{"numero_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_sha256": "bd3d8df94deb1aed3dadba6d26b4a8668284b99222a488646bcb8c92fcddd8b4", "source_tei": "https://github.com/Princeton-CDH/bluemountain-transcriptions/blob/main/periodicals/bmtnaai/issues/1920/07_01/bmtnaai_1920-07_01.tei.xml", "source_mets": "https://github.com/pulibrary/BlueMountain/blob/main/metadata/periodicals/bmtnaai/issues/1920/07_01/bmtnaai_1920-07_01.mets.xml", "url_numero": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01", "articles": [{"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c002", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c002", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 2", "page_fin": "couv. 2", "image_debut": 2, "image_fin": 2, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.2", "titre_corps": "{PubInfo}\"POESIA,, si riserva la proprietà letteraria di tutto ciò che pubblica.", "titre_sommaire": "{PubInfo}\"POESIA,, si riserva la proprietà letteraria di tutto ciò che pubblica.", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 2, "page_imprimee": "couv. 2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.2", "debut_caractere": 257, "fin_caractere_exclue": 400, "texte": "m \"POESIA,, si riserva la proprietà letteraria di tutto ciò che pubblica.\n• \" La proprlótó de tout ce qu'on publle dans \"POESIA,, est róservóe."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c003", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c003", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "[1]", "page_fin": "[1]", "image_debut": 3, "image_fin": 3, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.3", "titre_corps": "ALLA GRANDEZZA PURISSIMA", "titre_sommaire": "ALLA GRANDEZZA PURISSIMA", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 3, "page_imprimee": "[1]", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.3", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 96, "texte": "ALLA GRANDEZZA PURISSIMA\nDI\nGABRIELE D'ANNUNZIO\nQUESTE PURISSIME PAGINE\nDI POESIA\nSONO DEDICATE."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c004", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c004", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "2", "page_fin": "10", "image_debut": 4, "image_fin": 12, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.4", "titre_corps": "BRUNO CORRA", "titre_sommaire": "BRUNO CORRA", "signature_source": "Mario Dessy", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.4", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2852, "texte": "BRUNO CORRA\n\nNella sua Ravenna piccola e pettegola, quan-\nd'egli era ancora semplicemente il conte Corra-\ndini Ginanni, il signorino pallido e fine, terri-\nbilmente influenzato dall'ambiente ristretto e\nmoribondo di provincialismo in cui era costretto\na vivere, cominciò ad avvicinarsi alla poesia.\nFu un avvicinamento intimo, gelosamente te-\nnuto nascosto a tutti, dai quale, nella fervida fan-\ntasia dei suoi quindici anni, erano nati ben presto\ni più vasti sogni di grandezza e di celebrità.\nLui e suo fratello Arnaldo, costretti a vivere\nnella soffocante cittadina romagnola, sommersi\nin un mare di mediocrità e di piccineria, senti-\nvano il bisogno d'isolarsi e di crearsi, attorno,\nun'atmosfera di superiorità. Perciò a poco a poco,\nquasi senza accorgersene, vennero spinti da que-\nsto prepotente bisogno in una zona di autoesal-\ntazione esagerata, di megalomania estrema, di\npazzia pura. Nella loro vasta e austera villa di\nRavenna fantasticavano continuamente sul modo\ndi fare cose grandiose a cui, con certezza, sa-\npevano di essere destinati, data la loro natura\neccezionale di esseri siderali, divini, medianici.\nE mentre Arnaldo si occupava di studi sulle\nforze occulte, Bruno si avvicinava dignitosa-\nmente, quasi con un po' di disgusto, alla vita.\nQuesto sfioramento dette vita al suo primo\nlibro intitolato Proposte e eh' egli pubblicò\nquando aveva solo diciasett'anni. Questo vo-\nlume contiene delle idee originali riguardanti\nla vita e una serie di consigli e di progetti di\nriforme della vita medesima. (Bruno Corra è\nsempre stato ossessionato dai problemi insoluti\nche pesano sulla nostra esistenza. Vedremo poi\ncome, di frequente, nella sua arte si sforzi di\nrisolverne qualcuno). In questo Proposte, Bruno\nCorra comincia ad avere della vita quella vi-\nsione tutta sua speciale che in seguito caratte-\nrizzerà i suoi romanzi.\nEgli non sa adattarsi al pensiero di guardare\ne di rendere la vita com'è o, meglio, come ap-\npare. Sente il bisogno di modificarla, di ritoc-\ncarla, di trasformarla, ed essa, attraverso la sua\nsensibilità e la sua arte, assume degli aspetti\nnuovi, subisce delle deformazioni grottesche e\ninteressantissime. Questo bisogno è forte in\nBruno Corra, perchè egli è un artista che rac-\nchiude in sè una grande quantità prepotente di\nvita, di vita vasta e nuova che trova delle\nrispondenze in altri e che può far vivere altri.\nMa di tutto ciò avrei dovuto parlare più oltre.\nPubblicato Proposte. Bruno Corra lavora con\nsuo fratello a un nuovo libro intitolato L'arte\ndell'avvenir e > che esce nel 1909. Questo volume,\ndiversissimo dal precedente e di un'importanza\nassai superiore, è il prodotto di un cervello biz-\nzarrissimo. In esso, dopo un esame acuto di tutti\ngli elementi delle varie arti (parola - linea -\ncolore - suono) Corra si sforza di giungere\nalla creazione di arti nuove formate dal miscu-"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.5", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5102, "texte": "glio e dalla sovrapposizione di questi ele-\nmenti primi.\nSe si pensa che questo libro uscì quando in\nItalia il futurismo era all'inizio e prima che le\nparole in libertà (che non sono letteratura, ma\nun concentrato di pittura - poesia - musica e\narchitettura) fossero nate, si deve rendere\nomaggio all'audacia e all'originalità incontesta-\nbili del suo autore.\nHa avuto importanza questo libre? Non esito\na dichiarare che ne ha avuta moltissima. Per\nvarie ragioni. Prima di tutto come affermazione\npersonalissima di un artista assolutamente\nnuovo, poi come sintomo di tutti i rivolgimenti\nche avrebbe portato in ogni arte qualche anno\ndopo il futurismo, e infine come lo sforzo di\nun artista che sentendo il bisogno pressante di\ndare e di ricevere nuove sensazioni armonizza-\nbili coi nuovi tempi, tenta di cercarne i mezzi.\nNella storia di lutte le nuove forme d'arte por-\ntate dal futurismo e di tutte le correnti nuove\nch'esso ha determinate sia in poesia che in pit-\ntura e nel teatro, L'arte dell'avvenire ha un\nsuo grande significato.\nMolti osserveranno che Bruno Corra non ha\ndato nessun esempio di queste nuove arti pos-\nsibili. Non è vero. Nei suoi volumi che vengon\ndopo, vi sono delle liriche che escono netta-\nmente dai limiti della letteratura e della poesia\ne che, pur essendo la loro ossatura esteriore\ncostruita con delle parole, (elemento questo\ndella letteratura) sono, in realtà, dei miscugli\ndi elementi diversi di altre arti. Intanto, in\nL'arte dell'avvenire Bruno Corra accenna al\nprogetto di una musica del colore, progetto che\npoi sviluppa in modo interessantissimo, in uno\ndei volumi della collezione dei saggi critici\nda lui diretta assieme a E. Settimelli.\nAncora prima che questo libro venisse pub-\nblicato, Corra e il fratello, si erano decisi ad\nuscire dal loro nido per andar incontro a qualche\nartista degno di loro. Si diressero a Firenze e\nvi conobbero E. Settimelli per il quale nutri-\nvano grandi simpatie e verso il quale si senti-\nrono subito spinti irresistibilmente.\nNeir ottobre del 1909, nata La difesa del-\nl'arte, Corra vi collabora con interessanti arti-\ncoli di critica e di polemica e con squisiti saggi\ndi lirismo. Ricordo, fra i molti, un brillante arti-\ncolo di critica musicale contro Ruggero Leonca-\nvallo. Attorno a questo giornaletto di fede e di\nbattaglia si formò l'esiguo gruppo dei cerebrali\nfiorentini, di cui ebbi già a parlare nel prece-\ndente studio su E. Settimelli e del quale face-\nvano parte oltre a Corra e Settimelli, Mario\nCarli e R. Chiti. Questo gruppo di artisti pieni\nd'ingegno ed esuberanti di originalità; che ebbe\ntanta importanza, ahimé da pochi riconosciuta,\nnella moderna poesia italiana, non si distin-\ngueva certo per eccessiva modestia. Coscienti\ndel loro grande valore, questi artisti vivevano\nin un' atmosfera di autoesaltazione e di demo-\nlizione completa di tutti quelli eh' erano al\ndi fuori del loro cerchio. Erano giunti perfino\nal punto di credersi in obbligo di scrivere di-\nversi volumi per demolire in modo definitivo\ntutti i poeti e letterati vissuti fino allora, natu-\nralmente esclusion fatta di loro quattro, da Ora-\nzio a Shakespeare, da Hugo a Carducci e a\nd'Annunzio. E fra loro quattro si erano divisi\ni molti nomi, certi di riuscire in breve tempo a\ndimostrare che nessuno, all'infuori di loro, aveva\nfatto qualcosa di buono. Fortunatamente, poi,\nabbandonarono l'impresa. Questo episodio ba-\nsta per dare l'esatta sensazione della realtà in\ncui vivevano.\nMorta La difesa dell' arte Bruno Corra lascia\nFirenze, dopo un anno e mezzo di permanenza e\npassa all'Università di Bologna. In questa città\nsi tiene sempre in contatto con Settimelli, e con\nlui nel 1912 vi fonda la collezione dei Saggi\ncritici edita dal Beltrami. Nel primo volume di\nquesta collezione appare un suo studio critico-li-\nrico molto originale, sul Chanteclair e un altro\nstudio dello stesso genere su 11 Pastore il gregge\ne la zampogna di E. Thovez. Nell'altro volume\nriprende l'argomento della musica del colore\nin un profondo articolo intitolato Musica cro-\nmatica.\nNell'autunno dello stesso anno fonda con Set-\ntimelli Il Centauro. Poi parte immediatamente\nper Parigi dove si ferma parecchi mesi e da\ndove invia continuamente al giornale corri-\nspondenze, liriche, articoli critici e polemici.\nTornato da Parigi e morto il Centauro, Corra\nfonda con Settimelli la Rivista d'afte e di vita\nche è una nuova manifestazione della mentalità\neccezionalissima del loro gruppo e del loro\nambiente.\nIl loro cerebralismo e la loro persuasione che\nla poesia debba essere una scienza e non un'arte,\nraggiunge un tale grado di esasperazione, che\nnella loro nuova rivista pubblicano poesie di\nmedici e di scienzati i quali, mancando asso-\nlutamente di sensibilità, non possono in alcun\nmodo fare dell' arte.\nHo già parlato a lungo nel profilo su Setti-\nmelli, del genere di lirica prodotto da questo\ngruppo. Lirica cerebrale, meccanica, scientifica,\nlontana da ogni forma spirituale o sentimen-\ntale.\nLe poesie che Bruno Corra scrisse nel primo\nperiodo della sua arte, che va dal 1909 al 1913\ne che poi racchiuse in un volume e pubblicò"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.6", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4937, "texte": "nel 1914 sotto il titolo Con mani di vetro, ap-\npartengono quasi interamente a questo genere\ndi lirica cerebrale, pur avendo una fisionomia\npropria e pur staccandosi nettamente da quelle\ndi E. Settimelli.\nCon mani di vetro, secondo me, è uno fra\ni pochissimi libri meravigliosi della moderna\nletteratura italiana. Bruno Corra non dovrà mai\ndimenticarsi di averlo scritto, qualunque cosa\nmeravigliosa riuscisse a fare ancora.\nNon v'è una riga in questo poderoso libro\n— concentrato d'ingegno e di sforzi magnifici —\ndove l'interesse scemi per un attimo, dove si\nnoti una minore tensione di sforzo ; tutto, dalla\nprima parola all'ultima, procede sullo stesso\npiano altissimo.\nDa queste liriche tipiche, originalissime, non\ninfluenzate da nessuna letteratura, balzano i\nseguenti valori e le seguenti qualità: Ragio-\nnatore lucido - persuasivo - instancabile : In\ntutte le liriche che compongono questo vo-\nlume, v'è il filo di un ragionamento serrato e\nconvincente. Bruno Corra non vi sa mai rinun-\nciare: anche nelle zone più elevate più irreali\npiù aeree del rapimento lirico egli sente il bi-\nsogno di ragionare freddamente. Questa è una\ndelle caratteristiche più evidenti della sua poesia\nin genere e di questo suo libro in ispecie.\nCostruttore di nuove logiche : La necessità\ndel ragionamento lo spinge ad essere logico\nanche quando è totalmente al di fuori di ogni\nlogica. Da ciò lo spontaneo nascere nel suo\ncervello di logiche nuove, molte volte pazze-\nsche, che, fissate sulla carta, gli permettono\nd'incorniciare i suoi ragionamenti.\nScopritore di rapporti nuovi fra il calcolo\nmeccanico la formula scientifica la forma geo-\nmetrica la cifra statica e la musica il profumo\ni palpiti di un giardino il tremolio di una stella.\nEgli sa stabilire delle relazioni matematiche fra\nil suo cervello e l'anima di un colore, fra l'umidità\nsoave di un giardino e le sue dimensioni, fra\nl'irreale e il reale, fra la vita e il sogno (Es, la\nlirica Interpretazione lirica dell'usignolo).\nIronista e umorista formidabile. Il poemetto\nNote biografiche su Lapa Bambi è un capo-\nlavoro d'ironia e di umorismo. Sono pagine\nfortissime e personalissime, crude, vere, feroci,\ndi un'efficacia assoluta. Racchiudono una sfac-\ncettatura interessantissima di vita e raggiungono\ndegli effetti stupefacenti.\nSforzo d'indagine e di penetrazione nelle di-\nverse realtà delle cose. Bruno Corra sa trovare\nla realtà e il respiro di ogni oggetto, di ogni\natomo, di ogni palpito e se ne serve per trasfor-\nmarla, attraverso la sua sensibilità, in materiale\nlirico. (Esempio: nella lirica Una Rosa, che\npiù avanti riprodurrò interamente, non è la rosa\nche lo ispira ma è, invece, la sua realtà, la sua\nvita, i rapporti che corrono fra lei e il cielo\nla notte il giardino le stelle).\nSconfinamento, sovrapposizione e fusione\ndella sua interiorità con quella dei materiali\nlirici di cui si serve. (Esempio: sempre nella\nlirica Una Rosa; la vita di questa rosa entra in\nlui, si confonde con la sua fino a farlo soffrire\nal pensiero di essere costretto a spezzarla, fino a\nfar nascere in lui, poi, il presentimento di essere,\nun giorno, assalito dai rimorsi del delitto che\nha compiuto.\nAltro esempio :\nNella lirica Autunno, l'autunno entra comple-\ntamente nella sua sensibilità si confonde con\nessa. Il poemetto ch'egli ha scritto è nato com-\npletamente da questa fusione, sono parole\nscritte dall'autunno stesso coiraiuto dei suoi\nnervi.)\nRicercatore ostinato di forze influenzatrici\ndella sua vita nei particolari meno visibili di\noggetti, di persone, di sensazioni, di situa-\nzioni. (Esempio : nella lirica II talismano giallo\nSpariscano dalla mia vita subito e per sem-\npre : gli occhi di lei quando non parla, o se non\ntutti gli occhi, almeno quei due millimetri che\nla sua iride assolutamente esagerata ha in più\ndi ogni altra iride ragionevole (la parte cen-\ntrale non è pericolosa, ne son certo, è quella\nperiferia che mi insinua raffinatezze minacciose)\ned altri.)\nPrevisione medianica di fatti e di circostanze\ne trasformazione di queste previsioni esistenti\nnel suo intuito in materiale lirico. (Esempio :\nsempre nella lirica II talismano giallo\nEsiste un revolver la cui canna ha u esatta-\nmente „ la grandezza della mia orbita. La sua\nimpugnatura ha \"esattamente,, la forma della\nmia palma.\nNota - Queste ultime parole non fanno parte\ndella precedente invocazione. Ma una parte del\nfoglio su cui scrivevo sarebbe rimasta bianca.\nE il foglio sarebbe rimasto qui, solo, stanotte.\nHo pensato che avrei potuto trovarle scritte\nqui domattina da un' altra mano: e allora ho\npreferito, tutto sommato, di scriverle io stesso.\nParadossale finissimo e divertente (Esempio :\nfra molti cito un pezzo della lirica 5 gennaio\n1914 :\nE quando io mi trovassi in condizioni di\nestrema rovina materiale e morale, ridotto a\npatire la fame e la stanchezza, povero, disono-\nrato, finito, sperduto nel tumulto di una metro-\npoli ricca ed inesorabile come un oceano... se"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.7", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5334, "texte": "in un pomeriggio terribile mi capitasse tra le\nmani un buon revolver, quale pensiero alluci-\nnante mi abbarbaglierebbe la coscienza?, questo:\n« venderlo » e comprare subito qualche son-\ntuoso avana da fumare principescamente in un\ntea room alla moda. Ogni avvenimento, per\nquanto brutto, ha sempre un lato di bellezza e\ndi utilità. Io so che una volta, due anni fa, a\nComo, di gennaio, correndo imprudentemente\nsulla banchina del lago precipitai nell'acqua e\npresi una polmonite: ebbene nell'attimo in cui\ntoccai, cadendo, la superficie dell'acqua, i miei\nocchi, resi enormemente sensibili dallo spavento,\nscoprirono, vedendo la mia immagine riflessa,\nquel che non m'era mai riuscito di scoprire a\nsensi calmi, davanti ad uno specchio : in che\ncosa cioè consistesse precisamente la lievissima\nincorreggibile stonatura di forma nel collo della\nmia giacca, stonatura che in seguito a quel\nfortunato incidente ho potuto eliminare, non vi\ndico con quanta soddisfazione dell'amore di\nesattezza che caratterizza la mia egregia perso-\nnalità.\nCosì ora: la soddisfazione trepidante che\nprovo a pigliare in giro questa frase borghese\n(ho perduto centomila franchi) mi ripaga gene-\nrosamente della perdita reale subita...\nHo una sigaretta tra le labbra, spenta: e penso\nche se in questo momento un cataclisma terre-\nstre spaccasse il suolo sotto il mio scrittoio e\nmi avvolgesse in un uragano di fiamme, potrei\nrisparmiare alla mano destra, avida di imposi-\nzioni imperatorie, il gesto gretto di accendere\nun cerino imbecillescamente sottile, igienico ed\neconomico.)\nQuesti, le qualità e i valori più evidenti rive-\nlati da questo libro. Ma non sono tutti. Un\nesame meno rapido e più profondo ne mette-\nrebbe in luce altrettanti. Mi riprometto di scan-\ndagliare meglio Con mani di vetro quando am-\nplierò questo studio per riunirlo ad altri e pub-\nblicarlo in un volume.\nBruno Corra in questo libro dimostra di\nessere ricco di fisonomie, pur mantenendosi\nsempre nei limiti di una sua personalità ben\nmarcata e indelebile.\nVoglio ora far notare i vari aspetti della per-\nsonalità di B. Corra, quali appaiono dalle di-\nverse liriche.\nIn Madrigale diabolico la sua lirica ha degli\naccenti di passione e dei toni di forza quasi\nbrutale, raramente raggiunti da altri. Qui non è\nil cervello che costruisce, è l'anima che grida\nprepotentemente e che riesce a dare dei brividi\ndi commozione.\nMa ecco che subito, in Antenati, B. Corra ci\nappare sotto un altro aspetto. Qui v'è lo sforzo\ndel cervello che vuol afferrare il mistero rac-\nchiuso dalla differenza antitetica, esistente fra\nla vita di altri tempi di una lunga teoria di\nantenati semplici forti e vittoriosi e il suo tor-\nmento febbrile di esasperato ricercatore di cose\ninutili. Sforzo al quale si sottrae, poi, elegan-\ntemente, con una trovata spiritosa.\nIn Interpretazione lirica dell'usignuolo, con\n\\\nuno sforzo lirico magnifico, afferra tutte le forze\nastrali e tutti i pesi dei mondi che corrono nei\ncieli fughe meravigliose, per posarli di colpo sul\nfragile e sottile segno che divide le due cifre\nracchiudenti la formula della gravitazione uni-\nversale. E rimane stupito di fronte al miracolo\ndi quell'esile segno che non si spezza sotto al\nterribile peso, E per un attimo il suo sbalordi-\nmento è anche il nostro, egli ci sa dare, con\nun mezzo assolutamente nuovo, con uno sforzo\nda titano, una sensazione fortissima. Ma im-\nprovvisamente la musica sgorgante dalla gola\ndi un usignuolo ci libera dall'incubo orribile.\nRespiriamo. Veniamo presi da una nuova realtà\nriposante e dolcissima. Due balzi del suo cer-\nvello, due tuffi in vite diverse, due impressioni\nprofondissime per noi. La vita siderale e il\ncanto d'un usignolo. Due cifre e la vastità in-\ncontenibile della musica. Due infiniti, rinchiusi\nin due piccoli scrigni diversi. Lascio a lui stesso\nla parola.\nDi colpo un pensiero m'apparve, mi s'impose,\nm'afferrò per il petto come una mano : quella\nscritta sulla carta era la formula scientifica,\nquella che cantava fuori era la formula lirica\ndel firmamento. La prima esprimeva l'ordine\nvitale dei cieli, le leggi che reggono l'esistenza\ndei mondi, le regole sociali del popolo astrale;\nl'altra sintetizzava parole tremanti sussurrate da\nbocche di luce in giardini in cui anche i fiori\nson d'etere, sussurrìi lunghi al passaggio trion-\nfante della bellezza scapigliata e sensuale di\nuna cometa, dolori azzurri che spremono dalle\nanime delle stelle quelle lagrime iridate che\ncadendo in mare diventan perle.\nM'alzai, m'affacciai alla finestra e dovetti im-\nprovvisamente curvarmi sentendomi davanti nel\nbuio la invisibile presenza di un immenso ele-\ngiaco dall'anima di smeraldo, del Chopin di\nuna stirpe di titani, che con le sue diafane mani\ndi primavera tutte venate di profumi di fiori,\nsvolgeva sulla tastiera d'ebano della notte quel\ntema di cristallo zampillante in cui sembrava\nsi disfacesse commosso il tremolare del cielo.\nEd ecco, in Goccia di felicità, due immagini\nriuscitissime :\nMentre i fiori superstiti delle due mimose,\nall'angolo della villa, sembran pezzi di crepu-\nscolo rimasti impigliati tra i rami, mentre gli\nenormi abeti che incupiscono sopraffatti dalla\nsera assumono la loro crudele aria notturna di\nvertiginosi vortici di aghi verdi intenti a fab-\nbricar stregherie...\nEd ecco la breve lirica Pianure ch'è formata\nda questa sola immagine:"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.8", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5231, "texte": "Gli atomi di brividi erompenti dalle erbe si\nammassano in colli vibranti che feriscono il\ncielo coi loro vertici acuti ghiacciati di lucidi\ntrilli: le allodole.\nSono forse le uniche di questo poderoso\nlibro. Ho già detto che la lirica di Bruno Corra\nsi distacca nettamente da quella di E. Settimelli\ncol quale, solo vi potrebbero essere dei punti di\ncontatto, data la loro vicinanza spirituale e ce-\nrebrale di molti anni. Infatti l'arte di Settimelli è\npiena d'immagini e di analogie, e nel precedente\nstudio su di lui ne he citate un'infinità ; quella\ndi B. Corra ne contiene poche: pare anzi che\negli non si preoccupi affatto di darne, ma di-\nriga i suoi sforzi verso altri risultati.\nEd ecco Una rosa. Voglio riprodurla tutta.\nÈ un delizioso e sottile ricamo di profumi e di\nmusica nel quale s'incastra il terrore di uu de-\nlitto :\nEccovi la rosa che mi avete chiesta.\nSon disceso a cercarvela nel vostro giardino.\nMi sono avanzato nel buio per i viali che non\nconoscevo, e la ghiaia fina ha crepitato nei\nsilenzio rigido e forte come un profilo di rupe,\nstranamente. La notte immensa e sonora op-\nprimeva le cose con la sua immaterialità. Sem-\nbrava che tutto, svanendo, si riallacciasse a\nuna realtà. Gli steli bruni sparivan nel buio,\ne i calici, sospesi a mezz' aria, immateriali\nevanescenti, eran come gorghi di profumo ma-\nteriati nella calma. Ho sentito la vita formida-\nbile delle cose immobili, rigide, silenziose. Mi\nsono avanzato ; ho trovata una rosa ; ho esitato\ncon la forbice in mano. Tremava. Era sola,\nisolata, sospesa: era forse sospesa alle stelle\ncon mille fili di musica, forse galleggiava sopra\nun'onda di singhiozzi. Tagliarla. Un colpo secco\ndi forbice. Poi il giardino sarebbe rimasto senza.\nForse era quello il centro del giardino, l'anima\ndi profumo del giardino. Ho intuito altri mondi,\naltre realtà, altre vite, armonie oscure, equilibri\nesilissimi. Ho avuto paura. Ed allora ho fischiato\nun motivo volgare per rinfrancarmi ; poi ho ta-\ngliato d'un colpo : la melodia mi s'è spezzata\nsulle labbra. Che cosa era morto? Sono fug-\ngito con la rosa tra le mani. Eccola. Prendetela.\nMettetevela tra i capelli. Non pensate.\nlo so che quello strappo di musica, quella\nferita nella notte, quella piaga di profumo del\ngiardino, torneranno, torneranno per me. Dove?\nIn Allegria, in Zero, in Brancolameli, in\nBoulevard, in Crepuscolo, in Accordi medianici\ne in Avventure è un continuo susseguirsi di\nintricatissimi arabeschi cerebrali, è un continuo\naccavallarsi di realtà, è un continuo compene-\ntrarsi di verità in altre verità costruite, è uno\nsnodarsi di mille energie in mille viottole di\nsensibilità, è una costruzione continua e pa-\nziente di logiche e di sensazioni nuove. E at-\ntraverso gli stantuffi, le ruote e i cilindri di\nquesto macchinario poderoso, chi legge riceve\nsul viso continuamente delle ventate di sensa-\nzioni divine\nIndubbiamente questa poesia cerebrale ha\nuna superiorità schiacciante sull'altra. Infatti se\nè facile, troppo facile, commuovere con delle\nparole vuote attraverso il terreno del sentimento;\nè uno sforzo da titani quello di far vibrare\ntutte le corde dello spirito, del cuore e dei\nnervi, attraverso il terreno freddo e refrattario\ndel cervello.\nCon mani di vetro non rappresenta uno dei\nsoliti saggi di arte frammentaria. No. Qui ogni\nlirica ha un organismo proprio, ha una propria\nragione di essere, fa da sé, vive.\nIntanto Bruno Corra, che fin dal 1910 aveva\nconosciuto Marinetti, provoca il contatto di que-\nsti coi suoi amici. Dapprima da questo avvici-\nnamento, che ha quasi l'aspetto di un urto,\nnascono infinite discussioni e polemiche. Ma\npoi, eliminati alcuni malintesi, i cerebrali fio-\nrentini entrano compatti nell'orbita di luce pro-\niettata dal futurismo.\nE nel 1913, dopo essere morta la Rivista d'arte\ne di vita, Corra e Settimelli acconsentono a far\nrappresentare il dramma di Marinetti, Elettricità,\ndalla compagnia da loro fondata e diretta da\nTumiati.\nNel 1914, dopo aver firmato il manifesto della\nmisurazione futurista, Corra crea con Settimelli\ne Marinetti il teatro sintetico.\nIn seguito, dalla fine del 1914 alla metà del\n1916, Corra, in compagnia di Marinetti e Setti-\nmelli, gira in lungo e in largo l'Italia tutta, alla\ntesta di ben tre tournées futuriste.\nSempre nel 1916 viene fondata Yllalia futu-\nrista e Corra con Settimelli ne assumono la\ndirezione.\nRicordo fra i molti articoli che Corra vi pub-\nblicò quello intitolato: Si, ma non è un gen-\ntiluomo contro l'antiestetismo tedesco e delle\ninteressanti note ironiche su la guerra.\nIn questo settimanale viene pubblicato a pun-\ntate il romanzo sintetico Sam Dunn è morto\nscritto nel 1915 e che, nel 1917, appare stam-\npato in volume. Altra opera importantissima,\ndecisiva, originalissima. E intendo dare a que-\nst'ultimo aggettivo tutto il suo immenso valore\ntutto il suo vasto e chiaro significato.\nInsisto su ciò, solo perchè molti, parlando di\nquesto libro, tentano di farlo credere influenzato\ndalle moderne letterature nord-americana e in-\nglese. Invece, se vi è un romanzo che si di-\nstacca in modo completo da ogni altro romanzo e\nda ogni letteratura, non solo, ma che apre una\nstrada nuova e nuovi orrizonti, è proprio questo.\nNon credo di esagerare affermando che Sam"}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.9", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5055, "texte": "Dunn è morto rappresenta da se, una lettera-\ntura.\nQuesto romanzo é importantissimo sia dal\nlato tecnico, sia da quello del contenuto. L'au-\ntore stesso, nella prefazione che ha scritto per\nla seconda edizione, con bella e simpatica fran-\nchezza ne rileva tutta l'importonza tecnica.\nCredo non ci sia cosa migliore che far parlar\nlui. Ecco qui la riproduzione integrale della\nprefazione in parola:\nLa prima edizione di questo volume si è esau-\nrita rapidamente.\nIl successo di pubblico è stato forse supe-\nriore a quanto mi aspettavo.\nAnche la critica ne ha parlato bene: però non\nha capito la vera importanza di questo romanzo.\nHo avuto molti articoli entusiastici, non ho\navuto quell'unico che avrei veramente desiderato.\nQuello che facesse notare che:\n1) Il mio Sam Dunn è morto ha una im-\nportanza decisiva nella letteratura dal punto di\nvista tecnico;\n2) Esso è il mio romanzo sintetico, vale a\ndire il primo romanzo senza capitoli di prepa-\nrazione, senza squarci riempitivi, senza parti-\ncolari oziosi, senza luoghi comuni, riposanti e\ndiluiti, ecc.;\n3) Chi segue le evoluzioni modernissime\ndelle arti sa quale importanza abbia oggi in qua-\nlunque campo una affermazione concreta sulla\nvia che condurrà a modi di espressione sempre\npiù sintetici, cioè meno curanti di tutto quanto\nnon è essenziale.\nMi preme di dare al pubblico questa osser-\nvazione sulla importanza tecnica di Sam Dunn\nè morto ; importanza che aggiunge molto ai\nmolti valori di contenuto profusi in questa opera\ninteressante e profonda.\nRiconosco volentieri assieme all' autore che\nin questa sua opera i valori di contenuto sono\ninnumerevoli. Intanto v'è in questo libro una\nquantità enorme di umorismo: umorismo che\nnon stanca mai, che non urta mai, ben lontano\nda quello forzato distillato e artificioso dei fran-\ncesi. Un umorismo schiettamente italiano, che\nsprigiona un grande fascino e che attira irresi-\nstibilmente la sana e chiara risata. Un umori-\nsmo formato di complicate trovate, persona-\nlissimo, che si riconoscerebbe anche fra le righe\ndel più esotico libro. Ma ciò che più interessa\nin questo romanzo-poema è lo sconvolgimento\ndi realtà che l'autore sa generare attorno alla\nfigura medianica, assolutamente nuova, strap-\npata di netto da un mondo cerebrale - lirico -\nfantastico, del protagonista. Sconvolgimento che\npenetra nel cervello del lettore, che se ne im-\npossessa e che lo trascina nel vortice di una\ngirandola meravigliosa di esasperazione lirica\ne di pazzia. Anche la figura del cav. Santerni\nci interessa e ci diverte. Essa è tratteggiata\ncon bella sicurezza e con grande abilità. In\ncomplesso questo libro, simile sotto certi rap-\nporti a Con mani di vetro, è una miniera di\nsensazioni nuove e di sfaccettature nuove della\nrealtà. È un libro largo e vasto, in cui v' è il\nrespiro potente di nuove forme di vita.\nSam Dunn è morto chiude il primo periodo\ndell'arte di Corra.\nPeriodo di costruzioni meccaniche e di esa-\nsperate ricerche cerebrali che si potrebbe de-\nfinire così: un tentativo d'innesto della scienza\nnell'arte. Riuscito? La mole e l'importanza\ndell'opera che ne è nata non può lasciar nes-\nsun dubbio in proposito.\nDopo questo volume l'arte di Bruno Corra\nsi orrizonta verso il romanzo moderno. Io mi\nauguro eh' egli voglia e possa ben presto\ntornare alla lirica pura : in questo campo ci\npotrà regalare ancora a piene mani meraviglie\ndi musica e di poes*a.\nNel 1917, dopo aver ideato col fratello e con\nSettimelli il primo film futurista e dopo averne\ndiretta l'esecuzione, scrive con Settimelli La\ncanaglia, commedia in tre atti che nello stesso\nanno viene rappresentata a Milano dalla com-\npagnia Tina di Lorenzo, senza successo.\nSubito dopo scrive, sempre in collaborazione\ncon Settimelli, una commedia originalissima e\nvivacissima intitolata Becco + Becco = felicità.\nMa, data la sua audacia, i capocomici trovano\ninfinite difficoltà per rappresentarla e allora, di\ncomune accordo, riducono il loro lavoro, scritto\ncon intenzioni serie, a una revue, che viene\nrappresentata a Firenze dalla compagnia di\nSpadaro.\nIntanto il gruppo dei cerebrali, che già si era\nallentato fin dal 1916, si scioglie definitivamente.\nLe ragioni che determinarono questo disgrega-\nmento furono diverse; non certo fra le meno\nimportanti lo sviluppo delle varie individualità\nche spinse un po' tutti verso diversi campi.\nNella primavera del 1918 esce Io ti amo, ro-\nmanzo dell'amore moderno che segna per Bruno\nGorra l'inizio di un nuovo periodo di arte.\nAbbandonate tutte le esasperate ricerche ce-\nrebrali del primo periodo tenta* con forme nuove,\nil romanzo moderno di vita. Naturalmente la\nvita che ci presenta nelle pagine dei suoi libri\nè sempre vista attraverso deformazioni interes-\nsanti originali e molte volte grottesche. Ma,\nsopratutto, è vita vera, strappata dalla realtà\ne dal respiro degli uomini e resa senza vani\nrivestimenti letterari, con grande sicurezza e\ncon rara potenza di suggestione.\nDebbo dire coscienziosamente che la tesi su\ncui è imperniato questo romanzo, non è ecces-\nsivamente originale. Nella moderna letteratura"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.10", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5094, "texte": "francese venne svolta in mille modi da altri scrit-\ntori. Ma in questo libro come negli altri libri di\nCorra, non è la tesi e il soggetto che c'interessano;\nma il modo con cui sono svolti e studiati. E Bruno\nCorra ha saputo svolgere e presentare questo\nsoggetto non nuovo sotto aspetti tanto nuovi\nda renderlo originalissimo. In questa, come nelle\naltre opere sue, si nota la preoccupazione sem-\npre viva, di essere chiaro, preciso, convincente,\nlogico. Preoccupazione che molte volte lo tra-\nscina in lunghi e complicati ragionamenti, svian-\ndolo anche, ma che gli permette sempre di rag-\ngiungere lo scopo.\nLe figure di Carlo Serena, di Anna e di De\nRosa sono tratteggiate con grande abilità e con\ngrande efficacia. Quella di De Rosa, traboccante\ndi fine umorismo, si può avvicinare a quella\nnon meno divertente ma più irreale del cav. San-\nterni di Sam Dunn e morto.\nIl romanzo, tecnicamente parlando, è di strut-\ntura solida, agile, rapido, conciso, ben proporr\nzionato. Qualità queste che, secondo me, hanno\nun'importanza assai relativa.\nVoglio terminare di parlarne citando il giudizio\ndi d'Annunzio su di esso: « In questo libro gli\naspetti, le forme e i contorcimenti della gelosia\nsono resi con grande esattezza, in un modo\nantiletterario, ma perfetto ».\nNell'estate del 1918 Bruno Corra scrive con\nMarinetti, in soli due giorni, Visola dei bacif\nun romanzo vivacissimo e assai divertente.\nNell'autunno dello stesso anno esce Perchè\nho ucciso mia moglie. Nuovo genere, nuova\nforma, nuovo aspetto della sua arte; quasi una\nnuova mentalità. Questa differenza fra i vari\nromanzi di Bruno Corra, fra i suoi vari tenta-\ntivi artistici, rappresenta uno sforzo mirabile\ninteso a raggiungere la forma d'arte veramente\nsua, ch'egli sappia rendere meglio. È una nuova\nprova delle sue infinite possibilità artistiche,\nuna bella prova di forza e di dignità.\nIn questo Perchè ho ucciso mia moglie, molti\nhanno creduto di trovare un Bruno Corra sin-\ncero, privo dello scetticismo che negli altri suoi\nromanzi si sforza di mostrare. Secondo me, in-\nvece, ciò che gli altri confondono per scetticismo\nnon è che la visione, molta volte entusiastica,\ndi nuove realtà e di una nuova morale.\nQuesto romanzo mi sembra assai inferiore a\nIo ti amo, sia come sforzo di creazione, sia\ncome risultato. La sua struttura è scheletrica\nin alcuni punti. Vi sono però delle pagine di\nalto lirismo che impressionano e commuovono.\nDove si ritrova il Bruno Corra tipico e para-\ndossale di Sam Dunn è morto è in Signora,\ntorna vostro marito, piccolo libro che esce\nnella primavera del 1919 e che fa parte di una\ncollezione di attualità da lui diretta. Libro in\ncui, fra battute di spirito e sane risate, viene\ntoccato uno fra i più interessanti e scottanti\nproblemi che agitano la vita moderna: quello\ndell'amore. Bruno Corra lo risolve con facilità\ne il suo modo di risolverlo può anche essere\npersuasivo per molti. Per me no. Il il torto che\nha Bruno Corra, quando vuol risolvere qualche\nproblema, è quello di partire da un punto fisso\nrappresentato dalla Verità assoluta che crede dì\npossedere. La verità è sempre un'opinione; più o\nmeno vasta, che abbraccia una o più persone,\nma sempre e solo un'opinione.\nPerciò non ce ne possiamo servire quando\nvogliamo risolvere oggettivamente delle que-\nstioni che riguardano l'umanità intera. Per far\nciò mi pare che non si dovrebbe partire da\nnessun punto fisso, da nessuna verità assoluta,\nma, viceversa, abbracciare tutte le verità conte-\nnute dai vari elementi della questione, consi-\nderare le varie realtà contenute dai suoi vari\naspetti e procedere elasticamente, fra conces-\nsioni rinuncie patteggiamenti e compromessi,\nper arrivare non già a una verità di tutti o a\nuna verità nostra che si vorrebbe imporre a\ntutti, ma all'assenza assoluta di ogni verità e\ndi ogni realtà, che sola, forse, può rappresen-\ntare la risoluzione vera di un problema qual-\nsiasi, inquantochè può generare un'atmosfera\nin cui questa risoluzione si trasformi nella vita\nviva e non in aride regole o teorie. Secondo\nme in ogni problema l'assenza assoluta di ogni\nverità e di ogni realtà equivale all'unica esatta\nrisoluzione.\nNon ci si deve illudere di aver risolto un\nproblema, solo perchè si spera di poter per-\nsuadere gli altri che la risoluzione personalis-\nsima che noi abbiamo trovata è quella esatta.\nImporre, o; comunque, far accettare una nostra\nrealtà, non vuol dire aver risolto niente e tut-\nt'al più può voler dire aver fatto nascere un\naltro problema da risolvere. Potrebbe vantarsi\ndi risolvere qualcosa solo chi sapesse creare\ndella vita viva da potersi vivere, del respiro,\ndell'aria nuova.\nInsisto su ciò solo perchè intendo dare a\nquesto lfbro una veste profonda di pensiero\nche alcuni, stupidamente, gli hanno negata.\nQuesta veste di pensiero ricopre un indiavo-\nlato umorismo, che rende questo libro piacevo-\nlissimo. Originale e agile, traboccante di para-\ndossi, qua e là grottesco, questo volumetto è\nindubbiamente uno fra i più divertenti della\nletteratura italiana.\nÈ uno studio coscienzioso sulla donna, tanto\ncoscienzioso da poter sembrare feroce; perciò"}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.11", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4924, "texte": "iriirriagirìo che avrà avuto la virtù di esasperare\npiù di una lettrice.\nNeil' autunno dello stesso anno esce O rin-\nnovarsi o morire, che fa parte della stessa\ncollezione di attualità. In questo volumetto\nBruno Corra svolge un gran numero di pro-\nblemi riguardanti la vita dell'uomo e lo svi-\nluppo della personalità e delle sue energie ;\ndà un'infinità di consigli ; dimostra la necessità\ndeìla cultura umana e di una fusione fra l'i-\nstinto e la coscienza. Non starò qui a discu-\ntere e a dilungarmi sul contenuto filosofico di\nquesto libro. Io sono uno che ha ancora molti\ndubbi nella vita. E quantunque sia d'accordo\ncon Corra quando dice che \"Bisogna guardarsi\nda questo terribile falciatore d'iniziative „ non\nmi sento capace di liberarmene interamente. E\nlibri certo per debolezza o impotenza, ma solo\nper eccessiva coscienza, perchè mi sforzo di\nresistere alle lusinghe di certi risultati troppo\nfacili e di troppo scarso affidamento, forse uni-\ncamente perchè l'istinto mi pone in guardia di\nfronte alle insidie oscure racchiuse da certe\nrealtà sicure a cui molti si abbandonano con\ntroppo ottimismo.\nIo per esempio, (perdonami Bruno, se ti pare\nche dica un'enormità) non sono ancora ben\ncerto se sia o no necessario per gli uomini,\nsviluppare le proprie personalità elevarsi com-\npletarsi e migliorarsi. Sento solamente, netta e\nprecisa, la forza divina dell'inutilità. Non po-\ntrei quindi parlare a lungo e serenamente del\ncontenuto filosofico di questo libro se, in parte,\ncerte mie convinzioni personali non mi per-\nmettono di afferrarne il significato e di apprez-\nzarne lo svolgimento.\nMi limiterò a esprimere rapidamente delle\nimpressioni puramente soggettive.\nNon mi pare che tutto questo libro sia di\nuna grande originalità. Troppe cose già note vi\nsono ripetute varie volte nella prima parte di\nesso, che mi pare di scarso interesse. Nelle ul-\ntime pagine, invece, l'ingegno originalissimo e\npersonalissimo dell'autore, ha un'impronta ben\nmarcata. In complesso mi pare un libro non\nall'altezza del cervello di Bruno Corra e, so-\npratutto, mi sembra ch'egli si sia voluto cimen-\ntare in un genere che non è suo. Avrebbe po-\ntuto dire le stesse cose assai meglio, e farcele\nascoltare magari divertendoci, in pagine più\npersonali. Ciò non toglie che in Rinnovarsi o\nmorire si debba rilevare il grande pregio della\nchiarezza; di una chiarezza finora raramente\nraggiunta dagli altri scrittori che hanno trattato\nargomenti simili.\nDove l'arte di Bruno Corra con un balzo si\nrialza e raggiunge le altezze di Con mani di\nvetro è in La famiglia innamorata, altro ro-\nmanzo Uscito verso la fine del 1919. Qui, in\ncapitoli brevi e rapidi, paragonabili a quadri\ncinematografici, fra i contorcimenti spirituali e\ncerebrali di personaggi straordinariamente vivi,\nsi dibatte il problema scottante e avvincente\ndell'amore. Pare che Corra sia ossessionato\nda questo problema e da quelli derivanti della\nfedeltà, del matrimonio, ecc.\nIn questo suo libro egli tenta di legalizzare\nl'infedeltà l'adulterio e la corruzione; si sforza\ndi costruire una nuova morale, che possa essere\nintimamente capita e seguita dall'età moderna\nche viviamo. In fondo egli riesce a dimostrare\ncome l'uomo moderno possa amare tre, quattro\no più donne, contemporaneamente, senza tra-\ndirne nessuna.\nVi sono in questo libro delle meravigliose\npagine di sensualità urlante, vi sono dei tocchi\ndeliziosi di umorismo, un aggrovigliarsi inte-\nressante di passioni, di febbri, di tormenti, e\nun cozzarsi continuo di temperamenti e di real-\ntà. Tutttf risalta su uno sfondo nitido di verità e\ndi sincerità cruda e brutale. Credo che questo\nromanzo sia destinato a determinare nuove cor-\nrenti nel pensiero umano.\nNei primi mesi del 1920 esce Battaglie', un\nvolume che contiene una grande quantità di\narticoli e manifesti, quasi tutti già stampati in\nvari giornali e, in parte, firmati oltre che da\nB. Corra, da Marinetti e da Settimelli.\nQuasi tuttigli articoli e i manifesti sono stati\nscritti in difesa del futurismo.\nProprio in questi giorni Corra ha terminato\nun nuovo romanzo intitolato Santa Messa-\nlina, che sarà molto più complesso dei prece-\ndenti e si svolgerà in un ambiente moderno.\nSarà un romanzo irreale e fantastico costruito\ndentro la realtà. In poche parole Corra ha ten-\ntato, con questa sua nuova opera, di trasportare\nnel romanzo di vita tutte le ricerche cerebrali\ndel primo periodo della sua arte. Questo libro\nconterrà il secondo periodo della sua afte, ri-\nvestito dal primo.\nAltri libri ha pronti nel cassetto ed anche\nqualche commedia che vedrà fra poco, speria-\nmolo, la luce della ribalta.\nL'arte di Bruno Corra, indubbiamente, ha rag-\ngiunto una maturità completa, se non una forma\ndefinitiva. Il suo cervello magnifico ci riserba\nancora grandi sorprese, poiché egli è uno fra\nquelli che danno all'arte il significato di un con-\ntinuo tentativo, di tino sforzo continuo per rag-\ngiungere forme sempre più perfette."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.12", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 554, "texte": "I critici, ignobilmente e ingiustamente, non si\nsono mai occupati di lui o, almeno, se ne sono\noccupati in modo non degno. Incapacità di affer-\nrare i suoi valori? Illusione di poterlo schiac-\nciare col silenzio? Non so. Ma so di sicuro\nch'egli se ne infischia serenamente e baldanzo-\nsamente. E questo suo menefreghismo è lo-\ngico, data la sua schiacciante superiorità su\nmolti di loro.\nDa parte mia sono ben lieto di poter dichia-\nrare qui, apertamente, che nell'arte di Bruno\nCorra ho la più grande stima e la più sicura\nfiducia.\n\nMario Dessy."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c006", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c006", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "10", "page_fin": "10", "image_debut": 12, "image_fin": 12, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.5", "titre_corps": "{PubInfo}Nel prossimo numero", "titre_sommaire": "{PubInfo}Nel prossimo numero", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.12", "debut_caractere": 556, "fin_caractere_exclue": 625, "texte": "Nel prossimo numero pub-\nblicheremo diversi saggi\nlirici di B. Corra."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c007", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c007", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "10", "page_fin": "10", "image_debut": 12, "image_fin": 12, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.6", "titre_corps": "{PubInfo}NB POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "titre_sommaire": "{PubInfo}NB POESIA pubblica solamente scritti inediti.", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.12", "debut_caractere": 1516, "fin_caractere_exclue": 1600, "texte": "MR POESIA pubblica solamente scritti inediti.\n11U« POESIA ne publie que de l'inédit."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c008", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c008", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "10", "page_fin": "10", "image_debut": 12, "image_fin": 12, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.7", "titre_corps": "{PubInfo}\"POESIA \" pubblicherà nei prossimi numeri i profili di : Mario Carli - Corrado Govoni", "titre_sommaire": "{PubInfo}\"POESIA \" pubblicherà nei prossimi numeri i profili di : Mario Carli - Corrado Govoni", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.12", "debut_caractere": 627, "fin_caractere_exclue": 1514, "texte": "\" POESIA „ pubblicherà nei prossimi numeri i profili di : Mario Carli - Corrado Govoni -\nCarlo Linati - F, T. Marinelli - Fred. G. Bowles - Angel Cruchaga S. Marta - Ezra\nPo and - Ada Negri - ecc.\nIn Settembre \" POESIA „ inizierà la sua prima inchiesta internazionale,\na cui parteciperanno gli artisti più grandi del mondo intero e che sarà\ndi un'importanza eccezionale, riguardando una fra le questioni più\ne più interessanti della poesia.\nDans le mois di Septembre \" POESIA „ initiera sa première enquète interna-\ntionale à laquelle participeront les plus grands artistes du monde entier et qui\nsera d'une importance exceptionelle parce qu'elle touchera de près une des\nquestions les plus intéressantes de la poésie.\nSi rivolge viva preghiera a tutte le riviste che non volessero accettare il\ncambio con\" POESIA „ di\nA toutes les revues qui ne veulent pas \"\nnous adressons la prière de"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c009", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c009", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "11", "page_fin": "16", "image_debut": 13, "image_fin": 18, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.8", "titre_corps": "Ritratto di Luisa Bàccara : LA MAESTRIA", "titre_sommaire": "Ritratto di Luisa Bàccara : LA MAESTRIA", "signature_source": "Gabriele d'Annunzio", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.13", "debut_caractere": 15, "fin_caractere_exclue": 2588, "texte": "Ritratto di Luisa Bàccara\nLA MAESTRIA\n\nAl tempo del mio lontano amore per i libri e per i me-\nstieri, mi pare d'aver letto in un dialogo di Vincenzio Galilei\n\" sopra l'arte di bene intavolare e rettamente sonare la\nmusica negli strumenti artificiali di corde e di fiato „,\no forse altrove, come la figlia di non so più qual cava-\nliere o console di Roma fosse nata con sei dita per mano\nben disposte e in che modo potesse di un simile por-\ntento avvantaggiarsi nelle intavolature di liuto il sonatore.\n11 caso mi ritorna nella memoria mentre guardo le mani\ndi Luisa Bàccara trattare la tastiera con una potenza e\nuna larghezza fuor di misura. Come ci fu chi aggiunse\nun nuovo nervo alla cetera ereditata e moltiplicò gli ac-\ncordi, così sembra ch'ella sia riescita per miracolo a ren-\ndere più numerosa la sua maestrìa.\nUna giovine donna morbida, di quelle che amano di es-\nsere continuamente lisciate dalla lode e contendono alle\nvicine la minima stilla di miele, ieri s'indispettiva nel\nnegare ogni bellezza alle mani della bella sonatrice.\nSi sa che io me ne intendo. Qualche mio studio di\nmani è nelle raccolte preziose degli amatori, disegnato\nor è molti anni, quando ero un grande artista malcon-\ntento. Ve n'è alcuno, senza offendere la modestia, che\neguaglia in precisione e in acume il tratto di Hans Holbein.\nNon mi piacciono le mani piccole e dolci, nè quelle\nche sentono del grassetto, come direbbe la badessa di\nCoverciano. Mi ricordo che, quando il ladro sublime della\nGioconda portò a! mio rifugio della Landa la tavola av-\nvolta in una vecchia coperta di scuderia, mi posi ad abo-\nminare le mani molli di Monna Lisa costretto ad averle\nsotto gli occhi per giorni interi, durante la speculazione\nmetafisica che mi aveva proposta il rubatore.\nLa storia anèddota del Caffè Florian racconta che in\nuna sera di luna sul Canalazzo, per placare la inquietu-\ndine d'una interlocutrice platonica, io le abbia malizio-\nsamente dichiarato non essere le mie mani attive se non\nle radici della mia anima. È storia antichissima. Non me\nne ricordo. Ma l'imagine mi conviene per quel che v'è\ndi misterioso, di vigoroso e di essenziale nella radice\nconfrontata all'ossatura della mano.\nSecondo la legge dello stile, una cosa è tanto più\nbella quanto più ella manifesta nella sua forma la sua\ndestinazione. Un levriere o un cavallo da corsa bene al-\nlenati, le gambe di Ida Rubinstein, il corpo di un vero\nArdito reduce dai guadi del Piave, per esempio, sono tra\nle più espressive bellezze del mondo. L'analisi e la sin-\ntesi del più potente disegnatore non saprebbero meglio"}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.14", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2891, "texte": "rilevarne e approfondirne il carattere ; il quale è già tanto\ncompiuto che, com'è detto nel Maestruzzo, \" per morte\nnon si può da loro ispartire\nNello stesso modo il massimo grado del carattere di-\ndistingue le mani della sonatrice veneziana. La forma è\nridotta all'essenziale dalla perizia: tutta muscoli e tendini\ne giunture assoggettati alla mera sensibilità musicale, si-\nmili agli organi di uno strumento animato e affinato dal-\nl'assiduità delle sue proprie vibrazioni. Il vigore è ambi-\ndestro. Si distribuisce egualmente in tutte le dita: l'anu-\nlare è forte quanto il pollice. Ma, a riprova tecnica del\nverso goethiano, la vera forza creatrice risiede nella fa-\nlange che porta l'unghia.\nUna istantanea vita si crea dalla sommità che tocca per-\ncote e scorre.\nC'è una maestrìa senza vita. La conosciamo. Ne abbiamo\ntedio e fastidio.\nQuesta è un dono perpetuo. È come una trasparenza\nsensuale apprestata alla rivelazione dello spirito. È come\nuna obbedienza perfetta che si offre al movimento inte-\nriore. Il modo meccanico di ottenere la rotondità o la\ntenuità di un suono è come preceduto dall'aura segreta del-\nl'ispirazione e dell'invenzione. Per ciò spesso questo gioco\nsomiglia al rapimento, e talvolta al desiderio del martirio.\nPenso a quella Santa Caterina di Alessandria che in\nuna tavoletta di Cesare da Sesto tiene le belle mani\nmusicali, come su i tasti di un organo portatile, su la\nruota dentata che deve lacerarla; ed è assorta nel modu-\nlare dentro sè la sua melodia inaudita.\nEcco un grande corale di Sebastiano Bach.\nPrima d'intraprenderlo, ia sonatrice guarda davanti a\nsè come per abbracciare tutta quanta l'architettura so-\nnora, non apparente se non a lei sola. E già in quel\nsilenzio preliminare è il senso della vastità e dell'equi-\nlibrio, il raccoglimento religioso, e una specie di risolu-\ntezza maschia che fa pari al compito la creatura lieve.\nLe prime note sono poste come il fondamento della\ncattedrale. La cattedrale si leva in una chiarità che non\nè di questa terra. Gli operai invisibili lavorano col ritmo\nsicuro dei cuori che attendono di salire a un'altra vita.\n11 volere del tema è il maestro che conduce l'opera\nsaliente.\nOra chi ha messo alle sue labbra gonfie la tromba del\ngiudizio avvenire ?\nOra chi ha coronato con la fiamma bicorne di Mosè la\nsua fronte dura?\nOra quale arcangelo in armi ha comandato al mattino\ndi svincolarsi dalle braccia della notte affannosa?\nAhi, l'ombra del Signore che cammina dinanzi a me è\ncosì lunga che, per timore di calpestarla, io non posso\navvicinarmi a Lui, nè toccare il lembo della sua veste.\nE chi sono questi bianchi profeti digiuni che vengono\na piangere su questo sepolcro aperto dove non è rimasto\nse non il lino e il balsamo e un poco di bagliore ?\nIo parlo a me medesimo come al mio nemico mortale.\nNon amerai mai più. Non spererai mai più. Non dispe-\nrerai mai più. E il regno sarà tuo."}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.15", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3051, "texte": "I grandi periodi sorgono dalla percussione con una\nevidenza poetica che io posso trascrivere. La tastiera\nbreve, ampliata dall'ampiezza del tócco, diventa sinfoniale.\nDal corpo supino dello strumento nasce la visione d'una\nselva di canne. L'anima dell'organo attraversa le corde\ncoricate. La pedana bassa è un'aerea cantoria. Tutte le\nlinee si inalzano. Percossa la nota rimbalza al vertice.\nSi pensa al motto orgoglioso di Carlo Orsino : \"\ncussus elevor. „\nII viso della sonatrice s'è indurito nella potenza. Le\nnarici aperte e rigide sono come intagliate nell'avorio dei\ndittici. Due ombre cave appariscono ai lati della bocca,\nnella contrattura dello stretto mento. Le corde del collo\nsi tendono, si allentano, guizzano, come se rendessero\nvisibile lo sforzo del cuore. 11 piede sul pedale è arcuato\ncome quello della sibilla che non può seguire il volo del\nsuo carme in foglie.\nQuesta è arte severa.\nOffriamo una esatta corona di quercia a questa inter-\nprete di preghiere imperiose.\nÈ la medesima che riconduce con tanta grazia le vec-\nchie danze d'Italia, gighe, sarabande, pavane, e, rincor-\nrendo su la tastiera l'amore senz'ali calzato stretto, ha\ndi quando in quando l'aria di burlarsi d'una novizia che\nsbaglia il tempo e ritarda la volta o la ripresa?\nÈ la medesima che batte con tanto ardore la cadenza\nandalusa o cubana e sembra violentemente configgere\nl'ultima nota nella sua criniera e nella sua follia come un\ngarofano di fuoco perverso ?\nÈ la medesima che tesse e ritesse la disperazione dei\nNotturni non con le sue dita vive ma con quelle piji\npallide specchiate dinanzi a lei dall'ebano fùnebre ?\nC'è chi ha un volto per ogni amore ; c'è chi ha un'anima\nper ogni musica.\nEcco Girolamo Frescobaldi; e la solenne onda che sol-\nleva il capo della Vittima trafitto dalla corona senza fiori.\nEcco Claudio di Francia; e il vento della montagna\nvertiginosa che solleva le pieghe e le bende dellq. dan-\nzatrice di Delfo.\nChi dà tanto vigore e chi dà tanto languore, nei suoi\nmodi alterni, a questa interprete di passioni e di\nsogni ?\nLa stanza è quieta e semplice. La cupa lucentezza\ndel lungo pianoforte orizzontale la domina. Gli ospiti\npochi hanno scelto il loro luogo, secondo la simpatia\ndelle cose; e parlano basso. Il mio cane, prima di accuc-\nciarsi sul tappeto liscio, gira su sè in tondo ripetendo\nl'atto dell'atavo selvaggio che separava e piegava così\nl'alta erba della prateria originaria; e dà il senso della\nsolitudine e della lontananza al mio spirito affaticato dalla\nressa dei partigiani. Per le larghe finestre la città di vita,\nche senza colpo ferire presi laureata in un mattino di\nsettembre, oggi appare coronata di violette.\nDa Zamet a Santa Caterina, da Cantrida a Drenova,\nla terra di San Vito fiorisce e aulisce. Sembra che si\naffranchi dal patimento e dal corruccio per rinnovellati,\ncome si sprigiona dal sasso carsico per costruirsi. Non\nricostruirà sè stessa nello spazio spirituale degli eroi ? Io\nsono la sensibilità di questo essere che si forma. Qggi\nlascia a me tutta l'angoscia, e si dimentica."}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.16", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3008, "texte": "\" La guerra divina scrosciava sopra lui solo. „\n\" Non avete potuto vegliare nep con me. „\nLa consolatrice solleva il coperchio d'ebano e pone le\nmani sopra l'avorio con un gesto leggero.\nSa che fra tutte le materie plastiche la malinconia è la\npiù docile, e che non conviene la forza per modellarla.\nUdiamo a un tratto il vento della stagione scuotere le\ngiunchiglie del davanzale e portarci un sogno sognato\nin una di quelle isole che non hanno più nome su quel\nmare che non ha più amarezza.\nChe è questa musica? E le dita che la creano dove\nhanno appreso quest'arte di legare le note come la voce\nlega le sillabe distaccate dal cuore senza far sangue?\nCi sono attimi, fra la vita e la morte, fra la terra pa-\nziente e il cielo clemente, ci sono attimi colorati da\nuno spirito che non è la gioia e non è il dolore, nascosti\ndove non può ritrovarli se non l'indovino errante. E hanno\nle loro cadenze in questa musica.\nEcco che le vene son prese da suoni avvolti a spira\ncome i viticci che nascono dal tralcio della vite e c'è chi\npassando li coglie teneri come sono e quanto più ne as-\nsapora l'asprezza più gli piace; e la vite non avrà più\nmani per appigliarsi al suo sostegno.\n\" Egli è morto. È morto l'Orfeo dei sogni interrotti!\n11 miele melodioso non cola più dai favi: perito è nella\ncera per il dolore... „\nPenso a quel che può essere il sepolcro di Claudio.\nDove? nell'Isola di Francia tremolante di pioppi e di\nrivi? Non so imaginare la tomba di questo aereo inven-\ntore. Non so imaginare sopra lui quel che pesa e sug-\ngella. L'epigramma greco, che invoca la leggerezza della\nterra coprente, conviene alla sua sensualità senza carne.\nCredevo che non sarebbe morto prima di me, e che\nforse l'avrei riveduto su la soglia della sua casa lirica af-\nfacciata verso i binarii brutali di tutte le partenze e di\ntutti gli arrivi.\nSera lontana sopra un campo di volo terminato da mon-\ntagne di zaffiro, dove la notizia improvvisa giunse per\nentro al rombo della guerra e non fece tremare nessuna\nala! Un lembo dell'antico lamento di Sicilia palpitò fra le\nmacchine alate pronte alla distruzione atroce, governate\ndal ritmo assordante dello scoppio. \" Usignuoli, annun-\nziate ad Aretusa ch'egli è morto e che il canto è perito\ncon lui...\nOrnai chi canterà su le sue canne? „\nSe vivesse, io gli condurrei questa flessibile compagna\ndi Bilitis, a cui sembra ch'egli abbia appreso in sogno il\nsuo divino segreto.\nEppure quel che più meraviglia in questa flessibile\ngrazia è la sua potenza subitanea, il suo modo impetuoso\nd'intraprendere le grandi sonorità veloci: la pienezza e\nil tumulto.\nPer ciò, molto cara ai più squisiti uditori, ella è capace\ndi sollevare una folla di soldati rudi e di inebriarla.\nQuesta piccola italiana indòmita è una viva forza della\ncittà di vita. Dove la vittoria sta nel perseverare, questa\nperfezione fatta di perseveranza è un esempio animatore.\nI Legionarii si levano in piedi, nella sala folta, per seguire\ncon gli occhi attoniti il gioco delle mani possenti. Restano"}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.17", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2982, "texte": "come sospesi al mistero di quella maestrìa sovrana. Sen-\ntono di quanta esperienza, di quanta insistenza, di quanta\nfatica, di quanto coraggio sia nato quel miracolo che li\nrapisce. Sanno che cosa sia l'addestrarsi, che cosa sia\nl'allenarsi, che cosa sia il movimento preciso e il colpo al\nsegno. Amano e ammirano quasi una compagna di guerra\nin quella piccola creatura energica \" bruna come l'oliva „\nche in certi momenti sembra trasporre nella sua arte l'ar-\ndore e il vigore dell'assalto.\nDue Arditi, che poco prima nel campo avevano fatto\ndavanti a me un meraviglioso duello con le loro bombe\nda gitto rimanendo incolumi tra scoppio e scoppio, rup-\npero in grida di entusiasmo alla fine di una dannata Fuga\ne corsero a baciare in ginocchio quelle due mani terribili\nsu cui si chinava un sorriso sbigottito di sorellina inerme.\nCome la svolta di un camminamento ingorgato, la sala\nera piena di fanti che s'incalzavano e tumultuavano.\nParevano esciti allora allora da una trincea rossastra del\nCarso, così conci dalla miseria e dalla fame di Fiume.\nAvevano masticato il pane peso come un mattone di mota\nrisecca, condito di vermi ; ma avevano bevuto su quel\npane l'orgoglio della dedizione alla Causa dell'immortalità.\nPer ciò tanta anima costellata d'occhi splendeva sopra\nquella massa bigia.\nProtesi verso la compagna che aveva donato così gran-\ndemente, essi chiedevano : \" Ancóra ! Ancora ! „\nPallida, comprimendo nell'una mano e nell'altra il tremito\nmuscolare, ella rispondeva le parole della fragile eroina\nche le somiglia: \"Non posso. Ho dato tutto,,.\nImplacabili gli uomini, mal nutriti mal vestiti mal cal-\nzati ma pieni d'un respiro magnifico che non era quello\ndei loro polmoni, le gridavano: \"Ancóra! Ancóra!,,\nElla si volse. Tornò verso la tastiera, si risedette; e\nallargò le spalle, sollevò il petto, rovesciò il capo indie-\ntro, come una cantatrice che si prepari.\nInaspettamente aprì le labbra e cantò.\nIntonò il canto del mattino di Ronchi. E tutti avemmo il\nmedesimo sussulto.\n\" Fratelli, fratelli,\nlodiamo il Dio vivente ! „\nNessuno le conosceva quella voce, nessuno le cono-\nsceva quell'altra forza. Vedevamo a un tratto apparire\nsotto l'elmetto dei crini una conduttrice di cori guerrieri.\n\" Garibaldi a cavallo è con gli insorti.\nFuori i barbari !\nFuori i barbari !\nItalia ! Italia !\nI nuovi Mille han preso la città. „\nIl fremito dei combattenti sforzava le quattro mura.\nElla aveva invocato due volte il nome della Patria con\nun accento cosi maschio che a ciascuno di noi era parso\ndi sentirlo salire dalla profondità della sua propria pas-\nsione.\nE la sua voce non fu più sola. Il coro scrosciò so-\npra lei senza sommergerla. Il suo capo alzato era pur\nsempre l'apice del canto. Ella rappresentava in carne\nquell'estro del canto che sorse dalle quattordicimila croci\ndi Ronchi senza pace, e venne con noi nella notte gari-\nbaldina, e invasò la nostra impresa; e da allora accom-\npagna i nostri passi per tutte le strade che vanno al-\nl'avvenire."}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.18", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 811, "texte": "\" Cristo è con noi, che dal Calvario scende\nFuori i barbari !\nFuori i barbari !\nItalia ! Italia !\nQui si combatte e non si piange più „\n1 fanti s'erano aperto il varco fra le sedie trattandole\ncome cavalli di Frisia. E s'accalcavano intorno alla into-\nnatrice impavida, attentissimi alla sua misura. E gli Àrditi\nchiomati come gli Achei levavano i pugnali a ogni ri-\npresa; e le facevano intorno un serto di vendetta.\n\" Italia ! Italia !\nNoi vinceremo o moriremo in te\nÈ dunque giusto che ai mazzo di garofani sanguigni\nofferto ieri a Luisa Bàccafa i Legionarii di Fiume abbiano\nsospeso per l'estremità del nastro dai tre colori fiumani\nla medaglia di Ronchi dove l'insegna confitta dell'Aquila\nè guardata dal ferro impenetrabile dei liberatori.\nFiume d'Italia: primavera del 1920.\n\nGabriele d'Annunzio."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c010", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c010", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "17", "page_fin": "17", "image_debut": 19, "image_fin": 19, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.9", "titre_corps": "EPITAFFIO", "titre_sommaire": "EPITAFFIO", "signature_source": "Ada Negri", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.19", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1110, "texte": "EPITAFFIO\nAda Negri.\nAveva i capelli troppo pesanti, e la carne\ntroppo pallida.\nCon quei capelli così pesanti, con quella carne\ncosì pallida, come poteva lavorare?...\nTrovò più facile vender la bocca a un tanto\nil bacio, e nessuno le insegnò ch'era\nvergogna.\nMa il bambino glielo ha preso il brefotrofio,\ned ella è morta per la fatica di averlo\nmesso al mondo.\nOh, quanto urlare in quel letto d'ospedale,\nfra quei chirurghi bianchi, fra quelle in-\nfermiere bianche.\nOh, quanto urlare senza capire, come una\nbestia allo scannatoio, per dare carne,\nper dare sangue.\nOra ella è immobile sul letto di tutti nella\ncasa di tutti, e non urlerà più.\nUno straccio umano, siamo d'accordo : un\npiccolo straccio di femminetta da rimover\ncol piede,\nma il suo dovere di donna lo ha pur com-\npiuto, come seppe, come potè :\nportar nove mesi e mettere al mondo un\nbambino, a costo di morire.\nCome avvenne non importa, e che il suo\nbimbo resti senza nessuno, pur ch'egli\nsia sano, e resista :\nquel che importa è l'atto di vita pagato con\nl'atto di morte — e con Dio e con gli\nuomini il conto di questa donna è in\nordine."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c011", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c011", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "18", "page_fin": "23", "image_debut": 20, "image_fin": 25, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.10", "titre_corps": "MON DIEU, VOUS ETES", "titre_sommaire": "MON DIEU, VOUS ETES", "signature_source": "Alexandre Mercereau", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.20", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2277, "texte": "MON DIEU,. VOUS ETES\n\nDeus paucis cogitabilis est (apul)\nEcce ego vobiscum sum omnibus diebus usque\nad consummationem sceculis (St. Mat. XXVIII)\nVere, tu est Deus absconditus (IsaT XLV)\nCur faciem tuam abscondis? (Job. III)\nLa meilleure preuve que\nVous Etes Mon Dieu,\nC'est que Vous nous avez permis de Vous créer pour\nnotre plénitude.\nVous Etes,\nEt, dans Votre mansuétude, Vous permettez à chaque\nplanète de Votre Infini Royaume, à chaque peuple de\ncette planète, à chaque individu de ce peuple, de vous\n.croire\nUn ou Davantage,\nUniforme ou Polymorphe,\nEn Une Personne ou en Plusieurs,\nSeul ou accompagné,\n.Omnirégnant ou Corégnant,\net Vous ne Vous formalisez d'aucune espèce d'ado-\nration.\nAux uns, Vous avez donné le spectacle de la révé-\nlation, et aux autres, non :\nEt Vous avez laissé ceux, pour qui Vous ne Vous\nétiez pas révélé, Vous appeler Irrévélé, ou, mème, Irré-\nvélable, et, pour Vous, se dévorer tous entre eux.\nVous avez voulu que, d'aucuns - oh épuvantable\nblasphème! - vous niant, restassent incrédules.\nPis! Vous avez autorisé que d'autres ne crussent en\nVous que pour Vous maudire, et proférer contre Vous\nles mots sacrilèges:\nVous ne les avez pas punis.\nMiex! Souvent, Votre Divine Fécondité s'est étendue\nsur eux;\nconséquemrnent à Votre Parole, ils ont crù, multiplié,\nfait de grandes fortunes, obtenu de la considération, et\npassé une belle vie de joie sur cette terre de souffrance,\navant de mourir magnifiquement sur Votre Sein, et de\nrésider dans Votrè Bienheureuse Gioire.\nMon Dieu! 6 Mon Dieu!\nil ne nous en faut pas plus, pour juger que\nVous Etes Le Tout Puissant,\nMeilleur que nous, et infiniment Miséricordieux, qui\nnous accordez d'ètre aussi divers à Votre égard que nous\nsommes nombreux; de faire, vis-à-vis de Vous ce que\nnous voulons;\nNous pardonnez et bénissez dans le mal que nous\ntentons de vous faire.\nMeme, je crois que Vous avez voulu nous montrer\nque Vous n'aimez pas la flatterie, l'adulation, ni le re-\nspect, préférant à l'obédience la révolte;\nCar j'ai connu des hommes qui Vous aimaient de\ntout leur coeur, de tout leur corps, de toute leur àme,\nVous louaient chaque seconde, et avaient voué cha-\ncune de leurs cellules, chacune de leurs sensations, cha-\ncune de leurs pensées à votre couleur.\nIls ne vivaient que pour que"}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.21", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3418, "texte": "Vous soyez;\nils ne vivaient que parce que\nVous Etes,\nils ne vivaient que pour incarner tout notre amour\net toute notre fidélité, et toute notre ardente prière en-\nvers Vous.\nVotre présence leur emplissait la poitrine d'un grand\ncarillon ai!é et s'exhalait de leurs lèvres comme un bou-\nquet de fleurs vierges.\nIls devenaient ivres à Vótre Odeur, comme de petits\noisillons grugés de genièvre.\nIls ne mangaient, ne buvaient, ne respiraient que\nVous, Esprit, Chair et Sang.\nIls s'endormaient sur Vous, se réveillaient de Vous.\nVous étiez leur sang, leur chair, leur esprit.\nIls étaient la poussière de Votre sandale,\nEt Vous avez marché sur eux, et Vous leur avez\nenvoyé toutes les calamités.\nIls furent, ici-bas, décriés, honnis, méprisés, battus,\net vécurent misérables. Rien ne leur réussit jamais, et ils\nfirent une très mauvaise mort, où ils sentirent bien qu'ils\ntouchaient la pierre du néant avec celle du tombeau.\nO Mon Dieu! Mon Dieu!\nCela nous suffit pour juger que Vous Etes le Tout\nPuissant, qui ètes, plus Désintéressé que nous, et plus\nImpartial, une Vivante Legon, et qu'il n'est pas assez\nde vous vénérer pour mériter de Vous.\nje crois aussi que Vous avez tenu, à nous faire sa-\nvoir qu'il ne faut pas s'en remettre à Vous entièrement\npour faire notre Vie;\nNi se fier à Votre Unité, car, Vous pouvez tout à\ncoup nous soutenir ou tout à coup nous manquer, sans\nsouci de notre conduite.\nAinsi, j'ai connu de vos meilleures ouailles qui furent\nballotées par tous les vents, donnèrent sur certains récifs,\net, par un coup de Votre Gouvernail, en évitèrent d'autres;\npeinèrent, souffrirent sans jamais Vous enlever d'elles;\net, finalement eurent une heureuse vieillesse, longue, en-\ntourée, et couronnée par une Mort édifiante.\nEt d'autres, de pas plus de mérite, qui eurent toute\nune existence emplie de félicité, sans nauge et sans tempète;\nEt d'autres, de pas moins de mérite, et que Vous\nabandonnates tout à fait;\nD'autres que vous abandonnates quand elles Vous\nabondonnèrent;\nD'autres que vous n'abandonnates pas quoiqu'elles\nVous aient abandonné;\nD'autres que Vous abandonnates quand Vous étiez\nà leur coeur, et que Vous retrouvates quand elles vous\navaient chassé de lui.\nEt d'autres que Vous chérissiez tendrement, et qui,\npourtant dans leur candeur, ne Vous connaissaient pas\ndu tout, ou que par vague oui dire.\nMais avec la plupart Vous jouates à cache-cache,\ntantòt les secourant, tantòt les chargeant.\nIl y en avait que Vous accompagniez seulement au\ncomméncement de la vie, ou seulement au milieu, ou à la\nfin, voire au moment où le trépas venait, et les frappait, et\nqu'elles croyaient déjà naì'vement pouvoir récolter le fruit\nd'une longue existence de travail et de peines, et se re-\nposer, dans la paix due aux hommes de bonne volonté.\nMon Dieu !\nMeme divins, Vous ne sauriez avoir de caprices. Vous\nnous enseigniez par là que Vous Vous refusez à influer\nsur notre destinée, de telle sorte que nous ne puissions\nnous en remettre à Vous pour arranger nos misérables\naffaires ;\nQue nous sommes libres, dans un univers indépendant;\net qu'il faut que nous agissions et nous débrouillions\nnous-mèmes, sans Vous avoir sans cesse derrière notre\ndos comme un vieux pére, bon homme, mais embètant.\nMon Dieu!\nVous tenez à nous montrer qu'il ne faut pas nous\nenorgueillir de Votre Présence, car Vous n'ètes pas tou-\njours là, et avez toujours le droit de nous retirer ce que\nVOus nous avez prèté;"}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.22", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3334, "texte": "Qu'il faut nous tsnir dans l'humilité n'étant après\ntout que des hommes;\nQue c'est déjà une bien grande gràce, de daigner\nnous jeter un regard d'àme, Vous qui avez à diriger les\nastres, si grands qu'ils ne peuvent nous voir, dans un\nUnivers si vaste qu'il ne peut les voir.\nVous avez voulu nous montrer que rien, nulle part,\nn'est à nous, et que nous n'y avons pas droit; mais que\nVous acquiescez à ce que nous nous emparions de ce\nque nous pouvons, quittes à le rendre quand il Vous\nplait, comme il Vous plait\nIndépendamment de ce qui est autour de nous, et\nque nous faisons participer à notre fortune, il y a nous,\nsur quoi Vous avez daigné appesantir également vos legons:\nqu'il ne faut pas ètre fier de la merveille de son\ncorps, parce que mille maladies l'habitent, lui font mal,\nle rongent, et le tuent quand Vous le voulez;\nEt qu'après cela, il ne sera plus qu'un peu de boue\nnauséabonde dans un trou de terre;\nNi trop de la sublimité de son esprit, parce que mille\nmaladies l'habitent; qu'il peut tout à coup faillir, avoir\ndes angoisses, ètre nourri d'incertitudes, engraissé d'er-\nreurs, et possédé par la folie;\nNi trop de la divinité de son coeur, parce que mille\nmaladies l'habitent, guidées par l'amour et la haine; qu'il\nest versatile, sujet à se tromper, à tromper, à ètre trompé;\nqu'il psut s'aigrir, devenir venimeux, ou s'envelopper à\njamais dans un glacial et sinistre linceul.\nVous avez daigné nous enseigner qu'il ne faut ètre\nfier de rien;\nque les évènements sont débridés et en font, avec\nnous, à leur tète,\nsans doute pour nous guérir du pèché de confiance,\net de vaniteuse certitude;\nqu'il ne faut se reposer sur rien,\nqu'il faut toujours chercher et travailler pour conser-\nver un équilibre;\nVoici encore bien des choses que Vous avez tenu\nà nous faire savoir;\nque de bonnes fréquentations nous peuvent nuire, et\nde mauvaises nous ètre profitables;\net tout le contraire aussi bien.\nMerci Mon Dieu !\nQue la canaille peut faire ou défaire le jeu de l'hon-\nnète homme, selon l'heure;\nQue de mauvais calculs peuvent avoir une excellente\nsolution, pendant que d'excellents en ont une mauvaise,\net tout le contraire aussi bien.\nMerci Mon Dieu !\nQu'il n'y a rien d'anormal à ce que l'agneau, Votre\nagneau oh Mon Dieu! si pur, si timide, si doux, si confit\nd'innocence, soit la proie du loup, plein de férocité, d'au-\ndace, de laideur.\nMerci Mon Dieu !\nQu'il y a, créés par Vous, oh Mon Dieu! des victi-\nmes nées, toujours sous des griffes et entre des dents,\nCréés par Votre Volonté, des tyrans, abusant de leur\npuissance; des riches, des pauvres, des généreux, des\navares, des affectueux, des cruels et ainsi de suite.\nMerci Mon Dieu!\nMiséricordieux ou inclément, tantòt souriant, tantòt\ncolère,\nTour à tour Vous ètes contre le bon ou contre le\nméchant; contre le méchant ou contre le bon.\nMerci Mon Dieu!\nComme cela Vous chante, ainsi ou ainsi, Vous ètes\nsur le vertueux sans tache, et sur l'àme dissolue,\nsur l'innocent et le coupable,\nsans que nul n'y ait rien à dire, pour bien nous montrer\nque nous n'avons aucun droit ici-bas, que de gagner\nVotre Royaume par l'immarcessibilité de notre conscience;\net que vos faveurs sont pure bonté de votre part, distri-\nbuées sans distinction de mérite.\nMerci Mon Dieu!\nVous avez voulu nous montrer plus encore:\nque la croyance en Vous. la Foi en votre Religion;"}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.23", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3552, "texte": "la crainte de Votre Terrible Punition Infernale, l'assurance\nde vos Merveilleuses Récompenses Paradisiaques,\nne faisaient pas nécessairement les gens meilleurs;\nqu'elles pouvaient mème s'allier aux pires instincts et\nagissements ;\net que, nourri de Votre miei et angélisme, on pou-\nvait ètre tout fiel et satanisme;\nque vivant avec Votre Vérité, on pouvait s'environ-\nner d'erreurs, et les épouser; recevoir Vos Préceptes par\nune oreille afin de les laisser s'enfuir par l'autre; fermer\nles yeux pour ne pas voir ce que font les mains que Vous\nréprouveriez; cacher sa conscience et feindre de ne pas\nsavoir où on l'a mise, quand se présence pourrait gèner;\nEt la conscience, pourtant, Seigneur ó Mon Dieu !\nc'est une parcelle, n'est-ce pas de Votre Cerveau, une\npalpitation de Votre Coeur, une fleur de Votre Spirituel.\nMais mème ce qui est à Vous, et que Vous nous\nconfiez, Vous nous en laissez la libre disposition.\nMon Dieu Mon Seigneur Mon Dieu! Vous ètes infi-\nniment Bon, infiniment Miséricordieux, infiniment Juste et\ninfiniment Redoutable.\nVous avez créé l'Univers à votre Image, afin qu'il\nsoit bon, miséricordieux, juste et redoutable.\nEt vous l'avez autorisé à nous montrer qu'il n' est,\ncomme Vous, pas obligé d'agir envers nous avec ses\nqualités, mais qu'il peut, au contraire, déchaìner sur nous\ndes cataclysmes, qui sont comme la Face de Votre Au-\nguste Fureur.\nCela pour nous faire voir que ce serait un tort de\nchercheràse raccrocheràquelque chose de matériel,ici-bas;\nQue nous sommes des marins au milieu du plus\nsurprenant océan, plein d'iles merveilleuses et d'écueils\nsanglants; des marins portant dans la coque de leur na-\nvire de riches cargaisons que la tempète peut engloutir,\naprès avoir ouvert, de la lame d'un récif, une large bles-\nsure dans le ventre de l'esquif;\nMais qui portons dans la coque de notre poitrine\nune cargaison beaucoup plus riche, et qui peut ètre battu,\ncomme une bouées par le ressac, mais ne sombrera ja-\nmais\nConcentrons toute notre vie dans notre foi:\nMon Dieu ! Oh Mon Dieu !\nJ'entends Votre Voix. Je comprends Votre Verbe. Vous\nnous prouvez à chaque moment qu'il ne faut avoir qu'un\nguide, qu'un amour, qu'une conquète, qu'un but, qu'un\nespoir, qu'un bonheur, qu'un idéal: Notre àme, dans sa\nplus vaste expression.\nQue tout ce qui est hors d'elle, n'est que vicissi-\ntudes, sujet d'amertume, versatilité, incohérence et néant.\nQu'il faut vivre droit, pour soi-mème, pour obéir à\nla voix impérieuse du coeur dont Vous tenez la clé, accor-\ndez les notes, rèvisez les cordes;\nQu'il n'est de vraie existence qu'intérieure ; de plé-\nnitude qu'intérieure;\nde non décevant que l'idéal, sang spirituel du corps\nintérieur.\nVous nous dites que, hormis la mort qui interrompt,\naucune catastrophe humaine ni universelle ne doit nous\nfaire abandonner notre grande sérénité, dans une con-\nscience tranquille de sa certitude d'ètre dans la Voie.\nSi le coeur nous fait souffrir, l'esprit nous chérira.\nSi l'esprit est troublé le coeur le sauvera.\nPar leur doublé charme nous resterons stables au\nmilieu de l'instabilité des évènements. Par leur lest, nous\nnous élèverons, laissant en bas la laideur des évènements.\nNous avons compris,\nSeigneur,\nqu'il importe peu qu'il nous soit dévolu ou refusé\ndes richesses extérieures, puisque nous avons d'inesti-\nmables trésors, si sublimes, que, par leur possession,\nMon Dieu!\nNous atteignons à Votre Splendeur;\nQu'il importe peu que le coupable ait l'apparente\nrécompense, et l'innocent l'apparente réprobation,\ncar il n'est pas de pire chàtiment que de n'avoir pas"}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.24", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3354, "texte": "la plénitude, et le méchant ne la possède pas au milieu\nde la forèt de ses plaisirs;\net il n'est pas de meilleure récompense que la plé-\nnitude, et le bon la possède au milieu de la forèt de\nses tracas.\nSeigneur, Mon Dieu!\nVous avez voulu aussi que, incertains de la Vie,\nnous ne sachions absolument rien de la Mort, sinon que\nla vie terrestre nous semble cesser avec elle.\nQue nous réservez-Vous près ou loin de Votre Trone?\n- Et d'abord avez-Vous un Tròne, quelque part, n'im-\nporte où, où Vous puissiez nous convier; dont Vous\npuissiez nous éloigner, temporairement, ou pour toujours?...\nou pour toujours...\nToujours... ?\nQue cela doit donc ètre long, toujours,\noh Mon Dieu!\net que peut-on faire, toujours ...\nQue cela doit donc ètre long...\nSeigneur,\nil est vrai que Vous avez déjà parlé sur ce sujet, mais\nil y a si iongtemps, que les incrédules ont pu insinuer\nque Vous n'avez jamais parlé.\nEt Vous avez parlé en tellement de langues et d'idio-\nmes, et dit des choses si différentes, que moi, qui ai fait\nle tour du Monde, des hommes et du temps, je ne sais\nplus quelle est votre vérité.\nJe sais bien que Vous désirez que chacun soit libre\nen tout, mème d'interpréter Votre parole à sa fagon,\nMais les pauvres àmes, indécises parce qu'elles ont\ntrop appris, ne savent plus à quel Dieu se vouer.\nCela, certes je le sais encore, est pour nous prouver\nla présomption du savoir et que rien ne vaut la sagesse,\nqui fait toujours son choix.\nMais il y a, Seigneur Mon Dieu! quelques ànes de\nBuridan qui méritent sans doute leur sort, mais n'en souf-\nfrent pas moins.\nNous ne sommes pas des incrédules oh! Dieu, non,\nCela nous Vous le certifions. Nous ne sommes pas\ndes incrédules. Nous Vous pensons donc Vous Etes!\nVous avez dit tellement de choses, fait tellement de\nconfidences, si opposées pour éprouver notre foi, et nous\nfaire voir que nous sommes des Misérables ètres, avec\nune Misérable compréhension, une misérable logique, in-\ncapable de rien saisir à Votre lumineuse contradiction,\net qu'il faut que nous acceptions, n'étant rlen que\nvos esclaves, avec toutes nos libertés;\nVous avez dit tellement de choses pour nous dérou-\nter, et que nous trouvions nous-mème notre route,\nque nous sommes bien obligés de croire en Vous!\nVous ne nous égarez que afin que notre plus grand\njeu soit de Vous chercher,\nMais Vous ne Vous laissez pas toujours découvrir,\nmème selon nous.\nEt l'angoisse que nous en éprouvons, repousse de\nnous toute vanité, mais nous rejette bien souvent sur la\nterre.\nVous nous y avez accordé bien des vices délicieux,\nafin que nous ayons plus de mal et de mérite à les\nvaincre ;\nEt des vertus bien revèches, qui sont notre trone et\nnotre couronne d'épines.\nVous nous avez dotés de l'amour et infectés de la haine.\n11 n'y a que par l'amour que nous Vous joignons\nvraiment, mais notre haine est suscitée à chaque pas, par\nla mauvaise volonté du sort, la malédiction des choses\net les souffrances qui poussent comme l'ortie, et nous\ngriffent, de tous les còtés à la fois.\nMon Dieu o Mon Dieu!\nje Vous vois et je crois en Vous comme je Vous vois.\nEtant infini et absolu, Vous ètes tout l'univers, que\nVous avez créé pour Vous créer Vous-mème, comme la\nvie crée notre corps sans lequel elle ne serait pas.\nSans lui, qui est Tout, Vous ne seriez rien, et Vous\navez besoin mème de nous, comme nous avons besoin\nde Vous tout entier."}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.25", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2059, "texte": "Vous Vous ètes créé dans lui avec des lois bien\ncompliquées, mais fort habiles et nécessaires à votre con-\nversation ;\net pour ne pas qu'il se détruise jamais par ses pro-\npres forces, luttant ensemble.\nVous l'avez créé au milieu de cet épervier de lois,\nlibre autant que l'univers, puisse ètre libre sans se\ndétruire.\nqui serait Vous détruire ;\nEt de tant de trillons de trillons d'astres que nous ne\npouvons en dire le nombre, peuplés d'une telle quantité\nd'ètres de toutes sortes,\nque notre existence ne pourrait suffire à en pronon-\ncer le chiffre, mème sans jamais nous arrèter pour respirer.\nEt Vous leur avez laissé comme à nous, la liberté\nentre les bornes de celle de l'édifice universel,\net ainsi peuvent-ils, comme nous, construire leur exi-\nstence avec les éléments de Votre Munificence, qui\nles immole ou les transporte, comme nous Seigneur,\ncomme nous,\navec la certitude d'une Justice immanente et précieu-\nsement tenue cachée,\net d'un jour où le bien triomphera pour la joie du\nbon, ce qui aurait du peut-ètre arriver tout d'abord,\net la persécution du méchant,\nqu'il eut peut-ètre mieux valu ne pas créer tout d'abord.\nMerci Mon Dieu !\nde nous avoir permis de Vous créer pour nous préconso-\nler des malheurs et de l'injustice que Vous avez bien\nvoulu faire régner ici-bas,\npour que l'éclat futur de la Récompense soit plus\nvif là-haut, et plus suave, et plus chaud.\nAccordez-Vous de croire en nous, comme nous\nmèmes croyons en Vous.\nAccordez à tous ceux qui croient en Vous d'en de-\nvenir meilleurs;\naccordez à tous ceux qui sont justes d'y gagner la\nsérénité et le bonheur.\nDonnez-nous notre coeur quotidien.\nQue notre règne arrive sur la terre comme au ciel.\nPardonnez-nous nos offenses\n'\ncomme nous Vous pardonnons les Vòtres.\nAdorez-nous, comme nous Vous adorons nous-mèmes.\nSoyez digne de notre conception de Vous, et ren-\ndez-nous dignes de nostre conception de Vous.\nQue Votre règne arrive sur la terre comme au ciel,\nSeigneur Seigneur Seigneur.\n0 Mon Dieu,\nAimez-nous les uns les autres.\nLes Eparges 1915.\n\nAlexandre Mercereau."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c012", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c012", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "24", "page_fin": "24", "image_debut": 26, "image_fin": 26, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.11", "titre_corps": "Autour du cadavre d'un voleur d'étoiles", "titre_sommaire": "Autour du cadavre d'un voleur d'étoiles", "signature_source": "Mario Dessy ; F. T. MARINETTI", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.26", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2387, "texte": "Autour du cadavre\nd'un voleur d'étoiles\nMario Dessy.\nTraduction par F. T. MARINETTI.\nLe ciel a perdu toutes ses lumières. Le ciel est pauvre, ce soir.\nIl était donc très habile, l'artiste-voleur qui vient de mourir, du\nmoment qu'il a su arracher au ciel ses couleurs les plus vivantes,\navec l'avidité de son dernier regard mourant.\nOui, il était très habile: dès sa plus tendre enfance, il s'était\nentralné à cet art subtil, et ses petites mains d'enfant connaissaient\ndéjà le secret de se couvrir d'or et de pierreries volées aux ailes\ninexpérimentées d'un papillon.\nA qui n'a-t-il pas volé, l'artiste qui vient de mourir ? Le cro-\nchet magique de ce voleur infatigable a pénétré dans les écrins les\nplus sùrs et les mieux défendus.\nIl a dévalisé toutes les aurores, défoncé tous les regards, dé-\ncroché les plis de tous les désirs. Il a trompé avec de fausses clefs\nles serrures ténaces du Plaisir et de la Douleur.\nIl est entré dans toutes les zones de l'impossible, pour y voler\néperdument, à pleines mains, des univers entiers d'inutilité et de vide.\nAujourd'hui l'artiste-voleur est mort, et je vous vois venir tous\nen foule, autour de son cadavre, pour reconquérir ce qu' il vous a\nenlevé !\nVous voilà tous réunis, créanciers ladres et mesquins ! Vous\navez trainé jusqu'ici le ventre énorme du ciel créancier qui a perdu\ntoutes ses étoiles.\nVous, yeux des femmes, oubliez-vous donc que cet artiste a porté\net imposé dans le monde votre beauté splendide ?\nVous, aubes pàlissantes, oubliez-vous que cet artiste qui vous\na volé votre pàleur vous a généreusement parfumées avec ses\nsoupirs ?\nMais vous criez tous ensemble, en réclamant inéxorablement\nce qui vous a été volé. Voùs croyez donc trouver accumulées dans\ncette chambre les richesses fabuleuses qui étaient autrefois à vous.\nEh bien ! il n'y a plus rien ! Cherchez, cherchez à votre aise !\nUn monstre divin, vètu d'une beauté charnelle exaspérante a\navalé tout ce que l'artiste vous a enlevé !\nLes fuites affolées des astres, les fleuves de sensualité hurlante\net les débordements de liberté, tout a disparu dans sa gueule rouge !\nEt maintenant il est absolument inutile que vous cherchiez dans\ncette chambre, où plus rien de vivant n'existe, si ce n'est l'artiste\nmort.\nFaites donc vomir et revomir sur vous son Art, et vous re-\nprendrez tout, ó ladres et inéxorables créanciers.\n(Fragment de La Mori d'un artiste)."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c013", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c013", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "25", "page_fin": "25", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.12", "titre_corps": "LA MADRE PAZZA", "titre_sommaire": "LA MADRE PAZZA", "signature_source": "ARNALDO GINNA", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.27", "debut_caractere": 30, "fin_caractere_exclue": 61, "texte": "LA MADRE PAZZA\nDI\nARNALDO GINNA"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c014", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c014", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "25", "page_fin": "25", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.13", "titre_corps": "L'ASSASSINO", "titre_sommaire": "L'ASSASSINO", "signature_source": "ARNALDO GINNA", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.27", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 28, "texte": "L'ASSASSINO\nDI\nARNALDO GINNA"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c015", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c015", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "25", "page_fin": "25", "image_debut": 27, "image_fin": 27, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.14", "titre_corps": "L'IMPOSTORE", "titre_sommaire": "L'IMPOSTORE", "signature_source": "ARNALDO GINNA", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.27", "debut_caractere": 63, "fin_caractere_exclue": 91, "texte": "L'IMPOSTORE\nDI\nARNALDO GINNA"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c016", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c016", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "26", "page_fin": "26", "image_debut": 28, "image_fin": 28, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.15", "titre_corps": "ARNALDO GINNA", "titre_sommaire": "ARNALDO GINNA", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.28", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1411, "texte": "ARNALDO GINNA\nLa sua pittura, complessa e vasta, ha qu —\nmolte volte anche musicale.\nIn questi tre quadri che riproduciamo, il colore e la forma contengono uno studio\nanalitico di tre degenerazioni umane. Ed ecco\nfini della psicologia, come essenza; della letteratura, come espressione. L'arte di questo\noriginale e profondo artista è tutta una ricerca esasperata di caratteri psicologici, è tutta\nuno studio complesso delle varie forme psicologiche umane, studio influenzato forse da\nquelli del Lombroso e di altri psicologi am2ri:ani, è tutta una deformazione grottesca\ndella vita che appare a lui attraverso l'orrore\nche nei suoi quadri la forma, il colore e la tecnica, hanno un'importanza relativa di\nfronte al contenuto cerebrale. La sua arte è\nEgli, nelle sue tele, non si serve del colore\ndelle forti sensazioni, ma quasi unicamente d\nQuasi sempre la forma, nei suoi lavori, lascia il posto all'anima, cosicché molte volte\ni suoi quadri, pur non ubbriacando di colore, sanno impressionare fortemente per quel-\nl'atmosfera di lirismo e di vita che li circonda.\nL'arte di Arnaldo Ginna sta tra la poesia\nvizio delle sue impressioni, e cambia totalmente\nmenti delle impressioni. Nei numerosi quadri\nfra non molto in esposizioni personali all'estero\nverso la naturalezza, verso il misticismo della\ndi conseguenza, la sua tecnica varia e tende alla costruzione di lavori d'assieme, di tele\ngrandiose."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c017", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c017", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "27", "page_fin": "27", "image_debut": 29, "image_fin": 29, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.16", "titre_corps": "Le mani aristocratiche.", "titre_sommaire": "Le mani aristocratiche.", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 29, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.29", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2645, "texte": "Le mani aristocratiche.\nDinanzi, avevo degli alberi che protendevano i loro scheletrici\nrami in una folta nuvola d'oro, sotto, un lastrico bianco, nero nelle\nconnettiture, da parte, un vialone irsuto di rialzi di mota rossiccia...\nin fondo un carro rosso-rosa con in evidenza le ruote quali orecchi\ndi un ammasso sonante, di sotto al quale quattro zoccoli si piegavano\nal garretto.\nUna voce di barrocciaio s'allungava simmetrica, armonica a due\ncolli di fiaschi vecchi troneggianti nell'ammasso.\nC'era nell'aria una velatura di nebbia, quasi la sfilatura la-\nnosa di una coltre che si vuol formare sulla terra che muore. La\n«\nluce del sole non era che diffusa in una piombaggine punto evi-\ndente. Sapevo di avere dietro di me il panorama più seducente, le\ncoliine di Fiesole e di Settignano ; mi voltai aspettandomi una grande\nsensazione deliziosa ! Illusione ! Nulla di bello. Le colline rotonde e\nscure spiccavano poco evidenti sui verde dei campi, non continuavano\nin catene non pugnavano in giovani gare che somigliano a scherzi\ndi giganti fanciulli, non erano piene d'intenti sublimi per contorsione\ndi sentieri che staccati dal monte somigliano a spirali d'aria adagiate\nsu rialzi, non avevano nulla di scaruffato o di efficace, erano rotonde,\nquiete sparse qua e là senza continuazione, disposte troppo simme-\ntricamente avanti e indietro, un po' bige, troppo miti, con la base ro-\ntonda e larga immediatamente staccantesi dalla pianura, non si vedeva\nil punto in cui il piano comincia ad annoiarsi di rimaner piano e si sca-\nruffa e s'impenna in leggere creste e scaglioni piene di criniere verdi...\nnulla, quelle colline sembravano posate... Posate sì ! posate con mi-\ntezza, colline larghe e rotonde posate immediatamente su di una\npianura morbida. Tale atteggiamento si fuse in dolce delizia con la\npigra poesia, grigia ma mite del paesaggio: immaginai due lunghe\nmani aristocratiche, un po' pingui e un po' affusate che posavano\nquelle colline fittizie... immaginai che quelle mani avessero anelli e\ndisponessero quelle colline con mossa delicata e insieme sbadata...\nAbbassai l'occhio sulla spalletta di pietra che costeggia il Mugnone e la\npietra cosparsa di licheni mi parve più pittoresca e più violenta di\nquel paesaggio, poi con mossa distratta tamburellai coi miei diti af-\nfilati su quella pietra massiccia e pensai in un ozio contemplativo\nche Dio in quell'ora doveva nelle profonde eternità tamburellare con\nla sua mano onnipossente la rupe su cui s'adagiava ozioso... quel\ngesto mi parve la chiave della dolcezza di quell'ora bigia che la-\nsciava trasparire del rosa serpeggiante per l'aria e per la mia persona..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c018", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c018", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "27", "page_fin": "27", "image_debut": 29, "image_fin": 29, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.17", "titre_corps": "L'ombrello verde.", "titre_sommaire": "L'ombrello verde.", "signature_source": "Emilio Settimelli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 29, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.29", "debut_caractere": 2647, "fin_caractere_exclue": 3468, "texte": "L'ombrello verde.\nEmilio Settimelli.\nLa sera azzurrognola e piovigginosa si confonde con le piante\ne forma delie sfumature umide, morbide, che riuniscono alberi, cielo\ne strada.\nSono tristezze e tenerezze verdi ed azzurre che piovono su noi\nper riempirci l'anima di malinconia. Ecco: in fondo alla strada fio-\nrisce l'enorme ombrello di un contadino che si avanza.\nL'ombrello è verde con ioni azzurrognoli.\nNell'anima colma di monotonia guizza un che di bianco e di vivo\ncome un raggio sopra una pozza grigia e verde di muschi. Tale\nscherzo istantaneo è questo pensiero:\nLa pioggia dei sentimenti patetici, verdi ed azzurri nella sera,\nper la strana compensazione delie cose ha forse l'ultima mèta di\ntingere l'ombrello dello zoccolante contadino che sguazza nel fango\ne zufola una cantilena pura come una costellazione ?"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c019", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c019", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "28", "page_fin": "30", "image_debut": 30, "image_fin": 32, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.18", "titre_corps": "Notes sur les danses nouvelles D'ISADORA DUNCAN", "titre_sommaire": "Notes sur les danses nouvelles D'ISADORA DUNCAN", "signature_source": "Fernand Divoire", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 30, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.30", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2524, "texte": "Notes sur les danses nouvelles\nD'ISADORA DUNCAN\n\nElle sait que chaque fois qu'elle se livrera à la légère jeunesse,\naux musiques enjouées, aux grands rythmes barbares, chaque fois\nqu'elle sera jeune fìile, Amazone et bacchante, la foule criera, hurlera\nson nom en bravos éperdus.\nElle ne cède pas.\nElle n'est pas ià pour des applaudissements.\nElle est là pour conduire plus loin encore cette foule qu'elle a\nsu éveiller et mener jusqu'à la joie, jusqu'à la source fraiche et\nbouillonnante de la jeunesse dansante et guerrière,\nAinsi ayant connu la douleur, elle a rnené les coeurs jusqu'aux\npures larmes de la douleur, ayant eu pitié, elle nous a donné\nla force de porter avec les autres hommes la chape de ténèbres,\nles liens de fer à quoi la pitié tend en souriant le dos et les poings\net de soulever le poids de la pitié et de le soulever du dos des\nautres ètres et de ramener les ètres, encore, à la palingénésique\njoie triomphale, toujours, et plus haute.\nAinsi, la musique lui portant la voix des anges, les pleurs lui\nsalant les 1 vres du gout de Tinéffable éternité, son regard a tourné\nde plus haut au-dessus de la foule, son visage a prié vers plus\nhaut que la pitié. Elle a regardé, immobile, les larmes seules allant,\nlentes, comme animées d' une danse sacrée\nAinsi ainsi, elle reste, sur la ruote, toujours audevant\nelle se remet, chaque fois, elle-nième, en enjeu\nEncore — jeunes ismaèlites de VEnfance du Chrìst de Berlioz\n— ies jeunes fiiles maternelles dansent et s'émeuvent, si légères à la\nterre et jouant en bergant et bergant en jouant;\nMais maintenant — avec Franck — poursuite paisible de la béa-\ntitude, procession heureuse légère aussi, mais légère ayant bu le pain\nde anges; croix humaine crucifiée et soudain fleurissant toute entière\nsous la pluie chaude de la gràce.\nBenediction de Dieu\ndans la solitude\n(Liszt)\nLA PRIÈRE la longue et belle prióre patiente.\nEt le moment où Ton n'a plus besoin de prier parce que ies\nportes sont ouvertes et qu'on voit et qu'on peut regarder en tout\nbonheur.\nCe qu'on est, on le pése, on y revient ; et ce qu'on aime, ce\nqu'on a laissé, ce qu'on a étendu dans les linceuls on y revient.\nPour se pencher au-dessus de ce qu' on a aimé et remonter\nde ce qu'on a aimé et Y offrir avec soi et ressentir à nouveau la\nJoie, Tautre Joie.\nIl y a eu sur notre monde deux beautés et Tune s'est élevée,\nhaut, sur la négatlon de Pautre, celle des parfaites courbes humaines.\nMais toi, tu ne tues pas. Tu élèves ì'autre joie, Tautre beau\nBonheur, sur la Beauté en vie."}, {"page_pdf": 31, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.31", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2639, "texte": "Marche funebre\n(Schubert)\n(Trocadéro 6 mars)\nDouleur promise. Prière : que ce bonheur, ce pauvre épanouis-\nsement humain nous soit conservé.\nIl ne sera pas dit qu'on arrachera, qu'à r ètre on arrachera ce\nque les veines et les artères ont iié à sa chair\nCoup strident qui arrache. (Perdu. Arraché !)\nMais ne franche rien de tout ce qui attaché le coeur au cceur.\nIl faudra, pour qu'apparaisse la gisante réalité, que le malheur\ns'apaise et que chante le souvenir.\nLes bras suivent ce qui est perdu (détourne ton visage appe-\nsanti par la douleur) Et le visage reviendra. Il revient à l'espoir des bras.\nTout Tètre reste debout éievé vers ce qui se tient haut.\nLes bras charchent\nAh, suivre les apparus, les suivre et n' arriver que devant un\nmur de pieurs.\nSouvenirs menés per la main je sais vos noms. Ils restent sur\nnous. Adorables. Ils sourient de haut aux bras vides.\nL'horrible qui gisait, quelaue chose de sublime et d' adorable\nlui survit.\nDoute encore? Non, n'est-ce pas? Sérénité. Dites, n'est-ce pas\nque vous n'ètes plus là parmi les choses qui gisent?\nVII Symphonie\n(Beethoven)\n(Trocadéro 19 mars)\nOmbre irréelle et parfaite\nSigne paisible et majestueux\nLignes continuées\nApollon beau et méditant s'exalte. Quel Dieu bachique va surgir?\nDignité de la musique\nImpérieuse pensée\n(Allegro)\nVenez, et vous, et vous, et vous\nC' est r heure dansante\nChaque geste est un appel\nLégère joie large qui s'éiance puissante et se résoud légère\nChaque geste est un appel qui nous réveille et nous entrarne\nUn appel et un don\nNos visages sourient\nNotre joie n'est pas pesante à la terre\nDionysos, Dieu heureux, à la joie ordonnée,\nVenusberg\n(Wagner)\n(Trocadéro 19 mars)\nToute, toute la foule en joie\nLa musique agite les pampres\nFoule admire ceci qu'il peut y avoir dansant la joie et dansant\nau-dessus de la joie, allant et ne s'arrètant point une croix flexible\net aisée des membres\nAisance pourquoi porter la musique et la mener aux limites\nd'elle mème, puisqu'il ne s'agit que de se laisser aller flexible et\naisé à l'heure qui veut bien s'appeler gaìté ?\nGaité riante où ne sonne pas Téclat lourd des voix, où la flute\nse marie à la coupé et Textase à l'amour.\nUne autre marseillaise\n\" (Bellevue 1 février 1920)\nBeauté des ailes de pierre.\nCe n'est plus Tétoffe — terre de la Patrie que tu baises. Elle\narrèterait ton cri.\nPour la première fois, je pense à un mot un avorton de labo-\nratoire, un fabriqé de bibliothécaire Pas un de ces beaux mots so-\nnores, venus des siècles, portés par toute la race.\nIl se déploie devant moi. Ahi formidablement immense aile de\npierre fiamboyante religion hurlée par des millions de poumons ou"}, {"page_pdf": 32, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.32", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1108, "texte": "qui se rue comme un ouragan de sabres martyre et triomphante et\nvolontaire guerrière sans autre arme que la grande fiamme rouge\nde son chant et qui se dresse juste otfrant le flamboiement solaire\nde sa poitrine\nLe mot le mot se déploie REVO\nEtoffe rouge.\nMarche slave\n(Tchaì'kovski)\n(Jrocadéro 6 mars)\nChant d' esclave\nLourdes, lourdes, chaines pesant sur le dos courbé comme par\nmille ans de fouet de négrier\nAh! je souffre avec toi Peuple esclave et sanglotant Face en\nlarmes Ecoutant immobile l'appel de certaine trompette Et toujours\nenchainé les mains liées de fer plié en deux.\nAh ! je souffre avec toi Muscles tordus face en larmes\nAh! tes yeux commencent à briller d'un éclat terrible Haì'r peut-ètre\nregarder ,en face Tes yeux commencent à briller ton corps à rire\net à suivre le rythme.\nEsclave, grand esclave de chaìr tremblante Ah! visage collé à\nla terre. Ecoute le soufflé inconnu\nComprends. Ta chair va vivre Tu pleures de joie\nAutres larmes maintenant Et tes bras se délient tremblants\nd'étonnement\npeureusement\nPeureux d'avoir suivi le ryt/zme\nDemain bras déliés...\n\nFernand Divoire."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c020", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c020", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "31", "page_fin": "31", "image_debut": 33, "image_fin": 33, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.19", "titre_corps": "LOS PAJAROS ERRANTES", "titre_sommaire": "LOS PAJAROS ERRANTES", "signature_source": "Pedro Prado", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 33, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.33", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2171, "texte": "LOS PAJAROS ERRANTES\nPedro Prado\nEra en las cenicientas postrimerias del otono, en los\nsolitarios archipiélagos del sur.\nYo estaba con los silenciosos pescadores que en el\nbreve crepùsculo, elevan las velas reméndadas y transpa-\nrentes.\nTrabajàmos callados, porque la tarde entraba en no-\nsotros y en el agua entumecida.\nNubes de pùrpura pasaban, corno grandes peces, bajo\nla quilla de nuestro barco.\nNubes de pùrpura volaban por encima de nuestras\ncabezas.\nY las velas turgentes de la balandra eran corno las\nalas de un ave grande y tranquila que .cruzara, sin ruido,\nel rojó crepùsculo.\nYo estaba con los taciturnos pescadores que vagan\nen la noche y velan el sueno de los mares.\nEn el lejano horizonte del sur, lila y brumoso, alguien\ndistinguió una banda de pàjaros.\nNosotros Ibamos hacia ellos y ellos bacia nosotros.\nQuando comenzaron a cruzar sobre nuestros màstiles,\noimos sus voces y vimos sus ojos brillantes que de paso\nnos echaban una breve mirada.\nRitmicamente volaban y volaban unos tras los otros,\nhuyendo del invierno, hacia los mares y las tierras del\nnorte.\nLa peregrinación interminable, lanzando sus breves\ny rudos cantos, cruzaba, en un arco sonoro, de uno a\notro horizonte.\nInsensiblemente, la noche que llegaba iba haciendo\nuna sola cosa del mar y del cielo, de la balandra y de\nnosotros mismos.\nPerdidos en la sombra, escuchabàmos el canto de los\ninvisibles pàjaros errantes.\nNinguno de ellos vela ya a su companero, ninguno\nde ellos distinguia cosa aiguna en el aire negro y sin\nfondo.\nHojas a merced del viento, la noche los dispersaria.\nMas nó; la noche, que hace de todas las cosas una\ninforme obscuridad, rìada podia sobre ellos.\nLos pàjaros incansables volaban cantando, y si el\nvuelo los llevaba lejos, el canto los mantenla unidos.\nDurante toda la fria y larga noche del otono pasó la\nbanda inagotable de las aves del mar.\nEn tanto, en la balandra, corno pàjaros extraviados,\nlos corazones de los pescadores aleteaban de inquietud\ny de deseo.\nInconsciente, tembloroso, llevado por la fiebre y se-\nguro de mi deber para con mis taciturnos companeros,\nde pie sobre la borda, uni mi voz al coro de los pàjaros\nerrantes.\nPOETA CHILENO."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c021", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c021", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "32", "page_fin": "33", "image_debut": 34, "image_fin": 35, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.20", "titre_corps": "Deuxième travesti : Tremblement", "titre_sommaire": "Deuxième travesti : Tremblement", "signature_source": "Emilio Settimelli ; F. T. MARINETTI", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 34, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.34", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2737, "texte": "Deuxième travesti\nTremblement\n\nOui, c'est seulement aujourd'hui, après des mois de tourments,\nd'angoisses mortelles, de frénesies exaltantes et de doutes déchirants,\nque je sais enfin ce que vent dire: aimer.\nOh i douceur infinie ! O tragèdie sans bornes I 0 élan impé-\ntueux vers Pabsurde !\nAujourd'hui je me sens bon, profondément bori. J'ai abandonné\ntoutes mes rudesses d'ambitieux sombre et parfois cruel.\nO ma joie ! 0 la joie surhumaine de s'agenouiller, prier, adorer,\nsouffrir l\nO la joie infinie de pouvoir crier enfin : Je t'aime ! Je t'aime !\nJe faime !\n0 la surprenante blancheur dont je me sens revètu ! 0 combien\nje me sens pur et neuf l\nO combien, combien de larmes j'ai encore en moi, moi qui\ncroyais de ne plus pouvoir pleurer 1\nOh 1 aime-moi ! aime-moi 1 aime-moi I\nUn peu, un peu, mais par pitié, aime-moi ! Je suis tellement à\ntoi, je suis tellement prèt à tout pour toi ! Aie pitié de moi 1\nOh l'ivresse indicible d'écrire ces phrases si nues, si simples,\nsi communes ! Cesi toi qui m'as débarrassé de mon cerveau ! De-\nvant le miracle de mon amour pour toi, mon cerveau ne sait dire\nque quelques mots ingénus, lui qui a eu pourtant le langage le plus\nprofond, qui était indubitablement l'expression du génie.\nEt pourtant ces expressions banales dites par moi, ont bien plus\nde valeur, crois-moi, que tous les chefs-d'oeuvre !\nOui, j'affirme, j'affirme avec toute ma force que devant un mi-\nracle celui qui balbutte est plus beau et a plus de génie que celui\nqui prononce des paroles intelligentes et compliquées !\nBalbutier des monosyllabes hàchés, tremblants, c'est comme:\nne pas ètre capable de parler, ou plutòt parler la langue tremblo-\ntante d'un Etat qui aurait pour législateur une tremblante étoile et\npour reine la plus tremblante des mers ensoleillées.\nUn langage supérieur incompréhensible pour tout le monde et\npourtant si directement compris par le fluide de celui qui aime !\nBalbutier: c'est toute la poésie des choses primitives, toute la\npoésie du premier geste ingénu et puissant.\nBalbutiement de r oiseau qui agite les ailes à son premier\nessor !\nLe firmament balbutie par le tremblement de ses étoiles devant\nla respiration frissonante de Punivers.\nBalbutier: essayer.\nO poésie surhumaine d'un premier essai 1\nNon, non 1 Je ne veux pas la chose achevée, mais la chose\nessayée !\nEtre humble et pris au point de n'avoir pas le courage de se\nprésenter achevé.\nSe présenter au beau milieu de sa propre élaboration, pour\npouvoir changer à son moindre signe.\nSe montrer achevés est la plus outrecuidante des présomptions.\nJe ne saìs rien, rien, absolument rien devant Elle ! Je sens que je\nne puis rien lui offrir si ce n'est mon tremblement pour ètre bien\nsur de ne pas offenser son Essence !"}, {"page_pdf": 35, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.35", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1033, "texte": "Balbutier c'est l'unique moyen pour faire passer par la bouche\nnos immensurables édifices intérieurs...\nIls se fragmentent en son honneur et deviennent des mots\nnouveaux.\nBalbutiement d'un amoureux fou : phrases qui veulent se cons-\ntruire un coeur, en ont un, et sont toutes secouées par ses pulsa-\ntions fiévreuses...\nMots balbutiés... mots vivants... mots qui ont un coeur...\nS'approcher de sa Divine amie avec des mots hàchés et hési-\ntants c'est lui offrir avec les lèvres en un fantastique équilibre très\ndangereux — une toute petite étoile du matin, tremblotante et su-\nspendue, qu'on aurait bizarrement ravie à l'horizon par un miracle\nde l'amour en se levant le plus possible sur la pointe des pieds.\nLa mort nous foudroyera si la petite étoile nous tombe sur les\nlèvres ! Mais nous aurons l'Amour si nous parvenons, en ouvrant\nla bouche avec délicatesse, à laisser tomber la petite étoile dans le\ncreux de ses mains qui savent charmer les sources et les poètes...\n\nEmilio Settimelli.\nTraduction par F. T. MARINETTI."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c022", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c022", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "34", "page_fin": "34", "image_debut": 36, "image_fin": 36, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.21", "titre_corps": "ARABESCHI FIUMANI : I capelli della Primavera", "titre_sommaire": "ARABESCHI FIUMANI : I capelli della Primavera", "signature_source": "Mario Carli", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 36, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.36", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3423, "texte": "ARABESCHI FIUMANI\nI capelli della Primavera\nMario Carli.\nA Briciola : bambina piccola.\nNaturalmente — dopo tanto cercare — ho trovato la formula\ndella primavera fiumana.\nÈ una primavera che non ha fretta: è una primavera che attende.\nChe cosa ? L'estate che la uccida ? 11 suo dio che la divinizzi ?\nNon importa. Attende e guarda sul mare. Tutti i prodigi, tutte le\nliberazioni giungono sulle acque.\nÈ stata così sollecita a mostrarsi, in febbraio ! Trasformò i magri\nalberi degli orti in ombrelle di luce, in fontanelle di colore, in risa-\ntine rosee, violastre, carnicine, bianche : fu più sfacciata di un \" dé-\ncolleté „ precoce, rimproverò birichina i termosifoni sudanti le umide\natmosfere artificiali, si affacciò alle finestre dai doppi vetri che si\nsquamniavano fredde ai tramonti invernali del Monte Maggiore.\nPoi è scomparsa, in un soffio di bora, che ha scaricato le om-\nbrelle, asciugato le fontanelle, spento le risatine in un brivido pio-\nvigginoso.\nPoi è riapparsa, si e no, con spruzzi rari, con sorprese in ag-\nguato dietro un muro, con apparizioni improvvise di tra le rocce\ncarsiche: senza fretta. Tra un acquazzone e l'altro, tra un gran ve-\nleggiare di nubi d'ovatta, gettando raffiche di rondini ai davanzali,\npopolando di chitarre le sere già smaniose di sensualità criminosa,\ns'è impiantata fra noi con calma sicura, come una persona che ha\nuna missione importante, ma che non ha fretta di compierla.\nMa ha pure un'altra tendenza la primavera fiumana. È conci-\nliante. È come una \" cocotte „ intelligente che vuol mettere d'accordo\ngli opposti caratteri dei suoi diversi amanti.\nUn giorno, questa generosissima femmina appare col volto della\nprimavera di Capri e del Vesuvio: potente ed esplosiva come i giar-\ndini che fermentano ai piedi del vulcano, sontuosa come i fianchi\ndelle balie di Capodichino o delle ciociare di Anagni.\nUn giorno invece è molle, languida e cicciosa come una slava\ndi Zagabria, scesa in zattera lungo l'Eneo e venuta a stiracchiare\nsulle sabbie di Bùccari le sue gambe di sugna e burro di terza\nqualità.\nUn altro giorno è rigida ed aspra come una moglie di commer-\nciante ungherese, che mal nasconde il magiarismo guerriero sotto la\nnuova spoglia cosmopolita.\nE si mostra infine frenetica, folle e turbinosa come una piccola\nbionda viennese, che ama molto i suoi vecchi valtzer, i liquori e le\ngite notturne.\nÈ dunque una primavera polìtica. Si direbbe ispirata dalla\ntradizionale sapienza armonizzatrice dei governi dell'Imperatore e Re.\nOggi sembra una commessa viaggiatrice della Lega delle Nazioni,\nvenuta qui per dimostrare al mondo che Fiume è una città interna-\nzionale, che vive felice dei suoi molti caratteri e della promiscuità\nequilibrata delle sue razze.\nIo so per noi soli, mia cara, un vecchio muro diroccato, da cui\nscende lussuoso un torrente di primavera. Trabocca giù da quel\nmuro, come i capelli di una baccante luminosa, una cascata di gli-\ncine immenso, insieme a larghe fronde di lillà innumerevole, e a un\npopolo di acacie pullulanti. Ogni crepuscolo io vado dietro quel\nmuro, mi arrampico sopra un mucchio di sassi amici, e strappo a\npiene mani, come un ladro cieco, le rame ricchissime, e le stringo\nfra le braccia come farei con la tua testa arruffata, e te le porto\ncorrendo.\nOgni crepuscolo così.\nE non c'è più grande dolcezza che immergere la tua biondezza\nchiara tra il viola cupo e profondo di quell'altra capigliaìura di\nprimavera."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c023", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c023", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "35", "page_fin": "36", "image_debut": 37, "image_fin": 38, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.22", "titre_corps": "La chanson des enfermés", "titre_sommaire": "La chanson des enfermés", "signature_source": "Paolo Buzzi ; F. T. MARINETTI", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.37", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2291, "texte": "La chanson des enfermés\n\nI.\nDu fond des monastères\nQu'il est doux de vivre à part, tout en Dieu, tous frères! La\ncellule bien blanchie à la chaux, le tout petit jardin plein de roses.\nLe crucifix qui dit : — Ils souffrent tous ainsi les autres dehors. Et\nla tè te de mort qui te sert de gai compagnon 1 Et la clochette qui\nsonne aux bonnes heures, à l'heure des vèpres, à l'heure du souper,\nà Pheure du court sommeil.\nCela est doux, à nous, màles aux longues barbes puresl Cela\nest doux, à nous, femelles aux courts cheveaux purs!\nElle passe, la vie, devant nos yeux,\ncalme et sure comme le soleil devant nos fenètres.\n\nII.\nDu fond des lupanars\nNous ne savons pas dire si cette vie est belle ou triste.\nHier fai été gavée de bonbons et de champagne. Demain peut-\nétre tu pourriras d'une plaie infernale.\nDurant le jour nous nous tenons comme des fiiles de Marie.\nNous brodons des lys d'argent et nous écrivons à nos parents.\nSi un charmant gargon vient nous voir nous lui donnons l'amour\ndes vierges.\nLa nuit nous nous promenons toutes nues devant les hommes,\nmais nous avons sur nous un voile de tulle.\nNous ne savon guère pourquoi Fon nous méprise tant, dehors.\nIl y a des poètes qui nous honorent encore : il déclarent que\nnous sommes les prètresses du Tempie et du Temps, et veulent\nque sur nos maisons des cloches d'or et d'argent exaltent leurs\nharpèges, toujours, toujours, au loin, sur la ville immense.\n\nIII.\nDu fond des casernes\nSi toute la vie marchait au son de la trompette, nous croyons\nque les sourds eux-mèmes s'arracheraient les tympans.\nOn veut nous rendre meilleurs et on y parviendra, parce que\nnous sommes presque tous bons et nous aimons notre pays; mais\ns'il nous fallait descendre tous les jours dans les places publiques,\nparmi les foules hurlantes, nous finirions par hai'r les civils.\nEn somme, c'est beau de faire feu sur des tètes pressées.\nNous sommes forts et nous voulons manifester la force.\nD'autre part trop de gens ont faim. Dans deux ans nous aurons\nfaim, nous aussi.\n\nIV.\nDu fond des hôpitaux\nlei l'ori meurt allignés. Immaginez un cimetière dont les tombes\nsont allignées, blanches, rigides ayant chacune sur elle un mort qui\nmeurt.\nLes médecins ont une odeur insupportable ; heureusement les\nbonnes sceurs nous portent un peu d'odeur d'encens."}, {"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.38", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 3152, "texte": "C'est l'automne : et dans le cadre des fenètres on a oublié les\narbres qui nous font plus de peine que nos souffrances mèmes.\nOh! nous savons bien qu'elles tombent, les feuilles de peau\net que les os restent.\nTous les dimanches, comrne au citnetière, la foule entre, bouscule\nnos lits et laisse de la boue sur les dalles du passage et nous porte\ndes choses malades à manger.\n\nV.\nDu fond des prisons\nCe n'est pas notre faute ! Il y avait sur nous une destinée plus\nforte.\nQue voyons-nous? C'est encore le monde ou nous sommes nés?\nQui a volé aux voleurs ou aux fils des voleurs a été pris. Qui\na tué pour obéir au Roi de son bras a été pris, ne sortirà plus.\nRedonnez-nous la peine de mort, hommes qui ne nous com-\nprenez pas 1 II vaut mieux en finir 1\nOui, nous sommes les tètes qui doivent tomber fauchées!\nCest beau! Faites la pyramide ou le dallage humain 1\nCe n'est pas notre faute ! Donnez-nous donc la joie de la mort,\nl'infamie sur la place publique, la gioire d'un immense frisson po-\npulaire à Taube.\nlei nous couvons des haines effroyables qui éclatent tout à coup\nun jour ou Tautre parmi les hommes, comme les foudres de Dieu\ndans le ciel noir.\n\nVI.\nDu fond des asils de fous\nNous sommes les astrals, les saints, les démoniaques, nous\nsommes les météores vertigineux enfermés dans l'afome humain :\nnous répétons entre nous les secousses des univers exorbités, nous\npropageons entre nous l'espèce des cataclysmes ceiestesl\n'Venez donc chez nous, hommes, et nous vous écartèlerons 1\nNous sommes seuls capables d'anthropophagie.\nS'il n'y avait pas des barreaux et des portes de fer à doublé\nserrure et des bains brulants qui nous noient Tàme jusqu'a nous\narracher presque le dernier ràle, nous nous lancerions hors des\nfenètres et nous viendrions par bonds ériormes vous mordre à la\ngorge comme des loups.\nNous fumes congus dans la haine verte des entrailles.\nLes fleuves corrompus des races ont conflué en nous.\nNous sommes la rangon du delire chronique de Tunivers.\nMai si vous croyez de courir en plein ciel comme sur la terre\net sur la mer, vous deviendrez tous fous, ohi cela est certain, et\nles lois sages, c'est nous qui les dicterons, nous 1\n\nVII.\nDu fond des cimetières\nNous sommes les plus enfermés des enfermés, nous.\nOn ne nous a mème plus voulu sur la terre.\nIl pouvaient bien nous jeter, la tète la première, dans la mer,\nou nous suspendre à un ballon sans retour.\nIls nous ont offert le giron du pape Boniface ;\nvenez donc voir le soir si les feux follets jaillissent innombrables!\nNous sommes les plus tranquilles, mais non pas les plus mortsl\nNos foules envoùtent vos léthargies.\nLe tremblement de terre est peut-ètre notre convulsion d'ennui.\nLe jour viendra où derrière chaque porte de vos maisons, au\nsoir tombant, vous trouverez un squelette en sentinelle.\nAiors vous livrerez tous les cadavres au bùcher 1\nLe monde aura plus de fiamme, plus de lumière plus de liberté*\nEn attendant nous sommes fiers de nos phosphores glacés, et\nde nos fleurs nocturnes pleines de lucioles blanches, et de nos\nlampes gémissantes, en attendant les grands buchers de cadavres\nde Tavenir.\n\nPaolo Buzzi.\nTraduction par F. T. MARINETTI."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c024", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c024", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "35", "page_fin": "35", "image_debut": 37, "image_fin": 37, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.22.1", "titre_corps": "I. Du fond des monastères", "titre_sommaire": "I. Du fond des monastères", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.37", "debut_caractere": 33, "fin_caractere_exclue": 626, "texte": "I.\nDu fond des monastères\nQu'il est doux de vivre à part, tout en Dieu, tous frères! La\ncellule bien blanchie à la chaux, le tout petit jardin plein de roses.\nLe crucifix qui dit : — Ils souffrent tous ainsi les autres dehors. Et\nla tè te de mort qui te sert de gai compagnon 1 Et la clochette qui\nsonne aux bonnes heures, à l'heure des vèpres, à l'heure du souper,\nà Pheure du court sommeil.\nCela est doux, à nous, màles aux longues barbes puresl Cela\nest doux, à nous, femelles aux courts cheveaux purs!\nElle passe, la vie, devant nos yeux,\ncalme et sure comme le soleil devant nos fenètres."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c025", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c025", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "35", "page_fin": "35", "image_debut": 37, "image_fin": 37, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.22.2", "titre_corps": "II. Du fond des lupanars", "titre_sommaire": "II. Du fond des lupanars", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.37", "debut_caractere": 628, "fin_caractere_exclue": 1419, "texte": "II.\nDu fond des lupanars\nNous ne savons pas dire si cette vie est belle ou triste.\nHier fai été gavée de bonbons et de champagne. Demain peut-\nétre tu pourriras d'une plaie infernale.\nDurant le jour nous nous tenons comme des fiiles de Marie.\nNous brodons des lys d'argent et nous écrivons à nos parents.\nSi un charmant gargon vient nous voir nous lui donnons l'amour\ndes vierges.\nLa nuit nous nous promenons toutes nues devant les hommes,\nmais nous avons sur nous un voile de tulle.\nNous ne savon guère pourquoi Fon nous méprise tant, dehors.\nIl y a des poètes qui nous honorent encore : il déclarent que\nnous sommes les prètresses du Tempie et du Temps, et veulent\nque sur nos maisons des cloches d'or et d'argent exaltent leurs\nharpèges, toujours, toujours, au loin, sur la ville immense."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c026", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c026", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "35", "page_fin": "35", "image_debut": 37, "image_fin": 37, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.22.3", "titre_corps": "III. Du fond des casernes", "titre_sommaire": "III. Du fond des casernes", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.37", "debut_caractere": 1421, "fin_caractere_exclue": 2012, "texte": "III.\nDu fond des casernes\nSi toute la vie marchait au son de la trompette, nous croyons\nque les sourds eux-mèmes s'arracheraient les tympans.\nOn veut nous rendre meilleurs et on y parviendra, parce que\nnous sommes presque tous bons et nous aimons notre pays; mais\ns'il nous fallait descendre tous les jours dans les places publiques,\nparmi les foules hurlantes, nous finirions par hai'r les civils.\nEn somme, c'est beau de faire feu sur des tètes pressées.\nNous sommes forts et nous voulons manifester la force.\nD'autre part trop de gens ont faim. Dans deux ans nous aurons\nfaim, nous aussi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c027", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c027", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "35", "page_fin": "36", "image_debut": 37, "image_fin": 38, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.22.4", "titre_corps": "IV. Du fond des hôpfreux", "titre_sommaire": "IV. Du fond des hôpfreux", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.37", "debut_caractere": 2014, "fin_caractere_exclue": 2291, "texte": "IV.\nDu fond des hôpitaux\nlei l'ori meurt allignés. Immaginez un cimetière dont les tombes\nsont allignées, blanches, rigides ayant chacune sur elle un mort qui\nmeurt.\nLes médecins ont une odeur insupportable ; heureusement les\nbonnes sceurs nous portent un peu d'odeur d'encens."}, {"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.38", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 382, "texte": "C'est l'automne : et dans le cadre des fenètres on a oublié les\narbres qui nous font plus de peine que nos souffrances mèmes.\nOh! nous savons bien qu'elles tombent, les feuilles de peau\net que les os restent.\nTous les dimanches, comrne au citnetière, la foule entre, bouscule\nnos lits et laisse de la boue sur les dalles du passage et nous porte\ndes choses malades à manger."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c028", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c028", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "36", "page_fin": "36", "image_debut": 38, "image_fin": 38, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.22.5", "titre_corps": "V. Du fond des prisons", "titre_sommaire": "V. Du fond des prisons", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.38", "debut_caractere": 384, "fin_caractere_exclue": 1163, "texte": "V.\nDu fond des prisons\nCe n'est pas notre faute ! Il y avait sur nous une destinée plus\nforte.\nQue voyons-nous? C'est encore le monde ou nous sommes nés?\nQui a volé aux voleurs ou aux fils des voleurs a été pris. Qui\na tué pour obéir au Roi de son bras a été pris, ne sortirà plus.\nRedonnez-nous la peine de mort, hommes qui ne nous com-\nprenez pas 1 II vaut mieux en finir 1\nOui, nous sommes les tètes qui doivent tomber fauchées!\nCest beau! Faites la pyramide ou le dallage humain 1\nCe n'est pas notre faute ! Donnez-nous donc la joie de la mort,\nl'infamie sur la place publique, la gioire d'un immense frisson po-\npulaire à Taube.\nlei nous couvons des haines effroyables qui éclatent tout à coup\nun jour ou Tautre parmi les hommes, comme les foudres de Dieu\ndans le ciel noir."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c029", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c029", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "36", "page_fin": "36", "image_debut": 38, "image_fin": 38, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.22.6", "titre_corps": "VI. Du fond des asils de fous", "titre_sommaire": "VI. Du fond des asils de fous", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.38", "debut_caractere": 1165, "fin_caractere_exclue": 2165, "texte": "VI.\nDu fond des asils de fous\nNous sommes les astrals, les saints, les démoniaques, nous\nsommes les météores vertigineux enfermés dans l'afome humain :\nnous répétons entre nous les secousses des univers exorbités, nous\npropageons entre nous l'espèce des cataclysmes ceiestesl\n'Venez donc chez nous, hommes, et nous vous écartèlerons 1\nNous sommes seuls capables d'anthropophagie.\nS'il n'y avait pas des barreaux et des portes de fer à doublé\nserrure et des bains brulants qui nous noient Tàme jusqu'a nous\narracher presque le dernier ràle, nous nous lancerions hors des\nfenètres et nous viendrions par bonds ériormes vous mordre à la\ngorge comme des loups.\nNous fumes congus dans la haine verte des entrailles.\nLes fleuves corrompus des races ont conflué en nous.\nNous sommes la rangon du delire chronique de Tunivers.\nMai si vous croyez de courir en plein ciel comme sur la terre\net sur la mer, vous deviendrez tous fous, ohi cela est certain, et\nles lois sages, c'est nous qui les dicterons, nous 1"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c030", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c030", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "36", "page_fin": "36", "image_debut": 38, "image_fin": 38, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.22.7", "titre_corps": "VII. Du fond des cimetières", "titre_sommaire": "VII. Du fond des cimetières", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.38", "debut_caractere": 2167, "fin_caractere_exclue": 3106, "texte": "VII.\nDu fond des cimetières\nNous sommes les plus enfermés des enfermés, nous.\nOn ne nous a mème plus voulu sur la terre.\nIl pouvaient bien nous jeter, la tète la première, dans la mer,\nou nous suspendre à un ballon sans retour.\nIls nous ont offert le giron du pape Boniface ;\nvenez donc voir le soir si les feux follets jaillissent innombrables!\nNous sommes les plus tranquilles, mais non pas les plus mortsl\nNos foules envoùtent vos léthargies.\nLe tremblement de terre est peut-ètre notre convulsion d'ennui.\nLe jour viendra où derrière chaque porte de vos maisons, au\nsoir tombant, vous trouverez un squelette en sentinelle.\nAiors vous livrerez tous les cadavres au bùcher 1\nLe monde aura plus de fiamme, plus de lumière plus de liberté*\nEn attendant nous sommes fiers de nos phosphores glacés, et\nde nos fleurs nocturnes pleines de lucioles blanches, et de nos\nlampes gémissantes, en attendant les grands buchers de cadavres\nde Tavenir."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c031", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c031", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "37", "page_fin": "37", "image_debut": 39, "image_fin": 39, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.23", "titre_corps": "MEMORY'S HARBOUR", "titre_sommaire": "MEMORY'S HARBOUR", "signature_source": "Fred G. Bowles", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 39, "page_imprimee": "37", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.39", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 493, "texte": "MEMORY'S HARBOUR\nWhen the shades of twilight cover\nSea and changing sky,\nFloating into Mem'ry's Harbour\nLong-lost ships safe lie.\nOne for Gladness, one for Sorrow,\nOne for Faith above,\nAll my boats come slowly sailing\nBack again to Love.\n: ' * -*\nDream-boats only, but they carry\nSong and joy and praise,\nFor I launched them hoping, yearning,\nBack in by-gone days;\nBoats of rapture, boats of longing,\nBoats that come no more\nWhen they leave glad Mem'ry's Harbour,:\nFor a Greater Shore."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c032", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c032", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "37", "page_fin": "37", "image_debut": 39, "image_fin": 39, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.24", "titre_corps": "The prayers our mothers taught", "titre_sommaire": "The prayers our mothers taught", "signature_source": "Fred G. Bowles", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 39, "page_imprimee": "37", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.39", "debut_caractere": 495, "fin_caractere_exclue": 980, "texte": "The prayers our mothers\ntaught\nFred G. Bowles.\nIf only we remember'd\nThe prayers our mothers taught,\nThe long-forgotten lessons,\nAnd lived them as we ought;\nThis world would need no message\nTo make it kind and true,\nIf only we remember'd\nThe prayers that once we knew.\nIf only we remember'd\nAnd lived as we were taught,\nAnd gave but half the blessing\nThat unto us was brought;\nThis world would go rejoicing,\nNor drag ist Cross of Care,\nIf only we remember'd\nAnd lived again the Prayer."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c033", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c033", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "38", "page_fin": "38", "image_debut": 40, "image_fin": 40, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.25", "titre_corps": "RIAPPARIZIONE", "titre_sommaire": "RIAPPARIZIONE", "signature_source": "Carlo Linati", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 40, "page_imprimee": "38", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.40", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 901, "texte": "RIAPPARIZIONE\nCarlo Linati.\nNel sopor luminoso della stanza\nDove, intento, lavoro,\nSento improvviso spirito. Mi volgo.\nTu sei riapparsa sulla soglia. — O amore,\nDa dove sei sbucata ? - — O taci, taci... —\nMi corri tra le braccia,\nE giù sulla tua faccia\nUn diluvio di baci.\n- Come senti di bono ! E come ansi !\nHai corso ? Hai corso su pe' pergolati,\nPer venirmi a vedere ?\nOdori tutta d'aria e brizzolati\nHai di nebbia i capelli\nCome sparsi di pendule perline.\nCome sei lieve e fine !\nE come voli, e come tutta ridi\nSotto il bel casco de' riccioli bruni !\nChi sperava vederti di quest'ore,\nSu queste soglie,\nCon questa notte di tenebra pesta ?\nMa ecco tu appari,\nE tutto il gel dall'anima si scioglie,\nE le malinconie se ne vanno\nCom'uccelli in tempesta.\nOh tu sei qui ed altro più non bramo\nChe questo tuo sguizzare ed alenarmi\nTra le mie braccia, o amore,\nCome in notturno vento agile fiore."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c034", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c034", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "39", "page_fin": "39", "image_debut": 41, "image_fin": 41, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.26", "titre_corps": "La joie", "titre_sommaire": "La joie", "signature_source": "Pierre Reverdy", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 41, "page_imprimee": "39", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.41", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 856, "texte": "La joie\nQuelqu'un vient de se pencher sur le bord de l'abime\nDes vers luisants s'allument\nLa terre est étoilée\nLe ciel reste immobile\nUne aurèole est sur son front\nJe compte toutes les lumières\nQui brillent sur le mur du fond\nQuand je me léverai il fera déja jour\nJe marcherai plus loin et je me désespère\nOn ne sait pas quand se fera le dernier tour\nMa vie s'est arrètée depuis l'année dernière\nLa pendule a compté les jours\nEt les heures qui n'y sont pas\nIls sont partis pour un dernier voyage\nLeur front était plissé\nOn y lisait leur àge\nEt nous avions tout oublié\nMème leur nom\nAu fond on voyait le paysage\nEt les rideaux tirés\ndessinaient l'ombre\ndes femmes qui passaient\nDont j'ignorais le nombre\nFigure dont les yeux m'avaient trop regardé\nVisage qu'un sourire en passant éclairait\nVisage sans formes\nLa lune regardait l'autre coté du monde."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c035", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c035", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "39", "page_fin": "39", "image_debut": 41, "image_fin": 41, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.27", "titre_corps": "La troupe d'ombres", "titre_sommaire": "La troupe d'ombres", "signature_source": "Pierre Reverdy", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 41, "page_imprimee": "39", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.41", "debut_caractere": 858, "fin_caractere_exclue": 1811, "texte": "La troupe d'ombres\nPierre Reverdy.\nPlus de silence\nTout est sorti sans qu'on y prenne garde\nMeme la nuit\nEt les lumières qui descendent\nLes autres rampent\nCeux qui pensent aux pays lointains\nCeux qui rentrent toujours dans un lieu inconnu\nCeux qui courent\nLe soir est incertain\nCampés aux carrefours des villes\nL'odeur dans la fumèe\nLa chaleur dans les mains\nQu'on n'a jamais trouvée\nA.illeurs\nLe monde à plat\n* = m Le désert qui se couvre\nSon profil et sa chevelure s'effagaient\nContre la vitre\nL'ombre s'épaississait\nOù allaient-ils\nIvres\nDu vent et des battements d'ailes\nL'air seulement les soutenait par les aisselles\nEt dans un tourbillon\nLes maisons s'envolaient\nLes rues\nLe pavillon\nOu la tète qui s'enflammait\nPlus loin c'est une torche\nEnfin ils sont soumis\nA toutes les raisons\nEt à toutes les forces.\nRipubblichiamo integralmente questa lirica di P. Reverdy, della quale per\nerrore, era stata pubblicata nel primo numero solo la prima parte."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c036", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c036", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "40", "page_fin": "41", "image_debut": 42, "image_fin": 43, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.28", "titre_corps": "Andante danzabile : A POESIA ed al fedele suo comito", "titre_sommaire": "Andante danzabile : A POESIA ed al fedele suo comito", "signature_source": "Rodolfo Jacuzio-Ristori", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.42", "debut_caractere": 9, "fin_caractere_exclue": 1530, "texte": "I.° Tempo\nLe stelle reggono\nla notte con miriadi\ndi fulcri ignoti\nmiracolosamente.\nTremano cose bianche al flusso lieve\nd'un vento vivo che non parla e và.\nL'anima mia sperduta ansa e sbatte\nnella notte del mondo.\n\" Tremate candidezze,\nmie creature incorporee e palpitanti;\nmie candidezze conosciute in sogno,\ntremate, mie sorelle; è l'ora bianca!,,\nLe vie sono formate dalle musiche\nche larve erranti sùscitano\nvibrando i fulcri ignoti\nche reggono la notte degl' insonni\nmiracolosamente.\n\"Tremate, candidezze siderali;\nÈ l'ora, questa, delle cose amorfe,\nperchè l'Unica Forma è l'armonia,\nstanotte; l'armonia dell' Incompiuto! „\nPassano uccelli neri in tra l'albore,\nsciando/ a stormi; empiendo l'infinito\nd'un desio di crepuscoli orientali,\ne spandendo un profumo di saìche,\ndi velieri e di canghe levantine\normeggiate in un golfo di moschèe.\nTutti i giardini; tutti i grandi giardini\nspalancati alla faccia delle stelle ;\ntutti gli onusti parchi\nacclinati sull'acque pensierose;\ntutto il mondo del verde respirante,\ncanta, canta il notturno delle larve\nmascherate di sogno, che s'inchinano,\ne danzano, e cinguettano, frusciando.\n\nAndante danzabile\n\nTempo di minuetto\nBianche dame in parrucchino\nbianco, e azzurri cavalieri\nin codino\nnero,\ndanzano in un giardino a palloncini\nrossi, verdi, gialli,\nche vivono nell'ombra come bocche\npazzesche, come voci senza suoni\nd'un carnevale stanco,\nmorente sulle fronde addormentate.\nE ride e si diverte sopra loro,\nla bianchissima, troppo bianca, lampada\n\ns\nA POESIA\ned al fedele"}, {"page_pdf": 43, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.43", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 1769, "texte": "invecchiata dei balletti\na minuetti\na ritmo buono, lento, a lunghe pause,\ndanzati da damine tutte trine\ne da signori in bianchi parrucchini\ncon codini\nneri,\nne' giardini notturni a palloncini\nche dondolano e lùcono sui bossi:\nla Luna.\nCom'è buffa!\nCom'è buffo quel mondo!\nCom' è ..... Zitti !\nLe coppie, ecco, si sono\nsmarrite per le siepi;\nper le siepi diritte, nere, mute,\nma che tengon celata un'armonia\nnel fondo, dove dormono le foglie\nmorte, come nel proprio cimitero.\nEcco: le coppie si sono smarrite;\ne scende, scende, scende\nlenta la tremorosa purità\ndelle stelle.\nSilenzio !\nLe voci senza suono, impallidendo,\nraccontano alla luce la stanchezza\nloro, lontano, là, dove si danza;\ne dentro và spegnendosi la loro\nanìmula di fiamma tenue, tenue.\n\nAdagio finale\nArmonia delle stelle,\nfiumi di ritmi\nprofumati di Sole lontanissimo;\narmonie delle siepi, sussurrìo\nmuto del plenilunio:\ncanzone unisona di miriadi d'esseri\nsmarriti, erranti inconsolabilmente\nnella notte sorretta dalle stelle!\nVele del desiderio oltremarino\normeggiate nel golfo sconosciuto;\naulenti navi del mio andare in sogno,\ndel trapasso infinito: oh, richiamo\nche recan l'ali a pena, da lontano!\nIl minuetto muore nel giardino.\nHan smarrita la via, le coppie insonni,\nfra le siepi mortuarie.\nE le siepi son lunghe ...\nE le coppie camminano ...\nLe siepi non han fine ...\nE le coppie camminano ...\nL'armonia è la mèta.\nE le coppie morran di desiderio,\ncome le bianche mie sorelle amorfe,\ndomani ;\nmorranno esauste, le coppie erranti,\nnell'alba che promette\nil ritorno notturno delle stelle\nche reggono il miracolo.\nChe bianchezza!\nL'alba è bianca;\nla notte è bianca;\nle stelle muojono;\nle larve muojono;\nle siepi sono lunghe ...\nE le coppie camminano frusciando.\n\nRodolfo Jacuzio-Ristori."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c037", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c037", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "40", "page_fin": "40", "image_debut": 42, "image_fin": 42, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.28.1", "titre_corps": "[Sans titre]", "titre_sommaire": "[Sans titre]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.42", "debut_caractere": 1507, "fin_caractere_exclue": 1530, "texte": "s\nA POESIA\ned al fedele"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c038", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c038", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "40", "page_fin": "40", "image_debut": 42, "image_fin": 42, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.28.2", "titre_corps": "I.° Tempo", "titre_sommaire": "I.° Tempo", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.42", "debut_caractere": 9, "fin_caractere_exclue": 1140, "texte": "I.° Tempo\nLe stelle reggono\nla notte con miriadi\ndi fulcri ignoti\nmiracolosamente.\nTremano cose bianche al flusso lieve\nd'un vento vivo che non parla e và.\nL'anima mia sperduta ansa e sbatte\nnella notte del mondo.\n\" Tremate candidezze,\nmie creature incorporee e palpitanti;\nmie candidezze conosciute in sogno,\ntremate, mie sorelle; è l'ora bianca!,,\nLe vie sono formate dalle musiche\nche larve erranti sùscitano\nvibrando i fulcri ignoti\nche reggono la notte degl' insonni\nmiracolosamente.\n\"Tremate, candidezze siderali;\nÈ l'ora, questa, delle cose amorfe,\nperchè l'Unica Forma è l'armonia,\nstanotte; l'armonia dell' Incompiuto! „\nPassano uccelli neri in tra l'albore,\nsciando/ a stormi; empiendo l'infinito\nd'un desio di crepuscoli orientali,\ne spandendo un profumo di saìche,\ndi velieri e di canghe levantine\normeggiate in un golfo di moschèe.\nTutti i giardini; tutti i grandi giardini\nspalancati alla faccia delle stelle ;\ntutti gli onusti parchi\nacclinati sull'acque pensierose;\ntutto il mondo del verde respirante,\ncanta, canta il notturno delle larve\nmascherate di sogno, che s'inchinano,\ne danzano, e cinguettano, frusciando."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c039", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c039", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "40", "page_fin": "41", "image_debut": 42, "image_fin": 43, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.28.3", "titre_corps": "Tempo di minuetto", "titre_sommaire": "Tempo di minuetto", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.42", "debut_caractere": 1161, "fin_caractere_exclue": 1505, "texte": "Tempo di minuetto\nBianche dame in parrucchino\nbianco, e azzurri cavalieri\nin codino\nnero,\ndanzano in un giardino a palloncini\nrossi, verdi, gialli,\nche vivono nell'ombra come bocche\npazzesche, come voci senza suoni\nd'un carnevale stanco,\nmorente sulle fronde addormentate.\nE ride e si diverte sopra loro,\nla bianchissima, troppo bianca, lampada"}, {"page_pdf": 43, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.43", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 760, "texte": "invecchiata dei balletti\na minuetti\na ritmo buono, lento, a lunghe pause,\ndanzati da damine tutte trine\ne da signori in bianchi parrucchini\ncon codini\nneri,\nne' giardini notturni a palloncini\nche dondolano e lùcono sui bossi:\nla Luna.\nCom'è buffa!\nCom'è buffo quel mondo!\nCom' è ..... Zitti !\nLe coppie, ecco, si sono\nsmarrite per le siepi;\nper le siepi diritte, nere, mute,\nma che tengon celata un'armonia\nnel fondo, dove dormono le foglie\nmorte, come nel proprio cimitero.\nEcco: le coppie si sono smarrite;\ne scende, scende, scende\nlenta la tremorosa purità\ndelle stelle.\nSilenzio !\nLe voci senza suono, impallidendo,\nraccontano alla luce la stanchezza\nloro, lontano, là, dove si danza;\ne dentro và spegnendosi la loro\nanìmula di fiamma tenue, tenue."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c040", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c040", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "41", "page_fin": "41", "image_debut": 43, "image_fin": 43, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.28.4", "titre_corps": "Adagio finale", "titre_sommaire": "Adagio finale", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 43, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.43", "debut_caractere": 762, "fin_caractere_exclue": 1743, "texte": "Adagio finale\nArmonia delle stelle,\nfiumi di ritmi\nprofumati di Sole lontanissimo;\narmonie delle siepi, sussurrìo\nmuto del plenilunio:\ncanzone unisona di miriadi d'esseri\nsmarriti, erranti inconsolabilmente\nnella notte sorretta dalle stelle!\nVele del desiderio oltremarino\normeggiate nel golfo sconosciuto;\naulenti navi del mio andare in sogno,\ndel trapasso infinito: oh, richiamo\nche recan l'ali a pena, da lontano!\nIl minuetto muore nel giardino.\nHan smarrita la via, le coppie insonni,\nfra le siepi mortuarie.\nE le siepi son lunghe ...\nE le coppie camminano ...\nLe siepi non han fine ...\nE le coppie camminano ...\nL'armonia è la mèta.\nE le coppie morran di desiderio,\ncome le bianche mie sorelle amorfe,\ndomani ;\nmorranno esauste, le coppie erranti,\nnell'alba che promette\nil ritorno notturno delle stelle\nche reggono il miracolo.\nChe bianchezza!\nL'alba è bianca;\nla notte è bianca;\nle stelle muojono;\nle larve muojono;\nle siepi sono lunghe ...\nE le coppie camminano frusciando."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c041", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c041", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "42", "page_fin": "42", "image_debut": 44, "image_fin": 44, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.29", "titre_corps": "I POSΤERI", "titre_sommaire": "I POSΤERI", "signature_source": "Armando Curcio", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 44, "page_imprimee": "42", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.44", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 2854, "texte": "I ROSΤERI\nArmando Curcio.\nNell'anno tremilasettecentonovantatrè,\nsulla \" Rassegna della Cultura\norgano internazionale di critica e di letteratura\ndiretto da Aristarco Coccodè,\nuscirà un articolo sopra di me.\n\"Armando Curcio, poeta sconosciuto,\nnato nel millenovecento\nlo scriverà un vecchio canuto,\nun critico di talento.\nCi sarà la fotografia,\nqualche aneddoto un poco piccante,\nsi citerà qualche verso di Dante,\nsi stenderà la bibliografia.\nAllora un editore coraggioso\nraccoglierà in dieci volumi tutta l'opera mia:\nteatro, romanzi, polemica, poesia,\nin un'edizione molto costosa.\nPrefazione di Bartolomeo Mustafà,\nlibero docente d'Università.\nNote critiche di Giambattista Fumi,\nfiglio d'un commerciante di salumi,\nautore di ventiquattro volumi.\nCosì, il nome mio, tutto ad un tratto,\nsi vedrà esposto per tutte le vetrine,\ne si venderanno le cartoline\ncol mio ritratto.\nDentro le scuole i ragazzi svogliati\nsbadiglieranno sulle mie poesie,\ne, nelle antologie,\nv\nci saranno i miei brani scelti e commentati.\nSenatori, deputati,\nmetteranno il mio busto sulle loro scrivanie,\ne certamente ci sarà,\nin qualche importante città,\nqualche strada chiamata col nome mio.\nNei salotti e nelle società\ndel tremilasettecentonovantatrè\nnon si potrà fare a meno di parlare di me.\n— Che nobile scrittore!\n— Che pensieri gentili e corretti !\n— Quei suoi versi, che cosa perfetta !\n— Quel suo libro, che capolavoro!\n— Conoscete quel suo sonetto?\n— Che splendore! Che splendore!\n— Morì, forse col mal di petto ?\n— Non fu fatto commendatore ?\nAnche quelli che non sanno niente di me,\nsemplicemente per posa,\nparleranno bene delle mie cose,\nnel tremilasettecentovantatrè.\nLe Accademie, nel mio centenario\nsaranno parate a festa:\nci sarà qualche uomo di gran testa,\nqualche presidente onorario,\nche farà un discorso straordinario.\nEntreranno a capo scoperto, nella sala\nsepolta sotto la polvere bianca,\ni professori vestiti di gala,\ngli scienziati dall'andatura stanca,\ni letterati importanti,\ncon le barbe di ricotta,\ncon gli occhiali luccicanti,\ncon i vestiti neri,\ncon gli occhietti accigliati e severi.\nEntreranno sulle punte dei piedi, per non far\n[rumore,\nMercurino della Fettuccia, settantenne senatore,\nMassimo Chierichetti, gottoso,\nVenosio Marrocchino del Teboso,\nAnnibale Florindo Peritore,\nCesare Anacreonte, professore d'antropologia,\nBrunettino Passetti-Passavia.\nE, sul verde del tappeto,\nsul luccichio della bottiglia e del bicchiere,\ns'alzerà maestosamente il conferenziere.\n— Eminenti signori !\nCascano quelle facce incolori\nsullo sparato della camicia bianca :\nsi chiudono quegli occhiettini stanchi :\nsbavano sulle barbe immacolate\nquelle bocche sdentate.\n— Eminenti signori ! io qui presente\nvoglio parlarvi d'un poeta eccellente.\nE, pur non sapendo niente di me,\nparlerà per circa tre ore,\nil celebre oratore\ndel tremilasettecentonovantatrè."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c042", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c042", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "43", "page_fin": "43", "image_debut": 45, "image_fin": 45, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.30", "titre_corps": "PAPPAGALLI : MOTIVO ORNAMENTALE", "titre_sommaire": "PAPPAGALLI : MOTIVO ORNAMENTALE", "signature_source": "FORTUNATO DEPERO", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 45, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.45", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 49, "texte": "PAPPAGALLI\nMOTIVO ORNAMENTALE\nDI\nFORTUNATO DEPERO"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c043", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c043", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "44", "page_fin": "44", "image_debut": 46, "image_fin": 46, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.31", "titre_corps": "PICCOLO HAREM di GASTONE COSTA", "titre_sommaire": "PICCOLO HAREM di GASTONE COSTA", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 46, "page_imprimee": "44", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.46", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4002, "texte": "PICCOLO HAREM di GASTONE COSTA\nGastone Costa ha pubblicato in\nquesti giorni il suo dramma arabo\nPiccolo Harem rappresentato con\nsuccesso, qualche anno fa, da Mar-\nga Sevilla e da Clara Ristori prima,\nda Lyda Borelli poi. Poiché si tratta\ndi un teatro essenzialmente lirico\nè bene che se ne parli nelle pagine\ncanore di questo spartito di poesia.\nIl dramma che vive, si contorce,\nspasima e urla in questi tre atti di\nGastone Costa è uno fra i più tra-\ngici e i più feroci della vita del-\nl'harem. Se questo dramma si svol-\ngesse fra uomini bianchi e rinchiu-\ndesse sentimenti passioni e tormenti\neuropei, sarebbe quello che v'è di\npiù banale, riguardando l'eterna\nquestione della gelosia. Ma così\ncom'è, vissuto da una creatura del\ndeserto assume proporzioni vastis-\nsime, sintetizza il tormento oscuro\ne lacerante di tutta una razza, si ri-\nveste dell'alto significato di una\nrivelazione.\nLa bellezza pura e feroce del\ndeserto, gli aliti e le furie dei venti\nafricani, il respiro verde e dolce\ndelle oasi, la forza di tutta una re-\nligione cantano a piena voce in\nstraripamenti continui di lirismo. E\ntutti i personaggi che vivono que-\nsto dramma sono rivestiti dalla\npoesia forte vera ubriacante, della\nloro terra spaccata dal sole.\nL'azione si dibatte, trascinante e\nincalzante, fra continui spiragli li-\nrici e culmina in un urlo possente.\nGastone Costa ha saputo dare\nin questo suo dramma la vita araba,\nviva e palpitante, quall'è nella realtà.\nTogliamo dal libro i tre deliziosi\nsquarci lirici : Meriggio - La tenda\n- Ombre della sera, e li riprodu-\nciamo integralmente in tale ordine.\nOghzalà :\nMeriggiol I torpidi cammelli scendono\nper l'erta ripida.... Scricchiola, cigola l'arsa\ncarrucola, con note stridule, traendo al\nmargine del pozzo bèrbero l'acqua bene-\nfica che gira in tonfano nell'otre turgido\ngorgoglia e spandesi mentre la ingem-\nmano scintille e lucciole.... Al fresco bal-\nsamo gli olivi pallidi non lungi piegano\nle fronde cariche.... D'intorno l'avido piano\ns'abbevera e al divin nèttare par che re-\nsusciti.... Ovunque salgono, salgon per\nl'etere effluvi, murmuri, trilli d'allodole,\ninni di giubilo.... Ahi Se dell'animo si rin-\nnovassero così gli aneliti 1 Ma ohimè! Sul\nmargine degli occhi salgono oggi le la-\ncrime.... e per la ripida china degli attimi\nl'età precipita....\nMansur :\nIo conosco un'altra poesia di vertigine...\nIl deserto, il deserto, che sogno! Che\nsete inestinguibile di fantasmi e di chi-\nmere... ! Si prova la nostalgia del deserto,\ncorsie si prova la nostalgia del mare... Ah 1\nramingare per gli steli imperlati di luna,\nsalire le dune immacolate come i cieli, viag-\ngiare a notte per giardini di stelle, attra-\nverso il Sahara fremebondo di canzoni, di\nnenie, di misteri...\nRiposar sotto la tenda mentre il Sid, il\nleone rugge inferocito poco lontano... La\ntenda! la tenda 1 ne sentite, voi la terribile\npoesia? Ecco la casa araba, tutta araba, il\nnido provvisorio che solo in una pausa\nsi forma, che P istante vede drizzarsi e\nP istante sparire, la tenda, sempre piena\ndi stanchezza umana che dorme, d'invitta\nstanchezza che vigila,piccolo regno che ha\nper spazio P infinito, unica scialuppa negli\noceani di sabbia, cencio che tutto na-\nsconde e nulla difende, larva della casa...\ncasa fuggente, termine del desiderio dal-\nl'alto dei cammelli, riparo aperto a tutte le\nbufere...; la tenda! la tenda è, col deserto,\nla nostra poesia più selvaggia, la nostra\npoesia più sincera...\nOghzala :\nOmbre della sera, amiche di soffre:\nformar di voi il mio guanciale, eterna-\nmente dormire... Sonno divino... ! Mistero\ndella vita sospesa! rifugio dell'essere di\ntutto dimentico, disfatta dei più forti come\ndei più deboli, abbandono d'ogni nostro\ndiritto, porta aperta sull'inconoscibile, nu-\ntrice tenebrosa che chiude i nostri occhi\nsul suo seno potente, oh, sonno divino...\nsempre nato da ieri, sonno che mi fug-\ngisti in aspre infinite vigilie... io ti celebro\ne ti adoro! non abbandonarmi mai! nel-\nl'ora di mia morte precedimi nella grande\nombra..."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c044", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c044", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "45", "page_fin": "47", "image_debut": 47, "image_fin": 49, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.32", "titre_corps": "POESIA ITALIANA", "titre_sommaire": "POESIA ITALIANA", "signature_source": "Paolo Buzzi", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 47, "page_imprimee": "45", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.47", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4924, "texte": "POESIA ITALIANA\n\nGiuseppe Steiner — La Chitarra del fante.\n— Ed. Porta, Piacenza.\nHo visto con piacere raccolte in un volume\nassai elegante queste canzoni di guerra che già\nnotai, anni sono, nella Cronaca della Rivista\n« Avvenimenti* come un prodotto singolarmente\noriginale dell'atmosfera eroica oggi, pur troppo,\ngià allontanata alle zone della leggenda.\nMarinetti vi fa precedere una delle sue incom-\nparabili prefazioni nelle quali, in poche linee\nsintetiche ed elettriche, tutta una figura d'artista\ned un blocco di poesia sono ricreati nella loro\nessenza definitiva.\nLo Steiner è anche un glorioso mutilato. La\nsua opera, piena dei brividi orgiastici e mortali\ndei quali la guerra fu generatrice feconda è di\nquelle che si impongono, in questi disgrazia-\ntissimi tempi, anche per la loro misura morale.\nHo letto le pagine di questo Poeta con in-\ntenso amore. Mi sono piaciute molto. Coloro che\nmi accusano d'indulgenza non potranno, questa\nvolta, aver motivo a insistere nell'accusa. Leg-\ngano la Chitarrata del fante: e si persuadano\nche a chi vive la vita del più duro travaglio, sia\nnell'arte come nella pubblica cosa qual'io la\nvivo, un getto lirico di questa semplicità e di\nquesta impostazione geniale non può che dare\nall'anima una ventilazione d'ottimismo.\nChe la poesia diventi popolare, a me — pur\ndi natura piuttosto aristocratica — riesce tutt'al-\ntro che spiacevole.\nHo dato anch'io — lo vedrete a giorni — il\nmio contributo a questo destino. E non me ne\npento.\nVedo, con piacere, che lo Steiner procede a\ncolpi di sano impressionismo etnico: sento che\nnelle sue strofe, assai disinvolte e libertarie,\nvibra il fiato originario del nostro popolo, divino\nmascalzone.\nMa lo Steiner è anche un raffinato. Sa i poteri\ndella sintesi. Le sue parole sono tutt'altro che\ncervellottiche e facilone. Si intravedono, nei\ntenui volgimenti delle sue righe, gli spaccati\ndegli abissi psico-sensori. Qua e là la schitar-\nrata leva degli echi d'organo dalle navate pro-\nfondissime del Pensiero. Ma, nell'insieme, quello\nche più seduce in queste liriche, è la bella\nscioltezza dell'andatura, l'agile ricorso a tutti i\npiù semplici mezzi di espressione, vera poesia\nda trincerista, che non ha perduto il suo fascino\nperchè, volere o no, il mondo è ancora tutta\nuna trincea; che ti comunica la giovinezza, la\ngioia, la forza; e, colle sue trovate, sia pure\nd'ordine elementarissimo, ti diverte, ti fa far\nbuon sangue, ti riconcilia colla Poesia quasi\nsempre minacciata — diciamolo pure ! — da\nmaggioranze di scocciatori.\n10 sono il Sergente Maggiore dell'Ufficio di\nprotocollo.\nBenissimo. Preferisco questo verso a\nEntrammo. Era il giardino una bellezza\ncol quale Francesco Cazzamini-Mussi (buon\nPoeta, del resto) comincia le sue Allee solitarie\n(Ed. Ricciardi, Napoli).\n11 Cazzamini è sempre quello dei Canti del-\nl'adolescenza, delle Amare voluttà e delle Fo-\ngline d'assenzio. Un equilibrato della compo-\nsizione, non sempre un originale: un sentimen-\ntale, un romantico : qua e là un ironico; anzi\ndell'ironia, di tipo lombardesco, spesso si com-\npiace senza sempre riuscirvi efficace. Tuttavia\nvi è della nobiltà intenzionale nel suo canto.\nUna tendenza alla melodia schietta. Una bontà\ncordiale, di conciliazione con gli attimi e con\ngli atomi, con l'anime e con le cose. Poesia, però,\ndi non eccessiva portata comunicativa. Certo\nsincera e cara al Poeta il quale vi si versa e\nvi si ferma con forza. Ma il potere di sugge-\nstione etica ed estetica non mi pare rilevante.\nSpesso anzi, ne rimarco una certa ottusità. Vi\nè dell'equilibrio nella fattura delle strofe, nel\ngiuoco delle rime, nel taglio dei versi. Ma la\nPoesia, ormai, non è in queste forme assestate\nche cerca le sue rivelazioni migliori. Tuttavia\nle liriche: « Il giardino dell'osteria « La Vita »\n« Per una non giovine donna » « Piccola Bara »\ne « Annecy » hanno una loro grazia fatta di ele-\nmenti non esclusivamente esteriori.\nVogliamo passare all'altissima Sinfonia?\n- Ecco un capolavoro che nulla perde nella\nversione in risonanti versi liberi di Decio Cinti.\n« La conquista delle stelle » di F. T. Marinetti.\nFa onore alla Casa Sonzogno aver pubblicato\nprima « Distruzione » ora la « Conquista ». Sono\nle opere concepite in lingua francese ma per-\nvase del più vulcanico soffio italiano nelle quali\nil duce del Futurismo versò tutta la piena della\nsua giovinezza eroica.\nLa « Conquista delle stelle » fu il primo dei\nPoemi moderni, d'ossatura ciclopica, che la la-\ntinità abbia dato. Le grandi epopee, non dovute\nal rapsodismo, ma al genio individuale, quelle\ndella razza dell'Eneide, della Divina Commedia\ne dell'Orlando Furioso, trovano in questa la\nloro prima titanica Erede. Natura, pensiero, mu-\nsica, infinito, butta là delle parole a caso, ma tutte\ncapaci di sollevare dei mondi col loro semplice\nsuono, nel Poema di Marinetti appaiono con-\ndensate ed orchestrate in toni di meraviglia\nche la versione, fatta da un vero artista dello"}, {"page_pdf": 48, "page_imprimee": "46", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.48", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 6115, "texte": "stile, per nulla tradisce, anzi vorrei dire — per\ncerti punti — rileva in potenza e suggestività.\nSiamo nelle regioni altissime della Poesia.\nL'astrazione degli sviluppi reali, pur attraverso\na tanta congerie e a tanto dinamismo cosmico,\nè assoluta. Il genio del Poeta plana sugli uni-\nversi e non ha altro traguardo che le triangola-\nzioni mostruose dello zodiaco. E pur fra tanto\nspiro di vertigine, nessun smarrimento: la con-\ncezione esatta, quasi algebrica, del piano che\ntorreggia fra gli elementi come un divino mega-\nterio, come un Everest sicuro di regalar le sue\nvette al bacio di tutti i cieli.\nSu Marinetti e V Ultima rivoluzione, così vien\ndefinito il Futurismo, ricordo — incidentalmente\n— le pagine di Livio Sera (Ed. Berlutti, Roma)\nnon senza affermare che in esse l'autore dimo-\nstra una troppo sommaria conoscenza dei Poeti\ndiremo così — per accontentarlo — rivoluzio-\nnari e delle loro opere. Difetto sovranamente\nitaliano. Può darsi che certe prime essenziali\nopere dei futuristi siano oggi esaurite. Ma pro-\ncuratevele alle Biblioteche 1 Altrimenti le vostre\nelucubrazioni minacciano d'appartenere, se non\nalla supponenza, alia sufficienza : il che è ancora\npeggio. Bisogna che questi giovani critici ap-\nprendano la virtù della misurazione esatta, della\nponderazione controllata dei valori biografici ed\nestetici cui pretenderebbero affrontare. Ciò nel-\nl'interesse degli studi e per la serietà della loro\nmissione.\nE passiamo alla Santa Verde di Corrado Go-\nvoni (Ed. Taddei, Ferrara). Anche qui ci tro-\nviamo di fronte ai grandi versi lirici. Qui la\nPoesia moderna ci annunzia la sua vita possente\ne travolgente. Oh Govoni non è un gran dina-\nmico 1 Non ha lasciato il Futurismo solo per\nbizzosità politicoide ! Egli è uno squisito ma-\nlinconico, un tragico quotidiano della paciosità\ncampestre. La sua lirica, ormai patologica, desta,\nperciò, nei cuori sensitivi un'eco formidabile\nche può paragonarsi a quello emanante dalla\nPoesia leopardiana. Nella Santa Verde la scelta\ndei componimenti è molto accurata, tale da rie-\nvocare i preziosismi dai quali il Poeta dalle\nFiale e delle Imagini in grigio ed in silenzio\nmosse verso la conquista della fama. I difetti\ndella poesia govoniana sono quelli che sono ed\nio non ne ho certo mai fatto mistero con nessuno.\nNella Santa Verde se, qua e là, può riscon-\ntrarsi qualche esasperazione, trovo una generica\nmaggior politezza di stile, un senso di musica-\nlità più controllato e dei piani in linea di pro-\nfondità, oltreché estetica, ideale. Ingegno po-\ntente, anomalo, che, per la sua stessa natura\ncomplessa, potrebbe essere più vario negli\neffetti, più perdutamente rapito verso le con-\ncezioni antitetiche, verso le analisi di tutti i\ncuori umani. Divino egoarea che non si sazia\ndi guardare in se stesso e nella piccola zolla\nche la circonda e che chissà cosa darebbe se\nallungasse il diametro del suo sguardo e la\ncomunicatività del suo cuore !\nAuro d'Alba (Ed. la Diana, Napoli) invia\nL'ultima strada. Lirismi simpaticissimi. Lui, sem-\npre lui : forte e gentile, sensitivo e gagliardo,\nbersagliere ma anche un po' signorina della\nPoesia. Qua e là dei balzi verso Yimpromtu\nformidabile. Cito i Fratelli macabri: ma potrei\ncitare altro. Umanesimo, sintesi, colore, disin-\nteresse estetico, nobiltà di melodia. Arte sana\ne squisita che arriva sempre, con certe sue malie\nprensili, alle vie del cuore e del pensiero.\nLeonardo Castellani (Ed. Cordandini, Forlì)\nin « 2 Quaderni » dà qualche buona nota, in\nlinea, più che altro di curiosità. Cosa fa ? Vuol\ncomporre e ricomporre gli elementi della lirica?\nMi pare che sprechi qualche discreta facoltà na-\ntiva e che non azzecchi mai la formula precisa.\nGuai se la lirica dovesse, ad esempio, essere\ncostretta al concepimento traverso questi sforzi\nperegrini e sgravarsi di queste trovate matti-\nniere !\n— Un satirello danza zuffolando sul prato al\nmargine di un bosco.\nManda il suo fischio all'ampio semicerchio\ndella vastità poi si nasconde nella curva verde-\ncupo del silenzio lasciando per un tratto ai tre\ngrandi lecci-signori l'ultimo guizzo aranciato di\nun'eco.\n— Io passo, e il mio suono pauroso si smorza\nsoffice sull'erba. —\nDiversamente impostato, con un franco sapore\netnico, esterior dell'ardente franco spirito della\npiena terra romagnola è il Cantico d'amore alla\nterra madre di Primo Scardovi (Ed. Licinio Cap-\npelli, Bologna). Del d'annunzianesimoun po' inge-\nnuo nella forma libraria, nella dedica che richiama\ntroppo quella famosa della Figlia di Jorio, e in\nparecchi volgimenti del periodo. Però vi è una\nbella semplicità di commozione, una certa li-\nnearità espressiva, una gioia nella contempla-\nzione naturale di simpaticissima lega. A tratti,\nil semplicismo è eccessivo : e, come succede\nassai spesso anche al Maestro del genere, Go-\nvoni, minaccia di scivolare verso i piani piatti\ndella prosa. Come pure, in qualche punto, l'en-\nfasi lirica non può redimere l'autore dalla taccia\ndi retorica. Nell'insieme, però, una settantina di\npagine piacevoli, che si possono leggere senza\nincidenti... asfittici e che corrono sui pattini se\nnon sulle ali.\nNiente di buono in Autunnale (Ed. Formica,\nGirgenti) di G. A. Perfctore. Pagine senza presa\nsuggestiva. Un Autunno che è senza sole e\nsenza nebbia, scialbo, reso con mediocrissima\nsensibilità, con imagini usate e suoni già mille\nvolte uditi che non rapportano mai, con qualche\nscatto di buon istinto, l'ideale al reale, il par-\nticolare all'universale: una stampa pessima serve\nad ancor più compromettere l'effetto del libro\npresso i lettori.\nPer Nozze (Ed. Baroni, Lucca). Ferruccio\nPieri pubblica dei Sonetti bene timbrati, d'an-\ndatura elegante e gonfi di sentimento.\nIngemtnevi (Ed. Carrara, Milano) affronta, in\nAstrazioni, la metafisica. Non vi ho trovato che\nvolgimenti mediocri di pensiero attraverso un\ncanticchiamento usualissimo e, fra l'altro, con\nparecchie (forse troppe) rime in ente e ante o\nsimili nella stessa strofa. A parte questo, la\nPoesia metafisica d'Ingemmevi si compone di\nquesti pizzicati da chitarra:\nLo sviluppo animale\nè tutto un gran duello\ntra il midollo spinale\ne il superior cervello."}, {"page_pdf": 49, "page_imprimee": "47", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.49", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 5122, "texte": "Questo è sede alla mente,\nquello all'atto brutale\ne chi opra acconsente\na qual dei due più vale !\n11 che può anche essere, in tempi di revolve-\nrate pubbliche, divertente e innocente come un\npizzicorino sulla cotenna.\nLuigi Galimberti pubblica (Ed. Magnani, Mi-\nlano) tre Poemetti in prosa lirica. La Madre -\nIl Vespro - La Cieca. Vi è serietà di commo-\nzione e linearità nobiliare sia nel tessuto delle\nidee che nel rendimento verbale.\nVerso l'azzurro di Nino Bolla (Ed. Viassona,\nIvrea), è una promessa nel senso di contribu-\nzione all'antiretorico e al convulsionario in\nPoesia. Fa piacere che questi giovani si ada-\ngino in un certo sereno e reagiscano, d'istinto,\nall'ampollosità per tanti anni così caratteristica\ndella lirica italiana !\nSono canti, lo dice il Bolla stesso, in una sua\nsincera prefazione, molto semplici: ma l'anima\nsensitiva del Poeta vi si rivela sicura. Qua e là\nvi è una ricerca intesa alla liberazione dei ritmi.\nNon molto nuova, nè è sempre felice. Vorrei tro-\nvare, accanto al pur lodevole equilibrio, anche\nun po' di salto nel vuoto. È là che il Poeta o\nsi sfracella o rivela le sue attitudini agli altis-\nsimi voli. Il Bolla non è ancora un ardito. Però\nè un ginnico, ed è già qualche cosa.\nChi, pur mantenendosi nelle forme prudenti,\ndà sempre una sua nota commossa, una vibra-\nzione lirica personale è Diego Valeri. In Cri-\nsalide (Ed. Taddei, Ferrara) le belle chiare qua-\nlità di questo Poeta che in Umana, fin dal 1915,\nsi era simpaticamente rivelato, si affermano in\nuna consistenza ancora maggiore. Vi sono delle\ndelicatezze squisite di tocco. Nessun cerebra-\nlismo. Delle impressioni cordiali, senza pretese\nrivoluzionarie nella forma. Il Poeta dice quello\nche sente in una sua maniera nobile, melodio-\nsa: qua e là il motivo facile rimane: e lascia\nun'eco dolce nel cuore. Sono dei ritorni, in\nfondo. Stecchetti, Corazzini, Gozzano hanno\ndato le loro gemme in questa serenità del poe-\ntare.\nCapirete che quando sì leggono versi come\nquesti di Corso Venezia, non ci si trova, per\nverità, di fronte a degli squarciamenti del su-\npremo Mistero universo :\nCorso Venezia rombava e cantava\ncome un giovane fiume a primavera.\nNoi due, sperduti, s'andava s'andava,\ntra la folla ubriaca della sera.\nTi guardavo nel viso a quando a quando:\neri un pallido e molle e ardente fiore.\nPoi ti sfioravo la mano tremando :\ned eri mia, mia tutta, e carne e cuore...\nMa, insomma, è, forse, un bene che la Poesia\noggi vada da queste sviolinatine agli scoppi di\nOtto anime in una bomba. È la sensibilità lirica\nche allarga i suoi confini. È l'atmosfera estetica\nche, a forza d'antitesi, si esercita e si affina in\ntutte le voluttà, da quella del bel canto a quella\ndell'enarmonia violenta.\n/ poeti d'oggi — Antologia compilata da\nG. Papini e Pancrazi (Ed. Vallecchi, Firenze).\nQuest'antologia dovrebbe dare un'esatta sen-\nsazione di ciò che è la moderna poesia italiana,\ninvece non si può proprio dire raggiunga lo\nscopo perchè parecchi dei migliori e più rappre-\nsentativi e tipici poeti italiani moderni vi sono\nesclusi. Questa dimenticanza sarebbe tollerabile\nse nell' antologia non figurassero degli scrittori\nche o non sono affatto poeti o lo sono troppo\npoco per far brillare il loro nome accanto ai\npoeti veri. Non è facile mettere insieme un'An-\ntologia, ne conveniamo. Specie dopo le due\nmemorande dovute al genio di Marinetti ed alla\ncordialità di Gherardo Marone.\nMa quelli cui accennammo non sono gli unici\ndifetti della raccolta compilata da Papini e Pan-\ncrazi. In essa vi sono distrazioni e dimenticanze\nben più gravi che qualche mio fiero amico ha\nperfin tacciato di disonestà. Di un poeta come\nMarinetti, ad esempio, del quale si'è occupata la\nstampa di tutto il mondo, si citano, nei cenni\nbibliografici, due soli scritti bibliografici. Io però\ngiustifico i compilatori perchè è un fatto che i\npeggiori collaboratori della loro iniziativa a costo\ndi sembrar dei boicottatori, sono stati precisa-\nmente... parecchi dei poeti invitati. L'Antologia\nè un catalogo da Museo che i futuristi odiano.\nAnche la raccolta delle liriche non ci pare\nfatta con intuito felice. Per compilare di que-\nste antologie ci vuole molta coscienza non solo,\nma assenza assoluta di preconcetti di scuola o\ndi persone.\nCorra, Chiti, Dessy, Carli, Settimelli, Mazza,\necc. che alla lirica italiana hanno dato saggi\nimportantissimi del loro ingegno, esistono e\nnon ricordarli è commettere opera di ingiustizia.\nCopiosa è pure la messe giornalistica: Poesia\ned Arte (N. 4) di Verona con liriche di Lina\nArianna Jenna, di Giuseppe Ravegnani, di Pietro\nMastri : La Nave di Palermo con versi di An-\ntonio Galeazzo Galeazzi e di Oreste Maleagari:\ni Mediterranei di Bologna con liriche suggestive\ndi Giannotto Bastianelli e pagine oltremodo\ninteressanti di Prisciantelli: e il primo quaderno\ndella Yoga di Fiume dedicato a Gabriele d'An-\nnunzio, con scritti ardentissimi e del più nobile\nsenso italico di Cerati, Comisso, Forti, Belli\nSomenzi, Targioni Tozzetti: della eroica pleiade\nche con Carli simboleggia intorno al Coman-\ndante glorioso, il divenire formidabile della let-\nteratura nazionale.\n\nPaolo Buzzi."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c045", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c045", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "48", "page_fin": "48", "image_debut": 50, "image_fin": 50, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.33", "titre_corps": "LA POESIA NEL MONDO", "titre_sommaire": "LA POESIA NEL MONDO", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 50, "page_imprimee": "48", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.50", "debut_caractere": 8, "fin_caractere_exclue": 4801, "texte": "LA POESIA NEL MONDO\nI poeti chileni Daniel de La Vega, Juan Guz-\nman Cruchaga, Angel Cruchaga S. Maria —\ncollaboratori di u POESIA „ — hanno fondato\nin Santiago del Chile, una Casa editoriale inti-\ntolata u Arcadia „ la quale stamperà libri dei\nmigliori scrittori chileni. Attualmente sono in\ncorso di stampa: La Princesa que no tenia\ncorazon, poema drammatico di Juan Guzman\nCruchaga; Job, di Angel Cruchaga S. Maria;\nLas montanas ardientes, di Daniel de La Vega;\nEnsayos filosoficos, di Armando Donoso; La\nluz de las alas, di Roberto Suarez Barros.\n■ ■ ■\nII commediografo chileno Armando Mook, ha\nrappresentato a Buenos Ayres diversi suoi la-\nvori lirici con ottimo esito.\n■ ■ ■\n11 poeta chileno Vicente Huidobro, ha fondato\na Parigi una rivista di arte e letteratura che\negli stesso dirige e a cui collaboreranno diversi\npoeti italiani fra cui Paolo Buzzi, Carlo Linati,\nAda Negri, F. T. Marinetti, Mario Dessy, E. Set-\ntimelli, ecc.\n■ ■ ■\nIl poeta Nelson Morpurgo ha consegnato in\nquesti giorni alla Casa Editrice Italiana di Na-\npoli il manoscritto di un suo nuovo volume di\nliriche che uscirà fra un mese circa. Il volume\ns'intitolerà Ebbrezze di hascisch, avrà una gu-\nstosa prefazione di F. Cangiullo e sarà rivestito\ndalle tinte più vivaci della vita araba. Il nome\ndell'autore ci fa sperare che sarà molto inte-\nressante.\n■ ■ ■\nA Cairo d'Egitto il 26 giugno vennero rappre-\nsentate con successo diverse sintesi teatrali\nliriche di F. T. Marinefti, E. Settimelli, B. Corra,\nM. Dessy, M. Carli, N. Morpurgo, Paolo Buzzi,\nU. Boccioni, Cerati.\nLe \" Crapouillot „ revue parisienne d'arts,\nlettres, spectacles donne à 1' occasion du « Sa-\nlon de la Société Nationale „ un numéro spé-\ncial avec des analyses de Jean Louis Vaudoyer,\nJean Galtier-Boissière, Louis Leon Martin, Wal~\ndemar Georges, J. L. Durandeau, la reproduction\nen simili des principaux tableaux de René Mé-\nnardy Lucien Simon, Charles CotteU Aman-Jean,\nH. Lebasque, Zingg, Renée Pentecóte, Demeu-\nrisse, et un guide détaillé, salle par salle qui\nfaciliterà grandement la visite, (le n. 1.50: 5,\nplace de la Sorbonne, Paris).\n■ ■ B\nA Napoli sotto la direzione di H. Scimoi, è\nnata la rivista letteraria Sakura che ha per\nintento l'avvicinamento dell'anima giapponese\nall'anima italiana, attraverso il lirismo dei due\npaesi. Programma interessante e degno di una\ngrande fortuna. Il primo numero contiene molti\nscritti italiani e giapponesi, naturalmente tra-\ndotti.\n■ ■ ■\nLa rivista Zdroj, prima rivista letteraria po-\nlacca, pubblica tradotte le sintesi teatrali liriche :\nParallelepipedo di Buzzi, Genio e cultura di\nBoccioni, Verso la conquista di Settimelli e\nBruno Corra, Il teatrino dell' amore di F. T.\nMarinetti.\n■ ■ ■\nIn un altro numero della rivista Zdroj, il noto\nletterato polacco Koltonsky consacra un impor-\ntante articolo al Teatro sintetico futurista di\nSettimelli e Bruno Corra.\n■ ■ ■\nAl teatro di Posnania è stata rappresentata\nla sintesi teatrale Genio e cultura, di Boccioni,\ntradotta da Janina De Witt.\n■ ■ ■\nI primi numeri de II Turbine, quindicinale di\npoesia e d'arte, diretto di Carlo Contrada, pro-\nmettono molto.\nIn uno degli ultimi numeri della rivista Cra-\npouilloU Dominique Braga consacra al futurismo\nun importante articolo di fondo, che contiene,\nfra l'altro, queste dichiarazioni significative:\n« Nel Crapoaillot si può essere giusti. André\nVaragnac lo provava, facendo risalire a Marinetti\nl'essenziale delle rinnovazioni cubiste e dadaiste.\nEcco il punto capitale. Direttamente (Blaise\nCendrars), o indirettamente (Apollinare), gli uo-\nmini e le scuole dette di avanguardia devono\nla loro libertà alla rivoluzione futurista. Mari-\nnetti rimane il grande inventore. Ciò che c' è\ndi vitale nei tentativi d'oggi, fu portato da lui,\nieri ».\n■ ■ ■\nIn un altro numero, del Crapouillot, un arti-\ncolo di Varagnac, conferma l'origine assoluta-\nmente italiana, dovuta al futurismo, di tutti i\nmovimenti cubisti e dadaisti.\nH a a\nBuono il quinto fascicolo de La Nave, la\nelegante Rivista di lettere, arti, discussioni po-\nlitiche e sociali diretta da Arturo Compagno.\nQuesto numero di luglio redatto con giova-\nnile baldanza è una seria manifestazione di\npropositi, e riesce vario, attraente, interessan-\nte, gaio, accuratissimo.\nNe riportiamo il bel sommario :\nGiuseppe Mancuso : li problema della terra\n— Arturo Compagno : Il viluppo (novella) —\nGiuseppe Messana : I sogni (versi) — La Reda-\nzione : Zavorra — Emilio Panciera: La Profes-\nsione del Ragioniere — Joseph R. Mandel : Non\ncosì (versi,) — G. Caratozzolo : La Sfinge di\nS. Sottile Tomaselli — G. La Pira: La luna\nha un cerchio di vapori rossi (novella) — Ar-\nturo Compagno: Stiva — Oreste Meleagri: Da\nun papiro egiziano (versi) — Frou-Frou: A lumi\nspenti... — Boccaporto — Libri di bordo (re-\ncensioni — Bordeggiando (ricco notiziario)."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c047", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c047", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.35", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.51", "debut_caractere": 0, "fin_caractere_exclue": 99, "texte": "è USCITO\namarono così...\nSi\nROMANZO Di\nEMILIO SETTIMELLI\nL. 5,— Casa Editrice MODERNISSIMA - MILANO"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c048", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c048", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.36", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.51", "debut_caractere": 101, "fin_caractere_exclue": 226, "texte": "Recentissimo :\nFIRMAMENTO\nLiriche j)arolibere di ARMANDO MAZZA\n== Prefazione di F. T. MARINETTi =====\nFACCHI EDITORE — MILANO"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c049", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c049", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.37", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.51", "debut_caractere": 228, "fin_caractere_exclue": 590, "texte": "L,E COURRIER ((I iqp ¥\nDE L./K PRESSE I—* * I 1 W w *\n\" RENSEIGNE SUR TOUT „\nCe qui est publié dans les JOURNAUX, REVUES et PUBLICATÌONS de toute nature.\nPAPAISSANT EN F PAN CE ET A L* É TP ANQEP\net en fournit les Extraits sur tous Sujeis tt Personnalités\nCirculaires esplicative» et Tarifs envoyés franco\nCh. DEMOGEOT, Directeur 21, Boul. Montmartre, PARIS (2e)"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c050", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c050", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.38", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.51", "debut_caractere": 592, "fin_caractere_exclue": 780, "texte": "I NEMICI D'ITALIA\nSETTIMANALE POLITICO DI COMBATTIMENTO E D'ITALIANITÀ\nDiretto da ARMANDO\nMonte di Pietà, 21 - MILANO\nChiedendolo a CASSETTA POSTALE 678 si ricevono numeri di saggio gratis"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c051", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c051", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.39", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.51", "debut_caractere": 782, "fin_caractere_exclue": 923, "texte": "/\nUTTÉRATURE\nREVUE MENSUELLE\n9, Place du Panthéon i LOUIS ARAGON\nPARIS Directeurs \\ ANDRÉ BRETON\n( PHILIPPE SOUPAULT\nAbonnemont? UN AN 20 Fr."}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c052", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c052", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.40", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.51", "debut_caractere": 925, "fin_caractere_exclue": 1081, "texte": "lllDI^CailBIKBgiaBIIIHBHBBIIIIBaiBai\nPROSSIMAMENTE uscirà la 2a Edizione di\nSii brutale, amor mio !\nRomanzo-battaglia\nFACCHI EDITORE — MILANO Di MARIO CARLI"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c053", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c053", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.41", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.51", "debut_caractere": 1083, "fin_caractere_exclue": 1171, "texte": "PICCOLO HAREM\nDramma arabo iti tre Atti\ndi GASTONE COSTA\nFACCHI EDITORE — MILANO\nL. 3,SO"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c054", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c054", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.42", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.51", "debut_caractere": 1173, "fin_caractere_exclue": 1294, "texte": "Di prossima pubblicazione \\ PAOLO BUZZI\nPOPOLO, CAN\nCanzoni d'arti e mestieri del popolo italiano\nFACCHl EDITORE — MILANO"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c055", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c055", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 3", "page_fin": "couv. 3", "image_debut": 51, "image_fin": 51, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.43", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.51", "debut_caractere": 1296, "fin_caractere_exclue": 2688, "texte": "LA CIURMA\nRASSEGNA MENSILE DI\nLETTERATURA E ARTE\nANGELO FRATTINI e CARLO SAGGIO* Direttori\n>\nSOMMARIO DEL N. 5-6 - Giugno-Luglio 1920: Massimo Bontempelli : Giochi - La morte dell'aquila\n— Guglielmo Bonazzi : L'angoscia che sopravvive — Antonio Bruno : La lanterna dei sogni — Paolo\nBuzzi: Le Marionette — Enrico Cavacchioli: Il fantasma e l'usignuolo — Primo Conti: Villaggio —\nGuido da Verona : Poesia — Filippo de Pisis. — La cisterna — Lionello Fiumii Circolare alle amiche\nintime — Luciano Folgore: Mare — Angelo Frattini: Oggi dieci aprile: mattina — Corrado Oovoni:\nLe bellezze della campagna — Carlo Linati: Vecchione — Giuseppe Lipparint : San Pellegrino del-\nl'Alpe — F. T. Marinettt: La mia anima è puerile — Francesco Merlano: Vortice — Ercole Luigi\nMorselli: La superbia - Il rossore — Nicola Moscardelli : Introibo - Musica — Ada Negni: Ode cani-\ncolare — Alberto Neppi: La villa requisita — Paolo Nobile: Le finestre di mezzanotte — Arturo Onofri:\nInfanzia — Giuseppe Ravegnani: Canzone a Vespro — Ohio Rocca: Dio — Arturo Rossato : Arcadia -\nDue donne — Carlo Saggio: Nessuna parola — Michele Saponaro: I ricordi cercati — Q. Titta Rasa:\nComposizioni — Diego Valeri : Stellato — Umberto Zerbinati : I puntini e l'arco.\nQuesto Numero, in tutta Italia, costa L. 2,50.\nUn numero t L. 1,— Un annoi L« IO,— (Estero Fr. 15»*)\nStudio Editoriale de LA CIURMA - Via Carmine, 4 - Milano"}]}, {"article_id": "bm-bmtnaai-1920-07-01-c056", "article_bluemountain": "bmtnaai_1920-07_01#c056", "volume": "bmtnaai_1920-07_01", "ocr_source": "OCR Blue Mountain (ALTO), transcription TEI : lignes lb/@facs", "texte_sans_correction": true, "page_debut": "couv. 4", "page_fin": "couv. 4", "image_debut": 52, "image_fin": 52, "pages_selon": "pagination imprimée relevée dans le METS Blue Mountain (ORDERLABEL) ; [n] = page sans folio restituée", "url_article": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.2.44", "titre_corps": "[Publicité]", "titre_sommaire": "[Publicité]", "signature_source": "", "controle": "bornes données par la structure logique METS/ALTO de Blue Mountain (blocs ALTO de chaque constituant)", "pages": [{"page_pdf": 52, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.52", "debut_caractere": 141, "fin_caractere_exclue": 218, "texte": "MILANO\nII\nfi\nfi\na\n•\nPrezzo L\nfi\nfi\n6\ny\nII* Bdl^Ione1\nMARIO\nfi\nfi\nfi\n•\na\nlv. 3"}]}], "pages_ocr_originales": [{"page_pdf": 2, "page_imprimee": "couv. 2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.2", "texte": "RASSEGNA INTERNAZIONALE DIRETTA DA «Y\nFACCHI EDITORE - MILANO\nRedazione, Direzione e Amministrazione :\nVIA DURIINI, TA - MILANO\nANNO r Numero 4 Luglio 1920\n.t\nm\nUN NUMERO:\nIn Italia L. 5,— — Estero Fr. 6,— , Italia L. 28,— — Estero Fr. 32,—\nEsce ogni mese\n\nm \"POESIA,, si riserva la proprietà letteraria di tutto ciò che pubblica.\n• \" La proprlótó de tout ce qu'on publle dans \"POESIA,, est róservóe."}, {"page_pdf": 3, "page_imprimee": "[1]", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.3", "texte": "ALLA GRANDEZZA PURISSIMA\nDI\nGABRIELE D'ANNUNZIO\nQUESTE PURISSIME PAGINE\nDI POESIA\nSONO DEDICATE."}, {"page_pdf": 4, "page_imprimee": "2", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.4", "texte": "POESIA\n\nBRUNO CORRA\n\nNella sua Ravenna piccola e pettegola, quan-\nd'egli era ancora semplicemente il conte Corra-\ndini Ginanni, il signorino pallido e fine, terri-\nbilmente influenzato dall'ambiente ristretto e\nmoribondo di provincialismo in cui era costretto\na vivere, cominciò ad avvicinarsi alla poesia.\nFu un avvicinamento intimo, gelosamente te-\nnuto nascosto a tutti, dai quale, nella fervida fan-\ntasia dei suoi quindici anni, erano nati ben presto\ni più vasti sogni di grandezza e di celebrità.\nLui e suo fratello Arnaldo, costretti a vivere\nnella soffocante cittadina romagnola, sommersi\nin un mare di mediocrità e di piccineria, senti-\nvano il bisogno d'isolarsi e di crearsi, attorno,\nun'atmosfera di superiorità. Perciò a poco a poco,\nquasi senza accorgersene, vennero spinti da que-\nsto prepotente bisogno in una zona di autoesal-\ntazione esagerata, di megalomania estrema, di\npazzia pura. Nella loro vasta e austera villa di\nRavenna fantasticavano continuamente sul modo\ndi fare cose grandiose a cui, con certezza, sa-\npevano di essere destinati, data la loro natura\neccezionale di esseri siderali, divini, medianici.\nE mentre Arnaldo si occupava di studi sulle\nforze occulte, Bruno si avvicinava dignitosa-\nmente, quasi con un po' di disgusto, alla vita.\nQuesto sfioramento dette vita al suo primo\nlibro intitolato Proposte e eh' egli pubblicò\nquando aveva solo diciasett'anni. Questo vo-\nlume contiene delle idee originali riguardanti\nla vita e una serie di consigli e di progetti di\nriforme della vita medesima. (Bruno Corra è\nsempre stato ossessionato dai problemi insoluti\nche pesano sulla nostra esistenza. Vedremo poi\ncome, di frequente, nella sua arte si sforzi di\nrisolverne qualcuno). In questo Proposte, Bruno\nCorra comincia ad avere della vita quella vi-\nsione tutta sua speciale che in seguito caratte-\nrizzerà i suoi romanzi.\nEgli non sa adattarsi al pensiero di guardare\ne di rendere la vita com'è o, meglio, come ap-\npare. Sente il bisogno di modificarla, di ritoc-\ncarla, di trasformarla, ed essa, attraverso la sua\nsensibilità e la sua arte, assume degli aspetti\nnuovi, subisce delle deformazioni grottesche e\ninteressantissime. Questo bisogno è forte in\nBruno Corra, perchè egli è un artista che rac-\nchiude in sè una grande quantità prepotente di\nvita, di vita vasta e nuova che trova delle\nrispondenze in altri e che può far vivere altri.\nMa di tutto ciò avrei dovuto parlare più oltre.\nPubblicato Proposte. Bruno Corra lavora con\nsuo fratello a un nuovo libro intitolato L'arte\ndell'avvenir e > che esce nel 1909. Questo volume,\ndiversissimo dal precedente e di un'importanza\nassai superiore, è il prodotto di un cervello biz-\nzarrissimo. In esso, dopo un esame acuto di tutti\ngli elementi delle varie arti (parola - linea -\ncolore - suono) Corra si sforza di giungere\nalla creazione di arti nuove formate dal miscu-"}, {"page_pdf": 5, "page_imprimee": "3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.5", "texte": "POESIA\n\nglio e dalla sovrapposizione di questi ele-\nmenti primi.\nSe si pensa che questo libro uscì quando in\nItalia il futurismo era all'inizio e prima che le\nparole in libertà (che non sono letteratura, ma\nun concentrato di pittura - poesia - musica e\narchitettura) fossero nate, si deve rendere\nomaggio all'audacia e all'originalità incontesta-\nbili del suo autore.\nHa avuto importanza questo libre? Non esito\na dichiarare che ne ha avuta moltissima. Per\nvarie ragioni. Prima di tutto come affermazione\npersonalissima di un artista assolutamente\nnuovo, poi come sintomo di tutti i rivolgimenti\nche avrebbe portato in ogni arte qualche anno\ndopo il futurismo, e infine come lo sforzo di\nun artista che sentendo il bisogno pressante di\ndare e di ricevere nuove sensazioni armonizza-\nbili coi nuovi tempi, tenta di cercarne i mezzi.\nNella storia di lutte le nuove forme d'arte por-\ntate dal futurismo e di tutte le correnti nuove\nch'esso ha determinate sia in poesia che in pit-\ntura e nel teatro, L'arte dell'avvenire ha un\nsuo grande significato.\nMolti osserveranno che Bruno Corra non ha\ndato nessun esempio di queste nuove arti pos-\nsibili. Non è vero. Nei suoi volumi che vengon\ndopo, vi sono delle liriche che escono netta-\nmente dai limiti della letteratura e della poesia\ne che, pur essendo la loro ossatura esteriore\ncostruita con delle parole, (elemento questo\ndella letteratura) sono, in realtà, dei miscugli\ndi elementi diversi di altre arti. Intanto, in\nL'arte dell'avvenire Bruno Corra accenna al\nprogetto di una musica del colore, progetto che\npoi sviluppa in modo interessantissimo, in uno\ndei volumi della collezione dei saggi critici\nda lui diretta assieme a E. Settimelli.\nAncora prima che questo libro venisse pub-\nblicato, Corra e il fratello, si erano decisi ad\nuscire dal loro nido per andar incontro a qualche\nartista degno di loro. Si diressero a Firenze e\nvi conobbero E. Settimelli per il quale nutri-\nvano grandi simpatie e verso il quale si senti-\nrono subito spinti irresistibilmente.\nNeir ottobre del 1909, nata La difesa del-\nl'arte, Corra vi collabora con interessanti arti-\ncoli di critica e di polemica e con squisiti saggi\ndi lirismo. Ricordo, fra i molti, un brillante arti-\ncolo di critica musicale contro Ruggero Leonca-\nvallo. Attorno a questo giornaletto di fede e di\nbattaglia si formò l'esiguo gruppo dei cerebrali\nfiorentini, di cui ebbi già a parlare nel prece-\ndente studio su E. Settimelli e del quale face-\nvano parte oltre a Corra e Settimelli, Mario\nCarli e R. Chiti. Questo gruppo di artisti pieni\nd'ingegno ed esuberanti di originalità; che ebbe\ntanta importanza, ahimé da pochi riconosciuta,\nnella moderna poesia italiana, non si distin-\ngueva certo per eccessiva modestia. Coscienti\ndel loro grande valore, questi artisti vivevano\nin un' atmosfera di autoesaltazione e di demo-\nlizione completa di tutti quelli eh' erano al\ndi fuori del loro cerchio. Erano giunti perfino\nal punto di credersi in obbligo di scrivere di-\nversi volumi per demolire in modo definitivo\ntutti i poeti e letterati vissuti fino allora, natu-\nralmente esclusion fatta di loro quattro, da Ora-\nzio a Shakespeare, da Hugo a Carducci e a\nd'Annunzio. E fra loro quattro si erano divisi\ni molti nomi, certi di riuscire in breve tempo a\ndimostrare che nessuno, all'infuori di loro, aveva\nfatto qualcosa di buono. Fortunatamente, poi,\nabbandonarono l'impresa. Questo episodio ba-\nsta per dare l'esatta sensazione della realtà in\ncui vivevano.\nMorta La difesa dell' arte Bruno Corra lascia\nFirenze, dopo un anno e mezzo di permanenza e\npassa all'Università di Bologna. In questa città\nsi tiene sempre in contatto con Settimelli, e con\nlui nel 1912 vi fonda la collezione dei Saggi\ncritici edita dal Beltrami. Nel primo volume di\nquesta collezione appare un suo studio critico-li-\nrico molto originale, sul Chanteclair e un altro\nstudio dello stesso genere su 11 Pastore il gregge\ne la zampogna di E. Thovez. Nell'altro volume\nriprende l'argomento della musica del colore\nin un profondo articolo intitolato Musica cro-\nmatica.\nNell'autunno dello stesso anno fonda con Set-\ntimelli Il Centauro. Poi parte immediatamente\nper Parigi dove si ferma parecchi mesi e da\ndove invia continuamente al giornale corri-\nspondenze, liriche, articoli critici e polemici.\nTornato da Parigi e morto il Centauro, Corra\nfonda con Settimelli la Rivista d'afte e di vita\nche è una nuova manifestazione della mentalità\neccezionalissima del loro gruppo e del loro\nambiente.\nIl loro cerebralismo e la loro persuasione che\nla poesia debba essere una scienza e non un'arte,\nraggiunge un tale grado di esasperazione, che\nnella loro nuova rivista pubblicano poesie di\nmedici e di scienzati i quali, mancando asso-\nlutamente di sensibilità, non possono in alcun\nmodo fare dell' arte.\nHo già parlato a lungo nel profilo su Setti-\nmelli, del genere di lirica prodotto da questo\ngruppo. Lirica cerebrale, meccanica, scientifica,\nlontana da ogni forma spirituale o sentimen-\ntale.\nLe poesie che Bruno Corra scrisse nel primo\nperiodo della sua arte, che va dal 1909 al 1913\ne che poi racchiuse in un volume e pubblicò"}, {"page_pdf": 6, "page_imprimee": "4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.6", "texte": "POESIA\n\nnel 1914 sotto il titolo Con mani di vetro, ap-\npartengono quasi interamente a questo genere\ndi lirica cerebrale, pur avendo una fisionomia\npropria e pur staccandosi nettamente da quelle\ndi E. Settimelli.\nCon mani di vetro, secondo me, è uno fra\ni pochissimi libri meravigliosi della moderna\nletteratura italiana. Bruno Corra non dovrà mai\ndimenticarsi di averlo scritto, qualunque cosa\nmeravigliosa riuscisse a fare ancora.\nNon v'è una riga in questo poderoso libro\n— concentrato d'ingegno e di sforzi magnifici —\ndove l'interesse scemi per un attimo, dove si\nnoti una minore tensione di sforzo ; tutto, dalla\nprima parola all'ultima, procede sullo stesso\npiano altissimo.\nDa queste liriche tipiche, originalissime, non\ninfluenzate da nessuna letteratura, balzano i\nseguenti valori e le seguenti qualità: Ragio-\nnatore lucido - persuasivo - instancabile : In\ntutte le liriche che compongono questo vo-\nlume, v'è il filo di un ragionamento serrato e\nconvincente. Bruno Corra non vi sa mai rinun-\nciare: anche nelle zone più elevate più irreali\npiù aeree del rapimento lirico egli sente il bi-\nsogno di ragionare freddamente. Questa è una\ndelle caratteristiche più evidenti della sua poesia\nin genere e di questo suo libro in ispecie.\nCostruttore di nuove logiche : La necessità\ndel ragionamento lo spinge ad essere logico\nanche quando è totalmente al di fuori di ogni\nlogica. Da ciò lo spontaneo nascere nel suo\ncervello di logiche nuove, molte volte pazze-\nsche, che, fissate sulla carta, gli permettono\nd'incorniciare i suoi ragionamenti.\nScopritore di rapporti nuovi fra il calcolo\nmeccanico la formula scientifica la forma geo-\nmetrica la cifra statica e la musica il profumo\ni palpiti di un giardino il tremolio di una stella.\nEgli sa stabilire delle relazioni matematiche fra\nil suo cervello e l'anima di un colore, fra l'umidità\nsoave di un giardino e le sue dimensioni, fra\nl'irreale e il reale, fra la vita e il sogno (Es, la\nlirica Interpretazione lirica dell'usignolo).\nIronista e umorista formidabile. Il poemetto\nNote biografiche su Lapa Bambi è un capo-\nlavoro d'ironia e di umorismo. Sono pagine\nfortissime e personalissime, crude, vere, feroci,\ndi un'efficacia assoluta. Racchiudono una sfac-\ncettatura interessantissima di vita e raggiungono\ndegli effetti stupefacenti.\nSforzo d'indagine e di penetrazione nelle di-\nverse realtà delle cose. Bruno Corra sa trovare\nla realtà e il respiro di ogni oggetto, di ogni\natomo, di ogni palpito e se ne serve per trasfor-\nmarla, attraverso la sua sensibilità, in materiale\nlirico. (Esempio: nella lirica Una Rosa, che\npiù avanti riprodurrò interamente, non è la rosa\nche lo ispira ma è, invece, la sua realtà, la sua\nvita, i rapporti che corrono fra lei e il cielo\nla notte il giardino le stelle).\nSconfinamento, sovrapposizione e fusione\ndella sua interiorità con quella dei materiali\nlirici di cui si serve. (Esempio: sempre nella\nlirica Una Rosa; la vita di questa rosa entra in\nlui, si confonde con la sua fino a farlo soffrire\nal pensiero di essere costretto a spezzarla, fino a\nfar nascere in lui, poi, il presentimento di essere,\nun giorno, assalito dai rimorsi del delitto che\nha compiuto.\nAltro esempio :\nNella lirica Autunno, l'autunno entra comple-\ntamente nella sua sensibilità si confonde con\nessa. Il poemetto ch'egli ha scritto è nato com-\npletamente da questa fusione, sono parole\nscritte dall'autunno stesso coiraiuto dei suoi\nnervi.)\nRicercatore ostinato di forze influenzatrici\ndella sua vita nei particolari meno visibili di\noggetti, di persone, di sensazioni, di situa-\nzioni. (Esempio : nella lirica II talismano giallo\nSpariscano dalla mia vita subito e per sem-\npre : gli occhi di lei quando non parla, o se non\ntutti gli occhi, almeno quei due millimetri che\nla sua iride assolutamente esagerata ha in più\ndi ogni altra iride ragionevole (la parte cen-\ntrale non è pericolosa, ne son certo, è quella\nperiferia che mi insinua raffinatezze minacciose)\ned altri.)\nPrevisione medianica di fatti e di circostanze\ne trasformazione di queste previsioni esistenti\nnel suo intuito in materiale lirico. (Esempio :\nsempre nella lirica II talismano giallo\nEsiste un revolver la cui canna ha u esatta-\nmente „ la grandezza della mia orbita. La sua\nimpugnatura ha \"esattamente,, la forma della\nmia palma.\nNota - Queste ultime parole non fanno parte\ndella precedente invocazione. Ma una parte del\nfoglio su cui scrivevo sarebbe rimasta bianca.\nE il foglio sarebbe rimasto qui, solo, stanotte.\nHo pensato che avrei potuto trovarle scritte\nqui domattina da un' altra mano: e allora ho\npreferito, tutto sommato, di scriverle io stesso.\nParadossale finissimo e divertente (Esempio :\nfra molti cito un pezzo della lirica 5 gennaio\n1914 :\nE quando io mi trovassi in condizioni di\nestrema rovina materiale e morale, ridotto a\npatire la fame e la stanchezza, povero, disono-\nrato, finito, sperduto nel tumulto di una metro-\npoli ricca ed inesorabile come un oceano... se"}, {"page_pdf": 7, "page_imprimee": "5", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.7", "texte": "POESIA\n\nin un pomeriggio terribile mi capitasse tra le\nmani un buon revolver, quale pensiero alluci-\nnante mi abbarbaglierebbe la coscienza?, questo:\n« venderlo » e comprare subito qualche son-\ntuoso avana da fumare principescamente in un\ntea room alla moda. Ogni avvenimento, per\nquanto brutto, ha sempre un lato di bellezza e\ndi utilità. Io so che una volta, due anni fa, a\nComo, di gennaio, correndo imprudentemente\nsulla banchina del lago precipitai nell'acqua e\npresi una polmonite: ebbene nell'attimo in cui\ntoccai, cadendo, la superficie dell'acqua, i miei\nocchi, resi enormemente sensibili dallo spavento,\nscoprirono, vedendo la mia immagine riflessa,\nquel che non m'era mai riuscito di scoprire a\nsensi calmi, davanti ad uno specchio : in che\ncosa cioè consistesse precisamente la lievissima\nincorreggibile stonatura di forma nel collo della\nmia giacca, stonatura che in seguito a quel\nfortunato incidente ho potuto eliminare, non vi\ndico con quanta soddisfazione dell'amore di\nesattezza che caratterizza la mia egregia perso-\nnalità.\nCosì ora: la soddisfazione trepidante che\nprovo a pigliare in giro questa frase borghese\n(ho perduto centomila franchi) mi ripaga gene-\nrosamente della perdita reale subita...\nHo una sigaretta tra le labbra, spenta: e penso\nche se in questo momento un cataclisma terre-\nstre spaccasse il suolo sotto il mio scrittoio e\nmi avvolgesse in un uragano di fiamme, potrei\nrisparmiare alla mano destra, avida di imposi-\nzioni imperatorie, il gesto gretto di accendere\nun cerino imbecillescamente sottile, igienico ed\neconomico.)\nQuesti, le qualità e i valori più evidenti rive-\nlati da questo libro. Ma non sono tutti. Un\nesame meno rapido e più profondo ne mette-\nrebbe in luce altrettanti. Mi riprometto di scan-\ndagliare meglio Con mani di vetro quando am-\nplierò questo studio per riunirlo ad altri e pub-\nblicarlo in un volume.\nBruno Corra in questo libro dimostra di\nessere ricco di fisonomie, pur mantenendosi\nsempre nei limiti di una sua personalità ben\nmarcata e indelebile.\nVoglio ora far notare i vari aspetti della per-\nsonalità di B. Corra, quali appaiono dalle di-\nverse liriche.\nIn Madrigale diabolico la sua lirica ha degli\naccenti di passione e dei toni di forza quasi\nbrutale, raramente raggiunti da altri. Qui non è\nil cervello che costruisce, è l'anima che grida\nprepotentemente e che riesce a dare dei brividi\ndi commozione.\nMa ecco che subito, in Antenati, B. Corra ci\nappare sotto un altro aspetto. Qui v'è lo sforzo\ndel cervello che vuol afferrare il mistero rac-\nchiuso dalla differenza antitetica, esistente fra\nla vita di altri tempi di una lunga teoria di\nantenati semplici forti e vittoriosi e il suo tor-\nmento febbrile di esasperato ricercatore di cose\ninutili. Sforzo al quale si sottrae, poi, elegan-\ntemente, con una trovata spiritosa.\nIn Interpretazione lirica dell'usignuolo, con\n\\\nuno sforzo lirico magnifico, afferra tutte le forze\nastrali e tutti i pesi dei mondi che corrono nei\ncieli fughe meravigliose, per posarli di colpo sul\nfragile e sottile segno che divide le due cifre\nracchiudenti la formula della gravitazione uni-\nversale. E rimane stupito di fronte al miracolo\ndi quell'esile segno che non si spezza sotto al\nterribile peso, E per un attimo il suo sbalordi-\nmento è anche il nostro, egli ci sa dare, con\nun mezzo assolutamente nuovo, con uno sforzo\nda titano, una sensazione fortissima. Ma im-\nprovvisamente la musica sgorgante dalla gola\ndi un usignuolo ci libera dall'incubo orribile.\nRespiriamo. Veniamo presi da una nuova realtà\nriposante e dolcissima. Due balzi del suo cer-\nvello, due tuffi in vite diverse, due impressioni\nprofondissime per noi. La vita siderale e il\ncanto d'un usignolo. Due cifre e la vastità in-\ncontenibile della musica. Due infiniti, rinchiusi\nin due piccoli scrigni diversi. Lascio a lui stesso\nla parola.\nDi colpo un pensiero m'apparve, mi s'impose,\nm'afferrò per il petto come una mano : quella\nscritta sulla carta era la formula scientifica,\nquella che cantava fuori era la formula lirica\ndel firmamento. La prima esprimeva l'ordine\nvitale dei cieli, le leggi che reggono l'esistenza\ndei mondi, le regole sociali del popolo astrale;\nl'altra sintetizzava parole tremanti sussurrate da\nbocche di luce in giardini in cui anche i fiori\nson d'etere, sussurrìi lunghi al passaggio trion-\nfante della bellezza scapigliata e sensuale di\nuna cometa, dolori azzurri che spremono dalle\nanime delle stelle quelle lagrime iridate che\ncadendo in mare diventan perle.\nM'alzai, m'affacciai alla finestra e dovetti im-\nprovvisamente curvarmi sentendomi davanti nel\nbuio la invisibile presenza di un immenso ele-\ngiaco dall'anima di smeraldo, del Chopin di\nuna stirpe di titani, che con le sue diafane mani\ndi primavera tutte venate di profumi di fiori,\nsvolgeva sulla tastiera d'ebano della notte quel\ntema di cristallo zampillante in cui sembrava\nsi disfacesse commosso il tremolare del cielo.\nEd ecco, in Goccia di felicità, due immagini\nriuscitissime :\nMentre i fiori superstiti delle due mimose,\nall'angolo della villa, sembran pezzi di crepu-\nscolo rimasti impigliati tra i rami, mentre gli\nenormi abeti che incupiscono sopraffatti dalla\nsera assumono la loro crudele aria notturna di\nvertiginosi vortici di aghi verdi intenti a fab-\nbricar stregherie...\nEd ecco la breve lirica Pianure ch'è formata\nda questa sola immagine:"}, {"page_pdf": 8, "page_imprimee": "6", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.8", "texte": "POESIA\n\nGli atomi di brividi erompenti dalle erbe si\nammassano in colli vibranti che feriscono il\ncielo coi loro vertici acuti ghiacciati di lucidi\ntrilli: le allodole.\nSono forse le uniche di questo poderoso\nlibro. Ho già detto che la lirica di Bruno Corra\nsi distacca nettamente da quella di E. Settimelli\ncol quale, solo vi potrebbero essere dei punti di\ncontatto, data la loro vicinanza spirituale e ce-\nrebrale di molti anni. Infatti l'arte di Settimelli è\npiena d'immagini e di analogie, e nel precedente\nstudio su di lui ne he citate un'infinità ; quella\ndi B. Corra ne contiene poche: pare anzi che\negli non si preoccupi affatto di darne, ma di-\nriga i suoi sforzi verso altri risultati.\nEd ecco Una rosa. Voglio riprodurla tutta.\nÈ un delizioso e sottile ricamo di profumi e di\nmusica nel quale s'incastra il terrore di uu de-\nlitto :\nEccovi la rosa che mi avete chiesta.\nSon disceso a cercarvela nel vostro giardino.\nMi sono avanzato nel buio per i viali che non\nconoscevo, e la ghiaia fina ha crepitato nei\nsilenzio rigido e forte come un profilo di rupe,\nstranamente. La notte immensa e sonora op-\nprimeva le cose con la sua immaterialità. Sem-\nbrava che tutto, svanendo, si riallacciasse a\nuna realtà. Gli steli bruni sparivan nel buio,\ne i calici, sospesi a mezz' aria, immateriali\nevanescenti, eran come gorghi di profumo ma-\nteriati nella calma. Ho sentito la vita formida-\nbile delle cose immobili, rigide, silenziose. Mi\nsono avanzato ; ho trovata una rosa ; ho esitato\ncon la forbice in mano. Tremava. Era sola,\nisolata, sospesa: era forse sospesa alle stelle\ncon mille fili di musica, forse galleggiava sopra\nun'onda di singhiozzi. Tagliarla. Un colpo secco\ndi forbice. Poi il giardino sarebbe rimasto senza.\nForse era quello il centro del giardino, l'anima\ndi profumo del giardino. Ho intuito altri mondi,\naltre realtà, altre vite, armonie oscure, equilibri\nesilissimi. Ho avuto paura. Ed allora ho fischiato\nun motivo volgare per rinfrancarmi ; poi ho ta-\ngliato d'un colpo : la melodia mi s'è spezzata\nsulle labbra. Che cosa era morto? Sono fug-\ngito con la rosa tra le mani. Eccola. Prendetela.\nMettetevela tra i capelli. Non pensate.\nlo so che quello strappo di musica, quella\nferita nella notte, quella piaga di profumo del\ngiardino, torneranno, torneranno per me. Dove?\nIn Allegria, in Zero, in Brancolameli, in\nBoulevard, in Crepuscolo, in Accordi medianici\ne in Avventure è un continuo susseguirsi di\nintricatissimi arabeschi cerebrali, è un continuo\naccavallarsi di realtà, è un continuo compene-\ntrarsi di verità in altre verità costruite, è uno\nsnodarsi di mille energie in mille viottole di\nsensibilità, è una costruzione continua e pa-\nziente di logiche e di sensazioni nuove. E at-\ntraverso gli stantuffi, le ruote e i cilindri di\nquesto macchinario poderoso, chi legge riceve\nsul viso continuamente delle ventate di sensa-\nzioni divine\nIndubbiamente questa poesia cerebrale ha\nuna superiorità schiacciante sull'altra. Infatti se\nè facile, troppo facile, commuovere con delle\nparole vuote attraverso il terreno del sentimento;\nè uno sforzo da titani quello di far vibrare\ntutte le corde dello spirito, del cuore e dei\nnervi, attraverso il terreno freddo e refrattario\ndel cervello.\nCon mani di vetro non rappresenta uno dei\nsoliti saggi di arte frammentaria. No. Qui ogni\nlirica ha un organismo proprio, ha una propria\nragione di essere, fa da sé, vive.\nIntanto Bruno Corra, che fin dal 1910 aveva\nconosciuto Marinetti, provoca il contatto di que-\nsti coi suoi amici. Dapprima da questo avvici-\nnamento, che ha quasi l'aspetto di un urto,\nnascono infinite discussioni e polemiche. Ma\npoi, eliminati alcuni malintesi, i cerebrali fio-\nrentini entrano compatti nell'orbita di luce pro-\niettata dal futurismo.\nE nel 1913, dopo essere morta la Rivista d'arte\ne di vita, Corra e Settimelli acconsentono a far\nrappresentare il dramma di Marinetti, Elettricità,\ndalla compagnia da loro fondata e diretta da\nTumiati.\nNel 1914, dopo aver firmato il manifesto della\nmisurazione futurista, Corra crea con Settimelli\ne Marinetti il teatro sintetico.\nIn seguito, dalla fine del 1914 alla metà del\n1916, Corra, in compagnia di Marinetti e Setti-\nmelli, gira in lungo e in largo l'Italia tutta, alla\ntesta di ben tre tournées futuriste.\nSempre nel 1916 viene fondata Yllalia futu-\nrista e Corra con Settimelli ne assumono la\ndirezione.\nRicordo fra i molti articoli che Corra vi pub-\nblicò quello intitolato: Si, ma non è un gen-\ntiluomo contro l'antiestetismo tedesco e delle\ninteressanti note ironiche su la guerra.\nIn questo settimanale viene pubblicato a pun-\ntate il romanzo sintetico Sam Dunn è morto\nscritto nel 1915 e che, nel 1917, appare stam-\npato in volume. Altra opera importantissima,\ndecisiva, originalissima. E intendo dare a que-\nst'ultimo aggettivo tutto il suo immenso valore\ntutto il suo vasto e chiaro significato.\nInsisto su ciò, solo perchè molti, parlando di\nquesto libro, tentano di farlo credere influenzato\ndalle moderne letterature nord-americana e in-\nglese. Invece, se vi è un romanzo che si di-\nstacca in modo completo da ogni altro romanzo e\nda ogni letteratura, non solo, ma che apre una\nstrada nuova e nuovi orrizonti, è proprio questo.\nNon credo di esagerare affermando che Sam"}, {"page_pdf": 9, "page_imprimee": "7", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.9", "texte": "POESIA\n\nDunn è morto rappresenta da se, una lettera-\ntura.\nQuesto romanzo é importantissimo sia dal\nlato tecnico, sia da quello del contenuto. L'au-\ntore stesso, nella prefazione che ha scritto per\nla seconda edizione, con bella e simpatica fran-\nchezza ne rileva tutta l'importonza tecnica.\nCredo non ci sia cosa migliore che far parlar\nlui. Ecco qui la riproduzione integrale della\nprefazione in parola:\nLa prima edizione di questo volume si è esau-\nrita rapidamente.\nIl successo di pubblico è stato forse supe-\nriore a quanto mi aspettavo.\nAnche la critica ne ha parlato bene: però non\nha capito la vera importanza di questo romanzo.\nHo avuto molti articoli entusiastici, non ho\navuto quell'unico che avrei veramente desiderato.\nQuello che facesse notare che:\n1) Il mio Sam Dunn è morto ha una im-\nportanza decisiva nella letteratura dal punto di\nvista tecnico;\n2) Esso è il mio romanzo sintetico, vale a\ndire il primo romanzo senza capitoli di prepa-\nrazione, senza squarci riempitivi, senza parti-\ncolari oziosi, senza luoghi comuni, riposanti e\ndiluiti, ecc.;\n3) Chi segue le evoluzioni modernissime\ndelle arti sa quale importanza abbia oggi in qua-\nlunque campo una affermazione concreta sulla\nvia che condurrà a modi di espressione sempre\npiù sintetici, cioè meno curanti di tutto quanto\nnon è essenziale.\nMi preme di dare al pubblico questa osser-\nvazione sulla importanza tecnica di Sam Dunn\nè morto ; importanza che aggiunge molto ai\nmolti valori di contenuto profusi in questa opera\ninteressante e profonda.\nRiconosco volentieri assieme all' autore che\nin questa sua opera i valori di contenuto sono\ninnumerevoli. Intanto v'è in questo libro una\nquantità enorme di umorismo: umorismo che\nnon stanca mai, che non urta mai, ben lontano\nda quello forzato distillato e artificioso dei fran-\ncesi. Un umorismo schiettamente italiano, che\nsprigiona un grande fascino e che attira irresi-\nstibilmente la sana e chiara risata. Un umori-\nsmo formato di complicate trovate, persona-\nlissimo, che si riconoscerebbe anche fra le righe\ndel più esotico libro. Ma ciò che più interessa\nin questo romanzo-poema è lo sconvolgimento\ndi realtà che l'autore sa generare attorno alla\nfigura medianica, assolutamente nuova, strap-\npata di netto da un mondo cerebrale - lirico -\nfantastico, del protagonista. Sconvolgimento che\npenetra nel cervello del lettore, che se ne im-\npossessa e che lo trascina nel vortice di una\ngirandola meravigliosa di esasperazione lirica\ne di pazzia. Anche la figura del cav. Santerni\nci interessa e ci diverte. Essa è tratteggiata\ncon bella sicurezza e con grande abilità. In\ncomplesso questo libro, simile sotto certi rap-\nporti a Con mani di vetro, è una miniera di\nsensazioni nuove e di sfaccettature nuove della\nrealtà. È un libro largo e vasto, in cui v' è il\nrespiro potente di nuove forme di vita.\nSam Dunn è morto chiude il primo periodo\ndell'arte di Corra.\nPeriodo di costruzioni meccaniche e di esa-\nsperate ricerche cerebrali che si potrebbe de-\nfinire così: un tentativo d'innesto della scienza\nnell'arte. Riuscito? La mole e l'importanza\ndell'opera che ne è nata non può lasciar nes-\nsun dubbio in proposito.\nDopo questo volume l'arte di Bruno Corra\nsi orrizonta verso il romanzo moderno. Io mi\nauguro eh' egli voglia e possa ben presto\ntornare alla lirica pura : in questo campo ci\npotrà regalare ancora a piene mani meraviglie\ndi musica e di poes*a.\nNel 1917, dopo aver ideato col fratello e con\nSettimelli il primo film futurista e dopo averne\ndiretta l'esecuzione, scrive con Settimelli La\ncanaglia, commedia in tre atti che nello stesso\nanno viene rappresentata a Milano dalla com-\npagnia Tina di Lorenzo, senza successo.\nSubito dopo scrive, sempre in collaborazione\ncon Settimelli, una commedia originalissima e\nvivacissima intitolata Becco + Becco = felicità.\nMa, data la sua audacia, i capocomici trovano\ninfinite difficoltà per rappresentarla e allora, di\ncomune accordo, riducono il loro lavoro, scritto\ncon intenzioni serie, a una revue, che viene\nrappresentata a Firenze dalla compagnia di\nSpadaro.\nIntanto il gruppo dei cerebrali, che già si era\nallentato fin dal 1916, si scioglie definitivamente.\nLe ragioni che determinarono questo disgrega-\nmento furono diverse; non certo fra le meno\nimportanti lo sviluppo delle varie individualità\nche spinse un po' tutti verso diversi campi.\nNella primavera del 1918 esce Io ti amo, ro-\nmanzo dell'amore moderno che segna per Bruno\nGorra l'inizio di un nuovo periodo di arte.\nAbbandonate tutte le esasperate ricerche ce-\nrebrali del primo periodo tenta* con forme nuove,\nil romanzo moderno di vita. Naturalmente la\nvita che ci presenta nelle pagine dei suoi libri\nè sempre vista attraverso deformazioni interes-\nsanti originali e molte volte grottesche. Ma,\nsopratutto, è vita vera, strappata dalla realtà\ne dal respiro degli uomini e resa senza vani\nrivestimenti letterari, con grande sicurezza e\ncon rara potenza di suggestione.\nDebbo dire coscienziosamente che la tesi su\ncui è imperniato questo romanzo, non è ecces-\nsivamente originale. Nella moderna letteratura"}, {"page_pdf": 10, "page_imprimee": "8", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.10", "texte": "POESIA\n\nfrancese venne svolta in mille modi da altri scrit-\ntori. Ma in questo libro come negli altri libri di\nCorra, non è la tesi e il soggetto che c'interessano;\nma il modo con cui sono svolti e studiati. E Bruno\nCorra ha saputo svolgere e presentare questo\nsoggetto non nuovo sotto aspetti tanto nuovi\nda renderlo originalissimo. In questa, come nelle\naltre opere sue, si nota la preoccupazione sem-\npre viva, di essere chiaro, preciso, convincente,\nlogico. Preoccupazione che molte volte lo tra-\nscina in lunghi e complicati ragionamenti, svian-\ndolo anche, ma che gli permette sempre di rag-\ngiungere lo scopo.\nLe figure di Carlo Serena, di Anna e di De\nRosa sono tratteggiate con grande abilità e con\ngrande efficacia. Quella di De Rosa, traboccante\ndi fine umorismo, si può avvicinare a quella\nnon meno divertente ma più irreale del cav. San-\nterni di Sam Dunn e morto.\nIl romanzo, tecnicamente parlando, è di strut-\ntura solida, agile, rapido, conciso, ben proporr\nzionato. Qualità queste che, secondo me, hanno\nun'importanza assai relativa.\nVoglio terminare di parlarne citando il giudizio\ndi d'Annunzio su di esso: « In questo libro gli\naspetti, le forme e i contorcimenti della gelosia\nsono resi con grande esattezza, in un modo\nantiletterario, ma perfetto ».\nNell'estate del 1918 Bruno Corra scrive con\nMarinetti, in soli due giorni, Visola dei bacif\nun romanzo vivacissimo e assai divertente.\nNell'autunno dello stesso anno esce Perchè\nho ucciso mia moglie. Nuovo genere, nuova\nforma, nuovo aspetto della sua arte; quasi una\nnuova mentalità. Questa differenza fra i vari\nromanzi di Bruno Corra, fra i suoi vari tenta-\ntivi artistici, rappresenta uno sforzo mirabile\ninteso a raggiungere la forma d'arte veramente\nsua, ch'egli sappia rendere meglio. È una nuova\nprova delle sue infinite possibilità artistiche,\nuna bella prova di forza e di dignità.\nIn questo Perchè ho ucciso mia moglie, molti\nhanno creduto di trovare un Bruno Corra sin-\ncero, privo dello scetticismo che negli altri suoi\nromanzi si sforza di mostrare. Secondo me, in-\nvece, ciò che gli altri confondono per scetticismo\nnon è che la visione, molta volte entusiastica,\ndi nuove realtà e di una nuova morale.\nQuesto romanzo mi sembra assai inferiore a\nIo ti amo, sia come sforzo di creazione, sia\ncome risultato. La sua struttura è scheletrica\nin alcuni punti. Vi sono però delle pagine di\nalto lirismo che impressionano e commuovono.\nDove si ritrova il Bruno Corra tipico e para-\ndossale di Sam Dunn è morto è in Signora,\ntorna vostro marito, piccolo libro che esce\nnella primavera del 1919 e che fa parte di una\ncollezione di attualità da lui diretta. Libro in\ncui, fra battute di spirito e sane risate, viene\ntoccato uno fra i più interessanti e scottanti\nproblemi che agitano la vita moderna: quello\ndell'amore. Bruno Corra lo risolve con facilità\ne il suo modo di risolverlo può anche essere\npersuasivo per molti. Per me no. Il il torto che\nha Bruno Corra, quando vuol risolvere qualche\nproblema, è quello di partire da un punto fisso\nrappresentato dalla Verità assoluta che crede dì\npossedere. La verità è sempre un'opinione; più o\nmeno vasta, che abbraccia una o più persone,\nma sempre e solo un'opinione.\nPerciò non ce ne possiamo servire quando\nvogliamo risolvere oggettivamente delle que-\nstioni che riguardano l'umanità intera. Per far\nciò mi pare che non si dovrebbe partire da\nnessun punto fisso, da nessuna verità assoluta,\nma, viceversa, abbracciare tutte le verità conte-\nnute dai vari elementi della questione, consi-\nderare le varie realtà contenute dai suoi vari\naspetti e procedere elasticamente, fra conces-\nsioni rinuncie patteggiamenti e compromessi,\nper arrivare non già a una verità di tutti o a\nuna verità nostra che si vorrebbe imporre a\ntutti, ma all'assenza assoluta di ogni verità e\ndi ogni realtà, che sola, forse, può rappresen-\ntare la risoluzione vera di un problema qual-\nsiasi, inquantochè può generare un'atmosfera\nin cui questa risoluzione si trasformi nella vita\nviva e non in aride regole o teorie. Secondo\nme in ogni problema l'assenza assoluta di ogni\nverità e di ogni realtà equivale all'unica esatta\nrisoluzione.\nNon ci si deve illudere di aver risolto un\nproblema, solo perchè si spera di poter per-\nsuadere gli altri che la risoluzione personalis-\nsima che noi abbiamo trovata è quella esatta.\nImporre, o; comunque, far accettare una nostra\nrealtà, non vuol dire aver risolto niente e tut-\nt'al più può voler dire aver fatto nascere un\naltro problema da risolvere. Potrebbe vantarsi\ndi risolvere qualcosa solo chi sapesse creare\ndella vita viva da potersi vivere, del respiro,\ndell'aria nuova.\nInsisto su ciò solo perchè intendo dare a\nquesto lfbro una veste profonda di pensiero\nche alcuni, stupidamente, gli hanno negata.\nQuesta veste di pensiero ricopre un indiavo-\nlato umorismo, che rende questo libro piacevo-\nlissimo. Originale e agile, traboccante di para-\ndossi, qua e là grottesco, questo volumetto è\nindubbiamente uno fra i più divertenti della\nletteratura italiana.\nÈ uno studio coscienzioso sulla donna, tanto\ncoscienzioso da poter sembrare feroce; perciò"}, {"page_pdf": 11, "page_imprimee": "9", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.11", "texte": "POESIA\n\niriirriagirìo che avrà avuto la virtù di esasperare\npiù di una lettrice.\nNeil' autunno dello stesso anno esce O rin-\nnovarsi o morire, che fa parte della stessa\ncollezione di attualità. In questo volumetto\nBruno Corra svolge un gran numero di pro-\nblemi riguardanti la vita dell'uomo e lo svi-\nluppo della personalità e delle sue energie ;\ndà un'infinità di consigli ; dimostra la necessità\ndeìla cultura umana e di una fusione fra l'i-\nstinto e la coscienza. Non starò qui a discu-\ntere e a dilungarmi sul contenuto filosofico di\nquesto libro. Io sono uno che ha ancora molti\ndubbi nella vita. E quantunque sia d'accordo\ncon Corra quando dice che \"Bisogna guardarsi\nda questo terribile falciatore d'iniziative „ non\nmi sento capace di liberarmene interamente. E\nlibri certo per debolezza o impotenza, ma solo\nper eccessiva coscienza, perchè mi sforzo di\nresistere alle lusinghe di certi risultati troppo\nfacili e di troppo scarso affidamento, forse uni-\ncamente perchè l'istinto mi pone in guardia di\nfronte alle insidie oscure racchiuse da certe\nrealtà sicure a cui molti si abbandonano con\ntroppo ottimismo.\nIo per esempio, (perdonami Bruno, se ti pare\nche dica un'enormità) non sono ancora ben\ncerto se sia o no necessario per gli uomini,\nsviluppare le proprie personalità elevarsi com-\npletarsi e migliorarsi. Sento solamente, netta e\nprecisa, la forza divina dell'inutilità. Non po-\ntrei quindi parlare a lungo e serenamente del\ncontenuto filosofico di questo libro se, in parte,\ncerte mie convinzioni personali non mi per-\nmettono di afferrarne il significato e di apprez-\nzarne lo svolgimento.\nMi limiterò a esprimere rapidamente delle\nimpressioni puramente soggettive.\nNon mi pare che tutto questo libro sia di\nuna grande originalità. Troppe cose già note vi\nsono ripetute varie volte nella prima parte di\nesso, che mi pare di scarso interesse. Nelle ul-\ntime pagine, invece, l'ingegno originalissimo e\npersonalissimo dell'autore, ha un'impronta ben\nmarcata. In complesso mi pare un libro non\nall'altezza del cervello di Bruno Corra e, so-\npratutto, mi sembra ch'egli si sia voluto cimen-\ntare in un genere che non è suo. Avrebbe po-\ntuto dire le stesse cose assai meglio, e farcele\nascoltare magari divertendoci, in pagine più\npersonali. Ciò non toglie che in Rinnovarsi o\nmorire si debba rilevare il grande pregio della\nchiarezza; di una chiarezza finora raramente\nraggiunta dagli altri scrittori che hanno trattato\nargomenti simili.\nDove l'arte di Bruno Corra con un balzo si\nrialza e raggiunge le altezze di Con mani di\nvetro è in La famiglia innamorata, altro ro-\nmanzo Uscito verso la fine del 1919. Qui, in\ncapitoli brevi e rapidi, paragonabili a quadri\ncinematografici, fra i contorcimenti spirituali e\ncerebrali di personaggi straordinariamente vivi,\nsi dibatte il problema scottante e avvincente\ndell'amore. Pare che Corra sia ossessionato\nda questo problema e da quelli derivanti della\nfedeltà, del matrimonio, ecc.\nIn questo suo libro egli tenta di legalizzare\nl'infedeltà l'adulterio e la corruzione; si sforza\ndi costruire una nuova morale, che possa essere\nintimamente capita e seguita dall'età moderna\nche viviamo. In fondo egli riesce a dimostrare\ncome l'uomo moderno possa amare tre, quattro\no più donne, contemporaneamente, senza tra-\ndirne nessuna.\nVi sono in questo libro delle meravigliose\npagine di sensualità urlante, vi sono dei tocchi\ndeliziosi di umorismo, un aggrovigliarsi inte-\nressante di passioni, di febbri, di tormenti, e\nun cozzarsi continuo di temperamenti e di real-\ntà. Tutttf risalta su uno sfondo nitido di verità e\ndi sincerità cruda e brutale. Credo che questo\nromanzo sia destinato a determinare nuove cor-\nrenti nel pensiero umano.\nNei primi mesi del 1920 esce Battaglie', un\nvolume che contiene una grande quantità di\narticoli e manifesti, quasi tutti già stampati in\nvari giornali e, in parte, firmati oltre che da\nB. Corra, da Marinetti e da Settimelli.\nQuasi tuttigli articoli e i manifesti sono stati\nscritti in difesa del futurismo.\nProprio in questi giorni Corra ha terminato\nun nuovo romanzo intitolato Santa Messa-\nlina, che sarà molto più complesso dei prece-\ndenti e si svolgerà in un ambiente moderno.\nSarà un romanzo irreale e fantastico costruito\ndentro la realtà. In poche parole Corra ha ten-\ntato, con questa sua nuova opera, di trasportare\nnel romanzo di vita tutte le ricerche cerebrali\ndel primo periodo della sua arte. Questo libro\nconterrà il secondo periodo della sua afte, ri-\nvestito dal primo.\nAltri libri ha pronti nel cassetto ed anche\nqualche commedia che vedrà fra poco, speria-\nmolo, la luce della ribalta.\nL'arte di Bruno Corra, indubbiamente, ha rag-\ngiunto una maturità completa, se non una forma\ndefinitiva. Il suo cervello magnifico ci riserba\nancora grandi sorprese, poiché egli è uno fra\nquelli che danno all'arte il significato di un con-\ntinuo tentativo, di tino sforzo continuo per rag-\ngiungere forme sempre più perfette."}, {"page_pdf": 12, "page_imprimee": "10", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.12", "texte": "POESIA\n\nI critici, ignobilmente e ingiustamente, non si\nsono mai occupati di lui o, almeno, se ne sono\noccupati in modo non degno. Incapacità di affer-\nrare i suoi valori? Illusione di poterlo schiac-\nciare col silenzio? Non so. Ma so di sicuro\nch'egli se ne infischia serenamente e baldanzo-\nsamente. E questo suo menefreghismo è lo-\ngico, data la sua schiacciante superiorità su\nmolti di loro.\nDa parte mia sono ben lieto di poter dichia-\nrare qui, apertamente, che nell'arte di Bruno\nCorra ho la più grande stima e la più sicura\nfiducia.\n\nMario Dessy.\n\nNel prossimo numero pub-\nblicheremo diversi saggi\nlirici di B. Corra.\n\n\" POESIA „ pubblicherà nei prossimi numeri i profili di : Mario Carli - Corrado Govoni -\nCarlo Linati - F, T. Marinelli - Fred. G. Bowles - Angel Cruchaga S. Marta - Ezra\nPo and - Ada Negri - ecc.\nIn Settembre \" POESIA „ inizierà la sua prima inchiesta internazionale,\na cui parteciperanno gli artisti più grandi del mondo intero e che sarà\ndi un'importanza eccezionale, riguardando una fra le questioni più\ne più interessanti della poesia.\nDans le mois di Septembre \" POESIA „ initiera sa première enquète interna-\ntionale à laquelle participeront les plus grands artistes du monde entier et qui\nsera d'une importance exceptionelle parce qu'elle touchera de près une des\nquestions les plus intéressantes de la poésie.\nSi rivolge viva preghiera a tutte le riviste che non volessero accettare il\ncambio con\" POESIA „ di\nA toutes les revues qui ne veulent pas \"\nnous adressons la prière de\n\nMR POESIA pubblica solamente scritti inediti.\n11U« POESIA ne publie que de l'inédit."}, {"page_pdf": 13, "page_imprimee": "11", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.13", "texte": "POESIA, UNICO\n\nRitratto di Luisa Bàccara\nLA MAESTRIA\n\nAl tempo del mio lontano amore per i libri e per i me-\nstieri, mi pare d'aver letto in un dialogo di Vincenzio Galilei\n\" sopra l'arte di bene intavolare e rettamente sonare la\nmusica negli strumenti artificiali di corde e di fiato „,\no forse altrove, come la figlia di non so più qual cava-\nliere o console di Roma fosse nata con sei dita per mano\nben disposte e in che modo potesse di un simile por-\ntento avvantaggiarsi nelle intavolature di liuto il sonatore.\n11 caso mi ritorna nella memoria mentre guardo le mani\ndi Luisa Bàccara trattare la tastiera con una potenza e\nuna larghezza fuor di misura. Come ci fu chi aggiunse\nun nuovo nervo alla cetera ereditata e moltiplicò gli ac-\ncordi, così sembra ch'ella sia riescita per miracolo a ren-\ndere più numerosa la sua maestrìa.\nUna giovine donna morbida, di quelle che amano di es-\nsere continuamente lisciate dalla lode e contendono alle\nvicine la minima stilla di miele, ieri s'indispettiva nel\nnegare ogni bellezza alle mani della bella sonatrice.\nSi sa che io me ne intendo. Qualche mio studio di\nmani è nelle raccolte preziose degli amatori, disegnato\nor è molti anni, quando ero un grande artista malcon-\ntento. Ve n'è alcuno, senza offendere la modestia, che\neguaglia in precisione e in acume il tratto di Hans Holbein.\nNon mi piacciono le mani piccole e dolci, nè quelle\nche sentono del grassetto, come direbbe la badessa di\nCoverciano. Mi ricordo che, quando il ladro sublime della\nGioconda portò a! mio rifugio della Landa la tavola av-\nvolta in una vecchia coperta di scuderia, mi posi ad abo-\nminare le mani molli di Monna Lisa costretto ad averle\nsotto gli occhi per giorni interi, durante la speculazione\nmetafisica che mi aveva proposta il rubatore.\nLa storia anèddota del Caffè Florian racconta che in\nuna sera di luna sul Canalazzo, per placare la inquietu-\ndine d'una interlocutrice platonica, io le abbia malizio-\nsamente dichiarato non essere le mie mani attive se non\nle radici della mia anima. È storia antichissima. Non me\nne ricordo. Ma l'imagine mi conviene per quel che v'è\ndi misterioso, di vigoroso e di essenziale nella radice\nconfrontata all'ossatura della mano.\nSecondo la legge dello stile, una cosa è tanto più\nbella quanto più ella manifesta nella sua forma la sua\ndestinazione. Un levriere o un cavallo da corsa bene al-\nlenati, le gambe di Ida Rubinstein, il corpo di un vero\nArdito reduce dai guadi del Piave, per esempio, sono tra\nle più espressive bellezze del mondo. L'analisi e la sin-\ntesi del più potente disegnatore non saprebbero meglio"}, {"page_pdf": 14, "page_imprimee": "12", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.14", "texte": "POESIA\n\nrilevarne e approfondirne il carattere ; il quale è già tanto\ncompiuto che, com'è detto nel Maestruzzo, \" per morte\nnon si può da loro ispartire\nNello stesso modo il massimo grado del carattere di-\ndistingue le mani della sonatrice veneziana. La forma è\nridotta all'essenziale dalla perizia: tutta muscoli e tendini\ne giunture assoggettati alla mera sensibilità musicale, si-\nmili agli organi di uno strumento animato e affinato dal-\nl'assiduità delle sue proprie vibrazioni. Il vigore è ambi-\ndestro. Si distribuisce egualmente in tutte le dita: l'anu-\nlare è forte quanto il pollice. Ma, a riprova tecnica del\nverso goethiano, la vera forza creatrice risiede nella fa-\nlange che porta l'unghia.\nUna istantanea vita si crea dalla sommità che tocca per-\ncote e scorre.\nC'è una maestrìa senza vita. La conosciamo. Ne abbiamo\ntedio e fastidio.\nQuesta è un dono perpetuo. È come una trasparenza\nsensuale apprestata alla rivelazione dello spirito. È come\nuna obbedienza perfetta che si offre al movimento inte-\nriore. Il modo meccanico di ottenere la rotondità o la\ntenuità di un suono è come preceduto dall'aura segreta del-\nl'ispirazione e dell'invenzione. Per ciò spesso questo gioco\nsomiglia al rapimento, e talvolta al desiderio del martirio.\nPenso a quella Santa Caterina di Alessandria che in\nuna tavoletta di Cesare da Sesto tiene le belle mani\nmusicali, come su i tasti di un organo portatile, su la\nruota dentata che deve lacerarla; ed è assorta nel modu-\nlare dentro sè la sua melodia inaudita.\nEcco un grande corale di Sebastiano Bach.\nPrima d'intraprenderlo, ia sonatrice guarda davanti a\nsè come per abbracciare tutta quanta l'architettura so-\nnora, non apparente se non a lei sola. E già in quel\nsilenzio preliminare è il senso della vastità e dell'equi-\nlibrio, il raccoglimento religioso, e una specie di risolu-\ntezza maschia che fa pari al compito la creatura lieve.\nLe prime note sono poste come il fondamento della\ncattedrale. La cattedrale si leva in una chiarità che non\nè di questa terra. Gli operai invisibili lavorano col ritmo\nsicuro dei cuori che attendono di salire a un'altra vita.\n11 volere del tema è il maestro che conduce l'opera\nsaliente.\nOra chi ha messo alle sue labbra gonfie la tromba del\ngiudizio avvenire ?\nOra chi ha coronato con la fiamma bicorne di Mosè la\nsua fronte dura?\nOra quale arcangelo in armi ha comandato al mattino\ndi svincolarsi dalle braccia della notte affannosa?\nAhi, l'ombra del Signore che cammina dinanzi a me è\ncosì lunga che, per timore di calpestarla, io non posso\navvicinarmi a Lui, nè toccare il lembo della sua veste.\nE chi sono questi bianchi profeti digiuni che vengono\na piangere su questo sepolcro aperto dove non è rimasto\nse non il lino e il balsamo e un poco di bagliore ?\nIo parlo a me medesimo come al mio nemico mortale.\nNon amerai mai più. Non spererai mai più. Non dispe-\nrerai mai più. E il regno sarà tuo."}, {"page_pdf": 15, "page_imprimee": "13", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.15", "texte": "POESIA\n\nI grandi periodi sorgono dalla percussione con una\nevidenza poetica che io posso trascrivere. La tastiera\nbreve, ampliata dall'ampiezza del tócco, diventa sinfoniale.\nDal corpo supino dello strumento nasce la visione d'una\nselva di canne. L'anima dell'organo attraversa le corde\ncoricate. La pedana bassa è un'aerea cantoria. Tutte le\nlinee si inalzano. Percossa la nota rimbalza al vertice.\nSi pensa al motto orgoglioso di Carlo Orsino : \"\ncussus elevor. „\nII viso della sonatrice s'è indurito nella potenza. Le\nnarici aperte e rigide sono come intagliate nell'avorio dei\ndittici. Due ombre cave appariscono ai lati della bocca,\nnella contrattura dello stretto mento. Le corde del collo\nsi tendono, si allentano, guizzano, come se rendessero\nvisibile lo sforzo del cuore. 11 piede sul pedale è arcuato\ncome quello della sibilla che non può seguire il volo del\nsuo carme in foglie.\nQuesta è arte severa.\nOffriamo una esatta corona di quercia a questa inter-\nprete di preghiere imperiose.\nÈ la medesima che riconduce con tanta grazia le vec-\nchie danze d'Italia, gighe, sarabande, pavane, e, rincor-\nrendo su la tastiera l'amore senz'ali calzato stretto, ha\ndi quando in quando l'aria di burlarsi d'una novizia che\nsbaglia il tempo e ritarda la volta o la ripresa?\nÈ la medesima che batte con tanto ardore la cadenza\nandalusa o cubana e sembra violentemente configgere\nl'ultima nota nella sua criniera e nella sua follia come un\ngarofano di fuoco perverso ?\nÈ la medesima che tesse e ritesse la disperazione dei\nNotturni non con le sue dita vive ma con quelle piji\npallide specchiate dinanzi a lei dall'ebano fùnebre ?\nC'è chi ha un volto per ogni amore ; c'è chi ha un'anima\nper ogni musica.\nEcco Girolamo Frescobaldi; e la solenne onda che sol-\nleva il capo della Vittima trafitto dalla corona senza fiori.\nEcco Claudio di Francia; e il vento della montagna\nvertiginosa che solleva le pieghe e le bende dellq. dan-\nzatrice di Delfo.\nChi dà tanto vigore e chi dà tanto languore, nei suoi\nmodi alterni, a questa interprete di passioni e di\nsogni ?\nLa stanza è quieta e semplice. La cupa lucentezza\ndel lungo pianoforte orizzontale la domina. Gli ospiti\npochi hanno scelto il loro luogo, secondo la simpatia\ndelle cose; e parlano basso. Il mio cane, prima di accuc-\nciarsi sul tappeto liscio, gira su sè in tondo ripetendo\nl'atto dell'atavo selvaggio che separava e piegava così\nl'alta erba della prateria originaria; e dà il senso della\nsolitudine e della lontananza al mio spirito affaticato dalla\nressa dei partigiani. Per le larghe finestre la città di vita,\nche senza colpo ferire presi laureata in un mattino di\nsettembre, oggi appare coronata di violette.\nDa Zamet a Santa Caterina, da Cantrida a Drenova,\nla terra di San Vito fiorisce e aulisce. Sembra che si\naffranchi dal patimento e dal corruccio per rinnovellati,\ncome si sprigiona dal sasso carsico per costruirsi. Non\nricostruirà sè stessa nello spazio spirituale degli eroi ? Io\nsono la sensibilità di questo essere che si forma. Qggi\nlascia a me tutta l'angoscia, e si dimentica."}, {"page_pdf": 16, "page_imprimee": "14", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.16", "texte": "POESIA\n\n\" La guerra divina scrosciava sopra lui solo. „\n\" Non avete potuto vegliare nep con me. „\nLa consolatrice solleva il coperchio d'ebano e pone le\nmani sopra l'avorio con un gesto leggero.\nSa che fra tutte le materie plastiche la malinconia è la\npiù docile, e che non conviene la forza per modellarla.\nUdiamo a un tratto il vento della stagione scuotere le\ngiunchiglie del davanzale e portarci un sogno sognato\nin una di quelle isole che non hanno più nome su quel\nmare che non ha più amarezza.\nChe è questa musica? E le dita che la creano dove\nhanno appreso quest'arte di legare le note come la voce\nlega le sillabe distaccate dal cuore senza far sangue?\nCi sono attimi, fra la vita e la morte, fra la terra pa-\nziente e il cielo clemente, ci sono attimi colorati da\nuno spirito che non è la gioia e non è il dolore, nascosti\ndove non può ritrovarli se non l'indovino errante. E hanno\nle loro cadenze in questa musica.\nEcco che le vene son prese da suoni avvolti a spira\ncome i viticci che nascono dal tralcio della vite e c'è chi\npassando li coglie teneri come sono e quanto più ne as-\nsapora l'asprezza più gli piace; e la vite non avrà più\nmani per appigliarsi al suo sostegno.\n\" Egli è morto. È morto l'Orfeo dei sogni interrotti!\n11 miele melodioso non cola più dai favi: perito è nella\ncera per il dolore... „\nPenso a quel che può essere il sepolcro di Claudio.\nDove? nell'Isola di Francia tremolante di pioppi e di\nrivi? Non so imaginare la tomba di questo aereo inven-\ntore. Non so imaginare sopra lui quel che pesa e sug-\ngella. L'epigramma greco, che invoca la leggerezza della\nterra coprente, conviene alla sua sensualità senza carne.\nCredevo che non sarebbe morto prima di me, e che\nforse l'avrei riveduto su la soglia della sua casa lirica af-\nfacciata verso i binarii brutali di tutte le partenze e di\ntutti gli arrivi.\nSera lontana sopra un campo di volo terminato da mon-\ntagne di zaffiro, dove la notizia improvvisa giunse per\nentro al rombo della guerra e non fece tremare nessuna\nala! Un lembo dell'antico lamento di Sicilia palpitò fra le\nmacchine alate pronte alla distruzione atroce, governate\ndal ritmo assordante dello scoppio. \" Usignuoli, annun-\nziate ad Aretusa ch'egli è morto e che il canto è perito\ncon lui...\nOrnai chi canterà su le sue canne? „\nSe vivesse, io gli condurrei questa flessibile compagna\ndi Bilitis, a cui sembra ch'egli abbia appreso in sogno il\nsuo divino segreto.\nEppure quel che più meraviglia in questa flessibile\ngrazia è la sua potenza subitanea, il suo modo impetuoso\nd'intraprendere le grandi sonorità veloci: la pienezza e\nil tumulto.\nPer ciò, molto cara ai più squisiti uditori, ella è capace\ndi sollevare una folla di soldati rudi e di inebriarla.\nQuesta piccola italiana indòmita è una viva forza della\ncittà di vita. Dove la vittoria sta nel perseverare, questa\nperfezione fatta di perseveranza è un esempio animatore.\nI Legionarii si levano in piedi, nella sala folta, per seguire\ncon gli occhi attoniti il gioco delle mani possenti. Restano"}, {"page_pdf": 17, "page_imprimee": "15", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.17", "texte": "POESIA\n\ncome sospesi al mistero di quella maestrìa sovrana. Sen-\ntono di quanta esperienza, di quanta insistenza, di quanta\nfatica, di quanto coraggio sia nato quel miracolo che li\nrapisce. Sanno che cosa sia l'addestrarsi, che cosa sia\nl'allenarsi, che cosa sia il movimento preciso e il colpo al\nsegno. Amano e ammirano quasi una compagna di guerra\nin quella piccola creatura energica \" bruna come l'oliva „\nche in certi momenti sembra trasporre nella sua arte l'ar-\ndore e il vigore dell'assalto.\nDue Arditi, che poco prima nel campo avevano fatto\ndavanti a me un meraviglioso duello con le loro bombe\nda gitto rimanendo incolumi tra scoppio e scoppio, rup-\npero in grida di entusiasmo alla fine di una dannata Fuga\ne corsero a baciare in ginocchio quelle due mani terribili\nsu cui si chinava un sorriso sbigottito di sorellina inerme.\nCome la svolta di un camminamento ingorgato, la sala\nera piena di fanti che s'incalzavano e tumultuavano.\nParevano esciti allora allora da una trincea rossastra del\nCarso, così conci dalla miseria e dalla fame di Fiume.\nAvevano masticato il pane peso come un mattone di mota\nrisecca, condito di vermi ; ma avevano bevuto su quel\npane l'orgoglio della dedizione alla Causa dell'immortalità.\nPer ciò tanta anima costellata d'occhi splendeva sopra\nquella massa bigia.\nProtesi verso la compagna che aveva donato così gran-\ndemente, essi chiedevano : \" Ancóra ! Ancora ! „\nPallida, comprimendo nell'una mano e nell'altra il tremito\nmuscolare, ella rispondeva le parole della fragile eroina\nche le somiglia: \"Non posso. Ho dato tutto,,.\nImplacabili gli uomini, mal nutriti mal vestiti mal cal-\nzati ma pieni d'un respiro magnifico che non era quello\ndei loro polmoni, le gridavano: \"Ancóra! Ancóra!,,\nElla si volse. Tornò verso la tastiera, si risedette; e\nallargò le spalle, sollevò il petto, rovesciò il capo indie-\ntro, come una cantatrice che si prepari.\nInaspettamente aprì le labbra e cantò.\nIntonò il canto del mattino di Ronchi. E tutti avemmo il\nmedesimo sussulto.\n\" Fratelli, fratelli,\nlodiamo il Dio vivente ! „\nNessuno le conosceva quella voce, nessuno le cono-\nsceva quell'altra forza. Vedevamo a un tratto apparire\nsotto l'elmetto dei crini una conduttrice di cori guerrieri.\n\" Garibaldi a cavallo è con gli insorti.\nFuori i barbari !\nFuori i barbari !\nItalia ! Italia !\nI nuovi Mille han preso la città. „\nIl fremito dei combattenti sforzava le quattro mura.\nElla aveva invocato due volte il nome della Patria con\nun accento cosi maschio che a ciascuno di noi era parso\ndi sentirlo salire dalla profondità della sua propria pas-\nsione.\nE la sua voce non fu più sola. Il coro scrosciò so-\npra lei senza sommergerla. Il suo capo alzato era pur\nsempre l'apice del canto. Ella rappresentava in carne\nquell'estro del canto che sorse dalle quattordicimila croci\ndi Ronchi senza pace, e venne con noi nella notte gari-\nbaldina, e invasò la nostra impresa; e da allora accom-\npagna i nostri passi per tutte le strade che vanno al-\nl'avvenire."}, {"page_pdf": 18, "page_imprimee": "16", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.18", "texte": "POESIA\n\n\" Cristo è con noi, che dal Calvario scende\nFuori i barbari !\nFuori i barbari !\nItalia ! Italia !\nQui si combatte e non si piange più „\n1 fanti s'erano aperto il varco fra le sedie trattandole\ncome cavalli di Frisia. E s'accalcavano intorno alla into-\nnatrice impavida, attentissimi alla sua misura. E gli Àrditi\nchiomati come gli Achei levavano i pugnali a ogni ri-\npresa; e le facevano intorno un serto di vendetta.\n\" Italia ! Italia !\nNoi vinceremo o moriremo in te\nÈ dunque giusto che ai mazzo di garofani sanguigni\nofferto ieri a Luisa Bàccafa i Legionarii di Fiume abbiano\nsospeso per l'estremità del nastro dai tre colori fiumani\nla medaglia di Ronchi dove l'insegna confitta dell'Aquila\nè guardata dal ferro impenetrabile dei liberatori.\nFiume d'Italia: primavera del 1920.\n\nGabriele d'Annunzio."}, {"page_pdf": 19, "page_imprimee": "17", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.19", "texte": "POESIA\n\nEPITAFFIO\nAda Negri.\nAveva i capelli troppo pesanti, e la carne\ntroppo pallida.\nCon quei capelli così pesanti, con quella carne\ncosì pallida, come poteva lavorare?...\nTrovò più facile vender la bocca a un tanto\nil bacio, e nessuno le insegnò ch'era\nvergogna.\nMa il bambino glielo ha preso il brefotrofio,\ned ella è morta per la fatica di averlo\nmesso al mondo.\nOh, quanto urlare in quel letto d'ospedale,\nfra quei chirurghi bianchi, fra quelle in-\nfermiere bianche.\nOh, quanto urlare senza capire, come una\nbestia allo scannatoio, per dare carne,\nper dare sangue.\nOra ella è immobile sul letto di tutti nella\ncasa di tutti, e non urlerà più.\nUno straccio umano, siamo d'accordo : un\npiccolo straccio di femminetta da rimover\ncol piede,\nma il suo dovere di donna lo ha pur com-\npiuto, come seppe, come potè :\nportar nove mesi e mettere al mondo un\nbambino, a costo di morire.\nCome avvenne non importa, e che il suo\nbimbo resti senza nessuno, pur ch'egli\nsia sano, e resista :\nquel che importa è l'atto di vita pagato con\nl'atto di morte — e con Dio e con gli\nuomini il conto di questa donna è in\nordine."}, {"page_pdf": 20, "page_imprimee": "18", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.20", "texte": "POESIA\n\nMON DIEU,. VOUS ETES\n\nDeus paucis cogitabilis est (apul)\nEcce ego vobiscum sum omnibus diebus usque\nad consummationem sceculis (St. Mat. XXVIII)\nVere, tu est Deus absconditus (IsaT XLV)\nCur faciem tuam abscondis? (Job. III)\nLa meilleure preuve que\nVous Etes Mon Dieu,\nC'est que Vous nous avez permis de Vous créer pour\nnotre plénitude.\nVous Etes,\nEt, dans Votre mansuétude, Vous permettez à chaque\nplanète de Votre Infini Royaume, à chaque peuple de\ncette planète, à chaque individu de ce peuple, de vous\n.croire\nUn ou Davantage,\nUniforme ou Polymorphe,\nEn Une Personne ou en Plusieurs,\nSeul ou accompagné,\n.Omnirégnant ou Corégnant,\net Vous ne Vous formalisez d'aucune espèce d'ado-\nration.\nAux uns, Vous avez donné le spectacle de la révé-\nlation, et aux autres, non :\nEt Vous avez laissé ceux, pour qui Vous ne Vous\nétiez pas révélé, Vous appeler Irrévélé, ou, mème, Irré-\nvélable, et, pour Vous, se dévorer tous entre eux.\nVous avez voulu que, d'aucuns - oh épuvantable\nblasphème! - vous niant, restassent incrédules.\nPis! Vous avez autorisé que d'autres ne crussent en\nVous que pour Vous maudire, et proférer contre Vous\nles mots sacrilèges:\nVous ne les avez pas punis.\nMiex! Souvent, Votre Divine Fécondité s'est étendue\nsur eux;\nconséquemrnent à Votre Parole, ils ont crù, multiplié,\nfait de grandes fortunes, obtenu de la considération, et\npassé une belle vie de joie sur cette terre de souffrance,\navant de mourir magnifiquement sur Votre Sein, et de\nrésider dans Votrè Bienheureuse Gioire.\nMon Dieu! 6 Mon Dieu!\nil ne nous en faut pas plus, pour juger que\nVous Etes Le Tout Puissant,\nMeilleur que nous, et infiniment Miséricordieux, qui\nnous accordez d'ètre aussi divers à Votre égard que nous\nsommes nombreux; de faire, vis-à-vis de Vous ce que\nnous voulons;\nNous pardonnez et bénissez dans le mal que nous\ntentons de vous faire.\nMeme, je crois que Vous avez voulu nous montrer\nque Vous n'aimez pas la flatterie, l'adulation, ni le re-\nspect, préférant à l'obédience la révolte;\nCar j'ai connu des hommes qui Vous aimaient de\ntout leur coeur, de tout leur corps, de toute leur àme,\nVous louaient chaque seconde, et avaient voué cha-\ncune de leurs cellules, chacune de leurs sensations, cha-\ncune de leurs pensées à votre couleur.\nIls ne vivaient que pour que"}, {"page_pdf": 21, "page_imprimee": "19", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.21", "texte": "POESIA\n\nVous soyez;\nils ne vivaient que parce que\nVous Etes,\nils ne vivaient que pour incarner tout notre amour\net toute notre fidélité, et toute notre ardente prière en-\nvers Vous.\nVotre présence leur emplissait la poitrine d'un grand\ncarillon ai!é et s'exhalait de leurs lèvres comme un bou-\nquet de fleurs vierges.\nIls devenaient ivres à Vótre Odeur, comme de petits\noisillons grugés de genièvre.\nIls ne mangaient, ne buvaient, ne respiraient que\nVous, Esprit, Chair et Sang.\nIls s'endormaient sur Vous, se réveillaient de Vous.\nVous étiez leur sang, leur chair, leur esprit.\nIls étaient la poussière de Votre sandale,\nEt Vous avez marché sur eux, et Vous leur avez\nenvoyé toutes les calamités.\nIls furent, ici-bas, décriés, honnis, méprisés, battus,\net vécurent misérables. Rien ne leur réussit jamais, et ils\nfirent une très mauvaise mort, où ils sentirent bien qu'ils\ntouchaient la pierre du néant avec celle du tombeau.\nO Mon Dieu! Mon Dieu!\nCela nous suffit pour juger que Vous Etes le Tout\nPuissant, qui ètes, plus Désintéressé que nous, et plus\nImpartial, une Vivante Legon, et qu'il n'est pas assez\nde vous vénérer pour mériter de Vous.\nje crois aussi que Vous avez tenu, à nous faire sa-\nvoir qu'il ne faut pas s'en remettre à Vous entièrement\npour faire notre Vie;\nNi se fier à Votre Unité, car, Vous pouvez tout à\ncoup nous soutenir ou tout à coup nous manquer, sans\nsouci de notre conduite.\nAinsi, j'ai connu de vos meilleures ouailles qui furent\nballotées par tous les vents, donnèrent sur certains récifs,\net, par un coup de Votre Gouvernail, en évitèrent d'autres;\npeinèrent, souffrirent sans jamais Vous enlever d'elles;\net, finalement eurent une heureuse vieillesse, longue, en-\ntourée, et couronnée par une Mort édifiante.\nEt d'autres, de pas plus de mérite, qui eurent toute\nune existence emplie de félicité, sans nauge et sans tempète;\nEt d'autres, de pas moins de mérite, et que Vous\nabandonnates tout à fait;\nD'autres que vous abandonnates quand elles Vous\nabondonnèrent;\nD'autres que vous n'abandonnates pas quoiqu'elles\nVous aient abandonné;\nD'autres que Vous abandonnates quand Vous étiez\nà leur coeur, et que Vous retrouvates quand elles vous\navaient chassé de lui.\nEt d'autres que Vous chérissiez tendrement, et qui,\npourtant dans leur candeur, ne Vous connaissaient pas\ndu tout, ou que par vague oui dire.\nMais avec la plupart Vous jouates à cache-cache,\ntantòt les secourant, tantòt les chargeant.\nIl y en avait que Vous accompagniez seulement au\ncomméncement de la vie, ou seulement au milieu, ou à la\nfin, voire au moment où le trépas venait, et les frappait, et\nqu'elles croyaient déjà naì'vement pouvoir récolter le fruit\nd'une longue existence de travail et de peines, et se re-\nposer, dans la paix due aux hommes de bonne volonté.\nMon Dieu !\nMeme divins, Vous ne sauriez avoir de caprices. Vous\nnous enseigniez par là que Vous Vous refusez à influer\nsur notre destinée, de telle sorte que nous ne puissions\nnous en remettre à Vous pour arranger nos misérables\naffaires ;\nQue nous sommes libres, dans un univers indépendant;\net qu'il faut que nous agissions et nous débrouillions\nnous-mèmes, sans Vous avoir sans cesse derrière notre\ndos comme un vieux pére, bon homme, mais embètant.\nMon Dieu!\nVous tenez à nous montrer qu'il ne faut pas nous\nenorgueillir de Votre Présence, car Vous n'ètes pas tou-\njours là, et avez toujours le droit de nous retirer ce que\nVOus nous avez prèté;"}, {"page_pdf": 22, "page_imprimee": "20", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.22", "texte": "POESIA\n\nQu'il faut nous tsnir dans l'humilité n'étant après\ntout que des hommes;\nQue c'est déjà une bien grande gràce, de daigner\nnous jeter un regard d'àme, Vous qui avez à diriger les\nastres, si grands qu'ils ne peuvent nous voir, dans un\nUnivers si vaste qu'il ne peut les voir.\nVous avez voulu nous montrer que rien, nulle part,\nn'est à nous, et que nous n'y avons pas droit; mais que\nVous acquiescez à ce que nous nous emparions de ce\nque nous pouvons, quittes à le rendre quand il Vous\nplait, comme il Vous plait\nIndépendamment de ce qui est autour de nous, et\nque nous faisons participer à notre fortune, il y a nous,\nsur quoi Vous avez daigné appesantir également vos legons:\nqu'il ne faut pas ètre fier de la merveille de son\ncorps, parce que mille maladies l'habitent, lui font mal,\nle rongent, et le tuent quand Vous le voulez;\nEt qu'après cela, il ne sera plus qu'un peu de boue\nnauséabonde dans un trou de terre;\nNi trop de la sublimité de son esprit, parce que mille\nmaladies l'habitent; qu'il peut tout à coup faillir, avoir\ndes angoisses, ètre nourri d'incertitudes, engraissé d'er-\nreurs, et possédé par la folie;\nNi trop de la divinité de son coeur, parce que mille\nmaladies l'habitent, guidées par l'amour et la haine; qu'il\nest versatile, sujet à se tromper, à tromper, à ètre trompé;\nqu'il psut s'aigrir, devenir venimeux, ou s'envelopper à\njamais dans un glacial et sinistre linceul.\nVous avez daigné nous enseigner qu'il ne faut ètre\nfier de rien;\nque les évènements sont débridés et en font, avec\nnous, à leur tète,\nsans doute pour nous guérir du pèché de confiance,\net de vaniteuse certitude;\nqu'il ne faut se reposer sur rien,\nqu'il faut toujours chercher et travailler pour conser-\nver un équilibre;\nVoici encore bien des choses que Vous avez tenu\nà nous faire savoir;\nque de bonnes fréquentations nous peuvent nuire, et\nde mauvaises nous ètre profitables;\net tout le contraire aussi bien.\nMerci Mon Dieu !\nQue la canaille peut faire ou défaire le jeu de l'hon-\nnète homme, selon l'heure;\nQue de mauvais calculs peuvent avoir une excellente\nsolution, pendant que d'excellents en ont une mauvaise,\net tout le contraire aussi bien.\nMerci Mon Dieu !\nQu'il n'y a rien d'anormal à ce que l'agneau, Votre\nagneau oh Mon Dieu! si pur, si timide, si doux, si confit\nd'innocence, soit la proie du loup, plein de férocité, d'au-\ndace, de laideur.\nMerci Mon Dieu !\nQu'il y a, créés par Vous, oh Mon Dieu! des victi-\nmes nées, toujours sous des griffes et entre des dents,\nCréés par Votre Volonté, des tyrans, abusant de leur\npuissance; des riches, des pauvres, des généreux, des\navares, des affectueux, des cruels et ainsi de suite.\nMerci Mon Dieu!\nMiséricordieux ou inclément, tantòt souriant, tantòt\ncolère,\nTour à tour Vous ètes contre le bon ou contre le\nméchant; contre le méchant ou contre le bon.\nMerci Mon Dieu!\nComme cela Vous chante, ainsi ou ainsi, Vous ètes\nsur le vertueux sans tache, et sur l'àme dissolue,\nsur l'innocent et le coupable,\nsans que nul n'y ait rien à dire, pour bien nous montrer\nque nous n'avons aucun droit ici-bas, que de gagner\nVotre Royaume par l'immarcessibilité de notre conscience;\net que vos faveurs sont pure bonté de votre part, distri-\nbuées sans distinction de mérite.\nMerci Mon Dieu!\nVous avez voulu nous montrer plus encore:\nque la croyance en Vous. la Foi en votre Religion;"}, {"page_pdf": 23, "page_imprimee": "21", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.23", "texte": "POESIA\n\nla crainte de Votre Terrible Punition Infernale, l'assurance\nde vos Merveilleuses Récompenses Paradisiaques,\nne faisaient pas nécessairement les gens meilleurs;\nqu'elles pouvaient mème s'allier aux pires instincts et\nagissements ;\net que, nourri de Votre miei et angélisme, on pou-\nvait ètre tout fiel et satanisme;\nque vivant avec Votre Vérité, on pouvait s'environ-\nner d'erreurs, et les épouser; recevoir Vos Préceptes par\nune oreille afin de les laisser s'enfuir par l'autre; fermer\nles yeux pour ne pas voir ce que font les mains que Vous\nréprouveriez; cacher sa conscience et feindre de ne pas\nsavoir où on l'a mise, quand se présence pourrait gèner;\nEt la conscience, pourtant, Seigneur ó Mon Dieu !\nc'est une parcelle, n'est-ce pas de Votre Cerveau, une\npalpitation de Votre Coeur, une fleur de Votre Spirituel.\nMais mème ce qui est à Vous, et que Vous nous\nconfiez, Vous nous en laissez la libre disposition.\nMon Dieu Mon Seigneur Mon Dieu! Vous ètes infi-\nniment Bon, infiniment Miséricordieux, infiniment Juste et\ninfiniment Redoutable.\nVous avez créé l'Univers à votre Image, afin qu'il\nsoit bon, miséricordieux, juste et redoutable.\nEt vous l'avez autorisé à nous montrer qu'il n' est,\ncomme Vous, pas obligé d'agir envers nous avec ses\nqualités, mais qu'il peut, au contraire, déchaìner sur nous\ndes cataclysmes, qui sont comme la Face de Votre Au-\nguste Fureur.\nCela pour nous faire voir que ce serait un tort de\nchercheràse raccrocheràquelque chose de matériel,ici-bas;\nQue nous sommes des marins au milieu du plus\nsurprenant océan, plein d'iles merveilleuses et d'écueils\nsanglants; des marins portant dans la coque de leur na-\nvire de riches cargaisons que la tempète peut engloutir,\naprès avoir ouvert, de la lame d'un récif, une large bles-\nsure dans le ventre de l'esquif;\nMais qui portons dans la coque de notre poitrine\nune cargaison beaucoup plus riche, et qui peut ètre battu,\ncomme une bouées par le ressac, mais ne sombrera ja-\nmais\nConcentrons toute notre vie dans notre foi:\nMon Dieu ! Oh Mon Dieu !\nJ'entends Votre Voix. Je comprends Votre Verbe. Vous\nnous prouvez à chaque moment qu'il ne faut avoir qu'un\nguide, qu'un amour, qu'une conquète, qu'un but, qu'un\nespoir, qu'un bonheur, qu'un idéal: Notre àme, dans sa\nplus vaste expression.\nQue tout ce qui est hors d'elle, n'est que vicissi-\ntudes, sujet d'amertume, versatilité, incohérence et néant.\nQu'il faut vivre droit, pour soi-mème, pour obéir à\nla voix impérieuse du coeur dont Vous tenez la clé, accor-\ndez les notes, rèvisez les cordes;\nQu'il n'est de vraie existence qu'intérieure ; de plé-\nnitude qu'intérieure;\nde non décevant que l'idéal, sang spirituel du corps\nintérieur.\nVous nous dites que, hormis la mort qui interrompt,\naucune catastrophe humaine ni universelle ne doit nous\nfaire abandonner notre grande sérénité, dans une con-\nscience tranquille de sa certitude d'ètre dans la Voie.\nSi le coeur nous fait souffrir, l'esprit nous chérira.\nSi l'esprit est troublé le coeur le sauvera.\nPar leur doublé charme nous resterons stables au\nmilieu de l'instabilité des évènements. Par leur lest, nous\nnous élèverons, laissant en bas la laideur des évènements.\nNous avons compris,\nSeigneur,\nqu'il importe peu qu'il nous soit dévolu ou refusé\ndes richesses extérieures, puisque nous avons d'inesti-\nmables trésors, si sublimes, que, par leur possession,\nMon Dieu!\nNous atteignons à Votre Splendeur;\nQu'il importe peu que le coupable ait l'apparente\nrécompense, et l'innocent l'apparente réprobation,\ncar il n'est pas de pire chàtiment que de n'avoir pas"}, {"page_pdf": 24, "page_imprimee": "22", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.24", "texte": "POESIA\n\nla plénitude, et le méchant ne la possède pas au milieu\nde la forèt de ses plaisirs;\net il n'est pas de meilleure récompense que la plé-\nnitude, et le bon la possède au milieu de la forèt de\nses tracas.\nSeigneur, Mon Dieu!\nVous avez voulu aussi que, incertains de la Vie,\nnous ne sachions absolument rien de la Mort, sinon que\nla vie terrestre nous semble cesser avec elle.\nQue nous réservez-Vous près ou loin de Votre Trone?\n- Et d'abord avez-Vous un Tròne, quelque part, n'im-\nporte où, où Vous puissiez nous convier; dont Vous\npuissiez nous éloigner, temporairement, ou pour toujours?...\nou pour toujours...\nToujours... ?\nQue cela doit donc ètre long, toujours,\noh Mon Dieu!\net que peut-on faire, toujours ...\nQue cela doit donc ètre long...\nSeigneur,\nil est vrai que Vous avez déjà parlé sur ce sujet, mais\nil y a si iongtemps, que les incrédules ont pu insinuer\nque Vous n'avez jamais parlé.\nEt Vous avez parlé en tellement de langues et d'idio-\nmes, et dit des choses si différentes, que moi, qui ai fait\nle tour du Monde, des hommes et du temps, je ne sais\nplus quelle est votre vérité.\nJe sais bien que Vous désirez que chacun soit libre\nen tout, mème d'interpréter Votre parole à sa fagon,\nMais les pauvres àmes, indécises parce qu'elles ont\ntrop appris, ne savent plus à quel Dieu se vouer.\nCela, certes je le sais encore, est pour nous prouver\nla présomption du savoir et que rien ne vaut la sagesse,\nqui fait toujours son choix.\nMais il y a, Seigneur Mon Dieu! quelques ànes de\nBuridan qui méritent sans doute leur sort, mais n'en souf-\nfrent pas moins.\nNous ne sommes pas des incrédules oh! Dieu, non,\nCela nous Vous le certifions. Nous ne sommes pas\ndes incrédules. Nous Vous pensons donc Vous Etes!\nVous avez dit tellement de choses, fait tellement de\nconfidences, si opposées pour éprouver notre foi, et nous\nfaire voir que nous sommes des Misérables ètres, avec\nune Misérable compréhension, une misérable logique, in-\ncapable de rien saisir à Votre lumineuse contradiction,\net qu'il faut que nous acceptions, n'étant rlen que\nvos esclaves, avec toutes nos libertés;\nVous avez dit tellement de choses pour nous dérou-\nter, et que nous trouvions nous-mème notre route,\nque nous sommes bien obligés de croire en Vous!\nVous ne nous égarez que afin que notre plus grand\njeu soit de Vous chercher,\nMais Vous ne Vous laissez pas toujours découvrir,\nmème selon nous.\nEt l'angoisse que nous en éprouvons, repousse de\nnous toute vanité, mais nous rejette bien souvent sur la\nterre.\nVous nous y avez accordé bien des vices délicieux,\nafin que nous ayons plus de mal et de mérite à les\nvaincre ;\nEt des vertus bien revèches, qui sont notre trone et\nnotre couronne d'épines.\nVous nous avez dotés de l'amour et infectés de la haine.\n11 n'y a que par l'amour que nous Vous joignons\nvraiment, mais notre haine est suscitée à chaque pas, par\nla mauvaise volonté du sort, la malédiction des choses\net les souffrances qui poussent comme l'ortie, et nous\ngriffent, de tous les còtés à la fois.\nMon Dieu o Mon Dieu!\nje Vous vois et je crois en Vous comme je Vous vois.\nEtant infini et absolu, Vous ètes tout l'univers, que\nVous avez créé pour Vous créer Vous-mème, comme la\nvie crée notre corps sans lequel elle ne serait pas.\nSans lui, qui est Tout, Vous ne seriez rien, et Vous\navez besoin mème de nous, comme nous avons besoin\nde Vous tout entier."}, {"page_pdf": 25, "page_imprimee": "23", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.25", "texte": "POESIE\n\nVous Vous ètes créé dans lui avec des lois bien\ncompliquées, mais fort habiles et nécessaires à votre con-\nversation ;\net pour ne pas qu'il se détruise jamais par ses pro-\npres forces, luttant ensemble.\nVous l'avez créé au milieu de cet épervier de lois,\nlibre autant que l'univers, puisse ètre libre sans se\ndétruire.\nqui serait Vous détruire ;\nEt de tant de trillons de trillons d'astres que nous ne\npouvons en dire le nombre, peuplés d'une telle quantité\nd'ètres de toutes sortes,\nque notre existence ne pourrait suffire à en pronon-\ncer le chiffre, mème sans jamais nous arrèter pour respirer.\nEt Vous leur avez laissé comme à nous, la liberté\nentre les bornes de celle de l'édifice universel,\net ainsi peuvent-ils, comme nous, construire leur exi-\nstence avec les éléments de Votre Munificence, qui\nles immole ou les transporte, comme nous Seigneur,\ncomme nous,\navec la certitude d'une Justice immanente et précieu-\nsement tenue cachée,\net d'un jour où le bien triomphera pour la joie du\nbon, ce qui aurait du peut-ètre arriver tout d'abord,\net la persécution du méchant,\nqu'il eut peut-ètre mieux valu ne pas créer tout d'abord.\nMerci Mon Dieu !\nde nous avoir permis de Vous créer pour nous préconso-\nler des malheurs et de l'injustice que Vous avez bien\nvoulu faire régner ici-bas,\npour que l'éclat futur de la Récompense soit plus\nvif là-haut, et plus suave, et plus chaud.\nAccordez-Vous de croire en nous, comme nous\nmèmes croyons en Vous.\nAccordez à tous ceux qui croient en Vous d'en de-\nvenir meilleurs;\naccordez à tous ceux qui sont justes d'y gagner la\nsérénité et le bonheur.\nDonnez-nous notre coeur quotidien.\nQue notre règne arrive sur la terre comme au ciel.\nPardonnez-nous nos offenses\n'\ncomme nous Vous pardonnons les Vòtres.\nAdorez-nous, comme nous Vous adorons nous-mèmes.\nSoyez digne de notre conception de Vous, et ren-\ndez-nous dignes de nostre conception de Vous.\nQue Votre règne arrive sur la terre comme au ciel,\nSeigneur Seigneur Seigneur.\n0 Mon Dieu,\nAimez-nous les uns les autres.\nLes Eparges 1915.\n\nAlexandre Mercereau."}, {"page_pdf": 26, "page_imprimee": "24", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.26", "texte": "POESIA\n\nAutour du cadavre\nd'un voleur d'étoiles\nMario Dessy.\nTraduction par F. T. MARINETTI.\nLe ciel a perdu toutes ses lumières. Le ciel est pauvre, ce soir.\nIl était donc très habile, l'artiste-voleur qui vient de mourir, du\nmoment qu'il a su arracher au ciel ses couleurs les plus vivantes,\navec l'avidité de son dernier regard mourant.\nOui, il était très habile: dès sa plus tendre enfance, il s'était\nentralné à cet art subtil, et ses petites mains d'enfant connaissaient\ndéjà le secret de se couvrir d'or et de pierreries volées aux ailes\ninexpérimentées d'un papillon.\nA qui n'a-t-il pas volé, l'artiste qui vient de mourir ? Le cro-\nchet magique de ce voleur infatigable a pénétré dans les écrins les\nplus sùrs et les mieux défendus.\nIl a dévalisé toutes les aurores, défoncé tous les regards, dé-\ncroché les plis de tous les désirs. Il a trompé avec de fausses clefs\nles serrures ténaces du Plaisir et de la Douleur.\nIl est entré dans toutes les zones de l'impossible, pour y voler\néperdument, à pleines mains, des univers entiers d'inutilité et de vide.\nAujourd'hui l'artiste-voleur est mort, et je vous vois venir tous\nen foule, autour de son cadavre, pour reconquérir ce qu' il vous a\nenlevé !\nVous voilà tous réunis, créanciers ladres et mesquins ! Vous\navez trainé jusqu'ici le ventre énorme du ciel créancier qui a perdu\ntoutes ses étoiles.\nVous, yeux des femmes, oubliez-vous donc que cet artiste a porté\net imposé dans le monde votre beauté splendide ?\nVous, aubes pàlissantes, oubliez-vous que cet artiste qui vous\na volé votre pàleur vous a généreusement parfumées avec ses\nsoupirs ?\nMais vous criez tous ensemble, en réclamant inéxorablement\nce qui vous a été volé. Voùs croyez donc trouver accumulées dans\ncette chambre les richesses fabuleuses qui étaient autrefois à vous.\nEh bien ! il n'y a plus rien ! Cherchez, cherchez à votre aise !\nUn monstre divin, vètu d'une beauté charnelle exaspérante a\navalé tout ce que l'artiste vous a enlevé !\nLes fuites affolées des astres, les fleuves de sensualité hurlante\net les débordements de liberté, tout a disparu dans sa gueule rouge !\nEt maintenant il est absolument inutile que vous cherchiez dans\ncette chambre, où plus rien de vivant n'existe, si ce n'est l'artiste\nmort.\nFaites donc vomir et revomir sur vous son Art, et vous re-\nprendrez tout, ó ladres et inéxorables créanciers.\n(Fragment de La Mori d'un artiste)."}, {"page_pdf": 27, "page_imprimee": "25", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.27", "texte": "L'ASSASSINO\nDI\nARNALDO GINNA\n\nLA MADRE PAZZA\nDI\nARNALDO GINNA\n\nL'IMPOSTORE\nDI\nARNALDO GINNA"}, {"page_pdf": 28, "page_imprimee": "26", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.28", "texte": "POESIA\n\nARNALDO GINNA\nLa sua pittura, complessa e vasta, ha qu —\nmolte volte anche musicale.\nIn questi tre quadri che riproduciamo, il colore e la forma contengono uno studio\nanalitico di tre degenerazioni umane. Ed ecco\nfini della psicologia, come essenza; della letteratura, come espressione. L'arte di questo\noriginale e profondo artista è tutta una ricerca esasperata di caratteri psicologici, è tutta\nuno studio complesso delle varie forme psicologiche umane, studio influenzato forse da\nquelli del Lombroso e di altri psicologi am2ri:ani, è tutta una deformazione grottesca\ndella vita che appare a lui attraverso l'orrore\nche nei suoi quadri la forma, il colore e la tecnica, hanno un'importanza relativa di\nfronte al contenuto cerebrale. La sua arte è\nEgli, nelle sue tele, non si serve del colore\ndelle forti sensazioni, ma quasi unicamente d\nQuasi sempre la forma, nei suoi lavori, lascia il posto all'anima, cosicché molte volte\ni suoi quadri, pur non ubbriacando di colore, sanno impressionare fortemente per quel-\nl'atmosfera di lirismo e di vita che li circonda.\nL'arte di Arnaldo Ginna sta tra la poesia\nvizio delle sue impressioni, e cambia totalmente\nmenti delle impressioni. Nei numerosi quadri\nfra non molto in esposizioni personali all'estero\nverso la naturalezza, verso il misticismo della\ndi conseguenza, la sua tecnica varia e tende alla costruzione di lavori d'assieme, di tele\ngrandiose."}, {"page_pdf": 29, "page_imprimee": "27", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.29", "texte": "POESIA\n\nLe mani aristocratiche.\nDinanzi, avevo degli alberi che protendevano i loro scheletrici\nrami in una folta nuvola d'oro, sotto, un lastrico bianco, nero nelle\nconnettiture, da parte, un vialone irsuto di rialzi di mota rossiccia...\nin fondo un carro rosso-rosa con in evidenza le ruote quali orecchi\ndi un ammasso sonante, di sotto al quale quattro zoccoli si piegavano\nal garretto.\nUna voce di barrocciaio s'allungava simmetrica, armonica a due\ncolli di fiaschi vecchi troneggianti nell'ammasso.\nC'era nell'aria una velatura di nebbia, quasi la sfilatura la-\nnosa di una coltre che si vuol formare sulla terra che muore. La\n«\nluce del sole non era che diffusa in una piombaggine punto evi-\ndente. Sapevo di avere dietro di me il panorama più seducente, le\ncoliine di Fiesole e di Settignano ; mi voltai aspettandomi una grande\nsensazione deliziosa ! Illusione ! Nulla di bello. Le colline rotonde e\nscure spiccavano poco evidenti sui verde dei campi, non continuavano\nin catene non pugnavano in giovani gare che somigliano a scherzi\ndi giganti fanciulli, non erano piene d'intenti sublimi per contorsione\ndi sentieri che staccati dal monte somigliano a spirali d'aria adagiate\nsu rialzi, non avevano nulla di scaruffato o di efficace, erano rotonde,\nquiete sparse qua e là senza continuazione, disposte troppo simme-\ntricamente avanti e indietro, un po' bige, troppo miti, con la base ro-\ntonda e larga immediatamente staccantesi dalla pianura, non si vedeva\nil punto in cui il piano comincia ad annoiarsi di rimaner piano e si sca-\nruffa e s'impenna in leggere creste e scaglioni piene di criniere verdi...\nnulla, quelle colline sembravano posate... Posate sì ! posate con mi-\ntezza, colline larghe e rotonde posate immediatamente su di una\npianura morbida. Tale atteggiamento si fuse in dolce delizia con la\npigra poesia, grigia ma mite del paesaggio: immaginai due lunghe\nmani aristocratiche, un po' pingui e un po' affusate che posavano\nquelle colline fittizie... immaginai che quelle mani avessero anelli e\ndisponessero quelle colline con mossa delicata e insieme sbadata...\nAbbassai l'occhio sulla spalletta di pietra che costeggia il Mugnone e la\npietra cosparsa di licheni mi parve più pittoresca e più violenta di\nquel paesaggio, poi con mossa distratta tamburellai coi miei diti af-\nfilati su quella pietra massiccia e pensai in un ozio contemplativo\nche Dio in quell'ora doveva nelle profonde eternità tamburellare con\nla sua mano onnipossente la rupe su cui s'adagiava ozioso... quel\ngesto mi parve la chiave della dolcezza di quell'ora bigia che la-\nsciava trasparire del rosa serpeggiante per l'aria e per la mia persona...\n\nL'ombrello verde.\nEmilio Settimelli.\nLa sera azzurrognola e piovigginosa si confonde con le piante\ne forma delie sfumature umide, morbide, che riuniscono alberi, cielo\ne strada.\nSono tristezze e tenerezze verdi ed azzurre che piovono su noi\nper riempirci l'anima di malinconia. Ecco: in fondo alla strada fio-\nrisce l'enorme ombrello di un contadino che si avanza.\nL'ombrello è verde con ioni azzurrognoli.\nNell'anima colma di monotonia guizza un che di bianco e di vivo\ncome un raggio sopra una pozza grigia e verde di muschi. Tale\nscherzo istantaneo è questo pensiero:\nLa pioggia dei sentimenti patetici, verdi ed azzurri nella sera,\nper la strana compensazione delie cose ha forse l'ultima mèta di\ntingere l'ombrello dello zoccolante contadino che sguazza nel fango\ne zufola una cantilena pura come una costellazione ?"}, {"page_pdf": 30, "page_imprimee": "28", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.30", "texte": "POESIA\n\nNotes sur les danses nouvelles\nD'ISADORA DUNCAN\n\nElle sait que chaque fois qu'elle se livrera à la légère jeunesse,\naux musiques enjouées, aux grands rythmes barbares, chaque fois\nqu'elle sera jeune fìile, Amazone et bacchante, la foule criera, hurlera\nson nom en bravos éperdus.\nElle ne cède pas.\nElle n'est pas ià pour des applaudissements.\nElle est là pour conduire plus loin encore cette foule qu'elle a\nsu éveiller et mener jusqu'à la joie, jusqu'à la source fraiche et\nbouillonnante de la jeunesse dansante et guerrière,\nAinsi ayant connu la douleur, elle a rnené les coeurs jusqu'aux\npures larmes de la douleur, ayant eu pitié, elle nous a donné\nla force de porter avec les autres hommes la chape de ténèbres,\nles liens de fer à quoi la pitié tend en souriant le dos et les poings\net de soulever le poids de la pitié et de le soulever du dos des\nautres ètres et de ramener les ètres, encore, à la palingénésique\njoie triomphale, toujours, et plus haute.\nAinsi, la musique lui portant la voix des anges, les pleurs lui\nsalant les 1 vres du gout de Tinéffable éternité, son regard a tourné\nde plus haut au-dessus de la foule, son visage a prié vers plus\nhaut que la pitié. Elle a regardé, immobile, les larmes seules allant,\nlentes, comme animées d' une danse sacrée\nAinsi ainsi, elle reste, sur la ruote, toujours audevant\nelle se remet, chaque fois, elle-nième, en enjeu\nEncore — jeunes ismaèlites de VEnfance du Chrìst de Berlioz\n— ies jeunes fiiles maternelles dansent et s'émeuvent, si légères à la\nterre et jouant en bergant et bergant en jouant;\nMais maintenant — avec Franck — poursuite paisible de la béa-\ntitude, procession heureuse légère aussi, mais légère ayant bu le pain\nde anges; croix humaine crucifiée et soudain fleurissant toute entière\nsous la pluie chaude de la gràce.\nBenediction de Dieu\ndans la solitude\n(Liszt)\nLA PRIÈRE la longue et belle prióre patiente.\nEt le moment où Ton n'a plus besoin de prier parce que ies\nportes sont ouvertes et qu'on voit et qu'on peut regarder en tout\nbonheur.\nCe qu'on est, on le pése, on y revient ; et ce qu'on aime, ce\nqu'on a laissé, ce qu'on a étendu dans les linceuls on y revient.\nPour se pencher au-dessus de ce qu' on a aimé et remonter\nde ce qu'on a aimé et Y offrir avec soi et ressentir à nouveau la\nJoie, Tautre Joie.\nIl y a eu sur notre monde deux beautés et Tune s'est élevée,\nhaut, sur la négatlon de Pautre, celle des parfaites courbes humaines.\nMais toi, tu ne tues pas. Tu élèves ì'autre joie, Tautre beau\nBonheur, sur la Beauté en vie."}, {"page_pdf": 31, "page_imprimee": "29", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.31", "texte": "POESIA\n\nMarche funebre\n(Schubert)\n(Trocadéro 6 mars)\nDouleur promise. Prière : que ce bonheur, ce pauvre épanouis-\nsement humain nous soit conservé.\nIl ne sera pas dit qu'on arrachera, qu'à r ètre on arrachera ce\nque les veines et les artères ont iié à sa chair\nCoup strident qui arrache. (Perdu. Arraché !)\nMais ne franche rien de tout ce qui attaché le coeur au cceur.\nIl faudra, pour qu'apparaisse la gisante réalité, que le malheur\ns'apaise et que chante le souvenir.\nLes bras suivent ce qui est perdu (détourne ton visage appe-\nsanti par la douleur) Et le visage reviendra. Il revient à l'espoir des bras.\nTout Tètre reste debout éievé vers ce qui se tient haut.\nLes bras charchent\nAh, suivre les apparus, les suivre et n' arriver que devant un\nmur de pieurs.\nSouvenirs menés per la main je sais vos noms. Ils restent sur\nnous. Adorables. Ils sourient de haut aux bras vides.\nL'horrible qui gisait, quelaue chose de sublime et d' adorable\nlui survit.\nDoute encore? Non, n'est-ce pas? Sérénité. Dites, n'est-ce pas\nque vous n'ètes plus là parmi les choses qui gisent?\nVII Symphonie\n(Beethoven)\n(Trocadéro 19 mars)\nOmbre irréelle et parfaite\nSigne paisible et majestueux\nLignes continuées\nApollon beau et méditant s'exalte. Quel Dieu bachique va surgir?\nDignité de la musique\nImpérieuse pensée\n(Allegro)\nVenez, et vous, et vous, et vous\nC' est r heure dansante\nChaque geste est un appel\nLégère joie large qui s'éiance puissante et se résoud légère\nChaque geste est un appel qui nous réveille et nous entrarne\nUn appel et un don\nNos visages sourient\nNotre joie n'est pas pesante à la terre\nDionysos, Dieu heureux, à la joie ordonnée,\nVenusberg\n(Wagner)\n(Trocadéro 19 mars)\nToute, toute la foule en joie\nLa musique agite les pampres\nFoule admire ceci qu'il peut y avoir dansant la joie et dansant\nau-dessus de la joie, allant et ne s'arrètant point une croix flexible\net aisée des membres\nAisance pourquoi porter la musique et la mener aux limites\nd'elle mème, puisqu'il ne s'agit que de se laisser aller flexible et\naisé à l'heure qui veut bien s'appeler gaìté ?\nGaité riante où ne sonne pas Téclat lourd des voix, où la flute\nse marie à la coupé et Textase à l'amour.\nUne autre marseillaise\n\" (Bellevue 1 février 1920)\nBeauté des ailes de pierre.\nCe n'est plus Tétoffe — terre de la Patrie que tu baises. Elle\narrèterait ton cri.\nPour la première fois, je pense à un mot un avorton de labo-\nratoire, un fabriqé de bibliothécaire Pas un de ces beaux mots so-\nnores, venus des siècles, portés par toute la race.\nIl se déploie devant moi. Ahi formidablement immense aile de\npierre fiamboyante religion hurlée par des millions de poumons ou"}, {"page_pdf": 32, "page_imprimee": "30", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.32", "texte": "POESIA\n\nqui se rue comme un ouragan de sabres martyre et triomphante et\nvolontaire guerrière sans autre arme que la grande fiamme rouge\nde son chant et qui se dresse juste otfrant le flamboiement solaire\nde sa poitrine\nLe mot le mot se déploie REVO\nEtoffe rouge.\nMarche slave\n(Tchaì'kovski)\n(Jrocadéro 6 mars)\nChant d' esclave\nLourdes, lourdes, chaines pesant sur le dos courbé comme par\nmille ans de fouet de négrier\nAh! je souffre avec toi Peuple esclave et sanglotant Face en\nlarmes Ecoutant immobile l'appel de certaine trompette Et toujours\nenchainé les mains liées de fer plié en deux.\nAh ! je souffre avec toi Muscles tordus face en larmes\nAh! tes yeux commencent à briller d'un éclat terrible Haì'r peut-ètre\nregarder ,en face Tes yeux commencent à briller ton corps à rire\net à suivre le rythme.\nEsclave, grand esclave de chaìr tremblante Ah! visage collé à\nla terre. Ecoute le soufflé inconnu\nComprends. Ta chair va vivre Tu pleures de joie\nAutres larmes maintenant Et tes bras se délient tremblants\nd'étonnement\npeureusement\nPeureux d'avoir suivi le ryt/zme\nDemain bras déliés...\n\nFernand Divoire."}, {"page_pdf": 33, "page_imprimee": "31", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.33", "texte": "POESIA\n\nLOS PAJAROS ERRANTES\nPedro Prado\nEra en las cenicientas postrimerias del otono, en los\nsolitarios archipiélagos del sur.\nYo estaba con los silenciosos pescadores que en el\nbreve crepùsculo, elevan las velas reméndadas y transpa-\nrentes.\nTrabajàmos callados, porque la tarde entraba en no-\nsotros y en el agua entumecida.\nNubes de pùrpura pasaban, corno grandes peces, bajo\nla quilla de nuestro barco.\nNubes de pùrpura volaban por encima de nuestras\ncabezas.\nY las velas turgentes de la balandra eran corno las\nalas de un ave grande y tranquila que .cruzara, sin ruido,\nel rojó crepùsculo.\nYo estaba con los taciturnos pescadores que vagan\nen la noche y velan el sueno de los mares.\nEn el lejano horizonte del sur, lila y brumoso, alguien\ndistinguió una banda de pàjaros.\nNosotros Ibamos hacia ellos y ellos bacia nosotros.\nQuando comenzaron a cruzar sobre nuestros màstiles,\noimos sus voces y vimos sus ojos brillantes que de paso\nnos echaban una breve mirada.\nRitmicamente volaban y volaban unos tras los otros,\nhuyendo del invierno, hacia los mares y las tierras del\nnorte.\nLa peregrinación interminable, lanzando sus breves\ny rudos cantos, cruzaba, en un arco sonoro, de uno a\notro horizonte.\nInsensiblemente, la noche que llegaba iba haciendo\nuna sola cosa del mar y del cielo, de la balandra y de\nnosotros mismos.\nPerdidos en la sombra, escuchabàmos el canto de los\ninvisibles pàjaros errantes.\nNinguno de ellos vela ya a su companero, ninguno\nde ellos distinguia cosa aiguna en el aire negro y sin\nfondo.\nHojas a merced del viento, la noche los dispersaria.\nMas nó; la noche, que hace de todas las cosas una\ninforme obscuridad, rìada podia sobre ellos.\nLos pàjaros incansables volaban cantando, y si el\nvuelo los llevaba lejos, el canto los mantenla unidos.\nDurante toda la fria y larga noche del otono pasó la\nbanda inagotable de las aves del mar.\nEn tanto, en la balandra, corno pàjaros extraviados,\nlos corazones de los pescadores aleteaban de inquietud\ny de deseo.\nInconsciente, tembloroso, llevado por la fiebre y se-\nguro de mi deber para con mis taciturnos companeros,\nde pie sobre la borda, uni mi voz al coro de los pàjaros\nerrantes.\nPOETA CHILENO."}, {"page_pdf": 34, "page_imprimee": "32", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.34", "texte": "POESIA\n\nDeuxième travesti\nTremblement\n\nOui, c'est seulement aujourd'hui, après des mois de tourments,\nd'angoisses mortelles, de frénesies exaltantes et de doutes déchirants,\nque je sais enfin ce que vent dire: aimer.\nOh i douceur infinie ! O tragèdie sans bornes I 0 élan impé-\ntueux vers Pabsurde !\nAujourd'hui je me sens bon, profondément bori. J'ai abandonné\ntoutes mes rudesses d'ambitieux sombre et parfois cruel.\nO ma joie ! 0 la joie surhumaine de s'agenouiller, prier, adorer,\nsouffrir l\nO la joie infinie de pouvoir crier enfin : Je t'aime ! Je t'aime !\nJe faime !\n0 la surprenante blancheur dont je me sens revètu ! 0 combien\nje me sens pur et neuf l\nO combien, combien de larmes j'ai encore en moi, moi qui\ncroyais de ne plus pouvoir pleurer 1\nOh 1 aime-moi ! aime-moi 1 aime-moi I\nUn peu, un peu, mais par pitié, aime-moi ! Je suis tellement à\ntoi, je suis tellement prèt à tout pour toi ! Aie pitié de moi 1\nOh l'ivresse indicible d'écrire ces phrases si nues, si simples,\nsi communes ! Cesi toi qui m'as débarrassé de mon cerveau ! De-\nvant le miracle de mon amour pour toi, mon cerveau ne sait dire\nque quelques mots ingénus, lui qui a eu pourtant le langage le plus\nprofond, qui était indubitablement l'expression du génie.\nEt pourtant ces expressions banales dites par moi, ont bien plus\nde valeur, crois-moi, que tous les chefs-d'oeuvre !\nOui, j'affirme, j'affirme avec toute ma force que devant un mi-\nracle celui qui balbutte est plus beau et a plus de génie que celui\nqui prononce des paroles intelligentes et compliquées !\nBalbutier des monosyllabes hàchés, tremblants, c'est comme:\nne pas ètre capable de parler, ou plutòt parler la langue tremblo-\ntante d'un Etat qui aurait pour législateur une tremblante étoile et\npour reine la plus tremblante des mers ensoleillées.\nUn langage supérieur incompréhensible pour tout le monde et\npourtant si directement compris par le fluide de celui qui aime !\nBalbutier: c'est toute la poésie des choses primitives, toute la\npoésie du premier geste ingénu et puissant.\nBalbutiement de r oiseau qui agite les ailes à son premier\nessor !\nLe firmament balbutie par le tremblement de ses étoiles devant\nla respiration frissonante de Punivers.\nBalbutier: essayer.\nO poésie surhumaine d'un premier essai 1\nNon, non 1 Je ne veux pas la chose achevée, mais la chose\nessayée !\nEtre humble et pris au point de n'avoir pas le courage de se\nprésenter achevé.\nSe présenter au beau milieu de sa propre élaboration, pour\npouvoir changer à son moindre signe.\nSe montrer achevés est la plus outrecuidante des présomptions.\nJe ne saìs rien, rien, absolument rien devant Elle ! Je sens que je\nne puis rien lui offrir si ce n'est mon tremblement pour ètre bien\nsur de ne pas offenser son Essence !"}, {"page_pdf": 35, "page_imprimee": "33", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.35", "texte": "POESIA\n\nBalbutier c'est l'unique moyen pour faire passer par la bouche\nnos immensurables édifices intérieurs...\nIls se fragmentent en son honneur et deviennent des mots\nnouveaux.\nBalbutiement d'un amoureux fou : phrases qui veulent se cons-\ntruire un coeur, en ont un, et sont toutes secouées par ses pulsa-\ntions fiévreuses...\nMots balbutiés... mots vivants... mots qui ont un coeur...\nS'approcher de sa Divine amie avec des mots hàchés et hési-\ntants c'est lui offrir avec les lèvres en un fantastique équilibre très\ndangereux — une toute petite étoile du matin, tremblotante et su-\nspendue, qu'on aurait bizarrement ravie à l'horizon par un miracle\nde l'amour en se levant le plus possible sur la pointe des pieds.\nLa mort nous foudroyera si la petite étoile nous tombe sur les\nlèvres ! Mais nous aurons l'Amour si nous parvenons, en ouvrant\nla bouche avec délicatesse, à laisser tomber la petite étoile dans le\ncreux de ses mains qui savent charmer les sources et les poètes...\n\nEmilio Settimelli.\nTraduction par F. T. MARINETTI."}, {"page_pdf": 36, "page_imprimee": "34", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.36", "texte": "POESIA\n\nARABESCHI FIUMANI\nI capelli della Primavera\nMario Carli.\nA Briciola : bambina piccola.\nNaturalmente — dopo tanto cercare — ho trovato la formula\ndella primavera fiumana.\nÈ una primavera che non ha fretta: è una primavera che attende.\nChe cosa ? L'estate che la uccida ? 11 suo dio che la divinizzi ?\nNon importa. Attende e guarda sul mare. Tutti i prodigi, tutte le\nliberazioni giungono sulle acque.\nÈ stata così sollecita a mostrarsi, in febbraio ! Trasformò i magri\nalberi degli orti in ombrelle di luce, in fontanelle di colore, in risa-\ntine rosee, violastre, carnicine, bianche : fu più sfacciata di un \" dé-\ncolleté „ precoce, rimproverò birichina i termosifoni sudanti le umide\natmosfere artificiali, si affacciò alle finestre dai doppi vetri che si\nsquamniavano fredde ai tramonti invernali del Monte Maggiore.\nPoi è scomparsa, in un soffio di bora, che ha scaricato le om-\nbrelle, asciugato le fontanelle, spento le risatine in un brivido pio-\nvigginoso.\nPoi è riapparsa, si e no, con spruzzi rari, con sorprese in ag-\nguato dietro un muro, con apparizioni improvvise di tra le rocce\ncarsiche: senza fretta. Tra un acquazzone e l'altro, tra un gran ve-\nleggiare di nubi d'ovatta, gettando raffiche di rondini ai davanzali,\npopolando di chitarre le sere già smaniose di sensualità criminosa,\ns'è impiantata fra noi con calma sicura, come una persona che ha\nuna missione importante, ma che non ha fretta di compierla.\nMa ha pure un'altra tendenza la primavera fiumana. È conci-\nliante. È come una \" cocotte „ intelligente che vuol mettere d'accordo\ngli opposti caratteri dei suoi diversi amanti.\nUn giorno, questa generosissima femmina appare col volto della\nprimavera di Capri e del Vesuvio: potente ed esplosiva come i giar-\ndini che fermentano ai piedi del vulcano, sontuosa come i fianchi\ndelle balie di Capodichino o delle ciociare di Anagni.\nUn giorno invece è molle, languida e cicciosa come una slava\ndi Zagabria, scesa in zattera lungo l'Eneo e venuta a stiracchiare\nsulle sabbie di Bùccari le sue gambe di sugna e burro di terza\nqualità.\nUn altro giorno è rigida ed aspra come una moglie di commer-\nciante ungherese, che mal nasconde il magiarismo guerriero sotto la\nnuova spoglia cosmopolita.\nE si mostra infine frenetica, folle e turbinosa come una piccola\nbionda viennese, che ama molto i suoi vecchi valtzer, i liquori e le\ngite notturne.\nÈ dunque una primavera polìtica. Si direbbe ispirata dalla\ntradizionale sapienza armonizzatrice dei governi dell'Imperatore e Re.\nOggi sembra una commessa viaggiatrice della Lega delle Nazioni,\nvenuta qui per dimostrare al mondo che Fiume è una città interna-\nzionale, che vive felice dei suoi molti caratteri e della promiscuità\nequilibrata delle sue razze.\nIo so per noi soli, mia cara, un vecchio muro diroccato, da cui\nscende lussuoso un torrente di primavera. Trabocca giù da quel\nmuro, come i capelli di una baccante luminosa, una cascata di gli-\ncine immenso, insieme a larghe fronde di lillà innumerevole, e a un\npopolo di acacie pullulanti. Ogni crepuscolo io vado dietro quel\nmuro, mi arrampico sopra un mucchio di sassi amici, e strappo a\npiene mani, come un ladro cieco, le rame ricchissime, e le stringo\nfra le braccia come farei con la tua testa arruffata, e te le porto\ncorrendo.\nOgni crepuscolo così.\nE non c'è più grande dolcezza che immergere la tua biondezza\nchiara tra il viola cupo e profondo di quell'altra capigliaìura di\nprimavera."}, {"page_pdf": 37, "page_imprimee": "35", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.37", "texte": "POESIA\n\nLa chanson des enfermés\n\nI.\nDu fond des monastères\nQu'il est doux de vivre à part, tout en Dieu, tous frères! La\ncellule bien blanchie à la chaux, le tout petit jardin plein de roses.\nLe crucifix qui dit : — Ils souffrent tous ainsi les autres dehors. Et\nla tè te de mort qui te sert de gai compagnon 1 Et la clochette qui\nsonne aux bonnes heures, à l'heure des vèpres, à l'heure du souper,\nà Pheure du court sommeil.\nCela est doux, à nous, màles aux longues barbes puresl Cela\nest doux, à nous, femelles aux courts cheveaux purs!\nElle passe, la vie, devant nos yeux,\ncalme et sure comme le soleil devant nos fenètres.\n\nII.\nDu fond des lupanars\nNous ne savons pas dire si cette vie est belle ou triste.\nHier fai été gavée de bonbons et de champagne. Demain peut-\nétre tu pourriras d'une plaie infernale.\nDurant le jour nous nous tenons comme des fiiles de Marie.\nNous brodons des lys d'argent et nous écrivons à nos parents.\nSi un charmant gargon vient nous voir nous lui donnons l'amour\ndes vierges.\nLa nuit nous nous promenons toutes nues devant les hommes,\nmais nous avons sur nous un voile de tulle.\nNous ne savon guère pourquoi Fon nous méprise tant, dehors.\nIl y a des poètes qui nous honorent encore : il déclarent que\nnous sommes les prètresses du Tempie et du Temps, et veulent\nque sur nos maisons des cloches d'or et d'argent exaltent leurs\nharpèges, toujours, toujours, au loin, sur la ville immense.\n\nIII.\nDu fond des casernes\nSi toute la vie marchait au son de la trompette, nous croyons\nque les sourds eux-mèmes s'arracheraient les tympans.\nOn veut nous rendre meilleurs et on y parviendra, parce que\nnous sommes presque tous bons et nous aimons notre pays; mais\ns'il nous fallait descendre tous les jours dans les places publiques,\nparmi les foules hurlantes, nous finirions par hai'r les civils.\nEn somme, c'est beau de faire feu sur des tètes pressées.\nNous sommes forts et nous voulons manifester la force.\nD'autre part trop de gens ont faim. Dans deux ans nous aurons\nfaim, nous aussi.\n\nIV.\nDu fond des hôpitaux\nlei l'ori meurt allignés. Immaginez un cimetière dont les tombes\nsont allignées, blanches, rigides ayant chacune sur elle un mort qui\nmeurt.\nLes médecins ont une odeur insupportable ; heureusement les\nbonnes sceurs nous portent un peu d'odeur d'encens."}, {"page_pdf": 38, "page_imprimee": "36", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.38", "texte": "POESIA\n\nC'est l'automne : et dans le cadre des fenètres on a oublié les\narbres qui nous font plus de peine que nos souffrances mèmes.\nOh! nous savons bien qu'elles tombent, les feuilles de peau\net que les os restent.\nTous les dimanches, comrne au citnetière, la foule entre, bouscule\nnos lits et laisse de la boue sur les dalles du passage et nous porte\ndes choses malades à manger.\n\nV.\nDu fond des prisons\nCe n'est pas notre faute ! Il y avait sur nous une destinée plus\nforte.\nQue voyons-nous? C'est encore le monde ou nous sommes nés?\nQui a volé aux voleurs ou aux fils des voleurs a été pris. Qui\na tué pour obéir au Roi de son bras a été pris, ne sortirà plus.\nRedonnez-nous la peine de mort, hommes qui ne nous com-\nprenez pas 1 II vaut mieux en finir 1\nOui, nous sommes les tètes qui doivent tomber fauchées!\nCest beau! Faites la pyramide ou le dallage humain 1\nCe n'est pas notre faute ! Donnez-nous donc la joie de la mort,\nl'infamie sur la place publique, la gioire d'un immense frisson po-\npulaire à Taube.\nlei nous couvons des haines effroyables qui éclatent tout à coup\nun jour ou Tautre parmi les hommes, comme les foudres de Dieu\ndans le ciel noir.\n\nVI.\nDu fond des asils de fous\nNous sommes les astrals, les saints, les démoniaques, nous\nsommes les météores vertigineux enfermés dans l'afome humain :\nnous répétons entre nous les secousses des univers exorbités, nous\npropageons entre nous l'espèce des cataclysmes ceiestesl\n'Venez donc chez nous, hommes, et nous vous écartèlerons 1\nNous sommes seuls capables d'anthropophagie.\nS'il n'y avait pas des barreaux et des portes de fer à doublé\nserrure et des bains brulants qui nous noient Tàme jusqu'a nous\narracher presque le dernier ràle, nous nous lancerions hors des\nfenètres et nous viendrions par bonds ériormes vous mordre à la\ngorge comme des loups.\nNous fumes congus dans la haine verte des entrailles.\nLes fleuves corrompus des races ont conflué en nous.\nNous sommes la rangon du delire chronique de Tunivers.\nMai si vous croyez de courir en plein ciel comme sur la terre\net sur la mer, vous deviendrez tous fous, ohi cela est certain, et\nles lois sages, c'est nous qui les dicterons, nous 1\n\nVII.\nDu fond des cimetières\nNous sommes les plus enfermés des enfermés, nous.\nOn ne nous a mème plus voulu sur la terre.\nIl pouvaient bien nous jeter, la tète la première, dans la mer,\nou nous suspendre à un ballon sans retour.\nIls nous ont offert le giron du pape Boniface ;\nvenez donc voir le soir si les feux follets jaillissent innombrables!\nNous sommes les plus tranquilles, mais non pas les plus mortsl\nNos foules envoùtent vos léthargies.\nLe tremblement de terre est peut-ètre notre convulsion d'ennui.\nLe jour viendra où derrière chaque porte de vos maisons, au\nsoir tombant, vous trouverez un squelette en sentinelle.\nAiors vous livrerez tous les cadavres au bùcher 1\nLe monde aura plus de fiamme, plus de lumière plus de liberté*\nEn attendant nous sommes fiers de nos phosphores glacés, et\nde nos fleurs nocturnes pleines de lucioles blanches, et de nos\nlampes gémissantes, en attendant les grands buchers de cadavres\nde Tavenir.\n\nPaolo Buzzi.\nTraduction par F. T. MARINETTI."}, {"page_pdf": 39, "page_imprimee": "37", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.39", "texte": "POESIA\n\nMEMORY'S HARBOUR\nWhen the shades of twilight cover\nSea and changing sky,\nFloating into Mem'ry's Harbour\nLong-lost ships safe lie.\nOne for Gladness, one for Sorrow,\nOne for Faith above,\nAll my boats come slowly sailing\nBack again to Love.\n: ' * -*\nDream-boats only, but they carry\nSong and joy and praise,\nFor I launched them hoping, yearning,\nBack in by-gone days;\nBoats of rapture, boats of longing,\nBoats that come no more\nWhen they leave glad Mem'ry's Harbour,:\nFor a Greater Shore.\n\nThe prayers our mothers\ntaught\nFred G. Bowles.\nIf only we remember'd\nThe prayers our mothers taught,\nThe long-forgotten lessons,\nAnd lived them as we ought;\nThis world would need no message\nTo make it kind and true,\nIf only we remember'd\nThe prayers that once we knew.\nIf only we remember'd\nAnd lived as we were taught,\nAnd gave but half the blessing\nThat unto us was brought;\nThis world would go rejoicing,\nNor drag ist Cross of Care,\nIf only we remember'd\nAnd lived again the Prayer."}, {"page_pdf": 40, "page_imprimee": "38", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.40", "texte": "POESIA\n\nRIAPPARIZIONE\nCarlo Linati.\nNel sopor luminoso della stanza\nDove, intento, lavoro,\nSento improvviso spirito. Mi volgo.\nTu sei riapparsa sulla soglia. — O amore,\nDa dove sei sbucata ? - — O taci, taci... —\nMi corri tra le braccia,\nE giù sulla tua faccia\nUn diluvio di baci.\n- Come senti di bono ! E come ansi !\nHai corso ? Hai corso su pe' pergolati,\nPer venirmi a vedere ?\nOdori tutta d'aria e brizzolati\nHai di nebbia i capelli\nCome sparsi di pendule perline.\nCome sei lieve e fine !\nE come voli, e come tutta ridi\nSotto il bel casco de' riccioli bruni !\nChi sperava vederti di quest'ore,\nSu queste soglie,\nCon questa notte di tenebra pesta ?\nMa ecco tu appari,\nE tutto il gel dall'anima si scioglie,\nE le malinconie se ne vanno\nCom'uccelli in tempesta.\nOh tu sei qui ed altro più non bramo\nChe questo tuo sguizzare ed alenarmi\nTra le mie braccia, o amore,\nCome in notturno vento agile fiore."}, {"page_pdf": 41, "page_imprimee": "39", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.41", "texte": "POESIA\n\nLa joie\nQuelqu'un vient de se pencher sur le bord de l'abime\nDes vers luisants s'allument\nLa terre est étoilée\nLe ciel reste immobile\nUne aurèole est sur son front\nJe compte toutes les lumières\nQui brillent sur le mur du fond\nQuand je me léverai il fera déja jour\nJe marcherai plus loin et je me désespère\nOn ne sait pas quand se fera le dernier tour\nMa vie s'est arrètée depuis l'année dernière\nLa pendule a compté les jours\nEt les heures qui n'y sont pas\nIls sont partis pour un dernier voyage\nLeur front était plissé\nOn y lisait leur àge\nEt nous avions tout oublié\nMème leur nom\nAu fond on voyait le paysage\nEt les rideaux tirés\ndessinaient l'ombre\ndes femmes qui passaient\nDont j'ignorais le nombre\nFigure dont les yeux m'avaient trop regardé\nVisage qu'un sourire en passant éclairait\nVisage sans formes\nLa lune regardait l'autre coté du monde.\n\nLa troupe d'ombres\nPierre Reverdy.\nPlus de silence\nTout est sorti sans qu'on y prenne garde\nMeme la nuit\nEt les lumières qui descendent\nLes autres rampent\nCeux qui pensent aux pays lointains\nCeux qui rentrent toujours dans un lieu inconnu\nCeux qui courent\nLe soir est incertain\nCampés aux carrefours des villes\nL'odeur dans la fumèe\nLa chaleur dans les mains\nQu'on n'a jamais trouvée\nA.illeurs\nLe monde à plat\n* = m Le désert qui se couvre\nSon profil et sa chevelure s'effagaient\nContre la vitre\nL'ombre s'épaississait\nOù allaient-ils\nIvres\nDu vent et des battements d'ailes\nL'air seulement les soutenait par les aisselles\nEt dans un tourbillon\nLes maisons s'envolaient\nLes rues\nLe pavillon\nOu la tète qui s'enflammait\nPlus loin c'est une torche\nEnfin ils sont soumis\nA toutes les raisons\nEt à toutes les forces.\nRipubblichiamo integralmente questa lirica di P. Reverdy, della quale per\nerrore, era stata pubblicata nel primo numero solo la prima parte."}, {"page_pdf": 42, "page_imprimee": "40", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.42", "texte": "P OESIA\n\nI.° Tempo\nLe stelle reggono\nla notte con miriadi\ndi fulcri ignoti\nmiracolosamente.\nTremano cose bianche al flusso lieve\nd'un vento vivo che non parla e và.\nL'anima mia sperduta ansa e sbatte\nnella notte del mondo.\n\" Tremate candidezze,\nmie creature incorporee e palpitanti;\nmie candidezze conosciute in sogno,\ntremate, mie sorelle; è l'ora bianca!,,\nLe vie sono formate dalle musiche\nche larve erranti sùscitano\nvibrando i fulcri ignoti\nche reggono la notte degl' insonni\nmiracolosamente.\n\"Tremate, candidezze siderali;\nÈ l'ora, questa, delle cose amorfe,\nperchè l'Unica Forma è l'armonia,\nstanotte; l'armonia dell' Incompiuto! „\nPassano uccelli neri in tra l'albore,\nsciando/ a stormi; empiendo l'infinito\nd'un desio di crepuscoli orientali,\ne spandendo un profumo di saìche,\ndi velieri e di canghe levantine\normeggiate in un golfo di moschèe.\nTutti i giardini; tutti i grandi giardini\nspalancati alla faccia delle stelle ;\ntutti gli onusti parchi\nacclinati sull'acque pensierose;\ntutto il mondo del verde respirante,\ncanta, canta il notturno delle larve\nmascherate di sogno, che s'inchinano,\ne danzano, e cinguettano, frusciando.\n\nAndante danzabile\n\nTempo di minuetto\nBianche dame in parrucchino\nbianco, e azzurri cavalieri\nin codino\nnero,\ndanzano in un giardino a palloncini\nrossi, verdi, gialli,\nche vivono nell'ombra come bocche\npazzesche, come voci senza suoni\nd'un carnevale stanco,\nmorente sulle fronde addormentate.\nE ride e si diverte sopra loro,\nla bianchissima, troppo bianca, lampada\n\ns\nA POESIA\ned al fedele"}, {"page_pdf": 43, "page_imprimee": "41", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.43", "texte": "POESIA\n\ninvecchiata dei balletti\na minuetti\na ritmo buono, lento, a lunghe pause,\ndanzati da damine tutte trine\ne da signori in bianchi parrucchini\ncon codini\nneri,\nne' giardini notturni a palloncini\nche dondolano e lùcono sui bossi:\nla Luna.\nCom'è buffa!\nCom'è buffo quel mondo!\nCom' è ..... Zitti !\nLe coppie, ecco, si sono\nsmarrite per le siepi;\nper le siepi diritte, nere, mute,\nma che tengon celata un'armonia\nnel fondo, dove dormono le foglie\nmorte, come nel proprio cimitero.\nEcco: le coppie si sono smarrite;\ne scende, scende, scende\nlenta la tremorosa purità\ndelle stelle.\nSilenzio !\nLe voci senza suono, impallidendo,\nraccontano alla luce la stanchezza\nloro, lontano, là, dove si danza;\ne dentro và spegnendosi la loro\nanìmula di fiamma tenue, tenue.\n\nAdagio finale\nArmonia delle stelle,\nfiumi di ritmi\nprofumati di Sole lontanissimo;\narmonie delle siepi, sussurrìo\nmuto del plenilunio:\ncanzone unisona di miriadi d'esseri\nsmarriti, erranti inconsolabilmente\nnella notte sorretta dalle stelle!\nVele del desiderio oltremarino\normeggiate nel golfo sconosciuto;\naulenti navi del mio andare in sogno,\ndel trapasso infinito: oh, richiamo\nche recan l'ali a pena, da lontano!\nIl minuetto muore nel giardino.\nHan smarrita la via, le coppie insonni,\nfra le siepi mortuarie.\nE le siepi son lunghe ...\nE le coppie camminano ...\nLe siepi non han fine ...\nE le coppie camminano ...\nL'armonia è la mèta.\nE le coppie morran di desiderio,\ncome le bianche mie sorelle amorfe,\ndomani ;\nmorranno esauste, le coppie erranti,\nnell'alba che promette\nil ritorno notturno delle stelle\nche reggono il miracolo.\nChe bianchezza!\nL'alba è bianca;\nla notte è bianca;\nle stelle muojono;\nle larve muojono;\nle siepi sono lunghe ...\nE le coppie camminano frusciando.\n\nRodolfo Jacuzio-Ristori."}, {"page_pdf": 44, "page_imprimee": "42", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.44", "texte": "POESIA\n\nI ROSΤERI\nArmando Curcio.\nNell'anno tremilasettecentonovantatrè,\nsulla \" Rassegna della Cultura\norgano internazionale di critica e di letteratura\ndiretto da Aristarco Coccodè,\nuscirà un articolo sopra di me.\n\"Armando Curcio, poeta sconosciuto,\nnato nel millenovecento\nlo scriverà un vecchio canuto,\nun critico di talento.\nCi sarà la fotografia,\nqualche aneddoto un poco piccante,\nsi citerà qualche verso di Dante,\nsi stenderà la bibliografia.\nAllora un editore coraggioso\nraccoglierà in dieci volumi tutta l'opera mia:\nteatro, romanzi, polemica, poesia,\nin un'edizione molto costosa.\nPrefazione di Bartolomeo Mustafà,\nlibero docente d'Università.\nNote critiche di Giambattista Fumi,\nfiglio d'un commerciante di salumi,\nautore di ventiquattro volumi.\nCosì, il nome mio, tutto ad un tratto,\nsi vedrà esposto per tutte le vetrine,\ne si venderanno le cartoline\ncol mio ritratto.\nDentro le scuole i ragazzi svogliati\nsbadiglieranno sulle mie poesie,\ne, nelle antologie,\nv\nci saranno i miei brani scelti e commentati.\nSenatori, deputati,\nmetteranno il mio busto sulle loro scrivanie,\ne certamente ci sarà,\nin qualche importante città,\nqualche strada chiamata col nome mio.\nNei salotti e nelle società\ndel tremilasettecentonovantatrè\nnon si potrà fare a meno di parlare di me.\n— Che nobile scrittore!\n— Che pensieri gentili e corretti !\n— Quei suoi versi, che cosa perfetta !\n— Quel suo libro, che capolavoro!\n— Conoscete quel suo sonetto?\n— Che splendore! Che splendore!\n— Morì, forse col mal di petto ?\n— Non fu fatto commendatore ?\nAnche quelli che non sanno niente di me,\nsemplicemente per posa,\nparleranno bene delle mie cose,\nnel tremilasettecentovantatrè.\nLe Accademie, nel mio centenario\nsaranno parate a festa:\nci sarà qualche uomo di gran testa,\nqualche presidente onorario,\nche farà un discorso straordinario.\nEntreranno a capo scoperto, nella sala\nsepolta sotto la polvere bianca,\ni professori vestiti di gala,\ngli scienziati dall'andatura stanca,\ni letterati importanti,\ncon le barbe di ricotta,\ncon gli occhiali luccicanti,\ncon i vestiti neri,\ncon gli occhietti accigliati e severi.\nEntreranno sulle punte dei piedi, per non far\n[rumore,\nMercurino della Fettuccia, settantenne senatore,\nMassimo Chierichetti, gottoso,\nVenosio Marrocchino del Teboso,\nAnnibale Florindo Peritore,\nCesare Anacreonte, professore d'antropologia,\nBrunettino Passetti-Passavia.\nE, sul verde del tappeto,\nsul luccichio della bottiglia e del bicchiere,\ns'alzerà maestosamente il conferenziere.\n— Eminenti signori !\nCascano quelle facce incolori\nsullo sparato della camicia bianca :\nsi chiudono quegli occhiettini stanchi :\nsbavano sulle barbe immacolate\nquelle bocche sdentate.\n— Eminenti signori ! io qui presente\nvoglio parlarvi d'un poeta eccellente.\nE, pur non sapendo niente di me,\nparlerà per circa tre ore,\nil celebre oratore\ndel tremilasettecentonovantatrè."}, {"page_pdf": 45, "page_imprimee": "43", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.45", "texte": "PAPPAGALLI\nMOTIVO ORNAMENTALE\nDI\nFORTUNATO DEPERO"}, {"page_pdf": 46, "page_imprimee": "44", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.46", "texte": "POESIA\n\nPICCOLO HAREM di GASTONE COSTA\nGastone Costa ha pubblicato in\nquesti giorni il suo dramma arabo\nPiccolo Harem rappresentato con\nsuccesso, qualche anno fa, da Mar-\nga Sevilla e da Clara Ristori prima,\nda Lyda Borelli poi. Poiché si tratta\ndi un teatro essenzialmente lirico\nè bene che se ne parli nelle pagine\ncanore di questo spartito di poesia.\nIl dramma che vive, si contorce,\nspasima e urla in questi tre atti di\nGastone Costa è uno fra i più tra-\ngici e i più feroci della vita del-\nl'harem. Se questo dramma si svol-\ngesse fra uomini bianchi e rinchiu-\ndesse sentimenti passioni e tormenti\neuropei, sarebbe quello che v'è di\npiù banale, riguardando l'eterna\nquestione della gelosia. Ma così\ncom'è, vissuto da una creatura del\ndeserto assume proporzioni vastis-\nsime, sintetizza il tormento oscuro\ne lacerante di tutta una razza, si ri-\nveste dell'alto significato di una\nrivelazione.\nLa bellezza pura e feroce del\ndeserto, gli aliti e le furie dei venti\nafricani, il respiro verde e dolce\ndelle oasi, la forza di tutta una re-\nligione cantano a piena voce in\nstraripamenti continui di lirismo. E\ntutti i personaggi che vivono que-\nsto dramma sono rivestiti dalla\npoesia forte vera ubriacante, della\nloro terra spaccata dal sole.\nL'azione si dibatte, trascinante e\nincalzante, fra continui spiragli li-\nrici e culmina in un urlo possente.\nGastone Costa ha saputo dare\nin questo suo dramma la vita araba,\nviva e palpitante, quall'è nella realtà.\nTogliamo dal libro i tre deliziosi\nsquarci lirici : Meriggio - La tenda\n- Ombre della sera, e li riprodu-\nciamo integralmente in tale ordine.\nOghzalà :\nMeriggiol I torpidi cammelli scendono\nper l'erta ripida.... Scricchiola, cigola l'arsa\ncarrucola, con note stridule, traendo al\nmargine del pozzo bèrbero l'acqua bene-\nfica che gira in tonfano nell'otre turgido\ngorgoglia e spandesi mentre la ingem-\nmano scintille e lucciole.... Al fresco bal-\nsamo gli olivi pallidi non lungi piegano\nle fronde cariche.... D'intorno l'avido piano\ns'abbevera e al divin nèttare par che re-\nsusciti.... Ovunque salgono, salgon per\nl'etere effluvi, murmuri, trilli d'allodole,\ninni di giubilo.... Ahi Se dell'animo si rin-\nnovassero così gli aneliti 1 Ma ohimè! Sul\nmargine degli occhi salgono oggi le la-\ncrime.... e per la ripida china degli attimi\nl'età precipita....\nMansur :\nIo conosco un'altra poesia di vertigine...\nIl deserto, il deserto, che sogno! Che\nsete inestinguibile di fantasmi e di chi-\nmere... ! Si prova la nostalgia del deserto,\ncorsie si prova la nostalgia del mare... Ah 1\nramingare per gli steli imperlati di luna,\nsalire le dune immacolate come i cieli, viag-\ngiare a notte per giardini di stelle, attra-\nverso il Sahara fremebondo di canzoni, di\nnenie, di misteri...\nRiposar sotto la tenda mentre il Sid, il\nleone rugge inferocito poco lontano... La\ntenda! la tenda 1 ne sentite, voi la terribile\npoesia? Ecco la casa araba, tutta araba, il\nnido provvisorio che solo in una pausa\nsi forma, che P istante vede drizzarsi e\nP istante sparire, la tenda, sempre piena\ndi stanchezza umana che dorme, d'invitta\nstanchezza che vigila,piccolo regno che ha\nper spazio P infinito, unica scialuppa negli\noceani di sabbia, cencio che tutto na-\nsconde e nulla difende, larva della casa...\ncasa fuggente, termine del desiderio dal-\nl'alto dei cammelli, riparo aperto a tutte le\nbufere...; la tenda! la tenda è, col deserto,\nla nostra poesia più selvaggia, la nostra\npoesia più sincera...\nOghzala :\nOmbre della sera, amiche di soffre:\nformar di voi il mio guanciale, eterna-\nmente dormire... Sonno divino... ! Mistero\ndella vita sospesa! rifugio dell'essere di\ntutto dimentico, disfatta dei più forti come\ndei più deboli, abbandono d'ogni nostro\ndiritto, porta aperta sull'inconoscibile, nu-\ntrice tenebrosa che chiude i nostri occhi\nsul suo seno potente, oh, sonno divino...\nsempre nato da ieri, sonno che mi fug-\ngisti in aspre infinite vigilie... io ti celebro\ne ti adoro! non abbandonarmi mai! nel-\nl'ora di mia morte precedimi nella grande\nombra..."}, {"page_pdf": 47, "page_imprimee": "45", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.47", "texte": "POESIA\n\nPOESIA ITALIANA\n\nGiuseppe Steiner — La Chitarra del fante.\n— Ed. Porta, Piacenza.\nHo visto con piacere raccolte in un volume\nassai elegante queste canzoni di guerra che già\nnotai, anni sono, nella Cronaca della Rivista\n« Avvenimenti* come un prodotto singolarmente\noriginale dell'atmosfera eroica oggi, pur troppo,\ngià allontanata alle zone della leggenda.\nMarinetti vi fa precedere una delle sue incom-\nparabili prefazioni nelle quali, in poche linee\nsintetiche ed elettriche, tutta una figura d'artista\ned un blocco di poesia sono ricreati nella loro\nessenza definitiva.\nLo Steiner è anche un glorioso mutilato. La\nsua opera, piena dei brividi orgiastici e mortali\ndei quali la guerra fu generatrice feconda è di\nquelle che si impongono, in questi disgrazia-\ntissimi tempi, anche per la loro misura morale.\nHo letto le pagine di questo Poeta con in-\ntenso amore. Mi sono piaciute molto. Coloro che\nmi accusano d'indulgenza non potranno, questa\nvolta, aver motivo a insistere nell'accusa. Leg-\ngano la Chitarrata del fante: e si persuadano\nche a chi vive la vita del più duro travaglio, sia\nnell'arte come nella pubblica cosa qual'io la\nvivo, un getto lirico di questa semplicità e di\nquesta impostazione geniale non può che dare\nall'anima una ventilazione d'ottimismo.\nChe la poesia diventi popolare, a me — pur\ndi natura piuttosto aristocratica — riesce tutt'al-\ntro che spiacevole.\nHo dato anch'io — lo vedrete a giorni — il\nmio contributo a questo destino. E non me ne\npento.\nVedo, con piacere, che lo Steiner procede a\ncolpi di sano impressionismo etnico: sento che\nnelle sue strofe, assai disinvolte e libertarie,\nvibra il fiato originario del nostro popolo, divino\nmascalzone.\nMa lo Steiner è anche un raffinato. Sa i poteri\ndella sintesi. Le sue parole sono tutt'altro che\ncervellottiche e facilone. Si intravedono, nei\ntenui volgimenti delle sue righe, gli spaccati\ndegli abissi psico-sensori. Qua e là la schitar-\nrata leva degli echi d'organo dalle navate pro-\nfondissime del Pensiero. Ma, nell'insieme, quello\nche più seduce in queste liriche, è la bella\nscioltezza dell'andatura, l'agile ricorso a tutti i\npiù semplici mezzi di espressione, vera poesia\nda trincerista, che non ha perduto il suo fascino\nperchè, volere o no, il mondo è ancora tutta\nuna trincea; che ti comunica la giovinezza, la\ngioia, la forza; e, colle sue trovate, sia pure\nd'ordine elementarissimo, ti diverte, ti fa far\nbuon sangue, ti riconcilia colla Poesia quasi\nsempre minacciata — diciamolo pure ! — da\nmaggioranze di scocciatori.\n10 sono il Sergente Maggiore dell'Ufficio di\nprotocollo.\nBenissimo. Preferisco questo verso a\nEntrammo. Era il giardino una bellezza\ncol quale Francesco Cazzamini-Mussi (buon\nPoeta, del resto) comincia le sue Allee solitarie\n(Ed. Ricciardi, Napoli).\n11 Cazzamini è sempre quello dei Canti del-\nl'adolescenza, delle Amare voluttà e delle Fo-\ngline d'assenzio. Un equilibrato della compo-\nsizione, non sempre un originale: un sentimen-\ntale, un romantico : qua e là un ironico; anzi\ndell'ironia, di tipo lombardesco, spesso si com-\npiace senza sempre riuscirvi efficace. Tuttavia\nvi è della nobiltà intenzionale nel suo canto.\nUna tendenza alla melodia schietta. Una bontà\ncordiale, di conciliazione con gli attimi e con\ngli atomi, con l'anime e con le cose. Poesia, però,\ndi non eccessiva portata comunicativa. Certo\nsincera e cara al Poeta il quale vi si versa e\nvi si ferma con forza. Ma il potere di sugge-\nstione etica ed estetica non mi pare rilevante.\nSpesso anzi, ne rimarco una certa ottusità. Vi\nè dell'equilibrio nella fattura delle strofe, nel\ngiuoco delle rime, nel taglio dei versi. Ma la\nPoesia, ormai, non è in queste forme assestate\nche cerca le sue rivelazioni migliori. Tuttavia\nle liriche: « Il giardino dell'osteria « La Vita »\n« Per una non giovine donna » « Piccola Bara »\ne « Annecy » hanno una loro grazia fatta di ele-\nmenti non esclusivamente esteriori.\nVogliamo passare all'altissima Sinfonia?\n- Ecco un capolavoro che nulla perde nella\nversione in risonanti versi liberi di Decio Cinti.\n« La conquista delle stelle » di F. T. Marinetti.\nFa onore alla Casa Sonzogno aver pubblicato\nprima « Distruzione » ora la « Conquista ». Sono\nle opere concepite in lingua francese ma per-\nvase del più vulcanico soffio italiano nelle quali\nil duce del Futurismo versò tutta la piena della\nsua giovinezza eroica.\nLa « Conquista delle stelle » fu il primo dei\nPoemi moderni, d'ossatura ciclopica, che la la-\ntinità abbia dato. Le grandi epopee, non dovute\nal rapsodismo, ma al genio individuale, quelle\ndella razza dell'Eneide, della Divina Commedia\ne dell'Orlando Furioso, trovano in questa la\nloro prima titanica Erede. Natura, pensiero, mu-\nsica, infinito, butta là delle parole a caso, ma tutte\ncapaci di sollevare dei mondi col loro semplice\nsuono, nel Poema di Marinetti appaiono con-\ndensate ed orchestrate in toni di meraviglia\nche la versione, fatta da un vero artista dello"}, {"page_pdf": 48, "page_imprimee": "46", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.48", "texte": "POESIA\n\nstile, per nulla tradisce, anzi vorrei dire — per\ncerti punti — rileva in potenza e suggestività.\nSiamo nelle regioni altissime della Poesia.\nL'astrazione degli sviluppi reali, pur attraverso\na tanta congerie e a tanto dinamismo cosmico,\nè assoluta. Il genio del Poeta plana sugli uni-\nversi e non ha altro traguardo che le triangola-\nzioni mostruose dello zodiaco. E pur fra tanto\nspiro di vertigine, nessun smarrimento: la con-\ncezione esatta, quasi algebrica, del piano che\ntorreggia fra gli elementi come un divino mega-\nterio, come un Everest sicuro di regalar le sue\nvette al bacio di tutti i cieli.\nSu Marinetti e V Ultima rivoluzione, così vien\ndefinito il Futurismo, ricordo — incidentalmente\n— le pagine di Livio Sera (Ed. Berlutti, Roma)\nnon senza affermare che in esse l'autore dimo-\nstra una troppo sommaria conoscenza dei Poeti\ndiremo così — per accontentarlo — rivoluzio-\nnari e delle loro opere. Difetto sovranamente\nitaliano. Può darsi che certe prime essenziali\nopere dei futuristi siano oggi esaurite. Ma pro-\ncuratevele alle Biblioteche 1 Altrimenti le vostre\nelucubrazioni minacciano d'appartenere, se non\nalla supponenza, alia sufficienza : il che è ancora\npeggio. Bisogna che questi giovani critici ap-\nprendano la virtù della misurazione esatta, della\nponderazione controllata dei valori biografici ed\nestetici cui pretenderebbero affrontare. Ciò nel-\nl'interesse degli studi e per la serietà della loro\nmissione.\nE passiamo alla Santa Verde di Corrado Go-\nvoni (Ed. Taddei, Ferrara). Anche qui ci tro-\nviamo di fronte ai grandi versi lirici. Qui la\nPoesia moderna ci annunzia la sua vita possente\ne travolgente. Oh Govoni non è un gran dina-\nmico 1 Non ha lasciato il Futurismo solo per\nbizzosità politicoide ! Egli è uno squisito ma-\nlinconico, un tragico quotidiano della paciosità\ncampestre. La sua lirica, ormai patologica, desta,\nperciò, nei cuori sensitivi un'eco formidabile\nche può paragonarsi a quello emanante dalla\nPoesia leopardiana. Nella Santa Verde la scelta\ndei componimenti è molto accurata, tale da rie-\nvocare i preziosismi dai quali il Poeta dalle\nFiale e delle Imagini in grigio ed in silenzio\nmosse verso la conquista della fama. I difetti\ndella poesia govoniana sono quelli che sono ed\nio non ne ho certo mai fatto mistero con nessuno.\nNella Santa Verde se, qua e là, può riscon-\ntrarsi qualche esasperazione, trovo una generica\nmaggior politezza di stile, un senso di musica-\nlità più controllato e dei piani in linea di pro-\nfondità, oltreché estetica, ideale. Ingegno po-\ntente, anomalo, che, per la sua stessa natura\ncomplessa, potrebbe essere più vario negli\neffetti, più perdutamente rapito verso le con-\ncezioni antitetiche, verso le analisi di tutti i\ncuori umani. Divino egoarea che non si sazia\ndi guardare in se stesso e nella piccola zolla\nche la circonda e che chissà cosa darebbe se\nallungasse il diametro del suo sguardo e la\ncomunicatività del suo cuore !\nAuro d'Alba (Ed. la Diana, Napoli) invia\nL'ultima strada. Lirismi simpaticissimi. Lui, sem-\npre lui : forte e gentile, sensitivo e gagliardo,\nbersagliere ma anche un po' signorina della\nPoesia. Qua e là dei balzi verso Yimpromtu\nformidabile. Cito i Fratelli macabri: ma potrei\ncitare altro. Umanesimo, sintesi, colore, disin-\nteresse estetico, nobiltà di melodia. Arte sana\ne squisita che arriva sempre, con certe sue malie\nprensili, alle vie del cuore e del pensiero.\nLeonardo Castellani (Ed. Cordandini, Forlì)\nin « 2 Quaderni » dà qualche buona nota, in\nlinea, più che altro di curiosità. Cosa fa ? Vuol\ncomporre e ricomporre gli elementi della lirica?\nMi pare che sprechi qualche discreta facoltà na-\ntiva e che non azzecchi mai la formula precisa.\nGuai se la lirica dovesse, ad esempio, essere\ncostretta al concepimento traverso questi sforzi\nperegrini e sgravarsi di queste trovate matti-\nniere !\n— Un satirello danza zuffolando sul prato al\nmargine di un bosco.\nManda il suo fischio all'ampio semicerchio\ndella vastità poi si nasconde nella curva verde-\ncupo del silenzio lasciando per un tratto ai tre\ngrandi lecci-signori l'ultimo guizzo aranciato di\nun'eco.\n— Io passo, e il mio suono pauroso si smorza\nsoffice sull'erba. —\nDiversamente impostato, con un franco sapore\netnico, esterior dell'ardente franco spirito della\npiena terra romagnola è il Cantico d'amore alla\nterra madre di Primo Scardovi (Ed. Licinio Cap-\npelli, Bologna). Del d'annunzianesimoun po' inge-\nnuo nella forma libraria, nella dedica che richiama\ntroppo quella famosa della Figlia di Jorio, e in\nparecchi volgimenti del periodo. Però vi è una\nbella semplicità di commozione, una certa li-\nnearità espressiva, una gioia nella contempla-\nzione naturale di simpaticissima lega. A tratti,\nil semplicismo è eccessivo : e, come succede\nassai spesso anche al Maestro del genere, Go-\nvoni, minaccia di scivolare verso i piani piatti\ndella prosa. Come pure, in qualche punto, l'en-\nfasi lirica non può redimere l'autore dalla taccia\ndi retorica. Nell'insieme, però, una settantina di\npagine piacevoli, che si possono leggere senza\nincidenti... asfittici e che corrono sui pattini se\nnon sulle ali.\nNiente di buono in Autunnale (Ed. Formica,\nGirgenti) di G. A. Perfctore. Pagine senza presa\nsuggestiva. Un Autunno che è senza sole e\nsenza nebbia, scialbo, reso con mediocrissima\nsensibilità, con imagini usate e suoni già mille\nvolte uditi che non rapportano mai, con qualche\nscatto di buon istinto, l'ideale al reale, il par-\nticolare all'universale: una stampa pessima serve\nad ancor più compromettere l'effetto del libro\npresso i lettori.\nPer Nozze (Ed. Baroni, Lucca). Ferruccio\nPieri pubblica dei Sonetti bene timbrati, d'an-\ndatura elegante e gonfi di sentimento.\nIngemtnevi (Ed. Carrara, Milano) affronta, in\nAstrazioni, la metafisica. Non vi ho trovato che\nvolgimenti mediocri di pensiero attraverso un\ncanticchiamento usualissimo e, fra l'altro, con\nparecchie (forse troppe) rime in ente e ante o\nsimili nella stessa strofa. A parte questo, la\nPoesia metafisica d'Ingemmevi si compone di\nquesti pizzicati da chitarra:\nLo sviluppo animale\nè tutto un gran duello\ntra il midollo spinale\ne il superior cervello."}, {"page_pdf": 49, "page_imprimee": "47", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.49", "texte": "POESIA\n\nQuesto è sede alla mente,\nquello all'atto brutale\ne chi opra acconsente\na qual dei due più vale !\n11 che può anche essere, in tempi di revolve-\nrate pubbliche, divertente e innocente come un\npizzicorino sulla cotenna.\nLuigi Galimberti pubblica (Ed. Magnani, Mi-\nlano) tre Poemetti in prosa lirica. La Madre -\nIl Vespro - La Cieca. Vi è serietà di commo-\nzione e linearità nobiliare sia nel tessuto delle\nidee che nel rendimento verbale.\nVerso l'azzurro di Nino Bolla (Ed. Viassona,\nIvrea), è una promessa nel senso di contribu-\nzione all'antiretorico e al convulsionario in\nPoesia. Fa piacere che questi giovani si ada-\ngino in un certo sereno e reagiscano, d'istinto,\nall'ampollosità per tanti anni così caratteristica\ndella lirica italiana !\nSono canti, lo dice il Bolla stesso, in una sua\nsincera prefazione, molto semplici: ma l'anima\nsensitiva del Poeta vi si rivela sicura. Qua e là\nvi è una ricerca intesa alla liberazione dei ritmi.\nNon molto nuova, nè è sempre felice. Vorrei tro-\nvare, accanto al pur lodevole equilibrio, anche\nun po' di salto nel vuoto. È là che il Poeta o\nsi sfracella o rivela le sue attitudini agli altis-\nsimi voli. Il Bolla non è ancora un ardito. Però\nè un ginnico, ed è già qualche cosa.\nChi, pur mantenendosi nelle forme prudenti,\ndà sempre una sua nota commossa, una vibra-\nzione lirica personale è Diego Valeri. In Cri-\nsalide (Ed. Taddei, Ferrara) le belle chiare qua-\nlità di questo Poeta che in Umana, fin dal 1915,\nsi era simpaticamente rivelato, si affermano in\nuna consistenza ancora maggiore. Vi sono delle\ndelicatezze squisite di tocco. Nessun cerebra-\nlismo. Delle impressioni cordiali, senza pretese\nrivoluzionarie nella forma. Il Poeta dice quello\nche sente in una sua maniera nobile, melodio-\nsa: qua e là il motivo facile rimane: e lascia\nun'eco dolce nel cuore. Sono dei ritorni, in\nfondo. Stecchetti, Corazzini, Gozzano hanno\ndato le loro gemme in questa serenità del poe-\ntare.\nCapirete che quando sì leggono versi come\nquesti di Corso Venezia, non ci si trova, per\nverità, di fronte a degli squarciamenti del su-\npremo Mistero universo :\nCorso Venezia rombava e cantava\ncome un giovane fiume a primavera.\nNoi due, sperduti, s'andava s'andava,\ntra la folla ubriaca della sera.\nTi guardavo nel viso a quando a quando:\neri un pallido e molle e ardente fiore.\nPoi ti sfioravo la mano tremando :\ned eri mia, mia tutta, e carne e cuore...\nMa, insomma, è, forse, un bene che la Poesia\noggi vada da queste sviolinatine agli scoppi di\nOtto anime in una bomba. È la sensibilità lirica\nche allarga i suoi confini. È l'atmosfera estetica\nche, a forza d'antitesi, si esercita e si affina in\ntutte le voluttà, da quella del bel canto a quella\ndell'enarmonia violenta.\n/ poeti d'oggi — Antologia compilata da\nG. Papini e Pancrazi (Ed. Vallecchi, Firenze).\nQuest'antologia dovrebbe dare un'esatta sen-\nsazione di ciò che è la moderna poesia italiana,\ninvece non si può proprio dire raggiunga lo\nscopo perchè parecchi dei migliori e più rappre-\nsentativi e tipici poeti italiani moderni vi sono\nesclusi. Questa dimenticanza sarebbe tollerabile\nse nell' antologia non figurassero degli scrittori\nche o non sono affatto poeti o lo sono troppo\npoco per far brillare il loro nome accanto ai\npoeti veri. Non è facile mettere insieme un'An-\ntologia, ne conveniamo. Specie dopo le due\nmemorande dovute al genio di Marinetti ed alla\ncordialità di Gherardo Marone.\nMa quelli cui accennammo non sono gli unici\ndifetti della raccolta compilata da Papini e Pan-\ncrazi. In essa vi sono distrazioni e dimenticanze\nben più gravi che qualche mio fiero amico ha\nperfin tacciato di disonestà. Di un poeta come\nMarinetti, ad esempio, del quale si'è occupata la\nstampa di tutto il mondo, si citano, nei cenni\nbibliografici, due soli scritti bibliografici. Io però\ngiustifico i compilatori perchè è un fatto che i\npeggiori collaboratori della loro iniziativa a costo\ndi sembrar dei boicottatori, sono stati precisa-\nmente... parecchi dei poeti invitati. L'Antologia\nè un catalogo da Museo che i futuristi odiano.\nAnche la raccolta delle liriche non ci pare\nfatta con intuito felice. Per compilare di que-\nste antologie ci vuole molta coscienza non solo,\nma assenza assoluta di preconcetti di scuola o\ndi persone.\nCorra, Chiti, Dessy, Carli, Settimelli, Mazza,\necc. che alla lirica italiana hanno dato saggi\nimportantissimi del loro ingegno, esistono e\nnon ricordarli è commettere opera di ingiustizia.\nCopiosa è pure la messe giornalistica: Poesia\ned Arte (N. 4) di Verona con liriche di Lina\nArianna Jenna, di Giuseppe Ravegnani, di Pietro\nMastri : La Nave di Palermo con versi di An-\ntonio Galeazzo Galeazzi e di Oreste Maleagari:\ni Mediterranei di Bologna con liriche suggestive\ndi Giannotto Bastianelli e pagine oltremodo\ninteressanti di Prisciantelli: e il primo quaderno\ndella Yoga di Fiume dedicato a Gabriele d'An-\nnunzio, con scritti ardentissimi e del più nobile\nsenso italico di Cerati, Comisso, Forti, Belli\nSomenzi, Targioni Tozzetti: della eroica pleiade\nche con Carli simboleggia intorno al Coman-\ndante glorioso, il divenire formidabile della let-\nteratura nazionale.\n\nPaolo Buzzi."}, {"page_pdf": 50, "page_imprimee": "48", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.50", "texte": "POESIA\n\nLA POESIA NEL MONDO\nI poeti chileni Daniel de La Vega, Juan Guz-\nman Cruchaga, Angel Cruchaga S. Maria —\ncollaboratori di u POESIA „ — hanno fondato\nin Santiago del Chile, una Casa editoriale inti-\ntolata u Arcadia „ la quale stamperà libri dei\nmigliori scrittori chileni. Attualmente sono in\ncorso di stampa: La Princesa que no tenia\ncorazon, poema drammatico di Juan Guzman\nCruchaga; Job, di Angel Cruchaga S. Maria;\nLas montanas ardientes, di Daniel de La Vega;\nEnsayos filosoficos, di Armando Donoso; La\nluz de las alas, di Roberto Suarez Barros.\n■ ■ ■\nII commediografo chileno Armando Mook, ha\nrappresentato a Buenos Ayres diversi suoi la-\nvori lirici con ottimo esito.\n■ ■ ■\n11 poeta chileno Vicente Huidobro, ha fondato\na Parigi una rivista di arte e letteratura che\negli stesso dirige e a cui collaboreranno diversi\npoeti italiani fra cui Paolo Buzzi, Carlo Linati,\nAda Negri, F. T. Marinetti, Mario Dessy, E. Set-\ntimelli, ecc.\n■ ■ ■\nIl poeta Nelson Morpurgo ha consegnato in\nquesti giorni alla Casa Editrice Italiana di Na-\npoli il manoscritto di un suo nuovo volume di\nliriche che uscirà fra un mese circa. Il volume\ns'intitolerà Ebbrezze di hascisch, avrà una gu-\nstosa prefazione di F. Cangiullo e sarà rivestito\ndalle tinte più vivaci della vita araba. Il nome\ndell'autore ci fa sperare che sarà molto inte-\nressante.\n■ ■ ■\nA Cairo d'Egitto il 26 giugno vennero rappre-\nsentate con successo diverse sintesi teatrali\nliriche di F. T. Marinefti, E. Settimelli, B. Corra,\nM. Dessy, M. Carli, N. Morpurgo, Paolo Buzzi,\nU. Boccioni, Cerati.\nLe \" Crapouillot „ revue parisienne d'arts,\nlettres, spectacles donne à 1' occasion du « Sa-\nlon de la Société Nationale „ un numéro spé-\ncial avec des analyses de Jean Louis Vaudoyer,\nJean Galtier-Boissière, Louis Leon Martin, Wal~\ndemar Georges, J. L. Durandeau, la reproduction\nen simili des principaux tableaux de René Mé-\nnardy Lucien Simon, Charles CotteU Aman-Jean,\nH. Lebasque, Zingg, Renée Pentecóte, Demeu-\nrisse, et un guide détaillé, salle par salle qui\nfaciliterà grandement la visite, (le n. 1.50: 5,\nplace de la Sorbonne, Paris).\n■ ■ B\nA Napoli sotto la direzione di H. Scimoi, è\nnata la rivista letteraria Sakura che ha per\nintento l'avvicinamento dell'anima giapponese\nall'anima italiana, attraverso il lirismo dei due\npaesi. Programma interessante e degno di una\ngrande fortuna. Il primo numero contiene molti\nscritti italiani e giapponesi, naturalmente tra-\ndotti.\n■ ■ ■\nLa rivista Zdroj, prima rivista letteraria po-\nlacca, pubblica tradotte le sintesi teatrali liriche :\nParallelepipedo di Buzzi, Genio e cultura di\nBoccioni, Verso la conquista di Settimelli e\nBruno Corra, Il teatrino dell' amore di F. T.\nMarinetti.\n■ ■ ■\nIn un altro numero della rivista Zdroj, il noto\nletterato polacco Koltonsky consacra un impor-\ntante articolo al Teatro sintetico futurista di\nSettimelli e Bruno Corra.\n■ ■ ■\nAl teatro di Posnania è stata rappresentata\nla sintesi teatrale Genio e cultura, di Boccioni,\ntradotta da Janina De Witt.\n■ ■ ■\nI primi numeri de II Turbine, quindicinale di\npoesia e d'arte, diretto di Carlo Contrada, pro-\nmettono molto.\nIn uno degli ultimi numeri della rivista Cra-\npouilloU Dominique Braga consacra al futurismo\nun importante articolo di fondo, che contiene,\nfra l'altro, queste dichiarazioni significative:\n« Nel Crapoaillot si può essere giusti. André\nVaragnac lo provava, facendo risalire a Marinetti\nl'essenziale delle rinnovazioni cubiste e dadaiste.\nEcco il punto capitale. Direttamente (Blaise\nCendrars), o indirettamente (Apollinare), gli uo-\nmini e le scuole dette di avanguardia devono\nla loro libertà alla rivoluzione futurista. Mari-\nnetti rimane il grande inventore. Ciò che c' è\ndi vitale nei tentativi d'oggi, fu portato da lui,\nieri ».\n■ ■ ■\nIn un altro numero, del Crapouillot, un arti-\ncolo di Varagnac, conferma l'origine assoluta-\nmente italiana, dovuta al futurismo, di tutti i\nmovimenti cubisti e dadaisti.\nH a a\nBuono il quinto fascicolo de La Nave, la\nelegante Rivista di lettere, arti, discussioni po-\nlitiche e sociali diretta da Arturo Compagno.\nQuesto numero di luglio redatto con giova-\nnile baldanza è una seria manifestazione di\npropositi, e riesce vario, attraente, interessan-\nte, gaio, accuratissimo.\nNe riportiamo il bel sommario :\nGiuseppe Mancuso : li problema della terra\n— Arturo Compagno : Il viluppo (novella) —\nGiuseppe Messana : I sogni (versi) — La Reda-\nzione : Zavorra — Emilio Panciera: La Profes-\nsione del Ragioniere — Joseph R. Mandel : Non\ncosì (versi,) — G. Caratozzolo : La Sfinge di\nS. Sottile Tomaselli — G. La Pira: La luna\nha un cerchio di vapori rossi (novella) — Ar-\nturo Compagno: Stiva — Oreste Meleagri: Da\nun papiro egiziano (versi) — Frou-Frou: A lumi\nspenti... — Boccaporto — Libri di bordo (re-\ncensioni — Bordeggiando (ricco notiziario)."}, {"page_pdf": 51, "page_imprimee": "couv. 3", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.51", "texte": "è USCITO\namarono così...\nSi\nROMANZO Di\nEMILIO SETTIMELLI\nL. 5,— Casa Editrice MODERNISSIMA - MILANO\n\nRecentissimo :\nFIRMAMENTO\nLiriche j)arolibere di ARMANDO MAZZA\n== Prefazione di F. T. MARINETTi =====\nFACCHI EDITORE — MILANO\n\nL,E COURRIER ((I iqp ¥\nDE L./K PRESSE I—* * I 1 W w *\n\" RENSEIGNE SUR TOUT „\nCe qui est publié dans les JOURNAUX, REVUES et PUBLICATÌONS de toute nature.\nPAPAISSANT EN F PAN CE ET A L* É TP ANQEP\net en fournit les Extraits sur tous Sujeis tt Personnalités\nCirculaires esplicative» et Tarifs envoyés franco\nCh. DEMOGEOT, Directeur 21, Boul. Montmartre, PARIS (2e)\n\nI NEMICI D'ITALIA\nSETTIMANALE POLITICO DI COMBATTIMENTO E D'ITALIANITÀ\nDiretto da ARMANDO\nMonte di Pietà, 21 - MILANO\nChiedendolo a CASSETTA POSTALE 678 si ricevono numeri di saggio gratis\n\n/\nUTTÉRATURE\nREVUE MENSUELLE\n9, Place du Panthéon i LOUIS ARAGON\nPARIS Directeurs \\ ANDRÉ BRETON\n( PHILIPPE SOUPAULT\nAbonnemont? UN AN 20 Fr.\n\nlllDI^CailBIKBgiaBIIIHBHBBIIIIBaiBai\nPROSSIMAMENTE uscirà la 2a Edizione di\nSii brutale, amor mio !\nRomanzo-battaglia\nFACCHI EDITORE — MILANO Di MARIO CARLI\n\nPICCOLO HAREM\nDramma arabo iti tre Atti\ndi GASTONE COSTA\nFACCHI EDITORE — MILANO\nL. 3,SO\n\nDi prossima pubblicazione \\ PAOLO BUZZI\nPOPOLO, CAN\nCanzoni d'arti e mestieri del popolo italiano\nFACCHl EDITORE — MILANO\n\nLA CIURMA\nRASSEGNA MENSILE DI\nLETTERATURA E ARTE\nANGELO FRATTINI e CARLO SAGGIO* Direttori\n>\nSOMMARIO DEL N. 5-6 - Giugno-Luglio 1920: Massimo Bontempelli : Giochi - La morte dell'aquila\n— Guglielmo Bonazzi : L'angoscia che sopravvive — Antonio Bruno : La lanterna dei sogni — Paolo\nBuzzi: Le Marionette — Enrico Cavacchioli: Il fantasma e l'usignuolo — Primo Conti: Villaggio —\nGuido da Verona : Poesia — Filippo de Pisis. — La cisterna — Lionello Fiumii Circolare alle amiche\nintime — Luciano Folgore: Mare — Angelo Frattini: Oggi dieci aprile: mattina — Corrado Oovoni:\nLe bellezze della campagna — Carlo Linati: Vecchione — Giuseppe Lipparint : San Pellegrino del-\nl'Alpe — F. T. Marinettt: La mia anima è puerile — Francesco Merlano: Vortice — Ercole Luigi\nMorselli: La superbia - Il rossore — Nicola Moscardelli : Introibo - Musica — Ada Negni: Ode cani-\ncolare — Alberto Neppi: La villa requisita — Paolo Nobile: Le finestre di mezzanotte — Arturo Onofri:\nInfanzia — Giuseppe Ravegnani: Canzone a Vespro — Ohio Rocca: Dio — Arturo Rossato : Arcadia -\nDue donne — Carlo Saggio: Nessuna parola — Michele Saponaro: I ricordi cercati — Q. Titta Rasa:\nComposizioni — Diego Valeri : Stellato — Umberto Zerbinati : I puntini e l'arco.\nQuesto Numero, in tutta Italia, costa L. 2,50.\nUn numero t L. 1,— Un annoi L« IO,— (Estero Fr. 15»*)\nStudio Editoriale de LA CIURMA - Via Carmine, 4 - Milano"}, {"page_pdf": 52, "page_imprimee": "couv. 4", "url_page": "https://bluemountain.princeton.edu/bluemtn/?a=d&d=bmtnaai192007-01.1.52", "texte": "Prezzo del presente fascicolo\nITALI/ L. 5»— ESTERO Fr, 6,—\nMario, g&rcnit responsabili\nArti Grafiche LUIGI BONFIQLIO Via A Scajpa; 5 mig.no\n\nMILANO\nII\nfi\nfi\na\n•\nPrezzo L\nfi\nfi\n6\ny\nII* Bdl^Ione1\nMARIO\nfi\nfi\nfi\n•\na\nlv. 3"}]}