{"numero_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_sha256": "924c9c04bd393a73b4fe977e0f4903663b81b6333b9740a5d579d18d73960ee0", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1920/05_01/bmtnaai_1920-05_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1920/05_01/bmtnaai_1920-05_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c002", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c002", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "1", "page_fin": "9", "image_debut": 3, "image_fin": 11, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.2", "titre_corps": "EMILIO SETTIMELLI", "titre_sommaire": "EMILIO SETTIMELLI", "signature_source": "Mario Dessy", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 3, "page_imprimee": "1", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.3", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2474, "texte": "Voglio parlare al pubblico italiano di\nquesto saido cervello schiettamente ita-\nliano, di questo artista purissimo, di\nquesto ostinato lavoratore.\nMi piace parlare di Settimelli, ora, nel\nmomento in cui la sua personalità, attra-\nverso infinite trasformazioni che poi os-\nserverò ad una ad una, si sta affermando\ncon bella sicurezza, su una piattaforma\nsolida e incrollabile di lavoro fatto e de-\nstinato a restare.\nEmilio Settimelli nacque a Firenze, nella\ncittà sacra dove tutti sono poeti, dove,\nnell'aria, si respira l'ingegno, dove, in tra-\nsparenze purissime d'azzurro si beve a\ngrandi sorsate, la vera e schietta arte.\nRagazzo, cominciò a rinchiudere in rime\ne in versi più o meno perfetti tutta la\nmusica prepotente che traboccava dalla\nsua anima di poeta. Il padre, allarmato\nda questi sintomi, sottopose il ragazzo al\ngiudizio di Isidoro del Lungo e di Guido\nBragi ch'erano suoi conoscenti. I due dotti\ne studiosissimi critici, lessero i suoi primi\ntentativi e, pur lodandoli, Io consigliarono\na studiare molto e a tuffarsi per molti\nanni nella cultura. E, tanto per iniziarlo\nlo rimandarono a casa con un voluminoso\ne polveroso Tommaseo. E Settimelli studiò,\nstudiò per molti anni con accanimento,\nstudiò poi sempre nella vita. Ala non il\nTommaseo.\nStudiò il miracolo del suo cervello e\ndei suo spirito, fino a rendersene padrone\nassoluto. Studiò i brividi di tutte le albe,\nil respiro affannoso di tutti i crepuscoli,\nle corse pazze di tutte le stelle, i rapporti\ngeometrici fra il mondo siderale e i volumi\ndei profumi di tutti i fiori della terra. Così\nsi apre il primo periodo della sua arte, il\nprimo periodo di vita in cui cominciò ve-\nramente a costruire: in un infinito cielo\ndi fantasia tutto riflessi e luci di ricerche.\nNel 1909, dopo una terribile bocciatura\nalla licenza liceale, Settimelli decide di\nlasciare per sempre la scuola e d'iniziare\nla sua vita d'artista. A Firenze, nell'ottobre\ndello stesso anno, fonda un giornale del\nquale affida la gerenza e la direzione a\nVirgilio Scattolini, poiché certe questioni\nnon gli permettono di assumerle, data la\nsua giovane età. Il giornale s'intitola: \"\nfesa dell'arte „e attorno ad esso si forma\nil più strano gruppo. Assieme ai poeti\nCorra, Carli e Chiti, che sono ai primi\npassi, vi collaborano tipi che non hanno\nniente a che fare con l'arte e che poi l'ab-\nbandoneranno definitivamente, quale Giu-\nsquiano, agitatore romagnolo, e Bucco, at-\ntualmente deputato socialista.\n\nEMILIO SETTIMELLI"}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.4", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4547, "texte": "La \" Difesa dell'arte „ cominciò la sua\ncampagna spietata contro tutti gl'idoli di\nallora, contro tutte le tendenze artistiche\nimprontate al classicismo e al tradiziona-\nlismo; contro tutto ciò che sapeva di ac-\ncademico e di professorale.\nCampagna interessante e importante\ncome scoppio di esuberanza, come ribel-\nlione di un gruppo di giovani d'ingegno\ncontro l'ambiente di allora, ristretto, saturo\ndi pesantezza culturale e accademica; ma\nche io non ho sempre approvata poiché\ntroppe volte ingiustamente ha colpito uo-\nmini di grande valore: quali Pascoli, ecc.\nDel resto, errori di gioventù.\nSu quel gruppetto di giovani scapigliati\nche daile pagine del loro giornaletto sca-\ngliavano pietrate a tutti quanti, conversero\nben presto gii sguardi accigliati di tutti\nquelli che s'interessavano o facevano della\nletteratura. Ed era logico che allora, in un\nperiodo in cui in Italia v'era solamente .\nchi faceva del classicismo e chi, facendosi\npassare per innovatore, scimiottava le cor-\nrenti e le mode letterarie francesi, un\ngruppo di giovani che volesse fare vera-\nmente del nuovo, senza seguire nessuna\norma, e svalorizzare ogni tentativo impor-\ntato dall'estero come novità, doveva atti-\nrarsi le antipatie, anzi le ire di tutti.\nFra gli articoli più significativi di Set-\ntimelli, stampati nella \" Difesa dell'arte „\nricordo : Dante non è un gran poeta —\nUn critico di 180 anni — Le corbellerie\ndel Marzocco — Contro la \" Voce „ —\nContro D'Annunzio e Croce.\nOsservandoli e analizzandoli vi si scorge\naccompagnata a una grande aggressività\ndi colore carducciano, una non comune\nabilità che permette ai più paradossali\nargomenti di reggersi e d'imporsi.\nGià in questi suoi primi articoli Setti-\nmelli è abbondante di vivacità, di trovate\nbizzarre, dì ingegnosi paragoni, di chia-\nrezza penetrativa e di tutte quelle eccellenti\nqualità critiche che poi avranno maggior\ncampo di svilupparsi nei volumi di saggi\ncritici che vengon dopo.\nUna serie di articoli contro/ la critica\ndi Benedetto Croce, gli procura un attacco\nda parte di Papini.\nNel 1910 muore La difesa dell'arte\npochi mesi dopo la pubblicazione del\n1.° manifesto di Marinetti. Questo giornale\nfu importante per due ragioni: 1) come\nsforzo di giovani tendente a creare un'at-\nmosfera di novità e di movimento, in un\nperiodo in cui tutto era passiva imitazione\ndi forme d'arte sorpassate, (giova ricordare\nche ii futurismo non era ancora apparso\nin Italia); 2) perchè presentò al pubblico\ne valorizzò un esiguo gruppo di artisti\nschiettamente italiani, in un periodo in\ncui tutti i giovani poeti erano terribilmente\ninfluenzati dai moderni francesi.\nDopo un anno di silenzio Settimelli\ninizia una collezione di Saggi critici, pub-\nblicata dal Beltrami di Bologna e diretta\nda lui e da Corra. 11 primo volume di\nquesta collezione esce nel 1912 e Settimelli\nvi pubblica il suo studio: Lesilio di D'An-\nnunzio e il S. Sebastiano; nel secondo\npubblica un altro importante studio: La\ncritica di Benedetto Croce nel quale\nanalizza profondamente e coscienziosa-\nmente la questione della critica fino a\nconcludere che la critica com'è stata fatta\nfino ad oggi non ha ragione d'essere. In\nquesto studio riprende la sua nuova teoria\ndella misurazione, che in linee generali\nera apparsa nel 2.° numero della Difesa\ncìelFarte, sotto il titolo: Nuovo sistema di\ncritica.\nNell'autunno del 1912 fonda uà nuovo\ngiornale: \"Il Centauro„ ch'egli stesso\ndirige e che si presenta con un carattere\nnettamente avanguardista, carattere poi\nassunto dalla memorabile Lacerba, nata\ndiversi mesi dopo.\nNel primo numero del Centauro Setti-\nmelli riprende la questione della critica\nesaurendola in modo definitivo e vi\nstampa la sua Valutazione dei pensiero\numano che consiste nella teoria della\nmisurazione, ampliata e completata. Credo\nsia necessario soffermarmi e spiegare que-\nsta Valutazione del pensiero umano che,\nsecondo l'autore, avrebbe dovuto prendere\nil posto di tutti i sistemi di critica fino\nallora usati e che è indubitabilmente, nel\ncampo teorico, la sua più importante opera,\nanche perchè ha generato una nuova\ncorrente poetica che ha racchiuso dei\nformidabili cervelli e ha dato squisiti saggi\ndi lirismo.\nSettimelli, partendo dal concetto giu-\nstissimo che la critica non è un'opinione,\nnè dev'essere una professione esercita\ndagli acidi e dagl'impotenti, nè uno studio\nsoggettivo; è arrivato a stabilire che per\nessere veramente un controllo esatto e vero\nla critica dovrebbe essere fatta indipen-\ndentemente dalie condizioni di spirito del\ncritico, indipendentemente dalle influenze"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.5", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4468, "texte": "che l'ambiente o la temperatura o le con-\ndizioni di salute o altre mille ragioni\nesterne e interne, possono premere ed\nesercitare sul suo giudizio.\nLa critica ideale quindi, secondo le\nteorie di Settimelli, dovrebbe essere fatta\nda una macchina imparziale, insensibile,\noggettiva, incapace di commuoversi o di\nirritarsi davanti all'opera d'arte, ma solo\ncapace di valutarla, di pesarla, di scom-\nporla nei suoi elementi e di trovare quanta\nabilità, quanto ingegno, quanto valore\nci sia nell'averla creata.\nE Settimelli studiò il modo di ridurre\nil critico a una semplice macchina davanti\nal fenomeno dell'opera d'arte. Studio lungo\ne faticoso, fatto di ricerche continue e\nminute e di logica stringente che lo portò\nal più brillante dei risultati.\nEgli disse: la critica dev'essere una\nmisurazione meccanica scientifica mate-\nmatica geometrica dell'opera d'arte.\nLa creazione dell'opera d'arte consiste\nnell'avvicinare un'assieme di elementi e nel\nformarne un tutto. Gli elementi nuovi e ori-\nginali di un'opera d'arte, consistono a lor\nvolta nel raggruppamento o nell'urto di\nelementi già esistenti.\nPerciò per giudicare o, meglio, per mi-\nsurare un'opera d'arte, bisogna scomporla\nnei suoi elementi primi e calcolare mate-\nmaticamente, per mezzo di formule, quanK)\nvalore ci sia nell'averli avvicinati, nel-\nl'averli amalgamati, nell'averli assimilati e\ntrasformati in una data opera.\nQuindi abolizione di ogni valore sog-\ngettivo, abolizione dei concetti di bello,\ndi brutto, di piacevole, di commovente,\ndi forte, di raffinato, ecc.; ma solo rico-\nnoscimento della quantità di energia ce-\nrebrale occorsa a costruire una data opera.\nCome si vede questa teoria della misura-\nzione permette di scoprire in un'opera\nd'arte solo i valori cerebrali. Poiché non\nmi pare, e della mia opinione dev'essere\nanche Settimelli, che un'opera d'arte rac-\nchiuda solo dell'energia cerebrale, resta a\nchiedergli se crede si possa misurare colla\nsua teoria anche i valori di altra indole\nche possono essere rivelati da un'artista.\nSarebbe interessante ch'egli un giorno\nestendesse la sua teoria agli altri strati\ndell'energia umana.\nAd ogni modo la teoria della misura-\nzione ha un grande valore e basterebbe\nda se sola a far credere sconfinatamente\nnel cervello di un uomo.\nIntanto attorno a questa teoria, s'era\nformato il gruppo dei cerebrali fiorentini\nche dette opere notevoli di lirismo ce-\nrebrale.\nAmmesso che il valore di un'opera d'arte\nconsistesse nella difficoltà della ricerca\ndegli elementi in essa accumulati, fu una\ncorsa pazza al più stravagante, al più\nfantastico, all'analogia più difficile e più\nlontana. Liriche costruite attraverso sforzi\ne lambicchi enormi, traboccanti .d'ingegno.\nLe liriche di Settimelli scritte in questo\nperiodo sono quelle che poi vennero pub-\nblicate nel 1916 sotto il titolo \" Avventure\nspirituali „ Libro nel quale la ricerca fa-\nticosa di elementi lontani raggiunge l'esa-\nsperazione. Prodotto di un cervello che\nnon conosce lontananze.\nAvventure spirituali è un libro densis-\nsimo, pieno, se il significato di queste\nparole può dare l'idea di un libro che\nriassuma gli sforzi cerebrali di sette anni\ndi lavoro.\nQuesta raccolta di liriche non è stata\ninfluenzata da nessuno, nè dal decaden-\ntismo Baudeleriano nè dal simbolismo di\nDe Régnier, nè dalla lirica di Rimbaud,\nnè dall'avanguardismo di Mallarmé e di\nApollinare, nè dal dannunzianismo: da\nqueste liriche balza un cervello comple-\ntamente assolutamente nuovo.\nÈ un libro di ricerche, è un libro direi\nquasi di costruzioni meccaniche.\nIn queste liriche non v'è il poeta che\ncerca di commuovere o di piacere o di\nentusiasmare. V'è il poeta puro che si\npreoccupa solo di costruire col suo cer-\nvello, coi suoi nervi, colla sua sensibilità,\nle analogie più difficili, i rapporti più ir-\nreali, che si preoccupa solo di legare, coi\nfili del suo cervello, gli elementi più di-\nsparati che ha davanti allo sguardo e che\nsente nei nervi, in un'armonia di sensa-\nzioni e di affioramenti di avvicinamenti e\ndi sovrapposizioni: v'è il poeta che si\npreoccupa solo di inseguire il filo di luce\nche parte dalla sua fantasia e che lo\nporta verso le più meravigliose scoperte,\nche gli fa afferrare le meno prevedute\nsoluzioni, le più strane combinazioni, le\npiù nuove sensazioni.\nL'arte di Settimelli di questo periodo\nsi può definire con questa parola: esplo-\nrazione:\nE del resto lui stesso ci dice che\nL'arte e la scienza non sono altro che uno\nsforzo d'esplorazione nell'ignoto."}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.6", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4470, "texte": "Quest'esplorazione in tutto ciò che lo\ncirconda, molte volte lo trascina in campi\noscuri di pura fantasia, di esasperata ri-\ncerca lirica, nei quali non può essere se-\nguito da cervelli meno agili del suo. Ed\nè perciò che a molti certe sue liriche pos-\nsono sembrare ermetiche, incomprensibili.\nL'esplorazione lirica di Settimelli non si\nferma mai davanti alle prime conclusioni,\ndavanti alle prime scoperte: ottenuto un\nrisultato se ne serve per giungere ad un\naltro, di una scoperta lirica ne ricava venti\naltre e così in una sua pagina v'è lo sno-\ndarsi di cento viottole cerebrali, v'è l'in-\ntricarsi di cento strade, di venti crocicchi\nnei quali molte volte il lettore si perde\nirrimediabilmente.\nSettimelli pare che si diverta a spingere\nle sue ricerche, fino al massimo, fino ai\nrisultati più lontani, più complicati, più\nsoddisfacenti.\nIl suo cervello è di quelli che non s'ac-\ncontentano mai. E il suo sforzo di voler\nsondare, sfondare, oltrepassare tutti gli\nelementi della natura, tutti gli strati del\npensiero e della sensibilità umana è visi-\nbile in questo suo libro ed è apprezza-\nbilissimo. Settimelli è un prepotente con-\nquistatore che vuol impadronirsi del\nrespiro di tutte le cose e di tutte le crea-\nture, che vuol scoprire i rapporti esistenti\nfra gli atomi della terra e del cielo, per\nscavalcare tutto e andare avanti, oltre\ntutto ciò che conosce, verso il mistero,\nverso l'ignoto assoluto.\nQuesto bisogno io lo sento e lo capisco\nin lui come Pho sentito e capito in pochi\naltri poeti moderni.\nSettimelli è lo scienziato che attraverso\ncifre, calcoli e formule, riesce a riunire\ndegli elementi che, amalgamati, danno la\ndivina scintilla. Paragone questo che viene\nspontaneo leggendo II poema autunnale.\nIn questo poemetto che rappresenta il\ncapolavoro del genere, Settimelli partendo\nda diverse parole-chiavi che gli permet-\ntono di entrare nella carne dell'autunno,\nriesce a scoprire rapporti e analogie evi-\ndentissimi tra l'autunno e la rivoluzione\nfrancese fra l'autunno e la sua vita, riesce\nad atterrare muri solidissimi e ad aprire lo\nsguardo del lettore a visioni sconfinate\ndi vita, di cieli, di luci; giunge infine ad\nimportantissime scoperte liriche quale,\nper esempio, quella di trasformare la\npropria poesia in poetessa.\nLe liriche di Settimelli, per questa\nfebbre continua di ricerca che contengono,\nhanno la virtù di interessare enormemente,\nnaturalmento solo per chi è in grado di\ncapirle, seguirle e valutarle. Ed anche\ndivertono, perchè il cammino seguito dal\ncervello di Settimelli è sempre vario, pieno\ndi luci nuove, pieno di scorci vivaci, e\nchi vuol leggerlo deve per forza seguire\nil suo bizzarro cervello.\nSe dovessi misurare col sistema di Set-\ntimelli il suo libro, dovrei citare almeno\nun centinaio di scoperte importanti (de-\nsidero ricordare che Settimelli, colla sua\nteoria valutativa, è stato uno dei primi a\ndare molta importanza e a valorizzare la\nscoperta lirica); mi limiterò a citare al-\ncune fra le più fresche, più belle e più\nefficaci immagini di cui il libro è traboc-\ncante.\nNella lirica II fiocco, il poeta, parlando\nd'un fiocco rosso trovato per terra in\nuna camera di amanti, chiede alla donna:\n* Ti sono caduti a terra i tuoi ventisei anni?,,\ne subito dopo\nOppure è la riunione di tutti gli atomi più\nardenti usciti dalla mobilia, dalle pareti, dall'aria,\nper un inconscio comando di mitezza e di te-\nnuità emanato dalle tue iridi stranamente dolci?\nNel Frammento\n«\nAveva con sè una bambina, una selvaggetta,\nuna fragoletta, una bella figliolina con una bocca\nrossa rossa, aperta come un calice di fiore e\ncon dentro un'ape : il vizietto di mordere le\nmani della mamma\nNel Poema autunnale parlando del-\nl'autunno.\nL'autunno è dunque una strada verso Dio, la\nliberazione, la volata verso l'infinito...\nÈ una morte che si ritira a tempo... Ci dà ii\nprofumo del pericolo e la gioia del tremito...\ne poi\nIl parco è lo stemma che l'autunno, signore de-\nlicato, porta inciso nell'anello, sotto la corona...\ne ancora\n11 riflesso è come un ragno prodigioso che\ngetta qua e là i fili della sua rete... E in au-\ntunno le anime sono unite forse alle stelle per\nmezzo del Riflesso e per questo tanta purezza\nci cola dentro dal cielo...\n(le lagrime sono piccoli cuori che scendono dagli\nocchi... Sono i cuori dei nostri sguardi puri).\n(l'autunno è un chiccó di ghiaccio con gli acini\ndi fuoco!)\nAutunno: le goccie d'acqua appese ai rami\ndì una foresta descritta da V. Hugo.\ne infine quest'ultima deliziosa"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.7", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4477, "texte": "• \" C'è un monte formato da un solo macigno\nenorme\nricoperto di terra e di boschi.\nImmaginate il gran macigno\nche si consuma e si consuma e diviene un\nsassolino indistruggi bile...\nPensate a molti di questi monti e di questi\nsassi...\nGhiaia: si passeggia su mille montagne con-\nsumate, si passeggia sulle anime di mille mon-\ntagne... „\nNella \" Comunione ideale „ parlando\nd'una stella cadente dice che essa è\nuna stella che si fabbrica uno stelo.\nNella \" In cammino „ parlando di Ve-\nnezia\nVenezia non è ormai per me che una nube\ncrepuscolare a fior d'acqua che un giorno\nudendo leggere Le donne curiose di Goldoni ha\nvoluto, per distrarsi, essere abitata dagli uomini\ne si è convertita in pietra. Ma ogni stanza ve-\nneziana ha dentro di sè un sogno : un piccolo\nstraccio di nube...\ne nella stessa, più oltre\n... Veneziane! venite! venite! venite ancora\nalle vostre finestrelle (finestrette è legnoso, fi-\nnestrelle è parola ammorbidita da un tendaggio)\na gettar chiacchiere azzurrine, fatte di parole\nvellutate a furia di vagar sul mare come le\nrondini che son divenute azzurre a furia di\naver sopra il cielo...\nnella stessa parlando delle fontane di\nRoma dice\nAcqua! Mare che scorre sotto Roma e qua\ne là si rivela per capriccio !\ne nella stessa parlando delle finestre trova\nche\nOgni finestra sa improvvisare un'aurora.\nOltre che una grande abbondanza di\nriuscitissime immagini, v'è in questo libro\ndi Settimelli una grande ricchezza di\nslanci lirici: dovrei ricopiare quasi tutto\ni! volume se volessi citarli.\nL'attività poetica di Settimelli, gli per-\nmette anche, finito nel 1914 il Centauro,\ndi fondare a Firenze con Bruno Corra\nuna nuova rivista: Rivista d'arte e di\nvita che dura solo 3 mesi poiché nel-\nl'agosto dello stesso anno si forma la\ncompagnia drammatica Q. Tumiati, sotto\nla direzione artistica di E. Settimelli e B.\nCorra.\nNello stesso anno Settimelli e Corra\nfanno la conoscenza di Marinetti; nasce\nin loro una grande simpatia per lui e accet-\ntano di comune accordo di fare rappre-\nsentare dalla propria compagnia il suo\ndramma sintetico \" Elettricità „ che, com'è\nnoto, suscitò dappertutto grandi discussioni.\nNel novembre del 1913 al teatro Cari-\ngnano di Torino Settimelli fa rappresen-\ntare da Tumiati un suo dramma: La be-\nstia. Piacciono i primi tre atti ma il quarto,\nnaturalmente il migliore, quello più audace,\ncade fra fischi e urli di disapprovazione.\nSettimelli ridusse poi il suo dramma in\nuna sintesi teatrale pubblicata nel I. vo-\nlumetto del teatro sintetico : li superuomo.\nNel dicembre del 1913 dopo 5 mesi di\nfatiche bestiali fatte seguendo per tutt'Ita-\nlia la tournée della compagnia Tumiati,\nquesta finisce. Nel dicembre dello stesso\nanno Settimelli entra nel futurismo con\nB. Corra e nel Marzo del 1914 firmano\nper la prima volta un manifesto futurista,\nCredo sia opportuno fermarmi su questo\npunto per chiarirlo. Settimelli entrando\nnel futurismo, non ha adattato le sue idee\nai concetti fondamentali di questa scuola;\nnon si è imposto un'etichetta; non si è\ninsaccato in un abito che non gli andava\nbene; non è entrato nel futurismo, come\nhanno fatto molti, solo per farsi un biglietto\nda visita con scritto sopra: tal dei tali futu-\nrista. No. Settimelli è entrato nel futurismo\ncolle sue idee e colla sua arte, conservan-\ndole intatte qual'erano prima che vi en-\ntrasse; Settimelli, come del resto B. Corrar\ned altri fra i migliori futuristi, ha portato\nal futurismo tutto il suo ingegno, tutta la\nsua fede, tutto il suo lavoro di parecchi\nanni e ha contribuito non poco al suc-\ncesso e all'affermazione di molti principi\ndi questa nuova scuola.\nSettimelli entrando nel futurismo non\nsi è imposto niente, non vi si è adattato\nin niente; ha accettato in blocco le idee\ndi Marinetti perchè esse erano state per\nparecchio tempo anche le sue, perchè ri-\nspondevano perfettamente al suo pensiero\ne al suo modo di vedere V arte e la vita.\nCerto è, però, che in seguito il futu-\nrismo influenzò un poco la sua personalità\ne la sua arte; coscienziosamente non sìaprei\ndire se in bene o in male. Indubbiamente\nil contatto di Marinetti, di questo mera-\nviglioso animatore, non può influenzare\nche in bene, e, sotto questo punto di vista,\na Settimelli 1' amicizia e il continuo con-\ntatto di Marinetti ha giovato molto. Ma\nsotto certi altri rapporti mi pare che l'in-\nfluenza del futurismo gli abbia nuociuto\nrendendolo, nella vita, un po' dispersivo\nun po' confusionario. Questa però è una\nsemplice opinione e può darsi mi sbagli,"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.8", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4444, "texte": "può darsi che ciò ch'io credo un'influenza\ndel futurismo dipenda semplicemente dal-\nl' esuberanza del suo ingegno.\nVerso la fine del 1914 Settimelli, Ma-\nrinetti e Corra creano il teatro sintetico\nfuturista. Settimelli scrive la prima sintesi\nfuturista: Passatismo, tre attimi che rac-\nchiudono uno sforzo di sintesi apprezza-\nbilissimo, sintesi di una grande efficacia:\nuna fra le migliori del repertorio futurista.\nNel gennaio del 1915 ha inizio la 1.\ntournée futurista con Ettore Berti. Setti-\nmelli la segue attivamente assieme a Ma-\nrinetti e a Corra. Discussioni, pugilati, con-\nferenze, polemiche, un lavoro continuo,\npesante, massacrante. Dopo un breve ri-\nposo verso il febbraio del 1916 ha inizio\nla 2. tournée del teatro futurista con An-\nnibale Ninchi, tournée che termina dopo\ntre mesi.\nNel giugno dello stesso anno Settimelli\nassume, assieme a Corra, la direzione de\n11 L'Italia FuturistaVi scrive l'articolo\ndi presentazione nel primo numero e vi\ncollabora poi assiduamente. Dopo qualche\nmese Corra abbandona la condirezione\ne Settimelli continua con Arnaldo Ginna\na dirigere il foglio futurista fino alla fine,\ncioè fin verso la metà del 1917. VItalia\nfuturista fu un giornale essenzialmente\nnazionale; ne uscirono dei numeri impor-\ntantissimi per contenuto, degli altri assai\nmediocri, ma in complesso conservò una\nlinea interessante, simpatica e vivacissima.\nPubblicò dei saggi di lirismo ultra avan-\nzato, degli articoli importanti sul teatro e\nsul cinematografo, degli articoli politici.\nVerso la fine del 1916 Settimelli crea\ncon A. Ginna il primo film futurista e\nne dirige l'esecuzione.\nNell'aprile del 1917 esce Mascherate,\nun libro di liriche.\nSi scrive da sè la presentazione, nella\nquale si lamenta, e non a torto, di essere\npoco capito e troppo poco apprezzato.\nQuesta presentazione francamente mi\npiace : perchè sa di sana strafottenza\ntoscana e perchè è la sincera autoesalta-\nzione di un uomo che sa di valere molto.\nLe liriche che formano questo secondo\nvolume di Settimelli, si scostano un poco\nda quelle di \" Avventure Spirituali „• In\nqueste vi è meno abbondanza di imma-\ngini, di analogie, di ricerche liriche, ma\nvi è più forza, sono più vaste, danno mag-\ngior respiro. In talune di queste liriche,\ntutte di una finezza impeccabile, il cer-\nvello cessa di costruire arabeschi intrica-\ntissimi per lasciar udire solo la voce del-\nl'anima.\nIn questo libro, più che nel precedente,\nSettimelli si rivela ottimo prosatore, agile\ne divertente.\nNel 1917 Tina di Lorenzo rappresenta\nal Diana di Milano M La canaglia „ 3 atti\ndi Settimelli e Corra. Anche questa com-\nmedia piace ai primi due atti ma cade al\nterzo.\nNel 1918 Settimelli pubblica due altri\nsuoi libri:\n* I capricci della duchessa pallore „ e\n\"Nuovo modo d'amare».\nIl primo è un libro caotico un po' scom-\nbinato, un romanzo mal riuscito. Più che\naltro è un poema e come tale interessante.\nVi si intravede il poeta troppo saturo di\nlirismo che tenta di costruire il romanzo.\nSo che Settimelli ha scritto due altri ro-\nmanzi che usciranno quanto prima e sono\ncerto che li avrà impostati diversamente*\nIl secondo: Nuovo modo d'amare rac-\nchiude la risoluzione di tutti i problemi\nriguardanti la donna e l'amore, natural-\nmente risolti da un cervello spregiudicato\nultra moderno. Noto in questo libro, oltre\nche la solita scioltezza di stile del Setti-\nmelli, una grande abilità e una grande\ndisinvoltura nel trattare argomenti talvolta\nscabrosissimi.\nNel principio del 1919 esce \" Inchiesta\nsulla vita Italiana n.\nIn questo libro v' è tutta intera la per-\nsonalità, il pensiero, la sensibilità attuale\ndel poeta, come nel libro \" Avventure\nspirituali „ v' era ben marcata la perso-\nnalità del primo periodo della sua arte.\nRaramente un libro rispecchia con tanta\nesattezza lo spirito e il carattere di un\nuomo, come questo.\nLibro complicato, interessante, spiritoso,\nagile, tutti pregi di forma questi che\ndovrebbero invogliare il pubblico a leg-\ngerlo, e che si allacciano a pregi altret-\ntanto evidenti di contenuto e di pensiero.\nSopratutto libro vero, di una verità\nbrutale, in certe pagine, ma sempre one-\nsta; di una verità prepotente che penetra\nin tutte le camorre, in tutti gli intrighi più\nmascherati, in tutti gli angoli di buio e\ndi marcio più occulti; verità che illumina\ne accarezza con un alito vivificatore tutte\nle piaghe della vita italiana, verità che\npersuade sempre, che soddisfa sempre.\nDocumento storico di grande importanza"}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.9", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4730, "texte": "e di continua crescente attualità inquan-\ntochè gli argomenti che vi si trattano con\nuno spirito ultra moderno e chiaroveg-\ngente, balzano dal libro e s'impongono\nall'attenzione del pubblico man mano che\nla vita avanzando meccanicamente se li\ntrova di fronte.\nNelle pagine di questo formidabile libro\nsono dipinti alla perfezione tutti gli scorci\ndella vita italiana ; tutti i problemi che\nl'assillano vi sono trattati con acume e\nrisolti con grande ingegnosità, con grande\nsemplicità di mezzi, con noncuranza quasi.\nI dotti e pedanti professori che deliziano\nla nostra bella terra di artisti, per parlare\ndella vita italiana avrebbero consultato\nnon meno di centomila volumi e ne avreb-\nbero scritti per lo meno altri venti, senza\nriuscire a darne la più lontana idea. Set-\ntimelli, invece, non fece altro che consul-\ntare la stessa materia viva che voleva\ntrattare e racchiuse in un volumetto di\n170 pag. tutto il respiro, tutta la febbre,\ntutti i valori e tutti i vizi dell' attuale vita\nitaliana. E trattò quest'argomento che per\naltri sarebbe stato materia di pesantissime\ndisserzioni filosofiche, di lungaggini e di\nnoiose enunciazioni, con tale vivacità e con\ntale spirito da rendere divertenti le 170\npag. del suo piccolo volume.\nSforzo di sintesi non comune, che oltre\nad essere tale è raro esempio di chia-\nrezza e satira feroce.\nMa questo libro di Settimelli non è solo\nuna sterile fotografia della vita italiana;\nuna sessantina di pagine gli bastano a\nquesto scopo. Il resto del libro contiene\ndelle lucide teorie per la costruzione di una\nnuova mentalità italiana, un gran numero\ndi genialissimi progetti per il rinnova-\n.mento dell'arte italiana in tutti i campi\ndelle sue manifestazioni, la chiarificazione\ne la volgarizzazione di tutti i punti più\noscuri del futurismo, un'infinità di consi-\ngli originali e d'idee bizzarre. Questa parte\ndel libro è, naturalmente, quella che ha\npiù valore e quella in cui s'intravede me-\nglio la sua figura.\nI capitoli migliori di questa parte essen-\nzialmente costruttiva sono, secondo me,\ndue: Un programma di rinnovamento\nitaliano e Formazione d'un nuovo am-\nbiente,\nNel primo sostiene la necessità di in-\ncoraggiare tutti i giovani; di lanciare e\norganizzare le nuove forze d'Italia senza\npregiudizi di sorta; di apprezzare la reclam\npiù sfacciata e più rumorosa; di creare\nin tutti la possibilità e un sempre crescente\nsenso di duttilità.\nLa necessità di incoraggiare organizzare\ne lanciare tutti i giovani, è la verità più\ncontrollabile e più evidente. Essa è stata\nproclamata a gran voce e difesa oltre che\nda Settimelli, da Marinetti e da altri spi-\nriti nuovi fin da dieci anni fa e solo oggi\ncomincia ad essere sentita dalle menti tardi-\ngrade del pubblico italiano; forse fra altri\ndieci anni si comincerà a imporre defini-\ntivamente. Il pericolo di lanciare e inco-\nraggiare dei giovani che non lo meritino\nnon ci deve trattenere, dice Settimelli,\nperchè\nIn fatto di tentativi nuovi è molto ma molto\ndifficile una valutazione e quindi una selezione\nsevera ci trascinerebbe senza dubbio ad una\ndemoralizzazione di qualche valore. Preferiamo\nquindi incoraggiare dei mediocri piuttosto che\ncestinare un germe prezioso.\nNon bisogna preoccuparsi per questo di lan-\nciare anche gente di scarso valore, quando si\nè sicuri di non correre il pericolo di osteggiare\nchi ha valore.\nNon c'è da preoccuparsi anche perchè sap-\npiamo benissimo che chi non vale cade ineso-\nrabilmente da sè senza bisogno dei nostri ce-\nstini direttoriali.\nLa reclam più sfacciata, anche se fatta\ncon mezzi esageratamente rumorosi e del\ntutto commerciali, è certo più onesta di\nquella truccata e coperta da una maschera\ndi serietà e di religiosità, usata da molti\nartisti collo stesso scopo di mettersi in\nvista e che, sempre, viene sopportata e\naccolta benignamente dal pubblico.\nPerciò, Settimelli dice, è necessario sof-\nfocare lo stupido pregiudizio, tanto radi-\ncato nel pubblico, di biasimare la mania\nreclamistica, a base di baccano e dì auto-\nesaltazione, di alcuni artisti; quando non\nsi biasima e non si disapprova la stessa\nmania in alcuni altri che disonestamente\nla sanno truccare. Nello stesso capitolo\nSettimelli, con grande evidenza, dopo aver\nesaltato la gioia, l'allegria, il riso e la luce,\ndimostra quanto sia nociva per noi italiani\nla mania del pianto, della tristezza nostal-\ngica, della tetraggine e del martirio. Dice:\nDetesto il sacrificio inutile, il martirio cri-\nstiano, l'ascesi obbligatoria. Tutte cose che non\nsolo non servono a niente ma tolgono le forze\nper compiere quel qualcosa di grande, di perico-\nloso, di eroico per il quale sono pronto quando\nsia necessario a dare tutto.\nIl capitolo Creazione d'un nuovo am-\nbiente è in certo qual modo la conseguenza"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.10", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4595, "texte": "logica dell'altro inquantochè l'autore in\nesso traccia a grandi linee quale dovreb-\nbe essere l'ambiente artistico ideale se-\ncondo i principi precedentemente enunciati\ne svolti.\nIn questo articolo dà alla perfezione,\ncon raro spirito intuitivo, il tipo di alcuni\nartisti moderni, suoi amici, formati da uno\nsquilibrio fra la loro esteriorità normale\ne la loro esasperata pazzia spirituale, piena\ndi lirismo trascendentale. Sentite come li\ndefinisce :\nSpiriti viaggiatori, stranissimi lambiccatoli,\nessi vivono la vita comune della « casa paterna »\no del « tetto coniugale ».\nDi qui uno squilibrio pazzesco fra il sogno\ne la realtà, fra la concezione e la pratica, di\nqui ghirigori cerebrali, filosofie effimere, sensa-\nzioni continue e raffinatissime del massimo in-\nteresse e della massima intensità.\nFra i capitoli più significativi, della parte\ndescrittiva e fotografica del libro citerò:\nIl più grande spostato nel quale rileva\n10 stato di disagio e di squilibrio in cui\nsi trova r artista e l'uomo d'ingegno in Ita-\nlia; Noi artisti moderni in cui dal para-\ngone dell'ambiente artistico italiano attuale\ncon quello di dieci anni fa, rileva con\nsoddisfazione il miglioramento che ha su-\nbito l'arte in Italia nel senso di rinnova-\nvamento; La malattia della sensibilità\nnel quale rimprovera a molti artisti gio-\nvani di volere insistere a non considerare\nla vita e a non incastrarla nella propria\narte; Sintesi del campo artistico italiano,\n11 teatro, Teatralità, chiari concisi per-\nsuasivi.\nFra i più divertenti cito Le bistecche,\n/ pesci, Lettera aperta a Guglielmo Mar-\nconi, // granchio il vecchio e l'accade-\nmia. E per ultimo cito questa consta-\ntazione amara che Settimelli fa dopo aver\nparlato del bisogno di rinnovare il teatro\ne della necessità di grandi mezzi per po-\nterlo fare :\nMa tutto, come si vede, si riduce alla insuf-\nficienza del denaro.\nE questa una vera colpa? Esistono i mece-\nnati. Si trovano i capitali. Ma solo o quasi per\ncose vili o imbecilli.\nPer gli innovatori, per i coraggiosi non c'è\nneppure un centesimo.\nAnzi, abbiamo sempre concluso qualcosa pa-\ngando, pagando, pagando.\nHo esaminato rapidamente questo libro\nsano, completo, audace, geniale e italiano\nnel vero senso della parola: so che avrei\ndovuto parlarne meglio e più a lungo\nma lo spazio non me lo consente e mi\nriservo di farlo una prossima volta.\nQuesta Inchiesta sulla vita italiana,\nassieme a Nuovo modo d'amare, rappre-\nsenta un nuovo periodo d'arte dell'autore,\nil periodo attuale. In essi non v'è più il\npoeta trascendentale di Avvenimenti spi-\nrituali, pazzamente innamorato dei suoi\nfantastici e complicatissimi arabeschi ce-\nrebrali, ricercatore di tutti i brividi delle\nstelle e delle erbe, calcolatore di tutti i\nrapporti spirituali fra se stesso e la na-\ntura. In questo libro v'è l'uomo ch'è ve-\nnuto a contatto colla vita, che se ne è\nimpadronito, che è entrato totalmente in\nlei e che è ripieno di lei ; v'è l'uomo\nvissuto che desidera conquistare qualcosa\ndi più concreto che le sconfinate astratte\nzone della poesia. Cito questa frase ch'è\nin una pagina di questo libro e che può\nfar capire esattamente la sua attuale\npersonalità :\nSe vado a ripescare nel mio libro Avventure\nspirituali posso cavarvi fuori delle bestemmie\natroci contro la vita.\nEro allora inseguito da questo fantasma di\neleganza, di elevazione ma erano cose lette-\nrarie.\nScrivevo che non bisogna amare se non pu-\nramente ma passavo la notte con la cameriera,\ndicevo: «Oh! il terribile corpo! il terribile\ncorpo pesante!» ma qualsiasi problema astratto\nera soverchiato dal piacere di mangiare con\nappetito un piatto di maccheroni, e — senza\nrimpianto — lo vedevo giacere sgozzato nel\nsangue della salsa di pomodoro !\nCredo però che queste frasi rappre-\nsentino una bugia, il bisogno che tutti,\nentrati nella vita, sentono di gettare del\nfango materialista sulla purezza, sul li-\nrismo trascendentale degli anni della prima\ngiovinezza, quando ancora dalla vita si\nera lontani. Io credo fermamente che\nE. Settimelli quando scriveva che non\nbisogna amare se non puramente, diceva\nciò di cui era convinto e non per fare\ndella letteratura.\nSettimelli di Inchiesta sulla vita ita-\nliana è lo stesso che in Avventure spi-\nritual7, in uno dei suoi slanci lirici mi-\ngliori, diceva\nLe rivoluzioni che ammiro sono per me lotte\nd'amore, se un Eroe non è innamorato io non\nlo ammiro più, non lo comprendo più.\nOh! crediamo all'Amore, al Singhiozzo, al\nBacio, alla Bellezza, alla Purezza 1\nSono i capolavori di una filosofia da Titani!\nVerso la metà del 1919 Settimelli, dopo\naver vissuto un po' a Firenze e un po'"}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.11", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2714, "texte": "a Roma, trasporta le sue tende a Milano.\nScrive un'infinità di articoli importanti\nsul Popolo d'Italia e su altri giornali di\nminore importanza e per breve tempo\npare che si voglia orizzontare verso la\npolitica. Poi riprende a lavorare ai suoi\nlibri e porta a termine due romanzi : La\ndevastatrice e Si amarono così, che\nsono in corso di stampa.\nNel luglio dello stesso anno scriviamo\nassieme una commedia: Il nuovo amore\nche verrà quanto prima rappresentata.\nQuesti quattro atti vennero scritti in\ntre giorni!\nOra Settimelli lavora ad altre sue opere,\nin silenzio, appartato, con costanza.\nVoglio riassumere.\nIndubbiamente la figura di questo ar-\ntista è una fra le più interessanti, fra le\npiù complesse.\nStretto e lui da una salda amicizia che\nnon può certo pregiudicare il mio giudi-\nzio critico, ne posso parlare con profonda\ncognizione di causa.\nPieno di difetti e di pregi, Settimelli è\nuno fra i pochi che oggi significano\nqualcosa, è uno fra i pochi che possono\nvantarsi di avere creato. La sua vita, tesa\nverso le più belle e più complete con-\nquiste artistiche, è stata un continuo\nsforzo d'indagine, un continuo desiderio\ndi dare di dare a piene mani i prodotti\ndel suo magnifico cervello. La sublime\nricchezza del suo ingegno gli ha imposto\nuna generosità senza limiti. Ed egli .ge-\nnerosamente ha lavorato con entusiasmo\nalla rivelazione di nuovi valori, scrivendo\narticoli, sostenendo discussioni, difendendo\nsempre e dovunque gli amici e gli artisti\nnei quali aveva fiducia. Questa passione\ndi rivelare nuovi valori, divenne a un\ncerto punto adirittura una mania di gran\nsignore alla quale si abbandonò sfrena-\ntamente fidandosi della sua intuizione.\nAmante di tutti gli sdoppiamenti e di\ntutti i travestimenti, le sue energie si sono\nincanalate in mille strade, la sua attività\nsi è sviluppata in mille campi; ed egli\nè stato a un tempo poeta squisito, critico\nsevero, articolista e polemista audace,\nscopritore di nuovi mondi lirici, organiz-\nzatore di cervelli, creatore di nuove teo-\nrie critiche, uomo di teatro, uomo d'a-\nzione, amante di belle donne, amico sin-\ncero. Pazzamente innamorato della vita,\nha saputo fondere in un complesso armo-\nnico, la sua vita colla sua arte.\nLottatore instancabile, la vita è stata\nper lui una continua battaglia materiale,\nspirituale e sentimentale che si è accom-\npagnata alle molte altre battaglie combat-\ntute per l'arte.\nDa esse egli è-uscito scarno ma tem-\nprato e rafforzato.\nE la sua salda volontà di riuscire, la\nfede sconfinata che ha nel suo ingegno,\nla bella certezza di raggiungere ciò che\n•vuole, gli permettono di spingere il suo\nsguardo fermo e sicuro verso le più com-\nplete le più lontane le più luminose con-\nquiste.\n\nMario Dessy."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c004", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c004", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "9", "page_fin": "9", "image_debut": 11, "image_fin": 11, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.3", "titre_corps": "{PubInfo}Nel prossimo numero pubblicheremo diversi saggi lirici di E. 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Je m'assieds près de mes amis jeunes\népoux américain américaine sur le divan\nLui une brute enorme cubique smoking gros bras de lutteur écrasant le\nplastron éblouissant Je le sens souffler comme un orage derrière\nElle frais paysage Grros grras nuaaage de fumèe steamboat a\ndigestion cccarrrgaison de viandes rouges et cocktails remue-\nménage et va-et-vient de mousses charbonniers dans la hune-cerveau\nElle légère ardente pale lune en deuil langueurs et frémisse-\nments\nChaude vibration d'une chair bianche bianche bianche blancheur qui\nbrulé d'ardeur bianche et d'effroyables délices le nuage jaloux des dentelles et\ndes tulles sensuels\nPale yeux bleus qui glissent fuient malice ironie à la portière\ndu dernier train de plaisir délire de la vie. Attendez ! Attendez ! En voiture!\nEn voiture! On s'accroche suspendu. Fichtre, quelle vitesse! Mon coude gauche\nfròle Son bras Nu Ses mains qui vont au hasard détachées vivantes libres\nélectriques Dix fins poignards de nacre agile qu'elle dispose en\néventail en grille de couvent sur Ses yeux qui promettent pirouettent achètent\nregrettent\n— Ma ... ri... ne ... tti, dites-moi des vers. Mon mari m'ennuie!\nVolontiers je commence... Baudelaire:\nMèèèère des souveniiiirs, maitreeeesse des maitreeeesses..."}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.14", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1604, "texte": "Clignotements de lampes électriques Elles s'éteignent Noir\nBrouhaha murmures soupirs\n— Oh! c'est embètant... Hotel Ignoble... Ca va durer un quart d'heure\n— Tant mieux. Je vais dormir un peu. Siiii fatiguée!\nAbime noir qui soupire Ténèbres odorantes Froufrou Chuchoteinent\nLents discours des soies et des velours De Ses bras nus monte\nun parfum vermeil chaud poivre d'ceillets ceillades violettes gim job jack sur\nl'irnbarcadère de Java giroflé giroflà opérette de nègres qui se noient dans\nun torrent de roses en criant leur raaage désiraaaante aux jasmins acaciaaas\nmagnoliaaas des constellations succulentes d'ooooor\nJe prends Ses mains fretins dans l'eau Ongles doux-càlins-\nméchants coups de griffes coups d'aiguilles Je me penche sur Elle\n— Non! Non! C'est fou !\nLentement dans mes deux mains creuses heureuses voici Ses deux seins\npeureux heureux Rondeurs affectueuses et fondantes Accablante\nvolupté\nMes pouces caressent les boutons de ces roses-fruits espérés désirés\ndésirants affamés souriants puérils adorés\n— S'il bouge... je le tue...\nNos bouches se retrouvent se mèlent\n— Enfin ! Je t'avais tant cherchée, toi, ma belle rouge !\n— Enfin ! Je t'avais tant cherchée, toi, la mutine et sucrée ! Un seul un\nseul fruit parfait qui ne peut plus s'ouvrir avare de tout son miei Salives\nivres de se boire l'une l'autre entre ses lèvres qui tremblent sa petite langue\ntremble pistil affolé\n— S'il bouge... je le tue Veux-tu que je le tue chéeérie ?\nSsss Ah! Ah! Ah!\nC'est une poire mure entre deux singes sur l'Arbre de la Vie\nIl fait Lourd\nC'est la Température Universelle\n\nF. T. Marinetti."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c008", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c008", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "13", "page_fin": "15", "image_debut": 15, "image_fin": 17, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.7", "titre_corps": "ADIEUX", "titre_sommaire": "ADIEUX", "signature_source": "Camille Mauclair", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.15", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1172, "texte": "ADIEUX\n\nI.\nSur le quai de la Main d'Or\n— Le ciel était encor rose —\nQue nous étions tristes encor!\nUn peu d'herbe rare aux pavés,\nDeux cygnes dans l'ombre douce,\nAux vieilles pierres de la mousse\nComme la tristesse qui pousse\nEntre des rèves inachevés...\n/\nTu venais de me dire\nQue tu en aimais un autre,\nEt moi, sans te blàmer de m'avoir dit la vérité\nJe croyais, j'espérais mourir.\nSur le quai de la Main d'Or\nLe ciel était rose encor\nJ'avais murmuré : \" Pardon\nSi je pleure sur mon amour\nAu lieu de sourire au tien:\nJe ne suis rien, je ne suis rien\nqu'un ètre qui t'aime bien... „\nEt tu souriais, touchée,\nEt ta belle tète penchée\nEpiait dans l'eau son destin.\nLe soir tomba, comme ton amour,\nEt ce fut la fin d'un jour:\nSur le quai de la Main d'Or\nNous reverrons-nous encore?\nII.\nMes rèves de gioire,\nUn à un comme des flambeaux\nSous mon pied je les ai éteints,\nUn à un pour te plaire,\nMa chérie qui n'as pas de cceur,\nComme on éteint les lumières\nLe premier soir d'amour.\nQuand tout a été sombre et mort\nTu as souri, ma chérie, ma sceur,\nMa chérie sans coeur,\nEt tu m'as dit:\n\" Viens contre moi dans l'ombre,\nJe t'aime mieux dans l'ombre :\nTon àme luira moins"}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.16", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1876, "texte": "Que ma chair dans la nuit/\nQue ma chair dans la nuit...\n\" Quand nous rallumerons,\nTu me verras toute bianche et nue,\nAvec ma nudité' qui porte tout son sens\nEn soi, comme un beau jour d'été,\nAvec ma nudité...\nEt toi, avec ton front fané\nPar la pensée, mon ennemie,\nL'ennemie de toute femme belle,\nTu seras le vaincu, mon chéri\nQue j'avais conquis sur elle. „\nEt maintenant nous sommes dans le noir,\nMoi fini, elle radieuse,\nElle mon soleil de minuit!\nAh! laissez-moi, laissez-moi, mes amis,\nVous voyez bien que c'est fini,\nOubliez-moi sans peine...\n11 y a encor des jeunes dans la vie\nQui n'ont pas rencontré leurs sirènes!\nIII.\nL'ombre des roses sur le mur\nAu crépuscule\nEst plus lourde que ton ombre sur\nMa vie où ton souvenir s'annule.\n11 a fallu du temps, il a fallu du temps,\nEt bien des fois ont refleuri mes roses.\nJ'étais morne ou haletant,\nJe ne pouvais penser à autre chose...\nMais enfiti, toi qui fus la rose de ma vie,\nTu ne fais plus ombre sur le mur bianc\nOù mon destin s'écrivit:\nTu n'es plus le pseudonyme troublant\nDe ma pensée affolée et de ma peine et de ma joie,\nTu n'es plus moi, tu es une autre,\nUne autre à un autre,\nQuelqu'un qui vit à part moi.\nComment le fil d'or s'est-il rompu?\nComment cela, mon Dieu, s'est-il pu,\nEt que j'en sois venu à t'oublier sans mourir\nAprès avoir tant cru que je mourrais d'un souvenir?\nL'ombre où ton image s'annule\nEst plus légère que l'ombre au crépuscule\nDe mes calmes roses sur\nLa blancheur calme de mon mur...\nIV.\nUn jour tes cheveux blonds seront blancs,\nTes pas prestes seront lents,\nTes yeux ternis, tes mains ridées:\nJe n'aimerai plus mes idées,\nJe serai usé, sans talent,\nLas, indifférent, portant\nMon coeur en moi comme une bète morte.\nNous n'aurons plus songé l'un à l'autre,\nDepuis des années et des années,\nToi la déesse et moi l'apòtre,\nEt des jeunesses seront nées\nqui diront: Place à nous autres!"}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.17", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 652, "texte": "Les vers que pour toi j'avais faits\nEt que tu n'avais pas lus,\nEt les beaux chants que tu chantais,\nNul ne s'en souciera plus...\nAlors nous nous rencontrerons\nDans notre extrème automne :\nEt nous nous reconnaitrons,\nEt tu diras de ta voix qui s'étonne,\nJadis vibrante et maintenant atone:\n\" Est-ce donc toi? Tu m'aimais bien,\nOui, vraiment, plus que tous les autres...,\nEt moi je ne répondrai rien\nPendant un long instant de doute,\nEt puis: \" Je te retrouve toute...\nJe ne t'avais jamais rien fait,\nMeme le mal que tu m'as fait... „\nAh! comme on se tendra la maini\nAh! sur notre dernier chemin\nComme on se la tendra, la main!\n\nCamille Mauclair."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c009", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c009", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "15", "page_fin": "15", "image_debut": 17, "image_fin": 17, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.8", "titre_corps": "APUNTE LIRICO", "titre_sommaire": "APUNTE LIRICO", "signature_source": "Daniel de la Vega", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.17", "debut_caractere": 654, "fin_caractere_exclue": 1234, "texte": "APUNTE LIRICO\nDaniel de la Vega.\nQue agradable es a veces sentirse un poco enfermo\ny acariciar a solas nuestras dulces desgracias,\ny conversar con una mujer bonita y triste\nque tenga unas historias de silenciosas lagrimas...\nY no salir de casa. Y quedarse en la pieza\nviendo pasar el dia detràs de la ventana,\nante una mesa, donde hay libros y periódicos\ny flores y unas cuantas carillas empezadas.\nY asi pasar las horas y las horas\nsin proyectos ni anhelos : y saborear con ansias\nla voluptuosidad de sentirnos inutiles\nante el fragor intenso de la vida que pasa...\nPOETA CHILENO"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c010", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c010", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "16", "page_fin": "18", "image_debut": 18, "image_fin": 20, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.9", "titre_corps": "Storia d'un morto", "titre_sommaire": "Storia d'un morto", "signature_source": "Mario Dessy", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.18", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1762, "texte": "Storia d'un morto\n\nLa voglio raccontare io, ia tua storia,\npallido morto che ho davanti agli occhi.\nLa voglio raccontare io perchè è triste,\ntanto triste che non mi stupirei\nse ti vedessi piangere ancora,\nora che sei morto.\nLa voglio raccontare io\nperchè in essa da una mano divina,\nfurono sparsi disordinatamente\nattimi di così intensa gioia\nche-avrebbero fatto scoppiare\nqualunque cuore d'acciaio.\nEd io amo il dolore forte che uccide,\namo la gioia inebriante che fa impazzire.\nE tu sei morto perchè hai sofferto troppo,\nsei morto pazzo perchè hai gioito troppo !\nRacconterò la tua storia\na te solo\ncon tutta l'anima mia.\nTu sei morto, ma la sentirai lo stesso.\nQuando tu nascesti\nuna stella filante cadde\nsul tetto della tua casa;\nil tronco d'un albero,\nche tu forse avresti amato,\nsi schiantò,\nperchè il vento soffiava forte;\nun fienile s'incendiò\nperchè aveva ricevuto il bacio bruciante\nd'un lampo rosso e blù.\n~ E in quella stessa notte,\nti fu soffiato nel petto\nil respiro forte del vento.\nE la stella filante\nper un attimo segnò nel cielo\nla striscia rossa della tua esistenza,\ne tu l'hai seguita.\nE le luci rosse e turchine\ndei lampi e dell'incendio\nti svegliarono dal tuo primo sonno\ne rimasero riflesse nel tuo sguardo, per sempre\nBello, vivere così, un'intera vita,\nseguendo il cammino dorato d'una stella,\ncon negli orecchi la voce cara del vento,\ncon negli occhi la prima luce della vita!\nMa tu pallido morto\nforse troppo hai seguito il tuo destino,\ntroppo hai seguito l'orma d'una stella!\nInstancabile nella vita,\nhai camminato con lei,\ndietro a lei.\nE non hai pensato che sulla terra\nnon si può sempre andare con le stelle,\nnon si può sempre\ninseguire una capricciosa stella\ncol cuore aperto a tutti i canti;\ncon gli occhi ingenui e ampi"}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.19", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1991, "texte": "pieni di stupore e d'azzurro.\nTu invece, fanciullo, ti conservasti così,\ncamminando sempre\nsul soffice tappeto del cielo,\ndietro la tua stella lucente.\nMa se i tuoi occhi e il tuo cuore\nfurono sempre quelli d'un fanciullo ;\nil tuo petto, da quando nascesti,\nrinchiuse l'anima stanca e angosciata\nd'un vecchio che ha camminato troppo.\nE come la tua anima avrebbe potuto\nessere quella leggera d'un fanciullo?\nE come, se la voce\nche ti svegliò per la prima volta\nera quella del vento?\nLa voce ampia del vento\nche ha sentito tutto\nche ha visto tutto ?\nE il vento\nte le disse tutte le sue vaste parole,\nin quella notte di tempesta;\nti raccontò la storia d'ogni uomo,\nti raccontò la storia di ogni cosa.\nE come la tua anima\navrebbe potuto essere quella d'un fanciullo,\nstretta così dai segreti del vento?\nCosì tu hai vissuto,\ncon l'anima fatta di vento\nrinchiusa nel petto,\ncol cuore fatto d'azzurro\ntraboccante di sogno.\nOh, pallido figlio del vento,\ntu hai vissuto la vita del mondo!\nTu li hai conosciuti tutti\ni singhiozzi delle luci invernali,\nmorenti verso sera\nnelle ampie vuote sale degli alberghi.\nTu le hai bevute tutte,\nle musiche divine\nsgorganti dalle gole canore\ndelle strade gaie e tristi\ndelle grandi città,\nin quelle ore di nebbia\nin cui ci si incontra solo\ncon dei sorrisi e con dei chiari profumi autunnali.\nE tutti i palpiti delle strade\nhanno battuto nel tuo cuore\ne tutto il loro caldo respiro\ntu l'hai respirato!\nOh, pallido figlio del vento,\ntu li hai visti tutti\ni riflessi gialli e rossi dei tramonti,\ne tutti i giorni che sono morti\nhanno lasciato nei tuoi occhi\nun po' del loro pianto.\nTu le hai sentite tutte\nle voci lucenti dei fiori\nche sbocciano\nin terse trasparenze di profumo,\ne tutte le cascate d'argento\nhanno spruzzato nel tuo cuore\nun po' della loro gioia scintillante.\nOh, pallido figlio del vento,\ntu le hai conosciute tutte\nle angosciose attese;\ntu l'hai conosciuto\nil tormento delle bianche albe\ndisegnate sui vetri,\ndopo aver aspettato inutilmente"}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.20", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1433, "texte": "tutta una lunga notte\nniente.\nTu l'hai provato tutto\n10 spasimo di quelli che vanno.\nTu hai seguito gli uomini\nin tutti i loro lunghi viaggi\ne conosci il mistero\ndelle automobili impolverate\nvenute da chi sa dove\ne che andranno per vie sconosciute\nin chi sa quali lontani paesi.\nLa disperazione di tutte le partenze\nl'esultanza di tutti i ritorni\nhanno urlato e riso nel tuo cuore!\nOh, pallido figlio del vento,\ntu l'hai sofferto tutto\n11 dolore infinito degli alberi\nuccisi dalla bufera,\nil dolore soave dei fiumi\ndivorati dai mari,\nil dolore rabbioso delle strade\narse di sete,\nil dolore urlante delle ali\nche non posson volare.\nTu l'hai provata tutta\nla gioia dorata delle nubi\ndanzanti allegramente nel cielo.\nTu hai pianto e hai sofferto\ntutte le lagrime e tutto il dolore\ndegli uomini\nche vogliono afferrare l'impossibile!\nOh, pallido figlio del vento,\nche cosa triste essere nato come te,\ncon l'anima d'un vecchio\nche ha vissuto tutti i secoli del mondo ;\nche cosa lieta essere morto come te,\ncol cuore ostinato d'un fanciullo\nche non vuole invecchiare mai!\nPallido morto, ho finito!\nHo riso ho pianto ho gridato,\nperchè la tua storia,\nvasta quant'è vasto il mondo,\nè traboccante di passione!\nEd io la sento nelle vene;\nla rivivo!\nEd ora non so bene\nse ho raccontato solamente\nla storia d'un morto!\nNo, non temere,\nil mio racconto è già scomparso\nnelle pieghe del vento\ndi questa nervosa sera autunnale !\n\nMario Dessy."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c011", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c011", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "19", "page_fin": "19", "image_debut": 21, "image_fin": 21, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.10", "titre_corps": "SYMBOLISM", "titre_sommaire": "SYMBOLISM", "signature_source": "Fred G. Bowles", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.21", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 777, "texte": "SYMBOLISM\nFred G. Bowles.\nI sometimes think His Name is wrought\nOn ev'ry flow'r, in gracious Thought;\nEach leaf, emblazoned with a Plea,\nShines, a sure miracle for me.\n1 sometimes think His song doth float\nFrom ev'ry thrush's golden throat,\nAnd, warm within the wind-rock'd nest\n1 see the Symbol of His breast.\nThe yellow primrose, pale and dim\nEntreats my soul to come to Him,\nAnd 1, remembering, and He\nFind Him again in bush and tree.\nHe loiters where one leaf is born,\nHe garners stars, as we the corn:\nHe speaks, and Day is born anew,\nOne perfect syllable of blue.\n1 seek Him and He is not gone,\nHe is the Staff I lean upon.\nBody of Christ how red the rose,\nInto its veins Thy blood o'er-flows;\nSpirit of man thou too shalt live,\nGiving thyself as Christ did give!"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c012", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c012", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "20", "page_fin": "24", "image_debut": 22, "image_fin": 26, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.11", "titre_corps": "La rinuncia del Dio", "titre_sommaire": "La rinuncia del Dio", "signature_source": "Mario Carli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.22", "debut_caractere": 29, "fin_caractere_exclue": 3822, "texte": "La rinuncia del Dio\n\nLucio Gherna a Paola Viviani.\n• . . . lo sapete, io non amo Y amore. Amo delie idee, dei siste-\nmi di vita. Le donne che accompagnano, che interpretano, che stanno\ncome un vessillo a rappresentare una di queste concezioni della vita,\nsono le dilette del mio spirito. Prima veniste voi, Paola, e foste l'in-\nterprete del mio primo rigoglio: la mia personalità nascente, senti-\nmentale e idealista, s'intonò alla vostra purezza. Ci accordammo\nlimpidamente, melodiosamente, come due cembali nuovi, fummo un'ar-\nmonia di giovinezza, di liricità, di passione, di fervore primaverile.\nNon vi ho dimenticata, come vedete. Voi state nella mia vita a rap-\npresentare la fase dell'esuberanza, dell'ingenua voluttà, del pan-amore.\nMa io non potevo rimanere in questa zona, dalla quale il mio\nspirito traboccava come da un cerchio troppo esiguo, e il vostro\nfascino tramontò: dovemmo separarci per sfuggire al pericolo di\nnon comprenderci più. Gli spiriti in progresso non possono fermarsi\nmai, e nemmeno rimpiangere ciò che lasciano dietro di sè: eco di\nconquiste godute, scia di solchi brillanti, spruzzio di meraviglia\nesaurita . . .\nIl mio si slanciò sfrenato verso il suo sviluppo, verso i suoi\ncieli di dominazione: cercò il più : acutizzò, esasperò la vita cerebrale,\nvolendo sfuggire continuamente ad un suo goffo centro di gravità\nfatto di tradizione, di superstizione, di buon senso, si superò frene-\nticamente ad ogni ora, ad ogni attimo, impaziente di rinnegare e di\ncontradirsi, vergognoso di fermarsi troppo in un punto dal quale\nscorgeva il successivo, più esaltato, più vicino alla perfezione, all'as-\nsoluto. E là si arrestò infine dove credette di trovare l'assoluto,\nl'insuperabile, cioè il Nulla: la negazione di tutti gli stadi attraversati;\no la Sintesi, la loro suprema intelligenza.\nDa questa sommità smascherai le fasi precedenti, le sviscerai,\nle giudicai, le dominai. Non le sostituii. La fase ultima fu il silenzio.\nSilenzio dell'umanità divinizzata, estasi dell'immobilità.\nIn quest'altezza vertiginosa lo spirito non crea più, comprende;\nnon ama più, sorride; non è più valutabile nè commovibile, non più\npoeta o filosofo o pazzo: è intellettualità pura, è il cinismo cerebrale.\nCinismo di pensiero, e poi cinismo di vita. Dall' uno si passa\nall'altro immediatamente: questo non è che l'applicazione di quello.\nSi comincia con un paradosso, e si può finire con un delitto. La\nvita attrae avidamente questi orgogliosissimi che non credono all'or-\ngoglio, questi sensuali che non hanno mai abbandoni, questi appas-\nsionati che meditano freddamente se scegliere un gesto sublime o\nun gesto abbietto. Nella vita essi sanno dominare. Vi si producono\nnel ruolo di artisti o di despoti (artisti del piacere e despoti di ani-\nme), e come costoro finiscono esausti o pugnalati. Qualcuno, sazio,\ntorna indietro, ricerca il passato e magari la retorica, le concezioni\na cui non credeva più: si riadagia comodamente in una di esse\nsenza discuterne troppo la logicità, simile ad uno stanco Cesare che\nnei tardi anni si renda ai pacifici fasti dell'agricoltura, o simile a un\nuomo troppo forte che ha bisogno di ricominciare daccapo, perchè\nl'evoluzione non l'ha esaurito. Io sono di questi ultimi.\nDopo aver salita la grande scalinata dell'individualismo, della\nlibertà, dello scetticismo, io desidero ridiscendere alla passione,\nalla fede, al lirismo, all'azione; dopo avere amato Amara Niebel, io\ntorno a chiedere l'amore di Paola Viviani; dopo la vertigine dell'al-\ntezza, la gioia blanda della discesa. Vengo a voi ancora una volta.\nScendo volontariamente: per rimanere o per risalire? No, credo che\nla cima attinta una volta non sia più concessa. Tale è la legge della\nsuprema Illusione, del Miracolo.\nNon è una promessa per voi, Paola Viviani : è una necessità."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.23", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 4932, "texte": "Vedrete. Mi avete compreso ? Questo momento del mio spirito è\nquanto di più inafferrabile e complicato si può concepire. Ve lo\ndescrivo.\nAmara Niebel.\nUna donna, un simbolo, un blocco di pensiero, del mio pensiero.\nLa sua essenza paradossale era così reale, che pareva uscita dal\nmio cervello, non già dalla vita: non poteva avere avuto radici in\nun qualsiasi seme umano. Solo la fantasia poteva averla inventata.\nElla è stata la mia eguaglianza più frenetica, la mia possessione\npiù completa. È venuta a me proprio quando io penetravo neir ul-\ntimo cerchio spirituale: ella si era formata già prima: e mi ha com-\npreso subito. Fu per me il termine di paragone, lo strumento ufficiale\nche si consulta per dirigere il proprio, imperfetto. Il suo cinismo era\nperfetto, genialissimo, cinismo da imperatrice. Tutto in lei rivelava\nl'imperio, la razza portentosa nata per trionfare o per rimanere sola.\nElla non ritorna come me, non ridiscende ai vecchi amori. Mi trovò\ncon gioia, ma mi lasciò con indifferenza quando le dissi che volevo\nrinunziare. Se non troverà mai più un suo eguale, resterà sola per\nsempre, e senza rimpianto.\nChe facevamo insieme ? Ci svelavamo. Io le dicevo tutto, fino\nin fondo, fino alle cose vili, abbiette, inconfessabili ; ma viltà e abie-\nzione non significavano più nulla per noi. Noi abitavamo il deserto,\ndi là dall'oasi umana, il deserto delle passioni e delle opinioni, e in\nquesto regnavamo sterminatamente, sapendo trasformare la sabbia in\noro e 1' arsura in ardore. Questo ardore era una gioia fatta dell'as-\nsenza di ogni gioia e di ogni sofferenza: la sua espressione era la\nrisata, ma una risata diversa da ogni altra, composita, fatta per metà\ndi intelletto. Ridevamo del sentimento, sopratutto: a noi fuorusciti\nil sentimento pareva un paradosso, enorme e ridicolo paradosso\ncreato apposta perchè noi ne ridessimo senza pietà.\nTutte le idealità, tutte le fedi, tutti gli artiflcii creati dall'imma-\nginazione, ci parvero cose degne del nostro disprezzo. Avere un culto,\nquando si può giudicare l'idolo? Ma che hanno pensato, che hanno\nsognato, che hanno conquistato finora gli uomini, per rivelarsi ancora\ncosì limitati ? Come si rassegnano ad adorare ciò che possono pren-\ndere a pedate ? Noi ci sentivamo assolutamente liberi e calmi : nes-\nsuna speranza di premio e nessun timore di castigo preoccupava la\nnostra azione: eravamo principio e fine della nostra volontà. Le\nopinioni in contrasto fra loro ci sembravano dei soldatini di stagno\ndisposti in battaglia su un tavolo di marmo davanti a noi : bastava\nsoffiar loro addosso per vederli rovesciarsi, mescolarsi, disperdersi.\nNon sono forse ridicoli gli dei d'Omero che parteggiano per i loro\nomiciattoli azzuffantesi sulle rive dell' Egeo ?\nMa quelli non sono dei I 11 dio è ateo, il dio non crede neppure\na sè stesso, non ama, non odia, non s' appassiona, non soffre : si\ndiverte. Non spera e non ricorda, non desidera e non s'adira: ride.\nIl dio è essenzialmente malizioso. O è spettatore o è burattinaio :\nnon è mai attore. Noi ridevamo, ci divertivamo. Noi avevamo per-\nduto il senso del dolore e del piacere: quasi non credevamo più\nal mal di stomaco, perchè sapevamo correggerlo. Morale, estetica,\nreligione : tavole sinottiche per uomini-fanciulli, formule di tutela che\nper noi non avevano più significato, formule morte. 11 fascino del\nbello e del brutto, del bene e del male, era debellato: tutto aveva\nla stessa importanza agli occhi nostri. Talvolta ci mistificavamo,\nfingevamo di avere un' opinione, un gusto, una simpatia parziale,\nquando questo ci serviva ad ottenere un piacere noto a noi soli, o\nper ingannare i giudizi altrui su di noi.\nL'unica guida per la nostra vita era l'ingegno: volevamo vivere\nuna vita geniale, rara, senza passione e meditata pezzo per pezzo.\nQuesto solo spiega la mescolanza dei nostri atti, morali e immorali,\nestetici o antiestetici. Preferivamo a volte un gesto morale raro e\ndifficile a un gesto immorale troppo comune. Preferivamo rimanere\nnell'estetica piuttosto che uscirne con banalità. Non so se mi com-\nprendete. La nostra vita è una serie di atti, di funzioni, di espres-\nsioni più o meno comuni a tutti, più o meno fisse e ripetute: poiché\nsi agisce quasi solo per istinto. A un dato momento corrisponde\nquasi sempre una data azione, a seconda del carattere. Il lungo uso\nrende queste azioni meccaniche, e quindi le svaluta. Per dare un\nvalore alla nostra vita, bisogna controllare i nostri gesti uno per\nuno e sostituire quelli tradizionali con gesti corrispondenti nuovi,\nimprevisti, concettosi, ma sempre opportuni. Ora la maggior parte\ndelle nostre azioni ed espressioni meccaniche obbedisce nell'appa-\nrenza alla morale o all'estetica tradizionali: solo pochissime sono\napertamente antimorali e antiestetiche. Ne avviene in conseguenza che\ntanto le une che le altre sono logore dall'uso e dalla facilità, e che\nquegli atteggiamenti immorali che presso i più hanno apparenza di"}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.24", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5050, "texte": "paradosso e di coraggio, sono in realtà dei clichès abusati e senza\nvalore. Qualche esempio: le signorine di famiglia che preferiscono\nramore libero al matrimonio; le mondane che preferiscono gli sca-\nvezzacollo ai bravi ragazzi ; le frenesie del pubblico a teatro per i\ncriminali simpatici; l'anticattolicismo dei liberi pensatori che affermano\ndi trovare dio dovunque tranne che in chiesa; i gentiluomini che\nposano a democratici; i preti che si proclamano liberali; la passione\nbaudelairiana dell'artificioso oramai divenuta comunissima; il disprezzo\ndegli scolari verso i loro maestri: tutta retorica di terza classe,\nparadossismo accademico.\nNaturalmente noi soli eravamo in grado di apprezzare il valore\ndella nostra vita, giacché soltanto quando ci trovavamo da soli, il\nretroscena di ciò che avevamo fatto e detto in pubblico si rivelava.\nÈ necessario che io vi narri qualche episodio ? Credo di no, dopo\nquanto vi ho detto. Aggiungerò che ci amavamo tanto, che ponevamo\nogni nostro studio a soddisfare i nostri scambievoli capricci. Dico\ncapricci, giacché nella nostra zona intellettuale i desideri non esi-\nstono: avevamo solo dei capricci, minuscoli e% irragionevoli, ma che\nper essere soddisfatti richiedevano un enorme spostamento di cose\ne di persone. E quanto più minuscolo era il capriccio e più enorme\nil resultato, tanto più valore aveva il gesto che lo eseguiva, e per\nconseguenza tanta più gioia il nostro spirito.\nDivertirsi a giuocare con gli uomini, farli strumenti del nostro\npiacere, ma non accordar loro che una funzione vilissima, bestiale,\nprenderli tutti in blocco e dir loro : \" io non ho nessun rispetto,\nnessuna stima, nessuna simpatia per voi. Però potete servire a farmi\nridere un'ora. Avanti, eseguite!,,, non è forse ciò che si chiama di-\nvino? Chi non ha provato di queste ebbrezze, non sa che sia genialità.\nE così come nella vita, io sono stato nelParte: iconoclasta, pro-\nfanatore, cinico, irriverente. Sbattezzai le formule, m'inoltrai fischiando\ncol cappello sulla fronte fino agli altari, in compagnia di bagascie\nche distesi ignude ai piedi dei tabernacoli, appiccai il fuoco alle\nstole, alle pianete, ai piviali. La poesia? meccanica, artificio, gateau.\nE sono stato poeta senza credere alla poesia. La gente ha creduto\na me come ha creduto agli altri cento \" apostoli... Fra me spregiu-\ndicato, freddo, ateo, alchimistico, ed essi, illuminati, ispirati, infer-\nvorati, la gente non ha fatto distinzione. Artista io e artisti loro.\nChi aveva dunque ragione ?\nMa ecco che sopraggiunse la sazietà. Come fu ? Una sensa-\nzione. Una sottile inaspettata sensazione che mi sorprese in mezzo\na una via, lasciandomi perplesso, con gli occhi fasciati di fuggitività,\nproteso verso una recente lontananza. Che cosa era passato? Nulla:\nuna cosa di sempre, una cosa nota e pur tormentosamente nuova,\nche mi ricolpiva dopo tanto silenzio. Mille ne erano passate: la mil-\nleunesima mi si rivelò. Una guancia di donna, rosea e intatta come\nun'aurora mitologica, con sopra un fascio di capelli biondi incurvati\ncon dolcezza che non staccavano ma parevano fioriti mollemente su\nda quella vaporosità nuvolare: uno scorcio di purezza primitiva, un\nbaleno di limpidezza virginale. Ecco, e mi trovai tuffato nell'estasi,\ndi sorpresa, smarrita la critica abituale, incapace di coscienza e di\nreazione. Estasi di un ritorno sbadato, che-pur riesce ad afferrare\nogni attenzione, e arrovescia fino il fondo... Concentrazione di tutta\nuna vita volontaria in un breve cerchio di memoria involontaria,\nriafferrante come un profumo dimenticato che rigalleggia da un\npacco di lettere vecchie... Nostalgia di uno stato inferiore ma riposante,\nrinnovellato dalla lunga assenza... Blandizia di un'aurora pacificata,\nche riappare su cieli maledetti da un ghigno ribelle...\nE subito la sensazione, scivolata fino alla nostalgia, mi scoprì\nla mia verità del momento. Io ero sazio di quel silenzio infecondo\nche mi dava l'immobilità e la freddezza di un dio; io volevo tornare\nsensitivo, ingenuo, indifeso da ogni ventata di passione, volevo com-\nmuovermi come ora mi ero commosso per quella guancia rosata che\nmi riconduceva di colpo alle efflorescenze immaginose della prima\nmia giovinezza, volevo abbandonarmi, sentire senza interruzione,\nnon pensare più, delirare, delirare per tutto ciò che aveva il potere\ndi sconvolgere i miei stati psichici, concedermi senza risparmio a\ntutto ciò che sapeva esaltare i miei sensi...\nSapevo nettamente che la nuova situazione sarebbe stata infe-\nriore, nella scala intellettuale, a quella che abbandonavo; ero sicuro\ndi questo, e nonostante preferivo scendere. Oh essere ancora un\nuomo appassionato, un umile sensitivo in delirio ! Questo mi sedu-\nceva come seduce talvolta le aristocratiche dame il pittoresco di una\ntaverna plebea, dove si balla la mascìsc con uomini dal foulard\nal collo e dal ciuffo sulla fronte. Una bizzarria, un capriccio? Forse;\nma intanto c'è qualcosa di così energico, di così irresistibile, in questo\ndesiderio di ritorno a ciò che sembra istintivo e degradante, che"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.25", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4995, "texte": "esso pare ispirato da una necessità profonda e misteriosa che sfugge\nalla nostra critica, e che non bisogna giudicare leggermente. Se io\nsono cosciente, e capisco che la discesa è una diminuzione, e ciono-\nnostante discendo, non vuol dire che la forza che mi trascina è\nsuperiore a quella che mi tratteneva nello stato più alto ?\nDifetto di organizzazione? Ma allora, perchè ho saputo salire?\nl'ho già detto in principio: si tratta di esuberanza, di ric-\nchezza nervosa. Ho bisogno di ricominciare, di risensazionarmi :\nl'energia scomposta del sensitivo ribolle e straripa fuori dalla sagoma\ngeometrica del dio; e il cammino fa to una volta sola non mi basta:\nmi occorre rifarlo. E non solo. Questo ritorno può essere anche\nuna ribellione alla ribellione, il bisogno di scrollare il peso di un\ndovere volontario, e di rifugiarmi nella divina incoerenza, eterna\nriposante stazione delio spirito. Sfuggo così alla noia di una logica\npresuntuosa che non potrà mai limitarmi, e m'inginocchio davanti\nagli altari che avevo vituperati.\nE così, ho detto addio ad Amara Niebel. Addio ad un amore\nche si esauriva, addio ad un mondo che tramontava. Ho abbando-\nnato spontaneamente la fucina dei piaceri meccanici, ia sublime illu-\nsione dell'insuperabile. Ma in quell'amore era una grandiosità che\nforse non conoscerò mai più. Era l'ebbrezza di sentirsi soli, di essere\nnoi stessi i creatori della nostra gioia: fiumi di una gioia formidabile\ndilaganti con l'eco di uno scherno gigantesco sugli ignari spiriti\ndegli uomini! Abbracciati freneticamente nella nostra solitudine stel-\nlare, se ci fossimo rivelati noi avremmo dato al mondo lo spettacolo\ndi una vertigine fantastica. L'effimera veste di Amara sarebbe allora\napparsa come il turbinio di una cometa che raccoglieva nelle sue\npieghe il sospiro dell'infinito.\nHo parlato molto, troppo di Amara Niebel. Poco di voi, Paola.\nMa ho indugiato tanto su colei che devo dimenticare, appunto per\ndare maggior valore alla vostra inebriante apparizione. Voi ritorne-\nrete a me, non è vero, mia cara Paola ? E ritornerete senza pro-\nteste, senza rimproveri, senza accusarmi d'infedeltà, non è vero?\nSiete troppo generosa perchè io debba temere questo, lo so. Ed è\ncon tutta la mia energia che mi abbandono al piacere di questo\nnuovo amore, nel quale risorge con tutti i suoi canti la mia giovi-\nnezza appassionata.\nOh gioia carezzevole di un ritorno, per una strada bianca in\ndiscesa, sotto la luna madrina, che ci incipria del suo profumo di\ntigli e di acacie! Dondolio del nostro passo calmo e fatale, che cal-\npesta le ombre con leggerezza pietosa come se fossero anime, come\nse facessero parte della vegetazione pingue e benedetta di questo\ngiugno! Abbiamo visto sorgere la luna, meravigliati come se fosse la\nprima volta; ed era così tonda e carnosa che ci è parsa una grossa\narancia appoggiata sul muro di un orto, e la sua realtà ci ha dato ii\nsenso del volume di tutta la verzura fastosa che si pigia matura nei\ncampi. Oh rigoglio del grano non ancora giallo, da cui fra poco usci-\nranno le lucciole come uno sfavillio di esuberanza! Abbiamo visto la\nluna delinearsi più in alto, legata in un piccolo cerchio verde, Ornile\nad un gioiello sottratto al petto di una Regina di Saba, e Pabbiamo\ninseguita lungo le ramaglie dei peri, dietro le quali scorreva vibrando\ne si volatilizzava in un crepitìo d'argento. Poi è scomparsa dietro\nun tetto che ci è parso petulante come un grosso tutore inflessibile,\ne l'abbiamo ritrovata anche più in alto, a inaffiare le finestre che\ndomattina dovranno schiudersi prima, quelle a levante. E l'abbiamo\ninseguita come dei voluttuosi fauni che ritrovino una vecchia cono-\nscenza dei tempi di foia. Eravamo saturi di estate, di avventura,\ndi desideri lunari, di fantasie opache, che ci sollevavano nel petto\nun'ansia di torbido eroismo. La poesia divampava attorno a noi\ncome un vento caldo del Sud, e ci dava un'ubriacatura leggera, più\ndei sensi che della testa. Le immagini!... le mie immagini che ritor-\nnano!... Io voglio entrare nei loro involucri di velluto, e creder loro\ncome se fossero nate dalla mia carne. Come non credere alle cose\nche nascendo fan quasi svenire di dolorosa dolcezza? O grigia ironia,\n10 non so più ricordarti, stanotte! Stanotte voglio gridare con impeto\n11 mio vermiglio atto di fede, e tu stessa ti inchinerai commossa, o\nsfibrata ironia !\nCredo! Credo alla passione rivelatrice, epopea dei nostri cuori\nborghesi, che scava i suoi solchi attraverso la mediocrità quotidiana,\ncome un grisou cieco e flagellante sorto dal mistero, sorto da sot-\nterra o dai cieli, dalle radici oscure o dai sedimenti millenarii, delirio\nirresistibile che ci conduce bendati alle soglie delle divine follie !\nCredo alla sensibilità occhiuta e brulicante, tessitrice instancabile dei\nnostri amori inconsapevoli con le apparenze, iride premurosa che ci\nriallaccia infinitamente all'universo, per arricchirci a nostra insaputa!\nCredo alla poesia, orgia dello spirito, fioritura misteriosa di un tronco"}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.26", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3601, "texte": "d'ombra in vasti firmamenti fiammeggianti: e talvolta tormento, fascino\ninaccessibile che ci strazia in uno sforzo affannoso — gli occhi\nerranti e pieni di lacrime — di fermare il momento volubile che\nsfugge alla nostra rapina ! Ma ora, su questo balcone tessuto di\nchiaro di luna e di corde di mandolino, innanzi a questo giardino\nd'acquaforte, io ti possiedono ti tengo, o poesia, e non mi sfuggirai.\nCredo ai mantelli satanici che indossano i salici, stanotte, appo-\nstati nell'ombra per farmi paura; credo alla nudità scultorea dei\ngattici che stiracchiano in faccia alla luna le loro svelte muscolature\ndi boxeurs debosciati ; credo all'ostinazione criminosa di quella porta\nche tutte le sere rimane aperta sul giardino, in attesa che la luna\npassando vi caschi come in un trabocchetto; credo alla malizia viperea\ndi quella corda d'altalena, che prepara nell'ombra il mio \" mal di\nmare „ di domani, quando sarò costretto a salirvi; credo all'insen-\nsibilità di quella finestra quadra che vomita sulla notte lunare voci\nlitigiose di gente affaticata e seduta attorno a un tavolo con bicchieri\nsporchi e avanzi di cena; credo alla morte di mille fili di tenerezza,\ntessuti fra la luna e il giardino, ed uccisi da un latrato improvviso;\ncredo che quei dodici tocchi di campana (mezzanotte) abbiano re-\nspinto per un momento l'Infinito con l'immagine pesante di un cam-\npanile di pietra rossa, di trecento tetti color tabacco, di tutto un\npaese gretto e goffo come un rospo assonnato; credo alla malinconia\nelegiaca dei rosai, che non vedranno l'autunno; all'umile generosità\ndel radicchio, della vitalba, dei cavoli chioccianti, che perdonano al\ngiardino i suoi perduti orgogli di rosso e di giallo; al sonno dei\nrumori, dei colori, degli scintillìi, delle chiazze, delle architetture di\nluce, che la Notte ha smontato e riposto, come una bottegaia che\nogni sera disfà la sua vetrina; credo alle lontananze insondabili che\nl'abitudine mi raffigura in una schiera di numeri allineati come un\nconvoglio e condotti da una locomotiva chiamata km.; credo alla\nbontà senza pentimento, alla tenerezza senza ipocrisia di questo\nvecchio plenilunio, che mi culla sulle sue ginocchia come un buon\nnonno victorughiano: l'aria è così piena della sua tenerezza, che\nse per caso cadessi dalla mia finestra, mille veli di misericordia si\nstenderebbero a raccogliermi ; credo all'amore eroico, poiché stanotte\nElsa canterà per me la sua romanza \" Aurette a cui sì spesso „ ;\ncredo al mio fascino di poeta, alla mia forza sovrumana,' alla bel-\nlezza per cui ho pianto, al genio che ho maledetto; credo che se\ncantassi in questa notte irrorata di felicità, ammalierei il più austero\ndegli angeli; credo che ad ogni mio sospiro una stella vacilla laggiù,\nnello sterminio; credo che se ora chiamassi per nome la Notte, essa\nverrebbe ad appoggiarsi al mio petto, a stringersi fra le mie braccia,\nad arrovesciare la gola sotto i miei denti\nE allora io giurerei che siete voi stessa la devota amante accorsa\nalla mia voce, o Paola desiderata, o Paola appassionata, e il mio\nprimo bacio del ritorno vi farebbe piangere piangere. Ma io non\nvoglio turbare con parole più elettriche che carezze il vostro passo\nche forse vacilla in lontananza, mentre vi avvicinate, mentre state\ncamminando a occhi chiusi sotto la luna, vaporando il vostro amore\ncome un respiro insostenibile, verso il mio balcone.\nVenite, venite, o mia Paola, o mia poesia, o spirito di passione,\no sensibilità ritrovata 1 Venite : io vi attendo, vibrante come un desi-\nderio, melodioso come un giardino estivo...\nVi bacerò con l'aurora?\n\nMario Carli."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c013", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c013", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "25", "page_fin": "25", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.12", "titre_corps": "ARROTINO", "titre_sommaire": "ARROTINO", "signature_source": "EMILIO NOTTE", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.27", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 24, "texte": "ARROTINO\nDI\nEMILIO NOTTE"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c014", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c014", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "26", "page_fin": "26", "image_debut": 28, "image_fin": 28, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.13", "titre_corps": "La strada", "titre_sommaire": "La strada", "signature_source": "Paolo Buzzi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.28", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 297, "texte": "La strada\nAmo la strada mia.\nV'è luce e canto e moto\ne febbre e poesia.\nIo passo : e son l'ignoto,\nfuor che a le belle. Stanno\ndietro le vetriate\nne' brutti dì dell'anno.\nEd, alle lor giornate,\nescon, le belle donne.\nOh, vi son molte belle\nper me fruscianti gonne!\nPoi, di sera, le stelle."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c015", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c015", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "26", "page_fin": "26", "image_debut": 28, "image_fin": 28, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.14", "titre_corps": "Voci dalle cose", "titre_sommaire": "Voci dalle cose", "signature_source": "Paolo Buzzi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.28", "debut_caractere": 830, "fin_caractere_exclue": 1229, "texte": "Voci dalle cose\nUna rosa — Ricordati di lei —\nUn filo d'erba — È fragile l'amore —\nL'onda del lago — Oscuro antro che sei —\nUna campana — Passano le ore —\nUna maciulla — È necessario il pane —\nUn pianoforte — Salva il Trovatore ! —\nLa mente — 0 fantasie, lagrime vane!\nIl cuore — 0 versi, stillicidi miei !\n11 sangue — 0 inchiostro, corriamo a fiumane !\nDalle « CONCHIGLIE D'ORO »\nPoesie per musica."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c016", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c016", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "26", "page_fin": "26", "image_debut": 28, "image_fin": 28, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.15", "titre_corps": "Matrimonio d'una bambola", "titre_sommaire": "Matrimonio d'una bambola", "signature_source": "Paolo Buzzi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.28", "debut_caractere": 299, "fin_caractere_exclue": 828, "texte": "Matrimonio d'una bambola\nEd io L'amava dal Suo primo dì.\nEra bella, era bionda, era una rosa\nfra i inerlettini bianchi : e la Sua madre\nera una bella e bionda e rosea sposa.\nDelle ginocchia alla mollissim'onda\nElla ninnava l'Angiola cantando\nnenie sì come una moribonda.\nEd io giocava con due scarpettine\ncandide, grandi come due confetti\nmentre una man mi carezzava il crine.\nForse m'unì con la Bambola rosa\nquel pio materno carezzar che parve\ndir la promessa: — Ella sarà tua Sposa! —\nLa bimba crebbe e disse a un altro: — Si —"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c017", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c017", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "26", "page_fin": "26", "image_debut": 28, "image_fin": 28, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.16", "titre_corps": "Le bocche dei Poeti", "titre_sommaire": "Le bocche dei Poeti", "signature_source": "Paolo Buzzi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.28", "debut_caractere": 1231, "fin_caractere_exclue": 1638, "texte": "Le bocche dei Poeti\nPaolo Buzzi.\nL'amor, ch'io non amava, s'allontanò stizzito\ndalla mia strana carne. 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J'ai entendu, comme autrefois, les mille\npetits bruits des campagnes, — la chanson toujours har-\nmonieuse de l'eau sur les cailloux, des fontaines hors de\nleur vasque de sable, du vent dans les chènes...\nIl y a des chatons aux noisetiers, des chatons clairs,\nd'un blond pale, que le vent caresse et secoue comme\nune chevelure docile. J'ai vu hier le long des sentes\nquelques pàquerettes, des pauvres choses timides et souf-\nfrantes, et sur ma table, ma tante a pose des primevères\net des violettes blanches.\nCe n'est pas encore le printemps; mais c'è l'espoir\net l'annonce de beaucoup de joie. Viendrez-vous avec\nmoi dans les prairies d'avril? C'est un enchantement:\non dirait que le solei! a coulé sur la terre — entre les\nbrins d' herbe.\nMais, ce qui est très bon ici, c'est le grand repos,\nla quiétude et la lenteur du mouvement des choses et\ndes ètres, aussi régulier, aussi délectable et insaisissable\nque le changement des saisons. Je suis restée dans le\nsoleil vers midi: les rayons tièdes me Iraversaient avec\ncette douceur trop accablante qui ressembie à de la lan-\ngueur — et qui fait presque mal... On n'entendait rien que\nles sourds tressaillements de la terre — qui sont comme\nles pulsations d'une vie amie puissante et étrangère à la\nnòtre, d'une vie attirante, mystérieuse et bienfaisante. Et\nle doux soleil pénétrait ma chair comme il pénétrait sous\nmoi la terre profonde, riche de ferments à éclore. C'était\ncomme si j'avais senti obscurément s'agiter cette vie\ninforme, impatiente d'éclater et de s'épanouir à la clarté\ndu jour, à la douceur et à la beauté de midi.\nLe soleil fondait et mèlait si étrangement toutes choses\nque je ne distinguais plus le battement de ma vie de\ncelui de cette autre vie. Et, merveilleuses au-dessus de ma\ntète, s'arrondissaient les collines, revètues de rayons com-\nme d'un fluide tissu d'or mouvant...\nAprès vèpres... — 11 fait beau et chaud — une cha-\nleur presque accablante. Des viohttes et des pàquerettes\npoussent sur les bords du chemin sauvage. De grands\npapillons aux ailes couleur de soleil volent doucement,\nplus doux que des fleurs! Leurs grandes ailes palpitent\ndans l'air bleu...\nMon pére s'est assis sur un tronc dans la vallèe.\nJe suis montée sur la pente pierreuse le long des geniè-\nvres et des chènes rabougris. Tout en haut des ajoncs"}, {"page_pdf": 30, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.30", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3056, "texte": "fleurissaient — de grands ajoncs hauts comme des arbres,\naux fleurs plus fraìches que le premier rayon du matin,\n— si tendres aux doigts et aux lèvres! plus tendres et\nplus onctueuses que la plus subtile soie...\nJe me suis couchée sur les pierres moussues, le vi-\nsage dans le soleil. Etrangement profond, le ciel brillait,\ninondé de rayons se recourbant sur toutes les choses, tiède\net bienveillant comme une voute vivante et aimante, com-\nme une aile reployée, veloutée et chaude...\nLes feuilles mortes des chènes, transparentes dans\nla lumière, pourprées et vermeilles, se mol-\nlement. On eut dit des reflets de sang généreux à travers\nun cristal luisant.\nVoudriez-vous ètre auprès de moi maintenant, dans\nles champs, sous le soleil ? Je ne sais pas si ce serait\nmieux pour vous... Je n'aime pas parler et le meilleur\nde mes sensations, vous l'avez maintenant, avec plus de\nprécision et d'abandon que je ne pourrais vous témoigner\nsi vous étiez présent...\nje ne suis pas juste. Si mon travail\nn'a servi à rien plus, il a toujours rempli les journées,\net m'a épargné le vide désespérant des longues heures\nd'oisiveté, des jours et des mois où rien n'arrive...\nA un certain moment ma passivité s'était exaspérée\nà un tei point que- je redoutais de me lever pour aller\nchercher un livre sur une table voisine, comme un effort\nau-dessus de ma volonté. Les heures passaient sans que\nje puisse taire un mouvement de corps et d'àme, et chaque\nsoir le tourbillonnement des pensées dans le vide, qu'aucun\nespoir n'éclaire jatnais, me causait une souffrance analogue\nà celle de la chair qui se tord sous le froid ou qui crie\net saigne sous l'effort indéfiniment prolongé des muscles.\nDieu merci ce temps est passé — et j'espère bien qu'\nil ne reviendra jamais.\nCes jours de soleil glissent insensiblement; les arbres\ns'allongent sur les champs ensoleillés, — et la vie passe...\nSentir couler le temps donne une langueur indéfinissable,\nune souffrance lente, enivrante et déprimante comme si\non sentait couler son sang, couler lentement et surement\npar une blessure profonde, et que !a vie fuit avec le sang,\net que rien ne peut l'arrèter,\nDans un grand silence, on se sent se détacher de\nsoi-mème ; la vie coule goutte à goutte avec les minutes\ncruelles...\nEt toute une année de vie s'est écoulée sans grande\nrichesse, sans grande utilité: une année de vaines aspi-\nrations qu'avaient précédé des années pareilles, que sui-\nvrontdes années pareilles. Une grande lassitude me prendi\nCe temps qui s'écoule, c'est toutes nos possibilitès, notre\nseul espoir sur la terre, et la destinée permet qu'indéfi-\nniment il soit gàche — perverti — enseveli dans l'ennui\nd'une forme de vie imposée — inutile et cruelle...\nIO mars.\nNous voici au crépuscule... J'ai essayé de lire à haute\nvoix. C'est une occupation à laquelle j'avais depuis long-\ntemps renoncé, comme à toute autre chose. La solitude\nest un dissolvant de tout intérèt de vivre, de tout effort\npour rendre la vie agréable...\nA quoi bon lutter quand vous ètes seul à contempler\nla morne victoire inutile ?"}, {"page_pdf": 31, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.31", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1321, "texte": "Aucune des choses que j'ài faites aujourd'hui ne m'a\ndonné satisfaction. Je voudrais avoir dix-sept ans à nou-\nveau, lorsque je sortais tout juste d'une vie assez passive,\nmais cependant emplia d' occupations intellectuelles les\nplus en harmonie avec moi-mème, pleine de forces fratches\net de bonne volonté joyeuse devant cette vie inconnue,\net, comme toutes les choses qui naissent, indiciblement\nsuave, radieuse et pleine de promesses...\nElle devait se révéler lentement, jour après jour,\ncruelle et implacable; l'horizon immense et superbe devait\nse resserrer ainsi que les murs infranchissables d'une\nprison — et toute cette force généreuse et jeune qui avait\nétée lentement amassée par les autres dans mon àme au\ncours de mes années d'étude devait se briser les ailes,\net saigner et froisser ses chairs contre les murs insen-\nsibles, et se transformer en lente résignation, — la plus\ntriste des choses...\nAvez-vous vu un jeune poulain en liberté dans les\nprairies? C'est un glorieux animai plein de sève et de\nfougue. Avez-vous vu comme on le dresse jusqu'à ce que\nsa libre vigueur soit toute employée à tirer la charrue,\nle long des sillons, sous la chaleur d'un jour d'été —\net comme ses élans sont vite calmés sous le fouet de la\nnécessité ?\nN' est-ce pas lamentable ?\nP. c. c.\n\nJEANNE AURES.\nJean Karmor."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c019", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c019", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "30", "page_fin": "30", "image_debut": 32, "image_fin": 32, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.18", "titre_corps": "FELICITÀ", "titre_sommaire": "FELICITÀ", "signature_source": "Giovanni Titta Rosa", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 32, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.32", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 473, "texte": "FELICITÀ\nLe rondini allora volavano ebbre di gioia.\nLa terra offriva la grazia in doni fioriti.\nSplendeva la casa al meriggio tra gli olmi\n[azzurri.\n(Passano tra il roseto e l'alveare\ndentro un tessuto musicale d'oro\nle api, risplendendo —\ne tutta la casa risuona\naperta dinanzi all'estate.\nRiposa il giorno all'ombra delle siepi\ncome un fanciullo ricciuto\ncolmo di serenità).\nLa sera si sfornava il pane,\ne il suo odore diffuso era per l'aria\nletificata d'uccelli."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c020", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c020", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "30", "page_fin": "30", "image_debut": 32, "image_fin": 32, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.19", "titre_corps": "ARIOSO", "titre_sommaire": "ARIOSO", "signature_source": "Giovanni Titta Rosa", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 32, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.32", "debut_caractere": 475, "fin_caractere_exclue": 798, "texte": "ARIOSO\nGiovanni Titta Rosa.\nEcco le filtrate ombre dell'estate.\nSi sognano vele al vento,\nariosi alberi oscillanti —\nmeridiane serenità.\nIl sole fuso nell'aria\nesalta la mia schietta pelle d'uomo\nGuardo la cocciniglia\nche spicca il volo\nrossosplendente.\nBacio l'aria\ncome una giovine faccia.\nHo la luce nel cavo della mano."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c021", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c021", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "31", "page_fin": "31", "image_debut": 33, "image_fin": 33, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.20", "titre_corps": "PLUS HAUT", "titre_sommaire": "PLUS HAUT", "signature_source": "Florian Parmentier", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 33, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.33", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2053, "texte": "PLUS HAUT\nFlorian Parmentier.\nLe génie est au fatte, et Dieu réve à l'amour...\nAprement j'ai monté jusque là, — jusqu'aux portes\nDe l'Infini. J'ai vu.\nCrasse, òte-toi du jour!\nArrière ! humanité de poux et de cloportes !\nGrelottez, les pensers, dans la nuit des esprits!\nSonges, fumèe humaine, allez mourir de honte!\nCe n'est pas vrai: jamais, déchus, vous n'avez pris\nLe ciel qui fuse en crépitant, le feu qui monte.\nVous n'avez q'un grelot sinistre dans la main;\nEt tout ce que l'on dit de vous est un bruit vain.\nAh! que l'intelligence est pauvre, près des hommes!\nEt qu'on est làche, ayant leurs livres pour soutien !\nViens avec moi. Je te dirai ce que nous sommes.\nJ'ai mon bàton. Cela suffira. Prends le tien.\nDonc, le monde est en marche, lls le disent, les fous!\nMais ils pourront brandir leurs poings vierges de fiamme,\nMais ils pourront darder leurs yeux dépourvus d'àme:\nlls sont captifs, le sol les happe par ses trous.\nHeurte-les, ils rendront un. son creux de paroles.\nLa parole est au vide humain comme un écho;\nQuand l'Eternité parie, elle répond : Zèro,\nZèro, science intégrale et fond des hyperboles.\nRis, mon frère ; ils ont dit, dans leur langage obscur,\nDans leur naif orgueil, qu'ils feraient un prodige\nDont !e seul souvenir donnerait le vertige\nAux générations de l'univers futur.\nEt, pour sortir enfin de sa décrépitude\nLe monde qui vivait d\"un paisible bonheur,\nIls ont imaginé de changer l'habitude\nEt d'exhorter au Crime en pronongant Honneur.\nC'est pourquoi le dégout m'a pris comme une fronde\nEt m'a fait tournoyer hors de l'espace humain.\nEt c'est pourquoi, harpant les rocs à pleine main,\nJe suis parti vers les sommets, — hors de l'immonde.\nTandis que des troupeaux d'imbéciles, fiers d'eux,\nSe déchiraient, ivres de sang et fous de haine,\nJ'ai pénétré dans un palais miraculeux\nD'où la sottise est chose impalpable et lointaine.\nEt j'ai compris que le destin de chaque jour\nEst tissé de notre folie et de ses trames,\nCar nul, en ce palais, n'a cure de nos drames;\nLe génie est en fète, et Dieu rève à l'amour..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c022", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c022", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "32", "page_fin": "32", "image_debut": 34, "image_fin": 34, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.21", "titre_corps": "[Sans titre]", "titre_sommaire": "[Sans titre]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 34, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.34", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 84, "texte": "Da \" Le mie Stagioni„ nel volume di prossima\npubblicazione I VIVI E L'OMBRA."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c023", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c023", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "32", "page_fin": "32", "image_debut": 34, "image_fin": 34, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.22", "titre_corps": "FUOCHI D'ARTIFICIO : Per la musica di IGOR STRAWINSKY", "titre_sommaire": "FUOCHI D'ARTIFICIO : Per la musica di IGOR STRAWINSKY", "signature_source": "Margherita G. Sarfatti", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 34, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.34", "debut_caractere": 86, "fin_caractere_exclue": 818, "texte": "FUOCHI D'ARTIFICIO\nMargherita G. Sarfatti.\nPer la musica di IGOR STRAWINSKY.\nCorolla fiabesca,\nsibila e rugge il fiore di fuoco.\nRimbomba e si scaglia\nall'aerea scalata.\nTonde bocche,\ndelirio di attonita gioia,\necco il razzo —\nsboccia si allarga dall'esile stelo\nin spruzzante cascata.\nTrillo lungo di lucei\nNinna nanna magata 1\nOdi i flauti in orchestra :\nla girandola crepita e brucia,\nverde rosso turchino ipnotismo.\nFa Pincanto, bel fuoco,\nfa l'incanto agli umani !\nEsser lievi, esser ilari e obliosi,\ncome bimbi alla fiera;\nper la gioia soltanto,\nniente più che la gioia,\nbimbi bimbi a cui fanno l'incanto,\nnon esser più nulla,\nsguardi attenti e splendenti soltanto,\ne sgranate pupille,\naccese a un riflesso balenìo di faville."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c024", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c024", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "33", "page_fin": "33", "image_debut": 35, "image_fin": 35, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.23", "titre_corps": "LA NOCHE", "titre_sommaire": "LA NOCHE", "signature_source": "Juan Guzman Cruchaga", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 35, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.35", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 690, "texte": "Prologo del Poema Chopin\nLA NOCHE\nJuan Guzman Cruchaga.\niOj os de las mujeres que no han sido,\npupilas suaves de las que existieron\nde qué manera vaga y sigilosa\nmiràis en las estrellas de los charcos !\nVoces imperceptibles y lejanas,\namores silenciosos, confidencias\nque no pudieron ser, congojas mudas\n; Como dais vuestro aroma en el silencio !\nAires humedecidos de tragedia,\nexpresion turbulenta y angustiada\nde las almas celestes que callaron\nun deseo imposible y dominante\nj Como hacéis doloroso la belleza\nde la noche ! Los hojas oprimidas,\nen sus leves rumores de sigilo,\ndicen que por el campo misterioso\npasan desconocidos y olvidados\nlos seres invisibles....\nPOETA CHILENO"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c025", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c025", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "34", "page_fin": "34", "image_debut": 36, "image_fin": 36, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.24", "titre_corps": "COUPÉ VILLE SOIR", "titre_sommaire": "COUPÉ VILLE SOIR", "signature_source": "Luciano Folgore", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 36, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.36", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 850, "texte": "COUPÉ VILLE SOIR\nLuciano Folgore.\nMotsen li berte\nCoupé Ce soir En ville\nVITRINE TOUTE ARGENT\n(décoration lumineuse de deux kilomètres d'obscurité)\nSe regarder de trottoir à trottoir de choses en verre et en\nétoffe et construction d'un tunnel d'iridéscences sous\nlequel ti otte le clieval de piaffe et marteaux coupé glissant\nsur les pneus du silence\nLa carrossene est luisante\n4 miroirs qui vont\nTout précipite dans les carrés de copal net (images formes\nsilhouettes)\net le cube en course emporte par des filets de retiets : des\nkilomètres de vitrines les ombres des passants et QUELOUES\nGLOBES ÉLECTRIQUES (petit monde de phalènes)\nMAIS DANS LA VOITURE : PERSONNE\nP eut-ètre l'existence humaine Coupé 5679 Rue des\nimages Ville des quatre saisons\nRoulement de roues Cependant parfois au siège\ntout près du cocher yeux et fanaux qui regardent"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c026", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c026", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "35", "page_fin": "35", "image_debut": 37, "image_fin": 37, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.25", "titre_corps": "ETERNIDAD", "titre_sommaire": "ETERNIDAD", "signature_source": "Angel Cruchaga Santa Maria", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.37", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 308, "texte": "ETERNIDAD\ntQuien enterró los siglos?\nHay una cruz que crece sobre el mundo.\nSe agrandaron los montes\nbajo los ojos inmortales.\nEl corazón se apoya en una voz.\nLas alas hacen diferente el dia.\nMarcha la palabra corno unos piés pequenos.\nEl azul ha nacido de mis venas.\nUna colmena vivirà en mis hijos."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c027", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c027", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "35", "page_fin": "35", "image_debut": 37, "image_fin": 37, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.26", "titre_corps": "RECUERDO", "titre_sommaire": "RECUERDO", "signature_source": "Angel Cruchaga Santa Maria", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.37", "debut_caractere": 310, "fin_caractere_exclue": 616, "texte": "RECUERDO\nTus ojos en el cielo.\nLas campanas se quiebran en el viento.\nLos gusanos no muerden las cruces.\nDetràs de los hombros\nlos pasos florecen.\nFulgura en los rincones tu recuerdo.\nLa luz despedazo mi corazón.\nLa oracion de la madre\nfué siguiendo las playas del mundo.\nLas voces suavizaron los perfiles."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c028", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c028", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "35", "page_fin": "35", "image_debut": 37, "image_fin": 37, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.27", "titre_corps": "CREPÚSCULO", "titre_sommaire": "CREPÚSCULO", "signature_source": "Angel Cruchaga Santa Maria", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.37", "debut_caractere": 618, "fin_caractere_exclue": 906, "texte": "CREPÚSCULO\nAngel Cruchaga Santa Maria.\nYa no miro el amor.\nCaen las vestiduras de fastidio.\nLas manos se pudrieron estrujando el corazón.\nVoy a morir sobre los campanarios.\nUn rostro viene del confin del mundo.\nI Quien me llevó los ojos ?\nSobre los sollozos aroma la hierba.\nPOETA CHILENO"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c029", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c029", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "36", "page_fin": "36", "image_debut": 38, "image_fin": 38, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.28", "titre_corps": "FINALE", "titre_sommaire": "FINALE", "signature_source": "Angelo Frattini", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.38", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1290, "texte": "FINALE\nAngelo Frattini.\nOmbre esauste piegano senza rumore sulla città:\nspente le fontane\nscolorito il cielo\nrabbrividito il sole.\nIl canto disteso che sale dalle strade in fermento\nfinisce in un singhiozzo stanco e affannato ;\nle ultime elemosine di luce sostano alle porte, aperte\ncome per l'attesa d'un questuante, prima che la\nnotte si vesta di silenzio.\nOra di batticuore sospeso, d'indugio ansioso, d'attesa\nstupita :\ndietro ogni barriera di case palpita, in veli di vento, un\nindistinto presagio d'oceano\ne da sconfinamenti di sereno piovono benedizioni azzurre\nsulle piazze barricate di pietre.\nFiltri di sonno, agonie ; afa chiusa del sangue brulicante\ndi desideri; colori spenti, liquefatti sui frontoni dei\npalazzi inginocchiati intorno alle chiese.\nIl tramonto, umiliato dalla prima stella, finisce di consu-\nmarsi nelle vetrine e bivacca oltre i sobborghi, in\nun abbaglio di finestre incendiate;\nsquame di luminescenze cangianti s'intarsiano e si dis-\nm\nsolvono all'orizzonte, come nell'oscurità improvvisa\nfatta dal premere delle dita sulle palpebre chiuse.\nSui selciati si frantuma una folla senza volto e senza\nnome: e le donne hanno negli occhi fiamme buie,\ncupe come l'ombra che stagna nelle pagòde dietro i gi-\nganteschi idoli d'oro, sagomando fantasmi mediànici."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c030", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c030", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "37", "page_fin": "40", "image_debut": 39, "image_fin": 42, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.29", "titre_corps": "Hauts faits de notre garçonnisme intellectuel", "titre_sommaire": "Hauts faits de notre garçonnisme intellectuel", "signature_source": "Aurel", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 39, "page_imprimee": "37", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.39", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4842, "texte": "Hauts faits de notre garçonnisme intellectuel\n\nLa république du gargonnisme exagère.\nSon vice, a gagné les poètes. Ils ne sont plus\nles chevaliers du Feminin. Ils s'unissent à tous\nles butors d'Europe pour déprimer, désespérer\nla femme, pour la désàmer, pour l'annuler ga-\nIamment. — A l'heure où la représentation le-\ngislative d'un seul sexe maintient durement\nl'impérialisme de l'homme, méne ce peuple droit\nà la mort de la race — à l'heure où, pour ran-\nger la maison de l'Etat, 011 évince qui? la\nmaitresse de maison; à l'heure où l'administra-\ntion se prive pour cagnarder en paix, du zèle\nfeminin, de ce don de foncer qu'apporte toute\nfemme, ce n'est pas assez de misogynie encore,\nun poète en remet.\nVoici les faits:\nQue restait-il aux femmes écartées cynique-\nment du pouvoir en France? L'action occulte\net gracieuse des salons. C'est encore trop.\nEcoutez Georges Armand Masson (Minerve\nfrangaise, 15 sept. 1919). Voyez les salons que\nnous propose un de nos jeunes écrivains, très\ndélié cependant, pour ramener en France\nl'activité parlée. li demande, — tenez vous\nbien, — « des salons d'hommes!» Ce n'est pas\nassez d'usines à scandales que les cercies, que\nles salles de rédaction, il faut encore supprimer\nles salons, où seulement l'homme pouvait pré-\ntendre à discipliner l'entretien d'idées, à le\nrendre à la fois plastique pour la femme, et\nsolide pour l'homme, à mettre enfin l'idée en\nvie gràce aux deux sexes, href à taire acte\nd'homme essentiel, de poète.\nII admet, nous dit-il, bon prince, des salons\nmixtes, mais il redoute qa'ils ressemblent « à ces\nruches où le male honteux s'efface devant la\nteine abeiile ». Où voit-il d'abord, une femme\nqui, chez elle, ne cherche pas à mettre en va-\nleur ses amis, sa couronne d'orgueil? Si, pudi-\nbonds, ils lui refusent de s'emparer du ròle\nqu'elle leur tend, de quoi se plaignent-ils en-\nsuite, sinon de manquer d'aisance et « d'acquis i\net d'élan, ces vertus que les femmes pouvaient\nseules leur rendre?\nEt voyez comment ce jeune écrivain se guinde,\nau lieu d'aller de l'avant quant à emprunter la\nsouplesse aux femmes, rétrograde et sur le\npire passé en proférant ceci : «J'entends des sa-\nlons où la femme se bornerait à lier, à animer\nles causeurs, ròle auquel elle excelle (merci du\npeu!) où sa présence serait assez discrète (ah\nsilence, Mesdames dans les rangs!) pour\nque ne s'en exerce pas l'effet ordinaire qui est\nd'abaisser le niveau des entretiens et de muer\nla conversation en bavardage sentimental. » Pas\nun instant ce poète ne se dit que ce bavardage\nlà a suffi pour nous faire un Pétrarque, (1) un\nRousard, un Villon, un Musset, que, sans ce\n« bavardage » aujourd'hui, nous n'avons plus\nguère que des poètes en plomb ou en celluloid,\nque « ce bavardage » était peut-ètre l'essentiel,\nle sue, le miei de la vie, de la durée puisque\nseuis les poètes de l'amour ont traverse le\ntemps.\nRien ne l'avertit de l'horreur d'un salon\nd'hommes. Il ne trouve pas encore assez raide\net cassante notre société de clergymen sans\ncalte ! Il réduit la femme au róle de figurante.\nElle n'est tnème plus, pour notre elite male, le\nTémoin. Un témoin prend parti, regimbe, rue,\nconseille et risque de « couper le fil » au conteur\nde soi-mème.\nCe qu'/7s font désorrnais de la femme, au\nsalon: une simple pancarte où ils voudraient\ns'écrire; mais pancarte mobile sur deux pieds,\navec deux yeux, et le plus beaux possible. Ils\nont gardé si j'ose dire la sensibilità murale.\n11 s'opposent à ce que nous soyions plus qu'un\nmur où projeter leur image.\nFigurantes, ils nous voient, figurantes ils nous\nlaissent pour n'entendre point ce que nous\npourrions répor.dre. Et le poète abaisse un\niourd vantail de fer entre les nations masculine\net féminine. 11 ferme la raison. Il opère l'esprit\nde ses régions vitales celles par où la femme\naccointait le réel et par où le bon sens manou-\nvrier pratique menait directement la raison au\ngénie. Entendez : à la mise en action, c'est-à-\ndire au fruit, à la victoire, à la vie.\nIl force le verbe à rester dans l'intellect,\nc'est-à-dire dans l'irréalisé, il le fait braire à\nvide.\nIl le fige en l'abstrait, ou il en fait l'eunuque\nsombre qui reclame pourtant la femme baìllon-\nnée, comme spectateur di cette orgie bianche.\nLa créatrice ne sera plus que «deux yeux» pour\nvoir pérorer ces messieurs. Augures? soit, qu'on\nécoute en silence. Mais qu'ils veuillent alors,\nannoncer quelque chose, qui ne soit pas cette\nconception de harem, de sous-harem, car au\nsien, Héherazade parlait.\n« Non le verbe ne se fera plus chair », jappent\n\n(1) De quoi donc sont faits ces immortels sonnets sinon\nde petits entretiens coupés, le long de la Sorgue, avec\nLaure de Noves la dame aux onze enfants? Et de quoi\nserait donc fait Dante le divin, sans les mots immortels\nde la Vita Nuova: « Ceux qui ont vu ton sourire ne pour-\nront plus mourir mal» (à Beatrice)."}, {"page_pdf": 40, "page_imprimee": "38", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.40", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6174, "texte": "ces nourissons de la misogynie francaise — Et\nleurs ainés les laissent dire ! — Où se cache\ndonc l'esprit-homme pour que jamais un mot vi-\nril, protecteur de la douceur féminine ne rap-\npelle à la pudeur de pensée ces inconscients\nDeibler de la féminité pensante?\nLa pierre du tombeau sous laquelle, femmes,\non nous couche devra donc ètre soulevée par\nnous seules? Pas un chevalier de la femine,\nmème parmi les combattants: Binet-Valmer Louis\nThomas je pense à vous — ne se lévera donc\npour dire: A quo! rejetez-vous la femme en\nlui fermant le seul domaine où elle pouvait\ndéraidir l'entretien, dégauchir la pensée, modeler\nl'amitié, tracer la sociabilité nouvelle? Elie\nn'est pas la mème qu'en 1913. Les liens plus\nrudes que jadis, et plus brefs à cause de la\nsuractivité noueront des amitiés aux délices\nplus drues, plus duremente conquises, plus\nliardies que jadis (on n'a plus le temps que de\nl'essentiel) les liens seront plus provocateurs\nd absolu, de societés plus braves, plus sto'iques.\nAge de vérité où toute foi dut se contesser\ndans le sang, ne resteras-tu faux et sinistre\nqu'envers la femme? Le parricide allait à l'é-\nchafaud couvert d'un voile noir. De quel voile\nplus sombre te couvres-tu ma France « marri-\ncide » en muselant, en étouffant tes mères, et\nleurs voix? N'es-tu pas né, poète, pour déchi-\nrer ce voile affreux, avant les autres voiles qui\nnous cachent le jour? Ne manque-t-il donc rien\nà ta propre raison? Et la juges-tu donc si pleine,\nsi cubique, que celle de la femme ne puisse\nrien y mettre?\nN est-ce pas assez, pour ta loi de gargon-\nnisme d'avoir porte la vie de la race à l'égout,\npar les prestidigitations malthusiennes que\nprècha l'esprit pur (!) Où vas-tu precipite!\" la\nla pensée du couple si tu ne frayes plus que\navec l'amante, c'est-à-dire avec celle dont tu\nas, par avance, amorti l'àme? Si tu ne cherches\npas chez l'amie étrangère à te créer par le\ndialogue dans ta réalité suprème, parcelle com-\nplètée, par elle provoquée, où peux-tu espèrer\ndevenir essentiel et te sentir poète?\nSi tu n'attends plus de la femme ta propre\nperfection secrète et singulière, de quei front\nte diras-tu civilisateur? Quelle perfection ne fut\npas androgyne?\nEt quand tu regardes du haut de ton faux-col\n«l'entretiei sentimental » oublies-tu que Carrière\nvit en le sentiment, la plus libératrice des per-\nceptions de l'ètre, la plus génératrice des pen-\nsées, la seule qui valait l'expression plastique,\net illustrai! ia lumière elle-mème? Le sentiment\nest seul à soulever l'esprit d'une seuie brassée.\nTout autre moteur ne « l'agit» que par morceaux.\nQuelle pensée prend forme avant d'ètre sentie?\nLa parler c'est la mettre au monde par la bouche\n— sans un amour, l'idée ne se fait pas pen-\nsée. — Elle reste à l'état rigureux de squelette\nen attendant la vie: l'appel d'un ètre à l'autre.\nLe génie n'est que la méditation à deux. Si, à\ntoi, héros de notre ère d'analyse, la femme aux\naffirmations véllédiques te rapporte l'air des\népoques syncrétiques, ne te relie-t-elle pas aux\nsynthèses promises en t'isolant, en te drainant,\nen t'aidant à te rassembler? La personnalité se\nprend à deux, mon maitre.\nNe perdrais-tu pas sans ton Ève, tes direc-\ntives de fond? Ne tomberais-tu pas au cul-de-\nsac de ta spécialité ? Qui tient donc pour toi\nles rènes de l'avenir, qui te les garde en main,\nquand le mot à mot des besognes quotidiennes,\nquand l'esbrouffe spéciale au travail de bureau\nte fait oublier l'esprit de la lettre, et ses fins?\nQui donc, sinon l'Accidentelle, l'Intempestive,\nla femme, dèplacée partout puisqu'on n'a su\nmarquer sa piace nulle part, te fait mieux sentir\npar ses cahots, ses tractions, les deux chainons,\ncelui d'hier et de demairi que tu étreins par le\nmilieu? Qui mieux qu'elle, te fait sentir, donc\ngarder ta place nécessaire, ta valeur cohésive?\nSans en appeler mème à ces générosités, col-\nlectives as-tu pensé, intellectuel féroce, qu'en an-\nnulant spirituellement la femme, qu'en la pliant\nà n'ètre que lien, elle la créatrice continue, —\nl'homme n'étant que le créaleur initial, — tu écour-\ntes et tu saccades la pensée. Tu la bloques, et\ntu l'indures dans le cràne de l'homme. L'esprit\nétait le soufflé. Il ne l'est plus si tu i'enfermes\nen l'homme, si tu le bornes à l'homme, si tu\nlui fermes un sexe. Il n'est plus si tu t'arc-\nboutes pour priver l'esprit d'envahir la femme.\nO Civilisation, t'a-t-on fait cet outrage? Ne\nvoir à Paris qu'un seul barbare: la femme!\nElle venait pour prendre, pour reprendre à\nla guerre, la France. Mais les poètes se sont\nlevés pour empècher la femme d'humaniser la\nrace !\nElles seules pouvaient aussi huer l'élite abs-\n• tentionniste, celle qui, du haut d'un dédain\nd'autruche, ne tente rien, ne vote mème pas\npour arracher le peuple, aux voracité de la\nplèbe. Elles seules, non blasées politiquement,\nnous rapportaient le zèle. Elles pouvaient donc\nrendre à nos élites masculines la pudeur de\nvoter, de dresser cette démocratie qui, sans\nnous, s'encrapule. Elles seules pouvaient, par\nles salons d'abord, refaire à ce pays une pudeur\ncivique, et c'est un poète qui cherche à replon-\nger cette nation d'initiatrices, de dames, à n'ètre\nque la « servante au grand coeur » espèce dis-\nparue avec ou sans grand coeur depuis déjà\ndix ans. Quelle raison aurait donc « pour ser-\nvir » la frangaise, ce hors la loi?\nSi l'amour mème, (Jésus entre Marthe et Marie)\nne choisit pas celle qui s'efforce? Elle en voit\nsi peu de raisons qu7/ n'est plus de servantes\net là, je parie au propre; mais les poètes seuls\nne voient, ne savent rien que ce que disent les\nlivres, les vieux livres, les livres marqués pour\nvieillir !\nOù donc était-il, le ròle de femmes? Vas-tu\nnous l'avouer, peuple de garnements qui crois,\nen blaguant jusqu'au crime, étouffer le mépris\nfulgurant des victimes? Laisse tes fossoyeurs,\nféminitè pensante, féminité frangaise, cluer la\nplanche du tombeau. On est aussi bien là que\nailleurs. La planche est de bon bois. Viens t'y\nasseoirs. Et de là, puisque l'infatuation virile ne\nnous laisse que des jardins de cimetières, dis\nleur, de là, de ce dernier salon qu'ils nous\nlaissent — le seul — ce que perd leur spécia-\nlité, l'esprit, à vouloir s'opérer du féminin."}, {"page_pdf": 41, "page_imprimee": "39", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.41", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5901, "texte": "Réponse de la femme : Mais cela mème, moi\nqui suis la vie, je ne le sais pas si l'homme\nn'est pas là.\nJe ne sais rien que sous un regard d'ami qui\nm'approuve. Comment osent-ils savoir sans que\nje ratifie, moi la moitié de la raison?\nCertes, là est ta force, ò généreuse, d'ètre en\ncontact avec le divin, le complet, assez pour\nn'oser pas savoir sans ètre deux, la science\nuniverselle, la science à un seul sexe, n'ayant\nsu que tuer, qu'aboutir à la guerre.\nFais pourtant l'effort surféminin de penser\nseule, toi que tous ligotent au poteau de la\nchair pour ètre surs de n'avoir à partager avec\ntoi que tout juste la volupté, ce rhume !\nPlus tard, toi qui sais avoir besoin d'eux\nmalgré l'outrecuidance male, tu les inviteras ici,\nafin qu'ils soient devant la mort, moins piteux,\nun instant par rapport à la femme la vraie\nla consciente.\nL'esprit est court, femme, faute de toi!\nPerds surtout la ligne d'horizon des passions\ncontrólées, outrepasse les usages d'aimer. Tu\nnous dois, mère de plénitude 1 -amour et\nVoutre-pensée pour que la raison ne bute plus\nsur ses bornes, pour qu'elle fleurisse, d'une\nflore éperdue qui se tourne vers toi, puissante,\ncomme les yeux s'attisent au soleil!\nSi l'homme, devant toi, se bouche les oreilles,\nc'est que le dormeur a peur d'ètre réveillé.\nS'i! fait ce bruit de blàme et de rodomontade\npour te couvrir la voix, s'il ne se laisse plus\nètre jeune et grave devant toi, s'il fait le pion,\nle vietix, le juge, s'il ne te hèle plus ! s'il ne\nte prète plus l'attention inspirée de i'amant,\nmais celle seulement du Profiteur de ta beauté,\nlui qui lampe à tes lèvres la vie et se croit\nquitte en te saturant de plaisir, c'est par\neffroi de devoir vivre enfin par l'àme, c'est\npour somnoler dans les concepts défoncés qui\ncraquent pour n'avoir pas invité la femme.\nDeux ouvriers gras à lard descendaient hier\nl'affreuse petite rue de la Félicité : «Ah non, je\nn'irai pas travailler là, dit l'un, c'est embètant,\ncomme pariout où il y'a de la femme. »\n« Voici pourquoi »: me dit le soir, le docteur\nBertillon qui emploie ensemble des hommes et\ndes femrnes à la direction da service statistique\nrnédico-chirurgical de l'armée :\n« Les hommes, dit le docteur, détestent tra-\nvailler avec des femmes parce que le travail\ndes femmes est plus conscienciux, plus appli-\nqué, plus contini!. Elle obligent par l'exemple,\nl'homme à la continuité, au mème rendement que\nla femme, ce qui agace le compagnon frivole,\nintermittent qui, sans elle, s'interrompt à tout\ninstant, pour une cigarette ou moins encore ».\nL'atarexie de ce poète qui refuse comme in-\nférieur l'entretien « sentimental », partirait elle\nde la mème paresse ou incapacité à suivre le\nseul raisonnement cohèrent, la seule idée sans\n«irous» la science enfin sans lacunes: celle du\ncoeur si parfaitement inconnue, celle qui, connue,\nc'est-à-dire explorée à deux, nous rendrait sim-\nplement le secret de la vie.\nSi le poète veut parler seu!, si, à toi, ma\nbelle Frangaise, il refuse, — mème au salon, —\nla parole, serait-ce qu'il retarde l'instant ou\nl'amour aura parfait la raison, aéré le bon sens\net ouvert les fenétres? en couplant enfin la\nméditation pour qu'elle soit la méditation pure\n(tout penseur solitaire est impur) ce qui invali-\nderà pour toujours le fruit de la pensée unise-\nxitelle et ne lui laissera qu'un attrait histo-\nrique?\nQue les bouchers, que les potards ne soient\npas prèts à cette révolution blonde, à l'invasion\ndu jour dans nos mòthodes de penser, je m'y\nattends. Mais que ce soit un poète qui la re-\ntarde, tant d'horrettr méritait d'arrèter la pensée.\nEt j'en appella à toi, Italie des amants.\nEt n'allez pas croire, votis hommes nouveaux,\nmes amis, que je m'abuse en comptant sur mes\nsoeurs, ou que ] espère à vide, j'ai vu. J'ai des\nmodèles. J'ai vu des femmes au regard si fon-\ndamenta! qu'il rebàtissait en moi l'àme vacil-\nlante. J'ai vu souffrir Dieu dans quelques regards\nde femme. Je l'y ai vu sévir. Je l'y ai vu vaincu\nsans espérance. J'ai me suis juré d'exlìumer Dieu\nenterré dans la femme.\nj'ai vu l'homme, en la paix, figé\"dans l'intel-\nlect. Si je dis : en la paix, c'est qu'à la guerre,\nil lui fallut bien mèler l'abstrait au pratiquei\nqu'il lui fallut bien agir l'abstrait II lui fallut\nétre à la fois ingénieur, constructeur et ma-\nnoeuvre, architecte et magon, c'est-à-dire homme\net femme, prètre de l'ame et médicin du corps.\nje n'ai pas vu, dans les phases de paix, en\nl'homme comme en la femme, l'ardeur de raf-\nfermir la vie profonde ; je ne pas vu en\nl'homme comme en toi, femme, le sens consti-\ntutif des ànies. Exerce-le, ne doute plus de toi,\nose-toi, reprends la France sous ton aile et le\nmonde cesserà de vieillir.\nJ'ai vu des femmes en qui tout était dieu. Je\nn'ai vu qu'elles vouloir créer à froid par luxe,\net non comme fait l'homme pour le seul petit\nventre de la vie.\n11 est venu le temps où l'esprit a forcé la\nBète (11 nov. 1918). Vous vous y étiez mis\ntous deux Elle e Toi. Allez-vous desserrer vos\nmains pour continuer?\nIl s'agit de civiliser l'amour par les cilices\nde la' beauté, par les disciplines de l'Art. Il\ns'agit, femmes, de civiliser l'amour afin qu'il\ncesse de comporter la guerre, entre Frangais\nd'abord.\nFemme ici c'est ton tour car l'homme ne peut\nrien pour soigner la société malade. 11 y faut\ndes doigts de soie et de velours. La vie attend\nque les femmes s'en mélent.\nExaminons le jugement dernier des grands\nhommes sur elles:\n* Je dois tout aux femmes, dit Rodin. Je ne\nsuis pas pour l'homme intellectuellement : Il me\nressasse des vérités de collège.\n« Sur le port où j'attendais, dit-il, jamais il\nn'est passé de navires.\n« Mais il y a eu la femme ».\nOui Rodin et la femme ne vous décevra pas.\nElle nous fera de l'amour, non plus ce hoquet\nd'inconscience, mais ce qu'il est: la méditation\nde la force, la mystique de la puissance.\nA Clémenceau, maintenant. Je le laisse parler:\nc Quand le dégoùt me submergeait, quand je"}, {"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.42", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4099, "texte": "n'en pouvais plus, qui a su me dire le mot qui\nmet debout, qui rertd la force de paftir, de\nrebondir? Qui a su me dire le seul mot qui\npouvait me redresser? Une femme ».\nRenan: «Jugeons la valeur morale d'un homme\naux égards q'il a pour sa mère, pour sa femme ».\nJe jugerai, quant à moi, par ces sa\nvaleur observatrice, donc sa vaillance intellec-\ntuelle. Après Shakespeare, Molière, Ibsen, et\nBernard Shaw dans Candida, l'art dramatique\nne s'est pas fait l'honneur de noter un caractère\nde femme; on la traite génésiquement. On dit:\n« c'est bien femme », mais l'individu-femme\nn'interesse personne. Aussi sommes nous avec\nGoethe qui se plaignait de ne pouvoir jamais\ndire de nos poètes : « c'est bien homme ». Il n'y\naura pas d'hommes à l'horizon des lettres tant\nqu'un poète n'aura pas levé la croisade pour\nla femme. Et quelle matière perdue pour le\npoète, le dramaturge, par cette ignorance inté-\ngrale de la psychologie féminine, si j'en crois\nRosso, le maitre de Rodin qui dit: « seules les\nfemmes sont toutes originales », et j'ajouterai\nmème : toutes exceptionnelles, ayant du se fa-\nun monde pour elles, la collectivité les\nexcluant de tout.\nJean Dolent : « Ah donnez-nous d'autres\nhommes, et non d'autres femmes ».\nEt cependant, et cependant je suis ici, fémi-\nnité frangaise, pour te défendre de désespèrer\nde l'homme quant à toi. — « Mais qui croire,\ndis-tu, tous font le plaisantin?» — Ce qui te\nfont de beaux yeux, ceux qui croient. Crois en\nl'homme à tous risques pour rester conquérante.\nEt puis compatis à sa beauté bafouée. Crois-tu\ndonc que ces beaux intellectuels s'endurent?\nSi l'unisexualité de l'art assurait à l'homme-\nécrivain sa jusle place, il ne serait pas si\nféroce pour la femme !\nEt ne te lasse pas, ma sceur, de condescendre\nà rester maternelle à tous ces garnements. Sont-\nils plus triomphants pour t'avoir rayée de tout?\nEcoute : J'ai vu vaincre Dieu dans quelques\nregards d'hommes si je n'ai jamais vu le dieu\nvaincre en la femme : Le triomphe ne vient\nqu'aux petites sauteuses.\nMais aussi coir.bien j'ai vu le dieu blessé,\nfouaillé, terrassé chez nos hommes... et par\nleurs camarades... que j'ai vu l'homme « rata-\ntiné, recroquevillé » (1) par l'homme. Que je l'ai\nvu glacé, et fauché net en sa valeur vitale, que\nj'ai vu rompre son bel élan de pur-sang sous le\nfouet rageur de « l'esprit par » trois fois impur\nde son collègite, souillé d'impuissance, de fiel\net de dépit !\nOui, tout comme pour toi, ó ma sceur de\ndéfaites, on a roué de déception ton frère.\nEt r ai vu monter des naufrages du désir ce\ncri de l'homme vers la femme: ò mon esprit,\npourquoi m'as tu abandonné ?\nRéinvestis l'homme, femme, esprit de la force.\nEt ne fais plus l'enfant, ose faire la femme,\ncesse de pouponner, cesse de bétifier pour\namuser l'amour, réinvestis gravement l'homme\net le monde cesserà de finir.\nL'asexualisme de l'esprit n'assure pas hélas\nson élan, ni son étendue.\nEt puis, mes frères en lettre, il y a ce rieti\ndans la raison, ce rient qui est la vie, que vous\nn'assurez pas.\nSongez que sans la voix des mères, sans une\npolitique de la femme vous menez la race à la\nmer. Songez que si la loi persiste à juguler le\ndestin de la femme, si vous ne parachevez pas\nla loi, si vous ne nous donnez pas la loi bise-\nxuée, la lei du couple, la France reste en état\nde sous-législation.\nSongez que si vous n'y parez pas au plus\ntòt, si vous ne chargez pas les Conscientes,\n— en leur offrant le pouvoir, — de dresser en\nhàte les Inconscientes, la République de la mi-\nsogynie se donnera le coup de pied de l'àne.\nEt puis crois, poète, en la femme. Par quelle\naberration ne vois tu pas en elle, en la femme\nde bien, le grand espoir social? Ce que femme\nveut, Dieu l'espère car l'homme le peut. Ce\nque femme veut, Dieu le donne, pourvu que\nl'homme n'y fasse pas faux bond.\nTu n'entends pas ma folle France quand je\nte parie d'ici. Puisse ma voix te gifler jusq'au\ncoeur en te revenant d'Italie et par Toutrage te\nrendre, devant la femme, le grave accent de ton\njeune génie qui te remettra de niveau avec ta\ngioire.\n\n(1) Maurice Goudetret: Tìssu de l'heure présente.\n\nAurel."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c031", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c031", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "41", "page_fin": "46", "image_debut": 43, "image_fin": 48, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.30", "titre_corps": "POESIA ITALIANA", "titre_sommaire": "POESIA ITALIANA", "signature_source": "Paolo Buzzi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 43, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.43", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4393, "texte": "POESIA ITALIANA\n\nFirmamento è il titolo della raccolta di com-\nponimenti lirici che nelle edizioni di « Poesia »\nArmando Mazza ha testé pubblicato.\nArmando Mazza è uno dei più nativi poeti\ndella nuova Italia. Viene, come i migliori, daile\nsupreme saturazioni del classicismo.\nFu un declamatore superbo di versi dei Grandi.\nPortò nella voce sonora e ricca di sfumature\ntutto il fuoco passionale della sua anima di si-\nciliano. Fra i primissimi, sentì la necessità di\nrompere gl'incantesimi della tradizione. Volle\nsopratutto orchestrare e ventilare le sue emo-\nzioni liriche.\nFu di quelli che arrivarono al paroliberismo\nnon per comodità esteriori, meno che meno per\nirreggimentamento modale. Cercò alle nuove for-\nmule maggior franchezza di respiro, maggior\nrisorsa di luce, maggior possibilità sensibilistica.\nFu, sopratutto, un frenetico di chiarezza. Nes-\nsuna involuzione, nessuna oscurità, nessun con-\ntorcimento nelle sue liriche. Un disegno piano,\ndella sottigliezza e della profondità: molto istinto\nmusicale: un polso cordialissimo: una inspira-\nzione sempre calda e sempre sicura. E la pos-\nsibilità costante, malgrado la spezzatura dei fili\nnon solamente tipografica, di dare un bellissimo\nfiato canoro alle pagine: cosicché Firmamento\nè opera tutta da declamarsi e da gustarsi, al-\nl'ascolto, come una sinfonia verbale.\nArmando Mazza è un imaginifico, come D'An-\nnunzio e come Govoni.\nLasciamo a parte il primo. Le sue imagini\nson sempre quelle che furono : sia pure, oggi,\nnon tutte resistenti al vaglio d'una considera-\nzione retrospettiva, hanno, (in anni di stringata\nlimitazione sensitiva che il neo-classicismo ora-\nziano di Carducci aveva, volere o no, imposto\nai poeti minori del tempo), avuto il significato di\nfinestre violentemente spalancate sull'uragano.\nGovoni solo, però, ha veramente fatto delle\nscoperte in questo tema. D'Annunzio derivò\nmolto dai panorami della Poesia e della sensi-\nbilità forastiera. Govoni fu il palombaro della\nsua anima esclusiva. E trovò perle a migliaia.\nNon tutte, però, le meraviglie imaginifiche del\nPoeta ferrarese oggi persuadono. V'è in lui quel\nsenso d'infantilismo che, a lungo andare, stucca.\nNon si può sempre rendere il mondo vecchio e\nnuovo con processi d'imbambolamento sensi-\ntivo. E la strampalatura di certe rapportazioni\nmetaforiche non è sempre in diretto rapporto\ncol buon gusto.\nAnche lì abbiamo, forse oltrepassato il tra-\nguardo. È l'ora di un concentramento in sede di\nrevisione. Abbiamo affinati i nostri poteri di ri-\ncerca. 11 nuovissimo non ci spaventa ma non\nc'interessa forse più. C'è bisogno di maggior\ncalcolazione, di più marcato equilibrio estetico,\ndi concisione, di sintesi, di forza : uguale a sin-\ncerità.\nArmando Mazza, procede nel ritrovato delle\nimagini, con criteri quasi scentifici che ci inte-\nressano e ci persuadono.\nAnche Luciano Folgore ha seguito, in propo-\nsito, una strada matematica sua. Ma nel Mazza\nsi avverte assai poco il gelo della formula così\ncaratteristica nell' imaginare lirico del Poeta\nromano. 11 palermitano è più veemente; più\ncolorito, più saporoso. Ma la sua risultante este-\ntica, appetitosissima, pel suo stesso rilievo quasi\ndirei carnale, è tutta un derivato di precipita-\nzioni chimiche che fanno, dell'immagine, un or-\nganismo sanguigno a prova di bomba contro\ntutti i controlli d'ordine anatomico.\nLeggete questo Specchio :\nrettangolo d'acqua ruscellato dalla luna\nfrizzare\ndi vento leggero saturo d'assenzio marino\nlucciolìo di vetrerie\nlastra gelatinosa sbrecciata ad un angolo\n[a schegge\na gradi paratie stagne color di porfido\nadergo il volto è roscido di stille di luce\nnello specchio v'è un clamore di luce\nVedete subito: 1) una limitazione geometrica\nnelle volute fra spazio, linea, colore e suono;\n2) una verbalizzazione esatta e pure sommaria\ndei processi sensibilistici; 3) degli spaccati fra\nil particolare e l'universale che sono delle vere\ne proprie sezioni d'infinito e concludono l'es-\nsenza psico-fisica del lirismo. Questo è uno degli\naspetti della poesia d'Armando Mazza.\nAltro importante è l'umanesimo. Più che in\nquesto volume, di tono astrale, in alcuni epicedi\nrecentemente pubblicati, il Poeta di Palermo\nha affermato il suo largo brivido umano. Ab-\nbiamo bisogno di ciò. La poesia moderna può\nmeccanizzarsi a patto di ricordare che la mac-\nchina si muove in quanto l'uomo dà vita, sia\npure colla semplice pressione d'un bottone, alla"}, {"page_pdf": 44, "page_imprimee": "42", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.44", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5481, "texte": "centrale. In 7ransatlantico, Armando Mazza sa\ndarci il fluido elettrico ed umano della vita.\nCherbourg addio\nsei giorni di navigazione\nquesta liquidità d'aria m'affoga\nil traguardo dell'orizzonte mai raggiunto\nl'indaco fluido del cielo intriso nell'acqua\nl'antenna marconica gemmata di rugiada\ndesideri polarizzati Parigi-New York\ncloralio d'incredulità\noh la tua conchiglia incandescente attizza-\ntoio di\nfiaccole carnali che fragra di mare\nje t'aime\ncorrosività di sorriso\nfilacce di fumo danzanti\nil fumo si fonde nell'aria come l'anice nel-\n[l'acqua\nsi soffoca apri le vetrate\nrespiri anelanti\nguaiolare\nmucillagine di saliva nelle bocche divorate\nla mia lingua liquefatta di piacere come un\n[fondant\nnel tepore della tua bocca\nall'alba dai filtri delle persiane coltellate\n[di sole\nnotomizzano la tua nudità\nil candelabro agonizza fumoso.\nE in Occhi e in Chi è con quella squisita\numanizzazione d'Azurrea la donna della paura\ne del desiderio, i processi vibranti dell'emozione\nsono resi con un senso perfetto della psicologia\ne della natura insieme.\nVi sono, nel libro, delle curiosità tipografiche.\nNon arrischiatissime: Cesare Cavanna, re dei\ntipografi... senza fili, ha compiuto ben altri mi-\nracoli col suo entusiasmo di poeta dei caratteri.\nMa Galleria Vittorio Emanuele è un capola-\nvoro di chiarezza e di linearità descrittiva.\nMa il medaglione di Marinetti è una triango-\nlazione di elementi tipici, giusta come un teo-\nrema dalle formule integralì.Ma Dirigibile + cielo\ne Fuochi pirotecnici portano al grafico lirico\nquell'esattezza e quel pittoresco insieme dei\nritmi che lo Strawinsky ha portato nella sua\nmusica e il Cangiullo ne' suoi Alfabeti a sor-\npresa pieni di malie piedigrottesche.\nLibro oltremodo interessante, insomma, sobrio,\nveemente e pure contenuto, qua e là financo\nrigido d'una sua indefinibile impostazione clas-\nsica. Senza dubbio, il paroliberismo che ha la\nsua immensa significazione nell'età dell'avia-\nzione e del marconigramma, è, su questo bi-\nnario, in marcia verso le mete definitive d'e-\nspressione e di rivelazione.\nMazza non è un timido, nè un opportunista.\nQueste tormentosità gli sono venute dall'anima\nprofondamente concentrata nell'esame del mi-\nstero estetico contemporaneo. E come dall'anima\ngli son venute, alla carta le ha consegnate e\nalla lynotipe le ha trasmesse. I critici usuali ci\nricameranno su delle sghignazzate, delle dedu-\nzioni incompetentissime e, nel migliore dei casi\nun bel silenzio. Ma una rivista di pura Poesia\nqual'è questa, deve segnalare lo sforzo titanico\ndi questo artista ultramoderno che ha voluto\ncercare se stesso e la sua epoca nel brivido\ngrafico più elettricamente evocatore.\n*\n* *\nAntonio Fogazzaro, come in un magnifico\nstudio, ce l'ha rievocato Tommaso Gallarati\nScotti, l'elettissimo patrizio lombardo cui fu caro\nqual figlio, appartiene in pieno alla Poesia. Si\ntrovano poche biografie (e certo bisogna risalire\nai più classici esempi di Francia) che come\nquesta del Gallarati Scotti, procedano, sul filo\ndella rievocazione cronologica, a base di pro-\ncessi lirici, d'una profondità e d'una bellezza\nsingolari. L'autore vede il suo soggetto attra-\nverso stati di paesaggio e d'animo d'una deli-\ncatezza squisita.\nSi può pensare quello che si vuole del Fo-\ngazzaro. Poesia, nella sua prima edizione ma-\nrinettiana, anni sono, traendo occasione dalla\npubblicazione di tutta la lira del Vicentino, ne\nstroncò forse un po' sommariamente, la linea\nestetica. Certo, Miranda, Valsolda ed altre li-\nriche non si possono oggi rileggere senza un\nsenso di sconcertamento. Quell'uomo osava scri-\nvere in versi così, quando Carducci tonava\ncome un Nume e D'Annunzio e Pascoli prepa-\nravano le loro malie d'oro sonante ?\nMa, qualche volta, i Poeti sono tali anche\nse non riescono a darci la vera Poesia. Il Fo-\ngazzaro ebbe anima, sovratutto, di Poeta. Quel\nsuo ondeggiare fra il particolare e l'universale,\nfra la materia e lo spirito, fra la terra ed il\ncielo, fra la dannazione e la beatificazione, ce\nlo addita come uno dei soggetti lirici più inte-\nressanti dell'ultima fine del secolo scorso.\nBen, dunque, ha fatto il Gallarati Scotti a\nscrivere questo che, in fondo, è il Poema d'una\nvita di Poeta. E le pagine ch'egli dedica a im-\npostare la figura del Vicentino, fra quella di\nCarducci, di D'Annunzio e di Pascoli, sono es-\nsenziali per la storia dell'arte italiana.\nLa linea veramente sovrana di questo Pen-\nsiero idealistico rivelatoci in pagine tutte prese,\na chi ben l'avverta, d'un loro tormento musicale,\nmeritava l'onore d'una così alta e sonora rie-\nvocazione.\nTommaso Gallarati Scotti è poeta. Noi lo sap-\npiamo. Non ci è uscito dalla memoria il ricordo\ndi certe letture di versi suoi ch'egli faceva, anni\nsono, nel salotto di Donna Adele Guaita Marocco.\nErano versi squisitamente animistici, d'una pu-\nrezza alabastrina. Questa Vita di Fogazzaro ha\ndelle vibrazioni liriche d'una suggestività deli-\nziosa. Perciò è un libro che si legge con intenso\npiacere: etico ed estetico. Vi si agitano dei\nmondi interiori: natura, amore, politica, filoso-\nfia, trascendentalismo, passano rappresentati nei\nfantasmi del Romanzo e lasciano impronte di\nvita, accendono fulgori di sogno lungo le pa-\ngine sincere del rievocatore che procede, nel\nsuo metodo di rivelazione, con un'esegesi deli-\ncata e insieme profonda, valendosi d'uno stile\npersonalissimo, fatto di tutte le essenze co-\nscienziose e insieme snodato alle andature\npiù brillanti, alle forme più aristocraticamente\nintellettuali."}, {"page_pdf": 45, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.45", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5313, "texte": "Un altro libro interessante, uscito in un'atmo-\nsfera idealistica, è Paul Claudel e i suoi drammi\ndi Francesco Casnati,\nCom'è noto, siamo in un terna in Italia poco\nconsueto. D'Annunzio, col Martirio di San Se-\nbastiano ha fatto la sua affermazione mistica\npiù o meno, dagli ortodossi, assolta. Il Manzoni\nfu Poeta religioso e i suoi drammi vibrano di\nquella fiamma sacra. Ma, insomma, da noi la\ntradizione melica di San Francesco e di San Bo-\nnaventura non ha avuto soverchi allacciamenti\ncolle menti moderne.\n10 stesso, colla mia tragedia Schaoul (San\nPaolo), che vedrete un giorno, ho fatto più del\ndiabolismo psico-fisiologico che non della pro-\npria poesia religiosa. E si capisce.\n11 Claudel è senza dubbio, un Duce di anime\npure.\nIn Italia, caro Casnati, non fu però D'Annunzio\nche lo fece conoscere; ma F. T. Marinetti, nella\nsua prima meravigliosa edizione di « Poesia ».\nDi Claudel, io, ho un ricordo personale grade-\nvolissimo.\nLo sentii in una conferenza assai profonda\nsu materia poetica e conversai al Lyceum di\nMilano, durante un ricevimento dato in suo\nonore, parlando dell'evoluzione della Poesia.\nAmmirai l'equilibrio della mente, la serenità del\ngiudizio, l'ampiezza degli orizzonti. Parlare con\nun futurista gli fu cosa interessante. E si mostrò\nconoscitore dell'evoluzione letteraria italiana.\nNon parlammo di ideologie. Ma nell'occhio se-\nreno gli si leggevano i Paradisi preferiti.\nIn questo libro del Casnati, molto chiaramente\nordito e nobilmente scritto, la figura del dram-\nmaturgo d'eccezione esce, dice benissimo l'El-\nlero, interamente espressa.\nUn costruttore logico di favole simboliche che\nsacrifica la verità artistica a una verità d'altro\ngenere, religiosa o sociale e, nel medesimo tempo\nun forte artista che avvolge quella sua costruzione\nlogica d'un nembo di poesia fino a obliare talora\nil suo simbolo teologico per vivere un momento\ndi commossa realtà: uno spirito sinceramente re-\nligioso che sente dal profondo la presenza di\nDio e studia il mondo e la vita alla luce del\nCristianesimo cattolico, e pur un'anima fremente\ndi acuta sensibilità, che non si accorge di con-\ntaminare un pensiero religioso con un'immagine\nsensuale: un dipintore di ciò che ha di più ani-\nmale la vita moderna esasperato dalla conce-\nzione del tipo sostituito all'individuo reale, ed\nun elevatore di anime verso la purezza di un\nmondo trascendente: ecco quale ci appare il\nClaudel dallo studio del Casnati. Noi sentiamo\npalpitare per queste pagine quell'artista com-\nplesso che sembra poggiare sulla terra e na-\nscondere il suo vertice in cielo, ce lo vediamo\npresente con la falsità de' suoi artifici e con la\nsincerità della sua poesia, mistura di elementi\ndiscordanti che cerca e forse non ha trovato\nancora la vena del suo più limpido canto. E\nquesta è la sua vera figura artistica.\nRicordate la nomenclatura di quei drammi\nsingolari?\nlète d'or, colla sua aspirazione a raggiungere\nil traguardo dell'Everest azzurro, a costo della\nMorte : la Ville, così piena di senso politico\nsociale e di brivido d'avvenire: la Jeune fille\nViolarne delicata espressione d'un Mistero psi-\nchico e tragico cui solo Dio comprende e com-\npensa : VEchange trasfusa fra la sete dello spa-\nzio o dell'impossibile; e le Repos du septième\njour, le Partage de Midi, l'Otage, VAnnonce faite\nà Marie e le Pain sur: saggi d'una squisita\npoesia essenziale e d'una intensa modernità\nestética, stanno a deporre per la grandezza di\nquesto ingegno che mira alle vette più alte e\nnon si acquieta che quando ha dato\" al suo\ncanto l'ala della preghiera.\n*\n% *\nAmante di Sicilia pubblica un volumetto di-\nversi intitolato \" Poesie Aniante è un ingegno\nnobilissimo. La sua lirica è semplice, pura, prò\nfonda. Vi è una luminosità, una melodiosità tutta\nmediterranea. Non dico che il tipo strofale e il\ngiuoco canoro siano d'assoluta novità. Da tempo\nsi sono venuti affermando, in Italia, accanto ai\ncultori del verso libero, dei Poeti che, con una\nbella sincerità del porgere, accennano, in strofe\ndalla metrica abbandonata a tutti i languori, dei\nmotivi originalitrovando, a mezzo ancora delle\nrime, delle riserve di sensibilità e d'.effetti mu-\nsicali. Papini, Moscardelli, Titta Rosa, Ungaretti,\nJahier hanno indovinato molte saggi del genere.\nAniante vi aggiunge una sua forza sdegnosa\ne un potere sintetico che è come la marca di\ncontrassegno del suo canto. Il quale, intendia-\nmoci bene, non ha scoperto nessuna Esperia.\nQua e là si compiace anche di quelle indefini-\nhilità logiche che nè persuadono nè sono nuove.\nNegli alberi son cadute le stelle,\nla grotta dei castighi è accesa ;\nanche ora con la sera discesa\nsvolazzano le rondinelle,\nperchè le signore severe\nnon sono ancora tornate\na farsi ridar dalle fate\nle piccole primavere?\nCarino, come andatura. Ma guai se la poesia\nitaliana dovesse continuare per questi viottoli!\nAssai migliori Nuvole di mare :.\nNuvole di mare erranti\nverso la serena campagna\nper non baciare i naviganti\ndormireste sulla montagna?\nE, come fusione d'impasti psico-oggettivi, que-\nsto Autunno :\nO diciannovesimo autunno\nandato senza salutare,\nse ti vedrò ritornare\ncalpesterò come un bimbo\nle foglie della tua corona\nche giocano sullo stradale\nin compagnia degli uccelli\nancora inesperti a volare.\nAniante dev'essere assai giovane e potrà\nmeglio trovare se stesso nel canto futuro."}, {"page_pdf": 46, "page_imprimee": "44", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.46", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5268, "texte": "Un altro Siciliano, Ignazio Drago, pubblica\nVInvolucro raccolta di liriche, talune in prosa,\ntalaltre in versi.\nPoco significanti. Mi sembrano di troppo co-\nmoda impostatura. La poesia, cosi, si riduce\nad una sinecura bella e buona. Certo un tra-\nmonto si può descrivere in mille modi ancora,\ndopo i cento miliardi, per lo meno, di volte\ndacché fu descritto.\nIl tramonto\naccende le tede insanguinate\npei funerali del sole.\nAll'orizzonte\nassiste una balzana di nuvole.\nDiciamo\ntutti e due\nuna preghiera soave.\nNon vi sembra troppo alla mano ? D'ora\ninnanzi si potrà dipingere il Giudizio Univer-\nsale anche col sugo delle more. E sia pure. E\nl'amore vi sembra o no un soggetto abusato\nnella lirica? L'ultima espressione, il traguardo\nastrale raggiunto sembrava essere il Tristano\ndi Wagner. Ma no: così si può cantare ancora\nl'Amore (mettiamoci VA maiuscolo!)\nNel vespero che si discioglie in un odor\ndi mammole e di gigli, tu mi sventagli una\ndolce poesia di zingara, che mi piace ;\ned io m'abbevero il cuore muschiato di\nsperanza.\nDopo, ti rido negli occhi con due la-\ncrime che tu non vedi.\nTomo a ripetere: liberazione! semplicità!\nmelodia ! Fin che volete. Ma non mai confidenza\neccessiva col gusto, elusione di substrati sen-\nsitivi, faciloneria e buon andazzo a margine di\nmuro e di marciapiede. Abisso, piuttosto, o,\nper lo meno, ciglio anche difeso da sbarra,\ngiovinettini miei !\n*\n* *\nBen maggior estro e cuore e arte trovansi\nnella Biojga (la canzone del bifolco romagnolo)\ndi Aldo Spallicci. Sono dodici sonetti in ver-\nnacolo di Romagna, piantati là con bella forza,\npieni di musica e di colore. È una bambina,\nAda, che li inspira. E l'inspirazione li pervade\ndal primo all'ultimo. Quanta spontaneità di sen-\ntimento e che melodia sejvaggia in quelle pa-\nrole eteroclite, ricche di consonanti, profumate\ndi terra e d'umanità! Vi sono delle delicatezze\nsquisite, delle sfumature estetiche che sembrano\nincompatibili con un dialetto. Ma, sopratutto,\nvi è il ritmo cordiale, il sapore di vita, la liri-\nca necessità. In mezzo all'orpello della Poesia\ndi lingua, dove, ormai, non sapresti dire se più\nprevalga la posa formale e la paranoia conte-\nnuta, questo ritorno alle fonti etniche, al buon\ncanzoniere nostrano, ci dà un grande conforto\ne ci persuade che la Poesia in Italia è, come\nla Musica, molto vicina alla zolla, conclusa nel\ncuore del Popolo. V' è un sonetto, intitolato I\ndintin che vogliamo citare, con la traduzione,\nperchè darà un' idea dell' originalità e della\ngrazia di questa lirica paesana :\nCum' èia i vost bilìn in conta piò ?\nÈco iqué e vost paiàzz che bat i piét\nChe pè ch'uv degga: \" andegna, ridi sò ! „\nGuardè. basta caichèi un pò int e pét.\nMo a jo capì, un n' è e vost dè, no, no\nlncu i bilin e pè ch'iv fèza dspèt.\nMo basta ch'an pianziva, saviv mo\nCh'a sì un pò nuiusina, andev a lèt.\nE la sbavàcia adéss int e litin\nCh'l'è drì a dè 'd rnòrs int'na rudèla d'oss\nChe pè ch'la voia mastighè da gross.\nE int la zinzeia ch'la ja un pò sbianchè\nSoto un vel 'd rosa cme 'd mela garnè\nBiench scanadé, i sgossa i prem dintin.\nI dentini. — Com'è, i vostri giocattoli non contano\npiù? - ecco qui il vostro pagliaccio che batte i piatti -\nche par vi dica : « andiamo, ridete su ! » - guardate basta\ncalcargli un po' sul petto.\nMa ò capito, non è il vostro giorno, no, no, - oggi i\ngiocattoli pare vi facciano dispetto. - Ma basta che non\npiangiate, sapete mo - che siete un po' noiosetta, andate\na letto.\nE sbavucchia adesso nel lettino - che sta dando di\nmorso in una rotella d'osso - che pare voglia masticare\ndi grosso.\nE nella gengiva che ha un po' sbiancato - sotto un\nvelo di rosa come di melagrana - bianchi nivei sgusciano\ni primi dentini.\n**\n* *\nUn poeta di bella semplice energia proletaria\nè Ettore Sciorini.\nAnni fa pubblicò More di fratta : stillicidi di\nun sangue giovine e generoso. Nessuna lezio-\nsaggine estetica. Delle linee di prosa nutrite\nd'un caldo succo vitale. Della sensibilità natu-\nrista ed umanista espressa colle formule più\ngenuine e più toccanti. Ora con Riverberi d'una\ncoscienza in catene, lo Sciorini conferma ed\naccentua le singolari sue qualità di espressore\nd' atomi e d'attimi lirici. Vi sono delle impres-\nsioni di vita militare e delle divagazioni su\nmotivi di paesaggio. Interessanti i rapporti sen-\nsitivi. Ma, sovratutto, rimarcabile, dal lato della\ntecnica, l'uso quasi parolibero del lineato. L'im-\npressione, oggettiva o psichica, è resa, così,\nnel suo processo elementare.\nNon sempre, però, l'originalità dell' espres-\nsione salva queste linee dalla traccia di prosai-\nche. Il Poeta sembra dimenticare, qualche volta,\nche fra la prosa e la poesia vi è pur sempre un\ncerto distacco che è come la zona medianica\nattraverso la quale le ultime voci della terra si\nfondono con le prime degli astri.\n*\n* *\nNon senza commozione si legge I Bersaglieri,\ninno marziale dedicato all'eroico 11. Reggimento\ndei pennati veliti di Lamarmora da Arturo Co-\nlautti.\nMarzialità proprio da fanfara, piuttosto alla\nbuona, senza troppa smania di far della raffi-\nnatezza: delle strofe un po' melodrammatiche:\nma gonfie di quella passione umana che ha\ncaratterizzato la lirica del Poeta dei Canti Vi-\nrili e che, scoccata nella febbre dell'atmosfera\npatriottica, ha raggiunto i traguardi della com-\nmozione."}, {"page_pdf": 47, "page_imprimee": "45", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.47", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5359, "texte": "Del resto, l'inno ha un suo disegno lucido e\ninsieme complesso che rivela nel Poeta il Pen-\nsatore. Il ritmo facile è, pur sempre, elegante-\nmente avventato. E, come nelle famose liriche\ndel Monti, del Manzoni e del Prati, non dà mai\nl'impressione grottesca che, nei Poeti di troppo\nfacile vena, l'ottonario ha quasi sempre dato.\nBastino le due ultime strofe di questo inno po-\npolaresco a deporre per la nobiltà etica che\nsempre inspirò l'arte del compianto Dalmata:\nSorge il sole! O Leopardi,\nsu' begli archi e le colonne,\ntra ginestre umili e cardi,\ntorna il Lauro e ride Aprii :\ne tu, lume de' gagliardi,\nGiosuè, grand'ombra insonne,\nracconsola i muti sguardi :\nnostra Patria non è vii !\nv\n* &\nLuigi Siciliani pubblica Per consolare Vani-\nma mia. Liriche di nobile segno, semplici, ta-\ngliate con robustezza ed anche con grazia. Il\npaesaggio lombardo, di città e di campagna, gli\nha dato inspirazioni cordialissime, È un canto\nmelodico sovrapposto ad una linea costante di\nmeditazione. Il Siciliani, che deriva dalle fonti\nclassiche, non ha una grande varietà di metri\ne di ritmi. Forse non vuole neppure averla. La\ndemarcazione del suo pensiero è netta e si fissa\nin formule d'un concretismo assai rispettabile.\nPoesia onesta, chiara anche commovente nel\nsuo sapore di vita, nel suo colore d'accento che\nrivela la bella calda anima meridionale del Poeta.\n* *\nAlessandro Caja pubblica La canzone della\nvita. Dovrebbe essere una sequela di impru-\nse l'opera ha ad epigrafe il motto nietz-\nschiano — prudenza è viltà. — Viceversa le\nstrofe sono prudentissime, senza, per questo,\nmancare di coraggio. Un coraggio, per vero dire,\nfatto molto anche d'ingenuità che permette al\nPoeta, dopo Carducci, di scoccare strofe dì que-\nsto genere, ultime ma non uniche del Poema :\nCanzone, io t'ò per l'Odio e per l'Amore\ndentro al mio cor nutrita,\ncome saetta o fiore\nche doni morte o vita.\nVa', di fede t'armai per la tua gloria,\nt' armai d'armi lucenti :\nva dov'è guerra, in mezzo ai combattenti :\nvoglio che sii battaglia e sii vittoria !\n*\n❖ *\nÈ apparso II cielo si diverte di Angelo Trat-\ntini, edizione Modernissima con copertina e\ndisegni fantasiosamente moderni di Bazzi.\nDell' impressionismo celere, stringato, pieno\ndi ventilazione lirica. Molta originalità nello\nstaglio delle sagome reali e nella relativa valu-\ntazione coloristica. Squisite sfumature in linea\ndi sensibilità. Quell'indefinibile potenza di re-\nspiro che innalza anche le linee di prosa alla\nsuggestività maliarda della poesia. Dei giuochi\nocculti ma bene evidenti, delle combinazioni\nraffinate, di ritmi.\n11 semplicismo, qua e là, anche eccessivo.\nEccone un esempio. Titolo 94, 96, 98 :\nTesto della lirica:\n\" Nella via del quartiere eccentrico tre case\nvicine interrompono la danza delle luci che si\nperdono nella notte\nDove possono essere rimarcati i difetti di\nquesto genere d'impostazione estetica della,\ndiremo così, poesia moderna : che vorrebbe, in\ncerto qual modo, darla un po' ad intendere nel\nsenso di esagerare, sia pure per un senso nobi-\nlissimo di rapportazione fra il particolare e\nl'universale, l'importanza dell'elemento nomen-\nclatura moltiplicato per l'elemento infinito, affi-\ndandosi solo sull'effetto lampante dei contrasti\ne saltando via a piè pari tutto l'elemento pen-\nsiero e l'elemento musica che sono, ad esempio,\ni sostegni cardinali di quel po' po' di quattro\nversi costituenti l'Infinito di Leopardi.\nMa tiriamo innanzi.\nIl Fraltini ha un bell'ingegno sincero, un polso\nfrancamente cordiale. I frammenti Giuochi, Inau-\ngurazione, Verniciatura, Le dodici, Angoscia,\nTaverna, Bisca, Mussole, Cinque minuti con me,\nRespiro, Due passi, Evasione, sono pieni di tro-\nvate di sensibilità, rivelano un gusto ed un\npotere, quasi direi, scientifico della ricerca, prò\nmettono costruzioni e rivelazioni maggiori.\nTutta quella parte, poi, che è meno sogget-\ntiva, Provincia, Luna Park, Strada, Mattinata\nin teatro è veramente notevole per la origina-\nlità che ha saputo serbare attraverso l'inevita-\nbile ricorso dei grandi modelli: una serie di\nquadri animati pieni di colore, di slancio, di\ndinamismo osservato sentito e reso con bellis-\nsimi particolari di linea e di stile.\nNella lirica Fuoco d'artificio le note simpa-\ntiche e vibranti di questo libro si condenseno\ne si riassumono.\n\" Ultimo giorno di carnevale. L'ultimo delle mu-\nsiche di ottoni, delle faccie finte, delle vesti a\nsbrèndoli: anche il cielo ha fatto lasuamascherata.\n\" La sua vòlta notturna, a striscie nere e vio-\nlette, è una stoffa scintillante di lustrine : co-\nriandoli. La luna abbandona stanca un amante\nnascosto che le getta dall'orizzonte grossi mazzi\ndi stelle.\n\" Essa è un tondo lampione di carta, vuoto e\nsenza splendore, soffiato sulla città da un'enor-\nme nuvola di smeraldo — una maschera giap-\nponese — che si disperde pigramente in una\ngigantesca nevicata verde.\n\" Nei ritrovi, le frutta vanno a finire nei bic-\nchieri e le mani battono sulle spalle nude.\nu Fuori, sulle massicciate dei bastioni, la folla\nsegue estàtica i globi d'alluminio che si lancia-\nno a ferire il firmamento con parabole fragorose :\nsostano esitano scoppiano aprendosi fra tuoni\nscrosci rombi di luci in mazzi di peonie elet-\ntriche scarlatte aranciate che si spampànano si\nsparpàgliano dissolvendosi piovendo in pulvi-\nscoli finissimi di sottili gelsomini sibilanti.\n\"La fine dei fuochi d'artificio."}, {"page_pdf": 48, "page_imprimee": "46", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.48", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1777, "texte": "\"Il cielo si diverte\nE lasciatelo divertirsi ! diranno i soliti critici\npei quali nulla v'é ormai che si salvi di tutto\nciò che miri a rendere con una forma nuova\ngli aspetti eterni dell' universo e della vita.\nMa noi che qui seguiamo le impressioni de-\nstateci per via dal Mistero estetico che si evolve\na dispetto delle correnti contrarie, siamo lieti\ndi additare un libro puro, pervaso di nuovi\nfremiti e luccicante di fascini geniali. Libro d'un\ngiovane ardito che nella battaglia sempre meglio\nsi ritroverà.\n* *\nSpigolature liriche discrete troviamo in vari\ngiornali. Poesia e arte, edita dal Taddei di Fer-\nrara, contiene, nel numero ultimo, Arie paesane\ndi Sandro Baganzani d'un semplicismo non privo\ndi carattere pittorico. Vicolo dei Pelatieri di\nUmberto Zerbinati, d'influsso govoniano, ma\nd'impostazione schietta, Poesie di Amalia Vago,\nsenza rilievo lirico incisivo e uno studio nitido\nsul poeta Jahier di Ugo Zampieri. Poi, una\nsciocchezzuola di Matsys sul Futurismo. Che se\nne infischia, come sempre, naturalmente. Le\nLettere, di Roma, diretta da Filippo Surico con-\ntiene, nell' ultimo numero, Sorrisi e qualche\ngraffio di Lucilio : dell'umorismo lirico carico\nanzi che nò. E uno studio molto espressivo di\nFrancesco Sapori sul poeta Giovanni Cena.\nLa Tempra, di Firenze diretta da Arrigo Le-\nvasti, pure neirutimo numero, dedica uno stel-\nloncino acuto a tre poeti Binazzi, Fondi e Me-\nrlano.\nE Roma futurista riproduce, nel numero del\n18 Marzo La Chitarrata del Fante di Giuseppe\nSteiner piena di slancio, d'originalità, di cadenze\ne di ordine sparso marziale.\nSi pregano tutti ì Poeti d'inviare le loro pubblicazio\nRedazione della Rivista POESIA - Via Durini, 18 - Milano.\nPOESIA si interesserà di tutti ed esporrà il suo giudizio leale.\n\nPaolo Buzzi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c032", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c032", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "47", "page_fin": "49", "image_debut": 49, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.31", "titre_corps": "POESIA SPAGNOLA", "titre_sommaire": "POESIA SPAGNOLA", "signature_source": "Ettore de Zuani", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 49, "page_imprimee": "47", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.49", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4706, "texte": "POESIA SPAGNOLA\n\nLe correnti nuove venute dalla Francia e dal-\nl'Italia, hanno certamente rinfrescate assai le\nvecchie forme tradizionali della lirica spagnola,\nun po' monotone per verità e un po' stanche\nin quella cadenza sempre uguale di versi brevi,\nlegati e incatenati da troppe rime e da troppe\nassonanze. E se la forma peccava da una parte,\nil contenuto non era in compenso molto vigo-\nroso e originale.\nDopo la reazione puramente letteraria di\nRamon de Campoamor, che si oppose con ri-\nsolutezza al romanticismo, la poesia popolare\nspagnola, castigliana e andalusa specialmente,\nperdette molto della sua freschezza viva e co-\nlorita per assumere un tono ricercato e concet-\ntoso che se qualche volta può colpire e impres-\nsionare, non sempre convince e innamora. Ra-\nmon de Campoamor, ingegno originale e pro-\nfondo, poteva forse dare un'anima e una per-\nsonalità viva anche a queste brevi composizioni\npoetiche più filosofiche e ragionate che liriche;\nle finezze del sentimento qualche volta possono\nanche vivere in sè come armonia di pensiero\nsenza troppa ricerca di motivi musicali. Ala\nquando alla leggerezza e superficialità dei sog-\ngetti si aggiunge anche una faciloneria di espres-\nsione, come appunto avvenne per i seguaci del\nCampoamor, allora la poesia risolta in brevi\ngiochi di parole diventa frammento che non\ndice più nulla, e la ricercatezza raffinata e tor-\nmentata diventa paradosso artificioso.\nQuesta premessa per riprendermi e per ricol-\nlegarmi a quel che ho detto l'altra volta intorno\nai lirici nuovi dell'avanguardismo castigliano,\ncol ricordo di qualcuno dei nomi più grandi\nancor oggi in Ispagna che non subirono le in-\nnovazioni di Salvador Rueda e di Rubèn Dario,\n• ma si conservarono in certo qual modo fedeli\nalle vecchie forme della scuola di Campoamor.\nDico subito, tra parentesi, che questi sono\nforse i veri spagnoli puri, i veri poeti di razza\niberica che pur attraverso le deformazioni de-\nrivate dalle più internazionali forme estetiche\nmoderne, non poterono dimenticare o trasfor-\nmare del tutto quell'anima georgica e un po'\ntrovadorica che è in fondo la caratteristica di\ntutto il popolo spagnolo. Amare la terra e le\ngeste eroiche di cavalieri in cappa e spada,\nsentire la virtù delle leggende cristiane medie-\nvali delle favole cavalleresche e dei racconti\norientali come una ispirazione spontanea, fa-\nmiliare e sempre viva.\nEduardo Marquina è forse il caposcuola di\nquesti vecchi poeti spagnoli: noi che siamo abi-\ntuati alle raffinatezze di un modernismo qualche\nvolta eccessivo, possiamo sentirci lontani, oggi,\ndalla sua forma di poesia; ma non possiamo\nnon lasciarci trasportare negli incantamenti me-\ndievali delle sue rievocazioni trecentesche o\nnelle dolcezze calme e riposanti dei suoi qua-\ndretti campestri che sanno di ditirambo e d'i-\ndillio teocriteo. La Spagna è forse ancora l'unica\nterra che vive di passione sincera e di sponta-\nneità; non conosce le amarezze semiserie del-\nl'ironia e i giochi strani dello scetticismo che\ndemolisce e annulla quasi senza dare a vedere;\nl'arte spagnola vive soltanto di sensibilità —\nqualche amico mio, critico, mi perdoni la pa-\nroìa — e se qualche volta, specialmente negli\nscrittori ultramoderni ci è dato di notare questa\ntendenza, dobbiamo affermare senz'altro eh'è di\nimportazione straniera. In Ispagna non c'è mai\nstato umorismo o malumorismo, come potrei dir\nmeglio con parola cara a Miguel de Unamuno;\nin Ispagna c'è sempre stata o amarezza sincera\ne un po' acre come sarebbe quella di Giacinto\nBenavente, o serenità bonaria, senza eccessive\npretese, come quella di Benito Pèrez Galdòs.\nIn poesia specialmente i vetri colorati, cari ai\nbambini che vedono gli oggetti esteriori alterati\nnelle più bizzarre forme e nei più strambi at-\nteggiamenti, non han fatto mai fortuna; per lo\nmeno fino a quando non arrivarono i filtri, ve-\nlenosi di oppio e di haschisch, di Verlaine, di\nBaudelaire e di Rimbaud, filtri che tanto bene\ne tanto male hanno fatto alia stessa Francia e\nall'Italia.\nEduardo Marquina, il poeta classico per ec-\ncellenza, che qualche volta nella trasparenza\ndelle immagini scolpite in versi armoniosissimi\nricorda Virgilio, ha pubblicato in questi ultimi\nanni alcune tragedie liriche che hanno avuto\npersino il riconoscimento ufficiale nel plauso e\nnel premio concessogli dalla Real Academia\nEspanola. Non del tutto ignota anche fra noi è\nla leggenda tragica delle figlie del Cid (Las\nHijas del Cid)\\ il drammatico racconto dell'of-\nfesa recata alle bellissime figlie di mio Cid, ab-\nbandonate seminude e moribonde nel mezzo di\nun bosco dai mariti traditori e invidiosi della\ngloria del gran Sire, rivive sulle scene moderne\ncon tutta la calda passionalità spagnola che noi"}, {"page_pdf": 50, "page_imprimee": "48", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.50", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6044, "texte": "invano cercheremo nei versi un po' duri e mo-\nnoritmici del poema dugentesco. L'eroe di allora\naveva soltanto i pennacchi per la gloria e i\nsorrisi e le lagrime per i sentimenti; allora era\nforse soltanto un simbolo, ora nel dramma di\nMarquina, che ha tutte le finezze e le sfumature\ndella nostra psicologia tormentata, diventa un\nuomo. E questo senso diffuso di umanità più\nappassionata e più nostra troviamo anche in\naltre favole liriche, specialmente nel Rey trova-\ndor, dove tutto un ciclo di leggende provenzali,\npur nella forma giullaresca dei sirventesi e delle\nballate, dimentica un poco gli ori sfarzosi e gli\naddobbi di quella vita castellana, per illuminarsi\ne per schiarirsi in una forma più calda e più\nanimata di realtà viva.\n*\n* *\nIn questo ricordare affrettato, in questa corsa\nattraverso i caratteri moderni della poesia spa-\ngnola degli ultimi tempi, più che ad analizzare\nopere complete bisogna ch'io mi limiti, almeno\nin queste prime note di critica, a fissare i ter-\nmini dentro i quali nascono e vivono le tendenze\nnuove dei giorni nostri. Forse in Ispagna —\ncome del resto anche qui da noi — non c'è mai\nstata tanta rinascita lirica e tanta voglia di can-\ntare come ora; e quel ch'è più interessante, e\ncredo anche piacevole per gli stessi poeti, i\nlibri di versi si vendono e si leggono quanto e\nforse più degli stessi romanzi. Le opere di\nValle-lnclàn, di Manuel Machado, di Francisco\nVillaespesa vanno a ruba. Dicono i maligni cri-\ntici di laggiù che non già i poeti, ma soltanto\ngli editori si arricchiscono in mezzo a tutto\nquesto rifiorire di licerche poetiche. Ma i poeti,\nche sono in fondo sempre dei grandi fanciulli\ne degli inguaribili idealisti non si perdono d'a-\nnimo e continuano a lavorare; senza troppe\nsmanie di arrivismo, ma con un gran desiderio\ndi dare alla Spagna qualche cosa di buono.\nL'Andalusia è la terra dove nascono i fiori più\nfreschi e dove s'intonano le musiche più melo-\ndiche. Manuel Machado e Francisco Villaespesa\nsono certamente i più strani, i più originali e i\npiù fecondi lirici di questi ultimi anni, che ap-\npunto per la troppa abbondanza, possono anche\nvenir giudicati di decadenza. Sono anime po-\npolari, in fondo: ho voluto parlar prima delle\nricerche classiche di Eduardo Marquina per dare\nai lettori l'idea di quel che sono tutte le scuole\nmoderne spagnole che non hanno forse ancora\ntrovate, attraverso molti tentativi, delle correnti\ndefinitive.\n11 Machado ha raccolti i canti del popolo an-\ndaluso, li ha modulati sopra una chitarra un\npoco più intonata e ci ha dato un volume di\ndeliziose canzonette,- di strambotti gitaneschi\nche di letterario hanno forse soltanto la forma\nperfetta e impeccabile ; nelle piazze di Anda-\nlusia forse si canta così; leggendo noi non sen-\ntiamo nè ricerca di stile nè armonia voluta,\ndifetti abbastanza comuni ai poeti che vogliono\nessere semplici, sentiamo la voce delle gitane\nandaluse che hanno nel timbro del loro canto\ni fulgori degli occhi nerissimi e i riflessi dorati\ndei capelli corvini.\nQualche volta forse, noi che abbiamo l'animo\npiù educato o più viziato alle finezze psicolo-\ngiche, ci domandiamo se il solo tentare una\nchitarra per trarre un accordo può essere poesia;\nma poi quando ci lasciamo prendere dalla fuga\ndolcissima dei ritmi strani e voluttuosi che non\nhanno altro fine fuor che quello di dar fiato e\narmonia a una voce e a uno strumento, dimen-\ntichiamo facilmente ogni dubbio retorico e c'in-\nnamoriamo soltanto delle canzoni, freschissime\ncome cascate di fontana.\nFrancisco Villaespesa è forse più strambo e\npiù originale; non si sa qualche volta quel che\nvoglia dire; comincia le sue trovate liriche con\nmotivi popolari di canti andalusi, e poi ci porta\nimprovvisamente a girovagare nei cortili arabi\no in qualche « aicazar nazarita » dove rinascono\na una a una le mille svariate leggende, tra-\ngiche e voluttuose, dei gran popolo che vive\nin Ispagna con ombre di ricordi incancellabili.\nTali sono appunto Las granadas de Rabies,\nLas papilas de Al-Motadid, Las garras de la\npantera, El ultimo Abderraman. Poi ci appare\nimprovvisamente imbevuto di un classicismo\nesotico che ci fa pensare ai poeti del secolo XIX\nche si opposero volutamente e tenacemente al\nromanticismo dilagante in tutta Europa. Un libro\ndi prose liriche — Las joyas de Margarita —\nche ci abbaglia e ci stordisce con una ricchezza\nd'immagini e di parole che, se mette qualche\nvolta in evidenza il difetto caratteristico di que-\nst'epoca di decadenza un po' seicentesca, rivela\naltresì un temperamento d'artista sensibilissimo\na tutte le sfumature dei colori.\nRicorderò infine dello stesso Villaespesa una\ntragedia biblica intitolata Yudith e due drammi:\nDona Maria de Padilla e La cena de los Car-\ndenales.\n*\n* *\nHo qui davanti due volumi di versi di Vicente\nHuidobro una delle più rappresentative figure\ndella moderna letteratura Cilena, la prima forse\nfra tutte le letterature dell'America latina: Las\npagodas ocultas — prose liriche e Horizon\ncarré parole in libertà : il primo scritto in lingua\ncastigliana, il secondo in francese. La prima\nimpressione che ho avuta scorrendo queste pa-\ngine è stata di una perfetta contradizione fra il\nprimo e il secondo volume. Non è raro cogliere\nin contradizione i poeti e se vogliamo, se par-\ntiamo dal principio che l'arte non può essere\nimmobilità, le contradizioni non sono proprio\nun male tanto grande, specialmente se queste\nsi fermano alle intenzioni. A me pare che Vi-\ncente Huidobro nel suo Horizon carré abbia\nl'aria di voler demolire e dimenticare qualche\ncosa del suo passato per cominciare un'arte del\ntutto nuova. Per molti poeti è avvenuto così:\nnon appena hanno sentito le prime sventate di\nfuturismo, hanno cercato di sostituire con le\nforme nuovissime che ubbriacano qualche volta\ncome le bellezze intraviste nei disoidini della\nlibertà, le vecchie forme di un passatismo per\nil quale s'è coniata la bella parola \" superato\nDice infatti il poeta Cileno nella prima pagina\ndelle sue parole in libertà: \" Rien d'anecdotique\nni de descriptif. L'émotion doit naitre de la seule"}, {"page_pdf": 51, "page_imprimee": "49", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.51", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4042, "texte": "vertu créatrice. Faire un POÈME comme la na-\nture fait un arbre „.\nBenissimo. Ma ora io apro le pagine del primo\nvolume, Las pagodas ocultas, scritto qualche\nanno avanti, e trovo che le migliori fra tutte le\nbellissime prose liriche raccolte nel libro sono\nappunto aneddotiche e descrittive: aneddoti che\nsfuggono subito il particolare e l'accidentale\nper sbizzarrirsi dietro fantasmagorie liriche che\nportano il poeta oltre lo stesso motivo, descri-\nzioni fatte più di soggettivo che di colori og-\ngettivi; ma la potenza creatrice dell'artista sta\nappunto nell'emozione lirica che deriva dal con-\ntatto dei primi rapporti e dall'analogia dei fatti\nprimi che hanno colpito la sua sensibilità ari-\nstocratica.\nDividere,separare i principi dalle conseguenze,\ncredere che la virtù creatrice sia soltanto po-\ntenza intuitiva staccata da ogni attributo reale\nesteriore, è un po' troppo, a mio parere. Ma\nritorno a quel che dicevo prima: la contradi-\nzione è soltanto nelle intenzioni e nei propositi.\nSfoglio infatti a caso queste pagine che hanno\nle parole in ordine di battaglia e trovo di queste\nefficacissime e rapide pennellate.\nNoir. — La chambre sans porte — On sent\ns'en alter la lumière — les ombres — sortent\nde sous les meubles — les objets — qu'on a\nperdus — se rient,\nIl neige — La Femme qui jouait du violon\n— dori — Dans ses yeux vides —- rieti que des\nlarmes — II était l'hiver — dans un coin da\nmiroir. — Et les notes — qui tombaient à\nmoitié chemin — N'avaientpas d'ailes — comme\nses paupières.\nPotrei continuare, ma mi basta di aver accen-\nnato a quel che è, anche in queste liriche dove\nc'è lo sforzo di abolire il descrittivo e l'aned-\ndotico, la potenza rappresentativa del poeta.\nLa troviamo più completa e in tutta la sua\nbellezza nelle prose de Las pagodas ocultas:\nogni aspetto esteriore, anche il più freddo e il\npiù inerte, s'illumina dell'anima del poeta e di-\nventa tutt'uno con la sua personalità; per questo\nforse egli credette di poter affermare in seguito\nuna certa indipendenza fra Vio che canta e la\nmateria che riceve i colori delle varie emozioni.\nQualche volta sentiamo anche qui il misticismo\numano di Rubèn Dario, come ad esempio nei\nframmenti de L'amata che si specchia nell'acqua\ndove la passione amorosa del poeta che ha tutti\ngli spasimi della più raffinata voluttà diventa\nnel tempo stesso celebrazione spirituale, quasi\nreligiosa, dell'anima della sua donna.\nIremos al silencio de la tarde y a/li deja-\nremos las palabras y cantaràn las manos y\nlos ojos.\nNos tomaremos las manos, y ellas con una\nsuavidad de lirio, cortaràn el silencio y diran\nsu poema bajo al cielo violeta del crepusculo.\nPondremos todo el alma en las manos !\nMa le pagine più liriche e più musicali sono\nancora le più aneddotiche e le più descrittive,\nsono i frammenti sopra i suoi bimbi dove c'è\ntutta una dolcezza infantile e serena velata qua\ne là dallo sconforto e dalla paura che i suoi\npiccoli abbiano a perdere troppo presto le il-\nlusioni felici della fanciullezza; perchè, dice il\npoeta, hoy los ninos tienen un goce de menos.\nOh, qué dolor para mi corazon pensar que ya\nno creeis en los cuentos y que ya los abuelos\nhan perdido un sublime prestigio !\nVicente Huidobro è forse uno scettico, ma\nnon uno scettico che maledisce il mondo e im-\npreca contro la vita: vede le molte tristezze\nsparse dovunque, sa che c'è tanto male sotto\ni colori e sotto le luci dorate degli aspetti più\nsereni, ma finisce con l'innamorarsi dello stesso\ndolore e col benedire anche i desolanti scon-\nforti che avvicinano l'anima ai misteri dell'in-\nconoscibile.\nI poeti soffrono come i fanciulli: un giocat-\ntolo qualche volta, una eco di musica lontana,\nun raggio improvviso di sole possono snebbiare\nla loro anima di ogni melanconia e rasserenarli\nancora nella gioia di vivere.\nLa musica y la poesia me han dado las\nmayores sensaciones suavemente vigorosas que\nhe saboreado en toda mi vida.\nL'articolo di Mario Dessy : \" I movimenti letterari moderni - futurismo, dadaismo, vorticismo\nè rimandato al prossimo numero.\n\nEttore de Zuani."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c033", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c033", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; 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Numero { Ab0.n,ment, } F,. » . 6 F,. .»\nNotlce détalllée ©t numéro specimen sur domande,\nLES ÉDITIONS DE \" LA NOUVELLE REVUE FRANCAISE,\npublient les ceuvres de J. B Bloch, J. K. CHESTERON, P. Claudel, Louis Codtt, Georges Duhamal,\nH. Ghéon, André Gide, Corate de Qobineau, Pierre Hamp, Valéry Larbaud, Jak Londan, Stéphana\nMallarmé, R. M. Martin du Qard, Ch. L. Philippe, Marcel Pronst, Rabindraaath Tagore, Jales\nRenard, Jacques Rivièra, Jales Romalas, André Salmon, André Suarés, Albert Thibaudet Paal\nValéry, Emile Werhaeren, Ch. Vildrac, Walt Whitmaa, at«.\nCATALOGUE SUF( DEMANDE adressée à\nVAdministrateur de u LA NOUVELLE REVUE FRANQAISE 9\n35 et 37, Rue Madame — ■ PARIS"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c040", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c040", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 52, "image_fin": 52, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.39", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 52, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.52", "debut_caractere": 1913, "fin_caractere_exclue": 2958, "texte": "I-A CIURMA\nRASSEGNA MENSILE DI\nLETTERATURA E ARTE\nANGELO FRATTINI e CARLO SAGGIO, Direttori\nSOMMARIO DEL N. 4 - Aprile 1820: Moseardelli: L'acqua che non disseta. — Nobile : Cavallo di\nvettura. — Titta Rosa: Tempo delle memorie. — Marussig: 1 pali (xilografia). — Bonazzi: Motivi\nprovinciali. — Dudreville : Gola. — Pratesi: Debussy. — Frattlni: Terra di guarigione. — Orsi: Ritratto\ndi contadino (xilografia). — Saggio: Preghiera dell'eremita. — Stacchini: Note sul teatro.\nRassegne letterarie: Francia (Franehi). — Spagna (de Zuani). — Libri di bordo - Stiva.\nSOMMARIO DEL N. 5 - Maggio 1920: Paolo Nobile: L'arcipazzo morto: che novità! — Pavollni: Auto*\nbiografia effimera. - Dal Pozzo: Case (disegno). — O. Titta Posa: Via - Saluto cordiale. — Mari*\nDtssy : La mia casa. — Romolo: Zampilli rosa. — Disertori: La fontana piena di terra (xilografia). —\nAlberio Neppi: Le pietre. — Ottolenghi: Divinità. — Libri di boido. — Stiva.\nVt% numero t L. 1,— Un annoi 1*» IO,— (Ester* tr. 10,-)\nStudio Editoriale de LA CIURMA - Via Carmina, 4 - Milano"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-05-01-c041", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-05_01#c041", "volume": "bmtnaai_1920-05_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 4", "page_fin": "couv. 4", "image_debut": 53, "image_fin": 53, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.2.40", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 53, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.53", "debut_caractere": 154, "fin_caractere_exclue": 295, "texte": "FACCHI EDITORE - MILANO\nSono usciti :\nScusi, cosa ne\ndice lei?\ndi\nMARIO DESSY\nPrezzo L. 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Il padre, allarmato\nda questi sintomi, sottopose il ragazzo al\ngiudizio di Isidoro del Lungo e di Guido\nBragi ch'erano suoi conoscenti. I due dotti\ne studiosissimi critici, lessero i suoi primi\ntentativi e, pur lodandoli, Io consigliarono\na studiare molto e a tuffarsi per molti\nanni nella cultura. E, tanto per iniziarlo\nlo rimandarono a casa con un voluminoso\ne polveroso Tommaseo. E Settimelli studiò,\nstudiò per molti anni con accanimento,\nstudiò poi sempre nella vita. Ala non il\nTommaseo.\nStudiò il miracolo del suo cervello e\ndei suo spirito, fino a rendersene padrone\nassoluto. Studiò i brividi di tutte le albe,\nil respiro affannoso di tutti i crepuscoli,\nle corse pazze di tutte le stelle, i rapporti\ngeometrici fra il mondo siderale e i volumi\ndei profumi di tutti i fiori della terra. Così\nsi apre il primo periodo della sua arte, il\nprimo periodo di vita in cui cominciò ve-\nramente a costruire: in un infinito cielo\ndi fantasia tutto riflessi e luci di ricerche.\nNel 1909, dopo una terribile bocciatura\nalla licenza liceale, Settimelli decide di\nlasciare per sempre la scuola e d'iniziare\nla sua vita d'artista. A Firenze, nell'ottobre\ndello stesso anno, fonda un giornale del\nquale affida la gerenza e la direzione a\nVirgilio Scattolini, poiché certe questioni\nnon gli permettono di assumerle, data la\nsua giovane età. Il giornale s'intitola: \"\nfesa dell'arte „e attorno ad esso si forma\nil più strano gruppo. Assieme ai poeti\nCorra, Carli e Chiti, che sono ai primi\npassi, vi collaborano tipi che non hanno\nniente a che fare con l'arte e che poi l'ab-\nbandoneranno definitivamente, quale Giu-\nsquiano, agitatore romagnolo, e Bucco, at-\ntualmente deputato socialista.\n\nEMILIO SETTIMELLI"}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.4", "texte": "POESIA\n\nLa \" Difesa dell'arte „ cominciò la sua\ncampagna spietata contro tutti gl'idoli di\nallora, contro tutte le tendenze artistiche\nimprontate al classicismo e al tradiziona-\nlismo; contro tutto ciò che sapeva di ac-\ncademico e di professorale.\nCampagna interessante e importante\ncome scoppio di esuberanza, come ribel-\nlione di un gruppo di giovani d'ingegno\ncontro l'ambiente di allora, ristretto, saturo\ndi pesantezza culturale e accademica; ma\nche io non ho sempre approvata poiché\ntroppe volte ingiustamente ha colpito uo-\nmini di grande valore: quali Pascoli, ecc.\nDel resto, errori di gioventù.\nSu quel gruppetto di giovani scapigliati\nche daile pagine del loro giornaletto sca-\ngliavano pietrate a tutti quanti, conversero\nben presto gii sguardi accigliati di tutti\nquelli che s'interessavano o facevano della\nletteratura. Ed era logico che allora, in un\nperiodo in cui in Italia v'era solamente .\nchi faceva del classicismo e chi, facendosi\npassare per innovatore, scimiottava le cor-\nrenti e le mode letterarie francesi, un\ngruppo di giovani che volesse fare vera-\nmente del nuovo, senza seguire nessuna\norma, e svalorizzare ogni tentativo impor-\ntato dall'estero come novità, doveva atti-\nrarsi le antipatie, anzi le ire di tutti.\nFra gli articoli più significativi di Set-\ntimelli, stampati nella \" Difesa dell'arte „\nricordo : Dante non è un gran poeta —\nUn critico di 180 anni — Le corbellerie\ndel Marzocco — Contro la \" Voce „ —\nContro D'Annunzio e Croce.\nOsservandoli e analizzandoli vi si scorge\naccompagnata a una grande aggressività\ndi colore carducciano, una non comune\nabilità che permette ai più paradossali\nargomenti di reggersi e d'imporsi.\nGià in questi suoi primi articoli Setti-\nmelli è abbondante di vivacità, di trovate\nbizzarre, dì ingegnosi paragoni, di chia-\nrezza penetrativa e di tutte quelle eccellenti\nqualità critiche che poi avranno maggior\ncampo di svilupparsi nei volumi di saggi\ncritici che vengon dopo.\nUna serie di articoli contro/ la critica\ndi Benedetto Croce, gli procura un attacco\nda parte di Papini.\nNel 1910 muore La difesa dell'arte\npochi mesi dopo la pubblicazione del\n1.° manifesto di Marinetti. Questo giornale\nfu importante per due ragioni: 1) come\nsforzo di giovani tendente a creare un'at-\nmosfera di novità e di movimento, in un\nperiodo in cui tutto era passiva imitazione\ndi forme d'arte sorpassate, (giova ricordare\nche ii futurismo non era ancora apparso\nin Italia); 2) perchè presentò al pubblico\ne valorizzò un esiguo gruppo di artisti\nschiettamente italiani, in un periodo in\ncui tutti i giovani poeti erano terribilmente\ninfluenzati dai moderni francesi.\nDopo un anno di silenzio Settimelli\ninizia una collezione di Saggi critici, pub-\nblicata dal Beltrami di Bologna e diretta\nda lui e da Corra. 11 primo volume di\nquesta collezione esce nel 1912 e Settimelli\nvi pubblica il suo studio: Lesilio di D'An-\nnunzio e il S. Sebastiano; nel secondo\npubblica un altro importante studio: La\ncritica di Benedetto Croce nel quale\nanalizza profondamente e coscienziosa-\nmente la questione della critica fino a\nconcludere che la critica com'è stata fatta\nfino ad oggi non ha ragione d'essere. In\nquesto studio riprende la sua nuova teoria\ndella misurazione, che in linee generali\nera apparsa nel 2.° numero della Difesa\ncìelFarte, sotto il titolo: Nuovo sistema di\ncritica.\nNell'autunno del 1912 fonda uà nuovo\ngiornale: \"Il Centauro„ ch'egli stesso\ndirige e che si presenta con un carattere\nnettamente avanguardista, carattere poi\nassunto dalla memorabile Lacerba, nata\ndiversi mesi dopo.\nNel primo numero del Centauro Setti-\nmelli riprende la questione della critica\nesaurendola in modo definitivo e vi\nstampa la sua Valutazione dei pensiero\numano che consiste nella teoria della\nmisurazione, ampliata e completata. Credo\nsia necessario soffermarmi e spiegare que-\nsta Valutazione del pensiero umano che,\nsecondo l'autore, avrebbe dovuto prendere\nil posto di tutti i sistemi di critica fino\nallora usati e che è indubitabilmente, nel\ncampo teorico, la sua più importante opera,\nanche perchè ha generato una nuova\ncorrente poetica che ha racchiuso dei\nformidabili cervelli e ha dato squisiti saggi\ndi lirismo.\nSettimelli, partendo dal concetto giu-\nstissimo che la critica non è un'opinione,\nnè dev'essere una professione esercita\ndagli acidi e dagl'impotenti, nè uno studio\nsoggettivo; è arrivato a stabilire che per\nessere veramente un controllo esatto e vero\nla critica dovrebbe essere fatta indipen-\ndentemente dalie condizioni di spirito del\ncritico, indipendentemente dalle influenze"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.5", "texte": "POESIA\n\nche l'ambiente o la temperatura o le con-\ndizioni di salute o altre mille ragioni\nesterne e interne, possono premere ed\nesercitare sul suo giudizio.\nLa critica ideale quindi, secondo le\nteorie di Settimelli, dovrebbe essere fatta\nda una macchina imparziale, insensibile,\noggettiva, incapace di commuoversi o di\nirritarsi davanti all'opera d'arte, ma solo\ncapace di valutarla, di pesarla, di scom-\nporla nei suoi elementi e di trovare quanta\nabilità, quanto ingegno, quanto valore\nci sia nell'averla creata.\nE Settimelli studiò il modo di ridurre\nil critico a una semplice macchina davanti\nal fenomeno dell'opera d'arte. Studio lungo\ne faticoso, fatto di ricerche continue e\nminute e di logica stringente che lo portò\nal più brillante dei risultati.\nEgli disse: la critica dev'essere una\nmisurazione meccanica scientifica mate-\nmatica geometrica dell'opera d'arte.\nLa creazione dell'opera d'arte consiste\nnell'avvicinare un'assieme di elementi e nel\nformarne un tutto. Gli elementi nuovi e ori-\nginali di un'opera d'arte, consistono a lor\nvolta nel raggruppamento o nell'urto di\nelementi già esistenti.\nPerciò per giudicare o, meglio, per mi-\nsurare un'opera d'arte, bisogna scomporla\nnei suoi elementi primi e calcolare mate-\nmaticamente, per mezzo di formule, quanK)\nvalore ci sia nell'averli avvicinati, nel-\nl'averli amalgamati, nell'averli assimilati e\ntrasformati in una data opera.\nQuindi abolizione di ogni valore sog-\ngettivo, abolizione dei concetti di bello,\ndi brutto, di piacevole, di commovente,\ndi forte, di raffinato, ecc.; ma solo rico-\nnoscimento della quantità di energia ce-\nrebrale occorsa a costruire una data opera.\nCome si vede questa teoria della misura-\nzione permette di scoprire in un'opera\nd'arte solo i valori cerebrali. Poiché non\nmi pare, e della mia opinione dev'essere\nanche Settimelli, che un'opera d'arte rac-\nchiuda solo dell'energia cerebrale, resta a\nchiedergli se crede si possa misurare colla\nsua teoria anche i valori di altra indole\nche possono essere rivelati da un'artista.\nSarebbe interessante ch'egli un giorno\nestendesse la sua teoria agli altri strati\ndell'energia umana.\nAd ogni modo la teoria della misura-\nzione ha un grande valore e basterebbe\nda se sola a far credere sconfinatamente\nnel cervello di un uomo.\nIntanto attorno a questa teoria, s'era\nformato il gruppo dei cerebrali fiorentini\nche dette opere notevoli di lirismo ce-\nrebrale.\nAmmesso che il valore di un'opera d'arte\nconsistesse nella difficoltà della ricerca\ndegli elementi in essa accumulati, fu una\ncorsa pazza al più stravagante, al più\nfantastico, all'analogia più difficile e più\nlontana. Liriche costruite attraverso sforzi\ne lambicchi enormi, traboccanti .d'ingegno.\nLe liriche di Settimelli scritte in questo\nperiodo sono quelle che poi vennero pub-\nblicate nel 1916 sotto il titolo \" Avventure\nspirituali „ Libro nel quale la ricerca fa-\nticosa di elementi lontani raggiunge l'esa-\nsperazione. Prodotto di un cervello che\nnon conosce lontananze.\nAvventure spirituali è un libro densis-\nsimo, pieno, se il significato di queste\nparole può dare l'idea di un libro che\nriassuma gli sforzi cerebrali di sette anni\ndi lavoro.\nQuesta raccolta di liriche non è stata\ninfluenzata da nessuno, nè dal decaden-\ntismo Baudeleriano nè dal simbolismo di\nDe Régnier, nè dalla lirica di Rimbaud,\nnè dall'avanguardismo di Mallarmé e di\nApollinare, nè dal dannunzianismo: da\nqueste liriche balza un cervello comple-\ntamente assolutamente nuovo.\nÈ un libro di ricerche, è un libro direi\nquasi di costruzioni meccaniche.\nIn queste liriche non v'è il poeta che\ncerca di commuovere o di piacere o di\nentusiasmare. V'è il poeta puro che si\npreoccupa solo di costruire col suo cer-\nvello, coi suoi nervi, colla sua sensibilità,\nle analogie più difficili, i rapporti più ir-\nreali, che si preoccupa solo di legare, coi\nfili del suo cervello, gli elementi più di-\nsparati che ha davanti allo sguardo e che\nsente nei nervi, in un'armonia di sensa-\nzioni e di affioramenti di avvicinamenti e\ndi sovrapposizioni: v'è il poeta che si\npreoccupa solo di inseguire il filo di luce\nche parte dalla sua fantasia e che lo\nporta verso le più meravigliose scoperte,\nche gli fa afferrare le meno prevedute\nsoluzioni, le più strane combinazioni, le\npiù nuove sensazioni.\nL'arte di Settimelli di questo periodo\nsi può definire con questa parola: esplo-\nrazione:\nE del resto lui stesso ci dice che\nL'arte e la scienza non sono altro che uno\nsforzo d'esplorazione nell'ignoto."}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.6", "texte": "POESIA\n\nQuest'esplorazione in tutto ciò che lo\ncirconda, molte volte lo trascina in campi\noscuri di pura fantasia, di esasperata ri-\ncerca lirica, nei quali non può essere se-\nguito da cervelli meno agili del suo. Ed\nè perciò che a molti certe sue liriche pos-\nsono sembrare ermetiche, incomprensibili.\nL'esplorazione lirica di Settimelli non si\nferma mai davanti alle prime conclusioni,\ndavanti alle prime scoperte: ottenuto un\nrisultato se ne serve per giungere ad un\naltro, di una scoperta lirica ne ricava venti\naltre e così in una sua pagina v'è lo sno-\ndarsi di cento viottole cerebrali, v'è l'in-\ntricarsi di cento strade, di venti crocicchi\nnei quali molte volte il lettore si perde\nirrimediabilmente.\nSettimelli pare che si diverta a spingere\nle sue ricerche, fino al massimo, fino ai\nrisultati più lontani, più complicati, più\nsoddisfacenti.\nIl suo cervello è di quelli che non s'ac-\ncontentano mai. E il suo sforzo di voler\nsondare, sfondare, oltrepassare tutti gli\nelementi della natura, tutti gli strati del\npensiero e della sensibilità umana è visi-\nbile in questo suo libro ed è apprezza-\nbilissimo. Settimelli è un prepotente con-\nquistatore che vuol impadronirsi del\nrespiro di tutte le cose e di tutte le crea-\nture, che vuol scoprire i rapporti esistenti\nfra gli atomi della terra e del cielo, per\nscavalcare tutto e andare avanti, oltre\ntutto ciò che conosce, verso il mistero,\nverso l'ignoto assoluto.\nQuesto bisogno io lo sento e lo capisco\nin lui come Pho sentito e capito in pochi\naltri poeti moderni.\nSettimelli è lo scienziato che attraverso\ncifre, calcoli e formule, riesce a riunire\ndegli elementi che, amalgamati, danno la\ndivina scintilla. Paragone questo che viene\nspontaneo leggendo II poema autunnale.\nIn questo poemetto che rappresenta il\ncapolavoro del genere, Settimelli partendo\nda diverse parole-chiavi che gli permet-\ntono di entrare nella carne dell'autunno,\nriesce a scoprire rapporti e analogie evi-\ndentissimi tra l'autunno e la rivoluzione\nfrancese fra l'autunno e la sua vita, riesce\nad atterrare muri solidissimi e ad aprire lo\nsguardo del lettore a visioni sconfinate\ndi vita, di cieli, di luci; giunge infine ad\nimportantissime scoperte liriche quale,\nper esempio, quella di trasformare la\npropria poesia in poetessa.\nLe liriche di Settimelli, per questa\nfebbre continua di ricerca che contengono,\nhanno la virtù di interessare enormemente,\nnaturalmento solo per chi è in grado di\ncapirle, seguirle e valutarle. Ed anche\ndivertono, perchè il cammino seguito dal\ncervello di Settimelli è sempre vario, pieno\ndi luci nuove, pieno di scorci vivaci, e\nchi vuol leggerlo deve per forza seguire\nil suo bizzarro cervello.\nSe dovessi misurare col sistema di Set-\ntimelli il suo libro, dovrei citare almeno\nun centinaio di scoperte importanti (de-\nsidero ricordare che Settimelli, colla sua\nteoria valutativa, è stato uno dei primi a\ndare molta importanza e a valorizzare la\nscoperta lirica); mi limiterò a citare al-\ncune fra le più fresche, più belle e più\nefficaci immagini di cui il libro è traboc-\ncante.\nNella lirica II fiocco, il poeta, parlando\nd'un fiocco rosso trovato per terra in\nuna camera di amanti, chiede alla donna:\n* Ti sono caduti a terra i tuoi ventisei anni?,,\ne subito dopo\nOppure è la riunione di tutti gli atomi più\nardenti usciti dalla mobilia, dalle pareti, dall'aria,\nper un inconscio comando di mitezza e di te-\nnuità emanato dalle tue iridi stranamente dolci?\nNel Frammento\n«\nAveva con sè una bambina, una selvaggetta,\nuna fragoletta, una bella figliolina con una bocca\nrossa rossa, aperta come un calice di fiore e\ncon dentro un'ape : il vizietto di mordere le\nmani della mamma\nNel Poema autunnale parlando del-\nl'autunno.\nL'autunno è dunque una strada verso Dio, la\nliberazione, la volata verso l'infinito...\nÈ una morte che si ritira a tempo... Ci dà ii\nprofumo del pericolo e la gioia del tremito...\ne poi\nIl parco è lo stemma che l'autunno, signore de-\nlicato, porta inciso nell'anello, sotto la corona...\ne ancora\n11 riflesso è come un ragno prodigioso che\ngetta qua e là i fili della sua rete... E in au-\ntunno le anime sono unite forse alle stelle per\nmezzo del Riflesso e per questo tanta purezza\nci cola dentro dal cielo...\n(le lagrime sono piccoli cuori che scendono dagli\nocchi... Sono i cuori dei nostri sguardi puri).\n(l'autunno è un chiccó di ghiaccio con gli acini\ndi fuoco!)\nAutunno: le goccie d'acqua appese ai rami\ndì una foresta descritta da V. Hugo.\ne infine quest'ultima deliziosa"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.7", "texte": "POESIA\n\n• \" C'è un monte formato da un solo macigno\nenorme\nricoperto di terra e di boschi.\nImmaginate il gran macigno\nche si consuma e si consuma e diviene un\nsassolino indistruggi bile...\nPensate a molti di questi monti e di questi\nsassi...\nGhiaia: si passeggia su mille montagne con-\nsumate, si passeggia sulle anime di mille mon-\ntagne... „\nNella \" Comunione ideale „ parlando\nd'una stella cadente dice che essa è\nuna stella che si fabbrica uno stelo.\nNella \" In cammino „ parlando di Ve-\nnezia\nVenezia non è ormai per me che una nube\ncrepuscolare a fior d'acqua che un giorno\nudendo leggere Le donne curiose di Goldoni ha\nvoluto, per distrarsi, essere abitata dagli uomini\ne si è convertita in pietra. Ma ogni stanza ve-\nneziana ha dentro di sè un sogno : un piccolo\nstraccio di nube...\ne nella stessa, più oltre\n... Veneziane! venite! venite! venite ancora\nalle vostre finestrelle (finestrette è legnoso, fi-\nnestrelle è parola ammorbidita da un tendaggio)\na gettar chiacchiere azzurrine, fatte di parole\nvellutate a furia di vagar sul mare come le\nrondini che son divenute azzurre a furia di\naver sopra il cielo...\nnella stessa parlando delle fontane di\nRoma dice\nAcqua! Mare che scorre sotto Roma e qua\ne là si rivela per capriccio !\ne nella stessa parlando delle finestre trova\nche\nOgni finestra sa improvvisare un'aurora.\nOltre che una grande abbondanza di\nriuscitissime immagini, v'è in questo libro\ndi Settimelli una grande ricchezza di\nslanci lirici: dovrei ricopiare quasi tutto\ni! volume se volessi citarli.\nL'attività poetica di Settimelli, gli per-\nmette anche, finito nel 1914 il Centauro,\ndi fondare a Firenze con Bruno Corra\nuna nuova rivista: Rivista d'arte e di\nvita che dura solo 3 mesi poiché nel-\nl'agosto dello stesso anno si forma la\ncompagnia drammatica Q. Tumiati, sotto\nla direzione artistica di E. Settimelli e B.\nCorra.\nNello stesso anno Settimelli e Corra\nfanno la conoscenza di Marinetti; nasce\nin loro una grande simpatia per lui e accet-\ntano di comune accordo di fare rappre-\nsentare dalla propria compagnia il suo\ndramma sintetico \" Elettricità „ che, com'è\nnoto, suscitò dappertutto grandi discussioni.\nNel novembre del 1913 al teatro Cari-\ngnano di Torino Settimelli fa rappresen-\ntare da Tumiati un suo dramma: La be-\nstia. Piacciono i primi tre atti ma il quarto,\nnaturalmente il migliore, quello più audace,\ncade fra fischi e urli di disapprovazione.\nSettimelli ridusse poi il suo dramma in\nuna sintesi teatrale pubblicata nel I. vo-\nlumetto del teatro sintetico : li superuomo.\nNel dicembre del 1913 dopo 5 mesi di\nfatiche bestiali fatte seguendo per tutt'Ita-\nlia la tournée della compagnia Tumiati,\nquesta finisce. Nel dicembre dello stesso\nanno Settimelli entra nel futurismo con\nB. Corra e nel Marzo del 1914 firmano\nper la prima volta un manifesto futurista,\nCredo sia opportuno fermarmi su questo\npunto per chiarirlo. Settimelli entrando\nnel futurismo, non ha adattato le sue idee\nai concetti fondamentali di questa scuola;\nnon si è imposto un'etichetta; non si è\ninsaccato in un abito che non gli andava\nbene; non è entrato nel futurismo, come\nhanno fatto molti, solo per farsi un biglietto\nda visita con scritto sopra: tal dei tali futu-\nrista. No. Settimelli è entrato nel futurismo\ncolle sue idee e colla sua arte, conservan-\ndole intatte qual'erano prima che vi en-\ntrasse; Settimelli, come del resto B. Corrar\ned altri fra i migliori futuristi, ha portato\nal futurismo tutto il suo ingegno, tutta la\nsua fede, tutto il suo lavoro di parecchi\nanni e ha contribuito non poco al suc-\ncesso e all'affermazione di molti principi\ndi questa nuova scuola.\nSettimelli entrando nel futurismo non\nsi è imposto niente, non vi si è adattato\nin niente; ha accettato in blocco le idee\ndi Marinetti perchè esse erano state per\nparecchio tempo anche le sue, perchè ri-\nspondevano perfettamente al suo pensiero\ne al suo modo di vedere V arte e la vita.\nCerto è, però, che in seguito il futu-\nrismo influenzò un poco la sua personalità\ne la sua arte; coscienziosamente non sìaprei\ndire se in bene o in male. Indubbiamente\nil contatto di Marinetti, di questo mera-\nviglioso animatore, non può influenzare\nche in bene, e, sotto questo punto di vista,\na Settimelli 1' amicizia e il continuo con-\ntatto di Marinetti ha giovato molto. Ma\nsotto certi altri rapporti mi pare che l'in-\nfluenza del futurismo gli abbia nuociuto\nrendendolo, nella vita, un po' dispersivo\nun po' confusionario. Questa però è una\nsemplice opinione e può darsi mi sbagli,"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.8", "texte": "POESIA\n\npuò darsi che ciò ch'io credo un'influenza\ndel futurismo dipenda semplicemente dal-\nl' esuberanza del suo ingegno.\nVerso la fine del 1914 Settimelli, Ma-\nrinetti e Corra creano il teatro sintetico\nfuturista. Settimelli scrive la prima sintesi\nfuturista: Passatismo, tre attimi che rac-\nchiudono uno sforzo di sintesi apprezza-\nbilissimo, sintesi di una grande efficacia:\nuna fra le migliori del repertorio futurista.\nNel gennaio del 1915 ha inizio la 1.\ntournée futurista con Ettore Berti. Setti-\nmelli la segue attivamente assieme a Ma-\nrinetti e a Corra. Discussioni, pugilati, con-\nferenze, polemiche, un lavoro continuo,\npesante, massacrante. Dopo un breve ri-\nposo verso il febbraio del 1916 ha inizio\nla 2. tournée del teatro futurista con An-\nnibale Ninchi, tournée che termina dopo\ntre mesi.\nNel giugno dello stesso anno Settimelli\nassume, assieme a Corra, la direzione de\n11 L'Italia FuturistaVi scrive l'articolo\ndi presentazione nel primo numero e vi\ncollabora poi assiduamente. Dopo qualche\nmese Corra abbandona la condirezione\ne Settimelli continua con Arnaldo Ginna\na dirigere il foglio futurista fino alla fine,\ncioè fin verso la metà del 1917. VItalia\nfuturista fu un giornale essenzialmente\nnazionale; ne uscirono dei numeri impor-\ntantissimi per contenuto, degli altri assai\nmediocri, ma in complesso conservò una\nlinea interessante, simpatica e vivacissima.\nPubblicò dei saggi di lirismo ultra avan-\nzato, degli articoli importanti sul teatro e\nsul cinematografo, degli articoli politici.\nVerso la fine del 1916 Settimelli crea\ncon A. Ginna il primo film futurista e\nne dirige l'esecuzione.\nNell'aprile del 1917 esce Mascherate,\nun libro di liriche.\nSi scrive da sè la presentazione, nella\nquale si lamenta, e non a torto, di essere\npoco capito e troppo poco apprezzato.\nQuesta presentazione francamente mi\npiace : perchè sa di sana strafottenza\ntoscana e perchè è la sincera autoesalta-\nzione di un uomo che sa di valere molto.\nLe liriche che formano questo secondo\nvolume di Settimelli, si scostano un poco\nda quelle di \" Avventure Spirituali „• In\nqueste vi è meno abbondanza di imma-\ngini, di analogie, di ricerche liriche, ma\nvi è più forza, sono più vaste, danno mag-\ngior respiro. In talune di queste liriche,\ntutte di una finezza impeccabile, il cer-\nvello cessa di costruire arabeschi intrica-\ntissimi per lasciar udire solo la voce del-\nl'anima.\nIn questo libro, più che nel precedente,\nSettimelli si rivela ottimo prosatore, agile\ne divertente.\nNel 1917 Tina di Lorenzo rappresenta\nal Diana di Milano M La canaglia „ 3 atti\ndi Settimelli e Corra. Anche questa com-\nmedia piace ai primi due atti ma cade al\nterzo.\nNel 1918 Settimelli pubblica due altri\nsuoi libri:\n* I capricci della duchessa pallore „ e\n\"Nuovo modo d'amare».\nIl primo è un libro caotico un po' scom-\nbinato, un romanzo mal riuscito. Più che\naltro è un poema e come tale interessante.\nVi si intravede il poeta troppo saturo di\nlirismo che tenta di costruire il romanzo.\nSo che Settimelli ha scritto due altri ro-\nmanzi che usciranno quanto prima e sono\ncerto che li avrà impostati diversamente*\nIl secondo: Nuovo modo d'amare rac-\nchiude la risoluzione di tutti i problemi\nriguardanti la donna e l'amore, natural-\nmente risolti da un cervello spregiudicato\nultra moderno. Noto in questo libro, oltre\nche la solita scioltezza di stile del Setti-\nmelli, una grande abilità e una grande\ndisinvoltura nel trattare argomenti talvolta\nscabrosissimi.\nNel principio del 1919 esce \" Inchiesta\nsulla vita Italiana n.\nIn questo libro v' è tutta intera la per-\nsonalità, il pensiero, la sensibilità attuale\ndel poeta, come nel libro \" Avventure\nspirituali „ v' era ben marcata la perso-\nnalità del primo periodo della sua arte.\nRaramente un libro rispecchia con tanta\nesattezza lo spirito e il carattere di un\nuomo, come questo.\nLibro complicato, interessante, spiritoso,\nagile, tutti pregi di forma questi che\ndovrebbero invogliare il pubblico a leg-\ngerlo, e che si allacciano a pregi altret-\ntanto evidenti di contenuto e di pensiero.\nSopratutto libro vero, di una verità\nbrutale, in certe pagine, ma sempre one-\nsta; di una verità prepotente che penetra\nin tutte le camorre, in tutti gli intrighi più\nmascherati, in tutti gli angoli di buio e\ndi marcio più occulti; verità che illumina\ne accarezza con un alito vivificatore tutte\nle piaghe della vita italiana, verità che\npersuade sempre, che soddisfa sempre.\nDocumento storico di grande importanza"}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.9", "texte": "POESIA\n\ne di continua crescente attualità inquan-\ntochè gli argomenti che vi si trattano con\nuno spirito ultra moderno e chiaroveg-\ngente, balzano dal libro e s'impongono\nall'attenzione del pubblico man mano che\nla vita avanzando meccanicamente se li\ntrova di fronte.\nNelle pagine di questo formidabile libro\nsono dipinti alla perfezione tutti gli scorci\ndella vita italiana ; tutti i problemi che\nl'assillano vi sono trattati con acume e\nrisolti con grande ingegnosità, con grande\nsemplicità di mezzi, con noncuranza quasi.\nI dotti e pedanti professori che deliziano\nla nostra bella terra di artisti, per parlare\ndella vita italiana avrebbero consultato\nnon meno di centomila volumi e ne avreb-\nbero scritti per lo meno altri venti, senza\nriuscire a darne la più lontana idea. Set-\ntimelli, invece, non fece altro che consul-\ntare la stessa materia viva che voleva\ntrattare e racchiuse in un volumetto di\n170 pag. tutto il respiro, tutta la febbre,\ntutti i valori e tutti i vizi dell' attuale vita\nitaliana. E trattò quest'argomento che per\naltri sarebbe stato materia di pesantissime\ndisserzioni filosofiche, di lungaggini e di\nnoiose enunciazioni, con tale vivacità e con\ntale spirito da rendere divertenti le 170\npag. del suo piccolo volume.\nSforzo di sintesi non comune, che oltre\nad essere tale è raro esempio di chia-\nrezza e satira feroce.\nMa questo libro di Settimelli non è solo\nuna sterile fotografia della vita italiana;\nuna sessantina di pagine gli bastano a\nquesto scopo. Il resto del libro contiene\ndelle lucide teorie per la costruzione di una\nnuova mentalità italiana, un gran numero\ndi genialissimi progetti per il rinnova-\n.mento dell'arte italiana in tutti i campi\ndelle sue manifestazioni, la chiarificazione\ne la volgarizzazione di tutti i punti più\noscuri del futurismo, un'infinità di consi-\ngli originali e d'idee bizzarre. Questa parte\ndel libro è, naturalmente, quella che ha\npiù valore e quella in cui s'intravede me-\nglio la sua figura.\nI capitoli migliori di questa parte essen-\nzialmente costruttiva sono, secondo me,\ndue: Un programma di rinnovamento\nitaliano e Formazione d'un nuovo am-\nbiente,\nNel primo sostiene la necessità di in-\ncoraggiare tutti i giovani; di lanciare e\norganizzare le nuove forze d'Italia senza\npregiudizi di sorta; di apprezzare la reclam\npiù sfacciata e più rumorosa; di creare\nin tutti la possibilità e un sempre crescente\nsenso di duttilità.\nLa necessità di incoraggiare organizzare\ne lanciare tutti i giovani, è la verità più\ncontrollabile e più evidente. Essa è stata\nproclamata a gran voce e difesa oltre che\nda Settimelli, da Marinetti e da altri spi-\nriti nuovi fin da dieci anni fa e solo oggi\ncomincia ad essere sentita dalle menti tardi-\ngrade del pubblico italiano; forse fra altri\ndieci anni si comincerà a imporre defini-\ntivamente. Il pericolo di lanciare e inco-\nraggiare dei giovani che non lo meritino\nnon ci deve trattenere, dice Settimelli,\nperchè\nIn fatto di tentativi nuovi è molto ma molto\ndifficile una valutazione e quindi una selezione\nsevera ci trascinerebbe senza dubbio ad una\ndemoralizzazione di qualche valore. Preferiamo\nquindi incoraggiare dei mediocri piuttosto che\ncestinare un germe prezioso.\nNon bisogna preoccuparsi per questo di lan-\nciare anche gente di scarso valore, quando si\nè sicuri di non correre il pericolo di osteggiare\nchi ha valore.\nNon c'è da preoccuparsi anche perchè sap-\npiamo benissimo che chi non vale cade ineso-\nrabilmente da sè senza bisogno dei nostri ce-\nstini direttoriali.\nLa reclam più sfacciata, anche se fatta\ncon mezzi esageratamente rumorosi e del\ntutto commerciali, è certo più onesta di\nquella truccata e coperta da una maschera\ndi serietà e di religiosità, usata da molti\nartisti collo stesso scopo di mettersi in\nvista e che, sempre, viene sopportata e\naccolta benignamente dal pubblico.\nPerciò, Settimelli dice, è necessario sof-\nfocare lo stupido pregiudizio, tanto radi-\ncato nel pubblico, di biasimare la mania\nreclamistica, a base di baccano e dì auto-\nesaltazione, di alcuni artisti; quando non\nsi biasima e non si disapprova la stessa\nmania in alcuni altri che disonestamente\nla sanno truccare. Nello stesso capitolo\nSettimelli, con grande evidenza, dopo aver\nesaltato la gioia, l'allegria, il riso e la luce,\ndimostra quanto sia nociva per noi italiani\nla mania del pianto, della tristezza nostal-\ngica, della tetraggine e del martirio. Dice:\nDetesto il sacrificio inutile, il martirio cri-\nstiano, l'ascesi obbligatoria. Tutte cose che non\nsolo non servono a niente ma tolgono le forze\nper compiere quel qualcosa di grande, di perico-\nloso, di eroico per il quale sono pronto quando\nsia necessario a dare tutto.\nIl capitolo Creazione d'un nuovo am-\nbiente è in certo qual modo la conseguenza"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.10", "texte": "POESIA\n\nlogica dell'altro inquantochè l'autore in\nesso traccia a grandi linee quale dovreb-\nbe essere l'ambiente artistico ideale se-\ncondo i principi precedentemente enunciati\ne svolti.\nIn questo articolo dà alla perfezione,\ncon raro spirito intuitivo, il tipo di alcuni\nartisti moderni, suoi amici, formati da uno\nsquilibrio fra la loro esteriorità normale\ne la loro esasperata pazzia spirituale, piena\ndi lirismo trascendentale. Sentite come li\ndefinisce :\nSpiriti viaggiatori, stranissimi lambiccatoli,\nessi vivono la vita comune della « casa paterna »\no del « tetto coniugale ».\nDi qui uno squilibrio pazzesco fra il sogno\ne la realtà, fra la concezione e la pratica, di\nqui ghirigori cerebrali, filosofie effimere, sensa-\nzioni continue e raffinatissime del massimo in-\nteresse e della massima intensità.\nFra i capitoli più significativi, della parte\ndescrittiva e fotografica del libro citerò:\nIl più grande spostato nel quale rileva\n10 stato di disagio e di squilibrio in cui\nsi trova r artista e l'uomo d'ingegno in Ita-\nlia; Noi artisti moderni in cui dal para-\ngone dell'ambiente artistico italiano attuale\ncon quello di dieci anni fa, rileva con\nsoddisfazione il miglioramento che ha su-\nbito l'arte in Italia nel senso di rinnova-\nvamento; La malattia della sensibilità\nnel quale rimprovera a molti artisti gio-\nvani di volere insistere a non considerare\nla vita e a non incastrarla nella propria\narte; Sintesi del campo artistico italiano,\n11 teatro, Teatralità, chiari concisi per-\nsuasivi.\nFra i più divertenti cito Le bistecche,\n/ pesci, Lettera aperta a Guglielmo Mar-\nconi, // granchio il vecchio e l'accade-\nmia. E per ultimo cito questa consta-\ntazione amara che Settimelli fa dopo aver\nparlato del bisogno di rinnovare il teatro\ne della necessità di grandi mezzi per po-\nterlo fare :\nMa tutto, come si vede, si riduce alla insuf-\nficienza del denaro.\nE questa una vera colpa? Esistono i mece-\nnati. Si trovano i capitali. Ma solo o quasi per\ncose vili o imbecilli.\nPer gli innovatori, per i coraggiosi non c'è\nneppure un centesimo.\nAnzi, abbiamo sempre concluso qualcosa pa-\ngando, pagando, pagando.\nHo esaminato rapidamente questo libro\nsano, completo, audace, geniale e italiano\nnel vero senso della parola: so che avrei\ndovuto parlarne meglio e più a lungo\nma lo spazio non me lo consente e mi\nriservo di farlo una prossima volta.\nQuesta Inchiesta sulla vita italiana,\nassieme a Nuovo modo d'amare, rappre-\nsenta un nuovo periodo d'arte dell'autore,\nil periodo attuale. In essi non v'è più il\npoeta trascendentale di Avvenimenti spi-\nrituali, pazzamente innamorato dei suoi\nfantastici e complicatissimi arabeschi ce-\nrebrali, ricercatore di tutti i brividi delle\nstelle e delle erbe, calcolatore di tutti i\nrapporti spirituali fra se stesso e la na-\ntura. In questo libro v'è l'uomo ch'è ve-\nnuto a contatto colla vita, che se ne è\nimpadronito, che è entrato totalmente in\nlei e che è ripieno di lei ; v'è l'uomo\nvissuto che desidera conquistare qualcosa\ndi più concreto che le sconfinate astratte\nzone della poesia. Cito questa frase ch'è\nin una pagina di questo libro e che può\nfar capire esattamente la sua attuale\npersonalità :\nSe vado a ripescare nel mio libro Avventure\nspirituali posso cavarvi fuori delle bestemmie\natroci contro la vita.\nEro allora inseguito da questo fantasma di\neleganza, di elevazione ma erano cose lette-\nrarie.\nScrivevo che non bisogna amare se non pu-\nramente ma passavo la notte con la cameriera,\ndicevo: «Oh! il terribile corpo! il terribile\ncorpo pesante!» ma qualsiasi problema astratto\nera soverchiato dal piacere di mangiare con\nappetito un piatto di maccheroni, e — senza\nrimpianto — lo vedevo giacere sgozzato nel\nsangue della salsa di pomodoro !\nCredo però che queste frasi rappre-\nsentino una bugia, il bisogno che tutti,\nentrati nella vita, sentono di gettare del\nfango materialista sulla purezza, sul li-\nrismo trascendentale degli anni della prima\ngiovinezza, quando ancora dalla vita si\nera lontani. Io credo fermamente che\nE. Settimelli quando scriveva che non\nbisogna amare se non puramente, diceva\nciò di cui era convinto e non per fare\ndella letteratura.\nSettimelli di Inchiesta sulla vita ita-\nliana è lo stesso che in Avventure spi-\nritual7, in uno dei suoi slanci lirici mi-\ngliori, diceva\nLe rivoluzioni che ammiro sono per me lotte\nd'amore, se un Eroe non è innamorato io non\nlo ammiro più, non lo comprendo più.\nOh! crediamo all'Amore, al Singhiozzo, al\nBacio, alla Bellezza, alla Purezza 1\nSono i capolavori di una filosofia da Titani!\nVerso la metà del 1919 Settimelli, dopo\naver vissuto un po' a Firenze e un po'"}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.11", "texte": "POESIA\n\na Roma, trasporta le sue tende a Milano.\nScrive un'infinità di articoli importanti\nsul Popolo d'Italia e su altri giornali di\nminore importanza e per breve tempo\npare che si voglia orizzontare verso la\npolitica. Poi riprende a lavorare ai suoi\nlibri e porta a termine due romanzi : La\ndevastatrice e Si amarono così, che\nsono in corso di stampa.\nNel luglio dello stesso anno scriviamo\nassieme una commedia: Il nuovo amore\nche verrà quanto prima rappresentata.\nQuesti quattro atti vennero scritti in\ntre giorni!\nOra Settimelli lavora ad altre sue opere,\nin silenzio, appartato, con costanza.\nVoglio riassumere.\nIndubbiamente la figura di questo ar-\ntista è una fra le più interessanti, fra le\npiù complesse.\nStretto e lui da una salda amicizia che\nnon può certo pregiudicare il mio giudi-\nzio critico, ne posso parlare con profonda\ncognizione di causa.\nPieno di difetti e di pregi, Settimelli è\nuno fra i pochi che oggi significano\nqualcosa, è uno fra i pochi che possono\nvantarsi di avere creato. La sua vita, tesa\nverso le più belle e più complete con-\nquiste artistiche, è stata un continuo\nsforzo d'indagine, un continuo desiderio\ndi dare di dare a piene mani i prodotti\ndel suo magnifico cervello. La sublime\nricchezza del suo ingegno gli ha imposto\nuna generosità senza limiti. Ed egli .ge-\nnerosamente ha lavorato con entusiasmo\nalla rivelazione di nuovi valori, scrivendo\narticoli, sostenendo discussioni, difendendo\nsempre e dovunque gli amici e gli artisti\nnei quali aveva fiducia. Questa passione\ndi rivelare nuovi valori, divenne a un\ncerto punto adirittura una mania di gran\nsignore alla quale si abbandonò sfrena-\ntamente fidandosi della sua intuizione.\nAmante di tutti gli sdoppiamenti e di\ntutti i travestimenti, le sue energie si sono\nincanalate in mille strade, la sua attività\nsi è sviluppata in mille campi; ed egli\nè stato a un tempo poeta squisito, critico\nsevero, articolista e polemista audace,\nscopritore di nuovi mondi lirici, organiz-\nzatore di cervelli, creatore di nuove teo-\nrie critiche, uomo di teatro, uomo d'a-\nzione, amante di belle donne, amico sin-\ncero. Pazzamente innamorato della vita,\nha saputo fondere in un complesso armo-\nnico, la sua vita colla sua arte.\nLottatore instancabile, la vita è stata\nper lui una continua battaglia materiale,\nspirituale e sentimentale che si è accom-\npagnata alle molte altre battaglie combat-\ntute per l'arte.\nDa esse egli è-uscito scarno ma tem-\nprato e rafforzato.\nE la sua salda volontà di riuscire, la\nfede sconfinata che ha nel suo ingegno,\nla bella certezza di raggiungere ciò che\n•vuole, gli permettono di spingere il suo\nsguardo fermo e sicuro verso le più com-\nplete le più lontane le più luminose con-\nquiste.\n\nMario Dessy.\n\nNel prossimo numero pubblicheremo diversi saggi lirici di E. Settimelli.\n\" POESIA „ pubblicherà nei prossimi numeri i profili di: Bruno Corra - Corrado Govoni - Mario Carli - Ezra Round -\nCarlo Linati - Fred. G. Bowles - H. Shimoi - Angel Cruchaga V.\nR. S. Barros - Irma\nIl prossimo numero che uscirà il 15 luglio conterrà poesie inedite di Gabriele d'Annunzio - Ada Negri - F. T. Marinetti -\nCarlo Linati - Paolo Buzzi - Brano Corra - Emilio Settimelli - R. Jacuzio Ristori - Fernand Divoire - A. Mercereau -\nEzra Pound - J. Joyce - A. Cruchaga\n\nUH POESIA pubblica solamente scritti inediti.\nllD» POESIA ne publie que de l'inédit."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.12", "texte": "POESIA\nPOESIA. UNICO\n\nODELETTE\nHenri de Regnier.\nBrise la flùte de roseau\nOù jadis ton soufflé a chanté\nL'automne triste, ardent et beau,\nLe jeune printemps et l'été ;\nMaintenant marche devant toi\nDans la solitude farouche\nEt cherche le sépulcre étroit\nOù, les yeux fermés, on se couche,\nAfìn que tu n'entendes plus\nDans le grand silence vainqueur,\nOublieux de ce que tu fus,\nLe sourd battement de ton coeur."}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.13", "texte": "POESIA\n\nGrand Hôtel Poire et singes dans le noir\n\n(Mots en liberté)\nBonjour! Bonjour! Quelle chance! Je m'assieds près de mes amis jeunes\népoux américain américaine sur le divan\nLui une brute enorme cubique smoking gros bras de lutteur écrasant le\nplastron éblouissant Je le sens souffler comme un orage derrière\nElle frais paysage Grros grras nuaaage de fumèe steamboat a\ndigestion cccarrrgaison de viandes rouges et cocktails remue-\nménage et va-et-vient de mousses charbonniers dans la hune-cerveau\nElle légère ardente pale lune en deuil langueurs et frémisse-\nments\nChaude vibration d'une chair bianche bianche bianche blancheur qui\nbrulé d'ardeur bianche et d'effroyables délices le nuage jaloux des dentelles et\ndes tulles sensuels\nPale yeux bleus qui glissent fuient malice ironie à la portière\ndu dernier train de plaisir délire de la vie. Attendez ! Attendez ! En voiture!\nEn voiture! On s'accroche suspendu. Fichtre, quelle vitesse! Mon coude gauche\nfròle Son bras Nu Ses mains qui vont au hasard détachées vivantes libres\nélectriques Dix fins poignards de nacre agile qu'elle dispose en\néventail en grille de couvent sur Ses yeux qui promettent pirouettent achètent\nregrettent\n— Ma ... ri... ne ... tti, dites-moi des vers. Mon mari m'ennuie!\nVolontiers je commence... Baudelaire:\nMèèèère des souveniiiirs, maitreeeesse des maitreeeesses..."}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.14", "texte": "POESIA\n\nClignotements de lampes électriques Elles s'éteignent Noir\nBrouhaha murmures soupirs\n— Oh! c'est embètant... Hotel Ignoble... Ca va durer un quart d'heure\n— Tant mieux. Je vais dormir un peu. Siiii fatiguée!\nAbime noir qui soupire Ténèbres odorantes Froufrou Chuchoteinent\nLents discours des soies et des velours De Ses bras nus monte\nun parfum vermeil chaud poivre d'ceillets ceillades violettes gim job jack sur\nl'irnbarcadère de Java giroflé giroflà opérette de nègres qui se noient dans\nun torrent de roses en criant leur raaage désiraaaante aux jasmins acaciaaas\nmagnoliaaas des constellations succulentes d'ooooor\nJe prends Ses mains fretins dans l'eau Ongles doux-càlins-\nméchants coups de griffes coups d'aiguilles Je me penche sur Elle\n— Non! Non! C'est fou !\nLentement dans mes deux mains creuses heureuses voici Ses deux seins\npeureux heureux Rondeurs affectueuses et fondantes Accablante\nvolupté\nMes pouces caressent les boutons de ces roses-fruits espérés désirés\ndésirants affamés souriants puérils adorés\n— S'il bouge... je le tue...\nNos bouches se retrouvent se mèlent\n— Enfin ! Je t'avais tant cherchée, toi, ma belle rouge !\n— Enfin ! Je t'avais tant cherchée, toi, la mutine et sucrée ! Un seul un\nseul fruit parfait qui ne peut plus s'ouvrir avare de tout son miei Salives\nivres de se boire l'une l'autre entre ses lèvres qui tremblent sa petite langue\ntremble pistil affolé\n— S'il bouge... je le tue Veux-tu que je le tue chéeérie ?\nSsss Ah! Ah! Ah!\nC'est une poire mure entre deux singes sur l'Arbre de la Vie\nIl fait Lourd\nC'est la Température Universelle\n\nF. T. Marinetti."}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.15", "texte": "POESIA\n\nADIEUX\n\nI.\nSur le quai de la Main d'Or\n— Le ciel était encor rose —\nQue nous étions tristes encor!\nUn peu d'herbe rare aux pavés,\nDeux cygnes dans l'ombre douce,\nAux vieilles pierres de la mousse\nComme la tristesse qui pousse\nEntre des rèves inachevés...\n/\nTu venais de me dire\nQue tu en aimais un autre,\nEt moi, sans te blàmer de m'avoir dit la vérité\nJe croyais, j'espérais mourir.\nSur le quai de la Main d'Or\nLe ciel était rose encor\nJ'avais murmuré : \" Pardon\nSi je pleure sur mon amour\nAu lieu de sourire au tien:\nJe ne suis rien, je ne suis rien\nqu'un ètre qui t'aime bien... „\nEt tu souriais, touchée,\nEt ta belle tète penchée\nEpiait dans l'eau son destin.\nLe soir tomba, comme ton amour,\nEt ce fut la fin d'un jour:\nSur le quai de la Main d'Or\nNous reverrons-nous encore?\nII.\nMes rèves de gioire,\nUn à un comme des flambeaux\nSous mon pied je les ai éteints,\nUn à un pour te plaire,\nMa chérie qui n'as pas de cceur,\nComme on éteint les lumières\nLe premier soir d'amour.\nQuand tout a été sombre et mort\nTu as souri, ma chérie, ma sceur,\nMa chérie sans coeur,\nEt tu m'as dit:\n\" Viens contre moi dans l'ombre,\nJe t'aime mieux dans l'ombre :\nTon àme luira moins"}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.16", "texte": "POESIA\n\nQue ma chair dans la nuit/\nQue ma chair dans la nuit...\n\" Quand nous rallumerons,\nTu me verras toute bianche et nue,\nAvec ma nudité' qui porte tout son sens\nEn soi, comme un beau jour d'été,\nAvec ma nudité...\nEt toi, avec ton front fané\nPar la pensée, mon ennemie,\nL'ennemie de toute femme belle,\nTu seras le vaincu, mon chéri\nQue j'avais conquis sur elle. „\nEt maintenant nous sommes dans le noir,\nMoi fini, elle radieuse,\nElle mon soleil de minuit!\nAh! laissez-moi, laissez-moi, mes amis,\nVous voyez bien que c'est fini,\nOubliez-moi sans peine...\n11 y a encor des jeunes dans la vie\nQui n'ont pas rencontré leurs sirènes!\nIII.\nL'ombre des roses sur le mur\nAu crépuscule\nEst plus lourde que ton ombre sur\nMa vie où ton souvenir s'annule.\n11 a fallu du temps, il a fallu du temps,\nEt bien des fois ont refleuri mes roses.\nJ'étais morne ou haletant,\nJe ne pouvais penser à autre chose...\nMais enfiti, toi qui fus la rose de ma vie,\nTu ne fais plus ombre sur le mur bianc\nOù mon destin s'écrivit:\nTu n'es plus le pseudonyme troublant\nDe ma pensée affolée et de ma peine et de ma joie,\nTu n'es plus moi, tu es une autre,\nUne autre à un autre,\nQuelqu'un qui vit à part moi.\nComment le fil d'or s'est-il rompu?\nComment cela, mon Dieu, s'est-il pu,\nEt que j'en sois venu à t'oublier sans mourir\nAprès avoir tant cru que je mourrais d'un souvenir?\nL'ombre où ton image s'annule\nEst plus légère que l'ombre au crépuscule\nDe mes calmes roses sur\nLa blancheur calme de mon mur...\nIV.\nUn jour tes cheveux blonds seront blancs,\nTes pas prestes seront lents,\nTes yeux ternis, tes mains ridées:\nJe n'aimerai plus mes idées,\nJe serai usé, sans talent,\nLas, indifférent, portant\nMon coeur en moi comme une bète morte.\nNous n'aurons plus songé l'un à l'autre,\nDepuis des années et des années,\nToi la déesse et moi l'apòtre,\nEt des jeunesses seront nées\nqui diront: Place à nous autres!"}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.17", "texte": "POESIA\n\nLes vers que pour toi j'avais faits\nEt que tu n'avais pas lus,\nEt les beaux chants que tu chantais,\nNul ne s'en souciera plus...\nAlors nous nous rencontrerons\nDans notre extrème automne :\nEt nous nous reconnaitrons,\nEt tu diras de ta voix qui s'étonne,\nJadis vibrante et maintenant atone:\n\" Est-ce donc toi? Tu m'aimais bien,\nOui, vraiment, plus que tous les autres...,\nEt moi je ne répondrai rien\nPendant un long instant de doute,\nEt puis: \" Je te retrouve toute...\nJe ne t'avais jamais rien fait,\nMeme le mal que tu m'as fait... „\nAh! comme on se tendra la maini\nAh! sur notre dernier chemin\nComme on se la tendra, la main!\n\nCamille Mauclair.\n\nAPUNTE LIRICO\nDaniel de la Vega.\nQue agradable es a veces sentirse un poco enfermo\ny acariciar a solas nuestras dulces desgracias,\ny conversar con una mujer bonita y triste\nque tenga unas historias de silenciosas lagrimas...\nY no salir de casa. Y quedarse en la pieza\nviendo pasar el dia detràs de la ventana,\nante una mesa, donde hay libros y periódicos\ny flores y unas cuantas carillas empezadas.\nY asi pasar las horas y las horas\nsin proyectos ni anhelos : y saborear con ansias\nla voluptuosidad de sentirnos inutiles\nante el fragor intenso de la vida que pasa...\nPOETA CHILENO"}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.18", "texte": "POESIA\n\nStoria d'un morto\n\nLa voglio raccontare io, ia tua storia,\npallido morto che ho davanti agli occhi.\nLa voglio raccontare io perchè è triste,\ntanto triste che non mi stupirei\nse ti vedessi piangere ancora,\nora che sei morto.\nLa voglio raccontare io\nperchè in essa da una mano divina,\nfurono sparsi disordinatamente\nattimi di così intensa gioia\nche-avrebbero fatto scoppiare\nqualunque cuore d'acciaio.\nEd io amo il dolore forte che uccide,\namo la gioia inebriante che fa impazzire.\nE tu sei morto perchè hai sofferto troppo,\nsei morto pazzo perchè hai gioito troppo !\nRacconterò la tua storia\na te solo\ncon tutta l'anima mia.\nTu sei morto, ma la sentirai lo stesso.\nQuando tu nascesti\nuna stella filante cadde\nsul tetto della tua casa;\nil tronco d'un albero,\nche tu forse avresti amato,\nsi schiantò,\nperchè il vento soffiava forte;\nun fienile s'incendiò\nperchè aveva ricevuto il bacio bruciante\nd'un lampo rosso e blù.\n~ E in quella stessa notte,\nti fu soffiato nel petto\nil respiro forte del vento.\nE la stella filante\nper un attimo segnò nel cielo\nla striscia rossa della tua esistenza,\ne tu l'hai seguita.\nE le luci rosse e turchine\ndei lampi e dell'incendio\nti svegliarono dal tuo primo sonno\ne rimasero riflesse nel tuo sguardo, per sempre\nBello, vivere così, un'intera vita,\nseguendo il cammino dorato d'una stella,\ncon negli orecchi la voce cara del vento,\ncon negli occhi la prima luce della vita!\nMa tu pallido morto\nforse troppo hai seguito il tuo destino,\ntroppo hai seguito l'orma d'una stella!\nInstancabile nella vita,\nhai camminato con lei,\ndietro a lei.\nE non hai pensato che sulla terra\nnon si può sempre andare con le stelle,\nnon si può sempre\ninseguire una capricciosa stella\ncol cuore aperto a tutti i canti;\ncon gli occhi ingenui e ampi"}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.19", "texte": "POESIA\n\npieni di stupore e d'azzurro.\nTu invece, fanciullo, ti conservasti così,\ncamminando sempre\nsul soffice tappeto del cielo,\ndietro la tua stella lucente.\nMa se i tuoi occhi e il tuo cuore\nfurono sempre quelli d'un fanciullo ;\nil tuo petto, da quando nascesti,\nrinchiuse l'anima stanca e angosciata\nd'un vecchio che ha camminato troppo.\nE come la tua anima avrebbe potuto\nessere quella leggera d'un fanciullo?\nE come, se la voce\nche ti svegliò per la prima volta\nera quella del vento?\nLa voce ampia del vento\nche ha sentito tutto\nche ha visto tutto ?\nE il vento\nte le disse tutte le sue vaste parole,\nin quella notte di tempesta;\nti raccontò la storia d'ogni uomo,\nti raccontò la storia di ogni cosa.\nE come la tua anima\navrebbe potuto essere quella d'un fanciullo,\nstretta così dai segreti del vento?\nCosì tu hai vissuto,\ncon l'anima fatta di vento\nrinchiusa nel petto,\ncol cuore fatto d'azzurro\ntraboccante di sogno.\nOh, pallido figlio del vento,\ntu hai vissuto la vita del mondo!\nTu li hai conosciuti tutti\ni singhiozzi delle luci invernali,\nmorenti verso sera\nnelle ampie vuote sale degli alberghi.\nTu le hai bevute tutte,\nle musiche divine\nsgorganti dalle gole canore\ndelle strade gaie e tristi\ndelle grandi città,\nin quelle ore di nebbia\nin cui ci si incontra solo\ncon dei sorrisi e con dei chiari profumi autunnali.\nE tutti i palpiti delle strade\nhanno battuto nel tuo cuore\ne tutto il loro caldo respiro\ntu l'hai respirato!\nOh, pallido figlio del vento,\ntu li hai visti tutti\ni riflessi gialli e rossi dei tramonti,\ne tutti i giorni che sono morti\nhanno lasciato nei tuoi occhi\nun po' del loro pianto.\nTu le hai sentite tutte\nle voci lucenti dei fiori\nche sbocciano\nin terse trasparenze di profumo,\ne tutte le cascate d'argento\nhanno spruzzato nel tuo cuore\nun po' della loro gioia scintillante.\nOh, pallido figlio del vento,\ntu le hai conosciute tutte\nle angosciose attese;\ntu l'hai conosciuto\nil tormento delle bianche albe\ndisegnate sui vetri,\ndopo aver aspettato inutilmente"}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.20", "texte": "POESIA\n\ntutta una lunga notte\nniente.\nTu l'hai provato tutto\n10 spasimo di quelli che vanno.\nTu hai seguito gli uomini\nin tutti i loro lunghi viaggi\ne conosci il mistero\ndelle automobili impolverate\nvenute da chi sa dove\ne che andranno per vie sconosciute\nin chi sa quali lontani paesi.\nLa disperazione di tutte le partenze\nl'esultanza di tutti i ritorni\nhanno urlato e riso nel tuo cuore!\nOh, pallido figlio del vento,\ntu l'hai sofferto tutto\n11 dolore infinito degli alberi\nuccisi dalla bufera,\nil dolore soave dei fiumi\ndivorati dai mari,\nil dolore rabbioso delle strade\narse di sete,\nil dolore urlante delle ali\nche non posson volare.\nTu l'hai provata tutta\nla gioia dorata delle nubi\ndanzanti allegramente nel cielo.\nTu hai pianto e hai sofferto\ntutte le lagrime e tutto il dolore\ndegli uomini\nche vogliono afferrare l'impossibile!\nOh, pallido figlio del vento,\nche cosa triste essere nato come te,\ncon l'anima d'un vecchio\nche ha vissuto tutti i secoli del mondo ;\nche cosa lieta essere morto come te,\ncol cuore ostinato d'un fanciullo\nche non vuole invecchiare mai!\nPallido morto, ho finito!\nHo riso ho pianto ho gridato,\nperchè la tua storia,\nvasta quant'è vasto il mondo,\nè traboccante di passione!\nEd io la sento nelle vene;\nla rivivo!\nEd ora non so bene\nse ho raccontato solamente\nla storia d'un morto!\nNo, non temere,\nil mio racconto è già scomparso\nnelle pieghe del vento\ndi questa nervosa sera autunnale !\n\nMario Dessy."}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.21", "texte": "POESIA\n\nSYMBOLISM\nFred G. Bowles.\nI sometimes think His Name is wrought\nOn ev'ry flow'r, in gracious Thought;\nEach leaf, emblazoned with a Plea,\nShines, a sure miracle for me.\n1 sometimes think His song doth float\nFrom ev'ry thrush's golden throat,\nAnd, warm within the wind-rock'd nest\n1 see the Symbol of His breast.\nThe yellow primrose, pale and dim\nEntreats my soul to come to Him,\nAnd 1, remembering, and He\nFind Him again in bush and tree.\nHe loiters where one leaf is born,\nHe garners stars, as we the corn:\nHe speaks, and Day is born anew,\nOne perfect syllable of blue.\n1 seek Him and He is not gone,\nHe is the Staff I lean upon.\nBody of Christ how red the rose,\nInto its veins Thy blood o'er-flows;\nSpirit of man thou too shalt live,\nGiving thyself as Christ did give!"}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.22", "texte": "POESIA\nA Emilio Settimelli.\n\nLa rinuncia del Dio\n\nLucio Gherna a Paola Viviani.\n• . . . lo sapete, io non amo Y amore. Amo delie idee, dei siste-\nmi di vita. Le donne che accompagnano, che interpretano, che stanno\ncome un vessillo a rappresentare una di queste concezioni della vita,\nsono le dilette del mio spirito. Prima veniste voi, Paola, e foste l'in-\nterprete del mio primo rigoglio: la mia personalità nascente, senti-\nmentale e idealista, s'intonò alla vostra purezza. Ci accordammo\nlimpidamente, melodiosamente, come due cembali nuovi, fummo un'ar-\nmonia di giovinezza, di liricità, di passione, di fervore primaverile.\nNon vi ho dimenticata, come vedete. Voi state nella mia vita a rap-\npresentare la fase dell'esuberanza, dell'ingenua voluttà, del pan-amore.\nMa io non potevo rimanere in questa zona, dalla quale il mio\nspirito traboccava come da un cerchio troppo esiguo, e il vostro\nfascino tramontò: dovemmo separarci per sfuggire al pericolo di\nnon comprenderci più. Gli spiriti in progresso non possono fermarsi\nmai, e nemmeno rimpiangere ciò che lasciano dietro di sè: eco di\nconquiste godute, scia di solchi brillanti, spruzzio di meraviglia\nesaurita . . .\nIl mio si slanciò sfrenato verso il suo sviluppo, verso i suoi\ncieli di dominazione: cercò il più : acutizzò, esasperò la vita cerebrale,\nvolendo sfuggire continuamente ad un suo goffo centro di gravità\nfatto di tradizione, di superstizione, di buon senso, si superò frene-\nticamente ad ogni ora, ad ogni attimo, impaziente di rinnegare e di\ncontradirsi, vergognoso di fermarsi troppo in un punto dal quale\nscorgeva il successivo, più esaltato, più vicino alla perfezione, all'as-\nsoluto. E là si arrestò infine dove credette di trovare l'assoluto,\nl'insuperabile, cioè il Nulla: la negazione di tutti gli stadi attraversati;\no la Sintesi, la loro suprema intelligenza.\nDa questa sommità smascherai le fasi precedenti, le sviscerai,\nle giudicai, le dominai. Non le sostituii. La fase ultima fu il silenzio.\nSilenzio dell'umanità divinizzata, estasi dell'immobilità.\nIn quest'altezza vertiginosa lo spirito non crea più, comprende;\nnon ama più, sorride; non è più valutabile nè commovibile, non più\npoeta o filosofo o pazzo: è intellettualità pura, è il cinismo cerebrale.\nCinismo di pensiero, e poi cinismo di vita. Dall' uno si passa\nall'altro immediatamente: questo non è che l'applicazione di quello.\nSi comincia con un paradosso, e si può finire con un delitto. La\nvita attrae avidamente questi orgogliosissimi che non credono all'or-\ngoglio, questi sensuali che non hanno mai abbandoni, questi appas-\nsionati che meditano freddamente se scegliere un gesto sublime o\nun gesto abbietto. Nella vita essi sanno dominare. Vi si producono\nnel ruolo di artisti o di despoti (artisti del piacere e despoti di ani-\nme), e come costoro finiscono esausti o pugnalati. Qualcuno, sazio,\ntorna indietro, ricerca il passato e magari la retorica, le concezioni\na cui non credeva più: si riadagia comodamente in una di esse\nsenza discuterne troppo la logicità, simile ad uno stanco Cesare che\nnei tardi anni si renda ai pacifici fasti dell'agricoltura, o simile a un\nuomo troppo forte che ha bisogno di ricominciare daccapo, perchè\nl'evoluzione non l'ha esaurito. Io sono di questi ultimi.\nDopo aver salita la grande scalinata dell'individualismo, della\nlibertà, dello scetticismo, io desidero ridiscendere alla passione,\nalla fede, al lirismo, all'azione; dopo avere amato Amara Niebel, io\ntorno a chiedere l'amore di Paola Viviani; dopo la vertigine dell'al-\ntezza, la gioia blanda della discesa. Vengo a voi ancora una volta.\nScendo volontariamente: per rimanere o per risalire? No, credo che\nla cima attinta una volta non sia più concessa. Tale è la legge della\nsuprema Illusione, del Miracolo.\nNon è una promessa per voi, Paola Viviani : è una necessità."}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.23", "texte": "Vedrete. Mi avete compreso ? Questo momento del mio spirito è\nquanto di più inafferrabile e complicato si può concepire. Ve lo\ndescrivo.\nAmara Niebel.\nUna donna, un simbolo, un blocco di pensiero, del mio pensiero.\nLa sua essenza paradossale era così reale, che pareva uscita dal\nmio cervello, non già dalla vita: non poteva avere avuto radici in\nun qualsiasi seme umano. Solo la fantasia poteva averla inventata.\nElla è stata la mia eguaglianza più frenetica, la mia possessione\npiù completa. È venuta a me proprio quando io penetravo neir ul-\ntimo cerchio spirituale: ella si era formata già prima: e mi ha com-\npreso subito. Fu per me il termine di paragone, lo strumento ufficiale\nche si consulta per dirigere il proprio, imperfetto. Il suo cinismo era\nperfetto, genialissimo, cinismo da imperatrice. Tutto in lei rivelava\nl'imperio, la razza portentosa nata per trionfare o per rimanere sola.\nElla non ritorna come me, non ridiscende ai vecchi amori. Mi trovò\ncon gioia, ma mi lasciò con indifferenza quando le dissi che volevo\nrinunziare. Se non troverà mai più un suo eguale, resterà sola per\nsempre, e senza rimpianto.\nChe facevamo insieme ? Ci svelavamo. Io le dicevo tutto, fino\nin fondo, fino alle cose vili, abbiette, inconfessabili ; ma viltà e abie-\nzione non significavano più nulla per noi. Noi abitavamo il deserto,\ndi là dall'oasi umana, il deserto delle passioni e delle opinioni, e in\nquesto regnavamo sterminatamente, sapendo trasformare la sabbia in\noro e 1' arsura in ardore. Questo ardore era una gioia fatta dell'as-\nsenza di ogni gioia e di ogni sofferenza: la sua espressione era la\nrisata, ma una risata diversa da ogni altra, composita, fatta per metà\ndi intelletto. Ridevamo del sentimento, sopratutto: a noi fuorusciti\nil sentimento pareva un paradosso, enorme e ridicolo paradosso\ncreato apposta perchè noi ne ridessimo senza pietà.\nTutte le idealità, tutte le fedi, tutti gli artiflcii creati dall'imma-\nginazione, ci parvero cose degne del nostro disprezzo. Avere un culto,\nquando si può giudicare l'idolo? Ma che hanno pensato, che hanno\nsognato, che hanno conquistato finora gli uomini, per rivelarsi ancora\ncosì limitati ? Come si rassegnano ad adorare ciò che possono pren-\ndere a pedate ? Noi ci sentivamo assolutamente liberi e calmi : nes-\nsuna speranza di premio e nessun timore di castigo preoccupava la\nnostra azione: eravamo principio e fine della nostra volontà. Le\nopinioni in contrasto fra loro ci sembravano dei soldatini di stagno\ndisposti in battaglia su un tavolo di marmo davanti a noi : bastava\nsoffiar loro addosso per vederli rovesciarsi, mescolarsi, disperdersi.\nNon sono forse ridicoli gli dei d'Omero che parteggiano per i loro\nomiciattoli azzuffantesi sulle rive dell' Egeo ?\nMa quelli non sono dei I 11 dio è ateo, il dio non crede neppure\na sè stesso, non ama, non odia, non s' appassiona, non soffre : si\ndiverte. Non spera e non ricorda, non desidera e non s'adira: ride.\nIl dio è essenzialmente malizioso. O è spettatore o è burattinaio :\nnon è mai attore. Noi ridevamo, ci divertivamo. Noi avevamo per-\nduto il senso del dolore e del piacere: quasi non credevamo più\nal mal di stomaco, perchè sapevamo correggerlo. Morale, estetica,\nreligione : tavole sinottiche per uomini-fanciulli, formule di tutela che\nper noi non avevano più significato, formule morte. 11 fascino del\nbello e del brutto, del bene e del male, era debellato: tutto aveva\nla stessa importanza agli occhi nostri. Talvolta ci mistificavamo,\nfingevamo di avere un' opinione, un gusto, una simpatia parziale,\nquando questo ci serviva ad ottenere un piacere noto a noi soli, o\nper ingannare i giudizi altrui su di noi.\nL'unica guida per la nostra vita era l'ingegno: volevamo vivere\nuna vita geniale, rara, senza passione e meditata pezzo per pezzo.\nQuesto solo spiega la mescolanza dei nostri atti, morali e immorali,\nestetici o antiestetici. Preferivamo a volte un gesto morale raro e\ndifficile a un gesto immorale troppo comune. Preferivamo rimanere\nnell'estetica piuttosto che uscirne con banalità. Non so se mi com-\nprendete. La nostra vita è una serie di atti, di funzioni, di espres-\nsioni più o meno comuni a tutti, più o meno fisse e ripetute: poiché\nsi agisce quasi solo per istinto. A un dato momento corrisponde\nquasi sempre una data azione, a seconda del carattere. Il lungo uso\nrende queste azioni meccaniche, e quindi le svaluta. Per dare un\nvalore alla nostra vita, bisogna controllare i nostri gesti uno per\nuno e sostituire quelli tradizionali con gesti corrispondenti nuovi,\nimprevisti, concettosi, ma sempre opportuni. Ora la maggior parte\ndelle nostre azioni ed espressioni meccaniche obbedisce nell'appa-\nrenza alla morale o all'estetica tradizionali: solo pochissime sono\napertamente antimorali e antiestetiche. Ne avviene in conseguenza che\ntanto le une che le altre sono logore dall'uso e dalla facilità, e che\nquegli atteggiamenti immorali che presso i più hanno apparenza di\n\nPOESIA"}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.24", "texte": "POESIA\n\nparadosso e di coraggio, sono in realtà dei clichès abusati e senza\nvalore. Qualche esempio: le signorine di famiglia che preferiscono\nramore libero al matrimonio; le mondane che preferiscono gli sca-\nvezzacollo ai bravi ragazzi ; le frenesie del pubblico a teatro per i\ncriminali simpatici; l'anticattolicismo dei liberi pensatori che affermano\ndi trovare dio dovunque tranne che in chiesa; i gentiluomini che\nposano a democratici; i preti che si proclamano liberali; la passione\nbaudelairiana dell'artificioso oramai divenuta comunissima; il disprezzo\ndegli scolari verso i loro maestri: tutta retorica di terza classe,\nparadossismo accademico.\nNaturalmente noi soli eravamo in grado di apprezzare il valore\ndella nostra vita, giacché soltanto quando ci trovavamo da soli, il\nretroscena di ciò che avevamo fatto e detto in pubblico si rivelava.\nÈ necessario che io vi narri qualche episodio ? Credo di no, dopo\nquanto vi ho detto. Aggiungerò che ci amavamo tanto, che ponevamo\nogni nostro studio a soddisfare i nostri scambievoli capricci. Dico\ncapricci, giacché nella nostra zona intellettuale i desideri non esi-\nstono: avevamo solo dei capricci, minuscoli e% irragionevoli, ma che\nper essere soddisfatti richiedevano un enorme spostamento di cose\ne di persone. E quanto più minuscolo era il capriccio e più enorme\nil resultato, tanto più valore aveva il gesto che lo eseguiva, e per\nconseguenza tanta più gioia il nostro spirito.\nDivertirsi a giuocare con gli uomini, farli strumenti del nostro\npiacere, ma non accordar loro che una funzione vilissima, bestiale,\nprenderli tutti in blocco e dir loro : \" io non ho nessun rispetto,\nnessuna stima, nessuna simpatia per voi. Però potete servire a farmi\nridere un'ora. Avanti, eseguite!,,, non è forse ciò che si chiama di-\nvino? Chi non ha provato di queste ebbrezze, non sa che sia genialità.\nE così come nella vita, io sono stato nelParte: iconoclasta, pro-\nfanatore, cinico, irriverente. Sbattezzai le formule, m'inoltrai fischiando\ncol cappello sulla fronte fino agli altari, in compagnia di bagascie\nche distesi ignude ai piedi dei tabernacoli, appiccai il fuoco alle\nstole, alle pianete, ai piviali. La poesia? meccanica, artificio, gateau.\nE sono stato poeta senza credere alla poesia. La gente ha creduto\na me come ha creduto agli altri cento \" apostoli... Fra me spregiu-\ndicato, freddo, ateo, alchimistico, ed essi, illuminati, ispirati, infer-\nvorati, la gente non ha fatto distinzione. Artista io e artisti loro.\nChi aveva dunque ragione ?\nMa ecco che sopraggiunse la sazietà. Come fu ? Una sensa-\nzione. Una sottile inaspettata sensazione che mi sorprese in mezzo\na una via, lasciandomi perplesso, con gli occhi fasciati di fuggitività,\nproteso verso una recente lontananza. Che cosa era passato? Nulla:\nuna cosa di sempre, una cosa nota e pur tormentosamente nuova,\nche mi ricolpiva dopo tanto silenzio. Mille ne erano passate: la mil-\nleunesima mi si rivelò. Una guancia di donna, rosea e intatta come\nun'aurora mitologica, con sopra un fascio di capelli biondi incurvati\ncon dolcezza che non staccavano ma parevano fioriti mollemente su\nda quella vaporosità nuvolare: uno scorcio di purezza primitiva, un\nbaleno di limpidezza virginale. Ecco, e mi trovai tuffato nell'estasi,\ndi sorpresa, smarrita la critica abituale, incapace di coscienza e di\nreazione. Estasi di un ritorno sbadato, che-pur riesce ad afferrare\nogni attenzione, e arrovescia fino il fondo... Concentrazione di tutta\nuna vita volontaria in un breve cerchio di memoria involontaria,\nriafferrante come un profumo dimenticato che rigalleggia da un\npacco di lettere vecchie... Nostalgia di uno stato inferiore ma riposante,\nrinnovellato dalla lunga assenza... Blandizia di un'aurora pacificata,\nche riappare su cieli maledetti da un ghigno ribelle...\nE subito la sensazione, scivolata fino alla nostalgia, mi scoprì\nla mia verità del momento. Io ero sazio di quel silenzio infecondo\nche mi dava l'immobilità e la freddezza di un dio; io volevo tornare\nsensitivo, ingenuo, indifeso da ogni ventata di passione, volevo com-\nmuovermi come ora mi ero commosso per quella guancia rosata che\nmi riconduceva di colpo alle efflorescenze immaginose della prima\nmia giovinezza, volevo abbandonarmi, sentire senza interruzione,\nnon pensare più, delirare, delirare per tutto ciò che aveva il potere\ndi sconvolgere i miei stati psichici, concedermi senza risparmio a\ntutto ciò che sapeva esaltare i miei sensi...\nSapevo nettamente che la nuova situazione sarebbe stata infe-\nriore, nella scala intellettuale, a quella che abbandonavo; ero sicuro\ndi questo, e nonostante preferivo scendere. Oh essere ancora un\nuomo appassionato, un umile sensitivo in delirio ! Questo mi sedu-\nceva come seduce talvolta le aristocratiche dame il pittoresco di una\ntaverna plebea, dove si balla la mascìsc con uomini dal foulard\nal collo e dal ciuffo sulla fronte. Una bizzarria, un capriccio? Forse;\nma intanto c'è qualcosa di così energico, di così irresistibile, in questo\ndesiderio di ritorno a ciò che sembra istintivo e degradante, che"}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.25", "texte": "POESIA\n\nesso pare ispirato da una necessità profonda e misteriosa che sfugge\nalla nostra critica, e che non bisogna giudicare leggermente. Se io\nsono cosciente, e capisco che la discesa è una diminuzione, e ciono-\nnostante discendo, non vuol dire che la forza che mi trascina è\nsuperiore a quella che mi tratteneva nello stato più alto ?\nDifetto di organizzazione? Ma allora, perchè ho saputo salire?\nl'ho già detto in principio: si tratta di esuberanza, di ric-\nchezza nervosa. Ho bisogno di ricominciare, di risensazionarmi :\nl'energia scomposta del sensitivo ribolle e straripa fuori dalla sagoma\ngeometrica del dio; e il cammino fa to una volta sola non mi basta:\nmi occorre rifarlo. E non solo. Questo ritorno può essere anche\nuna ribellione alla ribellione, il bisogno di scrollare il peso di un\ndovere volontario, e di rifugiarmi nella divina incoerenza, eterna\nriposante stazione delio spirito. Sfuggo così alla noia di una logica\npresuntuosa che non potrà mai limitarmi, e m'inginocchio davanti\nagli altari che avevo vituperati.\nE così, ho detto addio ad Amara Niebel. Addio ad un amore\nche si esauriva, addio ad un mondo che tramontava. Ho abbando-\nnato spontaneamente la fucina dei piaceri meccanici, ia sublime illu-\nsione dell'insuperabile. Ma in quell'amore era una grandiosità che\nforse non conoscerò mai più. Era l'ebbrezza di sentirsi soli, di essere\nnoi stessi i creatori della nostra gioia: fiumi di una gioia formidabile\ndilaganti con l'eco di uno scherno gigantesco sugli ignari spiriti\ndegli uomini! Abbracciati freneticamente nella nostra solitudine stel-\nlare, se ci fossimo rivelati noi avremmo dato al mondo lo spettacolo\ndi una vertigine fantastica. L'effimera veste di Amara sarebbe allora\napparsa come il turbinio di una cometa che raccoglieva nelle sue\npieghe il sospiro dell'infinito.\nHo parlato molto, troppo di Amara Niebel. Poco di voi, Paola.\nMa ho indugiato tanto su colei che devo dimenticare, appunto per\ndare maggior valore alla vostra inebriante apparizione. Voi ritorne-\nrete a me, non è vero, mia cara Paola ? E ritornerete senza pro-\nteste, senza rimproveri, senza accusarmi d'infedeltà, non è vero?\nSiete troppo generosa perchè io debba temere questo, lo so. Ed è\ncon tutta la mia energia che mi abbandono al piacere di questo\nnuovo amore, nel quale risorge con tutti i suoi canti la mia giovi-\nnezza appassionata.\nOh gioia carezzevole di un ritorno, per una strada bianca in\ndiscesa, sotto la luna madrina, che ci incipria del suo profumo di\ntigli e di acacie! Dondolio del nostro passo calmo e fatale, che cal-\npesta le ombre con leggerezza pietosa come se fossero anime, come\nse facessero parte della vegetazione pingue e benedetta di questo\ngiugno! Abbiamo visto sorgere la luna, meravigliati come se fosse la\nprima volta; ed era così tonda e carnosa che ci è parsa una grossa\narancia appoggiata sul muro di un orto, e la sua realtà ci ha dato ii\nsenso del volume di tutta la verzura fastosa che si pigia matura nei\ncampi. Oh rigoglio del grano non ancora giallo, da cui fra poco usci-\nranno le lucciole come uno sfavillio di esuberanza! Abbiamo visto la\nluna delinearsi più in alto, legata in un piccolo cerchio verde, Ornile\nad un gioiello sottratto al petto di una Regina di Saba, e Pabbiamo\ninseguita lungo le ramaglie dei peri, dietro le quali scorreva vibrando\ne si volatilizzava in un crepitìo d'argento. Poi è scomparsa dietro\nun tetto che ci è parso petulante come un grosso tutore inflessibile,\ne l'abbiamo ritrovata anche più in alto, a inaffiare le finestre che\ndomattina dovranno schiudersi prima, quelle a levante. E l'abbiamo\ninseguita come dei voluttuosi fauni che ritrovino una vecchia cono-\nscenza dei tempi di foia. Eravamo saturi di estate, di avventura,\ndi desideri lunari, di fantasie opache, che ci sollevavano nel petto\nun'ansia di torbido eroismo. La poesia divampava attorno a noi\ncome un vento caldo del Sud, e ci dava un'ubriacatura leggera, più\ndei sensi che della testa. Le immagini!... le mie immagini che ritor-\nnano!... Io voglio entrare nei loro involucri di velluto, e creder loro\ncome se fossero nate dalla mia carne. Come non credere alle cose\nche nascendo fan quasi svenire di dolorosa dolcezza? O grigia ironia,\n10 non so più ricordarti, stanotte! Stanotte voglio gridare con impeto\n11 mio vermiglio atto di fede, e tu stessa ti inchinerai commossa, o\nsfibrata ironia !\nCredo! Credo alla passione rivelatrice, epopea dei nostri cuori\nborghesi, che scava i suoi solchi attraverso la mediocrità quotidiana,\ncome un grisou cieco e flagellante sorto dal mistero, sorto da sot-\nterra o dai cieli, dalle radici oscure o dai sedimenti millenarii, delirio\nirresistibile che ci conduce bendati alle soglie delle divine follie !\nCredo alla sensibilità occhiuta e brulicante, tessitrice instancabile dei\nnostri amori inconsapevoli con le apparenze, iride premurosa che ci\nriallaccia infinitamente all'universo, per arricchirci a nostra insaputa!\nCredo alla poesia, orgia dello spirito, fioritura misteriosa di un tronco"}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.26", "texte": "POESIA\n\nd'ombra in vasti firmamenti fiammeggianti: e talvolta tormento, fascino\ninaccessibile che ci strazia in uno sforzo affannoso — gli occhi\nerranti e pieni di lacrime — di fermare il momento volubile che\nsfugge alla nostra rapina ! Ma ora, su questo balcone tessuto di\nchiaro di luna e di corde di mandolino, innanzi a questo giardino\nd'acquaforte, io ti possiedono ti tengo, o poesia, e non mi sfuggirai.\nCredo ai mantelli satanici che indossano i salici, stanotte, appo-\nstati nell'ombra per farmi paura; credo alla nudità scultorea dei\ngattici che stiracchiano in faccia alla luna le loro svelte muscolature\ndi boxeurs debosciati ; credo all'ostinazione criminosa di quella porta\nche tutte le sere rimane aperta sul giardino, in attesa che la luna\npassando vi caschi come in un trabocchetto; credo alla malizia viperea\ndi quella corda d'altalena, che prepara nell'ombra il mio \" mal di\nmare „ di domani, quando sarò costretto a salirvi; credo all'insen-\nsibilità di quella finestra quadra che vomita sulla notte lunare voci\nlitigiose di gente affaticata e seduta attorno a un tavolo con bicchieri\nsporchi e avanzi di cena; credo alla morte di mille fili di tenerezza,\ntessuti fra la luna e il giardino, ed uccisi da un latrato improvviso;\ncredo che quei dodici tocchi di campana (mezzanotte) abbiano re-\nspinto per un momento l'Infinito con l'immagine pesante di un cam-\npanile di pietra rossa, di trecento tetti color tabacco, di tutto un\npaese gretto e goffo come un rospo assonnato; credo alla malinconia\nelegiaca dei rosai, che non vedranno l'autunno; all'umile generosità\ndel radicchio, della vitalba, dei cavoli chioccianti, che perdonano al\ngiardino i suoi perduti orgogli di rosso e di giallo; al sonno dei\nrumori, dei colori, degli scintillìi, delle chiazze, delle architetture di\nluce, che la Notte ha smontato e riposto, come una bottegaia che\nogni sera disfà la sua vetrina; credo alle lontananze insondabili che\nl'abitudine mi raffigura in una schiera di numeri allineati come un\nconvoglio e condotti da una locomotiva chiamata km.; credo alla\nbontà senza pentimento, alla tenerezza senza ipocrisia di questo\nvecchio plenilunio, che mi culla sulle sue ginocchia come un buon\nnonno victorughiano: l'aria è così piena della sua tenerezza, che\nse per caso cadessi dalla mia finestra, mille veli di misericordia si\nstenderebbero a raccogliermi ; credo all'amore eroico, poiché stanotte\nElsa canterà per me la sua romanza \" Aurette a cui sì spesso „ ;\ncredo al mio fascino di poeta, alla mia forza sovrumana,' alla bel-\nlezza per cui ho pianto, al genio che ho maledetto; credo che se\ncantassi in questa notte irrorata di felicità, ammalierei il più austero\ndegli angeli; credo che ad ogni mio sospiro una stella vacilla laggiù,\nnello sterminio; credo che se ora chiamassi per nome la Notte, essa\nverrebbe ad appoggiarsi al mio petto, a stringersi fra le mie braccia,\nad arrovesciare la gola sotto i miei denti\nE allora io giurerei che siete voi stessa la devota amante accorsa\nalla mia voce, o Paola desiderata, o Paola appassionata, e il mio\nprimo bacio del ritorno vi farebbe piangere piangere. Ma io non\nvoglio turbare con parole più elettriche che carezze il vostro passo\nche forse vacilla in lontananza, mentre vi avvicinate, mentre state\ncamminando a occhi chiusi sotto la luna, vaporando il vostro amore\ncome un respiro insostenibile, verso il mio balcone.\nVenite, venite, o mia Paola, o mia poesia, o spirito di passione,\no sensibilità ritrovata 1 Venite : io vi attendo, vibrante come un desi-\nderio, melodioso come un giardino estivo...\nVi bacerò con l'aurora?\n\nMario Carli."}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.27", "texte": "ARROTINO\nDI\nEMILIO NOTTE"}, {"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.28", "texte": "POESIA\n\nLa strada\nAmo la strada mia.\nV'è luce e canto e moto\ne febbre e poesia.\nIo passo : e son l'ignoto,\nfuor che a le belle. Stanno\ndietro le vetriate\nne' brutti dì dell'anno.\nEd, alle lor giornate,\nescon, le belle donne.\nOh, vi son molte belle\nper me fruscianti gonne!\nPoi, di sera, le stelle.\n\nMatrimonio d'una bambola\nEd io L'amava dal Suo primo dì.\nEra bella, era bionda, era una rosa\nfra i inerlettini bianchi : e la Sua madre\nera una bella e bionda e rosea sposa.\nDelle ginocchia alla mollissim'onda\nElla ninnava l'Angiola cantando\nnenie sì come una moribonda.\nEd io giocava con due scarpettine\ncandide, grandi come due confetti\nmentre una man mi carezzava il crine.\nForse m'unì con la Bambola rosa\nquel pio materno carezzar che parve\ndir la promessa: — Ella sarà tua Sposa! —\nLa bimba crebbe e disse a un altro: — Si —\n\nVoci dalle cose\nUna rosa — Ricordati di lei —\nUn filo d'erba — È fragile l'amore —\nL'onda del lago — Oscuro antro che sei —\nUna campana — Passano le ore —\nUna maciulla — È necessario il pane —\nUn pianoforte — Salva il Trovatore ! —\nLa mente — 0 fantasie, lagrime vane!\nIl cuore — 0 versi, stillicidi miei !\n11 sangue — 0 inchiostro, corriamo a fiumane !\nDalle « CONCHIGLIE D'ORO »\nPoesie per musica.\n\nLe bocche dei Poeti\nPaolo Buzzi.\nL'amor, ch'io non amava, s'allontanò stizzito\ndalla mia strana carne. Io mi sento infinito.\n- Io, se respiro a pena, bevo orizzonti e mari:\nper fin gli attimi e gli uomini or mi sembrano cari.\nE passano le donne come stelle discese:\nio non dò lor che l'anima con le pupille intese.\nSerbo le labbra mie a baci altri secreti.\nOh bacian bocche molte, strane (quali ?) i Poeti !"}, {"page_pdf": 29, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.29", "texte": "POESIA\n\nFRAGMENTS\n\n26 Février.\nCe matin, en m'éveillant, j'ai vu, dans la clarté bianche,\nderrière les vitres ciaires, se dessiner les collines rousses,\nluisantes de rosée, — mes belles collines aux souples\ncontours arrondis. J'ai entendu, comme autrefois, les mille\npetits bruits des campagnes, — la chanson toujours har-\nmonieuse de l'eau sur les cailloux, des fontaines hors de\nleur vasque de sable, du vent dans les chènes...\nIl y a des chatons aux noisetiers, des chatons clairs,\nd'un blond pale, que le vent caresse et secoue comme\nune chevelure docile. J'ai vu hier le long des sentes\nquelques pàquerettes, des pauvres choses timides et souf-\nfrantes, et sur ma table, ma tante a pose des primevères\net des violettes blanches.\nCe n'est pas encore le printemps; mais c'è l'espoir\net l'annonce de beaucoup de joie. Viendrez-vous avec\nmoi dans les prairies d'avril? C'est un enchantement:\non dirait que le solei! a coulé sur la terre — entre les\nbrins d' herbe.\nMais, ce qui est très bon ici, c'est le grand repos,\nla quiétude et la lenteur du mouvement des choses et\ndes ètres, aussi régulier, aussi délectable et insaisissable\nque le changement des saisons. Je suis restée dans le\nsoleil vers midi: les rayons tièdes me Iraversaient avec\ncette douceur trop accablante qui ressembie à de la lan-\ngueur — et qui fait presque mal... On n'entendait rien que\nles sourds tressaillements de la terre — qui sont comme\nles pulsations d'une vie amie puissante et étrangère à la\nnòtre, d'une vie attirante, mystérieuse et bienfaisante. Et\nle doux soleil pénétrait ma chair comme il pénétrait sous\nmoi la terre profonde, riche de ferments à éclore. C'était\ncomme si j'avais senti obscurément s'agiter cette vie\ninforme, impatiente d'éclater et de s'épanouir à la clarté\ndu jour, à la douceur et à la beauté de midi.\nLe soleil fondait et mèlait si étrangement toutes choses\nque je ne distinguais plus le battement de ma vie de\ncelui de cette autre vie. Et, merveilleuses au-dessus de ma\ntète, s'arrondissaient les collines, revètues de rayons com-\nme d'un fluide tissu d'or mouvant...\nAprès vèpres... — 11 fait beau et chaud — une cha-\nleur presque accablante. Des viohttes et des pàquerettes\npoussent sur les bords du chemin sauvage. De grands\npapillons aux ailes couleur de soleil volent doucement,\nplus doux que des fleurs! Leurs grandes ailes palpitent\ndans l'air bleu...\nMon pére s'est assis sur un tronc dans la vallèe.\nJe suis montée sur la pente pierreuse le long des geniè-\nvres et des chènes rabougris. Tout en haut des ajoncs"}, {"page_pdf": 30, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.30", "texte": "POESIA\n\nfleurissaient — de grands ajoncs hauts comme des arbres,\naux fleurs plus fraìches que le premier rayon du matin,\n— si tendres aux doigts et aux lèvres! plus tendres et\nplus onctueuses que la plus subtile soie...\nJe me suis couchée sur les pierres moussues, le vi-\nsage dans le soleil. Etrangement profond, le ciel brillait,\ninondé de rayons se recourbant sur toutes les choses, tiède\net bienveillant comme une voute vivante et aimante, com-\nme une aile reployée, veloutée et chaude...\nLes feuilles mortes des chènes, transparentes dans\nla lumière, pourprées et vermeilles, se mol-\nlement. On eut dit des reflets de sang généreux à travers\nun cristal luisant.\nVoudriez-vous ètre auprès de moi maintenant, dans\nles champs, sous le soleil ? Je ne sais pas si ce serait\nmieux pour vous... Je n'aime pas parler et le meilleur\nde mes sensations, vous l'avez maintenant, avec plus de\nprécision et d'abandon que je ne pourrais vous témoigner\nsi vous étiez présent...\nje ne suis pas juste. Si mon travail\nn'a servi à rien plus, il a toujours rempli les journées,\net m'a épargné le vide désespérant des longues heures\nd'oisiveté, des jours et des mois où rien n'arrive...\nA un certain moment ma passivité s'était exaspérée\nà un tei point que- je redoutais de me lever pour aller\nchercher un livre sur une table voisine, comme un effort\nau-dessus de ma volonté. Les heures passaient sans que\nje puisse taire un mouvement de corps et d'àme, et chaque\nsoir le tourbillonnement des pensées dans le vide, qu'aucun\nespoir n'éclaire jatnais, me causait une souffrance analogue\nà celle de la chair qui se tord sous le froid ou qui crie\net saigne sous l'effort indéfiniment prolongé des muscles.\nDieu merci ce temps est passé — et j'espère bien qu'\nil ne reviendra jamais.\nCes jours de soleil glissent insensiblement; les arbres\ns'allongent sur les champs ensoleillés, — et la vie passe...\nSentir couler le temps donne une langueur indéfinissable,\nune souffrance lente, enivrante et déprimante comme si\non sentait couler son sang, couler lentement et surement\npar une blessure profonde, et que !a vie fuit avec le sang,\net que rien ne peut l'arrèter,\nDans un grand silence, on se sent se détacher de\nsoi-mème ; la vie coule goutte à goutte avec les minutes\ncruelles...\nEt toute une année de vie s'est écoulée sans grande\nrichesse, sans grande utilité: une année de vaines aspi-\nrations qu'avaient précédé des années pareilles, que sui-\nvrontdes années pareilles. Une grande lassitude me prendi\nCe temps qui s'écoule, c'est toutes nos possibilitès, notre\nseul espoir sur la terre, et la destinée permet qu'indéfi-\nniment il soit gàche — perverti — enseveli dans l'ennui\nd'une forme de vie imposée — inutile et cruelle...\nIO mars.\nNous voici au crépuscule... J'ai essayé de lire à haute\nvoix. C'est une occupation à laquelle j'avais depuis long-\ntemps renoncé, comme à toute autre chose. La solitude\nest un dissolvant de tout intérèt de vivre, de tout effort\npour rendre la vie agréable...\nA quoi bon lutter quand vous ètes seul à contempler\nla morne victoire inutile ?"}, {"page_pdf": 31, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.31", "texte": "POESIA\n\nAucune des choses que j'ài faites aujourd'hui ne m'a\ndonné satisfaction. Je voudrais avoir dix-sept ans à nou-\nveau, lorsque je sortais tout juste d'une vie assez passive,\nmais cependant emplia d' occupations intellectuelles les\nplus en harmonie avec moi-mème, pleine de forces fratches\net de bonne volonté joyeuse devant cette vie inconnue,\net, comme toutes les choses qui naissent, indiciblement\nsuave, radieuse et pleine de promesses...\nElle devait se révéler lentement, jour après jour,\ncruelle et implacable; l'horizon immense et superbe devait\nse resserrer ainsi que les murs infranchissables d'une\nprison — et toute cette force généreuse et jeune qui avait\nétée lentement amassée par les autres dans mon àme au\ncours de mes années d'étude devait se briser les ailes,\net saigner et froisser ses chairs contre les murs insen-\nsibles, et se transformer en lente résignation, — la plus\ntriste des choses...\nAvez-vous vu un jeune poulain en liberté dans les\nprairies? C'est un glorieux animai plein de sève et de\nfougue. Avez-vous vu comme on le dresse jusqu'à ce que\nsa libre vigueur soit toute employée à tirer la charrue,\nle long des sillons, sous la chaleur d'un jour d'été —\net comme ses élans sont vite calmés sous le fouet de la\nnécessité ?\nN' est-ce pas lamentable ?\nP. c. c.\n\nJEANNE AURES.\nJean Karmor."}, {"page_pdf": 32, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.32", "texte": "POESIA\n\nFELICITÀ\nLe rondini allora volavano ebbre di gioia.\nLa terra offriva la grazia in doni fioriti.\nSplendeva la casa al meriggio tra gli olmi\n[azzurri.\n(Passano tra il roseto e l'alveare\ndentro un tessuto musicale d'oro\nle api, risplendendo —\ne tutta la casa risuona\naperta dinanzi all'estate.\nRiposa il giorno all'ombra delle siepi\ncome un fanciullo ricciuto\ncolmo di serenità).\nLa sera si sfornava il pane,\ne il suo odore diffuso era per l'aria\nletificata d'uccelli.\n\nARIOSO\nGiovanni Titta Rosa.\nEcco le filtrate ombre dell'estate.\nSi sognano vele al vento,\nariosi alberi oscillanti —\nmeridiane serenità.\nIl sole fuso nell'aria\nesalta la mia schietta pelle d'uomo\nGuardo la cocciniglia\nche spicca il volo\nrossosplendente.\nBacio l'aria\ncome una giovine faccia.\nHo la luce nel cavo della mano."}, {"page_pdf": 33, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.33", "texte": "POESIA\n\nPLUS HAUT\nFlorian Parmentier.\nLe génie est au fatte, et Dieu réve à l'amour...\nAprement j'ai monté jusque là, — jusqu'aux portes\nDe l'Infini. J'ai vu.\nCrasse, òte-toi du jour!\nArrière ! humanité de poux et de cloportes !\nGrelottez, les pensers, dans la nuit des esprits!\nSonges, fumèe humaine, allez mourir de honte!\nCe n'est pas vrai: jamais, déchus, vous n'avez pris\nLe ciel qui fuse en crépitant, le feu qui monte.\nVous n'avez q'un grelot sinistre dans la main;\nEt tout ce que l'on dit de vous est un bruit vain.\nAh! que l'intelligence est pauvre, près des hommes!\nEt qu'on est làche, ayant leurs livres pour soutien !\nViens avec moi. Je te dirai ce que nous sommes.\nJ'ai mon bàton. Cela suffira. Prends le tien.\nDonc, le monde est en marche, lls le disent, les fous!\nMais ils pourront brandir leurs poings vierges de fiamme,\nMais ils pourront darder leurs yeux dépourvus d'àme:\nlls sont captifs, le sol les happe par ses trous.\nHeurte-les, ils rendront un. son creux de paroles.\nLa parole est au vide humain comme un écho;\nQuand l'Eternité parie, elle répond : Zèro,\nZèro, science intégrale et fond des hyperboles.\nRis, mon frère ; ils ont dit, dans leur langage obscur,\nDans leur naif orgueil, qu'ils feraient un prodige\nDont !e seul souvenir donnerait le vertige\nAux générations de l'univers futur.\nEt, pour sortir enfin de sa décrépitude\nLe monde qui vivait d\"un paisible bonheur,\nIls ont imaginé de changer l'habitude\nEt d'exhorter au Crime en pronongant Honneur.\nC'est pourquoi le dégout m'a pris comme une fronde\nEt m'a fait tournoyer hors de l'espace humain.\nEt c'est pourquoi, harpant les rocs à pleine main,\nJe suis parti vers les sommets, — hors de l'immonde.\nTandis que des troupeaux d'imbéciles, fiers d'eux,\nSe déchiraient, ivres de sang et fous de haine,\nJ'ai pénétré dans un palais miraculeux\nD'où la sottise est chose impalpable et lointaine.\nEt j'ai compris que le destin de chaque jour\nEst tissé de notre folie et de ses trames,\nCar nul, en ce palais, n'a cure de nos drames;\nLe génie est en fète, et Dieu rève à l'amour..."}, {"page_pdf": 34, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.34", "texte": "POESIA\n\nDa \" Le mie Stagioni„ nel volume di prossima\npubblicazione I VIVI E L'OMBRA.\n\nFUOCHI D'ARTIFICIO\nMargherita G. Sarfatti.\nPer la musica di IGOR STRAWINSKY.\nCorolla fiabesca,\nsibila e rugge il fiore di fuoco.\nRimbomba e si scaglia\nall'aerea scalata.\nTonde bocche,\ndelirio di attonita gioia,\necco il razzo —\nsboccia si allarga dall'esile stelo\nin spruzzante cascata.\nTrillo lungo di lucei\nNinna nanna magata 1\nOdi i flauti in orchestra :\nla girandola crepita e brucia,\nverde rosso turchino ipnotismo.\nFa Pincanto, bel fuoco,\nfa l'incanto agli umani !\nEsser lievi, esser ilari e obliosi,\ncome bimbi alla fiera;\nper la gioia soltanto,\nniente più che la gioia,\nbimbi bimbi a cui fanno l'incanto,\nnon esser più nulla,\nsguardi attenti e splendenti soltanto,\ne sgranate pupille,\naccese a un riflesso balenìo di faville."}, {"page_pdf": 35, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.35", "texte": "POESIA\n\nPrologo del Poema Chopin\nLA NOCHE\nJuan Guzman Cruchaga.\niOj os de las mujeres que no han sido,\npupilas suaves de las que existieron\nde qué manera vaga y sigilosa\nmiràis en las estrellas de los charcos !\nVoces imperceptibles y lejanas,\namores silenciosos, confidencias\nque no pudieron ser, congojas mudas\n; Como dais vuestro aroma en el silencio !\nAires humedecidos de tragedia,\nexpresion turbulenta y angustiada\nde las almas celestes que callaron\nun deseo imposible y dominante\nj Como hacéis doloroso la belleza\nde la noche ! Los hojas oprimidas,\nen sus leves rumores de sigilo,\ndicen que por el campo misterioso\npasan desconocidos y olvidados\nlos seres invisibles....\nPOETA CHILENO"}, {"page_pdf": 36, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.36", "texte": "POESIA\n\nCOUPÉ VILLE SOIR\nLuciano Folgore.\nMotsen li berte\nCoupé Ce soir En ville\nVITRINE TOUTE ARGENT\n(décoration lumineuse de deux kilomètres d'obscurité)\nSe regarder de trottoir à trottoir de choses en verre et en\nétoffe et construction d'un tunnel d'iridéscences sous\nlequel ti otte le clieval de piaffe et marteaux coupé glissant\nsur les pneus du silence\nLa carrossene est luisante\n4 miroirs qui vont\nTout précipite dans les carrés de copal net (images formes\nsilhouettes)\net le cube en course emporte par des filets de retiets : des\nkilomètres de vitrines les ombres des passants et QUELOUES\nGLOBES ÉLECTRIQUES (petit monde de phalènes)\nMAIS DANS LA VOITURE : PERSONNE\nP eut-ètre l'existence humaine Coupé 5679 Rue des\nimages Ville des quatre saisons\nRoulement de roues Cependant parfois au siège\ntout près du cocher yeux et fanaux qui regardent"}, {"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.37", "texte": "POESIA\n\nETERNIDAD\ntQuien enterró los siglos?\nHay una cruz que crece sobre el mundo.\nSe agrandaron los montes\nbajo los ojos inmortales.\nEl corazón se apoya en una voz.\nLas alas hacen diferente el dia.\nMarcha la palabra corno unos piés pequenos.\nEl azul ha nacido de mis venas.\nUna colmena vivirà en mis hijos.\n\nRECUERDO\nTus ojos en el cielo.\nLas campanas se quiebran en el viento.\nLos gusanos no muerden las cruces.\nDetràs de los hombros\nlos pasos florecen.\nFulgura en los rincones tu recuerdo.\nLa luz despedazo mi corazón.\nLa oracion de la madre\nfué siguiendo las playas del mundo.\nLas voces suavizaron los perfiles.\n\nCREPÚSCULO\nAngel Cruchaga Santa Maria.\nYa no miro el amor.\nCaen las vestiduras de fastidio.\nLas manos se pudrieron estrujando el corazón.\nVoy a morir sobre los campanarios.\nUn rostro viene del confin del mundo.\nI Quien me llevó los ojos ?\nSobre los sollozos aroma la hierba.\nPOETA CHILENO"}, {"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.38", "texte": "POESIA\n\nFINALE\nAngelo Frattini.\nOmbre esauste piegano senza rumore sulla città:\nspente le fontane\nscolorito il cielo\nrabbrividito il sole.\nIl canto disteso che sale dalle strade in fermento\nfinisce in un singhiozzo stanco e affannato ;\nle ultime elemosine di luce sostano alle porte, aperte\ncome per l'attesa d'un questuante, prima che la\nnotte si vesta di silenzio.\nOra di batticuore sospeso, d'indugio ansioso, d'attesa\nstupita :\ndietro ogni barriera di case palpita, in veli di vento, un\nindistinto presagio d'oceano\ne da sconfinamenti di sereno piovono benedizioni azzurre\nsulle piazze barricate di pietre.\nFiltri di sonno, agonie ; afa chiusa del sangue brulicante\ndi desideri; colori spenti, liquefatti sui frontoni dei\npalazzi inginocchiati intorno alle chiese.\nIl tramonto, umiliato dalla prima stella, finisce di consu-\nmarsi nelle vetrine e bivacca oltre i sobborghi, in\nun abbaglio di finestre incendiate;\nsquame di luminescenze cangianti s'intarsiano e si dis-\nm\nsolvono all'orizzonte, come nell'oscurità improvvisa\nfatta dal premere delle dita sulle palpebre chiuse.\nSui selciati si frantuma una folla senza volto e senza\nnome: e le donne hanno negli occhi fiamme buie,\ncupe come l'ombra che stagna nelle pagòde dietro i gi-\nganteschi idoli d'oro, sagomando fantasmi mediànici."}, {"page_pdf": 39, "page_imprimee": "37", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.39", "texte": "POESIA\n\nHauts faits de notre garçonnisme intellectuel\n\nLa république du gargonnisme exagère.\nSon vice, a gagné les poètes. Ils ne sont plus\nles chevaliers du Feminin. Ils s'unissent à tous\nles butors d'Europe pour déprimer, désespérer\nla femme, pour la désàmer, pour l'annuler ga-\nIamment. — A l'heure où la représentation le-\ngislative d'un seul sexe maintient durement\nl'impérialisme de l'homme, méne ce peuple droit\nà la mort de la race — à l'heure où, pour ran-\nger la maison de l'Etat, 011 évince qui? la\nmaitresse de maison; à l'heure où l'administra-\ntion se prive pour cagnarder en paix, du zèle\nfeminin, de ce don de foncer qu'apporte toute\nfemme, ce n'est pas assez de misogynie encore,\nun poète en remet.\nVoici les faits:\nQue restait-il aux femmes écartées cynique-\nment du pouvoir en France? L'action occulte\net gracieuse des salons. C'est encore trop.\nEcoutez Georges Armand Masson (Minerve\nfrangaise, 15 sept. 1919). Voyez les salons que\nnous propose un de nos jeunes écrivains, très\ndélié cependant, pour ramener en France\nl'activité parlée. li demande, — tenez vous\nbien, — « des salons d'hommes!» Ce n'est pas\nassez d'usines à scandales que les cercies, que\nles salles de rédaction, il faut encore supprimer\nles salons, où seulement l'homme pouvait pré-\ntendre à discipliner l'entretien d'idées, à le\nrendre à la fois plastique pour la femme, et\nsolide pour l'homme, à mettre enfin l'idée en\nvie gràce aux deux sexes, href à taire acte\nd'homme essentiel, de poète.\nII admet, nous dit-il, bon prince, des salons\nmixtes, mais il redoute qa'ils ressemblent « à ces\nruches où le male honteux s'efface devant la\nteine abeiile ». Où voit-il d'abord, une femme\nqui, chez elle, ne cherche pas à mettre en va-\nleur ses amis, sa couronne d'orgueil? Si, pudi-\nbonds, ils lui refusent de s'emparer du ròle\nqu'elle leur tend, de quoi se plaignent-ils en-\nsuite, sinon de manquer d'aisance et « d'acquis i\net d'élan, ces vertus que les femmes pouvaient\nseules leur rendre?\nEt voyez comment ce jeune écrivain se guinde,\nau lieu d'aller de l'avant quant à emprunter la\nsouplesse aux femmes, rétrograde et sur le\npire passé en proférant ceci : «J'entends des sa-\nlons où la femme se bornerait à lier, à animer\nles causeurs, ròle auquel elle excelle (merci du\npeu!) où sa présence serait assez discrète (ah\nsilence, Mesdames dans les rangs!) pour\nque ne s'en exerce pas l'effet ordinaire qui est\nd'abaisser le niveau des entretiens et de muer\nla conversation en bavardage sentimental. » Pas\nun instant ce poète ne se dit que ce bavardage\nlà a suffi pour nous faire un Pétrarque, (1) un\nRousard, un Villon, un Musset, que, sans ce\n« bavardage » aujourd'hui, nous n'avons plus\nguère que des poètes en plomb ou en celluloid,\nque « ce bavardage » était peut-ètre l'essentiel,\nle sue, le miei de la vie, de la durée puisque\nseuis les poètes de l'amour ont traverse le\ntemps.\nRien ne l'avertit de l'horreur d'un salon\nd'hommes. Il ne trouve pas encore assez raide\net cassante notre société de clergymen sans\ncalte ! Il réduit la femme au róle de figurante.\nElle n'est tnème plus, pour notre elite male, le\nTémoin. Un témoin prend parti, regimbe, rue,\nconseille et risque de « couper le fil » au conteur\nde soi-mème.\nCe qu'/7s font désorrnais de la femme, au\nsalon: une simple pancarte où ils voudraient\ns'écrire; mais pancarte mobile sur deux pieds,\navec deux yeux, et le plus beaux possible. Ils\nont gardé si j'ose dire la sensibilità murale.\n11 s'opposent à ce que nous soyions plus qu'un\nmur où projeter leur image.\nFigurantes, ils nous voient, figurantes ils nous\nlaissent pour n'entendre point ce que nous\npourrions répor.dre. Et le poète abaisse un\niourd vantail de fer entre les nations masculine\net féminine. 11 ferme la raison. Il opère l'esprit\nde ses régions vitales celles par où la femme\naccointait le réel et par où le bon sens manou-\nvrier pratique menait directement la raison au\ngénie. Entendez : à la mise en action, c'est-à-\ndire au fruit, à la victoire, à la vie.\nIl force le verbe à rester dans l'intellect,\nc'est-à-dire dans l'irréalisé, il le fait braire à\nvide.\nIl le fige en l'abstrait, ou il en fait l'eunuque\nsombre qui reclame pourtant la femme baìllon-\nnée, comme spectateur di cette orgie bianche.\nLa créatrice ne sera plus que «deux yeux» pour\nvoir pérorer ces messieurs. Augures? soit, qu'on\nécoute en silence. Mais qu'ils veuillent alors,\nannoncer quelque chose, qui ne soit pas cette\nconception de harem, de sous-harem, car au\nsien, Héherazade parlait.\n« Non le verbe ne se fera plus chair », jappent\n\n(1) De quoi donc sont faits ces immortels sonnets sinon\nde petits entretiens coupés, le long de la Sorgue, avec\nLaure de Noves la dame aux onze enfants? Et de quoi\nserait donc fait Dante le divin, sans les mots immortels\nde la Vita Nuova: « Ceux qui ont vu ton sourire ne pour-\nront plus mourir mal» (à Beatrice)."}, {"page_pdf": 40, "page_imprimee": "38", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.40", "texte": "POESIA\n\nces nourissons de la misogynie francaise — Et\nleurs ainés les laissent dire ! — Où se cache\ndonc l'esprit-homme pour que jamais un mot vi-\nril, protecteur de la douceur féminine ne rap-\npelle à la pudeur de pensée ces inconscients\nDeibler de la féminité pensante?\nLa pierre du tombeau sous laquelle, femmes,\non nous couche devra donc ètre soulevée par\nnous seules? Pas un chevalier de la femine,\nmème parmi les combattants: Binet-Valmer Louis\nThomas je pense à vous — ne se lévera donc\npour dire: A quo! rejetez-vous la femme en\nlui fermant le seul domaine où elle pouvait\ndéraidir l'entretien, dégauchir la pensée, modeler\nl'amitié, tracer la sociabilité nouvelle? Elie\nn'est pas la mème qu'en 1913. Les liens plus\nrudes que jadis, et plus brefs à cause de la\nsuractivité noueront des amitiés aux délices\nplus drues, plus duremente conquises, plus\nliardies que jadis (on n'a plus le temps que de\nl'essentiel) les liens seront plus provocateurs\nd absolu, de societés plus braves, plus sto'iques.\nAge de vérité où toute foi dut se contesser\ndans le sang, ne resteras-tu faux et sinistre\nqu'envers la femme? Le parricide allait à l'é-\nchafaud couvert d'un voile noir. De quel voile\nplus sombre te couvres-tu ma France « marri-\ncide » en muselant, en étouffant tes mères, et\nleurs voix? N'es-tu pas né, poète, pour déchi-\nrer ce voile affreux, avant les autres voiles qui\nnous cachent le jour? Ne manque-t-il donc rien\nà ta propre raison? Et la juges-tu donc si pleine,\nsi cubique, que celle de la femme ne puisse\nrien y mettre?\nN est-ce pas assez, pour ta loi de gargon-\nnisme d'avoir porte la vie de la race à l'égout,\npar les prestidigitations malthusiennes que\nprècha l'esprit pur (!) Où vas-tu precipite!\" la\nla pensée du couple si tu ne frayes plus que\navec l'amante, c'est-à-dire avec celle dont tu\nas, par avance, amorti l'àme? Si tu ne cherches\npas chez l'amie étrangère à te créer par le\ndialogue dans ta réalité suprème, parcelle com-\nplètée, par elle provoquée, où peux-tu espèrer\ndevenir essentiel et te sentir poète?\nSi tu n'attends plus de la femme ta propre\nperfection secrète et singulière, de quei front\nte diras-tu civilisateur? Quelle perfection ne fut\npas androgyne?\nEt quand tu regardes du haut de ton faux-col\n«l'entretiei sentimental » oublies-tu que Carrière\nvit en le sentiment, la plus libératrice des per-\nceptions de l'ètre, la plus génératrice des pen-\nsées, la seule qui valait l'expression plastique,\net illustrai! ia lumière elle-mème? Le sentiment\nest seul à soulever l'esprit d'une seuie brassée.\nTout autre moteur ne « l'agit» que par morceaux.\nQuelle pensée prend forme avant d'ètre sentie?\nLa parler c'est la mettre au monde par la bouche\n— sans un amour, l'idée ne se fait pas pen-\nsée. — Elle reste à l'état rigureux de squelette\nen attendant la vie: l'appel d'un ètre à l'autre.\nLe génie n'est que la méditation à deux. Si, à\ntoi, héros de notre ère d'analyse, la femme aux\naffirmations véllédiques te rapporte l'air des\népoques syncrétiques, ne te relie-t-elle pas aux\nsynthèses promises en t'isolant, en te drainant,\nen t'aidant à te rassembler? La personnalité se\nprend à deux, mon maitre.\nNe perdrais-tu pas sans ton Ève, tes direc-\ntives de fond? Ne tomberais-tu pas au cul-de-\nsac de ta spécialité ? Qui tient donc pour toi\nles rènes de l'avenir, qui te les garde en main,\nquand le mot à mot des besognes quotidiennes,\nquand l'esbrouffe spéciale au travail de bureau\nte fait oublier l'esprit de la lettre, et ses fins?\nQui donc, sinon l'Accidentelle, l'Intempestive,\nla femme, dèplacée partout puisqu'on n'a su\nmarquer sa piace nulle part, te fait mieux sentir\npar ses cahots, ses tractions, les deux chainons,\ncelui d'hier et de demairi que tu étreins par le\nmilieu? Qui mieux qu'elle, te fait sentir, donc\ngarder ta place nécessaire, ta valeur cohésive?\nSans en appeler mème à ces générosités, col-\nlectives as-tu pensé, intellectuel féroce, qu'en an-\nnulant spirituellement la femme, qu'en la pliant\nà n'ètre que lien, elle la créatrice continue, —\nl'homme n'étant que le créaleur initial, — tu écour-\ntes et tu saccades la pensée. Tu la bloques, et\ntu l'indures dans le cràne de l'homme. L'esprit\nétait le soufflé. Il ne l'est plus si tu i'enfermes\nen l'homme, si tu le bornes à l'homme, si tu\nlui fermes un sexe. Il n'est plus si tu t'arc-\nboutes pour priver l'esprit d'envahir la femme.\nO Civilisation, t'a-t-on fait cet outrage? Ne\nvoir à Paris qu'un seul barbare: la femme!\nElle venait pour prendre, pour reprendre à\nla guerre, la France. Mais les poètes se sont\nlevés pour empècher la femme d'humaniser la\nrace !\nElles seules pouvaient aussi huer l'élite abs-\n• tentionniste, celle qui, du haut d'un dédain\nd'autruche, ne tente rien, ne vote mème pas\npour arracher le peuple, aux voracité de la\nplèbe. Elles seules, non blasées politiquement,\nnous rapportaient le zèle. Elles pouvaient donc\nrendre à nos élites masculines la pudeur de\nvoter, de dresser cette démocratie qui, sans\nnous, s'encrapule. Elles seules pouvaient, par\nles salons d'abord, refaire à ce pays une pudeur\ncivique, et c'est un poète qui cherche à replon-\nger cette nation d'initiatrices, de dames, à n'ètre\nque la « servante au grand coeur » espèce dis-\nparue avec ou sans grand coeur depuis déjà\ndix ans. Quelle raison aurait donc « pour ser-\nvir » la frangaise, ce hors la loi?\nSi l'amour mème, (Jésus entre Marthe et Marie)\nne choisit pas celle qui s'efforce? Elle en voit\nsi peu de raisons qu7/ n'est plus de servantes\net là, je parie au propre; mais les poètes seuls\nne voient, ne savent rien que ce que disent les\nlivres, les vieux livres, les livres marqués pour\nvieillir !\nOù donc était-il, le ròle de femmes? Vas-tu\nnous l'avouer, peuple de garnements qui crois,\nen blaguant jusqu'au crime, étouffer le mépris\nfulgurant des victimes? Laisse tes fossoyeurs,\nféminitè pensante, féminité frangaise, cluer la\nplanche du tombeau. On est aussi bien là que\nailleurs. La planche est de bon bois. Viens t'y\nasseoirs. Et de là, puisque l'infatuation virile ne\nnous laisse que des jardins de cimetières, dis\nleur, de là, de ce dernier salon qu'ils nous\nlaissent — le seul — ce que perd leur spécia-\nlité, l'esprit, à vouloir s'opérer du féminin."}, {"page_pdf": 41, "page_imprimee": "39", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.41", "texte": "POESIA\n\nRéponse de la femme : Mais cela mème, moi\nqui suis la vie, je ne le sais pas si l'homme\nn'est pas là.\nJe ne sais rien que sous un regard d'ami qui\nm'approuve. Comment osent-ils savoir sans que\nje ratifie, moi la moitié de la raison?\nCertes, là est ta force, ò généreuse, d'ètre en\ncontact avec le divin, le complet, assez pour\nn'oser pas savoir sans ètre deux, la science\nuniverselle, la science à un seul sexe, n'ayant\nsu que tuer, qu'aboutir à la guerre.\nFais pourtant l'effort surféminin de penser\nseule, toi que tous ligotent au poteau de la\nchair pour ètre surs de n'avoir à partager avec\ntoi que tout juste la volupté, ce rhume !\nPlus tard, toi qui sais avoir besoin d'eux\nmalgré l'outrecuidance male, tu les inviteras ici,\nafin qu'ils soient devant la mort, moins piteux,\nun instant par rapport à la femme la vraie\nla consciente.\nL'esprit est court, femme, faute de toi!\nPerds surtout la ligne d'horizon des passions\ncontrólées, outrepasse les usages d'aimer. Tu\nnous dois, mère de plénitude 1 -amour et\nVoutre-pensée pour que la raison ne bute plus\nsur ses bornes, pour qu'elle fleurisse, d'une\nflore éperdue qui se tourne vers toi, puissante,\ncomme les yeux s'attisent au soleil!\nSi l'homme, devant toi, se bouche les oreilles,\nc'est que le dormeur a peur d'ètre réveillé.\nS'i! fait ce bruit de blàme et de rodomontade\npour te couvrir la voix, s'il ne se laisse plus\nètre jeune et grave devant toi, s'il fait le pion,\nle vietix, le juge, s'il ne te hèle plus ! s'il ne\nte prète plus l'attention inspirée de i'amant,\nmais celle seulement du Profiteur de ta beauté,\nlui qui lampe à tes lèvres la vie et se croit\nquitte en te saturant de plaisir, c'est par\neffroi de devoir vivre enfin par l'àme, c'est\npour somnoler dans les concepts défoncés qui\ncraquent pour n'avoir pas invité la femme.\nDeux ouvriers gras à lard descendaient hier\nl'affreuse petite rue de la Félicité : «Ah non, je\nn'irai pas travailler là, dit l'un, c'est embètant,\ncomme pariout où il y'a de la femme. »\n« Voici pourquoi »: me dit le soir, le docteur\nBertillon qui emploie ensemble des hommes et\ndes femrnes à la direction da service statistique\nrnédico-chirurgical de l'armée :\n« Les hommes, dit le docteur, détestent tra-\nvailler avec des femmes parce que le travail\ndes femmes est plus conscienciux, plus appli-\nqué, plus contini!. Elle obligent par l'exemple,\nl'homme à la continuité, au mème rendement que\nla femme, ce qui agace le compagnon frivole,\nintermittent qui, sans elle, s'interrompt à tout\ninstant, pour une cigarette ou moins encore ».\nL'atarexie de ce poète qui refuse comme in-\nférieur l'entretien « sentimental », partirait elle\nde la mème paresse ou incapacité à suivre le\nseul raisonnement cohèrent, la seule idée sans\n«irous» la science enfin sans lacunes: celle du\ncoeur si parfaitement inconnue, celle qui, connue,\nc'est-à-dire explorée à deux, nous rendrait sim-\nplement le secret de la vie.\nSi le poète veut parler seu!, si, à toi, ma\nbelle Frangaise, il refuse, — mème au salon, —\nla parole, serait-ce qu'il retarde l'instant ou\nl'amour aura parfait la raison, aéré le bon sens\net ouvert les fenétres? en couplant enfin la\nméditation pour qu'elle soit la méditation pure\n(tout penseur solitaire est impur) ce qui invali-\nderà pour toujours le fruit de la pensée unise-\nxitelle et ne lui laissera qu'un attrait histo-\nrique?\nQue les bouchers, que les potards ne soient\npas prèts à cette révolution blonde, à l'invasion\ndu jour dans nos mòthodes de penser, je m'y\nattends. Mais que ce soit un poète qui la re-\ntarde, tant d'horrettr méritait d'arrèter la pensée.\nEt j'en appella à toi, Italie des amants.\nEt n'allez pas croire, votis hommes nouveaux,\nmes amis, que je m'abuse en comptant sur mes\nsoeurs, ou que ] espère à vide, j'ai vu. J'ai des\nmodèles. J'ai vu des femmes au regard si fon-\ndamenta! qu'il rebàtissait en moi l'àme vacil-\nlante. J'ai vu souffrir Dieu dans quelques regards\nde femme. Je l'y ai vu sévir. Je l'y ai vu vaincu\nsans espérance. J'ai me suis juré d'exlìumer Dieu\nenterré dans la femme.\nj'ai vu l'homme, en la paix, figé\"dans l'intel-\nlect. Si je dis : en la paix, c'est qu'à la guerre,\nil lui fallut bien mèler l'abstrait au pratiquei\nqu'il lui fallut bien agir l'abstrait II lui fallut\nétre à la fois ingénieur, constructeur et ma-\nnoeuvre, architecte et magon, c'est-à-dire homme\net femme, prètre de l'ame et médicin du corps.\nje n'ai pas vu, dans les phases de paix, en\nl'homme comme en la femme, l'ardeur de raf-\nfermir la vie profonde ; je ne pas vu en\nl'homme comme en toi, femme, le sens consti-\ntutif des ànies. Exerce-le, ne doute plus de toi,\nose-toi, reprends la France sous ton aile et le\nmonde cesserà de vieillir.\nJ'ai vu des femmes en qui tout était dieu. Je\nn'ai vu qu'elles vouloir créer à froid par luxe,\net non comme fait l'homme pour le seul petit\nventre de la vie.\n11 est venu le temps où l'esprit a forcé la\nBète (11 nov. 1918). Vous vous y étiez mis\ntous deux Elle e Toi. Allez-vous desserrer vos\nmains pour continuer?\nIl s'agit de civiliser l'amour par les cilices\nde la' beauté, par les disciplines de l'Art. Il\ns'agit, femmes, de civiliser l'amour afin qu'il\ncesse de comporter la guerre, entre Frangais\nd'abord.\nFemme ici c'est ton tour car l'homme ne peut\nrien pour soigner la société malade. 11 y faut\ndes doigts de soie et de velours. La vie attend\nque les femmes s'en mélent.\nExaminons le jugement dernier des grands\nhommes sur elles:\n* Je dois tout aux femmes, dit Rodin. Je ne\nsuis pas pour l'homme intellectuellement : Il me\nressasse des vérités de collège.\n« Sur le port où j'attendais, dit-il, jamais il\nn'est passé de navires.\n« Mais il y a eu la femme ».\nOui Rodin et la femme ne vous décevra pas.\nElle nous fera de l'amour, non plus ce hoquet\nd'inconscience, mais ce qu'il est: la méditation\nde la force, la mystique de la puissance.\nA Clémenceau, maintenant. Je le laisse parler:\nc Quand le dégoùt me submergeait, quand je"}, {"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.42", "texte": "POESIA\n\nn'en pouvais plus, qui a su me dire le mot qui\nmet debout, qui rertd la force de paftir, de\nrebondir? Qui a su me dire le seul mot qui\npouvait me redresser? Une femme ».\nRenan: «Jugeons la valeur morale d'un homme\naux égards q'il a pour sa mère, pour sa femme ».\nJe jugerai, quant à moi, par ces sa\nvaleur observatrice, donc sa vaillance intellec-\ntuelle. Après Shakespeare, Molière, Ibsen, et\nBernard Shaw dans Candida, l'art dramatique\nne s'est pas fait l'honneur de noter un caractère\nde femme; on la traite génésiquement. On dit:\n« c'est bien femme », mais l'individu-femme\nn'interesse personne. Aussi sommes nous avec\nGoethe qui se plaignait de ne pouvoir jamais\ndire de nos poètes : « c'est bien homme ». Il n'y\naura pas d'hommes à l'horizon des lettres tant\nqu'un poète n'aura pas levé la croisade pour\nla femme. Et quelle matière perdue pour le\npoète, le dramaturge, par cette ignorance inté-\ngrale de la psychologie féminine, si j'en crois\nRosso, le maitre de Rodin qui dit: « seules les\nfemmes sont toutes originales », et j'ajouterai\nmème : toutes exceptionnelles, ayant du se fa-\nun monde pour elles, la collectivité les\nexcluant de tout.\nJean Dolent : « Ah donnez-nous d'autres\nhommes, et non d'autres femmes ».\nEt cependant, et cependant je suis ici, fémi-\nnité frangaise, pour te défendre de désespèrer\nde l'homme quant à toi. — « Mais qui croire,\ndis-tu, tous font le plaisantin?» — Ce qui te\nfont de beaux yeux, ceux qui croient. Crois en\nl'homme à tous risques pour rester conquérante.\nEt puis compatis à sa beauté bafouée. Crois-tu\ndonc que ces beaux intellectuels s'endurent?\nSi l'unisexualité de l'art assurait à l'homme-\nécrivain sa jusle place, il ne serait pas si\nféroce pour la femme !\nEt ne te lasse pas, ma sceur, de condescendre\nà rester maternelle à tous ces garnements. Sont-\nils plus triomphants pour t'avoir rayée de tout?\nEcoute : J'ai vu vaincre Dieu dans quelques\nregards d'hommes si je n'ai jamais vu le dieu\nvaincre en la femme : Le triomphe ne vient\nqu'aux petites sauteuses.\nMais aussi coir.bien j'ai vu le dieu blessé,\nfouaillé, terrassé chez nos hommes... et par\nleurs camarades... que j'ai vu l'homme « rata-\ntiné, recroquevillé » (1) par l'homme. Que je l'ai\nvu glacé, et fauché net en sa valeur vitale, que\nj'ai vu rompre son bel élan de pur-sang sous le\nfouet rageur de « l'esprit par » trois fois impur\nde son collègite, souillé d'impuissance, de fiel\net de dépit !\nOui, tout comme pour toi, ó ma sceur de\ndéfaites, on a roué de déception ton frère.\nEt r ai vu monter des naufrages du désir ce\ncri de l'homme vers la femme: ò mon esprit,\npourquoi m'as tu abandonné ?\nRéinvestis l'homme, femme, esprit de la force.\nEt ne fais plus l'enfant, ose faire la femme,\ncesse de pouponner, cesse de bétifier pour\namuser l'amour, réinvestis gravement l'homme\net le monde cesserà de finir.\nL'asexualisme de l'esprit n'assure pas hélas\nson élan, ni son étendue.\nEt puis, mes frères en lettre, il y a ce rieti\ndans la raison, ce rient qui est la vie, que vous\nn'assurez pas.\nSongez que sans la voix des mères, sans une\npolitique de la femme vous menez la race à la\nmer. Songez que si la loi persiste à juguler le\ndestin de la femme, si vous ne parachevez pas\nla loi, si vous ne nous donnez pas la loi bise-\nxuée, la lei du couple, la France reste en état\nde sous-législation.\nSongez que si vous n'y parez pas au plus\ntòt, si vous ne chargez pas les Conscientes,\n— en leur offrant le pouvoir, — de dresser en\nhàte les Inconscientes, la République de la mi-\nsogynie se donnera le coup de pied de l'àne.\nEt puis crois, poète, en la femme. Par quelle\naberration ne vois tu pas en elle, en la femme\nde bien, le grand espoir social? Ce que femme\nveut, Dieu l'espère car l'homme le peut. Ce\nque femme veut, Dieu le donne, pourvu que\nl'homme n'y fasse pas faux bond.\nTu n'entends pas ma folle France quand je\nte parie d'ici. Puisse ma voix te gifler jusq'au\ncoeur en te revenant d'Italie et par Toutrage te\nrendre, devant la femme, le grave accent de ton\njeune génie qui te remettra de niveau avec ta\ngioire.\n\n(1) Maurice Goudetret: Tìssu de l'heure présente.\n\nAurel."}, {"page_pdf": 43, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.43", "texte": "POESIA\n\nPOESIA ITALIANA\n\nFirmamento è il titolo della raccolta di com-\nponimenti lirici che nelle edizioni di « Poesia »\nArmando Mazza ha testé pubblicato.\nArmando Mazza è uno dei più nativi poeti\ndella nuova Italia. Viene, come i migliori, daile\nsupreme saturazioni del classicismo.\nFu un declamatore superbo di versi dei Grandi.\nPortò nella voce sonora e ricca di sfumature\ntutto il fuoco passionale della sua anima di si-\nciliano. Fra i primissimi, sentì la necessità di\nrompere gl'incantesimi della tradizione. Volle\nsopratutto orchestrare e ventilare le sue emo-\nzioni liriche.\nFu di quelli che arrivarono al paroliberismo\nnon per comodità esteriori, meno che meno per\nirreggimentamento modale. Cercò alle nuove for-\nmule maggior franchezza di respiro, maggior\nrisorsa di luce, maggior possibilità sensibilistica.\nFu, sopratutto, un frenetico di chiarezza. Nes-\nsuna involuzione, nessuna oscurità, nessun con-\ntorcimento nelle sue liriche. Un disegno piano,\ndella sottigliezza e della profondità: molto istinto\nmusicale: un polso cordialissimo: una inspira-\nzione sempre calda e sempre sicura. E la pos-\nsibilità costante, malgrado la spezzatura dei fili\nnon solamente tipografica, di dare un bellissimo\nfiato canoro alle pagine: cosicché Firmamento\nè opera tutta da declamarsi e da gustarsi, al-\nl'ascolto, come una sinfonia verbale.\nArmando Mazza è un imaginifico, come D'An-\nnunzio e come Govoni.\nLasciamo a parte il primo. Le sue imagini\nson sempre quelle che furono : sia pure, oggi,\nnon tutte resistenti al vaglio d'una considera-\nzione retrospettiva, hanno, (in anni di stringata\nlimitazione sensitiva che il neo-classicismo ora-\nziano di Carducci aveva, volere o no, imposto\nai poeti minori del tempo), avuto il significato di\nfinestre violentemente spalancate sull'uragano.\nGovoni solo, però, ha veramente fatto delle\nscoperte in questo tema. D'Annunzio derivò\nmolto dai panorami della Poesia e della sensi-\nbilità forastiera. Govoni fu il palombaro della\nsua anima esclusiva. E trovò perle a migliaia.\nNon tutte, però, le meraviglie imaginifiche del\nPoeta ferrarese oggi persuadono. V'è in lui quel\nsenso d'infantilismo che, a lungo andare, stucca.\nNon si può sempre rendere il mondo vecchio e\nnuovo con processi d'imbambolamento sensi-\ntivo. E la strampalatura di certe rapportazioni\nmetaforiche non è sempre in diretto rapporto\ncol buon gusto.\nAnche lì abbiamo, forse oltrepassato il tra-\nguardo. È l'ora di un concentramento in sede di\nrevisione. Abbiamo affinati i nostri poteri di ri-\ncerca. 11 nuovissimo non ci spaventa ma non\nc'interessa forse più. C'è bisogno di maggior\ncalcolazione, di più marcato equilibrio estetico,\ndi concisione, di sintesi, di forza : uguale a sin-\ncerità.\nArmando Mazza, procede nel ritrovato delle\nimagini, con criteri quasi scentifici che ci inte-\nressano e ci persuadono.\nAnche Luciano Folgore ha seguito, in propo-\nsito, una strada matematica sua. Ma nel Mazza\nsi avverte assai poco il gelo della formula così\ncaratteristica nell' imaginare lirico del Poeta\nromano. 11 palermitano è più veemente; più\ncolorito, più saporoso. Ma la sua risultante este-\ntica, appetitosissima, pel suo stesso rilievo quasi\ndirei carnale, è tutta un derivato di precipita-\nzioni chimiche che fanno, dell'immagine, un or-\nganismo sanguigno a prova di bomba contro\ntutti i controlli d'ordine anatomico.\nLeggete questo Specchio :\nrettangolo d'acqua ruscellato dalla luna\nfrizzare\ndi vento leggero saturo d'assenzio marino\nlucciolìo di vetrerie\nlastra gelatinosa sbrecciata ad un angolo\n[a schegge\na gradi paratie stagne color di porfido\nadergo il volto è roscido di stille di luce\nnello specchio v'è un clamore di luce\nVedete subito: 1) una limitazione geometrica\nnelle volute fra spazio, linea, colore e suono;\n2) una verbalizzazione esatta e pure sommaria\ndei processi sensibilistici; 3) degli spaccati fra\nil particolare e l'universale che sono delle vere\ne proprie sezioni d'infinito e concludono l'es-\nsenza psico-fisica del lirismo. Questo è uno degli\naspetti della poesia d'Armando Mazza.\nAltro importante è l'umanesimo. Più che in\nquesto volume, di tono astrale, in alcuni epicedi\nrecentemente pubblicati, il Poeta di Palermo\nha affermato il suo largo brivido umano. Ab-\nbiamo bisogno di ciò. La poesia moderna può\nmeccanizzarsi a patto di ricordare che la mac-\nchina si muove in quanto l'uomo dà vita, sia\npure colla semplice pressione d'un bottone, alla"}, {"page_pdf": 44, "page_imprimee": "42", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.44", "texte": "POESIA\n\ncentrale. In 7ransatlantico, Armando Mazza sa\ndarci il fluido elettrico ed umano della vita.\nCherbourg addio\nsei giorni di navigazione\nquesta liquidità d'aria m'affoga\nil traguardo dell'orizzonte mai raggiunto\nl'indaco fluido del cielo intriso nell'acqua\nl'antenna marconica gemmata di rugiada\ndesideri polarizzati Parigi-New York\ncloralio d'incredulità\noh la tua conchiglia incandescente attizza-\ntoio di\nfiaccole carnali che fragra di mare\nje t'aime\ncorrosività di sorriso\nfilacce di fumo danzanti\nil fumo si fonde nell'aria come l'anice nel-\n[l'acqua\nsi soffoca apri le vetrate\nrespiri anelanti\nguaiolare\nmucillagine di saliva nelle bocche divorate\nla mia lingua liquefatta di piacere come un\n[fondant\nnel tepore della tua bocca\nall'alba dai filtri delle persiane coltellate\n[di sole\nnotomizzano la tua nudità\nil candelabro agonizza fumoso.\nE in Occhi e in Chi è con quella squisita\numanizzazione d'Azurrea la donna della paura\ne del desiderio, i processi vibranti dell'emozione\nsono resi con un senso perfetto della psicologia\ne della natura insieme.\nVi sono, nel libro, delle curiosità tipografiche.\nNon arrischiatissime: Cesare Cavanna, re dei\ntipografi... senza fili, ha compiuto ben altri mi-\nracoli col suo entusiasmo di poeta dei caratteri.\nMa Galleria Vittorio Emanuele è un capola-\nvoro di chiarezza e di linearità descrittiva.\nMa il medaglione di Marinetti è una triango-\nlazione di elementi tipici, giusta come un teo-\nrema dalle formule integralì.Ma Dirigibile + cielo\ne Fuochi pirotecnici portano al grafico lirico\nquell'esattezza e quel pittoresco insieme dei\nritmi che lo Strawinsky ha portato nella sua\nmusica e il Cangiullo ne' suoi Alfabeti a sor-\npresa pieni di malie piedigrottesche.\nLibro oltremodo interessante, insomma, sobrio,\nveemente e pure contenuto, qua e là financo\nrigido d'una sua indefinibile impostazione clas-\nsica. Senza dubbio, il paroliberismo che ha la\nsua immensa significazione nell'età dell'avia-\nzione e del marconigramma, è, su questo bi-\nnario, in marcia verso le mete definitive d'e-\nspressione e di rivelazione.\nMazza non è un timido, nè un opportunista.\nQueste tormentosità gli sono venute dall'anima\nprofondamente concentrata nell'esame del mi-\nstero estetico contemporaneo. E come dall'anima\ngli son venute, alla carta le ha consegnate e\nalla lynotipe le ha trasmesse. I critici usuali ci\nricameranno su delle sghignazzate, delle dedu-\nzioni incompetentissime e, nel migliore dei casi\nun bel silenzio. Ma una rivista di pura Poesia\nqual'è questa, deve segnalare lo sforzo titanico\ndi questo artista ultramoderno che ha voluto\ncercare se stesso e la sua epoca nel brivido\ngrafico più elettricamente evocatore.\n*\n* *\nAntonio Fogazzaro, come in un magnifico\nstudio, ce l'ha rievocato Tommaso Gallarati\nScotti, l'elettissimo patrizio lombardo cui fu caro\nqual figlio, appartiene in pieno alla Poesia. Si\ntrovano poche biografie (e certo bisogna risalire\nai più classici esempi di Francia) che come\nquesta del Gallarati Scotti, procedano, sul filo\ndella rievocazione cronologica, a base di pro-\ncessi lirici, d'una profondità e d'una bellezza\nsingolari. L'autore vede il suo soggetto attra-\nverso stati di paesaggio e d'animo d'una deli-\ncatezza squisita.\nSi può pensare quello che si vuole del Fo-\ngazzaro. Poesia, nella sua prima edizione ma-\nrinettiana, anni sono, traendo occasione dalla\npubblicazione di tutta la lira del Vicentino, ne\nstroncò forse un po' sommariamente, la linea\nestetica. Certo, Miranda, Valsolda ed altre li-\nriche non si possono oggi rileggere senza un\nsenso di sconcertamento. Quell'uomo osava scri-\nvere in versi così, quando Carducci tonava\ncome un Nume e D'Annunzio e Pascoli prepa-\nravano le loro malie d'oro sonante ?\nMa, qualche volta, i Poeti sono tali anche\nse non riescono a darci la vera Poesia. Il Fo-\ngazzaro ebbe anima, sovratutto, di Poeta. Quel\nsuo ondeggiare fra il particolare e l'universale,\nfra la materia e lo spirito, fra la terra ed il\ncielo, fra la dannazione e la beatificazione, ce\nlo addita come uno dei soggetti lirici più inte-\nressanti dell'ultima fine del secolo scorso.\nBen, dunque, ha fatto il Gallarati Scotti a\nscrivere questo che, in fondo, è il Poema d'una\nvita di Poeta. E le pagine ch'egli dedica a im-\npostare la figura del Vicentino, fra quella di\nCarducci, di D'Annunzio e di Pascoli, sono es-\nsenziali per la storia dell'arte italiana.\nLa linea veramente sovrana di questo Pen-\nsiero idealistico rivelatoci in pagine tutte prese,\na chi ben l'avverta, d'un loro tormento musicale,\nmeritava l'onore d'una così alta e sonora rie-\nvocazione.\nTommaso Gallarati Scotti è poeta. Noi lo sap-\npiamo. Non ci è uscito dalla memoria il ricordo\ndi certe letture di versi suoi ch'egli faceva, anni\nsono, nel salotto di Donna Adele Guaita Marocco.\nErano versi squisitamente animistici, d'una pu-\nrezza alabastrina. Questa Vita di Fogazzaro ha\ndelle vibrazioni liriche d'una suggestività deli-\nziosa. Perciò è un libro che si legge con intenso\npiacere: etico ed estetico. Vi si agitano dei\nmondi interiori: natura, amore, politica, filoso-\nfia, trascendentalismo, passano rappresentati nei\nfantasmi del Romanzo e lasciano impronte di\nvita, accendono fulgori di sogno lungo le pa-\ngine sincere del rievocatore che procede, nel\nsuo metodo di rivelazione, con un'esegesi deli-\ncata e insieme profonda, valendosi d'uno stile\npersonalissimo, fatto di tutte le essenze co-\nscienziose e insieme snodato alle andature\npiù brillanti, alle forme più aristocraticamente\nintellettuali."}, {"page_pdf": 45, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.45", "texte": "POESIA\n\nUn altro libro interessante, uscito in un'atmo-\nsfera idealistica, è Paul Claudel e i suoi drammi\ndi Francesco Casnati,\nCom'è noto, siamo in un terna in Italia poco\nconsueto. D'Annunzio, col Martirio di San Se-\nbastiano ha fatto la sua affermazione mistica\npiù o meno, dagli ortodossi, assolta. Il Manzoni\nfu Poeta religioso e i suoi drammi vibrano di\nquella fiamma sacra. Ma, insomma, da noi la\ntradizione melica di San Francesco e di San Bo-\nnaventura non ha avuto soverchi allacciamenti\ncolle menti moderne.\n10 stesso, colla mia tragedia Schaoul (San\nPaolo), che vedrete un giorno, ho fatto più del\ndiabolismo psico-fisiologico che non della pro-\npria poesia religiosa. E si capisce.\n11 Claudel è senza dubbio, un Duce di anime\npure.\nIn Italia, caro Casnati, non fu però D'Annunzio\nche lo fece conoscere; ma F. T. Marinetti, nella\nsua prima meravigliosa edizione di « Poesia ».\nDi Claudel, io, ho un ricordo personale grade-\nvolissimo.\nLo sentii in una conferenza assai profonda\nsu materia poetica e conversai al Lyceum di\nMilano, durante un ricevimento dato in suo\nonore, parlando dell'evoluzione della Poesia.\nAmmirai l'equilibrio della mente, la serenità del\ngiudizio, l'ampiezza degli orizzonti. Parlare con\nun futurista gli fu cosa interessante. E si mostrò\nconoscitore dell'evoluzione letteraria italiana.\nNon parlammo di ideologie. Ma nell'occhio se-\nreno gli si leggevano i Paradisi preferiti.\nIn questo libro del Casnati, molto chiaramente\nordito e nobilmente scritto, la figura del dram-\nmaturgo d'eccezione esce, dice benissimo l'El-\nlero, interamente espressa.\nUn costruttore logico di favole simboliche che\nsacrifica la verità artistica a una verità d'altro\ngenere, religiosa o sociale e, nel medesimo tempo\nun forte artista che avvolge quella sua costruzione\nlogica d'un nembo di poesia fino a obliare talora\nil suo simbolo teologico per vivere un momento\ndi commossa realtà: uno spirito sinceramente re-\nligioso che sente dal profondo la presenza di\nDio e studia il mondo e la vita alla luce del\nCristianesimo cattolico, e pur un'anima fremente\ndi acuta sensibilità, che non si accorge di con-\ntaminare un pensiero religioso con un'immagine\nsensuale: un dipintore di ciò che ha di più ani-\nmale la vita moderna esasperato dalla conce-\nzione del tipo sostituito all'individuo reale, ed\nun elevatore di anime verso la purezza di un\nmondo trascendente: ecco quale ci appare il\nClaudel dallo studio del Casnati. Noi sentiamo\npalpitare per queste pagine quell'artista com-\nplesso che sembra poggiare sulla terra e na-\nscondere il suo vertice in cielo, ce lo vediamo\npresente con la falsità de' suoi artifici e con la\nsincerità della sua poesia, mistura di elementi\ndiscordanti che cerca e forse non ha trovato\nancora la vena del suo più limpido canto. E\nquesta è la sua vera figura artistica.\nRicordate la nomenclatura di quei drammi\nsingolari?\nlète d'or, colla sua aspirazione a raggiungere\nil traguardo dell'Everest azzurro, a costo della\nMorte : la Ville, così piena di senso politico\nsociale e di brivido d'avvenire: la Jeune fille\nViolarne delicata espressione d'un Mistero psi-\nchico e tragico cui solo Dio comprende e com-\npensa : VEchange trasfusa fra la sete dello spa-\nzio o dell'impossibile; e le Repos du septième\njour, le Partage de Midi, l'Otage, VAnnonce faite\nà Marie e le Pain sur: saggi d'una squisita\npoesia essenziale e d'una intensa modernità\nestética, stanno a deporre per la grandezza di\nquesto ingegno che mira alle vette più alte e\nnon si acquieta che quando ha dato\" al suo\ncanto l'ala della preghiera.\n*\n% *\nAmante di Sicilia pubblica un volumetto di-\nversi intitolato \" Poesie Aniante è un ingegno\nnobilissimo. La sua lirica è semplice, pura, prò\nfonda. Vi è una luminosità, una melodiosità tutta\nmediterranea. Non dico che il tipo strofale e il\ngiuoco canoro siano d'assoluta novità. Da tempo\nsi sono venuti affermando, in Italia, accanto ai\ncultori del verso libero, dei Poeti che, con una\nbella sincerità del porgere, accennano, in strofe\ndalla metrica abbandonata a tutti i languori, dei\nmotivi originalitrovando, a mezzo ancora delle\nrime, delle riserve di sensibilità e d'.effetti mu-\nsicali. Papini, Moscardelli, Titta Rosa, Ungaretti,\nJahier hanno indovinato molte saggi del genere.\nAniante vi aggiunge una sua forza sdegnosa\ne un potere sintetico che è come la marca di\ncontrassegno del suo canto. Il quale, intendia-\nmoci bene, non ha scoperto nessuna Esperia.\nQua e là si compiace anche di quelle indefini-\nhilità logiche che nè persuadono nè sono nuove.\nNegli alberi son cadute le stelle,\nla grotta dei castighi è accesa ;\nanche ora con la sera discesa\nsvolazzano le rondinelle,\nperchè le signore severe\nnon sono ancora tornate\na farsi ridar dalle fate\nle piccole primavere?\nCarino, come andatura. Ma guai se la poesia\nitaliana dovesse continuare per questi viottoli!\nAssai migliori Nuvole di mare :.\nNuvole di mare erranti\nverso la serena campagna\nper non baciare i naviganti\ndormireste sulla montagna?\nE, come fusione d'impasti psico-oggettivi, que-\nsto Autunno :\nO diciannovesimo autunno\nandato senza salutare,\nse ti vedrò ritornare\ncalpesterò come un bimbo\nle foglie della tua corona\nche giocano sullo stradale\nin compagnia degli uccelli\nancora inesperti a volare.\nAniante dev'essere assai giovane e potrà\nmeglio trovare se stesso nel canto futuro."}, {"page_pdf": 46, "page_imprimee": "44", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.46", "texte": "POESIA\n\nUn altro Siciliano, Ignazio Drago, pubblica\nVInvolucro raccolta di liriche, talune in prosa,\ntalaltre in versi.\nPoco significanti. Mi sembrano di troppo co-\nmoda impostatura. La poesia, cosi, si riduce\nad una sinecura bella e buona. Certo un tra-\nmonto si può descrivere in mille modi ancora,\ndopo i cento miliardi, per lo meno, di volte\ndacché fu descritto.\nIl tramonto\naccende le tede insanguinate\npei funerali del sole.\nAll'orizzonte\nassiste una balzana di nuvole.\nDiciamo\ntutti e due\nuna preghiera soave.\nNon vi sembra troppo alla mano ? D'ora\ninnanzi si potrà dipingere il Giudizio Univer-\nsale anche col sugo delle more. E sia pure. E\nl'amore vi sembra o no un soggetto abusato\nnella lirica? L'ultima espressione, il traguardo\nastrale raggiunto sembrava essere il Tristano\ndi Wagner. Ma no: così si può cantare ancora\nl'Amore (mettiamoci VA maiuscolo!)\nNel vespero che si discioglie in un odor\ndi mammole e di gigli, tu mi sventagli una\ndolce poesia di zingara, che mi piace ;\ned io m'abbevero il cuore muschiato di\nsperanza.\nDopo, ti rido negli occhi con due la-\ncrime che tu non vedi.\nTomo a ripetere: liberazione! semplicità!\nmelodia ! Fin che volete. Ma non mai confidenza\neccessiva col gusto, elusione di substrati sen-\nsitivi, faciloneria e buon andazzo a margine di\nmuro e di marciapiede. Abisso, piuttosto, o,\nper lo meno, ciglio anche difeso da sbarra,\ngiovinettini miei !\n*\n* *\nBen maggior estro e cuore e arte trovansi\nnella Biojga (la canzone del bifolco romagnolo)\ndi Aldo Spallicci. Sono dodici sonetti in ver-\nnacolo di Romagna, piantati là con bella forza,\npieni di musica e di colore. È una bambina,\nAda, che li inspira. E l'inspirazione li pervade\ndal primo all'ultimo. Quanta spontaneità di sen-\ntimento e che melodia sejvaggia in quelle pa-\nrole eteroclite, ricche di consonanti, profumate\ndi terra e d'umanità! Vi sono delle delicatezze\nsquisite, delle sfumature estetiche che sembrano\nincompatibili con un dialetto. Ma, sopratutto,\nvi è il ritmo cordiale, il sapore di vita, la liri-\nca necessità. In mezzo all'orpello della Poesia\ndi lingua, dove, ormai, non sapresti dire se più\nprevalga la posa formale e la paranoia conte-\nnuta, questo ritorno alle fonti etniche, al buon\ncanzoniere nostrano, ci dà un grande conforto\ne ci persuade che la Poesia in Italia è, come\nla Musica, molto vicina alla zolla, conclusa nel\ncuore del Popolo. V' è un sonetto, intitolato I\ndintin che vogliamo citare, con la traduzione,\nperchè darà un' idea dell' originalità e della\ngrazia di questa lirica paesana :\nCum' èia i vost bilìn in conta piò ?\nÈco iqué e vost paiàzz che bat i piét\nChe pè ch'uv degga: \" andegna, ridi sò ! „\nGuardè. basta caichèi un pò int e pét.\nMo a jo capì, un n' è e vost dè, no, no\nlncu i bilin e pè ch'iv fèza dspèt.\nMo basta ch'an pianziva, saviv mo\nCh'a sì un pò nuiusina, andev a lèt.\nE la sbavàcia adéss int e litin\nCh'l'è drì a dè 'd rnòrs int'na rudèla d'oss\nChe pè ch'la voia mastighè da gross.\nE int la zinzeia ch'la ja un pò sbianchè\nSoto un vel 'd rosa cme 'd mela garnè\nBiench scanadé, i sgossa i prem dintin.\nI dentini. — Com'è, i vostri giocattoli non contano\npiù? - ecco qui il vostro pagliaccio che batte i piatti -\nche par vi dica : « andiamo, ridete su ! » - guardate basta\ncalcargli un po' sul petto.\nMa ò capito, non è il vostro giorno, no, no, - oggi i\ngiocattoli pare vi facciano dispetto. - Ma basta che non\npiangiate, sapete mo - che siete un po' noiosetta, andate\na letto.\nE sbavucchia adesso nel lettino - che sta dando di\nmorso in una rotella d'osso - che pare voglia masticare\ndi grosso.\nE nella gengiva che ha un po' sbiancato - sotto un\nvelo di rosa come di melagrana - bianchi nivei sgusciano\ni primi dentini.\n**\n* *\nUn poeta di bella semplice energia proletaria\nè Ettore Sciorini.\nAnni fa pubblicò More di fratta : stillicidi di\nun sangue giovine e generoso. Nessuna lezio-\nsaggine estetica. Delle linee di prosa nutrite\nd'un caldo succo vitale. Della sensibilità natu-\nrista ed umanista espressa colle formule più\ngenuine e più toccanti. Ora con Riverberi d'una\ncoscienza in catene, lo Sciorini conferma ed\naccentua le singolari sue qualità di espressore\nd' atomi e d'attimi lirici. Vi sono delle impres-\nsioni di vita militare e delle divagazioni su\nmotivi di paesaggio. Interessanti i rapporti sen-\nsitivi. Ma, sovratutto, rimarcabile, dal lato della\ntecnica, l'uso quasi parolibero del lineato. L'im-\npressione, oggettiva o psichica, è resa, così,\nnel suo processo elementare.\nNon sempre, però, l'originalità dell' espres-\nsione salva queste linee dalla traccia di prosai-\nche. Il Poeta sembra dimenticare, qualche volta,\nche fra la prosa e la poesia vi è pur sempre un\ncerto distacco che è come la zona medianica\nattraverso la quale le ultime voci della terra si\nfondono con le prime degli astri.\n*\n* *\nNon senza commozione si legge I Bersaglieri,\ninno marziale dedicato all'eroico 11. Reggimento\ndei pennati veliti di Lamarmora da Arturo Co-\nlautti.\nMarzialità proprio da fanfara, piuttosto alla\nbuona, senza troppa smania di far della raffi-\nnatezza: delle strofe un po' melodrammatiche:\nma gonfie di quella passione umana che ha\ncaratterizzato la lirica del Poeta dei Canti Vi-\nrili e che, scoccata nella febbre dell'atmosfera\npatriottica, ha raggiunto i traguardi della com-\nmozione."}, {"page_pdf": 47, "page_imprimee": "45", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.47", "texte": "POESIA\n\nDel resto, l'inno ha un suo disegno lucido e\ninsieme complesso che rivela nel Poeta il Pen-\nsatore. Il ritmo facile è, pur sempre, elegante-\nmente avventato. E, come nelle famose liriche\ndel Monti, del Manzoni e del Prati, non dà mai\nl'impressione grottesca che, nei Poeti di troppo\nfacile vena, l'ottonario ha quasi sempre dato.\nBastino le due ultime strofe di questo inno po-\npolaresco a deporre per la nobiltà etica che\nsempre inspirò l'arte del compianto Dalmata:\nSorge il sole! O Leopardi,\nsu' begli archi e le colonne,\ntra ginestre umili e cardi,\ntorna il Lauro e ride Aprii :\ne tu, lume de' gagliardi,\nGiosuè, grand'ombra insonne,\nracconsola i muti sguardi :\nnostra Patria non è vii !\nv\n* &\nLuigi Siciliani pubblica Per consolare Vani-\nma mia. Liriche di nobile segno, semplici, ta-\ngliate con robustezza ed anche con grazia. Il\npaesaggio lombardo, di città e di campagna, gli\nha dato inspirazioni cordialissime, È un canto\nmelodico sovrapposto ad una linea costante di\nmeditazione. Il Siciliani, che deriva dalle fonti\nclassiche, non ha una grande varietà di metri\ne di ritmi. Forse non vuole neppure averla. La\ndemarcazione del suo pensiero è netta e si fissa\nin formule d'un concretismo assai rispettabile.\nPoesia onesta, chiara anche commovente nel\nsuo sapore di vita, nel suo colore d'accento che\nrivela la bella calda anima meridionale del Poeta.\n* *\nAlessandro Caja pubblica La canzone della\nvita. Dovrebbe essere una sequela di impru-\nse l'opera ha ad epigrafe il motto nietz-\nschiano — prudenza è viltà. — Viceversa le\nstrofe sono prudentissime, senza, per questo,\nmancare di coraggio. Un coraggio, per vero dire,\nfatto molto anche d'ingenuità che permette al\nPoeta, dopo Carducci, di scoccare strofe dì que-\nsto genere, ultime ma non uniche del Poema :\nCanzone, io t'ò per l'Odio e per l'Amore\ndentro al mio cor nutrita,\ncome saetta o fiore\nche doni morte o vita.\nVa', di fede t'armai per la tua gloria,\nt' armai d'armi lucenti :\nva dov'è guerra, in mezzo ai combattenti :\nvoglio che sii battaglia e sii vittoria !\n*\n❖ *\nÈ apparso II cielo si diverte di Angelo Trat-\ntini, edizione Modernissima con copertina e\ndisegni fantasiosamente moderni di Bazzi.\nDell' impressionismo celere, stringato, pieno\ndi ventilazione lirica. Molta originalità nello\nstaglio delle sagome reali e nella relativa valu-\ntazione coloristica. Squisite sfumature in linea\ndi sensibilità. Quell'indefinibile potenza di re-\nspiro che innalza anche le linee di prosa alla\nsuggestività maliarda della poesia. Dei giuochi\nocculti ma bene evidenti, delle combinazioni\nraffinate, di ritmi.\n11 semplicismo, qua e là, anche eccessivo.\nEccone un esempio. Titolo 94, 96, 98 :\nTesto della lirica:\n\" Nella via del quartiere eccentrico tre case\nvicine interrompono la danza delle luci che si\nperdono nella notte\nDove possono essere rimarcati i difetti di\nquesto genere d'impostazione estetica della,\ndiremo così, poesia moderna : che vorrebbe, in\ncerto qual modo, darla un po' ad intendere nel\nsenso di esagerare, sia pure per un senso nobi-\nlissimo di rapportazione fra il particolare e\nl'universale, l'importanza dell'elemento nomen-\nclatura moltiplicato per l'elemento infinito, affi-\ndandosi solo sull'effetto lampante dei contrasti\ne saltando via a piè pari tutto l'elemento pen-\nsiero e l'elemento musica che sono, ad esempio,\ni sostegni cardinali di quel po' po' di quattro\nversi costituenti l'Infinito di Leopardi.\nMa tiriamo innanzi.\nIl Fraltini ha un bell'ingegno sincero, un polso\nfrancamente cordiale. I frammenti Giuochi, Inau-\ngurazione, Verniciatura, Le dodici, Angoscia,\nTaverna, Bisca, Mussole, Cinque minuti con me,\nRespiro, Due passi, Evasione, sono pieni di tro-\nvate di sensibilità, rivelano un gusto ed un\npotere, quasi direi, scientifico della ricerca, prò\nmettono costruzioni e rivelazioni maggiori.\nTutta quella parte, poi, che è meno sogget-\ntiva, Provincia, Luna Park, Strada, Mattinata\nin teatro è veramente notevole per la origina-\nlità che ha saputo serbare attraverso l'inevita-\nbile ricorso dei grandi modelli: una serie di\nquadri animati pieni di colore, di slancio, di\ndinamismo osservato sentito e reso con bellis-\nsimi particolari di linea e di stile.\nNella lirica Fuoco d'artificio le note simpa-\ntiche e vibranti di questo libro si condenseno\ne si riassumono.\n\" Ultimo giorno di carnevale. L'ultimo delle mu-\nsiche di ottoni, delle faccie finte, delle vesti a\nsbrèndoli: anche il cielo ha fatto lasuamascherata.\n\" La sua vòlta notturna, a striscie nere e vio-\nlette, è una stoffa scintillante di lustrine : co-\nriandoli. La luna abbandona stanca un amante\nnascosto che le getta dall'orizzonte grossi mazzi\ndi stelle.\n\" Essa è un tondo lampione di carta, vuoto e\nsenza splendore, soffiato sulla città da un'enor-\nme nuvola di smeraldo — una maschera giap-\nponese — che si disperde pigramente in una\ngigantesca nevicata verde.\n\" Nei ritrovi, le frutta vanno a finire nei bic-\nchieri e le mani battono sulle spalle nude.\nu Fuori, sulle massicciate dei bastioni, la folla\nsegue estàtica i globi d'alluminio che si lancia-\nno a ferire il firmamento con parabole fragorose :\nsostano esitano scoppiano aprendosi fra tuoni\nscrosci rombi di luci in mazzi di peonie elet-\ntriche scarlatte aranciate che si spampànano si\nsparpàgliano dissolvendosi piovendo in pulvi-\nscoli finissimi di sottili gelsomini sibilanti.\n\"La fine dei fuochi d'artificio."}, {"page_pdf": 48, "page_imprimee": "46", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.48", "texte": "POESIA\n\n\"Il cielo si diverte\nE lasciatelo divertirsi ! diranno i soliti critici\npei quali nulla v'é ormai che si salvi di tutto\nciò che miri a rendere con una forma nuova\ngli aspetti eterni dell' universo e della vita.\nMa noi che qui seguiamo le impressioni de-\nstateci per via dal Mistero estetico che si evolve\na dispetto delle correnti contrarie, siamo lieti\ndi additare un libro puro, pervaso di nuovi\nfremiti e luccicante di fascini geniali. Libro d'un\ngiovane ardito che nella battaglia sempre meglio\nsi ritroverà.\n* *\nSpigolature liriche discrete troviamo in vari\ngiornali. Poesia e arte, edita dal Taddei di Fer-\nrara, contiene, nel numero ultimo, Arie paesane\ndi Sandro Baganzani d'un semplicismo non privo\ndi carattere pittorico. Vicolo dei Pelatieri di\nUmberto Zerbinati, d'influsso govoniano, ma\nd'impostazione schietta, Poesie di Amalia Vago,\nsenza rilievo lirico incisivo e uno studio nitido\nsul poeta Jahier di Ugo Zampieri. Poi, una\nsciocchezzuola di Matsys sul Futurismo. Che se\nne infischia, come sempre, naturalmente. Le\nLettere, di Roma, diretta da Filippo Surico con-\ntiene, nell' ultimo numero, Sorrisi e qualche\ngraffio di Lucilio : dell'umorismo lirico carico\nanzi che nò. E uno studio molto espressivo di\nFrancesco Sapori sul poeta Giovanni Cena.\nLa Tempra, di Firenze diretta da Arrigo Le-\nvasti, pure neirutimo numero, dedica uno stel-\nloncino acuto a tre poeti Binazzi, Fondi e Me-\nrlano.\nE Roma futurista riproduce, nel numero del\n18 Marzo La Chitarrata del Fante di Giuseppe\nSteiner piena di slancio, d'originalità, di cadenze\ne di ordine sparso marziale.\nSi pregano tutti ì Poeti d'inviare le loro pubblicazio\nRedazione della Rivista POESIA - Via Durini, 18 - Milano.\nPOESIA si interesserà di tutti ed esporrà il suo giudizio leale.\n\nPaolo Buzzi."}, {"page_pdf": 49, "page_imprimee": "47", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.49", "texte": "POESIA\n\nPOESIA SPAGNOLA\n\nLe correnti nuove venute dalla Francia e dal-\nl'Italia, hanno certamente rinfrescate assai le\nvecchie forme tradizionali della lirica spagnola,\nun po' monotone per verità e un po' stanche\nin quella cadenza sempre uguale di versi brevi,\nlegati e incatenati da troppe rime e da troppe\nassonanze. E se la forma peccava da una parte,\nil contenuto non era in compenso molto vigo-\nroso e originale.\nDopo la reazione puramente letteraria di\nRamon de Campoamor, che si oppose con ri-\nsolutezza al romanticismo, la poesia popolare\nspagnola, castigliana e andalusa specialmente,\nperdette molto della sua freschezza viva e co-\nlorita per assumere un tono ricercato e concet-\ntoso che se qualche volta può colpire e impres-\nsionare, non sempre convince e innamora. Ra-\nmon de Campoamor, ingegno originale e pro-\nfondo, poteva forse dare un'anima e una per-\nsonalità viva anche a queste brevi composizioni\npoetiche più filosofiche e ragionate che liriche;\nle finezze del sentimento qualche volta possono\nanche vivere in sè come armonia di pensiero\nsenza troppa ricerca di motivi musicali. Ala\nquando alla leggerezza e superficialità dei sog-\ngetti si aggiunge anche una faciloneria di espres-\nsione, come appunto avvenne per i seguaci del\nCampoamor, allora la poesia risolta in brevi\ngiochi di parole diventa frammento che non\ndice più nulla, e la ricercatezza raffinata e tor-\nmentata diventa paradosso artificioso.\nQuesta premessa per riprendermi e per ricol-\nlegarmi a quel che ho detto l'altra volta intorno\nai lirici nuovi dell'avanguardismo castigliano,\ncol ricordo di qualcuno dei nomi più grandi\nancor oggi in Ispagna che non subirono le in-\nnovazioni di Salvador Rueda e di Rubèn Dario,\n• ma si conservarono in certo qual modo fedeli\nalle vecchie forme della scuola di Campoamor.\nDico subito, tra parentesi, che questi sono\nforse i veri spagnoli puri, i veri poeti di razza\niberica che pur attraverso le deformazioni de-\nrivate dalle più internazionali forme estetiche\nmoderne, non poterono dimenticare o trasfor-\nmare del tutto quell'anima georgica e un po'\ntrovadorica che è in fondo la caratteristica di\ntutto il popolo spagnolo. Amare la terra e le\ngeste eroiche di cavalieri in cappa e spada,\nsentire la virtù delle leggende cristiane medie-\nvali delle favole cavalleresche e dei racconti\norientali come una ispirazione spontanea, fa-\nmiliare e sempre viva.\nEduardo Marquina è forse il caposcuola di\nquesti vecchi poeti spagnoli: noi che siamo abi-\ntuati alle raffinatezze di un modernismo qualche\nvolta eccessivo, possiamo sentirci lontani, oggi,\ndalla sua forma di poesia; ma non possiamo\nnon lasciarci trasportare negli incantamenti me-\ndievali delle sue rievocazioni trecentesche o\nnelle dolcezze calme e riposanti dei suoi qua-\ndretti campestri che sanno di ditirambo e d'i-\ndillio teocriteo. La Spagna è forse ancora l'unica\nterra che vive di passione sincera e di sponta-\nneità; non conosce le amarezze semiserie del-\nl'ironia e i giochi strani dello scetticismo che\ndemolisce e annulla quasi senza dare a vedere;\nl'arte spagnola vive soltanto di sensibilità —\nqualche amico mio, critico, mi perdoni la pa-\nroìa — e se qualche volta, specialmente negli\nscrittori ultramoderni ci è dato di notare questa\ntendenza, dobbiamo affermare senz'altro eh'è di\nimportazione straniera. In Ispagna non c'è mai\nstato umorismo o malumorismo, come potrei dir\nmeglio con parola cara a Miguel de Unamuno;\nin Ispagna c'è sempre stata o amarezza sincera\ne un po' acre come sarebbe quella di Giacinto\nBenavente, o serenità bonaria, senza eccessive\npretese, come quella di Benito Pèrez Galdòs.\nIn poesia specialmente i vetri colorati, cari ai\nbambini che vedono gli oggetti esteriori alterati\nnelle più bizzarre forme e nei più strambi at-\nteggiamenti, non han fatto mai fortuna; per lo\nmeno fino a quando non arrivarono i filtri, ve-\nlenosi di oppio e di haschisch, di Verlaine, di\nBaudelaire e di Rimbaud, filtri che tanto bene\ne tanto male hanno fatto alia stessa Francia e\nall'Italia.\nEduardo Marquina, il poeta classico per ec-\ncellenza, che qualche volta nella trasparenza\ndelle immagini scolpite in versi armoniosissimi\nricorda Virgilio, ha pubblicato in questi ultimi\nanni alcune tragedie liriche che hanno avuto\npersino il riconoscimento ufficiale nel plauso e\nnel premio concessogli dalla Real Academia\nEspanola. Non del tutto ignota anche fra noi è\nla leggenda tragica delle figlie del Cid (Las\nHijas del Cid)\\ il drammatico racconto dell'of-\nfesa recata alle bellissime figlie di mio Cid, ab-\nbandonate seminude e moribonde nel mezzo di\nun bosco dai mariti traditori e invidiosi della\ngloria del gran Sire, rivive sulle scene moderne\ncon tutta la calda passionalità spagnola che noi"}, {"page_pdf": 50, "page_imprimee": "48", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.50", "texte": "POESIA\n\ninvano cercheremo nei versi un po' duri e mo-\nnoritmici del poema dugentesco. L'eroe di allora\naveva soltanto i pennacchi per la gloria e i\nsorrisi e le lagrime per i sentimenti; allora era\nforse soltanto un simbolo, ora nel dramma di\nMarquina, che ha tutte le finezze e le sfumature\ndella nostra psicologia tormentata, diventa un\nuomo. E questo senso diffuso di umanità più\nappassionata e più nostra troviamo anche in\naltre favole liriche, specialmente nel Rey trova-\ndor, dove tutto un ciclo di leggende provenzali,\npur nella forma giullaresca dei sirventesi e delle\nballate, dimentica un poco gli ori sfarzosi e gli\naddobbi di quella vita castellana, per illuminarsi\ne per schiarirsi in una forma più calda e più\nanimata di realtà viva.\n*\n* *\nIn questo ricordare affrettato, in questa corsa\nattraverso i caratteri moderni della poesia spa-\ngnola degli ultimi tempi, più che ad analizzare\nopere complete bisogna ch'io mi limiti, almeno\nin queste prime note di critica, a fissare i ter-\nmini dentro i quali nascono e vivono le tendenze\nnuove dei giorni nostri. Forse in Ispagna —\ncome del resto anche qui da noi — non c'è mai\nstata tanta rinascita lirica e tanta voglia di can-\ntare come ora; e quel ch'è più interessante, e\ncredo anche piacevole per gli stessi poeti, i\nlibri di versi si vendono e si leggono quanto e\nforse più degli stessi romanzi. Le opere di\nValle-lnclàn, di Manuel Machado, di Francisco\nVillaespesa vanno a ruba. Dicono i maligni cri-\ntici di laggiù che non già i poeti, ma soltanto\ngli editori si arricchiscono in mezzo a tutto\nquesto rifiorire di licerche poetiche. Ma i poeti,\nche sono in fondo sempre dei grandi fanciulli\ne degli inguaribili idealisti non si perdono d'a-\nnimo e continuano a lavorare; senza troppe\nsmanie di arrivismo, ma con un gran desiderio\ndi dare alla Spagna qualche cosa di buono.\nL'Andalusia è la terra dove nascono i fiori più\nfreschi e dove s'intonano le musiche più melo-\ndiche. Manuel Machado e Francisco Villaespesa\nsono certamente i più strani, i più originali e i\npiù fecondi lirici di questi ultimi anni, che ap-\npunto per la troppa abbondanza, possono anche\nvenir giudicati di decadenza. Sono anime po-\npolari, in fondo: ho voluto parlar prima delle\nricerche classiche di Eduardo Marquina per dare\nai lettori l'idea di quel che sono tutte le scuole\nmoderne spagnole che non hanno forse ancora\ntrovate, attraverso molti tentativi, delle correnti\ndefinitive.\n11 Machado ha raccolti i canti del popolo an-\ndaluso, li ha modulati sopra una chitarra un\npoco più intonata e ci ha dato un volume di\ndeliziose canzonette,- di strambotti gitaneschi\nche di letterario hanno forse soltanto la forma\nperfetta e impeccabile ; nelle piazze di Anda-\nlusia forse si canta così; leggendo noi non sen-\ntiamo nè ricerca di stile nè armonia voluta,\ndifetti abbastanza comuni ai poeti che vogliono\nessere semplici, sentiamo la voce delle gitane\nandaluse che hanno nel timbro del loro canto\ni fulgori degli occhi nerissimi e i riflessi dorati\ndei capelli corvini.\nQualche volta forse, noi che abbiamo l'animo\npiù educato o più viziato alle finezze psicolo-\ngiche, ci domandiamo se il solo tentare una\nchitarra per trarre un accordo può essere poesia;\nma poi quando ci lasciamo prendere dalla fuga\ndolcissima dei ritmi strani e voluttuosi che non\nhanno altro fine fuor che quello di dar fiato e\narmonia a una voce e a uno strumento, dimen-\ntichiamo facilmente ogni dubbio retorico e c'in-\nnamoriamo soltanto delle canzoni, freschissime\ncome cascate di fontana.\nFrancisco Villaespesa è forse più strambo e\npiù originale; non si sa qualche volta quel che\nvoglia dire; comincia le sue trovate liriche con\nmotivi popolari di canti andalusi, e poi ci porta\nimprovvisamente a girovagare nei cortili arabi\no in qualche « aicazar nazarita » dove rinascono\na una a una le mille svariate leggende, tra-\ngiche e voluttuose, dei gran popolo che vive\nin Ispagna con ombre di ricordi incancellabili.\nTali sono appunto Las granadas de Rabies,\nLas papilas de Al-Motadid, Las garras de la\npantera, El ultimo Abderraman. Poi ci appare\nimprovvisamente imbevuto di un classicismo\nesotico che ci fa pensare ai poeti del secolo XIX\nche si opposero volutamente e tenacemente al\nromanticismo dilagante in tutta Europa. Un libro\ndi prose liriche — Las joyas de Margarita —\nche ci abbaglia e ci stordisce con una ricchezza\nd'immagini e di parole che, se mette qualche\nvolta in evidenza il difetto caratteristico di que-\nst'epoca di decadenza un po' seicentesca, rivela\naltresì un temperamento d'artista sensibilissimo\na tutte le sfumature dei colori.\nRicorderò infine dello stesso Villaespesa una\ntragedia biblica intitolata Yudith e due drammi:\nDona Maria de Padilla e La cena de los Car-\ndenales.\n*\n* *\nHo qui davanti due volumi di versi di Vicente\nHuidobro una delle più rappresentative figure\ndella moderna letteratura Cilena, la prima forse\nfra tutte le letterature dell'America latina: Las\npagodas ocultas — prose liriche e Horizon\ncarré parole in libertà : il primo scritto in lingua\ncastigliana, il secondo in francese. La prima\nimpressione che ho avuta scorrendo queste pa-\ngine è stata di una perfetta contradizione fra il\nprimo e il secondo volume. Non è raro cogliere\nin contradizione i poeti e se vogliamo, se par-\ntiamo dal principio che l'arte non può essere\nimmobilità, le contradizioni non sono proprio\nun male tanto grande, specialmente se queste\nsi fermano alle intenzioni. A me pare che Vi-\ncente Huidobro nel suo Horizon carré abbia\nl'aria di voler demolire e dimenticare qualche\ncosa del suo passato per cominciare un'arte del\ntutto nuova. Per molti poeti è avvenuto così:\nnon appena hanno sentito le prime sventate di\nfuturismo, hanno cercato di sostituire con le\nforme nuovissime che ubbriacano qualche volta\ncome le bellezze intraviste nei disoidini della\nlibertà, le vecchie forme di un passatismo per\nil quale s'è coniata la bella parola \" superato\nDice infatti il poeta Cileno nella prima pagina\ndelle sue parole in libertà: \" Rien d'anecdotique\nni de descriptif. L'émotion doit naitre de la seule"}, {"page_pdf": 51, "page_imprimee": "49", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.51", "texte": "POESIA\n\nvertu créatrice. Faire un POÈME comme la na-\nture fait un arbre „.\nBenissimo. Ma ora io apro le pagine del primo\nvolume, Las pagodas ocultas, scritto qualche\nanno avanti, e trovo che le migliori fra tutte le\nbellissime prose liriche raccolte nel libro sono\nappunto aneddotiche e descrittive: aneddoti che\nsfuggono subito il particolare e l'accidentale\nper sbizzarrirsi dietro fantasmagorie liriche che\nportano il poeta oltre lo stesso motivo, descri-\nzioni fatte più di soggettivo che di colori og-\ngettivi; ma la potenza creatrice dell'artista sta\nappunto nell'emozione lirica che deriva dal con-\ntatto dei primi rapporti e dall'analogia dei fatti\nprimi che hanno colpito la sua sensibilità ari-\nstocratica.\nDividere,separare i principi dalle conseguenze,\ncredere che la virtù creatrice sia soltanto po-\ntenza intuitiva staccata da ogni attributo reale\nesteriore, è un po' troppo, a mio parere. Ma\nritorno a quel che dicevo prima: la contradi-\nzione è soltanto nelle intenzioni e nei propositi.\nSfoglio infatti a caso queste pagine che hanno\nle parole in ordine di battaglia e trovo di queste\nefficacissime e rapide pennellate.\nNoir. — La chambre sans porte — On sent\ns'en alter la lumière — les ombres — sortent\nde sous les meubles — les objets — qu'on a\nperdus — se rient,\nIl neige — La Femme qui jouait du violon\n— dori — Dans ses yeux vides —- rieti que des\nlarmes — II était l'hiver — dans un coin da\nmiroir. — Et les notes — qui tombaient à\nmoitié chemin — N'avaientpas d'ailes — comme\nses paupières.\nPotrei continuare, ma mi basta di aver accen-\nnato a quel che è, anche in queste liriche dove\nc'è lo sforzo di abolire il descrittivo e l'aned-\ndotico, la potenza rappresentativa del poeta.\nLa troviamo più completa e in tutta la sua\nbellezza nelle prose de Las pagodas ocultas:\nogni aspetto esteriore, anche il più freddo e il\npiù inerte, s'illumina dell'anima del poeta e di-\nventa tutt'uno con la sua personalità; per questo\nforse egli credette di poter affermare in seguito\nuna certa indipendenza fra Vio che canta e la\nmateria che riceve i colori delle varie emozioni.\nQualche volta sentiamo anche qui il misticismo\numano di Rubèn Dario, come ad esempio nei\nframmenti de L'amata che si specchia nell'acqua\ndove la passione amorosa del poeta che ha tutti\ngli spasimi della più raffinata voluttà diventa\nnel tempo stesso celebrazione spirituale, quasi\nreligiosa, dell'anima della sua donna.\nIremos al silencio de la tarde y a/li deja-\nremos las palabras y cantaràn las manos y\nlos ojos.\nNos tomaremos las manos, y ellas con una\nsuavidad de lirio, cortaràn el silencio y diran\nsu poema bajo al cielo violeta del crepusculo.\nPondremos todo el alma en las manos !\nMa le pagine più liriche e più musicali sono\nancora le più aneddotiche e le più descrittive,\nsono i frammenti sopra i suoi bimbi dove c'è\ntutta una dolcezza infantile e serena velata qua\ne là dallo sconforto e dalla paura che i suoi\npiccoli abbiano a perdere troppo presto le il-\nlusioni felici della fanciullezza; perchè, dice il\npoeta, hoy los ninos tienen un goce de menos.\nOh, qué dolor para mi corazon pensar que ya\nno creeis en los cuentos y que ya los abuelos\nhan perdido un sublime prestigio !\nVicente Huidobro è forse uno scettico, ma\nnon uno scettico che maledisce il mondo e im-\npreca contro la vita: vede le molte tristezze\nsparse dovunque, sa che c'è tanto male sotto\ni colori e sotto le luci dorate degli aspetti più\nsereni, ma finisce con l'innamorarsi dello stesso\ndolore e col benedire anche i desolanti scon-\nforti che avvicinano l'anima ai misteri dell'in-\nconoscibile.\nI poeti soffrono come i fanciulli: un giocat-\ntolo qualche volta, una eco di musica lontana,\nun raggio improvviso di sole possono snebbiare\nla loro anima di ogni melanconia e rasserenarli\nancora nella gioia di vivere.\nLa musica y la poesia me han dado las\nmayores sensaciones suavemente vigorosas que\nhe saboreado en toda mi vida.\nL'articolo di Mario Dessy : \" I movimenti letterari moderni - futurismo, dadaismo, vorticismo\nè rimandato al prossimo numero.\n\nEttore de Zuani."}, {"page_pdf": 52, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.52", "texte": "DI prossima PAOLO BUZZI\nPOPOLO, CANTA COSÌ\nCanzoni d'arti e mestieri dei popolo Italiano\nFACCHI EDITORE - MILANO\n\nRecentissimo :\nFIRMAMENTO\nLiriche parolibere di ARMANDO MAZZA\n- Prefazione di F. T. MARINETTI ...\nFACCHI EDITORE — MILANO\nL.. 4,\n\nBRUNO CORRA\nT'AIME\nLe roman de l'amour moderne\nL.\nFACCHI EDITORE — MILANO\n\nI NEMICI D'ITALIA\nSETTIMANALE POLITICO DI COMBATTIMENTO E D'ITALIANITÀ\nDiretto da ARMAND\nMonte di Pietà, 21 - MILANO\nChiedendolo a CASSETTA POSTALE 678 si ricevono numeri di saggio gratis\n\nE IN RI CO FRANCHI\nPRIMAVERETTA\nROMANZO\n| Q\nFACCHI EDITORE — MILANO\n\nÉDITIONS DE \" LA NOUVELLE REVUE FRANCAI SE „\n3« et 37, Rue Madame. - PARIS — Téléph. : Fleurus 12-27\nLa Nouvelle Revue Frane aise\nREVUE MENSUELLE DE LmÈRAlURE ET DE CR1JJQUE\nPARAIT LE ler DE CHAQUE MOIS SUR 160 PAGES AU MINIMUM\nCHACUN DE SES NUMÉROS CONT1ENT : Un article de critique générale ou de diacussion. — De#\npoémes. — Un roinan ou un drame inèdita. — Une nouvelie ou un essai. — De nombreuses notes cri*\ntiques sur la littérature, les poèmes, les romans, le thèatre. — Une revue dea revues et\nétrangères. — Un memento bibliographique.\nCollaboration réguliére d'ANDRÉ OIDE.\nDANS CHAQUE NUMÉRO : Réflexions sur la littératare par ALBERT THIBAUDET\nI,. Numero { Ab0.n,ment, } F,. » . 6 F,. .»\nNotlce détalllée ©t numéro specimen sur domande,\nLES ÉDITIONS DE \" LA NOUVELLE REVUE FRANCAISE,\npublient les ceuvres de J. B Bloch, J. K. CHESTERON, P. Claudel, Louis Codtt, Georges Duhamal,\nH. Ghéon, André Gide, Corate de Qobineau, Pierre Hamp, Valéry Larbaud, Jak Londan, Stéphana\nMallarmé, R. M. Martin du Qard, Ch. L. Philippe, Marcel Pronst, Rabindraaath Tagore, Jales\nRenard, Jacques Rivièra, Jales Romalas, André Salmon, André Suarés, Albert Thibaudet Paal\nValéry, Emile Werhaeren, Ch. Vildrac, Walt Whitmaa, at«.\nCATALOGUE SUF( DEMANDE adressée à\nVAdministrateur de u LA NOUVELLE REVUE FRANQAISE 9\n35 et 37, Rue Madame — ■ PARIS\n\nI-A CIURMA\nRASSEGNA MENSILE DI\nLETTERATURA E ARTE\nANGELO FRATTINI e CARLO SAGGIO, Direttori\nSOMMARIO DEL N. 4 - Aprile 1820: Moseardelli: L'acqua che non disseta. — Nobile : Cavallo di\nvettura. — Titta Rosa: Tempo delle memorie. — Marussig: 1 pali (xilografia). — Bonazzi: Motivi\nprovinciali. — Dudreville : Gola. — Pratesi: Debussy. — Frattlni: Terra di guarigione. — Orsi: Ritratto\ndi contadino (xilografia). — Saggio: Preghiera dell'eremita. — Stacchini: Note sul teatro.\nRassegne letterarie: Francia (Franehi). — Spagna (de Zuani). — Libri di bordo - Stiva.\nSOMMARIO DEL N. 5 - Maggio 1920: Paolo Nobile: L'arcipazzo morto: che novità! — Pavollni: Auto*\nbiografia effimera. - Dal Pozzo: Case (disegno). — O. Titta Posa: Via - Saluto cordiale. — Mari*\nDtssy : La mia casa. — Romolo: Zampilli rosa. — Disertori: La fontana piena di terra (xilografia). —\nAlberio Neppi: Le pietre. — Ottolenghi: Divinità. — Libri di boido. — Stiva.\nVt% numero t L. 1,— Un annoi 1*» IO,— (Ester* tr. 10,-)\nStudio Editoriale de LA CIURMA - Via Carmina, 4 - Milano"}, {"page_pdf": 53, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192005-01.1.53", "texte": "Prezzo del presente fascicolo\nITALIA L,.5,— ESTERO Fr. 6,—\nRossi Mario, gerente responsabile.\nArti Grafiche LUIGI BOiNFIGLlO - Via A. Scarpa, 5 » Milano\n\nFACCHI EDITORE - MILANO\nSono usciti :\nScusi, cosa ne\ndice lei?\ndi\nMARIO DESSY\nPrezzo L. S,\nUNO\nII® Edizione\npi\nMARIO DESSY\nPrezzo L. 3,\na a a"}]}