere d'oro e di sangue, l'anime di carta.\nE legger tali scritti fu nuotar sul viluppo\nd'onde armoniali calme, perfide, precipiti\ncome le chine che menano\na l'estreme curve del Globo sui mappamondi.\nLettere furono che scrivemmo con penne\npropaginate a legni, a nervi ed a metalli\nd'orchestre microscopiche ma intese\na un megalomaniaco delirio.\nE leggersi dovean, su, verso un mare\nfolle di subitanea tempesta verde\ne dovean, quello, quasi un gesto Nettunio, ecco, placare.\nCome al topo che fugge\ndentro l'androne de la più sozza fra le cave chiuse ;\ncome al ferro che cigola,\ndel gran chiavarne, dentro la toppa roggia di suo sangue;\ncome al pie' che perscruta\nl'ombra del grado e preme il velluto a la rogna\ndei secoli e discende battendo il ritmo de la tenebra\nche tace e che risponde :\nudimmo, chini al vortice automale,\nfremere la capace urna del Teatro:\nentrammo nei mondi bassi, fummo l'anìmula furtiva,\nil fossile gelato, la crittogama nauseabonda :\nda l'estasi a l'incubo, ebbimo i mille e mille e mille nervi,\nonde viviam, sommossi\npel frenetico spasimo dei suoni. La vita ebbe quel suono\nch'è la vera Vita. Ala a lo spazio.\nAmammoìfsu le fontane orofonde.\n4 f> *■\nE sentimmo\ncome non altro amare sia.\nLe fontane profonde che finiscono sul mare !\nLa fresca aura tra fasce di salmastro ; l'onda,\ngiù, che specchia le lune varie\ne i pallidi volti degli amanti e gli occhi e gli occhi\nneri lontani lucidi orifizi di pozzi : e il mare\nsenza fine di ventre : e il cavo in suono\ncome tridacna: il cavo angusto, la vena del mondo,"}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.20", "texte": "POESI A\n\nla fontana dei giuochi, bocca di morte,\nla vagina de la vertigine e de la voluttà.\nMusiche, noi sentimmo, venire su da le fontane :\ne parevano, gli echi di quella bocca rosea giovinetta\n(che folleggiava vivissima\nsu l'orlo sepolcrale), echi renduti da una bocca sfatta\nd'annegata amorosa ferma tra le bisce, là giù.\nE sentimmo quel brivido de' gangli (i più cordiali)\nch'ogni uomo preso sente\ndi scagliar la sua donna\nne l'abisso.\nE fummo a le grotte azzurre. Prima che sorga la luna.\nA le grotte dove il mare abita sonando e lacriman gli schisti,\ngrandini, forse, di perla. E le meduse frusciano\na le superfici dei baratri e fanno bave\npiù luminose che. al centro dei cieli, il Serpe Latteo.\nFummo a le grotte con l'anime aggrottate e i visceri\nscorsi da vermi gelidi. Negli occhi era il profondo\ncon il groviglio dei misteri ottici\nonde il cervello buio\npare lanterna da' mali spenti vetri.\nSoave era l'amare dentro le grotte azzurre.\nI piedi si nudavano nel passo. Le musiche\nstrane e possenti facean che si toccassero ne l'abbandono felice.\nLe ignude polpe de le gambe osavano\nbaciarsi a l'ombra pazza. La donna\nera carne de l'uomo. In delio ai baratri\ntremavano gli alluci del venereo gusto verticale.\nUna luna sboccia, tra i mondi piccoli, a l'azzurro.\nLe nuvole passano, ripassano.\nNudi, sul fango, la luce rivela i morti di sonno e di fame\nche dormono, che sfamano di sogni. Viluppo di cenci\ne di carni! Ma palpitano, palpitano i cadaveri!\nLa carestia li spinse a la grotta fruttuosa del mare.\nCapegli e barbe mescolisi tra le zostere. Socialità!\nL'umanità cammina su le salme degli uomini.\nUnico uguale il mare! Uguaglia unico il mare!\nO mare, o mare, avanti ! Piglian, cui dorme, i pesci !"}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.21", "texte": "POESIA\n\nDi squamme argentee veste, l'onda, i letargi.\nL'alici fanno il brivido intorno alle carogne.\nE vanno e vati, tra i gorghi. Che sarà mai dei tre che dormono !\nDice l'orchestra (a chi la crede): — io non so: vadano!\nLe gelosie sui talami vedemmo.\no\nSentimmo fremere le corde de l'odio loricate d'amore.\nLe voci del sospetto erano profonde\ncome gl'imbuti dei vulcani: e i fiati maritali erano lezzi\ndi solfo e di bitume. La chioma d'oro de la dama\nfragile bianca flessile, fatta per morir schiantata\ndi voluttà su guanciali d'aria,\nla chioma, abbruciacchiava a l'alito mortifero.\nLa musica avea l'odore degli asfalti.\nTossimmo ai gruppi de le note nere. I fumi\npassavano le soglie de le atmosfere.\nErano le nuvolaglie mobili.\nCresceva un uragano dai lampi violacei e purpurei.\nLa gelosia, sul talamo, tonava. La donna bionda\nmentiva per salvarsi al bacio adultero\ne, temendo le folgori, pregava in cuore\nil Dio loquace\nnegli ottoni dal croscio ventrale nei contrabassi di cupa laringe\nEbbimo le vene ch'erano foreste su giardini d'amore.\nL'inestricabil gioia quasi fetale confinava con fremiti di linfe\nultramillenni. Noi, caduchi, sentimmo la propagine\neterna degli amori verso i futuri de l'Infinito.\nLa musica fu la sorte per cui s'allungano i sensi\nquotidiani : abbracciammo le ombre calde sinuose,\ne stiracchiammo le cuoia ne la convulsa spira de la voluttà.\nMorimmo su la bocca profonda come l'Ignoto:\n— era il terror de la ventosa\nquel ch'esaltava il brivido — sentire il sangue\ne la luce degli occhi andare entro una notturna rete di ragno:\nera toccar con la tetanea cima de le dita mortali\nil furibondo spasimo dei cieli d'oro.\nOh l'amore che s'ama\ndentro una sciolta chioma bionda come il sol neonato !"}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.22", "texte": "POESIA\n\nQuell'amore, di sera,\nsotto la finestra che un cuor di fiamma chiuso entro raccende,\ne la selva è fiorita a giardino e il salce bruno è una capellatura\ndi centomila fili pari a la bionda!\nOh legate quei tendini de la disforme natura\nl'un l'altro, oh grovigliate la matassa\nmaravigliosa d'oro e d'argento, oh suscitate\nla tempesta che sa le vie delle corde, il bacio de l'amante,\nil soffio de la luna, l'ululo de la strige, il passo del marito!\nLa musica frema paura pei cuori del mondo\nsotto gli astri vigliaccamente complici e sicuri.\nE dican, le tiorbe de l'abisso : — O Melisanda,\nnei feretri, le donne bionde\nsono, come tu sei, legate a una chioma di salice\neternamente: eternamente durano legate\ne i baci vengono dai mille rivi de la terra\ne oofni bacio divora un nervo di dolcezza.\nLa voluttà corrode l'ultimo lembo molle de la carne\ncome l'acqua, come il cimbice. Resta\nla lucentezza candida de l'anima d'osso.\nCome la Pesca Trionfo\nla donna bella ha un nòcciolo. —\nEntrammo ne la camera de l'amore in peccato\ncon gli occhi dei fanciulli. La musica fu l'atto\ndel sollevarci ad altitudini di specola. Scricchiolaron i muscoli\nde l'uomo grande e forte e nevicato a le barbe.\nNoi provammo la voluttà de l'alto\ne del sostegno. Guardammo con bulbi d'innocenza,\nvedemmo le nudità che si fondevano contro la notte esclusa:\nl'uomo amava la donna entro la luce. E rispondemmo,\na le inchieste de l'adulto giustiziero,\ncol malizioso silenzio di quei che un dì saremo :\no adulteri o spie. Mariti mai. Abbrividiva\nla notte come un paradiso capovolto:\nerano stelle in luogo di lucciole\ne lucciole in luogo di stelle. Gli alberi ascesi\nalitavano i dubbi de le nubi radenti : erano abissi bianchi\nin vece di viali sulla terra azzurra: molto venata di sentieri"}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.23", "texte": "POESIA\n\nstava la verde volta. L'orchestra vomitava\nglobuli di metempsicosi, erano veli\nche ventolavan spessi come sacchi d'ombra :\ngli amanti si amavano fino al perdersi,\nteste spremute dai cicli gioiosi dell'amplesso.\nO notte, il sacramento musicale era sì grande\nche l'amor parve la morte penetrata.\nCantavano le vene dei sepolcri ebbre di linfe,\nla teodia degli atomi stormiva, l'essere\n— sbucciato da la carne — andava andava andava\na' cavalier dei rezzi. Morto è Pelleas\nbevendo gl'Infiniti con la bocca adolescente\ne seminando, di suo sangue,\n7 o 1\nrose per l'orto indefinibile, rose rosse\ncome le stelle pazze in cima degli agosti.\nGolaud torna,\ncol brando floreale,\na spruzzar di bocciuoli cuoriformi le pareti\ndel talamo. Fiori avrà Melisanda per la bara,\nfiori la cuna de la bimba sua, il giorno\ndel Battesimo, se battesiman bimbi in Allemonda.\nE darà la tua musica di nuvole, con un rintocco\ndi campana, sovra,\ngli spiriti, in punta di piedi, de la Morte\nche entrano da le finestre, siano aperte o chiuse,\nne la casa de l'Uomo — l'infimo e il supremo —\no Fauno\ndei boschi pomeridiani\ndove i sogni soffiano ritmi liberi\ndentro i calami de l'Avvenire!\nVINCITORE DEL r CONCORSO DI « POESIA ».\n\nPaolo Buzzi"}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.24", "texte": "POESIA\n\nInsοnnia primaνerile\n\nRidono in cielo pallido le stelle\nvicine ; si potrebbero toccare\nin quel brulicar lieve d'oltremare\nche le confonde, innumeri sorelle.\nSgorga a fiumane nella notte fonda\ntutto l'azzurro dei miei sogni ; in alto\ns'è diffuso in vertigini il cobalto :\nla luna mollemente vi sprofonda.\nI canneti stormiscono, le forre\ninargentate fremono ai profumi ;\nbisce in amore discendono ai fiumi\nper nuovi allacciamenti ricomporre.\nTutta l'umanità beve negli otri\ndel desiderio, a garganella, e grida\ncon una piccoletta ansia omicida;\ni ranocchiacci s'amano nei botri,\nse la Lussuria inerme e fuggitiva\ni satirelli vede ingazzurriti,\npazzi d'amore, come ermafroditi\nche si masturban con la man lasciva !\nEd i torrenti scivolano. E calda\nl'aria: s'odoran gelsomini e carne:\ngelsomini nascosti nella carne,\nlanguore ignoto, gelosia ribalda.\nCom'è dolce, mio Dio, questa sordina,\nterribile sordina angelicale,\nche fa vibrar la mia spina dorsale !\nTutta la terra è avvolta in una trina\nmolle, desiderosa, e la notturna\ninsonnia ricamata di stupore\nsembra martelli nelle orecch e Tore\nd'un'infinita angoscia taciturna....\nE nostalgia che m'accarezza in brividi\nlunghi come l'arcata d'un violino:\nla notte chiara è simile a un mattino\ndi trilli azzurro e di profumi vivi.\nOnd' io sogno di satiri caprigni,\ne li rimiro in trepida esultanza\ndisputarsi ghignando una lor ganza\nselvaggia e fiera in suoi gesti maligni.\nLa femina sa d'anatra e di stalla,\ned ha capelli rossi come il rame;\nil desiderio che la rende infame\nla fa sbiancare nella faccia gialla.\nFugge alla zuffa, e tiene stretto al seno\nun efebuccio scarno che la morde\nnel collo; s'apron le sue labbra ingorde\ninaudite, e verdi di veleno.\nFuor della selva dietro alla Lussuria\nsaltano allora i satiri imbizziti,\ne la femina chiama in suoi bramiti\ngli adoratori alla novella ingiurìa.\nQuante volte dormi sotto alle stelle\ned ai cornuti offrì, fondo bacile,\nil ventre molle e l'ansia giovanile,\ne il latte azzurro delle sue mammelle!"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.25", "texte": "POESIA\n\nE li chiamò nella sua stretta floscia\ndiversamente!... E rise alla caprigna\nfoga, ed ansò terribilmente, arcigna\ne insoddisfatta della propria angoscia,\ninarcando la schiena al sitibondo,\npoi che la vulva in folle attorcimento\nparea volesse tutto in un momento\ninabissare il rantolo del mondo!...\n«• «•••••••• e C •\nMa in un sol punto - istinto che non falla -\nella è raggiunta da tre gridi esperti :\nO gran puttana ladra, v'ho scoperti!\nTi copriremo come una cavalla!...\nE la prendono i satiri rapaci,\nstrappandole i lunghissimi capelli:\nfremono tutti come gli arboscelli\nal vento: in aria è odor caldo di baci....\nVINCITORE DEL II CONCORSO DI « POESIA ».\n\nEnrico Cavacchioli\n\nA MARIΝETTI\nTristan Derème.\nEnvahissant les prés, les jardins, les labours,\nLa horde aux doigts crochus de ces poéticules\nDans les oeuvres des morts se taille des pécules,\nEt pille les vivants sans clairons ni tambours.\nRessemeleurs en toc, marchands de calembours,\nLa couronne est trop large à vos fronts minuscules!\nElie glisse, écrasant vos maigres clavicules\nDu laurier profané qu'obtinrent vos débours.\nMais pour toi qui vètu des pourpres triomphales,\nFais beugler le troupeau des cuistres boucéphales\nEt les braillards et les joueurs de mirlitons ;\nPour toi qui vas chantant le Rève qui t'énivre,\nGrand cavalier parmi la tourbe des piétons,\nLa Gioire embouchera ses trompettes de cuivre !"}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.26", "texte": "POESIA\n\nŒuvres Posthumes Inédites\nD'Alfred Jarry\nL'OBJET AIMÉ\n\n(\" POESIA „ VIENT D'ACQUÉRIR LE DROIT EXCLUSIF DE PUBLIER LES CEUVRES INÉDITES DE L'AUTEUR D' \" UBU ROI ,,\nQUI PARAITRONT SUCCESSIVEMENT)\nPASTORALE EN UN ACTE\nPERSONNAGES\nL'OBJET AIMÉ LA FORCE ARMÉE (2 PER-\nAI. VLEUXBOIS SONNAGES)\nLE RIVAL HEUREUX CHCEUR DES DIVINITÉS BO-\nLE MAIRE CAG-ÈRES\n{La scène reprèsente un vert bocage. — Accessoires :\nà u?i hètre soni suspendus une houlette, ime lyre, une\ngourde rustiqìie et autres ornements bucoliques.)\nSCÈNE I.\nL'Objet aimé, puis M. Vieuxbois.\nL OBJET AIMÉ (traverse la scène e?i chantant:)\nOyez, oui, ouTs Le gazouillis\nSous la feuillée, De l'oisillon.\nSous le fouillis, Sous k charmiHe\nOyez, oyez Que 1>aube\nmouille\nDans le tailiis, Perle son trille:\nOyez, oyons Cornine il gazouille!\n(M. VIEUXBOIS entre pendant ces couplets et reste en\nextase, mais de /'OBJET AIMÉ, et essaye mala-\ndroitement de r èpe ter son chant.)"}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.27", "texte": "POESIA\n\nL'OBJET AIMÉ (S' èloignanf). M. VIEUXBOIS.\n(Ensemble)\nDans la taillis Dans le taillis\nOyez, oyons Oyez, oyons\nLe gazouillis Le gazillon\nDe l'oisillon. De l'oisouillis.\nSous la charmille Sous la charmille\nQue l'aube mouille Oue l'aube mouille\nPerle son trille : Perle son trouille :\nComme il gazouille ! Comme il gazille !\n(L'OBJET AIMÉ\nSCÈNE II.\nM. Vieuxbois, seul.\nM. VIEUXBOIS.\nElle est charmouille....\nNon, je bafouille:\nElle est charmante! Eh, mais,\nLe voilà bien\nEn sa beauté suave et son chaste maintien,\nL'objet pour qui mon coeur prend feu comme la poudre,\nSeul objet de mes\nAmours désormais:\nL'Objet aimé!\n( Tonnerre, èclairs. — M. VIEUXBOIS est culbutè.)\nEh! mais, le vpilà bien aussi, le coup de foudre!\nC est le coup de foudre ordinaire.\nAussi pourquoi sortir sans un paratonnerre.\n(se relèvant)\nj'y vois trent'-six mille chandelles,\nMais je ne vois plus Tinfidèle.\n(<gr impani sur un ter Ir e)\nD'un poste élevé Tceil embrasse\nUn plus large espace.\nMais je n'embrasse point, hélas,\nNi n'embrassai jamais\nL'Objet aimé.\nLe temps de gravir ce talus,\nLObjet aimé nest déjà plus.\nLà, là!\nHélas !\nL'Objet aimé s'eri va, l'ingrati\nElle emporte ma vie\nEt mon coeur Ta suivie\nEt mon coeur la suivra.\nUn sort jaloux me l'a ravie:\nJe désespère....\nMais tu me restes, toi, vieux sabre de mon pére, .\nSac à papier, sabre de bois!\nVieux sabre du pére Vieuxbois,\nQui fut en son bon temps caporal à chevrons;\nEt puisqu'il faut mourir, mourons!\nMourons ! mourons ! mourons ! mourons !\nCHCEUR DES DIVINITÉS BOCAGÈRES.\nOyez, oui, oui's\nSous la feuillée, etc.\n(.De petits oiseaux viennent voleter autour de la tète\nde M. VIEUXBOIS.)\nM. VIEUXBOIS.\nO Parque! apprète tes ciseaux!\nMourons ! (sanglot) pour les petits oiseaux !\n[Il se transperce et tombe sur le dos. — Apothèose\ndes Divinités Bocagères et des oisillons.)\nSCÈNE III.\nLe corps de M. Vieuxbois,\nLe Maire, puis La Force armée (deux persomtages).\nLE MAIRE.\nIl y a du procès-verbal dans l'air\nJ'ai le flair!\nProm'nons-nous par monts et par vaux"}, {"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.28", "texte": "POESIA\n\nA la recherche de bons et beaux\nDe bons et beaux\nProcès-verbaux.\nCar eli' serait amère\nL/existence du maire\nSans quelque bon petit procès-verbal\nDonc vous, force armée, suivez,\nJusqu'à ce que j'aie trouvé.\nLA FORCE ARMÉE.\nC'est nous la Force armée,\nNous montons la faction.\nDes meilleur's intentions\nNous sommes animée.\nSuivons r habit,\nL' habit du maire !\nDonc il n'est pas ordinaire.\nIl éblouit, il ébaubit !\nEt la Force armée suit 1' habit.\nOuéque chos' nous dit\nOue c'est l'autori -\nTé suprèm' qu' habi -\n- Te dans un habit\nD'un tei acabit.\nSuivons T habit !\nQuand la manche droite a fait ca\nA ce signe Ton obtempère.\nOn se dit qu'il faut faire\nPar le flanc droit!\nQuand la manche gauche a fait ca\nOn se fourre dans la caboche\nQue c'est qu'il faut faire\nPar le flanc gauche !\nQuand\nLes pans\nVont au vent\nDe facon extraordinaire\nC'est sign' que le pas s'accélère:\nSuivons l'habit!...\nLE MAIRE (apercevant M. Vieuxbois).\nInterrompez votre trajet\nCar j'ai trouvé — halte! — un sujet\nUn sujet de procès-verbal\nBon et légal.\n[Saclressant oit corps de M. Vieuxbois .*)\nSujet, la loi te donne son baiser !\nLa loi te prend en son martyrologe.\nVoici de qui verbaliser\nAu moins pendant deux heur's d'horloge.\n[S* installant à ècrire.)\nVieil usage féodal\nO'aucun progrès n'amoindrit,\nCe procès qu'on dit verbal,\nVerbal, de viv' voix, vocal,\nCe procès qu'on dit verbal\nSe rédige par écrit.\nL'assassin n'est point ici prés. Donc j'élucide\nOue c'est un suicide.\nLa victime s'est suicidée.\nA vous, Force armée! procédez.\nLA FORCE ARMÉE.\nProcédons, Force armée,\nAux constatation....\nDes meilleur's intentions\nNous sommes animée.\nAllons, sans tant d'embarras,\nLevons-lui d'abord les bras.\n• ( On entend un tintement metalli que?)\nOuand la manche gauche a fait ea\nOuéqu' chose a chu de d'ssous son bras !\n{On dccouvre le sabre qui est tombe, de dessous\nbras de M. J/ieuxbois.)"}, {"page_pdf": 29, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.29", "texte": "POESIA\n\nLA FORCE ARMÉE, LE MAIRE.\nAh ! ! !\nLE MAIRE.\nDans ce delire où sa raison sombra\nL'épée a passe sous son bras.\nLES TROIS.\nL'épée a passé sous son bras !\nIls se retirent avec d\nmépris M. Vieuxbois.)\nSCÈNE IV.\nM. Vieuxbois.\nM. VIEUXBOIS (seul,\nAh1!!\nDans ce... delire... où ma... raison... sombra\nL'epée... a passe sous... mon bras!\nSCÈNE V.\nM. Vieuxbois, sur son séant à la mente place (levrière\nun bosquet devant lequel passent, enlacés, L'Objet\naimé et Le Rivai heureux.\nL'OJBJET AIMÉ.\n«Vous ètes mon lion superbe et généreux. >\nLE RIVAL HEUREUX\nNon? je suis simplement le Rivai heureux!\nI\nPar ces chaleurs estivales\nje vais par mont et par vai\nSans laisser nul intervalle\nEntre noce et festival,\nCar cest moi l'Heureux Rivai!\nL'OBJET AIMÉ\nCar c'est toi l'Heureux Rivai!\nM. VIEIJXBOIS, (à part\\\nCar c'est lui l'Heureux Rivai!\nLE RIVAI, HEUREUX\nII\nJe bois, je mange, j'avale,\nMon poids crève mon che vai,\nMon ventre tombe en aval,\nMa trogne fait carnaval,\nCar c'est moi l'Heureux Rivai !\nL'OBJET AIMÉ.\nCar c'est toi l'Heureux Rivai!\nM. VIEIJXBOIS, (à part).\nCar c'est lui l'Heureux Rivai!\nLE RIVAL HEUREUX.\nIli\nCombat terrestre, ou naval ?\nMes co-rivaux se cavalent\nDe Paris jusqu' à Lavai..\nMentori rond, visage ovale,\nC'est bien moi l'Heureux Rivai!\nL'OBIET AIMÉ.\nC'est bien toi l'Heureux Rivai!\nM. VIEUXBOIS (à pari)\nC'est bien lui l'Heureux Rivai !\nL'OBJET AIMÉ.\nVous ètes mon lion superbe et génereux\nEt par-dessus le marché le Rivai Heureux."}, {"page_pdf": 30, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.30", "texte": "POESIA\n\nM. VIEUXBOIS (à pari).\nDésespoirs superflus!\nElle ne s'en va plus!\nTiens! Il ne tonne plus.\nMais comment? la foudre\nNTa pas mis en poudre\nCes rivalités\nEt ces privautés,\nCet homme fortuné qui s'attache a ses pas\nEt mème à ses appas?\nEt bien, c'est moi qui vais faire la foudre,\nTel Jupiter,\nEt pour ce faire\nEt le fair' taire,\nAvec ce fer,\nLe mème,\nEn découdre !\nCar je Taime.\n(Haut, au Rivai heureux :)\nMais s'il n'a point tonné, elle ne t'aime point!\nTu ne l'as point senti, dis-moi, le coup de foudre?\nLE RIVAL HEUREUX.\nPas besoin:\nAffaire d'habitude.\nNulle bergère,\nPlus ou moins bocagère,\nNe m'est étrangère.\nEt j'ai quelque aptitude\nA contempler la vie avec béatitude,\nSans tintouin.\nLa vie est bonn', l'amour est bon et je le garde\nM. VI EUXBOIS\nAlors, et naturellement, — en garde!\nL'OBJET AIMÈ (paisiblemeni)\nO mon Dieu,\nJe ne veux\nFormuler aucun voeu.\nS'ils se font du mal,\nMei ca m'est égal.\nMais celui qui sera vainqueur\nAura, bien entendu, mon coeur,\nCar il se proclamerà\nDe par la force de son bras\nMon lion généreux, mon lapin angora !\nLE RIVAL HEUREUX et M. VIEUXBOIS.\nCher Objet!\nL'OBJET AIMÉ\nEt comm' ca n'y aura rien d'changé:\nPassez l'Objet!\nLE RIVAL HEUREUX et M. VIEUXBOIS,\nPassez l'Objet!\nL'OBJET AIMÉ\nCelui qui s'ra vainqueur des deux,\nCe s'ra lui le Rivai heureux\n[Ils croisent leurs èpees. — Voix clu MAIRE, à la\nca?itonadef dentière le RIVAL HEUREUX).\nVOIX DU MAIRE\nMais quoi donc? Le procès,\nOn s' tracasse, Le succès,\nOn s' fracasse, Le décès,\nOn s' fricasse! Frais, tout frais,\nY a d* la casse? Et les frais\nCa sent bon Que je Trai\nLa pap'rasse, Par après !\n(Le RIVAL HEUREUX se retourne potir ècouter)."}, {"page_pdf": 31, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.31", "texte": "POESIA\n\nM. VIEUXBOIS.\nMa conscience en vain gémit et beugle,\nJe crois que je vais fair' quelque chose de veule,\nParc'que, hélas, la passion aveugle!\n{Il frappe leRIVAL HEUREUX — L'OBJET\nAIMÉ pousse un cri. — Entre MAIRE.)\nSCÈNE VI.\nLes mèmes (LE RIVAL HEUREUX est tombt sur le ventre).\nLe Maire.\nLE MAIRE (jovialemente — Suite de /'air).\nEnfin j'ai Pris sans vert,\nUn sujet! Découvert.\nPour le maire Or ca, ver -\nTout s'éclaire: - Balisons\nLa victime, A foison!\nCet homm'sain, Produisons\nA fait r crime Gomme il faut\nEt T larcin, La prison,\nPercé 1' sein L'échafaud....\nDe l'assassin, Mais gazons.\nPauvre hère Votre nom?\n(L'OBTET AIMÉ sanglote.)\nM. VIEUXBOIS.\nDouces larmes\nEperdues....\n( Cherchant par terre, sans avoir Vair de rieri.)\n[A pari) Mais mon arme\nEst perdile.,..\n(.Dèracinant un jeune arbre. )\nCeci, quoiqu' n'étant pas en fer\nFera l'affaire.\nAprès un crime monstrueux\nN'y a rien de mieux qu' d'en faire un s'cond.\nA coups de sauvageon rioueux,\nA coups de noueux sauvageon\nDans T vie' faisons ce s'cond plongeon.\n(Couchant le MAIRE d' un coup de bàton à còte du\nRIVAL HEUREUX.)\n(.Haut) Plat! dans l'oeil!\n.... Farce qu'hélas, la passion aveugle\nL' OBJET AIMÉ et M. VIEUXBOIS (enlacès.)\nC'est le bandeau d'amour qui nous aveugle ensemble.\nL'OBJET AIMÉ.\nIl me semble\nQue tu trembles ?\nM. VIEUXBOIS.\nL' froid des pòles\nOu d'ia Nouvell'-Zemble\nMe gèl' les épaules,\nMe coul' dans les membres,\nM' fait claquer les g'noux\nMeme à tes genoux.\nL'OBJET AIMÉ et M. VIEUXBOIS.\nMais qu il est doux\nDe trembler ensemble !\nM. VIEUXBOIS.\nCe s'rait bien 1' moment\nD'un déguisement\nA l'abri duquel,\nAvec l'aid' du ciel,\nJe ferais d' la vertu\nA bouch' que veux-tu !"}, {"page_pdf": 32, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.32", "texte": "POESIA\n\nL/OBJET AIMÉ (montrant le corps du MAIRE)\nMais ce bel habit\nAux boutons fourbis,\nVoilà l'alibi!\nVous serez plus chaud'ment,\nVous serez charmant\nSous ce déguisement,\nO mon bel amant!\n(M. VIEUXBOIS dèpouille le MAIRE et s habillé)\nVoix de LA FORCE ARMÉE [CI la cantonctde)\n... Des meilleur's intentions\nNous sommes animée ...\nM. VIEUXBOIS (làchci7it le MAIRE)\nSans ton habit dorè, dors.\nL;OBJET AIMÉ.\nSans ton habit dorè, dors.\nM. VIEUXBOIS, L'OBJET AIMÉ\nCet habit d'or\nEndort\nLes soupcons\nLes plus profonds.\nM. VIEUXBOIS\nO bel Objet que j'aime,\nNe sois plus alarmée :\nIl en impose mème,\nMeme à la Force armée.\n(Oftrant le bras à /'OBIET AIMÉ et marchant de Iona\nen large).\nCe bel habit,\nBon alibi,\nCet habit que porte Bibi !\nSCÈNE VII.\nLes mèmes, La Force armée [qui emboite le\npas à M. VIEUXBOIS) .\nLA FORCE ARMÉE.\nSuivons l'habit,\nL'habit du Maire, etc.\nCar la Force armée suit Thabit.\nM. V IEUXBOIS.\nCe bel habit,\nDròr d'alibi,\nCet habit que porte Bibi !\nLA FORCE ARMÉE.\nCar la Force armée suit l'habit !\nM. VIEUXBOIS et L'OBJET AIMÉ.\nSi l'alibi\nC'est d'ètre ailleurs,\nAu diabl' l'habit\nEt le tailleur\nQui le tailla, qui le cousit !\nGagnons les maquis, les taillis!\n(M. VIEUXBOIS gesticiile: LA FORCE ARMÉE fati, tou-\njours chantant, la maneeuvre).\nPar le flanc droit ; par le flanc gauche, pas accéléré, etc.\nM. VIEUXBOIS.\nCet habit c'est le pardessus\nDe Nessus!\nAffreux mystère I\nOue faire?\nL'OBJET AIMÉ.\nLe rendre à son légitime propriétaire."}, {"page_pdf": 33, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.33", "texte": "POESIA\n\nM. VIEUXBOIS.\nAnge !\nL'OBJET AI MI:.\nCes militaires\nVoudront bien faire cet échange.\n(.Montrant de loin l endroit oii gii le MAIRE).\nLà, par terre.\nLA FORCE ARMÉE\n(Portant trés respectueusement Vhabit, et s empres-\nsant autotir, non dti MAIRE, mais du RIVAL HEUREUX),\nAllons, sans tant cTembarras,\nLevons-lui d'abord les bras.\n( Tintement mètallique).\nHeureuse issue à ce sanglant combat !\nL'épée a passe sous son bras !\nI. FORT-ARMÉ II. FORT-ARME\nEncore ! Encore !\nM. VIEUXBOIS faisant Vindifferenti)\nComment, encore? C'est étranofe !\nO\n(Le RIYAL HEUREUX revient à lui pendant qu on\n£ h abili e, se relève d' un bond et s enfuit, suivi par la\nFORCE ARMÉE.)\nLA FORCE ARMÉE.\nIl parti II prend la fuite,\nIl emporte l'habit !\nSuivons l'habit!\nSCÈNE VIII.\nL'Objet aimé et M. Vieuxbois.\nL'OBJET AIMÉ.\nQuoi ! Le mort prend la fuite ?\nM. VIEUXBOIS.\nMon meilleur alibi :\nEnfant, le morts vont vite.\nIl sera loin, s'il court toujours.\nPlus de remords, mais des amours.\nJoie éphémère!\nDouleur amère !\nDiable ! Et le Maire ?\nM. VIEUXBOIS et L'OBIET AIMÉ.\nDieux ! Plus de Maire !\nDonc il est parti\nEn catimini,\nSans bruit,\nSans habit\nEn chemi-\n- Se, se, se,\nGomme si quelque part il eut soufflert le feu,\nLéger comme une perdrix\nAu creux d'un sillon,\nLéger comme un oisillon\nTout petit, petit, petit, petit,\nEt nous fuyons\nDans ce taillis,\nPlein d' gazouillis\nDes oisillons.\nM. VIEUXBOIS.\nDu gazillon\nDe l'oisouillis."}, {"page_pdf": 34, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.34", "texte": "POESIA\n\nDans ce taillis,\nO ma chère àme.\nEh oui, madame !\nSous le nom provisoire de Tircis,\nje chasserai de vous tous le soucis,\nOui, j'éloignerai de vos charmes\nLes larmes.\nL'OBJET AIMÉ.\nSous le nom provisoire de Tircis\nTu chasseras de moi tous les soucis?\nIl éloignera de mes charmes\nLes larmes?\nM. VLEUXBOIS.\nOue la verdure\nDe ce bocage\nOù pour vous ) endure\nMa dure\nSoufìfrance,\nMe soit un gage\nD'espérance.\nOh ! permettez-moi Fespérance,\nLa main dans votre main, à vos còtés assis,\nChloris — ò laissez-moi vous appeler Chloris! —\nLa main dans votre main, à vos còtés assis,\nAssis à l'ombre champètre\nD'un hètre,\nToujours sous le nom provisoire de Tircis,\nProvisoire et moins doux\nQue le doux nom d'époux!\nL'OBJET AIMÉ, M. VIEUXBOIS (qui s'empare de la\nhoulette suspendue au he tre).\nViens, houlette, viens !\nVenez, moutons et chiens,\nVenez, venez,\nEnrubannés,\nVenez tous,\nAgneaux et toutous,\nViens, houlette, viens !\nM. VIEUXBOIS.\nOh! permettez-moi l'espérance, e te.\nL'OBIET AIMÉ.\nOui, je te permets l'espérance, etc.\nM. V IEUXBOIS.\nMon bonheur n'est plus éphémère:\nUnissons-nous par devant Monsieur Y Maire.\nL'OBJET AIMÉ.\nD'abord, cherchons le Maire.\nM. V IEUXBOIS.\nDevant nous le voici, mais Yair peu dispose\nA causer.\nSCÈNE IX.\nLe Maire.\n{Il entre affolè et en chemise. — M. VIEUXBOIS et\n/ OBJET AIMÉ Senfuient).\nLE MAIRE.\nO maire ! ò maire !\nDéplorable maire!\nDouleur amère !\nQue dira ma mère,\nDu ciel 011 elle est?\nHélas ! que diront"}, {"page_pdf": 35, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.35", "texte": "POESIA\n\nD' la terre où ils sont,\nLaboureurs, vign'rons,\nQue diront mes très\nChers administrés?\nOui ! j'ai dépouillé le vieil homme et son prestige !\nComment paraìtre, fut-ce au clair de lune,\nDans ma commune?\nA moi l'oubli! et la folie! et le vertige!\nAvec bassess', mais energie,\nVautrons-nous d'abord dans Torgie.\n(// pre?id la gourde suspendue au hètre et il boit).\nPuis, pour commencer, une action vile et làche :\nPropageons l'incendie aux quatr' coins du village !\n(// allume quatre flainbeaux aitx quatre coins de\nla scène).\nJe n'espèr' plus de pardon,\nJe brandis torche et brandon,\nLe feu gagne de proche en proche.\nSonnez, tocsin, tocsinez, cloche...\nJe crois bien que je suis rond.\nMoi, je suis un typ...ran dans le genr' de Néron.\nJ'ai contrition sans égale\nDe cette action illegale,\nMais j' suis... quelqu'un dans d'Héliogabale\nEt c'est pourquoi je me donne un grand bai\nDans la sali' de l'Hòtel-de-Ville.\nC'est ici la salle\nDe l'Hotel-de-Ville\nDu village.\nEncore une action vile\nEt làche...\nMais je suis large.\nEt ce seront,\nHélas! ce seront;\nCe seront mes très\nChers administrés\nQui paieront,\nHélas ! qui paieront\nLes frais,\nParce que le maire a bu frais!\nToute la lyrel\n(// la duro che).\nCouronné d' fleurs\nJe jou' d' la lyre,\nMalgré les pleurs\nEt les délires,\nLes dents qui grincent,\nLa lyr' j' la pince.\nAh! et puis mince!\n(Dansant:)\nHélas! hélas! qu'aije fait, moi, Maire?\nDouleur ! douleur! ò douleur amère!\nDieux tout-puissants ! que dira ma mère?\nDira p't-ètre tout bonn'ment: la vie est éphémère.\n(// sauté frènitiquemtnì).\nHourra, hourra, je me donne un bai,\nHourra, hourra, sans procès-verbal,\nHourra, hourra, dans' de cannibale!\nHourra! Je suis quelqu'un dans 1' genr' d'Héliogabale !\nVoix de la FORCE ARMÉE (à la cantonade).\nPortons Thabit,\nL'habit du maire\nLa Force armée rapport' Thabit,\nCorps du délit,\nA son légitime propriétaire...."}, {"page_pdf": 36, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.36", "texte": "POESIA\n\nSCÈNE Χ.\nLa Force armée, le Maire, puis M. Vieuxbois\net rObjet aimé.\nLE MAIRE (subitement calme).\nOù suis-je?\n{Lei FORCE ARMÉE le rhabille et lui ceint san ècharpe).\nEh ! mais, clans mon habit, au sein de mon prestige,\nJ'ai repris ma raison ;\nOr donc, verbalisons.\nM. VIEUXBOIS et L'OBJET AIMÉ [s approchant timi-\ndementi)\nS'il vous plait, Monsieur 1' Maire,\nDe fair' moins éphémère\nUn' petit' liaison...\nLE MAIRE.\nCa ne tombe pas mal,\n£a tombe mème à point,\n/\nL8 OCTOBRE 1903.\nCar la fète est carillonnée,\nLe bai est mème termine.\nVoici les torches d'Hyménée.\n(à la FORCE ARMEÉ.)\nVous deux soyez témoins.\nNon, ca ne tomb' pas mal:\nUn contrat, c'est déjà presqu'un procès-verbal.\n( Cerimonie niuette)\nM. VIEUXBOIS et L'OBJET AIMÉ.\n(Doublé cri suraigu.)\nOui !\nNous voici donc unis\nDu lien conjugal,\nNon plus sous le nom provisoire, cette fois,\nDe Tircis\nEt de Chloris,\nMais sous r nom de Monsieur et Madame Vieuxbois !\n9\nRIDEAU.\n\nAlfred Jarry."}, {"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.37", "texte": "POESIA\n\nLE TRÉSOR\n\nQuand on est ainsi riche, on ne va pas chez vous,\nOn garde sa richesse.\nFoule, vous n'aurez pas mon rève, ma tristesse,\nCes illustres bijoux.\nJe n'irai pas montrer à votre laide engeance\nLe trésor le plus beau,\nCe diamant sans prix que mit à son anneau\nMa célèbre Régence!\nVous ne toucherez pas de votre doigt amer,\nFoule vile et foraine,\nCes rubis de l'infant, ces saphirs de la reine,\nCes perles de la mer !\nAh! ma fierté, toujours, se fait plus grandiose.\nElle est, sous mon talon,\nComme un tapis royal blasonné d'un aiglon\nEt d'une rouge rose.\nMa fierté la voici: — Je n'en veux pas cacher\nLa fleur impériale. —\nElle est comme la nuit heureuse et nuptiale\nD'un prince sans péché.\nQu'importe si je vois qu'elle vous exaspère.\nEh! quoi! plutót: tant mieux!\nO foule, j'ai du góut, car j'ai le coeur joyeux,\nA nourrir la colère !\nVoici donc ma fierté. Foule elle est bien à toi,\nOui, je te la consacre....\nMais non pas mon trésor : Ces topazes du sacre,\nCes opales du roi....\nCes lapis-lazuli.... Ce bel or qui fleuronne\nEst à moi.... Pas à vous!...\nVous ne toucherez pas les illustres bijoux,\nLa régnante couronne!\nVous ne toucherez pas l'écrin d'où se répand\nToute l'orfèvrerie.\nAh ! pourriez-vous, d'ailleurs, supporter la furie\nDe cent yeux de serpent?\nAh! sauriez-vous fixer les pierres magnétiques:\nLe songes, le chagrin,...\nVous parer de l'amour, de l'orgueil souverain,\nCes pierres sabbatiques?\nNon!.., Vous auriez des yeux remplis de crainte, hélas,\nOu, pire, de bètise....\nAllez, foule, allez donc.... car votre convoitise\nSe satisfai! du Strass.\nVous n'approcherez pas la blancheur et le baume\nDe mes doigts suzerains,\nLes hautes fleurs de lis de mes nobles florins,\nLe collier du royaume ...\nVous ne toucherez pas mes amours, mes douleurs,\n— Reculez-vous, ó foule! —\nCes pierres dont le feu plus qu'un firmament coule....\nAh! respectez mes pleurs!\nAllez.,.. Vous n'avez pas la force qui mérite..,.\nOn meurt devant les dieux\nOuand on ne devient pas, soudain, aussi grand qu'eux....\nAllez, foule petite. ..\nAllez.,.. et n'emportez que mon brulant courroux,\nCe lambeau magnifique,\nCette pourpre arrachée à mon divin portique,\nOue je jette sur vous.\nEt ne vous plaignez pas!... Vous me rendìtes telle\nPar vos gouts révoltants,\nVous qui n'ouvrez jamais la porte à cent battants\nDe la joie éternelle."}, {"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.38", "texte": "POESIA\n\nO toi dont je connais la degradante loi\nEt la figure gaie,\nSiècle de faux miroirs et de fausse monnaie,\nNe rentre pas chez moi!...\nDans le ruissellement des émeraudes neuves,\nDes turquoises d'azur,\nJe plongerai mon coeur incorruptible et pur\nComme dans de grands fleuves.\nJe resterai chez moi dans les heureux ennuis\nD'ètre une belle avare\nQui voit dans ses joyaux l'éclat multiple et rare\nDes Mille et une Nuits!...\nAdieu, foule!... Et jamais si je te fais la gràce\nDe quelque riche lot\nDe pierres rayonnant, — ah! baisse-toi !... Ramasse!.. —\nC'est que j'en aurai tropi...\n\nHélène Picard.\n\nCOUCHANT\nJean Dorsal.\nA M. MILOS MARTF.N.\nDans les jardins bleuis qu'enveloppe le Soir\nLe Couchant fait vibrer un adieu d'étincelles\nEt glisse ses Rayons au front des Buissons noirs\nAinsi que des archets sur des violoncelles.\nUne grave musique émane ses Douleurs,\n— On ne sait qui la chante aux Saintes vespérales —\nElle est faite des tons et du Parfum des Fleurs\nEt s'empreint de TEncens qui réve aux Cathédrales.\nEst-ce un aveu sorti du Chceur des Séraphins\nOue berca tout le jour la tige des corolles?...\nIl semble que Tessor de ses accents divins\nFait trembler les Rameaux de subtiles Paroles....\nAvec radieu du Ciel coule un apaisement\nQui fige les Buissons et fait les Fleurs muettes,\nEt le silence vient mélancoliquement,\nDans un brouillard fumé par mille cassolettes.\nTout s'endort. Au Fronton du couchant écarlate\nLa Forèt de la Nuit tisse à nouveau ses toiles,\nLa Lune, fruit trop mur, splendidement éclate\nEt répand ses pépins d'Etoiles.\n( Émile Bernard)."}, {"page_pdf": 39, "page_imprimee": "37", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.39", "texte": "POESIA\n\nEL VAQUERO DEL CORTIJO\n\nI.\nE1 vaquero del cortijo\nse despereza en su lecho,\ny con sopor medio entorna\nles pàrpados somnolentos.\nA las estrellas preguntan\nsus ojos qué hora es ; y luego\nsabe ya qué hora es de fijo;\nporque son para el vaquero\nun alfabeto de piata\nlas estrellitas del cielo.\nCordel arrollado al brazo;\nla blusa, abierta en el pecho;\nla cuba de palo, al hombre;\ny el ojo rumiando sueno.\n&\nUbres rojas, ubres rojas\npasa estrujando el vaquero,\nalla, en el corrai sentado,\nla cuba de palo al suelo,\narremangada la blusa,\nllenos de espuma 3os dedos.\nI, mientras en la honda cuba,\nbajo el matinal silencio,\nintermi tentes dialogan\nlos chorros de leche hirviendo,\ny la ubre congestionada\nle brota espuma en los dedos,\npiensa en la choza vecina,\ny en quien la habita, el vaquero.\nI una vision surge: lirios\nsobre los lirios de un cuello,\nsobre el rosai de unes labios,\nsobrel igneo terciopelo\nde unas pupilas, y sobre\nla onda oscura de un cabello.\nI el canto del gallo finge\nlas campanillas del tempio;\nel olor de la albahaca\nparece un olor de incienso;\ny la espuma de la leche,\nla espuma nupcial de un velo.\nII.\nEl vaquero se fué.\nE1 vaquero salié.\nEl vaquero no està en el cortijo.,..\nSe marché el vaquero con el ansia de una desesperación\n— Adiòs, Pedro, dicen. — Adiòs, nina, dice,\nsin saber qué dice cuando dice adiòs.\nSe desgrana eu su pecho un rosario\nque en tropel de golpes, reza el corazón.\nEngarzadas en el hilo de la angustia,\ncada cuenta es un dolor.\n&\nCuando estaba viendo cómo\nse ponia lento el sol,\nle dijeron al vaquero :\n— Ven, vaquero, ya murió ! —\nI el vaquero se fué.\nI el vaquero salió.\nEl vaquero fué en busca del otro cortijo,\ncon el ansia de una desesperación.\nBoca esbozando alaridos;\nojos abiertos de horror;\ndesabrochada la blusa,\ny sin sombrero y sin voz,\ncorno una bestia salvaje,\nen el materral se hundio !\nIII.\nI era verdad. Ya estaba\nla zagala tendida.\nComo una gran congoja hecha silencio,\nla tarde la envolvia.\nCayó el vaquero\njunto à la nina.\n— Tu me la diste,\nVirgon Maria ! —\n&\nI la noche bajó; y el vaquero\nsiempre de rodillas.\nI, corno una burbuja, la plegaria\nde sus labies extàticos salia.\nLos invisibles miedos de la noche\ncuajan silencio en torno de la nina."}, {"page_pdf": 40, "page_imprimee": "38", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.40", "texte": "POESIA\n\nI el vaquero la besa;\ny el vaquero la mira ;\ny la quiere sorber con la mirada,\npara guardarla eterna en la pupila !\nEn sollozos diluyense los besos,\nbajo el silencio de la noche fria...\nI, rasgando la veste del silencio,\nva el mosquito tenaz que un son afila ;\nchasca la oreja del mastm; humea\nel mechón de la vela, que crepita;\nel silente suspiro de una ràfaga\nentra y torna à salir... I alla, en la Iria\nsombra, se oyen los gallos que aletean\ncon anhelos de lumbre matutina,\nsacudiendo tiniebìa con sus alas\nen el vasto corrai de la alqueria.\nIV.\n— Suelta esa rosa marchi ta !\nLa vida te habla, vaquero!\nYa la fior recién nacida\nperfume engarza en el vieuto !\nArrolla el cordel al brazo,\ny empuna el ordenadeio ;\nporque ya la vaca muje,\nla leche se està saliendo,\n(LEON, NICARAGUA - 1908.)\ny asoma en la empalizada\nla cria el hocico hambriento ! —\nTal dice el canto del gallo,\ny tal le dice al vaquero\nel alfabeto de piata\nde las estrellas del cielo.\nI el vaquero se va. Queda sola\nla rosa marchita que yace en el suelo!...\nEl hambre lo llama.\nSu padre està viejo !\nj Oué dichosos los vivos que pueden\nestar con sus muertos!...\n&\nUbres rojas, ubres rojas\npasa estrujando el vaquero\nallà, en el corrai sentado,\nla cuba de palo al suelo,\narremangada la blusa,\nllenos de espuma los dedos.\nI, mientras en la honda cuba,\nbajo el matinal silencio,\nintermitentes dialogan\nlos chorros de leche hirviendo,\ny la ubre congestionada\nle brota espuma en los dedos,\nvan las làgrimas rasgando\nla espuma nupcial del velo...\n\nSantiago Argüello.\n\nTON VERGER\nArmory.\nTu m'as conduit vers ton verger,\nLe voir,\nAbritant de ton coeur, mon pauvre coeur lasse.\nVers ton verger...\nEt vers l'espoir...\nEt c'est un soir tout lilacé.\nPetit jardin que ton verger !\nJ'y sens l'aubifoin, la pervenche,\nIl y a du linge à sécher...\nDes draps posés en ailes blanches.\nC'est comme un voi de goélands\nSur place.\nD'autres corps ondulent troublants;\nChair lasse\nQue vient gonfler en mystère\nLa brise s'élevant du sol crépusculaire.\nOdeur de terre !\nl'airne la majesté de tous ces draps,\nDe tous ces bras,\nSur le ciel doux... quand ils demeurent,\nParmi les teintes qui se meurent,\nDe vivantes et flottantes blancheurs.\nIls ont une àme, et se le disent\nA l'heure grise,\nA l'heure tendre des bonheurs.\nFantómes un peu mièvres,\nPour nos contes de fées, nos rèves,\nIls dansent à la corde, en long,\nFraternels et discrets,\nSi laiteusement frais !\nMais je vibre avec eux, ce soir, dans ton verger,\nCar cela fleure bon\nL'automne, la paresse, et la douceur d'aimer."}, {"page_pdf": 41, "page_imprimee": "39", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.41", "texte": "POESIA\n\nEN AUTO\nMarie Dauguet.\nVieux villages nai'fs et doux\nDe la couleur des troupeaux roux\nDormez :\nAu gazouillis de vos tilleuls,\nAu chant dorlotant des ai'eules,\nDormez.\nNous avons glissé sans tapage\nJusqu'à la piace aux noirs ombrages,\nOa git\nLe puits cotoyant l'abreuvoir,\nQue Thaleine errante du soir\nRougit.\nE1 nous Texilons cette bète,\nQui nous cause une si parfaite\nHorreur,\nSous cet auvent, sure retraite\nOu déjà, docile, s'arrète\nSon coeur.\nCessez de vous en effrayer,\nO bons vieux villages, voyez\nPlutòt,\nGomme elle fait paisible mine\nAux braves gens qui l'examinent,\nL'auto.\nVous ètes, vous, le Bon-Vieux-Ternps,\nDe nous tous tellement distant\nQu'on s'y\nPlaìt comme dans un conte bleu\nFarmi le Messager boiteux\nChoisi.\nVous ètes les croyances calmes\nAvec vos croix ornées de palmes\nEt vos\nEglises où Jésus descend\nSous les voutes aux fléchissants\nClaveaux.\nVous étes l'heure dont s'égoutte\nLe cours, comme au bord de la route\nCette eau\nDe puits distillant son parfum,\nEn ce lierre qui le vèt d'un\nManteau.\nA l'ombre des pignons velus,\nC'est ce Bon-vieux-Temps révolu\nQui dort:\nMais nous, du siécle s;éveillant,\nNous sommes, au soleil riant,\nL'essor.\nPourtant, nous l'aimons, votre songe\nNous, les pourchasseurs de mensonge\nNouveaux,\nNous, les dévorateurs d'espace\nEt du veut fon que rien ne lasse\nRivaux.\nNous comprenons la bucolique\nPaix de vos prés bleus de colchiques,\nAutour\nDes étables aux murs d'argile,\nDes maisons sous leur immobile\nToit lourd,\nEt notre àme, fugace cendre\nEt que la mort saura répandre\nAu vent,\nL'admire, votre cimetière\nA Pèternité tout entière\nRèvant.\nBonsoir, ò vieux villages doux,\nDe la couleur des troupeaux roux,\nDormez....\nNous reprenous nos envolées\nVers les étoiles dévoilees....\nDormez !"}, {"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.42", "texte": "POESIA\n\nL'Elegia della Fiamma e del Gelo\n\nL'ultima nota della sonata in mi bemolle di Riccardo Strauss\nsi spense nell'aria tiepida della bianca sala senza ascoltatori, così\ncome l'estremo segno di colore si dilegua a vespro sull'orizzonte :\ne un singhiozzo ribelle allo sforzo per trattenerlo uscì dal petto\ndella violinista. La quale buttò il suo \"Stradivario,, e l'arco sul\ngran divano basso, e vi si lasciò cadere accanto, ansante. Era\ntragica, così, la donna pallida dalle fattezze irregolari, sottile e\nserpentina, nel vestito aderente e liscio di velluto rosso che ne\ndisegnava il vivo lineamenti somigliante a un virgulto avvolto\nda una fiamma. Il suo petto senza curve pulsava forte sotto un\ngioiello regale che non vinceva in bagliore la luce delle sue pu-\npille. Le mani vibranti, come ancora piene di armonie tur-\nbatoci, si contraevano in gesti spasmodici lungo le pieghe cor-\nrusche della sua gonna\nLa donna che sedeva davanti al cembalo, vestita di bianco,\ncol puro profilo ermetico coronato di trecce bionde, la magnifica\nubertosità candida mal celata da morbide trine, si volse lenta-\nmente e si protese un poco verso colei che gemeva. Le braccia\nstatuarie le uscivano da brevi maniche lievi, e le mani esperte\nche avevano prima suscitati dalla tastiera scrosci di note somi-\nglianti a visioni di arcobaleni, le riposavano in grembo come gigli\nvellutati e immobili.\n— « Amica, voi soffrite ! Ho sentito la vostra anima fremere,\ncontorcersi in uno spasimo terribile, mentre suonavate, poco fa....\nDitemi la vostra pena. Vi sentirete sollevata. Le cose non dette\npesano sul nostro cuore e lo opprimono. » —\nNella limpida voce soprana della donna bionda era l'accento\ncorale della sincerità: negli occhi soavi, color di ametista, era\nuna luce sicura di fraterna indulgenza: così che l'altra, asciugan-\ndosi alcune lagrime che le bagnavano le guancie, parlò :\n— « Io non so, o signora, se potrete intendermi e compa-\ntirmi, voi che siete così alta e così pura! Ma la vostra intelli-\ngenza è grande, siete artista anche voi, e chi tutto comprende tutto\nperdona. Cercate dunque di uscire un momento da voi stessa, dalla\nvostra atmosfera di serenità forte e superba; scendete dalla bianca\ntorre della vostra virtù che tutto il mondo onora, e affacciatevi verso\nl'abisso delle umane passioni. Sono cosi grandi la simpatia e la\nfiducia che m'inspirate, sento così sicura la vostra benevolenza\nper me.... che sono per rivelare la mia torbida vita a voi.... che\nsiete limpida come un cielo! La gente mi crede felice e m'invidia\nperchè non sa.... Io ho la gloria: sì; il mio nome vola per tutto\nè mondo, oramai. Il mio ingegno, benché di second'ordine, poiché\nil solo l'interprete di quello altrui, ha però facoltà divine: è ne-\ncessario al genio. Io arrivo fino alle altezze vertiginose delle\nproduzioni superiori dell'arte, me ne impossesso e le diffondo\nsulle folle, e vedo queste pendere dal breve giro del mio arco,\nturbate, commosse, deliranti, protendersi verso me, che loro ri-\nvelo 1' infinito,... nel clamore dell' applauso in cui si esprime la\nforza della mia vittoria e della loro dedizione Io sento allora\nmie le moltitudini e le traggo, dome, col mio arco, fin dove a\nme piaccia di innalzarle. Questa dovrebbe essere per me una\ngioia grande, ne convengo. Ma ciò non è. » —\nSi riposò un poco, poi si trasse col corpo sulla sponda del\ndivano, si protese verso 1' ascoltante, e gettò ancora verso lei\nl'onda calda delle sue parole:\n•— «Io ho molto oro: quanto ne voglio! Questo (e accennò\nal piccolo strumento silenzioso e bruno che le stava coricato al\nfianco) mi ha data la ricchezza. Io possiedo una casa, a Roma,\nche fu d'un principe : ho una villa sulla Riviera - sepolta tra\nle rose : un'altra ne ho, una deliziosa capanna, sopra un' Alpe,\nvicina al cielo. Posso contornarmi del lusso più intelligente e più\nraffinato. Posso accogliere nelle mie case compagni d'Arte, gen-\ntiluomini, \" snobs,, di tutti i paesi e dei due sessi. Sono di moda.\nE finché la mia mano non tremi e la mia fortuna non tramonti,\nio regnerò, nella vita, da una vetta che mi sono conquistata e che\nè mia. L'umile figlia del popolo ha foggiato con le sue stesse\nmani il suo destino. Questa dovrebbe essere per me una gioia\ngrande, ne convengo. Ma ciò non è. » —\nElla aveva i gomiti appuntati sui ginocchi, la faccia tra le\npalme. Gli occhi oscuri parevano immensi e lanciavano fasci di\nuna luce così intensa che pareva quasi mandare calore.\n— « Io amo, amica, io amo.... io sono solamente, unicamente\nuna creatura d'amore.... » —\nDisse queste parole a voce bassa, con note così profonde,\ncosì intime, quasi che 1' essenza invisibile dell' esser suo avesse\nparlato. Negli occhi limpidi, del colore dell'ametista, passò un'om-\nbra. E la donna bionda disse con poca voce :\n— « Ebbene? » —\n— « Ebbene, l'amore .non è gioia ma è dolore, per chi ama\nveramente, appassionatamente come amo io! Avrete certo udito\nparlare, Signora, della mia libera vita, del mio mutare di amanti,\ndei miei capricci, della mia sensualità insaziabile che è dive-\nnuta leggenda. » —\nGli occhi di ametista si chinarono un momento come per\nevitare di rispondere agli occhi bruni che interrogavano. Colei che\nparlava continuò:\n— « Voi siete buona, Signora, non volete farmi pena con\nla vostra risposta. Ma non mi offende nè mi addolora l'opinione"}, {"page_pdf": 43, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.43", "texte": "POESIA\n\naltrui.... specialmente quando essa sia falsa. La gente non co-\nnosce di me altro che il mio ingegno. Mi conoscono veramente\nsolo essi..., coloro che mi fanno soffrire. Io sono una dolorosa sen-\ntimentale, un'appassionata, una innamorata ardente e inesauribile,\nche ama in sincerità di fede, che dà all'amore tutta sè stessa. Io\ndò tutta me stessa, sì, ma voglio il contraccambio: e non l'ottengo;\ne m'inganno, e soffro, e voglio amare ancora, e cerco, e cerco, in\nuna terribile vicenda di breve gioia e di lungo patire che brucia\ne consuma l'anima mia.... Potete intendermi? La vita per me non\nlia che una sola espressione: amare ed essere amata. Tutto il re-\nsto è nulla. Se io avessi trovato sul mio cammino (dato che esista\nsulla terra) l'uomo capace di amare come io voglio essere amata,\nnon avrei appartenuto che a lui solo, per tutta la vita, fedele e\nfelice. Ma quest'uomo io no l'ho incontrato mai. » —\nSi passò le mani sulla fronte, sgombrandola dalle ciocche\nche vi si addensavano come grappoli di more mature.\n— « Ah se voi sapeste l'affanno della ricerca vana, l'eterno\nsuccedersi dei disinganni, l'assillo continuo della volontà di vin-\ncere il destino, e questa terribile, incessante, struggente necessità\nd'amore! L'amore, sì, è tutta l'esistenza per me come per tutte\nle donne che mi somigliano e che sono la maggioranza. L'uomo\nha tante cose da fare e da amare: è diverso, e la sensazione\nquasi sempre gli basta. Noi, qualunque sia il valore della nostra\npersonalità, nulla abbiamo nè avremo mai che c' importi al pari\ndell'amore. I figli, sì, forse.... Ma io non ne ho, e credo non mi\navrebbero bastato. Io amo l'amore.... lo adoro.... e morrò uccisa\nda questo. » —\n— « Eppure, io udii raccontare di voi vittorie meravigliose\nsugli uomini. Erano dunque ancora menzogne?» — disse la\ndonna bianca con la sua voce piana.\n— « No, verità - rispose la maestra dell'arco, alzandosi, ner-\nvosa. e andando ad addossarsi con le reni snelle e vigorose ad\nun alto mobile. - Tutti gli uomini che incontrai mi assediarono\ndei loro omaggi, mi dissero di amarmi; alcuni mi amarono ve-\nramente per un poco, mi diedero quello che potevano, quello che\navevano d'anima.... che per me era sempre troppo poco! A me la\nsensazione non basta: cerco di più. Ho un corpo che partecipa\ndella gioia della mia anima, sì, perchè lo negherei ? Sono una\ncreatura completa. Ma la voluttà non è l'amore.... oh no! Ma\nallora io sarei dunque 1' uguale della mia ardente levriera russa,\nMia, terribile allevatrice di maschi..,, sarei l'uguale della mia ca-\nvalla baia Sua> che impazza quando sente l'odore di uno stallone....\nE sono ben diversa da quelle, ahimè, perchè esse conoscono solo\nla gioia ed io conosco il dolore » —\nFece alcuni passi su e giù per l'ampia stanza chiara data\nal culto della musica, vigilata da una marmorea Euterpe, divina\nopera greca; poi ritornò presso il pianoforte, dove Y amica sua\nsedeva, sempre allo stesso posto, dopo avere commentato con\nqualche lento accordo il parlare concitato di lei. La dama chiese:\n— « È possibile che mai, mai, in tanti esperimenti, abbiate\ntrovato l'uomo di sentimento atto ad amare veramente d'amore?\nE strano, è strano.... » —\n— « No, non è strano. E fatale. Oliando l'uomo ha trionfato\ndella nostra anima e del nostro corpo, quando si sente sicuro\ndella nostra fedeltà, quando ci sente sua preda e sua vittima,....\nallora, fatalmente - pur volendoci bene qualche volta, come un\namico come un fratello, egli cessa dall'essere per noi un amante. Se\nil suo animo è nobile o pietoso, egli può giungere a simulare l'amo-\nre, a tentare di nasconderci il suo mutamento... ma noi che amiamo,\nleggiamo chiaramente nei suoi occhi la verità. Ma gli esperimenti,\ne i disinganni e le verità crudeli non guariscono un temperamento\namoroso come il mio. Si ama, si soffre, si piange, si maledice:\npoi si cerca, si spera, ci si illude ancora... Ah l'alba, la dolce, la\ndivina alba dell'amore! Del primo amore di vergine quindicenne\ncome dell'ultimo amore di donna stanca e sfinita.... cagione di\nperfetta gioia più del bacio, più dell'amplesso! Quando si è\ncome me, non ci sono amori: c'è l'amore. Sempre lo stesso; una\ncosa grande, possente unica.... sacra, che non sarà mai abbastanza\nesaltata, glorificata nè disperatamente paventata! » —\nSi rizzò, fece con le mani un gesto largo, istintivamente\njeratico, quasi sacerdotessa che facesse la misteriosa offerta di un\nrito.... Poi disse ancora:\n— « Vedete ? quando io sono davanti alle moltitudini e le\nconquisto e sento di dominarle, di trarmele dietro, come Orfeo\nmio padre muoveva le fiere, credete voi forse ch'io esulti di or-\ngoglio soddisfatto, di sete di gloria appagata? Oh no. Io godo\nallora perchè suono per un uomo solo, per colui che amo.... o per\ncolui che amerò. Godo perche sento d'essere in quell'ora più cara\na lui o perchè spero di trovare, per virtù del mio canto, in quella\nfolla ignota, l'uomo che cerco, che mi amerà finalmente come io\ndesidero di essere amata ! Io ho una dolorosa, nostalgica anima\nromantica: e pur vivendo una vita piena, febbrile, ricca di tutte\nle sensazioni che il volgo chiama la gioia, muoio per la insoddi-\nsfatta sete dei sogni che non si possono avverare mai ! » —\nTacque un momento. Le corse pel corpo un brivido visibile,\nsi torse le dita sottili in un gesto d'inesprimibile pena: poi continuò:\n— « Ah pensate, voi donna di purità serena e forte, la mia\npena senza nome.... ora che le probabilità che la mia ricerca af-\nfannosa cessi d'esser vana, diminuiscono di giorno in giorno. Ho\npiù di trent'anni, ho qui (si toccò le tempie) dei fili d'argento;\nla mia pelle dai riflessi d'oro, aderente prima ai muscoli come\nla scorza ad un ramo giovane, comincia ad incresparsi, ahimè, come\nla superfice di un'acqua mossa da lieve brezza.... E tutta la mia\nanima sognante e tutto il mio corpo ardente e tutto il raggiare\ndella mia gloria non basteranno p ù, in breve, a farmi amare da\nun amante: perchè l'uomo è fatalmente attratto verso la giovi-\nnezza e la mia giornata oramai volge alla sua sera.... Dovrò\ndunque morire di una terribile morte di languore, non di vio-\nlenza come era il mio sogno!\n« Non come fiamma che per forza è spenta\nMa che per se medesma si consuma ! »\nUn singhiozzo senza lagrime le uscì dal petto.\n— « Dite, dite, conoscete voi, dolce amica, una pena più\ngrande della mia?» — t»,.\nLa donna che aveva fino allora taciuto, o interrotto 1' altra\ncon brevi parole, sollevò finalmente il bellissimo volto che aveva\nl'epidermide fine e giovine di una rosa maggese. Il suo corpo\nstatuario parve animarsi sotto le onde lievi del prezioso merletto"}, {"page_pdf": 44, "page_imprimee": "42", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.44", "texte": "POESIA\n\nche lo avvolgeva: le mani armoniose ebbero una contrazione che\nne scompose fuggevolmente la linea perfetta. La voce limpida\ndisse:\n— « Sì, io conosco una pena più grande della vostra » —\n— « Quale? » — chiese la violinista accostandosi d' un balzo,\ninginocchiandosele ai piedi, appoggiandole le mani sul grembo,\nin affettuoso atto di omaggio, di fede e di interrogazione insieme.\n—■ 4 La mia pena... quella di non amare » — disse la bella\nbocca sinuosa e dolce. — « Beata voi, amica, che amate e pian-\ngete, perchè nella vostra stessa pena è la vita! Ma guai a chi ha la\ncoscienza di attraversare il mondo come una estranea, senza avere\nmai vissuto, senza avere mai unito il proprio palpito al gran pal-\npito di tutte le creature ! » —\nGli occhi di ametista si erano oscurati tra le lunghe frange\ndelle ciglia e le fresche labbra avevano impallidito.\n— «Che volete voi dire? Non v'intendo?» — disse la calda\nvoce un po' roca della violinista.\n— « Intendermi? Lo potrete voi? Tentate. Io ignoro l'amore.\nNon per virtù, oh no, non illudetevi, come sono illusi sul mio\nconto gli altri. Io non so amare, non posso amare, non riesco\nad amare per quanti sforzi io mi abbia fatto per destare la mia\nduplice freddezza, JCL di gelo il mio corpo, di gelo è l'anima mia.\nIrrimediabilmente. E poiché ho la coscienza che il bene che io\nignoro è enorme - e poiché nessuna considerazione mi impedi-\nrebbe di gioire se fossi atta ai piaceri del sentimento amoroso e del\nsenso: e perchè vado accorgendomi che nessun dono - fra i\nmolti che sortii da natura, vale quello che non ho...., io provo\ne patisco, voi lo intenderete, la più struggente, la più torturante\nnostalgia. » —\nLa placida bellezza della sua fronte non si era alterata, men-\ntr'ella parlava, ma era nella sua voce limpida tale accento di ac-\ncorata verità, che la genuflessa la guardava con volto dipinto\ndella più profonda meraviglia. La donna vaghissima continuò :\n— « Poco fa, quando voi mi andavate enumerando le vostre\npene d'amore, sapete voi qual'era il mio sentimento ? Io v' invi-\ndiavo brutalmente. Conoscere, conoscere il gran mistero: cono-\nscerlo, possederlo una sola volta e poi morire ! Darei per\nquesto tutta quanta la mia glorificata... e pur così inutile bel-\nlezza sterile, che non ha saputo dare gioia a nessuno, nemmeno\na me stessa! Io sono stata, io sono molto amata, voi lo imagi-\nnate o lo sapete. Forse perchè fui sempre \"l'invitta,, io destai\nnegli uomini una inestinguibile sete di me. Io lessi 1' amore, o\nalmeno il desiderio, in tutti gli occhi maschili che si fissarono\nnei miei. Credetti un tempo la mia impassibilità disdegno, incre-\ndulità, attesa superba di omaggi ideali... Credetti che molte fonti di\ngioia fossero nella vita fuori dell'amore. Amai e godei i piaceri\ndell'intelligenza, della ricchezza, dell'alta posizione sociale... m'ine-\nbriai nell'onda di ammirazione destata dalla mia bellezza Ma\nstrada facendo venni accorgendomi ch'io racchiudevo in me una\ntriste lacuna: che tutto stanca e tutto delude, che tutto quello\nche si possiede sazia, e che il solo bene rinnovellantesi, il solo ve-\nramente divino, è l'amore. Ebbi l'intuito, la divinazione di questa\nverità, con la sicurezza crudele di non poterla su di me speri-\nmentare. Qualche volta sperai, credetti fuggevolmente di potermi\nsvegliare dal mio letargo come la Walkiria dormente, per l'opera\nmiracolosa di un semidio Ma mi accorsi, ahimè, di essermi in-\ngannata. E il mondo continuò a sembrarmi un infinito deserta\nnel quale io passo, sola. Io sono la donna che tutti ammirano,\nche tutti amano, che tutte invidiano: sono colei che accoglie nella\nsua casa ospitale tutti i personaggi ragguardevoli internazionali;\ncolei che è cortese con tutti, indulgente verso tutti, che benefica\ntutti... Ma tutti, per chi ha sete di vera vita, vuol dire nessuno/\nCosì, tra una spaventevole folla di nessuno.... passa la mia fastosa\ne squallida esistenza. » —\nTacque un momento, si chiuse con le palme le ciglia, quasi\nper iscrutare meglio dentro l'anima sua. Poi seguitò:\n— « Io dicevo talvolta agli uomini che m'imploravano, che\nsi umiliavano ai miei piedi con quella viltà che disonora anche\ngli eletti quando amano o credono di amare: - provate, provate\ndunque a commuovermi! non vi chiedo di meglio. Svegliate il mio\nsentimento o il mio desiderio. Benedetto sia colui che vi riuscirà!\n- Ma nessuno vi riuscì ~ mai. E poiché darmi senza amore, o\nalmeno senza il consenso del mio corpo - non volli (cedere allora,\nperchè?) io restai sempre la vincitrice triste ed ironica delle bat-\ntaglie non combattute! E anche la pena mia si va facendo da\nqualche tempo più intensa, perchè è passata, o amica, anche la\nmia primavera... Anch'io ho varcati i trent'anni; e benché il mio\ncorpo sia ancora intatto da qualunque segno di decadenza, pure\nil giorno dello sfiorire anche per me si avvicina. » —\nLa donna d'amore stava ancora ginocchioni sulla mollezza\nbianca della gran pelle ferina, estatica dinanzi a quel fenomeno\nche era fuori della sua facoltà 'di comprendere. A un tratto ella\nproruppe :\n— « Ma voi non avete fatto 1' ultimo esperimento, voi non\nsapete se dalle sensazioni possa fiorire per voi il sentimento. La\nvostra sventura non è irreparabile ancora.... » —\nLa donna si trascolorò, esitò un poco e poi disse :\n— « Nemmeno l'ultimo esperimento mi rimane più da ten-\ntare, sappiatelo. Poco tempo fa, in un momento acuto di desiderio\ndell'ignoto, di nostalgica sete di vita, tentai la prova estrema.\n« Ero in viaggio, in paesi lontani. Un giovanissimo innamo-\nrato mi seguiva da alcuni mesi, di città in città, di lago in lago,\nsu per i mari, su per le vette. Un singolore adolescente di ven-\ntanni, che conduce la vita libera e avventurosa di un antico eroe.\nBello come non avevo mai veduto nessuno. Ne fui colpita,\ncommossa esteticamente, e sperai; m'illusi che colui che aspettavo\nfosse finalmente venuto. Sapevo il suo nome, ma non mi era mai\nstato regolarmente presentato: eppure il mio tradizionale rispetto\ndelle formalità cedeva al desiderio di lasciarmi avvicinare, benché\nda tante settimane ostentarsi verso di lui un disdegno superbo.\nFinalmente una sera, in un grande albergo cosmopolita, in faccia\nad un gigante alpino che adoro e che mi esalta, io, forse ecci-\ntata da quell'altezza atmosferica, mi decisi al tentativo supremo.\nMi lasciai guardare da quegli occhi splendenti di giovinezza e\nd'amore : risposi agli sguardi ; mi lasciai parlare, risposi alle pa-\nrole timide e tenere che ne nascondevono altre gravi,... Poi anche\nle gravi furono dette e ascoltate. E deliberatamente fui vinta,\nvolendo perdere, sembrando concedere per forza irresistibile quello"}, {"page_pdf": 45, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.45", "texte": "che mi sarebbe stato così facile di rifiutare. Ero poco turbata\nnell'animo, punto fisicamente; solo curiosa e piena di speranza\nche il gelo della mia duplice essenza potesse essere finalmente\nsciolto. E' certo che se creatura umana avesse il potere di agi-\ntare la terribile calma dell'esser mio, quella sarebbe stata l'ini-\nziatore che io mi scelsi. Un giovane dio. Penso con invidia, o\namica, alla gioia che avranno da colui altre donne penso al-\nl'amore ardente di cui lo avvolgereste voi, all'estasi che ne avre-\nste » — Ella parve, un momento lontana col pensiero\nLa musicista era ancora accosciata ai suoi piedi, sulla densa\npelliccia bianca, tra le spire molli e lucenti della sua veste rossa.\nI suoi occhi mandarono faville, le sue narici fremettero come\nquelle di puledra da guerra che fiuti nell'aria l'odore della polvere.\nL'altra continuò:\n— « Io pensai sempre che il perfetto amatore debba essere\nun uomo molto giovane. Il fascino di Don Giovanni consumato\nda troppi amori, avvizzito dalla troppa gioia, avanzo di tante al-\ncove, con labbra use da tanto tempo a mentire... lo non lo sentii\nmai. Quel tipo d'uomo poteva essere l'ideale della donna non\nevoluta, che ha ancora sui polsi le tracce delle catene, non della\ndonna moderna, conscia della sua forza e dei suoi diritti.\nE 1' adolescente meraviglioso, quasi intatto, nuovo alla pas-\nsione, fresco di tutte le sue energie d'anima e di corpo, intelligente,\nsquisito innamorato.... fu mio. Non ho detto ch'io fui sua perchè\nla frase mi parrebbe tristemente inesatta. Non so perchè, inutile\nch'io insista su ciò... cercate d'intendermi. Io fui sempre unica-\nmente di mè stessa, lucida, impassibile, invincibile... anche negli\nestremi momenti della nostra intima unione. Ma intuii, sì... oh,\nsì !, quello che perdevo ! Vedendo la sua folle gioia, che avrebbe\npotuto essere anche mia, provai un sentimento di feroce invidia...\ne il dolore di sentirmi irrimediabilmente una diseredata della\nvita, una creatura per la quale il mondo è oscuro o muto. Sì,\nproprio così: manca a me uno dei beni maggiori della esistenza,\nè come s' io fossi una cieca-nata, o una sordo-muta, non so :\nuna deficente, certo, un essere che ignora qualche cosa che deve\nsomigliare alla luce o al suono... che non conosce quel gran bene\nche ha dovuto essere battezzato dai moralisti: il male, perchè non\ndivenisse il tiranno del mondo. Eccola, la mia virtù. » —\nDisse le ultime parole quasi aspramente. Si levò in piedi,\nbella e proterva. Anche l'altra sorse. Pallide e disperate tutte e due.\nDivorata l'una dalla sua fiamma veemente inestinguibile, invasa\nT altra dalla fatai cappa di gelo che arrestava Y onda di vita nelle\nsue membra divine. Nessuna speranza le consolava più.... poiché\nper tutte e due l'ombra della notte s'appressava....\n\nPOE S';I A\n\nSfinge.\n\nMATTINO D'APRILE\nTi guardo. Non mai vidi più gentile\nimagine di grazia, non mai vidi\nsì perfetta armonia primaverile\nqual tu componi, se un poco sorridi.\nSei cosa tanto dolce, tanto pura,\nadorna di sì fresca leggiadria,\neh7 io ti penso rapita da natura\na qualche dilettosa allegoria\npolizianesca. Non tu sei la bella\nche d'ogni altra più presta, i fior del maggio\ndà al peregrino Amore?... Oh, la novella\nstagion ben venga e '1 gonfalon selvaggio !\nBen venga Primavera a la mia vita\nda' tuoi belli occhi del fulgor di sole!\nSorridi... La mia anima è fiorita\nmeravigliosamente di viole.\n\nPOMERIGGIO D'APRILE\nDiego Valeri.\nLe bianche nubi si solvono a fiocchi\ndentro l'azzurro pallido del cielo.\nAprile regna. Oscilla un chiaro velo\ndi dolcezza su l'anima e su gli occhi.\nAprile regna. Tutti i fior del sogno\naprono i bianchi calici e vermigli\ncon voluttuoso effluvio di gigli,\ncon tenero profumo di cotogno.\nSogno di lei... Piegando sul suo cuore,\ntra le sue braccia, Aprii, dolce dormire!\nin un suo bacio, Aprii, dolce morire!\nvanire ne l'eternità d'amore!..."}, {"page_pdf": 46, "page_imprimee": "44", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.46", "texte": "POESIA\n\nLA PLUIE\nJulien Ochsé.\nL/eau des pluies en creusant les pierres des maisons\nD'elle-mème a tracé la forme des margelles,\nMarqué la profondeur humide des saisons\nEt ofifert à leurs cieux ses miroirs parallèles.\nElle a trouvé pour nous la courbe des bassins,\nAppelé les jets d'eaux pour répéter sa chute,\nEt creusé les étangs afin que nos jardins\nS'enchantent des sentiers qui suivent leurs volutes.\nElle a voulu, sachant quel charmant souvenir\nL/unit à la déesse en les vieilles légendes,\nVoir dans ses étains clairs se mirer et pàlir\nLes statues à qui seule elle tend ses offrandes:\nO son ruissellement délicieux et nu\nQui met entre les mains des pierres une lyre,\nOù sur les cinglements de rythmes inconnus\nChante un mystérieux et suppliant delire !\nElle nous a montré l'immobile détour\nDes vases, où les fleurs se pliant sur leurs tiges,\nOuvertes et fanées en un mème retour\nSuivent le temps qui leur a prèté son vertige.\nEt lorsque le vent tord en anses de cristal\nSes gerbes dispersées et ses tresses mouillées,\nOù le soleil suspend son are diagonal\nJoignant six heures bleues à six heures rouillées,\nElle est comme un grand lustre épanoui dans l'air,\nLustre de verre pale où brulent douze flammes\nVers la voute sans dieu d'un grand tempie désert\nOù sa chute martèle une éternelle gamme.\nO vases transpirents ou se brise le jour,\nAppliques de cristaux, lourdes grappes de verre,\nGestes souples et clairs que l'eau voue à l'amour,\nFruits aux mille couleurs de l'ombre et des lumiéres\nVous ètes la le9on des automnes soyeux,\nO maisons de la pluie et jardins de l'averse,.\nOù le pare près de l'eau se fait mystérieux,\nOù dans la chambre une eau d'or pale se disperse!\nLes averses creusant les murs de nos maisons\nOnt fait de chaque pierre un socie où se ravine\nSous les pas éternels des changeantes saisons\nL'élan mystérieux d'une trace divine !"}, {"page_pdf": 47, "page_imprimee": "45", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.47", "texte": "POESIA\n\nDa “LE ELEGIE SICILIANE„\nAVE, SICANIA\nSalvatore Giuliano.\nIn questa primavera del cuore rinato e sognante,\nmentre vien da Levante un'aura fresca, a sera,\ne vengono al mio cuor insieme con l'aura canzoni\ndi soavi tenzoni, onde il bosco è cantore,\ne su '1 mio capo luce di stelle una vivida gloria\nche antiche alla memoria èstasi riconduce ;\naspro alla Poesia, d'eterne dolcezze Regina,\nsomma virtù latina, tutta l'anima mia.\nCome improvviso fiore in alto sorride la rima\ne par che attorno esprima un selvatico odore :\nodor di campi arati che fumano al bacio solare\ncome un desìo d'amare uomini affaticati ;\nodor d'alghe marine che l'onda volubile porta\ndella terra risorta alle spiagge divine.\nt\nE te celebro, o vaga Sicania, feconda di vite\neroiche e d'infinite bellezze, o dolce maga\nincantevole ! Poi che quando cinguettano i nidi\ne tu dal verde ridi, che pane a' figli tuoi\ndarà nel plumbeo verno : quando 1' usignolo nel folto\ncanta solo e raccolto il suo poema eterno ;\noh, come a te la laude dal labro spontanea s'effonde!\nOgni essere risponde e l'Universo applaude.\n\nC'È TEMPO!\nEmilio Spinola.\nOh giovani rose, cui tinge\ndi fervida porpora il maggio,\na mezzo il fatai mio viaggio\nAmor verso voi mi sospinge.\nMa un dubbio trattien la mia man:\n— Ancora t*ostini?\nAncor delle rose t'invogli?\nLe rose hanno corti destini,\ndomani avvizzite cadran....\nAmore sorride: Ce tempo, ce tempo!... Ma cogli!\nOh arpe dai margini d'oro,\nleùti vivuole e mandole,\nio pure scagliare vorrei contro il sole\nai posteri un inno sonoro.\nMa un nodo alla strozza\nm'avverte : La posterità\nè ombra che alletta, sirena che incanta,\nti asporta, ti strugge, poi fugge e non sa....\nLa la?ida i sonanti echi mozza....\nAmore diniega: Ce tempo, tempo!... Ma canta!\nOh Ver, che sei fulgido e bello,\nanch'io contro l'osti bugiarde\nindurre arieti e spingarde,\nalfier del tuo scarso drappello,\nvorrei.... Ma nell'ossa\nho un brivido: Il Vero è lontano,\nlontano, lontano!... Che ardisci?\nQui presso — la vedi? — è una fossa....\nla tua!... Sciagurato, combattere è vano!...\nAmore mi sprona: Ce tempo, tempo!... Ferisci!"}, {"page_pdf": 48, "page_imprimee": "46", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.48", "texte": "POESIA\n\nLA TEMPÊTE\nA. do Nascimento Mendonça.\nA F. T. MARINETTI\nLes vagues du Désir frémissent dans la Mer,\nSous la morne douceur du ciel électrisé....\nEt foudroyante et nue la Déesse des Hivers,\nAu bourdonnement da Vent et du Tonnerre,\nDanse, entre les branches, echevélée.\nLa Tempéte rugit.... O la douceur profonde\nDu Vent folàtre que me presse dans ses bras!\nO la douceur du Vent qui me brulé et m'inonde\nD'un rouge désir de combatsl...\nElle rugit.... la Mer, rugit et pleure et vibre,\nComme une femme violée par un ;\nEt les fers tintent dans son coeur pur que, fibre à fibre,\nLa douleur lacéra.\nPareil à mes desirs, le Vent bondit et chante\nUn hymne triomphal d'Amour et de Beauté.\n— Ah! l'orgueil d'aimer, de souffrir et bruler\nDans l'immense Océan de cette vie troublante ! —\nEt je sens dans mon coeur le voi d'un Aigle d'or\nSaignant au rouge appel de passions orageuses\n— Ouvre-moi la poitrine, ò Foudre mystérieuse !\nIl veut ètre libre, le Chercheur d'Or.\nToutes mes Pensées s'emplissent de lumière\n— Eclatement de foudre ! Hululements du Vent ! —\nEt je songe à la Mort vermeille et printanière\nDes Heros et des Amants.\nDe splendides accords jaillissent de la Mer\nImpétueuse et sonore;\nEt mon sang flamboyant hurle dans mes artères,\nComme l'Avare qui perd un trésor.\nJ'entends venir les Rakxas et les Dieux,\nIvres et haletants comme une trombe immense;\nEt des gladiateurs, percés de coups de feu,\nQui meurent pour l'Amour sans baisser la lance.\n❖\n❖ ❖\nLe Vent chantonne et rit; le Vent rit et rugit,\nEt d'un soufflé éteint les étoiles.\n— Je t'aime, ó Vent! et j'aime tes hardis\nRèves de Force et de Beauté triomphale.\nTe taime, ó Vent plein de désirs houleux?\nEt dans le tourbillon de ta joie triomphante\nJe déchaine les pans de mes Pensées ardentes\nOui marchent vers les Dieux.\nJe t'aime! et mon coeur vibre à ton Verbe, toujours\n— Voix de Siddharta et de Prométhée!\n— O les tempètes de mon Ame ensoleillée\nOu sonne le clairon glorieux de TAmour!\nGOA-MAPUCÀ (Indes Portugaises)."}, {"page_pdf": 49, "page_imprimee": "47", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.49", "texte": "POESIA\n\nDA VICTOR HUGO\nSilvio Marvasi.\nLa mia vita è la tua vita,\ned a che scopo ormai\nrestare se sei partita,\nviver se te ne vai?\nPerchè seguire affannato\nquest'angelo fuggente,\ne sotto il cielo stellato\nesser notte silente?\nSono il fiore della strada\nil fior cui aprile è tutto,\nbasta che tu te ne vada\nchè il mondo sia distrutto !\nTu mi circondi di soli,\ndi luci celestiali,\nappena tu te ne voli,\nanch' io spiego le ali.\nChe vuoi tu che di me sia\n»\nse il tuo passo non sento?\nÈ la tua vita o la mia\nche muore in un lamento?\nQuando il coraggio soccombe\nlo cerco nel tuo cuore,\nsono come le colombe\nche cercano le aurore?\nL'amore solo indovina\n1' universo gemmato,\ne questa fiamma piccina\nillumina il creato.\nSenza te la gran natura\nè un carcere rinchiuso\ndove vado all'avventura\nnella folla confuso!\nSenza te la vita piomba\nin lutto repentino,\n1' universo una gran tomba\ne la patria un confino!\nIo t'invoco nel dolore,\nascolta i miei richiami,\ncapinera del mio cuore\nche canti nei miei rami.\nChe m'importa del destino,\ndella gioia, del terrore,\nse non ti sono vicino,\nse non sento il tuo amore?\nTu porti giù nei burroni\ne nelle azzurre sfere,\nsu un'ala, le mie canzoni,\nsull'altra, le mie preghiere.\nChe dirò alla mortella\nsimbolo di dolore?\nChe potrò dire alla stella?\nChe potrò dire al fiore?\nChe potrò dire all'ombrosa\nboscaglia se ti appella?\nChe potrò dire alla rosa\nse cerca sua sorella?\nMorrò di pene ascose,\ndel passato che riede,\nnel veder tutte le cose\nch'ella adesso non vede !\nChe farò della mente,\ndel cuore, del destino?\nSenza te, sorridente,\nche farò del mattino?\nChe avrò mai in questa sciocca\nvita, nel triste esilio?\nBaci senza la tua bocca?\nPianti senza il tuo ciglio?"}, {"page_pdf": 50, "page_imprimee": "48", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.50", "texte": "POESIA\n\nIL RITORNO\nMarcus de Rubris.\nMADRTGALETTI A GIUSEPPE LIPPARINI\nI.\nTriste la sera: quando su la stanca\nanima un'ombra di dolor si piega.\nOgni speranza con la luce manca:\nogni bene, ogni gioia si diniega....\nTriste.... e morendo il giorno anno le cose\ndi sùbito parvenze dolorose:\nla pesantezza de '1 silenzio grava\nsu quanto il sole già letificava.\nII.\nTorniam da la fatica. Taciturni\nper la via polverosa. Con indugio\nne' passi.... Ah, quanto lùgubri i notturni\nriposi che ci aspettano a '1 rifugio !\nE torniamo, così sfiniti. E in tanto\nil cuor soffoca un grido di rimpianto.\nLungo la via de '1 ritorno si pensa\na la vita che fugge.... e in noi s'addensa\nl'ombra serale con quella de l'anima:\nl'ombra, terrore che tutti disanima\nli uomini, e che tutti li sgomenta :\nl'ombra che ne '1 mistero tutti annienta !\nIII.\nEd io mi torno con li uomini che anno\nfaticato, ne '1 giorno, a la campagna.\nE son come colui che non si lagna\nd'alcuna cosa, di nessun affanno.\nEguale come mai con lor mi sento :\nE il cuore mi martella di sgomento.\nMa procedendo a la mia triste mèta\nuna gioia inattesa ecco m'allieta:\nmi sorprendo su '1 labbro una leggera\ntènera voce : la santa preghiera !\nE sèguito la strada. E il cuore pio\nne l'alta sera\ngiocondamente mi riporta a Dio.\n\nSITIO\nMarchese di San Giorgio.\nPOEMA IN PROSA\nAD UNA SOAVISSIMA IGNOTA.\nNe la notte silente satura di profumi voluttuosi, di\narmonie intense, di baci arcani, di misteri inintelligibili ;\nne la notte silente del tepido settembre ho sete dei tuoi\nbaci, lunghi come la notte, ho sete delle tue labbra, del\nprofumo inebbriante di te stessa.\nRoridi ancor dalla recente rugiada i fiorellini sol-\nlevano il capo, l'orizzonte si colora vivamente di violetto,\ndi rosso, di giallo, una striscia luminosa fende il mare\nridente, ed io ho sete, sete dei tuoi baci, delle tue lab-\nbra roride come i fiorellini.\nDardeggia il Sole, i fiori piegano il capo sullo stelo,\nil grano biondeggia e sussulta voluttuosamente sotto il\nbacio dell' eterno amante ; riposano i lavoratori stanchi\ned arsi dal caldo, dalla fatica, dalla sete. Ed anch'io\nho sete, anch'io cerco l'ombra.\nNe le tue labbra, ne la tua bocca, .nei tuoi baci\nestinguerò l'arsura del caldo, della sete.\nTutto s'è fatto nero intorno a noi; sul nostro capo,\nfra le rame dell'albero, gli uccelli cantano la mesta can-\nzone dell'amore, al nostro orecchio giungono gli echi\nlamentosi delle campane lontane, i lavoratori sono tor-\nnati stanchi alle loro case, ed io, qui, nel silenzio ineb-\nriante, voluttuoso della sera settembrina, ho sete dei\ntuoi baci lunghi, tepidi come la notte che si prepara ;\nho sete delle tue labbra brucianti, della tua bocca maliosa.\nHo sete, divina, sete di te, del tuo corpo lungo\ncome un giunco, rotondo come una mela matura, pieno\ndi profumi, di ebbrezze, di malie, di voluttà."}, {"page_pdf": 51, "page_imprimee": "49", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.51", "texte": "POESIA\n\nALLA MIA VILLA DI RAVATE\nSUI COLLI VOGHERESI\n\nChi sviscera la terra\nCerca un profondo bene, vince una santa guerra.\nPorium inveiti / Spes et fortuna, valete;\nSat me lusistis, Indite nunc alios.\nI.\nSu verde poggio assiso, il vecchio castello turrito,\nSiccome falco insonne, sopra i vigneti guarda.\nFisso la valle mira, e par che profonda l'assalga\nDe ' suoi remoti tempi la nostalgica angoscia.\nTorre dei Malaspina! Che guardi, che attendi, che sogni,\nIstorica reliquia spettro di medio evo?\nForse Corrado sogni, che nel purgatorio di Dante\nAl Ghibellin fuggiasco narra le storie sue?\nO pur la bianca Dama ti appare sui miti declivii\nAl plenilunio stanco chiedente azzurri sogni ?\nNon Ella di Teocrito il languido esametro pensa,\nNon le argentine fonti de le candide greggi;\nPensa l'eterno idillio d'amore e il blasone e il vessillo\nE gli arcani del fato, d'incantesimo cinto.\nO ver sui merli senti gli antichi fantasmi guerrieri\nD'armi e d'amori favellar cogli astri?\nE di cozzanti brandi e d'elmi per sangue vermigli,\nDi fanti, di cavalli la polvere mordenti,\nI\nDi morte, di vittorie, che il pollice verso saluta\nDe le auspicanti dame e de le Parche l'inno?\nII.\nDa la tua fronte scaccia il volo di sogni crucciosi,\nL'incubo sinistro di sanguigne visioni,\nAL CARISSIMO, FRATERNO AMICO ON. ETTORE SACCHI.\nE ammira quest'amante, gagliarda, feconda famiglia,\nQuesta bella famiglia di piante e d'animali.\nOui non squillali le trombe, nè sovra le incudi percossi,\nCrepitanti non odi i brandi a Marte cari ;\nAltri ferri, altre armi scintillano a Cerere sacri\nE carezzante spira d'Albio Tibullo il ritmo.....\nDi civiltade infermo, lo spirito invoca i recessi\nVerdi, la schietta pace de la campagna in fiore.\nAureo Fiacco, sorgi e lancia l'alcaica ondulante,\nL'egloga serena, padre Virgilio, dammi.\nIII.\nO bagliori di cielo, o palpiti freschi di pini,\nO fremiti di rivi, di boschi e d'animali,\nO Canzoni balzanti del petto di vergini agresti,\nO canti d'usignuoli, o risa di bambini,\nO zefiri agitanti le chiome odorose dei tigli,\nO tralci di smeraldo, o porpora di grappi,\nO di sfinge natura arcano, gagliardo imeneo,\nO nozze mute, aulenti di pollini e di fiori,\nAlte, serene paci di campi, d'azzurri latini,\nLe vostre vive strofe mi germogliano in cuore !\nEttore, vieni e lascia, che, mista a gli allori del foro,\nL'edera serpeggi fida a la fronte tua."}, {"page_pdf": 52, "page_imprimee": "50", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.52", "texte": "POESIA\n\nIV.\nQui Aracne non intesse a Pallade fraudi di stami,\nQui a strana mensa il fuco impune non s'asside.\nQui il garrulo non giunge tumulto del foro, nè anfibia\nLegge, sorgente viva d'assai loquaci rivi,\nChe scendenti dai rostri minacciano i codici nostri\nE diritto e giustizia e ragione e decoro.\nQui il pio bove geme al peso d'aratro profondo\nE il vomer guizza fra le squarciate zolle,\nGuizza di vivi lampi, a guisa di spade cozzanti,\nE ne l'aperto seno il solco i germi accoglie. —\nTurge d'amor la terra e l'etere onnipossente\nScende a la sposa in grembo, nudrisce i lieti parti\nV.\nQui d'ubertose spiche biondeggian le glebe feconde,\nQui purpurea ride la primavera in fiore.\nRide la valle lieta di ricche pampinee viti,\nChe a noi prometton nappi d'almo Lieo spumante.\nGemono al sol cocente le biade percosse su l'aia\nE geme ai biondi vespri Filomela sui lauri ;\nE Pan, che primo infuse soavi concenti a le canne,\nBenigno ascolta note d'agresti amori,\nChe a noi vengon su l'aure come ala di stanca canzone,\nCome inno palpitante d'amorose colombe.\nVI.\nPadre Lieo tinge il piè fra le vene dei grappi,\nOndeggia e spuma e brilla la vendemmia esultante,\nBrilla nei lieti calici il sangue, che, al bacio di Febo,\nPei grappoli ferveva su le pendici apriche.\nDai rami, da le foglie esalano aneliti brevi,\nDa l'anima dei frutti scoccàn inni d'amore!\nOh fossi anch'io qui nato arator, condottiere di greggi,\nUdrei d'Aminta il canto, correi di Fille i fiori ;\nTrarrei la vita oscura, ma giusta, ma lieta, ma forte,\nDe le quercie nei tronchi inciderei le strofe.\nVII.\nTorre dei Malaspina ! Che guardi, che attendi, che speri,\nTestimone d'un evo di tenebre e misteri?\nNon strepito di brandi, non eco di bellici canti,\nNon scalpito gagliardo d'alipedi cavalli,\nNon ala di vittoria, da sangue fraterno macchiata,\nSogni la fronte tua, ma la divina pace !\nIo, sui tuoi massi assiso, ammiro i tramonti di Febo\nTingere i colli intorno di flammeo bagliore,\nE quest'ebbrezza rosea di luce, di raggi morenti\nArcanamente mi accarezza l'anima\nSogno i miei giovani anni, baciati dal sol de la speme,\nSogno le antiche gioie presso il materno lare.\nSogno gli inni balzanti dal petto coi suoni d'amore\nE i fascini giocondi, le melodie ridenti,\nE il gemméo meriggio coi folgori biondi del forò\nE il pallido tramonto con le memorie pie.\nArgentea la luna s'innalza fra i colli dormienti\nE il breve sogno come lampo s'invola.\nCanta l'arguto grillo, la lucciola brilla su l'erbe\nE un tremulo desìo a me brilla nel cuore.\nOh viver qui, tra l'egloghe, con l'Ombra di padre Virgilio,\nQui riposar le ceneri fra i mirteti ed i lauri!\n\nAνv. Α. Alesina."}, {"page_pdf": 53, "page_imprimee": "51", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.53", "texte": "POESIA\n\nUN SOGNO\nErnesto Gellona.\nAL POETA F. T, MARINETTI\nVenne la donna che nel sogno ride\ntra luci blande e l'anima ne prese\nil godimento, appena l'occhio vide\nle belle forme da l'ardore accese.\nIl dolce aroma dei capelli biondi\nm'investi col profumo della carne :\noh! come ne li azzurri occhi, profondi\nla voluttà mi spingeva a gustarne!\nCome fremeva sotto ai baci e come\namava ! Avvinta disperatamente,\nla bocca aperta come a dire un nome,\npronta a suggere baci ! Ma repente\nne li occhi accesi ancora di lussuria\nvenne meno l'ardore e la convulsa\nbocca si chiuse sotto a quella furia\ndi baci.... Appena, appena il sangue pulsa\nnel corpo che ricade tra le mie\nbraccia! Tremando le guardavo il viso\npallido e li occhi spenti. Lunghe e pie\nruppero le campane all'improvviso\nla pace. O come lente, lunghe e blande\nerano quelle note e come stanche !\nE mi prendeva una tristezza grande\nnel sentirla morire! O come bianche\nerano quelle guancie ! Ancora tutta\nquella carne sfioriva nella stretta\nde le mie braccia tremanti e distrutta\nda la tabe appariva violetta.\nE da l'orbite cave dove i vermi\ns'agitavano lenti con rossastri\ngroppi, una luce azzurra per vedermi\npartiva ancora.... ma succhi verdastri\ncolavano da l'orbite. I capelli\ncadevano, lasciandole scoperto\nil capo dove prima con ribelli\nriccioli profumavano. Ero incerto,\nnon potevo lasciarla; la sua faccia\nsfioriva e lungo il corpo mi sentivo\nbagnato da la tabe e la minaccia\nnon curavo. Atterrito li occhi aprivo\ne sempre più sul petto mi serravo\nquella miseria, quasi per me fosse\nsempre l'Amata, e pallido guardavo\ntra quella marcia comparire l'osse.\nVedevo i vermi lungo le mie mani\ne salire, e salire.... Un lungo brivido\nmi corse il corpo.... maledissi i vani\namori.... ogni mio membro ora era livido.\nE caddi con l'ossame dell'Amante...\nO folle sogno ! Sorrideva intorno\nil primo sole e grande la festante\nvita vibrando salutava il giorno."}, {"page_pdf": 54, "page_imprimee": "52", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.54", "texte": "POESIA\n\n“TOUTE LA LYRE„\n\nNella Doria Ommbon. — LE RON-\nDINI SIMBOLICHE. — Balestra, Trieste.\nLa forte e gentile poetessa offre questa\namabile raccolta di liriche nella quale spira\ntutta la soave grazia e la cerebralità inde-\nfinibile che fa cosi tipica la donna d'inge-\ngno in genere e la donna intellettuale trie-\nstina in ispecie. La raccolta è dedicata a\nShelley dall'anima sola. Basta una dedica\nsimile per mettere il libro nella sua bellis-\nsima luce. E il libro è, in fatti, pieno di\nriflessi luminosi singolarissimi : il poli metro\nsi presta assai bene a rendere lo spirito\ndi divagazione e di guizzo ora levante, ora\npiombante a freccia, che queste Rondini Sim-\nboliche sfoggiano nelle traiettorie del volo\ninfanticato. Sentite questi versi sui Poeti :\nAll'ombra dei paralumi\nrosati dal desiderio\nscrivono, scrivono, scrivono...\nLor stanno le Muse d'appresso\ncol lor sospiro sommesso...\nSi chiamano Vanità\nsi chiamano Vanità !\nPoesia che sa sempre quel che sente e\nquel che dice, veramente fatta di voci e di\nvoli, spezzata e costruita con abilissima arte\nsì che T insieme del libro appare un vero\npiccolo Poema psichico e cromatico che in-\nnamora non meno per la sua ragione pro-\nfonda che per la sua eterea musicalità.\nEcco un magnifico saggio di questa ricca\ne luminosa poesia, in un brano, intitolato\nI Ribelli, che noi vogliamo citare :\nEpopee di dolori\nson su le nostre fronti :\nCi percossero l'onte\ndei vani canti ignavi,\nanfananti inutilità !\n— Noi la meta sovrana,\nche gli orizzonti spiana,\nvalicheremo pronti\ne le glorie non conte\nci saranno suggello.\nColl'oscuro martello\nscaveremo il destino.\nUn alto fato che sprona\nc'impulse a un immenso tesoro.\nNoi siamo i re del lavoro\noscuro, senza raggiera,\noscuro, senza preghiera,\nper un superbo alloro.\nNoi passarci tra le turbe\nche il nostro andar sospende,\ncon un riso che accende\nl'anime neghittose.\nImmense epopee dal nostro\ncuor balzeranno alla vita\ntinte col sangue del mondo,\nnostro nuovissimo inchiostro,\nche digià turgido mostro\nun solco vivido scava\nsu l'inconsulta terra.\n— Noi, sì, balzeremo alla guerra\ndei nostri sacri martiri\nsfrondando tutti gli allori.\nNoi soli i templi immani\nsolleveremo sul mondo\ncon deifiche mani.\nSott'essi il terribile pondo\nnoi schiacceremo del male\numano e i terrigeni mostri\ncoi loro sogni inami.\nLuigi Siciliani. — ARIDA NUTRIX. —\nW. Modes, Roma.\nUn poeta che canta la Calabria ha, già\ndi per sè, tutto il diritto alla nostra sim-\npatia. La bella, la nobile, la sventurata re-\ngione italiana è una delle più degne di\npoesia e d'amore. Il Siciliani canta con\nmolta semplicità di mezzi tecnici ma, quasi\nsempre, con bella e profonda arte. Sono, i\nsuoi, versi scritti con tutta la scioltezza del-\nl'anima, che non ci rivelano nulla dei su-\nperbi misteri estetici ai quali la poesia mo-\nderna ha ben diritto d'avviarsi, ma che,\ntuttavia, lasciano qualcosa in fondo allo spi-\nrito del lettore : una specie di languore\nnostalgico per quella punta d'Italia delizio-\nsamente indigena e lontana...\nOttorino Ghecohh — LA CANTICA\nDELL' OSPITE. — Flora Moderna, Roma.\nGrazioso componimento che rivela le\nserie doti di questo poeta toscano il quale\nnon ama i soliti sdilinquimenti lirici del-\nl'architettura stereotipa, ma libera il gene-\nroso affiato dell'anima in una forma vasta\ne solenne, dove lo squisito gusto classico\nsi disposa all'atteggiamento modernista che\nsogna, per l'arte, nuovi tempi d'oro : e gli\ns'innonda\nl'anima lentamente sull'aurora....\nErnesto Geliona* — I POEMETTI\nDELLA BONTÀ - L'ARATRO, — IppO-\ngrifo, Genova.\nIl Gellona, scrittore notevolmente fecondo,\nè poeta dell'anima assai delicata e con ten-\ndenze marcate per la contemplazione pla-\ncida della vita. Queste sue qualità, tutt'altro\nche secondarie per i fini supremamente\netici della Poesia, brillano dentro i Poemetti\ndella bontà nei quali, però, non è difficile\nscernere qualche influenza pascoliana. Ua-\nratro, una serie di sedici sonetti pieni di\nbelle idee virili e di sodi vigori fonici,\nrivelano il Poeta in un atteggiamento più\noriginale e, per conto mio, assai più inte-\nressante. V'è uno spirito georgicale misto\nad uno spirito bellicoso che fa, del quadro\nsinteticamente concepito, un gioco di luci\ne di fantasmi non scevro di fascino estetico\ne di significazione ideale.\nAngelo Maria Tirabassié — ED-\nMONDO DE AMICIS, discorso — Flora\nModerna, Roma.\nLa figura di Edmondo De Amicis non\nè di quelle che i giovani Poeti italiani,\noggi quasi maturi, possano tanto facilmente\ndimenticare. Egli ha veramente detto qual-\ncosa alla nostra anima, laggiù, nelle ormai\nlontane plaghe della nostra fanciullezza.\nEgli è stato un Mago suscitatore del vago\nistinto ritmico nelle nostre innocenti igno-\nranze della primordiale vita scolastica. Poi\nvenne il D'Annunzio del Piacere e fu tut-\nt'altra cosa. Il Carducci imparammo a\nconoscerlo ed a capirlo assai più tardi. Fu\nEdmondo De Amicis il primo nostro vero\nseduttore letterario. Perciò anche il .discorso\ndel Tirabassi ci ha molto interessato: è\nun discorso sobrio, bene pensato e scritto,\npieno di forza rievocativa, che passa dal-\nl'analisi alla sintesi con uguale potere. E\nvibra del giusto entusiasmo perchè l'Uomo\nche abbiamo perduto fu veramente un Uomo\nche fece degli uomini, un Poeta che fece\ndei poeti.\nValentino Soldani. — CALENDIMAG-\nGIO. — Roux e Viarengo, Torino.\nDopo una prefazione storica interessan-\ntissima (poche città come Firenze hanno una\nstoria degna di poesia tragica e di indagine\nerudita). Valentino Soldani ci offre questo\nsuo nuovo dramma della serie Rex Regum\nche è ammirabile per struttura, per vee-\nmenza, per stile. In scene brevi, rapide,\nconcise, l'Autore ha la potenza di racchiu-\ndere e svolgere una serie di episodi e un\ngruppo di passioni nella forma espressiva"}, {"page_pdf": 55, "page_imprimee": "53", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.55", "texte": "POESIA\n\npiù pura e più nobile d'italianità. Il Soldani\nè una delle pochissime anime di poeta che\nsentano il teatro. Ed egli lo sente nella più\ngiusta misura, nulla mai di troppo conce-\ndendo alla fantasia poetica, nulla mai di\ntroppo alla rude legge meccanica delle scene.\nE, sotto molti aspetti, il suo può dirsi ru-\nnico vero teatro ideale che abbia la gio-\nvane Italia: teatro di reverenza alla storia\ned alla poesia: teatro di fatti e di uomini:\nteatro di logica e di sincerità. Calejidimag-\ngio ha le violenze e le dolcezze, gli spa-\nsimi e gli incanti d'uno squarcio di vita\nclassica visto attraverso una cornice di fiori.\nMowaSis. — HENRI D'OFTERDINGEN.\n— Merciire de France. Paris.\nE' la traduzione del capolavoro di No-\nvalis, il grande poeta mistico tedesco della\nfine del secolo decimottavo, morto giova-\nnissimo ma in tempo per lasciare delle opere\npoetiche di magnifico volo, quali gli bini\na la Notte e questo singolarissimo tipo di\nRomanzo che i lettori debbono andar a cer-\ncare nella bellissima traduzione francese di\ncui parliamo. E' dovuta alla penna di due\nforti stilisti : Georges Poi ti e Paul Morisse.\nL'incanto della concezione o dello stile (che,\nnell'originale, hanno uua suggestività pari\na quella di certe pagine di Goethe) sono\ntrasfusi nel bel volume francese il quale si\nlegge con infinito diletto e profonda emo-\nzione. Queste opere di scrittori morti gio-\nvanissimi tengono racchiusa in misura quasi\ndirei spaventevole la potenza animistica che\nle ha create. Ad ogni pagina, si sente il\nsoffio immortale dello spirito. E si ha, ve-\nramente, l'allucinazione di essere accompa-\ngnati, lungo la propria via mentale, da\nun'ombra che non può essere quella di un\nfantasma ma è forse quella di un corpo in\nrespiro.\nPier A ss gel a Baratolo — OMBRE\nDI LAN TERNA. -— Libreria Moderila.\nGenova.\nUn altro novelliere che ha la vena fluida,\nuna sufficiente originalità di tocchi, un buon\nsapore della vita, uno stile che rispetta e\nsi fa rispettare. Qualcuno dietro la porta è\ndotata di una certa forza suggestiva. E noto\naltre novelle interessanti : La jettatura del\nmaestro Pepere, il poeta Ciccillo, il Con-\ngresso dei pazzi. Nel complesso, tutto il vo-\nlume si può dir riuscito. Vi è della grazia,\ndello spirito, dell'onestà letteraria. I tipi\numani balzano evidenti dalle pagine: e il\nracconto è avvolto, quasi sempre, da una\ncerta aria, tra mistica e misteriosa, che tro-\nviamo in molte celebri novelle di Maupas-\nsant e d'altri illustri stranieri e che in Ita-\nlia dà spesso, un fascino speciale a qualche\nsaggio di Giovanni Papini. Peccato che in\nItalia troppi scrivano novelle ! Passano quasi\ninosservati i romanzi. Le novelle, anche\nbuone, sono, il più spesso, travolte dalla\nmarea dei libri che sale. Ma il Baratono è\ndi quelli che potranno, col tempo, non andare\nsommersi. E' uno scrittore.\nPétadan. — SUR LES BEAUX ARTS. —\nKSanso t. Paris.\nUn libro di Péladan, sia pure di poche\npagine e di formato minimo, è sempre un\navvenimento dello spirito. Questo è un rap-\nporto, null'altro che un rapporto al pub-\nblico, sulle belle arti di Francia (o per me-\nglio dire di Parigi J : ma che nella sua to-\nnalità critica universale, sembrami abbia un\ngrande valore anche e specie per le arti\nbelle del bel Paese nostrano. Riassumere le\nosservazioni profonde e saporite di questo\nmago dell'estetica sopra la Scuola d'arte\nsenza insegnamento, intorno al Sottostrato\ndella pittura contemporanea, sul Bilancio\ndelle belle arti e sulle Cause della deca-\nde?iza, è impossibile in una rubrica come1\nquesta, Basti ricordare questo assioma fi-\nnale: « Oue cherchons- nous dans un tableau?\nLe peintre? Non. La peinture? Pas encore.\nNous nous cherchons nous-mèmes et quand\nnous sommes émus de l'esprit ou du cceur,\nnous nous trouvons, et l'oeuvre a vraiment\naccompli sa mission. »\nAdelaide Bernardini. — LA VITA\nURGE. Novelle. — Bideri. Napoli.\nLa gentile signora di Luigi Capuana è\nuna scrittrice graziosissima: e in questo\ngrosso volume di novelle le sue virtù ar-\ntistiche sono lucidamente dimostrate. Faci-\nlità estrema nel tratteggiare al vivo i tipi\numani: conoscenza assoluta degli effetti\nnarrativi : varietà oltremodo ricca di temi\ne di sviluppi: stile personale ed elegante.\nE' annunziato, nelle Edizioni di Poesia un\nvolume di versi della amabile autrice. Lo\nattendiamo con vivo interesse e ferma fidu-\ncia. In queste novelle, così squisitamente\nurgenti, è già la promessa d'un più pacato\nincanto di poesia. L'anima del Poeta è\nl'anima di questo libro. Leggete il Sogno\nrosso, Dolce nella memoria, Una sentinella.\nRe Scacco, A?iimula, Donna Ghclia rac-\nconta. Troverete, con la bella anima che\nracconta, la bella anima che sogna e rende\nil sogno col potere indefinibilmente istintivo\ndel ritmo. La casa dei Capuana è prediletta\ndalle Muse. Gloria, sempre gloria ad un\ncosì bel nome italiano!\nJohn-Antoine Nau. — LE PRÉTEUR\nD'AMOUR. Roman. — Fasquelle. Paris.\nSi può prestare l'amore? Pare di sì, a\nleggere l'originale romanzo di John-Antoine\nNau. Come e perchè e con quale esito, non\ntocca a noi dire. Vadano i lettori a vedere.\nIl romanzo, dai volgimenti bizzarri, è di\nquelli che colpiscono più che per altro per\nl'incisività del ritratto umano. Il soffio della\nvita parigina vi é trasfuso con mirabile arte.\n<i Albertine, ma jolie, crois-moi, le vrai\namour est horizontal ! » Aforismi di questa\nfatta, che abbondane nelle pagine del ro-\nmanzo, dànno un'idea dello spirito pretta-\nmente boulevardier sparso con munifica pro-\ndigalità dall'autore in questo suo libro il\nquale sembra scritto per dare una compa-\ngnia istruttiva e consolatrice a quelle anime\ndi minoranza che, ignorando ancora preci-\nsamente la natura dell'amore, spasimano di\ntale ignoranza e camminano, un poco sem-\npre ridicoli, tra le maggioranze ehe trattano\nl'amore come il metallo d'un'usura qua-\nlunque.\nRemolo Quaglino. — IN GROPPA AD\nEROS. — Remo Sandron. Milano.\nCi troviamo di fronte ad una delle per-\nsonalità più aristocratiche e forti della let-\nteratura italiana. Non bisogna dimenticare\nche Romolo Quaglino è di un piccolo gruppo\nche si può chiamare ancora giovine ma che\nnon da oggi vede innanzi, con occhi di lince,\nnel mondo delle idee : gruppo alla cui te-\nsta galoppa l'ingegno meraviglioso di Gian\nPietro Lucini. Romolo Quaglino ha una fama\nconsiderevole nella cerchia, ahimè, ristretta\ndi coloro che credono alla esistenza di una\nletteratura nazionale a venire, e che, per\nquella fede, lottano con entusiasmo di gla-\ndiatori. Ma è scrittore che, per la potenza"}, {"page_pdf": 56, "page_imprimee": "54", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.56", "texte": "P O ESIA\n\ndel pensiero, la bellezza della forma e la\nmodernità degli oggetti che studia, merite-\nrebbe una fama ben più larga, una gioia\nben più compensatrice, dal proprio infatica-\nbile lavoro. Dopo le Parole sull'ai di qua\ne sull'ai di là, dove lo squisito spirito filo-\nsofico dell'autore era tracciato in mirabili\nscorci d'analisi e di sintesi, è apparso que-\nsto In groppa ad Eros, interessantissima\nsequela di pagine muliebri nelle quali si\npuò dire che ogni linea è un fremito di pas-\nsione cerebrale sull'eterno Mistero dell'A-\nmore. L'Autore ha qualche dubbio (nella\nprefazione) che il suo scritto possa apparire\nla delirazione d'una mente frenetica di ca-\nstità. L'opera non dà questo effetto sull'a-\nnima d'un lettore cosciente. Una donna di\nviva luce interiore non può che sentirsi e\nrivelarsi così. E' la sincerità il pregio ancor\nmaggiore di questo libro: Pregio che ne\nfa, per mio conto, un piccolo capolavoro.\nE ammiro, nel libro, la bellissima origina-\nlità dello svolgimento; le pagine ricamate\nsulle pagine coi più bizzarri e insieme logici\nprocedimenti ; i paesaggi dell'anima succes-\nsivamente sfumati l'uno nell'altro con arte\nd'indefinibile maestria; ed amo l'incanto,\nfra sentimentale e carnale, che da queste\npagine emana, fatto per prenderci lenta-\nmente come nel piccolo gorgo divino d'una\nvertigine di voluttà.\nMino Martoglio. — CENTONA. —\nGiannotta. Catania.\nE' la raccolta completa dei versi siciliani\ndi quello stupendo cuore indigeno che è\nNino Martoglio. Una prefazione luminosa\ndi Luigi Capuana apre, anche per un pro-\nfano di gergo siculo, la porta al dolce e\npossente mistero di quella poesia così lon-\ntana, ad esempio, dalla poesia milanese. Lon-\ntana nella forma, non nella sostanza, però.\nLeggendo taluna fra le più belle liriche di\nquesto libro (nella maggioranza sonetti) ho\npensato all'opera in creazione di uno dei\nnostri, tenuto molto all'ombra ma che è per\nme, quando non traduce ma crea, un forte\npoeta milanese : El microscopi di Antonio\nCurti. Anche qui la vita varia, tra passio-\nnale e bernesca, del popolo è fotografata\na colpo freddo di lente. Il poeta scalda\ndella sua anima il lembo ottico rapito alla\ncorsa vertiginosa della vita e ne trae una\nserie che si può ben dire la storia figurata\n(psicologica e carnale) del popolo. Funzione\nmagnifica per un artista della penna, fun-\nzione che fa ancora dello scrittore dialettale\nuri elemento indispensabile al contributo\nideale della nazione. Il libro del Martoglio,\nriboccante di drammaticità, di passione, di\ncolorito e d'immagini, ha la fortuna di es-\nsere copiosamente corredato di note che ne\naiutano in modo perfetto la lettura. E' un\nlibro che dovrebbe essere nelle mani di\nquanti amano la poesia, così, quale sboccia\ndal cuore del popolo. E' una poesia tanto\ndiversa da quella che, solitamente, è sca-\nvata a colpi di piccone dal cervello di un\nPoeta di lingua, sia pure nativo! Qui ve-\nramente si ha la sensazione che la poesia\nsia l'anima stessa di una terra venuta a fio-\nrire ed a cantare sulle labbra degli uomini!\nPoesia d'innocenza e di terribilità, canto\nmelodioso d'amore e grido strozzato dall'im-\npeto dell'odio, musica e strazio, il teatro\ndella piccola zolla e dell'universo infinito.\nCi par di sentire Giovanni Grasso e Mimi\nAguglia che recitano Tistimunianza dinanzi\nl'attonita platea nord-americana e fanno cor-\nrere, su quelle teste gelide, il fremito del-\nl'Etna quando le fiamme ne arrossano la\ncima alta sui tre mari.\nilMaurice Rflsgre. — LA CONQUÈTE\nDES FEMMES. — Fasquelle. Paris.\nE' un libro gustoso, che, a tutta prima,\nsembrerebbe scritto solamente per esaltare\nla gente bella e per avvilire la brutta. L'au-\ntore è di questo parere: che « un immense\ngenie ne compense pas des taches de rous-\nseur ou des yeux chassieux : les beaux triom-\nphent des laids comme le jour triomphe\nde la nuit. » Effettivamente, invece, il libro\nè scritto per della gente di un fisico me-\ndiocre, d'una fortuna mezzana, e che sia\ndel parere essere l'amore la cosa più pre-\nziosa, quella di cui bisogna maggiormente\noccuparsi perchè è da lei che ci viene tutta\nla nostra felicità. Indi l'aforisma che apre\nil libro e che segna una scoperta fatta,\nprobabilmente, da tutti gli uomini, in un'ora\ndella loro vita: la conquista della donna è\nciò che, della vita stessa, ha maggiore im-\nportanza. Non si sfugge alla donna come\nnon si sfugge alla morte, dice Gorki. Altro\naforisma il cui rombo tragico non ha im-\npressionato affatto lo spirito indiavolato\ndello scrittore francese. Egli ha pensato a\ndarci un trattato di disinvoltura, quasi una\nfarmacopea bene dotata di scetticismo don-\ngiovannesco. E' assai possibile, dopo aver\nlette ed apprese a memoria certe pagine del\nlibro, si arrivi ad amare tutte le donne che\nci vengono incontro senza sentire il bisogno\ndi riunirle una buona volta nella divinità\ndefinitiva. Cosa, del resto, non nuova e che\ntutti gli spiriti veramente dominatori di\ntutti i tempi, da Socrate a Napoleone (senza\ncontare gl'ignoti valori etici della folla) hanno\nassai lucidamente provato. Il libro del Ma-\ngre è degno della letteratura e dell anima\nfrancese. Disegnato con una fermezza ma-\ngnifica, svolto con una verve incantevole.\nBasterebbe citare i capitoli: Les rendez-vous,\nLes maitresses laides, Rapports du bonheur\net des vètements, Les aventures en chemin\nde fer e quella seconda parte : Conseils\nà 2in jeune homme pauvre qui vient fair e\nde la littératicre à Paris, un complesso\ndi pagine nelle quali, al pregio del pensiero\nprofondo, si unisce quello dell'arte scritto-\nria più sottile e, insieme, più robusta.\nUn libro che si legge con la voluttà d'un\nbicchiere che si beve. Ed è Champagne....\ndi Sciampagna, s'intende.\nAppisgo Lidi. — CANDIDA NOTTE. —\nStreglio. Torino.\nLiriche semplici, di taglio quasi sempre\nchiaro ed elegante, d'una inspirazione varia\ne che si leggono con piacere. Talvolta, pur\nnei sogni rivoluzionari di questa stranissima\narte dello scrivere in versi, il libro di tipo\ncomune, il libro di tipo vecchio (diciamolo\npure) ci trova ancora con qualche sorriso\ndi simpatia cordiale, e se l'anima del poeta\nappare, di tra le rime solite, onesta, la no-\nstra anima, che vorrebbe essere arcigna,\ncomprende e bene augura, in nome di quel\nsentimento di libertà spirituale che fa tutti\nfratelli i poeti. Si canti come si vuole. Pur\nche si canti dicendo qualche cosa. Il Lidi\nnon è poeta nuovo ma non è un poeta\nmuto.\nAlberi Boissière. — UNE GARCE.\n— /. Bosc. Paris.\nSimpaticissimi tipi di romanzi, quelli di\nAlbert Boissière ! Scritti con una visione\nrapida e nitida della vita, riboccanti di spi-\nrito, assai originali nel costrutto e spigliati"}, {"page_pdf": 57, "page_imprimee": "55", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.57", "texte": "POESIA\n\nnella forma. La lingua francese del Romanzo\ncosì detto, letterario, ha in lui un trovatore\npiù che notevole. Une garce è il profilo de-\nlizioso d'una creatura marinaresca sullo\nsfondo cupo delle acque oceaniche e d'un\nambiente di anime perdute. Noi vogliamo,\ncoi nostri cenni, p ù che altro, invogliare i\nlettori a cercare i libri ed a leggerli. Une\ngarce è di costrutto indescrivibile. Bisogna\nseguire questo singolarissimo creatore di\nvite ne' suoi metodi di disegno d'anime e\ndi colorito d'ambiente. Io trovo che non\navrebbe potuto essere meglio reso il quadro\nsalso e violento di quel piccolo mondo ver-\nminoso che le onde del bacino di Dieppe\nassaltano senza tregua. Il tipo di Marmette,\ndi questa povera prostituta del mare dagli\nN occhi inverditi dal riverbero smeraldino del-\nl'acque, che vive in mezzo ad un popolo\nrotolato nella crapula dei sensi e dell'alcool,\nè quanto di più poetico e di più umano\nsia apparso nelle fantasie letterarie di que-\nsti ultimi tempi. E, nell'insieme, il libro ha\nun movimento dinamico che lo solleva su\ntante altre opere congeneri della letteratura\nmarinaresca e fa pensare a scene vissute\ndall'autore con un'anima straordinariamente\nlucida a vedere e intesa a soffrire.\n\nPaolo Buzzi.\n\nI concorsi della “Famiglia Artistica” di Roma\nΑ. M. Tirabassi.\nENRICO DE MARINIS.\nLa « Famiglia Artistica » di Roma bandì, fin dal maggio u. s., tre concorsi: per un volume di versi\ned un romanzo — italiani di pensiero e di forma, con libertà completa del soggetto e di svolgimento — asse-\ngnando ai vincitori rispettivamente i premi di L. {000 e 2000; e per due azioni sceniche — anch'esse\nitaliane di pensiero e di forma, con libertà completa di soggetto e di svolgimento — da rappresentarsi da\nprimarie compagnie»\nNel ricordare che il concorso per un volume di versi scade il 31 corrente e che le altre gare si\nchiuderanno improrogabilmente il 21 aprile 1909 (Natale di Roma), si rende noto che i componenti i vari\ncomitati di lettura — estranei al Consiglio direttivo — sono:\nPer la Poesia : VITTORIA AGANOOR — ALFREDO BACCELLI — G. A. COSTANZO —\nGABRIELE D'ANNUNZIO — F. T. MARINETTI.\nPer il Romanzo: UGO FLERES — RAFFAELLO GIOVAGNOLI — LUIGI PIRANDELLO —\nERCOLE RIVALTA — MATILDE SERAO.\nPer la Drammatica: FLAVIO ANDO' — CARLO BERTOLAZZI — ERMETE NOVELLI —\nROMANO SIMONINI - ALFREDO TESTONI.\nSegretario: Giovanni Priuli.\nPossono esser presentati ai concorsi per un libro di poesie e per le due azioni sceniche rispettivamente\nversi pubblicati su varie riviste, ma non raccolti in alcun modo in volumi, e lavori dati alle stampe, ma non\nrappresentati,\nI romanzi dovranno essere assolutamente inediti,\nI manoscritti, in plico raccomandato ed entro il tempo utile, dovranno pervenire alla Presidenza della\n« FAMIGLIA ARTISTICA » (Via dell'Arco del Monte N. 99, ROMA) contrassegnati da un motto, che\nsarà ripetuto su busta chiusa, contenente il nome, cognome ed indirizzo dell'autore.\nI soci che concorrono devono essere in perfetta regola con i pagamenti.\nIL SEGRETARIO\nIL PRESIDENTE"}, {"page_pdf": 58, "page_imprimee": "56", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.58", "texte": "POESIA\nL'abbonamento a \"POESIA,, rimborsato\nL'abbonamento annuo a \"Poesia,, (Lire IO per l'Italia, 15 per l'Estero) è interamente rimborsato dal\ndono di quattro opere da scegliere fra le edizioni della Rivista.\n46 99 esce regolarmente ogni mese.\nOgni numero costa in Italia Lire 1,— all'Estero 1,50\nAbonnement annuel à \"POESIA,, : 10 fÌ»S. en Italie; 15 frs. à l'Etranger-\nPrix de chaque numéro: 1 fi*, en Italie; 1 fi*. 50 à l'Etranger.\n\nEDIZIONI DI \"POESIA,,\nL'Esilio Romanzo di Paolo Buzzi, vincitore del i.° Concorso di \"Poesia,, — Parte Prima: VERSO IL\nBALENO; elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori di Enrico Sacchetti). . L» 2»—\nParte Seconda: SU L'ALI DEL NEMBO (Elegantissimo volume di 300 pagine con copertina a colori di Enrico\nSacchetti) » 2,—\nParte Terza: VERSO LA FOLGORE, (elegantissimo volume di 500 pagine con copertina a colori di E. Sacchetti) » 2,—\n1/ Incubo Velato ers* Enrico Oavaccllioli, vincitore del II.° Concorso di \" Poesia ,, (elegan-\n■■■■■■\"«*—»— tissimo volume stampato su carta di Fabriano, con copertina a colori di Romolo\nRomani) » 3,50\nBianco Amore Poema di Guido Verona (elegantissimo volume stampato su carta di Fabriano) » 3,50\nGiovanni Pascoli Studio cr*tico di Emilio Zanette, vincitore del III0 Concorso di \"Poesia,, (ele-\n! ■■■■ gantissimo volume con maschera disegnata da Romolo Romani) . . » 3,50\nLa ICQQCIlda della vita ers* Federico De Maria (elegantissimo volume su carta di\n[1 VGFSO 121)61*0 (ParteI) — Studio critico di Gian Pietro Lucimi (elegantissimo volume di 700 pa-\ngine, con acquaforte di Carlo Agazzi) » 6,—\nD'IMMINENTE PUBBLICAZIONE\nLrC Ranocchie turchine Versi di Enrico Oavaccllioli, vincitore del II0 concorso di \" Poesia,,\n' (elegantissimo volume, con copertina a colori di U. Valeri) . » 3,50\nRevolverate Versi liberi di Gian Pietro Lucimi (elegantissimo volume di circa 400 pagine) . » 4^—\nVersi liberi di Paolo Buzzi, vincitore del I.° concorso di \" Poesia,, (elegantissimo volume di 300 pagine) » 3950"}, {"page_pdf": 59, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.59", "texte": "MERCURE DE FRANCE 4\nPARIS - 26, rue de Condé - PARIS\nSEIZIÈME ANNÉE - Paraìt le Ier et le 15 de chaque mois - SEIZIÈME ANNÉE\nDirecteur:Alfred Vallette\n\nLA RENOVATION ESTHETIQUE\nfQUATRIÈME ANNÉE)\nRédacteurs en chef: EMILE BERNARD, LOUIS LORIVSEL, ARMANO POINT\nParaissant le premier de chaque mois sur 56 pages imprimèes avec luxe,\nformant par an deux rnagnifiques volumes de JJÓ pages.\nABONNEMENT : France et Etranger, IO francs par an\n12, Rue Cortot, PARIS (XVIli.\")\n\nLA XOISON D'OR\n2.e ANNÉE\n03ST SOUSCRIT à la Rédaction : MOSCO U, Norvinsky boulevard, maison\nRogo fine; PARIS, Union des artistes russes, 55, boulevard Montparnasse; H.\nFLOURY, Boulevard des Capucines; HACHETTE, jg, Boulevard St. Germain.\nPrix d'abonnement pour Pétranger: 55 francs.\nPrix du numéro: 6 frs. Le Directeur: NICOLAS RIABOUCHINSKY.\n\nRoma mi!\nPOLITIC-LITERAR — RELIGIOS\nRedactia si administratia:\nStrada Locaci, N. JO - BUCAREST\n\n« PAN „\nR E V U E LIBRE\nDirecteur: JOEL DUMAS\nSMONTPELLIER - Rae de V Observance, 10\n\nLE FEU\nREVUE MENSUELLE - QUATRIÈME ANNÉE\nT>irecteur : EMILE SICARD\nAdmimstration - Rédaction :\np) 2, Boulevard Mérentié - MARSEILLE £\n\n| VERS ET PROSE * C\nPARIS — 18, Rue Boissonade\nDirecteur: Paci Fo\n\nLE BEFFROI\nNOUVELLE SÈRIE (8e ANNÉE) (Specimen 50 cent.)\nART ET LETTERATURE MODERNES\nRevue du Nord de la Frane e & de la Belgique\nPARAISSANT LE 15 DE CHAQUE MOIS\nLEON BOCQUET, Directeur - Rue de la Rondelle, 4 - ROUBAIX\n\nLA BALANCE\n(VIESSY)\nREVUE RUSSE DE LITTÉRATURE ET D'ART\n1908 - CINQUIÈME ANNÉE\nPrix d'ahonnement pour l'Union Postale: 18 fr. par an.\nDìrecteur: SEROE POUAKOFF\nBureau: Moscou, Place du Théàtre, Métropole, 23.\n\nLES MARGES\nGAZETTE LITTÉRAIRE\nDirecteur : Eugène Montfort\nPARIS « 5, Roe Chaptal\n\nLa Phalange\nDirecteurs : JEAN ROYÈRE - JULIEN OCHSÉ\n6, 'Villa cMichon (Rite cBoissière)\n——_ PARIS\n\nRENACIMIENTO\nDirector: Q. MARI IN EZ SIERRA\nVelasque"}, {"page_pdf": 60, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai190812-01.1.60", "texte": "Pretto del presente fascicolo doppio* Lire 2.-\nSocietà Anonima POLIGRAFIA ITALIANA Via Stella, 9 - MILANO - 9300\nLUE MARIO, gerente responsabile\n\nrr-\nE. SANSOT ET CIE. EPITEURS. - PARIS\nVIENNENT DE PARAITRE:\nLa Ville charnelle\nPOÈMES LYRIQUES\nv. y •\nDE\nF. T. MARINETTI\nmi -11\nPriz: 3 £*.50\nLes étettx s'en vont\n?\nD'Annunzio reste\nETUDE CRITIQUE\nDE\nF. T. MARINETTI\nillustrée par le peintre UGO VALERI\nPfiz: 3 f». 50"}]}